Nel corso della storia si è constatato che la mente dell'uomo è capace di
due tipi di conoscenza; la prima modalità è quella razionale, tenuta in
grande considerazione dall'occidente; la seconda è quell'intuitiva che, in
genere, è esattamente l'opposto, ed è confacente all'atteggiamento
orientale. La conoscenza razionale appartiene al campo della scienza e
dell'intelletto, la cui funzione è quella di analizzare, discriminare,
dividere, confrontare, misurare e ordinare in categorie. La conoscenza razionale è un sistema di concetti astratti e di simboli; in questo modo si considera l'ambiente naturale come se fosse costituito da parti separate, e si costruisce una mappa intellettuale della realtà, nella quale le cose sono ridotte ai loro contorni. Il pensiero orientale, e più generalmente il pensiero mistico, forniscono
alle teorie della scienza contemporanea un importante e coerente riferimento
filosofico: una concezione del mondo, nella quale i due temi fondamentali
sono l'unità e l'interdipendenza di tutti i fenomeni, e considera l'uomo
come parte integrante di questo sistema. Ciò che interessa ai mistici
orientali è la ricerca di una esperienza diretta della realtà, che trascenda
non solo il pensiero intellettuale, ma anche la percezione sensoriale. La
conoscenza che deriva da un'esperienza di questo tipo viene chiamata dai
buddisti "conoscenza assoluta", perché non si basa su discriminazioni,
astrazioni, e classificazioni dell'intelletto, le quali sono sempre relative
e approssimate. Essa è come dicono i Buddisti, l'esperienza diretta
dell'essenza assoluta, indifferenziata, indivisa, indeterminata. La conoscenza assoluta è, quindi, un'esperienza della realtà totalmente non
intellettuale, un'esperienza che nasce da uno stato di coscienza non
ordinario, che può essere chiamato uno stato meditativo, o mistico. E' la
realtà della vita del Sé, che vive solo così com'è, la nuda esperienza della
vita (quel soltanto essere vivo ora). Il Sé non è superficiale: è la
pienezza della gioia. Essere consapevoli del Sé significa essere gioiosi.
"Cosa fa un Buddha sotto l'albero del Bodhi? Non fa nulla. Si limita ad
essere". Egli è colmo di un'insondabile gioia, perché ora non rimane nulla
da raggiungere. Nel proprio essere si scopre che qualsiasi cosa degna di
essere raggiunta esiste già. Il semplice accadere della vita, l'espirare e
l'inspirare, il semplice pulsare della vita, è beatitudine. Non ha nulla a
cui pensare, non pensa alla famiglia, né pensa al futuro, è semplicemente
immerso nella beatitudine - il giusto modo di essere - non vi è passato, né
futuro. Non sta andando da nessuna parte, il cuore batte, il respiro entra ed esce, il sangue circola semplicemente esiste, tutto è vivo e pulsante. Un'energia
priva di scopo, che fluisce senza meta, che fluisce ovunque; ma che non va
da nessuna parte. Fluisce verso il nulla. L'estasi non è una meta. E', qui e
ora, proprio nel movimento; è felice di per sé, proprio nella pulsazione
dell'essere vivo. Lo zen- che ebbe origine in seno al Buddhismo, ma fu fortemente influenzato dal Taoismo - si vanta di essere senza parole, senza spiegazioni, senza istruzioni, senza conoscenza. Esso si concentra quasi interamente sull'esperienza di illuminazione (satori), ed essa non consiste nel fare qualcosa, o nell'ottenere qualcosa; ma, semplicemente, nel riconoscere
quello che è sempre esistito di fatto, e si interessa solo marginalmente di
interpretare questa esperienza. A causa dell'educazione e del condizionamento ambientale, il funzionamento delle nostre menti è legato a un sistema particolare di logica, formato da concetti, e ogni cosa viene considerata attraverso un sistema di opposti: buono cattivo, bianco o nero, giusto o errato. A causa di questo modo di giudicare non possiamo raggiungere le unità attraverso la molteplicità. Lo scopo dello Zen è quello di andare al di là dei legami della dualità, rinunciare a tutti i concetti creati dall'intelletto e vedere le cose come realmente sono, per mezzo della introspezione intuitiva. Poiché il flusso della mente non può essere fermato mediante uno sforzo egocentrico di
