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venerdì 15 aprile 2016

il serpente piumato

Il Serpente Piumato č una delle piů antiche divinitŕ mesoamericane. Venerato da Maya e Aztechi, secondo recenti indagini archeologiche ha origini piů antiche di quanto si credesse: uno dei primi templi a lui dedicati č infatti quello di Teotihuacan, nel Messico Centrale, edificato intorno al 200 d.c.
Sulle origini del culto si possono avanzare piů ipotesi: Quetzalcoatl fu un eroe culturale successivamente divinizzato o nacque giŕ con natura divina? Quel che č certo č che questo titolo fu anche sacerdotale e, forse, regale.
Su questa emblematica figura mitica comune al Centroamerica ha cercato di far luce Laurette Sejournč,l'archeologa di origine francese che scavň a Teotihuacan negli anni "60: un'archeologa, fortunatamente, non digiuna di esoterismo e simbolismo come tanti dei suoi colleghi archeologi ed etnologi, e capace di tracciare connessioni validissime tra il simbolismo esoterico di Quetzalcoatl e la sua dottrina escatologica.
Prima di addentrarci nella densissima simbologia del Serpente Piumato, ne illustrerň il mito.
IL MITO DEL SERPENTE PIUMATO
Il Serpente Piumato č il mitico apportatore di civiltŕ (una sorta di Prometeo, potremmo dire) ma
anche il primo maestro spirituale, che supera il peccato e trascende la materia per ridivenire Luce, bruciando le radici dell'Ego. Il principale mito di Quetzalcoatl di cultura Azteca lo descrive come un re casto che, sotto l'effetto dell'ubriachezza, commette un peccato carnale e, pentito, si dŕ la morte nel rogo appiccato da sé stesso per espiare la sua colpa.Poi, secondo altri miti, discende agli
Inferi in forma di coyote e ruba delle ossa preziose che consentono la creazione dell'essere umano. Anzi, la ricreazione: giacchč il mondo aveva giŕ subito ben 4 distruzioni. Il Serpente Piumato č
dunque il creatore dell'epoca del Quinto Sole, in cui gli esseri umani tornano a vivere dopo le precedenti catastrofi. Che cosa ridona il Serpente Piumato all'uomo? "Ridona il tempo- scrive L.L.Minelli, una delle massime esperte di americanistica che permette al cosmo di riprendere il suo ciclo. Il sole si rimette in movimento: per questo il Quinto Sole č chiamato Movimento, Ollin."
Laurette Sejournč scrive nel suo libro "Il mito del Serpente Piumato" che "Venere, oltre a
simboleggiare Quetzalcoatl, simboleggia l'anima umana": in sostanza, secondo la Sejournč, Quetzalcoatl e il suo insegnamento spirituale di penitenza e caritŕ rappresentano lo strumento di redenzione per l'uomo comune.
Quetzalcoatl infatti dopo la morte e l'espiazione si trasforma in Venere ed ascende al Cielo: ridiventa cioč, parte dell'Uno Cosmico che lo stesso firmamento rappresentava.
Il Serpente Piumato avrebbe la stessa funzione del Cristo nel cristianesimo, porterebbe cioč un messaggio di speranza e salvezza per la particella celeste che ha preso forma umana in questo
mondo. Molti sono i testi aztechi citati da Bernardino de Sahagun che evidenziano come, anche per questa civiltŕ, l'uomo e il cosmo non fossero che il prodotto di una caduta da uno stato perfetto, e scopo dell'esistenza umana fosse il ricongiungersi all'Uno.
IL TEMPIO DI QUETZALCOATL A TEOTIHUACAN
A Teotihuacan, come giŕ anticipato, si trova quello che finora č stato identificato come il primo tempio eretto al Serpente Piumato.
La civiltŕ teotihuacana si sviluppň nel Messico Centrale, sugli altipiani della Valle del Messico e s'impose, nel tempo, gradualmente su gran parte della Mesoamerica.
In che modo l’espansione sia avvenuta, č tuttora oggetto di studio da parte degli specialisti; quel che si sa per certo č che questa cittŕ fu la prima del Messico Centrale ad entrare nel periodo Classico.
Dopo il declino,avvenuto intorno al 600-700 d.c, la cittŕ conobbe seicento anni di abbandono prima di essere riscoperta dagli Aztechi, e trascorsero molti altri anni prima che iniziassero i primi scavi archeologici. Le divinitŕ, che taluni americanisti vogliono considerare prototipi di quelle azteche, in genere sono una commistione di elementi simbolici acquatici e del fuoco, come la stessa Grande Divinitŕ. Recenti ipotesi sulla scrittura, i culti e i sistemi calendariali in uso nel sito potrebbero consentire di far luce sulle prime battute della storia mesoamericana: origini, diffusioni e contatti culturali potrebbero ad esempio chiarire le linee direttrici attraverso le quali la Mesoamerica č approdata al Classico.
Tuttora non conosciamo né la lingua né il ceppo etnico che ha dato vita a questa prima cittŕ amerindia, ma sappiamo che tutte le civiltŕ posteriori furono fortemente influenzate dal Mito di Teotihuacan, in cui si diceva fosse nato il Quinto Sole. La Piramide del Sole, e quella della Luna, costituirono il primo centro urbanistico del sito. La Piramide del Sole fu eretta per prima; qualche decennio piů tardi, fu edificata la Piramide della Luna, all'estremitŕ dell'asse N-S, conosciuto anche con il nome di Viale dei Morti: esso collegava le due Piramidi. Ma non vi sono solo le Piramidi: la piazza della Piramide della Luna ospita uno dei piů belli edifici della cittŕ, il Palazzo del Quetzŕl-Farfalla (Papŕlotl); accanto vi č il Palazzo dei Giaguari. Da questo, č raggiungibile il Palazzo delle Conchiglie Piumate. Questo insieme di monumenti apparteneva probabilmente alle prime fasi storiche di sviluppo della cittŕ.
