giovedì 1 maggio 2014

Il libro dei morti dell'antico Egitto.



L’integrità del Libro dei Morti degli Antichi Egizi ci viene consegnata dal Papiro di Torino di recenzione Tebana, catalogato con il numero 1791, appartenuto a Ieufank. Il papiro è stato copiato dal Lepsius nel 1836 e stampato in veste litografica nel 1842. Il Lepsius assegnò la ripartizione del testo geroglifico del papiro in “Capitoli” dandogli il titolo di Libro dei Morti.

Tuttavia la traduzione esatta del titolo è: Libro per uscire al giornocon riferimento alla virtù rigeneratrice di Osiride, attivata mediante la recitazione, da parte del sacerdote lettore (Kheri-Heb), delle “Formule” del testo che evocano un percorso iniziatico, come dimostreremo.

Nei riguardi del Libro dei Morti degli Antichi Egizi, all’epoca della tradizione saitica (XXV Dinastia - 550 a.C.) avvenne una catalogazione delle varie sequenze del mito osiriaco tale da conseguire ordine e omogeneità al precedente apporto che dal Nuovo Regno giungeva sino alla redazione Tardo Tebana (XX-XXV Dinastia).

L’apparente disordine nella successione dei testi del Libro dei Morti nel Nuovo Regno, i migliaia di rotoli contenenti spesso soltanto un’unica Formula, trova la sua giustificazione nel fatto che nel periodo dei Testi dei Sarcofaghi (VI alla XII Dinastia) l’intera trama del percorso di conoscenza e illuminazione è costituito da tutto il sarcofago nelle sue varie strutture; pertanto anche un’unica Formula, portata seco dall’Osiride nel sarcofago, potrebbe sottolineare lo stadio o il riferimento in vita che questi ha assunto devozionalmente nel suo cammino di trasformazione in riferimento al credo del Libro dei Morti e all’intera tradizione originaria frammentariamente ricopiata ad personam dagli scribi dal deposito originario, sia pure sotto l’influenza del processo di democratizzazione che estese la produzione dei papiri al popolo.

In un contesto di lettura costituito in toto dal sarcofago stesso, o, svincolato da esso, in un contesto altrimenti costituito dal rituale a noi non pervenuto perché orale, quell’unica Formula è quindi da intendersi rappresentativa del Libro dei Morti nella sua completezza.

A proposito della ripartizione in “Capitoli” dai papiri del Libro dei Morti egizio, si è tuttavia sempre parlato di ordine arbitrario e casuale, di almanacco magico raccolto insieme dagli scribi, per esclusivo uso funerario. Ma proprio dal Libro dei Morti, ci giunge un brano che ci ragguaglia sulla tecnica operativa attuata nell’attraversamento delle ore magiche, da parte dell’Osiride e della schiera degli dèi egizi che inquadrano non “Capitoli” ma Formule iniziatiche poste in sequenza coerente.

Come specifica il testo, l’Osiride, inscrivendo alle sue spalle la costellazione di Orione (Sahu) [1], enumera 24 ore magiche, Formula 64ª:

Io sono il Guardiano delle loro cose, lavorando nelle ore del giorno e aggiustandole spalle della costellazione Sahu: sono ventiquattro [altri testi: dodici](le ore) che passano tenendosi unite per mano, ad una ad una, ma è la sesta che è nella Duat è «l’Ora notturna che rovescia i Sebau» [...] Shu (il dio dell’aria) impone che io splenda come Signore di Vita, vero e bello, e che io faccia uscire la settima [ora] e gli amuleti sono per i suoi Glorificati.

Analogamente il Libro Egizio degli Inferi XVIII dinastia, in forma di manuale iniziatico, tratta dell’animazione di forze, da parte del dio Osiride, esplicata durante l’esperienza magica, nell’attraversamento di dodici ore; forze dislocate in sedi apposite, sorvegliate da guardiani alloggiati in Torri di residenza dette «Arrit», sin dalla Prima Ora:

Il dio passa nell’aspetto di Ariete e (nelle sedi magiche) compie le sue trasformazioni. I morti non lo seguono, ma restano nell’Arrit mentre egli dà ordini agli dèi che vi sono. Chiunque avrà fatto ciò a similitudine di quello che è nella «Occulta dimora», chiunque avrà conoscenza di queste similitudini, che sono questo stesso grande dio, avrà grande giovamento sulla terra.

