martedì 15 aprile 2014

l'ultima cena

 In ricordo del grande Leonardo Da Vinci nato proprio oggi esattamente il 15 aprile 1452 un post dedicato all'opera più famosa e più discossa di tutte le sue meravigliose creazioni "l'ultima cena".
Il Cenacolo di Leonardo è uno dei capolavori più noti e studiati al mondo. Il lungo restauro, le condizioni di difficile conservazione dovute ai «vizi d'origine» della parte sulla quale è stato realizzato l'affresco, sono tra gli elementi che negli anni lo hanno riportato all'attenzione del pubblico.

 

Ma c'è poi un versante legato alle interpretazioni del «linguaggio» di Leonardo che ha attratto, da sempre, molti studiosi. Un filone che, per la quantità di misteri che sembra racchiudere, ha perfino avuto una traduzione «popolare» di grande successo grazie al libro (e al film che ne è stato tratto) Il Codice da Vinci di Dan Brown. Un successo mondiale, quello dello scrittore americano, che ha indirizzato anche le principali attenzioni del pubblico su alcuni particolari dell'affresco. Non necessariamente i più importanti, però. Come quello della «figura femminile» accanto a Gesù, molto funzionale alla ricostruzione di Dan Brawn per la tesi del matrimonio tra Cristo e la Maddalena e la successiva discendenza, mantenuta segreta e protetta dai Templari.
Il romanzo fa riferimento sia alla simbologia (la V che si forma tra San Giovanni e il Cristo) sia alla rappresentazione, effettiva, di una donna (la Maddalena) e non dell'evangelista, alla destra di Gesù. Ovviamente la verità romanzata, che pure si basa su ipotesi di studio consultate da Dan Brawn, affascina.
Ma davvero, nel suo affresco, Leonardo ha dipinto una donna al posto di San Giovanni?
LO STUDIO SULL'ARAZZO - Panorama  pubblica un'intervista a Sabrina Sforza Galizia, studiosa che pubblica ora un libro intitolato «Il Cenacolo di Leonardo in Vaticano. Storia di un Arazzo in seta e oro», aggiunge nuovi particolari sia sulle profezie astronomiche che la versione leonardesca dell'Ultima Cena conterrebbe, sia sul particolare della figura femminile.
La novità è che gli elementi sui quali ha potuto basarsi la studiosa derivano (anche) da un arazzo, copia esatta del Cenacolo commissionata a Leonardo da Luigi XII, custodito ora in Vaticano. In base all'esame dell'arazzo, risultano più chiari tanti indizi sulle profezie «cifrate» nel capolavoro, in particolare il calcolo sulla fine del mondo. E, anche, sulla figura femminile.
«Quello di Dan Brawn - dice a Panorama Sforza Galizia - è un pasticcio che ha suggestionato milioni di persone, ma non offre un cifrario per decrittare il messaggio del Cenacolo. Leonardo dipinge davvero San Giovanni con tratti somatici di una donna e lo fa volutamente, perché nel linguaggio che usa San Giovanni è "femmina"». Il motivo? Perché, secondo la studiosa «utilizza la tradizione pittorica che fa uso della dualità maschio-femmina per simboleggiare una disgiunzione astronomica necessaria per il calcolo dei tempi (...). Complicato? Forse, ma nulla è semplice negli studi su Leonardo. E poi, spiega, la terminologia maschio-femmina vige tuttora anche tra i nostri falegnami ed elettricisti e rispecchia un termine tecnico applicato anche all'astronomia».
«GIOVANNINA , VISO FANTASTICO» - Certamente i lettori di Dan Brawn e quanti che hanno visto il film si saranno sorpresi di sapere che nel Cenacolo fosse rappresentata una donna. Magari hanno pensato anche a una forzatura romanzesca. Invece la «presenza» femminile era già nota agli studiosi.
Diversa cosa è attribuirle poi significati precisi e legati a messaggi cifrati. Le spiegazioni per la presenza della figura femminile possono essere anche altre. E persino molo più semplici, perché lasciate dallo stesso maestro nei suoi scritti. «Per trovare i volti degli apostoli - spiega infatti Vittoria Haziel, studiosa dell'opera leonardesca - Leonardo girava per le strade di Milano e segnava appunti sui suoi manoscritti sulle figure incontrate

Per una di queste egli scrive chiaramente che si tratta di "Giovannina, viso fantastico sta a Santa Caterina allo spedale"». Non si sa se si trattasse di un'infermiera o di una malata. Ma secondo la Haziel, che ha pubblicato di recente il libro «La Confessione di Leonardo» è proprio lei che dà origine alla figura alla destra di Gesù.
«Questo appunto si trova infatti proprio sotto a quello della figura che ispira Cristo, o meglio Crissto, con due esse, come scrive Leonardo: "Giovan Conte, quello del cardinale del Mortaro". «Nessun apostolo "travestito" da donna quindi - conclude la Haziel - ma una donna vera e propria».

