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sabato 5 settembre 2015

Silvestro II il papa Mago

E così parliamo di Silvestro II, forse il personaggio più misterioso della storia di Roma.
Silvestro II,al secolo Gerberto D’Aurrillac divenne papa il 2 aprile 999. Fu persona coltissima,esperta di ogni arte e dotata sicuramente di una mente acuta e insaziabile.Su di lui circolano numerose storie e sia che si voglia dar retta alle varie leggende nere, sia che si voglia credere alla sua figura storica, ci si accorgerà di trattare di un uomo fuori dal comune.
La situazione storica in cui Gerberto divenne Papa era caratterizzata dall’apice della lotta per le investiture. Infatti il pontificato precedente ebbe una storia molto travagliata.
Ottone III, l imperatore tedesco aveva messo sul soglio pontificio suo cugino, Brunone con il nome di Gregorio V. (correva l’anno 996 )
Apertamente osteggiato dalla nobiltà romana, guidata da Crescenzio (Quello dell’ omonima via parallela a via Cola di rienzo Ndr), Brunone fu costretto a rifugiarsi a Pavia.
Nel frattempo a Roma venne eletto da Crescenzio un anti papa: Giovanni XVI.
Ma Ottone III, dopo essere venuto in soccorso di suo cugino, fece decapitare Crescenzio e fece appendere il suo corpo in cima a monte Mario, al tempo chiamato Mons Malus. All’ antipapa Giovanni XVI le cose andarono ancor peggio: gli vennero mozzati il naso e le orecchie e gli furono strappati lingua ed occhi. Morì su una gogna in convento.
Ottone III ,forse pentito,inizio a pellegrinare tra conventi mentre Gregorio V morì qualche anno dopo.
Ottone Poi cercò di riportare il Sacro Romano Impero ai suoi fasti originali, non riuscendoci.
Ma riprendiamo la storia di Gerberto.
Dunque Gerberto nacque attorno al 940 da una famiglia di contadini. Inizialmente studiò nel convento di Saint Geraud. Li  si dovette distinguere , perchè il conte di Barcellona lo chiamò a studiarein una sua scuola in Spagna.
Il territorio spagnolo era sotto il dominio arabo. Al tempo gli Arabi eccellevano in ogni campo della scienza, e le loro conoscenze di astronomia,alchimia,fisica e filosofia erano grandiose e le nozioni della matematica erano impressionanti.
Gerberto rimase impressionato da questa cultura, e divenne mussulmano pur di entrare in possesso delle conoscenze più importanti. Fu quindi apostata ed abiuratore del cristianesimo.
Ma la sua cultura era talmente ampia che L’ imperatore Ottone I lo volle come educatore dei figli.
La sua conoscenza era tanto strabiliante che molti credettero derivasse dalla magia o da qualche diavolo. In Fin dei conti al tempo si poteva venir considerati diabolisti per molto meno!
Comunque Gerberto divenne Vescovo di Reims. Nel 996 però fu scomunicato e gli fu tolta la mitra. Poco dopo  venne riabilitato,gli fu tolta la scomunica e fu negata sia la sua aburazione del cristianesimo sia l’ apostasia. Divenne Papa nel 999 grazie all’ influenza di Ottone III. Ottone III venne a regnare a Roma,sperando di poter ricreare idealmente l’Impero Romano. E si fece costruire un palazzo sull’ aventino, proprio davanti al Palatino, sede dei palazzi imperiali di Roma.(non sono ancora riuscito a trovare questo palazzo o qualche segno della sua esistenza, tuttavia! Ndr)Ma i romani lo cacciarono da Roma,non volendo avere un re straniero.
Silvestro II fu anche il primo papa a richiedere una crociata (ma la prima sarebbe partita anni dopo) e sostenne la cristianità durante la grande paura dell’ anno mille. (Mille e non più mille)
Anzi, fu il primo a cospargersi il capo di cenere la notte del 31-11-999 (SAN SILVESTRO!), quando tutta Roma invocò la pietà divina temendo la fine del mondo.
Fin qui abbiamo trattato della parte storica,ma adesso ci addentriamo nella leggenda che poi è quello che tutti stavamo aspettando...

IL PAPA MAGO

Su Gerberto le leggende sono numerose e non tutte spiegabili con la semplice maldicenza popolare. Si dice che Gerberto fosse in tresca con una strega, che avesse incatenato un demone in  una maschera d’ oro, che  avesse un libro magico e un Djinn al suo servizio...
In ogni caso vedremo che tutte le leggende cercano di spiegare la salita al potere di Gerberto con un potere esoterico.

Meridiana

Mentre Gerberto era a Reims, incontrò una donna, Meridiana. Meridiana era una fata o più prosaicamente un adepta a  riti esoterici. Non ci è dato di sapere se Gerberto si innamorò di lei o della sua scienza, ma rimase ammaliato da Meridiana. Per conquistarla si indebitò e perse tutto, inutilmente ( e fu pure scomunicato!?!). Un giorno però,mentre Gerberto ormai fallito si aggirava per un bosco, Meridiana gli venne incontro e gli propose in cambio della fedeltà e del segreto, conoscenza e potere (chi non avrebbe accettato?) .Grazie a Meridiana Gerberto si riprese economicamente e moralmente ed ottenne  il successo ( tipo tornare vescovo? Ndr). Per Esempio sembra che Meridiana gli avesse predetto che sarebbe divenuto papa entro la fine del secolo, nonostante l' elezione nel 996 di Gregorio V.
Questa leggenda ha dei riscontri tipici della favola medievale:La donna che corrompe l’ uomo giusto,Il protagonista che degrada moralmente e l’ amore passionale e struggente che distruge l ‘animo umano ( C’ era un tale Lancillotto che...).

IL libro nero e il tesoro di Cesare

Gerberto era venuto in pellegrinaggio a Roma . Al tempo nel campo Marzio (quella zona attorno al parlamento) c’era una statua molto malridotta. Un dito di quella statua indicava un punto e sul basamento era inciso in latino "Percuoti qui". Il dito e la testa della statua erano stati colpiti da numerosi colpi di maglio, sferrati da improbabili cercatori di tesori.
Silvestro vi passò davanti e si fermò ad osservare. Aspettò mezzogiorno e segnò il punto raggiunto dall’ombra del dito della statua come avrebbe fatto un qualsiasi emulo di Indiana Jones mille anni dopo.
Vi tornò nottetempo con un servo ed iniziò a scavare nel punto segnato. In poco tempo scoprirono un passaggio scuro con una scala che scendeva in profondità. In fondo alla scala c’era una stanza con un trono in fondo e 12 sedili attorno, sui sedili erano seduti 12 statue con una maschera d’ argento, mentre sul trono c’era una statua con una maschera d’oro. Al centro della sala vi era il tesoro di Augusto. Ma nulla si poteva prendere perché non appena si toccava qualcosa le statue si animavano.
Gerberto scoprì che l’ unica cosa che poteva toccare era un libro nero. Tentò allora di aprire il libro e gli apparve un uomo dal nulla, vestito come un turco. Si presentò come il guardiano del libro e disse al monaco che poteva tenersi il tomo a patto che non lo avrebbe mai letto senza la sua presenza. Gerberto acconsenti e il guardiano tornò nel libro. 
Ivi era scritto tutto il sapere ma Gerberto non poteva leggerlo liberamente perché il guardiano lo costringeva a vederne solo alcune parti. Il Guardiano disse anche che se avesse cercato di prendere il libro lo avrebbe cercato ovunque per terra e per mare. Ma un giorno il nostro Gerberto rubò il libro e scappò. Il guardiano volò alla sua ricerca, ma il monaco si era appeso con una corda sotto il ponte Sant’Angelo in  modo da non trovarsi né in terra né in mare.
Dopo un infruttuosa ricerca il guardiano sparì e non si fece (quasi) più rivedere.
Questa leggenda è di chiaro sapore orientale: Il Guardiano sembra un Djinn arabo, mentre l’ astuzia dell’ uomo che lo intrappola, il libro e le statue sono tipiche delle favole islamiche e mediorientali.
E' molto interessante notare come le due leggende riassumano questo personaggio a metà tra le due culture.

La Maschera D’ oro

Silvestro II, si fece costruire una maschera d’ Oro che rispondeva alle domande e prevedeva il futuro. Sembra  che molte persone avessero visto questa maschera all’opera. Secondo alcuni Gerberto avrebbe incatenato un diavolo dentro la maschera e lo avrebbe costretto a rispondere senza menzogne. Il Migne nella mitologia latina scrisse : "Possedeva (Gerberto) nel suo palazzo, una testa di bronzo che rispondeva "si" o "no" alle domande che egli le rivolgeva sulla politica e sulla situazione della cristianità. Secondo Silvestro II questo procedimento era molto semplice e corrispondeva al calcolo con due cifre ". Possibile che Gerberto potesse costruire una macchian analitica in codice binario?
Dai cronisti dell'epoca apprendiamo che egli inventò un " globo celeste in cui tutti gli astri avevano proprie orbite e propri movimenti e compivano in tempi proporzionati le proprie rivoluzioni ". Si tratta, evidentemente, di un planetario: un'invenzione che fu ripresa solo nel XIX secolo.Inventò anche un orologio meccanico e un organo a vapore.
Di tutte queste invenzioni e di altre ancora non abbiamo che notizie imprecise, poiché alla sua morte tutto fu distrutto.

