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mercoledì 31 gennaio 2018

Il simbolismo dei numeri nella cultura orientale: significati spirituali



Il simbolismo dei numeri nella cultura orientale affonda le radici in tradizioni millenarie dove matematica, spiritualità e destino si intrecciano. In paesi come Cina, India e Giappone, i numeri non sono semplici quantità, ma portatori di energia, fortuna o avvertimento.
A differenza della nostra civiltà, profondamente segnata da una cultura logico-matematica di grado avanzato ( basti pensare alla velocità enorme, usata nei computers, per il calcolo di operazioni matematiche estremamente complesse ), le culture antiche avevano coi numeri un rapporto diverso.
Prima di tutto, la stessa grafia dei numeri era « concreta »: essi erano cioè indicati da una stessa lettera dell'alfabeto ( così in ebraico o in greco, così pure per i numeri romani ), e già tale sistema in se stesso non permetteva un campo di scrittura troppo vasto.
Le odierne cifre usate per la scrittura dei numeri sono invece di carattere più « astratto », essendo segni introdotti nell'uso in modo convenzionale.
Le culture antiche erano poi di tipo manuale, ossia la loro base di partenza nel calcolo erano le mani dell'uomo o i ritmi ricorrenti della natura e del cielo ( come ad es. il ciclo lunare ).
Senza computer né algebra, il numero « mille » appariva per esse quasi il massimo possibile, un valore prossimo all'infinito: esso è ad es. il simbolo numerico più grande possibile nella scrittura dei numeri in cifre romane ( è espresso con la cifra M ).
È merito della cultura araba l'aver introdotto definitivamente nel calcolo matematico due novità.
Per prima cosa, le cifre usate oggi per scrivere i numeri sono dette appunto « cifre arabe » ( anche se recenti studi hanno mostrato come queste cifre sembrano piuttosto provenire dall'India settentrionale circa 15 secoli fa ).
In secondo luogo, la cultura araba introdusse anche l'uso dello zero, conosciuto pure nel mondo babilonese ma non ancora applicato al calcolo matematico diretto.
Si è così allargata enormemente la possibilità di sommare e di calcolare, proiettando i numeri verso l'infinito.
Quest'ultimo valore è stato invece introdotto nel calcolo matematico a partire dall'era moderna.
Zero e Infinito insieme sono all'origine dell'esplosione della concezione culturale antica dei numeri.
Nelle civiltà antiche però i numeri non avevano solamente un senso matematico, ma anche un senso simbolico, spesso più importante del primo.
Tale senso non è del tutto scomparso nemmeno nella cultura attuale, dato che ancora oggi si usa l'espressione « due o tre » per dire « alcuni, non molti », oppure si usa l'altra espressione « te l'ho detto cento ( o mille ) volte » per dire « moltissime »; e ci sono poi ancora certe espressioni che vogliono esprimere un'approssimazione indicante « una grande quantità, un numero indefinito »: così si dice « un milione », oppure « milioni e milioni ».
In questo contesto si può ricordare infine l'uso persistente di attribuire a certi numeri, come ad es. al Tredici o al Diciassette, dei significati magico-simbolici negativi.
Quest'uso dei numeri in senso approssimativo, che a tutt'oggi è persistente, ci apre la via ad una possibile miglior comprensione di ciò che il mondo antico, ed in particolare la cultura semita, intendevano dire quando usavano i numeri come simboli concreti e ben compresi da tutti.
La base di partenza è spesso un'esperienza o una realtà naturale; e poiché il mondo visibile veniva visto e interpretato in antico, sotto tutte le latitudini, come una realtà che esprimeva un ordine naturale perfetto che l'uomo doveva leggere, contemplare e rispettare, i numeri erano allora usati come simboli espressivi del rapporto fra l'uomo e il Trascendente, Creatore di tale ordine e delle sue leggi interne.
È questo uno dei motivi principali per cui i libri sacri di molte religioni, e nella Bibbia in modo particolare la letteratura apocalittica dell'AT e del NT ma anche altre parti, sono pervasi da questo simbolismo religioso dei numeri.
Vi sono però anche altri motivi, come quello di voler usare, tramite i numeri come simboli, una specie di codice cifrato segreto, accessibile solamente agli « iniziati » di una setta o di un gruppo, e non agli altri.
Questo uso era molto diffuso nelle cosiddette « religioni misteriche » dell'Ellenismo, o nella corrente filosofica greca dei pitagorici, o anche nell'Apocalisse di Giovanni, dove è modellato sull'uso profetico-apocalittico dell'AT, in cui i numeri e le visioni misteriose si susseguono come un linguaggio speciale.
Bisogna infine anche ricordare che, per il sistema pitagorico, certi numeri avevano un simbolismo particolare: l'Uno e il Due erano ritenuti maschili, il Tre e il Quattro femminili, il Sette era il numero della verginità.
In altre culture invece, l'Uno e il Due sono numeri fondamentali della vita, mentre i numeri dispari sono ritenuti maschili e quelli pari invece femminili.

Numeri e significato simbolico

Il numero 1

è il numero dell'individualità, della persona singola.
Nel corpo, esso è il suo numero come individuo, ed è il numero della testa ( « tante teste, tante persone » ).
In geometria, l'Uno è il numero del centro o del vertice.
L'Uno esprime così l'idea di unità in se, di unificazione; e dice anche perfezione in sé, senza divisioni.
L'uso latino di « unus » esprime anche senso di isolamento: è « uno solo »; ed infine, il fatto di contare « ad uno ad uno » vuole indicare una grande accuratezza per evitare errori.

Il numero 2

è il numero che più ricorre nel corpo umano: che ha due occhi, due orecchi, due mani, due gambe, due piedi; e ancora: due polmoni, due reni, due seni, e parecchi altri « organi doppi ».
Il Due esprime così l'idea di compagnia, ma anche di simmetria; ed è il numero della coppia, dove maschio e femmina si corrispondono e si completano nella diversità.
Dire « due » è già dire « alcuni », e dire « il doppio » è dire « molti », quindi « sovrabbondanza ».

