lunedì 30 marzo 2015

profezia Hopi

Nel 1845 il governo degli Stati Uniti fece pressione sul Capo Seattle e la sua tribù di nativi americani allo scopo di acquistare i territori del Puget Sound, dove loro vivevano e cacciavano: due milioni di acri e uno stile di vita in cambio di 150/mila dollari e di una riserva entra la quale il governo degli Stati Uniti si impegnava a mantenere la tribù. Capo Seattle rispose con un discorso che dipinge con graffiante efficacia la società urbana degli Stati Uniti nel 1850 e delinea un pauroso ritratto del mondo come lo vediamo oggi. La sua risposta costituisce una delle più alte espressioni di consapevolezza ambientale mai fatte dall'uomo.


«Il Grande Capo di Washington [il presidente degli Stati Uniti] ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà, e questo è gentile da parte sua, visto che ha ben poco bisogno della nostra amicizia.
Prenderemo in considerazione la proposta perché sappiamo che, se non vendiamo la terra, l'uomo bianco potrebbe prendersela con il fucile.
Come si possono comprare il cielo e il calore della terra? Per noi è un'idea strana. se non possediamo la freschezza dell'aria e lo scintillio dell'acqua, come possiamo acquistarli?
I morti dell'uomo bianco dimenticano la terra dove sono nati quando vanno a camminare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa magnifica terra, perché essa è parte dell'uomo rosso.
Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono le nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila... questi sono i nostri fratelli. Le creste rocciose, gli umori dei prati, il calore dei pony e l'uomo... appartengono tutti alla medesima famiglia.
Così, quando il Grande Capo di Washington manda a dire che vuole comprare la nostra terra, chiede molto... perché questa terra ci è sacra. Qui e ora faccio di questa la prima condizione... che non ci venga negato il privilegio di recarci a visitare, indisturbati, le tombe degli antenati, degli amici e dei figli.
L'acqua scintillante che scorre nei fiumi e nei torrenti non è semplice acqua, ma il sangue dei nostri antenati. Se vi vendiamo la terra, dovete ricordare che è sacra, dovete insegnare ai vostri figli che è sacra e che ogni pallido riflesso nell'acqua limpida dei suoi laghi racconta gli eventi e le memorie della vita della mia gente. Il mormorio dell'acqua è la voce di mio padre.
I fiumi sono nostri fratelli; essi spengono la nostra sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri bambini. Se vi vendiamo la nostra terra, dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli... e vostri; dovete quindi trattare i fiumi con la gentilezza che avreste per un fratello.
... Le ceneri di nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo consacrato e allo stesso modo sono sacre queste colline, questi alberi, questa porzione di terra.
Noi sappiamo che l'uomo bianco non capisce il nostro modo di sentire. Per lui un pezzo di terra è uguale all'altro, perché è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra quello di cui ha bisogno. La terra non è suo fratello, ma il suo nemico e, dopo averla conquistata, la abbandona.
L'uomo bianco si lascia dietro le tombe dei suoi padri e non se ne cura. Ruba la terra ai suoi figli e non se ne cura. La tomba del padre e il diritto di nascita del figlio vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, alla stregua di cose da comprare, saccheggiare e vendere, come pecore e perline luccicanti. La sua fame divora la terra e la rende un deserto. Io non so. Il nostro modo di sentire è diverso dal vostro. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma, forse, l'uomo rosso è un selvaggio e non capisce.
Nelle città dell'uomo bianco non c'è un posto tranquillo, un posto dove ascoltare le foglie che si dischiudono in primavera e il frinire delle ali di un insetto.
Ma, forse, è perché sono un selvaggio e non capisco.
Il frastuono delle vostre città ferisce le nostre orecchie.
... I pellerossa preferiscono il soffice sospiro del vento sulla superficie dello stagno e l'odore di quel vento, lavato dalla pioggia di mezzogiorno o profumato dalla resina dei pini.
Per l'uomo rosso l'aria è preziosa, perché tutte le cose dividono il medesimo respiro; l'animale, l'albero, l'uomo... dividono tutti lo stesso respiro. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come l'uomo che agonizza, non si accorge del proprio fetore.
Ma se vi vendiamo la nostra terra, dovete ricordare che per noi l'aria è preziosa, che lo spirito dell'aria è lo stesso della vita che essa sostiene. Il vento che ha dato a mio nonno il primo respiro ha accolto anche il suo ultimo sospiro.
E se vi vendiamo la nostra terra, dovete mantenerla separata e sacra, un posto dove persino l'uomo bianco possa assaporare la brezza addolcita dalla fragranze dei fiori... L'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco nessun altro modo di vivere. Ho visto i bufali marcire a migliaia nelle praterie, uccisi dall'uomo bianco che passava sul treno. Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo di ferro fumante possa essere più importante del bufalo che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Cos'è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine dello spirito. Perché tutto quello che accade agli animali presto accadrà all'uomo. Tutte le cose sono collegate.
Dovete insegnare ai vostri bambini che il terreno sul quale camminano è formato dalle ceneri dei vostri nonni. Affinché rispettino la terra, dite loro che è ricca delle vite della vostra gente. Insegnate ai vostri bambini quel che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è la nostra madre. Quel che avviene alla  terra, avviene ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su loro stessi.
Questo noi lo sappiamo: non è la terra che appartiene all'uomo, ma l'uomo alla terra. Questo lo sappiamo.
Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce i membri di una stessa famiglia. Tutte le cose sono collegate. Quel che avviene alla terra, avviene ai figli della terra. L'uomo non tesse la sua trama della vita, ne è semplicemente uno dei fili. Qualsiasi cosa fa alla tela, la fa a se stesso.
Ma noi prenderemo in seria considerazione l'offerta di andare nella riserva che avete pronta per la mia gente. Vivremo separati e in pace. Ha poca importanza dove trascorrere i giorni che ci restano: non sono molti. I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno conosciuto la vergogna, e da dopo la sconfitta trascorrono le giornate nella pigrizia, ubriacandosi. Ancora qualche ora, ancora qualche inverno e nessuno dei bambini delle grandi tribù, che un tempo abitavano questa vasta terra e che ora si aggirano in piccole bande fra i boschi, sarà lasciato a piangere sulle tombe di una gente una volta potente e piena di speranza come la nostra.
Ma perché dovrei addolorarmi per la scomparsa della mia gente? Le tribù sono fatte di individui, e non sono di loro migliori. Gli uomini vengono e vanno, come onde del mare. E' l'ordine della natura. Perfino l'uomo bianco, che ha parlato e camminato a fianco del suo Dio come amico, non può essere esentato da questo destino.
Potremmo essere fratelli, dopotutto. Staremo a vedere.
Una cosa sappiamo, che forse un giorno l'uomo bianco scoprirà... il nostro Dio è lo stesso Dio. Ora voi pensate di possederlo, come possedete la nostra terra, ma non potete. Egli è il Dio degli uomini, e la sua compassione è uguale per l'uomo rosso e per l'uomo bianco. Questa terra gli è preziosa e offendere la terra significa mancare di rispetto al suo Creatore.
Anche i bianchi passeranno; forse prima di tutte le altre tribù. Contamina il suo letto e una notte soffocherai nei tuoi stessi rifiuti. Ma nel vostro perire, scintillerete vivamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portati qui e, per qualche speciale motivo, vi ha dato dominio su questa terra e sull'uomo rosso. Un destino che ci è misterioso, perché non comprendiamo tutti i bufali uccisi, i cavalli selvaggi domati, gli angoli segreti delle foreste pieni dell'odore di  molti uomini e il profilo delle fertili colline deturpato dai fili parlanti.

Dov'è il boschetto? Sparito.

Dov'è l'aquila? Sparita.

La fine della vita è l'inizio della sopravvivenza.

... Quando l'ultimo uomo rosso se ne sarà andato dalla faccia della terra, quando la sua memoria fra gli uomini bianchi sarà diventata un mito, queste riserve brulicheranno dagli invisibili morti della mia tribù. Loro amano questa terra come un neonato ama il battito del cuore della madre.
L'uomo bianco non sarà mai solo. Fate che sia giusto e gentile nel trattare la mia gente, perché i morti non sono privi di potere.
Morti ho detto? La morte non esiste. Solo un cambiamento di mondi!
Se vi vendiamo la nostra terra, amatela come noi l'abbiamo amata. Curatela come noi l'abbiamo curata. Conservate nella mente il ricordo di questa terra, così com'è, quando la prenderete.
E con tutta la votra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri bambini e amatela... come Dio ama noi. Una cosa sappiamo: il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra Gli è preziosa».




Le profezie Hopi

La fine di tutti i rituali Hopi avverrà quando un Kachina si toglierà la maschera durante una danza nella piazza davanti ai bambini non iniziati. Per non pò non ci saranno più rituali né fede. Allora Oraibi sarà rinnovato nella fede e nel rituale, segnando l'avvio di un nuovo ciclo della vita Hopi.
«La terza guerra mondiale sarà iniziata da quei popoli che per primi hanno rivelato la Luce (la divina saggezza o intelligenza) negli antichi paesi (India, Cina, Nazioni Islamiche, Africa). Gli Stati Uniti saranno distrutti, paese e popolo, dalle bombe atomiche e dalla radioattività. Solo gli Hopi e la loro terra madre saranno preservati come un'oasi in cui i profughi potranno fuggire. I rifugi contro le bombe sono un inganno».Ci sono solamente i materialisti che tentano di costruire rifugi. Coloro che hanno la pace nel loro cuore sono già nel grande rifugio della vita. Non ci sono rifugi contro il male. Coloro che non hanno preso parte alla divisione ideologica del mondo sono pronti a riprendere la vita in un altro mondo, che siano neri, bianchi, rossi o gialli. Essi sono tutt'uno, fratelli.«La guerra sarà un conflitto spirituale combattuto con mezzi materiali. I mezzi materiali saranno distrutti dagli esseri spirituali, che rimarranno per costruire un unico mondo ed un'unica nazione sottomessi ad un unico potere, quello del Creatore».«Il tempo non è lontano. Esso verrà quando il Saquasohuh (Stella Blu) Kachina danza nella piazza e si toglie la maschera. Egli rappresenta la stella blu, lontana ed ancora invisibile, che farà presto la sua apparizione (alcuni portavoce Hopi suggeriscono che la Hale-Bopp sia la Stella Blu). Il tempo è predetto da un canto cantato durante la cerimonia Wuwuchim. Esso fu cantato nel 1914 appena prima della 1^ guerra mondiale, e nuovamente nel 1940 prima della 2^ guerra mondiale, descriveva la disunione, la corruzione e l'odio che contaminavano i rituali degli Hopi, gli stessi mali che nel seguito si stavano propagando sul mondo. Lo stesso canto è stato cantato nel 1961 durante la cerimonia Wuwuchim».
«L'ingresso al Quinto Mondo futuro è cominciato. Lo stanno costruendo le umili popolazioni delle piccole nazioni, tribù e minoranze razziali. Voi potete leggere questo nella Terra stessa. Le forme delle piante dei Mondi precedenti stanno cominciando ad uscire come germogli. Questo potrà originare una nuova branca della botanica se vi sarà qualcuno abbastanza saggio da studiarli, o nello studiarli. Lo stesso tipo di semi sono stati piantati nei nostri cuori. Tutti questi sono gli stessi, dipende solo dal vostro punto di vista. Questo è ciò che crea il sorgere al prossimo Quinto Mondo».«Questo comprende le nove più importanti profezie Hopi, connesse con la creazione dei nove mondi: i tre mondi precedenti a quello in cui viviamo, il presente Quarto Mondo, i Tre Mondi futuri che noi abbiamo ancora da sperimentare, ed il mondo di Taiowa, il Creatore, e sua nipote, Sotuknag».





