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venerdì 7 novembre 2014

L'alfabeto segreto dei Templari


Tra le croci simboliche annoverate nel gruppo dei simboli templari, ve n'è una che ha un'importanza particolare, la Croce delle Otto Beatitudini, così chiamata perché presenta otto punte, o cuspidi, nella sua periferia esterna. Questa croce, dipinta solitamente nel colore rosso sugli edifici sacri (vedi, ad es., su questo sito, la Chiesa templare di San Francesco, a Sermoneta, LT), era comune anche all'Ordine di San Lazzaro ed a quello degli Ospitalieri, ed è rimasta oggi l'emblema ufficiale dei Cavalieri di Malta. Questo simbolo deriva direttamente dall'Ottagono, tracciando alcune delle sue diagonali e dei suoi raggi, e pertanto eredita tutta la simbologia associata all'Ottonario, ossia all'entità simbolica che rappresenta il numero 8. Una delle sue caratteristiche fondamentali è che essa si raddoppia in una croce interna più piccola (si veda, in proposito, anche la successiva figura 2, che riporta le linee di costruzione), formata da quattro triangoli isosceli identici, opposti al vertice, che assumono la forma di una croce patente.


L'Alfabeto segreto dei Templari
Fig. 1 - L'Alfabeto segreto dei Templari


È noto che i Templari facessero uso, in alcuni dei loro documenti più delicati, di un alfabeto segreto di 25 lettere (cioè l'alfabeto classico con I = J), ottenute dalla scomposizione degli elementi di questa croce, con l'aggiunta di alcuni punti interni (fig. 1). È ovvio che, dal punto di vista puramente crittografico, un sistema di questo tipo costituisce un cifrario a sostituzione del tipo più semplice, in cui a simbolo uguale corrisponde lettera uguale. Cifrari di questo tipo possono essere forzati semplicemente facendo uso delle frequenze relative delle lettere nella lingua di redazione del documento cifrato, se questa è conosciuta. Vediamo, comunque, nel dettaglio come si ottengono le varie lettere.


Derivazione dell'alfabeto segreto dalla Croce delle Beatitudini
Fig. 2 - Derivazione dell'alfabeto segreto dalla Croce delle Beatitudini


Si noterà, esaminando la figura 2 riportata sopra, che le lettere A, B, C, D sono formate dagli angoli retti che limitano l'estremità di ogni braccio della croce grande. Le lettere E, F, G, H sono formate dai quattro triangoli che formano la piccola croce interna. Le lettere I (o J), K, L, M sono formate dai quadrilateri ottenuti completando il tracciato di questa piccola croce con quello dei quattro angoli retti periferici. La lettera N è al centro, ripetuta due volte dall'incrocio delle otto diagonali dell'ottagono regolare che circoscrive la figura. Le altre lettere sono costituite dagli stessi elementi presi però con un ordine un po' differente e aggiungendovi un punto all'interno. Orientando la croce nel modo su indicato, si nota che le lettere sono state scelte nell'ordine seguente:


Angoli retti periferici senza punto interno
A in alto
B a destra
C in basso
D a sinistra
Angoli retti periferici con punto interno
O in alto
P a destra
Q in basso
R a sinistra
Triangoli senza punto interno
E a sinistra
F a destra
G in basso
H in alto
Triangoli con punto interno
S in alto
T a destra
U in basso
V a sinistra


Considerando allo stesso modo le altre lettere formate con i quadrilateri definiti come è stato detto prima, si nota che le lettere I o J, K, L, M senza punto interno, corrispondono alle lettere X, Y, W, Z con il punto interno. La figura 2 mostra i gruppi di lettere corrispondenti ad ogni braccio della croce. Sembra che l'ordine in cui sono stati scelti gli elementi da abbinare alle lettere abbia un senso esoterico e che, nel suo insieme, la croce templare sia un pentacolo, ossia uno schema che riassume una dottrina. In tal caso sarebbe affine a quelle figure chiamate "ruote pentacolari" e di cui la croce gammata e la Clavicola di Phu-Hi sono un esempio.

L'Ottonario, simboleggiato dall'ottagono e dalle otto punte della "croce delle Beatitudini", evoca il doppio quaternario attivo e passivo, che riassume l'equilibrio costruttivo delle forme, dei temperamenti e delle energie cosmiche. L'Enneade, rappresentata dalle otto punte della stella e dalla N centrale, richiamerebbe, secondo l'esoterismo dei numeri, il concetto che il numero nove è quello dell'armonia del trimundio, quello dell'unione della vita animale, di quella spirituale e di quella emotiva; il 9, inoltre, secondo la Cabala ebraica, corrisponde alla lettera "teth" (teth) dell'alfabeto. Il suo nome divino è Tehor, che significa "Prudenza". Si può ulteriormente sottolineare che la N centrale ricorda molto la posizione della stessa in un altro enigmatico simbolo che venne adottato dai Templari, ilQuadrato Magico del "SATOR", e che spesso, nei quadrati di origine templare, questa "N" viene rappresentata rovesciata.

Anche l'Esagramma, nel simbolismo di questa figura, sarebbe richiamato dal raggruppamento per sei delle lettere di ciascun braccio della croce. D'altra parte c'è chi sostiene che la pianta della chiesa del Tempio era stata concepita ispirandosi alla forma di questo pentacolo, e che nelle piante delle chiese templari di forma ottagonale è facilmente inseribile questa figura, le cui linee andranno a cadere in punti importanti al suo interno. Comunque sia, si può dire che questa croce, insieme all'alfabeto segreto, costituisce un corpo di dottrina segreta di origine orientale.

[Tratto da Luis Chochod, "Storia della Magia", 1971, Mursia]

mercoledì 16 aprile 2014

La Sacra Sindone

Le evidenze oggettive riscontrabili sulla Sindone sono di due tipi fondamentali: le tracce ematiche (sangue umano, gruppo AB negativo, DNA maschile) e l'immagine impressa sulla stoffa, detta immagine sindonica. Mentre le tracce di sangue risultano comprensibilmente state assorbite dal telo a contatto con le ferite stesse, la formazione dell'immagine sindonica risulta difficilmente spiegabile. Prossimamente saranno eseguiti dei nuovi esperimenti (ad esempio, l'esame della fluorescenza) proprio per tentare di dare una spiegazione scientifica a questo fenomeno. Una curiosità: l'immagine è un negativo naturale, quindi per osservare il vero volto corrispondente all'immagine Sindonica è necessario produrre un negativo da fotografia (figura 1.b). Non è così, invece, per le tracce ematiche, visibili in "positivo".
L'esame della Sindone mostra, senza alcun dubbio, la perfetta corrispondenza tra la descrizione delle torture subite da Gesù e le evidenze oggettive riscontabili nel telo: sono ben evidenti, ad esempio, i segni prodotti dalla "corona di spine", la ferita al costato e nei polsi, oltre 120 ferite da flagello sulla schiena, sui glutei e sulle gambe, la posizione sollevata del petto indice di difficoltà respiratoria dovuta alla crocifissione, la particolare posizione dei piedi, tipica dell'inchiodamento. Non solo, molti studiosi concordano sul fatto che le ferite ai polsi sono state inferte su un uomo vivo, mentre la ferita al costato è stata inferta su un cadavere. Questo concorderebbe con il "trattamento" subito da Gesù, come descritto nel Vangelo.

La ricerca

La Chiesa, nell'aprile 1988, dispone un importante esame scientifico sulla Sindone, allo scopo di datarne l'origine. Definito il protocollo degli esami, disposti su tre campioni diversi casualmente assegnati ad altrettanti laboratori (Oxford, Zurigo, Boston), viene eseguito il prelievo dei reperti. La datazione al radiocarbonio ha stabilito l'origine della Sindone tra il 1260 e il 1390, ciononostante molti studiosi hanno messo in discussione tale risultato, sollevando forti dubbi sulla validità dell'esame, a mio parere del tutto condivisibili.

Quali sono le tesi di questi studiosi?
Innanzi tutto si deve ricordare che il telo subì un grave incendio nel periodo in cui era custodito a Chambery, precisamente nella notte tra il 3 ed il 4 dicembre del 1532. L'incendio potrebbe aver apportato delle modifiche tali da "ringiovanire" il telo alla datazione con C14.

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La Sacra Sindone distesa
Validi esperimenti hanno tentato di riprodurre con una certa fedeltà le condizioni di stress termico al quale fu sottoposta la Sindone nell'incendio di Chambery. Negli esperimenti condotti, ad esempio, dal sindologo italiano Mario Moroni, membro del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, il risultato è stato un errore di datazione di circa 300 anni. Lo stesso studioso ha ipotizzato la possibilità che la Sindone sia stata esposta ad un irraggiamento da fonte protonica/neutronica. Quest'evenienza, da sola, produrrebbe un errore di datazione di circa 500 anni. Se però una tela, dopo aver subito irraggiamento protonico/neutronico, subisse i danni di un incendio come quello di Chambery, l'errore sarebbe di circa 700 anni (invece di 300). In definitiva l'errore totale sarebbe di 500 + 700 = 1200 anni circa, cioè porterebbe la datazione della Sindone intorno al primo secolo. Ci si può chiedere quale mai sia stato l'evento misterioso che avrebbe determinato l'irraggiamento del lino. Forse l'energia sprigionata dalla resurrezione stessa del Cristo?

