lunedì 31 ottobre 2016

Spiritualismo filosofico



Il vasto numero di opere scritte sullo Spiritualismo può disorientare chi si sente attratto da una realtà trascendentale (ma altrettanto vera quanto quella del mondo visibile), mentre in taluni può accadere che si manifesti uno stato di incertezza se non addirittura di angoscia e di smarrimento, poiché questa verità non è facilmente identificabile né tanto meno afferrabile senza un’adeguata preparazione.
La conoscenza del mondo invisibile presuppone lo studio serio e costante di opere non immediatamente comprensibili, almeno nella loro interezza, per coloro che si avvicinano per la prima volta ad un sapere che, contrariamente a quanto molti credono, è una vera e propria scienza. La scienza spiritualistica infatti, sia detto per inciso, abbraccia tutto l’arco dello scibile, dalla medicina alla fisica, dall’astronomia alla geologia, dalla chimica alla fisica nucleare.
La principale difficoltà per chi si accinge ad affrontare questo studio consiste nel fatto che da una parte si è dovuto esprimere in termini terreni ciò che terreno non è più, mentre dall’altra parte dobbiamo capire con il nostro cervello fisico, quindi limitato, una materia che trascende il fisico. Solo dopo uno studio profondo e metodico si svilupperanno in noi certi sensi spirituali che ci consentiranno di afferrare il mondo visibile nella sua completezza.
Nell’ambito dell’attività del “Cenacolo 71”, i libri, i saggi, le relazioni e i seminari di approfondimento si offrono come opportunità di studio dello Spiritualismo.
Il Cenacolo 71, infatti, ha avuto il merito di impostare la ricerca definendone l’oggetto come “Parapsicologia Umanistica ad indirizzo quantistico” secondo un triplice approccio: scientifico, filosofico, morale.
Le opere del “Cenacolo 71” si sono rivelate dunque proficue per chi intendesse percorrere seriamente una strada certo non facile, ma che conduce alla conoscenza e alla consapevolezza di sé. Questo cammino, sebbene arduo, va assolutamente intrapreso da chi aspira alla propria evoluzione interiore e vuole quindi fare tesoro delle esperienze accumulate, esperienze che si amplificheranno e che lo accompagneranno nel suo continuo procedere verso la Verità e la Luce.
L’intendimento di questo nostro scritto è quello appunto di dare a chi si accosta per la prima volta a questa scienza una base che servirà ad afferrare interamente tutto ciò che è stato scritto in proposito e affrontare quindi con profitto studi più approfonditi. In tal modo sarà possibile avviarsi ad occhi aperti e in piena coscienza lungo una via diretta alla realizzazione di se stessi anche, e soprattutto, come esseri incarnati viventi in un mondo non meno reale di quello invisibile.
Per conoscere lo Spiritualismo è indispensabile, prima di ogni cosa, definire il concetto che gli è proprio. Possiamo definire lo Spiritualismo come una teoria sulla natura, sull’origine e sul destino degli Spiriti, sui rapporti che si stabiliscono fra di essi nel mondo fisico e nel mondo spirituale, e sulle conseguenze morali e religiose che derivano da questi rapporti.
Si potrebbe definire lo Spiritualismo una scienza d’osservazione e, allo stesso tempo, una dottrina filosofica. In quanto Scienza, lo Spiritualismo considera i rapporti che si stabiliscono fra noi e gli Spiriti; in quanto Filosofia, studia tutte le conseguenze morali che derivano da questi rapporti. Lo Spiritualismo non è soltanto una scienza che studia la natura, l’origine e il destino degli Spiriti, ed i loro rapporti con il mondo corporale.
Infatti, il “Cenacolo 71” tenendo presente i suggerimenti ricevuti dalla sua guida “IL POPE” dal 13 agosto 1983 ad oggi (dicembre 2001,
ndr), preferisce parlare di teoria anziché di scienza per non escludere l’aspetto filosofico e l’aspetto morale che sono elementi integranti delle conclusioni alle quali è fin qui giunto. Inoltre, nei rapporti fra spiriti include anche gli spiriti incarnati e, infine, considera le conseguenze religiose della ricerca distinte da quelle morali, perché i due ambiti, pur collegati, sono separati.
In conclusione riteniamo che lo Spiritualismo presenti tre livelli, che non sono però frutto di una divisione, né di un modo di porre la dottrina, ma di una impostazione metodologica. L’osservazione dei fenomeni e lo studio delle loro leggi costituiscono l’aspetto scientifico. Lo studio delle conseguenze, che l’osservazione e la sperimentazione di questi fenomeni producono sulla vita umana, costituisce l’aspetto filosofico. Mettendo in pratica gli insegnamenti che ne conseguono, abbiamo la dimensione morale della Dottrina. Così come non è possibile togliere uno dei lati di un triangolo senza far sparire la figura geometrica, è altrettanto impossibile acquisire una vera conoscenza dello Spiritualismo mediante l’approccio ad uno solo dei suoi tre aspetti.

ScienzaLo Spiritualismo, come tutte le scienze, ha un “oggetto” proprio e un metodo.
L’oggetto può essere materiale o formale. L’
oggetto materiale è ciò che la scienza studia; però un medesimo oggetto materiale, uno stesso argomento, può essere studiato da molte scienze diverse.
È dunque importante conoscere in che modo specifico ogni scienza particolare osserva l’oggetto. Il profilo specifico di un oggetto materiale, osservato da un certo punto di vista, è ciò che costituisce l’oggetto formale, grazie al quale le scienze si distinguono l’una dall’altra.
Lo Spiritualismo ha, dunque, un oggetto materiale: l’uomo (spirito incarnato), e un oggetto formale costituito dalla natura degli Spiriti, la comunicazione fra di essi, incarnati o disincarnati, e la conoscenza delle leggi del mondo invisibile.
Il metodo è l’insieme di procedimenti e di tecniche necessarie ad approfondire la conoscenza di un certo oggetto. Il metodo deve adattarsi all’oggetto formale che si vuole studiare ed agli obiettivi che ci si propone di raggiungere.
I metodi si dividono in: introspettivo ed estrospettivo. I metodi estrospettivi possono essere deduttivi o induttivi. Seguendo il metodo deduttivo, si parte da un principio generale per arrivare a conclusioni particolari. Con il metodo induttivo, si parte dall’esame dei fatti particolari per arrivare ad enunciare una legge generale.
Allan Kardec definì lo Spiritualismo “scienza di osservazione”. Ciò significa che il metodo è quello induttivo. “Il metodo induttivo può essere metodo di osservazione o metodo di sperimentazione. È dunque rigorosamente esatto dire che lo Spiritualismo è una scienza di osservazione e non un prodotto dell’immaginazione”.
La differenza tra l’osservazione e la sperimentazione è stabilita dall’atteggiamento proprio del soggetto nell’indagine del fenomeno. Se ci si limita semplicemente a studiarlo così come appare nelle situazioni normali e spontanee, senza interferire nella sua produzione o sul suo sviluppo, si fa dell’osservazione. Se, invece, il soggetto interviene per stabilire le condizioni nelle quali il fenomeno si produrrà, allora si tratta di sperimentazione. Nella ricerca spiritualistica, si può usare sia l’osservazione che la sperimentazione, a patto di non perdere di vista il fatto che i procedimenti di ricerca sono relativi all’oggetto di studio e che, nello stabilire le condizioni della sperimentazione, non si possono tralasciare le caratteristiche particolari dell’oggetto.
L’esperienza ci suggerisce che, quando un principio nuovo deve essere enunciato, lo Spirito lo fa spontaneamente rispettando però certe condizioni:
- Le risposte che dà uno Spirito possono essere contraddittorie se raccolte in centri diversi. Se in due centri diversi, le opinioni e le idee divergono, le risposte possono essere deformate, poiché si trovano sotto l’influsso di diversi tipi di Spiriti. La risposta non è, dunque, contraddittoria, ma lo è il modo in cui la si esprime. In questo caso, ci troviamo di fronte ad un errore di filtrazione medianica, dovuta all’influenza degli Spiriti (non ultimo, quella dello spirito del medium stesso).
- Gli Spiriti possono anche adeguare le loro risposte alla capacità intellettuale dei loro interlocutori. In tal caso, l’eventuale contraddizione è soltanto apparente, poiché l’idea di base è sempre la stessa. La diversità delle comunicazioni, poi, può essere indotta da posizioni spirituali diverse (diversi livelli evolutivi).
È dunque necessario:1. Non dimenticare che gli Spiriti Superiori, nelle loro rivelazioni, non affrontano le grandi questioni della Dottrina, se non gradatamente.2. Osservare con riserva e sfiducia tutto ciò che si allontana dalla meta finale dello Spiritualismo.3. Sottoporre la comunicazione al criterio della razionalità.
Comunque, il criterio di razionalità ci impone di sottoporre ogni comunicazione proveniente dagli Spiriti, senza eccezioni, all’esame della ragione. Il “Cenacolo 71” ha sempre ritenuto che qualsiasi teoria che contraddica apertamente il buon senso o la logica rigorosa, o i dati positivi precedentemente acquisiti, deve essere scartata, nonostante l’eventuale rispettabilità del nome di chi la sottoscrive.
Filosofia
La filosofia è sempre una ricerca delle cause prime. È la scienza dei principi primi e delle ragioni ultime. Essa rappresenta sempre una ricerca permanente dell’individuo allo scopo di riunire, con una comprensione totale, l’uomo e il cosmo in un sistema integrato. Ciò non significa che essa raggiunga la verità ultima di tutte le cose, seppure questa costituisca il suo orientamento, la sua inclinazione, la sua ragione di essere.
Come la Filosofia, lo Spiritualismo studia l’origine, la natura, il destino degli Spiriti deducendone le conseguenze morali sull’esistenza umana. Dalla prova dell’esistenza degli Spiriti e della possibilità di comunicazione che essi hanno, dallo studio delle comunicazioni, lo Spiritualismo tenta di approfondire la conoscenza del mondo invisibile. È una filosofia a base scientifica, poiché essa si costruisce partendo dall’osservazione di fatti determinati.
La filosofia spiritualistica si serve del metodo deduttivo, partendo da idee generali per giungere a quelle particolari del metodo dialettico, procedendo con la contrapposizione tra tesi e antitesi per arrivare alla sintesi; nonché del metodo intuitivo.
Nello Spiritualismo si valorizza l’importanza della intuizione quale metodo di ricerca. L’osservazione e la sperimentazione sono strade che si esauriscono se non viene loro dato un nuovo impulso. Il solo uso dei sensi non può farci progredire. È necessario che il ricercatore trovi una via di accesso all’interno delle cose, all’essenza del fenomeno, che lo colleghi al mistero interno dello stesso. È necessario quindi che egli conosca se stesso e il suo spirito, perché è attraverso le essenze somiglianti che può avvenire la relazione. È necessario, come dice Pietro Ubaldi « amare il fenomeno, tramutarsi nel fenomeno osservato e viverlo… trasferire il proprio io, con la sua sensibilità, verso il centro del fenomeno e stabilire, più che una comunione, una vera trasfusione d’anima»
.
Bergson affermava che l’intelletto non può capire l’essenza delle cose e che l’intuizione ci consente di penetrare nel loro interno. L’intuizione è un «istinto particolare, disinteressato, cosciente di sé, capace di riflettere sul suo oggetto, di estenderlo all’infinito»; è una sorta di simpatia spirituale. La conoscenza intuitiva, dice Miguel Reale, agisce direttamente come un sondaggio nel reale per coincidere con quello che il reale ha di concetto, di unico e quindi di ineffabile
.
Il ruolo dell’intuizione nel campo delle scienze esatte è messo in rilievo come strumento del sapere tanto nel campo dei principi fondamentali quanto nella ricerca sperimentale.
Le grandi visioni generano ipotesi che saranno poi comprovate negli esperimenti fisici, oppure dimostrate matematicamente
. Riferendosi al lavoro del fisico (relativo alla scoperta della legge dei quanti), Einstein diceva che « non esiste un cammino logico per la scoperta di tali leggi. Esiste soltanto la via dell’intuizione aiutata da un senso dell’ordine che giace dietro le apparenze e questo Einfuehlung si sviluppa con l’esperienza ». Affermava Poincaré: « È con la logica che si dimostra e con l’intuizione che si inventa ».
Morale
Lo Spiritualismo, dal punto di vista filosofico, può essere definito una religione, perché è la dottrina che crea gli anelli di fraternità e di comunione di pensieri non su una semplice convenzione, ma su basi più solide: le leggi stesse della Natura.
Tuttavia, è il modo di vivere che dà il vero senso alla religione. Una fede non può essere il semplice risultato di posizioni filosofiche, ma la ricerca della realizzazione, la messa in atto pratica dei postulati che determinano il carattere religioso della Dottrina.
Lo Spiritualismo fornisce i mezzi che ci consentono di unire le due grandi nemiche nel campo della conoscenza umana: la scienza e la religione. Operando in campi distinti, l’una e l’altra non hanno cercato di vedere l’unitarietà della conoscenza. Lo Spiritualismo invece avvicina l’una all’altra, fornendo la conoscenza delle leggi che reggono l’universo spirituale e le sue relazioni con il mondo corporale. La conoscenza del mondo invisibile cambia gli orizzonti psicologici e sociali dell’uomo, inquadrandolo come un elemento dell’universo, modificando così il campo delle sue conoscenze ed aprendogli nuove prospettive su come affrontare la vita.
Caratteri dello Spiritualismo
Lo Spiritualismo nasce come corrente filosofica sviluppatasi in Francia e in Italia con intenti polemici verso il positivismo, lo scientismo e il materialismo, ai quali oppose un ritorno alla metafisica di ispirazione cristiano-agostiniana.
Anche se l’insegnamento è originariamente degli Spiriti, essi sono ammessi soltanto come parte del corpo dottrinale e per dare un momento di serenità all’angoscia e alla sofferenza ma sempre attraverso il criterio del controllo della ragione.
Da ciò derivano due caratteri fondamentali dell’impostazione operativa dello Spiritualismo:
a) ha origine divina;b) avviene per iniziativa degli Spiriti;c) è sottoposto all’elaborazione umana.
Per quanto riguarda la rivelazione spirituale, occorre sottolineare che l’insegnamento:a) è collettivo;b) è universale;c) è graduale e progressivo;d) si basa sulla morale di Cristo con in più la “conoscenza dei principi che reggono le relazioni fra i viventi in ogni dimensione collocati”;e) si sviluppa tramite un dialogo di approfondimento in rapporto alle necessità del singolo;f) non è dogmatico né ritualistico.
Infine, la rivelazione spiritualistica rappresenta un passo avanti nello stesso processo delle rivelazioni. Sinteticamente possiamo dire che le grandi rivelazioni diffuse prevalentemente in Occidente sono state le seguenti:a) la rivelazione di Mosè;b) la rivelazione cristiana;c) la rivelazione spiritualistica.
Mosè
Abramo rivelò l’esistenza di un Dio unico. Dapprima tale credenza rimase prerogativa dei templi. Mosè, diffondendola, la fece diventare patrimonio di tutto il popolo ebraico; egli adottò una serie di leggi miranti a far sì che il popolo, ancora incolto e arretrato, accettasse il monoteismo, per cui nacque la necessità di dividere la legge in due parti:a) la legge di Dio;b) le legge civile o disciplinare, decretata da Mosè.
Mosè attribuì un’origine divina anche alla parte disciplinare, così come fecero gli altri legislatori dell’antichità, allo scopo di farla rispettare. Tuttavia, questa parte della sua legislazione si rivolgeva ad un popolo con scarso senso morale e dava quindi l’idea di un Dio terribile, vendicativo e nazionalista nel concedere favori, in contraddizione evidente con l’idea stessa di un Dio unico.
Non va dimenticato, però, che l’idea di Dio ha subito una trasformazione attraverso i tempi, avendo gli uomini perfezionato la loro comprensione. Questa evoluzione degli uomini si concretizzò da Mosè a Gesù passando per i profeti. Tuttavia, la legge divina è di tutti i tempi e paesi, ed ha servito da modello nelle legislazioni in ciò che esse hanno di duraturo. Essa è stata formulata sotto la forma dei “Dieci Comandamenti”.
Cristo
Gesù non è venuto per distruggere la legge, cioè la legge di Dio; Egli è venuto per compierla, cioè per svilupparla, per darle il suo vero senso e adattarla al grado di avanzamento degli uomini. L’amore per Iddio e per il prossimo sta alla base della rivelazione cristiana. Dio è rivelato, non soltanto come suprema giustizia, ma come suprema bontà. DIO è PADRE.
Gesù modificò nella sostanza e nella forma ciò che vi era di umano nelle leggi giudaiche, combattendo l’abuso delle pratiche esterne, le false interpretazioni, e prescrivendo l’amore per Dio al di sopra di tutte le cose e per il prossimo come per se stessi.
Gesù non si limitò a lasciare una legislazione morale. Egli compì le profezie vivendo la legge di Dio. Egli, ponendosi come esempio, assunse il ruolo di modello divino per il perfezionamento della creatura. Essendo nato in un’epoca in cui l’umanità attraversava una fase di decadenza, di avvilimento dei valori eterni dello spirito, Egli si avvalse delle cose più semplici per predicare l’umiltà, la carità, la vita futura.
Spiritualismo
Gesù non poté spiegare tutto; l’arretratezza della scienza e dello spirito umano non gli consentirono di parlare con tutta chiarezza, né di insegnare tutto. Evidentemente solo la maturità dello spirito umano e le nuove conoscenze avrebbero consentito il chiarimento delle sue lezioni e altre acquisizioni. Perciò, Egli promise, proprio perché gli uomini a quell’epoca non erano in grado di recepire tutte le spiegazioni, di inviarci lo Spirito di Verità che avrebbe ricordato le sue lezioni e insegnato nuove cose.
Questa rivelazione promessa è la Dottrina Spiritualistica; lo Spiritualismo sviluppa la rivelazione cristiana. In effetti, lo Spiritualismo si appoggia essenzialmente al Cristianesimo. Non lo sostituisce, ma lo completa e lo riveste di chiarezza.
Si possono citare le seguenti funzioni dello Spiritualismo:
a) studio della natura del mondo spirituale e delle sue relazioni con il mondo corporeo;b) esclusione dei fenomeni dal campo del meraviglioso e del soprannaturale;c) individuazione di prove dell’esistenza di un mondo spirituale.
Obiettivi
La finalità primaria dello Spiritualismo è il rinnovo morale dell’individuo, che permetterà di raggiungere il rinnovamento sociale. Il rinnovamento morale implica un rinnovamento mentale. In qualsiasi studio dottrinale non si può dimenticare l’obiettivo primario della Dottrina se non ci si vuole perdere in fantasie, sistematizzazioni affrettate pseudo-scientifiche o altri fanatismi. Ogni rinnovamento morale e sociale ha per obiettivo la ricerca di Dio.
Il progresso generale risulta da tutti i progressi individuali; ma il progresso individuale non consiste soltanto nello sviluppo dell’intelligenza e nell’acquisizione di qualche conoscenza: questa è soltanto una parte del progresso che non conduce necessariamente al bene, poiché si vedono uomini che fanno un pessimo uso del loro sapere; consiste soprattutto nel miglioramento morale. È questo il solo vero progresso, il solo che possa assicurare il miglioramento dell’umanità, perché nega totalmente il male. Il più intelligente degli uomini può fare molto male, ma colui che è avanzato moralmente farà soltanto il bene. Vi è dunque interesse per tutti nel progresso morale dell’umanità.
Vita futura
Ma a che cosa servono il miglioramento e la felicità delle generazioni future a colui che crede che tutto finisca con la vita terrena? Quale interesse ha nel perfezionarsi, nel costringersi, nel dominare le sue cattive passioni, a privarsi per gli altri? Nessuno! La logica stessa afferma che il suo interesse è di godere presto e con ogni mezzo, poiché domani non sarà forse più niente. Questo atteggiamento positivistico nei confronti della vita è la paralisi del progresso umano, perché restringe le idee e le concentra necessariamente sulla vita materiale. In questa condizione di pensiero, non essendo l’uomo niente prima e niente dopo, ogni rapporto sociale e di amorosi sensi cessa con il cessare della vita, la solidarietà diventa una parola vana, la fratellanza una teoria senza radici, l’abnegazione in favore altrui un inganno, l’egoismo, con la sua massima ognuno per sé, un diritto naturale; la vendetta diventa un atto di ragione, la felicità appartiene ai più forti ed ai più abili; il suicidio è la fine logica di colui che, a corto di risorse e di espedienti, non spera più in niente e non può trarsi d’impaccio.
Altri sono i sentimenti di colui che ha fede nell’avvenire, che sa che nulla di quanto acquisisce, in scienza e moralità, è perso per lui, che il lavoro di oggi darà domani i suoi frutti, che sa che farà parte egli stesso di quelle generazioni future più avanzate e più felici. Sa che, lavorando per gli altri, lavora anche per se stesso. La sua vita non si ferma sulla terra: abbraccia l’infinità dei mondi che saranno un giorno la sua dimora, intravede il luogo glorioso che dividerà un giorno insieme a tutti gli esseri creati.
Con la fede nella vita futura, il raggio delle idee si allarga; l’avvenire appartiene alla persona, il progresso personale ha uno scopo, un’utilità effettiva. Dalla continuità dei rapporti tra gli uomini nasce la solidarietà; la fratellanza è basata sulle leggi della natura e sull’interesse comune.
La fede nella vita futura è dunque l’elemento del progresso, perché stimola lo Spirito; può, da sola, dare il coraggio nelle prove, perché ne fornisce la ragione e la perseveranza contro la lotta al male, perché fa vedere uno scopo.
Perché la dottrina della “Vita futura” porti i frutti che se ne devono attendere, bisogna innanzitutto che soddisfi totalmente la ragione, che risponda all’idea che si ha della saggezza, della giustizia e della bontà di Dio. Bisogna che la “Vita futura” non lasci nello Spirito né dubbi né incertezze; che sia altrettanto positiva della vita presente, di cui è la continuazione, allo stesso modo in cui l’indomani è la continuazione della vigilia. È necessario volerla, capirla, toccarla con mano.
Fornendoci la prova materiale dell’esistenza e dell’immortalità dell’anima, iniziandoci ai misteri della nascita, della morte, della vita futura, della vita universale, facendoci toccare con mano le conseguenze inevitabili del bene e del male, lo Spiritualismo, meglio di qualunque altra Dottrina, fa risaltare la necessità del miglioramento individuale. Grazie ad esso, l’uomo sa da dove viene, dove va, perché si trova su questa terra; il bene ha uno scopo, un’utilità pratica; non forma l’uomo soltanto in vista dell’avvenire, ma anche per il presente, per la società; grazie al loro miglioramento morale, gli esseri umani prepareranno in terra il regno della pace e della fratellanza.
Tutto ciò che tende ad elevare l’uomo, a liberare il suo Spirito dalle pressioni della materia, in forma filosofica come in forma religiosa, rappresenta un elemento di progresso che lo avvicina al bene. Tutte le religioni conducono a questo scopo con mezzi più o meno efficaci e razionali, secondo il grado di avanzamento degli uomini per i quali sono state create.

