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martedì 12 agosto 2025

Mantra di luce e mantra d’ombra: come riconoscerli e usarli con consapevolezza

 


Mantra di luce e mantra d’ombra: come riconoscerli e usarli con consapevolezza

I mantra sono antichi strumenti sonori, capaci di influenzare profondamente mente, corpo e spirito.
Una parola, un suono ripetuto con intenzione, può diventare una chiave che apre porte interiori… oppure, se usata inconsapevolmente, una catena che imprigiona.

In un’epoca in cui tutto si diffonde velocemente, anche i mantra hanno perso spesso il loro contesto sacro, diventando mode o slogan spirituali.
Ma esistono mantra di luce e mantra d’ombra: saperli distinguere è fondamentale per proteggere la propria energia.

Mantra di luce: vibrazioni che elevano

Un mantra di luce:

  • Porta calma e chiarezza interiore.

  • Rafforza la connessione con la parte più alta di sé.

  • Non crea dipendenza, ma espansione.

Può essere una parola antica, una preghiera, o anche una semplice affermazione positiva come:

“Io sono pace. Io sono luce. Io sono amore.”

L’effetto non sta solo nelle parole, ma nella vibrazione e nell’intenzione con cui vengono pronunciate.

Mantra d’ombra: vibrazioni che imprigionano

Non tutti i mantra sono neutrali. Alcuni:

  • Ripetuti senza consapevolezza, possono alimentare paura, rabbia o sottomissione.

  • Possono essere legati a energie o simboli che non conosciamo davvero.

  • A volte sono stati creati o diffusi per controllare e non per liberare.

Un mantra d’ombra è quello che, dopo averlo praticato, ti lascia svuotato, ansioso o confuso.
Il corpo non mente: ascolta sempre le sensazioni che emergono.

Come riconoscerli

  • Osserva il tuo stato emotivo: ti senti più libero o più dipendente dalla pratica?

  • Senti il corpo: c’è apertura e leggerezza o tensione e chiusura?

  • Valuta il contesto: conosci l’origine e il significato del mantra?

Come usare un mantra in sicurezza

  1. Scegli parole o suoni che conosci e che risuonano in modo positivo.

  2. Pratica in un luogo tranquillo, con mente e cuore centrati.

  3. Mantieni sempre la libertà di interrompere se percepisci disagio.

  4. Ricorda: il vero potere non è nel mantra, ma nella coscienza di chi lo pronuncia.

Il dono del suono consapevole

Un mantra può essere una luce nel buio o un eco che imprigiona.
La differenza la fa la tua presenza: quando sei vigile, nessuna vibrazione può manipolarti.

E tu?
Hai mai sentito un cambiamento evidente dopo aver praticato un mantra? Racconta la tua esperienza nei commenti: potresti aiutare qualcuno a capire meglio il proprio cammino.

venerdì 8 agosto 2025

"La trappola nascosta nei mantra e nella musica: incantesimi che ci rubano l'anima

 



"La trappola nascosta nei mantra e nella musica: incantesimi che ci rubano l'anima