volontà, quello che si richiede, momento per momento, è la osservazione
continua delle dualità, della tendenza continua del nostro io, delle
tendenze che costituiscono i nostri pensieri, i nostri sentimenti, il nostro
corpo. In tutto il misticismo orientale, l'intelletto è visto soltanto come un
mezzo per aprire la strada all'esperienza mistica diretta, che i Buddhisti
chiamano "risveglio". Lo zen insegna che il risveglio (satori) attraverso la
meditazione è al termine della attesa-attenzione, che deve essere una
vigilanza senza oggetto. Non c'è nulla da attendere, infatti; ciò che
succede, succede. Non esistono leggi regole e scopi, né in natura né nei
pensieri. Riacquistare la spontaneità della nostra natura originaria, la
natura di Budda di tutte le cose, richiede un lungo percorso e costituisce
una grande conquista spirituale. Attraverso la meditazione si può fare
l'esperienza di sentire la nostra natura originaria. Il programma basico dello Zen è quello di calmare la mente e il corpo, in un primo tempo, mediante la pratica della meditazione, con lo scopo di arrivare ad una visione interiore. Zazen (meditazione seduta), seduti con le gambe incrociate, la schiena dritta, la respirazione calma, il corpo e lo spirito unificati, senza spirito avido. Girando il proprio sguardo verso l'interno, ciascuno depone naturalmente i limiti dell'egoismo e fa direttamente l'esperienza del risveglio alla sua vera natura. La base della filosofia Zen è il silenzio, è il Ku (il silenzio totale), che è la condizione originaria della natura umana. Praticare aldilà di ogni oggetto è lo zazen più elevato; soltanto sedersi senza scopo. Durante zazen non si pensa; anche se il
subconscio si manifesta, si lascia passare, non si ferma il pensiero, non si
trattiene. In questo modo la coscienza diventa illimitata, infinita.
E' la coscienza cosmica (la cosmicità è la natura intrinseca della mente).
Il metodo Zen, questo tipo di approccio alla realtà, è un metodo
prescentifico, o metascentifico, o perfino antiscentifico. In questo modo,
lo Zen si immerge nella fonte della creatività e beve ad essa tutta la vita
che contiene. Tale fonte è l'inconscio dello Zen. L'inconscio è fuori
dall'ambito della ricerca scientifica, l'inconscio si può solo sentire, e
non nel senso comune del termine; pertanto, bisogna imparare a padroneggiare
le vie dell'inconscio e la saggezza sconosciuta del Sé. Ciò che esiste nel
centro interiore è aldilà di ogni spiegazione. Viceversa la scienza inizia
là dove comincia la spiegazione, all'esterno; è una ricerca sulla
circonferenza, nell'ambiente dell'uomo. Di solito la consapevolezza
scientifica è oggettiva: conosci gli altri, conosci il mondo, conosci le
stelle. Nel momento, però, in cui la consapevolezza si rivolge all'interno e inizia
a conoscere se stessa; in altre parole, nel momento in cui la consapevolezza
diventa oggetto della propria conoscenza l'illuminazione fiorisce. D'ora in
poi la consapevolezza sarà il padrone e l'inconsapevolezza il servitore. La
porta della verità non è, né il centro, né la circonferenza - che sono in
realtà due facce di una sola e unica verità, ma uno stato in cui colui che
vede e la cosa vista, l'osservatore e la cosa osservata, si uniscono. Solo
l'uomo libero da opinioni e da idee preconcette può vedere l'unità e
l'integrità della vita. Scoprire il proprio inconscio non è un atto intellettuale, ma un'esperienza affettiva che non può essere spiegata a parole.
