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martedì 13 ottobre 2015

che fine fa l'anima dopo la morte?

Secondo le testimonianze raccolte da Newton e dai suoi collaboratori, le anime che lasciano il corpo fisico vengono immediatamente accolte da una guida spirituale o da persone conosciute in vita e che hanno già lasciato il piano terreno. Sebbene, il viaggio cominci quasi subito, non tutte le anime fanno immediato ritorno nell’Aldilà. Ci sono anime che sono state così seriamente danneggiate dall’esperienza terrena da non riuscire a tornare al mondo animico dopo l’uscita dal corpo fisico e che finiscono per ritrovarsi in un “luogo” di transizione.
A questo gruppo (meno numeroso rispetto a quello di chi fa immediato ritorno “a casa”), appartengono due tipi di anime: coloro che non accettano la dissoluzione del loro corpo fisico e lottano per non tornare al mondo dello spirito per motivi di angustia personale, e quelle anime che hanno compiuto o sono state complici di crimini molto gravi.
Mentre il primo gruppo di anime ha bisogno di “adattarsi” alla nuova condizione e, con il tempo accetta l’idea di proseguire il viaggio; alle anime che hanno perpetrato crimini atroci viene concesso l’accesso al mondo animico in un luogo separato e isolato. La decisione che si conclude con l’isolamento viene presa con le proprie guide spirituali nei momenti successivi alla morte fisica: l’isolamento ha il solo scopo di aiutare l’anima a prendere consapevolezza del proprio operato, e il peso della propria coscienza e dei propri rimorsi sembrano essere l’unica “condanna”.
Dal momento che il male può prendere diverse forme sul piano terreno, le istruzioni spirituali e il tipo di isolamento utilizzato per ciascun anima sono diversi. Anche il periodo di isolamento e di indottrinamento da parte delle guide non è predeterminabile. Il dott. Newton, per esempio, ha raccolto testimonianze che riguardano i cosiddetti “spiriti malevoli”: molti di loro tornerebbero sulla Terra subito dopo un periodo di isolamento, al fine di espiare il proprio operato malevolo attraverso un’incarnazione migliore.
Comunque tutte le anime, a prescindere dall’esperienza avuta sulla Terra, approdano a una sorta di “porto centrale” nel mondo dello spirito, che Newton chiama “l’area di sosta”: in questo luogo simbolico simile a un “centro direzionale” (si tratta ovviamente di una metafora: i luoghi animici sono quasi indescrivibili con parole umane…), le anime vengono raccolte e poi orientate verso il proprio gruppo di appartenenza. La caratteristica più straordinaria di questo luogo è la sensazione che ci sia una grande forza mentale che dirige tutto in base a un’armonia misteriosa. I soggetti intervistati sotto ipnosi si riferiscono a questo luogo come a “un luogo di puro pensiero”.


I gruppi di anime e il Consiglio degli Anziani

A questo punto, l’anima fa ritorno al gruppo di appartenenza (a meno che non si tratti di anime molto giovani o di anime che vengono isolate per altre ragioni). Le anime che compongono il gruppo sono “anime compagne” di vecchia data, strettamente unite per l’eternità, che posseggono lo stesso livello di consapevolezza. Questi gruppi affiatati sono spesso composti da anime affini che mirano a obiettivi comuni a cui lavorano continuamente, anche aiutandosi a vicenda. Di solito, alcuni membri di uno stesso gruppo scelgono di incarnarsi contemporaneamente rivestendo il ruolo di parenti o di amici intimi proprio per lavorare insieme a un obiettivo comune.
Dopo essere ritornati nel gruppo animico di appartenenza (che include in media da 8 a 15 membri), le anime sono chiamate a comparire davanti al “Consiglio degli Anziani”. Sebbene non si tratti di un Consiglio d’accusa, il suo scopo è quello di aiutare l’anima ad esaminare il proprio operato terreno prima di ritornare alle attività del gruppo di appartenenza. Il Consiglio è composto da “anime profondamente amorevoli e altamente evolute” che danno l’impressione di essere molto antiche.


I diversi livelli delle anime

Secondo Newton, il collocamento all’interno di un gruppo specifico è determinato dal livello di evoluzione. Nelle sue ricerche, Newton ha riconosciuto tre livelli: le anime principianti, quelle intermedie e quelle evolute. Con umiltà ammette di non essere potuto andare oltre, perché – ovviamente – le sue testimonianze provengono da anime ancora soggette al ciclo di incarnazioni terrene e gli è stato quindi impossibile “esplorare” l’esistenza di anime ormai evolutesi al di là dell’esistenza terrena. Con una certa ironia, afferma soprattutto che un’anima altamente evoluta non ha bisogno di cercare un terapeuta esperto di regressione per risolvere i conflitti relativi al suo piano di vita!

Le anime principianti

Ci sono due tipi di anime principianti: le anime che si reincarnano sulla Terra da poco tempo e le anime che si stanno reincarnando da un tempo relativamente lungo, ma che rimangono ancora immature. Newton crede che quasi i tre quarti di tutte le anime attualmente incarnate sulla Terra siano ancora nelle fasi iniziali di sviluppo. Le anime concludono il loro ciclo di incarnazione sulla Terra quando raggiungono la piena maturità.
Sempre secondo le scoperte di Newton, l’anima principiante può vivere una serie di vite in uno stato di confusione e di inefficienza a causa dell’influenza di un “curriculum terreno” molto diverso dalla coerenza e dall’armonia propria del mondo dello spirito. Anime meno sviluppate non esercitano la propria volontà spirituale e tendono a rassegnarsi al volere della società, finendo per essere incastrate in strutture socio-economiche di subordinazione. L’anima inesperta tende ad essere trattenuta dal realizzare il proprio compito spirituale dalla mancanza di un pensiero indipendente. Queste anime hanno anche una certa propensione all’egoismo e all’egocentrismo e non riescono ad accettare facilmente gli altri per quello che sono. Non c’è anima che nel passato non sia stata principiante.


Le anime intermedie

Non appena le nostre anime avanzano al livello intermedio di sviluppo, l’attività di gruppo viene notevolmente ridotta. Questo non significa che si ritorni a quel tipo di isolamento che caratterizza le anime “nuove”. Piuttosto, le anime che evolvono al livello intermedio hanno meno interazione con il gruppo primario di appartenenza, perché hanno acquisito la maturità e l’esperienza per operare in modo più indipendente. Per queste anime, la pausa tra un’incarnazione e l’altra è più lunga.
Queste anime sono finalmente pronte a prendersi responsabilità più importanti. Il rapporto che li lega alle loro guide spirituali disincarnate si trasforma da quello tipico tra maestro e allievo a quello tra compagni di lavoro. Come le guide spirituali sono arrivate nel passato ad avere il loro gruppo di studenti così, per queste anime intermedie, arriva il momento per sviluppare competenze didattiche che alla fine le qualificheranno per fare da guida a qualcun altro.
Questa è una tappa significativa per lo sviluppo di un’anima, perché pian piano le vengono date maggiori responsabilità in riferimento all’istruzione di anime più giovani. Nessuno però raggiunge il grado di “guida” da un giorno all’altro. Come per molti altri aspetti della vita dell’anima, tutti noi siamo accuratamente testati. I livelli intermedi sono periodi di prova per potenziali insegnanti. I nostri mentori ci assegnano un’anima di cui prenderci cura e poi valutano le nostre prestazioni da “leader” sia durante che dopo l’incarnazione fisica.
Solo se questo addestramento preliminare ha successo veniamo autorizzati a diventare delle “guide junior”. Il non essere adatti all’insegnamento non impedisce però a un’anima di raggiungere il livello avanzato. Ogni guida, esattamente come chiunque altro, possiede capacità e limiti specifici. Nel momento in cui raggiungiamo il livello avanzato, le nostre attitudini animiche specifiche sono ben note nel mondo dello spirito. E’ per questo che ci vengono dati doveri animici da realizzare sulla Terra commisurati alle nostre capacità. Secondo Newton, esistono infiniti modi di apprendimento capaci di portare ciascuno di noi ad acquisire la pienezza spirituale.


Le anime avanzate

Newton propende a credere che le persone sulla Terra che possiedono anime antiche ed altamente evolute siano scarse. Di solito, queste anime sono vere e proprie guide incarnate. Mentre gestiscono con relativa facilità le questioni esistenziali con cui lotta ancora la maggior parte di noi, queste anime avanzate sono più interessate ad apportare piccole rifiniture a compiti specifici di grande valore spirituale.
Quando appaiono come figure pubbliche sono facilmente riconoscibili (si pensi a Madre Teresa); tuttavia, è più usuale che un’anima avanzata assolva il proprio compito in maniera tranquilla e discreta. Senza mostrare alcuna auto-indulgenza, la loro realizzazione consiste nel migliorare la vita di altre persone. Di solito, si concentrano meno sulle questioni istituzionali e più sul miglioramento dei valori umani a livello individuale.
La caratteristica peculiare di un’anima avanzata è la pazienza che dimostra nei confronti della società, insieme ad una straordinaria abilità nell’affrontare ciò che le accade nella vita. Caratteristiche dominanti di queste anime avanzate sono un eccezionale intuito e una straordinaria capacità introspettiva. Questo non vuol dire che la vita non abbia insidie karmiche per loro, perché altrimenti non sarebbero qui. Possono essere trovate in tutte le sfere della società, ma per lo più ricoprono ruoli professionali di aiuto o sono in qualche modo impegnate a combattere le ingiustizie sociali. L’anima avanzata irradia compostezza, gentilezza e comprensione verso gli altri. Non essendo motivata da un interesse personale, può non prendere in giusta considerazione i propri bisogni fisici e vivere in condizioni a volte molto modeste.