L'ultima cena (detta anche Il Cenacolo) è un dipinto a tempera ed olio su due strati di preparazione gessosastesi su intonaco di cm 460 x 880 realizzato tra il 1494 ed il 1497 (Luca Pacioli lo menziona come già finito nella lettera dedicatoria a Ludovico il Moro del suo trattato "De divina proportione" dell'8 febbraio 1498) del pittore italiano Leonardo. Il Cenacolo è il più grande tra i dipinti di Leonardo ed il suo unico affresco sopravissuto. È stato eseguito per il suo patrono, il Duca di Milano Lodovico Sforza, come attesta una lettera del Duca (datata 19 giugno 1497) a Marchesino Stanga per far sollecitare il completamento dell'opera o come lasciano intuire le tre lunette con le insegne ducali. Rappresenta la scena dell'Ultima Cena di Gesù Cristo, come descritta nella Bibbia. Il dipinto si basa sul Vangelo di Giovanni 13:21, nel quale Gesù annuncia che verrà tradito da uno dei suoi discepoli. L'opera si trova nel Refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano. Fu preceduto da studi preparatori di cui offrono testimonianza alcuni disegni conservati all'Albertina di Vienna, all'Accademia di Venezia e nelle raccolte reali di WindsorNella Novella LVIII (1497) Matteo Bandello racconta come Leonardo lavorasse attorno al Cenacolo: "Soleva [...] andar la mattina a buon'ora a montar sul ponte, perché il cenacolo è alquanto da terra alto; solve, dico, dal nascente sole sino a l'imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì che non v'avrebbe messa mano e tuttavia dimorava talora una o due ore del giorno e solamente contemplava, considerava ed essaminando tra sé, le sue figure giudicava. L'ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione, da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grazie ed asceso sul ponte pigliar il pennello ed una o due pennellate dar ad una di quelle figure, e di solito partirsi e andar altrove". Artista meticoloso e riflessivo, Leonardo rifiutò il tradizionale procedimento della pittura a fresco che non gli consentiva ripensamenti e cambiamenti. Sperimentò una propria tecnica, lavorando sull'intonaco asciutto con colori simili a quelli che usava per le tavole. Il risultato fu che il colore cominciò già a sfaldarsi quando lui era ancora in vita e, appena una generazione più avanti, Giorgio Vasari descrisse l'Ultima cena come un pasticcio di macchie. Il rapido deperimento è testimoniato anche da una lettera scritta da De Beatis al cardinale d'Aragona nel 1517. Nel corso dei secoli l'affresco è stato restaurato varie volte ma alcuni tentativi hanno portato più danni che vantaggi. Come ad esempio i restauri durati dal 1726 (Bellotti) e 1855 (Barezzi), con i loro strati di mastice, non migliorarono la situazione, offuscando sempre più la superficie pittorica, cui grave offesa venne recata all'apertura di una porta nel mezzo del campo dipinto che tra l'altro ha eliminato i piedi del Cristo. Contrariamente l'ultimo intervento, iniziato nel 1948 a cura di Mauro Pellicioli che ha rinsaldato il pigmento pittorico millimetro per millimetro e finito il 28 maggio 1999, ha restituito e consolidato ciò che resta dell'opera, guadagnando dei particolari che appaiono dotati di una luminosità e freschezza cromatica finora insospettate. Il colore è usato nei toni della luce. Luce le cui sorgenti sono una finestra reale del refettorio e le tre dipinte sul fondo, che si aprono su un cielo teso all'imbrunire. Oltre ai restauri il Cenacolo riuscì a salvarsi anche dalla Seconda Guerra Mondiale, infatti nell'agosto del 1943 venne distrutta la volta del refettorio durante un bombardamento aereo ma rimase miracolosamente salvo tra cumuli di macerie, protetto solo da un breve tetto e da una difesa di sacchi di sabbia ed esposto ad ogni rischio atmosferico. Insieme alla chiesa ed al limitrofo convento domenicano è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1980 (la motivazione della nomina fa esplicita menzione dell'affresco).

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