lunedì 21 aprile 2014

rapa-nui

I Moai sono certamente i reperti archeologici più conosciuti di Rapa Nui: si tratta di statue, busti enormi di tufo monoblocco con visi sproporzionati rispetto al resto del corpo, magnetici, con il loro sguardo vacuo perso nel vuoto. La particolarità dei Moai a parole, può essere resa solo descrivendone le dimensioni: dai 2 m dei più piccoli, al più grande mai realizzato alto 21 m.
Pur se simili gli uni agli altri, i moai sono tutti diversi tra loro:  le mani e le braccia appena accennate raccolte sulla pancia, il naso e le orbite molto marcati.
Le statue venivano scavate direttamente nella roccia del vulcano Raraku e da lì trasportate al sito di collocazione. Su come fossero trasportate ci sono molte teorie, sebbene la tradizione orale vuole che i moai raggiungessero il loro ahu "camminando", il che fa supporre che venissero spostati in piedi con un movimento ondeggiante.
Gli abitanti iniziarono a scolpire moai già dai primi secoli del loro arrivo, ma resta nel mistero il perché ad un certo punto interruppero del tutto la creazione di moai lasciandone tantissimi incompiuti.


Dei quasi 900 moai costruiti, infatti, oltre la metà sono stati abbandonati al Rano Raraku in diversi stati di avanzamento della costruzione e molti altri abbandonati nel cammino verso il loro ahu, come se ad se un certo giorno tutto il lavoro attorno ad essi fosse cessato.
moai all'isola di pasqua
Perché fino ad un certo giorno attorno ai moai ruotava tutta l'energia e la vita degli isolani e poi l'abbandono e il disinteresse completo? Le guerre tra clan? Il disboscamento? Il crollo dell'economia?

Gli occhi: le statue avevano occhi ricavati da pietre pomici opportunamente scolpite e una pupilla di roccia rossa incastonata all'interno.

Le acconciature: seguendo l'evoluzione dei costumi degli isolani, con il passare dei secoli cambiò anche l'acconciatura dei moai, che iniziarono ad essere dotati di copricapo: enormi cilindri di pietra rossa appoggiati sulla loro testa.

Secondo le testimonianza, alla fine dell'800 nessun moai era più in piedi sul suo ahu: finite le guerre intestine, i maremoti e i terremoti hanno fatto il resto. Ad oggi solamente poche decine di statue sono state rimesse in piedi con lavori di restauro. Le altre sono in attesa di finanziamenti.

ahu e moai all'isola di pasqua
Gli Ahu
L'ahu è un ammasso di pietre sostenute lateralmente e dal lato verso il mare da muri, coperte da sassi piatti e sul davanti una leggera rampa. Esistono diversi tipi di ahu, alcuni semplici tumuli di pietre, altri più lunghi e massicci tanto da sostenere una o più statue di moai.
Secondo la tradizione locale, gli ahu sono luoghi di sepoltura di personaggi importanti (per rango, per fama o per ricchezze)  rappresentati poi dai moai soprastanti.
Lungo le coste dell'isola sono sparsi circa 350 ahu, in genere posti vicino le insenature o in luoghi riparati.

Il culto dell'Uomo Uccello
il culto dell'uomo uccello all'isola di pasqua
La divinità suprema del culto dell'Uomo Uccello è Makemake, cui viene reso il merito di aver portato sull'isola gli uccelli.
L'Uomo Uccello veniva scelto ogni anno durante un periodo di cerimonie che culminavano in una gara: i partecipanti, provenienti da tutte le principali famiglie e clan dell'isola, dovevano calarsi dalla parete rocciosa sottostante Orongo, tuffarsi nell'oceano e nuotare fino alle piccole isole di Motu NuiMotu Iti e Motu Kao Kao, poste di fronte al promontorio di Orongo. Lì dovevano riuscire ad impossessarsi di un uovo della Sterna fuscata (un uccello che si riproduce in quegli isolotti.) Colui che riportava per primo l'uovo integro diventava l'Uomo Uccello. Non si sa bene perché godesse di così tanto prestigio, né perché gli fosse riservata una casa particolare di Orongo e venisse servito come una divinità per tutto l'anno seguente.
Il culto si trova rappresentato in moltissimi pietroglifici sparsi sull'isola.