È nel campo operativo del proprio vissuto che si attua la trasformazione e il mutamento dell’esperienza, come specifica un papiro attinente al precedente:

Tu hai potere sui poteri che sono in te.
Ne consegue che la similitudine fondamentale dei testi funerari, oltre ad essere quella della resurrezione di Osiride, è anche quella dell’assunzione di un percorso virtuale all’interno delle forze preesistenti in ogni individuo, che vengono trainate nella nuova forma dal potere di dislocazione

dato dagli dèi del cielo. Le forze vengono in tal modo trasformate in moduli operativi o archetipi, visualizzati da geni che animano le ipostasi magiche.

Nelle scene provenienti dai vari frammenti dei papiri funerari del Nuovo Impero, come anche nei Testi dei Sarcofagi che appaiono nella XI dinastia, redatti per uso privato, questi geni sono contrassegnati ed isolati nella loro specificità dagli emblemi figurativi delle Porte dei passaggi che governano e orientano l’accesso e l’uscita dal campo magico.

Questo assunto è confermato, a partire dalla XXV dinastia, dalla sequenza significante dei testi che nelle tombe corredano le Porte preposte agli accessi, da un ambiente all’altro, nelle sale funerarie. In tale epoca si formalizza il modello di tomba la cui pianta ricalca la struttura classica ad ipogeo della tomba di Osiride ad Abido. Nella tomba di Harwa, Grande Maggiordomo della Divina Adoratrice all’epoca di Amenirdis I (740-700 a.C.) la partitura delle iscrizioni parietali riferite al culto del sole è posta nella parte meridionale; anche la sequenza distributiva degli scritti sui pilastri della Prima Sala Ipostila riguardanti il Libro delle Ore del Giorno e della Notte comincia ad Ovest e termina ad Est, così da riprodurre il corso del sole nell’oltretomba 4.



Entrambi i testi assumono l’asse centrale della pianta della tomba come un’ipostasi, sostenente la trama rivelatrice di una successione ordinata di «capitoli», la cui composizione riguarda la vita, la morte e la rinascita dell’iniziato che, identificandosi col dio Osiride, ne ripercorre le tappe mistiche in un cammino di potenza.

Concezione che nel Libro dei Morti egizio, papiro di Ieufankh, conservato a Torino, recenzione Saitica, prende ritmo e coerenza nella compagine delle Formule. Il papiro ci è pervenuto in un unico rotolo che mostra il percorso dell’Osiride, dalle Formule d’ingresso, sino alla glorificazione finale.

Risulta accertato che in tale periodo gli scribi operarono un rilettura dei motivi fondamentali della tradizione funeraria, conferendo al testo nuova omogeneità. Come su accennato, le cesure che separano, nel papiro di Ieufankh, una Formula dall’altra, hanno ispirato il Lepsius ad attribuire ad ogni Formula del testo un “Capitolo” con numero di notazione romana.

Tutti gli studiosi indistintamente hanno considerato questa divisione una consuetudine.

Tuttavia, nello stesso papiro, il susseguirsi delle Formule in un unico rotolo, suddivise le une dalle altre da due barrette consecutive, ivi comprese le sezioni iconografiche, dette “ vignette”, la cui realtà è piuttosto quella di un ipertesto in immagini, fonda e inquadra le tappe del cammino iniziatico dell’Osiride, secondo un ordine degli archetipi che lo scriba va man mano illustrando nei miti relativi.

Questa idea ci ha guidati nel voler rintracciare una sequenza di immagini coerenti ed inscrivibili in numeri ordinali. Sequenze di numeri che le concezioni Ermopolitane ed Eliopolitane, fondate, rispettivamente, su otto e su nove dèi, giustificano.

Difatti le due concezioni interagiscono nella compagine delle Formule del Libro dei Morti egizio.

Le Formule, a guisa di invocazioni, costituiscono in sequenza l’assunzione delle facoltà solari da parte dell’Osiride nel suo uscire al giorno, e prendono avvio sin dalla Formula 1ª del testo col definire una prima pulsazione ottonaria data dal dio Thoth di Ermopoli, che si manifesta:

Nel giorno del Pesare le Parole.