Collin Rodney


Rodney Collin Smith, fu uno degli studenti più vicini a P. D. Ouspensky, l'unico ad aver trasmesso l'insegnamento nel pieno della tradizione della quarta via. Nacque il 26 aprile 1909 a Brighton, sulla costa meridionale dell'Inghilterra. Frequentò la London School of Economics e divenne ben presto uno scrittore professionista e un escursionista entusiasta. Il suo primo libro, "Palms and Patios",era il resoconto di un viaggio a piedi attraverso la Spagna, e fu pubblicato nel 1931, quando aveva soli 22 anni. Durante i primi anni 30 scrisse per una serie di pubblicazioni inglesi come l'Evening Standard, lo Spectator e il New Statesman, ed prese parte al team della Daily Express Encylopaedia. 
Tuttavia restava una persona sostanzialmente solitaria e turbata da un forte senso di inutilità e dalla domanda: "Chi sono io?"
È in accordo a tale stato che si unì, in quel periodo, ad una serie di organizzazioni che erano tipiche degli interessi del tempo, Toc H (una società cristiana), la neonata Youth Hostel Association, e, infine, la Peace Pledge Union, un movimento pacifista straordinariamente popolare che  apparve nel periodo che precedette la seconda guerra mondiale. Contribuì attivamente a ciascuna di queste società, passando da una all'altro, pubblicando sia sul Toc H journal ch la newsletter YHA the Rucksack. Incontrò sua moglie, Janet, in un pellegrinaggio Toc H alla recita della passione  Oberammergau nel 1930.
Fu lei ad introdurlo alla letteratura esoterica, che Rodney fino ad allora aveva ignorato, nutrendosi al più con ortodossia occidentale.
Nel 1931 lesse un nuovo modello dell'Universo da P. D. Ouspensky, e nel 1935 lui e sua moglie parteciparono ad alcuni incontri tenuti da Maurice Nicoll, che era stato allievo di Gurdjieff e Ouspensky, ma non continuarono con le riunioni di Nicoll. Attraverso uno dei membri della Peace Pledge Union, Robert de Ropp, fu presentato alle conferenze di Ouspensky.
Rodney e Janet divennero membri attivi del gruppo di Ouspensky, che stava attraversando un periodo di espansione e una maggiore attività.  Frequentò lezioni e incontri, e lavorava di giorno in Fleet Street e di sera nel parco di Lyne Place, una grande casa nel Surrey dedicata alle attività di Ouspensky, dove Janet si occupava della cucina. Nel 1938  vide la presentazione dei movimenti di Gurdjieff, e visitò Damasco e Aleppo, dove si mise in contatto i gruppi di dervisci Mevlevi. Collin acquistò una casa a Virginia Waters per essere più vicino a Lyne, e di lì a poco ebbe una figlia da Janet, Chloe. Rodney lavorava nei giardini e  trascorse molte ore nella British Library, studiando esoterismo, arte e civiltà.
La seconda guerra mondiale  portò ad una riduzione delle attività dei gruppi di Ouspensky, e la situazione a Londra divenne così difficile, con black-out e la perdita del piano privato dii Ouspensky e della casa di  Colet Gardens, che lo stesso Ouspensky, per garantire la continuità dei suoi gruppi, fu costretto a trasferirsi in America. Janet e Rodney aiutarono nell'acquisto di Franklin Farms a Mendham. Rodney lavorò come censore nella British Security Commission, che gli  permise di trasferirsi in America, passando prima per le Bermuda, poi in Messico ed infine a New York. Viaggiò in America, per caso, sulla stessa nave di Ouspensky, la s.s. Georgic, e ebbe qualche contatto più stretto con il suo maestro.
L'America portó tempi difficili per Ouspensky. Un certo numero di studenti inglesi più influenti furono in grado di stabilirsi a New York, ma molto doveva essere costruito di nuovo dall'inizio, e molti dei suoi allievi più anziani hanno scritto resoconti critici di questo periodo.
Rodney riprese il lavoro al giardino lasciato inInghilterra. Ouspensky era solito fare lunghi viaggi in auto per incontrare i suoi studenti, ma Rodney era spesso così esausto da non prendere nemmeno parte agli incontri. Restava sveglio ad aspettare il ritorno di Ouspensky, il quale poi rimaneva ancora in piedi a bere vino e parlare fino alle prime ore dell'alba.
Una sera, tuttavia, si rese conto, mentre era a letto, di non prendere parte alle riunioni per un motivo ben diverso. A quel punto saltò giù dal letto, indossó la vestaglia e corse giù per le scale in modo contrastante alle regole e quando fu di fronte ad Ouspenky gridó: "Perché ho paura di te?" Ouspensky rispose con calma: "Perché dici Io?"
Da quel momento il suo rapporto con il maestro cambiò totalmente. Rodney Collin  cominciò ad assumere un ruolo più attivo nel lavoro di Ouspensky, a passare un sacco di tempo con lui e, ove necessario, a tenere incontri per lui.
Nel 1947 Ouspensky soffriva di una malattia renale in fase avanzata. Nel mese di gennaio  tornò in Inghilterra a Lyne Place. Rodney lo seguì in primavera, e gli ultimi mesi di vita di Ouspensky furono un periodo di possibilità miracolosa e intenso cambiamento per Rodney. Ouspensky tenne una serie di incontri che lasciò sbigottitimi suoi allievi. Disse di abbandonare il sistema. Per molti questa fu la fine della via, ma Rodney scoprì che molte cose  cominciarono a chiarirsi per lui da quel momento in poi. Il racconto intimo e stimolante Collin di questo periodo, dal titolo "Gli Ultimi ricordi di un mago", fu fatto circolare subito dopo la morte di Ouspensky, ma non è mai stato pubblicato. Nel mese di agosto Collin scrisse le bozze della "Teoria delle influenze celesti", uno studio dell'uomo e dell'universo in accordo alle idee cosmologiche delle leggi del sistema, così come era stato richiesto da Ouspensky ai suoi studenti.
Nel mese di settembre, Ouspensky aveva programmato di tornare in America, ma all'ultimo momento si rifiutò. Le sue ultime settimane furono piene di sforzi straordinari. Quando Ouspensky morì, il 2 ottobre, Rodney si rinchiuse per diversi giorni in camera sua senza cibo e non rispose alle continue chiamate o ai colpi alla porta. Alla fine si udì la campanella che era solito suonare Ouspensky. Janet accorse e lo trovò seduto sul letto di Ouspensky a gambe incrociate, emaciato, con la barba lunga e un'insolita espressione infantile. 
"Nel periodo, prima e dopo la sua morte, per me e per molti altri, l'idea e lo scopo del nostro lavoro si rivelò in un modo abbastanza diverso. Divenne chiaro che prima, avevamo preso tutto in un modo straordinariamente piatto, incompleto. Dimostrando una morte consapevole, Ouspensky sembró dimostrare che in questa risiedano tutte le possibilità."
Nei mesi successivi, sulla base di quanto compreso nei giorni trascorsi nella stanza del maestro, scrisse "Ultimi ricordi" e "La teoria della vita eterna". 
Si trasferì a Londra, dove si dedicò interamente allo studio, noncurante del fatto che molti degli studenti di Ouspensky riconoscevano in lui l'unico in grado di portare avanti il suo lavoro.
Nel 1948, insieme a pochi seguaci, Rodney e Janet si trasferirono in Messico, che avevano visitato un certo numero di volte durante la guerra, luogo che ritenne adatto per portare avanti ció che gli era stato indicato da Ouspensky: ricostruire il sistema e trovargli una nuova casa.Vissero in una fazenda a Tlalpam per un paio di anni. La Teoria della Vita Eterna fu pubblicato anonimo nel 1949, e in questo periodo scrisse "Hellas, sulle diverse fasi della civiltà greca. Continuò a lavorare sulla "Teoria delle influenze celesti", che fu finalmente pubblicato in spagnolo nel 1953 e in inglese nel 1954.
Creò la casa editrice "Ediciones sol", con la quale pubbblicò diversi testi della quarta via in spagnolo, avvió la "Libraria Britannica", la prima libreria di testi inglesi in messico ed acquisì una miniera, prese una casa dove contadine avrebbero essuto coperte e serapes per i turisti e formò una compagnia teatrale con la quale promosse il '"Peer Gynt" e "the lark".
Durante questo periodo il gruppo di Collin si riunì regolarmente, e acquistò terreni fuori di Città del Messico per il lavoro di gruppo. Durante la settimana dopo la morte di Ouspensky aveva concepito l'idea di un edificio in base all'enneagramma e lo schema dei quattro cerchi usati nella vita eterna. L'edificio era una sorta di planetario con sotterranei scavati nella roccia lavica, la 'Camera del Sole' circolare collegata con la 'Camera della Luna'. Tra i due ambienti, in un piccolo spazio, una grande conchiglia rovesciata avrebbe ricevuto i raggi del sole attraverso un'apertura, al solstizio d'estate. Intorno alla camera correva un corridoio, le cui pareti sarebbero state rivestite con disegni a mosaico disegnato  da lui stesso, raffiguranti tutti i livelli della vita organica, dal primordiale all'uomo perfetto. In superficie, lo stesso planetario avrebbe dovuto essere affiancato dalla biblioteca e da una sala per il ballo messicano, conferenze o spettacoli teatrali. Iniziarono dunque i lavori sulla costruzione, che durarono molti anni ma non furono mai portati a termine.
Nel 1953 Collin stava entrando in un nuovo periodo di lavoro. L'idea di armonia divenne  centrale per il suo scopo, e  tentò di stabilire connessioni con gli altri gruppi che stavano cercando di continuare l'opera di Gurdjieff e Ouspensky. Aveva buoni rapporti con Maurice Nicoll, i cui libri Rodney aveva fatto tradurre in spagnolo e sono stati pubblicati in Messico da Ediciones Sol, ma il dottor Nicoll morì quell'anno.  Visitó nuovamente Mendham, ma trovò sia gli studenti di Gurdjieff che quelli di Ouspensky stranamente privi di qualsiasi senso continuo del miracoloso.
Si unirono al suo gruppo un certo numero di nuovi studenti messicani, tra cui una signora di nome Mema Dickens, che iniziò i messaggi di canalizzazione da Ouspensky. Collin li preso sul serio, e ciò creó un divario incolmabile tra lui e la maggior parte degli altri gruppi di lavoro. Collin scrisse e pubblicò una serie di opuscoli di piccole dimensioni, tra i quali "Il nunzio dell'armonia", "Il mistero cristiano" e la "Piramide del Fuoco". Si convertì al cattolicesimo nel 1955 e  viaggiò in Sud America, Europa e Asia, alla ricerca delle tracce di scuole della Quarta Via, scrivendo di Cosimo dei Medici, Leonardo daVinci e altri grandi personaggi che erano stati uomini di Scuola. Durante questo periodo spinse al limite il suo fisico, riposando molto poco. Nei primi mesi del 1956 crollò, e sembrava a posteriori di aver subito un attacco di cuore dopo un pellegrinaggio maratona a una cattedrale. In maggio, la moglie, John Grepe e Mema Dickens partirono per visitare gruppo di Rodney in Perù. Mentre gli altri membri del gruppo stavano facendo una siesta, Rodney salì in cima di una torre della cattedrale, insieme a un ragazzo mendicante che stava aiutando, ebbe un altro attacco di cuore, e cadde dalla torre in piazza del Duomo, dove morì.