L'intelletto, in ultima analisi, è superficiale; è qualcosa che fluttua alla
superficie della coscienza, e la superficie si deve spaccare perché possa
raggiungere l'inconscio cosmico; lo spirito logico deve dissolversi
progressivamente per consentire al pensiero translogico ed unificatore dello
Zen di emergere. Una volta che tale livello sia raggiunto, la comune
coscienza viene pervasa dal flusso dell'inconscio; è questo, appunto, il
momento in cui lo spirito finito comprende di avere le proprie radici
nell'infinito. La presa immediata e piena sul mondo è proprio la finalità
dello Zen, è l'autentico risveglio (farsi consapevoli) che si trova alla
radice insieme del pensiero creativo intellettuale, e dell'immediata
apprensione intuitiva, equivale al superamento della contaminazione
affettiva e della manipolazione cerebrale; equivale alla scomparsa della
polarità conscio e inconscio. Significa non avere nulla ed essere.
Il seguace Zen consegue, qui, il suo oggetto, perché è giunto a
destinazione; egli è adesso pervenuto nel cuore delle dualità e include in
sé tutto ciò che vi è di intellettuale, di affettivo, o creativo in modo
indiscriminato, indifferenziato o meglio assoluto. Le sue attività non sono
cambiate, ciò che è cambiato è la sua soggettività. La mia esperienza
personale della consapevolezza nella vita di tutti i giorni, è quella di
perderla facilmente, continuamente, in ogni momento. Mi capita a volte di
perdermi nelle reazioni, o mi isolo da ciò che accade. Ogni giorno, infinite
volte perdo la consapevolezza; spesso cado vittima della "tigre della
mente". Purtroppo le pressioni, le tensioni e la frenesia della vita non
sono certo condizioni ideali per la consapevolezza. Tuttavia non appena
riconosco di averla smarrita posso ricominciare d'accapo.
Si affaccia, così, un Sé semplice, basato sul respiro, capace di arrendersi
al momento presente. Ecco, quanto voglio sottolineare come esperienza
personale; nel momento in cui riconosco di aver smarrito la consapevolezza,
l'ho già riconquistata, perché quel riconoscimento stesso è una funzione
della consapevolezza. La consapevolezza infatti non è qualcosa di astratto o
lontano: per ognuno di noi prende vita nel momento in cui iniziamo, e ogni
volta che ricominciamo. Essere consapevoli, svegli, ricordarsi di Sé,
osservare, non farsi travolgere dal chiacchiericcio della mente, questo è il
potere della consapevolezza, essere attenti e presenti con equilibrio,
serenità e comprensione, sia che l'esperienza sia piacevole, spiacevole, o
neutra. Restare un semplice testimone indifferente.
Quando siamo presenti, osserviamo con la visione meditativa, con
un'attenzione profonda e penetrante, caratterizzata dall'assenza di
superficialità, e sappiamo incontrare direttamente ciò che accade nel nostro
mondo (la nuda realtà), con apertura, sensibilità, lucidità. Quando
accendiamo la luce dell'attenzione saggia, possiamo vedere con chiarezza,
comprendiamo che non dobbiamo fare neppure un passo in nessuna direzione,
per ritrovare il nostro posto dove possiamo essere a nostro agio; è proprio
qui, dove ci troviamo ora. Di solito, manchiamo d'intuizione e di una chiara
visione, perché siamo prigionieri dei nostri condizionamenti. La realtà è
già presente in noi; ma, per la nostra cecità, essa ci sfugge completamente.
In un certo senso sperimentiamo qualcosa di continuo, ma siamo scarsamente
in contatto con le nostre esperienze, solo a metà svegli di fronte alla
realtà. In questo senso possiamo dire che non sperimentiamo veramente. Per la
Gestalt la vera esperienza è terapeutica, o correttiva di per sé; è quel
punto al di là delle tecniche, come realtà-consapevolezza-responsabilità. Un
momento di veglia, un momento di contatto con la realtà è quello in cui i
fantasmi dei nostri sogni a occhi aperti possono venire riconosciuti per
quello che sono, è un momento di addestramento all'esperienza, attraverso il
quale possiamo imparare, ad esempio, che non c'è nulla da temere, o che la
soddisfazione di essere vivi supera la sofferenza o la perdita che avremmo
voluto evitare col nostro dormiveglia. Colui che ha sviluppato la
stimolazione dall'interno, può ricongiungersi, così, ai suoi sensi ed
entrare in contatto con la propria esperienza, ridestandosi e tornando alla
realtà nuda della vita che è "il Sé in Sé per Sé", il Sé che fa se stesso in
Sé stesso, qualunque cosa capiti.