Altri studiosi hanno messo sotto accusa la datazione al C14. Lo scienziato russo Dmitri Kouznetsov, direttore dei E.A. Sedov Biopolymer Research Labotatories di Mosca, nel 1995 dimostrò sperimentalmente che l'incendio del 1532 ha modificato cospicuamente la quantità di carbonio radioattivo presente nella Sindone. Lo scienziato statunitense Leoncio Garza Valdés ha verificato la presenza di un complesso biologico composto da funghi e batteri che ricopre i fili sindonici come una patina e che non è eliminabile con i normali sistemi di pulizia. Anche per questo studioso, tutto ciò permette di ricondurre la datazione della Sindone al primo secolo. Altre pubblicazioni dimostrano una discrepanza di circa 1000 anni tra la datazione al C14 di una mummia egizia (conservata nel Museo di Manchester) e delle bende che la avvolgevano.
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Il negativo fotografico del volto della SindoneLa miniatura del codice di Pray, raffigurante il corpo di Gesù mentre viene avvolto nel sacro sudario
Torniamo sulla formazione dell'immagine Sindonica. Al momento nessuno studioso ha saputo indicare, con certezza scientifica, un metodo conosciuto che possa produrre una figura come quella della Sindone. In base alle analisi compiute, l'immagine non è frutto di dipinto e non si tratta di una stampa (assenza di colori ed inchiostri, come confermato da Alan Adler, professore di chimica della Western Connecticut State University). Inoltre non sono stati riscontrati pigmenti, polveri colorate o impasti. Recentemente è stata compiuta una scannerizzazione (importazione in formato immagine elettronico) della superficie posteriore del telo sindonico. Questa parte non è visibile poiché posteriormente il telo è cucito su una fodera (detto telo d'Olanda). La rilevazione ha portato ad una interessante evidenza scientifica: nel lato posteriore non si vede alcuna immagine, ma solo i risvolti di sangue. All'analisi ad "occhio nudo" è stata affiancata una analisi tramite algoritmi matematici, che definitivamente esclude la presenza di una immagine, seppur debole, corrispondente a quella presente nel lato visibile. Questo escluderebbe una lunga serie di tecniche di falsificazione, come, ad esempio, quella più volte citata di "strinatura", cioè il contatto del telo con bassorilievo surriscaldato, in modo da produrre l'ingiallimento per bruciatura. Con questa tecnica si sarebbero dovute osservare tracce anche nella superfice posteriore. Inoltre l'immagine ottenuta sarebbe deformata, mentre l'immagine della Sindone sembra prodotta come per proiezione ortogonale. L'analisi comunque non negherebbe, come causa di generazione dell'immagine, l'irraggiamento nucleare (ancora la resurrezione?): questa misteriosa energia spiegherebbe, da sola, sia l'errore alla datazione al C14 che l'enigmatica formazione dell'immagine sul telo.


Da Gerusalemme a Torino, passando per i Templari

Vi sono delle prove scientifiche che indicano in Gerusalemme (o comunque la zona nei pressi della Città Santa) il luogo di provenienza del telo della Sindone: la presenza di particolari pollini specifici dell'area Siriana-Palestinese, in particolare la Gundelia Tournefortii. Questo dato è stato recentemente confermato da due ricercatori dell'Hebron University of Gerusalem.

Alcuni studiosi, già dal 1954, individuarono le tracce di due monete romane applicate sulle orbite oculari del volto della Sindone. Un numismatico riconobbe, nell'impronta, una moneta fatta eseguire da Ponzio Pilato tra il 29 e il 32 d.C. Questa pratica apparentemente bizzarra aveva un fine pratico e di uso comune: non far riaprire gli occhi del cadavere, a causa delle possibili contrazioni nell'immediato periodo che segue il trapasso.

Inoltre, a quanti affermano che non vi sono documentazioni storiche sulla esistenza della Sindone nel primo secolo, si deve far notare che i cristiani, vivendo in condizioni di semi clandestinità, subirono certamente tensioni e timori, in particolare i custodi della Sindone, considerata dalla religione ebraica oggetto impuro perché "contaminato ritualmente" dal sangue del condannato.

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Il percorso della Sindone. Il passaggio da Gerusalemme a Costantinopoli è probabile, mentre quello che la porta da Costantinopoli a Lirey (passando forse per Atene) è ancora oscuro, legato probabilmente ai Templari. Ci sono invece tracce storiche documentate del passaggio da Lirey fino a Torino
Ipotizziamo, dunque, in Gerusalemme, 30 d.C., le prime coordinate del tragitto compiuto dalla Sindone (figura 2). Il professor Karl Heinz Dietz, dell'Università di Wurzburg, si sta occupando della ricostruzione del tragitto compiuto dalla Sindone nel primo millennio. Gli studi confermano la presenza della Sindone ad Edessa dal VI al X secolo. Gia nel secondo secolo si parla di un Santo Volto di Cristo, su stoffa, venerato ad Edessa, oggi Urfa, in Turchia. Nel 544 è documentata la presenza nella stessa città di un telo raffigurante il volto di Gesù che molti, come anche lo storico Ian Wilson, identificano come la Sindone, piegata in modo da non mostrare il corpo seminudo e martirizzato del condannato. Nei documenti si parla di un'immagine achiròpita, cioè non fatta da mani umane. Questa "Sindone Piegata" viene chiamata Mandylion. Conferme sul fatto che il Mandylion coincide con il telo oggi conservato a Torino, vengono dalla rilettura degli atti di Taddeo, che descrivono interessanti particolari sulla modalità di piegatura del telo, riconoscibili sulla Sindone stessa. Inoltre ci sarebbe identità tra il volto della Sindone e le copie del Mandylion con oltre un centinaio di punti di sovrapponibilità fra le due figure (per il criterio legale americano sono sufficienti 60 punti per affermare che due immagini si riferiscono alla stessa persona). Nel 944 il Mandylion è portato a Costantinopoli, in seguito ad uno stretto assedio dei Bizantini. Una interessante osservazione: l'asimmetria degli arti inferiori che si osserva sul lenzuolo torinese (gamba sinistra più flessa) fa nascere, in quel periodo, la leggenda del Cristo zoppo, riprodotta (gia intorno al 1000) dagli artisti con la cosiddetta "curva bizantina" e con il poggiapiedi della croce inclinato. Ci sono poi testimonianze che indicano la venerazione, nel 1147, di Luigi VII, re di Francia, alla Sindone, durante la visita a Costantinopoli. La conquista di Costantinopoli per mano dei crociati nel 1204 (quarta crociata), fa perdere le tracce della Sindone, che misteriosamente riappare, dopo circa 150 anni, in Europa. Chi portò la Sindone in Europa? Chi altro se non i Cavalieri dell'Ordine militare e religioso più sospettato di tutti i tempi? I Templari naturalmente. Gli elementi, comunque, per credere che siano stati proprio loro, ci sono tutti. Anche il recente film di Pupi Avati, "I Cavalieri che fecero l'impresa" accosta la Sindone ai Templari, anche se in modo non proprio "positivo", come a confermare questo desiderio di tenebrosità che aleggia da 700 anni sull'Ordine crociato del Tempio. La storia, documentata, ci dice che la Sindone ricomparirà a Lirey, in Francia, nel 1353 nelle mani di Goffredo di Charny, che tre anni dopo la affiderà ai canonici di Lirey, presso Troyes, in Francia.
Non sappiamo ancora quando e come la Sindone sia giunta a Goffredo di Charny, fonti documentate, comunque, indicano la presenza della Sindone ad Atene l'anno successivo al sacco che seguì l'assalto crociato di Costantinopoli. Un crociato potrebbe aver trafugato la reliquia ed averla portata in Grecia. Il fratello di Goffredo ottenne due importanti feudi proprio in Grecia, questo fatto indica il legame stretto tra la famiglia Charny e la Grecia, quindi la certa presenza degli Charny in questa regione. Quali collegamenti ci sono tra i Charny e i Templari? Basta sapere solo che nel 1314 bruciava sul rogo, insieme all'ultimo Gran Maestro dei Templari Giacomo de Molay, un certo Goffredo (I) de Charnay (o Charny?), Comandante Templare di Normandia e (forse) parente avo del Goffredo possessore certo della Sindone nel 1353!

