Mi chiamo Simone e ho creato questo spazio per chiunque senta che è arrivato il momento di riprendere in mano il timone della propria vita. Attraverso l'alchimia spirituale, lo shadow work e le leggi universali, esploreremo insieme come trasformare la nostra realtà interiore per comandare quella esteriore. Benvenuti nel mio laboratorio per l'anima.
Lo scopo primario nella pratica della meditazione, e' proprio quello di riattivare la ghiandola pineale.L'occhio che vede tutto, "The all seeing eye", simboleggia proprio il TERZO OCCHIO ONNISCIENTE. La Ghiandola pineale produce ciò che e' comunque conosciuto come DMT, sostanza in grado di portare l'individuo ad avere viaggi extradimensionali, e extratemporali. Ciò accade di notte durante i sogni, quando la Ghiandola pineale e' maggiormente attiva. Apparentemente, ad oggi non si da' molta importanza al terzo occhio come in passato ciò ha portato ad atrofizzare graduale di tale organo ed alla perdita di valori "obsoleti" quali la spiritualità, l'amore per il prossimo ma ciò coincide "incredibilmente" anche con un rimbambimento delle masse. All'interno della Ghiandola pineale scorre acqua, che con il passare del tempo calcifica. Questo porta ad una atrofizzazione della Ghiandola. Tale processo di calcarizzazione ed atrofizzazione viene accelerato prevalentemente a causa dell'alimentazione moderna: bibite gassate, acqua fluorizzata, zuccheri raffinati. La Ghiandola pineale si attiva e si "decalcifica" di notte, con l'oscurità e con il sonno, pertanto per riattivare tale organo atrofizzato, nella maggior parte della gente sono necessarie queste due azioni: dormire e meditare.
Pineale deriva da pino, la Ghiandola pineale quindi ottiene il suo nome proprio da pino, perché ha la forma di pigna.
La statua che vedete a lato è sita in Piazza della Pigna (Città del Vaticano)... Se guarderete con occhio critico la foto vi accorgerete che tale statua ha simboli egiziani. Ai lati della pigna ha due pavoni, simbolo molto usato dagli antichi egizi, invece ai piedi della statua vi è un sarcofago egiziano aperto... Il sarcofago aperto simboleggia la fine della morte, e la transizione verso la vita puramente spirituale. Tale elemento della composizione è presente anche nella grande piramide di Giza, nella camera del re. Anche lo scettro del dio egizio Osiris riporta lo stesso stemma adottato in seguito dal Vaticano. Esso e' costituito da una ghiandola pineale in cima e da due serpenti incrociati ( il DNA ) che raggiungono la ghiandola, passando attraverso la spina dorsale. Il dio egiziano Osiris, viene raffigurato con una protuberanza sul cranio. Tale sporgenza simboleggia il Terzo Occhio, organo che gli "antiquati" egizi conoscevano molto bene. Anche Shiva, la dea indiana della, distruzione, viene rappresentata allo stesso modo, con il cranio che presenta un'evidente sporgenza con dei serpenti attorno.
Anche nello scettro del papa, come nello scettro di Osiris è stato posto non a caso il simbolo della ghiandola pineale (sotto il crocifisso )
Nei vangeli ci sono varie citazioni riguardo la ghiandola pineale... La prima citazione fa riferimento alla natura della ghiandola pineale e mette in evidenza l'importanza di tenere il Terzo Occhio aperto... "La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella Luce; ma se il tuo occhio e' malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la Luce che è in Te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!" (Matteo 6:22) La seconda citazione ci dice invece che nell'oscurità e durante il sonno il Tero occhio si riattiva "illuminandoci". "Il popolo che giaceva nella tenebre, ha veduto una gran Luce; su quelli che giacevano nella contrada e nell'ombra della morte, una Luce s'è levata." (Matteo 4:16) Il Vaticano è da sempre custode di grandi segreti di importanza vitale per gli uomini, perché non far venire niente a galla? Il Vaticano tiene per se la Spiritualità vera, e dà ai Fedeli ciò che è una parodia di culti più antichi, quale il culto solare, il mitraismo, il culto dei morti egiziano. Tra tante frottole e mistificazioni una verità c'è, sta a Te scoprirla. Dovrai riattivare il tuo Terzo Occhio per vederla
Ghiandola pineale
La ghiandola pineale o epifisi è una ghiandola endocrina delle dimensioni di una nocciola, sporge all'estremità posteriore del 3° ventricolo. Appartiene all'epitalamo ed è collegata mediante alcuni fasci nervosi pari e simmetrici (peduncoli epifisari), alle circostanti parti nervose. Le sue cellule, i "pinealociti" producono l'ormone melatonina che regola il ritmo circadiano sonno-veglia, reagendo al buio o alla poca luce.
La melatonina è inoltre l'ormone antagonista degli ormoni gonadotropi ipofisari, infatti gli elevati quantitativi di melatonina nell'individuo in età prepuberale, ne impediscono la maturazione sessuale. All'inizio della pubertà i livelli di melatonina decrescono notevolmente e nell'epifisi si accumula la sabbia pineale. La ghiandola pineale secerne melatonina solo di notte: poco dopo la comparsa dell'oscurità le sue concentrazioni nel sangue aumentano rapidamente e raggiungono il massimo tra le 2 e le 4 di notte per poi ridursi gradualmente all’approssimarsi del mattino. L'esposizione alla luce inibisce la produzione della melatonina in misura dose-dipendente. In questo senso l'epifisi sembra rappresentare uno dei principali responsabili delle variazioni ritmiche dell'attività sessuale, sia giornaliere che stagionali (soprattutto negli animali). Conosciuta fin dall'era antica, anche per la sua frequentissima calcificazione in età matura, questa ghiandola di circa 150 mg, grossomodo al centro del cervello, è uno dei centri dell'organizzazione circadiana dell'organismo, comunque di ancora poco interesse in neurologia moderna. C'è una relazione di reciprocità tra il funzionamento della ghiandola pineale, la tiroide e le ghiandole adrenali, e col sistema immunitario.