Il piano urbanistico fu ratificato attorno al 200 d.c, ed ebbe come nuovo centro la Cittadella, contenente il Tempio di Quetzalcoatl, il primo della Mesoamerica.Il tempio di Quetzalcoŕtl č una piramide tronca, con base quadrata, formata da 7 piattaforme sovrapposte nello stile tablero-talud, ornata da teste di serpenti acquatici con collari piumati, conchiglie e grandi chiocciole.Nei tableros, al motivo della testa del serpente piumato si alterna una testa equiparata da alcuni studiosi a Tlaloc, il dio Azteco della Pioggia, correlato anche al tuono e alla fertilitŕ, da altri identificato come una variante iconografica del Serpente del Fuoco e da altri ancora come un’altra divinitŕ.
Secondo la Sejournč, Teotihuacan č costruita in modo da simbolizzare il cammino ascendente dello spirito umano, perché il Tempio del Serpente Piumato č ribassato rispetto alla planimetria
della cittŕ e all'imponenza della Piramide del Sole. Inoltre, nel Tempio si susseguirebbero le teste di rettili piumati o teste di Tlaloc simboleggerebbero il dramma umano dell'incarnazione e della vita. Vita che puň scaturire solo da elementi opposti:acqua e fuoco, dunque.Queste figure in sostanza simbolizzano le forze della creazione stessa, che per il Centroamerica č incontro-scontro di materia e spirito, vita e morte, luce e tenebre. Infine, 45 Il Viale dei Morti rappresenterebbe il cammino che i neofiti della dottrina di Quetzalcoatl percorrevano per giungere alla Piramide del Sole, probabile luogo di iniziazione. Il percorso che gli adepti percorrevano rappresentava l’ascesa del Serpente Piumato da Oriente fino al Sole, dove si era recato scendendo agli Inferi, per poi ricongiungersi all’Universo, all’Uno Cosmico. Questa č un’ipotesi affascinante che perň non č avvalorata da alcuna prova.
Il fatto che siano state scoperte sepolture ad inumazione di gruppetti di 1,4, 9, 18, 20 individui sacrificati agli angoli del tempio durante la fondazione e inaugurazione dell’edificio, fa supporre che la struttura fosse collegato a riti agricoli connessi alla fertilitŕ.Come abbiamo visto, la stessa divinitŕ cui č dedicato il Tempio puň essere relata alla fertilitŕ. A questo proposito, dato che le teste che compaiono sono 365, come i giorni del calendario solare, ma che vi sono anche vari segni che si riferiscono a Venere e alla Luna, il monumento rivela interrelazioni tra i due calendari di 365 e 260 giorni e i cicli agricoli.59 Non di meno, il simbolo venusiano puň essere riferito perň alla figura mitica del Serpente Piumato. Considerato il numero dei sacrificati nel Palazzo del Serpente Piumato, e il loro diretto legame con i valori calendariali, č probabile che anche a Teotihuacan, come presso gli Aztechi, la cosmogonia fosse fondamentale nelle costruzioni.
Per gli Aztechi, particolare valore assume la cosmogonia nelle costruzioni:il numero 4, le direzioni cardinali, erano oggetto di culto e assegnatarie di uno specifico colore in quanto si pensava che vi fosse una divinitŕ reggente per i quattro angoli del mondo. Queste divinitŕ erano figlie della coppia divina, erano i Tetzatlipoca, che soprassiedono a 4 creazioni e relative distruzioni. Secondo il mito, essi fungono da “sole” durante la loro reggenza e il quarto sole fu quello della Dea dell’Acqua. Il tardo mito Azteco del Quinto Sole nato a Teotihuacan dalla cooperazione di tutti gli dei, č noto come il Movimento e d č simbolicamente il numero 5, il centro della croce dei quattro punti cardinali, che riunisce in sé i quattro elementi primordiali che avevano impersonato i quattro soli precedenti.
A questo punto, č interessante notare come a Teotihuacan il Movimento fosse rappresentato da alcune varianti di croci. Una delle croci piů interessanti č senz’altro quella di Quetzalcoatl, di cui disserterň piů avanti.
La leggenda che narra come il Quinto sole nascesse a Teotihuacan in seguito al sacrificio di tutti gli dei precedenti e di una divinitŕ minore, il Purulento, č Azteca e non conosciamo la versione teotihuacana del mito, se mai vi fu; quello che possiamo notare č perň un’evidente continuitŕ storica e simbolica, come determinati simboli, quali la sopraccitata croce, parrebbero dimostrare. Parrebbe che il culto del Serpente Piumato sia nato a Teotihuacan e che gli Aztechi l’abbiano importato. Nel tempo, quello che č stato forse un personaggio storico dotato di carisma spirituale, č stato trasfigurato in un mito: anche questa č un’evidente assonanza con la sorte del Cristo e del cristianesimo.
IL SIMBOLISMO DI QUETZALCOATL
Il Serpente Piumato e la Divinitŕ Vecchia del Fuoco sono tra le divinitŕ piů ,antiche di Teotihuacan e portano spesso effigiato l’emblema del quinquonce, cioč i cinque punti nella croce. Il 5 era il numero sacro per eccellenza, il numero del divino, che vivificava la Creazione, piano materiale scisso in 4 punti (le direzioni cardinali). Tra Quetzalcoatl e il Dio del Fuoco e il fuoco stesso, vi č un evidente rimando: il fuoco mitico in cui il nostro brucia le radici dell’Ego, č componente indispensabile della Creazione, da cui puň scaturire la Vita. Nella mentalitŕ mesoamericana,č evidente il nesso tra il fuoco e la vita, o la resurrezione spirituale: che questo emblema sia associato ad entrambe le divinitŕ ed assuma valore catartico nella dottrina esoterica del Serpente Piumato, non deve stupire.
Altro parallelismo simbolico tra il fuoco e la vita spirituale č fornito dal fatto che la farfalla rappresenti sia l’anima che il fuoco. Il fuoco č l’elemento che permette all’anima di liberarsi della Materia: non solo fisicamente ma anche a livello simbolico, se si intende il fuoco come purificazione, rinuncia, sacrificio trascendente.
Negli affreschi di Teotihaucan e nella sua arte ceramica si trovano anche divinitŕ con attributi come quelli di Xipe Totec, il dio azteco della Primavera: nella versione teotihuacana, esso ha la faccia scorticata, tema che allaccia questa divinitŕ alla penitenza, al sacrificio individuale. E non solo: Xipe Totec č anche il dio della Rinascita, dunque della Liberazione…