Il ritorno sulla Terra

Prima o poi arriva il momento in cui l’anima deve nuovamente lasciare il santuario del mondo spirituale per imbarcarsi in un altro viaggio sulla Terra. Non si tratta di una decisione facile. Le anime devono prepararsi a lasciare un mondo di saggezza totale dove vivono in uno stato di beatitudine e di libertà per occuparsi delle esigenze fisiche e mentali di un corpo fisico. Una volta tornati nel mondo spirituale, le anime hanno dubbi quando si tratta di lasciare anche solo temporaneamente un mondo di auto-consapevolezza, unione reciproca e compassione per ritornare su un pianeta dominato dall’incertezza e dalla paura a causa di esseri (umani) aggressivi e competitivi. Pur avendo una famiglia e amici terreni, molte anime incarnate si sentono sole e anonime quando si ritrovano all’interno di una popolazione terrena così vasta.
Il recupero energetico dopo un’incarnazione e il ristabilimento dell’equilibrio personale nel piano animico può richiedere più tempo per alcune anime rispetto ad altre, ma alla fine tutte le anime trovano lo stimolo a continuare il ciclo di incarnazioni (che deve essere necessariamente completato una volta iniziato). Se è vero che il nostro ambiente spirituale è difficile da lasciare, è anche vero che come anime disincarnate tendiamo a ricordare i piaceri fisici della vita sulla Terra con nostalgia e affetto.
Quando le ferite di una vita passata vengono guarite e siamo di nuovo completamente in armonia con noi stessi, sentiamo la spinta ad esprimere la nostra identità anche attraverso un corpo fisico. Gli incontri con le nostre guide animiche e con i membri del nostro gruppo di appartenenza ci hanno fornito quell’aiuto spirituale che ora ci permette di essere pronti per la nostra prossima vita. Il nostro karma relativo alle azioni passate verso l’umanità, i nostri errori e successi sono stati valutati secondo un’ottica futura che vuole aiutarci a volgere al meglio i nostri sforzi terreni. L’anima deve ora assimilare tutte queste informazioni e agire intenzionalmente sulla base di tre questioni principali:
(1) Sono pronto per una nuova vita fisica?
(2) A quali lezioni specifiche devo sottopormi per far avanzare il mio livello di apprendimento e per evolvermi?
(3) Dove devo andare e chi devo essere nella mia prossima vita per avere le migliori opportunità di crescita e di realizzazione dei miei obiettivi?
Una volta che l’anima ha deciso di tornare ad incarnarsi, la fase successiva consiste nell’avere indicazioni sul quando e dove. Le anime, infatti, considerano quando e dove vogliono andare sulla Terra prima di decidere chi saranno nella loro nuova vita. Newton spiega che molti soggetti hanno difficoltà a descrivere il luogo in cui viene selezionata la vita successiva e che quasi tutti tendono ad usare delle metafore. Molti si riferiscono a questo luogo come a un cinema che permette alle anime di vedere se stesse nel futuro, con ruoli diversi in contesti diversi.
In questo luogo di selezione, le nostre anime visionano in anteprima molteplici scelte. Quando lasciamo questa zona, la maggior parte delle anime ha già una propensione verso una scelta piuttosto che un’altra. Tuttavia, i nostri consiglieri spirituali ci danno la possibilità di riflettere a lungo su tutto quello che abbiamo visto del nostro futuro prima di prendere la decisione definitiva.
Dopo che le anime hanno completato le consultazioni con le loro guide e con i membri del proprio gruppo a proposito delle diverse implicazioni fisiche e psicologiche legate a una particolare scelta, la decisione di incarnarsi viene presa. Sarebbe logico supporre che la partenza per la Terra sia immediata: in realtà questo non avviene prima che si sia verificata un’altra importante fase di preparazione. Il luogo in cui le anime si recano per accedere a questa fase finale viene chiamata da Newton “classe di riesame”. Uno delle ultime richieste prima di imbarcarsi per la Terra è, infatti, quella di presentarsi al Consiglio degli Anziani per la seconda volta. Il mondo spirituale è un luogo governato dall’ordine e gli Anziani vogliono rafforzare la consapevolezza di un’anima in riferimento ai compiti spirituali dell’incarnazione che si sta per intraprendere. Dopo questo incontro, alcune anime ritornano al gruppo di appartenenza per salutare i compagni, mentre altri preferiscono partire immediatamente per l’incarnazione terrena. Questa è l’ultima possibilità che viene data alle anime di godere della totale consapevolezza della propria vera essenza prima di adattarsi a un nuovo corpo e a una nuova “avventura” terrena.

mercoledì 7 ottobre 2015

VISIONI DA UN CERVELLO MORENTE




Estratto da 'Niew Scientist" 5 maggio 1988 da un articolo di Susan Blackmore
Le NDE possono dirci di più a proposito  della  coscienza e del cervello che sull’esperienza oltre la tomba.

