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giovedì 9 luglio 2015

il tempo




 Vorremmo parlarvi della nozione di tempo. Il tempo (ve l’abbiamo ripetuto tante volte) è un concetto falso, è un concetto che appartiene principalmente al vostro mondo di terza dimensione.  Per noi, il vostro piccolo pianeta Terra ed il nostro Universo (il luogo da cui proveniamo) sono molto vicini perché noi possiamo annullare la distanza che separa due mondi, due galassie, che separa un punto dell’Universo dall’altro.
 Voi avete una concezione limitata del tempo, che deriva dal modo in cui viene concepito il tempo nel vostro mondo.  Il tempo va troppo in fretta: non avete abbastanza tempo per tutto quello che vorreste realizzare.  Il tempo è amico vostro ma è anche vostro nemico.  Per noi, il tempo è sempre e solo un amico.  Noi sappiamo navigare nel tempo e sappiamo annullarlo completamente.  Quando sarete nei mondi di quinta e sesta dimensione, capirete meglio e vi servirete della nozione del non-tempo per navigare, come noi, da una parte all’altra dell’Universo, senza l’ostacolo del tempo.  Il tempo e lo spazio non esistono per noi.
 Riguardo all’accelerazione del tempo vi diremo che, siccome vibrate tutti a un livello molto più rapido, l’accelerazione del tempo vi sembra ancor più veloce.  Ogni essere umano, sul pianeta Terra, sta aumentando il tasso vibratorio del proprio corpo e questo vuol dire che la materia si sta trasformando.
Anche se non avete coscienza della trasformazione della vostra materia densa, questo processo si sta accelerando molto.  La materia si eterizza per così dire.  Questo processo, unito al passaggio attraverso alcune zone di notevole accelerazione del tempo e al fatto che siete entrati nella cintura fotonica, porta alla trasformazione degli esseri umani.  Tutto questo genera una notevole accelerazione, che molti di voi sono in grado di percepire e molti possono anche provare una certa angoscia sentendola.
Non c’è nessun bisogno di angosciarsi.  Al contrario, dovreste essere contenti  di questa accelerazione del tempo.  Avete timore di non aver il tempo necessario per tutte le cose che dovete fare ogni giorno.  Ma  questo non è importante.
L’importante è capire, vivere ogni istante della vita nel modo più pieno e più intenso possibile.  Certo, è anche importante cercare di vivere la vita nel modo migliore, di vivere ogni istante nel modo migliore, di riempire la vostra vita e non lasciare momenti di vuoto o di tristezza!Vi abbiamo detto qualche tempo fa che le ore dei vostri orologi non corrispondevano più alle ore reali.  Questo non è del tutto esatto ma non possiamo spiegarvene la ragione con la fisica o la matematica.
Cerchiamo di trovare, nel nostro canale, la possibilità di spiegare alcune teorie che non sono ancora ammesse nella terza dimensione, ma siccome non è una cosa facile, vi diciamo semplicemente che:
tutto vibra a un certo livello, a una certa velocità.  Il vostro pianeta vibra a una velocità molto più elevata rispetto a quattro o cinque anni fa e l’effetto vibratorio si ripercuote su  tutto quel che vive su di esso a livello materiale, ma non a livello spirituale.  Tutto segue  dunque questo movimento, il pianeta e tutto quello che vive su di esso e questo vale anche per il vostro pianeta e tutto ciò che vive su di esso; dunque non c’è un “sbalzo” reale, pur essendo questa brusca variazione molto importante. 
Tutto vibra a tutti i livelli, cioè nel vostro corpo fisico, nel vostro corpo emozionale, nel vostro corpo mentale, nel vostro corpo spirituale e così via.  Per poter capire dovete armonizzarvi con questa vibrazione, armonizzarvi completamente con tutto quel che siete.  Non sempre ci riuscirete, indubbiamente non è facile, perché provoca in voi, fra le altre cose (perché questa non è la sola causa) problemi, momenti difficili, momenti di grande affaticamento, momenti in cui non riuscite più a collocarvi nel giusto contesto né rispetto a voi stessi né rispetto a tutto quello che vi circonda.  E’ in atto uno sbalzo, una variazione brusca e gli esseri umani hanno molto difficoltà a viverla
Ognuno di voi interpreta questo salto a modo suo, con i mezzi che ha per poterlo comprendere.  Vivrete ancora questa accelerazione del tempo, questa accelerazione vibratoria della materia ed anche l’accelerazione vibratoria dell’anima e dello spirito, cioè dei vostri corpi sottili, e di tutto quello che siete voi nella vostra totalità. Voi avete coscienza del primo livello, cioè del piano materiale, ma non avete ancora coscienza dei livelli più sottili.
Questo fenomeno si accentuerà fino alla grande transizione, poi il vostro mondo e tutto quel che vive su di esso,  si stabilizzeranno in una nuova vibrazione, che sembrerà molto più lenta a quelli che vivranno in quel momento.  Ma non sarà più lenta, sarà soltanto completamente diversa.  La misura del tempo sarà differente da quella attuale, e così anche la densità e la vibrazione, vissuta ed esperimentata, e non avranno nulla in comune con quelle che vivrete, con quelle che tutta l’umanità vivrà fra qualche tempo.
Qual è il significato del tempo? Il tempo è una misura falsa.  Il tempo,  ve l’abbiamo ripetuto tante volte, non esiste, e tuttavia c’è, ed è necessario che ci sia, in alcune dimensioni.  Quelli di voi che avranno progredito nella loro evoluzione, comprenderanno e assimileranno quest’accelerazione del tempo, la vivranno in un modo del tutto positivo, cioè senza troppi sbalzi, senza troppe perturbazioni.
Ognuno asseconderà questa trasformazione a livello delle proprie energie e a livello della propria coscienza.  Tutto accadrà nell’armonia, perché non dovrete più lottare per  conservare quel che avete posseduto, per restare quel che siete.  Accompagnerete, consciamente o inconsciamente, questa trasformazione, che è già cominciata e che andrà accelerandosi sempre più in tutti i Portatori di Luce, in tutti coloro che si sono aperti, in tutti coloro per  i quali il maggior desiderio è andare verso la Luce, per tutti coloro che desiderano enormemente vivere in fratellanza, vivere nell’Amore, e soprattutto imparare, ad Amare.

IMPARATE PRIMA DI TUTTO AD AMARE, PRIMA DI POTER VIVERE L’AMORE.  Per cominciare ad amare, come vi abbiamo già ripetuto tante volte, cominciate ad amare voi stessi, a conoscervi.  Solo dopo potrete vivere in fratellanza.
La fratellanza è molto importante.  Voi siete molto intolleranti (forse la parola è un po’ forte, ma  l’adoperiamo ugualmente) riguardo ai vostri comportamenti, cioè a quel che siete e soprattutto avete una grossa incomprensione e tante paure: paura che l’altro non vi ami, che l’altro non vi veda, che l’altro non vi riconosca.  Tutto questo appartiene ormai al passato, appartiene all’antica vibrazione, alla vibrazione che sta morendo.  Voi state andando verso la nuova vibrazione, quella che vi eleverà ogni giorno di più in tutto quel che voi siete, in tutto quel che rappresentate, in tutto quello che emanate.
Potreste anche non rendervi conto di questa trasformazione, ma essa avverrà (avviene ogni giorno in voi, perché avete ben preparato il terreno per poterla realizzare). Voi siete come un bravo giardiniere che ha preparato il terreno per potervi piantare dei semi.  Per preparare bene questo terreno  bisogna pulirlo, ripulirlo e ancora ripulirlo.  Non meravigliatevi se le erbacce ricrescono ancora ogni tanto.  Alcune radici sono molto profonde ed è molto più difficile di quanto possiate immaginare strappare quelle radici, perché inconsciamente continuate a nutrire e a concimare alcune di queste erbacce.
Per questo vi diciamo: abbiate fiducia gli uni verso gli altri, siate forti nell’amicizia, siate forti nella fratellanza, imparate veramente ad amarvi.  Ci direte: “Ma noi già amiamo tutti!” “Ma, come vi amate?”  E noi risponderemo: “E’ vero che vi amate, ma come vi amate male!” Quando la vostra vibrazione sarà al massimo livello per la vostra terza dimensione, vi stupirete molto, perché il cuore si aprirà all’Amore, a un Amore diverso, un Amore incondizionato,   sarebbe più esatto dire a un Amore Vero.

PER IL MOMENTO VI AMATE, È VERO, MA CI SONO SEMPRE DEI “SI - MA” OPPURE DEI “PERCHÉ”.  “PERCHÉ LUI SI COMPORTA COSÌ? PERCHÉ LEI SI COMPORTA COSÌ?” E QUESTO FA SCENDERE UN’OMBRA SUL VOSTRO AMORE.

giovedì 24 luglio 2014

cosa sono i Vimana?