Il numero 3

è paragonabile, nella cultura antica, alla lettera greca π un numero che non è totalmente descrivibile, che sfugge sempre alla presa degli strumenti umani, e che esprime anche enfasi e insistenza.
In geometria, il Tre è il numero del triangolo; in senso religioso in genere e pure nel mondo semita, esso rappresenta il numero della perfezione divina.
Un certo uso simbolico indicante perfezione sta anche alla base della realtà della Trinità cristiana, ma anche di altre « triadi » gnostiche o induiste.
Il Tre può poi essere rafforzato nel suo significato di perfezione con altri accorgimenti: elevato al quadrato ( 9 = 3 per 3 ), o unito ad altri numeri di perfezione, come il 7 ( 21 = 7 per 3, oppure: 3 per 14 = 3 per 7 per 2, Mt 1 e Lc 3, le genealogie di Gesù ).
Nel mondo cristiano medievale, il 3 è spesso rafforzato nel suo composto 33 ( tale è ad es. il numero dei Canti delle singole parti della Divina Commedia ).

Il numero 4

è collegato con l'esperienza dell'orientamento della persona nel mondo: davanti, dietro, a destra e a sinistra formano quattro punti fissi di riconoscimento di sé sulla superficie terrestre.
Ecco allora i quattro punti cardinali ( N-S-E-0; e il loro sviluppo concreto nella « Rosa dei venti » ), e l'uso del numero Quattro per indicare la totalità dell'orizzonte geografico-terreno.
Nel mondo antico e nella simbologia biblica, il numero Quattro indica così universalità spaziale: i « quattro angoli della terra », formanti quasi un quadrilatero ( Ap 7,1 ) significano « tutta la superficie della terra »; e il senso di universalità ricorre anche nei « quattro fiumi » del paradiso ( Gen 2,10; cf molte immagini dell'arte paleocristiana ), nei « quattro venti » ( Ez 37,9; Is 11,12 ), nei « quattro esseri viventi » ( Ez 1,5-21; Ez 10,14; Ap 4,6-9 ), nei « quattro corni » dell'altare del Tempio.
Nel tempo cristiano, il simbolismo è prolungato nell'idea dei quattro Vangeli, dei quattro profeti maggiori, dei quattro « grandi Concili » antichi.
Quattro sono pure le beatitudini di Luca ( Lc 6,20-23 ), quattro anche le sue maledizioni ( Lc 6,24-26 ); in Matteo, le beatitudini sono invece otto, quattro per due ( Mt 5,3-12 ).

Il numero 5

corrisponde alle dita di una mano, ha quindi un immediato valore di calcolo aritmetico.
Talvolta, il cinque ha anche un certo valore simbolico-approssimativo, ed è usato nel senso di « alcuni pochi » ( 1 Cor 14,19: « in assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire gli altri, piuttosto che diecimila parole con il dono delle lingue » ).

Il numero 6

non sembra avere all'origine una particolare esperienza spazio-temporale.
Forse, è il numero dei giorni lavorativi della settimana, che non è compiuta e completa, senza la festa ( il « settimo giorno » ).
Nel mondo semita e nei libri biblici, il Sei è capito in relazione con il Sette: è un 7 meno 1.
E mentre il Sette è la perfezione in atto, il Sei è la non-perfezione, la negatività radicale, il tentativo fallito di arrivare fino al Sette, fino alla perfezione.
Così in Ap 13,18 il numero 666 ( Sei per tre volte ) è il numero della Bestia che si oppone a Dio.
Collegati con l'idea di un vano e fallimentare tentativo di giungere alla perfezione sono pure altri numeri composti: ad es. « un tempo, più tempi e la metà di un tempo » ( Dn 7,25 ), oppure « un tempo, due tempi e la metà di un tempo » ( Ap 12,14 ).

Il numero 7

suggerisce già in se stesso l'idea di un nucleo considerevole e compiuto.
Esso è il numero dei giorni della settimana, che formano in gruppo la totalità ( 7 per 4 ) del mese lunare di 28 giorni.
Il « settimo giorno » è il nome del Sabato ebraico, che compie e completa la settimana.
Nel mondo semita, il Sette indica una serie completa, una totalità che non esclude nulla.
È formato dal Quattro ( universalità terrena, e insieme pienezza dell'essere vivente ) e dal Tre ( perfezione divina, e immagine del Trascendente ); per questo, indica anche l'unione di terrestre e celeste, e nella Bibbia è spesso collegato ad oggetti o persone sacre ( ad es. At 6: i Sette; Ap 2-3: le sette Chiese... ).
Il Sette può essere compreso anche in senso simmetrico: 3 più 1 più 3, ossia perfezione in cui l'unità è al centro.
Il suo composto, 21, è formato dalla perfezione divina e dalla totalità completa ( 7 per 3 ).
Qualche volta si usa il suo superlativo ( Mt 18,22: 77 volte o settanta volte sette volte, detto con un'enfasi assoluta ).
Nella Bibbia è talvolta ricordata anche la metà di sette, tre e mezzo ( Dn 7,25; Dn 8,14; Dn 9,27; Ap 11,2-9; Ap 12,6.14 ), espressa pure nella forma « milleduecentosessanta giorni » ( Ap 11,3: sono tre anni e mezzo ) o « quarantadue mesi » ( Ap 13,5: sono pure tre anni e mezzo ).
Il simbolismo del Sette ricorre anche nel numero dei Sacramenti propriamente detti, forse anche ( ma non è storicamente provabile ) per indicare che la totalità dell'esistenza umana nella sua pienezza è toccata dalla presenza operante della salvezza.

Il numero 8

non acquista nel mondo semita particolare valore simbolico.
Forse va inteso come 4 per 2 ( le beatitudini di Matteo, Mt 5,3-12 ).

Il numero 9

è invece il quadrato di 3, e porta al massimo la perfezione.
Nel Medioevo, era il numero dei cori angelici, dei cieli del Paradiso, o dei gironi dell'Inferno ( la Divina Commedia di Dante ).

Il numero 10

è il numero delle dita delle due mani, con cui si conta; ha quindi valore immediato di richiamo aritmetico-mnemonico.
Forse in questo senso è usato per i « dieci comandamenti » ( Es 34,28; Dt 4,13 ) o le « dieci piaghe d'Egitto » ( Es 7,14-12,29 ).
Simbolicamente il numero Dieci indica anche una quantità notevole, molto grande.

