Mi chiamo Simone e ho creato questo spazio per chiunque senta che è arrivato il momento di riprendere in mano il timone della propria vita. Attraverso l'alchimia spirituale, lo shadow work e le leggi universali, esploreremo insieme come trasformare la nostra realtà interiore per comandare quella esteriore. Benvenuti nel mio laboratorio per l'anima.
mercoledì 29 marzo 2023
giovedì 6 gennaio 2022
Patanjali Yoga Sutra
Parte 1 - Samadhi: sulle Contemplazioni e Unione
1.1. Ora verrà esposta la disciplina dell’Unione (Yoga). 1.2. Unione è frenare i naturali flussi di pensiero della mente. 1.3. Così il testimone dimora nella sua propria natura. 1.4. In caso contrario, egli si identifica con i flussi di pensiero. 1.5. I flussi di pensiero sono cinque. Possono essere dolorosi o non dolorosi. 1.6. Essi sono: giusta conoscenza, falso sapere, immaginazione, sonno e memoria. 1.7. La giusta conoscenza è la deduzione, la tradizione e la conoscenza genuina. 1.8. Il falso sapere è illusorio, sono credenze o nozioni erronee. 1.9. Immaginazione è un'attività mentale evocata da parole, priva di fondamento. 1.10. Il sonno profondo è la modificazione della mente fondata sull'assenza di ogni contenuto. 1.11. La memoria non permette alle impressioni mentali di fuggire. 1.12. Questi flussi di pensiero sono controllati con la pratica ed il non-attaccamento. 4 1.13. La pratica è lo sforzo per garantire la stabilità. 1.14. La pratica diventa una realtà acquisita solo dopo un lungo esercizio, ininterrotto e compiuto con devozione reverente. 1.15. La mancanza di desiderio verso il visibile e l'invisibile dà la coscienza del controllo. 1.16. Questo è rappresentato da una indifferenza verso i tre attributi, grazie alla conoscenza del Sé Supremo interiore. 1.17. La meditazione cognitiva è accompagnata dal ragionamento, dalla discriminazione, dalla beatitudine e da un senso di "Io sono", di puro essere. 1.18. C'è un'altra meditazione che si ottiene con la pratica della sospensione mentale consapevole fino a quando non rimangono solo le impressioni sottili. 1.19. Per quegli esseri che sono senza forma e per gli esseri che vengono uniti nella coscienza unificante della natura, il mondo è la causa. 1.20. Per altri, la chiarezza è preceduta dalla fede, dall'energia, dalla memoria e da una contemplazione con mente calma. 1.21. La contemplazione con mente calma è più vicina a coloro il cui desiderio è più ardente. 1.22. Vi è ulteriore distinzione a seconda dell’intensità dei mezzi impiegati. 5 1.23. La realizzazione può essere ottenuta anche mediante l’abbandono a Dio. 1.24. Dio è il Sé Supremo interiore e universale, non toccato dalle afflizioni, dalle azioni, dalle impressioni e dalle loro conseguenze. 1.25. In Dio, il seme dell’onniscienza è insuperabile. 1.26. Non essendo condizionato dal tempo, Dio è il maestro anche degli antichi. 1.27. La voce di Dio è l’Om. 1.28. La ripetizione dell’Om dovrebbe essere fatta con la comprensione del suo significato. 1.29. Dalla ripetizione e dalla meditazione sull'Om si ottiene anche l'introspezione e la scomparsa degli ostacoli. 1.30. Malattia, apatia, dubbio, la mancanza di entusiasmo, la pigrizia, la sensualità, la mente vaga, il non voler capire, l'instabilità - queste distrazioni della mente sono gli ostacoli. 1.31. Dolore, disperazione, nervosismo, e irregolarità del respiro sono co-esistenti con questi ostacoli. 1.32. Per rimuovere questi ostacoli deve essere praticata costantemente una sola verità, un unico principio. 1.33. Coltivando amicizia verso la felicità e la compassione verso la miseria, gioia verso la virtù e l'indifferenza verso il vizio, la mente diviene pura. 6 1.34. In alternativa, la serenità mentale può anche essere ottenuta attraverso il controllo del respiro (prana). 1.35. O con attività dei sensi superiori che causano stabilità mentale. 1.36. Oppure meditando sullo stato di Luce senza dolore. 1.37. Oppure prendendo come oggetto di meditazione un essere che abbia conseguito il distacco dai desideri. 1.38. Oppure meditando sulla conoscenza dei sogni e il sonno. 1.39. Oppure con la meditazione su una qualsiasi cosa a piacere. 1.40. In questo modo si acquisterà padronanza nell’Unione (Yoga), dalla più piccola particella atomica al più grande infinito. 1.41. Quando le agitazioni della mente sono sotto controllo, la mente diventa come un cristallo trasparente, e ha il potere di diventare qualsiasi forma gli si presenta. Conoscitore, atto del conoscere, o di ciò che è conosciuto. 1.42. La condizione argomentativa è una mescolanza confusa della parola, del suo significato proprio, e della conoscenza. 1.43. Quando la memoria viene purificata e la mente risplende come solo oggetto, viene chiamata nonargomentativa. 7 1.44. Le spiegazioni fatte per queste condizioni, chiariscono anche i livelli di condizione più elevati, il meditativo e l'ultra-meditativo, ma in questi stati gli oggetti di meditazione sono di gran lunga più sottili. 1.45. La regione connessa con questi oggetti più sottili termina con la materia pura che non ha alcun schema o segno distintivo. 1.46. Queste contemplazioni frutto della meditazione su un oggetto sono dette con seme, e non danno libertà dal ciclo della rinascita. 1.47. Sul raggiungere la purezza dello stato ultrameditativo si ha il sorgere del puro flusso di coscienza spirituale. 1.48. In ciò si ha la facoltà della saggezza suprema. 1.49. La saggezza ottenuta negli stati superiori di coscienza è diversa da quella ottenuta per deduzione e testimonianza in quanto si riferisce ad una conoscenza diretta, libera dall'utilizzo dei sensi. 1.50. Le percezioni che si conseguono negli stati superiori di coscienza trascendono tutte le percezioni del modello abituale di pensiero. 1.51. Con la soppressione di questo controllo su tutte le altre forme di controllo attraverso la sospensione di tutte le modifiche della mente, la contemplazione senza seme è raggiunta e con essa si è liberi dalla vita e dalla morte.
Parte 2 - Sadhana: sulle Discipline Spirituali
2.1. L'austerità, lo studio dei testi sacri, e l’offerta dell'azione a Dio costituisce la disciplina dell'Unione Mistica. 2.2. Questa disciplina è praticata al fine di acquisire fissità della mente sul Signore, libero da tutte le impurità e le agitazioni, o sulla propria Realtà, e per attenuare le afflizioni. 2.3. Le cinque afflizioni sono l'ignoranza, l'egoismo, l’attaccamento, l’avversione, e il desiderio di aggrapparsi alla vita. 2.4. L'ignoranza è il terreno di coltura per tutte le altre, siano esse dormienti o attenuate, in parte superate o pienamente operative. 2.5. L'ignoranza è prendere il non-eterno per eterno, l'impuro per puro, il male per bene e il non-sé per il Sé. 2.6. L'egoismo è l'identificazione di colui che sa con gli strumenti della conoscenza. 2.7. L'attaccamento è quel modello magnetico che attrae verso il piacere e preme una persona verso tale esperienza. 2.8. L'avversione è quel modello magnetico che attrae verso la miseria e preme una persona verso tale esperienza. 2.9. Fluente dalla sua propria energia, con sede sia nei saggi che negli stolti, è il desiderio senza fine per la vita. 9 2.10. Questi modelli se sottili possono essere rimossi attraverso lo sviluppo dei loro contrari. 2.11. Le loro sofferenze attive sono distrutte dalla meditazione. 2.12. Le impressioni delle azioni hanno le loro radici nelle sofferenze e nascono come esperienza nel presente e nelle nascite future. 2.13. Quando la radice esiste, il suo frutto è la nascita, la vita e l'esperienza. 2.14. Si ha il piacere o il dolore come frutto, a seconda che la causa sia virtù o vizio. 2.15. Tutto è sofferenza per il saggio a causa dei dolori del cambiamento, dell’ansia, e degli atti di purificazione. 2.16. Il dolore che non è ancora giunto può essere evitato. 2.17. La causa dell’evitabile è la sovrapposizione del mondo esterno sul mondo invisibile. 2.18. Il mondo esperito è costituito dagli elementi e dai sensi in azione. Ha come natura la cognizione, l’attività ed il riposo, ed ha come scopo l'esperienza e la realizzazione. 2.19. Gli stadi degli attributi che effettuano il mondo esperito sono il definito e l'indefinito, il differenziato e l'indifferenziato. 10 2.20. L'Abitante Interiore è solo pura coscienza, che, sebbene pura, vede attraverso la mente ed è identificata dall’ego essendo solo la mente. 2.21. L'esistenza stessa della cosa vista è in funzione di colui che vede. 2.22. Anche se la Creazione è percepita come non reale per colui che ha raggiunto l'obiettivo, è ancora vero che la Creazione rimane l’esperienza comune per gli altri. 2.23. L'associazione di colui che vede con la Creazione è per il distinto riconoscimento del mondo oggettivo, così come per il riconoscimento della natura specifica di colui che vede. 2.24. La causa di questa associazione è l'ignoranza. 2.25. La Liberazione del veggente è il risultato della dissociazione di colui che vede con la cosa vista, con la scomparsa dell'ignoranza. 2.26. La pratica costante della discriminazione è il mezzo per raggiungere la liberazione. 2.27. La saggezza costante si manifesta in sette tappe. 2.28. Alla distruzione delle impurità attraverso la pratica costante delle varie parti dell'Unione (Yoga), la luce della conoscenza rivela la facoltà di discriminazione. 2.29. Le otto parti dell'Unione (Yoga) sono: autocontrollo (yama), osservanze (niyama), postura (asana), controllo del respiro (pranayama), astrazione 11 (pratyahara), concentrazione (dharana), meditazione (dhyana), realizzazione (samadhi). 2.30. L'autocontrollo nelle azioni (yama) comprende astensione dalla violenza (ahimsa), dalla falsità (satya), dal rubare (asteya), da impegni sessuali (brahmacharya), e dalla accettazione di doni (aparigraha). 