LE ACQUE BRUCIANTI E LA CROCE
Ma i glifi piů sacri relati al Serpente Piumato sono quelli delle cosiddette “Acque brucianti” e la “Croce di Quetzalcoatl”.
Ricordiamo che nellacosmologia arcaica mesoamericana, acqua e fuoco sono gli agenti creatori. Da un punto di vista antropologico, come altrove, il culto del fuoco e dell'acqua č ancestralmente legato rispettivamente al maschile e al femminile.
Perchč questo simbolo č cosě vicino alla dottrina di Quetzalcoatl?
Nel mito, il Serpente Piumato brucia su un rogo appiccato da egli stesso, per espiare una colpa di tipo carnale. Una colpa che si puň categorizzare come un vero e proprio peccato, e generalizzare come una mancanza, una reazione d'orgoglio legata alla lussuria e alle tentazioni di questo piano sensibile.
Il Serpente ha una funzione escatologica nella tradizione mesoamericana: egli propone la ricongiunzione all'Uno , egli propone ascesi e rinuncia, egli propone di bruciare le radici dell'Ego.
Il rogo e l'assunzione in cielo di Quetzalcoatl nella forma del pianeta Venere vanno letti in chiave simbolica: egli propone una dottrina escatologica che di fatto, prevede un percorso gnostico.
Un percorso individuale, fatto di caritŕ, rinuncia, ricerca del Divino.
Perchč acque brucianti?
Le acque bruciano perchč sono infuocate: Quetzalcoatl infatti con il suo messaggio salvifico ha vivificato il cosmo, ha reso possibile la Vita. (difatti in molti miti egli concorre alla realizzazione del primo uomo di questo ultimo ciclo di creazione)
Quetzalcoatl ha bruciato l'acqua, operando una contraddizione e sfidando le leggi fisiche, per indicare la via; questo simbolo ricorda il suo sacrificio e la sua ascensione, ma unisce i due precedenti culti dell'acqua e del fuoco, da cui scaturisce la vita.
Quetzalcoatl veniva infatti invocato come "Signore" e "Salvatore" dagli Aztechi che ne ampliarono il culto, anche se lo pervertirono in reiterati e sanguinosi rituali: ecco un altro inevitabile parallelismo col cristianesimo, dove il Salvatore č il Cristo.
La croce di Quetzalcoatl č una delle tante forme del quinquonce: come molta della simbologia messicana, essa fa riferimento alla sacra legge del Centro, per cui solo nel Centro esiste la Veritŕ.
Il Centro č metaforicamente il punto d’incontro tra tendenze avverse, dunque puň essere il solo luogo ove si raggiunge un determinato equilibrio: il luogo ove risiede la Veritŕ, per la cosmologia mesoamericana: e proprio il quinquonce č l’emblema di questo sacro concetto. Come il cuore, al centro dell’organismo umano, rappresenta l’involucro della scintilla divina che deve liberarsi per ritornare al Regno Divino, come spiegano tante raffigurazioni in cui il Serpente Piumato spacca cuori umani, cosě, anche nel macrocosmo, solo il Centro, poiché in perfetto equilibrio, puň ospitare il Divino.