Ivi la pulsazione sarà modulata all’interno di una dinamica novenaria attuata in On, la città dai nove dèi:

Nella dimora del Capo che è in On (Eliopoli).

Sarà stabilito alla formula 8ª del testo, il fulcro del processo:

Si chiude l’Ora. Io sigillo la testa di di Thoth che rende potente l’Occhio di Horo.

Nei multipli dell’ottonario, motivo dominante dei rituali d’ingresso, la pulsazione si definisce per successivi registri di potenza, cui si accompagnano inni alle divinità solari, come ad esempio alla Formula 15ª, illustrati nella vignetta della Formula 16ª cioè

2 x 8, in chiusura.

Il tema dominante della rigenerazione si specifica alla Formula 17ª, in cui si descrive la resurrezione degli Akhu, spiriti luminosi; seguono le varie Formule cui si riferiscono le tecniche per superare il Ro-stau,Luogo dell’alaggio sito alla partenza della barca di colui che cambia stato, che nella Formula 17ª è identificato come:

La porta a Sud di Arutef e l’ingresso a Nord della tomba di Osiride.

Ingresso annunciato (Ro) a colui che è volto a recuperare l’integrità del circolo cosmico ed uscire alla luce.

Per i multipli dell’ottonario costitutivo, il potenziale attivato si sviluppa in nuovi cicli che definiscono i segreti della cosmologia. Ad esempio alla Formula 32ª, cioè 4 · 8, si descrivono i quattro punti cardinali posti in relazione ad otto coccodrilli. Questi a loro volta siglano la serie dei cicli solari sessagenari, posti in relazione al circuito intrinseco dei decani connesso al moto dell’Occhio di Horo, per pulsazioni di dieci: la Formula 42ª vede agire il dio solare primigenio Unbu; la Formula 52ª contempla l’Osiride, con pani d’offerta per il dio Thoth, posto a turno tra coloro che riposano sotto il sicomoro della dea Hathor. La Formula 62ª contempla il potere di Aamt che sigilla, per pulsazione ternaria, il periplo d’Inondazione governato alla Formula 60ª da Hapi; mentre alla Formula 64ª cioè 8 · 8, la rinascita è già definita e l’Osiride pronuncia la frase:

Io sono lo Ieri e conosco il Domani.

Con questa affermazione Osiride si dichiara padrone rinnovato degli elementi della personalità e della coscienza, volto al controllo dei nuovi requisiti di potenza che ha conseguito, tramite il corpo di fruizione. Si avvia quindi il processo di trasfigurazione: dalla Formula 64ª alla Formula 128ª, cioè 8 · 16. L’Osiride può seguire il Sole nel suo incedere e assumere ogni aspetto che desidera, salendo in barca, Formula 129ª, sino a controllare il mondo della manifestazione passando i Capi della Duat e così stabilendo i natali della potenza a partire dalla Formula 130ª, che descrive l’apertura dei quattro orizzonti del nuovo cielo e l’ingresso della barca dell’Osiride a fianco del Sole, insieme agli dèi seguaci di Thoth.

Si viene a costituire una unità composita, data dal Sole, dagli dèi e dall’Osiride, che viene trainata dalla coppia di Barche sacre: una è la Barca Nesektet del sacro Sahu (Orione) che attraversa il Nu (Abisso liquido), l'altra è la Barca Neshemet sulla quale avanza Osiride. Queste esprimono una matrice di distribuzioni future. I mutamenti di stato sono determinati dalle figure degli dèi che ruotano in seno all’unità del Sole e si rinnovano con l’astro ad ogni periplo. Di rimando le potenze degli dèi, associando il proprio nome rilevato dalla tradizione d’appartenenza a quello della qualità in atto del dio Sole (nella tripartizione codificata Khepri-Ra-Atum), esprimono l’idea della rotazione celeste che – quale significante – induce e nomina l’energia in trasformazione.

Le Barche sacre ruotano purificando il destino dell’Osiride per i diversi piani concentrici della luce; all’interno degli scafi le ipostasi degli dèi assumono forme plurali e connotazioni miste, senza mai abbandonare il riferimento semantico con le matrici d’origine che veicolano le divinità all’interno del mito.