I libri Occulti

Sembra che Silvestro fosse un gran conoscitore anche dell’ esoterismo e della demonologia.
Probabilmente la sua sete di sapere lo aveva portato ad esplorare anche queste dottrine.Per gerberto non si trsttava di abiurare una fede,ma probabilmente pensava di dover conoscere tutto per esercitare al meglio i suoi doveri.Cerco vari libri occulti in europa e si dimostrò un grande conoscitore della materia.

La Morte di Silvestro II

Un giorno Silvestro chiese alla sua maschera quando sarebbe morto. La maschera rispose "tu morirai officiando messa a Gerusalemme." Gerberto  rimase stranito: Aveva da poco richiesto ai Regni Cristiani di liberare Gerusalemme dagli arabi! Ma poi pensò che sarebbe bastato non recarsi in terra santa.
Mentre Gerberto officiava messa a S.Croce in Gerusalemme, chiesa così chiamata  per le reliquie portate da Sant’ Elena si sentì male e vide per l’ ultima volta il  turco. Capì allora che era giunto il suo momento. Chiamò i prelati e i cardinali. Ordinò loro che d’ora in poi la consacrazione delle ostie fosse fatta di fronte ai fedeli e non di spalle, come era uso al tempo; poi confessò di essersi dedicato alla demonologia, alle arti proibite e alla magia. Si raccomandò di distruggere le sue invenzioni e chiese perdono a Dio. Infine come ultima volontà volle che il suo feretro fosse attaccatto ad un carro di buoi e lasciato andare liberamente,sarebbe stato seppellito lì dove i buoi si sarebbero fermati.(Al tempo,secondo l’ usanza,Il corteo funebre papale andava da S.Pietro a San Giovanni in Laterano,Passando per S.maria maggiore.) Ma i buoi seguirono precisamente il percorso funebre tradizionale e si fermarono solo dentro la cattedrale di San Giovanni, seguiti dal corteo inorridito e stupefatto!
Questo forse fu un segno divino avesse voluto riabilitare il povero Gerberto.

Le Ultime Magie.

La tomba di Silvestro II è ancora nella cattedrale di S.Giovanni. Si dice che quando stia per morire un papa la tomba faccia fuoriuscire un rivolo d’acqua,mentre quando stia per morire un cardinale si inumidisca. L’ultima magia Silvestro II la fece nel 1684,quando la tomba fu aperta per tacere questa leggenda.ll papa si presentò in perfetto stato di conservazione e in profumo di manna ai presenti (680 anni dopo!),prima di volatilizzarsi senza lasciare traccia!
Silvestro II, mago, scienziato, papa in mezzo alla lotta per le investiture e alle sette millenaristiche, scomunicato, apostata, mussulmano diviene il simbolo di un momento storico come forse nessun altro.

Tratto da: http://www.satyrnet.it 

mercoledì 25 giugno 2014

Gerarchia della Chiesa

Nella Chiesa latina l'elenco completo dei due ordini, quello sacerdotale e quello episcopale, è menzionato per la prima volta nella lettera di papa Cornelio (251-253) a Fabio vescovo di Antiochia, nella quale erano indicati gli ordini allora in uso nella Chiesa di Roma. Prima del Concilio Vaticano II, nella Chiesa latina e orientale i diversi gradi dell'ordine erano suddivisi in due categorie: ordini maggiori (episcopato, presbiterato, diaconato e suddiaconato) e ordini minori, e questi ultimi non erano sacramenti. Nella Chiesa latina chi riceveva gli ordini, a partire da quelli minori, veniva tonsurato e diventava chierico. Dopo il Concilio Vaticano II gli ordini minori sono stati ridotti e non vengono più chiamati ordini, ma ministeri: sono quelli dell'accolito e del lettore. Per quanto riguarda gli ordini maggiori, la teologia cattolica non parla più di ordini, ma di tre gradi dell'unico sacramento dell'Ordine
  • Episcopato: i vescovi. Sono i successori degli apostoli. Esercitano il triplice ministero dell'insegnamento (munus propheticum o munus docendi), del governo pastorale (munus regalis o munus regendi), della santificazione (munus sacerdotalis o munus liturgicum). In età apostolica le loro funzioni erano indistinte rispetto quelle dei presbiteri. Dal II secolo sono normalmente i pastori delle Chiese locali (diocesi).
  • Presbiterato: presbiteri o preti. Sono i collaboratori dei vescovi con i quali condividono la predicazione della Parola di Dio, la presidenza dell'Eucaristia e delle altre celebrazioni sacramentali, esclusa, normalmente, la confermazione e il conferimento dell'Ordine sacro. Sono quindi sacerdoti come i vescovi. Possono esercitare il ministero nella guida di una parrocchia (in tal caso si dicono parroci), o in qualunque altro ministero che gli affidi il vescovo proprio, a cui devono obbedienza. Quando sono inviati dalla loro diocesi come missionari sono detti fidei donum.
  • Diaconato: i diaconi. Sono collaboratori dei vescovi nella modalità del servizio. Predicano la parola di Dio, amministrano il battesimo, assistono alla celebrazione del Matrimonio, coordinano il ministero della carità nella chiesa.
Questo sacramento è chiamato "ordine" in quanto con questo termine si designava, in epoca romana, un "corpo sociale", un gruppo di persone con funzioni pubbliche. Tale termine passò poi nella terminologia ecclesiastica per indicare un "collegio" o comunque un gruppo di persone incaricate di un ministero pastorale e/o di una funzione cultuale. Come i sacramenti del battesimo e della confermazione, nella teologia cattolica si dice che l'ordine conferisce un carattere: l'ordine resta valido per tutta la vita di chi lo ha ricevuto (sebbene le funzioni non possano essere lecitamente attuate), anche in seguito a condanna alla pena della sospensione "a divinis", alla dimissione dallo stato clericale oppure alla decisione di abbandono del ministero: Nel Rito latino può essere ordinato qualsiasi uomo (maschio) battezzato, celibe che ha compiuto 25 anni (Codice Diritto Canonico N 1031), che dopo le prove della formazione in un Seminario, dopo gli studi filosofici e teologici, riceve la positiva valutazione dai responsabili della sua formazione e viene presentato al Vescovo per ricevere il sacramento dell'Ordine. Nella Chiesa cattolica gli ordini sacri sono conferiti solamente a uomini; anche i ministeri istituiti (lettorato e accolitato) sono riservati a uomini, anche se le donne possono svolgere de facto tali servizi durante le celebrazioni liturgiche, leggendo la Bibbia e (più raramente) prestando servizio all'altare. Almeno fino al V secolo, però, era presente almeno un ordine delle diaconesse (donne). I difensori della tradizione cattolica, tuttavia, solitamente precisano che nel caso delle diaconesse non si trattava di un'ordinazione sacramentale, bensì di un semplice servizio istituito, che si rendeva necessario in particolare durante il battesimo delle donne: nella Chiesa antica, infatti, il battesimo veniva amministrato a persone adulte mediante l'immersione completa in una vasca, e quindi era più decoroso che fossero delle donne ad assistere altre donne. La disciplina del celibato conosce due diverse tradizioni all'interno della Chiesa cattolica.

  • Nel Rito latino
    • I diaconi sono ordinati (a partire dal Concilio Vaticano II) sia celibi sia sposati, ma dopo l'ordinazione non possono più sposarsi (se sono celibi), né risposarsi (se sono sposati e rimangono vedovi). Un diacono sposato non può successivamente diventare presbitero (ad eccezione del caso in cui rimanga vedovo).
    • I presbiteri devono essere celibi.
    • Anche i vescovi devono essere celibi.
  • Nei Riti orientali
    • Per i diaconi non è richiesto il celibato, ma dopo l'ordinazione non possono più sposarsi.
    • Per i presbiteri, come per i diaconi non è richiesto il celibato, ma dopo l'ordinazione non possono più sposarsi.
    • Solo per i vescovi è richiesto il celibato: di conseguenza i vescovi vengono scelti fra i monaci, in quanto tutti i monaci sono anche celibi, mentre i preti non monaci possono essere sposati. Tutte le ordinazioni vengono celebrate ordinariamente nel corso della Messa. Momenti culminanti sono l'imposizione delle mani (gesto antichissimo con cui viene trasmesso il dono dello Spirito Santo) e la preghiera consacratoria (con cui si chiede a Dio la speciale grazia divina di cui ha bisogno l'ordinando per compiere il proprio ministero). L'ordinazione dei diaconi e dei preti viene impartita dal vescovo; l'ordinazione dei vescovi (chiamata consacrazione) viene impartita secondo il diritto canonico da almeno tre vescovi, tuttavia è valida anche se è impartita da un vescovo solo. Nella Chiesa cattolica di rito latino esistono inoltre numerose cariche spettanti ad appartenenti all'ordine sacro, sebbene siano considerati alla stregua di titoli onorifici oppure differenziazioni all'interno dei vari gradi dell'ordine e non comportino un'effettiva ordinazione (non sono cioè dei sacramenti):
      • Arcivescovo è il vescovo che presiede un'arcidiocesi.
      • Patriarca, nella Chiesa cattolica di rito latino, è il titolo dato ad un vescovo di una diocesi di importanza storica. Nella chiesa latina esistono quello di Venezia, di Lisbona e di Gerusalemme (altri sono stati successivamente soppressi). Mentre nella Chiesa cattolica di rito orientale il titolo non è solo onorifico e conferisce diritti maggiori rispetto al patriarca di rito latino.
      • Patriarca, nelle altre chiese non latine, è il capo supremo di un'altra Chiesa cattolica, diversa da quella romana.
      • Cardinali sono i vescovi, i presbiteri e talvolta i diaconi, che il papa elegge perché collaborino con lui nel governo della Chiesa universale. Inizialmente i cardinali erano i preti e i diaconi della chiesa di Roma, e i vescovi delle diocesi suburbicarie (cioè le diocesi vicine a Roma: Ostia, Porto Santa Rufina, ecc.), poi, nel tempo i papi hanno cominciato a creare cardinali, cioè loro più diretti collaboratori, vescovi o preti (o anche laici, soprattutto nel rinascimento) di altre diocesi o di altri paesi. Attualmente un candidato al cardinalato deve obbligatoriamente essere dapprima ordinato vescovo.
      • Parroco è il presbitero posto dal vescovo alla responsabilità di una parrocchia
      • Vicario parrocchiale è il presbitero posto dal vescovo al servizio di una parrocchia per aiutare il parroco
      • Aiuto pastorale è il presbitero inviato a una parrocchia ma solo per aiutare il parroco e/o il vicario parrocchiale nell'amministrazione dei sacramenti.
      • Cappellano è il presbitero inviato presso conventi, istituti (ospedali, carceri) per celebrare l'Eucaristia (se fisso, presiede la cappellania).
      • Cappellano militare è il presbitero preposto a fornire assistenza spirituale nell'esercito e nelle forze armate in genere.