2.31. Queste cinque astensioni non sono limitati da rango, luogo, tempo o circostanza e costituiscono il Grande Voto. 2.32. Le osservanze fisse (niyama) sono: pulizia, appagamento, austerità, studio e devozione perseverante a Dio. 2.33. Quando la mente è disturbata da pensieri impropri, si deve meditare sui loro opposti. 2.34. Pensieri ed emozioni impropri come la violenza, che sia fatta, provocata a fare, o addirittura approvata, anzi, ogni pensiero originato da desiderio, rabbia o delusione, che sia moderato, medio o intenso provoca dolore e miseria senza fine. Superare tali distrazioni, meditando sugli opposti. 2.35. Quando uno è fermamente stabile nella nonviolenza, l'ostilità cessa alla sua presenza. 2.36. Quando uno è fermamente stabile nel dire la verità, i frutti dell'azione diventano sottomessi a lui. 2.37. Quando si è fermamente stabile nell'onestà, le ricchezze si presentano da sole. 12 2.38. Quando si è fermamente stabile nella continenza sessuale, si ottiene forza spirituale. 2.39. Quando si è fermamente stabile nella non possessività, si ottiene la conoscenza dei "come" e "perché" dell'esistenza. 2.40. Dalla purezza segue il disincanto sul proprio corpo così come la cessazione del desiderio di contatto fisico con gli altri. 2.41. Come risultato dell’appagamento c'è purezza di mente, concentrazione, controllo dei sensi, e capacità di realizzare il Sé. 2.42. Con l'appagamento si raggiunge la felicità suprema. 2.43. Attraverso la santificazione e la rimozione delle impurità, sorgono poteri speciali del corpo e dei sensi. 2.44. Con lo studio del Sé si ottiene la comunione con il Signore nella forma più contemplata. 2.45. La realizzazione si sperimenta rendendo Dio il motivo di tutte le azioni. 2.46. Le posture (asana) devo essere stabili e comode. 2.47. Rilassandosi senza sforzo, soffermarsi mentalmente sull’infinito con attenzione assoluta. 2.48. Di conseguenza non vi è alcun disturbo dalle dualità. 13 2.49. Quando si ha realizzato questo, il passo successivo è il controllo del respiro cioè delle energie in entrata e in uscita. 2.50. Il respiro può essere esterno, interno o intermedio, regolato da tempo, luogo o numero, e di durata breve o lunga. 2.51. Il controllo del respiro che va oltre la sfera di esterno ed interno è il quarto livello, il vitale. 2.52. In questo modo, ciò che copre la luce viene distrutto. 2.53. Così la mente diventa adatta alla concentrazione. 2.54. Quando la mente mantiene la coscienza, non si confonde con i sensi, né con impressioni sensoriali, allora l’auto-consapevolezza fiorisce. 2.55. In questo modo si ha la completa la padronanza dei sensi.
Parte 3 - Vibhuti: sui Poteri Divini
3.1. La concentrazione (dharana) è la fermezza della mente. 3.2. Il mantenimento ininterrotto di tale capacità mentale è meditazione (dhyana). 3.3. Tale meditazione è realizzazione (samadhi) quando c'è solo coscienza dell'oggetto della meditazione e non della mente. 3.4. Questi tre (dharana, dhyana e samadhi) quando appaiono insieme, sono auto-controllo (samyama). 3.5. Padroneggiando tutto questo arriva la saggezza. 3.6. L'applicazione della padronanza è a vari stadi. 3.7. Questi tre (dharana, dhyana e samadhi) sono più efficaci delle astensioni. 3.8. Anche se sono esterni rispetto alla realizzazione senza seme. 3.9. L'aspetto significativo è l'unione della mente con il momento di assorbimento, quando il pensiero in uscita scompare e l'esperienza di assorbimento appare. 3.10. Dalla sublimazione di questa unione viene il tranquillo scorrere dell’ininterrotta cognizione unitaria. 3.11. La trasformazione contemplativa di questo è calma interiore, testimoniando l'ascesa e la distruzione della distrazione, nonché della concentrazione stessa. 15 3.12. La mente diventa concentrata in un solo punto quando il calo e l'aumento delle onde-pensiero sono esattamente simili. 3.13. In questo stato, si passa al di là dei cambiamenti di caratteristiche intrinseche, delle proprietà e delle modifiche condizionali dell'oggetto o del riconoscimento sensoriale. 3.14. L'oggetto è quello che conserva la caratteristica latente, la caratteristica attiva o la caratteristica non manifesta che stabilisce un'entità come specifica. 3.15. La successione di questi cambiamenti in tale entità è la causa della sua modifica. 3.16. Con l'autocontrollo di queste triplici modifiche (di proprietà, carattere e condizione), sorge la conoscenza del passato e del futuro. 3.17. Il suono di una parola, l'idea dietro la parola e l'oggetto che l'idea indica sono spesso prese come una cosa e possono essere erroneamente scambiate per un'altra. Con l'autocontrollo sulle loro differenze, sorge la comprensione di tutte le lingue di tutte le creature. 3.18. Con l'autocontrollo sulla percezione delle impressioni mentali sorge la conoscenza delle vite precedenti. 3.19. Con l'autocontrollo si può conoscere l'immagine presente nella mente altrui. 3.20. La percezione raggiunta attraverso l'autocontrollo non porta a conoscere i fattori mentali che sostengono 16 l'immagine nella mente degli altri, perché non è oggetto di autocontrollo. 3.21. Applicando l'autocontrollo alla forma del corpo in modo da interrompere il potere di ricezione, si spezza il contatto tra l'occhio di un osservatore e la luce prodotta dal corpo, e pertanto il corpo diventa invisibile. 3.22. Questo principio spiega anche la scomparsa del suono. 3.23. L'azione è di due tipi, dormiente e fruttuosa. Con l'autocontrollo su tale azione, si presagisce il momento della morte. 3.24. Eseguendo l'autocontrollo sulla amicizia, sorge la forza di concedere la gioia. 3.25. Con l’autocontrollo su qualsiasi tipo di forza, come quella dell'elefante, si ottiene quella stessa forza. 3.26. Con l’autocontrollo su ciò che è sottile, nascosto o distante lo yogi ne acquisisce una completa conoscenza. 3.27. Con l'autocontrollo sul Sole sorge la conoscenza delle specificità dello spazio. 3.28. Con l'autocontrollo sulla Luna sorge la conoscenza dei cieli. 3.29. Con autocontrollo sulla Stella Polare sorge la conoscenza delle orbite. 17 3.30. Dall'autocontrollo sull'ombelico sorge la conoscenza della costituzione del corpo. 3.31. Con l'autocontrollo sulla cavità della gola si soggioga la fame e la sete. 3.32. Con l'autocontrollo sul centro nervoso all'interno del torace si acquisisce immobilità assoluta. 3.33. Con l'autocontrollo sulla luce della corona dei capo si visualizzano gli esseri perfetti. 3.34. Vi è la conoscenza di ogni cosa dall’intuizione. 3.35. Praticando l’autocontrollo sul cuore, si ottiene la consapevolezza della natura della mente. 3.36. L'esperienza sorge a causa dell’incapacità di discernere gli attributi della vitalità dal Sé interiore, anche se sono effettivamente distinti tra loro. L'autocontrollo porta la vera conoscenza del Sé interiore. 3.37. Questa spontanea illuminazione è causa della percezione intuitiva dell'udito, tatto, vista, gusto e olfatto. 3.38. Per la mente rivolta verso l'esterno, gli organi sensoriali sono perfezioni, ma sono ostacoli alla realizzazione. 3.39. Quando i legami della mente causati dalle azioni sono stati allentati, si può entrare nel corpo di un altro essere dalla conoscenza di come funzionano le correnti di energia. 18 3.40. Con auto-controllo delle correnti di energia che utilizzano il soffio vitale, si può levitare, camminare sulle acque, paludi, spine, o simili. 3.41. Con auto-controllo sul mantenimento del respiro, si può irradiare luce. 3.42. Con l'autocontrollo sulla relazione tra l'organo dell'udito e l'etere, si guadagna un udito soprannaturale. 3.43. Con l'autocontrollo sulla relazione tra corpo e l'etere, e mantenendo al tempo stesso il pensiero della leggerezza del cotone, si è in grado di attraversare lo spazio. 3.44. Con l'autocontrollo sulla mente quando è separata dal corpo, lo stato conosciuto come il Grande Transcorporale (mahavideha), tutte le coperture vengono rimosse dalla Luce. 3.45. La padronanza sugli elementi sorge quando le loro forme grossolane e sottili, così come le loro caratteristiche essenziali, e le caratteristiche intrinseche e le esperienze che producono, sono esaminate nell’autocontrollo. 3.46. In tal modo si può diventare piccolo come un atomo, oltre ad avere molte altre abilità, come ad esempio la perfezione del corpo, e la non-resistenza al dovere. 3.47. La perfezione del corpo consiste nella bellezza, grazia, forza e nella compattezza adamantina. 19 3.48. Con auto-controllo sui cambiamenti che gli organi di senso sopportano quando si contattano gli oggetti, e sul potere del senso di identità, e sull'influenza degli attributi, e sull'esperienza che tutti questi producono, si ottiene la padronanza sui sensi. 3.49. Da questo proviene la prontezza di mente, l'indipendenza della percezione, e la padronanza sulla materia primordiale. 3.50. Per chi riconosce il rapporto distintivo tra vitalità e Abitante interiore sorge l’onnipotenza e l’onniscienza. 3.51. Anche per la distruzione del seme della schiavitù dalla mancanza di desiderio arriva l'assoluta indipendenza o liberazione. 3.52. Quando si è invitato da esseri invisibili non si deve essere né lusingato né soddisfatto, perché c'è ancora una possibilità di ignoranza che può sorgere. 3.53. Con l’autocontrollo sui singoli momenti e la loro successione vi è sapienza che proviene dalla consapevolezza. 3.54. Da qui nasce la capacità di distinguere tra oggetti simili che non possono essere distinti per classe, caratteristica o posizione. 3.55. L'intuizione, che è l'intera conoscenza discriminante, si riferisce a tutti gli oggetti in ogni momento, ed è senza successione. 3.56. La Liberazione si ottiene quando c'è eguale purezza tra la vitalità e il Sé interiore.