Ripetere un mantra, cantare una canzone con parole che non comprendiamo, lasciarsi cullare da melodie affascinanti... non è sempre ciò che sembra. C'è un confine sottile tra spiritualità e ipnosi, tra liberazione e controllo. E chi lo oltrepassa senza consapevolezza, rischia di aprire la porta sbagliata.
La vibrazione che apre portali
Ogni parola è vibrazione. Ogni vibrazione è un'onda che attraversa la materia, la mente, lo spirito. Quando cantiamo un mantra o una canzone — magari con emozione, magari in trance — non stiamo solo emettendo suoni: stiamo costruendo ponti, attivando chiavi, chiamando ospiti. Ma chi stiamo invitando davvero?
Spesso non lo sappiamo. Ripetiamo formule antiche in lingue che non comprendiamo, magari sentite in un sogno o dateci da un guru. Eppure, nella storia dell’occulto, della magia e persino della scienza, è noto che il suono è veicolo di evocazione. Le parole non sono neutre. Le melodie non sono innocue. Ogni mantra è un nome, un codice, un’istruzione lanciata nel tessuto stesso della realtà.
Canti d’amore o evocazioni mascherate?
"Om mani padme hum", "Hare Krishna", "Om namah Shivaya"... Suonano pacifici. Ma quanti sanno davvero a chi sono dedicati? Cosa rappresentano? Sono nomi di divinità, sì, ma non sempre benevoli. E soprattutto: non sono i nostri dèi. Sono entità appartenenti a sistemi teologici e cosmici lontani da noi, spesso bramose di energia spirituale, e perfettamente a loro agio nel ruolo di “insegnanti” — pur di succhiarci ogni goccia di luce.
Nel mantra, il devoto si abbandona. Rinuncia al pensiero critico. Si consegna. E così, come un disco rotto ma sacro, ripete parole come codici d’accesso. Ma chi sta passando quella porta?
La musica come anestetico dell’anima
Lo stesso vale per la musica moderna. A 440 Hz, accordata per deviare l’armonia naturale. Carica di testi che glorificano la dipendenza, la lussuria, il dolore, la violenza, l’assenza d’amore. Ripetiamo quei ritornelli come fossero inni, li balliamo, li interiorizziamo. Ma sono programmazioni mentali in piena regola.
Quello che chiamiamo "hit" è spesso un incantesimo mascherato da intrattenimento. Confezionato da industrie che sanno benissimo come si agisce a livello inconscio. E così, canzone dopo canzone, mantra dopo mantra, diventiamo antenne, ricetrasmittenti viventi, porte aperte per esseri non umani, privi d’amore e pieni di fame.
Mandala, mudra e l'estetica dell’inganno
E per chiudere il pacchetto: i mandala. Disegni ipnotici che, osservati in trance, aprono canali interiori verso... chi? Non lo sappiamo. Ma lo facciamo lo stesso. Il tutto mentre teniamo posizioni scomode (asana) e costruiamo col corpo (mudra) strutture geometriche perfette per la trasmissione interdimensionale. Altro che yoga per rilassarsi. È un rituale completo, progettato con precisione da chi conosce molto bene la macchina umana.
Ma c’è una via d’uscita
Sì. È spoglia, silenziosa, scomoda. Non promette miracoli né guru sorridenti. Non vende CD né corsi. La via d’uscita è la solitudine interiore, il silenzio, l'auto-osservazione spietata. Dove non c'è mantra, non c'è inganno.
Dove non c'è nome, non c'è padrone.
Dove non c'è suono, c'è verità.
Osservazioni e fonti a supporto (o da esplorare):
Effetti neurologici della ripetizione verbale:
Studi sulla neuroplasticità mostrano che la ripetizione crea circuiti stabili nel cervello.
Questo è vero anche per pensieri tossici o parole cariche emotivamente.
Fonte: Doidge, Norman – The Brain That Changes Itself
Uso della musica nella manipolazione mentale:
Il progetto MK Ultra ha indagato sull’uso di suoni e frasi ripetute per indurre stati dissociativi.
Documenti declassificati della CIA, sezione "Behavioral modification".
Frequenze e dissonanze:
La musica moderna è accordata a 440 Hz, ma diverse ricerche indicano che 432 Hz sia una frequenza più naturale e armonica per l’essere umano.
Studio: “The Importance of 432 Hz Music in Human Consciousness” – Journal of Consciousness Exploration & Research.
Testimonianze spirituali avverse:
Numerosi ex praticanti di mantra yoga riportano esperienze disturbanti: disturbi psichici, presenze invisibili, perdita di volontà, sogni invasivi.
La ripetizione verbale, soprattutto quando coinvolge emozione, ritmo e abbandono cosciente, modifica la percezione, induce stati alterati e può funzionare come un incantesimo. La parola, quando è carica, intenzionale e ritmica, plasma la realtà mentale e sottile.
È così nei mantra, nei rituali magici, ma anche nelle hit radiofoniche. Cambia solo il packaging.
Se vuoi un'immagine:
Ogni parola ripetuta è come una goccia d’inchiostro sul tuo campo energetico. Una, due, dieci volte... e quello che era chiaro inizia a tingersi, a prendere forma. Se canti "I can't live if living is without you" per 3 settimane, il tuo campo vibra sulla perdita, sulla dipendenza, sull’assenza.
Cosa attiri? Esattamente quello. È magia nera fatta con note major e base EDM.
E non è solo una teoria spirituale. Anche la psicologia sa che il linguaggio modellante e la ripetizione associata all’emotività influenzano le credenze profonde.
Aggiungi a questo il ritmo, le frequenze, l’effetto di gruppo, e hai un rituale completo, altro che concerto.
Ora, non è che tutto ciò che si ripete sia diabolico. Anche pregare può essere ripetitivo. La differenza è l’intento. Ma chi stabilisce l’intento quando ripeti parole scritte da altri, in lingue sconosciute, cariche di riferimenti mitologici e formule preconfezionate? E soprattutto: chi ha programmato quel suono?
La musica (anche bella) può essere uno strumento di possessione dolce, come una sirena che ti canta mentre scendi negli abissi credendo di volare.
Parliamo di preghiere, ora...
Altro che consolazione dell’ Anima, molte preghiere sembrano scritte da un carnefice in vena di sadismo emotivo.
“Non sono degno di partecipare alla tua mensa”?
“Perdona le nostre colpe”?
“Pietà di noi”?
Ma stiamo facendo un atto di connessione col divino o una dichiarazione notarile d’inferiorità esistenziale?
E qui torna il punto centrale: la parola CREA.
E se ogni giorno ripeti parole che ti raccontano che sei colpevole, indegno, pieno di debiti spirituali da pagare…
non stai pregando, stai auto-ipnotizzandoti con un copione scritto da chi vuole vederti in ginocchio, dentro e fuori. (E LORO, lo sanno).
Le preghiere — quelle canoniche, intendo — sono spesso costruite con una struttura passivo-sottomessa, dove Dio è lontano, giudicante, e tu sei una creatura rotta, da aggiustare solo attraverso il sacrificio e la sofferenza.
Cosa crea tutto questo a livello energetico?
Un campo di colpa, dolore e abbandono.
Cioè, energia perfetta per entità predatrici.
Altro che elevazione spirituale.
E vogliamo parlare dei rosari? Ripetizione meccanica e continua di “Ave Maria”, “Padre nostro”, ecc.
Come un mantra. Come un codice. Ma verso dove apre?
Ti faccio un’analogia:
Immagina che la mente sia come uno smart speaker cosmico (tipo Alexa dell’anima).
Ogni volta che ripeti una frase, è come se dicessi: "Ehi, universo, fammi vivere in colpa. Rimandami dolore. Ricordamelo. Tutti i giorni. Tre volte al dì."
E lui: "Ricevuto!"
Clic. Dramma servito.
A questo punto ti dico: anche la spiritualità va derattizzata.
Ripulita da queste forme arcaiche di sottomissione emozionale.
Il vero sacro non ha bisogno di essere ripetuto come una formula da detenuti spirituali. Il vero sacro è una frequenza che riconosci, non un codice da digitare tre volte al giorno sperando in un miracolo.
I mantra, i testi musicali, le preghiere: sono tutti strumenti.
Ma un coltello può tagliare il pane o la gola, dipende chi lo tiene in mano.
Attento!
Preghiera "Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa…"
Traduzione Energetica: Mi umilio ogni giorno, non merito, sono una nullità.
Preghiera "Pietà di noi, Signore, pietà di noi"
Traduzione Energetica: Io sono miseria, tu sei giudice. Io prego, tu (forse) non mi punisci.
Mantra "Om namah Shivaya"
Traduzione Energetica: Mi prostro a Shiva (distruttore del ciclo cosmico), in sanscrito.
Canzone “I will always love you” (Whitney Houston)
Traduzione Energetica Promessa di dipendenza eterna. Anche se mi fai a pezzi, ti amerò. (Ancoraggio al dolore romantico. Magia rovesciata d’amore.)
Canzone Without you, I’m nothing”
Traduzione Energetica Se te ne vai, muoio. Tu sei tutto. (Devozione tossica, svuotamento del sé.)
...
Molte di queste frasi vengono cantate, sussurrate, gridate con emozione intensa e ripetizione ossessiva. Questo è l’equivalente di incidere un simbolo nell’acqua interiore, nella memoria cellulare.
Non c’è nulla di “neutro” nella parola. La parola è la prima tecnologia spirituale.
Chi la controlla, controlla il pensiero, il sentire, il destino.
Facciamo chiarezza anche sulle frequenze: originariamente la musica a 432 Hz era la “frequenza naturale”, quella più in sintonia col corpo umano, con la risonanza della Terra e con la sezione aurea.
La 440 Hz è stata uno spostamento artificiale — voluto, imposto, e guarda caso proprio nei decenni in cui la musica è diventata industria, non arte.
432 Hz – l’armonia naturale
È considerata una frequenza “accordata” al battito cardiaco, alla vibrazione della Terra (Schumann), al numero aureo.
Numerosi ricercatori (e anche musicisti “illuminati”) sostengono che questa frequenza calma il sistema nervoso, migliora la concentrazione, sintonizza l’ascoltatore con l’universo naturale.
La musica classica originaria (prima dell’accordatura moderna) era scritta spesso per strumenti intonati a 432 Hz.
440 Hz – la deviazione moderna
Imposta ufficialmente nel 1939 dalla Conferenza di Londra, poi standardizzata nel 1953.
Ma la proposta arrivava da… Joseph Goebbels, ministro della propaganda nazista. Coincidenza?
Alcuni teorici (e qui anche io alzo il sopracciglio) sostengono che sia stata scelta proprio perché sposta la vibrazione naturale verso una leggera tensione, che crea irrequietezza e disconnessione.
Non distrugge, ma disturba.
La musica classica? Il tempio sonoro dell’anima
Hai ragione anche qui: ci sono composizioni classiche che sono vere medicine vibrazionali.
Bach, ad esempio, è spesso considerato “musica architettonica”, perfetta nelle proporzioni, come se fosse una cattedrale fatta di note.
Mozart è stato usato in ospedali, asili, perfino coltivazioni: il cosiddetto “Effetto Mozart”.
Alcuni esempi noti:
Bach – Clavicembalo ben temperato riequilibra il sistema nervoso.
Mozart – Sonata K448 studiata in neurologia per la sua capacità di migliorare la funzione cerebrale.
Beethoven – Sinfonia n.7 (secondo movimento) potente evocazione spirituale (lo usano nei funerali di grandi anime… e non a caso).
Arvo Pärt – Spiegel im Spiegel contemporaneo, ma spirituale fino al midollo. Quasi una preghiera fatta di suoni puri.
La musica commerciale moderna a 440 Hz, abbinata a testi ripetitivi e spesso tossici, è un’arma sottile di manipolazione emozionale.
La musica classica vera, specialmente a 432 Hz o strutturata con proporzioni auree, è una tecnologia sacra per l’elevazione spirituale.
I mantra, invece, non stanno né da una parte né dall’altra: possono essere arte sacra… o portali aperti per chiavi sbagliate.
"L’incantesimo non ha bisogno di crederci. Ha solo bisogno che tu lo dica."
Nota Bene
Le parole nelle canzoni non passano “per caso”.
Il cervello non distingue la finzione dalla realtà, né l’ironia dalla suggestione emotiva.
E se ascolti quella frase mentre sei triste, stanco, fragile o ubriaco… è come se tu la stessi pronunciando dentro di te.
Alcuni brani odierni incitano a:
Uccidere
Violentare
Disprezzare le donne
Uccidersi per amore
Farsi annientare “perché è romantico”
E lo fanno in modo seducente, con suoni orecchiabili e videoclip patinati.
👁‍🗨 Questo è un controllo mentale collettivo.
Un lento avvelenamento della percezione.
Quando ti abitui a cantare l’orrore, smetti di percepirlo come tale."
Donatella Tinari (pagina di Luciano Garibbo )