Questa è la vera dimensione spirituale, quel punto in cui non si è più
diretti dall'io, ma da una coscienza non dualista; non c'è più nessuno che
pensa: "tu giungi senza alcun concetto di giungere e vedi senza alcun
concetto di vedere". Finche' non avremo superato il dualismo, non
conosceremo la libertà definitiva (l'ultima realtà). Realizzare questa
profonda comprensione di sé stessi è la fonte della vera saggezza;
l'autentica saggezza risiede nell'osservazione e nella conoscenza di se
stessi. Il punto di vista della terapia gestaltica, su questo come su altri
temi, è che la consapevolezza è abbastanza, tenendo bene a mente la
distinzione tra essere aperti all'esperienza e fabbricare esperienze.
Infatti le azioni che derivano dall'esperienza e la esprimono non sono tese
a produrre un effetto.
Le azioni che affermano la vita, piuttosto che negarla; che rivelano,
piuttosto che nascondere, che esprimono piuttosto che reprimere, sono in un
certo senso non azioni. L'azione, infatti, contrariamente alla manipolazione
(di se stessi, o degli altri), viene sperimentata come fluente dall'interno,
invece che compiuta per andare incontro a modelli estrinseci. Per finire,
voglio dire che la consapevolezza è il nostro vero Sé: è ciò che siamo.
Perciò, in un certo senso, non c'è bisogno di sviluppare la consapevolezza:
basta rendersi conto di come la blocchiamo con pensieri, fantasie, opinioni
e giudizi.
Stare semplicemente nell'istante; fare una cosa alla volta e consegnarci
totalmente a essa è il modo più efficiente di vivere; è essere semplicemente
qui, vivere la nostra vita. "Niente di speciale". La vita è così com'è, il
lavoro è così com'è, il mondo è così com'è, e forse, se sappiamo accettarlo
così com'è, ci sveglieremo al suo significato.
In ogni situazione, che gli altri ci osservino o no, dovremmo essere
consapevoli di ciò che avviene in noi e stare in guardia contro la
trascuratezza e la disattenzione. Così, non nuoceremo agli altri. La meta è
sviluppare gradualmente la consapevolezza, e attivare quella compassione e
gentilezza amorevole che già sono in noi. E questo è alla portata di tutti.
Mi chiamo Simone e ho creato questo spazio per chiunque senta che è arrivato il momento di riprendere in mano il timone della propria vita. Attraverso l'alchimia spirituale, lo shadow work e le leggi universali, esploreremo insieme come trasformare la nostra realtà interiore per comandare quella esteriore. Benvenuti nel mio laboratorio per l'anima.
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sabato 1 novembre 2014
martedì 22 aprile 2014
Filosofia Zen
Rimane aperta la grande questione se lo zen è una religione o una filosofia.
La più bella immagine è quella che paragona lo zen ad una farfalla, posatasi sul ramo del buddismo. Questa farfalla in realtà non dipende dal buddismo, ma vive di vita propria. In fondo è la stessa farfalla che, posatasi sul ramo dell’islamismo ha dato vita al sufismo, su quello dell’ebraismo è diventata chassidismo e, sul ramo del cristianesimo, mistica cristiana.
Lo zen non è una religione proprio perché non si serve di dottrine, né di libri sacri, gli strumenti normali di cui si servono le religioni. Proprio perché si tratta solo di strumenti – e troppo spesso succede che i mezzi vengano confusi con il fine – se le scritture e le dottrine diventano il dito che indica la luna, colui che vuole raggiungere il fine dello zen concentra tutti i suoi sforzi sulla luna stessa, e non più sul dito.