La Profezia Hopi:il nono ed ultimo segno è in procinto di avverarsi?
Piuma Bianca, Clan dell'Orso, Tribù Hopi

Il Quarto Mondo finirà presto ed il Quinto Mondo comincerà. Questo era ovunque risaputo dagli Anziani. I segni si sono manifestati nel periodo di molti anni e pochi devono ancora manifestarsi.

Il Primo Segno
Noi eravamo informati dell'arrivo degli uomini dalla pelle bianca, simili ai Pahana (Hopi), ma che non vivevano come i Pahana. Questi uomini hanno preso la terra che non è loro ed hanno colpito i loro nemici col Tuono (fucili).

Il Secondo Segno
Le nostre terre vedranno l'arrivo di Ruote che Girano colme di Voci (carri coperti).

Il Terzo Segno
Strani animali simili al bufalo, ma con grandi lunghe corna copriranno la terra in gran numero (bovini a corna lunghe).

Il Quarto Segno
La terra sarà attraversata da serpenti di ferro (le ferrovie).

Il Quinto Segno
La terra sarà intersecata da gigantesche tele di ragno (linee elettriche e telefoniche).

Il Sesto Segno
La terra sarà intersecata da fiumi di pietra che creano figure nel sole (i rilevati stradali ed il loro creare miraggi).

Il Settimo Segno
Tu sentirai di un mare diventato nero e di molti esseri viventi morti a causa sua (pozzi di petrolio).

L'Ottavo Segno
Tu vedrai molti giovani che portano i loro capelli lunghi come quelli del nostro popolo venire ed unirsi alle tribù per imparare la nostra via e la nostra saggezza (Hippies).

Il Nono ed ultimo Segno
Tu sentirai di un luogo abitato nei cieli, sopra la terra, che cadrà con grande fragore. Esso apparirà come una stella blu.

Molto presto, dopo questo avvenimento, le cerimonie del popolo Hopi cesseranno.

 
Questi sono i Segni che la grande distruzione è arrivata:
- Il mondo sussulterà su e giù.- L'uomo bianco combatterà i popoli di altre terre, quelli che possiedono la prima luce della saggezza.- Ci saranno molte colonne di fumo e fuoco come quelle che l'uomo bianco ha già fatto nel deserto non lontano da qui. Quelli che abitano e vivono nella terra degli Hopi saranno salvi. Allora ci sarà molto da ricostruire. E presto, molto poco dopo, i Pahana torneranno. Essi porteranno con loro l'Aurora del Quinto Mondo. Essi pianteranno i Semi della Saggezza nei nostri Cuori. Almeno ora i semi sono stati impiantati. Questi spianeranno la via per Emergere nel Quinto Mondo.Un'altra profezia Hopi avverte che niente dovrà essere riportato dalla Luna. Se questo sarà fatto, gli Hopi avvertono, l'equilibrio delle Leggi e Forze Naturali sarà disturbato, con risultato (della comparsa) di terremoti, importanti cambiamenti a livello metereologico, squilibri sociali.Tutto questo sta accadendo oggi, sebbene ovviamente non necessariamente (solo) per le rocce della Luna.Il 7 agosto 1970 l'apparizione di uno spettacolare UFO fu testimoniata da dozzine di persone e fotografata da Chuck Roberts del Corriere di Prescott.Questo è capitato dopo una "chiamata UFO" di diversi indiani Hopi come un parziale compimento di una certa iscrizione sulla Seconda Mesa, un avvertimento dell'arrivo del Giorno della Purificazione, quando i veri Hopi voleranno verso altri pianeti in "vascelli senza ali".I sopravvissuti del Grande Diluvio, migliaia di anni fa, si divisero in quattro gruppi che si diressero in tutte quattro le direzioni. Solo un gruppo completò il suo viaggio, al Polo Nord e oltre (al di dietro), sotto la guida di una Brillante Stella in cui viaggiava il Grande Spirito Massau'u.All'arrivo, dopo la discesa, egli creò un petroglifo sulla Seconda Mesa, raffigurante una fanciulla che viaggia in un veivolo senza ali a forma di cupola.Il petroglifo significava l'arrivo del Giorno della Purificazione quando i veri Hopi sarebbero volati verso altri pianeti in "vascelli senza ali".Gli Hopi hanno anche predetto che quando il cuore della Terra assegnata agli Hopi fosse stato scavato (the heart of the Hopi land trust is dug up), l'equilibrio della natura sarebbe stato gravemente disturbato, poiché la Sacra Terra degli Hopi è l'immagine microcosmica dell'intero pianeta; ogni violazione della Natura nella regione dei Quattro Angoli sarà riflessa ed amplificata su tutta la Terra.Martin Gasheseoma ha detto recentemente: «gli Anziani Hopi ci hanno raccontato che quando le piante fossero fiorite nel mezzo dell'inverno sarebbe stato necessario andare a Santa Fe per avvertire tutti delle sofferenze e distruzioni a venire, se non avessero cambiato il loro modo di vivere. Lo scorso anno, nel mezzo dell'inverno, le piante hanno cominicato a fiorire».Quanta sofferenza e distruzione accompagnerà il tempo della purificazione, e quale sarà il risultato finale?Martin Gasheseoma prevede un giudizio davanti ad un grande specchio e morte per coloro che sono malvagi e depravati, con solo una manciata di persone sopravvissute in ogni nazione oltremare che verranno allora in questo continente, «che noi chiamiamo paradiso».«Tutte le sofferenze sopraggiungenti in questa terra con tornado, inondazioni e terremoti sono portate dal soffio (sospiro?) di Madre Terra poiché Essa è addolorata», dice Roberta Blackgoat (Capra Nera), una anziana della Nazione indipendente Dineh (Navajo) delle Grandi Montagne. Essa spiega che l'area dei Quattro Angoli è particolarmente Sacra perché Essa letteralmente contiene gli organi interni di Madre Terra, carbon fossile e uranio, che l'Ufficio per gli Affari Indiani ha concesso di estrarre alla Peabody Coal Mine.«Essi stanno cercando di estrarre i suoi preziosi organi per denaro», afferma Blackgoat (Capra Nera). «Mio nonno mi ha raccontato che il carbone è come il fegato di Madre Terra e l'uranio è insieme cuore e polmoni di Madre Terra».

lunedì 23 marzo 2015

sangue di san gennaro miracolo o bufala?