Il mito esige formule che, come le sfaccettature del diamante, splendono per luci parziali riflesse. Tali formule insegnano la metamorfosi o le trasformazioni per le quali deve passare l’anima o la coscienza attraversando le figure esoteriche della luce, escrivendo le tappe di un viaggio iniziatico. Il testo del Librodei Morti egizio oLibro delle Formule per uscire al giorno, in guisa di amuleto, veniva portato seco sin nella tomba, affinché aiutasse l’anima in cammino verso le novelle incarnazioni concesse ad un cuore purificato.

Purificare e pesare il cuore nella sala della sacra Bilancia, così come calibrare correttamente l’uso di altri organi preposti alla coscienza, equivale per il defunto a dislocare le funzioni vitali dell’anima nelle sedi preposte alla evoluzione del destino solare. Questo processo è figurato dal rinascere della Fenice nell’ambito del simbolismo cosmico precedentemente considerato, che ha nella matrice ottonaria e nella evoluzione novenaria il suo segreto.

Alla luce di quanto esposto potremo definire all’interno del circuito delle Formule del Libro dei Morti egizio papiro di Ieufankh, dieci sequenze o tappe date da una doppia scansione ottonaria, suggerita di volta in volta nel testo dalle diciture: Inizio delle formule... Inizio dei piloni... ecc. Quindi avremo le sequenze:

1-16, 17-32, 33-48, 49-64, 65-80,

81-96, 97-112, 113-128, 129-144, 145-160.

La Formula 160ª contempla il simbolo di repère:

Formula della Colonnetta che Thoth dona ai suoi adoratori.

In essa viene descritto Thoth, governatore dell’ottonario, mentre riceve Shu a Neschem. Il nesso rimanda alla Formula 1ª, nella quale, sotto il controllo di Thoth, per la prima volta viene invocata la barca Neshemet che si inoltra ad Oriente trasportando l’Osiride. Alla seconda e ultima invocazione della barca Neshemet si chiude il periplo: Formula 160ª.

Qui giunti, superata la serie di dieci sequenze suddetta, si avrà la «Formula per forzare l’ingresso in cielo», di nuovo ad opera di Thoth, che corrisponde nell’ordine alla161ª. Vedi Figura. Ivi vengono citati i punti cardinali assunti come forze ormai attive sotto il governo congiunto del Sole e dell’Osiride.


Dalla Formula 155 alla Formula 161 del L.d.M. papiro di Torino, cat.1791


Segue in chiusa la «Formula per produrre una fiamma sotto la testa dell’Osiride», la 162ª, nella quale si palesa la funzione protettiva dei «Guardiani del fuoco» È questo il «testo del Tempio occulto», alla cui cesura si ricollegano e si innestano, per nuova pulsazione novenaria, le «strade» di trasformazione, il cui avvio nel testo è stabilito alla Formula 9ª, e il cui esito finale è dato dall’espressione 9 · 18 = 162.

Alla Formula 9ª si descrive il cammino dell’Osiride nell’Amenti:

Ha schiuso ogni via in cielo e in terra al padre [...] Egli ha fatto la strada.

Tappa ratificata dalla Formula 10ª nella quale l’Osiride esce giustificato.

Da qui il percorso di trasformazione prende diverso avvio per le tappe del novenario e multipli di esso. La Formula 18ª contempla la trasformazione del potere di Horo, sancita da Set:

L’erezione delle aste di Horo, è la frase di Seth ai suoi seguaci: Si innalzano qui i pilastri.

La Compagnia degli Dèi confermerà con un talismano di giustificazione il moto d’avanzamento di Horo, quando questi s’impadronisce della Meskhenet del Cielo. Il moto si dà in 19 rivoluzioni solari coincidente con 235 lunazioni; permette di conferire all’Osiride la Corona solare di Atum con la quale potrà avanzare nel fuoco: Formula 19ª.

Sulla ipostasi della sequenza ottonaria delle Formule del Libro dei Morti egizio, papiro di Ieufankh, si inscrive quindi un circuito di novesequenze o «strade», designate da una doppia scansione novenaria:

1-18, 19-36, 37-54, 55-72, 73-90, 91-108,

109-126, 127-144, 145-162.

Le «strade» si completano nel Libro dei Morti egizio, papiro di Ani conservato a Londra, recenzione Tebana, prima della Formula 190ª di chiusura, con le sequenze:

163-180, 181-189.