L'Arthasastra di Kautilya (III secolo a.C.) menziona fra gli uomini d'affari e tecnocrati, i Saubhikas o piloti che conducono gli aeroplani in cielo. Saubha era il nome della città aeroportuale del Re Harishchandra e la radice di "Saubika" indica una persona in grado di volare o che sa come pilotare un velivolo. Il saggio Kautilya usa un'altra parola significativa "Akasa Yodhinah" la cui traduzione è: persone addestrate per il combattimento aereo. L'esistenza di carri aerei, di qualsiasi forma, era così nota che trovò posto fra gli editti reali dell'Imperatore Asoka che fu giustiziato durante il suo regno da 256 a.C. Il Vymaanika Shastra, fa riferimento ad altre 97 autorevoli opere di cui almeno 20 di questi libri, spiegavano i meccanismi delle macchine volanti, purtroppo questi testi sembrano andati irrimediabilmente perduti.
    Lo Yuktikalpataru di Bhoja, include un appunto sulle macchine volanti nei versi 48-50. Questo confermato da un commento all'opera datato 1870 D.C., che appartiene all'Università di sanscrito di Calcutta. Siamo quindi in possesso di materiale manoscritto che testimonia l'esistenza di Vimana o aerei nell'India antica i quali seguivano la rotta occidentale, verso il Mare Arabico, l'Africa, Oceano Atlantico, l'America Latina, ecc., e queste erano solo le rotte più brevi. è probabile che delle navi avessero seguito la stessa rotta via mare, ma la maggior parte delle navi da carico, comunque dovevano seguire rotta più lunga attraverso l'Oceano pacifico, Indonesia, Polynesia, America Latina a causa dei venti e delle correnti equatoriali che rendevano più facile la navigazione.  E se gli antichi indiani potevano vantarsi di una forma di viaggio attraverso il cielo, questo fa si che le linee di Nazca in Perù acquisiscano un altro significato. Quindi non solo referenze scritturali di aerei e le loro rotte di navigazione, ma anche i luoghi di atterraggio sarebbero stati segnalati nei contorni aggrovigliati delle figure della Pampa di Nazca. Maria Reiche, una scienziata tedesca, studiò con dedizione e a fondo questi disegni, li preservò dalla distruzione e li pubblicò di fronte al mondo. è probabile che le figure enormi che sono visibili dal cielo avrebbero aiutato gli antichi piloti (Saubhikas) dell'India ad atterrare in Perù. Le linee di Nazca in Perù sembrano dei segnali di atterraggio per aerei o Vimana. Ci sono molti indizi nei testi in lingua sanscrita sul Vimana indiano che porta re e dignitari a Pataldesa. Il Ramayana descrive il volo di Ravana da Varunalaya (Borneo) a Rasatala (Perù).  Il Professor D. K. Kanjilal descrive la storia del Matsya Purana (capitolo 129) e dei Vimana dell'India Antica con le seguenti parole: "Dietro al velo di leggenda esce la verità scientifica che tre basi aeroportuali furono costruite ed usate da strani esseri. Una in un'orbita stazionaria, un altra mobile nel cielo e la terza collocata permanentemente sulla superficie terrestre. Queste erano simili alle moderne stazioni spaziali raggiungibili ad una particolare ora da una latitudine e longitudine prefissata. La freccia di Shiva (di cui parla il testo), si riferisce ad un missile ardente lanciato da un satellite in orbita che va a colpire una nave spaziale facendola cadere nell'oceano indiano. Le vestigia di un'antica civiltà prosperosa, distrutta in battaglie, affiora attraverso queste antiche storie". 
    Questi appunti confermano l'uso di qualche genere di veicolo volante noto come Vimana di invenzioni meccaniche, carri armati, missili, ecc. Questi mezzi che sembravano strani e non-scientifici, in un recente passato sono stati eguagliati dalla tecnologia umana tramite l'innovazione di armi estremamente sofisticate e di satelliti spaziali come il Mariner, Vostok, Soyuz, Aryabhatta, ecc. Questi fatti richiedono più di un semplice e passeggero pensiero. 
    Le macchine volanti furono designate nel Rig Veda col nome di Ratha (veicolo). Ecco come viene generalmente descritto. La sua forma è triangolare ed è pilotato da almeno tre persone (Tribandhura). Possiede tre ruote (che probabilmente rientrano durante il volo). Il carrello possiede tre supporti, uno per ruota. Il materiale di costruzione è composto da una lega di oro, argento e ferro. La carrozzeria e tenuta insieme da speciali ribattini. Usa tre tipi di combustibile, viaggia molto veloce sfrecciando come un uccello nel cielo volando alto verso il Sole e la Luna e al suo atterraggio emette un grande frastuono. I testi vedici, affermano che il suo colore è simile a quello dell'oro e bello da vedersi. I manoscritti dell'imperatore Asoka, sono gli archivi più interessanti per istaurare una ricerca sull'esistenza di aerei e astronavi che gli indiani chiamavano Vimana. L'esistenza di macchine volanti (di qualsiasi forma), era così nota agli antichi indiani, tanto che queste trovarono posto tra gli editti reali dell'Imperatore Asoka, scritti durante il suo regno 256 - 237 a.C. 
Perfino nel Kama Sutra di Vatsyana, troviamo riferimenti ad invenzioni meccaniche originate dalle 64 scienze ausiliarie. L'Arthasastra di Kautilya (III? secolo A.C.), è un opera che tratta principalmente di economia e politica, ma in esso sono contenute anche informazioni di carattere scientifico e spesso fa riferimento agli ingegneri meccanici e piloti noti come Saubhika. Una discussione riguardo all'esistenza e all'uso di macchine volanti nell'India antica, deve essere supportata da una profonda conoscenza della cosmogonia indiana. Uno studio accurato della letteratura vedica, mostrerà che questa non era solo una raccolta di poesie primordiali, ma una letteratura varia appartenente ad una società potente e dinamica dove le persone avevano la conoscenza del vapore, delle nubi, delle stagioni, dei diversi tipi di vento, della forza del vento che soffia a diverse altezze, della distesa del cielo e così via? Nel Rigveda 1.101.4, troviamo riferimenti a tre tipi di nuvole, composte da fumi e vapori, abbiamo l'esempio dell'acqua che attraverso il calore evapora trasformandosi in nubi. Molti concetti meteorologici indiani sono stati ripresi da versi contenuti nel Rigveda. Dileep Kumar Kanjilal conclude la sua ricerca dicendo:


citazione:
Vimana nell'India Antica "Col passare del tempo ed a causa di eventi storici e calamità naturali, le macchine volanti andarono perdute insieme ai segreti della loro costruzione".
La discontinuità della conoscenza tecnica di una scienza particolare, in un noto periodo storico, non è un fatto impossibile, ciò è stato dimostrato dall'incapacità di esaminare la natura del ferro del pilastro di Chandraketu che tutti possiamo vedere nell'odierna Delhi. 
    Hiuentzang, un pellegrino cinese del VII secolo d.C. fece precisi riferimenti a 7 palazzi storici, dei quali non rimane più nessuna traccia. 
    Sir P. C. Roy, aveva mostrato che durante il periodo che va dal 1509 alla fine del III secolo a.C., si conoscevano metodi di lavorazione su vasta scala di metalli come oro, argento, rame, ferro, latta, piombo, mercurio e la lavorazione di leghe come ottone, bronzo, e altre che come base avevano oro ed argento mischiati a materiali più vili. Grandi varietà di minerali, gemme e pietre preziose sono state descritte dettagliatamente da Kautilya.
    Anche la conoscenza del processo di fermentazione giunse ad un livello molto avanzato. Con uno stato estremamente sviluppato di civiltà che fiorisce nell'arte, nella letteratura, nella storia, nella medicina, nell'alchimia, nella chimica, nella fisica, nella matematica, nell'astronomia, nell'astrologia, nella geologia, nel commercio, nell'agricoltura e nelle costruzioni navali, è naturale pensare che il genere di macchine volanti, descritte dalla letteratura sanscrita, con tutta probabilità erano conosciute. Dai tempi di Panini ai tempi di Bhoja, abbiamo visto fiorire grandi università come quelle di Taxila, Valabhi, Dhar, Ujjain, Visala, ecc.. Gli annali di storia c'informano che i saccheggi da parte delle tribù straniere cominciarono solo dopo il II secolo d.C. Due secoli dopo cominciarono ad ondate, gli attacchi da parte di orde straniere, quali: arabi, turchi, afgani, ecc..
    Tutte le università conosciute e i centri del sapere come: i Templi, i Viharas ed i Bhandaras che contenevano libri e tesori inestimabili dell'eredità indiana dovettero sostenere il fuoco e la furia dei predatori. In questo oscuro firmamento di devastazione e incertezza, ci furono gli sforzi del re Bhoja che nel 12mo secolo, tentò la compilazione di numerosi testi. Molte scoperte attribuite ad afgani, turchi, arabi ecc., sono state ereditate dalle opere letterarie dell'antica India? Un esempio lo abbiamo in quello che noi chiamiamo i "numeri arabi", che di fatto sono "indiani", ma che sono giunti a noi a attraverso gli arabi. La designazione originale della macchina volante era "Ratha", che cedette il posto al termine "Vimana". Il Samarangana Sutradhara suggerisce che il disegno dell'aereo fu imitato per costruire palazzi e soprattutto templi. Come indicato da Sayana gli aerei venivano costruiti per gli Dei (esseri alieni provenienti dallo spazio esterno). La conclusione ovvia è che Esseri Celesti provenienti da altri mondi visitarono la Terra lasciandoci in eredità la loro tecnologia. Il testo del Rigveda che va dal primo al decimo Manadal, chiama le macchine volanti Ratha. Lo Yajurveda che è considerato posteriore al Riveda, chiama le macchine volanti Vimana. Tali veicoli erano multiformi. A questi, il modello triangolare e quello quadrangolare sopravvissero, a causa della loro praticità d'uso.     I Puspaka erano gli aerei più usati per la loro manovrabilità. Nei testi vedici la forma di questi aerei viene descritta come triangolare. Con un area interna molto vasta e che potevano trasportare fino a 8 persone d'equipaggio. Un tipo di ala triangolare, che spuntava da una superficie conica, lo rendeva stabile e facilmente manovrabile. Nel Mahabharata, le descrizioni delle città aeroportuali sembrano indicare un grado altissimo di tecnologia erano abilissimi nel far decollare gli aerei sopra le nubi e molto probabilmente fino alla zona dell'esosfera. 
 Sopra il sigillo del re Husbika, troviamo l'effige del tempio di Harmika-sira, fatto costruire nel primo secolo avanti Cristo nella città di Buddha-gaya, una costruzione conica su base rettangolare. Il Tempio di Virupaksa a Pattakada, costruito nel 740 D.C. possiede una base rettangolare allungata, che si sviluppa in una forma affusolata e ottagonale. La somiglianza strutturale dei templi con un elicottero moderno da ragione al Samarangana Sutradhara che tali templi furono progettati su modelli di macchine volanti. Anche il gigantesco tempio di Konaraka, di base rettangolare che si innalza formando un ottagono, sembra l'astronave di Surya (il Dio del Sole) descritta dai Purana (libri storici). L'India ha posseduto una civiltà superiore grazie a possibili contatti con visitatori extraterrestri e le macchine volanti chiamate Vimana, descritte dagli antichi testi indiani possono evidenziare i collegamenti con la tecnologia aerospaziale moderna? Questa ipotesi fu affermata da uno scienziato italiano alla Conferenza Spaziale Mondiale. Il Dottor Roberto Pinotti chiese ai delegati di esaminare minuziosamente i testi indù invece di congedare tutte le descrizioni di Vimana come appartenenti alla tradizione e al mito. L'importanza di tali studi ed investigazioni potrebbe portare a risultanti scioccanti per l'uomo di oggi perché l'esistenza di macchine volanti oltre che con la mitologia può essere spiegata con l'esistenza di una civiltà superiore e dimenticata. Concentriamo la nostra attenzione, su quegli Dei, su quegli eroi che combatterono nei cieli a bordo di aeroplani facendo uso di armi terribili. 
   Queste macchine volanti, sono troppo simili ai Jet moderni. La descrizione dei Vimana è troppo tecnica e dettagliata per essere considerata un mito. A conferma della sua tesi c'erano numerosi testi. 32 indizi erano connessi con la tecnologia dei Vimana. Alcune tecnologie potevano essere equiparate con i sistemi usati oggi, tra queste il radar, l'energia solare e la fotografia. Citando il "Vymaanika Shastra", lo scienziato disse: Le macchine volanti dell'antica India furono costruite attraverso uno speciale calore in grado di assorbire i metalli chiamati "Somaka", "Soundalike" e "Mourthwika". In oltre il testo illustra sette generi di specchi e lenti installati a bordo per scopi difensivi ed offensivi. Lo specchio chiamato "Pinjula" era una sorta di scudo per gli occhi, che impediva ai piloti di essere accecati dai raggi dell'arma "Marika", lanciata da un aereo nemico. Quanto descritto non sembra molto diverso da quello che noi oggi chiamiamo tecnologia laser. 
    Secondo l'esperto italiano, i principi di propulsione che secondo i pensieri più comuni, sono dovuti all'energia elettrica e chimica, potrebbero essere stati prodotti dall'energia solare. Per esempio: Il "Tripura Vimana", spiega il "Vymaanika Shastra", possedeva uno scafo lungo e piatto? questo ci fa pensare che tale costruzione fu così ideata per sfruttare meglio i raggi solari. Il Dottor Pinotti aggiunse: ?Considerando la sua forma allungata, poteva assomigliare ad un dirigibile moderno. Ma offrendo maggiore attenzione ai dettagli, l'enorme "Shakuna Vimana", potrebbe essere definito un incrocio tra un aereo ed un razzo, la sua forma ci ricorda lo shuttle spaziale. Certamente il "Shakuna Vimana" è la macchina più complessa e sofisticata fra tutte le descrizioni di Vimana fatte dal Vymaanika Shastra. L'autore di questo trattato, sembra un professore intento a spiegare ai suoi studenti, l'avanzata tecnologia dei Vimana. 
    Il Dottor Pinotti, citò un altra opera il "Samaraanganasutraadhaara", la quale descrive la storia astronautica indiana, in essa 230 versi sono dedicati ai principi di costruzione dei Vimana ed al loro uso sia in guerra che in pace. Aggiunse, che gli antichi ariani conoscevano l'uso del calore come arma: ...Lo strumento di difesa chiamato "Astra", include l'arma "Soposamhara" (la fiamma che erutta da un missile), l'arma "Prasvapna" (che provoca il sonno) e quattro generi di "Agni-Astra" (lingue di fuoco che si muovono producendo tuoni). Il dottor Pinotti, aggiunse: la macchina progettata per navigare attraverso il "Suryamandal" (il sistema solare), si chiamava "Naksatramandala" e a causa della sua descrizione di natura tecnica, non può essere messa da parte come se fosse un mito. 
    I viaggi nello spazio aperto, le incredibili armi di distruzione di massa ed il fatto che i Vimana assomigliano ai moderni oggetti volanti non identificati, suggerirebbero che l'India possedesse un grado superiore di civiltà. Penso che dobbiamo esaminare più attentamente i testi indù e sottoporre i modelli di Vimana descritti ad uno scrutinio scientifico. 


mercoledì 23 aprile 2014

piramidi

                                    Piramidi d'Egitto.