La religione, la devozione è considerata dallo zen come “una zattera – disse in una parabola il Budda – che aiuta ad attraversare il fiume della vita. Ma è stolto chi si porta sulle spalle la zattera, una volta raggiunta la terraferma”. Non c’è bisogno di mezzi, poiché è indispensabile solo mirare ad un’introspezione diretta del cuore dell’uomo, e tutto ciò che sta tra l’uomo e la sua esperienza immediata è una barriera da eliminare.
Daltronde lo zen non è solo filosofia, giacché non è più solo buddismo ma si è trasformato in qualche cosa di diverso. E spesso anche la filosofia dimentica che, nel momento stesso in cui scrive, spiega e codifica se stessa, essa già perde molto del valore che le è proprio per definizione; poiché non è, in genere, capace di tradurre in realtà i suoi concetti.
Lo zen, al contrario, è una filosofia viva, è un atteggiamento verso la vita e, nello stesso tempo, una via verso l’autorealizzazione.
Non può essere racchiuso in una definizione, così come un fiume non può essere racchiuso in un bicchiere. Come un fiume è la vita stessa, e la sua verità va cercata e trovata – e può essere trovata – solo nel fluire della vita quotidiana, di noi stessi e di ogni altro essere che, con noi, scorre nel grande fiume della vita. Lo zen spesso è difficile da capire perché è troppo ovvio: “non sapendo quanto sia vicina la verità, gli uomini la cercano lontano, come chi nuota nell’acqua – dice un detto zen – e avendo sete chiede da bere”.Non sono un monaco Zen, né lo diventerò mai. Tuttavia, il modo in cui i monaci Zen conducono la loro esistenza costituisce per me un’importante fonte di ispirazione: la semplicità delle loro vite, la concentrazione e la consapevolezza di ogni singolo gesto, la calma e la pace che infondono, tutto questo esercita su di me una forte influenza.Probabilmente neppure tu aspiri a diventare un monaco Zen, eppure puoi provare a vivere la tua esistenza in modo più simile a loro, seguendo alcune semplice regole.Ti starai chiedendo “Ma perché mai dovrei vivere in modo più simile ad un monaco Zen?”. La risposta la trovi intorno a te: chi di noi non ha bisogno nella propria vita di un po’ più di tranquillità, concentrazione, serenità e consapevolezza?
“Sorridi, respira e agisci con calma” Thich Nhat Hanh
Non sono certo un maestro Zen, ma mi sono reso conto che alcuni princìpi propri dello Zen possono essere applicati con effetti benefici ad ogni esistenza, indipendentemente dal credo religioso o dallo standard di vita di ciascuno di noi.
“Lo Zen non è una forma di esaltazione, ma è la concentrazione nelle nostre attività quotidiane”. Shunryu Suzuki
Fai una cosa per volta
Questa regola è uno dei princìpi cardini della mia filosofia di vita, così come è parte della vita di un monaco Zen. No al multi-tasking, fai una cosa per volta. Si tratta di una regola semplice, banale, ma che quasi mai mettiamo in pratica, specializzati come siamo nell’adoperarci contemporanemente in molteplici attività allo stesso tempo. Chi di noi non ha mai mangiato un panino di fronte al computer mentre era al telefono e intanto cercava di captare la conversazione di due colleghi vicini?
Prova ad agire diversamente. Fai una cosa per volta, abbandona il multi-tasking. Se stai lavando i piatti, semplicemente lava i piatti. Se stai mangiando, mangia e basta. Se stai facendo il bagno, concentrati solo su quello. Non cercare di fare altro mentre svolgi ciascuna singola attività. Come recita un proverbio Zen: “Quando cammini, cammina. Quando mangi, mangia”
Falla lentamente e con concentrazione
Anche se sai svolgere un’attività per volta, forse spesso lo fai con troppa fretta, di corsa. Invece, prova a prenderti il tuo tempo, e agisci lentamente. Compi le tue azioni in modo deliberato, concentrato, consapevole, non di fretta o a caso. Acquisire questa abitudine richiede pratica, ma aiuta a focalizzarti sull’obiettivo e sulla realizzazione della singola attività.