Parte 4 - Kaivalya: sulle Realizzazioni
4.1. I poteri psichici sorgono alla nascita, dalle droghe, dalla ripetizione di parole sacre, da atti purificatori o dalla meditazione. 4.2. La trasformazione in un altro stato avviene tramite flusso diretto della natura creativa. 4.3. La natura creativa non è mossa all'azione da una qualsiasi causa accidentale, ma per la rimozione degli ostacoli, come nel caso di un contadino che rimuove dai sassi il suo campo per fare in modo che l’acqua scorra liberamente. 4.4. Le menti che sono state create (dallo yogi) sorgono solo dall'egoismo. 4.5. Essendoci differenza di interessi, una mente è il direttore di molte menti. 4.6. Di queste, solo la mente nata dalla meditazione è libera dai desideri, dalle impressioni mentali. 4.7. Le azioni (karma) dello yogi non sono né buone né cattive, mentre quella di tutti gli altri uomini sono di tre tipi: pure, impure e miste. 4.8. Da esse si procede allo sviluppo delle tendenze che determinano la fruizione delle azioni. 4.9. A causa delle caratteristiche magnetiche di abituali schemi mentali e della memoria, il rapporto di causa ed effetto si aggrappa anche se ci può essere un cambiamento di realizzazione per classe, spazio e tempo. 21 4.10. Il desiderio di vivere è eterno, e le impressioni mentali inducendo un senso di identità sono eterne. 4.11. Essendo tenuti insieme da causa ed effetto, substrato e oggetto le tendenze stesse scompaiono alla dissoluzione di queste basi. 4.12. Il passato e il futuro esistono nell'oggetto stesso come forma ed espressione, la differenza sta nelle condizioni di proprietà. 4.13. Che siano manifesti o non manifesti essi sono della natura degli attributi o qualità (guna: satva, rajas, tamas). 4.14. Le cose assumono la realtà per l'unità mantenuta in quella modifica. 4.15. Anche se l'oggetto esterno è lo stesso, vi è una differenza di cognizione che riguarda l'oggetto a causa della differenza di mentalità. 4.16. E se non vi fosse cognizione di un oggetto noto solo a una singola mente, potrebbe allora esso esistere? Un oggetto non dipende da un'unica mente. 4.17. Un oggetto è noto oppure è ignoto a seconda che la mente sia "colorata" da esso, oppure no. 4.18. Le mutazioni di consapevolezza sono sempre note a causa della immutabilità del loro Signore, l'Abitante interiore, il Purusa, o pura consapevolezza che non muta. 4.19. Né la mente brilla di luce propria, in quanto può essere conosciuta. 22 4.20. Non è possibile per la mente essere simultaneamente sia il percepito che colui che percepisce. 4.21. Nel caso della conoscenza di una mente da parte di un'altra, dovremmo anche assumere cognizione della cognizione, e ci sarebbe confusione di ricordi. 4.22. La consapevolezza appare alla mente stessa come intelligenza, quando assume quella forma in cui non passa da uno stato all'altro. 4.23. Viene detto che la mente percepisce quando riflette sia l'abitante (il conoscitore) che gli oggetti della percezione (il conosciuto). 4.24. Benché variegata da innumerevoli tendenze e desideri, la mente non agisce per sé, ma per gli altri, perché la mente è di sostanza composta. 4.25. Per uno che vede la distinzione, non vi è alcuna altra confusione della mente con il Sé. 4.26. Poi la consapevolezza comincia a discriminare, e gravita verso la liberazione. 4.27. Le distrazioni derivano da schemi abituali di pensiero quando la pratica è intermittente. 4.28. La rimozione degli schemi abituali di pensiero è simile a quella delle afflizioni già descritte. 4.29 Per chi rimane senza distrazioni anche nei più alti stati di illuminazione sorge la realizzazione della mente equanime conosciuta come “La nube della virtù” 23 (Dharma Megha). Questo è il risultato del discernimento discriminante. 4.30. Da ciò segue la libertà dalla causa ed effetto e dalle afflizioni. 4.31. L'infinità di conoscenze a disposizione di una tale mente libera da tutti gli oscuramenti e proprietà fa sembrare piccolo l'universo della percezione sensoriale. 4.32. Poi la sequenza dei cambiamenti nei tre attributi (guna) volge al termine, per aver adempiuto la loro funzione. 4.33. La sequenza di mutazione avviene in ogni secondo, ma è comprensibile solo alla fine di una serie. 4.34. Quando gli attributi cessano l'associazione di mutazione con consapevolezza, segue il rifondersi dei tre guna nella Natura, e il Sé interiore risplende come pura coscienza. Questo è Kaivalya, la libertà assoluta.
lunedì 1 novembre 2021
Breatharianismo: significato, origini e verità sulla presunta alimentazione senza cibo
BREATHARIANISMO
Breatharianismo: significato, origini e riflessioni critiche
Il breatharianismo è un termine che descrive la credenza secondo cui un essere umano potrebbe teoricamente vivere senza assumere cibo solido, e dipendere esclusivamente da aria, luce o coscienza per la sua energia vitale. Questo concetto è comparso in diversi contesti storici, spirituali e culturali, e viene talvolta associato a pratiche di digiuno estremo o di nutrizione energetica.
È importante sottolineare fin da subito che il breatharianismo non è sostenuto dalla scienza medica tradizionale, e molte delle affermazioni a esso collegate sono considerate altamente speculative o non verificate. Alcuni praticanti parlano di una connessione profonda con il prana, la luce solare o l’energia universale, ma queste esperienze sono difficili da misurare e non sono state dimostrate in modo conclusivo.
Origini e influenze culturali
Il concetto di vivere “di sola energia” ha radici in diverse tradizioni spirituali che valorizzano il legame tra coscienza, corpo e nutrizione energetica. Alcuni insegnamenti orientali, yogici o taoisti parlano di prana o chi come energia vitale che permea ogni essere vivente, ma questi concetti non equivalgono a una vera e propria sostituzione della nutrizione fisica.
Nel mondo moderno, il fenomeno è stato associato ad alcune figure spirituali che affermano di aver ridotto drasticamente l’assunzione di cibo, sostenendo che l’energia sottile possa sostituire progressivamente quella materiale. Tuttavia, tali affermazioni sono controverse e dovrebbero essere considerate con spirito critico e consapevolezza.
Breatharianismo nella pratica
Alcuni adepti raccontano esperienze di:
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digiuno prolungato con minima alimentazione
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meditazione profonda
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percezione di energie sottili
Queste testimonianze sono interessanti dal punto di vista psicologico o spirituale, ma non costituiscono prove scientifiche che il corpo umano possa sostenersi senza nutrienti essenziali.
Aspetti critici e raccomandazioni
La scienza della nutrizione indica con chiarezza che l’essere umano ha bisogno di:
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acqua
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nutrienti essenziali
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energia calorica
per mantenere la salute fisica e biologica. Privarsi completamente di cibo può portare a gravi rischi per la salute, inclusi danni agli organi vitali, perdita di massa corporea, perdita di funzioni cognitive e altri effetti negativi.