domenica 8 giugno 2014

cos'è il mantra?

Per moltissimo tempo l'uomo ha tentato di scoprire il sistema per risvegliare la kundalini. Dunque fin dall'antichità l'uomo ha tentato di scoprire il metodo per risvegliare la kundalinì: non è soltanto in questo secolo che noi abbiamo consapevolezza del risveglio, ma anche in passato l'uomo ha tentato questo.
Egli ha scoperto molti metodi per risvegliare la kundalini; durante i vari periodi storici l'uomo ha scoperto che uno dei metodi per risvegliare la kundalini era attraverso la nascita. Però questo non è l'argomento che tratterò in questo momento ma voglio che tutti voi facciate attenzione a questo punto: è possibile far nascere individui con la kundalini sveglia.

Allora sarebbe necessario per noi tutti conoscere tutto sull'argomento: ed è per questo che dovete seguire la via del mantra. Un secondo metodo è risvegliare la kundalini attraverso l'austerità e il rigore. Austerità e rigore non sono soppressione, non uccidono la vostra personalità, non vi rendono anormali. Austerità e rigore costituiscono una delle vie più importanti per il risveglio della kundalini. Non sarà questo, però, l'argomento del mio discorso. Ora, tuttavia, voglio ancora sottolinearlo: è necessario per ognuno fra noi, che vuole risvegliare il grande potere in noi, seguire, sviluppare la via dell'austerità e del rigore. Dunque:  prima via, con la nascita; seconda via, con il rigore; terza, la via del Raja Yoga.