Alcuni parlano di un “impossibile” allineamento tra le piramidi e Orione addirittura per altri è la prova tangibile di un “contatto alieno”,  per quasi tutti è un dato certo……ma forse non è poi così certo. Innanzittutto la teoria della correlazione di Orione è stato fatta da Robert Bauval nel 1983, fu però esposta dallo stesso Bauval in collaborazione con Adrian Gilbert solo nel 1994 con la pubblicazione del libro “Il Mistero di Orione” e ripresa da Graham Hancock in “Custode della Genesi” , 1996. La base di questa teoria riguarda la tesi secondo cui la posizione relativa delle tre principali piramidi dell’antico Egitto sulla piana di Giza sono (di progettazione) correlate con le posizioni relative alle tre stelle della costellazione di Orione (Cintura di Orione) come queste stelle apparivano nel 10.000 aC, inoltre la sfinge avrebbe anch’essa una correlazione ma con la costellazione del leone.
Da un articolo dell’egittologo Marcello Garbagnati ho però appreso che:“Tra i punti di forza delle teorie legate a quella che viene definita archeologia di confine troviamo il presunto allineamento delle Piramidi di Giza con stelle della cintura di Orione. Alcuni hanno addirittura teorizzato che questa sarebbe una delle prove dell?origine extraterrestre di questi grandi monumenti. Gli astronomi hanno però dimostrato che nel periodo dell?apertura dei grandi cantieri delle piramidi le posizioni di quegli astri era diverso. Oltre a questo è da notare che tutte le piramidi in Egitto sono allineate allo stesso modo seguendo l'andamento delle sinclinali (i rilievi del terreno) che ha sempre una direzione Nord Est – Sud Ovest . Le piramidi venivano quindi costruite al limite del rilievo lasciando la parte discendente verso il Nilo a disposizione per la costruzione del tempio e del resto della necropoli. Questo ovviamente non esclude un’ispirazione nata dall'osservazione del cielo nell'arte e nell'architettura egizia.”
Le affermazioni di Hancock, Bauval e di altri (come Adrian Gilbert e Anthony West) riguardanti l’importanza di queste correlazioni sono state poi rielaborate da vari scienziati, i quali hanno poi pubblicato critiche dettagliate e confutazioni di queste idee.
Tra queste critiche molte arrivano da due astronomi, Ed Krupp dell’osservatorio di Griffith a Los Angeles e Anthony Fairall, professore di astronomia dell’università di Città del Capo, in Sudafrica. Grazie a strumentazione da planetario, Krupp e Fairall studiarono in modo indipendente tra loro l’angolo tra l’allineamento della cintura di Orione ed il nord nell’epoca citata da Hancock, Bauval e da altri (diverso dall’angolo osservabile oggi o nel III millennio a.C., a causa della precessione degli equinozi), scoprendo che l’angolo era diverso dalla “corrispondenza perfetta” sostenuta da Bauval e Hancock nella teoria della correlazione di Orione (47-50 gradi nelle misurazioni del planetario, contro i 38 gradi delle piramidi).
Krupp fece anche notare che la linea leggermente piegata formata dalle tre piramidi fu deviata verso nord, mentre quella della cintura di Orione fu deviata a sud, e quindi una delle due sarebbe stata capovolta.Infatti, questo è quello che fu fatto nel libro originale di Bauval e Gilbert (The Orion Mystery), che paragona le immagini di piramidi e Orione senza specificare che la posizione delle piramidi era stata invertita. Krupp e Fairall trovarono altri problemi nella teoria, tra cui il fatto che se la sfinge dovrebbe rappresentare il Leone, allora dovrebbe trovarsi sulla riva opposta del Nilo (la Via Lattea) rispetto alle piramidi (Orione),che l’equinozio di primvare del 10500 a.C. si trovava nella Vergine e non nel Leone,e che in ogni caso le costellazioni dello zodiaco nacquero in Mesopotamia ed erano completamente sconosciute in Egitto prima della tarda epoca greco-romana. Ed Krupp raccontò l’errore della mappa invertita in un documentario della BBC intitolato Atlantis Reborn (1999). Ecco alcuni link della teoria di Krupp
Secondo Bauval, Hancock e alcuni astronomi (tra cui Archie Roy, Percy Seymour, Mary Bruck, Giulio Magli) respinsero le argomentazioni di Krupp. La correlazione, sostennero, deve considerare le piramidi viste da nord. Archie Roy, professore emerito di astronomia alla Glasgow University, e Percy Seymour, astronomo ed astrofisico della Plymouth University, hanno pubblicato numerose smentite della tesi di Krupp, tra cui l’accusa del fatto che Bauval e Gilbert invertirono volutamente la mappa delle piramidi.
In una sentenza della Broadcasting Standards Commission (Regno Unito), la giuria diede ragione a Robert Bauval, e quindi l’accusa di Krupp fu “slealmente” presentata nel documentario della BBC Atlantis Reborn, senza che a Bauval fosse stato permesso di ribattere. Le risposte di Bauval e Hancock alle accuse di Krupp furono incluse nella versione modificata del documentario (Atlantis Reborn Again) andato in onda il 14 dicembre 2000.
A onor del vero però le accuse non riguardavano la teoria di Orione ma giustamente la gestione del documentario Dal sito di Hancock: “Di conseguenza, la Commissione ritiene che l’omissione di argomenti del signor Hancock non sia giustificata. Si ritiene pertanto che tale provvedimento sia ingiusto per il signor Hancock. Allo stesso modo, il creatore della teoria di correlazione Giza-Orione Bauval anch’esso con una ragionevole aspettativa che il suo punto di vista venga  incluso visto le argomenti del dottor Krupp.
D’accordo ma allora è o non è valida questa teoria? Incredibilmente sembra metterci la parola fine uno scrittore come Andrew Collins molto vicino, come pensiero, ad Hancock.
Collins ha un idea diversa da Bauval e Hancock, egli infatti ritiene che le piramidi coincidano con la costellazione del cigno, magari solo per coincidenza, questo però a creato attrito fra lui ed il duo Bauval e Hancock, poiché si è sentito deriso di chi un tempo considerava amico e collaboratore, ha “svuotato il sacco” sulla teoria di Orione prima in alcune interviste poi scrivendolo,addirittura nel libro “Sotto le piramidi” dell’ottobre 2009.
Innanzitutto, la prova incontrovertibile che la teoria della correlazione Orion-Giza è fondamentalmente errata, poiché Bauval afferma che le altre stelle di Orione sono rappresentate in altre importanti strutture in Egitto (vedi foto), ma ciò non è così.
Addirittura nel maggio 2008, Bauval annunciò la presunta scoperta di una nuova piramide in Egitto sul forum del sito di Graham Hancock , peccato che sia il comunicato stampa della scoperta, sia la scoperta si rivelarono una bufala colossale cosicchè Bauval ammise la verità ma cerco grossolanamente di nascondere la truffa con un non ben precisato “esperimento”. Ma non finisce qui Collins ammette che l’intera ipotesi di correlazione con Orione è una beffa visto che egli sa che nella foto di Orione sono state ampliate le stelle per renderle apparentemente in “linea” con l’ipotesi; non a caso la somiglianza della posizione tra Orione e le piramidi , che nel testo del 1994, aveva una “sorprendente precisione” nel 1999, dopo che da più di uno studioso era stata fatta notare la “modifica” diventa una “somiglianza simbolica” con somiglianze non fisiche ma bensì spirituali!!!
Infine è giusto sottolineare che gli studiosi che anche wikipedia sottolinea come astronomi: Archie Roy, Percy Seymour, Mary Bruck, Giulio Magli, non sono proprio astronomi ma archeoastronomi, per carità nulla di male, però una delle affermazioni di base dell’archeostronomia è proprio la credenza che vi sia una correlazione tra Orione e Giza….è ovvio quindi schierarsi contro la teoria di Krupp! Aggiungo inoltre che i primi due sono stati al centro di altre teorie rivelatesi o sbagliate o poco ortodosse, addirittura Archie Roy è più conosciuto per la sua Società per la Ricerca Parapsicologica e le sue pubblicazioni piuttosto criticate.
                                                       Piramidi in Antartide.
Il continente antartico, dalla sua recente scoperta avvenuta nel 1820, è sempre stato ritenuto come una terra desolata e senza valore, ricoperta da ghiacci perenni che hanno impedito la comparsa di qualsiasi forma di vita sul suo suolo. Anche le popolazioni dei continenti limitrofi, inspiegabilmente, già dall’antichità non hanno mai tentato una qualsiasi forma di colonizzazione, come invece è avvenuto per le aree dei ghiacci dell’Artico dove esistono tuttora molti insediamenti di Eskimesi e di Inuit. Il continente antartico è rimasto dimenticato dalla storia del pianeta per secoli sino ai giorni nostri.Vero è che, inspiegabilmente, già nel 1531 cartografi come Oronzio Finneo lo raffiguravano abbastanza accuratamente nelle carte geografiche e i nobili medievali lo facevano rappresentare negli affreschi che adornavano i loro palazzi. Si può citare l’incredibile dipinto del 1560, esistente tuttora nel castello della Manta in Piemonte, che riporta un planisfero dove viene raffigurato il Polo Sud. L’Anno geofisico internazionale del 1957 ha segnato finalmente la rivalutazione dell’Antartide, che da quel momento è divenuta oggetto di ricerca da parte di quasi tutte le nazioni del pianeta, le quali vi hanno impiantato molte basi scientifiche con lo scopo di studiare la morfologia dei ghiacci, l’andamento dei venti e le tracce dell’inquinamento che affligge l’atmosfera della Terra. La convinzione di avere a che fare con un continente sterile è stata ben presto confutata dai reperti che sono stati scoperti sul suo suolo. Alcuni ricercatori hanno infatti riportato in luce i resti fossili di antiche foreste dell’Antartide, costituite da grandi estensioni di alberi alti almeno trenta metri che hanno lasciato al suolo una grande quantità di fogliame fossile. Scoperta che ha fatto ritenere ai geologi che anticamente, almeno trenta milioni di anni orsono, il continente antartico non era ricoperto di ghiacci come adesso, ma doveva possedere un altro clima, stimato addirittura di tipo stagionale, in grado di ospitare grandi foreste e vegetazione di ogni genere. E se ospitava foreste e vegetazione non è escluso che all’epoca vi fosse anche la presenza di forme di vita animale e probabilmente anche la presenza di esemplari della specie umana.In questa prospettiva geologica del continente antartico si possono rivalutare le antiche tradizioni celtiche che narravano di un perduto continente posto agli antipodi dell’Europa che sarebbe stato la culla dell’umanità. Credenza condivisa dalla Chiesa e dalle Società Iniziatiche del medioevo europeo che ipotizzavano l’esistenza di questo continente, stimando che proprio in un terra persa nell’oscurità del pianeta si celasse il segreto dell’Eden perduto a cui l’umanità non poteva più far ritorno.Dante Alighieri, considerato come un grande esoterista del medioevo e membro di una organizzazione ermetica secondo molti riferita al simbolismo della Rosa, ha lasciato nella sua opera più famosa, la Divina Commedia, vari insegnamenti iniziatici per gli appartenenti alla sua congregazione. Non a caso, in una prosa contenuta all’interno della sua opera, egli afferma: “O voi che avete gl’intelletti sani, Mirate la dottrina che s’asconde Sotto il velame delli versi strani”. Dante Alighieri fa anche espliciti riferimenti all’Eden identificandolo con il continente antartico. Nel corso del suo viaggio attraverso i tre mondi ultraterreni della Divina Commedia, il Poeta narra che giunge ai piedi del Monte Purgatorio, che si erge al centro di un’isola. Una montagna che sarebbe stata innalzata per via dell’impatto dell’angelo ribelle, Lucifero, con la Terra. In cima a questa montagna viene collocato il Paradiso Terrestre, l’antico Eden perduto dell’umanità. Proprio al di sopra di questa montagna, e quindi dell’Eden, Dante Alighieri colloca la presenza nel cielo di quattro stelle luminose che inevitabilmente portano ad una similitudine con quelle della costellazione della Croce del Sud che, con le sue quattro luminose stelle, rappresenta una caratteristica inequivocabile dell’emisfero australe. In questa zona la Croce del Sud fa da controparte al ruolo del Grande Carro, in quanto è visibile nel cielo in tutte le notti dell’anno e consente di individuare il Polo Sud celeste.Una costellazione che si può osservare solamente dall’Emisfero Sud. Dante Alighieri non avrebbe potuto citarla in alcun modo se qualche tradizione esoterica non glielo avesse riportato. Dante Alighieri scrive in proposito una frase apparentemente sibillina, ma da cui si evincono i termini dell’antica saga vissuta dall’umanità: ”I’ mi volsi a man destra, e puosi mente a l’altro Polo (Nda: verso il Polo Sud), e vidi quattro stelle non viste mai fuor ch’a la “prima gente. Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle: oh settentrïonal vedovo sito, poi che privato se’ di veder quelle!”. È evidente il riferimento di Dante Alighieri circa questa “prima gente”, intendendola come capostipite dell’umanità. Una prima umanità che doveva vivere in un continente circondato dalle acque del mare e sovrastata da una luminosa costellazione formata da quattro stelle principali. Una citazione dell’antica saga della specie umana che secoli più tardi, nel 1879, verrà ripresa negli elementi del monumento torinese apparentemente dedicato all’impresa del Traforo del Frejus. Un monumento dalla forma piramidale, che neppure si affaccia sul versante dell’opera ingenieristica a cui viene attribuito. Una piramide che, come nella narrazione della Divina Commedia, è sovrastata da una creatura alata che riporta il simbolismo della venuta del dio celeste Fetonte. La leggendaria creatura celeste che, riecheggiando l’esoterismo degli Elohim biblici e della pietra celeste luciferina caduta dal cielo, fece dono all’umanità della mitica coppa del Graal, la cui conoscenza emancipò la prima umanità dalla notte della storia del pianeta.Se il continente antartico fosse stato effettivamente abitato dai primi uomini, come cita Dante Alighieri, oggi sarebbe inevitabile trovare sulla sua superficie, oltre che i vari reperti di foreste fossili, anche tracce dell’antica presenza umana dei progenitori dell’umanità. Finora, nessuno dei gruppi di ricercatori presenti nelle basi insediate sul continente dei ghiacci ha mai riportato alcuna notizia di ritrovamenti di manufatti e di costruzioni che potrebbero essere attribuibili all’opera di creature intelligenti. Si potrebbe dire, al contrario, che probabilmente anche se ciò accadesse, non potrebbe trasparire altro dalla loro ricerca visto che viene applicata una rigorosa censura sull’accesso all’Antartide e alle relative informazioni.Possiamo trovare conferma di questo atteggiamento censorio prendendo atto di quanto ebbe a scrivere un ufficiale della base americana McMurdo, nel 2000, sul giornale “The Antarctic Sun” pubblicato sul suolo antartico dal governo americano. L’articolo era titolato “Continente immacolato, ma con oscuri segreti” e riportava alcune conclusioni emblematiche: “In tutte le ricerche che si svolgono in questo grande continente, vi è una sospetta mancanza di attenzione a certe teorie, assolutamente straordinarie, che meritano un esame approfondito”…” Sto parlando dell’evidenza che è stata sollevata a più riprese, che rivela che non siamo i primi esseri viventi ad abitare questo luogo, e che la ricerca scientifica non è l’unica attività che viene svolta qui”… “Quando riconosceremo che ci possono essere molte più cose oltre le apparenze che abbiamo sotto gli occhi?”… “La verità viene fuori, tuttavia, da poche anime coraggiose che cercano delle risposte ad alcune domande inquietanti. Esiste nel loro lavoro una forte evidenza che rivela che l’Antartide è stata abitata molto tempo fa da creature sconosciute, quando la temperatura di questo continente era molto più calda”. In effetti ci sono “anime coraggiose” che, giocando a rimpiattino con i divieti che gravano sulla libera esplorazione del continente antartico, riescono di volta in volta a scoprire cose nuove e non convenzionali sulla storia e sulla natura dell’Antartide. È il caso dell’équipe di otto ricercatori americani e europei che, nel corso delle loro esplorazioni dello scorso anno, hanno dichiarato di aver rilevato e documentato la presenza di tre grandi piramidi tra i ghiacci dell’Antartide. Due di queste piramidi antartiche sono state trovate a circa 20 chilometri dalla costa verso l’interno del continente, mentre la terza risulterebbe trovarsi molto vicino alla costa, addirittura osservabile da bordo dalle navi che incrociano la zona.Non emergono ancora dettagli precisi sulla scoperta in quanto l’équipe vuole raccogliere elementi sicuri prima di renderla pubblica ufficialmente, senza rischiare di perdere la primogenitura della scoperta. Al momento gli otto ricercatori non hanno dato altri riferimenti e hanno rilasciato solamente delle immagini che mostrano le tre piramidi. In queste si possono osservare senza equivoci tre strutture piramidali a pianta quadrata. Potrebbe trattarsi di montagne qualsiasi che i movimenti geologici hanno modellato occasionalmente nell’attuale forma, ma la regolarità delle loro proporzioni porta a suggerire che potrebbero benissimo essere strutture artificiali.Del resto abbiamo altrettanti esempi di elevazioni in Europa che sono state considerate per molto tempo, nonostante la loro forma piramidale, come formazioni naturali. Ma con l’analisi delle loro strutture si sono rivelate come opere artificiali. Possiamo citare il caso delle piramidi di Visoko in Bosnia che sono risultate essere ricoperte da cemento artificiale e le cui origini vengono fatte risalire a 15-30 mila anni. In Italia, tra quelle scoperte recentemente, possiamo citare la grande piramide della Val Curone in Lombardia e quella di Benevento in Campania. Piramidi che a prima vista erano state scambiate per grandi colline, ma che poi in realtà all’analisi della loro storia e della loro struttura si sono rivelate come piramidi costruite dall’uomo almeno 20-30 mila anni fa. Il gruppo di ricercatori dell’Antartide che ha fatto la scoperte delle tre piramidi non vuole tuttavia lasciare nessun dubbio intorno alla veridicità del ritrovamento e si apprestano ad eseguire una nuova spedizione, sempre che la censura, che sembra aleggiare sul continente antartico, non impedisca di attuare il loro proposito. Potrebbe essere anche che non ne sentiremo più parlare. Né di loro, né della loro scoperta. Non sarebbe la prima volta che sul caso del continente antartico si verificassero casi inspiegabili di occultamento di informazioni.
                                                Piramidi in Val Curone.
Le piramidi della Val Curone sono situate - all’interno dell’omonimo parco naturale - in Lombardia, a circa 40 chilometri a nord est di Milano e a circa 15 chilometri a sud di Lecco, all’interno del comune di Rovagnate, nel cui territorio c’è un piccolo villaggio di nome Montevecchia, vicino a cui ci sono tre colline dalla evidente forma di piramidi allineate. Queste colline sono state scoperte dall’architetto Vincenzo De Gregorio nel 2001. La più alta - che misura 150 metri - sarebbe una gigantesca piramide, più alta ancora di quella detta di Cheope (146 m) sulla piana di Giza in Egitto. La rivista WM della Repubblica Ceca ha pubblicato un reportage su queste ricerche nel maggio 2003. Nei primi mesi del 2001, le piramidi della Val Curone, furono rilevate attraverso l’osservazione di immagini satellitari e aeree. Queste piramidi sono oggi completamente coperte dal terreno e dalla vegetazione, e hanno l’apparenza di colline naturali. La notizia della scoperta di colline piramidali lombarde, la quale seguiva di non molto tempo quella delle piramidi in Bosnia, aveva colpito lo staff della rivista ceca di fantarcheologia WM, e il direttore Georg Wojnar - assieme ai suoi collaboratori - si recò a visitare l’area. Giunsero nella zona l’8 maggio 2003, al mattino molto presto per individuare il sito. Dal momento che non era facile rendersi immediatamente conto delle colline a forma di piramide, le prime analisi preliminari vennero compiute due giorni dopo l’arrivo. Le conclusioni del direttore di WM e dei suoi giornalisti apparvero sulla rivista ceca nel giugno del 2003. Secondo l’articolo pubblicato, la piramide n°1 aveva una base stimata in 100 metri, con un’altezza di 50. Tre colline a forma di piramide furono rilevate, una di esse mostrava tracce evidenti di blocchi di pietra messi assieme dalla mano dell’uomo. Inoltre, era chiara la presenza di uno spiazzo dalla forma allungata misurante 18 x 9 metri. Tutte le tre strutture avevano un’inclinazione di 42-43°. I lati di ogni piramide erano allineati, e deviati dai punti cardinali di circa 7-12° in direzione nord-est. Il team di WM si domandò se questo fosse un errore di progettazione o un segno che sotto questa anomalia vi fosse qualcosa di più sconcertante. Fin dalle analisi iniziali delle foto aeree e satellitari, si era cominciato a confrontare la configurazione delle piramidi di Montevecchia comparandola con quella della piana di Giza – e dunque con la costellazione di Orione. Il gruppo di giornalisti proveniente dalla Repubblica Ceca, ha affermato che la sua ricerca in situ mostra come le piramidi sono effettivamente allineate col passaggio di Orione all’alba del solstizio d’estate. Tra l’altro, la località di Montevecchia dista solo ottanta chilometri dalle celebri pitture rupestri della Val Camonica, un altro luogo interessante della Lombardia, dal punto di vista dei misteri archeologici e antropologici. Gabriela Lukacs (assieme al suo compagno ricercatore Nenad Djurdjevic) compì un viaggio di ricerca a Montevecchia nell’ottobre 2007, presentando le sue investigazioni alla conferenza ICBP di Sarajevo nell’agosto 2008. Le tre colline-piramidi hanno la loro visibilità migliore proprio da Montevecchia. Lo stesso paese - di antica origine - è situato su una collina assieme al convento delle Carmelitane , situato sulla cima più alta. Una constatazione sorprendente è che quell’area ha la morfologia di un enorme bacino circondato da 7-9 colline piramidali. Le tre piramidi individuate da Vincenzo De Gregorio, anche se non è immediatamente facile individuarle, non sono le sole nell’area! Le ricerche della Lukacs e del suo compagno, portarono a diverse sorprese e a un nuovo approccio verso le colline di Montevecchia: come si è detto, 7-9 colline a forma di piramidi a terrazze possono essere viste nell’area a forma di bacino sulla quale si sporge il vecchio centro rurale; non solo è chiaramente visibile la loro forma piramidale, ma anche passaggi, bordi e cime lavorate in modo da mostrarle appiattite; due colline sono parallele e i loro lati sono allineati - con una lieve deviazione di 7-12° verso le direzioni dei punti cardinali; una collina è differente in modo lieve dalle altre, come posizione e allineamento; i percorsi di salita verso le cime seguono i bordi sul lati a sud-est e a sud-ovest; tutte e tre le colline individuate da DeGregorio sono collegate tra di loro da un percorso che va da nord a sud; la piramide 1 e la piramide 2 (chiamata “belvedere Cereda”) hanno terrazze coperte d’erba; la piramide 3 è nascosta completamente da boschi e arbusti; P1 ha una cima appiattita da cui spuntano undici alberi di cipresso; P2 ha una specie di altopiano elittico di 9 metri per 18 costruito con enormi blocchi di pietra, scolpiti e tagliati per essere messi in situ, entrambi i centri dell’elisse possono ancora vedersi sull’altopiano, inoltre, questa stessa collina ha il lato principale orientato perfettamente a est, le popolazioni celtiche hanno successivamente utilizzato questa caratteristica (ereditata da una ignota civilizzazione precedente) per i riti astrologici; da tutte e tre le cime delle colline può essere osservato il sorgere del sole a oriente dietro le montagne delle Alpi, rendendolaun eccellente piattaforma di osservazione; sulla piattaforma della P2 ci sono dei menhir caduti; tutte le terrazze sono costruite da muri composti da pietre a secco, i quali hanno un’altezza media di 50 cm; muri di pietra a secco sono fatti di massi di taglio rettangolare dai lati piatti ed angoli retti, e non si tratta di pietre da campo; le terrazze dei vigneti sui pendii più piccoli della valle, seguono la topografia del terreno; i camminamenti sulle colline piramidali sono dritti, coi livelli bilanciati e paralleli; l’inclinazione di 42-43° delle colline può essere legata all’altezza delle strutture delle terrazze fatte da mano umana, le quali, tutte assieme, raggiungono i 50 metri, forse anche i 150. Una splendida vista si può godere da questi rilievi che circondano la valle del Curone, e nelle giornate limpide è distinguibile pure la città di Milano