Non sono ancora chiare le vere cause della persecuzione subita dai Templari che portarono al rogo del 1314. Molti "templaristi" sostengono che la Sindone era già da diverso tempo in mano ai Templari e che Charnay fu torturato per fargli confessare il segreto su di un particolare tesoro: proprio il Sacro Lino. Forse i Charny, custodi della Sindone, portarono la stessa in Francia, insieme a tante altre reliquie, dopo la sconfitta crociata. Qui avrebbero tenuto nascosto, e venerato in segretezza, il telo ai primi indizi di pericolo che incombevano sull'Ordine. Tra l'altro una delle accuse, formulate dagli inquisitori ai Templari, era quella di culto segreto ad un "Volto", che sembra riprodotto dalla immagine della Sindone. In Inghilterra, nel castello di Temple Combe appartenuto ai Templari, è stato trovato un dipinto raffigurante il volto di un uomo del tutto simile a quello della Sindone. Questo quadro nasconde una serratura che permette l'accesso ad una piccola nicchia ove, per gli storici più "arditi" potrebbe essere stata conservata, per qualche tempo, la preziosa reliquia. Tornando agli spostamenti documentati, nel 1453 Margherita di Charny, discendente di Goffredo, cede il Lenzuolo ad Anna di Lusignano, moglie del duca Ludovico di Savoia, che lo custodirà a Chambéry, teatro del tragico incendio del 1536. Infine, Emanuele Filiberto, il 14 settembre del 1578, trasferisce la Sindone a Torino, 
per abbreviare il viaggio a S. Carlo Borromeo che vuole venerarla per sciogliere un voto, ma la Sindone non sarà più riportata a Chambéry.


CRONOLOGIA DELLE OSTENSIONI DELLA SACRA SINDONE
1578 - Ostensione alla presenza di S. carlo Borromeo in occasione dell'arrivo a Torino della Sacra Sindone da Chambery per ordine del duca Emanuele Filiberto.
1582 - Ostensione in occasione del terzo pellegrinaggio fatto da San Carlo Borromeo a Torino per venerare il Sacro Lino.
1585 - Ostensione in occasione del matrimonio di Carlo Emanuele I con l'Infante Caterina d'Austria.
1586 - Ostensione per il battesimo di Filippo Emanuele
1587 - Ostensione per il battesimo di Vittorio Amedeo.
1604 - Ostensione
1613 - Ostensione
1614 - Ostensione presunta.
1620 - Ostensione in occasione del matrimonio avvenuto l'anno prima del duca Vittorio Amedeo con Cristina di Francia che verrà poi chiamata Madama Cristina o Madama Reale.
1623 - Ostensione presieduta dal Cardinale di Savoia. S. Francesco di Sales toglie la reliquia dalla cassa e la presenta al popolo.
1625 - Ostensione Per le nozze di Vittorio Amedeo II con Cristina di Francia
1639 - Ostensione a cui assiste S. Giovanna Francesca Fremyot, baronessa di Chantal, sollecitata dalla Corte a fondare in Torino un monastero della Visitazione.
1642 - Ostensione indetta per celebrare la pace di famiglia, che pone fine alle guerre intestine.
1661 - Ostensione.
1663 - Ostensione in occasione del matrimonio del duca Carlo Emanuele II con Francesca d'Orleans.
1664 - Ostensione in occasione del passaggio a Torino del Padre Domenico da S. Tommaso.
1665 - Ostensione in occasione del secondo matrimonio del duca Carlo Emanuele II con Maria Giovanna Battista di Nemours.
1668 - Ostensione
1672 - Ostensione
1674 - Ostensione voluta dal duca Carlo Emanuele II, "per solennizzare con la solita Pietà e Devozione la Festa della SACRATISSIMA SINDONE.
1683 - Ostensione
1685 - Ostensione per commemorare il matrimonio celebrato l'anno prima del duca Vittorio Amedeo II con Anna d'Orléans.
1694 - Ostensione per il trasporto della S. Sindone nella nuova Cappella del Guarini.
1706 - Trasporto a Genova della Sindone per sottrarla ai francesi comandati dal duca de la Feuillade, che si accingevano ad assediare Torino.
1706 - Ritorno del Sacro Telo a Torino
1717 - Ostensione
1720 - Ostensione per celebrare l'unione della Sardegna agli Stati Sabaudi.
1722 - Ostensione per il matrimonio del principe Carlo Emanuele III con Anna Cristina Luigia di Sultsbach.
1724 - Ostensione probabile per il secondo matrimonio di Carlo Emanuele III con Polissena Cristina.
1730 - Ostensione per la nascita della principessa Maria Felicita.
1735 - Ostensione
1736 - Ostensione per celebrare la stipulazione del contratto nuziale del re Carlo Emanuele III con la terza moglie Elisabetta Teresa
1737 - Ostensione per il suddetto matrimonio.
1750 - Ostensione per le nozze di Vittorio Amedeo III con Clotilde di Francia.
1769 - Ostensione per la venuta a Torino dell'imperatore Giuseppe II.
1775 - Ostensione per il matrimonio del Principe di Piemonte Carlo Emanuele IV con Maria Anna Clotilde.
1785 - Ostensione.
1798 - Ostensione privata di Carlo Emanuele IV (prima della sua abdicazione) invoca la forza e la rassegnazione nell'accettare il crollo degli Stati Sabaudi.
1799 - Ostensione / Ricognizione ordinata dall'Arcivescovo di Torino mons. Carlo Luigi Buronzo nominato Custode della Reliquia.
1804 - Ostensione privata in occasione del passaggio a Torino di Sua Santità Pio VII che si recava a Parigi per incoronare l'imperatore Napoleone.
1814 - Ostensione per il ritorno di Vittorio Emanuele I nei suoi Stati (riebbe il Piemonte) in favore del quale Carlo Emanuele IV aveva abdicato.
1815 - Ostensione in occasione del ritorno di S.S. Pio VII a Torino dalla prigionia di Fontainebleau durata 11 anni.
1822 - Ostensione per l'ascesa al trono di Carlo Felice
1842 - Ostensione in occasione del matrimonio di Vittorio Emanuele II con Maria Adelaide.
1868 - Ostensione per le nozze di Umberto I con la principessa Margherita
1898 - Ostensione voluta in occasione di parecchi centenari e dell'Esposizione di Arte Sacra.
1931 - Ostensione per le nozze di Umberto II con Maria Josè del Belgio.
1933 - Ostensione per espresso desiderio del Pontefice Pio XI di celebrare l'Anno Santo
1939 - 1946 la Sindone viene segretamente trasferita nel santuario di Montevergine presso Avellino. Prima di riportarla a Torino, venne fatta un'ostensione privata riservata ai religiosi del convento, su loro specifica richiesta.
1969 - Ricognizione sul Telo da parte di una commissione di studio.
1973 - Prima ostensione televisiva in diretta.
1978 - Ostensone per il IV Centenario del trasporto della Sacra Sindone da Chambery a Torino. Si tenne un Congresso Internazionale di studio e numerosi scienziati italiani e stranieri ebbero l'opportunità di compiere misure ed osservazioni per ben 120 ore consecutive. (S.T.U.R.P.).
1980 - Ostensione privata per il Santo Padre Giovanni Paolo II.
1988 - Prelievo del campione sindonico per l'esame del carbonio 14.
1992 - Nuova ricognizione sul Telo da parte di esperti, per suggerire iniziative ed eventuali interventi atti a garantire la migliore conservazione del Telo.
1998 - Ostensione per celebrare il centenario della prima fotografia fatta alla Sindone da Secondo Pia ed i cinque secoli di vita del Duomo di Torino.
2000 - Ostensione per festeggiare l'anno Giubilare del Millennio.
2002 - Restauro del Telo da parte di due esperte tessili, con asportazione delle toppe messe nel 1534 dalle suore clarisse di Chambery, per allentare le tensioni sulla stoffa sindonica. Asportazione e conservazione di polveri e residui carbonizzati del Telo; sostituzione del telo d'Olanda sottostante con un altro telo d'Olanda. Scannerizzazione della superficie sindonica posteriore e ricomposizione e fissaggio del Telo su apposito mollettone, per mantenere la Sindone distesa sul supporto contenuto nella teca di conservazione in atmosfera inerte, costantemente monitorizzata.
2010 - Ostensione per ritrovare “fiducia e speranza” nell’immagine della passione, della morte e della resurrezione di Cristo. È questo il significato che il custode pontificio del sacro lino, l’arcivescovo di Torino cardinale Severino Poletto, dà all’Ostensione 2010, la prima da quando la celebre reliquia è stata sottoposta all’importante intervento conservativo del 2002.
C'è stata una Ostensione anche nel 2013 ma solo esclusivamente televisiva e diretta web.
Nel 2015 ci sarà un'altra Ostensione della Sindone.



martedì 8 aprile 2014

templari

I TEMPLARI E IL SANTO GRAAL


L'origine di quest'ordine risale agli anni 1118-1120, successivi alla prima crociata (1096), quando la maggior parte dei cavalieri era tornata in Europa e le esigue milizie cristiane rimaste erano arroccate nei pochi centri abitati. Le strade della Terrasanta erano quindi infestate da predoni e Ugo di Payns, originario dell'omonima cittadina francese della Champagne, insieme al suo compagno d'armi Goffredo di Saint-Omer e ad alcuni altri cavalieri, fondarono il nucleo originario dei templari, dandosi il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che visitavano Gerusalemme dopo la sua conquista. L'ordine venne ufficializzato, il 29 marzo 1139, dalla bolla Omne Datum Optimum di Innocenzo II e definitivamente dissolto tra il 1312 e il 1314.