Portala a compimento
Concentrati in modo esclusivo sull’attività che stai svolgendo, si tratti anche della più banale, come fare le parole crociate. Non passare all’attività successiva fino a quando non hai completato quella precedente. Se ti prepari un sandwich, non iniziare a mangiarlo fin quando non hai riposto ciò che hai utilizzato per prepararlo, lavato le posate e i piatti e pulito il lavandino. Ora che hai concluso tutto il resto, addenta pure il tuo sandwich, puoi concentrarti solo sul tuo panino e sarà ancora più gustoso.
Fai di meno
Un monaco Zen non conduce un’esistenza pigra. Si sveglia presto ed ha una giornata piena di lavoro. Tuttavia, ciò non significa che egli abbia un elenco infinito di attività da portare a termine. Al contrario, ogni giorno si occupa solo di alcune cose, non di più. Se fai di meno, puoi svolgere ciascun compito con più tranquillità, con più concentrazione e riuscendo a portarlo a termine.
Se riempi le tue giornate di una serie eccessiva di singole attività, non farai altro che correre dall’una all’altra senza mai fermarti a pensare a cosa stai davvero facendo in quel momento. Farai ogni cosa in fretta, con meno concentrazione e con molta superficialità.
Programma degli intervalli tra ogni attività
Questo suggerimento è connesso alla regola “Fai di meno”ed è in stretta relazione con il modo in cui programmi la tua giornata: collocando degli intervalli tra le diverse attività che ti sei prefisso di svolgere, ti sarà più agevole portarle a termine.
Nella tua lista di impegni non prevedere attività dai ritmi serrati e rigidi – lascia sempre degli spazi vuoti. Ciò ti consentirà di avere un programma più rilassato e di lasciarti del tempo nel caso in cui un impegno ti occupi più del previsto.
Crea dei rituali
I monaci Zen seguono dei precisi rituali per numerose attività che svolgono quotidianamente, dalla consumazione di un pasto alla meditazione. Il rituale attribuisce un senso di sacralità e di intima rilevanza a ciò che eseguiamo, significa che intendiamo svolgere quella attività in modo corretto e puntuale, senza superficialità.
Non c’è necessita di imparare specifici rituali Zen, puoi creare da solo quelli che preferisci e che più ti aiutano a riconoscere importanza a ciò che stai compiendo – inventati un rituale per salutare il nuovo giorno, per mangiare, per cucinare, per iniziare il lavoro o l’allenamento, per andare a dormire. Provaci, potrà essere anche divertente.
Stabilisci dei momenti precisi per alcune attività
Ci sono alcuni momenti nella giornata di un monaco Zen dedicate ad attività specifiche. Degli orari precisi per lavarsi, per lavorare, per pulire, per mangiare. Se riconosciamo che alcune attività sono per noi così importanti da dover essere svolte con regolarità, allora la soluzione migliore è quella di dedicarvi degli orari prestabiliti nel corso della giornata. Ciò ci garantirà che quelle attività verranno realizzate. Vuoi iniziare a meditare? Determina un orario della giornata in cui farlo, magari al mattino, e agisci in coerenza con quanto stabilito.
Dedica del tempo alla meditazione
Nella vita di un monaco Zen, la meditazione è una delle attività più importanti della giornata. La meditazione ti consente di imparare ad essere presente nel momento, qui ed ora. Prova a dedicare alcuni minuti della giornata alla meditazione, provando semplicemente a stare seduto in silenzio concentrandoti sul respiro. Fanne una pratica quotidiana, ti aiuterà.