E’ la via lungo la quale vi concentrate e meditate, dovete controllare le differenti forme di dispersione mentale e la mente deve diventare uni-direzionale, centrata.
Il quarto metodo è il risveglio della kundalini attraverso le erbe. Ma non dovete distorcere il significato, quando dico erbe; non intendo marjuana! Le erbe non sono note a tutti: solo i guru le conoscono e le danno al discepolo, secondo la tradizione, quando il discepolo diventa molto intimo e degno. Dai tempi dei tempi la scienza delle erbe è nota ai guru che l'hanno concessa ai loro discepoli capaci e competenti. Il quinto sistema è la via del mantra. E questo è l'argomento di oggi. Il mantra è una combinazione di suoni e quando noi produciamo un mantra, nella mente si creano frequenze, velocità e vibrazione. Faccio un esempio: andate vicino ad una silenziosa distesa d'acqua, prendete in mano un sassolino piccolo e gettatelo nella silenziosa distesa. 
Quel piccolo sasso produrrà increspature e queste increspature si muoveranno fino ad una certa distanza e poi si dissolveranno. Allora prendete un sasso più grande e gettatelo nello stagno, l'area delle increspature sarà più grande; allora gettate un pezzo di pietra più grande con forza nello stagno e potete immaginare che le increspature continueranno per una distanza maggiore. Nello stesso modo, quando producete un mantra nella vostra mente, questo manda vibrazioni. Queste vibrazioni sono in forma di onde e queste onde sono di differente natura. Ci sono onde stabili, onde statiche e onde dinamiche. Ora, queste onde si trovano sul piano mentale e possono passare attraverso il piano mentale fino ad un altro piano. Voi producete un mantra sul piano conscio e le onde che sono prodotte dal mantra viaggiano nel subconscio e, se il mantra è potente, possono viaggiare fin nell'inconscio.
Conscio, subconscio ed inconscio sono i diversi piani della nostra esistenza.Un mantra è un suono e questo suono è una combinazione di livelli di energia molto potenti: ogni lettera del mantra ha un colore e una frequenza e la natura peculiare di un elemento. Il suono che produciamo è un suono grossolano, ma questo suono grossolano può anche diventare suono sottile. Questo suono ha quattro livelli di esistenza e il livello più alto del suono è molto potente e può rompere le barriere dell'inconscio e dunque questo mantra dovrebbe essere usato per risvegliare la kundalini. Per recitare e ripetere un mantra, dovete sapere che mantra dovete ripetere, perchè ognuno di voi è differente dal momento che siete nati in diversi anni, giorni e momenti; avete un vostro proprio segno zodiacale, avete il vostro ascendente personale e la vostra natura può essere di etere, fuoco, acqua, aria e terra. Ora, voi dovete avere un vostro mantra, secondo la vostra natura fondamentale.
Gli individui che appartengono ad un particolare segno zodiacale, appartengono anche ad un particolare elemento o tattwa. Il vostro elemento può essere fuoco, terra o un'altra cosa secondo il momento in cui siete nati. E perciò il mantra per voi deve essere in grado di aiutarvi ad evolvere verso il risveglio della kundalini. Altro punto importante che tutti voi dovete ricordare: ci sono tre modi fondamentali per accostarvi al risveglio della kundalini:
-          Un modo è la totale concentrazione della mente e samhadi. Quando sedete in meditazione nessun pensiero, nessun pensiero, nessun pensiero: completo vuoto mentale.
-          Il secondo sistema fondamentale consiste in: devozione, emozione, fede, credo. Il che vuol dire che anche se non siete in grado di concentrare totalmente la vostra mente, se avete fede, credo, devozione ed emozione, potrete risvegliare la kundalimi. Allora, questa fede, emozione e devozione vi lasciano in stato di trance.
-          E il terzo avviamento fondamentale è il mantra. Non è necessaria alcuna fede, non è essenziale alcuna devozione e non è neppure necessario concentrare la mente: ripetete il mantra migliaia e migliaia di volte e questo produrrà il risveglio.

Questi sono i tre approcci fondamentali. Ci sono più approcci:  perchè sono necessari gli approcci?
Ci sono persone che non sono in grado di concentrarsi, realmente. E più tentano di concentrarsi, più si distraggono; oppure se tentano di concentrarsi, sviluppano nella mente ogni tipo di sintomi particolari. Sì, c'è al mondo questo tipo di persone: non possono concentrarsi. Allora non c'è nessuna via per loro? Poi ci sono persone che non hanno alcuna devozione, nessuna fede, nessun credo, mettono tutto in discussione, non credono in nulla, sono troppo intellettuali, troppo aridi, troppo logici. C'è una via per loro o nessuna?
Per queste persone il mantra è la via. Perchè col mantra non è necessario concentrare la mente. Quando avete tempo, che sia di mattina o di sera o di giorno, allora praticate il vostro mantra. E mentre ripetete il mantra, forse la vostra mente sta vagando, forse fate castelli in aria, forse la vostra mente corre qua e là come un cane impazzito, no, come una scimmia. La scimmia è irrequieta per natura, ma se voi le date una bottiglia di whisky, potete immaginare quanto più irrequieta diventerà. E se in quel momento la punge uno scorpione, Dio mio!
Noi abbiamo questo genere di mente nella nostra società. Per questo il mantra dovrebbe essere praticato a voce alta, nello stesso modo in cui la sera passata abbiamo recitato il mantra Om.

Il mantra può essere praticato a voce alta, così come può essere praticato a fior di labbra; il mantra può essere praticato mentalmente e può essere praticato spontaneamente. Praticare il mantra spontaneamente vuol dire praticarlo col vostro naturale ritmo del respiro.
Ci sono cinque modi di praticare il mantra:
-          Uno: il metodo elementare è praticare il mantra a voce alta, Om Om Om ... ... Questo è il metodo elementare.
-          Il secondo è a fior di labbra.
-          Il terzo è mentalmente: chiudete le labbra e lo praticate nella vostra mente.
-          E il quarto sistema è: concentrati sulla punta del naso, divenite consapevoli del respiro che entra e che esce; seguite il respiro naturale: io sto inspirando, io sto espirando; di questo dovete divenire consapevoli e poi sincronizzate il vostro mantra con l'inspirazione e con l'espirazione.
-          Il quinto modo è scriverlo chiaramente, lentamente, e con caratteri molto piccoli sul diario o sull'agenda, ogni giorno.