lunedì 5 maggio 2014

Fatima



IL MESSAGGIO DI FATIMA 

Nel passaggio dal secondo al terzo millennio il Papa Giovanni Paolo II ha deciso di rendere pubblico il testo della terza parte del « segreto di Fatima ». 
Dopo gli eventi drammatici e crudeli del secolo XX°, uno dei più cruciali della storia dell'uomo, culminato con l'attentato cruento al « dolce Cristo in terra », si apre dunque un velo su di una realtà che fa storia e che la interpreta in profondità, secondo una dimensione spirituale a cui la mentalità odierna, spesso venata di razionalismo, è refrattaria. 
Apparizioni e segni soprannaturali punteggiano la storia, entrano nel vivo delle vicende umane e accompagnano il cammino del mondo, sorprendendo credenti e non credenti. Queste manifestazioni, che non possono contraddire il contenuto della fede, devono convergere verso l'oggetto centrale dell'annuncio di Cristo: l'amore del Padre che suscita negli uomini la conversione e dona la grazia per abbandonarsi a Lui con devozione filiale. Tale è anche il messaggio di Fatima che, con l'accorato appello alla conversione e alla penitenza, sospinge in realtà al cuore del Vangelo. 
Fatima è senza dubbio la più profetica delle apparizioni moderne. La prima e la seconda parte del « segreto » — che vengono pubblicate nell'ordine per completezza di documentazione — riguardano anzitutto la spaventosa visione dell'inferno, la devozione al Cuore Immacolato di Maria, la seconda guerra mondiale, e poi la previsione dei danni immani che la Russia, nella sua defezione dalla fede cristiana e nell'adesione al totalitarismo comunista, avrebbe recato all'umanità. 
Nessuno nel 1917 avrebbe potuto immaginare tutto questo: i tre pastorinhos di Fatima vedono, ascoltano, memorizzano, e Lucia, la testimone sopravvissuta, nel momento in cui riceve il comando del Vescovo di Leiria e il permesso di Nostra Signora, mette per iscritto. 
Per quanto riguarda la descrizione delle prime due parti del « segreto », peraltro già pubblicato e perciò conosciuto, è stato scelto il testo scritto da Suor Lucia nella terza memoria del 31 agosto 1941; nella quarta memoria dell'8 dicembre 1941 vi aggiunge poi qualche annotazione. 
La terza parte del « segreto » fu scritta « per ordine di Sua Eccellenza il Vescovo di Leiria e della Santissima Madre... » il 3 gennaio 1944. 
Esiste un solo manoscritto, che viene qui riprodotto fotostaticamente. La busta sigillata fu custodita dapprima dal Vescovo di Leiria. Per meglio tutelare il « segreto », la busta fu consegnata il 4 aprile 1957 all'Archivio Segreto del Sant'Uffizio. Suor Lucia fu avvertita di ciò dal Vescovo di Leiria. 
Secondo appunti d'Archivio, d'accordo con l'Em.mo Card. Alfredo Ottaviani, il 17 agosto 1959 il Commissario del Sant'Uffizio, Padre Pierre Paul Philippe, O.P., portò a Giovanni XXIII la busta contenente la terza parte del « segreto di Fatima ». Sua Santità « dopo talune esitazioni » disse: «Aspettiamo. Pregherò. Le farò sapere ciò che ho deciso ».(1) 
In realtà Papa Giovanni XXIII decise di rinviare la busta sigillata al Sant'Uffizio e di non rivelare la terza parte del « segreto ». 
Paolo VI lesse il contenuto con il Sostituto Sua Ecc.za Mons. Angelo Dell'Acqua, il 27 marzo 1965, e rinviò la busta all'Archivio del Sant'Uffizio, con la decisione di non pubblicare il testo.  
Giovanni Paolo II, da parte sua, ha richiesto la busta contenente la terza parte del « segreto » dopo l'attentato del 13 maggio 1981. Sua Eminenza il Card. Franjo Seper, Prefetto della Congregazione, consegnò a Sua Ecc.za Mons. Eduardo Martinez Somalo, Sostituto della Segreteria di Stato, il 18 luglio 1981, due buste: – una bianca, con il testo originale di Suor Lucia in lingua portoghese; – un'altra color arancione, con la traduzione del « segreto » in lingua italiana. L'11 agosto seguente Mons. Martinez ha restituito le due buste all'Archivio del Sant'Uffizio.(2) 
Come è noto Papa Giovanni Paolo II pensò subito alla consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria e compose egli stesso una preghiera per quello che definì « Atto di affidamento » da celebrarsi nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 7 giugno 1981, solennità di Pentecoste, giorno scelto per ricordare il 1600° anniversario del primo Concilio Costantinopolitano, e il 1550° anniversario del Concilio di Efeso. Essendo il Papa forzatamente assente venne trasmessa la sua allocuzione registrata. Riportiamo il testo che si riferisce esattamente all'atto di affidamento
« O Madre degli uomini e dei popoli, Tu conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre che scuotono il mondo, accogli il nostro grido rivolto nello Spirito Santo direttamente al Tuo cuore ed abbraccia con l'amore della Madre e della Serva del Signore coloro che questo abbraccio più aspettano, einsieme coloro il cui affidamento Tu pure attendi in modo particolare. Prendi sotto la Tua protezione materna l'intera famiglia umana che, con affettuoso trasporto, a Te, o Madre, noi affidiamo. S'avvicini per tutti il tempo della pace e della libertà, il tempo della verità, della giustizia e della speranza ».(3) 
Ma il Santo Padre, per rispondere più pienamente alle domande di « Nostra Signora » volle esplicitare durante l'Anno Santo della Redenzione l'atto di affidamento del 7 giugno 1981, ripetuto a Fatima il 13 maggio 1982. Nel ricordo del Fiat pronunciato da Maria al momento dell'Annunciazione, il 25 marzo 1984 in piazza San Pietro, in unione spirituale con tutti i Vescovi del mondo, precedentemente « convocati », il Papa affida al Cuore Immacolato di Maria gli uomini e i popoli, con accenti che rievocano le accorate parole pronunciate nel 1981: 
« E perciò, o Madre degli uomini e dei popoli, Tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al Tuo Cuore: abbraccia con amore di Madre e di Serva del Signore, questo nostro mondo umano, che Ti affidiamo e consacriamo, pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli. 
In modo speciale Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno. 
“Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio”! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova! » 
Poi il Papa continua con maggiore forza e concretezza di riferimenti, quasi commentando il Messaggio di Fatima nei suoi tristi avveramenti: 
« Ecco, trovandoci davanti a Te, Madre di Cristo, dinanzi al Tuo Cuore Immacolato, desideriamo, insieme con tutta la Chiesa, unirci alla consacrazione che, per amore nostro, il Figlio Tuo ha fatto di se stesso al Padre: “Per loro — egli ha detto — io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità” (Gv 17, 19). Vogliamo unirci al nostro Redentore in questa consacrazione per il mondo e per gli uomini, la quale, nel suo Cuore divino, ha la potenza di ottenere il perdono e di procurare la riparazione. 
La potenza di questa consacrazionedura per tutti i tempi ed abbraccia tutti gli uomini, i popoli e le nazioni, e supera ogni male, che lo spirito delle tenebre è capace di ridestare nel cuore dell'uomo e nella sua storia e che, di fatto, ha ridestato nei nostri tempi. 
Oh, quanto profondamente sentiamo il bisogno di consacrazione per l'umanità e per il mondo: per il nostro mondo contemporaneo, in unione con Cristo stesso! L'opera redentrice di Cristo, infatti, deve essere partecipata dal mondo per mezzo della Chiesa. 
Lo manifesta il presente Anno della Redenzione: il Giubileo straordinario di tutta la Chiesa. 
Sii benedetta, in questo Anno Santo, sopra ogni creatura Tu, Serva del Signore, che nel modo più pieno obbedisti alla Divina chiamata! 
Sii salutata Tu, che sei interamente unita alla consacrazione redentrice del Tuo Figlio! 
Madre della Chiesa! Illumina il Popolo di Dio sulle vie della fede, della speranza e della carità! Illumina specialmente i popoli di cui Tu aspetti la nostra consacrazione e il nostro affidamento. Aiutaci a vivere nella verità della consacrazione di Cristo per l'intera famiglia umana del mondo contemporaneo. 
AffidandoTi, o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, Ti affidiamo anche la stessa consacrazione del mondo, mettendola nel Tuo Cuore materno. 
Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente si radica nei cuori degli uomini d'oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava sulla vita presente e sembra chiudere le vie verso il futuro! 
Dalla fame e dalla guerra, liberaci! 
Dalla guerra nucleare, da un'autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci! 
Dai peccati contro la vita dell'uomo sin dai suoi albori, liberaci! 
Dall'odio e dall'avvilimento della dignità dei figli di Dio, liberaci! 
Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazionale, liberaci! 
Dalla facilità di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci! 
Dal tentativo di offuscare nei cuori umani la verità stessa di Dio, liberaci!  
Dallo smarrimento della coscienza del bene e del male, liberaci! 
Dai peccati contro lo Spirito Santo, liberaci! liberaci! 
Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società! 
Aiutaci con la potenza dello Spirito Santo a vincere ogni peccato: il peccato dell'uomo e il “peccato del mondo”, il peccato in ogni sua manifestazione. 
Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l'infinita potenza salvifica della Redenzione: potenza dell'Amore misericordioso! Che esso arresti il male! Trasformi le coscienze! Nel Tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza! ».(4) 
Suor Lucia confermò personalmente che tale atto solenne e universale di consacrazione corrispondeva a quanto voleva Nostra Signora (« Sim, està feita, tal como Nossa Senhora a pediu, desde o dia 25 de Março de 1984 »: « Sì, è stata fatta, così come Nostra Signora l'aveva chiesto, il 25 marzo 1984 »: lettera dell'8 novembre 1989). Ogni discussione perciò ed ogni ulteriore petizione sono senza fondamento. 
Nella documentazione che viene offerta si aggiungono ai manoscritti di Suor Lucia quattro altri testi: 1) la lettera del Santo Padre a Suor Lucia in data 19 aprile 2000; 2) una descrizione del colloquio avuto con Suor Lucia in data 27 aprile 2000; 3) la comunicazione letta per incarico del Santo Padre, a Fatima il 13 maggio c.a. da Sua Eminenza il Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato; 4) il commento teologico di Sua Eminenza il Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. 
Un'indicazione per l'interpretazione della terza parte del « segreto » era già stata offerta da Suor Lucia in una lettera al Santo Padre del 12 maggio 1982. In essa dice: 
« La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). 
La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, ecc.”. 
Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, ecc. 
E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».(5)  
La decisione del Santo Padre Giovanni Paolo II di rendere pubblica la terza parte del « segreto » di Fatima chiude un tratto di storia, segnata da tragiche volontà umane di potenza e di iniquità, ma permeata dall'amore misericordioso di Dio e dalla premurosa vigilanza della Madre di Gesù e della Chiesa.  
Azione di Dio, Signore della storia, e corresponsabilità dell'uomo, nella sua drammatica e feconda libertà, sono i due perni sui quali si costruisce la storia dell'umanità. 
La Madonna apparsa a Fatima ci richiama a questi valori dimenticati, a questo avvenire dell'uomo in Dio, di cui siamo parte attiva e responsabile. 
Tarcisio Bertone, SDB
Arcivescovo emerito di Vercelli
Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede 