Il numero 12

è prima di tutto collegato col ciclo delle lune in un anno, e suggerisce quindi immediatamente l'idea di un ciclo annuale completo.
In astronomia, il Dodici è il numero delle costellazioni dello Zodiaco dove il sole « passa » nel corso di un intero anno; mesi e segni zodiacali acquistano così subito anche un significato simbolico.
Per il pensiero antico, il Dodici è un numero molto importante, oltre che per lo Zodiaco e i mesi dell'anno, anche come base fondamentale dell'antico sistema sessagesimale per il calcolo dello spazio e della scansione del tempo.
Il sistema fu inventato dagli antichi Sumeri, ma i motivi della sua invenzione non sono del tutto chiari.
Tale sistema perdura anche per noi oggi: 60 ( 12 per 5 ) sono i secondi di un primo o i secondi di un grado del quadrante, 60 ( 12 per 5 ) sono i secondi di un minuto e i minuti di un'ora, le ore sono 12, un giorno ne ha 24 ( 12 per 2 ).
Anche i gradi degli angoli sono misurati con un sistema a base Dodici ( 180 gradi sono 12 per 15, così pure 360 gradi, 12 per 30 ).
Il Dodici può essere anche scomposto in 4 per 3, ed allora è insieme universalità terrestre e perfezione divina, e indica un numero rotondo di totalità.
È così che nella cultura semita e nel mondo biblico il Dodici indica la totalità perfetta del popolo eletto: i figli di Giacobbe-Israele sono 12, essi corrispondono ai patriarchi, capostipiti delle 12 tribù del popolo ebreo.
Anche gli Apostoli sono 12 ( i Dodici in Mc 3,14; Mt 19,38; At 1,17.23-26: dopo la Pasqua, il gruppo dei Dodici è ricostituito ), e sono i nuovi capostipiti del Nuovo Popolo di Dio, che nasce sul modello dell'Antico.
In At 1,15 il primo nucleo della Chiesa è composto di circa 120 persone, 12 per 10; in Ap 21,12-22,2 la Nuova Gerusalemme è costruita tutta sulla base del numero-simbolo 12.
Usato nei suoi multipli ( 12 per 12 = 144 ) o associato con altri numeri ( 12.000 o 144.000 = 12 per 12 per 1.000: Ap 7,4-8 ) rafforza l'idea di totalità del popolo di Dio.

I numeri 13 e 17

sono spesso collegati, nella mentalità della gente contemporanea, con idee superstiziose o con paure di tipo magico.
Tali numeri non hanno alcun significato speciale dal punto di vista biblico, mentre invece sembra che le idee superstiziose o magiche su questi due numeri provengano da fonti antiche pagane o da rituali cabalistici medievali.

Il numero 40

indica convenzionalmente, nel mondo biblico, gli anni di una generazione; simbolicamente, esso significa un'esperienza completa di vita, in cui sono gustati e vissuti fino in fondo i suoi contenuti e significati.
Così i 40 anni di Israele nel deserto ( Nm 14,34 ), i quaranta giorni del diluvio ( Gen 7,4 ), i quaranta giorni di viaggio di Elia ( 1 Re 19,8 ), i quaranta giorni di digiuno per Cristo nel deserto ( Mc 1,13 ), che simbolicamente ripetono i 40 anni del popolo nel deserto.
Nel tempo della Chiesa, a partire dal IV secolo, si fa strada l'idea della Quaresima, quaranta giorni di più intensa preparazione alla Pasqua.

Il numero 100

indica una grande quantità.
Così « il centuplo » di Mt 19,29 significa una quantità indefinita ma grande; e le « cento pecore » di Lc 15,4 indicano un grande gregge, e forse l'intera grandezza del popolo di Dio.

Il numero 1000

indica anch'esso, nel mondo antico, una grande quantità, quasi il massimo umanamente concepibile, visibile e numerabile.
Nel mondo biblico, il mille esprime un numero indefinito indicante un periodo di tempo avvicinabile all'eternità, anche se inferiore ad essa.
Dio così fa grazia per « mille generazioni » ( Es 20,6; Ger 32,18 ); per lui, « mille anni » sono come un giorno ( Sal 90,4 ), e un giorno presso di lui vale più di mille vissuti altrove ( Sal 84,11 ).
Così il regno di « mille anni » di Cristo in Ap 20,1-6 ha il senso di un numero indefinito e incalcolabile per gli uomini, finito ma quasi vicino ad una eternità di tempo.

Il numero 10.000

intende una quantità incredibile, favolosa, con valore iperbolico (così Gen 24,60; Lv 26,8; 1 Sam 18,7; e probabilmente anche Lc 14,31 ); è il senso delle « miriadi di miriadi e migliaia di migliaia » come numero degli angeli, in Ap 5,11; paragonabile forse con l'espressione « più di dodici legioni di angeli » di Mt 26,53.
Di più, c'è solamente la « moltitudine immensa, che nessuno poteva contare » di Ap 7,9.

La strana matematica di Dio

Quanto valgono, quanto sono grandi gli uomini?
Essi possono anche lasciare impronte notevoli di se, ma di fronte alla morte valgono tutti zero.
E tutti gli uomini, sommati insieme, sembrano essere in questa prospettiva una lunga serie di zeri all'infinito negativo: zero più zero uguale zero.
Con Gesù Cristo, è entrato nel mondo qualcosa di completamente nuovo.
Egli, sulla croce, proprio nella sua morte, ha cambiato la vecchia logica di morte in servizio d'amore, e, unico fra tutti i mortali, è risorto: è diventato così davvero un « uno ».
E messo davanti all'umanità intera, davanti alla sfilza di tutti gli zeri che sono gli uomini, colui che è diventato il « primogenito dei morti » rende questa umanità un capitale infinito, le da un valore sterminato.
Quattro miliardi di zeri, presi da soli, sono uno zero ripetuto e basta; con un piccolo uno davanti, con quell'Uno rivelatesi nella carne umana e nel sacrificio di Cristo, quei quattro miliardi di zeri diventano un capitale di valore inestimabile, davanti a Dio.