E dove risiede questo divino, nel cosmo? Osserviamo la croce: il centro č raffigurato all’interno di essa. La croce,rappresentazione della materia, č vivificata dal quinto punto, che č l’insegnamento spirituale del Serpente Piumato. Quiinto punto che, in altra sintesi, rappresenta l’anima mundi, posta al centro della Creazione, costituita dalla Materia: dunque, in questo piano creativo, l’ideale punto saldante l’unione di Materia-Spirito: in poche parole, quella particola divina che, se liberata, ci riscatterŕ dall’amaro calice della vita materiale.

mercoledì 28 gennaio 2015

il ritorno degli antichi dei.


La teoria degli antichi astronauti, detta anche teoria del paleocontatto o paleoastronautica, è l'insieme delle teorie che ipotizzano un contatto tra civiltà extraterrestri e antiche civiltà umane, quali Sumeri, Egizi, civiltà dell'India antica e civiltà precolombiane. Tali teorie, diffusesi a partire dalla metà del XX secolo, non sono accettate dalla comunità scientifica e pertanto sono generalmente inquadrate nel più vasto e controverso campo pseudoscientifico della cosiddetta archeologia misteriosa o pseudoarcheologia. Sono anche diffuse inufologia, rientrando in particolare nel campo di indagine definito "archeologia spaziale", "archeologia ufologica" oclipeologiaLa nascita della paleoastronautica si fa risalire al 1960 con la pubblicazione di un articolo del matematico russo Matest Agrest. In seguito, le teorie sul presunto contatto tra civiltà extraterrestri e alcune antiche civiltà umane sono divenute popolari negli anni sessanta e soprattutto negli anni settanta con la pubblicazione dei libri di Erich von Däniken e Peter Kolosimo, autore di numerosi best seller, tra cui Non è terrestre (1968) e Astronavi sulla preistoria (1972). Il substrato di tali teorie era già stato elaborato alcuni anni addietro, subito dopo gli anni cinquanta, con la nascita dell'ufologia in seguito alle prime testimonianze documentate di avvistamenti di UFO. All'ufologia si unirono le tesi già elaborate da Charles Fort sull'apparente incoerenza cronologica di alcuni manufatti e il rinnovato interesse popolare degli anni sessanta nei confronti delle antiche civiltà e delle loro mitologie. In ambito ufologico nacque la clipeologia o paleoufologia, rivolta allo studio delle presunte manifestazioni di UFO nelle epoche passate. Inizialmente la paleoastronautica si sviluppò come una branca della clipeologia rivolta al periodo preistorico e protostorico, concentrando la sua attenzione su reperti archeologici di tali epoche. I sostenitori delle teorie sugli antichi astronauti, però, non si limitano a sostenere, come fanno i clipeologi, che visite di alieni siano avvenute anche nei secoli passati, ma affermano che vi sia stata un'influenza aliena nello sviluppo della civiltà e della specie umana, arrivando a mettere in discussione, almeno in parte, la teoria evolutiva di Charles Darwin, talvolta sostituendola con tesi creazioniste, secondo le quali la specie umana sarebbe stata geneticamente creata da entità superiori o per il tramite di angeli extraterrestri. Se per la paleoantropologia l'uomo è il risultato di un processo evolutivo endogeno durato tre milioni di anni, che ha portato le proto scimmie africane ad assumere via via la statura eretta e a sviluppare la propria intelligenza, andando a formare società via via più avanzate, i sostenitori delle teorie degli antichi astronauti ipotizzano che specie aliene sbarcate sulla Terra, attraverso numerosi e remoti contatti con popolazioni locali, abbiano indotto o anche solo favorito e guidato il percorso evolutivo della specie umana. Questi contatti, in taluni casi costituiti da soggiorni prolungati di extraterrestri sulla Terra, avrebbero influenzato lo sviluppo di alcune civiltà: tracce a testimonianza di questi eventi sarebbero riconoscibili, secondo i fautori di queste teorie, studiando con una certa forma mentis alcuni reperti preistorici. Tra i principali divulgatori delle teorie degli antichi astronauti vi sono lo scrittore e giornalista italiano Peter Kolosimo e l'archeologo e scrittore svizzero Erich von Däniken, preceduti di alcuni anni dal francese Robert Charroux e dal britannico W. Raymond Drake. Kolosimo e von Däniken dalla seconda metà degli anni sessanta hanno prodotto una serie di libri di grande presa popolare diffusi in molti paesi del mondo. Tali teorie sono state sostenute anche da alcuni religiosi, come il pastore presbiteriano e ufologo statunitense Barry Downing e il sacerdote cattolico spagnolo Salvador Freixedo. Altri popolari scrittori che, in seguito, hanno ripreso questa teoria sono Zecharia Sitchin e Robert K. G. Temple. Tra gli altri che si erano interessati, prima della seconda guerra mondiale, a tali teorie vi fu anche il sensitivo Edgar Cayce. Diversi altri autori hanno teorizzato il riferimento nei testi sacri o comunque mitologici a visite di alieni: tra questi Mario Pincherle, Mauro Biglino, padre Enrique López Guerrero, Claude Vorilhon, Lloyd Pye, Corrado Malanga e Biagio Russo. L'avvento di Internet ha favorito la diffusione di tali teorie, attraverso la nascita di innumerevoli siti web, per lo più amatoriali, che trattano di miti e presunti misteri, mescolandoli assieme ad argomenti di archeologia divulgativa, secondo uno schema poi ripreso da altri mass media, ignorando, rigettando o mettendo in discussione le tesi riconosciute nel mondo scientifico e accademicoEsistono diverse ipotesi sul cosiddetto paleocontatto, che sarebbe avvenuto tra la specie umana e specie aliene:
  • la specie umana sarebbe il risultato di una creazione programmata, ovvero di esperimenti genetici condotti da extraterrestri sugli ominidi, che fino a quel punto si sarebbero evoluti spontaneamente sulla Terra in concordanza con la Teoria di Darwin e dunque, in questo secondo caso, senza nessuna apparente contraddizione con essa. Il fine di questi presunti alieni sarebbe stato accelerare l'evoluzione spontanea della specie umana: adattamento evolutivo e neo creazionismo dunque sarebbero veri entrambi. Il principale argomento a sostegno di questa teoria è il tempo relativamente breve impiegato dall'Homo sapiens (300.000 anni) per giungere a un livello evolutivo mai raggiunto da altri organismi, pur presenti sulla Terra da centinaia di milioni di anni.
  • la specie umana avrebbe avuto contatti con extraterrestri sin dalle ere più antiche. Questi alieni sarebbero le divinità delle civiltà antiche (egizi, maya,aztechi, popoli della Mesopotamia, romani), raffigurati nelle loro opere d'arte. Altri indizi della presenza di extraterrestri in epoche passate sarebbero celati in testi religiosi, come la Bibbia e il Rāmāyaṇa, o in opere letterarie di carattere epico. Gli extraterrestri si sarebbero manifestati anche in epoche successive: dipinti medievali e rinascimentali, specie a carattere religioso, mostrerebbero in cielo delle navicelle spaziali, a volte addirittura con angeli alla guida.
  • il ritrovamento di OOPArt, ossia "oggetti fuori posto", in quanto "fuori dal tempo", soprattutto sotto il profilo tecnologico, rispetto alle temporizzazioni dell'archeologia canonica. 
Secondo i suoi sostenitori, elementi a favore della teoria degli antichi astronauti si rinvengono nell'architettura e nell'arte antica. Esisterebbero numerosi siti archeologici che testimonierebbero il contatto tra la specie umana e visitatori extraterrestri, alcuni dei quali costruiti con tale perizia da suggerire l'uso di tecnologie aliene. Gli ufologi e, in particolare i clipeologi, citano, tra gli altri, Giza, Baalbek,Yonaguni, le Linee di Nazca, i monoliti di Stonehenge, oltre a incisioni rupestri e statuette rinvenute nelle Americhe, nelle isole del Pacifico, in Australia, in aree europee come la Scozia e in zone alpine, quali il Musinè o la Valcamonica. Le popolazioni umane primitive avrebbero visto le forme di vita aliene come "angeli", "spiriti", "dei" o "semidei". Inoltre i teorici degli antichi astronauti interpretano vari brani dell'antica letteratura sumera e alcuni testi sacri prodotti da antiche civiltà del pianeta come possibili resoconti di un contatto a livello planetario. In particolare sono spesso citati l'Epopea di Gilgamesh, il Rāmāyaṇa(dove si parla di carri volanti chiamati Vimana) e alcuni libri della Bibbia, come il Libro di Ezechiele (in cui è descritta la visione di un "carro di fuoco").
 L'idea principale su cui si muove il recupero dell'astrologia dal medioevo all'età rinascimentale è che gli dei antichi sono in realtà stelle; la loro raffigurazione quindi contiene implicitamente i corrispondenti significati cosmologici. L'idea che i pianeti siano esseri viventi era già diffusa nel primo medioevo e si connetteva a svariati processi di identificazione tra pianeti e dei, iniziata sin nei tempi antichi. Per il mondo greco però questa sovrapposizione non fu affatto immediata. Aristofane nella commedia La Pace (vv.406-413) distingue i greci dai barbari, anche perché questi ultimi venerano superstiziosamente il Sole e la Luna e credono negli effetti nefandi delle eclissi. In seguito si era avviata questa compenetrazione tra il divino e l'astrale a partire dall'influsso della tradizione caldea sul mondo greco. Il pensiero greco aveva postulato l'idea del pianeta come essere vivente e divino con la scuola di Zenone stoico, dove l'astrologia veniva di fatto impiegata anche per finalità divinatorie. In effetti si può leggere in questa concezione anche un fertile innesto della religione egizia, che già secoli prima rappresentava lo zodiaco attraverso le sue divinità, come ci illustra lo zodiaco di Denderah. Ciò può essere dovuto alla diffusione in Grecia di testi egizi che prendevano il nome dai loro stessi autori: ilNechepso e il Petosiris, il primo un faraone e il secondo un sacerdote egiziano. Anche Eratostene parla di questa combinazione divinità e zodiaco, mentre in poesia si comincia con Arato ad associare le stelle agli antichi miti.