Convenzionalmente si crede che San Gennaro sia nato verso l'anno 272. Sul luogo esistono molte tradizioni, di cui la prima lo vuole nato a Joppolo, città di cui saràvescovo, dove la pietà popolare individua a tutt'oggi la sua casa natale in dei ruderi romani siti nella via ad egli intitolata. In mancanza di prove certe è ovviamente impossibile risalire alla verità storica.Il fatto che portò alla consacrazione episcopale di Gennaro sarebbe avvenuto all'inizio del IV secolo, durante la persecuzione dei cristiani da parte dell'imperatore DioclezianoSan Gennaro era il vescovo di Benevento e si recò insieme al lettore Desiderio e al diacono Festo in visita ai fedeli a Pozzuoli. Il diacono di Miseno Sossio - già amico di Gennaro che lo era venuto a trovare in passato a Miseno per discutere di fede e leggi divine - volendo recarsi ad assistere alla visita pastorale, fu invece arrestato lungo la strada per ordine del persecutore Dragonzio, governatore della Campania. Gennaro insieme a Festo e Desiderio si recò allora in visita dal prigioniero, ma, avendo intercesso per la sua liberazione ed avendo fatto professione di fede cristiana, furono anch'essi arrestati e da Dragonzio condannati ad essere sbranati dai leoni nell'anfiteatro di Pozzuoli. Il giorno dopo, tuttavia, per l'assenza del governatore stesso, impegnato altrove o, secondo altri, perché si era accorto che il popolo dimostrava simpatia verso i condannati e quindi per evitare disordini, il supplizio fu sospeso. Secondo la tradizione invece, il supplizio fu mutato per l'avvenimento di un miracolo, infatti, le fiere si inginocchiarono al cospetto dei condannati, dopo una benedizione fatta da Gennaro. Dragonzio comandò allora che a Gennaro e ai suoi compagni venisse troncata la testa. Condotti nei pressi del Forum Vulcani (l'attuale Solfatara di Pozzuoli), essi furono decapitati nell'anno 305. La stessa sorte toccò anche a Procolodiacono della chiesa di Pozzuoli, e ai due laici Eutiche e Acuzio che avevano osato criticare la sentenza di morte per i quattro. Gli Atti affermano che nel luogo del supplizio sorse una chiesa in ricordo del loro martirio, mentre il corpo di Gennaro sarebbe stato sepolto nell'Agro Marciano e solo nel V secolo traslato dal duca-vescovo di Napoli Giovanni I nelle Catacombe di San GennaroNegli Atti Vaticani si narrano molti altri episodi mitici. I più conosciuti narrano di Gennaro e dei suoi compagni che si sarebbero recati a Nola, dove avrebbero incontrato il perfido giudice Timoteo. Questi, avendo sorpreso Gennaro mentre faceva proselitismo, lo avrebbe imprigionato e torturato. Poiché le tremende torture inflittegli non sortivano effetto, lo avrebbe infine gettato in una fornace ardente; una volta riaperta la fornace, non solo Gennaro vi uscì illeso e senza che neppure le sue vesti fossero state minimamente intaccate dal fuoco, ma le fiamme investirono i pagani venuti ad assistere al supplizio. Caduto malato e nonostante fosse guarito da Gennaro, Timoteo non mostrò alcuna gratitudine ma lo fece condurre all'anfiteatro di Pozzuoli affinché fosse sbranato dalle fiere. Per questi racconti è chiara la derivazione dalla Bibbia, in modo particolare dal Libro del profeta Daniele, a cui il redattore degli Atti Vaticani deve essersi ispirato. Durante il cammino verso il luogo dell'esecuzione, situato presso la Solfatara, un mendicante chiese a Gennaro un lembo della sua veste, da conservare come reliquia. Gennaro rispose che, una volta eseguita la sentenza, avrebbe potuto prendere il fazzoletto con cui sarebbe stato bendato. La tradizione vuole che, mentre il carnefice si preparava a vibrare il colpo mortale, Gennaro si fosse portato un dito alla gola per sistemarsi il fazzoletto. In quell'istante il carnefice calò la scure, recidendo anche il dito. Quella notte, Gennaro apparve in sogno a colui che era incaricato di portare via il corpo, invitandolo a raccogliere anche il dito.Sempre secondo la tradizione, subito dopo la decapitazione sarebbe stato conservato del sangue, come era abitudine a quel tempo, raccolto da una pia donna di nome Eusebia che lo racchiuse in due ampolle; esse sono divenute un attributo iconograficotipico di san Gennaro. Il racconto della pia donna è tuttavia recente, e compare pubblicato per la prima volta solo nel1579, nel volume del canonico napoletano Paolo Regio su "Le vite de' sette Santi Protettori di Napoli".I vari ed interessanti testi agiografici (inni, carmi e lodi) in onore di san Gennaro e dei suoi compagni martiri si possono consultare nellaBibliotheca Sanctorumedita dallaPontificia Università Lateranensenel1965.Gli Atti Bolognesi indicano il305come l'anno del martirio. Documenti liturgici molto antichi, come ilcalendario cartaginese(redatto poco dopo il505) ed ilMartirologio GeronimianodelV secoloassegnano come data del martirio di Gennaro e dei suoi compagni il19 settembre; indicano invece nel13 aprilela data della prima traslazione dei resti del santo. Anche in un altro martirologio risalente all'VIII secolo, redatto dal monaco ingleseBeda, il 19 settembre viene indicato come data del martirio.Nel calendario marmoreo di Napoli la data del 19 settembre viene indicata come "dies natalis" di San Gennaro. Tutte queste fonti, e numerose altre ancora, attestano che la venerazione per san Gennaro ha origini antichissime che risalgono all'epoca del suo martirio o al più tardi a quella della prima traslazione delle sue spoglie, avvenuta nel V secolo. Il duca e vescovo di NapoliGiovanni Itrasportò fra il413e il431le reliquie del santo dall'Agro Marciano nella parte inferiore delle catacombe napoletane di Capodimonte, le quali assunsero così il nome del santo, e qui esse furono centro di vivissimo culto.Il principe longobardo diBeneventoSicone I, assediando la città di Napoli nell'831, ne approfittò per impossessarsi dei resti mortali portandoli nella sua città, sede episcopale. Le sante reliquie furono deposte nella cattedrale - che allora si chiamava Santa Maria di Gerusalemme - ove restarono fino al1154. In quell'anno infatti, considerando che la città di Benevento non era più sicura, il normannoGuglielmo I il Maloprovvide affinché esse venissero traslate nell'Abbazia di Montevergine.A Montevergine però la devozione dei pellegrini che vi si recavano era rivolta soprattutto a San Guglielmo e alla popolarissima iconabizantina della Madonna chiamata "Mamma Schiavona", sicché di San Gennaro si perse ben presto la memoria e addirittura la cognizione del suo luogo di sepoltura. A Napoli invece rimaneva vivissimo il culto per San Gennaro, anche per la presenza delle altre sue reliquie: il capo e le ampolle con il suo sangue. Carlo II d'Angiòdopo aver fatto eseguire dai maestri orafi francesi Stefano Godefroy, Guglielmo di Verdelay e Milet d'Auxerre un preziosissimo busto-reliquiario in argento dorato per contenere la testa e le ampolle con il sangue del santo, espose per la prima volta la reliquia alla pubblica venerazione nel1305. Suo figlioRoberto d'Angiòinvece fece realizzare la teca d'argento che custodisce le due ampolle del sangue. Tuttavia la liquefazione del sangue non è attestata prima del17 agosto1389, allorché il miracolo si compì durante una solenne processione intrapresa per una grave carestia.Quando a Montevergine per merito delcardinale Giovanni di Aragonafurono ritrovate le ossa di San Gennaro, collocate al di sotto dell'altare maggiore, la potente famiglia dei Carafasi impegnò, grazie soprattutto all'interessamento del cardinaleOlivieroe con il sostegno di suo fratello l'arcivescovo napoletanoAlessandro Carafa, affinché le reliquie tornassero aNapoli, la qual cosa avvenne nel1497, non senza l'opposizione da parte dei monaci di Montevergine. Come degno luogo per ospitarle, il cardinale Oliviero Carafa fece costruire nel Duomo di Napoli, al di sotto dell'altare maggiore, una cripta d'eccezione in puro stile rinascimentale: laCappella del SuccorpoA seguito di una terribile pestilenza che imperversò a Napoli fra il1526ed il1529, i napoletani fecero voto a San Gennaro di edificargli una nuova cappella all'interno del Duomo. Benché i lavori fossero iniziati solo nel1608e siano durati quasi quarant'anni, la sfolgorante e riccaCappella del Tesoro di San Gennarovenne infine consacrata nel1646. Al di sopra del suo splendido cancello realizzato daCosimo Fanzago, figura l'iscrizioneDivo Ianuario e fame bello peste ac Vesaevi igne miri ope sanguinis erepta Neapolis civi patr. vindici("A San Gennaro, al cittadino salvatore della patria, Napoli salvata dalla fame, dalla guerra, dalla peste e dal fuoco del Vesuvio, per virtù del suo sangue miracoloso, consacra"). Nel 1633 la città di Napoli, sulla cappella del tesoro, nel suoDuomoscolpiva la sua riconoscenza con la seguente dedica:Divo Jannuario - Patriae, regnique praesentissimo tutelari - grata Neapolis.Il 25 febbraio1964 il cardinale arcivescovo Alfonso Castaldo fece la ricognizione canonica delle venerate reliquie: "Le ossa furono trovate ben custodite, in un'olla di forma ovoidale che reca incisa l'iscrizione calligrafica, Corpus Sancti Jannuarii Ben. E.P.". Una ricognizione scientifica eseguita il 7 marzo1965 dal professore G. Lambertini stabilì che il personaggio a cui appartengono le ossa è da individuarsi in un uomo di età giovane (35 anni) di statura molto alta (1,90 m). Secondo la tradizione, il sangue di san Gennaro si sarebbe sciolto per la prima volta ai tempi di Costantino I, quando il vescovoSevero(secondo altri il vescovo Cosimo) trasferì le spoglie del santo dall'Agro Marciano, dove era stato sepolto, a Napoli. Durante il tragitto avrebbe incontrato la nutrice Eusebia con le ampolline del sangue del santo: alla presenza della testa, il sangue nelle ampolle si sarebbe sciolto. Storicamente, la prima notizia documentata dell'ampolla contenente la presunta reliquia del sangue di San Gennaro risale soltanto al 1389, come riportato nel Chronicon Siculum (ma dal testo si può dedurre che doveva avvenire già da molto tempo): nel corso delle manifestazioni per la festa dell'Assunta di quell'anno, vi fu l'esposizione pubblica delle ampolle contenenti il cosiddetto "sangue di San Gennaro". Il17 agosto 1389 vi fu una grandissima processione per assistere al miracolo: il liquido conservato nell'ampolla si era liquefatto "come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del santo". La cronaca dell'evento sembra suggerire che il fenomeno si verificasse allora per la prima volta. Del resto, la Cronaca di Partenope, precedente di qualche anno (1382), pur parlando di diversi "miraculi" attribuiti alla potenza di San Gennaro, non menziona mai una reliquia di sangue del martire. Oggi le due ampolle, fissate all'interno di una piccola teca rotonda realizzata con una larga cornice in argento e provvista di un manico, sono conservate nella cassaforte dietro l'altare della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Delle due ampolle, una è riempita per 3/4, mentre l'altra più alta è semivuota poiché parte del suo contenuto fu sottratto da reCarlo di Borboneche, divenuto re di Spagna, lo portò con sé. Tre volte l'anno (il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi; il19 settembree per tutta l'ottava delle celebrazioni in onore del patrono, ed il16 dicembre), durante una solenne cerimonia religiosa guidata dall'arcivescovo, i fedeli accorrono per assistere al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. La liquefazione deltessutodurante la cerimonia è ritenuto foriero di buoni auspici per la città; al contrario, si ritiene che la mancata liquefazione sia presagio di eventi fortemente negativi e drammatici per la città.Un analogo fenomeno, anch'esso ritenuto miracoloso, si suppone che avvenga anche aPozzuoli, dove, nellachiesa di San Gennaropresso la Solfatara, su di una lastra marmorea su cui si afferma che Gennaro fosse stato decapitato e che sia impregnata del suo sangue, ancora oggi c'è chi sostiene che delle tracce rosse diventino di colore più intenso e trasuderebbero in concomitanza con il miracolo più importante che avviene a Napoli.Secondo studi recenti però sembra che la pietra sia in realtà il frammento di un altare paleocristiano di due secoli posteriore alla morte del martire sul quale vi siano depositate tracce di vernice rossa e di cera e che il tutto sia solo frutto di una suggestione collettiva. A seguito dellariforma liturgicasuccessiva alConcilio Vaticano II, la Chiesa apportò delle modifiche al calendario liturgico(che comprende solennità, feste, memorie obbligatorie e memorie facoltative) rendendo obbligatorie alcune memorie di santi e facoltative altre prima obbligatorie: così la memoria liturgica di San Gennaro (che sino ad allora era obbligatoria in tutta la Chiesa universale) fu trasformata in memoria facoltativa al di fuori dell'arcidiocesi di Napoli. si ritiene che la mancata liquefazione sia presagio di eventi fortemente negativi e drammatici per la città.Un analogo fenomeno, anch'esso ritenuto miracoloso, si suppone che avvenga anche aPozzuoli, dove, nellachiesa di San Gennaropresso la Solfatara, su di una lastra marmorea su cui si afferma che Gennaro fosse stato decapitato e che sia impregnata del suo sangue, ancora oggi c'è chi sostiene che delle tracce rosse diventino di colore più intenso e trasuderebbero in concomitanza con il miracolo più importante che avviene a Napoli.Secondo studi recenti però sembra che la pietra sia in realtà il frammento di un altare paleocristiano di due secoli posteriore alla morte del martire sul quale vi siano depositate tracce di vernice rossa e di cera e che il tutto sia solo frutto di una suggestione collettiva. A seguito dellariforma liturgicasuccessiva alConcilio Vaticano II, la Chiesa apportò delle modifiche al calendario liturgico(che comprende solennità, feste, memorie obbligatorie e memorie facoltative) rendendo obbligatorie alcune memorie di santi e facoltative altre prima obbligatorie: così la memoria liturgica di San Gennaro (che sino ad allora era obbligatoria in tutta la Chiesa universale) fu trasformata in memoria facoltativa al di fuori dell'arcidiocesi di Napoli. si ritiene che la mancata liquefazione sia presagio di eventi fortemente negativi e drammatici per la città.Un analogo fenomeno, anch'esso ritenuto miracoloso, si suppone che avvenga anche aPozzuoli, dove, nellachiesa di San Gennaropresso la Solfatara, su di una lastra marmorea su cui si afferma che Gennaro fosse stato decapitato e che sia impregnata del suo sangue, ancora oggi c'è chi sostiene che delle tracce rosse diventino di colore più intenso e trasuderebbero in concomitanza con il miracolo più importante che avviene a Napoli.Secondo studi recenti però sembra che la pietra sia in realtà il frammento di un altare paleocristiano di due secoli posteriore alla morte del martire sul quale vi siano depositate tracce di vernice rossa e di cera e che il tutto sia solo frutto di una suggestione collettiva. A seguito dellariforma liturgicasuccessiva alConcilio Vaticano II, la Chiesa apportò delle modifiche al calendario liturgico(che comprende solennità, feste, memorie obbligatorie e memorie facoltative) rendendo obbligatorie alcune memorie di santi e facoltative altre prima obbligatorie: così la memoria liturgica di San Gennaro (che sino ad allora era obbligatoria in tutta la Chiesa universale) fu trasformata in memoria facoltativa al di fuori dell'arcidiocesi di Napoli.                                                                          
L'autorità ecclesiastica affermò che lo scioglimento del sangue di San Gennaro, pur essendo scientificamente inspiegabile, non obbliga i fedeli cattolici a prestare l'assenso della propria fede: tale evento venne definito come un fatto prodigioso e venne approvata la venerazione popolare, essendo impossibile, allo stato dell'attuale conoscenza dei fatti, un giudizio scientifico che spieghi il fenomeno della liquefazione.
Una prima analisi spettroscopica sull'ampolla fu fatta dai professori Sperindeo e Januario (25 settembre1902) e rivelò lo spettro dell'ossiemoglobina.
Tre ricercatori del CICAP (Franco RamacciniSergio Della Sala e Luigi Garlaschelli) hanno fornito una prova scientifica sull'ottenibilità di uno "scioglimento" simile a quello che è alla base del fenomeno del miracolo. Lo spirito dell'indagine del CICAP non è stato quello di determinare la composizione della sostanza nell'ampolla, ma di riprodurre i comportamenti più documentati della reliquia. Inoltre l'esperimento è servito a dimostrare che non solo è possibile riprodurre quei comportamenti con i mezzi attuali, ma anche che fosse possibile farlo all'epoca della sua comparsa, confutando così le affermazioni sull'irriproducibilità del suo comportamento o sull'impossibilità della scienza di spiegarlo Il loro lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature ("Working bloody miracles, 13 settembre 1991). Nell'articolo si avanza l'ipotesi secondo cui all'origine del cosiddetto "miracolo di San Gennaro" vi sia il fenomeno noto come tissotropia, ossia la proprietà di alcuni materiali (detti appunto tissotropici) di diventare più fluidi se sottoposti a una sollecitazione meccanica, come piccole scosse o vibrazioni, e di tornare allo stato precedente se lasciati indisturbati. Un esempio di questa proprietà è la salsa ketchup, che si può mostrare in uno stato quasi solido fino a quando delle scosse non la fanno diventare d'un tratto molto più liquida. Franco Ramaccini del CICAP ha sostenuto che è ragionevole avanzare l'ipotesi della tissotropia poiché, durante la cerimonia che precede lo scioglimento del sangue di San Gennaro, il sacerdote agita e muove l'ampolla tenendola con le mani I ricercatori del CICAP hanno realizzato l'esperimento ottenendo una sostanza tissotropica, dal colore rosso sangue, con il solo utilizzo di sostanze e materiali reperibili all'epoca a cui risalirebbero le ampolle (fine Trecento):
  • cloruro ferrico, sotto forma di molisite, un minerale presente sul Vesuvio come in genere nelle zone vulcaniche;
  • carbonato di calcio, presente ovunque, per esempio nei gusci d'uovo, che ne sono una fonte pura al 93,7%;
  • cloruro di sodio, (o sale comune);
  • acqua
Secondo un articolo comparso sul web nel marzo 2005 a firma A. Ruggeri, il gel tissotropico ottenuto da Garlaschelli manteneva le sue proprietà tissotropiche per solo 2 anni[14]. In merito, Garlaschelli ha affermato:Circa la durata del nostro gel: Non mi sono mai preoccupato della stabilità nel tempo del gel stesso. So che alcuni campioni hanno resistito per dieci anni. Altri durano molto meno. Non ho mai trovato un esperto di colloidi che mi desse dei suggerimenti. Ma del resto, mi sono anche preoccupato poco, addirittura, di sigillare in modo perfetto i miei boccettini. All'indomani della pubblicazione dell'articolo del CICAP l'ufficio stampa della curia di Napoli replicò con la seguente domanda: «Già, ma perché allora nel maggio 1976 il sangue non si sciolse affatto, malgrado otto giorni di attesa?».In altre occasioni, al contrario, il fenomeno della liquefazione si era manifestato già prima dell'apertura della teca che custodisce le ampolle. Un analogo fenomeno avviene senza scuotimenti aRavelloin un'ampolla che conterrebbe il sangue disan PantaleoneAlcune analisispettroscopichesostengono che nelle ampolle conservate nel Duomo di Napoli sia presenteemoglobinaumana, anche se una risposta chiara sulla natura della sostanza potrebbe essere data solo da un'analisi diretta. IlCICAP ha espresso perplessità sul metodo con cui tali analisi sono state condotte:« I risultati di quella spettroscopia non sono stati sottoposti al giudizio di referee di una rivista scientifica; la loro qualità, nella più favorevole delle ipotesi, richiede troppo il contributo dell'interpretazione di chi li osserva, per costituire un argomento convincente. Inesplicabilmente è stato impiegato uno spettrometro a prisma, invece di un moderno spettrometro elettronico. Più spettri, ottenuti a qualche minuto di distanza l'uno dall'altro vengono interpretati come rivelatori ognuno di un diverso derivato dell'emoglobina, e spiegati con un miracolo in progresso, mentre, si noti bene, la sostanza era da tempo in fase liquida, e non in liquefazione. » Un esperimento condotto dal dipartimento di Biologia Molecolare dell'Università Federico II di Napoli su un'ampolla di sangue, una reliquia simile a quella conservata nel duomo, ha mostrato che essa contiene effettivamente sangue ed effettivamente può cambiare stato, ma che questa proprietà è posseduta, nelle stesse condizioni di conservazione, dal sangue di qualsiasi persona.         