Il significato dei suoi ultimi anni di vita, così come lo fu per molti per quelli di Ouspensky, è un mistero insondabile se lo si cerca di penetrare con la sola mente ordinaria e formatoria.
Collin resta l'esempio di uno studente che riuscì a comprendere appieno l'operato del suo maestro, su tutti i piani, e per questo raggiunse la coscienza, producendo alcuni testi, in particolare "la teoria delle influenze celesti", che, al pari di quelli di Gurdjieff e Ouspensky, ci creano la possibilità di entrare in contatto con le idee del sistema.

P.D.OUSPENSKY



Peter Demianovich Ouspensky
è, in campo esoterico, una delle figure di maggior rilievo dell’epoca contemporanea.
Ouspensky nacque a Mosca nel 1878, durante gli anni che precedevano e preparavano le grandi trasformazioni che l’impero russo, e il mondo intero, avrebbero subito. Secondo quanto egli stesso riferì ad alcuni suoi studenti, sin da bambino nutriva interessi ben diversi da quelli dei suoi coetanei, cosa che si sviluppò con la maturità, quando il bisogno, più che il semplice desiderio, di entrare in contatto con una fonte oggettiva di conoscenza, si fece sempre più impellente. Fu in accordo a questo bisogno che si unì, nei primi anni del 1900, alla società teosofica, intraprendendo al contempo, i suoi primi viaggi in cerca di una scuola esoterica, viaggi i cui resoconti, impreziositi dalla particolare qualità di impressioni, pubblicò in seguito in “Un nuovo modello dell’universo”. In quegli anni Ouspensky era ben inserito nei circoli culturali russi e si fece conoscere al pubblico, più che per “colloqui con un diavolo”, una raccolta di racconti metafisici allegorici, per la pubblicazione di “Terziun organum”, un’imponente opera sullo studio della vera natura della realtà, e per alcune pubbliche letture sui suoi viaggi in Inida e la "ricerca del miracoloso". Di fatto, questa ricerca era il perno intorno al quale ruotava la sua vita ed egli rimaneva desideroso di trovare una scuola e una guida da cui apprendere, direttamente dalla fonte, una verità che sentiva di non possedere, e che sapeva non avrebbe potuto ottenere in nessun altro modo. Ne è testimonianza, tra l'altro, il romanzo, scritto già nel 1905 ma pubblicato solo nel 1915, “La strana vita di Ivan Osokin”, nel quale, attraverso le vicende del protagonista, viene messa in risalto l’impossibilità da parte degli uomini di cambiare la propria vita a partire dalla semplice conoscenza. Ne segue la necessità di essere in contatto con qualcuno che disponga di conoscenza non in maggiore quantità ma in diversa qualità, qualcuno in grado di creare le condizioni per trasformare l'essere di un individuo. Questo contatto, per Ouspensky, avvenne proprio nel 1915, quando incontrò quello che sarebbe stato il suo maestro: G. I. Gurdjieff.
Da subito Ouspensky, come egli stesso sostiene in “frammenti di un insegnamento sconosciuto”, si rese conto di essersi imbattuto in qualcosa di radicalmente diverso da tutto quanto aveva incontrato negli anni della sua ricerca. Comprese immediatamente la portata del sistema che Gurdjieff, nonostante le difficoltà politiche e sociali dell’epoca, cercava di trasmettere e la necessità di unirsi a lui come suo studente. In poco tempo, cominciò egli stesso ad aiutare il suo maestro nella diffusione delle idee del sistema, organizzando riunioni ed incontri con Gurdjieff a S. Pietroburgo e invitando chiunque potesse essere interessato a parteciparvi. Consapevole dell'utilità di ciò con cui era entrato in contatto e dell'estrema importanza della sua diffusione, chiese il permesso al suo maestro di poter scrivere del sistema. Gurdjieff glie lo concordò, a patto di attendere di averne una reale ed oggettiva comprensione. Ouspensky si dedicò dunque allo studio delle idee del sistema e ai primi tentativi di applicazione delle tecniche. E’ a quel periodo che risale la descrizione, profondamente emozionale, dei suoi tentativi di ricordo di sé lungo la prospettiva Nevsky, un’indicazione e un aiuto per coloro che si accostano allo studio del sistema.
Quando le condizioni nella Russia rivoluzionaria si fecero insostenibili, e Gurdjieff dovette abbandonarla, egli fece di tutto per unirsi a lui e al suo gruppo. Quel periodo, come testimoniato da lui stesso in “frammenti”, fu di grande intensità e grazie agli sforzi , all'applicazione di principi e tecniche e alle pratiche costanti, Ouspensky dovette raggiungere un elevato livello di essere.
“[...] 'fui costantemente in un insolito stato emozionale, che talvolta mi sembrava opprimente. Come sbarazzarmi di questo stato?, domandai a G. Non posso più sopportarlo'.'Preferite dormire?', disse. 'Certamente no'. 'Ma allora cosa chiedete? Avete ciò che volevate. Fatene uso. Voi non dormite più ora!'.” 
Ma allo stesso tempo, Ouspensky iniziò ad avvertire una sorta di differenza nel modo in cui Gurdjieff cominciava a trasmettere il sistema, modo che gli sembrava non corrispondere più con i principi e le idee del sistema così come lo aveva conosciuto. Rimase ancora diverso tempo con lui e, anche se non in stretto contatto e iniziando un lavoro autonomo di trasmissione del sistema, continuò comunque a far conoscere Gurdjieff e il suo lavoro, da Costantinopoli sino a Londra, promuovendo l'istituto per lo sviluppo armonico dell’uomo, ma progressivamente iniziò a dividere l’uomo dal sistema e alla fine, si separò definitivamente dal maestro.
Da quel momento in poi, tutta la sua vita fu dedicata interamente alla diffusione del sistema attraverso conferenze, incontri e il tentativo di edificare una scuola di Quarta via. Cercò, attraverso il suo lavoro, di riordinare le idee del sistema, con lo scopo di renderle comprensibili ed accessibili a coloro che volessero entrarne in contatto, tentando sempre di mettere innanzi a sé il sistema, e mai il contrario. Gurdjieff, per diffondere il sistema, aveva scelto di interpretare un personaggio eccentrico e d’impatto, Ouspensky invece, come riporta Rodney Collin, trasmise l’insegnamento “delicatamente e fumando una sigaretta, così che nessuno lo notò”. Al punto tale che spesso non è nemmeno considerato un maestro.
Negli anni trenta il lavoro di Ouspensky e dei suoi gruppi iniziò ad avere una certa risonanza. Da principio venne acquistata Lyne Place una casa nei pressi di Londra, a Virginia Waters, una grande villa dotata di un centinaio di ettari di terreno dove si poté iniziare un'applicazione pratica del sistema secondo i principi delle diverse linee di lavoro. Ouspensky tenne in quel periodo diverse letture presso la Warwic University, accrescendo l'interesse, soprattutto nell'ambito dei circoli intellettuali, nei confronti dell'insegnamento. Venne inoltre fondata la "Hysorical Psycological Society", un'associazione creata allo scopo di preparare le persone allo studio del sistema in una forma più accessibile. Di lì a poco, la notevole crescita di partecipazione alle letture e l'aumento dei partecipanti ai gruppi, portò all'acquisto di Colet Gardens, una nuova casa, ancora più grande, a Londra.
Dopo la dichiarazione di guerra alla Germania da parte dell'Inghilterra, Ouspensky continuò il suo lavoro per altri due anni, ma si vide poi costretto a recarsi in America, seguito solo da un numero esiguo dei suoi studenti, interrompendo così il lavoro portato avanti per circa venti anni. Agli studenti che rimasero in Inghilterra e che gli chiesero cosa fare durante la sua assenza, consigliò di provare a mantenere vivo il lavoro, cercando al contempo di non perdere almeno Lyne Place, dove il lavoro sarebbe potuto continuare al termine della guerra.
Negli Stati Uniti portò avanti per circa cinque anni gli incontri tenendo conferenze a New York e in altre città e continuando il suo lavoro di diffusione delle idee. Dopo la fine della guerra, nel 1947, fece ritorno in Inghilterra. , dove però, non sarebbe rimasto che per poco tempo.
Al suo ritorno, tanto atteso da coloro che avevano nonostante tutto tentato di portare avanti il lavoro durante la sua assenza, qualcosa era cambiato. Ammalato e debole, Ouspensky riuscì comunque a tenere sei incontri, durante i quali, con enorme sorpresa di tutto l'auditorio, suggerì ai suoi studenti di abbandonare il sistema. Quasi nessuno, fatta eccezione per Rodney Collin e qualcun altro appartenente alla cerchia interna, riuscì a comprendere quale fosse l’indicazione e i più si convinsero che, giunto alla fine della sua vita, il maestro avesse smesso di credere nell'utilità di ciò che aveva portato. In realtà, egli si era reso conto di quanto il lavoro fosse diventato per loro formatorio e dogmatico, e quindi inutile e aveva cercato di suggerirgli di ricominciare da capo, di “creare un nuovo inizio. Voi dovete ricostruire ogni cosa da voi - proprio dall’inizio”.
Nei suoi ultimi giorni, a dispetto del precario stato di salute, si fece accompagnare in tutti i luoghi in cui aveva vissuto e che aveva frequentato durante la sua permanenza in Inghilterra, sorprendendo tutti i suoi studenti che, più giovani e in buona salute, non riuscivano a stargli dietro durante queste escursioni.
"Infine, il giorno che previde essere quello della sua morte, si alzò dal letto, si vestì e,  per pura volontà, spingendo da parte coloro che volevano trattenerlo, scese le scale e chiamò a sé tutti i più intimi amici, ai quali riuscì a comunicare molte idee in modo tale che ognuno percepì in esse la soluzione al proprio personale problema. Poi si ritirò, e all'alba del giorno successivo, morì." 
Dopo la sua morte, Gurdjieff ricevette il manoscritto di "frammenti di un insegnamento sconosciuto", nel quale Ouspensky aveva riportato la sua esperienza di lavoro con il maestro, trattando le idee del sistema così come le aveva ricevute. Gurdjieff, tenne fede al patto preso più di trent'anni prima e ne autorizzò la pubblicazione.
"Frammenti di un insegnamento sconosciuto", insieme alla "Quarta via" e "Un nuovo documento", sono l'immenso lascito di un uomo il cui solo scopo è stato quello di diffondere e tramandare il sistema.