D
 opo 15 anni di ricerca, una cosa è chiara: quando la gente arriva vici­no alla morte e poi si ristabilisce, tende descrivere un insieme di esperienze strutturate.
1975 Raymond Moody ha pubblicato per  la prima volta la sua raccolta di NDE "Le vite oltre la vita" (op. cit.). Il suo resoconto include esperienze di flut­tuazioni lungo un tunnel scuro, esperienze di abbondino del corpo e la capacità di osservare processi in atto con di­staccata lontananza, incontri con `esseri di luce’ che li aiutavano a riesaminare la vita trascorsa, la sensazione di essere _passati in un altro mondo, il cui limite estremo segnava il ritorno dalla gioia, dall’amore e dalla pace alla sofferenza, alla paura o alla malattia.
Moodv non ha fatto nient'altro che raccogliere i casi, e pochi credevano che la sua descrizione piuttosto idealizzata avrebbe retto a una ricerca approfondi­ta. In realtà resse benissimo. Kenneth Ring, dell'Università del Connecticut, -a intervistato 102 persone che si erano Tavate vicine alla morte a causa di ma­lattie, incidenti e tentati suicidi. Di questi almeno la metà hanno riferito espe­rienze che erano conformi alla descrizio­ne di Moody (Life after Death, New York, Coward, McCann and Geoghegan 1980). Ring sistematizza in cinque stadi l’esperienza vicina alla morte: pace se­parazione del corpo, ingresso nell'oscu­rità (o nel tunnel), vedere la luce ed en­trare nella luce. Non solo questi cinque stadi tendevano a presentarsi in ordine, il primo stadio era il più comune, i160% delle persone intervistate ha riferito lo stadio della pace e il meno comune è sta­to riportato al 10%. Tutto ciò sembrava implicare una sorta di esperienza già prestabilita che era in procinto di evol­versi negli stadi più lontani e più pro­fondi mano a mano che una persona si avvicinano di più alla morte. Più recen­temente Bruce Greyson, uno psichiatra dell'Università del Michigan, ha conte­stato l'ipotesi di invarianza sull'Ameri­can Journal of Psychiatry (Vo1.142, pag. 967, 1985). Bruce Greyson ha constata­to che le esperienze vicine alla morte non sono totalmente `invarianti'.
Tali esperienze tenderebbero a prende­re forme diverse in culture diverse. Il tunnel è così convincente che la gente pensa sia una sorta di passaggio `reale' verso la prossima vita. L'esperienza fuo­ri dal corpo è così realistica che le per­sone sono convinte che il loro spirito ha lasciato il corpo e possa vedere e muo­versi senza di esso. Le emozioni positi­ve sono così forti che molti non voglio­no tornare indietro. Per coloro che rag­giungono gli stadi finali, sembra essere presa una decisione conscia di tornare indietro alla vita e alle responsabilità, piuttosto che rimanere nella beatitudi­ne e nella pace. Per molte persone, la vita successivamente è molto diversa, dicono di essere meno materialisti, mol­to più riconoscenti verso la vita e più at­tenti al benessere altrui.
Come possiamo spiegare i tunnel, le esperienze fuori dal corpo e le trasfor­mazioni nella vita successiva?
 Nella cul­tura esoterica, il corpo astrale è il vei­colo della coscienza, che si separa   permanentemente dal corpo fisico dopo la morte, ma può anche separarsi temporaneamente, durante la vita.
Pertanto l'esperienza fuori dal corpo è realmente una `proiezione astrale'. Il tunnel è una transizione fra il mondo astrale e quello esoterico; l'oscurità ac­cade quando la coscienza è trasferita da uno all'altro.
I problemi che nascono da tale spiega­zione sono numerosi. C'è la questione di sapere di cosa è composto l'astrale e co­me l'astrale e il fisico interagiscono (in effetti si tratta del riflesso di tutti i pro­blemi corpo/mente).
C'è sempre stata la speranza che nuovi strumenti potessero finalmente rivelare il corpo astrale. Ma l'accresciuta sensi­bilità degli strumenti ha dimostrato sol­tanto una riduzione in misura di qualsia­si preteso risultato. Ho sostenuto che queste teorie non hanno progredito (Be­yond The Body, Londra, Heinemann 1982). Nonostante ciò, esse hanno una grossa attrattiva: se dobbiamo fornire teorie migliori, dobbiamo non solo criti­care le teorie esoteriche nella sostanza, ma produrre alternative che si inseri­scano nel contesto della scienza e forni­scano ipotesi verificabili e che abbiano un senso che le persone che hanno fat­to esperienze vicino alla morte. È un compito molto complesso, ma non im­possibile.
L'astronomo Carl Sagan ha precisato, con molto incoraggiamento popolare, che possiamo fondare la universalità delle esperienze vicino alla morte solo facendo riferimento alla sola esperienza che noi tutti abbiamo in comune: la na­scita. Così il tunnel è realmente il cana­le della nascita e l'esperienza del tunnel e l'esperienza fuori dal corpo sono un re­play della nascita. Le capacità cognitive di un nuovo nato non sono però tali da poter ricordare l'esperienza in un modo che possa avere senso per un adulto, 20 50 anni più tardi.
Un aspetto positivo di tale teoria è che è verificabile. Se i tunnel e le esperien­ze fuori dal corpo sono un replay della nascita, le persone che hanno avuto il parto cesareo non dovrebbero averle. Ho distribuito un questionario a 254 persone di cui 36 erano nate con il ta­glio cesareo. Entrambi i gruppi riporta­no la stessa proporzione di esperienze fuori dal corpo e di tunnel. Potrebbe es­sere che queste esperienze si basino sul­l'idea della nascita in genere, ma questo indebolisce drasticamente la teoria.
La teria più debole di tutte è l'asserzio­ne superificiale che queste esperienze sono `mere allucinazioni', sebbene que­sta è stata spesso la `risposta scientifi­ca', che conduce però ad un'altra doman­da: perché proprio queste allucinazioni? Perché la luce alla fine? Perché le espe­rienze fuori dal corpo sul soffitto e non sull'alluce? Perché sembrano così reali? Un approccio effettivo deve essere in grado di rispondere a queste domande. Il tunnel sembra avere un'origine piut­tosto interessante nella struttura del si­stema visivo. Non accade solo nelle esperienze vicino alla morte, ma nell'e­pilessia o in certi casi di forte mal di te­sta, quando ci si addormenta, quando si medita, o solo ci si rilassa facendo pres­sione su entrambi gli occhi, o con certe droghe quali LSD, psilocibina o mesca­lina. Negli anno '30, Heinrich HIuver, presso l'Università di Chicago, notò questo fenomeno come una delle forme costanti, nelle allucinazioni indotte da droghe... altre forme riportate erano la rete, la spirale e la ragnatela. Perché queste condizioni diverse producono le stesse allucinazioni?
La corteccia visiva del cervello, che elabora sia la -visione che l'immaginazione visiva, è abitualmente in uno stato stabile  mantenuta in questo stato essenzialmente da alcuni neuroni che ne inibiscono altri. Molte delle condizioni che producono le allucinazioni riducono o interferiscono con l'inibizione. L'LSD, per esempio, sopprime l'azione delle cel­lule raphe, che regolano l'attività della corteccia visiva. Qualsiasi interferenza con l’inibizione può determinare uno statodi grande eccitazione. Jack Cowan,un neurobiologo dell'Università di Chicago, ha precisato sei anni fa, usando un analogia con la meccanica dei fluidi, che l’eccitabilità corticale in aumento avrebbe destabilizzato lo stato uniforme e indotto onde di attività che si propa­gavano attraverso la corteccia visiva. Che tipo di percezione avrebbero prodotto queste onde? Lo spazio visivo è innanzitutto rappresentato nella retina e in diverse aree della corteccia visiva. Il centro del campo visivo utilizza molti più neuroni che la periferia, e l'immagine completa è strutturata dalla mappa della retina verso il cervello, per mezzo una complessa funzione matematica. Cowan mostra che a causa di questa struttura a mappa, le onde di attività nella cortec­cia apparirebbero come se ci fossero de­gli anelli concentrici, dei tunnel o delle spirali nel mondo esterno. Il movimento ­delle onde produrrebbe un'espansione di riduzione. Sembra così che il tunnel sia la naturale conseguenza del modo in cui la cor­teccia visiva rappresenta il mondo visi­vo. E la luce alla fine? Poiché il numero di neuroni preposti ad ogni unità di area = più elevata al centro del campo visivo, n si aspetterebbe un effetto più intenso ai centro, se tutti i neuroni fossero toc­~ati dall'allentamento dell'inibizione. Presumibilmente, più il sistema è distri­buito, più grande è la luce, sebbene nes­suno abbia mai provato sperimental­mente quest'idea.
Rimangono molte domande: come e per­ché nelle esperienze vicino alla morte sembra che ci si muova sempre in avan­ti attraverso il tunnel, e non necessaria­mente in altre esperienze. La domanda più presente, comunque, è perché, se è un'allucinazione, sembra così reale.
La risposta a questa domanda sta nel chiedersi che cosa rende le cose reali. La distinzione `là fuori' e `nella mia men­te' non è facile per quanto concerne il sistema nervoso. Appena inizia 1'elabo­raizone visiva o uditiva, l'informazione proveniente dalla memoria si mescola con 1'input sensoriale. Non appena l'in­formazione passa attraverso i differen­ti stadi di elabrazione, linee, confini; spa­zi ed oggetti vengono rappresentati in diversi modi. È del tutto improbabile che una semplice etichetta possa essere applicata con la definizione `questo pro­viente dall'esterno' e `questa è un'alluci­nazione'. Proporrei invece che la deci­sione venga fatta ad un livello molto più elevato: il sistema prende semplicemen­te il modello più stabile del mondo che si presenta in un dato momento e lo chiamo `realtà'.
Nella vita normale c'è un solo `modello di realtà' che è decisamente più stabi­le, coerente e complesso: è quello strut­turato per mezzo degli input sensoria­li. È il modello `io, qui e ora' Sto sug­gerendo che questo modello sembra più reale solo perché è il migliore che il si­stema ha a disposizione in un dato mo­mento.
Ma cosa succede a un sistema morente? Cosa succede a un cervello in cui opera una disinibizione estensiva, disturbato da fragori, in condizioni di pericolo, di incapacità a produrre un modello fun-zionante di realtà? Potrebbe darsi che le onde di attività nella corteccia visiva siano il modello più stabile che il siste­ma ha a disposizione, ecco che natural­mente esso sembra reale, d'altra parte è reale tanto quanto ogni altro modello che sia stato, in dato momento, reale, perché è il miglior modello del momen­to. Dato che l'elaborazione delle imma­gini avviene anche a livello della cortec­cia visiva, ha senso che altre immagini, e persino altri mondi complessivi siano incorporati nel tunnel di prospettiva. Nessun sistema sensibile lascerebbe perdere, giunto a questo punto. Cosa do­vrebbe fare? L'obbiettivo ovvio sarebbe quello di ritornare al modello prodotto dagli input sensoriali - rappresentazio­ne stabile del mondo fuori - al più pre­sto possibile. Un modo per farlo è di ba­sarsi sulla memoria: domandarsi "Chi sono?" "Dove sono?" "Cosa sto facen­do?" Le risposte saranno presenti nella memoria se rimane sufficiente capacità di elaborare. Sappiamo, però, cose inte­ressanti sui modelli della memoria. Spesso sono visioni a volo d'uccello. Sup­poniamo che il sistema di una donna mo­rente costruisca un modello di quello che lei sa sta succedendo: il suo corpo sul ta­volo operatorio, i chirurghi attorno, le luci sopra e tutto l'apparato. Questa po­trebbe essere una visione a volo d'uccel­lo dal soffitto. Potrebbe essere un buon modello. Abbiamo solo da pensare qua­le è il potere della radio nell'evocare det­tagliate immagini visive per renderci conto quanto questa ipotesi potrebbe es­sere valida. Questo modello potrebbe persino incorporare alcuni input, come i rumori fatti dalle persone che parlano attorno, o il rumore dei ferri sul carrel­lo, per non menzionare le scosse dei ten­tativi di rianimazione. In tal modo il mo­dello mentale che si produce, non solo sarebbe convincente ma conterebbe persino alcuni dati corretti circa gli eventi che stanno accadendo in quel mo­mento - e questo a volto di uccello. Se questo modello è il migliore che il siste­ma ha in quel momento esso apparirà come perfettamente reale. Ancora una volta è `reale' nello stesso senso in cui qualsiasi altra cosa è reale. Questo è, secondo me, quello che accade nell'espe­rienza fuori dal corpo.
A partire da questo approccio sono pos­sibili molte ipotesi verificabili. Per esem­pio, le persone che hanno sperimentato esperienze fuori dal corpo potrebbero esser quelle stesse che più facilmente sono in grado di immaginare scene a vo­lo di uccello, o che possono cambiare più facilmente punti di vista nella loro im­maginazione. Ho avuto conferma di quanto sopra in molti esperimenti (Jour­nal of Mental
Imaginary, vol. ll, pag. 53, 1987): queste persone potrebbero esse­re le stesse che sanno richiamare cose con una visione a volo di uccello. Sia io che Harvey Irwin dell'Università del New South Wales, in Australia, abbia­mo scoperto che le persone che hanno avuto esperienze fuori dal corpo tendo­no ad assimilarsi alle persone che ri­cordano i sogni a volo di uccello, sebbe­ne non abbiano le stesse capacità per gli eventi avvenuti nello stato di veglia. La ragione di ciò non è chiara, ma questo approccio sembra produrre maggiori progressi che quello basato sulla nozio­ne secondo cui `qualcosa' lascia il corpo. Esiste però una piccola prova che rap­presenta una grande sfida al punto di vista che ho esposto. Michael Sabom, un cardiologo di Atlanta, Georgia, ha riven­dicato che alcuni pazienti hanno visto, durante le esperienze vicino alla morte, cose che non avrebbero potuto inventa­re attraverso l'udito o per mezzo di   quanto essi stessi sapevano sulle tecni­.che  rianimazione (Recollections of Corgi, 1982). Questo ricercatore non ha soltanto raccolto alcuni racconti come, per esempio, il caso di una scarpa vista in un angolo inaccessibile della finestra, ha chiesto anche ai soggetti di immaginare di andare attra­verso la procedura di rianimazione e di­ che cosa vedessero.
Ci sono alcuni problemi sul lavoro di Sabom. ­Dovrebbe essere svolto un control­lo più accurato sui soggetti che effetti­vamente sono passati attraverso 1'intero processo ed hanno sperimentato le azioni e le conversazioni dello staff. Il  comportamento degli aghi dovrebbe essere registrato con precisione in modo da confrontarlo con i resoconti dei pazienti sull'esperienza vicino alla morte. Questo è l’oggetto della futura ricerca.
Solo allora saremo in grado di sapere se i dati di Sabom costituiscono una reale sfida al punto di vista che ho esposto qui e se gli stessi dati contengano una spe­ranza per coloro che guardano per 'qual­cosa di più' dopo la morte.
È, in ogni caso, un'esperienza straordi­naria essere buttati fuori dai limiti nor­mali del mondo sensoriale e dover af­frontare i limiti dei propri modelli men­tali. È devastante scoprire che altri mondi, tunnel o uscite dal corpo possa­no sembrare reali. Se sosteniamo l'ipo­tesi che la coscienza dipende dai model­li mentali strutturati in un dato momen­to, la coscienza della gente che ha fatto tali esperienze deve ovviamente uscirne trasformata. Anche quando si ritorna al normale e il mondo `reale' riprende il so­pravvento, non si può dimenticare che a un certo momento altri mondi sono sem­brati `reali', che il corpo era inutile e che non esisteva più nemmeno il sé. È uno scontro diretto con la natura costruita del sé e del mondo: non possono sem­brare più così solidi e importanti come prima.
Le esperienze vicino alla morte, dopo tutto, sono trascendenti e trasformanti, ma non così misteriose. Possono dirci molto sulla coscienza e sul cervello che non su quanto accade oltre la tomba
Le molteplici componenti possono esse­re osservate come cambiamenti nei mo­delli mentali, derivanti dalla disinibizio­ne della corteccia e della caduta del nor­male modello mentale di realtà che nasce dagli input sensoriali, non posso­no essere tralasciate come mere alluci­nazioni: sono allucinazioni importanti e di trasformazione che dovremmo com­prendere meglio.
Per contatti: Sue Blackmore, Brain and Perception Laboratory, University of Bristol, Bristol B 58 LTD, England.