La scrittura e le tavolette Rongo- Rongo
La scrittura del popolo dell'isola di Pasqua non è ancora stata decifrata: ci sono giunti molti esempi di scrittura su tavole di legno, le tavolette Rongo-Rongo, ma con l'ultima deportazione di massa del 1862 morirono tutti quelli che erano in grado di decifrarle..



L'ISOLA DI PASQUA (RAPA NUI) - LA STORIA

La storia indigena
La tradizione orale racconta che i primi abitanti, provenienti da una qualche isola polinesiana, sbarcarono sull'isola con il re Hotu Matua alla spiaggia di Anakena nel 450 d.C. circa.
Con il passare dei secoli il numero degli isolani crebbe e gli orti e le coltivazioni intensive dovevano sostenere una casta dei operai e artigiani che scolpivano i moai e una casta di guerrieri. Quando però lo sfruttamento delle risorse, il disboscamento per il trasporto dei moai e l'aumento demografico raggiunsero l'apice, ebbero inizio i primi conflitti tra i clan per il possesso del territorio e delle risorse, che sfociarono dopo un secolo di conflitti in una vera e propria guerra (XVII secolo), durante la quale i clan si distrussero a vicenda e molti ahu con i sovrastanti moai furono abbattuti.


La colonizzazione europea
strada di hanga roa all'isola di pasqua
Gli europei approdarono per la prima volta sull'isola il giorno di Pasqua del 1722 durante una spedizione esplorativa, (da qui il nome dell'isola) ma fu solo nel 1770 che un paese europeo (la Spagna) ne rivendicò il possesso. Nel 1774 la spedizione del capitano James Cook, che rilevò la somiglianza degli isolani con il ceppo polinesiano e riferì che che pochi moai si trovavano ancora in posizione eretta, mentre la maggior parte erano divelti e i loro ahu danneggiati.
Alla fine del XVIII secolo arrivarono i primi avventurieri nel sud pacifico: balenieri, coltivatori e mercanti di schiavi: questi ultimi rapivano i polinesiani per portarli nelle miniere o nelle piantagioni dell'Australia o del Perù. L'episodio più tragico avvenne nel 1862, quando furono rapiti oltre un migliaio di isolani (compreso il re e molti della casta più alta) per essere deportati nelle miniere peruviane. Di fronte alle proteste del vescovo di Tahiti e di altri rappresentanti europei, il governo del Perù ordinò che gli isolani venissero ricondotti a Rapa Nui. Dei mille iniziali, però, le malattie e i lavori durissimi ne avevano sterminato oltre il 90%; il vaiolo e le privazioni decimarono i pochi rimasti sulla via del ritorno, tanto solo qualche decina. sopravvisse. Fu un colpo tremendo per la cultura delll'isola: non solo le malattie si diffusero tra gli altri isolani e decimarono ulteriormente la popolazione, ma il re e i sacerdoti più importanti non fecero ritorno e con loro andarono perdute tutte le conoscenze e le tradizioni orali.

L'annessione al Cile
Il Cile si impossessò ufficialmente dell'isola nel 1888 e nel 1897 passò il controllo diretto ad una società laniera, che mantenne di fatto l'amministrazione proseguendo il commercio della lana fino al 1953.
Rapa Nui rimase sotto dominio militare, tranne una breve parentesi negli anni '60, fino alla caduta di Pinochet. Durante questo periodo gli abitanti continuarono ad essere vittime di ingiustizie, lavoro non retribuito e restrizioni di vario genere.
Negli ultimi anni, con il ritorno alla democrazia in Cile, le cose stanno cambiando: il riconoscimento dei loro diritti e della loro etnia e l'avvento del turismo stanno migliorando notevolmente la vita degli isolani. Con le ultime leggi del governo cileno i parchi archeologici sono passati sotto il controllo della comunità indeigena e anche altri territori stanno tornando di loro proprietà.

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