IL « SEGRETO » DI FATIMA  
PRIMA E SECONDA PARTE DEL « SEGRETO »   
NELLA REDAZIONE FATTANE DA SUOR LUCIA NELLA « TERZA MEMORIA » DEL 31 AGOSTO 1941, DESTINATA AL VESCOVO DI LEIRIA-FATIMA
(testo originale) 


(traduzione) (6) 
Dovrò, perciò parlare un po' del segreto e rispondere al primo punto interrogativo.
Cos'è il segreto. Mi pare di poterlo dire, perché dal Cielo ne ho già il permesso. I rappresentanti di Dio in terra mi hanno pure autorizzata, varie volte in varie lettere, una delle quali credo sia conservata dall'Ecc. V. Rev.ma, quella del P. Giuseppe Bernardo Gonçalves, nella quale mi ordina di scrivere al Santo Padre. Uno dei punti che mi indica, è la rivelazione del segreto. Qualcosa ho detto, ma per non allungare troppo quello scritto, che doveva essere breve, mi limitai all'indispensabile lasciando a Dio l'opportunità d'un momento più favorevole.
Ho già esposto nel secondo scritto, il dubbio che mi tormentò dal 13 giugno al 13 luglio, e che in quest'apparizione svanì.
Bene. Il segreto consta di tre cose distinte, due delle quali sto per rivelare.
La prima dunque, fu la visione dell'inferno.
La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell'incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore.
In seguito alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse con bontà e tristezza:
— Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un'altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace.(7)
   
TERZA PARTE DEL « SEGRETO »
(testo originale)    
(traduzione) (8)  
« J.M.J.
La terza parte del segreto rivelato il 13 luglio 1917 nella Cova di Iria-Fatima.
Scrivo in atto di obbedienza a Voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di sua Ecc.za Rev.ma il Signor Vescovo di Leiria e della Vostra e mia Santissima Madre.
Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: PenitenzaPenitenzaPenitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.
Tuy-3-1-1944 ».  
  
INTERPRETAZIONE DEL « SEGRETO »   
LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
A SUOR LUCIA
(testo originale) 
  
  
(Traduzione)  
Reverenda Suor
Maria Lucia
Convento di Coimbra  
Nel tripudio delle feste pasquali Le porgo l'augurio di Gesù Risorto ai discepoli: « La pace sia con te!». 
Sarò lieto di poterLa incontrare nell'atteso giorno della beatificazione di Francesco e Giacinta che, a Dio piacendo proclamerò il 13 maggio p.v. 
Siccome però in quel giorno non ci sarà il tempo per un colloquio, ma solo per un breve saluto, ho incaricato appositamente di venire a parlare con Lei Sua Eccellenza Monsignor Tarcisio Bertone, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. È la Congregazione che collabora più strettamente col Papa per la difesa della vera fede cattolica, e che ha conservato, come Lei sa, dal 1957, la Sua lettera manoscritta contenente la terza parte del segreto rivelato il 13 luglio 1917 nella Cova di Iria, Fatima. 
Monsignor Bertone, accompagnato dal Vescovo di Leiria, Sua Eccellenza Monsignor Serafim de Sousa Ferreira e Silva, viene a mio nome per fare qualche domanda sull'interpretazione della « terza parte del segreto ». 
Reverenda Suor Maria Lucia, parli pure apertamente e sinceramente a Monsignor Bertone, che riferirà direttamente a me le Sue risposte. 
Prego ardentemente la Madre del Risorto per Lei, per la Comunità di Coimbra e per tutta la Chiesa. Maria, Madre dell'Umanità pellegrina, ci tenga sempre stretti a Gesù, Suo Figlio diletto e nostro Fratello, Signore della vita e della gloria. 
Con una speciale benedizione apostolica. 
GIOVANNI PAOLO II.  
Vaticano, 19 aprile 2000.  