sabato 21 marzo 2015

Oggi ricorre Oestara, Sabba minore. Ma cosa sono i Sabba?



Quando la maggior parte delle persone ragiona sul tempo, da duemila anni a questa parte, ossia da quando è stato definito uno spartiacque nella misurazione e nel calcolo del suo scorrere (la presunta nascita di Cristo), lo visualizza come una lunga linea retta.
Questo tipo di visualizzazione è legata al punto di vista maschile: il patriarcato, ed è una visione radicata nella nostra cultura in conseguenza della diffusione capillare avuta dal cristianesimo.
Quando le culture agresti, non così strettamente legate al maschile, erano diffuse e vissute con più naturalezza e libertà, il tempo era misurato in cicli che, come ancora oggi avviene, si prendevano per mano come anelli di una catena o di una ruota solare che gira.
Da qui nasce il termine a molti noto di "ruota dell'anno", che in sostanza descrive il modo di concepire le otto festività solari, le quattro maggiori e le quattro minori, come fette di un cerchio, i raggi di una ruota. Questo simbolismo non è frutto del caso, dopotutto la Terra compie ogni giorno una rotazione su se stessa e una rivoluzione di tipo ellittico intorno al Sole, creando fenomeni astronomici noti come solstizi ed equinozi.
Il termine che usiamo per riferirci allo scorrere circolare del tempo - "Ruota dell'Anno" - non ci giunge però da nessuna popolazione protoeuropea, come invece avviene con in nomi delle otto tappe che questa ruota tocca girando. Nonostante infatti si tratti di ricorrenze di tipo astronomico o cultualmente legate all'agricoltura, pare che l'origine del nome sia da far risalire ai moderni anni cinquanta per mano di Ross Nichols, un druido anglosassone amico dello stesso Gerard Gardner. La posizione delle stesse feste, fissate su date ben precise, sarebbe quindi del tutto legata al secolo scorso e, ancora una volta, coincidenti con precise festività cristiane da cui, nella prima versione abbozzata e semplificata, della ruota dell'anno, trovavano il loro nome cristiano.
Nel mondo pagano e nella wicca, che ripercorre per lo più le quattro feste celtiche principali più i due solstizi e i due equinozi, la ruota dell'anno è scandita dal sopraggiungere di questi otto particolari momenti, conosciuti come “sabba”.
Il termine "sabba" con il quale ci riferiamo a queste otto feste, pare avere diverse radici etimologiche: una ebraica: Shabbath, una latina Sabbatum e una greca Sa'baton. Questi termini riportano al giorno della settimana: "sabato" che era sacro agli ebrei e al nome del pianeta Saturno: Shabbatai, che governava proprio quel giorno della settimana. Questo rendeva contrario al giorno di riposo cristiano, la domenica, governato invece dal Sole, quindi formalmente sbagliato dal punto di vista cattolico.
Poiché durante la persecuzione ebraica da parte dei cristiani che ebbe luogo immediatamente prima e durante il medio evo si cercò in ogni modo di far apparire il culto giudaico come "satanista" (quindi di fatto avversario), nel pensiero corrente subentrò l'idea di associare il termine "Sabba" (che richiamava il sabato ebraico) ad una riunione di gozzoviglie e riti orgiastici. Come leggiamo nell'intervento a cura di Ireneo Bellotta riguardante gli articoli di Alfonso Maria Di Nola tenutosi al III CONVEGNO IN ONORE DI ALFONSO MARIA DI NOLA nell'ottobre del 2006 a Grignano: "La chiesa sostituisce alla iniziale tolleranza la persecuzione e trasforma un movimento indeterminato di guaritrici e di incantatrici popolari in una congregazione di Satana, caricando sopra di essa l’odio contro gli eretici e contro gli Ebrei: non a caso l’incontro delle streghe viene chiamato Sabba, con probabile riferimento al Sabato ebraico, o sinagoga Satan, la sinagoga del demonio, con esplicito richiamo alla sede cultuale giudaica. Né a caso le streghe sono sottoposte ad una procedura processuale che è propria della persecuzione degli eretici, dei Catari, dei Musulmani, dei Fraticelli: non esiste, nella casistica canonica, un crimine di stregoneria, e gli inquisitori si appellano sempre allo stesso crimine di eresia e al trattamento penale riservato agli eretici".
Preso quindi in prestito il termine dagli ebrei per convenienza, durante la persecuzione delle streghe dal medioevo fino al tardo rinascimento, il Sabba serviva a definire l'osservanza di feste religiose pagane di origine agreste con scadenza ciclica. Ovviamente la metodologia con cui queste festività veniva svolta, ad occhi cristiani, persecuzionistici e paranoici veniva vista come bagordi e riti orgiastici e quindi strenuamente combattuta e condannata. Tuttavia c'è in effetti un altro aspetto che è stato preso come costume dalle popolazioni semitiche, ossia il fatto di celebrare i festival a partire dalla loro "vigilia". Osserviamo infatti come pressoché ognuno dei nostri sabba sia festeggiato in realtà dal giorno prima e come anche nella tradizione cristiana si parli della "Vigilia di Ognissanti", della "Vigilia della Notte S. Valpurga", della "Vigilia di Natale", della "Vigilia della Candelora". Questo avveniva sempre per il medesimo concetto dell'oscurità che precede la luce, ossia il partire in un momento pressoché antecedente a quello di costume legato ad una festività. L'usanza, come abbiamo visto di tipo ebraico, ricalca il termine shabat che proviene da ishbot, verbo che sta ad intendere letteralmente "smettere". Dal momento che la creazione del mondo, secondo gli ebrei, fu sospesa nel giorno di sabato (così come per i cristiani invece avvenne la domenica - il settimo giorno il Signore si riposò), stesso identico costume dovevano (e devono ancora adesso) tenere i fedeli, ossia sospendere ogni attività lavorativa per lo shabat. E questa sospensione, secondo la Torah sarebbe il tramonto prima del crepuscolo della vigilia del sabato.
Secondo Doreen Valiente ci sono però collegamenti etimologici nelle radici del termine Sabba che ci conducono invece a Dioniso, il signore delle danze, dell'estasi, del vino, delle feste. Egli infatti era noto come Sabadius o Sabazius e a lui erano dedicati misterici rituali orgiastici durante i quali si innalzava l'energia sessuale con l'invocazione "Sabai! O Evoi Sabat!"
Da ricerche più approfondite ho scoperto che il dio Sabadius pare sia una divinità solare frigia il cui culto aveva una strettissima relazione con quello di Cibele, la Magna Mater della città anatolica di Pessinunte, la cui religione fu molto celebre nell'antichità e si introdusse a Roma prima di tutti gli altri misteri orientali. Sabadius e Cibele, la grande Madre degli Dei, rappresenterebbero i due principi attivo e passivo, maschile e femminile che ritroviamo in tutti i culti solari, i quali probabilmente ebbero la loro prima manifestazione in Egitto, dove la più antica divinità esprimente questo concetto è Hathor, simbolo dell'ambiente dentro cui si muove ed agisce il Sole. Questo tipo di divinità può associarsi a Mitra e in alcune antiche iscrizioni questi numi sono riuniti con il titolo comune di Deus Sanctus: e così pure sembra potersi riferire a questa divinità frigia il nome di Sebasim che si trova in qualche gruppo mitraico.
Qualsiasi sia in effetti la radice etimologica certa del termine i fatti non cambiano: si credeva (e ancora si crede, ahimé) che le streghe, specialmente il sabato, usassero cospargersi il corpo di ungenti magici per volare a cavallo di scope o altri animali fino ad un raduno notturno (come ad esempio il noto Noce di Benevento) dove avrebbero danzato, gozzovigliato e banchettato con il Diavolo in persona e altri demoni e lamie, incubi e succubi. Questi incontri notturni divennero presto il fulcro delle accuse e delle confessioni estorte mediante tortura dai tribunali inquisitori ecclesiastici alle povere vittime incolpate di eresia.
Nonostante la fantasia, spesso suggerita dai pruriti dei vescovi inquisitori, di ciò che avveniva durante questi segreti incontri alla luce della luna, antropologicamente troviamo alcuni aspetti decisamente vicini alla realtà in quello che si racconta dei raduni ai sabba dell'antichità. Almeno, grazie a ciò che è arrivato a noi dai processi tenuti per stregoneria e dalla cultura pagana dell'epoca. Ho così scelto quattro punti cardine che ritengo validi di approfondimento.

I quattro punti del sabba delle streghe nel mito.

L'unguentum sabbatum
Il primo di quattro grossi aspetti che si ripercorre nei vari modi di vedere queste feste è il volo al sabba con la scopa o a cavallo di animali quali capri, becchi, gatti o cani (o anche mediante metamorfosi) ottenuto grazie all'uso di sostanze pestate ed unite a grasso animale (alcune venivano sospettate appunto di utilizzare grasso di bambini) così da formare un unguento che veniva poi spalmato sul corpo. Quello che all'epoca era considerato l’effetto di un atto di pura magia, grazie alla scoperta della farmacologia e agli studi sui componenti naturali, si è appreso essere dovuto a sostanze psicotrope di origine vegetale note come "alcaloidi" contenute in alcune piante e in alcuni funghi, le quali, se assunte per via orale o, meglio se per assorbimento attraverso l'epidermide, inducono svariati tipi di stati allucinatori tra cui anche la sensazione e l'illusione del volo.
Queste piante, tra cui la Mandragora (Mandragora officinalis - Mandragora autumnalis), la Belladonna (Atropa belladonna), lo Stramonio (Datura stramonium), il Giusquiamo (Hyoscyamus niger L.), l'Aconito (Aconitum napellus), l'Artemisia (Artemisia vulgaris e Artemisia absinthium), la Cicuta (Cicuta virosa - Conium maculatum) mescolate e pestate in precise dosi, o bruciate (come nel caso dell'Artemisia vulgaris e Artemisia absinthium) creano visioni di incredibile vividezza.
Doreen Valiente, nel suo ABC of Witchcraft sostiene, secondo gli scritti di Francis Bacon, filosofo e saggista inglese del diciassettesimo secolo che: “Gli unguenti utilizzati dalle streghe è accertato che siano costituiti da una base grasso di bambini riesumati dalle tombe uniti alla spremitura di sedano, Luparia e Cinquefoglie, mescolato con farina di granturco; ma suppongo che la sostanza soporifera sia più vicina ad una composizione di il Giusquiamo (Hyoscyamus niger L.), Cicuta (Cicuta virosa), Mandragora (Mandragora officinalis), Morella (Solanum nigrum), Belladonna (Atropa belladonna), Tabacco (Nicotiana tabacum), Oppio (Papaver somniferum), Zafferano (Crocus sativus) e foglie di Pioppo (Populus nigra)”.
La stessa Doreen riguardo il libro La Magia Sacra di Abramelin il Mago, scritto da Abraham il Giudaico per il figlio Lamech e datato 1458, nel quale troviamo una descrizione degna di nota dell’esperienza avuta dall’autore con una giovane strega austriaca di Linz, scrive: “Abraham aveva viaggiato a lungo alla ricerca della magia finché non ebbe modo di incontrare Abramelin il mago, dei quali insegnamenti parlò nel suo libro, ma prima di conoscere questo adepto, ebbe varie esperienze con molti esponenti delle arti magiche tra i quali questa strega.
La donna gli diede un unguento, con il quale si cosparse le piante dei piedi e i palmi delle mani, e la strega fece lo stesso. Così ad Abraham sembrò di riuscire a volare e arrivò così al luogo dove desiderava andare ma che non disse in nessun modo alla donna.
Sfortunatamente, non dice di cosa fosse composto questo unguento e non ci descrisse cosa vide, a parte il fatto che fosse "mirabile". L’esperienza che ebbe fu cadere in una sorta di stato di trance fuori dal corpo, dal quale si svegliò dopo alcune ore con un terribile mal di testa e un senso di malinconia. La strega gli raccontò così che cosa ebbe visto durante suo volo, ma la descrizione fu abbastanza differente da ciò che Abraham aveva sperimentato. Nel libro disse di sentirsi frastornato, era come se fosse stato "realmente e corporalmente" nel luogo che aveva visitato nella sua visione. Desiderò poter fare ulteriori esperimenti con le proprietà di questo unguento, così in un'altra occasione chiese alla donna se volesse, durante il suo volo, andare a cercare informazioni su un suo amico, del quale le disse nome e luogo dove poterlo trovare, e poter assistere da vicino a ciò che avveniva.
La strega acconsentì e procedette cospargendosi il corpo con l'unguento; nel mentre Abraham la osservò aspettandosi di vederla volare via. La donna cadde però al suolo e rimase a terra per tre ore, come morta. Abraham cominciò a temere che lo fosse davvero, ma la donna rinvenne e gli raccontò che cosa avesse visto. Il racconto della donna però non coincideva con ciò che lui sapeva del suo amico, così concluse che si trattasse semplicemente di un sogno fantastico indotto dall'unguento magico. In seguito alla confessione da parte della strega che questo unguento le era stato donato "dal Diavolo", Abraham, in quanto uomo molto pio non lavorò più con lei
”.
Le ricette per l’unguentum sabbatum sarebbero varie, ma per lo più conterrebbero tutte almeno due piante psicotrope tra quelle citate. Una delle persone che ha trattato questo aspetto è Giovanni Battista Porta, l’autore napoletano che pubblicò nel 1560 Magia Naturalis. Prima che il testo venisse censurato dai monaci domenicani ebbe modo di uscire con un titolo diverso:De Miraculis Rerun Naturalium e conteneva una sezione apposita di nome lamiarum unguenta. Nel libro Porta ci dà una ricetta di questa composizione: “Essi mettono il grasso dei bambini in un vaso di bronzo cuocendo(lo) e addensando da ciò che si deposita per ultimo dopo la bollitura, quindi chiudono e si dedicano ininterrottamente all’impiego: con questa (sostanza) mescolano Eleosino (Eleusinum asclepium), Aconito (Aconitum napellus), foglie di pioppo (Populus alba) e fuliggine. O diversamente così: sium (che si pensa essere la sedanina selvatica, ossia Sium latifolium), Acorum vulgare (che si pensa essere il calamo aromatico o acorus calamus) pentaphyllon (la cinquefoglie), sangue di pipistrello, Solanum somniferum (pianta misteriosa di cui Heiden ha trovato una citazione su un manoscritto rinascimentale spagnolo che la descrive come "Su flor es grande, y bermeja; el fructo, de color de azafran", ossia "Il suo fiore è grande, e scarlatto; il frutto, del colore dello zafferano". L'unica solanacea con queste proprietà e con i frutti gialli è la Mandragora) e olio.”.
Nell’appendice V del libro di Margaret Murray: The Witch-cult in western Europe abbiamo una parte trattata da C.J. Clark che discute dell’unguentum sabbatum come citati da Porta e in seguito da Jerome Cardan nel De Subtilitate. Ne cita tre diversi:
1. Du persil, de l'eau de l'Aconite, des feuilles de Peuple, et de la suye.
2. De la Berle, de l'Acorum vulgaire, de la Quintefeuille, du sang de chauuesouris, de la Morelle endormante, et de l'huyle.
3. De graisse d'enfant, de suc d'Ache, d'Aconite, de Quintefeuille, de Morelle, et de suye.

Tradotte come segue:
1. Prezzemolo, acqua di aconito, foglie di pioppo, e fuliggine.
2. Sedano acquatico, calamo selvatico, cinquefoglie, sangue di pipistrello, belladonna, e olio.
3. Grasso di bambino, succo di sedano acquatico, aconito, cinquefoglie, belladonna e fuliggine.
Il composto andava spalmato addosso dopo aver frizionato in modo cospicuo la pelle arrossandola fino a squamarla. Questo avrebbe permesso ai pori di aprirsi per bene e alle sostanze psicotrope di entrare in circolo e di avere un effetto maggiore.
Per quanto riguarda il grasso di bambino o anche solo il sangue di pipistrello e la fuliggine, è possibile che siano solo tratto orrorifici, come ci dice Doreen Valiente. C’è però effettivamente qualcosa che potrebbe tornare, riflettendo con la memoria dell’epoca: il grasso animale poteva venir consumato mentre di cadaveri di bambini se ne trovavano anche troppi dato l’alto tasso di mortalità infantile.
In ogni caso troviamo come la “salva delle streghe” possa essere a ragione ritenuta responsabile delle esperienze di “volo”, come ci fa notare anche Carlos Castaneda ne Gli Insegnamenti di Don Juan.
Un’ulteriore prova antropologica sulla responsabilità psicotropa e farmacologica che avrebbe la “salva delle Streghe” nel contesto del “volo al sabba” ci giunge dallo studio effettuato da un professore universitario tedesco, Dr. Erich-Will Peuckert dell'università di Gottingern. Utilizzando come base la ricetta di Porta il Dr. Peuckert riuscì a riprodurre un unguentum sabbatumcon questi ingredienti: stramonio (Datura stramonio), giusquiamo (Hyoscyamus niger) e belladonna (Atropa belladonna). Incluse anche sedano (Apium graveolens) e prezzemolo (Petroselinum crispum) e la base usata fu il lardo di maiale. L’obbiettivo dello studioso era ottenere una conferma degli effetti della Salva e per farlo chiese e ottenne la collaborazione di un amico avvocato totalmente ignorante di stregoneria o dei presunti effetti dell’unguento che il Dr. Peucker aveva ottenuto. Fu così che la notte prestabilita si ritirarono in una 
macchina fotografica
 privata della dimora del dottore e si frizionarono il corpo con il composto ottenuto come dalle direttive di Porta. Presto caddero in uno stato di incoscienza che ebbe una durata di quasi venti ore, dal quale si svegliarono con sintomi molto simili a quelli dei postumi di una brutta sbornia e vicini anche a quelli descritti da Abraham il Giudeo nel libro La Magia Sacra di Abramelin il Mago. Nonostante si trovassero in stato confusionale, i due, prima di consultarsi e confrontarsi, decisero immediatamente di trascrivere separatamente le proprie esperienze. Quello che ne derivò lasciò tutti a bocca aperta. Non solo durante il loro stato di sospensione dalla realtà entrambi provarono un’esperienza onirica di tipo selvaggio punteggiata da tutte le più misteriose e fantasmagoriche leggende che circondavano il sabba, ma confrontate si resero conto che l’esperienza stessa era pressoché la stessa. Queste misteriose visioni di eccezionale vividezza erano così strane, erotiche e spaventose sotto certi aspetti che il Dr. Peucker fu comprensibilmente reticente nel pubblicarne i dettagli. In sostanza entrambi sognarono di volare fino ad un’alta cima montana dove parteciparono a riti orgiastici e a oscuri banchetti insieme a mostri e demoni.
I due resoconti, una volta confrontati, coincidevano in così tanti particolari che la spiegazione più ovvia che il Dr. Peuckert suggerì fu che l’effetto narcotico della Salva delle Stregheinducesse questo tipo di visioni o che, seguendo le teorie dello studio di Carl Gustav Jung, queste visioni siano un prodotto dell’eccitazione di una particolare memoria raziale che è rimasta a lungo sepolta, dormiente, nella mente inconscia. Una sorta di “inconscio collettivo”.

Il Dio Cornuto
Il secondo punto cardine che ricorre sempre nelle confessioni estorte è la presenza del Diavolo in molteplici forme (a volte animale, a volte in forma ibrida). Ne parla Oscar Wilde nel suo Il Pescatore e la sua anima, ne parla Goethe nel Faust, Boito nel Mefistofele e se ne trovano tracce in incisioni, miniature e opere d'arte di autori di ogni tipo, come Goya, per citarne uno.
Il Demonio imporrebbe alle partecipanti al sabba di baciargli il deretano o il fallo di immense dimensioni come segno di appartenenza, sottomissione e di onore prima di permettere loro di gozzovigliare con gli altri astanti. Anche questo troverebbe una spiegazione di origine antropologica. Rivedendo la peculiarità del ritrovo al Sabba nella visione pre-cristiana come quello che è in realtà: ossia un rituale di tipo fertilitario e agreste relativo al raccolto, ecco che la figura che porta i palchi di corna e la pelle di animale e che possiede un fallo di grosse dimensioni è la chiara rappresentazione del Dio Selvaggio o del Dio Arboreo della tradizione pagana, come può essere Pan o Chernunnos. Baciare il fallo che porta la fertilità è riconoscere il potere di quel simbolo. Anche il coito stesso che avveniva con le partecipanti ha una spiegazione di tipo antropologico. Chi subiva la penetrazione e la descriveva in seguito durante i processi ammetteva che si trattasse di un fallo di dimensioni abnormi ma decisamente molto freddo e di una durezza quasi anormale. Questo si spiegherebbe mediante l'utilizzo (che troviamo anche nei rituali Dionisiaci) di un fallo di legno legato in vita, con il quale il rappresentante (e perché no una donna), travestito o travestita con una pelle di animale e con le corna di capro o cervo, aveva rapporti sessuali con le astanti al sabba. Considerando il buio della foresta in cui queste cose avvenivano e lo stato di estasi dovuto alle sostanze assunte o anche solo l'eccitazione dell'evento stesso, la spiegazione è pressoché accertata. A chi poteva eventualmente assistere, nascosto dietro un cespuglio, nell'oscurità illuminata da fuochi e condita di superstizione ecco che cosa appariva: un demone cornuto che coitava con le streghe. Se non che, a volte si diceva che alcune di queste partecipanti fossero preda dall'estasi del rituale (e anche dall'occlusione mentale imposta dal regime cristiano di sottomissione che vigeva a quell'epoca nei riguardi del sesso) e che fossero viste mimare rapporti sessuali come se qualcuno le stesse penetrando realmente. Da qui la credenza che i demoni, invisibili, avessero rapporti sessuali con le astanti al rito.

L'apostasia
Un terzo punto fondamentale e tradizionale del sabba è l'apostasia che il Diavolo chiederebbe alle streghe giunte all'incontro e spesso caratterizzato dallo sputare su una croce rinnegando il Dio cristiano. Anche qui troviamo una componente reale e una spiegazione attendibile. Le streghe (o comunque i pagani) effettivamente si ritrovavano a festeggiare i sabba come rituali del raccolto, ma si trattava di celebrazioni bandite e proibite dalle leggi indette nel Canon Episcopi; rituali che la Chiesa cercava in ogni modo di distruggere e annullare con particolare odio e ferocia. Per poter avere accesso e partecipare a questi ritrovi bisognava (dopo essere stati presentati da qualcuno di fidato) dimostrare di essere chi si diceva di essere e non possibili spie. Da questo deriva infatti anche il "nome da strega", ossia un termine segreto con il quale si veniva riconosciuti solo tra appartenenti alla stessa congrega. Era pressoché impossibile che, per il regime di segretezza che si era costretti a tenere all'epoca, si conoscesse il volto e il nome delle persone che partecipavano ai rituali. Ecco anche il motivo delle vesti scure e dei cappucci o le maschere. Solo l'Alto Sacerdote, il Dio Cornuto, conosceva i nomi degli astanti. Ecco anche spiegato perché non lo si vedesse mai in volto: doveva preservare la propria riservatezza e le informazioni che aveva in mano. Il modo migliore, quindi, per dimostrare di non essere cristiani travestiti o spie ecclesiastiche stava nello sputare su una croce e rinnegare il Cristo. Solo un pagano avrebbe commesso un'eresia tale senza temere di incorrere nella dannazione eterna.
È ovvio che la partecipazione a rituali di quel genere passava diversi gradi di segretezza e questo era solo l'ultimo di essi, ossia quando si era condotti sul luogo a partecipare.

Le sacre danze
L'ultimo aspetto è quello delle danze e delle gozzoviglie. Spesso si sosteneva infatti che le streghe danzassero col Diavolo a cavallo di scope, girando in cerchio, saltando e gridando. È anche da qui che nasce il simbolismo della strega legata alla scopa, e anche qui troviamo un punto di connubio reale: la scopa è in effetti uno degli strumenti sacri della stregoneria in quanto simbolo androgino legato sia al maschile: il bastone, che al femminile: la saggina. L'uso di cavalcarla saltando e ballando è legato a due aspetti: il primo è quello simbolico della fertilità e la purificazione. Si ritiene infatti che la scopa, per il suo uso, allontani la negatività spazzandola via. È anche per questo motivo che è abitudine appoggiarla dietro la porta di casa perché, in quanto simbolo sacro di purificazione e protezione, qualsiasi spirito maligno che desideri entrare la farebbe cadere e sarebbe costretto a contare tutti i rami di betulla o saggina prima di poter accedere alla dimora. Il simbolismo della fertilità si trova invece nel bastone, simbolo fallico, che veniva infilato nella saggina, unendo due parti (maschile e femminile) le quali, nel loro simbolismo, creano l'unione del Dio e della Dea.
Il secondo motivo per la scopa è quello pratico della danza. L'unguento per la visione e il volo ottenuto con le piante psicotrope veniva infatti anche spalmato sul manico, il quale poi veniva sfregato sui genitali e le mucose vaginali permettendo così agli alcaloidi di entrare in circolo più rapidamente.

Ma cosa succedeva realmente al sabba?
Si onorava la vita, si propiziava la fertilità delle persone e dei campi mediante offerte, si pronosticava e si sperava di ottenere un raccolto abbondante e si onorava lo scorrere del tempo, quindi il giro della ruota, e lo si faceva attraverso simboli arborei e sciamanici. I rituali di questi culti agresti non erano molto diversi da quelli che pratichiamo oggi durante i sabba wiccan e non sono lontani dalle tradizioni che ancora adesso vengono onorate in molte parti del mondo, soprattutto nel nostro paese, inglobate nella cultura paesana o assorbite dal cristianesimo. Un'opera questa che ci riporta al primo tentativo di cristianizzazione del mondo pagano: l'accettazione; sostituire le divinità e i templi con un nuovo culto cercando di inglobare simboli e nomi e facendo apparire la cosa come un cambiamento non troppo radicale, di più facile assimilazione. Di queste tracce se ne possono contare a centinaia, più o meno piccole ed eclatanti, nel culto e nel simbolismo cristiano, sia esoterico che exoterico.
Come abbiamo visto brevemente il sabba è una festività di tipo solare relativa al regno agreste e legata al ciclo di morte-rinascita della natura e al conseguente rapporto che l'uomo ha creato con i frutti della terra: la semina, la coltivazione e il raccolto portato al nutrimento. Tutto il bagaglio demoniaco, distruttivo e anticristiano è stato agganciato in seguito, quando la cristianizzazione dei popoli pagani subì un giro di vite con la bolla papale di Papa Innocenzio e l'infame pubblicazione del Malleus Maleficarum ad opera dei due inquisitori domenicani Heinrich Kramer e Jakob Spengler. La realtà che rimane ora (per noi che abbiamo il grande dono di poterci informare liberamente), è solo l'osservanza e l'onore di un passaggio attraverso le diverse fasi di una ruota che gira portando vita, morte e rinascita in ogni angolo della Terra. Vediamo come il Sabba sia quindi qualcosa di infinito, mai statico, come le fasi lunari. La luna piena è un istante, non una notte. Il sabba è un istante, non tre giorni. La Terra non si ferma nelle posizioni che assume nei confronti della sua stella ma continua la sua rivoluzione intorno al Sole che ci porta vita e calore in estate e morte e freddo in inverno.
Ecco il motivo della ruota solare. La ruota, il cerchio, sono simboli che non hanno fine né inizio, ma sono parte di un insieme infinito di punti. La stessa croce celtica, presa in prestito ad utilizzo improprio dal fascismo o quella uncinata, presa in prestito per motivi simili dal nazismo, sono simboli solari.
Come dicevamo all'inizio del capitolo, l'uomo ha cambiato, nel corso del passare delle diverse culture, il modo in cui ha calcolato e interpretato lo scorrere del tempo. Nel libro TANTRA - L'altro sguardo sulla vita e sul sesso di Andrè Van Lysebeth, un testo quasi classico dello yoga tantrico spiegato in occidente (e nel cui titolo tradotto troviamo la prima amputazione, dato che il titolo originale era TANTRA - Le culte de la Fèminitè. L'autre regard sur la vie et le sexe) l'autore parte con una visione della storia riletta in seguito alla scoperta delle rovine di Mohenjo-Daro nella valle dell'Indo, sito archeologico poco rinomato in quanto pone dubbi sulla visione delle popolazioni nomadi ariane come conquistatori di popoli inetti e portatori di cultura nel mondo, permettendo, dati archeologici alla mano, di presupporre come culture più evolute e più pacifiche di agricoltori stanziali e matriarcali (non solo in India ma anche in tutta l'Europa - vedesi i Fir bolg dai capelli neri e occhi scuri divenuti servi dei vari biondo - rossicci di pelle chiara in Irlanda) furono conquistate e sottomesse da nomadi guerrieri patriarcali noti come indoeuropei o ariani (in Europa considerati padri dalla nostra cultura patriarcale). Egli associa le antiche civiltà agricole con il matriarcato e quelle nomadi conquistatrici con il patriarcato e con le gerarchie politiche e la nascita della schiavitù e delle classi. In questo contesto si inserisce il tempo lineare, frutto della nostra civiltà occidentale, datato dall'autore con le osservazioni di Cartesio nel 1619 che hanno portato a misurare il tempo con gli orologi, ma prima ancora con i calendari, una pseudo conquista moderna ed occidentale: "(...) percepito come una linea retta, infinita o quasi, sulla quale ci si colloca, o, piuttosto, tutto si muove, (...)dunque tutto progredisce e migliora. Questa nozione di progresso, in quanto valore assoluto, è tanto perniciosa ed astratta quanto il tempo lineare. E rappresenta un fattore supplementare di stress. (...)La vita evolve, certo, ma è in progresso perpetuo? (...) L'uomo moderno non è necessariamente (...) superiore all'uomo arcaico. (...) Il suo [dell'uomo arcaico] concetto di tempo era ciclico, dunque senza "inizio", ma anche senza fine (...) la natura è un perpetuo ricominciare, i cui cicli regolano la sua vita. (...) Quanto al tempo sacro (...) (riportando a sua volta una citazione da Mircea Eliade "Il Mito dell'eterno ritorno") (...) "Tutti i sacrifici sono effettuati nello stesso istante mitico posto all'origine; per il paradosso del rito, il tempo profano e la durata risultano sospesi (...) Quando un atto o un oggetto acquista una certa realtà attraverso la ripetizione di determinati gesti paradigmatici - realtà che non ottiene altrimenti che attraverso questi - si verifica un'abolizione implicita del tempo profano, della durata, della storia". Secondo Van Lysebeth il tempo lineare è fonte di stress; la nostra civiltà non ha migliorato molto la specie, anzi la resa più aggressiva e spietata con i suoi simili e con donne e sessualità. Il tempo circolare permetteva efficienza ed una vita integrata nell'ambiente, il tempo reale cui appoggiarsi è quello sacro che concepisce il qui ed ora, sempre nell'attimo della creazione in atto.
Ecco dove trova spazio e collocazione la ruota dell'anno, il potere del cerchio che gira, che ruota, sfuggente sempre, prendendosi per mano. E come la ruota anche il ciclo della vita, composto dalla nascita, la crescita, l'innamoramento, la fecondazione, la procreazione, la saggezza, il riposo della morte e la rinascita. Accettare un tarlo che spezza questo ciclo, insinuarlo, significa rinnegare la propria natura che prima o poi, comunque, riprenderà il sopravvento. Le cose sono sempre legate, strettamente, come le donne si legavano i capelli in trecce per impedire agli spiriti maligni di insinuarsi. Il Cristianesimo ha fatto del suo meglio per migliorare il mondo secondo il suo punto di vista, ma chi lo ha trasformato nel tempo con i suoi fini egocentrici e patriarcali, mettendo il potere davanti alla spiritualità, ha oltremodo dimenticato che servono due cardini per far sì che una porta possa aprirsi e chiudersi. L'equilibrio è ciò che sostiene il mondo e l'osservazione di ciò che ci circonda, dal singolo filo d'erba, al volo degli uccelli, alle maree, alle fasi lunari, al moto degli astri; tutto ci fa capire che ogni cosa che arriva ad uno squilibrio alla fine ritorna in qualche modo in equilibrio attraverso un cambiamento, a volte dolce e graduale, a volte repentino e violento. E come le stelle erranti che Hipathia ignorava essere pianeti e i cerchi dentro i cerchi che la filosofa ignorava essere ellissi, ecco che ogni cosa torna per un preciso scopo, una precisa condizione universale in cui tutto ha il suo esatto posto, ruolo. Nel ruotare di ellissi su ellissi ogni cosa prima o poi si trova allineata, sovrapposta, ora vicina ora lontana. È il ciclo della vita. Il futuro mette radici nel presente nutrendosi dei cadaveri del passato.
Il ruotare dell'anno è l'accettazione di ciò che è lo scorrere continuo, imperituro, perpetuo di ogni singola cosa che esiste, da i corpi celesti alla vita su questo pianeta, il suo continuo cambiamento attraverso la trasformazione di ciò che esiste e il mescolare dentro il grande calderone di Cerridwen, dove la magia avviene, come un ventre gravido di brodo primordiale.
Come ci insegna Starhawk, il moto dell'universo è una "Danza a Spirale". È in questo modo infatti che tutto si manifesta: dalle lunghissime doppie eliche del dna al moto degli elettroni, alle onde radio, alla luce solare, alle galassie... l'energia scorre in maniera spiraliforme. E come tale, nel discendere e nel risalire ha picchi come onde, maree. Anche l'energia che scorre nella ruota dell'anno, compiendo comunque moti circolari, è in realtà una doppia spirale, che sale e scende e che raggiunge i picchi in quattro momenti dell'anno: i sabba maggiori e picchi in discesa in altri quattro momenti: i sabba minori. Ogni raggio di questa ruota è quindi un passaggio vero e proprio, una tappa dello scorrere ascendente e discendente di queste energie che ha i suoi apici e le sue massime discese nella diversa posizione solare. E come ben dovremmo immaginare, questa cosa non ha né fine né inizio, ma è un moto continuo, perpetuo che scorre attraverso le cose, facendo risvegliare la natura (oestara), mandandola al pieno rigoglio della vita (bel), permettendo ai frutti di maturare (litha), di cadere a terra gettando semi (lammas), di marcire fecondando la terra (mabon), di morire (samhain), rimanere sepolti nella neve in attesa (yule) e di fare i primi passi per uscire (imbolc) e ricominciare così un nuovo ciclo.