I templari nascono come ordine monastico-militare; la loro struttura trae ispirazione dall'ordine cistercense e trae sostegno dalla figura più rappresentativa che proprio in quegli anni di fondazione caratterizzava la cultura europea, Bernardo di Chiaravalle (poi santo). Oltre i tre classici voti degli ordini monastici - povertà, obbedienza e castità - adottarono la regola benedettina e cistercense. Bernardo, il predicatore e teologo dell'ordine dei Cistercensi che divenne loro convinto sostenitore, nel suo De laude novae militiae indica ai cavalieri le attività da svolgere in tempo di pace e di guerra, l'alimentazione da seguire, l'abbigliamento da indossare nelle varie circostanze per ciascuna categoria di fratelli. I cavalieri ad esempio adottarono la veste bianca dei cistercensi sormontata da una croce rossa. Venivano reclutati soprattutto tra i giovani della nobiltà, desiderosi di impegnarsi nella difesa della cristianità in Medio Oriente. L'ordine militare così formato aveva una gerarchia assai rigida. I suoi membri, come in ogni ordine monastico, facevano voto di castità, obbedienza e povertà, lasciando all'ordine tutte le loro proprietà ed eredità.


Il 14 settembre 1307 il re inviò messaggi sigillati a tutti i balivi, siniscalchi e soldati del Regno ordinando l'arresto dei templari e la confisca dei loro beni, che vennero eseguite il venerdì 13 ottobre 1307. La mossa riuscì in quanto viene astutamente avviata in contemporanea contro tutte le sedi templari di Francia; i cavalieri, convocati con la scusa di accertamenti fiscali, vennero arrestati.

Le accuse che investirono il Tempio erano infamanti: sodomia, eresia, idolatria. Vennero in particolare accusati di adorare una misteriosa divinità pagana, il Bafometto. Nelle carceri del re gli arrestati furono torturati finché non iniziarono ad ammettere l'eresia. Il 22 novembre 1307 il papa Clemente V, di fronte alle confessioni, con la bolla Pastoralis præminentiæ ordinò a sua volta l'arresto dei templari in tutta la cristianità.

Il Sacro Graal 



Nel corso degli anni, numerose leggende nate intorno alla figura del Santo Graal hanno affascinato i popoli della terra in ogni tempo, stimolando la fantasia di numerosi scrittori.

Nel testo arturiano "Joseph d'Arimathie - Le Roman de l Estoire dou Graal" del 1202 scritto da Robert de Boron, il Santo Graal viene descritto come il calice dell' Ultima Cena, in cui Giuseppe d'Arimatea aveva raccolto il sangue di Gesù crocifisso. Nuovi elementi in merito li ritroviamo in "Le Grand Graal", un testo di cui non conosciamo l'autore, che continua e integra il racconto del "Joseph di Arimathie". Il Graal viene associato a un libro scritto da Gesù Cristo, alla cui lettura può accedere solo chi è in grazia di Dio e le verità di fede che esso contiene non potranno mai essere pronunciate da lingua mortale senza che i quattro elementi ne vengano sconvolti. Se ciò, infatti, dovesse accadere, i cieli diluvierebbero, l'aria tremerebbe, la terra sprofonderebbe e l'acqua cambierebbe colore. Da questo si deduce che il libro-coppa possiede un temibile potere.

Perché il calice fu portato proprio in Inghilterra? I sostenitori della sua esistenza affermano che durante la sua permanenza in Cornovaglia, Gesù aveva ricevuto in dono una coppa rituale da un Druido convertito al cristianesimo e quell'oggetto gli era particolarmente caro. Dopo la crocefissione, Giuseppe d'Arimatea aveva voluto riportarla al donatore ulteriormente santificata dal sangue di Cristo; il Druido in questione era Merlino.

Giunto a destinazione Giuseppe affida la coppa a un guardiano soprannominato "Ricco Pescatore" o "Re Pescatore" perché, come Gesù, ha sfamato un gran numero di persone moltiplicando un solo pesce. Secoli dopo nessuno sa più dove si trovi il "Re Pescatore" e il Graal è, di fatto, perduto.



Sulla Britannia si abbatte una maledizione chiamata dai Celti Wasteland , uno stato di carestia e devastazione sia fisica che spirituale. Per annullare il Wasteland è necessario ritrovare il Graal, simbolo della purezza perduta. Un Cavaliere della Tavolo Rotonda (Parsifal o Galaad "il Cavaliere vergine") occupa allora lo "Scranno periglioso", una sedia tenuta vuota alla Tavola Rotonda, su cui può sedersi ,pena l'annientamento, solo "il Cavaliere più virtuoso del mondo", colui che è stato predestinato a trovare il Graal.


Dopo che il Cavaliere ha trascorso alcuni anni in meditazione, la ricerca riprende e finalmente Parsifal (o Galaad) pone il quesito, a cui viene risposto. "È il piatto nel quale Gesù Cristo mangiò l'agnello con i suoi discepoli il giorno di Pasqua. (...) E perchè questo piatto fu grato a tutti lo si chiama Santo Graal".
Il Graal a questo punto, siamo intorno al 540, riportato da Parsifal a Sarraz, una terra in medio oriente impossibile da situare storicamente e geograficamente



Per secoli non si parlò più del Graal, finché, verso la fine del XII secolo, esso tornò improvvisamente alla ribalta a causa delle Crociate.
A partire dal 1095, molti Cavalieri cristiani si erano recati in Terra Santa, tra cui i Templari, ed erano entrati per forza di cose in contatto con le tradizioni mistiche ed esoteriche del luogo e sicuramente qualcuna di esse parlava del Graal, un sacro oggetto dagli straordinari poteri.



Intorno al 1210, nel poema Parzival, il tedesco Wolfram Von Eschembach fornisce una nuova interpretazione sulla natura del Santo Graal. Non e' più una coppa ma:

"una pietra del genere più puro (...) chiamata lapis exillis. (Se un uomo continuasse a guardare) la pietra per duecento anni, (il suo aspetto) non cambierebbe: forse solo i suoi capelli diventerebbero grigi".Il termine lapis exillis e' stato interpretato come "lapis ex coelis", ovvero "pietra caduta dal cielo": e difatti Wolfram scrive che la pietra era uno smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero e portato a terra dagli angeli rimasti neutrali durante la ribellione.



I Templari ed il Graal
Roncelin de Fos , Maestro di Provenza fra 1248-1250, Maestro di Inghilterra (1251-1253), e di nuovo di Provenza (1260-1278)riferisce che il Natale del 1243 Pierre Bonnet, uno dei diaconi dei Catari,si sarebbe rivolto ai Templari di Pieusse chiedendo una scorta per recuperare dalla grotta di Niaux una loro reliquia ("Reliquia di Giuseppe") e scortare l'oggetto e sette donne catare fino a Gerusalemme. l'intenzione dei Catari apparentemente è di consegnare in custodia l'oggetto ai Templari.



Recuperata la Reliquia, le sette donne sono guidate da de Fos ad imbarcarsi nel porto templare di La Rochelle in direzione di Bari e di qui sbarcano ad Acri.

Giunti in Terra Santa, de Fos si rivolge al fratello del de Vichiers perché provvedesse ad occultare la reliquia; il de Vichiers coinvolge un altro Teamplare, il de Sonnac, il quale li mette in contatto con gli Assassini.

Essi offrono come nascondiglio una tomba nelle rovine di Petra, azionata con un meccanismo segreto che viene rivelato alle sette custodi, ad ognuna delle quali consegnano anche un medaglione.




Le donne si separano per ritornare in Europa ma una di loro viene catturata dal Signore di Tiro, Filippo Montfort (nipote del Simone che stava conducendo la crociata contro i catari).

Se si analizzano le varie vicende storiche che si sono succedute nel corso dei vari secoli, si trovano testimonianze della presenza del Santo Graal in Inghilterra, Francia, Scozia, Galles, Spagna, Iran, Italia… e persino a Oak Island, nella New England (USA). Una interessante, quanto suggestiva, ipotesi, vede il Santo Graal individuato a Rennes-le-Chateau dal parroco Bérenger Saunière. Il parroco, dopo dei lavori di ristrutturazione alla antica chiesa, nel 1891, rinviene delle misteriose pergamene contenenti messaggi cifrati. Questi messaggi avrebbero portato Saunière ad un quadro di Poussin, e quindi ad una antica tomba nelle vicinanze di Rennes-le-Chateau. Che Saunière avesse rinvenuto, magari proprio in quella tomba il Santo Graal? Questo non lo sappiamo, i fatti comunque attestano che il parroco, da una situazione di modesta esistenza, si trovò a spendere cifre elevatissime. Si calcola che abbia speso in totale una somma pari al corrispondente di 30 miliardi dei giorni nostri.



Di seguito sono riportati i 4 nascondigli più probabili:
Il Santo Graal si trova nel Castello di Gisors
I Cavalieri Templari avevano stretto rapporti con la "Setta degli Assassini", un gruppo iniziatico ismailita che adorava una misteriosa divinità chiamata Bafometto . Per alcuni il Bafometto altro non era che il Santo Graal; prima di essere sgominati, gli Assassini lo avevano affidato ai Cavalieri Templari, che lo avevano portato in Francia verso la metà del XII secolo. Se le cose fossero davvero andate così, ora il Santo Graal si troverebbe tra i leggendari tesori dei Cavalieri Templari (mai rinvenuti) in qualche sotterraneo del castello di Gisors.
l Santo Graal si trova a Castel del Monte:
I Cavalieri Teutonici, fondati nel 1190, erano in contatto sia con i mistici Sufi, una setta islamica che adorava il Dio delle tre religioni, Ebraica, Islamica e Cristiana, sia con l'illuminato Imperatore Federico II Hohenstaufen, a sua volta seguace di quella dottrina. Tramite i Cavalieri Teutonici, i Sufi avrebbero affidato il Santo Graal all'Imperatore, affinché lo preservasse dalle distruzioni scatenate dalle Crociate. In tal caso, il Santo Graal si troverebbe a Castel del Monte, un palazzo a forma di coppa ottagonale edificato apposta per custodirlo.
Il Santo Graal si trova a Takht-I-Sulaiman (Iran)

Secondo questa ipotesi il Santo Graal sarebbe il simbolico "Fuoco Reale" fonte della conoscenza, adorato dai seguaci di Zarathustra a Takht-I-Sulaiman, il principale centro del culto di Zoroastro. Takht-I-Sulaiman potrebbe essere dunque la mitica Sarraz, da cui il Santo Graal (Fuoco Reale) giunse, a cui ritornò e dove forse si trova ancora.

Il Santo Graal si trova nel Castello di Montsegur
Dopo che il culto di Zoroastro venne soppresso, alcune delle sue dottrine furono ereditate dai Manichei e, di seguito, dai Catari o Albigesi; questi ultimi erano giunti in Europa dal Medio Oriente, passando per la Turchia e i Balcani, e si erano stabiliti in Francia nel XII secolo. Nel 1244, dopo una lunga persecuzione da parte del Papato e dei francesi, furono sterminati nella loro fortezza di Montsegur; se avessero portato con loro il Santo Graal durante le loro peregrinazioni, ora esso potrebbe trovarsi insieme al resto del loro tesoro in qualche impenetrabile nascondiglio del castello.



Oltre a queste teorie ne esistono anche altre che coinvolgono l'Italia:
Il Santo Graal si trova a Torino

Importato forse dai pellegrini che si spostavano per l'Europa durante il medioevo o forse dai Savoia insieme alla Sacra Sindone, il Santo Graal sarebbe giunto nel capoluogo piemontese;

le statue del sagrato del tempio della Gran Madre di Dio, sulle rive del Po, indicano, a chi è in grado di comprenderne la complessa simbologia, il nascondiglio della Coppa.

Si diceva che nessuno poteva porsi alla ricerca del Santo Graal se non fosse stato un cavaliere puro e casto, come Galaad figlio di Lancillotto. Ma anche questi, considerato il più generoso e valoroso cavaliere della corte di Re Artù, a causa dei rapporti adulterini che ebbe con Ginevra moglie del Re, non fu più degno di porsi alla ricerca del Santo Graal.

La ricerca del Santo Graal era dunque vietata ai peccatori ed Hitler considerandosi invece degno per la sua vita vegetariana, di celibe, si pose alla sua ricerca credendo egli, medium e studioso di occultismo dotato di energie misteriose, di potervi riuscire. Diramò così l'ordine a tutti i suoi collaboratori affinché si procedesse alla ricerca.
Ma anch'egli, che credeva di potere assurgere nel mondo a vendicatore di Cristo, fallì e così la leggenda del Santo Graal rimane tuttora avvolta nel mistero.

cavalieri templari


STORIA E LEGGENDA DEI CAVALIERI TEMPLARI
                                                                                                                     
Le origini dei Cavalieri Templari si possono capire solo se si conosce ed analizza la storia della prima Crociata guidata dal famosissimo Goffredo di Buglione. Papa Urbano II al concilio di Clermont (1095) incita le genti alla "guerra all'infedele", in molti presero parte, venendo da ogni regione e di qualsiasi ceto sociale; povera gente, commercianti, nobili cavalieri e principi. La Prima Crociata riuscì a liberare Gerusalemme.