Per questi motivi, è sempre consigliabile:
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consultare professionisti della salute
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approcciare pratiche alimentari con equilibrio e responsabilità
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considerare la nutrizione fisica come base della sopravvivenza
Una prospettiva riflessiva
Molti insegnamenti spirituali incoraggiano l’ascolto del corpo, l’equilibrio tra mente e materia, e una maggiore consapevolezza delle necessità interiori. Il breatharianismo può allora essere interpretato non come un modello pratico di vita, ma come una metafora della connessione profonda tra esseri umani e l’energia vitale universale — un invito a esplorare la relazione tra corpo, mente e valore simbolico della “nutrizione energetica”.
Un sacro viaggio individuale
(Intervista a Jasmuheen* apparsa sul Bangkok Metro Magazine del gennaio 1997)
Domanda: Che cos'è esattamente il breatharianismo, e in che cosa consiste? Dove e quando è sorto?
Risposta: Il breatharianismo è sorto all'alba dei secoli. La Mente Universale indica che ci fu un tempo in cui tutti gli esseri erano sostenuti da forze praniche. Breatharianismo è la capacità di assorbire tutti gli elementi nutritivi - vitamine e cibi dei quali si ha bisogno per avere un veicolo fisico sano - dalla forza vitale universale o energia chi. Colui che lo pratica non ha bisogno di cibo. Se si vuole divenire breathariani occorre esercitare il dominio sulla propria mente, attuare cioè una consapevole riprogrammazione della memoria cellulare, eliminando ogni convinzione limitativa e meschina.
Domanda: Come si diventa breathariano e quali sono i requisiti?
Risposta: Come detto, il problema sta nella capacità di porsi in sintonia. La ricerca indica che gli esseri umani hanno un sistema basato su quattro corpi: fisico, emozionale, mentale e spirituale; sistema paragonabile a una chitarra a quattro corde. Ciascuna corda rappresenta una nota, e quando è accordata, la musica che ne scaturisce (come la vita che si vive) è magica: allo stesso modo un essere umano acquista armonia e capacità illimitate. Se è invece in disarmonia, l'individuo, come uno strumento scordato, proverà malessere emotivo, fisico e mentale. I requisiti per essere un breathariano consistono unicamente nel forte desiderio di non avere limiti e di condurre la vita al massimo potenziale. Questo significa esaltarsi sino al punto di aprire la mente a seducenti possibilità. Significa avere il cuore pieno di gioia e gratitudine per il dono che ci è stato elargito di creare e di essere testimoni della grandiosità della creazione. Significa avere la capacità di assorbire tutto quello che desideriamo da tutte le dimensioni, attraverso questi cinque sensi cui si aggiungono i due sensi più sottili: l'intuizione e il sapere. vivere di luce è semplicemente una conseguenza naturale del viaggio e dell'esperienza di essere assolutamente perfetti.
Domanda: Quanti breathariani vi sono nel mondo e dove si trovano?
Risposta: Per quel che ne so, oltre 200 persone dell'area oceanica sono coinvolte in questo movimento. Da circa quattro anni ho intrapreso questo particolare viaggio iniziatico, e la mia attività attuale è molto differenziata; comunque, a causa dei miei continui spostamenti vengo a conoscenza di molte iniziative al riguardo. Non si conoscono però nomi e luoghi, e non vi sono documenti indicanti quanto il fenomeno sia esteso. Comunque si tratta di una pratica molto comune per gli sperimentatori dell'immortalità, per gli yoghi dell'India e dell'Himalaya: costoro vivono senza nutrirsi né dormire, e sono in grado di mutare a loro piacimento la temperatura corporea.
Domanda: Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questa pratica?
Risposta: Uno dei primi vantaggi di cui potei godere di una incredibile luminosità del mio essere, una ampiezza nel sentire, un percepirmi carica d'energia, estesa, multidimensionale. Tutti benefici derivanti dal lasciarsi sostentare dalla scintilla divina che è in noi. Ricordo il primo giorno in cui provai la sensazione di non essere più limitata dalla realtà fisica, ma di essere completamente libera. Libera di scegliere. Libera di creare. Libera di studiare, di ricercare, e quindi di mettere in pratica questi nuovi modi di essere e di pensare. Ogni giorno sento che la vita è un dono, e per questo ringrazio la forza creatrice per la gioia che mi concede di vivere questa esperienza fisica. Cerco di avere sempre presente il dato di "essere un ente spirituale che vive un'esperienza umana". Sento che tutto è meraviglioso, in quanto essere spirituale la cui essenza si fonda sulla legge di risonanza, la quale opera - a vari gradi e in tutti i campi - in maniera elettromagnetica.
Per quanto concerne altre prerogative, in molti si elevano i livelli energetici e con questi la capacità terapeutica, la chiaroveggenza e la sensibilità uditiva. Ad alcuni ricrescono i capelli, ad altri i capelli grigi riacquistano il loro colore naturale. Badate che ciò non dipende dal tipo di alimentazione, ma dalla acquisita libertà di scelta.
Ribadisco infatti, che nessuna cellula del mio corpo ha bisogno di essere alimentata per vivere. Avendo la consapevolezza di ciò, sia a livello teorico che pratico, so che ha ben poca importanza il fatto di mangiare odi non mangiare. La mia predisposizione naturale è di vivere di luce. Poterlo fare è così semplice che potrei dire faccia parte dei data base della mia memoria. In ogni caso la mia ricerca e il comunicare quanto vado apprendendo, serve a facilitare ad altri questa pratica iniziatica. Pratica che se ormai non mi preoccupa più, essendo attivamente impegnata nel M.A.P.S., è rivolta ad insegnare agli altri il vero potenziale umano. In tal modo l'energia debilitante della sfiducia, determinata da paura ed ignoranza, può essere trasformata nella luce della conoscenza.
Nella mia ricerca e nei viaggi compiuti nella regione oceanica, ho tratto alcuni insegnamenti che riassumerei nel modo seguente:
In quest'opera siamo come delle cavie che sperimentano una possibile soluzione del problema della fame nel mondo. La pratica del digiuno è d'antica origine, ma è stata dimenticata dal mondo moderno industrializzato. La sfida principale per noi consiste nello spingere la gente al di là dell'abituale sistema di vita, dei valori comunemente accettati. Dobbiamo quindi, per realizzare questo nostro scopo ed estendere questa nuova conoscenza al mondo intero, disattivare questa energia negativa prodotta dal timore a dalla sfiducia.
Molti di noi hanno tratto risultati positivi dalla loro ricerca, studiando metafisica, prima a livello intuitivo, quindi a livello consapevole, durante molte vite. Ora, dal momento in cui ricordiamo e riponiamo la nostra fiducia in questa conoscenza, comprendiamo che questa pratica iniziatica può determinare un senso di sconforto nella massa inconsapevole. Questi sono argomenti di discussione riservati a menti superiori: solo coloro che hanno attivato i quattro quinti del loro cervello sono in grado di comprendere e di apprezzare i nostri ideali e le nostre visioni. In seguito a questa nostra opera di diffusione - molti non conoscono neppure il processo della reincarnazione - speriamo di piantare dei semi di speranza, d'amore e di gioia nei cuori di tutti coloro che intuiscono il valore di questo insegnamento che affratella l'umanità. Il problema non consiste nel mangiare o nel non mangiare. Per le culture economicamente sviluppate ed industrializzate il vero problema consiste nel riuscire ad essere liberi nel proprio essere come nelle proprie scelte, alla cui base non deve albergare alcun senso di paura. Per le civiltà e le regioni che soffrono la fame, si tratta della libertà dal bisogno di cibo e quindi dalla morte provocata dalla sua mancanza. Stiamo offrendo all'umanità la possibilità di scegliere di creare collettivamente un modello di realtà che rechi una trasformazione positiva individuale e planetaria, che porti ad onorare tutte le forme di vita. La durata di questa azione dipende da quanti cuori e quante menti vorranno udire e comprendere questo messaggio per poi agire di conseguenza.
La nostra attuale missione è di ambasciatori del M.A.P.S. e il mio specifico ruolo è quello di Essere senza limite.
Stiamo apprendendo insieme, insegnando insieme, dimostrando insieme. I miei compagni di viaggio trovano che il problema principale consista nell'alienazione sociale derivante da questa scelta, vi sto che la maggior parte delle civiltà occidentali consuma il cibo essenzialmente per un piacere emotivo; vale a dire che l'agire sociale si fonda principalmente sul mangiare. Un altro problema, ancora legato al cibo, è il senso di noia derivante dal non mangiare e quindi dal non gustare il cibo, si che un forte disagio investe coloro che si nutrono soprattutto per piacere. Molti breathariani hanno pertanto scelto di mantenere la possibilità di provare il piacere del palato consumando ad esempio un biscotto al cioccolato una volta al mese, o altro che li soddisfi.