domenica 22 ottobre 2017

Georges Ivanovitch Gurdjieff: il maestro della Quarta Via



Non esiste letteralmente parlando una combinazione di aggettivi adatti per definire e racchiudere dentro una banale e sistematica definizione il personaggio, l'uomo, lo studioso che è stato Georges Ivanovitch Gurdjieff. È senza dubbio possibile affrontare la presentazione di questo incredibile essere umano sotto moltissimi punti di vista.
Potremmo avere un approccio totalmente scientifico, ci ritroveremmo allora ad usare termini quali filosofo, oppure psicologo od esoterico, od ancora scrittore o compositore musicale. Tuttavia ci sarebbe anche la possibilità di lasciare da parte la scienza e seguire una strada più facile, più emotiva. Potremmo adoperare qui accezioni più ampie quali studioso dell'essere umano, o stregone esoterico, o persona dotata di particolari poteri e capace di chissà quali diavolerie.
È irrilevante perdersi nel cercare quale, tra le soluzioni possibili, è quella più adeguata e consona nell'intraprendere una elaborazione di ciò che questo individuo è stato capace di trasmettere.
Intraprendere un' analisi biografica e filosofica della vita e del pensiero di Gurdjieff, senza scendere in inutili enfatismi ed insicure proiezioni soggettive, lasciando lontana la ricerca spasmodica di miti e di demoni, sposando un atteggiamento di assoluto rispetto, è forse la via più giusta da seguire.
Certo, una puntualizzazione è necessaria: si richiede una “predisposizione ad avere una mente ed uno spirito critico” per tentare di comprendere la vita e le idee diffuse da Georges Ivanovitch Gurdjieff, perchè sicuramente i suoi principii riguardanti l'essere umano e la sua condizione vita in genere, nel pianeta Terra, non hanno apparentemente intersezioni comuni con nessun altro uomo di scienza  del XIX secolo.
Armeno della parte caucasica, di origine greca, incarna nella sua inconoscibile personalità l'ultimo grande Maestro comparso in Occidente. Per Maestro si intende l'uomo, che con la sua carica emotiva, attua il carisma che detiene innato nell'esposizione delle sue idee, in virtù delle quali rende vivo un pensiero oggettivamente riconosciuto dalla massa.
Precisamente, Maestro è chi guida una scuola, o addirittura chi erige una scuola. Senza dubbio per Gurdjieff la scuola è stata una costante della sua esistenza. Ne risulta  infatti che dopo la prima fase della sua vita votata alla ricerca ed all'apprendimento della conoscenza, intesa come l'antica conoscenza umana, in quasi tutti i territori del continente asiatico, in particolar modo l'India, il Tibet e la parte sud caucasica della Russia, si sia concentrato nel provare a distribuire il suo sapere al mondo Occidentale.
Qui, per più di trent'anni ha lottato all'interno del sistema Europeo sconvolto dai vari fenomeni politici, ed ha fatto della sua scuola, Lo Sviluppo Armonico dell'uomo, un strumento ed un mezzo per sopravvivere fuori dalle ipocrisie, all'insegna della determinazione e del lavoro, enfatizzando assiduamente una imprescindibile attività psicologica finalizzata a solidificare in ogni momento il ricordo di noi stessi. Creare scuole, gruppi di lavoro, cercare sedi e strutture adatte per erigere il suo Istituto, è stato per Gurdjieff il solo scopo del suo percorso; il sistema della Quarta Via trova infatti la sua espressione nel lavoro del Maestro con il gruppo, perchè l'uomo per cercare la Via della comprensione, da solo non può far niente, ha bisogno di una guida dotata di un grado di consapevolezza superiore. Il saper guardare ogni singolo giorno della vita di Gurdjieff  rappresenta forse l'aporia più vicina alla sua concettualizzazione di scuola.     
Fece la sua presenza in Europa intorno al 1913, dopo che per tutta la sua giovinezza  numerosi avvenimenti lo convinsero che in passato era esistita una conoscenza reale dell'uomo e della natura, la cui traccia era stata cancellata e che tuttavia, doveva ancora essere possibile ritrovarla.
La sua ricerca fu orientata da tale convinzione, ed egli si prodigò a condividerla con uomini animati dal suo stesso desiderio di comprendere il senso della vita umana. Coi "Cercatori di Verità", che annoveravano fra l'altro geografi, archeologi e medici, G. I. Gurdjieff, superando inaudite difficoltà, riuscì ad entrare in contatto con alcune comunità isolate d'Africa, del Medio Oriente e dell'Asia Centrale, e a raccogliere in seno ad esse frammenti sparsi di un insegnamento tradizionale.
A costo di enormi sacrifici e sforzi sottomise la sua personalità ed il suo spirito al fuoco delle più rigorose discipline interiori, riuscì a ricavare dal lavoro lo sviluppo dell'energia racchiusa nella natura dell'essere umano, poté così ricostruire per sé, l'unità della conoscenza che cercava. 
L'insegnamento di Gurdjieff, come lo conosciamo oggi, è arrivato a noi soprattutto grazie all'abilità letteraria ed alla grande intelligenza del suo allievo più famoso, Piotr Demianovich Ouspensky. Infatti Gurdjieff anche se nella seconda metà della sua esistenza, si è dedicato tra l'altro, all'arte della scrittura, credeva fermamente che le sue idee e i concetti portanti sui quali il suo pensiero era basato, non potevano essere trasmessi con i libri, ma bensì nella pratica quotidiana, e nella trasmissione orale.
Attraverso i testi di Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, e la “Quarta Via”, abbiamo oggi un quadro abbastanza organico e potremmo dire completo del lavoro e del pensiero di Gurdjieff, se non fosse che la completezza nella trasmissione dell' insegnamento del maestro caucasico forse non è mai stata raggiunta nemmeno da egli stesso.
Tutt'oggi a testimonianza di quanto costruito in vita da Gurdjieff, ci sono in giro per il mondo centinaia di fondazioni e associazioni che vivono e perseguono il suo insegnamento e le sue teorie. Molte forse usano il suo nome in una maniera non proprio consona, altre invece ne racchiudono i concetti ma non sono in grado di svilupparli, moltissimi personaggi celebri, contemporanei e non solo, sono stati influenzati dai suoi principii e dalle sue linee guida. Chi lo ha conosciuto spesso né è rimasto totalmente impressionato, quasi assuefatto, ma c'è anche chi invece non lo ha capito e non lo ha apprezzato, ricavando un'impressione ambigua e scettica di quanto andava sostenendo. 
La vera essenza dell'insegnamento Gurdjieffiano si attua nel prendere coscienza che l'uomo, così com'è, nel suo stato di vita ordinario, è un essere prettamente limitato, ingannato dalla sensazione e dalla presunzione  di essere e di fare, ma dietro alla quale invece, si cela crudelmente una verità diametralmente opposta.
Gurdjieff paragona lo stato di vita dell'uomo ad uno stato di sonno profondo, stato nel quale l'individuo passa la totalità della sua esistenza, ingabbiato dalla meccanicità e dall'accadere degli eventi. Secondo Gurdjieff infatti, l'uomo pensa costantemente di fare  e di decidere, ma in realtà non fa e non decide assolutamente niente, tutto accade e tutto è sottoposto a determinate leggi universali appartenenti al cosmo nel quale viviamo.
La teoria del Sistema della Quarta Via promossa da Gurdjieff, e arrivata ai giorni nostri grazie soprattutto agli scritti di Ouspensky, è genialmente concepita nella sua più profonda accezione filosofica e pratica, perchè tratta le possibilità di sviluppare il livello d' essere di ognuno di noi, attraverso il quotidiano svolgimento delle nostre attività, senza necessariamente abbandonare il nostro comune modo di vivere, escludendo la via dell'isolamento e della solitudine, ma bensì trarre lo spunto da tutte le azioni che giornalmente compiamo, per rendersi conto che niente viene eseguito da noi in maniera davvero consapevole, ma anzi che tutto, dalla più semplice azione pratica, alla più complessa attività intellettuale, viene svolta dall'essere umano in maniera meccanica.
È qui che si trova la grandezza del pensiero di Georges Ivanovitch Gurdjieff. La psicologia, la filosofia, le scienze sociali e del pensiero cognitivo in genere sono solite trattare le varie tematiche riguardanti la natura, il ruolo e lo scopo dell'essere umano nel pianeta Terra, facendo uso sovente di paradigmi ed approcci succubi di prospettive omologate all'individuazione di percorsi volti all'analisi delle più sofisticate intersezioni tra ragione ed istinto, capacità fisiche ed intellettuali, scissione tra mente e corpo, anima e spirito. Tutto questo nel pensiero del Maestro venuto dall'Armenia non esiste. Esiste solo, nuda e cruda, la realtà oggettiva di quello che l'essere umano veramente  è; una macchina funzionalmente organizzata e priva di unità, che come tale agisce, ma che nella sua natura ordinaria, sfrutta solo una piccolissima parte delle sue autentiche potenzialità: proprio partendo da questa presa di coscienza oggettiva e reale, l'uomo detiene la possibilità di incamminarsi verso un graduale risveglio, verso un graduale cambiamento del suo stato stato di essere, verso una possibile evoluzione.
    



La Vita

Nacque ad Alexandropol, in Russia, vicino alla frontiera persiana, nella zona a sud del Caucaso, dove la mescolanza dei vari popoli russi, greci, iraniani, tartari, armeni, porta all'incrocio della civiltà un'onda surreale di culture, credenze, usi e costumi diversi. Purtroppo non c'è molta chiarezza sulla data esatta della nascita, si dice sia il 1877, o forse il 1872  o addirittura il 1866. La sua famiglia era di origine greca. Suo padre, allevatore di grandi mandrie, aveva ereditato la tradizione orale di un'antichissima cultura, e grazie a lui, l'infanzia di G. I. Gurdjieff fu tutta impregnata di racconti e poemi di un lontano passato. Distintosi ben presto agli occhi dell'arciprete della cattedrale di Kars, egli fu anche in seguito guidato da uomini capaci di risvegliare in lui il gusto dei valori essenziali, e ricevette insieme una formazione scientifica moderna e una profonda educazione religiosa.
Suo padre era Greco, sua madre Armena. Il padre era un Ashokh, un ordine appartenente ai preti bardi. Come parte della sua preparazione il padre aveva memorizzato l’intero poema epico di Gilgamesh che gli era stato trasmesso oralmente. Il giovane Gurdjieff ascoltò suo padre recitare porzioni dell’epica di Gilgamesh durante tutta la sua giovinezza. Istruito dal decano della cattedrale militare in studi accademici Russa, Gurdjieff fu preparato per la carriera di medico e prete.
Fu testimone in svariate occasioni, durante la sua infanzia e la prima adolescenza, di eventi straordinari che non poteva razionalmente spiegare, da qui nacque e crebbe quotidianamente nella sua coscienza il desiderio di dedicarsi alla scoperta della verità che si celava dietro queste esperienze.
Intorno al 1842 negli scavi di Babilonia furono ritrovate alcune tavolette in cuneiforme che riportavano l’epica storia di Gilgamesh, datate circa 2000 anni prima di Cristo, furono tradotte grazie al lavoro dell' assiriologo inglese George Smith nel 1872. Gurdjieff lesse, si pensa verso il 1890, 1891, degli estratti dalla traduzione pubblicata in un giornale locale e fu colpito profondamente dallo scoprire che parola dopo parola quello che leggeva era identico a quello che il padre gli aveva recitato nella sua infanzia. Per circa 4000 anni questo racconto epico era stato preservato intatto, grazie alla trasmissione orale tramandata dai preti bardi. Quale era la verità dietro il mito? Quale civilizzazione aveva dato vita a questa grande leggenda? Il desiderio di Gurdjieff di comprendere l’origine e il significato della vita e del posto dell’umanità nello schema dell’universo lo portarono a lasciare la sua casa natale in cerca della "conoscenza nascosta".
Gurdjieff sapeva che in remote regioni dell’Asia vi erano monasteri di differenti ordini che avevano lo scopo di preservare la conoscenza che stava cercando. Considerando che Babilonia, conosciuta per le sue antiche rovine, avrebbe potuto essere il luogo di nascita della civiltà, Gurdjieff si diresse in quella direzione. Lungo la strada, attraverso una serie di eventi descritti nel suo libro, “Incontri con Uomini Straordinari”, ad un sorpreso Gurdjieff venne mostrata, da un prete armeno, una pergamena ben conservata che mostrava la mappa dell’ ”Egitto prima delle sabbie”, al tempo in cui la regione era punteggiata da corsi d’acqua e possedeva una ricca vegetazione. Su quella mappa dell’Egitto prima delle sabbie era chiara l’immagine della Sfinge. Per apprezzare completamente lo stupore di Gurdjieff è necessario analizzare il fatto che tale periodo sarebbe dovuto  risalire al  7500 AC. Questo portò Gurdjieff a pensare che l’origine della civilizzazione dovesse trovarsi in Egitto piuttosto che a Babilonia, e dunque si diresse in questa direzione.
Verso la metà dell'ultimo decennio del 1800 Gurdjieff e altri compagni vissero fra le rovine di Giza, Tebe e Edfu, imparando a decifrare alcuni dei geroglifici che trovarono nei muri in rovina. Una storia parlava di “7 saggi” che arrivarono nell’antico Egitto e fondarono la società che costruì I grandi templi. I saggi arrivarono su un’"imbarcazione del sole" dallo sprofondato continente di Altantide. Nell’epica saga di Gilgamesh, ci sono storie simili circa l’arrivo di emissari di una antica cultura spirituale. Ci sono forti evidenze che la civilizzazione Egiziana, fra le altre, fosse stata trasmessa in questo modo piuttosto che come accademicamente si pensa attraverso una “evoluzione” spontanea. Purtroppo il linguaggio egiziano e il suo significato a livello spirituale non è più conosciuto. Avendo preso dalle rovine tutte le informazioni che gli erano necessarie, Gurdjieff fece ritorno in Medio Oriente per continuare le sue ricerche.
Gli inizi del 1900 erano tempi di grandi movimenti politici, per un certo periodo Gurdjieff viaggiò attraverso l’Eurasia in qualità di spia russa, quest’occupazione gli premise di avere abbastanza denaro e possibilità per passare attraverso confini che altrimenti sarebbero stati invalicabili.
La “spia” ovviamente, rappresentava solo un espediente per poter continuare nel suo indomito viaggiare, le sue missioni erano per lui il suo unico scopo di vita
In una data imprecisata di inizio 1900, riuscì ad arrivare in Tibet, dove studiò, sembra molto intensamente e per svariati anni con i Rinposhe (Lama) del Buddismo Tibetano. Durante questo periodo Gurdjieff testimoniò di aver acquisito la capacità di “accumulare forza vitale sufficiente ad uccidere uno yak a distanza”. Successivamente trascorse molto tempo lavorando sulle condizioni del suo essere in vari ordini  Dervisci, dove imparò l’arte della perseveranza e del sacrificio, volto ad ottenere  un alto grado di consapevolezza interiore.
Da qui le notizie sulla vita e sulle esperienze di Georges Ivanovitch Gurdjieff si perdono e si mescolano in tortuoso ed incomprensibile alternarsi, è certo che per alcuni anni del Maestro armeno non si è saputo più nulla, e nemmeno lui stesso ha voluto fornire dettagli che avrebbero potuto far luce su alcuni passaggi della sua straordinaria esistenza.