TRA LA VITA E LA MORTE 

Di boschi, prati e fiori visti - nell' al­dilà' ne parla spesso anche chi rie­merge dal coma. "Mentre ero in stato di inconscienza", racconta Massimo Picca­gli, di Verona "ho visto un solo albero in mezzo a un prato pieno di fiori bianchi, forse margherite, poi mi è venuta incon­tro mia nonna, che mi ha preparato la cioccolata, come quando ero piccolo". Questa costante dei prati verdi, fioriti, o dei lunghi pieni di luce visti durante il coma viene confermata da molti studio­si che si occupano di questo fenomeno. "Almeno il cinquanta per cento di colo­ro che tornano dall'aldilà hanno visioni di questo genere", afferma la psicologa veronese Gemma Zampini, che da mol­ti anni sta raccogliendo materiale su questo argomento con altri studiosi, in Italia e in Sudamerica (soprattutto in Venezuela e in Brasile): "Io stessa da piccola ho avuto un'esperienza simile; a tre anni ho battuto la testa contro uno spigolo e dopo aver ripreso conoscenza ho incominciato ad avere fenomeni psi­chici: per esempio descrivevo persone per me reali, ma che solo io vedevo, la cui immagine corrispondeva a parenti defunti."
"In età adulta ho avuto un grave inci­dente e sono entrata in coma: mi sono vista precipitare in un grande vortice blu, in fondo al quale vedevo una luce abbagliante, incandescente, e al di là un prato verde. Poi mi sono sentita risuc­chiare e sono rientrata bruscamente nel corpo, con una sensazione molto sgra­devole. In un'altra occasione sono cadu­ta in un simile stato d'incoscienza: in ospedale mentre i medici cercavano di rianimarmi, sentivo perfettamente ciò che accadeva intorno a me e i loro di­scorsi. Proprio per questo negli ospeda­li non si dovrebbe mai parlare sconside­ratamente accanto ai pazienti, pensan­do che non sentano". Una conferma di questo ci viene anche da un ragazzo di Padova, Federico Ballan, che nell' 85, a tredici anni, è rimasto in coma dopo un incidente di macchina per trentacinque giorni: in seguito ha raccontato che in questo periodo di "incoscienza" sentiva perfettamente i discorsi intorno a lui, a cui tentava di rispondere, ma nessuno lo sentiva, tanto che si metteva a piange­re per la disperazione.
"Spesso cerco di aiutare con le mie fa­coltà chi si trova in coma, con risultati a volte incredibili", prosegue Gemma Zampini, che spesso entra in incognito anche tra le corsie ospedaliere, per cer­care di aiutare chi soffre. "Così è acca­duto con Maddalena, una ragazza che non avevo mai visto alla quale ho cerca­to di dare energia, concentrandomi sul­la sua foto mentre ascoltavo l'adagio di Albinoni. Quando, dopo alcuni giorni è uscita dal coma, ha chiesto insistente­mente di ascoltare musica classica, per­ché voleva ritrovare quella musica che aveva percepito in un'altra dimensione: proprio l'adagio di Albinoni. Quando ci siamo incontrate per la prima volta due anni dopo, mi ha immediatamente rico­nosciuta e abbracciata, confermandomi di aver visto me e la mia casa mentre era in coma. Questa dinamica delle per­sone che vedono me e la mia casa, an­che se non mi hanno mai incontrata, si è ripetuta più volte".
Ed ecco l'esperienza, quasi identica, di una diciannovenne di Caserta, Simona Gibino: "Il 26 ottobre ' 88, in seguito a



Un incidente d’auto, sono entrata in coma ci ha  raccontato. "Mia zia ha telefonato a Gemma che io non conoscevo e non avevo mai visto, pregandola di in­tervenire a distanza, sulla mia fotogra­fia per provare a tirarmi fuori da questo stato. Mentre ero in coma, ero con­sapevole di ciò che mi accadeva e continuavo a vedere due occhi molto particolari, intensi, che mi fissavano e che in seguito ho scoperto essere quelli di Gemma, sentivo le sue incitazioni a ritornare alla vita e anche una musica che cercava di trasmettermi. Solo che a questa situazione se ne è sovrapposta un'al­tra più bella: sono passata attraverso galleria buia, oltre la quale intrave­devo una luce immensa, e al di là ho trovato un fiume  d'argento, in cui avrei vo­luto tuffarmi. Intanto sentivo una voce stupenda che continuava a parlarmi, senza sosta, infondendomi una grande pace che mi faceva rinascere: ricordo solo poche parole. Mi diceva che sulla terra c’era troppo odio, che non sapevamo più vivere in pace, in amore e che io dovevo ritornare per insegnare che esiste un amore diverso da quello che l'uomo insegue. Mentre mi parlava vedevo una schiera di anime sofferenti, che guarda­vano con ansia verso il basso, verso la Ter ­ra senza vedermi e poi un gruppo di bambini stupendi, che mi tendevano le mani. Poi di colpo mi sono ritrovata in ospe­dale sopra il mio corpo che mi sembra­: inutile, ho visto i medici che si affaticavano tentando di riportarmi in vita.improvvisamente sono passata in un ca­re immenso e ho sentito il mio corpo che sudava e i medici che parlavano. "Se suda allora è viva", hanno detto. Poi ho perso conoscenza. Ma quando sono rie­mersa, non mi riconoscevo più, ho dovu­to far fatica ad accettare la realtà che mi circondava".
Ed ecco la testimonianza di Giuseppina N., di Milano: "Nel ' 61, in seguito a un incidente, ho avuto un arresto cardio­circolatorio: improvvisamente ho visto il mio corpo dall'alto, dall'altezza del sof­fitto. In questo stato ho provato un grande benessere e una sensazione di leggerezza. Osservavo tutto con grande distacco, senza avere la coscienza della mia identità, finché ho visto entrare nel­la stanza mio marito e mia madre e al­lora mi sono ricordata chi ero. In quel momento ho sentito i medici che mi in­citavano a respirare: con grande fatica ho fatto un respiro e sono rientrata su­bito. Io non so giudicare questa espe­rienza, che ho sempre attribuito all'ane­stesia: però l'ho avuta".