Una volta appreso e dimostrato che il nutrimento proviene interamente dalle frequenze più elevate e più sottili dell'energia pranica (che indichiamo come energia fotonica), si ottiene la liberazione dal preconcetto bisogno del cibo. A questo punto si può indulgere al consumo di qualche alimento per il solo senso del gusto e del piacere, non per bisogno. Stiamo ancora indagando sulla profondità e complessità della psiche umana per quanto concerne la connessione del mangiare, quale attività fondata su basi emotive, con questo aspetto di noia. Come dice Sai Baba, una volta dominato il senso del gusto, si riesce a dominare tutti gli altri sensi.
Domanda: Si possono determinare rischi per la salute, problemi o carenze (di ferro ad esempio, o di vitamina B 12)?
Risposta: Riprendendo la domanda precedente, affermo che la vita è prana. Se una persona sceglie di essere alimentata dalle forze praniche, queste gli apportano tutte le vitamine e le altre sostanze necessarie per mantenere un corpo fisico, che nell'auto-rigenerarsi, diviene immortale. Da ciò si deduce che il sentirsi stanchi o avere problemi di salute deriva esclusivamente da un atteggiamento mentale, dal non aver saputo trasformare la propria struttura mentale/cellulare da cui si originano le proprie convinzioni. Personalmente non consiglierei questo viaggio iniziatico a chi non è ancora riuscito a sintonizzare il proprio campo energetico su questa nuova armonia, a chi non abbia appreso questa metafisica o la "legge universale dei quanti". Perché questa pratica sia proficua e non produca danni, occorre saper esaltare il nostro intelletto attraverso la ricerca e superare ogni preconcetto limitante.
Domanda: Il corpo e' soggetto a mutamenti fisiologici?
Risposta: Attraverso questa pratica di dominio della mente, si potrà cambiare a proprio piacere la forma del corpo. E ciò lo chiamiamo riplasmazione. Il nostro lavoro consiste nell'attivare e quindi utilizzare i quattro quinti del cervello, dove alberga la consapevolezza più elevata. Di solito si è troppo presi dalla "mente inferiore" tesa alla sopravvivenza nella realtà fisica, per poter esplorare il pieno potenziale umano. Ma una volta ottenuto il completo dominio dei bisogni elementari, allora si è liberi di esplorare la coscienza superiore, attraverso la meditazione ed altre pratiche tradizionali. Questa nuova coscienza ci permetterà allora di godere del nostro Essere illimitato.
Dal punto di vista fisiologico, la ghiandola pituitaria e quella Pineale, nell'accrescere le nostre capacità, fanno sì che la telepatia diventi prerogativa normale di molti individui. Una cosa che vorremmo fare è documentare questo lavoro con filmati, utilizzando macchinari moderni in grado di leggere i campi di energia, con la partecipazione di terapeuti accreditati sia nell'ambito della medicina tradizionale che di quella elaborata in ambito New Age: così fece il Dalai Lama nel 1991 in collaborazione con l'Università di Harvard. Stiamo pertanto cercando chi sia interessato a finanziare e sostenere questo progetto.
Domanda: Che cosa accadrà agli organi dell'apparato digerente? Si atrofizzeranno o si ridurranno?
Risposta: Se si osserverà il corpo all'interno, si potrà vedere un fiorire di energia, simile ad un'onda, che lo magnetizza. Ciò dipenderà dalla vostra decisione e dal vostro comando di venire alimentati pranicamente. Il prana allora affluisce attraverso i pori della pelle. Ciò mi fa ricordare il modo di nutrirsi delle balene, che filtrano ettolitri di acqua per nutrirsi del plancton. Il guardare allora gli organi, le ossa, il flusso sanguigno, produrrà un'impressione meravigliosa. Quel che di solito "vedo" è un riflesso di salute vibrante. Questa "diagnosi" interna basata sulla lettura intuitiva dei campi d'energia, la si raggiunge attraverso l'attivazione del sesto senso. La diagnosi dipende molto dall'essersi liberati delle scorie cellulari. É scoria un pensare negativo, un sentire negativo ed un alimentarsi con sostanze nocive.
Attraverso tecniche tradizionali si producono fenomeni facilmente comprovati: il metabolismo cambia e lo stomaco si riduce, dal momento che non è più impegnato nella "normale" funzione digestiva. Molti di noi hanno utilizzato terapie alternative, sia tradizionali che non tradizionali, ed hanno ottenuto risultati positivi. L'azzardo è dovuto al fatto che molte pratiche nel mondo occidentale non sono mai state sperimentate, per cui non si hanno modelli con i quali confrontarsi. In generale, comunque, una volta che si è riusciti ad alimentarsi col prana, la parte fisica non ha più patito malesseri di alcun genere.
La digestione e l'alimentazione costituiscono due problemi separati. Che gli organi, il sangue e le ossa, vengano nutriti con la so-stanza eterica del prana o con la sostanza fisica del cibo, essi manterranno e dimostreranno perfetta salute e vitalità. Per poter compiere una autodiagnosi, suggerisco che l'individuo richiami alla memoria il tempo in cui gli organi erano ben allenati nell' operare questo raffinato lavoro energetico e comandi piena consapevolezza di ciò:
questo faciliterà la pratica di una diagnosi energetica. Si tratta di un'azione puramente intuitiva che ci pone in grado di sintonizzarci e di connetterci con la Mente Universale o con la coscienza superiore. E comunque fondamentale tener presente il fatto che possiamo soltanto attrarre una vibrazione che rispecchi la nostra propria consapevolezza.
In sintesi diciamo allora che gli organi si mantengono in forma, quindi migliorano, raggiungendo la piena salute, nella misura in cui si esercita il completo dominio del corpo: allora si sperimenta una consapevole e illimitata capacità di creare la realtà. La sfida dell' alimentazione pranica è uno dei più potenti mezzi che conosco per verificare il potere della pura scintilla di energia che realmente ci sostiene. Senza di questa non potremmo vivere. Senza questa non conosceremmo il piacere, la gioia, oppure l'illimitato. Ecco il modo per richiamare tale potere: «Cara potente presenza dell'Io sono, io ordino il completo dominio di tutti i miei corpi inferiori, affinché tu possa manifestarti completamente. Io adesso esprimo completa-mente Magia Divina e Dominio e Paradiso in tutti gli ambiti, in alto come in basso. E così sia!». Che grande enunciato!
Un atteggiamento e un pensiero positivo producono una positiva esperienza di vita.
Oppure evocate la forza divina che è in voi, il Maestro interno, Dio, Padre o Madre creatori, o quel che voi volete.
Domanda: Che cosa accade agli organi del gusto? Forse si atrofizzeranno?
Risposta: Un grosso problema per chi vuole intraprendere questa pratica è la perdita del gusto, dei piaceri del palato. E importante non assumere un atteggiamento negativo in tal senso, sì da creare una dipendenza emozionale dal cibo, per cui possiamo continuare ad indulgere ad un piacere intermittente del cibo. Quel che abbiamo sperimentato è che le persone, quando smettono di mangiare, divengono desiderose di sapori molto forti o molto dolci, oppure oscillano fra le due tendenze. Con un po', del sapore desiderato si rimuove tale bisogno, mentre parallelamente si utilizzano metodi di riprogrammazione per eliminare la dipendenza dal cibo. E nostra intenzione che questa pratica sia piacevole e non negativa.
Domanda: E possibile tornare a mangiare? Possono sorgere dei problemi?
Risposta: La maggior parte della gente che compie questa pratica torna a mangiare senza alcun problema, e facilita questo ritorno all'alimentazione solida mediante ingestione di liquidi: dal brodo si passa alla frutta e alla verdura per giungere in fine a una normale alimentazione. La ragione principale per la quale la gente ricomincia a mangiare sta nella pressione sociale, nello stancarsi di apparire un diverso. Notate che del resto questa pratica non attrae molte persone; la maggior parte della gente che ne sente parlare, conclude o che è impossibile non alimentarsi, oppure pensa che non valga la pena di privarsi di qualcosa di così piacevole come il mangiare.
Domanda: Costituisce un problema la disidratazione? Che cosa bevono i breathariani? Soltanto acqua o anche altre sostanze liquide? Che cosa pensa della caffeina, dell'alcool o di altri stimolanti?
Risposta: Ci sono persone che non mangiano e non bevono, ma la maggior parte dei breathariani del mondo occidentale mantiene il rituale socializzante di una tazza di tè, per non essere completamente alienati. La maggior parte non indulge in alcolici, in quanto hanno un effetto negativo sui cambi di energia del corpo. Alcuni però pensano di potere, attraverso il dominio esercitato dalla mente, trasmutare in luce tutto quel che viene ingerito. Io personalmente preferisco sempre una buona tazza di tè!
Domanda: Ci possono essere problemi con la maternità? Una breathariana può allattare?
Risposta: Ho conosciuto solo una donna che ha partorito praticando il breatharianismo. Non ha avuto problemi di allattamento e il bambino era perfettamente in salute. Si ritorna a quello che è un problema mentale. Occorre una trasformazione mentale, occorre rendersi assolutamente conto che quando ci si nutre della forza vitale universale, il corpo fisico rimane vitale e gode di ottima salute.
Domanda: Si può divenire breathariani sin dalla nascita o c'è un'età minima per questa pratica?