I primi tre tipi di ripetizione del mantra dovrebbero essere praticati con il mala. Il mala va tenuto in mano e ogni grano è un mantra e quando ripetete un mantra spostate un grano. Dunque i primi tre tipi di ripetizione dei mantra dovrebbero essere praticati col mala perchè la mente è molto astuta; se non usate il mala, succede che la mente scivola, vi sedete per il mantra e poco dopo vi porta via in qualche posto, vi rapisce. E soltanto dopo mezz'ora o un'ora voi realizzate che siete stati rapiti. Così il mala vi sveglia ogni volta che arrivate all'ultimo punto e si verifica un ritorno della consapevolezza.
Ríassumendo abbiamo tre tipi di ripetizione del mantra con il mala, il quarto tipo di ripetizione é col respiro e il quinto sull'agenda. Il mantra è un simbolo personale. E diventa l'oggetto cristallizzato della vostra consapevolezza.

Sapete cos'è la cristallizzazione? Mettete un cristallo o di zucchero o sale in soluzione d'acqua e tutto lo zucchero o il sale si separerà dall'acqua e andrà gradualmente a riunirsi e cristallizzarsi. Il mantra è l'oggetto, il mantra è il simbolo per la cristallizzazione del processo mentale nella sua totalità. Quando siete consapevoli degli oggetti dei vostri sensi, voi siete nello stesso modo consapevoli del mantra. Ma quando trascendete la coscienza sensoriale ed entrate nel piano subconscio, anche il mantra si sposta con voi. Attraverso la pratica costante del mantra, voi potrete sentire che perfino nel sogno praticate il mantra, che perfino nel sonno profondo praticate il mantra. Ora, finchè si tratta della pratica del mantra col mala, molti la conoscono, ma come praticare il mantra sul respiro? Sedete in siddhasana o nella posizione del loto, fate in modo che il vostro corpo stia con la colonna vertebrale diritta, concentratevi sulla punta del naso e sentite il respiro che va dentro e viene fuori.

Questo è un respiro molto naturale: siete costretti a respirare, giorno e notte, tutte le 24 ore; voi respirate 21.600 volte al giorno, ma non siete mai consapevoli di questo. Ora, se divenite consapevoli del respiro ed integrate il mantra con il respiro, allora nel corso dei tempo voi potrete ripetere senza rendervene conto 21.600 mantra al giorno.
Il che vuol dire che consciamente, subconsciamente ed inconsciamente, durante il giorno e durante la notte, voi ripetete il mantra perchè vi siete alienati sul respiro. Non è necessario allora per voi concentrare la mente; perfino se la mente è distratta non ha importanza; perfino se la mente è preoccupata, non è importante; neppure se la mente è depressa è importante e perfino se state pensando ai vostri problemi, ai vostri affari e al lavoro e alla famiglia non ha importanza, perchè state praticando il mantra con il respiro e avete allenato la vostra mente a muoversi col respiro.

Ora immaginate: per 21.600 volte, con ogni singolo respiro voi ripetete il mantra; qualche volta siete consapevoli, qualche volta no: il vostro respiro è OM, il vostro respiro è OM .. . e questa è una grande trasformazione e dal momento che siete intelligenti, voi capite che il respiro non va sprecato. Vi devo però dire, come amico, che il sentiero del mantra costituisce un lungo cammino, richiede tempo; non è il cammino più breve ma non è una via noiosa e neppure una via pericolosa: è invece la più facile e la più sicura e anche la più economica! La più economica nel senso che non richiede concentrazione: perchè la concentrazione è una cosa molto "costosa", non credo che tutti possano averla. Noi non possiamo avere un jumbo jet, vedete, non abbiamo il denaro per questo, così come non abbiamo la concentrazione, non abbiamo per essa una tendenza naturale.
Ogni volta che cercate di concentrarvi, qualcuno vi dà un "bang": vostro marito o vostra moglie o un vostro amico.

La concentrazione è molto costosa e solo pochissime persone l'hanno raggiunta e quand'anche voi cercaste di arrivare alla concentrazione, qualcuno ve la porterebbe via. La via del mantra, invece, è la più economica: la può seguire anche il più povero dei poveri - non sto parlando di povertà economica - sto parlando di povertà mentale.
Noi siamo mentalmente poveri: ci arrabbiamo, ci preoccupiamo, diventiamo nervosi, ci deprimiamo, siamo così infelici e possiamo essere così felici con metodi così facili. Voi sapete quanto siamo poveri? Talvolta siamo preoccupati, non possiamo dormire di notte: vorremmo dormire, ma non riusciamo. Questo perchè siamo poveri ed è per questi poveri individui che siamo che suggerisco questo sistema economicissimo. Dunque questo mantra è, come ho detto, il vostro simbolo personale e, una volta stabilito il vostro mantra, non cambiatelo, vi prego. 
Non potete divorziare dal mantra come potreste divorziare da un marito o da una moglie. Pensateci molto bene e decidetelo, perchè il vostro mantra sta per diventare il compagno fedele della vostra vita. Voi avete bisogno di un compagno, non è così? Tutti hanno bisogno di un compagno fedele. E chi può essere per voi un compagno più grande del vostro mantra?
Ovunque andiate il mantra è con voi: non potete mai sentirvi soli; non potete sentirvi depressi e non potete mai sentirvi senza amici: potete destare questa consapevolezza del mantra sempre, in ogni momento del giorno e della notte.