venerdì 28 ottobre 2016

Segni del corpo: come il linguaggio non verbale accompagna la comunicazione




Segni del corpo: come il linguaggio non verbale accompagna la comunicazione

Esistono numerosi gesti inconsci che accompagnano le nostre parole e che possono offrire interessanti spunti di riflessione sulla comunicazione interpersonale.
Molti studi e osservazioni nel campo della comunicazione suggeriscono che gran parte del messaggio che trasmettiamo passa attraverso il linguaggio non verbale, fatto di posture, movimenti e micro-gesti.

Il corpo, spesso senza che ce ne rendiamo conto, accompagna le emozioni, rivelando stati d’animo come apertura, disagio, interesse o distanza.

Secondo alcune interpretazioni simboliche, la parte destra del corpo è spesso associata alla sfera personale, mentre la sinistra viene collegata al rapporto con l’ambiente esterno. Ad esempio, toccarsi un occhio può essere un gesto di concentrazione o di momentanea perplessità, senza che questo abbia un significato univoco o universale.

I gesti ampi sono generalmente associati a un atteggiamento più aperto e coinvolto, mentre movimenti più chiusi o contenuti possono indicare cautela o riservatezza. È importante ricordare che il contesto gioca sempre un ruolo fondamentale nell’interpretazione.

Nel corso della storia, il linguaggio del corpo è stato osservato anche dal punto di vista culturale. Nel Medioevo, ad esempio, le donne utilizzavano la belladonna per dilatare le pupille, poiché questo effetto era considerato segno di fascino e attrattiva. Ancora oggi, la variazione delle pupille è spesso collegata a stati emotivi intensi.

Posture come braccia conserte, gambe accavallate o busto arretrato possono indicare una ricerca di protezione o una maggiore distanza emotiva rispetto all’argomento trattato. Al contrario, avvicinarsi fisicamente o orientare il corpo verso l’interlocutore viene spesso interpretato come segno di attenzione.

Anche piccoli gesti quotidiani, come spostare oggetti, giocherellare con una penna o toccarsi il viso, possono accompagnare momenti di riflessione o concentrazione. Sono segnali che non vanno mai letti isolatamente, ma sempre nel contesto della situazione.

Il ruolo dei piedi e della postura

Anche i piedi partecipano alla comunicazione non verbale. Il modo in cui sono orientati o si muovono può indicare dove è diretta l’attenzione di una persona o il suo livello di coinvolgimento nella conversazione.

L’abbigliamento e i dettagli

L’abbigliamento e gli accessori raccontano spesso qualcosa di come desideriamo apparire. Le scarpe, in particolare, vengono talvolta osservate come elemento simbolico del nostro rapporto con la quotidianità e con il terreno che “calpestiamo” ogni giorno. Si tratta però di letture simboliche, non di regole fisse.

Il volto e le espressioni

Il volto è una delle parti più espressive del corpo umano. Le espressioni facciali cambiano in base alle emozioni: sorpresa, concentrazione, tensione o rilassamento. Annuiamo o scuotiamo la testa spesso in modo automatico, rafforzando o contraddicendo ciò che diciamo a parole.

Quando parole e gesti non sono coerenti, può emergere una sensazione di incongruenza, che rende la comunicazione meno chiara.

Perché osservare il linguaggio del corpo

Osservare il linguaggio non verbale può aiutarci a migliorare l’ascolto, a essere più empatici e a comprendere meglio le dinamiche relazionali. Talvolta è più utile osservare con attenzione che interpretare in modo rigido.

Il linguaggio del corpo non va visto come uno strumento per giudicare, ma come un supporto alla comunicazione consapevole, ricordando sempre che ogni persona è unica e che nessun gesto ha un solo significato valido per tutti.

giovedì 27 ottobre 2016

la gratitudine



(dai Maestri del Sole Centrale)

Sacro essere, per intraprendere il Dialogo con Dio, e' importante maturare il sentimento della gratitudine poiche' e' una dimensione strettamente correlata.
Spesso si dice che le preghiere non vengono esaudite ed in molti casi e' sicuramente cosi' ma questo e' dovuto al fatto che spesso l'umanita' chiede e pretende e si ricorda del divino solo quando le manca qualcosa.
In questo senso il termine "preghiera" e' in realta' errato poiche' presuppone che si chieda e si aspetti qualcosa, sminuendo il significato piu' profondo di questo strumento.
Lo scopo e' infatti ascoltare la Voce di Dio ed instaurare un dialogo con Lui e puoi raggiungere questo obiettivo partendo dalla consapevolezza che la tua esistenza dipende da molti fattori che spesso non consideri, da molti esseri che si prodigano per il tuo benessere, permettendo alla Vita che e' in te di manifestarsi, attraverso la tua attuale forma.
Ti accompagnamo in un piccolo viaggio, in cui puoi riscoprire i tuoi legami con cio' che ti circonda e maturare il sentimento della gratitudine.
Essere grati significa ringraziare.

Al mattino, supponendo che tu sia in salute, ti alzi dal letto.
Luce d'amore, gia' questo semplice fatto deve essere per te fonte di gioia: hai potuto dormire tranquillo, in un ambiente confortevole ed inizia per te una giornata unica, i cui istanti ed opportunita' non si presenteranno mai piu', in cui dirai frasi e proverai sensazioni che non puoi immaginare.
E' proprio il momento in cui ti svegli dall'incoscienza del sonno, uno dei momenti piu' magici che la vita ti dona poiche' da ora puoi costruire la tua giornata, guidare i tuoi pensieri, scegliere come comportarti.
Dirigiti verso la finestra e guarda la luce che ti avvolge.
Il cielo puo' essere terso o nuvoloso ma l'aria del mattino ti permette di respirare e di vivere.
Dio, nella forma di Madre Terra, si prende sempre cura di te, attraverso l'elemento aria che, anche se l'umanita' lo rende inquinato, e' indispensabile per la tua vita.
Vai ora a lavarti con l'acqua e questo e' un incontro prezioso, un altro aspetto di Dio che ti permette di prenderti cura della tua persona, rendendola pulita, profumata e piacevole allo sguardo.
Il semplice fatto di avere a tua disposizione abbastanza facilmente questo bene essenziale, ti deve fare felice e farti ringraziare.
Pensa quanti esseri non hanno acqua con cui dissetarsi e la sete li affligge costantemente.
Come utilizzi questo bene prezioso?
Ti rendi conto che e' anche grazie al lavoro di molti esseri che l'acqua raggiunge la tua casa?
In questo momento puoi ripercorrere le tappe della Vita e comprendere la grandezza di questo elemento che spesso e' troppo scontato per essere apprezzato.
Il tuo sostentamento non sarebbe possibile se non ci fosse l'acqua che permette alle culture di crescere e di dare i loro frutti!
Sia l'istante in cui ti lavi al mattino occasione di gratitudine per l'aspetto di Dio, sotto forma dell'acqua.
Ti vesti, magari scegliendo gli abiti piu' adatti a seconda delle occasioni o della stagione.
Comprendi che questo atto cosi' semplice sottende il lavoro e l'impegno di molte persone che hanno permesso la realizzazione di quei pantaloni o di quella gonna che stai indossando.
Sia il tuo pensiero volto a questi esseri, che sono aspetti di Dio, ringraziandoli del loro buon gusto, attenzione e fantasia.
Al lavoro, osserva i tuoi colleghi, le persone con cui ti relazioni e comprendi che ti offrono occasioni di confronto, di crescita, che ti accompagnano nel tuo percorso e che condividi con loro del tempo della tua vita.
Che tu possa comprendere le opportunita' che ti offrono, e ringraziarli della loro presenza che non e' mai per caso e che ti permette di lavorare su di te, superando i tuoi limiti ed i tuoi difetti.
Apprezza la gioia che il tuo corpo fisico prova nel mangiare cibi sani e poco artefatti e gioisci del loro gusto nella consapevolezza del lavoro di molte persone che ti permettono ogni giorno di nutrirti secondo i tuoi desideri.
Che questo momento sia per te occasione per riscoprire il tuo legame con Madre Terra ed il suo amore disinteressato nei tuoi confronti.
Nel tardo pomeriggio, abbandona i tuoi pensieri e lasciati cullare dalle ombre lunghe che avvolgono la tua giornata che si sta per concludere e gioisci del fresco della sera e delle luci che si accendono per le strade.
Pensa al sonno che ti rigenera', abbracciandoti dolcemente, facendoti sognare le promesse di altre opportunita'.
Sacro essere, se rifletti su una tua giornata, puoi riscoprire infiniti legami sottili che ti uniscono al prossimo e, se ascolti il tuo cuore, puoi sentire che si espande e si apre alla gratitudine.
Tu che puoi leggere queste pagine, hai molte piu' possibilita' ed opportunita' rispetto ad altre persone che vivono in luoghi piu' poveri e che non hanno a disposizione le tue comodita' ed anche se sei ammalato, devi riconoscere che hai comunque motivo per ringraziare Madre Terra per i suoi doni ed essere consapevole di vivere in un giardino incantato, ricco di frutti e di bellezze e che e' solo a causa del tuo atteggiamento o irresponsabilita' di alcuni se senti che spesso non e' cosi'.
Se sei attento a cio' che ti circonda e consapevole delle tue opportunita', puoi sentire il tuo cuore e vedrai che una gioia particolare affiora dalle tue profondita'.
E' semplicemente la felicita' di essere qui ed ora, in questo intervallo di Tempo, in un periodo della storia dell'umanita' in cui puoi agire, attraverso il corpo fisico, dare il tuo contributo ed in cui puoi beneficiare del lavoro di molti altri esseri che non conoscerai mai.
Poco per volta questa consapevolezza si trasformera' in un canto interiore di gratitudine ed in un sorriso verso tutto cio' che ti circonda facendoti dimorare nel rispetto, comprendendo la preziosita' delle piccole cose e di tutto cio' che magari finora hai ignorato.
Ti accorgerai di ringraziare molto piu' spesso e che questo tuo nuovo atteggiamento modifica le tue relazioni ed il tuo modo di essere, facendoti diventare piu' aperto, piu' spontaneo e meno amaro nei confronti della Vita e potrai constatare che cio' di cui hai davvero necessita' non e' qualcosa di materiale ma il riscoprire una sensazione dimenticata che e' la tua appartenenza al tutto ed il tuo essere una parte di Dio, per trovare tutte le tue risposte, dando un senso alla tua esistenza.
Apri sempre di piu' il tuo cuore, per prepararti ad accoglierLo ed a sentirLo dentro di te, ampliando sempre di piu' il tuo amore.