Ma non mancano detrattori; celebre ad esempio è la questione sollevata da Carneade nella sua polemica contro l'astrologia, perché rimaneva indimostrabile il fatto che due gemelli avessero destini differenti pur nascendo nello stesso giorno e ora, mentre persone nate in periodi diversi potessero morire nello stesso momento e modo, come per una battaglia o catastrofe. Lo stesso Panezio, amico di Scipione Emiliano e di Polibio, pur appartenendo alla scuola stoica, respinse alla fine l'astrologia, negando di fatto agli astri ogni rapporto con il divino, mentre Varrone indicava nelle divinità soltanto simboli dei corpi celesti.
Nonostante ciò questo processo di identificazione tra dei ed astri diviene sempre più saldo; Manilio nel suo poema Astronomica, scritto tra il 9 e il 15 d.C., celebrava gli astri come divinità, contribuendo a fondere sempre più la mitologia con l'astrologia e la rappresentazioni degli dei con quella dello zodiaco. Già in età repubblicana cominciano ad essere usate le espressioni abbreviate Saturnus oJuppiter al posto di Sidus Saturni e Sidus Jovis, mentre in età augustea viene introdotta la settimana planetaria, fino ad una corrispondenza tra calendario e zodiaco, che riguarda non solo i giorni ma anche i mesi e le ore.
Macrobio allude a queste corrispondenze ad esempio tra marzo e Marte, in latino per entrambi mars, che corrisponderebbe all'Ariete, segno zodiacale del mese di marzo. Così anche aprilis verrebbe dal greco aphros, cioè spuma: è difatti aprile corrisponde a Venere in associazione con il Toro. Maggio ancora, cioè maius, deriva da Maia, madre di Mercurio e questi è infatti il pianeta del mese di maggio, corrispondente al segno dei Gemelli, mentre giugno si riferisce al segno del Cancro, domicilio della Luna, perché associato a Giunone Lucina o lunare. Ancora gennaio deriverebbe da uno degli dei più antichi e importanti dell'antichità romana: il Giano bifronte.
Le arti figurative non si sottraggono a questo rimando tra miti e stelle, come si nota nel celebre globo farnese nel Museo Nazionale di Napoli, copia romana di un originale greco forse ispirato al poema sulle costellazioni di Arato: sono rappresentate le costellazioni celesti attraverso l'iconografia degli antichi miti sulla superficie di una sfera sostenuta da un Atlante, con uno alto stile di esecuzione .Anche le ore hanno una divinità diversa a secondo del giorno della settimana, partendo dalla regola che il pianeta, che governa il giorno, amministra anche la prima ora dopo l'alba, mentre le successive sono distribuite tra i vari pianeti, che si susseguono sempre nel medesimo ordine: cioè Sole, Venere, Mercurio, Luna, Saturno, Giove, Marte.
È il caso della figurazione dell'Idra, costellazione che ne porta sopra altre due; il corvo e la coppa qui con un chiaro riferimento alla storia mitica di Apollo, che manda il corvo ad attingere acqua alla fontana sacra, mentre la disobbedienza costa all'animale come punizione una specie di supplizio di Tantalo, di stare cioè sul dorso dell'Idra insieme alla coppa, senza potersi mai dissetare.
Importante sulla scia della identità iconografica tra mito e costellazione è anche il disco di bronzo di un orologio con raffigurazioni zodiacali, ora nel Salisburgo Stadtmuseum, databile intorno al sec. II-III d. C.. Tale classicismo descrittivo rifiorirà solo in età rinascimentale a partire dalla carta zodiacale di Albrect Durer o nella carta di Pietro Apiano del 1536 e ancora con l'Atlante del disegno Giorgio Martini (1439-1502), una delle prime riprese figurali del mito, che non regge un globo, ma bensì un disco piatto.
Ancora l'idea di Manilio di accoppiare i mesi alle divinità finisce con l'avere nella stessa età romana le sue esecuzioni figurative come l'altare di Gabi e i menologi rustici.
La rappresentazione nell'arte figurativa dello zodiaco acquista sempre più un carattere simbolico, in genere riferendosi al potere universale del monarca, unita a esigenze decorative ed estetiche. Un esempio ci può essere offerto dalla volta del triclinio imperiale di Nerone, che probabilmente raffigurava uno zodiaco su una grande tavola di avorio e riproduceva il moto celeste attraverso un meccanismo idraulico. Con l'avvento del cristianesimo l'astrologia subisce una iniziale decadenza, ma continua a rimanere radicata nella cultura sia laica che religiosa. Ancora l'evocazione simbolica del potere implicita nell'immagine dello zodiaco resiste negli ambienti del potere. L'identificazione di Dio stesso con il sole, basata sulle teorie eliosofiche e la penetrazione del mazdeismo nella cultura tardoantica spingono ancora imperatori come Aureliano e Costantino a non rinunciare ai culti astrali. Costantino chiede la creazione dell'oroscopo della città di Bisanzio, che venne ritrovato nel rinascimento da Pomponio Gaurico nella biblioteca vaticana e pubblicata dal fratello Luca nel Neapolitani prognosticon. Sempre Costantino, in perfetto accordo con le teorie orientali di una origine celeste del potere non mancò di farsi raffigurare su una colonna a Bisanzio con le vesti del sole .
La filosofia tardo antica cerca inoltre di rafforzare la posizione dell'astrologia e della magia in genere. Nell'ambito neoplatonico è possibile una distinzione tra teurgia e goetia, la prima rivolta a spiriti stellari buoni la seconda ad entità malvagie, categorie di popolazioni magiche già individuate da Apuleio. Anche in questa visione riscopriamo la resistenza di un rapporto stretto tra spiriti ed astri. In questo modo l'astrologia proprio perché riferita al mondo celeste è in se stessa benigna: per Plotino in particolare le stelle con i loro transiti sono segni inviati della divinità stessa per meglio predisporci verso il futuro.
Invece l'atteggiamento dei padri della chiesa verso i pianeti - dei è nel migliore dei casi polemico e diffidente. Per un Tertulliano, che aveva dato una particolare spiegazione sugli spiriti planetari, definendo l'astrologia la dottrina degli angeli caduti, la divinazione con gli astri non ha più necessità di essere dopo la discesa del Cristo sulla terra. La possibilità preditoria dell'astrologia appare così superflua nell'ambito del modificato rapporto con il destino dell'uomo, eticamente rigenerato dal Cristo. San Agostino considera malvagi tutti gli dei astrologici in una polemica, che vuole essere di fatto anche un colpo di grazia al morente paganesimo. La critica di Agostino è però di base compromessa dal suo stesso avvicinamento, avvenuto in età giovanile, a questa scienza divinatoria. Infatti il rifiuto dei perfidi dei astrali nel De Civitate Dei mostra almeno rispetto per uno di essi, che era poi la divinità prescelta dai platonici: Saturno, di cui descrive la etimologia metà greca e metà latina, cioè da Satur abbondante e nous mente.
Nel corso del medioevo non mancheranno tentativi di eliminare la stessa settimana planetaria e addirittura di conciliare le costellazioni con nomi biblici, come fa Irenico in piena età carolingia, mentre nel Li cumpoz di Filippo di Taon si prova a sostituire ai dodici segni i dodici patriarchi. Questa operazione garantiva ancora e in un ambito religiosamente rivoluzionato l'antica assimilabilità degli astri a delle manifestazioni del divino in terra.
Le stelle, prima associate strettamente agli dei e ai miti pagani, ossia agli eroi divinizzati e alle gesta mitiche dell'antichità, ora trovano il loro corrispettivo terrestre nei nuovi eroi della tradizione ebraico cristiana, santi e patriarchi.
Ma i presupposti dell'astrologia e la credenza negli spiriti astrali non cessano per questo. Già nell'ottavo secolo l'imperatore bizantino Teofilo istituirà una cattedra di astrologia per ringraziare il filosofo Leone, per aver salvato la città di Salonicco da una epidemia attraverso l'uso degli influssi astrali. Questa era di certo una circostanza fortuita, una scelta fatta sull'onda emotiva di una grande sventura evitata e nella storia antica non mancavano esempi di comunità salvate dalle conoscenze oscure di un filosofo, come il caso di Empedocle, che blocca il diffondersi della malaria a Siracusa e che viene divinizzato dalla comunità. Ma la cattedra assegnata a Leone è comunque un primo segno di un dibattuto recupero. In effetti il pensiero medievale tenta un riscatto dello zodiaco soprattutto attraverso l'idea di stelle come esseri spirituali e capaci di intervenire sul mondo terrestre. In questo modo si assiste alla sopravvivenza dei miti e degli d-*+