Riapparve, come per incanto, in Russia nel 1913 dove iniziò quasi immediatamente  ad insegnare e trasmettere le idee riguardanti un Sistema, che avrebbe permesso all'uomo di avvicinarsi a capire quale fosse la sua vera natura all'interno del disegno Divino.
Mosca e San Pietroburgo furono le sedi principali dei suoi primi due anni di insegnamenti. Proprio a San Pietroburgo nel 1915, incontrò colui, che sarebbe stato destinato a diventare il suo più grande ed autorevole allievo, nonché lo studioso che ha fatto conoscere al mondo moderno le idee della Quarta Via, Piotr Demianovich Ouspensky.
Lasciò la Russia durante la rivoluzione nel 1917 per tornare dalla famiglia ad Alexandropol. Durante la Rivoluzione Bolscevica creò una comunità di studio a Essentuki nel Caucaso, poi a Tuapse, Maikop, Sochi e Poti, tutte sulle rive del Mar Rosso nel sud delle Russia, dove con un gruppo di studenti lavorò molto intensamente fino alla metà del Gennaio 1919. Nel Febbraio 1919 si spostò con I suoi allievi più stretti a Tbilisi dove rimase per più di un anno.
Alla fine del 1920 quando le condizioni politiche in Georgia cambiarono e il precedente ordine crollò, Gurdjieff con alcuni dei suoi più seguaci allievi arrivò a piedi a Batumi sulle coste del Mar Nero in Péra e in seguito ad Abdullatif Yemeneci Sokak vicino ala torre di Galata. Visse in questo periodo  vicino al Tekke dell’ordine Sufi dei Mevlevi fondato da Jalal al-Din Muhammad Rumi, dove Gurdjieff, Ouspensky e Thomas de Hartman testimoniarono la cerimonia dei Dervisci Rotanti, dalla Quale Gurdjieff prenderà spunto per dar vita al famoso ballo conosciuto come le “Danze sacre”. Ad Istanbul Gurdjieff incontrò John G. Bennett, colui che darà vita al movimento della New Age, e che ne rimase profondamente influenzato.
Nell’Agosto del 1921 Gurdjieff viaggiò attraverso l’Europa Occidentale, dando letture e dimostrazioni dei suoi lavori e delle teorie del Sistema della Quarta Via in città come Berlino e Londra. Nell’Ottobre del 1922, creò, grazie all'aiuto ed al contributo di alcuno suoi studenti, l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo
nel sud della Francia al Prieurè Des Basses Longes a Fontainbleau-Avon vicino al famoso Château de Fontainebleau.
All’arrivo all’istituto, tutti gli allievi comprendevano che erano lì per un solo obiettivo: rendersi liberi dalla schiavitù della meccanicità nella quale la vita di ogni essere umano è prigioniera. Accettavano volontariamente di sottoporsi a condizioni intensive, che includevano duro lavoro fisico, lunghe ore di letture e la pratica delle Danze Sacre la sera. Il tempo destinato al sonno era minimo. Attraverso questo lavoro le persone imparavano a fare “super sforzi”, come evitare le perdite inutili di energia e come accedere ad alti stati di coscienza. L’istituto attrasse molte persone dell’ “intelligentia” del tempo. Molte di loro abbandonarono le loro prestigiose carriere per dedicarsi al lavoro interiore.
Nel 1924 Gurdjieff visitò gli Stati Uniti, dando letture e dimostrazioni delle sue Danze Sacre a New York, con la speranza di stabilirvi un ramo dell’istituto. Lo stesso anno però, rischiò di morire in un incidente automobilistico, capitatogli in Francia, a pochi chilometri dalla sede del suo Istituto. Dopo l’incidente, la natura del suo insegnamento cambiò completamente. Il recupero fu lungo e incompleto. In quel periodo fu costretto a  chiudere l’Istituto di Fontainbleu e si dedicò alla stesura dei suoi libri. Sembrava non dovesse riprendersi più dall'incidente, ma grazie ad una forza d'animo straordinaria, riuscì a tornare alla normalità fisica e a poco a poco riprese il lavoro di insegnamento del Sistema, con fatica riuscì nel giro di qualche anno a riformare un consistente gruppo di studio.
Gli inizi degli anni '30 per Gurdjieff trascorsero all'insegna della scrittura, si concentrò assiduamente nel trascrivere tutto ciò che per anni aveva trasmesso oralmente. Anche se un po' confusamente riuscì a dar vita a progetti e manoscritti a dir poco incredibili.
Il corpus della sua opera "Tutto e Ogni Cosa"(“All and Everything”) fu originariamente scritto in Armeno e Russo. Smise di scrivere nel 1935 quando completò le prime due parti della sua trilogia e aveva iniziato la Terza Serie che sarebbe stata pubblicata postuma con il titolo “Life is Real Only Then, when I Am”.(La Vita è Reale solo quando Io Sono).
Ormai stabilitosi in pianta stabile a Parigi, Gurdjieff visse in Rue des Colonels-Rénard. Fece del suo appartamento lo studio  dove era solito tenere  gli incontri con gli studenti, incontri che sebbene le sue condizioni non fossero più al cento per cento, non decise mai di interrompere. Anzi negli anni precedenti alla seconda Guerra Mondiale, e perfino durante tutto il periodo del Conflitto, continuò a trasmettere  ed insegnare le idee della Quarta Via.
Morì il 29 Ottobre nel 1949 all’Ospedale Americano di Neully-sur-Seine, Parigi, Francia, dopo avere trasmesso le sue ultime istruzioni a Jeanne de Salzmann. È lei, a partire dal 1950, ad organizzare i tanti gruppi di allievi nella scuola diffusa in tutto il mondo e nota ancora oggi sotto il nome Gurdjieff Foundation, i cui centri principali sono Parigi ("Institut Gurdjieff"), New York ("Gurdjieff Foundation"), Londra ("The Gurdjieff Society") e Caracas ("Fundaciòn Gurdjieff Caracas"), e che è presente anche in Italia con il nome di "Centro Italiano Studi sull'Uomo G.I. Gurdjieff".
L’organizzazione denominata The Gurdjieff Foundation è, dunque, l'espressione delle Scuole di Parigi, New York, Londra e Caracas, che vennero create seguendo le dirette istruzioni di Georges Ivanovitch Gurdjieff. Scopo della "International association of Gurdjieff Foundations", definita, a volte, semplicemente come "la Scuola di Gurdjieff", è di preservare l’essenza, la specificità e l’integrità dell’insegnamento del maestro.