lunedì 21 aprile 2014

Babilonesi


babilonesi sono gli abitanti dell'antica città di Babilonia in Mesopotamia e appartengono alla popolazione di origine semitica degli amorrei che verso la fine del III millennio a.C. si stanzia in Mesopotamia, nella regione meridionale fra i fiumi Tigri ed Eufrate. Nel 1730 a.C. i babilonesi raggiungono il loro periodo di massimo splendore. Sotto la guida del re Hammurabi i babilonesi estendono il proprio dominio a tutta la bassa Mesopotamia e sulla città di Mari, un importante snodo di comunicazione della Mesopotamia centrale. Con Hammurabi nasce il primo impero babilonese. Il re babilonese conquista le città sumere e vi insedia al governo i propri seguaci. Durante i 40 anni del regno di Hammurabi la civiltà babilonese sviluppa una avanzata organizzazione statale. Tra i documenti storici più importanti giunti ai nostri giorni occupa un posto di grande rilievo il Codice di Hammurabi, il primo codice giuridico della storia. Al termine del regno di Hammurabi l'impero babilonese entra in una fase di decadenza a causa delle continue invasioni dei popoli provenienti dall'esterno. I babilonesi devono affrontare l'invasione del popolo indoeuropeo degli ittiti che si stanzia nell'Asia minore e nel 1530 a.C. sono travolti dall'invasione della popolazione indoeuropea dei cassiti che conquistano ed occupano anche la città di Babilonia. I babilonesi ritrovano una nuova fase di rinascita nel 626 a.C. quando si ribellano alla dominazione degli assiri. Sotto il regno di re Nabucodonosor II la città di Babilonia torna ad essere la capitale del secondo l'impero babilonese (o impero assiro-babilonese) che estende il proprio dominio sui territori occupati in precedenza dagli assiri. Il nuovo impero babilonese ha tuttavia vita molto breve, nel 538 a.C i persiani del re Ciro di Persia espugnano Babilonia e conquistano definitivamente i territori della Mesopotamia cancellando per sempre la cultura babilonese.
La civiltà babilonese inizia nel II millennio a.C. nella città di Babilonia di origine sumera. La successiva dominazione degli amorrei dà vita alla prima dinastia babilonese della storia. Babilonia (Babele) diventa la capitale del regno di Sumuabun (prima dinastia babilonese).

Primo impero babilonese

I babilonesi raggiungono la loro prima golden age nel XVIII secolo a.C. sotto la guida del re Hammurabi. L'esercito di Babilonia sottomette tutte le altre città della bassa Mesopotamia, conquistando così il controllo dell'intera regione. Con Hammurabi si parla anche di primo impero babilonese. Il re passa alla storia anche per essere il primo a redigere un codice legislativo scritto: " Il codice di Hammurabi ". L'ascesa di Hammurabi impone alla città il culto del dio Marduk, nume tutelare della famiglia del re e da questo momento in poi anche della città e dei territori sottoposti alla sua egemonia.

La decadenza babilonese

L'invasione ittita della Mesopotamia causa il crollo dell'impero babilonese che passa sotto il controllo dei cassiti dal XVIII secolo al XII secolo a.C. - La conquista del potere da parte degli elamiti di Nabucodonosor I offre alla città un breve momento di rinascita e di indipendenza, interrotto bruscamente dall'invasione assira. Nonostante si siano verificate diverse ribellioni alla dominazione straniera, la città di Babilonia è sempre assediata e riconquistata dagli assiri. Nel 689 a.C. il re assiro Sennacherib rade al suolo completamente la città, i suoi templi, le mura e palazzi. L'ultimo re assiro a riportare l'ordine nella città di Babilonia è il re Assurbanipal (Kandalanu).

Secondo impero babilonese

La morte dell'ultimo grande re assiro Assurbanipal causa un rapido indebolimento dello Stato assiro. Il re babilonese Nabopolàssar ne approfitta per liberarsi dalle influenze straniere e riportare all'indipendenza Babilonia, fondando le basi della rinascita del secondo impero babilonese. Nel 612 a.C. la capitale assira di Ninive viene conquistata dai babilonesi, Babilonia diventa la nuova capitale dell'area mesopotamica. Al trono di Babilonia succede il figlio Nabucodonosor II che porta a compimento la politica di espansione del padre, Nabopolàssar, portando avanti la guerra contro gli egiziani e conquistando altri territori limitrofi. Delle conquiste militari di Nabucodonosor II si ricorda in particolar modo la conquista di Gerusalemme e la deportazione del popolo ebraico a Babilonia. Pur non riuscendo mai a conquistare interamente anche il regno di Egitto, Nabucodonosor II infligge agli egiziani gravi perdite in battaglia costringendoli a un ruolo di seconda potenza dell'area. La dominazione babilonese e i ricchi bottini di guerra consentono a Nabucodonosor di finanziare la rinascita della città, facendola diventare una delle più belle città del mondo antico. Sono ricostruiti i templi distrutti dagli assiri e ripristinato l'antico culto del dio Marduk. Delle opere pubbliche e monumentali edificate sotto il suo regno si ricordano i giardini imperiali, l'Etemenanki, la Porta di Ishtar.