Trova degli spazi in cui poter stare in compagnia di te stesso per comprendere l'abbondanza che hai e ringraziare, piuttosto che chiedere e constaterai la tua ricchezza che testimonia l'Amore che Dio ha per te.
Inizia a dialogare con Lui ringraziandolo attraverso le sue molteplici forme ed aspetti e rivolgiti ad esse con umilta', sapendo che nulla e' dovuto ma tutto e' sempre dono disinteressato e poco per volta scoprirai i Suoi occhi che ti guardano attraverso tutte le persone che frequenti, il cibo che mangi, l'acqua che bevi e l'aria che respiri e dimora nella pienezza e nel compimento.

Sacro essere, questo e' il primo passo per ritrovare Dio, aprendo le porte del cuore che spesso restano chiuse, rendendoti incapace di accogliere il Suo amore.
Vedrai che spontaneamente incomincerai a ringraziare e che potrai maturare un tuo personale dialogo sottile con i Suoi infiniti aspetti, vivendo in armonia e sentendoti pervaso dalla Sua Grazia.

Consapevolezza del Bene prezioso della Vita e dei suoi infiniti Legami che ti uniscono al Tutto di cui fai parte, come Luce d'Amore nel Cuore di Dio


http://www.stazioneceleste.it/

mercoledì 26 ottobre 2016

antiche civiltà: i babilonesi



I
babilonesi sono gli abitanti dell'antica città di Babilonia in Mesopotamia e appartengono alla popolazione di origine semitica degli amorrei che verso la fine del III millennio a.C. si stanzia in Mesopotamia, nella regione meridionale fra i fiumi Tigri ed Eufrate. Nel 1730 a.C. i babilonesi raggiungono il loro periodo di massimo splendore. Sotto la guida del re Hammurabi i babilonesi estendono il proprio dominio a tutta la bassa Mesopotamia e sulla città di Mari, un importante snodo di comunicazione della Mesopotamia centrale. Con Hammurabi nasce il primo impero babilonese. Il re babilonese conquista le città sumere e vi insedia al governo i propri seguaci. Durante i 40 anni del regno di Hammurabi la civiltà babilonese sviluppa una avanzata organizzazione statale. Tra i documenti storici più importanti giunti ai nostri giorni occupa un posto di grande rilievo il Codice di Hammurabi, il primo codice giuridico della storia. Al termine del regno di Hammurabi l'impero babilonese entra in una fase di decadenza a causa delle continue invasioni dei popoli provenienti dall'esterno. I babilonesi devono affrontare l'invasione del popolo indoeuropeo degli ittiti che si stanzia nell'Asia minore e nel 1530 a.C. sono travolti dall'invasione della popolazione indoeuropea dei cassiti che conquistano ed occupano anche la città di Babilonia. I babilonesi ritrovano una nuova fase di rinascita nel 626 a.C. quando si ribellano alla dominazione degli assiri. Sotto il regno di re Nabucodonosor II la città di Babilonia torna ad essere la capitale del secondo impero babilonese (o impero assiro-babilonese) che estende il proprio dominio sui territori occupati in precedenza dagli assiri. Il nuovo impero babilonese ha tuttavia vita molto breve, nel 538 a.C i persiani del re Ciro di Persia espugnano Babilonia e conquistano definitivamente i territori della Mesopotamia cancellando per sempre la cultura babilonese.
La civiltà babilonese inizia nel II millennio a.C. nella città di Babilonia di origine sumera. La successiva dominazione degli amorrei dà vita alla prima dinastia babilonese della storia. Babilonia (Babele) diventa la capitale del regno di Sumuabun (prima dinastia babilonese).
I babilonesi raggiungono la loro prima golden age nel XVIII secolo a.C. sotto la guida del re Hammurabi. L'esercito di Babilonia sottomette tutte le altre città della bassa Mesopotamia, conquistando così il controllo dell'intera regione. Con Hammurabi si parla anche di primo impero babilonese. Il re passa alla storia anche per essere il primo a redigere un codice legislativo scritto: " Il codice di Hammurabi ". L'ascesa di Hammurabi impone alla città il culto del dio Marduk, nume tutelare della famiglia del re e da questo momento in poi anche della città e dei territori sottoposti alla sua egemonia.
L'invasione ittita della Mesopotamia causa il crollo dell'impero babilonese che passa sotto il controllo dei cassiti dal XVIII secolo al XII secolo a.C. - La conquista del potere da parte degli elamiti di Nabucodonosor I offre alla città un breve momento di rinascita e di indipendenza, interrotto bruscamente dall'invasione assira. Nonostante si siano verificate diverse ribellioni alla dominazione straniera, la città di Babilonia è sempre assediata e riconquistata dagli assiri. Nel 689 a.C. il re assiro Sennacherib rade al suolo completamente la città, i suoi templi, le mura e palazzi. L'ultimo re assiro a riportare l'ordine nella città di Babilonia è il re Assurbanipal (Kandalanu).
La morte dell'ultimo grande re assiro Assurbanipal causa un rapido indebolimento dello Stato assiro. Il re babilonese Nabopolàssar ne approfitta per liberarsi dalle influenze straniere e riportare all'indipendenza Babilonia, fondando le basi della rinascita del secondo impero babilonese. Nel 612 a.C. la capitale assira di Ninive viene conquistata dai babilonesi, Babilonia diventa la nuova capitale dell'area mesopotamica. Al trono di Babilonia succede il figlio Nabucodonosor II che porta a compimento la politica di espansione del padre, Nabopolàssar, portando avanti la guerra contro gli egiziani e conquistando altri territori limitrofi. Delle conquiste militari di Nabucodonosor II si ricorda in particolar modo la conquista di Gerusalemme e la deportazione del popolo ebraico a Babilonia. Pur non riuscendo mai a conquistare interamente anche il regno di Egitto, Nabucodonosor II infligge agli egiziani gravi perdite in battaglia costringendoli a un ruolo di seconda potenza dell'area. La dominazione babilonese e i ricchi bottini di guerra consentono a Nabucodonosor di finanziare la rinascita della città, facendola diventare una delle più belle città del mondo antico. Sono ricostruiti i templi distrutti dagli assiri e ripristinato l'antico culto del dio Marduk. Delle opere pubbliche e monumentali edificate sotto il suo regno si ricordano i giardini imperiali, l'Etemenanki, la Porta di IshtarAlla morte di Nabucodonosor II l'impero babilonese si avvia a una rapida decadenza, diventando ben presto la preda di nuovi conquistatori. La seconda era babilonese (assiro-babilonese o neobabilonese) termina definitivamente nel 539 a.C. quando Babilonia è conquistata dall'esercito persiano e relegata al ruolo di provincia del grande impero di Persia. Il dio Marduk è una divinità dell'antica Mesopotamia. Nel XVII secolo a.C. il re babilonese Hammurabi introduce il culto di Marduk a Babilonia, praticato nel tempio di Esaghila. La mitologia babilonese vuole Marduk come figlio di Enki/Ea (dio della saggezza) e di Damkina. Il nome Marduk derivera dal sumerico amar-utuk (traduzione letterale "giovane toro del Sole"). In origine il dio Marduk è il dio tutelare della famiglia del re Hammurabi, poi diventato nume tutelare dell'intera città dopo l'ascesa di Hammurabi al trono di Babilonia. Nella mitologia sumero-babilonese Marduk segue le sorti della città, diventando il re degli dei durante gli anni di massima potenza e di egemonia di Babilonia sulle altre città mesopotamiche. Il dio Marduk è simboleggiato dal pianeta Giove e dal numero 50 (attributo di Enlil). Nella mitologia è sposato con Ṣarpanītum e raffigurato insieme al serpente Mušḫuššu. La sua vita è descritta nel poema della creazione Enūma Eliš, dove Marduk sconfigge il dio Tiāmat e crea l'uomo con sangue e fango. Il culto di Marduk cade in oblio sotto la dominazione assira per poi tornare brevemente in auge durante l'impero di Nabucodonosor II nel VI secolo a.C. La Mesopotamia è da considerarsi la culla della civiltà umana. Qui sorge la scrittura, lo studio dell'astronomia, gli ordinamenti politico-sociali, il codice di Hammurabi ecc. Della letteratura mesopotamica abbiamo già parlato. Ci soffermiamo ora sulla scrittura. I popoli mesopotamici introducono l'utilizzo della scrittura usando caratteri cuneiformi (a forma di cunei). A differenza degli antichi egizi la scrittura mesopotamica è sillabica e non ideografica. E' un grande passo in avanti per la storia della comunicazione e per l'evoluzione del sapere umano. L'invenzione della scrittura sillabica ha consentito ai popoli della Mesopotamia di organizzare la conoscenza in archivi e tramandare documenti storici nel tempo. Inoltre, essendo più facile di quella ideografica, la scrittura sillabica fa venire meno il ruolo di casta degli scribi egiziani, aprendo le porte della scrittura a tutti. Oltre all'invenzione della scrittura sillabica ha grande importanza anche il suo supporto. Gli scritti sono realizzati su tavolette d'argilla, molto più pratiche ed economiche del papiro egiziano. La scrittura cuneiforme è stata decifrata per la prima volta nella prima metà del XIX secolo dal tedeco Georg Grotefend, il quale porta a termine la traduzione dell'iscrizione trilingue di Behistun rinvenuta nel 1835 durante alcuni scavi archeologici.
Dal punto di vista letterario la scrittura cuneiforme consente la produzione dei primi poemi della storia, nasce un rapporto diretto tra la fantasia e la creatività soggettiva dello scrittore e l'elaborato scritto. La scrittura consente anche una migliore organizzazione degli archivi di Stato e una maggiore efficienza nella gestione della cosa pubblica e delle attività economiche, della raccolta dei tributi, del commercio ecc.
Non è un caso che la scrittura sillabica sia nata in Mesopotamia e non in Egitto. I popoli mesopotamici stanziati tra il Tigri e l'Eufrate non godono di barriere naturali. La pianura mesopotamica è il crocevia dei popoli da nord, da oriente e da occidente. Inoltre, la Mesopotamia è caratterizzata dalla presenza di città-Stato perlopiu indipendenti tra loro e con fiorenti scambi commerciali. Il contatto diretto con etnie diverse, altre città e altri popoli agevola la pratica del commercio, di cui i mesopotamici sono veri e propri maestri. L'esigenza di 'tenere il conto' delle merci e degli affari spinge alla ricerca di una scrittura più semplificata rispetto a quella ideografica. Dalla stessa necessità trovano linfa anche le scienze come la matematica e la geometria. In Mesopotamia si usa indifferentemente il sistema matematico decimale e sessagesimale. Dagli strumenti matematici beneficiano anche altre scienze come l'astronomia, l'idraulica e l'ingegneria.