  COLLOQUIO AVUTO
CON SUOR MARIA LUCIA DE JESUS
E DO CORAÇÃO IMACULADO   
L'appuntamento di Suor Lucia con Sua Ecc.za Mons. Tarcisio Bertone, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, incaricato dal Santo Padre, e Sua Ecc.za Mons. Serafim de Sousa Ferreira e Silva, Vescovo di Leiria-Fatima, è avvenuto giovedì 27 aprile u.s., nel Carmelo di Santa Teresa di Coimbra. 
Suor Lucia era lucida e serena; era molto contenta dell'andata a Fatima del Santo Padre per la Beatificazione di Francesco e Giacinta, da lei tanto attesa. 
Il Vescovo di Leiria-Fatima lesse la lettera autografa del Santo Padre che spiegava i motivi della visita. Suor Lucia se ne sentì onorata e la rilesse personalmente contemplandola nelle proprie mani. Si disse disposta a rispondere francamente a tutte le domande. 
A questo punto Sua Ecc.za Mons. Tarcisio Bertone le presenta le due buste: quella esterna e quella con dentro la lettera contenente la terza parte del « segreto » di Fatima ed essa dice subito, toccandola con le dita: « è la mia carta », e poi leggendola: « è la mia scrittura ». 
Con l'aiuto del Vescovo di Leiria-Fatima, viene letto e interpretato il testo originale, che è in lingua portoghese. Suor Lucia condivide l'interpretazione secondo cui la terza parte del « segreto » consiste in una visione profetica, paragonabile a quelle della storia sacra. Essa ribadisce la sua convinzione che la visione di Fatima riguarda soprattutto la lotta del comunismo ateo contro la Chiesa e i cristiani, e descrive l'immane sofferenza delle vittime della fede nel XX° secolo. 
Alla domanda: « Il personaggio principale della visione è il Papa? », Suor Lucia risponde subito di sì e ricorda che i tre pastorelli erano molto addolorati della sofferenza del Papa e Giacinta ripeteva: « Coitadinho do Santo Padre, tenho muita pena dos pecadores! » (« Poverino il Santo Padre, ho molta pena per i peccatori! »). Suor Lucia continua: « Noi non sapevamo il nome del Papa, la Signora non ci ha detto il nome del Papa, non sapevamo se era Benedetto XV o Pio XII o Paolo VI o Giovanni Paolo II, però era il Papa che soffriva e faceva soffrire anche noi ». 
Quanto al passo concernente il Vescovo vestito di bianco, cioè il Santo Padre — come subito percepirono i pastorelli durante la « visione » — che è colpito a morte e cade per terra, Suor Lucia condivide pienamente l'affermazione del Papa: « fu una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola e il Papa agonizzante si fermò sulla soglia della morte » (Giovanni Paolo II, Meditazione dal Policlinico Gemelli ai Vescovi Italiani, 13 maggio 1994). 
Poiché Suor Lucia, prima di consegnare all'allora Vescovo di Leiria-Fatima la busta sigillata contenente la terza parte del « segreto », aveva scritto sulla busta esterna che poteva essere aperta solo dopo il 1960, o dal Patriarca di Lisbona o dal Vescovo di Leiria, Sua Ecc.za Mons. Bertone le domanda: « perché la scadenza del 1960? È stata la Madonna ad indicare quella data? ». Suor Lucia risponde: « Non è stata la Signora, ma sono stata io a mettere la data del 1960 perché secondo la mia intuizione, prima del 1960 non si sarebbe capito, si sarebbe capito solo dopo. Ora si può capire meglio. Io ho scritto ciò che ho visto, non spetta a me l'interpretazione, ma al Papa ». 
Infine viene menzionato il manoscritto non pubblicato che Suor Lucia ha preparato come risposta a tante lettere di devoti della Madonna e di pellegrini. L'opera reca il titolo « Os apelos da Mensagen de Fatima » e raccoglie pensieri e riflessioni che esprimono i suoi sentimenti e la sua limpida e semplice spiritualità, in chiave catechistica e parenetica. Le è stato chiesto se era contenta che fosse pubblicato, ed ha risposto: « Se il Santo Padre è d'accordo, io sono contenta, altrimenti obbedisco a ciò che decide il Santo Padre ». Suor Lucia desidera sottoporre il testo all'approvazione dell'Autorità ecclesiastica, e nutre la speranza di contribuire con il suo scritto a guidare gli uomini e le donne di buona volontà nel cammino che conduce a Dio, termine ultimo di ogni umana attesa. 
Il colloquio si conclude con uno scambio di rosari: a Suor Lucia viene consegnato quello donato dal Santo Padre, ed ella, a sua volta, consegna alcuni rosari da lei personalmente confezionati.  
La benedizione impartita a nome del Santo Padre chiude l'incontro.  
  
COMUNICAZIONE DI SUA EMINENZA IL CARD. ANGELO SODANO
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ
 

Al termine della solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da Giovanni Paolo II a Fatima, il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha pronunciato in portoghese le parole che qui riportiamo nella traduzione italiana.  
Fratelli e sorelle nel Signore!  
Al termine di questa solenne celebrazione, sento il dovere di porgere al nostro amato Santo Padre Giovanni Paolo II gli auguri più cordiali di tutti i presenti per il Suo prossimo 80° compleanno, ringraziandolo per il Suo prezioso ministero pastorale per il bene di tutta la Santa Chiesa di Dio, formuliamo i voti più cordiali di tutta la Chiesa. 
Nella solenne circostanza della Sua venuta a Fatima, il Sommo Pontefice mi ha incaricato di darvi un annuncio. Come è noto, scopo della Sua venuta a Fatima è stata la beatificazione dei duepastorinhos. Egli tuttavia vuole attribuire a questo Suo pellegrinaggio anche il valore di un rinnovato gesto di gratitudine verso la Madonna per la protezione a Lui accordata durante questi anni di pontificato. È una protezione che sembra toccare anche la cosiddetta terza parte del « segreto » di Fatima. 
Tale testo costituisce una visione profetica paragonabile a quelle della Sacra Scrittura, che non descrivono in senso fotografico i dettagli degli avvenimenti futuri, ma sintetizzano e condensano su un medesimo sfondo fatti che si distendono nel tempo in una successione e in una durata non precisate. Di conseguenza la chiave di lettura del testo non può che essere di carattere simbolico. 
La visione di Fatima riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani e descrive l'immane sofferenza dei testimoni della fede dell'ultimo secolo del secondo millennio. È una interminabile Via Crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo. 
Secondo l'interpretazione dei pastorinhos, interpretazione confermata anche recentemente da Suor Lucia, il « Vescovo vestito di bianco » che prega per tutti i fedeli è il Papa. Anch'Egli, camminando faticosamente verso la Croce tra i cadaveri dei martirizzati (vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e numerosi laici) cade a terra come morto, sotto i colpi di arma da fuoco. 
Dopo l'attentato del 13 maggio 1981, a Sua Santità apparve chiaro che era stata « una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola », permettendo al « Papa agonizzante » di fermarsi «sulla soglia della morte » (Giovanni Paolo II, Meditazione con i Vescovi italiani dal Policlinico Gemelli, in: Insegnamenti, vol. XVII1, 1994, p. 1061). In occasione di un passaggio da Roma dell'allora Vescovo di Leiria-Fatima, il Papa decise di consegnargli la pallottola, che era rimasta nella jeep dopo l'attentato, perché fosse custodita nel Santuario. Per iniziativa del Vescovo essa fu poi incastonata nella corona della statua della Madonna di Fatima. 
I successivi avvenimenti del 1989 hanno portato, sia in Unione Sovietica che in numerosi Paesi dell'Est, alla caduta del regime comunista che propugnava l'ateismo. Anche per questo il Sommo Pontefice ringrazia dal profondo del cuore la Vergine Santissima. Tuttavia, in altre parti del mondo gli attacchi contro la Chiesa e i cristiani, con il peso di sofferenza che portano con sé, non sono purtroppo cessati. Anche se le vicende a cui fa riferimento la terza parte del « segreto » di Fatima sembrano ormai appartenere al passato, la chiamata della Madonna alla conversione e alla penitenza, pronunciata all'inizio del ventesimo secolo, conserva ancora oggi una sua stimolante attualità. « La Signora del messaggio sembra leggere con una singolare perspicacia i segni dei tempi, i segni del nostro tempo... L'insistente invito di Maria Santissima alla penitenza non è che la manifestazione della sua sollecitudine materna per le sorti della famiglia umana, bisognosa di conversione e di perdono » (Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato 1997, n. 1, in: Insegnamenti, vol. XIX2, 1996, p. 561). 
Per consentire ai fedeli di meglio recepire il messaggio della Vergine di Fatima, il Papa ha affidato alla Congregazione per la Dottrina della Fede il compito di rendere pubblica la terza parte del « segreto », dopo averne preparato un opportuno commento. 
Fratelli e sorelle, ringraziamo la Madonna di Fatima della sua protezione. Alla sua materna intercessione affidiamo la Chiesa del Terzo Millennio. 
Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genetrix! Intercede pro Ecclesia. Intercede pro Papa nostro Ioanne Paulo II. Amen.   

Fatima, 13 maggio 2000.   

( tratto dal sito del Vaticano)

mercoledì 30 aprile 2014

Karol Wojtyla.




Karol Józef Wojtyła, divenuto Giovanni Paolo II con la sua elezione alla Sede Apostolica il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, città a 50 km da Kraków (Polonia), il 18 maggio 1920. Era l’ultimo dei tre figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941. La sorella, Olga, era morta prima che lui nascesse.

Fu battezzato il 20 giugno 1920 nella Chiesa parrocchiale di Wadowice dal sacerdote Franciszek Zak; a 9 anni ricevette la Prima Comunione e a 18 anni il sacramento della Cresima. Terminati gli studi nella scuola superiore Marcin Wadowita di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia.

Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava ed, in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania.

A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del "Teatro Rapsodico", anch’esso clandestino.

Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale avvenuta a Cracovia il 1̊ novembre 1946, per le mani dell’Arcivescovo Sapieha.

Successivamente fu inviato a Roma, dove , sotto la guida del domenicano francese P. Garrigou-Lagrange, conseguì nel 1948 il dottorato in teologia, con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce (Doctrina de fide apud Sanctum Ioannem a Cruce). In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda.

Nel 1948 ritornò in Polonia e fu coadiutore dapprima nella parrocchia di Niegowić, vicino a Cracovia, e poi in quella di San Floriano, in città. Fu cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprese i suoi studi filosofici e teologici. Nel 1953 presentò all’Università cattolica di Lublino la tesi: "Valutazione della possibilità di fondare un'etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler". Più tardi, divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino.

Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak.

Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Papa Paolo VI, che lo creò e pubblicò Cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967, del Titolo di S. Cesareo in Palatio, Diaconia elevata pro illa vice a Titolo Presbiterale.

Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965) con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et spes. Il Cardinale Wojtyła prese parte anche alle 5 assemblee del Sinodo dei Vescovi anteriori al suo Pontificato.