venerdì 11 aprile 2014

Incas






Gli Incas costituivano originariamente una tribù guerriera che abitava le regioni e gli altopiani nel sud della Cordigliera Peruviana.
- Secondo la leggenda, il primo imperatore, Manco Capac, era stato mandato sulla terra dal padre, il diosole, intorno al XII secolo dell’era cristiana e si era stabilito a nord del lago Titicaca (dove sorge Cuzco)
- Circa per 300 anni gli Incas si scontrarono con le tribù più vicine.
 - Il regno degli Incas iniziò sotto Viracocha e proseguì sotto il figlio Pachacuti fino alla conquista dell’intero lago Titicaca.
- Attorno al 1437 i territori degli Incas si allargarono oltre Cuzco conquistando le zone vicine.
- Pachacuti Topa arrivò a sottomettere il potente regno costiero e si spinse verso sud lungo le Ande.
- Nel 1493 l’impero comprendeva l’attuale Colombia.
- Nel 1527 si scatenò una lotta per la successione tra  Huascar e Atahuallpa. Ne uscì vincitore Atahuallpa che fece uccidere il fratello.
- La guerra civile aveva indebolito fortemente l’impero che diventò facile preda per i conquistadores spagnoli sotto il comando di Francisco Pizarro


IL TERRITORIO
Gli Incas vivevano in un territorio, poco più vasto dell’attuale Perù, che è dominato dalle grandi catene montuose delle Ande.
La maggior parte dell’impero era costituito da catene montuose oltre i 3000 metri d’altezza. Al di là delle catene costiere le piogge sono scarsissime ma i venti dell’est soffiano sopra le grandi giungle amazzoniche, essi scaricano le piogge via, via che si alzano verso le vette delle grandi catene montuose.
Il terribile deserto è tagliato da pochi fiumi che alle foci sono popolati da alcuni animali: leoni marini, foche e balene.
Ci sono grandi differenze climatiche tra i freddi altopiani e le calde e umide foreste pluviali del bacino amazzonico e la zona costiera influenzata da una corrente fredda che bagna la costa abbassando la temperatura per molti mesi.
Questo territorio era abitato da due tipi di popolazione: quella che viveva sulla costa e quella che viveva lungo le falde delle vallate e sugli altopiani
Machu Picchu fu una delle più grandi e importanti città incaiche degli altopiani.


LA SOCIETA’ INCAICA
La società incaica era ben ordinata. Ognuno, dal Sapa Inca, al contadino, conosceva la sua posizione sociale, le sue responsabilità e i suoi compiti.
Nel gradino più alto c’era il Sapa Inca  (imperatore)  e la sua Coya   (moglie) cui era affidato il potere.
Sotto di loro vi era il sommo sacerdote e il comandante dell’esercito.
 Di livello altrettanto elevato erano i quattro APO: i governatori dei quattro cantoni.
Tutti questi erano  discendenti dei vecchi Sapa Inca, infatti, le più alte cariche dell’amministrazione spettavano ai membri della famiglia dell’Imperatore.
Questi giudici, generali e altri funzionari formavano i ranghi privilegiati.
Sotto queste classi privilegiate stavano i funzionari amministrativi e altri artigiani: falegnami, spaccapietre…
Però la parte più numerosa della popolazione che formava la base della società incaica, era costituita da semplici famiglie: contadini che lavoravano le terre.


IL SAPA INCA
Il titolo di Sapa Inca  significa “l’unico imperatore“.
Quando il Sapa Inca  saliva al trono doveva sposarsi con sua sorella maggiore, che veniva chiamata
Coya (regina ).
Il loro primo figlio a sua volta sarebbe diventato il futuro Sapa Inca .
Il Sapa Inca poteva avere anche piu’ di una moglie.
L’imperatore era un sovrano assoluto. I consiglieri che sceglieva il Sapa Inca, potevano aiutarlo a risolvere i suoi problemi, ma solo le sue parole erano legge.
Doveva preparare i piani per le guerre intraprese in suo nome.
Nessuna città e nessun  edificio poteva essere costruito senza il permesso del Sapa Inca.
Con visite frequenti gli amministratori e i governatori delle provincie lo informavano di tutto quello che  accadeva nel suo impero. Il Sapa Inca viaggiava molto per visitare il suo popolo.
Ogni Sapa Inca costruì un proprio palazzo nel centro di Cuzco, dal quale governava il suo paese .
L’imperatore era circondato da oggetti belli, fatti apposta  per lui e veniva servito dalle proprie mogli. Quando il Sapa Inca moriva, il suo corpo veniva mummificato, conservato e tenuto nel  palazzo, dove i servi continuavano a occuparsi di lui come avevano fatto quando era vivo.