Risposta: Molti bambini che vengono attualmente al mondo non provano il desiderio di mangiare. E una conseguenza naturale del loro elevato grado vibratorio e dell'alto livello di coscienza raggiunto. Per quanto concerne l'età minima, dipende dalla famiglia in cui si vive e dall'ambiente sociale, perché molti bambini vengono facilmente influenzati, al di là delle loro capacità innate. Sovente vengono limitati nelle loro capacità intuitive dagli adulti, che proprio per la loro età pensano di avere una maggiore conoscenza (principio discutibile a livello esoterico).
Domanda: Il breatharianismo può danneggiare la crescita, lo sviluppo fisico? Esistono dei breathariani grassi?
Risposta: Coloro che attuano questa pratica sono sempre in armonia, hanno un completo dominio sulla loro struttura molecolare e possono regolare a piacimento la loro misura corporea e la loro figura attraverso una riprogrammazione. Il corpo è un computer biologico, la mente è il software, la vita è la stampa. Se non piace la vita o un suo aspetto, si può riprogrammare il software. Un pensare positivo produce una vita di valore, un pensare senza limiti produce una vita senza limitazioni.
Per quanto concerne la domanda sui "breathariani grassi", dico che ci sono persone che hanno intrapreso questa pratica con l'intenzione di dimagrire. Ma poiché questa è una iniziazione sacra adatta al guerriero dello spirito, non sono stati in grado di continuare a seguirne i dettami, per cui hanno ricominciato a mangiare. L'intenzione di chi vuole intraprendere questo cammino deve essere pura. Al di là comunque di chi ricomincia a mangiare, considerate che il successo dell'iniziativa sta nel fornire un nuovo modello di conoscenza. La memoria cellulare deriva dall'esperienza di poter vivere mesi o anni alimentandosi col prana. Questa convinzione è trasferita nella memoria cellulare, cosa che determina un livello sottile ma potente di libertà.
Domanda: Che nesso ha questa attività col sonno? Tutti i breathariani praticano la meditazione? Sono ricchi di energia?
Risposta: I breathariani in maggior parte dormono la metà di quanto erano soliti dormire, odi quanto viene considerato giusto dormire. Essi dormono soltanto quando vogliono; di solito allo scopo di uscire dal corpo ed entrare in altre bande d'energia.
Per quanto concerne la meditazione, dico che costituisce il metodo più efficace per produrre armonia interiore. Essa ci permette inoltre di accedere all'illimitata natura della pura scintilla d'energia che è in noi. Molti breathariani hanno fissato la loro profonda consapevolezza in un eterno presente, e scelgono di meditare in maniera formale per la gioia del rimanere in silenzio senza distrazioni esterne, distrazioni ben diffuse nell'ambito della cultura occidentale. I livelli di energia sono fantastici, in particolare quando se ne ha piena convinzione. Ricordatevi di questo principio allorché intraprenderete il vostro viaggio iniziatico che vi porterà al dominio della mente sulla materia.
Domanda: Quali saranno gli influssi del breatharianismo sull'aspettativa di vita? È una fontana di giovinezza o conduce alla vecchiaia? Influenza la bellezza fisica?
Risposta: Non posso parlare a nome di tutti i breathariani, ma soltanto in base alla mia esperienza personale, per cui la mia immortalità fisica si sviluppa di pari passo con il principio del breatharianismo. L'indiano Giri Baia e Teresa Neumann, che ebbe le stimmate di Cristo, erano entrambi breathariani: essi invecchiarono serenamente e Teresa morì. L'essere un breathariano non garantisce l'immortalità fisica, a meno che non si riprogrammino la ghiandola pineale e quella pituitaria, affinché secernano soltanto ormoni vitali. Per essere fisicamente immortale occorre abbandonare il preconcetto per cui la morte è ineluttabile, e depurare i campi di energia dei corpi di tutte le impurità intellettuali, emotive e materiali (attinenti cioè all'alimentazione). È un'azione di purificazione e costituisce lo strumento armonizzato nella maniera più sublime nell'orchestra del divino, che si rivela nella realtà fisica. Ciò vuoi dire allora che la fontana della giovinezza è connessa con un nostro atteggiamento mentale. Dal canto mio posso dire di esercitare dominio sul mio veicolo (il corpo fisico) e di non esserne schiava, ed è mia intenzione perseguire lo scopo che mi sono fissata nella vita: elevare il mio corpo verso la luce o disfarmene allorché avrò con-dotto a termine la mia opera, piuttosto che provocane la morte per negligenza o eccessi. Aggiungo che poche persone hanno capacità sciamaniche e possono trasformare a loro piacere il loro aspetto fisico. Il valore del resto non sta nella bellezza fisica, ma nella bellezza vibratoria.
Domanda: Questa pratica influisce sul campo sessuale e sulle relazioni sessuali?
Risposta: Molti breathariani che hanno un loro partner, seguono sovente la pratica tantrica, o quella taoista, per cui i flussi di energia sessuale stimolano sia l'orgasmo cerebrale che quell6 sessuale. Questa pratica fa in modo che l'energia sessuale (chakra di base e chakra sacrale) venga incanalata assieme all'energia spirituale (corona e chakra frontali) e all'energia di un amore incondizionato (chakra del cuore) mediante la tecnica dell'orbita microcosmica (come indicato da Mantak Chia, l'autore del Tao Yoga dell'amore)**.
Molti possono scegliere il celibato, e non per mancanza di possibilità di esprimersi sessualmente, ma in seguito ad una trasformazione consapevole della vita sessuale determinata dall'aver incanalato l'energia sessuale in una vibrazione creativa più alta, più raffinata. Le energie sessuali devono essere trasformate in una più elevata vibrazione oppure utilizzate per la procreazione o indirizzate mediante una pratica tantrica.
Domanda: I breathariani possono avere bambini? Ci sono breathariani che concepiscono?
Risposta: Certamente!
Domanda: Esiste un'organizzazione internazionale di breathariani e se esiste come funziona? I breathariani costituiscono un gruppo omogeneo o un movimento religioso?
Risposta: Assolutamente no. Per conto mio l'essere breathariana costituisce il 2 per cento del mio io, comunque e qualcosa di positivo che, assieme ad altri, sto sperimentando. La nostra accresciuta energia ha poi creato una serie di ramificazioni tese a combattere la fame nel mondo. Col nostro operato stiamo semplicemente cercando di fare in modo che la gente acquisisca un nuovo modo di essere che le permetta di liberarsi del bisogno del cibo, del dormire e persino delle costrizioni del tempo. Il controllo della temperatura del corpo, visto che questo non richiede cibo o sonno, è un derivato dell'essere senza limite e in grado di sfruttare il nostro pieno potenziale. Queste pratiche sono seguite da innumerevoli yoghi.
Disse Gesù: «Tutto quel che ho fatto lo potete fare anche voi, e meglio».
Come già detto, sono una ambasciatrice del M.A.P.S., che è il movimento di una Società Positiva Ridestata. Coloro che sono interessati alla trasformazione personale e planetaria, per il bene di tutti, sono i benvenuti in quest'azione di sostegno, senza distinzione di credo religioso o altro. Il nostro notiziario, la Elraanis Voice, è dedicato alla ricerca e alla divulgazione di una illuminazione sia individuale che collettiva, che si rifletta in ambito sociale, economico, educativo e politico.
Domanda: Vi sono dei breathariani famosi?
Risposta: Il conte di Saint Germain, che compose le opere attribuite a Shakespeare: non lo si vide mangiare né bere in pubblico, e mantenne per secoli un'età indefinita. Maestri come Sai Baba, Babaji ed altri yoghi dell'Himalaya, i quali non hanno bisogno di alimentarsi. Altri maestri spirituali sono rimasti per 40 giorni senza acqua né cibo. L' "immortalista" più ragguardevole si dice sia Bhartriji, yoghi di duemila anni. Secondo Leonard Orr, il fondatore del Rebirthing, Bhartriji ha la sua residenza in un ashram nel villaggio di Bhartara, nel distretto di Alwar, nello stato indiano del Rajasthan.
Ecco ora in sintesi alcuni vantaggi derivanti dall'alimentarsi con la luce:
- Quel che non si spende in cibo lo si può spendere in vestiti:
bel vantaggio per le ragazze!
- Sarà dimezzato o annullato il tempo dedicato al sonno.
- Non dovrete perdere tempo per l'acquisto del cibo, per cucinare e per la pulizia della cucina.
- Avrete poteri metapsichici, come la chiaroveggenza, e il vostro essere acquisirà una luminosità straordinaria.
- Acquisirete un'energia illimitata ed altro ancora!
*JASMUHEEN è conosciuta a livello internazionale per l'adesione ai "Breatharians", un gruppo australiano che per primo ha intrapreso la strada dell'alimentazione pranica.
Da oltre venticinque anni pratica la meditazione e si occupa di ricerca metafisica.
Attualmente, illuminata da una "guida interiore", si nutre di "luce liquida", ottenendo da ciò un potere rigenerativo delle cellule senza aver bisogno di nutrirsi di cibo.
È ambasciatrice del "Movement of a Positive Awakened Society' (Movimento per una Società Positiva Risvegliata) che si impegna attivamente per la 'trasformazione personale e planetaria" e che diffonde il proprio pénsiero attraverso la rivista The Elraanis Voice.