I Cardinali, riuniti in Conclave, lo elessero Papa il 16 ottobre 1978. Prese il nome di Giovanni Paolo II e il 22 ottobre iniziò solennemente il ministero Petrino, quale 263° successore dell’Apostolo. Il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa ed è durato quasi 27 anni.

Giovanni Paolo II ha esercitato il suo ministero con instancabile spirito missionario, dedicando tutte le sue energie sospinto dalla sollecitudine pastorale per tutte le Chiese e dalla carità aperta all’umanità intera. I suoi viaggi apostolici nel mondo sono stati 104. In Italia ha compiuto 146 visite pastorali. Come Vescovo di Roma, ha visitato 317 parrocchie (su un totale di 333).

Più di ogni Predecessore ha incontrato il Popolo di Dio e i Responsabili delle Nazioni: alle Udienze Generali del mercoledì (1166 nel corso del Pontificato) hanno partecipato più di 17 milioni e 600 mila pellegrini, senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose [più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000], nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo. Numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato, come pure le 246 udienze e incontri con Primi Ministri.

Il suo amore per i giovani lo ha spinto ad iniziare, nel 1985, le Giornate Mondiali della Gioventù. Le 19 edizioni della GMG che si sono tenute nel corso del suo Pontificato hanno visto riuniti milioni di giovani in varie parti del mondo. Allo stesso modo la sua attenzione per la famiglia si è espressa con gli Incontri mondiali delle Famiglie da lui iniziati a partire dal 1994.

Giovanni Paolo II ha promosso con successo il dialogo con gli ebrei e con i rappresentati delle altre religioni, convocandoli in diversi Incontri di Preghiera per la Pace, specialmente in Assisi.

Sotto la sua guida la Chiesa si è avvicinata al terzo millennio e ha celebrato il Grande Giubileo del 2000, secondo le linee indicate con la Lettera apostolica Tertio millennio adveniente. Essa poi si è affacciata al nuovo evo, ricevendone indicazioni nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale si mostrava ai fedeli il cammino del tempo futuro.

Con l’Anno della Redenzione, l’Anno Mariano e l’Anno dell’Eucaristia, Giovanni Paolo II ha promosso il rinnovamento spirituale della Chiesa.

Ha dato un impulso straordinario alle canonizzazioni e beatificazioni, per mostrare innumerevoli esempi della santità di oggi, che fossero di incitamento agli uomini del nostro tempo: ha celebrato 147 cerimonie di beatificazione - nelle quali ha proclamato 1338 beati - e 51 canonizzazioni, per un totale di 482 santi. Ha proclamato Dottore della Chiesa santa Teresa di Gesù Bambino.

Ha notevolmente allargato il Collegio dei Cardinali, creandone 231 in 9 Concistori (più 1 in pectore, che però non è stato pubblicato prima della sua morte). Ha convocato anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio.

Ha presieduto 15 assemblee del Sinodo dei Vescovi: 6 generali ordinarie (1980, 1983, 1987, 1990; 1994 e 2001), 1 assemblea generale straordinaria (1985) e 8 assemblee speciali (1980, 1991, 1994, 1995, 1997, 1998 [2] e 1999).

Tra i suoi documenti principali si annoverano 14 Lettere encicliche, 15 Esortazioni apostoliche, 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche.

Ha promulgato il Catechismo della Chiesa cattolica, alla luce della Tradizione, autorevolmente interpretata dal Concilio Vaticano II. Ha riformato i Codici di diritto Canonico Occidentale e Orientale, ha creato nuove Istituzioni e riordinato la Curia Romana.

A Papa Giovanni Paolo II, come privato Dottore, si ascrivono anche 5 libri: “Varcare la soglia della speranza” (ottobre 1994); "Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio" (novembre 1996); “Trittico romano”, meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); “Alzatevi, andiamo!” (maggio 2004) e “Memoria e Identità” (febbraio 2005).

Giovanni Paolo II è morto in Vaticano il 2 aprile 2005, alle ore 21.37, mentre volgeva al termine il sabato e si era già entrati nel giorno del Signore, Ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia.

Da quella sera e fino all’8 aprile, quando hanno avuto luogo le Esequie del defunto Pontefice, più di tre milioni di pellegrini sono confluiti a Roma per rendere omaggio alla salma del Papa, attendendo in fila anche fino a 24 ore per poter accedere alla Basilica di San Pietro.

Il 28 aprile successivo, il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l’inizio della Causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La Causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale per la diocesi di Roma.

lunedì 28 aprile 2014

storia dei gesuiti.