SABBA MAGGIORI E SABBA MINORI

I Sabba Maggiori

Lo scorrere della ruota dell'anno, determinata dai sabba nel paganesimo europeo, prende spunto dalla tradizione celtica e dal computo del tempo dettato dal loro calendario, la cui unica risorsa, attualmente è determinata dal Calendario di Coligny.
Cos'è il Calendario di Coligny?
Si tratta di una tavola bronzea risalente al II secolo d.C che riproduce in maniera dettagliata un antico e complesso sistema calendariale di tipo lunisolare in uso presso le popolazioni celtiche. Questo documento, ovviamente incompleto, è composto da 73 frammenti che mostrano sedici colonne per un totale di 2021 righe e un ciclo di cinque anni ed è, per il momento, la più importante testimonianza scritta di quel popolo. Grazie alla preziosissima fonte archeologica che risulta essere il calendario di Coligny (noto in questo modo per il luogo dove è stato rinvenuto nel 1897, nei pressi di Lione in Francia) è stato possibile ricostruire parte del patrimonio celtico sul computo del tempo.
Da quello che abbiamo potuto cogliere quindi, questo antico popolo tradizionalmente divideva l'anno in due metà. È utile osservare che queste due metà erano in effetti due anni separati: uno luminoso ed uno oscuro, in un ciclo continuo. Ogni mese a sua volta, era diviso in due sezioni diverse: entrambe caratterizzate da un punto comune: la parte luminosa e quella oscura, rispettivamente note come geimhredh per riferirsi all'inverno e samradh per riferirsi all'estate.
Ritenendo che ogni cosa nascesse dall'oscurità (il giorno iniziava al tramonto), i celti cominciavano la misurazione del loro calendario nella parte oscura (come del resto facciamo anche a noi, dal momento che il giorno comincia a mezzanotte e la lunazione comincia in luna nuova) e lo facevano con l'unica festività chiaramente indicata nel Calendario di Coligny: Trinuxtion Samoni che segnava l'inizio dell'anno per il quale i celti, che seguivano un ciclo prettamente lunare e legato all'agricoltura, effettuavano l'ultimo raccolto prima della preparazione del terreno per l'ingiungere dell'inverno. Questa data era la vigilia di Samhain, il 31 ottobre. Quella che ancora adesso è nota come Capodanno Celtico.
A testimoniare invece l'inizio della metà luminosa dell'anno c'era Beltain che si svolgeva tra il 30 aprile e il 2 di maggio, periodo in cui l'estate aveva inizio. Questo era il momento in cui la terra veniva fecondata e benedetta per permettere al raccolto di crescere abbondante e rigoglioso.
C'erano altre due festività che caratterizzavano lo scorrere dell'anno celtico: Oimlec e Lughnasadh. Tutte e quattro questi momenti di cardine dell'anno celtico erano dedicati a quattro divinità. Beltain era dedicato a Belenus, il dio della Luce; Lunghnasad era dedicato a Lugh, il dio del grano; Samhain era dedicato a Cailleach, Arianhod o a Chernunnos, il consolatore, mentre Oimlec (o Imbolc) era dedicato a Brigid (figlia di Dagda), la signora della luce.
Vedremo nel dettaglio ogni singolo evento, quindi rimando a dopo le spiegazioni sul significato delle stesse.

I Sabba Minori: Solstizi ed Equinozi

In relazione ai quattro sabba principali la ruota dell'anno conta altre quattro ricorrenze di tipo astronomico: i due solstizi (inverno e estate) e i due equinozi (autunno e primavera). Ho sentito molti parlare di queste coincidenze astronomiche e scoprire che in realtà non hanno ben chiaro che cosa siano. Perciò facciamo due passi brevi nel campo celeste per capire cosa ci succede intorno.
Come tutti sappiamo la Terra descrive un'ellisse nella sua orbita intorno al Sole. Il moto apparente che la nostra stella compie in relazione alla volta celeste è nota come eclittica. Questo nome deriva appunto da "eclissi" in quanto è proprio su questa orbita immaginaria che vengono calcolate e avvengono queste occasioni. Immaginaria perché il Sole in effetti è fermo in relazione alla Terra, ma avendo come punto di riferimento il luogo dove viviamo, il calcolo viene effettuato nei punti dove il Sole tramonta e sorge. L'eclittica, per essere esatti è la relazione che c'è tra il piano dell'orbita terrestre e la sfera celeste. Quando il Sole, sempre nel suo moto apparente nel cielo, raggiunge il punto di inclinazione massimo si verifica il solstizio d'estate, ossia il sole tramonta più tardi e sorge prima. Quando invece raggiunge il punto di inclinazione minimo si verifica il solstizio d'inverno, ossia il Sole tramonta prima e sorge più tardi. Abbiamo quindi una notte più lunga del giorno durante l'inverno e una notte più corta e un giorno più lungo d'estate nelle effettive ore di luce. Questo moto astronomico è stato ovviamente osservato e celebrato in quanto fenomeno costante che veniva calcolato anche in base al luogo diverso dove il sole sorge ogni giorno. Il termine stesso solstitium deriva da solstat, ossia "Sole fermo". L'astro smette di muoversi in una direzione e comincia a cambiare moto.
Quando, sempre nel suo moto apparente nella volta celeste, il Sole si presenta all'intersezione esatta che esiste tra l'equatore terrestre e l'eclittica, abbiamo un perfetto equilibrio tra le ore diurne e quelle notturne. Questo fenomeno è noto come equinozio. Il termine stesso (dal latino equi noctis ossia notte uguale) ci fa capire come sulle ventiquattro ore in cui la Terra ruota su se stessa abbiamo un perfetto equilibrio tra luce e oscurità. Il Sole, perpendicolare all'equatore fa sì che la metà del nostro pianeta che rimane illuminata e la metà che invece rimane al buio passi esattamente per due poli.
Le date dei due solstizi e dei due equinozi possono variare di alcuni giorni ogni anno in base a quando l'apparente moto del Sole si sposta nelle diverse case dello zodiaco. In quella del Cancro per il solstizio d'estate, in quella della Bilancia per l'equinozio d'autunno, in quella del Capricorno per il solstizio di inverno e infine in quella dell'Ariete per l'equinozio di primavera. Calcolati i due solstizi e i due equinozi era possibile posizionare sul calendario lunisolare celtico le rispettive ricorrenze a metà tra ognuno dei quattro fenomeni astronomici.
Queste quattro festività hanno quattro rispettivi nomi. L'equinozio di primavera era noto come Alban Eilir (luce della terra), mentre quello di autunno era noto come Alban Elued (luce dell'acqua). Mentre i due solstizi erano noti come Alban Arthan (luce dell'inverno) e Alban Heruin (luce della riva). Tutte e quattro le feste hanno anche nomi relativi a divinità, soprattutto legate al neo-paganesimo. L'equinozio di primavera è noto anche come come Oestara, in onore alla divinità germanica dei fiori e della primavera, mentre quello autunnale è noto comeMabon, in onore al dio gallese figlio di Modron, la Madre della Terra. I due solstizi sono noti rispettivamente come Litha, quello estivo, in onore alla dea sassone del grano e del raccolto e quello invernale come Yule, la cui radice etimologica rimane dubbia. Alcuni sostengono che detivi dal norreno Hjòl che significa "ruota", ma nelle lingue scandinave si usa la parola "Jul" per riferirsi sia al Natale che ad altre feste dicembrine.
Ora vedremo le singole ricorrenze una per una. Le informazioni seguenti sono frutto di ricerche incrociate e confronti con diverse tradizioni. Invito, come sempre, chiunque a segnalarmi eventuali correzioni e rettifiche degne di nota, purché sempre avvalorate da una bibliografia accertata e non per sentito dire.
Samhain - 31 Ottobre - 1 Novembre
Yule - 20 - 24 Dicembre
Imbolc - 31 Gennaio - 2 Febbraio
Oestara - 20 - 24 Marzo
Beltaine - 30 Aprile - 2 Maggio
Litha - 20 - 24 Giugno
Lughnasadh - 31 Luglio - 2 Agosto
Mabon - 20 - 24 Settembre