martedì 25 ottobre 2016

Samhain - Halloween



Nota anche il nome di Halloween e Ognissanti. Attualmente è ancora una festa di tipo commerciale, pretesto per vivere una notte “diversa” in abiti carnevaleschi. Le origini della festa sono molto antiche. E' un momento di celebrazione legato ai defunti e quindi alla morte e alla chiusura. Per questo viene celebrata in un duplice aspetto : da un lato, è il momento dell'anno durante il quale il confine tra il mondo dei vivi e il regno dei morti si fa più sottile permettendoci di entrare in contatto con i defunti; dall'altro rappresenta la morte intesa come fine e chiusura, quindi un pretesto per definire tutto ciò che è rimasto in sospeso. E' inoltre il periodo dell'anno in cui le pratiche e le arti divinatorie risultano più semplici e immediate. Il momento è propizio per compiere incantesimo e rituali per liberarci di abitudini e ossessioni. Una tradizione tipica di Samhain è quella di preparare un cartiglio su quale scrivere l'abitudine di cui ci si vuole liberare per poi bruciarlo nel calderone. Le divinità celebrate in questo Sabba sono quelli legate al culto dei morti e alla discesa agli Inferi.

Rappresenta inoltre il momento in cui il Sole ci lascia – simboleggiando la morte del Dio per rinascere a Yule. In questa notte, si rende omaggio ad amici e congiunti che sono passati in un'altra vita. Poiché accettano la filosofia della reincarnazione, questa non è una festa malinconica, ma il sereno riconoscimento di un evento inevitabile dell'esistenza.
Con questo sabba termina un ciclo ed inizia l'anno nuovo. Questo sabba divide l'anno in due parti e segna l'inizio dell'inverno e delle tenebre. Considerato momento di passaggio, Calenda unisce i due mondi: quello in cui viviamo e il regno dei defunti. E' infatti il sabba dedicato ai nostri antenati (ripreso anche dal calendario cristiano) anche se per le streghe, la morte non è una fine ma solo l'inizio di un nuovo ciclo.


Samhain, capodanno celtico, è passaggio, soglia, conclusione e inizio.
E' conclusa la stagione del verde e inizia la vita del seme, il suo tempo nella terra prima della sua futura vita di pianta.
Samhain è il tempo dell'ultimo raccolto, degli ultimi frutti, i più dolci e ricchi che ci sosterranno nel lungo inverno.
Ed è l'inizio dell'attesa, del tempo interiore della preparazione, del buio. Il tempo in cui i semi dimorano nella terra quieta.
E' il buio da cui tutto ha inizio, il silenzio da cui sorgerà la prima vibrazione, quel vuoto iniziale che deve essere, perchè possa compiersi la nascita.
Tempo prezioso e necessario. Tempo di riposo e di ascolto silenzioso.
 
Soglia di questo passaggio, del limitare tra vita, morte e vita, Samhain è porta aperta fra le dimensioni del tempo e delle esistenze.
Custode di questa soglia è Ecate, antica dea che ne detiene le chiavi.
 
Nella danza della vita, Smahain è il tempo del ritiro, dell'interiorità, l'occasione di andare nelle profondità del nostro essere. Per farlo, abbiamo bisogno di spogliarci di ciò che è esteriore, di lasciar andare quegli attaccamenti e aspetti di noi che non appartengono alla nostra essenza. E' l'inizio del tempo in cui stiamo con noi stessi, per ritrovare il nostro nucleo prima di riaffacciarci di nuovo al mondo.
 
Samhain è quindi il tempo in cui il semestre scuro comincia. È la fine del ciclo agricolo e della raccolta finale. Qualunque cosa lasciato nei campi dopo Samhain, è proibito raccoglierlo poichè ora appartiene agli spiriti della natura. È giunto il tempo di prepararsi per l'oscurità che verrà. È tempo di concludere qualsiasi commercio non finito in estate, è tempo di saldare i debiti e i crediti ed eventualmente di riscuotere gli interessi.
È una delle due " notti degli spiriti ", l'altra è Beltaine. È quando il velo fra i mondi si assottiglia e la comunicazione fra noi e le anime erranti dei morti si fa più facile. I fatati e gli spiriti sono particolarmente attivi in questa notte.
Si hanno le visioni e si traggono gli auspici e si fanno le divinazioni.
È egualmente uno dei tanti momenti di onorare e ospitare gli antenati morti.
Le preghiere e gli alimenti sono lasciati sui gradini della porta ed i portelli degli altari sono lasciati aperti e le sedie supplementari sono messe fuori. I focolari sono puliti ed i focolari domestici sono riaccesi da un falò comune sacro che è acceso per sfregamento. La Dea Il dio e la dea patroni di questa festa sono il Dagda ed la Morrigan.
 
A Samhain si celebrava il Capodanno celtico, e poichè il freddo era dominio di Cailleach, i rituali riguardavano il mondo dei morti, attraverso divinazione e narrazione di storie.
A Samhain (sam + fuin =" fine dell'estate" ma usato nell'accezione di "riunione") ogni fuoco viene spento e riacceso solo il giorno successivo.
 
In questo giorno, spiriti e creature fatate invitano i mortali a trascorrere insieme un anno sulla collina delle delizie insieme a loro; in senso inverso agiscono i druidi, che scrivono messaggi per i defunti e li affidano al fuoco. Con il cibo e le bevande dell'aldilà, vino, birra e idromele, si banchetta per tutta la durata della festa, che si svolge da un minimo di 3 giorni a un massimo di 6 settimane, fra riunioni, battaglie, profezie, incantesimi e sacrifici rituali, in onore del dio della fertilità Dagda e della sua sposa Morrighan.
Nel racconto celtico "The Wasting Sickness of Cuchulainn" ("La Devastante Malattia di Cuchulainn"), la festa del Samhain viene celebrata per un totale di 7 giorni, di cui 3 antecedenti e 3 successivi alla notte di festa.
Una leggenda irlandese riferisce che tutte le persone morte l'anno precedente tornassero sulla terra in cerca di nuovi corpi da possedere per l'anno prossimo venturo. Così nei villaggi si spegnava ogni focolare per evitare che gli spiriti maligni soggiornassero nel villaggio: il rito consisteva appunto nello spegnere il Fuoco Sacro sull'altare e riaccendere il Nuovo Fuoco il mattino seguente. Questo simbolizzava l'arrivo del Nuovo Anno. Quando il mattino giungeva, i Druidi portavano le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a riaccendere il focolare domestico. Probabilmente la migliore spiegazione del motivo che spingeva i Celti a spegnere il fuoco non era quello di scoraggiare gli spiriti maligni, bensì questa usanza nasceva dal fatto che tutte le tribù celtiche dovevano riaccendere il fuoco da una sorgente comune, il Sacro Fuoco Druidico che era lasciato bruciare nel Mezzo dell'Irlanda a Usinach (secondo altre fonti a Tlachtga,a 12 miglia dalla sacra collina di Tara).
Le bestie venivano radunate e rinchiuse in recinti per svernare Ciascun gruppo di famiglie (clan) si recava in un villaggio più piccolo e riparato per svernare. Il villaggio vero e proprio si separava, e si sarebbe riunito solo a Beltain. Il clima era sfavorevole a qualsiasi festa pubblica, e per di più nella notte di Samhain i morti e gli spiriti tornavano sulla terra. Nessuno osava avventurarsi fuori dalla propria abitazione. Non c'erano dunque rituali comunitari o feste gaudenti pubbliche (notturne) come invece spesso si è portati a credere. Solo i druidi si riunivano nelle antiche radure delle Selve Sacre o fra i megaliti sparsi lungo i ley, le linee in cui scorreva l'energia della Terra, e lì celebravano solennemente l'Inizio del Nuovo Anno.
Ma vi sono altre usanze di cui parlano fiabe e leggende.
La tradizione popolare riferisce che la notte di Samhain si praticavano dei riti divinatori che riguardavano previsione del tempo, matrimoni e la fortuna per l'anno venturo.
 
In Scozia la notte di Samhain le persone seppellivano delle pietre nella terra e vengono ricoperte di cenere e vengono lasciate indisturbate. Al mattino se una pietra era stata smossa, significava che la persona che l'aveva seppellita sarebbe morta entro la fine dell'anno.
In Irlanda è tipico, in tutte le famiglie, preparare il cosiddetto colcannon, piatto tipico di questa ricorrenza. Il nome deriva dall'irlandese e significa "cavolo chiazzato": è una ricetta fatta con purè di patate, cavolo tritato e cipolla, servito caldo con molto burro. Solitamente al suo interno si nascondeva una moneta ed il fortunato che la trovava aveva il privilegio di poterla tenere.
 