  

IL DESTINO DEI MAGHI: INTRODUZIONE ALL'ARTE DEL PASSARE A MIGLIOR VITA 

Quando, verso la metà degli anni '70, scelsi un simbolo grafico da asso­ciare alla mia attività professionale il ca­so e il mio inconscio mi indirizzarono a decidere per un geroglifico egizio ripre­so dall'anello mortuario di un faraone. Esso rappresenta simbolicamente il passaggio dalla vita nota alla vita igno­ta, immaginata migliore, dell'aldilà. L"omino del labirinto', come familiar­mente lo chiamammo, mi è sempre ap­parso come la sintesi più efficace del pensiero reichiano e come la metafora più lampante di ogni processo di evolu­zione personale.
Dovettero passare alcuni anni prima che gli eventi del mio processo di sviluppo personale e professionale mi portassero ad un pieno contatto con la tematica del­la morte e del morire.
Accadde verso la fine del primo anno del training intensivo in terapia bioenerge­tica diretto dal Prof. Jules Grossman, per conto della San Francisco State University e dell'Istituto di Bioenerge­tica W. Reich, di cui a quei tempi diri­gevo la sede di Milano. Eravamo nel 1979. Jules introdusse la tematica con poche semplici istruzioni che eravamo tenuti ad assumer per vere e riferite a noi stessi:
"Siete andati dal vostro medico per co­noscere i risultati del vostro chek-up an­nuale. Vi sentivate bene e di ottimo uomo­
re, ma una sfumatura inquietante nel suo comportamento vi ha reso subito an­siosi. Vi ha invitati a sedere e rivolgen­dosi a voi con un'espressione di profon­do rammarico vi ha comunicato che vi sono rimasti tre mesi di vita. Voi avete fatto un balzo dalla sedia e avete insisti­to che di certo si trattava di un errore. Ma il medico, senza cambiare la propria espressione, vi ha confermato che le analisi erano state ripetute una seconda volta e che escludeva, con dispiacere, ogni possibilità d'errore. Siete rimasti senza parole e ringraziandolo per la franchezza ve ne siete andati".
Noi, io ed alcuni amici e colleghi, ci ad­dentrammo in modo totale nell'espe­rienza della prossimità della nostra morte. E vi rimanemmo, ciascuno a mo­do suo, per tre mesi.
Jules Grosman aveva collaborato negli Stati Uniti con la dottoressa Elisabeth Kúbler-Ross, il cui lavoro con malati ter­minali l'aveva portata a stretto contat­to con la realtà delle loro reazioni emo­tive, da lei divise in cinque fasi:
rifiuto e isolamento: "No, io no, non può essere vero". In questo stadio il ma­lato si chiude in se stesso e rifiuta di ac­cettare la propria condizione.
collera: quando ogni negazione dell'e­videnza diviene impossibile sorge spon­tanea una seconda domanda: "Perché proprio io?". Pronunciata spesso come un'imprecazione.
venire a patti: in questa fase il mala­to cerca di venire a patti con la realtà o se è religioso con la divinità, cercando un alleviamento o una dilazione: "Se Dio ha deciso di togliermi da questo mondo e non si lascia smuovere dalla mia col­lera forse sarà meglio disposto se glie­lo chiedo con delicatezza".
depressione: associata ad un grave vis­suto di perdita e spesso ad una sensazione realistica di colpa e di vergogna. Può essere divisa in depressione reatti­va correlata al blocco della collera e depressione preparatoria che prelude 1'ac­cettazione. "Proprio a me!"
accettazionequesta fase non deve es­sere confusa con un momento di sereni­tà, rappresenta piuttosto una resa all'i­nevitabile ed è contraddistinta da un relativo vuoto di emozioni. "Non mi resta che attendere la fine".
Ci tr,ovammo ad attraversare queste cinque fasi, ciascuno con i propri vissu­ti. Nel corso delle settimane Jules ci istruì prima a considerare cosa avrem­mo sempre voluto fare nella nostra vita e no,n avevamo mai fatto. Ci indusse a indagare il perché non l'avessimo mai e cosa sarebbe cambiato nelle no­stre vite facendolo.
Poi ci invitò a scrivere alcune lettere al­le persone che stavamo per lasciare. Ci comunicò quindi che era giunto il mo­mento di fare testamento. Un testamento­_spirituale che comprendesse però gli aspetti pratici della divisione dei nostri beni.
Infine ci istruì a definire le disposizioni per il nostro funerale: gli invitati, il luo­go, 1'ora, il tipo di cerimonia. Nel corso di una visualizzazione orgonismica, in stato di rilassamento profondo, vivem­mo il  nostro stesso funerale: fu uno dei pianti chiave nel mio processo di evolu­mone personale, in seguito sarei morto ancora molte volte.
Ciò che avviene nel corso di una psico­-_erapia organismica è la morte del falso lo, sostituito da un nuovo senso del sé più integrato, più vero e maturo. Anche nel processo di "dissoluzione creativa" del falso Io, come di fronte alla esperien­za della morte, il soggetto non ha alcu­na consapevolezza e nessuna certezza del dopo. La falsa immagine di sé, che ha sposato totalmente e che mostra al mondo, è l'unica realtà che conosce, è colui o colei che chiama Io. Per questo motivo Jules, per fare di noi dei buoni terapeuti ci somministrò la dura lezione della nostra `morte personale'.
Cercherò ora di descrivere, anche se sommariamente, le corrispondenti fasi emotive che, con la rinascita del sé au­tentico diventano sei, dal punto di vista della psicoterapia corporea:
rifiuto e isolamento: quando una per­sona decide di intraprendere una psico­terapia è mossa generalmente dal rifiu­to per un sintomo, che non vuole o non riesce a vedere come parte integrante della sua personalità attuale: vorrebbe liberarsene mantenendo intatta la sua au­to immagine e la visione del mondo in­torno a sé. Per questo motivo egli ha isolato il sintomo e lo presenta al tera­peuta chiedendo il suo aiuto per elimi­narlo.
collera: una volta stabilizzata la rela­zione tra paziente e terapeuta ha inizio l'analisi del carattere, condotta alla luce delle relazioni formative, all'interno del­la famiglia di origine. Emergono allora gli stereotipi comportamentali e menta­li (cognitivi) del paziente. Egli diviene consapevole delle ferite ricevute nella sua infanzia e delle carenze affettive e comportamentali dei suoi genitori. Il pa­ziente comincia a farsi carico del proprio sintomo. Ciò che suscita la sua collera è ora il comportamento passato, e spesso ancora attivo dei suoi genitori. "Perché proprio io!" "Perché ho avuto proprio questi genitori!"
- venire a patti: in questa fase il pazien­te si mostra disposto ad ammettere al­cuni problemi personali ed a rinunciare ad alcune idee preconcette e atteggia­menti stereotipati. Egli è disposto a ri­nunciare alla parte pur di salvare il tutto. Tale atteggiamento è inconsciamen­te insincero. Infatti ciò che abbiamo chiamato `parte' partecipa al tutto in modo essenziale e rinunciarvi significa in realtà rinunciare al tutto `così come si presenta'. È una fase di passaggio in cui il conscio e l'inconscio si informano reciprocamente in modo serrato nel di­sperato tentativo di trovare una soluzio­ne di compromesso, una via d'uscita il più possibile indolore.
depressione: Mano a mano che la per­sona entra nel proprio corpo avviene la depressione, intesa non secondo la psi­chiatria classica ma con la quale ha, in ogni caso, alcuni punti in comune: a) un generico talvolta profondo scoraggia­mento di fronte al compito impegnativo di rivisitare la propria vita in tutti i suoi aspetti e b) una diffusa consapevolezza di essere responsabile del mantinemen­to del sintomo, vissuta come colpa. Allo stato di depressione psichica, però, si ac­compagna una effettiva rivisitazione del corpo psichico e biologico che ha preci­samente la caratteristica di un movi­mento verso il basso (de-pressione) che finisce quando la persona torna ad es­sere con `i piedi per terra', cioè con un buon contatto con la realtà, consapevo­le di se stessa e quindi più obbiettiva verso il mondo esterno.
accettazione: eccoci alla remissione dei peccati, al perdono, alla purificazione. È il compito che nella chiesa cattolica vie­ne svolto dal sacerdote attraverso 1'e­strema unzione che, se possibile, segue l'ultima confessione. Il morente `rivede la propria vita' in modo spassionato, si pente e perdona. Ciò che avviene in que­sta fase è lo scioglimento di tutte le ten­sioni residue che ancoravano il paziente al passato impedendogli un contatto fer­mo e positivo con la realtà attuale: il per­donare equivale ad assolvere, a scioglie­re le tensioni psicocorporee, i nodi che ci legano alla visione passata e "patolo­gica" della realtà.
passaggio a miglior vita: alcune reli­gioni indicano l'aldilà come il luogo in cui gli sforzi saranno premiati, in cui ogni desiderio sarà esaudito, a patto, be­ninteso, di aver condotto la propria vita in modo irreprensibile.
Promettere il paradiso alla fine di un'a­nalisi o di una psicoterapia corporea è un'ovvia esagerazione. È realistico inve­ce aspettarsi un miglior contatto con se stessi e con il mondo. Una migliore sin­tonia col flusso della vita, cogliendo op­portunità di crescita laddove in passato vedevamo solo problemi, partecipando alla vita quotidiana come ad una ricer­ca personale (piuttosto che come ad una lotta sotto i vessilli di un falso Io, nella speranza di assicurarci una precaria so­pravivenza in suo nome).
Il modello presentato necessita ovvia­mente maggiori approfondimenti, con riferimenti clinici più precisi che per mo­tivi di spazio e di opportunità riservo ad una prossima pubblicazione.

