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giovedì 18 dicembre 2014

La Devozione

La devozione riveste un'importanza così grande presso tutti i credo religiosi che, per coglierne tutti i significati, è necessario trattarne ogni aspetto singolarmente. Nel cattolicesimo le devozioni sono anche forme di preghiera che hanno luogo fuori della liturgia ufficiale della messa e della liturgia delle ore. Mentre al fedele è richiesto di partecipare alla liturgia, le devozioni sono strettamente opzionali, sebbene altamente raccomandate, e per il diritto canonico devono aver luogo fuori della liturgia per non creare confusione. Nel rito latino, devozioni ben conosciute includono il Rosario, la Via Crucis, la Lectio Divina e l'Angelus. Le devozioni tipiche hanno l'approvazione specifica della gerarchia, e alcune sono ristrette a mere recitazioni private, come per esempio molte litanie dei santiTra i complessi devozionali della tradizione cattolica, i Sacri Monti meritano un'attenzione particolare. Un Sacro Monte è costituito da raggruppamenti di edifici di piccole dimensioni contenenti scene figurative, ed è connotato dallo snodarsi di un percorso devozionale lungo le pendici di un'altura, in un ambiente naturale isolato e di rilevante interesse paesaggistico. I Sacri Monti sorsero in Italia a partire dalla fine del Quattrocento con lo scopo di offrire ai pellegrini un'alternativa più sicura rispetto ai viaggi in Terra Santa. Successivamente la loro funzione divenne quella di offrire ai fedeli un percorso di meditazione e di preghiera che si snodasse attraverso la rappresentazione per immagini di episodi desunti dal Nuovo Testamento. In particolare troviamo scene della vita di Gesù, soprattutto della Passione; scene legate alla venerazione della Madonna, o alle biografie dei Santi, realizzate con sculture policrome a grandezza naturale e con immagini dipinte su pareti a volte. Nel Protestantesimo anglosassone (e specialmente nordamericano) il termine devozione viene usato per indicare diverse attività collegate fra loro all'interno della chiesa cristiana. Più frequentemente, questo termine si riferisce a un periodo di tempo libero utilizzato per studiare la Bibbia e pregare, nello sforzo di costruire un relazione spirituale più forte con Dio. Questi periodi di tempo vengono passati da soli o con un piccolo gruppo di persone. Molti "libri devozionali" (spesso semplicemente detti devotionals, "devozionali") sono disponibili nelle librerie cristiane come in quelle laiche, ma anche nei supermercati. Questi libri contengono studi biblici guidati che spesso includono storie o aneddoti che insegnano principi biblici, simili alle parabole usate da Gesù Cristo nel suo ministero. Lo schema di questi libri viene usato anche per storie o messaggi particolari, che vengono così chiamati anch'essi "devozioni". Questi messaggi vengono talvolta raccontati dai pastori al posto del normale sermone, e si dice allora che il pastore "fa una devozione" (give a devotional). Secondo la Bhagavad Gita e presso le filosofie orientali, la devozione (o Bhakti) è considerata il mezzo più semplice, veloce ed efficace per ottenere la liberazione (o Moksha) durante il Kali Yuga, l'era attuale. Presso l'Induismo, il Bhakti Yoga è appunto la via della Bhakti, è l'unione con Dio attraverso un intenso amore e profonda devozione. Questo Yoga (la cui essenza potrebbe riassumersi nell'espressione Amare per l'amore dell'amore) tra tutti è il più semplice e diretto, e si rivolge alla maggioranza degli esseri umani proprio per la sua facilità di messa in pratica, dato che non richiede spiccate capacità intellettive o abilità particolari. Il Bhakti Yoga non è altro che intenso amore per Dio: poiché Egli è la personificazione dell'amore, la via più facile per raggiungerLo è amarLo. Namo (南無) (in cinese) (giapponese: namu), derivante dal sanscrito namas, indica la devozione, il rendere onore. Il suo significato e soprattutto l'oggetto di tale devozione variano a seconda della scuola o del lignaggio buddhista che si segue. Nell'accezione più comune assume il significato di "dedicare", "rendere omaggio", "avere piena fiducia", "lode a". L'oggetto della devozione varia: si può essere devoti al Buddha, a un lama, ad un insegnamento. È un atteggiamento di apertura verso il proprio maestro, verso la legge, in generale verso la vita stessa per prepararla ad accogliere la verità, superare le difficoltà, raggiungere stadi successivi di consapevolezza e comprensione. Si può esprimere proclamandola vocalmente attraverso dei mantra come (se ne riportano due a titolo di esempio):
  • Namo Amiduofo (cinese) Namu Amida Butsu (giapponese) - ovvero 'ripongo la mia fiducia nel Buddha Amithaba' nel Buddhismo della Terra Pura,
  • Nam myoho renge kyo (giapponese), Namo Miaofa Lianhua jing (cinese) - ovvero 'lode al Sutra (Jing) del Loto (lianhua) della Buona Legge' (miaofa, sanscrito: dharma): particolarmente, ma non esclusivamente, recitato nelle scuole che si rifanno alla predicazione di Nichiren. Per Bhajan si intende un particolare tipo di canto devozionale della tradizione induista; spesso, ma non necessariamente, di origini antiche. I bhajan sono canti, alle volte semplici, altre estremamente complessi (il sistema ritmico-melodico orientale è estremamente più articolato di quello occidentale), comunque espressi in un linguaggio pieno di devozione (Bhakti) e sentimento di amore verso Dio, in un autentico atteggiamento di completa resa o abbandono. La grande diffusione della pratica dei bhajan si basa sul fatto che essi sono considerati una perfetta combinazione di tre elementi: 
  • Sentimento (Bhava);
  • Melodia (Raga);
  • Ritmo (Tala).
  • Questi tre aspetti rappresentano il coinvolgimento e l'armonizzazione, attraverso il canto dei bhajans, delle tre qualità dell'uomo, o Guna: SattvaRajas e Tamas. Vengono eseguiti da gruppi di devoti, con un cantante principale. Il solista intona una riga del bhajan, il coro la ripete subito dopo; questo in termini simbolici rappresenta Dio che guida l'umanità, ed essa che risponde immediatamente al Suo richiamo. La semplice melodia, la ripetizione delle parole (i nomi dei vari aspetti di Dio a cui il canto è indirizzato) inducono ad uno spontaneo senso di coinvolgimento e familiarità. I testi consistono principalmente nella ripetizione dei tanti nomi di Dio (Namasmarana), nella descrizione della Sua gloria e delle Sue infinite forme, ma trovano spazio anche aneddoti o episodi tratti dalla mitologia induista, nonché prediche di famosi santi e mistici. Questi testi possono talora risultare molto complessi, specie quando sono di tipo discorsivo, mentre nella maggioranza dei casi sono strutturati in modo abbastanza semplice; infatti anche un semplice Mantra, cantato ripetutamente su diverse scale melodiche, può divenire il testo di un bhajan o un kirtan di durata anche molto lunga. Il sankirtana (il canto dei Nomi di Dio) è considerato — insieme al seva (servizio altruistico devozionale) — il metodo più semplice, veloce ed efficace per ottenere la liberazione (Moksha) dal ciclo di nascite e morti (Samsara) durante il Kali Yuga, l'era attuale.