Sorridi e servi il prossimo
I monaci Zen spendono parte della loro giornata per dedicarsi al servizio del prossimo, si tratti di altri monaci all’interno del monastero o di persone esterne. Ciò insegna loro l’umiltà, assicura che le loro esistenze non siano chiuse, egoiste, ma dedicate al prossimo. Prova a fare lo stesso ogni giorno non solo con chi ti è vicino, ma anche nei confronti di chi conosci meno. Ugualmente, regalare un sorriso ed essere gentile verso il prossimo può essere assai efficace per migliorare l’esistenza di chi ti circonda.
Rifletti su ciò che è davvero necessario
Ben poco nella vita di un monaco Zen è necessario. Non possiede un armadio pieno di abiti e scarpe all’ultima moda. Non possiede gli ultimi ritrovati tecnologici, non ha l’auto, l’Ipod o il televisore al plasma. Possiede degli abiti semplici ed umili, un tetto sopra la testa, utensili di base, e si ciba delle pietanze meno elaborate (riso, verdure e poco altro).
Ora, non ti sto certo suggerendo di vivere come un monaco Zen. Tuttavia quanto detto potrebbe consentirci di riflettere sul fatto che molto di quello che possediamo non è in realta necessario, è superfluo. Ciò può aiutarci a meglio identificare cosa per noi è davvero necessario, quello di cui abbiamo davvero bisogno.
Vivi in semplicità
Il corollario del suggerimento precedente sta nel fatto che se qualcosa non è veramente necessaria, probabilmente puoi farne a meno, puoi stare benissimo senza. Dunque, vivere in semplicità significa liberarti di tutto ciò che per te non è davvero necessario ed essenziale, per fare spazio a ciò che davvero conta per te.
Ora, il concetto di necessario ed essenziale differisce da individuo ad individuo. Per me l’essenziale e necessario sono la mia famiglia, i miei amici, scrivere, leggere, fare sport e viaggiare. Per altri può essere lo yoga o la fotografia o il volontariato, dipende dalle diverse inclinazioni. Non c’è regola al riguardo – l’unico suggerimento è capire cosa è davvero importante e necessario nella tua vita per eliminare tutto quanto non è essenziale. Avrai più tempo per ciò che per te conta davvero
Pensieri Zen.
Il Maestro apre la porta , ma sei tu che devi entrare.
Se leggo ricordo,
se vedo capisco,
se provo imparo
se vedo capisco,
se provo imparo
Bada a quello che dici, e qualunque cosa tu dica, mettila in pratica.
Quando si presenta un’occasione non lasciartela scappare,
ma prima di agire pensaci due volte.
ma prima di agire pensaci due volte.
Non rimpiangere il passato. Guarda al futuro.
Anche da solo in una stanza buia
comportati come se avessi di fronte un nobile ospite.
comportati come se avessi di fronte un nobile ospite.
Abbi l’atteggiamento intrepido di un eroe e il cuore tenero di un bambino.
Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo.
Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento.
Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento.
Le virtù sono i frutti dell’autodisciplina
e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve.
e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve.
La modestia è il fondamento di tutte le virtù.
Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato.
Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato.
Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo
di quanto la tua vera natura ti detti.
di quanto la tua vera natura ti detti.
Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il suo esempio.
Nell’aver notizia dell’errore di un altro, raccomandati di non imitarlo.
Nell’aver notizia dell’errore di un altro, raccomandati di non imitarlo.
Critica te stesso, non criticare mai gli altri.
Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.
Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.
Non cercare di seguire le orme dei saggi.
Cerca ciò che essi cercavano
Cerca ciò che essi cercavano
Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell’universo.
Trascorri ogni giorno in serena contemplazione.
Trascorri ogni giorno in serena contemplazione.
Un sasso rotola dalla collina senza conoscere la sua traiettoria.
Quando si è in un pasticcio tanto vale goderne il sapore.
I tuoi unici limiti sono quelli che crei nella mente
o che ti lasci imporre dagli altri.
o che ti lasci imporre dagli altri.
Mantenere il centro.
Essere d'esempio
Essere d'esempio
Se il tuo lume brilla più degli altri siine felice,
ma non spegnere mai il lume degli altri per far brillare il tuo.
ma non spegnere mai il lume degli altri per far brillare il tuo.
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