Pensiero e Cosmologia*
Chi ha incontrato Gurdjieff lo ha visto come un maestro, capace di praticare il Ricordo di Se e di lavorare sulla propria anima, un individuo in grado di essere conscio di se stesso. Era anche visto come un esoterico e occultista. Gurdjieff ammetteva apertamente che il suo insegnamento fosse di origine esoterica, sosteneva che nessun insegnamento esoterico fosse tenuto segreto per principio, ma per prevenire la mala interpretazione dei concetti più avanzati che il Sistema insegnava. L’evidenza di questo può essere osservata ai giorni nostri dove allegorie avanzate e specialmente i simboli del Sistema, sono presi al di fuori del loro contesto, creando una inadeguata distorsione riguardo al loro reale significato.
In relazione al suo insegnamento, Gurdjieff una volta disse, “Cha cosa insegno? Io insegno alle persone come ascoltare se stesse”. L’insegnamento apriva la questione del posto dell’uomo nell’Universo e del suo possibile sviluppo attraverso un percorso spirituale e pratico. Gurdjieff diceva che le persone vivono la loro vita in una forma di sonno ad occhi aperti, e che questo rappresentava il più alto livello di consapevolezza possibile in cui la natura porta l’uomo in condizioni ordinarie. Nel diventare più consapevoli di se stessi durante la propria vita quotidiana si trova invece un nuovo modo di vivere che può arricchire le nostre esperienze di vita e le percezioni della  nostra coscienza, evadere dall'ordinario e passare dal sonno alla veglia, dall'essere macchine, all'essere Uomini, attraverso lo Sviluppo delle possibilità interiori della natura umana .Conosci te stesso” inteso in modo organico piuttosto che con un fine intellettuale. L’abilità di essere ‘presenti’ più spesso (invece di essere assenti come solitamente siamo), non accade automaticamente e richiede un lavoro su di se nel tempo, guidato inizialmente da un maestro preparato nella pratica dell’insegnamento o da un individuo che abbia un grado di consapevolezza comunque più alto dellla media. Gurdjieff disse che facendo sforzi frequenti per accrescere e perfezionare la propria capacità di portare attenzione alle piccole cose, come camminare, parlare, sedersi etc. le persone potevano gradualmente iniziare a diventare più consapevoli di loro stesse come esseri viventi. E' indispensabile sviluppare dell’attenzione verso il Ricordo di Se, piuttosto che passare le proprie vite addormentati in sogni ad occhi aperti. Per creare le condizioni in cui questa attenzione possa essere sviluppata più intensivamente Gurdjieff insegnò le “Danze Sacre” o “movimenti” come un aiuto nel focalizzare l'attenzione del proprio cervello su ogni piccola contrazione dei muscoli, in ordine di ottenere il pensiero continuamente fisso su ciò che facciamo e perchè lo facciamo. Ha lasciato un corpus di musiche composte per pianoforte in collaborazione con il suo allievo Thomas de Hartman, inspirate da ciò che poté udire visitando remoti monasteri, antiche cerimonie, riti e celebrazioni segrete.

La Presenza di Se stessi è l’inizio di un processo possibile di trasformazione, il cui scopo è quello di cambiare l’intera natura dell’essere umano, per prepararlo, parlando simbolicamente, ad essere un servitore conscio del disegno divino celato dietro la creazione dell'intero universo.