    L'Islam mostra in questo campo una doppia realtà. A livello teorico esso sembra infatti poco incline ad esprimere la sua devozionalità tramite musica (mūsīqī ) da ascoltare ( samāʿ ), o tramite canto ( ghināʾ ) e, men che meno, tramite la danza. Bisogna peraltro ricordare che la recitazione dello stesso Corano è una forma di cantilena. La radice semitica <Q-R-ʾ> significa infatti "recitare salmodiando": cosa resa agevole dal fatto che il testo è composto in ossequio alla forma poetica preislamica proto-rimica araba del sājʿ, con cui erano composti i componimenti poetici ad esempio della Muʿallaqāt. Una diversa realtà è tuttavia messa in mostra dall'Islam popolare, in cui canto. musica e danza non mancano, anche quando si persegua un fine devozionale, per quanto decisamente sobri tali esercizi poi siano. Nel Sufismo il ricorso alla voce umana, accompagnata da un sobrio insieme di strumenti musicali, è invece quasi la norma e a diffonderlo pare fossero essenzialmente mistici persiani (Nūrī e Junayd fra i primi). Percussioni, nāy (una sorta di flauto), qānūn (il nostro canone) eṭanbūr (uno strumento a corde fatte vibrare tramite un archetto) sono gli strumenti più ricorrenti in alcune cerimonie di samāʿ, attuate dalle confraternite. Tutti tali strumenti, e quello principale della voce umana, sono considerati assai utili per facilitare il conseguimento dell'esaltazione mistica, mirante all'accostamento (o addirittura all'unione estatica) col Creatore. Talora alcune "esagerazioni" indussero gli stessi ambienti sufi ad esprimere il loro dissenso (Ḥujwīrī) e alcuni ambienti più oltranzistici (in genere di tipo hanbalita) a biasimare il canto e la musica senza troppi distinguo. Ben diverso strutturalmente è il dhikr, la sacra "menzione" (o "ricordo") che l'allievo sufi deve ripetere, su indicazione del suo Maestro, un numero variabile di volta al giorno e che può giungere anche alla cifra di diverse migliaia. La nenia che si genera, anziché essere assimilabile al canto devozionale, a causa della brevità delle frasi (a volte una sola parola) e della ripetitività, obbliga a una speciale respirazione che mira semmai più ad agevolare il conseguimento dell'estasi, anziché a gratificare l'esecutore o l'ascoltatore. Nel movimento del Neopaganesimo il canto devozionale è considerato in molti casi una componente fondamentale della liturgia. Ogni tradizione neopagana possiede ovviamente le proprie strutture liturgiche, ma tendenzialmente tutti i neopagani considerano la liturgia cantata un momento nel quale entrare in contatto con la natura e comprendere il funzionamento fisico e metafisico. I canti devozionali sono visti sia come metodi di trasmissione e insegnamento della religione, sia come vere e proprie preghiere attraverso cui porsi in contatto con il mondo divino, evocando gli spiriti e le divinità.
    « L'oceano è l'origine della Terra, l'oceano è l'origine della Terra. Tutte le cose provengono dal mare. Tutte le cose provengono dal mare. »
    I canti devozionali neopagani contengono nella maggioranza dei casi tematiche legate alla natura, all'evoluzione degli esseri viventi e ai cicli del cosmo, visti come processi derivanti dall'attività dell'energia divina che organizza l'universo. L'utilizzo dei canti è presente in molte sezioni della liturgia delle tradizioni neopagane, e più questa è organizzata, più anche i canti sono sistematizzati. È questo il caso della Wicca, le cui correnti presentano una struttura liturgica già ben definita. Le varie fasi della liturgia wiccana possono essere accompagnate da canti di vario genere. In particolare questi vengono utilizzati per l'evocazione iniziale dei guardiani dei cinque elementi (o dei sephirot ereditati dalla Cabala nel caso dello Xandrianesimo e delle tradizioni legate), l'evocazione della Dea o delle sue tre e molteplici manifestazioni, la chiamata dello spirito — ovvero la Dea stessa nel suo atto di forza organizzatrice dell'equilibrio del cosmo —, piuttosto che nel casi di rituali iniziatici.
    « Il fiume scorre, scorre e scorre. Il fiume scorre senza mai pensare seguendo le pendici che lo conducono al mare. Madre, portamici, e un figlio ti donerò. Madre, conducimi giù verso il mare. »
    « Non perderemo mai la via che ci conduce alla sua memoria, e il potere della sua fiamma vivente sorgerà, sorgerà ancora. Come l'erba attraverso l'oscurità, attraverso la terra verso il chiarore del Sole, noi sorgeremo ancora. Assetati delle acque della vita ci muoveremo verso la luce, e un'altra volta saremo vita. »
    Forti i riferimenti allo scorrere dell'acqua e alla ciclicità della vita, elementi che mettono in primo piano la dottrina della reincarnazione e il panteismo. L'essere umano viene spesso messo cantato come una goccia destinata a ritornare al mare, parte dell'oceano infinito di cui fa parte. Le metafore sono evidentemente riferite all'essere umano come parte del tutto divino, dell'Uno o della Dea (corrispondente al tutto secondo gli wiccani). Il caso delle tradizioni ricostruzioniste è fondamentalmente simile a quello della Wicca. Per i canti devozionali vengono prediletti in particolare quelli attestati già utilizzati nell'antichità, oppure non mancano casi di produzioni creative ex novo. Anche nel Druidismo (e nel caso della più influente associazione, la Congregazione del druido) la liturgia è ben sistematizzata e a ogni fase corrisponde un determinato tipo di canto. Nell'Etenismo si fa spesso utilizzo dei versi dell'Edda. 