venerdì 15 maggio 2015

esperienze di premorte


 
  La storia della N. D. E.
  (esperienza vicino alla morte)
  
di Mellen - Thomas Benedict
  Viaggio attraverso la luce e ritorno

Nel 1982 morii per un cancro in fase terminale; si trattava di un tumore inoperabile. Mi fu detto che avrei potuto vivere ancora dai sei agli otto mesi, ma ogni tipo di chemioterapia a cui potevo essere sottoposto avrebbe fatto di me poco più che un vegetale.
Negli anni '70 ero stato un contestatore, sempre più demoralizzato a causa della continua minaccia d'una guerra nucleare, dal disastro ecologico, etc.
Dato che non avevo alcun credo spirituale, cominciai a pensare che la natura aveva commesso un errore, e che gli uomini erano simili ad un cancro per il nostro pianeta. Non vedevo alcuna soluzione per tutti i problemi che avevamo creato a noi stessi ed alla Terra, vedevo gli esseri umani come un tumore, e fu proprio questo mio modo di pensare che mi uccise.
State attenti alla vostra visione del mondo: essa può ritorcersi contro di voi, soprattutto se è una visione negativa e la mia era davvero tale, sicchè mi condusse alla morte.
Provai ogni genere di medicina, inclusa quella alternativa, ma senza nessun successo finché venni alla conclusione che questa era davvero un affare privato fra me e Dio. Prima di allora non mi ero mai trovato veramente al cospetto di Dio, né avevo avuto a che fare con Lui, nè ero incline ad alcun genere di spiritualità, ma cominciai un viaggio di approfondimento nella spiritualità e nelle tecniche di guarigione alternative. Lessi qualsiasi cosa trovassi sulle varie religioni e filosofie, e mi misi a studiare intensamente, perché non volevo trovarmi impreparato dell'Altra Parte. Trovai queste letture molto interessanti, perchè mi portarono a sperare che ci fosse qualcosa nell'Aldilà.
A quell'epoca ero un artista che lavorava per conto proprio nel settore delle vetrate colorate, e perciò non avevo alcuna assicurazione medica, sicchè i miei risparmi di una vita sparirono in un attimo solo per gli esami. Mi trovai ad aver bisogno di cure mediche senza alcuna assicurazione, nè volevo che la mia famiglia subisse un tracollo finanziario, e per questo decisi di vedermela da solo. Sebbene non avessi dolori continui, c'erano dei momenti in cui subìvo repentine perdita di coscienza che mi causarono l'impossibilità di guidare. Alla fine mi fu assegnata l'assistenza a domicilio. Avevo un'assistente personale che veniva a prendersi cura di me, e fu una vera benedizione essere assistito da un angelo che mi stette vicino durante tutta la parte terminale della malattia. Andò avanti così per circa un anno e mezzo. Non volevo prendere troppi antidolorifici, perché preferivo restare cosciente il più possibile, ma alla fine il dolore crebbe tanto che nella mia coscienza non c'era posto per altro, anche se ogni crisi, per fortuna, durava solo qualche giorno.
Ricordo di essermi svegliato, in casa, una mattina verso le 4 e mezzo, sapendo che la mia ora era vicina: quello era il giorno in cui sarei morto! Così chiamai gli amici e dissi loro addio. Svegliai la mia assistente privata e lo dissi anche a lei. Ci eravamo messi d'accordo in precedenza che lei avrebbe lasciato in pace il mio corpo morto, senza chiamare nessuno, per circa sei ore, dato che avevo letto di tutte quelle cose interessanti che accadono quando si muore.
Tornai a dormire e poi ricordo l'inizio di una tipica N. D. E.
Di colpo divenni completamente cosciente e mi ritrovai in piedi, mentre il mio corpo era sul letto circondato da una profonda oscurità. Essere fuori dal corpo era un'esperienza ancora più vivida di quella ordinaria, così vivida che potevo vedere ogni camera della casa. Potevo vedere al di sopra, tutt'intorno e al di sotto della mia casa. C'era una Luce splendente. Mi girai verso la Luce, che era simile a quella che molte altre persone hanno descritto nelle loro esperienze: era magnifica, così tangibile che la si poteva percepire. Era incantevole: si desidera andare verso di essa come nelle braccia del padre o della madre ideali.
Quando cominciai a muovermi verso la Luce, sapevo intuitivamente che se entravo in essa sarei morto, così, mentre mi muovevo, dissi: "Per favore aspetta un minuto, fermati qui ancora un secondo. Voglio riflettere su tutto questo. Vorrei parlare con te prima di andar via".
Con mia sorpresa, l'intera esperienza si fermò a quel punto! Si possono veramente controllare le proprie NDE: non è come una corsa sulle montagne russe e così la mia richiesta venne esaudita ed ebbi una conversazione con la Luce che si trasformava in figure differenti, come Gesù, Buddha, Krishna, forme di mandala, immagini e simboli archetipi. Chiesi alla Luce: "Cosa sta accadendo qui? Per favore, Luce, ascoltami, voglio davvero conoscere la verità su ciò che mi accade".
Non sono in grado di ricordare le parole esatte, perché comunicavo con una forma di telepatia e la Luce mi rispose. Ricevetti l'informazione che le cose in cui crediamo danno forma a ciò che percepiamo in presenza della Luce, con un processo di azione-reazione (feedback). Se si è Buddhisti, Cattolici o Fondamentalisti, si ottiene un feedback in accordo con ciò in cui si crede. Mentre la Luce si rivelava a me, divenni consapevole che ciò che stavo realmente guardando era la matrice del nostro Sé Superiore. La sola cosa che posso dire è che si trasformò in una matrice, un mandala di anime umane, e che io vidi che quella cosa che noi chiamiamo il nostro Sé Superiore in ciascuno di noi vi è una matrice che é anche una strada verso la sorgente: ognuno di noi proviene direttamente da quella sorgente. Tutti noi abbiamo un SÉ SUPERIORE, una parte spirituale del nostro essere, che mi si rivelò nella sua vera forma energetica. L'unico modo in cui posso descriverlo è che l'essere del sé superiore è più simile ad una connessione diretta con la sorgente che ciascuno di noi ha e tutti noi siamo connessi direttamente con la sorgente. Così la Luce mi stava mostrando la matrice del sé superiore, ed io compresi chiaramente che tutti i sé superiori sono inter-connessi come un solo essere, tutti gli uomini sono connessi come un solo essere, noi siamo veramente lo stesso essere, differenti aspetti dello stesso essere. Non c'era alcun legame con una particolare religione. Questo è ciò che percepii come mio feedback, vedendo questo mandala fatto di anime umane: era la cosa più bella che avessi mai visto. Entrai al suo interno, e ne fui sopraffatto, era come ricevere tutto l'amore che abbiamo sempre desiderato, ed era quel genere di amore che cura, che guarisce, che rigenera.
Quando chiesi alla Luce di continuare la sua spiegazione, compresi cos'è la matrice del sé superiore: c'è una sorta di griglia intorno al nostro pianeta nella quale tutti i sé superiori sono connessi: è come una grande società, un sottile livello di energia adiacente, posto tutt'intorno al nostro, si potrebbe dire il livello dello spirito. Poi chiesi altre spiegazioni: volevo conoscere il vero significato dell'universo, ed a quel punto ero pronto a partire: "Sono pronto, portami via", dissi.
Allora la Luce si trasformò nella cosa più bella che io abbia mai visto: un mandala composto da tutte le anime di questo pianeta e mi resi conto che ero giunto a questo pur partendo dalla mia visione negativa di ciò che era accaduto sulla Terra. Così chiesi alla Luce di continuare a spiegarmi anche questo, dato che avevo visto in quel magnifico mandala come tutti noi siamo belli nella nostra essenza, nel nostro nucleo. Noi siano le più belle creature; l'anima umana, la matrice umana che tutti noi formiamo, è assolutamente fantastica, elegante, esotica ... non trovo parole sufficienti per dire quanto cambiò la mia opinione sul genere umano in quel momento. Dissi: "Oh, Dio, non apprezzavo quanto siamo belli". Ad ogni livello, alto o basso, in qualsiasi forma voi siate, voi siete davvero la più bella delle creazioni! Fui meravigliato di scoprire che non c'era alcun male in nessuna anima. Dissi "Com'è possibile?" La risposta fu che nessuna anima può essere malvagia di per sè, sebbene le cose orribili che accadono alle persone durante le loro vite terrene, possano indurle a compiere azioni altrettanto malvagie, ma le loro anime non sono cattive. Ciò che tutte le persone cercano, ciò che le sostiene, è l'Amore, ciò che nuoce loro è la mancanza di Amore - mi disse la Luce. Le rivelazioni che provenivano dalla Luce diventavano sempre più profonde ed io chiesi: "Ciò significa che l'umanità verrà salvata?" Allora, come uno squillo di tromba tra una cascata di luci, la grande Luce rispose: "Ricorda questo e non dimenticarlo mai: sei tu che salvi, redimi e guarisci te stesso. Questo è ciò che avete sempre fatto e che sempre farete. Siete stati creati col potere di farlo fin dalla creazione del mondo".
In quel momento capii ancor di più: compresi che siamo già stati salvati, e che se ci siamo salvati é perché siamo stati creati per auto-correggerci, così come tutto il resto dell'universo.
Ringraziai con tutto il cuore la Luce divina. La cosa migliore che riuscii a dire furono queste semplici parole di gratitudine totale : "Oh mio caro Dio, caro universo, caro sé superiore, io amo la mia vita". Sembrò che la Luce mi incorporasse ancor più nel profondo. Era come se mi assorbisse completamente. La Luce dell'amore è per noi indescrivibile. Entrai in un'altra dimensione, molto più profonda della precedente, e divenni consapevole di altre, di molte altre cose. Era una gigantesca corrente luminosa, vasta ed intensa, che si riversava proprio nel cuore della vita. Domandai di cosa si trattasse e la Luce rispose: "Questo è il fiume della vita. Bevi pure a sazietà l'acqua della sua corrente benefica ".
Così feci, bevvi un grande sorso, e poi un altro. Era come bere la vita stessa! Ero in estasi.

Allora la Luce disse: "Tu hai un desiderio". La Luce sapeva tutto di me, ogni cosa del mio passato, presente e futuro. "Sì" sussurrai e chiesi di visitare l'universo al di là del sistema solare. La Luce mi disse allora che avrei potuto seguire la corrente, lo feci, e fui trasportato attraverso la Luce fino alla fine del tunnel. Sentii ed udii una serie di esplosioni molto smorzate. Che velocità! Improvvisamente mi sembrò di essere lanciato via dal pianeta su questo flusso di vita. Vidi la Terra che volava via, lontano. Il sistema solare scivolò via in tutto il suo splendore e sparì. Più veloce della Luce, volai attraverso il centro della galassia, ottenendo sempre più maggiore conoscenza. Mi fu detto che questa galassia, come tutte le altre dell'universo, è piena di molte varietà di vita, anche diverse. Vidi molti mondi: la buona notizia è che noi non siamo soli nell'universo!
Mentre cavalcavo questa corrente cosciente attraverso il centro della galassia, il flusso si espandeva in fantastiche onde di energia simili a frattali. I grandi ammassi di galassie, con tutta la loro antica saggezza si allontanarono. Dapprima pensai che stavo andando da qualche parte, come se continuassi il viaggio, ma poi mi accorsi che la mia coscienza si espandeva come la corrente fino a contenere in sé tutto l'universo! Tutta la creazione passava attraverso di me, era un' incredibile meraviglia! Ero davvero una creatura fantastica, un bimbo nel Paese delle meraviglie! Sembrava che tutte le creazioni dell'universo mi fossero mostrate e che poi svanissero in una scintilla di Luce. Una seconda Luce comparve, proveniva da ogni parte, e sembrava molto diversa, era una Luce composta da tutte le frequenze dell'universo, o forse di più.
Sentii ed udii di nuovo altre esplosioni forti ma vellutate. La mia coscienza ed il mio essere si stavano espandendo fino a congiungersi con l' universo olografico, ed oltre. Mentre passavo nella seconda Luce capii di aver appena trasceso la verità. Queste sono le parole più adatte con cui riesco a dirlo, ma cercherò di spiegarmi meglio. Quando passai nella seconda Luce mi dilatai oltre la prima e mi ritrovai in una quiete profonda, al di là di qualsiasi silenzio, semplicemente ero capace di vedere e di percepire l'eternità, oltre l'infinito.
Ero nel vuoto, prima di ogni creazione, prima del big bang. Mi ero inoltrato al di là dell'inizio del tempo, al di là della prima "parola", della prima vibrazione, nell'occhio della creazione. Mi sentivo come se stessi toccando il viso di Dio. Non era un sentimento religioso, ero semplicemente una cosa sola con la vita e con la coscienza assoluta. Quando dico che potevo vedere e percepire l'eternità voglio dire che potevo sperimentare tutta la creazione che generava se stessa, in un processo senza inizio e senza fine. È il pensiero della mente che si espande, non è così? Gli scienziati vedono il Big-Bang come un singolo evento che creò l'universo, mentre io vidi che esso è solo uno di infiniti Big-bang che creano simultaneamente infiniti universi. Le sole immagini che possono dare un'idea di questo processo, in termini umani, sono quelle create dai super-computers usando certe equazioni che generano delle geometrie frattali.
Gli antichi intuivano tutto questo, dicevano che Dio periodicamente crea nuovi universi espirando, ed annulla altri universi inspirando. Questi periodi che la scienza moderna definisce big bang venivano chiamati "Yuga". Mi trovavo nella pura, assoluta coscienza, e potevo vedere o percepire tutti i big bang o le yuga mentre creavano ed annullavano se stessi. In un istante entrai all'interno di tutti quegli universi simultaneamente e vidi che ognuno e ciascun piccolo elemento della creazione ha il potere di creare. Cercare di spiegare tutto questo è molto difficile, e non riesco a trovare le parole adatte, mi ci vollero anni dopo il mio ritorno per poter trovare le parole adatte da associare all'esperienza nel vuoto. Ora posso dirvi che il vuoto è meno che il nulla, e nello stesso tempo è più di tutto ciò che esiste, é lo zero assoluto, è il caos da cui si originano tutte le possibilità, la coscienza assoluta molto di più che la stessa intelligenza universale.
Dov'è il vuoto? Io lo so: è dentro e fuori ogni cosa. Ognuno di noi, anche mentre vive, si trova sempre simultaneamente dentro e fuori del vuoto. Non bisogna andare in nessun posto e nemmeno morire per essere nel vuoto. Il vuoto è il nulla cosmico che si trova tra tutte le manifestazioni fisiche, lo spazio all'interno degli atomi, tra i loro componenti. La scienza moderna ha iniziato a studiare questo spazio vuoto e l'ha chiamato "punto zero". Ogni volta che si cerca di misurarlo, i nostri strumenti vanno fuori scala, o – per così dire – verso l'infinito, così che non esiste alcun mezzo per misurare accuratamente l'infinito. Nel nostro corpo e nell'universo, lo spazio vuoto è più grande di qualsiasi altra cosa!
Quello che i mistici chiamano il vuoto non è il vuoto: è così pieno di energia, un'energia diversa che ha creato ogni cosa, compreso ciò che siamo e tutto ciò che esiste a partire dal big bang è vibrazione, a partire dalla prima "parola", che è la prima vibrazione. L'affermazione biblica "Io sono" dovrebbe in realtà essere seguita da un punto interrogativo: "Io sono? Cosa sono io?". Infatti la creazione è Dio che esplora il sé divino attraverso qualsiasi possibilità immaginabile, in una continua, infinita esplorazione che coinvolge ognuno di noi. Attraverso ogni singolo capello della vostra testa, attraverso ogni singola foglia di ogni singolo albero, attraverso ogni singolo atomo, Dio esplora il proprio sé, il grande "Io sono". Io cominciai a vedere che tutto ciò che esiste è il sé, letteralmente, il vostro sé, il mio sé, me stesso. Ogni cosa è il grande sé. Questo è il motivo per cui Dio conosce la caduta anche di una singola foglia. Questo è possibile perché, in qualsiasi punto vi troviate, quello è il centro dell'universo, perchè ovunque si trovi un atomo, quello è il centro dell'universo: Dio é in quell'atomo, Dio è nel vuoto.
Mentre esploravo il vuoto e le yuga del creato mi trovavo totalmente al di fuori del tempo e dello spazio per come noi li conosciamo. In questo stato di espansione della coscienza scoprii che la creazione è qualcosa che riguarda la pura coscienza assoluta, cioè Dio, che discende nell'esperienza della vita come noi la conosciamo. Il vuoto in se stesso è privo di esperienza, viene prima della vita, prima della vibrazione iniziale. La natura divina va ben oltre la vita e la morte, per questo nell'universo c'è da sperimentare molto più della vita e della morte! Io mi trovavo nel vuoto ed ero consapevole di ogni cosa creata. Era come se io stessi guardando con gli occhi di Dio, ero diventato Dio ed improvvisamente non ero più me stesso e di colpo compresi il perché dell'esistenza di ogni atomo, e fui in grado di vedere ogni cosa. Il punto interessante è che io andai nel vuoto per scoprire che Dio non è là. Dio è qua. Così mi apparve inutile questa costante ricerca di Dio da parte dell'umanità … Dio ci ha dato ogni cosa, ogni cosa è qua, questo è il luogo dove si trova. E ciò in cui siamo ora coinvolti è l'esplorazione di Dio da parte di Dio per nostro tramite. La gente è così occupata a cercare di diventare Dio: dovrebbero invece comprendere che noi siamo già Dio e che Dio sta diventando noi, questo è ciò che conta davvero e quando lo compresi, ne ebbi abbastanza del vuoto, e desiderai tornare alla creazione, a questa yuga. Mi sembrava la cosa più naturale da farsi.
Così tornai indietro di colpo dal big bang attraverso la seconda Luce, udendo di nuovo diversi colpi sonori vellutati. Percorsi all'indietro la corrente della coscienza attraverso tutta la creazione, e fu un viaggio entusiasmante! I super-ammassi di galassie passavano attraverso me, dandomi una comprensione ancora maggiore.
Passai attraverso il centro della galassia, dove si trova un buco nero. I buchi neri sono i grandi processori e rigeneratori dell'universo.Sapete cosa c'è dall'altra parte di un buco nero? Ci siamo noi, la nostra galassia, che è stata riciclata da un altro universo. Nella sua configurazione di energia totale, la galassia sembrava una fantastica città di Luce, tutta l'energia da questa parte del big bang è Luce. Ogni particella subatomica, ogni atomo, ogni stella o pianeta, e perfino la coscienza stessa è fatta di Luce ed ha una frequenza vibratoria, perchè la Luce è materia vivente.
Ogni cosa è fatta di Luce, anche i sassi, e pertanto ogni cosa è viva perchè composta di Luce divina; ogni cosa è molto intelligente. Mentre viaggiavo sempre più avanti nella corrente della vita, vidi avvicinarsi una gigantesca Luce . Seppi che si trattava della prima Luce, la Luce del sé superiore che è la matrice del nostro sistema solare che mi apparve nella Luce, accompagnato da una di quelle esplosioni vellutate. Vidi che il sistema solare nel quale viviamo è come il nostro corpo locale più grande. Io ne sono parte, la Terra è questo grande essere creato, e noi siamo la parte di essa che sa della sua esistenza. Ma noi ne siamo solo una parte. Noi non siamo ogni cosa, ma solo quella parte della Terra che è cosciente della sua esistenza.
Fui in grado di vedere tutta l'energia generata da questo sistema solare, e si tratta di un incredibile spettacolo di Luce! Potei udire la musica delle sfere. Il nostro sistema solare, al pari di tutti i corpi celesti genera un'unica matrice di luci, di suoni e di energie vibratorie. Le più avanzate civiltà provenienti da altri sistemi solari possono identificare la vita nell'universo, come noi la conosciamo, dall'impronta vibratoria della matrice energetica: é un gioco da ragazzi. I meravigliosi figli della Terra (gli esseri umani) emettono in continuazione, proprio ora, una quantità di suoni, come bambini che giocano nel cortile dell'universo.
Percorsi la corrente direttamente fino al centro della Luce e mi sentii abbracciato da Essa mentre mi prendeva di nuovo nel suo respiro, seguita da un altro colpo di morbido suono. Ero in questa grande Luce d'amore mentre la corrente della vita fluiva attraverso il mio essere. Devo ripetere che si tratta della più amorevole Luce, del tutto priva di qualsiasi elemento giudicante. È il genitore ideale per questo fanciullo meraviglioso. "E ora?" mi domandai. La Luce mi spiegò che la morte non esiste: noi siamo esseri immortali. Noi siamo già vivi dall'eternità! Compresi che noi facciamo parte di un sistema vivente naturale che rigenera se stesso in un processo senza fine.