Come accadde con gli elementi 'pagani' del cristianesimo, anche alcune feste celtiche passarono nella cultura cristiana, dopo che i romani sottomisero i Celti, e quando, più tardi, la Roma cattolica cercò di convertire i celti pagani. Divenne però chiaro alla Chiesa che i Celti, nonostante la loro apparente sottomissione alla cultura cristiana, continuavano ad aderire testardamente ad alcuni elementi del loro vecchio credo.
Cosi', all'incirca nel settimo secolo D.C., la Chiesa spostò il giorno di Ognissanti, una festa che onorava il martirio dei primi cristiani, da maggio al primo novembre, in modo da unirla agli antichi rituali druidici del 31 ottobre. Non solo, la Chiesa assegnò anche dei nuovi significati cristiani a molti dei simboli residui associati al Samhain. Nel decimo secolo D.C., si consolidò così la tradizione di celebrare il giorno di Ognissanti durante i riti di inizio dell'autunno. In questa giornata si onoravano tutti i morti, non solo i primi santi cristiani, rinforzando così l'associazione con le celebrazioni celtiche di una stagione dell'anno infestata dagli spiriti. Con il passare del tempo questi spiriti, che una volta venivano ritenuti selvaggi e potenti, assunsero un connotato nettamente diabolico e malvagio. La chiesa affermava infatti che gli dei e le dee e tutti gli altri esseri soprannaturali delle religioni antiche fossero di impronta diabolica, che le forze spirituali con cui le persone venivano in contatto erano vere, ma che costituivano delle manifestazioni del diavolo, principe della beffa, che conduceva l'uomo verso l'adorazione di falsi idoli. Così, durante le celebrazioni per Halloween, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, simboli della morte, del diavolo e di altre creature maligne, come le streghe.
 
Halloween
E' certo che questa esportazione abbia fatto perdere il carattere e l'essenza vera e propria di questa festa, ma sta di fatto che in America ed in Europa la notte di Halloween viene rivisitata come la "notte delle streghe e dei fantasmi". Una sorta di party celebrativo per le creature e gli esseri soprannaturali e diabolici.
Attenzione, dunque, agli incontri notturni con mostri e folletti. Il loro leader indiscusso è sicuramente Jack O'Lantern, uno spiritello burlone che da due millenni, di notte, appare sulla Terra illuminandosi la strada con una candela ricevuta in dono dal diavolo.
Affinché la candela non si spenga, Jack la nasconde dentro una zucca vuota. Quella stessa zucca che, con il passare del tempo, è divenuta il simbolo di Halloween in tutto il mondo.
Ma anche nel nord Italia fino alla fine degli anni '50 si usava mettere lumini in zucche svuotate, raccontare storie di fantasmi ed accendere falò al di fuori di qualsiasi celebrazione cattolica.
Ma da dove deriva la leggenda di Jack O'Lantern? Jack O'Lantern (conosciuto anche come Lantern Man, Hob' O Lantern, Fox Fire, Corpse Candle Will O' The Wisp, o semplicemente Will) nasce da una leggenda irlandese che parla di un imbranato ("Ne'er-do-well" = Non ne combino una giusta) chiamato Stingy Jack. Quest'uomo, noto giocatore d'azzardo e bevitore, durante una notte di Halloween invita il Diavolo a bere con lui nella sua casa. Dopo la bevuta escono nella notte e Jack, sempre in cerca di scommesse, sfida il diavolo affermando che non sarebbe riuscito ad arrampicarsi su un albero. Il Diavolo, sorridendo, salì sull'albero con facilità, e Jack incise una croce sulla corteccia. A questo punto il Demonio era in trappola a causa del simbolo sacro, e Jack gli propose un patto: il Diavolo, se voleva poter tornare a terra, doveva promettere di non tentarlo più: solo allora avrebbe tolto la croce dall'albero. Il Diavolo accettò. Quando, anni dopo, Jack morì le porte del Paradiso gli furono negate a cause dei suoi vizi. Jack si diesse allora verso l'inferno, ma il Diavolo gli impedì l'accesso per vendicarsi del tiro mancino che gli aveva giocato, ma gli diede un tizzone ardente per illuminare il suo cammino nell'oscurità. Jack mise il tizzone in una rapa (o cipolla) svuotata per farlo durare più a lungo, e prese a vagare nell'oscurità. Ogni notte di Halloween, quando le porte dell'Oltretomba si aprono, Jack torna a passeggiare in questo mondo con la sua brace ardente.
Quando agli inizi del secolo ci fu la carestia delle patate in Irlanda, molti Irlandesi immigrarono in America, e portarono con loro le loro antiche tradizioni che risalivano ai tempi dei Celti. In America trovarono le zucche che si adattavano meglio ad essere intagliate rispetto alle cipolle. Da quel momento è nata la tradizionale Zucca di Halloween o appunto Jack O' Lantern.
Rituale
Sull'altare si mettono mele, melegrane, zucche, zucchine, ed altri frutti del tardo autunno. Vanno bene anche fiori autunnali come calendule e crisantemi. Si scrive su di un pezzo di carta un aspetto della vita del quale desideriamo liberarci: rabbia, un'abitudine dannosa, sentimenti riposti male, malattie. Inoltre ci deve essere di fronte all'altare un calderone o un altro oggetto simile. Ci dovrebbe essere anche un disco piatto segnato con un simbolo di una ruota con otto raggi.

Prima del rituale, ci si siede tranquillamente a pensare ad amici e persone care che non ci sono più. Senza disperate. Sapendo che sono andati verso cose superiori. Tenendo fermo nella mente il fatto che la realtà fisica, non è quella assoluta, e che le anime non muoiono mai.

Si apre il cerchio dichiarando le intenzioni :
Samhain è il capodanno celtico, ed è diventato anche il capodanno wicca. Questa è la notte in cui la Dea entra nel Mondo di Sotto per confrontarsi con il Dio nel suo aspetto di Signore della morte e della rinascita, il padrone del tempo. La ruota inizia a girare, seguendo i passi della Dea e del Dio , che coraggiosamente scende nel regno degli spiriti. E cosi iniziamo a scendere in profondità dentro noi stessi, e nella dimensione della realtà in cui vivono gli spiriti.
Questa notte il velo tra i mondi è più sottile, e noi onoriamo gli spiriti dei nostri antenati. In questa notte sacra noi diamo loro il benvenuto con amore, perché ci possano fare visita e possiamo parlare con loro. In questa notte sacra, siamo liberi di muoverci indietro e avanti nel tempo per vedere le nostre vite passate e per trovare i sogni che diventeranno il nostro destino.
A Samhain cerchiamo di capire noi stessi e i nostri viaggi spirituali mentre entriamo nel tempo del sogno .Lasciamo andare il nostro vecchio io, logora forma dell'esistenza, e nel regno dello spirito, dove la forma non esiste più, cerchiamo un sogno, perchè tutte le nuove vite iniziano prima di tutto coun sogno.
E' giunta l'ora del cambiamento. Lasciamo la luce e nell'oscurità ci addentriamo. Eppure con gioia lo facciamo, perché sappiamo che è solo un altro giro della potente Ruota dell'Anno. In questo periodo dell'anno i varchi tra i mondi sono aperti. Chiamiamo i nostri antenati, i nostri cari perchè attraversino questi varchi e si uniscono a noi. Li invitiamo a festeggiare con coloro che amano.

Si invocano le Divinità
Si solleva una melagrana e, con il coltello dal manico bianco ben pulito, si buca la scorza del frutto. Si prendono alcuni semi e si mettono sul piatto con su disegnata la ruota.
Si solleva la bacchetta, e ci mette i di fronte all'altare dicendo :

In questa notte di Samhain Io segno il Tuo passaggio,
O Re Sole, dal tramonto alla Terra della Giovinezza.
Io segno anche il passaggio di tutti quelli che sono andati prima,
E di quelli che andranno dopo.
O Dea Graziosa, Madre Eterna,
Tu che desti alla luce colui il quale ora è caduto,
Insegnami a scoprire che nel tempo della più grande oscurità,
C'è la più grande luce.

Si assaggiano i semi della melagrana si guarda il simbolo con otto raggi sul piatto; la ruota dell'anno, il ciclo delle stagioni, la fine e l'inizio di tutto il creato.

Si accende un fuoco nel calderone (va bene una candela).Ci si siede di fronte ad esso, tenendo il pezzo di carta in mano, ed osservando la fiamma dicendo :

O Saggia della Luna Calante,
Dea della notte stellata,
Io creo questo fuoco nel Tuo calderone
Per trasformare ciò che mi tormenta.
Possano le energie invertirsi:
Dall'oscurità: luce!
Dal male: bene!
Dalla morte: nascita!

 Si da fuoco al pezzo di carta con le fiamme del calderone Si osservano le fiamme del fuoco e poi si dice :

Siamo sulla breccia del tempo, perchè questo giorno non appartiene al vecchio anno né a quello nuovo. Poiché non vi è distinzione tra gli anni, non vi è distinzione neanche tra i mondi. Coloro che abbiamo conosciuto e amato in passato sono liberi di ritornare da noi in questo luogo. Che ciascuno di voi, a suo modo, si metta in comunicazione e percepisca la presenza di una persona cara che ritiene perduta. E da questo ricongiungimento tragga forza. Sappiate che non c'è fine né inizio. Tutto gira costantemente, in una danza a spirale che gira e rigira senza mai arrestarsi. In questo punto di svolta, Samhain è la sacra festa che segna la fine dell'estate e l'inizio dell'inverno: un tempo per celebrare, un tempo per salutare il Dio che inizia il suo viaggio nel tunnel dell'oscurità alla fine del quale risplende la luce di nostra Signora. Il vecchio anno si conclude, Il nuovo anno va ad iniziare. La Ruota gira e gira ancora.

Salutiamo la nostra Signora
Diamo il benvenuto al nostro Signore
La Dea –Estate alla fine si avvicina
Il Dio Inverno i suoi primi passi muove sul sentiero
Salute e arrivederci
Graziosa Dea, ti ringraziamo per le gioie dell'estate
Ti ringraziamo per l'abbondazna;
per i frutti , il raccolto, la mietitura
Ritorna ancora quando la Ruota girerà
Per restare di nuovo con noi.
Anche se nostro Signore accetta il mano,
accompagniamolo nell'oscurità,
per poi ritornare nella luce.
Indicando il fuoco :
Ecco il simbolo del nostro Signore:
colui che governa la Morte e ciò che sta al di là;
colui che dimora nell'Oscurità;
il Marito/Fratello della luce
Possa egli proteggerci e guidarci
In tutto ciò che facciamo,
dentro e fuori questo Cerchio
Con la nostra Signora al suo fianco,
possa farci superare le difficoltà
e accompagnarci con speranza verso la luce.

 Ora volendo si può svolgere qualche lavoro magico, dopo di che si celebra il banchetto semplice e infine si rilascia il cerchio

 Tradizioni di Samhain
Nella notte di Samhain è tradizione lasciare un piatto di cibo fuori di casa per le anime dei defunti. Una candela messa sulla finestra li guida verso la terra dell'estate eterna, e seppellire mele nella dura terra “nutre” i trapassati nel loro viaggio.
Per il cibo, barbabietole, rape, mele, grano, noci, pan di zenzero, sidro, vini pasticciati, e zucche, sono piatti appropriati, così come i piatti di carne

portali energetici e dimensionali

  Oltre la Soglia: Trattato Multidimensionale sui Portali Energetici e il Risveglio del 2026 Il concetto di "portale" ha affascina...