martedì 24 giugno 2014

Dalai Lama



Tenzin Gyatso, Sua Santità il 14 ° Dalai Lama è nato il 6 Luglio 1935, in una famiglia contadina nel piccolo villaggio di Taktser, in provincia di Amdo, che si trova nel nord-est del Tibet.
Il suo nome era Lhamo Dhondup fino al momento in cui, con due anni di età, Sua Santità è stato riconosciuto come la reincarnazione del suo predecessore, il 13 ° Dalai Lama, Thubten Gyatso. Il Dalai Lama sono considerati manifestazioni di Avalokiteshvara o Cenresig, il Bodhisattva della Compassione e patrono del Tibet.
Un Bodhisattva è un essere illuminato che ha rinviato la sua entrata in nirvana e scelto per rinascere a servire l'umanità.
Sua Santità il Dalai Lama ha iniziato la sua formazione monastica all'età di sei anni. Il curriculum composto da cinque soggetti maggiori e cinque minori. Il più grande sono: la logica, l'arte e la cultura tibetana, il sanscrito, la medicina e la filosofia buddista - e questo a sua volta è composto da altre cinque categorie: Prajnaparamita , la perfezione della saggezza; Madhyamika , la filosofia della Via di Mezzo, Vinaya , il canone della disciplina monastica, Abhidharma , la metafisica; e Pramana , logica ed epistemologia. Soggetti minori sono: poesia, musica e teatro, l'astrologia, la grammatica e sinonimi. A 23 anni, fece il suo esame finale nel Tempio di Jokhang, a Lhasa, durante il Festival annuale di Preghiere Monlam . Superato a pieni voti ed è stato assegnato il grado di Geshe Lharampa (picco titolo, equivalente ad un Dottorato in Filosofia 1ista). In aggiunta a questi temi buddisti ha studiato inglese, scienze, geografia e matematica.
Nel 1950, 15 anni, Sua Santità è stato chiesto di assumere la piena responsabilità politica come capo di Stato e di governo, dopo l'invasione cinese del Tibet. Nel 1954, si recò a Pechino per colloqui di pace con Mao Zedong e altri leader cinesi, come Chou En-Lai e Deng Xiaoping. Nel 1956, durante una visita in India per partecipare alle feste di compleanno dei 2500 anni di Buddha, era presente in una serie di incontri con Nehru, il primo ministro indiano e il Premier Chou sulla situazione in Tibet rapido deterioramento.
I loro sforzi per raggiungere una soluzione pacifica al problema sino-tibetano sono stati frustrati dalle atrocità della politica cinese in Tibet orientale, portando a una rivolta popolare. Questo movimento di resistenza diffuso in altre parti del paese, e il 10 marzo 1959, Lhasa, capitale del Tibet, è esploso in una grande rivolta. Le manifestazioni di resistenza tibetana chiesto che la Cina lasciare il Tibet, ribadendo la propria indipendenza.
Quando la situazione divenne insostenibile, è stato chiesto al Dalai Lama di lasciare il paese in esilio per continuare la lotta per la liberazione. Sua Santità è recato in India, che gli ha concesso asilo politico, accompagnato da ottantamila altri rifugiati tibetani. Oggi ci sono più di 120.000 tibetani che vivono come rifugiati in India, Nepal, Bhutan e Occidente.Dal 1960, Sua Santità risiede a Dharamsala, una piccola città nel nord dell'India, giustamente conosciuta come "la piccola Lhasa", per ospitare la sede del governo tibetano in esilio.
Dopo l'invasione cinese, Sua Santità ha presentato una serie di risorse alle Nazioni Unite sulla questione tibetana. L'Assemblea Generale ha adottato tre risoluzioni sul Tibet, nel 1959, 1961 e 1965.
Con l'istituzione del governo tibetano in esilio, Sua Santità si rese conto che il compito più immediato e urgente era quello di combattere per la conservazione della cultura tibetana.Fondata 53 grandi insediamenti agricoli per accogliere rifugiati; previsto un sistema educativo autonoma tibetana (ci sono oltre 80 scuole tibetane in India e Nepal) per offrire il tibetano rifugiato bambini conoscenza della loro lingua, storia, religione e cultura. Nel 1959 ha creato il Tibetan Institute of Performing Arts; l'Istituto Centrale di Studi Tibetani Superiori divenne una Università per i tibetani in India. Sua Santità ha inaugurato vari istituti culturali al fine di preservare le arti tibetane e le scienze, e ha contribuito a ripristinare più di 200 monasteri per preservare il lavoro dei grandi insegnamenti del Buddismo, l'essenza dello spirito tibetano.
Sul piano politico, nel 1963 Sua Santità ha presentato un progetto di costituzione democratica per il Tibet, basato sui principi buddisti e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La nuova costituzione democratica promulgata a seguito di questa riforma è stato chiamato "Carta dei tibetani in esilio." Questa lettera è sinonimo di libertà di parola, di credo, di riunione e di movimento. Esso offre anche delle linee dettagliate di azione per il funzionamento del governo tibetano in quanto a vivere in esilio.
Nel 1992 Sua Santità ha pubblicato le linee guida per la costituzione di un futuro linee di Free Tibet. Ha annunciato che il primo ed immediato compito del Tibet sarà liberato stabilire un governo ad interim con la responsabilità primaria per eleggere un'Assemblea Costituente per creare e distribuire una costituzione democratica tibetana. In quel giorno, Sua Santità trasferirà tutta la sua autorità storica e politica al Presidente ad interim, andando a vivere come un comune cittadino. Ha anche detto di sperare che il Tibet, comprese le tradizionali tre province (U-Tsang, Kham e Amdo), sia federale e democratica.