I Gesuiti furono fondati in origine come La Compagnia di Gesù il 15 Agosto del 1534, il giorno dell’ “Assunzione”, nel corso di una cerimonia segreta tenuta nella cripta della Cappella di San Dionigi da Ignazio di Loyola (nome completo Íñigo López de Loyola), Francisco Xavier, Alfonso Salmeron, Diego Lainez, e Nicolás Bobadilla tutti provenienti dalla Spagna, Peter Faber dalla Savoia, in Francia, e Simão Rodrigues dal PortogalloLa sua costituzione fu approvata da Francesco Borgia, un componente della famigerata famiglia “Borgia”, noti anche come Borja/Borgia, Duca di Grandia, nipote di papa Alessandro VI e patrocinatore di Ignazio di Loyola. Francesco Borgia fu il principale finanziatore ed architetto della progressiva trasformazione dei Gesuiti nel primo ordine di monaci dalle caratteristiche espressamente militari nell’ambito della Chiesa Cattolica. Fu anche promotore dell’emanazione della Bolla papale “Regimini militantis” (27 settembre 1540), ad opera dello strettissimo sodale della famiglia Borgia, Alessandro Farnese, Papa Paolo III, che per primo concesse ai Gesuiti lo status ufficiale di ordine. Ignazio di Loyola fu notato per la prima volta dal giovane Duca di Grandia già nel 1529, quando fu arrestato nuovamente dall’Inquisizione in relazione a pratiche estreme di devozione religiosa. Borgia notò del potenziale nella devozione fondata sull’estremismo di carattere militare predicata da Ignazio di Loyola, e nella sua volontà di istituire un ordine di monaci militari. Fu il giovane Borgia che salvò la vita di Ignazio dall’Inquisizione. Alla morte di Ignazio nel 1557, avrebbe dovuto essere Francesco Borgia a garantirsi  la nomina di secondo Superiore Generale. Tuttavia,le sue ambizioni furono ostacolate in primo luogo dall’arci-nemico Giovanni Pietro Carafa, ovvero Papa Paolo IV (1555-1559). Papa Carafa era sempre stato uno dei più grandi avversari di Papa Alessandro VI Borgia e prontamente nominò Diego Laynez (Jaime Lainez) come Superiore GeneralePapa Paolo IV morì nell’agosto del 1559 e ad egli successe Giovanni Angelo de’ Medici  (Papa Pio IV). In entrambi i casi, il Superiore Generale dei Gesuiti Diego Laynez si allineò fedelmente alle condotte del pontefice, dimostrandosi praticamente intoccabile. Tuttavia, quando Papa Pio IV torturò e uccise Benedetto Accolti e altri membri delle famiglie papali successivamente a quello che venne definito un complotto ai suoi danni non coronato da successo, il Cardinale Borgia agì e Pio IV fu avvelenato e ucciso il 9 dicembre 1565. A pochi giorni di distanza, il Superiore Generale Diego Laynez subì la stessa sorte e immediatamente dopo il Cardinale Francesco Borgia fu eletto all’unanimità terzo Superiore Generale.
CARATTERISTICHE UNICHE DELL’ORDINE DEI GESUITI
Borgia rafforzò i già notevoli poteri del Superiore Generale dei Gesuiti, rendendo il potere del proprio ordine superiore a quello di qualsiasi altro nella storia della Chiesa Cattolica. Anche se in termini tecnici erano da considerare dei monaci, la Costituzione dell’Ordine era unica nel suo genere in quanto esentava i sacerdoti dell’ordine dalla regola della clausura. Al contrario, i monaci Gesuiti erano incoraggiati ad agire “nel mondo”. Soltanto ai sacerdoti Domenicani, che all’epoca operavano come i torturatori a capo dell’Inquisizione della Chiesa Cattolica, erano state in precedenza concesse simili libertà. Tuttavia, la Costituzione Gesuita, sin dall’inizio, andò ben oltre, in quanto consentì e addirittura incoraggiò i sacerdoti a non indossare l’abito (l’abito tradizionale del monaco), in maniera tale che fosse più semplice per loro “fondersi” con il mondo. Borgia si garantì inoltre una Bolla, ad opera di Papa Paolo III nel 1545, che permise ai Gesuiti di predicare, confessare, dispensare i sacramenti e di recitare messa, senza dover fare riferimento a un vescovo – collocandosi quindi con efficacia all’esterno del controllo del clero regionale. Inoltre, Borgia modificò ulteriormente la Costituzione dell’Ordine Militare dei Gesuiti quando riuscì a permettere il conferimento di una tale quantità di poteri a vantaggio della carica di Superiore Generale dei Gesuiti, da rendere quest’ultimo secondo in termini di influenza solo al Papa. In base alla stessa Costituzione dell’Ordine, a partire dal 1565 (quella che rimane in vigore anche oggi), il Superiore Generale può assolvere i sacerdoti e le nuove reclute da tutti i loro peccati, anche dal peccato di eresia, di scisma e di falsificazione di scritti apostolici. Inoltre, al Superiore Generale, dai tempi di Borgia in avanti, fu attribuito il potere “ufficiale”, in base alla Bolla Papale e alle norme in essa contenute, di annullare sentenze di scomunica, di sospensione o di interdizione, e anche di assolvere sacerdoti Gesuiti colpevoli di omicidio e di bigamia. Ma uno dei successi più sorprendenti del Superiore Generale Borgia si verificò nell’anno della sua morte, quando garantì al suo ordine,sotto il pontificato di Papa Gregorio XIII nel 1572, il diritto per i Gesuiti di condurre affari nel settore commerciale e in quello bancario – un diritto che non era stato concesso a nessun ordine religioso della Chiesa Cattolica sin dai tempi dei Cavalieri Templari, quattrocento anni prima. In effetti, sono appunto queste norme contenute nella Costituzione dell’Ordine dei Gesuiti che hanno portato ad attribuire al Superiore Generale il nomignolo di Papa Nero.
I GESUITI E L’ISTRUZIONE
Sebbene sin dalla sua origine l’Ordine Militare dei Gesuiti sia stato concepito per dimostrarsi in grado di condurre missioni rischiose e pericolose di ogni genere, dall’assassinio, alla propaganda, alla falsificazione di documenti e al furto, la loro missione principale fu, e resta ancora oggi, l’impegno orientato a sconfiggere tutte le forze che si opponevano e oppongono all’autorità del Papa Cattolico Romano – in particolare il movimento protestante. Anche nel corso del XVI secolo, la Chiesa Cattolica si impegnò ad ostacolare e controllare il libero commercio e l’accesso all’istruzione tramite la combinazione di diritto pontificio, azione politica, ed utilizzando inoltre occasionalmente la forza. Al contrario, quegli Stati che avevano rigettato la supremazia del Papa, come l’Inghilterra e numerose aree della Germania, della Francia, dell’Est e del Nord Europa, furono libere di perseguire senza ostacoli il libero commercio e scelte indipendenti nel settore dell’istruzione. Tra le più rilevanti conseguenze della Riforma, la più pericolosa per la Chiesa Cattolica si dimostrò (e si dimostra ancora oggi) l’accesso all’istruzione. E’ per questo che i Gesuiti, in una fase tanto precoce, furono costretti ad adottare una contro-posizione in materia di istruzione. Utilizzando i poteri a loro concessi, in sordina i Gesuiti costituirono nel settore dell’educazione un contro-movimento in opposizione ai protestanti, facendo ricorso  all’inestimabile vantaggio legato all’accesso agli archivi segreti del Vaticano. I Gesuiti si dedicarono a manipolare ogni maggiore fonte di scienza e filosofia agendo contro gli intellettuali protestanti, compresa la sovversione delle loro società segrete. Le possibilità di reclutamento e la promozione dell’istruzione rappresentarono un vantaggio accessorio per i Gesuiti, in quanto garantirono loro la possibilità di reclutare soggetti di grande talento e rese più graditi i loro servigi in tutto il mondo cattolico. I Gesuiti divennero ben presto noti come l’Ordine dedicato all’eccellenza nell’istruzione all’interno dei paesi cattolici, un concetto perverso considerando che la loro ragion d’essere e la loro struttura in origine fosse stata tipicamente militare.
I GESUITI E I PRIMI SCAMBI COMMERCIALI
Un altro settore in cui i Gesuiti cercarono inizialmente di competere con gli stati protestanti fu quello delle lucrative rotte commerciali. Grazie a Papa Gregorio XIII, i Gesuiti furono l’unico ordine religioso cui fu concesso il potere di condurre transazioni commerciali e bancarie. Il Superiore Generale dei Gesuiti Claudio Acquaviva (1581 – 1615) approfittò subito di questa possibilità quando nel 1580 ordinò a Padre Vilela della Compagnia di Gesù (SJ) di acquistare il porto di Nagasaki da un locale signore della guerra giapponese. Il Generale Acquaviva inviò successivamente Alessandro Valignano (SJ) affinchè gestisse la nuova missione commerciale. I Gesuiti promossero alacremente la crescita del proprio possedimento territoriale, il porto di Nagasaki, che si trasformò in uno dei porti commerciali più redditizi del mondo. La proprietà Gesuita del porto di Nagasaki fornì alla Società un monopolio concreto in riferimento alla possibilità di tassare tutti i prodotti importati che facevano il loro ingresso in Giappone. I Gesuiti sotto Pietro Claver (SJ) si dimostrarono anche uno strumento essenziale per lo sviluppo del commercio degli schiavi dall’Africa verso il Sud America, da utilizzare nelle miniere d’oro. Furono circa mezzo milione gli schiavi trasportati utilizzando mezzi navali ​​sotto la supervisione di Pietro Claver (SJ). In seguito, i Gesuiti trasformarono Claver da uno dei Signori del traffico di schiavi peggiori della storia nel Santo protettore degli schiavi, colombiani e afro-americani. Tuttavia, tanto la Spagna quanto in particolare il Portogallo furono profondamente infastiditi dalla crescente ricchezza ed influenza dei Gesuiti, che miravano ad estrarre profitti esorbitanti dal traffico degli schiavi ed alla monopolizzazione del commercio ad essi riconducibile. In risposta al tentativo dei portoghesi, che cercavano di limitare l’influenza dei Gesuiti in Giappone armando i loro nemici, il Generale Claudio Acquaviva strinse un’alleanza con gli olandesi (protestanti) nel 1595, garantendo una serie di privilegi alle loro navi mercantili e ai loro traffici commerciali. Successivamente alla nuova alleanza, il Parlamento inglese approvò un documento che concesse il monopolio a questo stesso accordo piratesco di carattere commerciale noto come Compagnia delle Indie Orientali, nel 1600.
Nel 1602, il Generale Claudio Acquaviva garantì il suo appoggio ai mercanti dell’Ordine dei Gesuiti al fine di ottenere un accordo ufficiale, in grado di garantire la possibilità di agire in condizioni di monopolio per 21 anni, presso gli Stati Generali dei Paesi Bassi nel quadro dell’appena creata Vereenigde Oostindische Compagnie, o VOC, in olandese, letteralmente, “Compagnia Olandese delle Indie Orientali”Utilizzando le competenze esclusive dei Gesuiti nel condurre operazioni bancarie e commerciali, la Compagnia Olandese delle Indie Orientali rappresentò una delle ‘compagnie’ più redditizie della storia grazie al controllo da essa esercitato sul traffico di spezie, schiavi, droghe e relative piantagioni. I Gesuiti ne persero il controllo solo nel 1773 in occasione dello scioglimento del loro Ordine.
LO SCIOGLIMENTO DELL’ORDINE