Lo scopo "spirituale" e non economico di questa Crociata si evidenziò dal comportamento di Goffredo di Buglione, che dopo aver conquistato Gerusalemme si rifiutò di diventarne il Re ritenendosi soltanto "Difensore del Santo Sepolcro". 
Dopo aver riconquistato Gerusalemme, molti Crociati, assolto il loro compito, che era quello di permettere ai cristiani di andare a pregare in Terra Santa tornarono in Europa, lasciando Gerusalemme quasi senza protezione. Proprio in questo momento iniziò la "leggenda" dei Cavalieri Templari. Hugues de Payns insieme ad altri otto cavalieri (Bysol de Saint Omer, Andrè de Montbard zio di San Bernardo da Chiaravalle, Archambaud de Saint Aignan, Gondemar, Rossal, Jacques de Montignac, Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier) partirono dalla Francia per andare in Terra Santa con lo scopo dichiarato di difendere i pellegrini dagli attacchi dei musulmani. Ma questi nove Cavalieri avevano anche un altro scopo, uno "scopo segreto", trovare antiche reliquie dai poteri immensi (Arca dell’Alleanza, Santo Graal). All’inizio furono chiamati i "Poveri Cavalieri di Cristo" ed erano un Ordine monastico e guerriero. Questo Ordine fu una cosa rivoluzionaria per quel tempo. Infatti i ceti sociali dell’epoca si dividevano tra: Bellatores (coloro che combattevano), Oratores (coloro che pregavano), e Laboratores (coloro che lavoravano). I Cavalieri Templari unirono la mansuetudine del monaco alla forza del guerriero. I monaci tradizionali avevano tre voti: obbedienza, povertà e castità. I Cavalieri Templari, oltre a questi tre voti, ne avevano un quarto, cioè lo "stare in armi", quindi il combattimento armato. Furono dei veri e propri monaci guerrieri. Questi nove Cavalieri, si presentarono nell’Anno Domini 1119 al Re di Gerusalemme Baldovino II dichiarando di essere disposti a proteggere i pellegrini e a controllare le strade di Gerusalemme. Questi cavalieri, erano coperti da un semplice mantello bianco senza nessun altro fregio o armatura luccicante. Hugues de Payns disse al re, che non erano le vesti che facevano i buoni e coraggiosi cavalieri, ma il cuore. Il Re Baldovino II, dopo averli ascoltati, diede loro come quartier generale un'ala del monastero fortificato di Nostra Signora di Sion, accanto a quello che era stato il Tempio di Salomone. I cavalieri cominciarono così a controllare le strade come promesso al re, il quale fu soddisfatto del loro operato. Dopo poco tempo, con l’aumentare dei cavalieri, il quartier generale si trasferirsi, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa. A questo punto presero il nome di "Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme", e furono più semplicemente riconosciuti come "Templari". In questo periodo i Cavalieri Templari incontrarono grandi difficoltà, sia dal punto di vista militare (erano pochi) sia dal punto di vista economico. Per questi motivi Hugues de Payns tornò in Francia nel 1127 a cercare rinforzi morali ed economici. Proprio in questo periodo avviene la svolta decisiva dell’Ordine del Tempio: Hugues de Payns dopo aver incontrato a Roma il Papa Onorio II arriva a Troyes. Bisogna ritenere che la creazione di questo Ordine non aveva precedenti nella storia cristiana, e, anche il Papa mostrava evidenti segni di imbarazzo. Certo, i Cavalieri Templari non furono i primi monaci con altre finalità oltre la preghiera e la meditazione, anche i Cavalieri di San Giovanni conosciuti come Ospitalieri o Gerosolimitani e oggi come Cavalieri di Malta già esistevano, ma non avevano il voto delle armi, si occupavano soprattutto della cura dei feriti, degli invalidi e dei pellegrini in seguito però, sull’esempio dei Cavalieri Templari presero anche loro le armi. Anche i Cavalieri Teutonici presero le armi, copiando sia la Regola Latina Templare, sia la divisa, con l’eccezione del colore della Croce nera invece che rossa dei Cavalieri Templari. Lo stesso dicasi per gli altri Ordini Cavallereschi, soprattutto quelli della Penisola Iberica. Era necessario quindi trovare una posizione chiara e precisa, avendo anche una Regola Latina che si adattasse perfettamente alla situazione. Questa Regola Latina fu redatta da uno dei personaggi più carismatici ed autorevoli del tempo: San Bernardo da Clairvaux (Chiaravalle) appartenente all’ordine monastico nato a Cistercium (I Cistercensi) e fondatore dell’abbazia di Chiaravalle. Fu proprio nel Concilio di Troyes (1128) che venne presentata la Regola Latina e l’Ordine. Oltre al Papa Onorio II ed allo stesso San Bernardo da Chiaravalle, erano presenti anche gli arcivescovi di Reims, Sens, Chartres, Amiens e Tolosa, oltre ai vescovi di Auxerre, Troyes e Payns. Tutti gli Statuti dell'Ordine furono approvati e la Regola Latina Templare fu sottoscritta da tutti e vi fu apposto il sigillo papale, mentre Hugues de Payns, anch'egli presente al Concilio, fu nominato Gran Maestro dell'Ordine. In questo Concilio fu presentato il "De laude novae militiate",vero e proprio proclama di esaltazione dell'Ordine Templare. Ne citiamo una parte:
"Una nuova cavalleria è apparsa nella terra dell'Incarnazione... essa è nuova, dico... che si combatta contro il nemico non meraviglia... ma che si combatta anche contro il Male è straordinario... essi non vanno in battaglia coperti di pennacchi e fronzoli, ma di stracci e con un mantello bianco... essi non hanno paura del Male in ogni sua forma... essi attendono in silenzio ad ogni comando aiutandosi l'un l'altro nella dottrina insegnata dal Cristo... essi fra loro non onorano il più nobile, ma il più valoroso... essi sono i Cavalieri di Dio... essi sono i Cavalieri del Tempio". Da un altro scritto relativo all’Ordine Templare redatto da San Bernardo da Chiaravalle si capisce ulteriormente lo spirito dei Cavalieri Templari: "Le armi nemiche avrebbero forse avuto paura dell'oro, avrebbero rispettato gemme e non oltrepassato la seta? sono necessarie solo tre cose: abilità, prontezza e circospezione; abilità nel cavalcare, prontezza nel colpire, circospezione nel guardarsi quando ci si recasse in terre e fra genti sconosciute". A Troyes poi i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia"Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi. San Bernardo da Chiaravalle inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola Latina infatti cita:"Maria presiedette al principio del nostro Ordine, ne presieda anche, se questa sarà la volontà del Signore, la fine". In devozione a Maria, Jacques de Molay l’ultimo Gran Maestro, sul rogo il 18 marzo 1314, pregò i suoi carnefici di legarlo con il viso rivolto verso Notre Dame de Paris. D’esempio per i Cavalieri Templari furono quindi i Cistercensi e gli Agostiniani, di cui ammirarono la loro vita comunitaria e il gusto per la liturgia sontuosa. La Regola Latina Templare era formata da 72 articoli ed era durissima. Veniva vietato qualsiasi contatto con le donne (non si poteva baciare neanche la madre, ma bisognava salutarla compostamente chinando il capo), non si poteva andare a caccia, erano banditi il gioco dei dadi e delle carte, aboliti mimi, giocolieri e tutto ciò che è divertimento, non si poteva ridere scompostamente, parlare troppo o urlare senza motivo, i capelli andavano corti o rasi, in inverno la sveglia era alle 4 del mattino, in estate alle 2, bisognava dormire "in armi" per essere sempre pronto alla battaglia "...il demonio colpisce di giorno e di notte, quindi che si difenda il Sacro Sepolcro dall'alba all'alba successiva sempre in armi..."… C’erano regole anche sul mangiare e sul vestirsi. Bisognava veramente avere una sincera e profonda vocazione per sottostare a tali ferree regole. Dopo questa ufficiale approvazione ecclesiastica, la fama dell'Ordine del Tempio crebbe rapidamente, e con essa aumentò anche la potenza e la ricchezza dell'Ordine stesso, che ricevette elargizioni e donazioni spontanee praticamente da ogni ceto sociale. Ogni elargizione o donazione veniva usata per finanziare la campagna di guerra in Terra Santa, e tutti, pur non partecipando attivamente alla guerra, potevano però dare il loro contributo: in pratica, donare ai Cavalieri Templari significava contribuire materialmente alla liberazione dei "Possessi di Dio" come veniva chiamata spesso la Terra Santa. L'Ordine Templare crebbe anche in prestigio, tanto che i nobili facevano a gara per entrare nell'Ordine. A causa delle moltissime donazioni ed elargizioni, Hugues de Payns dovette lasciare in Francia parecchi confratelli per amministrare l'enorme patrimonio acquisito, onde far fronte alle grosse spese delle campagne di guerra in Terra Santa. Di vitale importanza fu la bolla "Omne datum optimum" del 1139, di Papa Innocenzo IIche concesse all'Ordine la totale indipendenza, compreso l'esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre al fatto che l'Ordine non doveva rendere conto a nessuno del suo operato, tranne che al Papa. Così l’Ordine Templare divenne un organismo a parte con una posizione molto privilegiata.