Nel maggio 1990, le riforme proposte da Sua Santità ha dato luogo alla realizzazione di un'amministrazione veramente democratico per la comunità tibetana in esilio. Il Consiglio dei Ministri tibetano ( Kashag ), che fino ad allora era sempre stato nominato da Sua Santità, è stato sciolto insieme alla decima Assemblea dei Deputati del Popolo Tibetano (Parlamento tibetano in esilio). Nello stesso anno, i tibetani in esilio sul sub-continente indiano e in oltre 33 paesi eletti 46 membri del estesa dell'Assemblea tibetano 11, un voto diretto. L'Assemblea, a sua volta, ha eletto i nuovi membri del gabinetto. Nel settembre 2001, un ulteriore passo nel processo di democratizzazione è stata presa quando l'elettorato tibetano eletto direttamente il Kalon Tripa , capo del ministero del Consiglio dei Ministri, che a sua volta ha nominato il suo gabinetto, che deve essere approvato dall'Assemblea tibetano. Nella lunga storia del Tibet, questa era la prima volta che il popolo eletto loro leader politici.
Nel settembre 1987 Sua Santità ha proposto il Piano di Pace per il Tibet Five Points, come primo passo verso una soluzione pacifica alla situazione rapidamente deteriorata nel paese. A suo parere, il Tibet sarebbe diventato un santuario, una zona di pace nel cuore dell'Asia, dove tutti gli esseri senzienti possano vivere in armonia con il delicato equilibrio ambientale conservato. Cina, finora, non ha risposto positivamente alle varie proposte di pace creati da Sua Santità.
Nel suo discorso ai membri del Congresso a Washington, DC, tenutosi il 21 settembre 1987, Sua Santità ha proposto il seguente piano di pace, composta da cinque punti fondamentali:
Trasformazione di tutto il Tibet in una zona di pace.
Cessazione della politica di trasferimento della popolazione cinese che minaccia l'esistenza stessa dei tibetani come popolo.
Il rispetto dei fondamentali diritti umani dei tibetani e delle loro libertà democratiche.
Restauro e tutela dei tibetani dell'ambiente naturale e l'abbandono dell'uso del territorio tibetano da parte della Cina per la produzione di armi nucleari e rifiuti nucleari.
Avvio di seri negoziati sul futuro status del Tibet e delle relazioni tra il popolo tibetano e cinese.
Parlando al Parlamento europeo a Strasburgo, in Francia, il 15 giugno 1988 Sua Santità minuziosamente dettagliato l'ultimo dei cinque punti che il piano di pace. Ha proposto l'istituzione di colloqui tra cinesi e tibetani per la creazione di un governo autonomo delle tre province tibetane ", in associazione con la Repubblica popolare cinese." Il governo cinese continuerà ad essere responsabile per la politica estera e di difesa del Tibet.
A Sua Santità, questa proposta era "il modo più realistico per ripristinare una identità autonoma del Tibet e ripristinare i diritti fondamentali del popolo tibetano, mentre conciliare gli interessi personali della Cina." Inoltre ha sottolineato che "qualunque sia l'esito delle trattative con i cinesi, il popolo tibetano da soli sia l'autorità decisionale supremo."
Successivamente, però, il 2 settembre 1991 (giorno tibetano Democrazia), il governo del Tibet in esilio ha dichiarato la Proposta di Strasburgo non era più in vigore: "Sua Santità il Dalai Lama, ha chiarito nel suo dichiarazione del 10 marzo, che per l'atteggiamento chiuso e negativo della leadership cinese attuale, si rese conto che il suo impegno personale per le idee espresse nella proposta di Strasburgo è diventata nulla, e che se non nuove iniziative dal lui cinese essere considerato indenne da qualsiasi obbligo rispetto a questa proposta. tuttavia, rimane fermamente impegnata nella strada della non-violenza e trovare una soluzione alla questione tibetana attraverso negoziati e le intese. Nelle attuali circostanze, Sua Santità il Dalai Lama, non si sente più obbligato o limitata per mantenere la Proposta di Strasburgo come base per trovare una soluzione pacifica alla questione tibetana ".
Dal 1967, Sua Santità ha avviato una serie di viaggi che lo hanno portato in 42 paesi. Nel febbraio 1990, è stato invitato dal presidente Vaclav Havel per andare in Cecoslovacchia, dove hanno rilasciato una dichiarazione congiunta invitando "tutti i politici di scrollarsi di dosso restrizioni e gli interessi dei gruppi pubblici e privati ​​e di guidare le loro menti dalla propria coscienza, la sensazione e responsabilità, basato sulla verità e la giustizia. "
Nel 1991, ha incontrato il Presidente degli Stati Uniti d'America, George Bush, Neill Kinnock, leader del opsição britannico, i ministri degli esteri di Francia e Svizzera, il Cancelliere e il Presidente dell'Austria, e diversi altri membri del governo straniero. Nelle riunioni con politica, religiosa, culturale e commerciale, così come nelle grandi udienze presso le università, le chiese o comunità centri leader, ha parlato della sua fede nell'unità della famiglia umana e la necessità di sviluppare un senso di responsabilità universale.
Sua Santità ha detto: "Noi viviamo oggi in un interdipendenti problemi del mondo di una nazione non può essere risolto solo da lunghi sola Senza un senso di responsabilità universale, la nostra stessa sopravvivenza è in pericolo Fondamentalmente, responsabilità universale significa sentirsi per la sofferenza ... altri si sentono lo stesso la nostra sofferenza. Ho sempre creduto in una migliore comprensione, una più stretta collaborazione e un maggiore rispetto tra le varie nazioni del mondo. Inoltre, ritengo che l'amore e la compassione sono il tessuto morale per raggiungere la pace mondo ".
Sua Santità ha incontrato in Vaticano con Papa Paolo VI (1973) e Giovanni Paolo II (nel 1980, 1982, 1986, 1988 e 1990).
In un incontro con la stampa a Roma nel 1980, così espresso il suo desiderio di incontrare Papa Giovanni Paolo II: "Viviamo in un periodo di grande crisi, gli sviluppi globali turbolenti non riesce a trovare la pace nell'anima senza sicurezza. e l'armonia tra i popoli. Per questo motivo, non vedo l'ora di un incontro con il Santo Padre, per scambiare idee e sentimenti, e di ascoltare i vostri suggerimenti sui modi per una pacificazione progressiva tra i popoli. "