AGRICOLTURA

Al tempo degli Incas la popolazione residente era più numerosa di oggi quindi la produzione del cibo era un problema importante.
L’attività principale di questo popolo era l’agricoltura: si coltivavano soprattutto le patate e il mais, un vegetale ancora sconosciuto in Europa, che cresceva bene anche sugli altipiani delle Ande.
I prodotti della terra servivano in parte al mantenimento dei membri delle piccole tribù legate da vincoli di parentela. 
Ogni famiglia passava il proprio tempo a lavorare le terre del sole. Questo era il dovere religioso più importante di ogni capo famiglia.
Persino i bambini dovevano lavorare. I ragazzi lavoravano nei campi, facendo scappare uccelli e animali dalle terre coltivate, mentre le bambine lavoravano a casa.
Un ispettore di tanto in tanto visitava le campagne per valutare il quantitativo di grano da versare come tributo allo Stato. Il raccolto del granturco, veniva conservato in piccoli magazzini statali. Se il raccolto andava male, si prelevavano le scorte alimentari dai magazzini in modo che nessuno soffrisse la fame.
Ogni pezzetto di terra veniva coltivato.
Ottenevano raccolti abbondanti concimando la terra con pesci ed escrementi di uccelli

TERRAZZAMENTI

Nelle regioni montuose, gli abitanti dei villaggi non solo coltivavano le valli dei fiumi ma costruivano terrazzamenti irrigati chiamati ANDENES lungo i fianchi delle colline.
Innalzavano muri di pietra attraverso i pendii e colavano di terra la zona tra un muro e l’altro.
Le montagne sembravano gigantesche scalinate, tutte verdi al momento della crescita delle colture.
Le sorgenti di montagna venivano deviate e fatte scorrere lungo le terrazze. Qua e là, attraverso i canali d’acqua, erano poste lastre di pietra di sbarramento, che potevano essere sollevate per irrigare attorno ogni appezzamento di terreno.
L’autorità centrale mandava esperti incaricati dal governo che supervisionavano la selezione e là semina delle messi, e insegnavano ai contadini le tecniche di drenaggio, fertilizzazione e terrazzamento.
Gran parte del raccolto veniva requisita per le esigenze della famiglia imperiale o immagazzinata in vista di distribuzioni pubbliche in caso di emergenza

L’ ALLEVAMENTO
Molto importante era l’allevamento di lama, alpaca e vigogna.
I  LAMA erano utilizzati come bestiame da soma, mentre gli ALPACA venivano addomesticati e allevati principalmente per ricavare la lana.

Nei pascoli si ammassavano greggi di ALPACA, (che sono un tipo di lama come i vigogna), la cui lana forniva indumenti per quasi tutta la popolazioni.
La VIGOGNA SELVATICA veniva cacciata soltanto per ordine del Sapa Inca, che era l’imperatore.
La fine lana dei VIGOGNA era riservata agli indumenti d’Inca e dei funzionari più importanti.

PESCA
Le popolazioni incaiche si nutrivano di pesce che i pescatori pescavano su delle zattere. Catturavano il pesce con degli ami ma anche con delle reti chiamati scorticarie.




NAVIGAZIONE

Da molte città costiere salpavano grandi zattere in legno di balsa (legno sottile). Ognuna era dotata di una grande vela bianca di stoffa e ai lati di due file di rematori. Grandi quantitativi di merce di scambio venivano trasportati in questi vascelli lungo la costa.

ARTIGIANATO
Gli artigiani inca producevano ceramiche, tessuti, ornamenti di metallo, utensili in bronzo e armi con belle decorazioni.
I vasai facevano orci e vasi secondo disegni tradizionali e gli orafi lavoravano in oro ed argento oggetti favolosi per adornare palazzi e templi.
Alle persone anziane erano affidati lavori leggeri come la raccolta di legna da ardere e l’istruzione dei bambini.

ATTIVITA’ FAMILIARI


Tutti i membri della famiglia lavoravano. Tutti aiutavano nei lavori dei campi all’epoca della semina e del raccolto.
Ma c’erano anche molti altri lavori.
La madre faceva abiti per tutta la famiglia con la lana di alpaca, che lei e le figlie avevano filato e tinto.
Gli uomini intrecciavano l’erba per le calzature o ritagliavano la pelle di lama per fare robusti sandali.
Le donne intrecciavano i canestri usati per trasportare carichi sul dorso.
La maggior parte dei tegami e degli utensili di legno erano  fatti in casa.
Nella casa andina non c’erano nè letti nè sedie.
La famiglia dormiva su stuoie e si sedeva sui calcagni per lavorare e mangiare.
 Il pasto principale della giornata veniva consumato la sera. In genere si trattava di uno stufato fatto con patate, granoturco, fagioli e altre verdure, aromatizzato con spezie piccanti. Si arrostivano anche le pannocchie di granoturco.
In occasioni speciali si mangiava la carne dei porcellini d’India.
La maggior parte delle famiglie viveva sulle terre che coltivava.
Le case erano fatte di blocchi di pietra irregolari e le fessure del muro erano chiuse con argilla.
Dato che nessuno rubava il cibo o le cose altrui, non c’erano le porte come le intendiamo noi. Per isolarsi dal vento bastava una pelle di animali o una tenda di stoffa.
FILATURA E TESSITURA
Sono stati trovati solo pochissimi resti di tessuti incaici; la maggior parte sono marciti con il passare dei secoli nel clima umido degli altipiani. Tuttavia dai frammenti che rimangono si può dedurre che gli Incas erano abili tessitori.
Fin dalla tenera età tutte le fanciulle imparavano a filare e a tessere e anche a raccogliere piante da cui estraevano le materie coloranti per tingere la lana di alpaca. La lana veniva tinta prima della filatura, poi tessuta in pezze di stoffa calda e soffice e infine cucita per farne abiti. La stoffa era generalmente in tinta unita, a volte con una riga o con semplici motivi geometrici intessuti.
La stoffa per gli abiti della famiglia del Sapa Inca era molto più elaborata. Veniva tessuta da tessitori di professione e dalle Vergini del Sole, che erano le sarte dell’Imperatore e che avevano anche il compito di vegliare il Tempio del Sole.
Per questi si usava la lana serica della vigogna che veniva tinta in colori vivaci. I disegni erano complicati, geometrici, spesso ripetuti su tutto il pezzo di stoffa.