Hugues de Payns tornò a Gerusalemme con un gran numero di reclute, che divennero perfetti Cavalieri Templari. I Cavalieri Templari si distinsero sempre per la loro incredibile determinazione in battaglia, avevano una disciplina disumana e una spietata fermezza di fronte all’avversario. Non a caso venivano chiamati dai musulmani i "diavoli rossi", mentre i Gerosolimitani erano chiamati i "diavoli neri". Pretendevano il privilegio della prima linea durante i combattimenti, molto spesso dovettero pagare con un alto tributo di sangue questo privilegio, ma con la loro fama di essere i più valorosi difensori della Croce non avevano difficoltà a reclutare nuovi combattenti. Le loro sconfitte furono assai poche, furono gli ultimi a lasciare la Terra Santa e nell’assedio di San Giovanni d'Acri non mollarono fino all’ultimo, la difesa della fortezza che era chiaramente senza speranza, benché senza alcun pericolo potevano salvarsi via mare, ma i Cavalieri Templari combatterono e morirono quasi tutti. Non potendo più guidare l’avanguardia in battaglia si trasformarono in retroguardia e sacrificarono così le loro vite. E’ tragico pensare che i Cavalieri Templari sopravvissuti ai Musulmani caddero poi vittime nel 1314 dei carnefici del Re di FranciaFilippo IV il Bello (Cristiano) e del Papa Clemente V, tra di essi c’era anche l’ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay e il precettore di Normandia Goffredo di Charney, il primo europeo ad aver posseduto la Sacra Sindone. Ma i Templari non furono protagonisti solo in Terra Santa: quando le orde dei Mongoli minacciarono l’Europa i Cavalieri Templari contribuirono non poco alla sua difesa, che trovò provvisoria soluzione con la battaglia di Liegnitz nel 1241. Nella penisola iberica i sovrani di Spagna e Portogallo difficilmente avrebbero conseguito le loro vittorie senza i Cavalieri Templari, affidando loro le proprie fortezze più munite e ricompensandoli con munifiche donazioni. Anche la flotta Templare era tra le migliori, nessuno si sarebbe mai azzardato ad attaccare una nave battente bandiera Templare e i Musulmani se ne tenevano ben alla larga. San Bernardo da Chiaravalle, riprendendo il concetto della "guerra giusta" espresso da Sant'Agostino, considerò il voto templare dell'uso delle armi contro gli infedeli non una intenzione di "omicidio", ma una vera e propria azione contro il Male, ossia un"malicidio" ("De laude novae militiate"), anche perché i Cavalieri Templari difendevano i Luoghi Santi, che dovevano essere a disposizione di tutti, quindi chiunque avesse preteso di tenerli soltanto per se sarebbe stato considerato "malvagio" e andava quindi eliminato.Per noi uomini di oggi è difficile accettare la violenza giustificata esclusivamente da motivazioni religiose, ferisce la "sensibilità" di molti, ma bisogna entrare nella mentalità dell’epoca e non pensare subito "è sbagliato". In quel tempo il Cavaliere Templare era il Guerriero di Dio per antonomasia, ed il suo compito era servire Dio combattendo l’eresia e le ingiustizie. Una grave ingiustizia era quella perpetrata dai musulmani in Terra Santa. Fin dall’800, infatti, i pellegrini che si recavano al Santo Sepolcro venivano uccisi, derubati, le donne violentate, nel migliore dei casi veniva imposta loro una forte tassa.
La setta degli "Assassini" nacque proprio in questo periodo ed aveva come scopo l’uccisione sistematica dei pellegrini Cristiani. Questo atteggiamento intollerante da parte dei musulmani portò ad una reazione violenta degli Europei. San Bernardo da Chiaravalle con "De laude novae militiae" espresse bene questa mentalità. Le Crociate avevano un costo altissimo, sia per gli armamenti, per il viaggio, per la costruzione di fortezze, e queste spese non potevano essere affrontate dai soli Cavalieri Templari, che nei loro monasteri si dedicavano per lo più alla coltivazione e all’allevamento. Le ricchezze ottenute dai Cavalieri Templari furono immense e loro stessi furono bravi a gestirle: investirono il denaro munificamente, soprattutto facendo servizio di tesoreria e prestiti per nobili e re. Gli affari che svolgevano erano soprattutto di quattro categorie:
1) deposito tributi e somme di denaro di un principe votatosi alla Crociata
2) trasferimento in Terra Santa di dette somme
3) riscossione delle decime pontificie per le crociate
4) prestiti a principi o nobili, che motivassero tale bisogno di denaro con pii motivi.
Inventarono l’assegno o lettera di cambio: per esempio i pellegrini che si volevano recare in Terra Santa, ma avevano paura di essere rapinati, potevano lasciare denari in una qualsiasi magione templare e ricevere una quietanza di riscossione; all’arrivo in Terra Santa portavano la quietanza nella magione e tornavano in possesso della somma di denaro lasciata prima della loro partenza. Da notare che il più famoso sigillo templare era un cavallo cavalcato da due cavalieri che stava ad indicare la povertà iniziale dei cavalieri che erano costretti ad andare in due su un solo cavallo e il dualismo universale delle cose, a cui si rifà il loro ideale, cioè la convivenza pacifica in Terra Santa della cultura Cristiana e di quella Islamica. I Cavalieri Templari godevano di un’altissima stima da parte delle popolazioni Medioevali, li vedevano come la Cavalleria di Cristo, i Cavalieri Templari erano l’incarnazione del vero spirito Cavalleresco, che San Bernardo da Chiaravalle contribuì ad esaltare con i suoi scritti, ma non solo, scriveva infatti Papa Clemente III nel 1191: "Consacrati al servizio dell’Onnipotente, vanno considerati parte della Cavalleria Celeste". Anche Pietro il Venerabile ammoniva: "Chi non si rallegra con tutto il suo animo in Dio suo Salvatore, che la Cavalleria dell’Eterno, i Templari, abbia lasciato gli accampamenti celesti per scendere a ingaggiar nuove battaglie, a battere i principi di questo mondo, a sconfiggere i nemici della Croce di Cristo?... e siete Monaci nelle vostre virtù, Cavalieri nelle vostre azioni; le une le realizzate con la forza dello spirito, le altre le esercitate con la vigoria del corpo". Tra i Cavalieri Templari vigeva l’assoluto rispetto per i superiori, esistevano infatti dei Marescialli, dei Precettori, dei Balivi, dei Priori, dei Gran Priori. Era una organizzazione perfetta, visto che ognuno per la gestione interna era totalmente indipendente dall'altro, e ognuno doveva rendere conto al suo superiore diretto, fino ad arrivare al Gran Maestro che era il "primus inter pares". La prima vera battaglia Templare fu con il secondo Gran Maestro, Robert de Craon, nel 1138 a Tecua, vicino Ghaza, dove i Templari ebbero una gravosa sconfitta, dovuta al fatto che i comandanti Crociati non vollero ritirarsi dopo aver conquistato la città (rifiutando il consiglio di Robert de Craon, visto che la città non era sufficientemente fortificata) dando il tempo ai musulmani di riorganizzarsi e di reagire compiendo un vero e proprio massacro.
La situazione in Terra Santa comunque non era delle migliori, un valoroso condottiero islamico dominava la scena: Zinki (Zengi), un uomo che riuscì a riunire gli sceiccati mettendo assieme un formidabile esercito di oltre 100.000 uomini pronti a tutto pur di riconquistare le loro terre. Zengi iniziò fra i musulmani la predicazione della "jihad" o guerra santa, incitandoli alla riconquista dell'intero Oriente. Alla testa del suo esercito, nel 1128 si impadronì di Aleppo e il Principato di Antiochia, fino a conquistare nel 1144 Edessa e tutta la sua Contea. La caduta di Edessa provocò un grande scalpore in Europa, e Baldovino III chiese al Papa Eugenio III di bandire un'altra crociata (Seconda Crociata), cosa che avvenne il 1 dicembre 1145 con le relative bolle pontificie. San Bernardo da Chiaravalle girò l’Europa esortando le folle e i Re (tra cui Corrado III di Germania). Le truppe Crociate partirono, ma separate, i francesi via mare, mentre i tedeschi via terra. I tedeschi nel bel mezzo delle montagne furono attaccati e quasi completamente distrutti dall'esercito turco selgiuchida, tanto che i crociati persero quasi tutte le truppe, e si ritirarono a Nicea, dove attesero l'esercito francese condotto da Luigi VII. I francesi arrivarono insieme ai Cavalieri Templari e al loro Gran Maestro Evrard des Barres, ma furono subito attaccati dai musulmani e non riuscirono a trovare un sicuro riparo nella città di Laodicea. I crociati francesi erano allo stremo ed ormai molti disertavano e si ribellavano ai loro ufficiali: solo i Cavalieri Templari rimanevano nei ranghi compatti e disciplinati. A questo punto Evrard des Barres, dopo un colloquio con Luigi VII, prese il comando dell'esercito, riorganizzandolo, ponendo a capo di ciascun gruppo di 100 soldati un Cavaliere Templare. Dopodiché si ritrovarono a Gerusalemme Luigi VII, Corrado III, Il Gran Maestro Templare, quello degli Ospitalieri e quello dei Teutonici, che insieme presero una sventurata decisione: attaccare e conquistare Damasco. La seconda Crociata finì nel sangue, e a Damasco ci fu una terribile sconfitta degli Europei, schiacciati da Nur al-Din (successore di Zengi) e dal suo esercito. Nel 1150, Baldovino III dopo aver fatto fortificare la città di Gaza la donò ai Cavalieri Templari, perché la difendessero e perché facessero da sentinelle al sud della Palestina. Non solo da parte dei Crociati furono commesse delle atrocità, ma anche da parte musulmana. Infatti il 25 gennaio 1153, l'intero esercito cristiano si accampò per assediare Ascalona, ma dopo quattro mesi, ogni attacco alla città veniva sistematicamente respinto. Verso la fine di luglio 1153, una torre mobile dell'esercito cristiano prese fuoco, e venne scagliata contro le mura della città: il forte impatto ed il calore provocarono una breccia dove si trovava un gruppo di Cavalieri Templari guidati da Bernard de Tramelay. Quest’ultimo vista la breccia colse al volo la possibilità di buttarsi in prima linea e quindi si lanciò con quaranta Cavalieri Templari dentro la breccia. Gli altri Crociati in quel momento si trovavano dall’altra parte della città e non fecero in tempo a seguire i Cavalieri Templari che si erano gettati all’interno di Ascalona. I musulmani, vedendo solo quaranta uomini, contrattaccarono, massacrando i Cavalieri Templari e lo stesso Bernard de Tramelay. I corpi dei Cavalieri Templari furono appesi per i piedi fuori dalle mura, e le loro teste lanciate sul campo cristiano con delle piccole catapulte.