Il potere del mantra purifica il corpo, purifica il prana, purifica tutta la mente e, infine, desta la kundalini in ogni chakra: non solo in muladhara, ma in ogni chakra. Se vi concentrate sul centro tra le sopracciglia si risveglierà ajna chakra, se vi concentrate sul "centro" dei cuore, si risveglierà anahata chakra, se vi concentrate sull'ombelico, si risveglierà manipura chakra. Con la pratica di questo mantra, a poco a poco la mente comincerà a vibrare, ad emanare energia. Proprio come una lampadina elettrica emette radiazioni, un calorifero emette radiazioni, così la mente è in grado di emanare pace e tranquillità, armonia ed equilibrio.
La mente, come sapete, è una sostanza senza forma e questa mente è impura e così mescolata a tante impressioni e samskara; e questa mente possiede una quantità di forme al suo interno, che sono conosciute come archetipi - capite gli archetipi - sono milioni, bilioni e trilioni dentro di voi e nell'essere umano questi archetipi costituiscono la base di ogni conoscenza. Vi sto parlando e voi ascoltate, contemporaneamente sto pensando e voi pensate e si crea un processo di comprensione. Questo non è un processo intellettuale: questo processo si crea attraverso archetipi nel vostro cervello e nel mio. La coscienza nell'uomo ha al suo interno - vi prego ascoltate con attenzione - la coscienza nell'uomo ha al suo interno infinite immagini e queste immagini si trovano a grande profondità nel nostro spirito e vi dico che non potete mai vederle. Ogni tanto sì. Ogni tanto arrivano in sogno. Qualche volta, quando è avvenuta in famiglia una grave tragedia, esse vengono un po' alla superficie, ma per noi è importante saper manovrare questi milioni di archetipi. Ci sono molti modi per conoscere questi milioni di archetipi, ma il mezzo più sicuro è il mantra.

Un'improvvisa esplosione di archetipi può portarvi alla follia: voi cogliete così tante immagini e così tanti suoni che non sapete più cosa vi sta succedendo e quindi essi vanno saggiamente tenuti sotto controllo col mantra. Perfino quelli che hanno disturbi mentali, praticando il mantra, possono mettere ordine nell'anarchia degli archetipi. Dunque ora capite quanto è importante il mantra per l'evoluzione della kundalini. E vi prego di ricordare una cosa: noi siamo dei semplicissimi essere umani e non è per noi possibile accettare una via difficile e non è per noi possibile vivere una vita da perfetti puritani: siamo esseri umani con una mente irrequieta, siamo esseri umani orgogliosi e pieni di preconcetti, siamo persone portate per natura ad amare, odiare e abbiamo desideri, passioni, aspirazioni, frustrazioni, paure e insicurezze. Questa è la realtà che dobbiamo accettare di noi stessi: non siamo persone speciali; vi dico con sicurezza: noi non siamo persone speciali, siamo gente che vive con la mente, con i sensi, con il corpo e perciò il metodo che dobbiamo scegliere per svegliare in noi la kundalini dovrebbe essere proporzionato alle nostre possibillità. Non potete dare la vostra macchina a un bambinetto: provocherebbe un incidente; e così posso dirvi che non potete concentrare la vostra mente: è impossibile!

E non possono chiedervi di diventare puritani: so che non potete: avete il vostro personale modo di vivere, il vostro modo particolare di nutrirvi e un modo personale di pensare: non posso fare di voi dei preti, e anche io non posso pensare come un prete, non sono di sicuro un prete! Io credo che sveglierò la mia kundalini secondo le mie possibilità.

Allora è chiaro adesso il punto? Un mantra, un mala, un centro: è tutto. Credo che sia tutto. Ancora una cosa: qualcuno che vi dica qual'è il vostro mantra. Questa è la prima cosa. Dunque la prima cosa è qualcuno che vi dica qual'è il vostro mantra. Tale persona è detta Guru. Il Guru non è un ipnotizzatore, non è un coccodrillo che deve solo privarvi della mente. Guru è colui che vi inizia al mantra. E allora: il Guru per prima cosa, poi il mantra, il mala e il centro. Queste sono le quattro cose che ognuno dovrebbe avere. Voi avete una automobile o una moto o una bicicletta che guidate, un lavoro, degli interessi, una moglie o un marito; avete un padre e una madre, figli o figlie; avete tutto questo; avete bisogno di tutto questo. Sì. Abbiamo bisogno di questo. Ma oltre a tutto questo, abbiate un Guru, perchè ora voi sentite di averne bisogno, e poi un mala, un mantra; e la quarta cosa? Un chakra, un centro: con queste quattro cose voi andate molto velocemente nella vostra vita senza disturbare i modelli della vostra vita. Per risvegliare la kundalini non dovete cambiare il vostro modo di vivere, il vostro credo religioso, il vostro nome, la vostra fede, vostra moglie o vostro marito. Non dovete cambiare nulla.

Alle vostre abitudini di vita aggiungetene un'altra: se potete praticarla di mattina, molto bene, altrimenti la sera.
Altro punto importante: praticare il mantra non è limitante, da nessun punto di vista. Alcuni credono che per praticare il mantra si debba essere puri negli atti, negli scopi, nella vita. Dovete essere quello che siete. E potete praticare il mantra nella posizione del loto, in siddasana, in qualsiasi posizione vi piaccia. Se siete malati potete praticarlo perfino a letto. Potete praticarlo prima di mangiare e dopo mangiato, sia l'una che l'altra cosa. Nessuna restrizione, poi, nei riguardi della dieta.
E penso che per questa volta sia sufficiente sul mantra come sistema per risvegliare la kundalini