La fine dell'era babilonese

Alla morte di Nabucodonosor II l'impero babilonese si avvia a una rapida decadenza, diventando ben presto la preda di nuovi conquistatori. La seconda era babilonese (assiro-babilonese o neobabilonese) termina definitivamente nel 539 a.C. quando Babilonia è conquistata dall'esercito persiano e relegata al ruolo di provincia del grande impero di Persia.




venerdì 11 aprile 2014

Incas






Gli Incas costituivano originariamente una tribù guerriera che abitava le regioni e gli altopiani nel sud della Cordigliera Peruviana.
- Secondo la leggenda, il primo imperatore, Manco Capac, era stato mandato sulla terra dal padre, il diosole, intorno al XII secolo dell’era cristiana e si era stabilito a nord del lago Titicaca (dove sorge Cuzco)
- Circa per 300 anni gli Incas si scontrarono con le tribù più vicine.
 - Il regno degli Incas iniziò sotto Viracocha e proseguì sotto il figlio Pachacuti fino alla conquista dell’intero lago Titicaca.
- Attorno al 1437 i territori degli Incas si allargarono oltre Cuzco conquistando le zone vicine.
- Pachacuti Topa arrivò a sottomettere il potente regno costiero e si spinse verso sud lungo le Ande.
- Nel 1493 l’impero comprendeva l’attuale Colombia.
- Nel 1527 si scatenò una lotta per la successione tra  Huascar e Atahuallpa. Ne uscì vincitore Atahuallpa che fece uccidere il fratello.
- La guerra civile aveva indebolito fortemente l’impero che diventò facile preda per i conquistadores spagnoli sotto il comando di Francisco Pizarro


IL TERRITORIO
Gli Incas vivevano in un territorio, poco più vasto dell’attuale Perù, che è dominato dalle grandi catene montuose delle Ande.
La maggior parte dell’impero era costituito da catene montuose oltre i 3000 metri d’altezza. Al di là delle catene costiere le piogge sono scarsissime ma i venti dell’est soffiano sopra le grandi giungle amazzoniche, essi scaricano le piogge via, via che si alzano verso le vette delle grandi catene montuose.
Il terribile deserto è tagliato da pochi fiumi che alle foci sono popolati da alcuni animali: leoni marini, foche e balene.
Ci sono grandi differenze climatiche tra i freddi altopiani e le calde e umide foreste pluviali del bacino amazzonico e la zona costiera influenzata da una corrente fredda che bagna la costa abbassando la temperatura per molti mesi.
Questo territorio era abitato da due tipi di popolazione: quella che viveva sulla costa e quella che viveva lungo le falde delle vallate e sugli altopiani
Machu Picchu fu una delle più grandi e importanti città incaiche degli altopiani.


LA SOCIETA’ INCAICA
La società incaica era ben ordinata. Ognuno, dal Sapa Inca, al contadino, conosceva la sua posizione sociale, le sue responsabilità e i suoi compiti.
Nel gradino più alto c’era il Sapa Inca  (imperatore)  e la sua Coya   (moglie) cui era affidato il potere.
Sotto di loro vi era il sommo sacerdote e il comandante dell’esercito.
 Di livello altrettanto elevato erano i quattro APO: i governatori dei quattro cantoni.
Tutti questi erano  discendenti dei vecchi Sapa Inca, infatti, le più alte cariche dell’amministrazione spettavano ai membri della famiglia dell’Imperatore.
Questi giudici, generali e altri funzionari formavano i ranghi privilegiati.
Sotto queste classi privilegiate stavano i funzionari amministrativi e altri artigiani: falegnami, spaccapietre…
Però la parte più numerosa della popolazione che formava la base della società incaica, era costituita da semplici famiglie: contadini che lavoravano le terre.


IL SAPA INCA
Il titolo di Sapa Inca  significa “l’unico imperatore“.
Quando il Sapa Inca  saliva al trono doveva sposarsi con sua sorella maggiore, che veniva chiamata
Coya (regina ).
Il loro primo figlio a sua volta sarebbe diventato il futuro Sapa Inca .
Il Sapa Inca poteva avere anche piu’ di una moglie.
L’imperatore era un sovrano assoluto. I consiglieri che sceglieva il Sapa Inca, potevano aiutarlo a risolvere i suoi problemi, ma solo le sue parole erano legge.
Doveva preparare i piani per le guerre intraprese in suo nome.
Nessuna città e nessun  edificio poteva essere costruito senza il permesso del Sapa Inca.
Con visite frequenti gli amministratori e i governatori delle provincie lo informavano di tutto quello che  accadeva nel suo impero. Il Sapa Inca viaggiava molto per visitare il suo popolo.
Ogni Sapa Inca costruì un proprio palazzo nel centro di Cuzco, dal quale governava il suo paese .
L’imperatore era circondato da oggetti belli, fatti apposta  per lui e veniva servito dalle proprie mogli. Quando il Sapa Inca moriva, il suo corpo veniva mummificato, conservato e tenuto nel  palazzo, dove i servi continuavano a occuparsi di lui come avevano fatto quando era vivo.

AGRICOLTURA

Al tempo degli Incas la popolazione residente era più numerosa di oggi quindi la produzione del cibo era un problema importante.
L’attività principale di questo popolo era l’agricoltura: si coltivavano soprattutto le patate e il mais, un vegetale ancora sconosciuto in Europa, che cresceva bene anche sugli altipiani delle Ande.
I prodotti della terra servivano in parte al mantenimento dei membri delle piccole tribù legate da vincoli di parentela. 
Ogni famiglia passava il proprio tempo a lavorare le terre del sole. Questo era il dovere religioso più importante di ogni capo famiglia.
Persino i bambini dovevano lavorare. I ragazzi lavoravano nei campi, facendo scappare uccelli e animali dalle terre coltivate, mentre le bambine lavoravano a casa.
Un ispettore di tanto in tanto visitava le campagne per valutare il quantitativo di grano da versare come tributo allo Stato. Il raccolto del granturco, veniva conservato in piccoli magazzini statali. Se il raccolto andava male, si prelevavano le scorte alimentari dai magazzini in modo che nessuno soffrisse la fame.
Ogni pezzetto di terra veniva coltivato.
Ottenevano raccolti abbondanti concimando la terra con pesci ed escrementi di uccelli

TERRAZZAMENTI

Nelle regioni montuose, gli abitanti dei villaggi non solo coltivavano le valli dei fiumi ma costruivano terrazzamenti irrigati chiamati ANDENES lungo i fianchi delle colline.
Innalzavano muri di pietra attraverso i pendii e colavano di terra la zona tra un muro e l’altro.
Le montagne sembravano gigantesche scalinate, tutte verdi al momento della crescita delle colture.
Le sorgenti di montagna venivano deviate e fatte scorrere lungo le terrazze. Qua e là, attraverso i canali d’acqua, erano poste lastre di pietra di sbarramento, che potevano essere sollevate per irrigare attorno ogni appezzamento di terreno.
L’autorità centrale mandava esperti incaricati dal governo che supervisionavano la selezione e là semina delle messi, e insegnavano ai contadini le tecniche di drenaggio, fertilizzazione e terrazzamento.
Gran parte del raccolto veniva requisita per le esigenze della famiglia imperiale o immagazzinata in vista di distribuzioni pubbliche in caso di emergenza

L’ ALLEVAMENTO
Molto importante era l’allevamento di lama, alpaca e vigogna.
I  LAMA erano utilizzati come bestiame da soma, mentre gli ALPACA venivano addomesticati e allevati principalmente per ricavare la lana.

Nei pascoli si ammassavano greggi di ALPACA, (che sono un tipo di lama come i vigogna), la cui lana forniva indumenti per quasi tutta la popolazioni.
La VIGOGNA SELVATICA veniva cacciata soltanto per ordine del Sapa Inca, che era l’imperatore.
La fine lana dei VIGOGNA era riservata agli indumenti d’Inca e dei funzionari più importanti.

PESCA
Le popolazioni incaiche si nutrivano di pesce che i pescatori pescavano su delle zattere. Catturavano il pesce con degli ami ma anche con delle reti chiamati scorticarie.




NAVIGAZIONE

Da molte città costiere salpavano grandi zattere in legno di balsa (legno sottile). Ognuna era dotata di una grande vela bianca di stoffa e ai lati di due file di rematori. Grandi quantitativi di merce di scambio venivano trasportati in questi vascelli lungo la costa.

ARTIGIANATO
Gli artigiani inca producevano ceramiche, tessuti, ornamenti di metallo, utensili in bronzo e armi con belle decorazioni.
I vasai facevano orci e vasi secondo disegni tradizionali e gli orafi lavoravano in oro ed argento oggetti favolosi per adornare palazzi e templi.
Alle persone anziane erano affidati lavori leggeri come la raccolta di legna da ardere e l’istruzione dei bambini.