La furia dei cristiani a questo spettacolo fu tale che il 19 agosto 1153, dopo un formidabile ed intenso assedio, Ascalona fu presa e messa a ferro e fuoco. Dopo questo evento seguì un periodo di relativa pace. Che permise a Salah al-Din più noto come Saladino di riorganizzare l'esercito musulmano, portandolo ad oltre 200.000 uomini, con i quali attaccò il Cairo, sbarazzandosi del visir Shawar, ormai amico dei cristiani, e rivolgendosi direttamente contro Gerusalemme. Tutto il mondo musulmano si unì a Saladino contro i cristiani nel 1174. Nel novembre 1174 Saladino entrava a Damasco, ed il 9 dicembre dello stesso anno entrava ad Homs, per poi proseguire per Aleppo, che venne assediata il 30 dicembre. Nel 1178, Baldovino III fece costruire una fortezza, chiamata "Guado di Giacobbe", che fu affidata ai Cavalieri Templari. Nel febbraio del 1179 Saladino attaccò ed invase la Galilea, senza però tener conto della resistenza della fortezza templare del"Guado di Giacobbe", che non cadde, ed impedì a Saladino di raggiungere Gerusalemme. Il 10 giugno 1179, presso Mesaphat, l'esercito cristiano di Raimondo III ed i Cavalieri Templari si scontrarono con i 200.000 uomini dell'esercito musulmano. Fu un massacro, tanto che Saladino poi conquistò il "Guado di Giacobbe", giustiziando tutti i Cavalieri Templari di stanza nella fortezza, e prendendo prigioniero il Gran Maestro, Eudes de Saint-Amand, che però non volle che fosse pagato nulla per il suo riscatto, e finì i suoi giorni morendo di fame e di stenti nel carcere di Damasco. Nel 1187, Rinaldo di Chatillon, marciò irresponsabilmente verso Medina e La Mecca, con l'intento di appropriarsi della"pietra nera", simbolo sacro musulmano. Questo suo intento scatenò le ire degli arabi, e Saladino radunò ed organizzò il più grande esercito che si sia mai visto: fra cavalieri, arcieri e fanti, oltre 300.000 uomini erano agli ordini del condottiero musulmano. La battaglia decisiva si svolse ai corni di Hattin il 4 Luglio 1187. L'esercito Crociato dopo vari giorni di dura marcia e senza acqua si scontrò con l'esercito di Saladino. Saladino riuscì ad accerchiare l'esercito Cristiano che fra l'altro non aveva un'unica guida, ma ogni reggimento aveva un suo capo. Gli Ospitalieri erano guidati da Ruggero di Les Moulins, i Cavalieri Templari da Gerard de Ridefort e le altre truppe Cristiane da Rinaldo di Chatillon e da altri Baroni; così diviso l'esercito Cristiano perse molto in efficacia e se ci si aggiungono la stanchezza e la sete si capisce bene perché i Cristiani furono duramente battuti. Gli arcieri a cavallo musulmani riuscirono fin troppo bene a tenere a bada la fanteria Cristiana, mentre la fanteria di Saladino ebbe l'arduo compito di reggere le devastanti cariche della Cavalleria pesante europea. La battaglia durò diverse ore, ma alla fine, con la graduale perdita di consistenza delle cariche della cavalleria pesante, i musulmani ebbero la meglio. L'esercito Cristiano fu duramente battuto e soltanto in pochissimi si salvarono: tra questi c'era Gerard de Ridefort. Da ricordare che il Gran Maestro degli Ospitalieri aveva sconsigliato di attaccare, ma di concentrare tutto l'esercito su un fronte e cercare di sfondare per scappare da quella fin troppo ovvia trappola mortale; Gerard de Ridefort rispose sprezzante al Gran Maestro degli Ospitalieri: "Amate troppo la vostra bionda testa per temere di perderla in battaglia". Il cavaliere di San Giovanni rispose: "Io morirò in battaglia da uomo coraggioso, ma sarete voi a scappare come un coniglio ed un traditore". Ed infatti così fu. Gerard de Ridefort venne poi ucciso da Saladino in persona che gli staccò la testa dal busto con un colpo di scimitarra. Questa sconfitta portò a non poche ripercussioni per i Regni Cristiani in Terra Santa. Fra l’altro si racconta anche che in questa battaglia fu persa per sempre la Vera Croce, che cadde in mani musulmane. Dopo questa battaglia caddero in mano araba Tiberiade, San Giovanni d'Acri, Nablus, Jaffa, Sidon ed Ascalona. Rimaneva Gerusalemme. Dopo alcune settimane di assedio, il 2 ottobre 1187 Gerusalemme cadde nelle mani di Saladino. La crociata che ne seguì (Terza Crociata), guidata dal famoso Riccardo I Cuor di Leone e da Federico I Barbarossa (che morì annegato prima di arrivare in Terra Santa) si risolse soltanto con un patto con i musulmani che lasciarono una striscia di terra sul mare ai Cristiani da Tiro a Jaffa, come porto per lo scalo dei pellegrini. Gerusalemme rimase in mani musulmane e Saladino fece abbattere tutte le croci ed in generale i segni Cristiani nella città, sostituendoli con mezzelune e simboli sacri all’islamismo. Saladino però si mostrò magnanimo con la popolazione di Gerusalemme che venne risparmiata, anche se dietro il forte pagamento di un riscatto. Ad aggravare la situazione giunsero anche i Mongoli che, oltre ad attaccare l’Est Europeo, si scagliarono anche contro la Terra Santa e nel 1244 le truppe mongole insieme a quelle egiziane entrarono a Gerusalemme, dopo aver abbattuto la resistenza dei Cavalieri Templari e Ospitalieri che si dimostrarono delle vere e proprie macchine da guerra, tenendo in scacco l’esercito mongolo per molto tempo, prima di cadere. Si salvarono solo 33 Cavalieri Templari, 26 Ospitalieri e 3 Teutonici. A questo attacco rispose il Papa Innocenzo III che bandì una nuova Crociata. I Cavalieri Templari e gli Ospitalieri poterono ancora dimostrare il loro coraggio, soprattutto nella battaglia di Al-Mansura (1250), ma anche questa volta la Crociata finì per essere un massacro e si concluse con un nulla di fatto. Gli eserciti Crociati e gli Ordini Cavallereschi avevano subito moltissime perdite in queste battaglie. Inizialmente i Cristiani proposero un’alleanza ai musulmani per combattere i mongoli. I musulmani rifiutarono e aspettarono l’indebolimento dei due eserciti (cristiano e mongolo), dopodiché attaccarono. Dopo la caduta del regno di  Gerusalemme, il 6 aprile 1291 San Giovanni d'Acri fu assediata da oltre 50.000 uomini. I Cavalieri Templari tennero duro: il 18 maggio tutta San Giovanni d'Acri era in mano musulmana, tranne la fortezza dove si erano arroccati gli ultimi 150 Cavalieri Templari. Tennero testa a tutti gli attacchi per dieci giorni, fino a quando i musulmani non riuscirono a forzare le difese, sfruttando anche il loro numero elevato. Morirono tutti quanti, tranne una decina che scamparono. L'avventura cristiana in Terra Santa era definitivamente terminata. In due secoli i Cavalieri Templari avevano lasciato sul terreno dei regni cristiani oltre 12.000 cavalieri. Nel 1303 i Cavalieri Templari vennero battuti sull'isolotto di Ruad e tornarono in Europa. Nei quasi due secoli trascorsi in Terra Santa, i Cavalieri Templari persero sette Gran Maestri in combattimento, cinque in seguito a ferite e uno nelle prigioni saracene. Dunque tredici, sui ventitré Gran Maestri di tutta la storia dell'Ordine. L'ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay, si preparava a rendere più forte l'Ordine nella Francia di Filippo IV il Bello. Portando con sé il tesoro accumulato in Terra Santa. I Cavalieri Templari erano ricchissimi e potenti, un vero Stato nello Stato e non soltanto in Francia, dove pare fossero quindicimila. Tanta ricchezza e tanta potenza scatenò l’invidia del Re di Francia Filippo IV il Bello che determinò, con l’aiuto e l’inettitudine di Papa Clemente V, la fine dell'Ordine. Il Re di Francia Filippo IV il Bello infatti, già scomunicato nel 1303 da Papa Bonifacio VIII, pensò che invece di restituire i capitali che gli erano stati prestati dai Cavalieri Templari per condurre le varie guerre con Aragonesi, Inglesi e Fiamminghi, fosse più economico eliminare l'Ordine dei Cavalieri Templari e impossessarsi dei loro beni. Venne dunque istruito un processo-farsa per eresia che durerà ben sette anni (dal 1307 al 1314) contando sulla testimonianza di due Cavalieri Templari espulsi dall’Ordine. Li si accusò di essersi dati a pratiche diaboliche, di idolatria verso la testa magica di Bafometto, di sodomia e di riti iniziatici che comportavano il bacio dell'ano del Maestro e lo sputo sul Crocefisso. Sottoposti a tortura molti Cavalieri Templari confessarono, persino il Gran Maestro. Ciò che stupisce è la loro arrendevolezza. Tutti o quasi si fecero prendere senza opporre resistenza. Forse Jacques de Molay sperava nella protezione del Papa, ma Clemente V non seppe o non volle opporsi ai voleri del Re di Francia. La bolla papale del 1312 sciolse l'Ordine senza prove ma per legittima suspicione. Jacques de Molay, ebbe la possibilità di salvarsi, ma ritrattò la confessione resa e venne condannato al rogo. Il 18 marzo 1314, all'ora del Vespro, Jacques de Molay e Goffredo di Charney, precettore di Normandia, che si dice custodisse la Sacra Sindone, salirono sul rogo, che gli uomini di Filippo IV il Bello avevano approntato su un'isoletta della Senna. Questo è ciò che riporta Goffredo di Parigi, testimone del supplizio:" Il Gran Maestro, quando vide il fuoco acceso, si spogliò senza esitazioni. Riferisco come lo vidi. Egli si tolse gli indumenti, esclusa la camicia, lentamente e con aspetto tranquillo, senza affatto tremare, sebbene lo spingessero e lo scuotessero molto. Lo presero per assicurarlo al palo e gli legarono le mani con una corda, ma egli disse ai suoi carnefici:" almeno, lasciatemi congiungere un po’ le mani e dire a Dio la mia preghiera, poiché questo ne è il momento, essendo in punto di morte; e Dio sa, ingiustamente. Ma accadranno ben presto disgrazie a coloro che ci condannano senza giustizia. Dio vendicherà la nostra morte; muoio con questa convinzione. Quanto a voi, Signore, rivolgetemi la faccia, vi prego, verso la Vergine Maria, Madre di Gesù Cristo (Cattedrale di Notre Dame de Paris". Gli fu concessa questa grazia e la morte lo prese così dolcemente, in questo atteggiamento, che ognuno ne restò meravigliato". 
La leggenda dice che, prima di morire, il Gran Maestro dei Templari avesse convocato davanti al Tribunale di Dio il Papa entro 40 giorni e il Re di Francia Filippo IV il Bello entro l'anno. Trentasette giorni dopo il supplizio morì Clemente V. Otto mesi dopo, lo seguì il Re di Francia. 

Sincronicità: Quando l'Universo ci parla attraverso i Segni (Synchronicity: When the Universe Speaks to Us Through Signs)

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