ABITI E ORNAMENTI
La stoffa e la decorazione degli abiti che venivano indossati dal popolo incaico cambiavano a seconda del loro rango, ma il tipo di abbigliamento era sempre lo stesso.
Gli uomini portavano una tunica che arrivava circa ai ginocchi, sulle spalle spesso c'era un grande mantello aperto sul davanti.
Ai piedi venivano messi dei sandali di cuoio o calzature d'erba.
Le donne mettevano vestiti lunghi, che arrivavano circa fino alla caviglia, certe volte indossavano una cintura molto larga e una mantellina di lana fina.
Sui cappelli mettevano un pezzo di tessuto ripiegato, che scendeva fino sulla schiena.
Nelle regioni montuose tutti gli abiti erano fatti di lana, ma nelle zone costiere si portavano vestiti più leggeri, di cotone.

LIVELLO CULTURALE DEL POPOLO INCA
Gli Incas erano un popolo di indios di lingua “quechua” che aveva costituito un vasto impero sulle Ande.
La civiltà Inca non conobbe l’uso della scrittura né quello della ruota.
Nonostante l’arretratezza tecnologica gli Inca costruirono imponenti edifici in pietra:
templi, palazzi, fortezze (ad esempio il complesso di Machu Picchu o il Tempio del Sole a Cuzco), ponti sospesi di corda (alcuni oltre i cento metri di lunghezza), canali di irrigazione e acquedotti.

LE CITTA’ INCAICHE
Le città incaiche erano molto diverse dalle nostre che comprendono negozi uffici e abitazioni.
Nelle città incaiche vivevano pochissime persone; la gente in gran parte viveva nei villaggi circostanti.
La città era quasi esclusivamente solo centro di governo. Qui erano conservati i dati riguardanti i piccoli paesi circostanti.
I funzionari locali si recavano in centro per riferire le notizie sulla situazione dei villaggi. La città, in caso di problemi, poteva richiedere aiuto alle popolazioni circostanti. In caso di carestia, le scorte venivano registrate dai “ Quipucamayoc”, i contabili incaici.
In ogni città il Sapa Inca aveva a disposizione un palazzo che veniva utilizzato dal governatore.
Sulle strade principali della città vi si trovavano le stazioni dei “Chasquis” i quali consegnavano messaggi provenienti da tutti i posti dell’impero.
C’erano anche i magazzini per i tributi, che venivano accumulati sotto forma di prodotti della terra.
C’erano quartieri artigianali dove orefici, carpentieri,  tessitori e altri vari esperti artigiani producevano oggetti speciali per l’imperatore e per i templi.
Un edificio importante era il Tempio del Sole; questo infatti veniva onorato come dio. Accanto al tempio vi era l’ “Acllahuasi”, dove vivevano le vergini del sole.



LA RELIGIONE
La religione incaica era il frutto della fusione di tre matrici culturali diverse:
la civiltà di TIAHUANACO, quella propriamente Inca e quelle delle tribù costiere mochica e chimù.
C’erano tre divinità supreme: una era il dio-bambino Viracocha “ schiuma del mare”, inconoscibile, creatore sovrano di tutti gli esseri viventi, del sole della luna e delle stelle; un altro dio era Pachacamac, dio della luna in tutto simile all’uomo; il terzo Inti, il sole creatore degli Incas, sposo di Mama  Quilla (mamma luna) e padre, oltre che di Manco Capac (l’uomo potente), anche di mama Oello (mamma Uovo), sua sorella e moglie.
La leggenda narra che Manco Capac e mama Oello erano partiti dal lago Titicaca con una bacchetta d’oro consegnata loro dal padre Inti e avevano fissato il punto in cui si sarebbero stabiliti, e lì sorse Cuzco. Gli inca-sovrani erano perciò ritenuti discendenti del Sole e divinità a loro volta.
Ma il Pantheon comprendeva anche molte altre divinità particolari, di tipo ANIMISTA, che ricordano da vicino l’antica religione latina in quanto attribuiva un dio (huaca) a ogni villaggio clan e famiglia. Cerimonie e rituali erano numerosi e molto elaborati, connessi primariamente con i cicli agricoli e la cura della salute; nel corso del loro svolgimento venivano sacrificati animali vivi (i sacrifici umani erano meno frequenti). 
Le feste più grandi cadevano ai due solstizi: le Intip Rayami, in onore di Inti, si protraevano per otto giorni.
Del ricco insieme di usanze, narrazioni e musiche inca, sopravvivono oggi solo scarsi frammenti.
Gli Incas celebravano la “Festa del Nuovo Anno”. Si riunivano nella campagne e abbandonavano le città. Il resto della popolazione si riuniva nella piazza vicina al tempio. All’interno del sacro edificio l’Inca (l’imperatore) si toglieva la corona (una semplice fascia frontale decorata con un simbolo sacro) e pregava il Sole per tutta la notte.
Poi quando i raggi del sole nascente inondavano il tempio, egli usciva sulla piazza incontro a un candido lama. Parlava all’animale e gli affidava un messaggio per gli dei. Poi il lama veniva condotto a morire sulla montagna perché por
tasse il suo messaggio al sole. Allora la gente danzava e bevevano chicha (birra di granoturco).   
LA FINE DELL’IMPERO INCAICO
Nel 1530 un soldato Spagnolo fu incaricato di formare un esercito di soldati per effettuare una spedizione nel sud America per impadronirsi della presunta enorme quantità d’oro.
Questo soldato portava il nome di Francisco Pizarro.
Dopo due tentativi non riusciti, Pizarro sbarcò sulla costa Peruviana. Trovò il paese distrutto da una guerra civile tra Huascar, il legittimo erede e il fratellastro Atahuallpa, che tentava di prendere il posto di Sapa Inca. I soldati di Atahuallpa avevano appena catturato e imprigionato Huascar.
In un primo momento gli Incas furono incuriositi dall’arrivo degli Spagnoli e di paura non ne avevano. Huascar e i suoi  seguaci li accolsero benevolmente pensando fossero persone venute dal cielo per punire Atahuallpa. Lui stesso accolse Pizarro e i suoi uomini  a Cajamarca sicuro di non avere nulla da temere vista la maggioranza di uomini a sua disposizione. Ma Atahuallpa venne catturato da Pizarro  e gli Incas furono spaventati dai cannoni e dai cavalli e non riuscirono a resistere all’attacco a sorpresa degli Spagnoli.
Da quel momento cominciò il declino del impero incaico. Pizarro tolse molta parte del potere agli Incas i coloni spagnoli conquistarono tutte le terre incaiche.

Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

   Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)...