martedì 22 aprile 2014

Filosofia Zen




Rimane aperta la grande questione se lo zen è una religione o una filosofia.
La più bella immagine è quella che paragona lo zen ad una farfalla, posatasi sul ramo del buddismo. Questa farfalla in realtà non dipende dal buddismo, ma vive di vita propria. In fondo è la stessa farfalla che, posatasi sul ramo dell’islamismo ha dato vita al sufismo, su quello dell’ebraismo è diventata chassidismo e, sul ramo del cristianesimo, mistica cristiana.
Lo zen non è una religione proprio perché non si serve di dottrine, né di libri sacri, gli strumenti normali di cui si servono le religioni. Proprio perché si tratta solo di strumenti – e troppo spesso succede che i mezzi vengano confusi con il fine – se le scritture e le dottrine diventano il dito che indica la luna, colui che vuole raggiungere il fine dello zen concentra tutti i suoi sforzi sulla luna stessa, e non più sul dito.
La religione, la devozione è considerata dallo zen come “una zattera – disse in una parabola il Budda – che aiuta ad attraversare il fiume della vita. Ma è stolto chi si porta sulle spalle la zattera, una volta raggiunta la terraferma”. Non c’è bisogno di mezzi, poiché è indispensabile solo mirare ad un’introspezione diretta del cuore dell’uomo, e tutto ciò che sta tra l’uomo e la sua esperienza immediata è una barriera da eliminare.
Daltronde lo zen non è solo filosofia, giacché non è più solo buddismo ma si è trasformato in qualche cosa di diverso. E spesso anche la filosofia dimentica che, nel momento stesso in cui scrive, spiega e codifica se stessa, essa già perde molto del valore che le è proprio per definizione; poiché non è, in genere, capace di tradurre in realtà i suoi concetti.
Lo zen, al contrario, è una filosofia viva, è un atteggiamento verso la vita e, nello stesso tempo, una via verso l’autorealizzazione.
Non può essere racchiuso in una definizione, così come un fiume non può essere racchiuso in un bicchiere. Come un fiume è la vita stessa, e la sua verità va cercata e trovata – e può essere trovata – solo nel fluire della vita quotidiana, di noi stessi e di ogni altro essere che, con noi, scorre nel grande fiume della vita. Lo zen spesso è difficile da capire perché è troppo ovvio: “non sapendo quanto sia vicina la verità, gli uomini la cercano lontano, come chi nuota nell’acqua – dice un detto zen – e avendo sete chiede da bere”.Non sono un monaco Zen, né lo diventerò mai. Tuttavia, il modo in cui i monaci Zen conducono la loro esistenza costituisce per me un’importante fonte di ispirazione: la semplicità delle loro vite, la concentrazione e la consapevolezza di ogni singolo gesto, la calma e la pace che infondono, tutto questo esercita su di me una forte influenza.Probabilmente neppure tu aspiri a diventare un monaco Zen, eppure puoi provare a vivere la tua esistenza in modo più simile a loro, seguendo alcune semplice regole.Ti starai chiedendo “Ma perché mai dovrei vivere in modo più simile ad un monaco Zen?”. La risposta la trovi intorno a te: chi di noi non ha bisogno nella propria vita di un po’ più di tranquillità, concentrazione, serenità e consapevolezza? 

“Sorridi, respira e agisci con calma” Thich Nhat Hanh

Non sono certo un maestro Zen, ma mi sono reso conto che alcuni princìpi propri dello Zen possono essere applicati con effetti benefici ad ogni esistenza, indipendentemente dal credo religioso o dallo standard di vita di ciascuno di noi.

“Lo Zen non è una forma di esaltazione, ma è la concentrazione nelle nostre attività quotidiane”. Shunryu Suzuki

Fai una cosa per volta

Questa regola è uno dei princìpi cardini della mia filosofia di vita, così come è parte della vita di un monaco Zen. No al multi-tasking, fai una cosa per volta. Si tratta di una regola semplice, banale, ma che quasi mai mettiamo in pratica, specializzati come siamo nell’adoperarci contemporanemente in molteplici attività allo stesso tempo. Chi di noi non ha mai mangiato un panino di fronte al computer mentre era al telefono e intanto cercava di captare la conversazione di due colleghi vicini? 

Prova ad agire diversamente. Fai una cosa per volta, abbandona il multi-tasking. Se stai lavando i piatti, semplicemente lava i piatti. Se stai mangiando, mangia e basta. Se stai facendo il bagno, concentrati solo su quello. Non cercare di fare altro mentre svolgi ciascuna singola attività. Come recita un proverbio Zen: “Quando cammini, cammina. Quando mangi, mangia”

Falla lentamente e con concentrazione

Anche se sai svolgere un’attività per volta, forse spesso lo fai con troppa fretta, di corsa. Invece, prova a prenderti il tuo tempo, e agisci lentamente. Compi le tue azioni in modo deliberato, concentrato, consapevole, non di fretta o a caso. Acquisire questa abitudine richiede pratica, ma aiuta a focalizzarti sull’obiettivo e sulla realizzazione della singola attività.

Portala a compimento

Concentrati in modo esclusivo sull’attività che stai svolgendo, si tratti anche della più banale, come fare le parole crociate. Non passare all’attività successiva fino a quando non hai completato quella precedente. Se ti prepari un sandwich, non iniziare a mangiarlo fin quando non hai riposto ciò che hai utilizzato per prepararlo, lavato le posate e i piatti e pulito il lavandino. Ora che hai concluso tutto il resto, addenta pure il tuo sandwich, puoi concentrarti solo sul tuo panino e sarà ancora più gustoso.

Fai di meno

Un monaco Zen non conduce un’esistenza pigra. Si sveglia presto ed ha una giornata piena di lavoro. Tuttavia, ciò non significa che egli abbia un elenco infinito di attività da portare a termine. Al contrario, ogni giorno si occupa solo di alcune cose, non di più. Se fai di meno, puoi svolgere ciascun compito con più tranquillità, con più concentrazione e riuscendo a portarlo a termine. 

Se riempi le tue giornate di una serie eccessiva di singole attività, non farai altro che correre dall’una all’altra senza mai fermarti a pensare a cosa stai davvero facendo in quel momento. Farai ogni cosa in fretta, con meno concentrazione e con molta superficialità.