Sebbene l’obiettivo iniziale dei Gesuiti, nel quadro del loro coinvolgimento nel settore dei commerci, fosse quello di danneggiare e ostacolare le attività commerciali dei paesi protestanti, furono in realtà le nazioni cattoliche ad esserne le maggiori vittime. Ai danni causati dai Gesuiti, si aggiunse il crescente pericolo riconducibile alle grandi abilità dell’Ordine nel portare a termine omicidi. Ogni volta che un nuovo Re o una nuova Regina veniva assassinato sotto la loro custodia, ciò contribuiva ad agitare le famiglie nobili d’Europa. Ma furono il controllo assoluto del settore dell’istruzione e la repressione del liberalismo ad opera dei Gesuiti a portare al loro scioglimento. Mentre le nazioni protestanti facevano costanti progressi nel settore del commercio, dell’industria e dell’istruzione, gli stati cattolici continuavano a perdere potere. Spagna, Portogallo, gli stati d’Italia e anche la Francia erano in costante decadenza mentre l’Inghilterra, la Germania, la Russia e altri Stati del Nord Europa crescevano in ricchezza e prestigio. Nel 1758, il ministro di Giuseppe I del Portogallo (1750-1777), il Marchese di Pombal, espulse i Gesuiti dal Portogallo, e li spedì in massa a Civitavecchia, in qualità di “dono per il Papa”. Nel 1764, anche Re Luigi XV di Francia espulse i Gesuiti.
Fino al 1769, il movimento orientato all’espulsione dei Gesuiti crebbe con tale costanza che vi fu un rischio reale che addirittura le Proprietà del Papa potessero essere prese di mira. Papa Clemente XIII indisse quindi un concistoro, al fine di sciogliere i Gesuiti, che comprendeva l’elaborazione di una Bolla papale che si pronunciasse in questo senso. Ma il 2 febbraio del 1769, la notte prima che la Bolla che stabiliva la soppressione dei Gesuiti fosse promulgata, il Generale Lorenzo Ricci fece assassinare il Papa. Il suo successore, Papa Clemente XIV, egli stesso istruito dai Gesuiti, operò in maniera più strategica. Nel luglio del 1773, Papa Clemente XIV firmò tuttavia l’ordine “Dominus ac Redemptor Noster” indirizzato a sopprimere i Gesuiti, mentre le loro chiese e i loro beni furono sequestrati tramite una serie di operazioni simultanee. In cambio, al Papa Clemente e allo Stato della Chiesa, furono restituite Avignone e Benevento per “servizi resi” alle Case Reali. La repressione colse il Generale Ricci completamente di sorpresa, ma prima che potesse reagire venne arrestato il 17 agosto e imprigionato a Castel Sant’Angelo, a Roma. In ogni caso, il 22 settembre 1774, Ricci riuscì a far assassinare Papa Clemente XIV, che morì all’età di 68 anni. Ricci rimase imprigionato e morì il 24 novembre 1775, dopo 15 anni in carica come Generale.
LA CONTROFFENSIVA DEI GESUITI
La prigionia e la morte di Ricci e la Lettera di Soppressione non portarono la fine che ci si auspicava per i Gesuiti. La Lettera restò valida solo nei paesi in cui fu ufficialmente promulgata (dal locale Sovrano). Federico di Prussia riconoscendo il valore dei Gesuiti come educatori, rifiutò di promulgare la Breve. Così come Caterina II di Russia proibì la sua promulgazione, per i medesimi motivi. In un primo momento, alcuni dei Gesuiti si trasformarono in tali paesi in sacerdoti di parrocchia e continuarono, come avveniva in precedenza, ad insegnare nei Collegi dei Gesuiti. Dal momento che in questi due paesi (Prussia e Russia) continuarono ad essere legalmente riconosciuti come Gesuiti, i Padri della Russia Bianca convocarono una Congregazione Generale – la prima nella Russia Bianca. Nel corso di quest’ultima elessero come Vicario Generale il 53enne Padre Stanislao Czerniewicz, il Gesuita a capo della Provincia e Rettore del Collegio di Polotsk. Stanislao Czerniewicz morì il 7 luglio 1785, e i Padri convocarono la Seconda Congregazione della Russia Bianca per eleggere il successore. Fu eletto Vicario Generale Padre Gabriel Lenkiewicz il 27 settembre.
Due anni dopo la sua elezione, Gabriel Lenkiewicz SJ (Compagnia di Gesù, Society of Jesus – SJ) colse l’occasione per scatenare la sua vendetta ai danni di una delle Case Reali europee che avevano contribuito alla caduta in disgrazia dell’Ordine dei Gesuiti. Re Luigi XVI di Francia, dalla disposizione riformatrice, aveva convocato l’Assemblea dei Notabili – si trattava di un gruppo composto da nobili, da borghesi e da selezionati membri della burocrazia, al fine di aggirare il Parlamento, in quella fase dominato dalle famiglie nobiliari.
Al fine di migliorare il tenore di vita dei più poveri abitanti della Francia e porre rimedio al crescente disagio alimentare, il Re chiese l’approvazione all’Assemblea del proprio piano orientato a tassare per la prima volta le famiglie nobiliari e la stessa Chiesa Cattolica. Il piano indignò i Vescovi cattolici e i Gesuiti furono richiamati dalla Russia al fine di fornire assistenza nel sovvertire il piano di quel Re ben disposto.
I Gesuiti presto sfruttarono il piano del Re orientato ad aggirare quel Parlamento tanto profondamente corrotto, e diedero il via alla stampa di opuscoli e materiale anti-monarchico in base al quale erano le attività del Re ad essere definite contrarie agli interessi del popolo,anche perché  in base alla legge un terzo (il Terzo Stato) del Parlamento francese sarebbe stato eletto dal popolo.
Anche in questo caso, sfruttando a proprio vantaggio il desiderio del Re di vedere un effettivo cambiamento, i Gesuiti promossero scontri aperti ed un contro-movimento, sostenendo che fosse il popolo a desiderare il cambiamento, e non il Re. Per porre fine al caos, nel 1791, Re Luigi XVI promulgò una nuova Costituzione in base alla quale la Francia si sarebbe trasformata in una monarchia costituzionale – fornendo per la prima volta libertà politica e democrazia effettiva ed anticipando in questo senso tutte le altre nazioni sul continente europeo.
In risposta, Papa Pio VI (1775-1799) ordinò all’Imperatore (del ‘Sacro Romano Impero’) Leopoldo II d’Austria di attaccare il cognato. Nel 1792, i Giacobini, controllati dai Gesuiti, imprigionarono il Re e nel corso dei successivi due anni, durante il cosiddetto “regno del terrore” Gesuita, oltre 40.000 persone furono giustiziate, in massima parte senza neppure un processo.
La stessa Rivoluzione non portò inizialmente vantaggi per la causa dei Gesuiti nell’ottica del loro reinsediamento. Fornì invece loro nuova fiducia rispetto alle possibilità effettive di far cadere anche la più antiche delle monarchie, e queste condizioni diedero inoltre origine a quel piano audace mirato ad abbattere il Papa e ad appropriarsi dei tesori della Chiesa Cattolica.
In uno dei più grandi depistaggi e falsificazioni della storia, il leale agente gesuita Gilbert du Môtier, Marchese de La Fayette, noto ai più semplicemente come “La Fayette”, non solo abbandonò le sue devote truppe e rinunciò alla sua influenza per nascondersi nell’anonima regione di Liegi, in Belgio, dove fu apparentemente tenuto “prigioniero” per 5 anni. Addirittura La Fayette fu incaricato dai Gesuiti di impossessarsi delle enormi riserve d’oro della Francia e di farle giungere in America.
A New York, l’oro francese rubato fu depositato nella Bank of New York (fondata nel 1784) e nella neonata Bank of The Manhattan Company (oggi JP Morgan Chase Bank).
L’agente Gesuita Antoine Christophe Saliceti aveva accuratamente predisposto la carriera del compagno corso Napoleone Bonaparte per diversi anni. Nel 1795, mentre era di servizio a Parigi, Napoleone riuscì a schiacciare una rivolta di monarchici e anti-rivoluzionari ed entrò nelle grazie del nuovo leader del regime Paul François Jean Nicolas, Visconte di Barras (Paul Barras).
Successivamente al matrimonio di Napoleone con Giuseppina de Beauharnais, Saliceti si assicurò che a Napoleone stesso fosse concesso il comando dell’esercito francese d’Italia nel marzo 1796, e ordinò di invadere l’Italia, principalmente per catturare il Papa a Roma.
Allo stesso tempo, i Gesuiti, utilizzando la Svizzera, costituirono le banche private Darier Hentsch & Cie e Lombard Odier Darier Hentsch, affinchè custodissero tutto l’oro, i tesori e i contratti sequestrati durante la campagna.
Tuttavia, Papa Pio VI concluse un proprio trattato di pace con Napoleone a Tolentino il 19 febbraio 1797. Fu necessaria l’organizzazione da parte dei Gesuiti dell’assassinio del Generale di Brigata francese Mathurin-Léonard Duphot a Roma, per far sì che Napoleone completasse finalmente il compito a lui affidato ed orientato ad arrestare il Papa. Sei settimane dopo il trasferimento del Papa nelle pessime condizioni tipiche della cittadella di Valence, quest’ultimo morì il 29 agosto 1799.
Tornati a Roma, gli agenti del Superiore Generale dei Gesuiti Gabriel Lenkiewicz (SJ) presero visione di tutti i documenti della Tesoreria del Vaticano, con riferimento alle diverse locazioni dell’oro e dei tesori vaticani, spedendoli in Svizzera e presso la banca Darier Hentsch & Cie. In cambio, tale banca continuò per un certo tempo a finanziare Napoleone per le sue ulteriori campagne di conquista.
Nel novembre del 1798, Gabriel Lenkiewicz S.J. morì, e il 1 febbraio Padre Franz Xavier Kareu fu eletto Vicario Generale.
RE-INSTITUZIONE E NUOVI ORDINI MILITARI DEI GESUITI
Successivamente alla morte di Pio VI, nel mese di agosto 1799, da prigioniero francese,il Conte Cardinale Barnaba Chiaramonti fu eletto Papa Pio VII, il 14 marzo 1800.Inizialmente in buoni rapporti con Napoleone, con cui aveva stipulato un Concordato nel 1801, partecipò addirittura alla sua stessa incoronazione nel 1804. Tuttavia, nel 1808, fu condotto nuovamente in prigionia in Francia, non a motivo di intrighi promossi dai Gesuiti ma per mano di Napoleone stesso, che aveva deciso di continuare da solo la sua corsa. Appena la disastrosa campagna russa indebolì a sufficienza il potere di Napoleone, il leader Gesuita Tadeusz Brzozowski (primo Superiore Generale della Restaurazione) si incontrò con Papa Pio VII nella sua prigione nel Gennaio/Febbraio 1814, e si assicurò un accordo con Papa Pio VII orientato a ricostituire completamente l’Ordine Gesuita e alla concessione di nuove terre e di nuovi diritti di sfruttamento in Asia previo accordo: (1) che i Gesuiti avrebbero organizzato il rilascio del Papa contemporaneamente all’arresto di Napoleone (evento che si verificò nel mese di aprile 1814); (2) che i Gesuiti non avrebbero più intrapreso azioni contro i successivi Papi e che avrebbero ribadito il loro giuramento di fedeltà; (3) che il Papa avrebbe ripreso il controllo dei territori pontifici; e (4) che una parte dei fondi sequestrati alla Chiesa Cattolica controllata dal Vaticano sarebbe stata restituita. Successivamente, la Società fu ricostituita agli occhi del mondo con la Lettera Papale “Solicitudine Omnium Ecclesiarum”, in data 14 Agosto 1814.

Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

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