*Cosmologia (tratto da un  testo di Walter Catalano)
Come in ogni disciplina tradizionale, anche nell’insegnamento di Gurdjieff, l’idea di base è quella dell’identità fra il microcosmo ed il macrocosmo: l’uomo è l’immagine dell’universo e segue le stesse leggi. Alla complessa psicologia, la sola aperta alle nostre possibilità esplorative, si connette una ancor più complessa cosmologia. Uno storico delle religioni, in termini tecnici, la etichetterebbe probabilmente come “emanazionista” e “gnostica”.
A fondamento della manifestazione di ogni forma di vita sulla Terra vi sono due leggi cosmiche universali: la Legge del Tre (Triade) e la Legge del Sette (Ottava).
La prima legge postula come ogni fenomeno risulti dall’incontro di tre differenti forze: il pensiero scientifico osserva invece solo la presenza di due forze (positivo e negativo magnetici; cellula maschio e femmina, ecc.), ma è ignaro della terza.
Gurdjieff chiama queste forze: Santa-Affermazione, Santa-Negazione, Santa-Riconciliazione, oppure forza attiva o positiva, forza passiva o negativa, forza neutralizzante.
Le tre forze sono osservabili all’esterno ed all’interno di noi, ma non è affatto facile riconoscerle, specialmente la terza forza. In termini più ordinari si potrebbe parlare anche di impulso, resistenza e conciliazione. Le triadi si succedono in ‘catene’ in cui: “il maggiore si fonde con il minore per realizzare il medio e così diviene o maggiore per il precedente minore o minore per il successivo maggiore”.
Inutile dilungarsi sulle analogie con altre tradizioni: la Trinità cristiana di Padre, Figlio e Spirito Santo in cui, non a caso, quest’ultimo è il “Paracleto”, l’intercessore; la Trimurti indù di Brahma, Shiva e Vishnu; i tre Gunas del Sankhya, Rajas il principio dinamico, Tamas il principio statico e Sattva l’equilibrio; il Sale, Zolfo e Mercurio dell’Alchimia; lo Yin e lo Yang unificati nel Tao; i Tre Triangoli della Quabbalah; ecc..
La legge del Sette, invece, fornisce la sistematizzazione del corso dei movimenti di una forza nello svolgere il processo di completamento di un qualsiasi fenomeno: lo sviluppo della frequenza delle vibrazioni, ascendente o discendente, della forza passa attraverso sette gradi, fasi o “note” disposte lungo una scala armonica, con due prevedibili punti di stallo (proprio dove mancano i semitoni tra mi-fa si-do nella scala maggiore mi, re, do, si, la, sol, fa, mi).
Questa legge si può chiamare “legge della discontinuità delle vibrazioni”. Nell’universo tutto è vibrazione, ma in ogni scala di trasmissione di queste, ci sono sempre due punti dove le vibrazioni rallentano e richiedono uno shock esterno per poter continuare nella stessa direzione. Senza shock esterno il percorso deraglia e cambia traiettoria: questo accade all’inizio (mi-fa) ed alla fine (si-do) dell’ottava. In tal modo si spiegano, per esempio, il rilassamento dello sforzo e le deviazioni dallo scopo originale in ogni impresa umana: una stessa perversa transizione porta dal Sermone della Montagna all’Inquisizione o dalla ‘libertà, fratellanza ed uguaglianza‘ rivoluzionarie a Napoleone e a Stalin. Se “ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, anche questa legge si applica sia all’esterno che all’interno di noi: sul piano cosmico l’ottava discendente del cosiddetto “Raggio di Creazione“, che dall’Assoluto porta allo sviluppo progressivo dei mondi, colma il primo intervallo do-si con il ‘Fiat’ divino ed il secondo fa-mi con la funzione della vita organica sulla Terra, vero e proprio organo di percezione del pianeta; analogamente sul piano della realizzazione umana, l’ottava ascendente che porta l’uomo dal sonno meccanico all’essere reale, colma i due intervalli con lo sforzo consapevole e la sofferenza volontaria proposti dal Lavoro.
Nello spazio compreso fra queste due ottave è racchiuso il destino dell’uomo: essere una pedina nell’ottava discendente, svolgere passivamente il proprio ruolo di trasformatore di energia, con tutte le creature viventi, e venire riassorbito a suo tempo nel substrato indifferenziato come parte dell’ecologia cosmica; oppure entrare di forza nell’ottava ascendente, partecipare di un compito più alto, essere attivo.
«Nell’universo tutto è materiale e per questo motivo la Grande Conoscenza è più materialista del materialismo….».
In questo modo il cerchio si chiude, niente è casuale in questo sistema in cui ognuno può scegliere se seguire la corrente generale, manifestando un’esistenza semi conscia e generando un grado di energie rudimentali che vengono usate dal cosmo ad un solo livello; o invece cercare di “essere”, di evolversi consapevolmente, e, applicando il principio “alchemico” della separazione dello ’spesso dal sottile’, muoversi verso la capacità di ricevere e generare energie più raffinate, svolgendo un servizio più alto per le forze della creazione. In entrambi i casi niente viene sprecato: tutto in natura è “cibo” per qualcosa; tutto viene utilizzato.
L’azione universale e coordinata delle due leggi è esemplificata dal simbolo dell’ Enneagramma: un cerchio che include un triangolo equilatero intrecciato con un’altra figura a sei lati. Dei nove lati che lo compongono, sei sono ottenuti da 1 diviso per 7 (che produce un numero infinito in cui non compare mai il 3, il 6 e il 9), gli altri da 1 diviso per 3 (che produce una serie infinita di 3, di 6 e di 9). I punti in cui i lati toccano il cerchio sono numerati da uno a nove. Il cerchio simbolizza lo zero, il serpente ermetico che si morde la coda: in realtà non si tratta di un cerchio ma di una spirale, perché il simbolo non è statico ma dinamico. L’ Enneagramma rappresenta ogni processo che si mantiene da solo per auto rinnovamento: per esempio la vita. Per questo, secondo Gurdjieff, è “il moto perpetuo ed anche la pietra filosofale degli alchimisti”.
Tutto questo una volta detto lo si può anche dimenticare: si tratta adesso di riscoprirlo, non perché ci viene spiegato o lo leggiamo da qualche parte, ma perché lo verifichiamo con la nostra esperienza. L’insegnamento in realtà è soltanto pratico e viene trasmesso esclusivamente per via orale o tramite esempi diretti che evitano anche la parola. Tutto ciò che Gurdjieff ha scritto è terribilmente preciso, ma così analogico che solo la personale comprensione, nata dall’esperienza, può condurre il cercatore al cuore dell’insegnamento. Chi si limita ai libri otterrà ben poco, in altre parole dobbiamo trovare il modo di esercitare il nostro buon senso nell’attrito effettivo con la vita  senza riferirsi a schemi e concetti astratti. 




Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

   Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)...