**MANTAK KIA: Tao yoga dell'amore, edizioni mediterranee Roma.
venerdì 18 maggio 2018
Bardo
Nel caso di persone datesi alle discipline iniziatiche o che circostanze specialissime abbiano condotto ad analoghe "aperture", le cose vanno in modo diverso perchè in loro non agisce e sopravvive soltanto la forza samsârica da noi detta "aggregatrice" ma è anche presente un vero Io sotto le specie di un principio extrasamsârico che mantiene una sua forma, anche se staccata da tutti quegli elementi psichici e sottili che si riferivano esclusivamente alla condizione umana. A tale Io resta un margine di libertà, una virtuale indeterminazione rispetto alle leggi karmiche.
La parola tibetana bardo si compone di bar, che vuol dire "fra", e do, "due" tanto da significare "fra i due". E' stata prevalentemente tradotta con "stato intermedio", nel senso di stato posto fra l'una "vita" e l'altra. Ma il significato principale ci sembra invece essere "stato fra i due" nel senso di stato incerto, di stato non ancora univocamente determinato, quasi di "bivio". L'insegnamento in parola si basa dunque sull'indeterminazione che gli stati postumi e lo stesso punto della morte offrono a chi, avendo seguito in vita una disciplina spirituale, eviti o superi la crisi-deliquio inerente al cambiamento di stato. Costui può intervenire. Egli può guidare il proprio destino. E se le sue forze non dovessero essere sufficienti per fargli realizzare subitamente la suprema liberazione, gli sono indicati i mezzi per scegliersi una sua nuova manifestazione nel mondo condizionato e per evitare il peggio.
Dai testi vengono soprattutto considerati tre bardo - tre piani di indeterminazione, corrispondenti ad altrettanti bivi o punti di svolta ed a sedi gerarchicamente ordinate: il chikhai-bardo, il chönyid-bardo ed il sidpa-bardo. Sono tre livelli, ad ognuno dei quali si presentano dunque delle porte, in serie. Chi non riesce al livello del primo bardo ha ancora la possibilità di riprendersi al livello del secondo bardo; se anche in questo la prova fallisce si offrono le possibilità del terzo bardo, riguardanti manifestazioni in forme più condizionate. E' possibile che anche al livello del terzo bardo l'azione fallisca; questo è il caso quando i residui samsârici mantengono una forza tale da neutralizzare le iniziative del principio-Io. Allora il processo si svolge come per un pashu, per un essere comune. Non vi è più da parlare d'una vera continuità, la morte non ha ridestato un "Vivente", è semplicemente la forza samsârica aggregante ad agire secondo l'accennato meccanismo di cause ed effetti, nel segno del desiderio, della "sete", fino a generare un nuovo fantasma di vita individuale.
Non vi è differenza fra l'Io ed il Principio, l'uomo nella sua essenza è il Principio, ma non sa di esserlo. E' libero, quando superando l'"ignoranza" realizza tale identità riconoscendo l'illusorietà metafisica di tutto ciò che presenta i tratti d'un "altro". Tale conoscenza consuma ogni vincolo e distrugge ogni spettro oltremondano.
L'animo non deve vacillare; non si deve lasciare che la mente vaghi nemmeno per un istante. Recidere in pari tempo ogni attaccamento, spegnere ogni odio. Più che l'uso di immagini religiose, nel cambiamento di stato sarebbe d'importanza capitale rievocare ciò che nella vita si è realizzato di là dalla vita e tenersi fermi in tale ricordo, avendo nel contempo presente gli insegnamenti circa la fenomenologia dell'oltretomba. Una suprema presenza a se stessi è dunque necessaria in questo punto, il più importante di tutta una vita.
Per prima, si estinguerebbe, la coscienza visiva, poi l'olfattiva, poi la gustativa, poi la tattile, poi l'uditiva.
Il morente percepirebbe esteriormente una luce prima biancastra, simile al chiarore lunare, poi rossiccia. Interiormente verrebbe sperimentata invece una specie di "fumo" (che oscura la mente). E' questo il punto della crisi. La supera chi, grazie alla disciplina yoghica a cui si era già dedicato, in quel punto riesce a mantenere "libero da formazioni mentali lo spirito"; allora "le esperienze di questo processo, appena si producono, si sciolgono nello stato naturale di calma". Costui può dunque giungere senza discontinuità al punto culminante, che è quello del folgorare della luce trascendente messa a nudo dal dissolversi della concrezione fisica individuale a distacco completo (ciò avverrebbe tre giorni e mezzo o quattro giorni dopo la morte). Negli altri, interverrebbe invece una parentesi di deliquio, di incoscienza, dalla quale ci si riprenderebbe soltanto dopo questo periodo; periodo, che è anche quello in cui le componenti e le "coscienze" secondarie dell'essere umano si rendono gradatamente autonome e seguono una loro via, finendo spesso in quella zona di "influenze erranti", serbatoio di forze sub-personali, inferiori o residuali, che sono essenzialmente esse a dar luogo alla fenomenologia "spiritista" e medianica. Per un certo periodo può sussistere anche una forma relativamente unitaria che è una specie di doppio, di immagine spenta ed automatica del defunto; è come un secondo cadavere - cadavere psichico - che egli ha lasciato dietro di sè.
Dopo il tramortimento, la coscienza si ridesterebbe in uno stato di lucidità sovrannaturale ed avrebbe l'esperienza decisiva, quella del manifestarsi della luce assoluta primordiale come una folgorazione. E' la prova. L'Io dovrebbe vincere ogni terrore ed essere capace d'identificarsi con questa luce, di riconoscersi in essa perchè può dirsi che metafisicamente essa è la sua stessa natura. Essere capaci di ciò, significa conseguire in un attimo la Grande Liberazione, realizzare l'incondizionato. Ogni karma, ogni residuo è distrutto. Dovrebbe essere come l'incontro "di un'antica conoscenza". L'effetto viene riferito all'unirsi di una sola cosa - "come l'acqua di un fiume si congiunge con quella del mare" - di ciò che s'era acquisito e di ciò che non s'era acquisito, l'acquisito essendo la conoscenza, la luce che si era già raggiunta in vita, il non-acquisito la totalità di essa, che ora si manifesta.
Ma questa prova può anche non venir superata, si può essere terrorizzati, si può non avere l'intrepidezza, lo slancio quasi sacrificale, la lucidità necessaria per l'identificazione fulminea e per la completa, istantanea arsione del velo dell'avidyâ, dell'ignoranza trascendentale. Allora, con questa prova, si è mancata la prima , più alta possibilità oltremondana, si scende di un gradino, si passa dal chikhai-bardo al chöniyd-bardo, si passa a piani nei quali al morto si presentano analoghe alternative, con la differenza che ora non si tratta più di esperienze libere dalla forma. Si dirompe invece un mondo fantasmagorico di visioni e di apparizioni avente un carattere simile al sogno. Esso sarebbe generato da una fantasia passata allo stato libero, non più soggetta al controllo dei sensi, che pertanto acquista, potenziati, i caratteri di quella che abbiamo chiamato l'immaginazione magica. Con una veemenza elementare essa è portata a generare simili visioni per proiezione ed esteriorizzazione di contenuti della coscienza e della subcoscienza, e d i forze già chiuse nella parte occulta, sotterranea dell'essere umano. Questo è il piano, anche, di una possibile liberazione per coloro che non concepirono l'incondizionato nella sua nuda purezza metafisica bensì sotto la specie di una qualche figura divina, di un simbolo, di un'immagine culturale. Qui ciò che decide è la capacità di superare il miraggio e di giungere ad uno stato di identificazione con un simile mondo fantasmagorico. E' una prova che ha due gradi.
In principio cessa dunque di apparire nella sua natura libera da forma e folgorante e si sensibilizza sotto le specie di varie figure divine maestose e splendenti che si presentano in serie, in sette giorni - il giorno avendo evidentemente un significato simbolico, un giorno potrebbe comprendere intere epoche dei mortali qualora una correlazione temporale potesse venir stabilita. Non superata l'una apparizione, nel giorno successivo si presenta l'altra. Superare significa identificarsi. Qualunque cosa appaia, essa va conosciuta come un riflesso.
E' importante il riconoscimento che dal momento che le proiezioni utilizzano immagini latenti della coscienza profonda del trapassato, sarà naturale il presentarsi di figure e di scenari corrispondenti a quelli della sua fede e della sua tradizione. Nel secondo bardo il buddhista, il cristiano, il maomettano, lo sciamano, etc. vedranno ognuno gli iddii, i paradisi e gli inferni della rispettiva credenza e così cadono vittime dell'illusione, perchè il compito è appunto superare la particolarità e l'esteriorità di queste forme proiettate, nello stato di assoluta auto identità dell'essere reintegrato. A tale riguardo si parla senz'altro nei "sette gradi dell'imboscata". L'imboscata è costituita appunto dall'apparenza oggettiva di tutte queste divinità, generata soltanto dall'impotenza e dalla limitazione interna, dall'ignoranza" del morto non completamente superata ed agente, qui, in modo magico. Vengono indicati i "residui" che, dinanzi a ciascuna di quelle figure divine, in ognuno dei "giorni" fanno nascere la paura ed allontanano da esse - ossia da se stessi.