Programma degli intervalli tra ogni attività

Questo suggerimento è connesso alla regola “Fai di meno”ed è in stretta relazione con il modo in cui programmi la tua giornata: collocando degli intervalli tra le diverse attività che ti sei prefisso di svolgere, ti sarà più agevole portarle a termine. 

Nella tua lista di impegni non prevedere attività dai ritmi serrati e rigidi – lascia sempre degli spazi vuoti. Ciò ti consentirà di avere un programma più rilassato e di lasciarti del tempo nel caso in cui un impegno ti occupi più del previsto.

Crea dei rituali

I monaci Zen seguono dei precisi rituali per numerose attività che svolgono quotidianamente, dalla consumazione di un pasto alla meditazione. Il rituale attribuisce un senso di sacralità e di intima rilevanza a ciò che eseguiamo, significa che intendiamo svolgere quella attività in modo corretto e puntuale, senza superficialità. 

Non c’è necessita di imparare specifici rituali Zen, puoi creare da solo quelli che preferisci e che più ti aiutano a riconoscere importanza a ciò che stai compiendo – inventati un rituale per salutare il nuovo giorno, per mangiare, per cucinare, per iniziare il lavoro o l’allenamento, per andare a dormire. Provaci, potrà essere anche divertente.

Stabilisci dei momenti precisi per alcune attività


Ci sono alcuni momenti nella giornata di un monaco Zen dedicate ad attività specifiche. Degli orari precisi per lavarsi, per lavorare, per pulire, per mangiare. Se riconosciamo che alcune attività sono per noi così importanti da dover essere svolte con regolarità, allora la soluzione migliore è quella di dedicarvi degli orari prestabiliti nel corso della giornata. Ciò ci garantirà che quelle attività verranno realizzate. Vuoi iniziare a meditare? Determina un orario della giornata in cui farlo, magari al mattino, e agisci in coerenza con quanto stabilito.

Dedica del tempo alla meditazione

Nella vita di un monaco Zen, la meditazione è una delle attività più importanti della giornata. La meditazione ti consente di imparare ad essere presente nel momento, qui ed ora. Prova a dedicare alcuni minuti della giornata alla meditazione, provando semplicemente a stare seduto in silenzio concentrandoti sul respiro. Fanne una pratica quotidiana, ti aiuterà.

Sorridi e servi il prossimo

I monaci Zen spendono parte della loro giornata per dedicarsi al servizio del prossimo, si tratti di altri monaci all’interno del monastero o di persone esterne. Ciò insegna loro l’umiltà, assicura che le loro esistenze non siano chiuse, egoiste, ma dedicate al prossimo. Prova a fare lo stesso ogni giorno non solo con chi ti è vicino, ma anche nei confronti di chi conosci meno. Ugualmente, regalare un sorriso ed essere gentile verso il prossimo può essere assai efficace per migliorare l’esistenza di chi ti circonda.

Rifletti su ciò che è davvero necessario

Ben poco nella vita di un monaco Zen è necessario. Non possiede un armadio pieno di abiti e scarpe all’ultima moda. Non possiede gli ultimi ritrovati tecnologici, non ha l’auto, l’Ipod o il televisore al plasma. Possiede degli abiti semplici ed umili, un tetto sopra la testa, utensili di base, e si ciba delle pietanze meno elaborate (riso, verdure e poco altro). 

Ora, non ti sto certo suggerendo di vivere come un monaco Zen. Tuttavia quanto detto potrebbe consentirci di riflettere sul fatto che molto di quello che possediamo non è in realta necessario, è superfluo. Ciò può aiutarci a meglio identificare cosa per noi è davvero necessario, quello di cui abbiamo davvero bisogno.

Vivi in semplicità

Il corollario del suggerimento precedente sta nel fatto che se qualcosa non è veramente necessaria, probabilmente puoi farne a meno, puoi stare benissimo senza. Dunque, vivere in semplicità significa liberarti di tutto ciò che per te non è davvero necessario ed essenziale, per fare spazio a ciò che davvero conta per te. 

Ora, il concetto di necessario ed essenziale differisce da individuo ad individuo. Per me l’essenziale e necessario sono la mia famiglia, i miei amici, scrivere, leggere, fare sport e viaggiare. Per altri può essere lo yoga o la fotografia o il volontariato, dipende dalle diverse inclinazioni. Non c’è regola al riguardo – l’unico suggerimento è capire cosa è davvero importante e necessario nella tua vita per eliminare tutto quanto non è essenziale. Avrai più tempo per ciò che per te conta davvero


                                     Pensieri Zen.

Il Maestro apre la porta , ma sei tu che devi entrare.

Se leggo ricordo,
se vedo capisco,
se provo imparo

Bada a quello che dici, e qualunque cosa tu dica, mettila in pratica.

Quando si presenta un’occasione non lasciartela scappare,
ma prima di agire pensaci due volte.

Non rimpiangere il passato. Guarda al futuro.

Anche da solo in una stanza buia
comportati come se avessi di fronte un nobile ospite.

Abbi l’atteggiamento intrepido di un eroe e il cuore tenero di un bambino.

Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo.
Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento.

Le virtù sono i frutti dell’autodisciplina
e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve.

La modestia è il fondamento di tutte le virtù.
Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato.

Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo
di quanto la tua vera natura ti detti.

Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il suo esempio.
 Nell’aver notizia dell’errore di un altro, raccomandati di non imitarlo.

Critica te stesso, non criticare mai gli altri.
Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.

Non cercare di seguire le orme dei saggi.
Cerca ciò che essi cercavano

Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell’universo.
Trascorri ogni giorno in serena contemplazione.

Un sasso rotola dalla collina senza conoscere la sua traiettoria.

Quando si è in un pasticcio tanto vale goderne il sapore.

I tuoi unici limiti sono quelli che crei nella mente
 o che ti lasci imporre dagli altri.

Mantenere il centro.
Essere d'esempio

Se il tuo lume brilla più degli altri siine felice,
ma non spegnere mai il lume degli altri per far brillare il tuo.


 

Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

   Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)...