Nel 1981, Sua Santità ha parlato con l'arcivescovo di Canterbury, Dr Robert Runcie, e altri leader della Chiesa anglicana di Londra. Ha anche incontrato con i leader della Chiesa cattolica e le comunità ebraiche, e parlò con un servizio interreligioso tenuto in suo onore dal Congresso Mondiale della Fede Nel mese di ottobre del 1989, durante un dialogo tenuto a Dharamsala contando sulla presenza di otto rabbini e accademici provenienti dagli Stati Uniti, Sua Santità ha sottolineato: "Quando siamo diventati profughi, sappiamo che la nostra lotta non sarebbe stato facile, ci vorrà molto tempo, le generazioni si riferiscono spesso al popolo ebraico e il modo in cui ha mantenuto la sua identità e la fede in deroga. tale privazione e sofferenza. Quando le condizioni esterne maturate, lui era pronto a ricostruire la loro nazione. Pertanto, si può concludere che ci sono molte cose da imparare dai nostri fratelli e sorelle ebrei ".
In un altro forum sulla comunione di fede e la necessità di unità tra diverse religioni, ha detto: "Ho sempre creduto che è molto meglio avere un certo numero di religioni e diverse filosofie, di una singola religione o filosofia Ciò è necessario a causa di. diverse disposizioni mentali di ogni essere umano. Ogni religione ha certe idee o caratteristiche tecniche, e imparare su di loro può solo arricchire la propria fede ".
Dal momento che la sua prima visita in Occidente nel 1973, la reputazione di Sua Santità come studioso e uomo di pace è cresciuta solo incessantemente. Negli ultimi anni, un gran numero di università e istituzioni di tutto il mondo lo hanno dato i premi per la pace e titoli di Dottore Honoris Causa, in riconoscimento dei suoi scritti di filosofia buddista e la sua leadership al servizio della libertà, della pace e della non- -violenza. Uno di quei titoli, il dottorato è stato conferito dall'Università di Seattle, Washington, USA.
Il seguente sommario cita l'Università riflette la statura di Sua Santità: "Nel regno della mente e dello spirito, è eccelso nella rigorosa tradizione delle università buddista, raggiungendo il titolo di Dottore con il massimo dei voti, all'età di 25 anni . Sotto affari diplomatici e governativi, però, hai trovato il tempo per insegnare e registrate per iscritto le sue sottili intuizioni la filosofia e il significato della vita contemplativa nel mondo moderno. loro libri rappresentano un contributo significativo non solo per il vasto corpo di letteratura buddhista, ma anche per il dialogo ecumenico tra le grandi religioni del mondo. La loro dedizione alla vita monastica e contemplativa ha raggiunto l'ammirazione non solo dai buddisti, ma anche di meditatori cristiani, tra cui il monaco Thomas Merton, la cui amicizia e conversazioni con eravate estremamente fertile. "
Presentando il Congressional Human Rights Award Raoul Wallenberg nel 1989, ha detto il deputato Tom Lantos degli Stati Uniti. "La lotta coraggiosa di Sua Santità il Dalai Lama si è distinto come leader dei diritti umani e della pace nel mondo i loro continui sforzi per cessare la sofferenza del popolo tibetano attraverso negoziati pacifici e la riconciliazione hanno richiesto un enorme coraggio e lo sacrificare ".
La decisione del Comitato norvegese per il Nobel a conferire Sua Santità il Premio della Pace ha ottenuto il riconoscimento in tutto il mondo e consensi. La citazione dice: "Il Comitato desidera sottolineare il fatto che il Dalai Lama, nella sua lotta per la liberazione del Tibet si oppone costantemente l'uso della violenza Lui invece sostiene di soluzioni pacifiche basate sulla tolleranza e il rispetto reciproco per. la conservazione del patrimonio storico e culturale del suo popolo. Il Dalai Lama ha sviluppato la sua filosofia di pace con un grande rispetto per tutti gli esseri viventi, e un concetto di responsabilità universale che coinvolge tutta l'umanità e la natura. Secondo il Comitato, Il Dalai Lama ha condotto con costruttivo e lungimirante per la soluzione dei conflitti internazionali, le questioni dei diritti umani e dei problemi ambientali globali proposte. "
Il 10 dicembre del 1989, Sua Santità ha ritirato il premio a nome di tutti gli oppressi del mondo e coloro che combattono per la libertà e il lavoro per la pace nel mondo e la gente Pleo del Tibet. Nelle sue osservazioni, ha dichiarato: "Il premio riafferma la nostra convinzione che con la verità, il coraggio e la determinazione come le nostre armi, il Tibet sarà liberato nostra lotta deve rimanere nonviolenta e privo di odio .."
Ha anche inviato un messaggio di incoraggiamento da parte, il cui recente dimostrazione in piazza Tiananmen era stato il bersaglio della repressione brutale movimento democratico cinese. "In Cina il movimento popolare per la democrazia fu sottomessa con la forza bruta, nel giugno di quest'anno. Non credere le manifestazioni sono state vane, perché lo spirito di libertà rinacque nel popolo cinese, e la Cina non può sfuggire l'impatto di questo spirito, che soffia in molte parti del mondo. s 'coraggiosi studenti ei loro sostenitori hanno mostrato la leadership cinese e al mondo il volto umano di quella grande nazione ".
Sua Santità il Dalai Lama dice spesso: "Sono solo un monaco buddista -. Né più né meno"In realtà segue i precetti della vita di un monaco. Vivere in un piccolo cottage a Dharamsala, alzarsi ogni giorno alle 4 del mattino per meditare, e compie un fitto calendario di incontri amministrativi, udienze private e cerimonie religiose insegnamenti.Completa la giornata, sempre con la preghiera. Rivelando i suoi più grandi fonti di ispirazione, di solito cita i suoi versi preferiti, si trovano negli scritti del celebre santo buddista Shantideva:
Mentre esiste lo spazio,
mentre rimangono esseri umani,
devo anche rimanere
a dissipare la miseria del mondo.

giovedì 10 aprile 2014

la vita di BUDDHA

Siddharta Gautama il BUDDHA, fu un principe che rinunciò al suo trono per andare alla ricerca della verità.
Visse 80 anni, la storia dell’umanità racconta che è uno degli avvenimenti più notevoli sulla terra. Tutto nella sua vita è un esempio da seguire per colui che cerca il cammino che libera dalle sofferenze, e vuole scoprire la forza della creazione. Tutta la sua vita ha un profondo significato. Il suo nome, BUDDHA significa: «illuminato, sveglio».
Nacque nel quinto secolo a.C., contemporaneo di Confucio, Socrate e Deutero Isaìas, grandi influenti dell’ultimo cristianesimo. La presenza di questi grandi uomini, indica il livello elevato di spiritualità di quell’epoca.
Le antiche tradizioni parlano di un Buddha che ogni 2500 anni viene alla creazione per far girare la RUOTA del DHARMA o della Legge, Siddharta Gautama era atteso, così gli uomini, cercatori della verità, ebbero l’opportunità di percorrere il cammino della liberazione.
La simbologia della nascita del Buddha e del Gran Kabir Gesù il Maestro dei Maestri, è simile.
Racconta la leggenda che sua madre Maya, (che significa «illusione,» «o universo», in sanscrito); trascorreva un periodo di astinenza e castità nel palazzo del regno di Kapilavastu, nel nord dell’India.
Quando una mattina, una strana sonnolenza l’avvolse, si sdraiò sul letto reale della sua camera, cadde in un sonno molto speciale:
sognò che i quattro Re Celestiali, i Signori dei quattro punti cardinali del Mondo della Sfacchinata, la terra della felicità, la trasportavano innalzandola con il suo letto, al di sopra delle catene dell’Himalaya, arrivati oltre le cime altissime, l’adagiarono presso un albero, che si mise da un lato rispettosamente. Arrivarono le mogli dei quattro re, la lavarono accuratamente, purificandola da ogni macchia umana, l’adagiarono in un letto divino, rivolto a est.
All’orizzonte una stella brillò intensamente, e discese dirigendosi verso Maya, quando toccò terra, si trasformò in un elefante bianco, colse con la sua proboscide un fiore di loto, lo depose al suo fianco, dove lei giaceva, e il fiore scomparve penetrando nel suo utero.
In quell’istante il Bodhisatva di compassione entrò nel grembo di sua madre.
Concezione Immacolata, Spirito Santo, per gli Indù è rappresentatodall’elefante Bianco..
Ogni Avatara nasce nei mondi interni dallo Spirito Santo, e Buddha non fu un’eccezione.
La regina, al suo risveglio, molto turbata, raccontò il suo sogno al Re Suddodhana, a sua volta il Re interrogò i Bramini per avere il loro parere sul presagio, buono o cattivo.
I Sacerdoti annunciarono che un grande Essere sarebbe venuto nella sua famiglia, un RE o un Buddha.
Dobbiamo dire che il regno di Kapilavastu era piccolo, e militarmente debole, e un regno più potente lo minacciava continuamente desiderando conquistarlo. Per questo motivo, si prese cura della sua educazione militare e degli affari del palazzo reale, con la speranza che si fortificasse ed espandesse il suo regno.
Alla sua nascita dopo sette giorni, sua madre Maya morì.
Reina Maya- Madre de Buddha
I Bramini danno varie spiegazioni su questo, una di esse è che le madri dei BUDDHA muoiono, dopo aver fatto nascere figli illustri, perché il ventre che ha concepito un Boddhisatva è come il santuario di un tempio, e non può servire per altri figli.
Un’altra spiegazione, molto più profonda e chelei si ritira nell’universo Manifestato o Maya.
Il principe Siddharta, racconta la leggenda, che con gli anni, oltre a imparare tutte le arti di un futuro Re, si compiaceva nella meditazione e nella solitudine, con pensieri sempre più profondi.
Il Re Suddhodana, desiderando che suo figlio diventi il suo degno successore, fece in modo di distrarlo da tutte le questioni esistenziali profonde :
In India, come in tutto il mondo Orientale in generale, avevano antiche usanze; quando gli uomini compivano l’età in cui si ritiravano dal lavoro, (come la pensione nei nostri giorni) si ritiravano nel bosco per meditare sulla loro vita: il periodo dell’apprendimento, la famiglia, il lavoro.
Generalmente il primo periodo era lo studio, iniziava a sette anni e finiva a vent’anni, poi iniziava una seconda fase, la più lunga, che durava trent’anni, dedicata alla famiglia, ai figli, al commercio, svolgendo tutto questo come un buon capofamiglia.
Compiuti i doveri familiari, e generato un erede suo successore, era libero di ritirarsi e vivere nel bosco, per riflettere sui cinquant’anni trascorsi, raggiungendo così piena maturità filosofica.
Al termine del periodo ascetico e pratica religiosa, usciva dal bosco, e passava l’ultimo periodo della sua vita spostandosi da un posto all’altro, mendicando, sussistendo unicamente di elemosina, da cui dipendeva totalmente.
La storia racconta che Sakyamuni passò rapidamente quelle quattro tappe, tanto era grande il suo anelito di trovare la sorgente, l’origine dell’universo.
A sedici anni si sposò con Yosodhara, ebbe un figlio a cui diede il nome di Rahula, che significa «Impedimento».
Questo avvenimento fu di grande importanza, Siddharta aveva un’erede per la sua successione al trono, e per fortuna era libero di rinunciare ai suoi diritti, e abbracciare la vita religiosa.

LA GRANDE PARTENZA

La leggenda racconta che quattro incontri determinarono il Principe Siddharta ad abbandonare il suo palazzo per dedicarsi alla vita religiosa, egli trascorreva tutto il tempo tra le mura del palazzo reale, protetto da suo padre, che gli nascondeva la realtà, e le disgrazie della vita. Ma per quattro volte varcò la soglia del palazzo accompagnato dal suo fedele domestico.
Una volta vide davanti al suo carro, un anziano, un’altra volta un malato, la terza volta un cadavere . Poi, lo fece riflettere un uomo con la testa calva e gli occhi sereni, era un asceta che dedicava la sua vita alla religione.
Allora, Siddharta Sakyamuni profondamente commosso, decise di abbandonare il suo palazzo, per vivere la stessa vita di quell’uomo, con il proposito di scoprire le cause della sofferenza, la malattia, la vecchiaia e la morte.
La leggenda ci dice che le quattro uscite dal palazzo, sono simboliche, e relazionate con il risveglio delle quattro verità sacre, daremmo la loro spiegazione più in là.
E così Sakyamuni aveva scoperto il dolore, e la sofferenza del suo regno. E, cosciente che la forza militare non offre mai una soluzione duratura alle sofferenze umane, iniziò il cammino per la strada che egli sperava l’avrebbe condotto alla vera liberazione.
Prima di trasformarsi in un Re che esercita potere politico in un mondo temporaneo, decise di trasformarsi in un Re filosofo nel regno metafisico, e risolvere la causa di ogni sofferenza.
Così dopo le quattro tappe, Sakyamuni seguendo le usanze della sua epoca, iniziò il cammino spirituale, per obbedire al suo Intimo Profondo, il suo ESSERE.
Una notte accompagnato dal suo servo uscì dal palazzo, quando fu abbastanza lontano disse addio al suo domestico e amico, gli diede il suo cavallo. Si racconta che il suo cavallo si lasciò morire di pena a causa della separazione da Gautama. Siddharta scambiò i suoi lussuosi abiti con altri più umili, tagliò i suoi capelli, e iniziò il suo cammino verso il bosco, alla ricerca della verità.

LA VITA RELIGIOSA NEL BOSCO

In quei giorni era molto discusso il brahamanismo, e molte erano le scuole e Sette di ogni sorta, che insegnavano ognuna il suo modo per liberarsi dal dolore di questo mondo.
Alcuni nuovi pensatori, insegnavano pratiche religiose di differenti filosofie, ripudiando apertamente le tradizioni, erano pratiche ascetiche estreme, come: stare seduti nudi in pieno sole, mangiare solo erbe selvatiche, ecc.
. Erano i rivoluzionari dell’epoca, contestatori, come il movimento Hippie, solo che questi erano più drastici.
Siddharta imparò presto che il mondo era colmo di un’infinità di religioni.
Alcuni religiosi si tormentavano con l’idea di prendere del karma.
Altri pregavano un Dio che li liberasse dalle conseguenze dei loro peccati e permettesse loro di rinascere in un mondo celestiale.
Altri cercavano l’emancipazione mediante la disciplina mentale, le buone opere e l’attenzione per i riti cerimoniali.
Quale di questi metodi di salvezza, dovesse essercene uno, era il più efficace?
In quei tempi esistevano due eremiti Bramini ai piedi di un monte, e Sakyamuni decise di seguire i loro insegnamenti.
I saggi eremiti orientali venivano considerati persone di grande saggezza e potere. Capaci di volare in aria a gran velocità, camminare sulle acque e tante altre cose straordinarie.
Erano considerati grandi autorità nel campo religioso e metafisico. Per questo Sakyamuni li scelse come maestri.
Inizia qui la pratica dello yoga che, caratterizza la terza fase della vita di ogni orientale, acquisire la concentrazione mentale, introspezione nel proprio Essere Intimo Profondo, l’emancipazione del corpo fisico attraverso il controllo psichico.
Lo Yoga in quel periodo era considerato un mezzo per liberarsi dalle sofferenze legate alla condizione umana.
I Maestri Eremiti insegnarono a Siddharta le discipline della meditazione, queste rimasero poi integrate nelle pratiche del Buddismo.
Queste tecniche si chiamano: «la sfera del nulla» e «spazio al di là del pensiero».
Come dicevamo, queste discipline rimasero scritte nelle pratiche Buddiste, di meditazione e disciplina, ma nelle dieci tappe che portano a Buddha, sono considerate minori, perché queste meditazioni non eliminano le passioni, non ne diminuiscono gli effetti, non risvegliano la coscienza, non portano alla liberazione totale, ma solo fanno sperimentare «il NULLA».
La ricerca di Sakyamuni era orientata verso l’illuminazione che libera l’umanità dalla sofferenza dell’eterno ciclo di nascita e morte.
Comprese che quelle pratiche, non lo avrebbero condotto verso la meta a cui aspirava, le abbandonò, e si dedicò alle pratiche ascetiche.

LE PRATICHE ASCETICHE

Come abbiamo raccontato Sakyamuni aspirava all’illuminazione, e rendendosi conto che i due maestri asceti e le loro pratiche, non gli avrebbero permesso questo, racconta la leggenda che si dedicò da sei a dieci anni alla pratica nel più puro asceticismo. La stessa fonte, racconta, che fuggì nel bosco vicino al villaggio di Senna, dove si riunivano Bramini che avevano abbandonato le loro famiglie, e praticavano l’austerità.
Fakir- Brahmanes- Las Practicas asceticas
Questa pratica era simile alla meditazione Yoga e, praticata come metodo per progredire spiritualmente, molti ricorrevano ad essa.
Si aveva la convinzione che, sottomettendo il corpo a diversi metodi di mortificazione e imparando a sopportare il dolore, lo spirito si liberava totalmente.
Queste discipline sono classificate in varie categorie, il controllo della mente, sospensione del respiro, dieta drastica e digiuno totale.
Sospendere il respiro, questo esercizio era considerato uno dei più difficili, ci si concentrava per ostacolare l’entrata e l’uscita dell’aria dal naso e dalla bocca. Per logica uno dovrebbe soffocarsi, ma quando si sospende l’entrata e l’uscita dell’aria dal naso e dalla bocca, uno inizia a respirare dall’apparato uditivo. Si dice che questo provoca un forte ronzio all’interno dell’orecchie, e i dolori sono insopportabili. Riguardo il digiuno totale, spesso questi disincarnano durante la pratica.
Anche Sakiamuni pensava che se non sperimentava queste dolorosissime pratiche, non avrebbe raggiunto il vero progresso spirituale.
Quando Sakiamuni ricordava quel periodo della sua vita, diceva, ed è scritto nei testi sacri, che nessun bramino passato, presente o futuro, aveva sofferto o soffrirebbe quelle severe auto-torture, che egli si inflisse, e che non gli avevano permesso di guadagnarsi l’illuminazione.
Così Gautama abbandonò quelle pratiche e si risolse alla via dell’equilibrio, senza estremi, comprese il significato della via di MEZZO.
Respinse la via della vita lussuosa del palazzo reale, e la vita di pratiche ascetiche estreme, queste due forme appartengono al dualismo; la via di mezzo dell’equilibrio è quella che conduce sicuramente alla liberazione.

L’ILLUMINAZIONE

Dopo aver praticato tutte quelle severe austerità, esistenti nella sua epoca, senza raggiungere l'illuminazione, Sakyamuni abbandonò quelle pratiche.
Il suo primo passo fu recuperare forza fisica, tanto danneggiate da quelle privazioni.
Sculture buddiste lo rappresentano in quella circostanza magro e scarno.
Racconta la leggenda, che si bagnò nel fiume, per togliersi la sporcizia accumulata nel suo corpo fisico, riprese a nutrirsi, mangiando riso, e migliorando la sua alimentazione, recuperando infine tutte le sue forze.
Abbandonò quel bosco, e i discepoli che lo seguivano, dissero che aveva deviato dal cammino.
Con il fermo proposito di trovare la radice di tutte le sofferenze si sedette all’ombra di un Tipal (l’albero del fico in indù), e decise di non alzarsi fino a trovare la soluzione, a costo di perdere la pelle e la sua carne, e conoscere la realtà di ogni cosa.

LE TENTAZIONI DI MARA

E così Sakyamuni prese posto sotto quell’albero, sedette sul suo tappeto, determinato a raggiungere l’illuminazione.
Assunse la posizione di loto, postura classica della meditazione.
Le scritture raccontano adesso delle tentazioni di Mara. Le tentazioni di Marahanno un ruolo importante in ogni processo d’iniziazione e di illuminazione.
Vida de Buddha- La tentación de Mara
Mara significa «il travolgente di vita», è l’ego a livello psicologico, elementi inumani che portiamo dentro noi stessi di esistenza in esistenza, Mara si allarmò di fronte alla prospettiva di trionfo, e disse al futuro Buddha:
«sei così magro, pallido sei sull’orlo della morte. Hai solo una possibilità su mille di sopravivere. Dovresti vivere perché solo vivo ti sarà possibile realizzare buone opere…. Ma tutti i tuoi sforzi attuali sono vani, inutili, perché la strada che conduce al vero dharma è inaccessibile, penosa e dura».
Gli parlò in quel tono più volte Mara, volendo scoraggiarlo, ma Gautama rimase impassibile per vincere colui che è chiamato il demone interiore, ego, con le sue intimidazioni e resistenze.
All’alba raggiunse l’illuminazione, l’occhio di saggezza riscosse sublime chiarezza quando la stella del mattino brillò, Sakyamuni sentì che tutta la sua vita esplodeva, in un istante distinse l’ultima realtà di tutte le cose. In quell’istante si trasformò in un Buddha.
Al tramonto, dopo il passaggio per i quattro stati di dhyana o intensa meditazione, raggiunse il primo grado, staccato dai sensi, poi il secondo: la sua caratteristica è la concentrazione perfetta della mente unita a uno stato di allegria. Nel terzo grado s’immerse in uno stato di pace e serenità senza limiti, nel quarto grado, raggiunse uno stato di suprema purezza, al di là di ogni sofferenza, piacere, pena, allegria.
Dopo essere riuscito nel completo dominio dei quattro gradi di dhyani, andò alla ricerca dell’origine di ogni sofferenza.
Si racconta che in quella notte ricordò la sua vita antecedente, poi tutte le altre, migliaia di esistenze in innumerevoli aeoni, rivide tutte le sue morti, il tipo di vita che ebbe, se felice o dolorosa.
Questo lo sperimentò, lo vide grazie al suo occhio di saggezza aperto.
Gli insegnamenti del Buddha parlano dei sei regni che l’anima deve attraversare uno dopo l’altro fino al raggiungimento della liberazione finale...
Poi, nella seconda fase, la notte, esplorò il mondo, la vita, la morte, l’eterno ritorno di tutte le creature, che nascevano e morivano in base alla legge de Karma, Dharma, cattive o buone azioni. Le creature che avevano vissuto nel peccato passavano un tempo nella sfera della miseria, chi aveva fatto buone azioni, trascorreva un tempo nei tre cieli.
In quell’istante comprese la legge del Karma, che governa tutto l’universo.
Nella terza fase della notte, l’ultima verità: le dodici cause dell’eterno ritorno, vere cause e origine di tutte le sofferenze.
Comprese le quattro Verità Sacre, il modo in cui rimangono tutte le cose transitorie e impermanenti, e di tutte le cose che fanno parte del nobile sentiero ottuplice.
Così Gautama, si era trasformato in Buddha. E tutto il risultato delle esperienze vissute quella notte, furono le basi dell’insegnamento per i suoi discepoli.
Infine, aveva trovato l’origine di tutte le sofferenze, e si propose di divulgarlo a tutte le persone, che cercavano la vera strada della liberazione, persone con inquietudini sincere e avanzati spiritualmente, capaci di raggiungere l’illuminazione momentanea, semplicemente, e ascoltare le sue rivelazioni in una forma semplice e chiara.
A questi insegnamenti si diede il nome: La Ruota Del Dharma o della Legge. Perché chi trascende questa Legge, raggiunge il Padre, và oltre il ciclo di nascita, morte, gioie, sofferenze, senza ego, senza desideri, attaccamenti. Raggiungendo la beatitudine, diventa Buddha.

Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

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