Non superando la prova costituita dal mondo divino calmo e radioso, il panorama, quasi per una mutazione caleidoscopica, si trasforma. Come se la stessa paura si proiettasse ed oggettivasse nelle figure divine, alle divinità calme e luminose subentrano divinità terrifiche, irate, distruttive, scatenate - in realtà sono le stesse di prima, con tratti mutati, in loro altri aspetti. Si ripresenta la prova dell'identificazione che, naturalmente, qui è più difficile superare. A tanto, occorrerebbe aver praticato in vita, su una linea più o meno dionisiaca, proprio il culto di divinità del genere; solo allora si potranno "svestire" tali divinità ed in esse si potrà realizzare l'integrazione di stati spirituali già conosciuti nelle culminazioni di pratiche e riti terreni. Altrimenti si darà involontariamente indietro, si "fuggirà".
A questo livello, ed ancor più al livello successivo, a quello del sidpa-bardo, la maggiore difficoltà sarebbe dovuta al fatto che le forze e le tendenze sopravviventi alla dissoluzione dell'aggregato umano e, per così dire, portate appresso, agiscono in modo automatico, quasi "fatale". A partire da questa fase, viene detto che gli impulsi atti a sviare essendo assai potenti, questo è il momento in cui è quanto mai necessario ricordarsi gli insegnamenti contenuti nel Bardo Thödol. Il superamento della prova al secondo livello porterebbe al "trasferimento" in uno dei "portatori del vajra", l'assegnazione ad uno dei regni delle forme pure che attraverso la figurazione dei cosidetti Dhyâni-Buddha, hanno relazione con gli stati spirituali realizzati nell'una o nell'altra fase del dhyâna yoghico. Si tratta delle regioni gerarchicamente più alte del mondo manifestato, chiamate in tibetano og-min (in sanscrito: anishta-loka), ossia "non più caduta" = sedi da cui non si cade più. Per queste sedi varrebbe la legge, che "coloro che hanno lo stesso grado di conoscenza e di sviluppo spirituale si vedranno reciprocamente" (Tibetan Yoga, p. 240) mentre gradi diversi renderebbero gli uni invisibili agli altri.
L'ordine delle apparizioni va dunque dall'assoluto al relativo dall'immediato al mediato, dall'informale al formale. E' soltanto l'atteggiamento dell'Io a produrre le trasformazioni ed i trapassi dei contenuti dell'esperienza. Le divinità irate e scatenate non riflettono ed oggettivizzano che la stessa paura dell'anima nella sua incapacità d'identificarsi con quelle radiose e maestose. A meno che con un'azione energica od in base alle inclinazioni acquisite od alimentate in vita seguendo culti di divinità scatenate dionisiache e distruttrici si sia da tanto da assumere la persona degli dei della nuova esperienza, il terrore, che essi riflettono, genererà nuovo terrore, si sarà spinti ad una fuga, con il che anche le possibilità del secondo bivio o bardo si esauriscono.
Subentra il terzo bardo, il sidpa-bardo, cioè quello delle "alternative riguardanti una nascita". Ormai l'indeterminazione non riguarda più che il passare ad una data "nascita" samsârica anzichè ad un'altra. In chi non abbia superato nemmeno la prova del secondo bardo la bilancia si è inclinata dalla parte delle forme più condizionate: l'ente samsârico fatto di desiderio, assetato di vita, si è dimostrato più forte del principio shivaico. Questo terzo bardo è caratterizzato in primo luogo da un potenziamento della fenomenologia terrifica propria della fase precedente. Ora sono addirittura tormente, nembi, tenebre angosciose, fiamme come di intere giungle incendiate, fragori come di crolli di montagne, folgori, onde tempestose, furie e demoni in atto di perseguitare e di colpire, ma anche gelide solitudini, deserti senza fine, etc. - tutti miraggi, riflessi, spettri, proiezioni allucinatorie create dai moti stessi dello spirito o dal giuoco delle forze karmiche che hanno preso la mano e che per tal via cercano di condurre il principio cosciente, ingannato e terrorizzato da tale fantasmagoria da incubo, nella direzione di una data sede. Il processo si svolgerebbe così che una data matrice si presenta come un rifugio in questa vicenda angosciosa, per cui lo spirito insciente ed incapace di auto dominio viene giocato e vi finisce dentro senza rendersene conto. Si parla di tre precipizi invisibili che si spalancano dinanzi a chi fugge, l'uno bianco, l'altro rosso, il terzo nero, corrispondenti a tre specie di "nascite", ossia a tre forme di manifestazione inferiore samsârica.
La seconda caratteristica di questo terzo bardo sarebbe l'affacciarsi della sensazione di esser morto, unitamente al desiderio veemente di nuova vita - per via del ripullulare del germe, la forma cui si è uniti sarebbe ora un "corpo del desiderio" - ed alla percezione di oggetti e di esseri dell'uno o dell'altro piano di esistenza. Il desiderio e le reazioni di fronte alla fantasmagoria terrificante sono i fattori da dominare in quest'ultima serie di esperienze ultraterrene. Qui mente e memoria divengono particolarmente chiari - anche in coloro nei quali erano offuscate ed ottuse - ed il "corpo del desiderio" ha la qualità di un corpo magico nel senso che esso può raggiungere ciò che brama o concepisce. Per azione dell'elemento samsârico possono però presentarsi prospettive ingannatrici, si può, cioè, reputare buono e desiderabile quel che non lo è, e viceversa. Il testo esorta a ricordarsi anche dell'"opposizione", ossia della presenza di forze ostili all'illuminazione, di forze che si potrebbero chiamare di contro-iniziazione, agenti alla radice stessa dell'elemento samsârico, come una specie di demonìa.
Bisogna realizzare che tutte le apparizioni sono soltanto allucinazioni, che, la natura del proprio essere qui essendo il "vuoto", non vi è nulla da temere, non vi è cosa su cui tutte le entità minacciose e le forze scatenate possano far presa. Va pensato che esse tutte sono forme irreali, simili a sogni, ad echi, a miraggi, come le apparizioni create da una qualche magia.
Nei riguardi dell'entrata in una matrice umana, l'insegnamento tibetano ha vedute che quasi vanno incontro a quelle della psicoanalisi freudiana. L'ente del desiderio assetato di nuova vita vedrebbe esseri maschili e femminili in atto di congiungersi. A seconda del sesso che nella precedente esistenza ebbe l'essere da esso creato, sorge, in un tale ente, desiderio per colei che sarà la madre (se fu maschio) ed odio e gelosia per colui che sarà il padre, o viceversa, nel caso dell'altro sesso. Attraverso questi movimenti attrattivi e repulsivi avverrebbe l'incorporazione in un nuovo germe, propriamente con l'identificarsi con l'uomo nell'atto in cui egli possiede e feconda la donna, o viceversa. Si tratta perciò di paralizzare tali moti dell'ente di desiderio. "Mantenendo la mente concentrata in un sol punto", si deve stare in guardia per arrestare ogni sentimento di desiderio o di avversione destato dalla visione sovrasensibile di una coppia, or ora detta. Un altro metodo ha invece la stessa struttura delle contemplazioni precedenti le pratiche sessuali tantriche. Si impedisce il movimento verso una coppia in amplesso col visualizzare l'uomo come la divinità maschile e la donna come la sua Shakti, come la Grande Madre. Ancora un altro metodo consiste in una visualizzazione esorcizzante che ricorda alcune pratiche meditative gesuite. Nello sperimentare lo scatenarsi delle furie, degli elementi, dei demoni si dovrebbe subito visualizzare una delle divinità magiche del proprio culto come un essere perfetto, possente, terrifico per le forze nemiche, tale da dissolvere in un attimo tutti questi spettri.
Sapendo che sedi buone possono apparire indesiderabili e sedi cattive desiderabili, si tratta di paralizzare qualsiasi inclinazione o repulsione, per non lasciarsi prendere al giuoco.
Queste possibilità di padroneggiamento del destino nell'oltretomba implicano la presenza, negli stessi stati dell'aldilà, delle qualità yogiche della neutralità e del distacco, della fredda e sovrana qualità magica.
Il terzo bardo, terza ed ultima zona d'indeterminazione postuma, rende possibile, se non la liberazione, una certa libertà nel mondo condizionato. Dal grado del "ricordo" che malgrado tutto si è mantenuto dipende una scelta tale da permettere di continuare o completare la "Grande Opera" in una nuova esistenza, come un individuo che si trova già ad avere predisposizioni privilegiate nei termini di quella che abbiamo chiamato la "dignità naturale", con il senso più o meno vivo di un suo background prenatale.
Va considerato a parte il caso di coloro che assumono un corpo e riappaiono nel mondo degli uomini volontariamente, non per aver mancato le occasioni dei tre bardo. Si pensa che a queste "discese" si associ quasi sempre una data missione, visibile od invisibile, Nel caso-limite si ha l'assunzione di un nirmâna-kâya come mâyâvîrûpa o corpo magico.
Julius Evola, Lo yoga della potenza - Edizioni Mediterranee
domenica 26 ottobre 2014
il potere dei pensieri positivi
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