Alla Formula 162ª, nella sequenza del Libro dei Morti egizio, papiro di Ieufankh, seguono tre Formule «in aggiunta al Libro per uscire al giorno».

La prima dedicata al «Signore dei due Occhi», Ammon, Formula 163ª; quindi Ammon in veste di Serpente solare dona il ventaglio di piume degli dèi a Sekhmet, figlia del dio Sole, identificata come dama della Corona Bianca e di quella Rossa, Formula 164ª; infine Amon in veste di Leone solare assume il sostantivo Rorelativo all’annuncio del passaggio dal mondo dell’Amenti al mondo solare, mentre attraverso le «pelli nascoste» si ricollega alle tappe d’avvio del circuito in associazione ai simboli dello Scarabeo, del Sole sorgente e dell’Ariete, Formula 165ª.

Infine riveliamo che, in accordo al numero delle lunazioni – tredici – presenti nei dodici mesi di un anno solare, si registrano altrettante vie «per adorare Ra» «e schiudere la capigliatura di Osiride», Formula 13ª. La capigliatura di Osiride è animata da Iside; nell’unione misterica Osiride (sole) e Iside (luna) sono un’unica immagine, Formula 17ª:

L’Osiride, egli stesso è Iside: tu lo hai trovato mentre rialzava la sua capigliatura su di lui.

A questo segreto si riconduce il circuito lunisolare il cui primo avvicendarsi è dato dalla «Formula per entrare e per uscire», la 12ª. Cui fa seguito l’espressione analoga della «Formula per entrare dopo essere uscito», la 13ª.

Ecco allora formalizzarsi nel Libro dei Morti egizio, papiro di Torino, altre tredici fasi distinte contenenti ciascuna dodici Formule:

1-12, 13-24, 25-36, 37-48, 49-60, 61-72, 73-84,

85-96, 97-108, 109-120, 121-132, 133-144, 145-156.

Che si completano nel Libro dei Morti, papiro di Ani, con le fasi:

157-168, 169-180.

In questa redazione, il numero 180 corrisponde alla rotazione conclusiva, numero che indica nella corrispondente Formula del Libro deiMortiegizio, papiro di Ani, l’asse solstiziale di Ptah-Tatenen inscritto nella sfera del cosmo che il dio Ra, signore dell’Akuert «ha presentato, quale scettro, allo spirito stellare di Sirio (Sothis)» per essere «venerato dalle quattro regioni dello spazio» nelle sembianze della Fenice, il Bennu di Heracleopolis, mentre come erede di Osiride è onorato con il diadema Nemes sulla fronte.

NelLibro dei Morti egizio, papiro di Ieufankh, alla Formula 157ª verrà focalizzata l’unione del circuito lunisolare, espresso con l’immagine di un «Avvoltoio d’oro» posto sotto il potere di Iside da porsi «al collo» dell’Osiride:

Iside è arrivata e volteggia sulle città e ricerca le sedi occulte di Horo dalla sua uscita dal papireto.

La simbologia solare dell’avvoltoio, nella funzione di Nekhbeth, è correlata al ruotare del cielo egizio, qui concomitante con la simbologia lunare del papireto, nel quale Iside ha allevato Horo.

La Formula citata descrive la congiunzione dei poteri lunari conseguiti da Horo con le potestà della Barca solare:

Ella (Iside) fa sì che Horo si unisca alla Barca e gli concede la sovranità sulla terra.

Seguono otto Formule il cui insieme si dà come giuntura sino all’ultima Formula del testo: dalla Formula 158ª alla Formula 165ª; la Formula 158ª e la Formula 159ª descrivono esplicitamente la prima un collare d’oro, la seconda una collana di feldspato verde, che l’Osiride indossa prima di ricongiungersi al ciclo ottonario, il cui esito finale è dato alla Formula 160ª nella quale si contempla la donazione di Thoth:

Colonnetta in feldspato verde che non può essere spezzata.

Da quanto esposto si evincono nel testo gruppi di Formule che descrivono il cielo in scansioni plurime, date sia dall’ottonario, sia dal novenario, che coordinano un circuito lunisolare.

Questo e altri aspetti iniziatici sono stati presentati nel libro L’occhio della Fenice, Sekhem Editore, da cui è stato tratto questo articolo


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