ATTIVITA’ FAMILIARI


Tutti i membri della famiglia lavoravano. Tutti aiutavano nei lavori dei campi all’epoca della semina e del raccolto.
Ma c’erano anche molti altri lavori.
La madre faceva abiti per tutta la famiglia con la lana di alpaca, che lei e le figlie avevano filato e tinto.
Gli uomini intrecciavano l’erba per le calzature o ritagliavano la pelle di lama per fare robusti sandali.
Le donne intrecciavano i canestri usati per trasportare carichi sul dorso.
La maggior parte dei tegami e degli utensili di legno erano  fatti in casa.
Nella casa andina non c’erano nè letti nè sedie.
La famiglia dormiva su stuoie e si sedeva sui calcagni per lavorare e mangiare.
 Il pasto principale della giornata veniva consumato la sera. In genere si trattava di uno stufato fatto con patate, granoturco, fagioli e altre verdure, aromatizzato con spezie piccanti. Si arrostivano anche le pannocchie di granoturco.
In occasioni speciali si mangiava la carne dei porcellini d’India.
La maggior parte delle famiglie viveva sulle terre che coltivava.
Le case erano fatte di blocchi di pietra irregolari e le fessure del muro erano chiuse con argilla.
Dato che nessuno rubava il cibo o le cose altrui, non c’erano le porte come le intendiamo noi. Per isolarsi dal vento bastava una pelle di animali o una tenda di stoffa.
FILATURA E TESSITURA
Sono stati trovati solo pochissimi resti di tessuti incaici; la maggior parte sono marciti con il passare dei secoli nel clima umido degli altipiani. Tuttavia dai frammenti che rimangono si può dedurre che gli Incas erano abili tessitori.
Fin dalla tenera età tutte le fanciulle imparavano a filare e a tessere e anche a raccogliere piante da cui estraevano le materie coloranti per tingere la lana di alpaca. La lana veniva tinta prima della filatura, poi tessuta in pezze di stoffa calda e soffice e infine cucita per farne abiti. La stoffa era generalmente in tinta unita, a volte con una riga o con semplici motivi geometrici intessuti.
La stoffa per gli abiti della famiglia del Sapa Inca era molto più elaborata. Veniva tessuta da tessitori di professione e dalle Vergini del Sole, che erano le sarte dell’Imperatore e che avevano anche il compito di vegliare il Tempio del Sole.
Per questi si usava la lana serica della vigogna che veniva tinta in colori vivaci. I disegni erano complicati, geometrici, spesso ripetuti su tutto il pezzo di stoffa.


ABITI E ORNAMENTI
La stoffa e la decorazione degli abiti che venivano indossati dal popolo incaico cambiavano a seconda del loro rango, ma il tipo di abbigliamento era sempre lo stesso.
Gli uomini portavano una tunica che arrivava circa ai ginocchi, sulle spalle spesso c'era un grande mantello aperto sul davanti.
Ai piedi venivano messi dei sandali di cuoio o calzature d'erba.
Le donne mettevano vestiti lunghi, che arrivavano circa fino alla caviglia, certe volte indossavano una cintura molto larga e una mantellina di lana fina.
Sui cappelli mettevano un pezzo di tessuto ripiegato, che scendeva fino sulla schiena.
Nelle regioni montuose tutti gli abiti erano fatti di lana, ma nelle zone costiere si portavano vestiti più leggeri, di cotone.

LIVELLO CULTURALE DEL POPOLO INCA
Gli Incas erano un popolo di indios di lingua “quechua” che aveva costituito un vasto impero sulle Ande.
La civiltà Inca non conobbe l’uso della scrittura né quello della ruota.
Nonostante l’arretratezza tecnologica gli Inca costruirono imponenti edifici in pietra:
templi, palazzi, fortezze (ad esempio il complesso di Machu Picchu o il Tempio del Sole a Cuzco), ponti sospesi di corda (alcuni oltre i cento metri di lunghezza), canali di irrigazione e acquedotti.

LE CITTA’ INCAICHE
Le città incaiche erano molto diverse dalle nostre che comprendono negozi uffici e abitazioni.
Nelle città incaiche vivevano pochissime persone; la gente in gran parte viveva nei villaggi circostanti.
La città era quasi esclusivamente solo centro di governo. Qui erano conservati i dati riguardanti i piccoli paesi circostanti.
I funzionari locali si recavano in centro per riferire le notizie sulla situazione dei villaggi. La città, in caso di problemi, poteva richiedere aiuto alle popolazioni circostanti. In caso di carestia, le scorte venivano registrate dai “ Quipucamayoc”, i contabili incaici.
In ogni città il Sapa Inca aveva a disposizione un palazzo che veniva utilizzato dal governatore.
Sulle strade principali della città vi si trovavano le stazioni dei “Chasquis” i quali consegnavano messaggi provenienti da tutti i posti dell’impero.
C’erano anche i magazzini per i tributi, che venivano accumulati sotto forma di prodotti della terra.
C’erano quartieri artigianali dove orefici, carpentieri,  tessitori e altri vari esperti artigiani producevano oggetti speciali per l’imperatore e per i templi.
Un edificio importante era il Tempio del Sole; questo infatti veniva onorato come dio. Accanto al tempio vi era l’ “Acllahuasi”, dove vivevano le vergini del sole.



LA RELIGIONE
La religione incaica era il frutto della fusione di tre matrici culturali diverse:
la civiltà di TIAHUANACO, quella propriamente Inca e quelle delle tribù costiere mochica e chimù.
C’erano tre divinità supreme: una era il dio-bambino Viracocha “ schiuma del mare”, inconoscibile, creatore sovrano di tutti gli esseri viventi, del sole della luna e delle stelle; un altro dio era Pachacamac, dio della luna in tutto simile all’uomo; il terzo Inti, il sole creatore degli Incas, sposo di Mama  Quilla (mamma luna) e padre, oltre che di Manco Capac (l’uomo potente), anche di mama Oello (mamma Uovo), sua sorella e moglie.
La leggenda narra che Manco Capac e mama Oello erano partiti dal lago Titicaca con una bacchetta d’oro consegnata loro dal padre Inti e avevano fissato il punto in cui si sarebbero stabiliti, e lì sorse Cuzco. Gli inca-sovrani erano perciò ritenuti discendenti del Sole e divinità a loro volta.
Ma il Pantheon comprendeva anche molte altre divinità particolari, di tipo ANIMISTA, che ricordano da vicino l’antica religione latina in quanto attribuiva un dio (huaca) a ogni villaggio clan e famiglia. Cerimonie e rituali erano numerosi e molto elaborati, connessi primariamente con i cicli agricoli e la cura della salute; nel corso del loro svolgimento venivano sacrificati animali vivi (i sacrifici umani erano meno frequenti). 
Le feste più grandi cadevano ai due solstizi: le Intip Rayami, in onore di Inti, si protraevano per otto giorni.
Del ricco insieme di usanze, narrazioni e musiche inca, sopravvivono oggi solo scarsi frammenti.
Gli Incas celebravano la “Festa del Nuovo Anno”. Si riunivano nella campagne e abbandonavano le città. Il resto della popolazione si riuniva nella piazza vicina al tempio. All’interno del sacro edificio l’Inca (l’imperatore) si toglieva la corona (una semplice fascia frontale decorata con un simbolo sacro) e pregava il Sole per tutta la notte.
Poi quando i raggi del sole nascente inondavano il tempio, egli usciva sulla piazza incontro a un candido lama. Parlava all’animale e gli affidava un messaggio per gli dei. Poi il lama veniva condotto a morire sulla montagna perché por
tasse il suo messaggio al sole. Allora la gente danzava e bevevano chicha (birra di granoturco).   
LA FINE DELL’IMPERO INCAICO
Nel 1530 un soldato Spagnolo fu incaricato di formare un esercito di soldati per effettuare una spedizione nel sud America per impadronirsi della presunta enorme quantità d’oro.
Questo soldato portava il nome di Francisco Pizarro.
Dopo due tentativi non riusciti, Pizarro sbarcò sulla costa Peruviana. Trovò il paese distrutto da una guerra civile tra Huascar, il legittimo erede e il fratellastro Atahuallpa, che tentava di prendere il posto di Sapa Inca. I soldati di Atahuallpa avevano appena catturato e imprigionato Huascar.
In un primo momento gli Incas furono incuriositi dall’arrivo degli Spagnoli e di paura non ne avevano. Huascar e i suoi  seguaci li accolsero benevolmente pensando fossero persone venute dal cielo per punire Atahuallpa. Lui stesso accolse Pizarro e i suoi uomini  a Cajamarca sicuro di non avere nulla da temere vista la maggioranza di uomini a sua disposizione. Ma Atahuallpa venne catturato da Pizarro  e gli Incas furono spaventati dai cannoni e dai cavalli e non riuscirono a resistere all’attacco a sorpresa degli Spagnoli.
Da quel momento cominciò il declino del impero incaico. Pizarro tolse molta parte del potere agli Incas i coloni spagnoli conquistarono tutte le terre incaiche.

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