Non mi fu mai detto che dovevo ritornare. Semplicemente, sapevo che lo avrei fatto, perchè era una cosa naturale, dopo quel che avevo visto. Non so dire quanto tempo rimasi nella Luce, in termini umani, ma venne un momento nel quale capii che tutte le mie domande avevano avuto una risposta e che il mio ritorno era vicino.
Quando dico che a tutte le mie domande era stato risposto nell'altra parte voglio dire proprio questo.
A tutte le mie domande è stata data una risposta! Ogni essere umano ha una vita diversa ed un diverso numero di questioni da esplorare. Alcune delle nostre domande hanno un valore universale, ma ognuno di noi esplora questa cosa che chiamiamo vita in modo unico e personale e questo vale anche per ogni altra forma di vita, dalle montagne alle singole foglie d'ogni albero. Questo è molto importante per tutti noi nell'universo, perché tutto contribuisce al grande quadro, la pienezza della vita, perchè siamo letteralmente Dio che esplora il sé divino in un'infinita danza di vita e la nostra unicità esalta la vita tutta.
Quando iniziai il mio ritorno al ciclo della vita non mi passò nemmeno per la mente, né mi fu detto da nessuno, che sarei ritornato nel medesimo corpo che avevo in precedenza. Non aveva nessuna importanza, poichè avevo una completa fiducia nella Luce e nel processo della vita. Mentre la corrente si fondeva con la grande Luce, chiesi di non dimenticare mai le rivelazioni ed i sentimenti di ciò che avevo appreso dall'altra parte.
Ci fu un "Sì" che io sentii come un bacio alla mia anima. Poi fu riportato indietro, attraverso la Luce, nel regno delle vibrazioni. L'intero processo si svolse in senso contrario, mentre io ricevevo altre informazioni ancora. Tornai a casa, e mi furono dati insegnamenti sulla meccanica della reincarnazione e fu risposto a tutte le piccole domande che ancora adi noi, non importa dove siamo, nei guai oppure no, è una benedizione per il pianeta, proprio qui ed ora. Così io passai attraverso il processo della reincarnazione aspettandomi di nascere come un bambino da qualche parte del mondo, ma mi fu data una lezione su come l'identità individuale si evolve con la coscienza, e così mi reincarnai di nuovo in questo corpo.
Fui così sorpreso quando riaprii gli occhi! Non so perché, dato che capivo, ma fu comunque una grossa sorpresa ritrovarmi in questo corpo, di nuovo nella mia stanza con qualcuno che guardava verso di me piangendo a calde lacrime. Era la mia assistente: si era rassegnata un'ora e mezzo dopo avermi trovato morto, perchè era certa che io fossi morto: tutti i segni tipici erano evidenti ed il mio cadavere stava diventando rigido.
Non sappiamo da quanto tempo fossi morto, ma sappiamo che era trascorsa un'ora e mezzo da quando lei mi aveva trovato senza vita. Aveva esaudito, per quanto possibile, il mio desiderio di lasciare per alcune ore, il mio corpo, in pace. Avevamo uno stetoscopio amplificato e molti sistemi per testare le funzioni vitali del corpo per vedere cosa accadeva. Ella può testimoniare che io ero morto davvero. La mia non fu una N. D. E. , dato che sperimentai realmente la morte, per almeno un'ora e mezzo. L'assistente mi aveva trovato morto e mi aveva auscultato con lo stetoscopio, aveva preso la pressione sanguigna ed il battito cardiaco per un'ora e mezzo. Poi io mi ero svegliato ed avevo visto la Luce là fuori. Avevo provato ad alzarmi per raggiungerla, ma ero caduto dal letto. Lei aveva udito il tonfo, era accorsa e mi aveva trovato steso sul pavimento. Quando ripresi i sensi, fui molto sorpreso e meravigliato per quanto mi era successo.
Dapprima non avevo un ricordo tanto chiaro di quell'esperienza come quello che ho adesso. Continuavo a scivolare fuori da questo mondo e mi chiedevo: "Sono vivo?"
Questo mondo era più simile ad una sogno, se paragonato con l'altra dimensione.
Dopo tre giorni mi sentivo di nuovo normale, più lucido, eppure diverso da come mi ero sentito nelle mia vita di prima. Tutti i ricordi del viaggio mi tornarono in mente più tardi. Non riuscivo a vedere nulla di sbagliato in nessun essere umano che avessi incontrato, mentre prima di allora io avevo sempre giudicato gli altri pensando che un sacco di gente fosse veramente nevrotica, tutti nevrotici, tranne me, ma di tutto questo non restava più alcuna traccia.
Tre mesi più tardi un amico mi consigliò di fare qualche test, così andai in ospedale per le radiografie e tutto il resto. Mi sentivo veramente bene, così avevo paura di ricevere cattive notizie. Ricordo che il medico, dopo aver confrontato le lastre precedenti con quelle attuali, disse: "Bene, adesso qui non c'è più niente". Io replicai: "Davvero? Allora può essere un miracolo?" E lui: "No, queste cose accadono, vengono chiamate remissione spontanea". Non sembrava per nulla impressionato, ma per me era un miracolo e anche se non lo erano gli altri, io ero davvero impressionato. vevo:
"Come funziona questo? Come funziona quello?" Sapevo che stavo per reincarnarmi.
La Terra è un grande processore di energia, e la coscienza individuale proviene da lei e si evolve in ciascuno di noi. Per la prima volta pensai a me stesso come ad una creatura umana, e fui felice di esserlo. Da ciò che ho visto, sarei felice di essere anche soltanto un atomo in quest'universo, sì, un atomo, perchè essere la parte umana di Dio … è la più fantastica delle benedizioni! È una fortuna che va al di là della nostra più sfrenata immaginazione di cosa sia una fortuna. Per ciascuno di noi essere la parte umana di quest'esperienza è fantastico e magnifico. Ognuno 

Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

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