Religone e filosofia Per la sua posizione centrale, per l'aspetto calcifico e il disegno creato al taglio anatomico, è sempre stata oggetto di concetti misterici. Anticamente era chiamata il "terzo occhio" e le venivano attribuiti poteri mistici. Per la medicina orientale, le informazioni ricevute dai campi di energia sottile attraverso la ghiandola pineale sono decodificate e trasmesse lungo la colonna vertebrale come vibrazione risonante. L'informazione viaggia ad altre parti del corpo attraverso canali di energia, campi bioelettrici, fibre nervose e sistemi di circolazione. Per Descartes la ghiandola pineale è il punto privilegiato dove mente (res cogitans) e corpo (res extensa) interagiscono.
Per i Discordiani, consultando la propria ghiandola pineale si può ottenere alle domande più difficili sulla vita
I Ninja 忍者, o anticamente Shinobi, erano guerrieri misteriosi o mercenari molto diffusi nel periodo del Giappone feudale. Il ninja era una figura conosciuta per azioni di spionaggio, sabotaggio, infiltrazioni segrete o addirittura assassini a seconda della situazione in cui si trovavano.
Nonostante anche loro possano definirsi guerrieri per il loro, ad ogni modo, combattivo addestramento, si differenziavano di gran lunga dai samurai, principalmente per il loro furtivo e nascosto quasi invisibile modo di operare. I samurai, al contrario dei ninja inoltre, osservavano ferree e dure regole di combattimento e onore, cosa invece non contemplata dai ninja.
Gli shinobi (o ninja) erano in realtà un gruppo specializzato e addestrato appositamente per essere delle spie e mercenari, molto famosi nell’era Sengoku, periodo storico conosciuto per le sanguinose “guerre tra gli stati”. Nel periodo di caos che infatti fu il periodo Sengoku, mercenari e spie erano molto attivi tra le province, molti ninja venivano addirittura ingaggiati dai clan. Dopo l’unificazione del Giappone nell’era Tokugawa, la figura del ninja scomparve insieme ai clan e il loro gruppo venne sostituito da un corpo di agenti segreti chiamato Oniwabanshu.
Con l’arrivo della Restaurazione Meiji (1868), gli shinobi erano diventati parte della tradizione popolare, un puro argomento di fantasia che riempiva di mistero storie e folklore. Il ninja appariva infatti in leggende e miti addirittura con qualità o abilità inventate dal popolo che conferiva a queste figure doti quasi sovrumane: alcuni infatti si racconta fossero in grado di correre o camminare sull’acqua, altri riuscivano a controllare i quattro elementi o altri ancora volare; ciò portò come, ovvia conseguenza, a dare, in Occidente, una visione del ninja come di un coraggioso, abile e misterioso guerriero.
Anche se rimangono comunque differenti rispetto alla figura del samurai, anche i ninja conservavano un loro particolare codice traducibile in un concentrato di saggezza, filosofia e frammenti di vita militare scritti e poi raccolti nel Bansenshukai.
Etimologia della parola Ninja/Shinobi
Una curiosità è da ricercarsi nell’etimologia della parola Ninja/Shinobi. La parola Ninja e la parola Shinobi infatti si riferiscono entrambe alla figura del ninja e non sono altro che la lettura differente di uno stesso gruppo di kanji.
Ninja è infatti la lettura On dei kanji 忍者 mentre Shinobi è la lettura Kun.
Se prendiamo infatti il primo Kanji 忍 la lettura On è “Nin” mentre secondo la lettura Kun è “Shin o Shino(bu)”. Shinobi è inoltre la forma abbreviata della più lunga trascrizione “Shinobi no mono”. Altra curiosità sta inoltre nel significato del verbo Shinobu che significa “celarsi, nascondersi”, cosa non affatto estranea ad un ninja che, come sappiamo tutti molto bene, era solito agire nell’oscurità e l’agire nell’anonimato era la sua principale caratteristica.
La parola Shinobi era in realtà la parola più usata per indicare questa categoria di “agenti segreti”, la parola ninja, anche se di connotazione ugualmente antica, comincia ad essere utilizzata molto più frequentemente della parola Shinobi solo dopo la Seconda Guerra Mondiale in quanto era molto più semplice e facile nella pronuncia per un occidentale che si apprestava a conoscere per la prima volta figure tipiche della tradizione giapponese.
Storicamente però la parola ninja, anche se ugualmente antica non era molto di uso comune ma veniva usata solo in espressioni colloquiali in alcune regioni, lasciando il maggiore uso allo Shinobi. Infatti è solo oggi che si usa la parola ninja ed è per molti la più conosciuta ma se si prova a leggere o ricercare alcuni documenti storici, libri, lettere o scritti antichi, è la parola Shinobi ad essere sempre utilizzata.
I ninja però, come molti film e racconti ci hanno insegnato, non sempre erano solo uomini. A volte, dietro la loro nera maschera e il loro scuro travestimento si nascondevano anche delle abili donne, finemente addestrate. Le donne ninja venivano chiamate Kunoichi くノ一. Questi due kana e un kanji, pronunciati rispettivamente “ku”, “no” e “ichi” formano insieme il kanji 女 Onna che significa appunto “donna”. Ma sembra che questa non sia la sola spiegazione. Ne esistono diverse, molte delle quali legati a racconti popolari.
Per chi volesse approfondire e saperne di più su queste, ormai leggendarie figure della cultura giapponese consiglio: