Visualizzazione post con etichetta chiesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta chiesa. Mostra tutti i post

domenica 19 luglio 2015

preghiere potenti.

PREGHIERA PER LA GUARIGIONE INTERIORE


Padre di bontà, padre di amore, ti benedico ti lodo e ti ringrazio perché per amore ci hai dato Gesù. Grazie Padre,  perché alla luce del tuo Spirito comprendiamo che Lui è la luce, la verità, il Buon Pastore, che è venuto perché noi abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza. Oggi, Padre, mi voglio presentare davanti a te come tuo figlio. Tu mi conosci per nome.  Volgi i tuoi occhi di Padre amoroso sulla mia vita. Tu conosci il mio cuore e le ferite della mia vita.  Tu conosci tutto quello che avrei voluto fare e che non ho fatto; quello che ho compiuto io e il male che mi hanno fatto gli altri.  Tu conosci i miei limiti, i miei errori e il mio peccato.  Conosci i traumi e i complessi della mia vita.  Oggi, Padre, ti chiedo, per l’amore verso il tuo figlio Gesù Cristo, di effondere sopra di me il tuo Santo Spirito,  perché il calore del tuo amore salvifico penetri nel più intimo del mio cuore.  Tu che sani i cuori affranti e fasci le ferite, guarisci qui ed ora la mia anima, la mia mente, la mia memoria e tutto il mio spirito.  Entra in me, Signore Gesù, come entrasti in quella casa, dove stavano i tuoi discepoli pieni di paura.  Tu apparisti in mezzo a loro e dicesti: “Pace a voi”. Entra nel mio cuore e donami la pace; riempimi d’amore.  Noi sappiamo che l’amore scaccia il timore. Passa nella mia vita e guarisci il mio cuore. Sappiamo, Signore Gesù, che tu lo fai sempre, quando te lo chiediamo; ed io lo sto chiedendo con Maria, nostra Madre, che era alle nozze di Cana quando non c’era più vino e tu rispondesti al suo desiderio cambiando l’acqua in vino. Cambia il mio cuore e dammi un cuore  generoso un cuore affabile, pieno di bontà, un cuore nuovo. Fa spuntare in me i frutti della tua presenza.  Donami i frutti del tuo Spirito che sono amore, pace e gioia. Che scenda su di me lo spirito delle beatitudini,  perché possa gustare e cercare Dio ogni giorno,vivendo senza complessi e senza traumi insieme agli altri, alla mia famiglia,  ai miei fratelli. Ti rendo grazie, o Padre, per quello che oggi stai compiendo nella mia vita. Ti ringrazio con tutto il cuore,  perché mi guarisci, perché mi liberi,perché spezzi le mie catene e mi doni la libertà. Grazie, Signore Gesù,  perché sono tempio del tuo Spirito e questo tempio non si può distruggere, perché è la casa di Dio. Ti ringrazio,  Spirito Santo, per la fede, per l’amore che hai messo nel mio cuore. Come sei grande, Signore, Dio Trino ed Uno!  Che Tu sia benedetto e lodato, o Signore! AMEN.


PREGHIERA PER LA GUARIGIONE INTERIORE E FISICA



Signore Gesù, tu sei venuto a guarire i cuori feriti e tribolati, ti prego di guarire i traumi che provocano turbamenti nel mio cuore; ti prego, in particolar modo, di guarire quelli che sono causa di peccato. Ti chiedo di entrare nella mia vita, di guarirmi dai traumi psichici che mi hanno colpito in tenera età e da quelle ferite che me li hanno provocati lungo tutta la vita.  Signore Gesù, tu conosci i miei problemi, li pongo tutti nel tuo cuore di Buon Pastore. Ti prego, in virtù di quella grande piaga aperta nel tuo cuore, di guarire le piccole ferite dei miei ricordi, affinché nulla di quanto mi è accaduto mi faccia rimanere nel dolore, nell’angustia, nella preoccupazione. Tu che sei venuto a guarire i cuori afflitti, guarisci il mio cuore. Guarisci, Signore Gesù, quelle ferite mie intime che sono causa di malattie fisiche.  Io ti offro il mio cuore: accettalo, Signore, purificalo e dammi i sentimenti del tuo Cuore divino. Aiutami ad essere umile e mite. Fammi testimone della tua vittoria sul peccato e sulla morte, della tua presenza di Vivente in mezzo a noi. Amen. 


PREGHIERA PER LA GUARIGIONE FISICA


Signore Gesù, credo che sei vivo e risorto. Credo che sei presente realmente nel Santissimo Sacramento dell’altare e in ciascuno di noi che crediamo in te. Ti lodo e ti adoro. Ti rendo grazie, Signore, per essere venuto da me, come Pane vivo disceso dal cielo. Tu sei la pienezza della vita, tu sei la risurrezione e la vita, tu Signore, sei la salute  dei malati. Oggi ti voglio presentare tutti i miei mali, perché tu sei uguale ieri, oggi e sempre e tu stesso mi raggiungi dove mi trovo. Tu sei l’eterno presente e mi conosci. Ora, Signore, ti chiedo d’aver compassione di me. Visitami per il tuo vangelo, affinché tutti riconoscano che tu sei vivo, nella tua Chiesa, oggi; e che si rinnovi la mia fede e la mia anima. Abbi compassione delle sofferenze del mio corpo, del mio cuore e della mia anima. Abbi compassione di me, Signore, benedicimi e fa che possa riacquistare la salute. Che cresca la mia fede e che mi apra alle meraviglie del tuo amore, perché sia anche testimone della tua potenza e della tua compassione. Te lo chiedo, Gesù, per il potere delle tue sante piaghe per la tua santa Croce e per il tuo Preziosissimo Sangue. Guariscimi, Signore!  Guariscimi nel corpo, guariscimi nel cuore, guariscimi nell’anima. Dammi la vita, la vita  in abbondanza. Te lo chiedo per l’intercessione di Maria Santissima, tua Madre, la vergine dei dolori, che era presente, in piedi, presso la tua croce; che fu la prima a contemplare le tue sante piaghe, e che ci hai dato per Madre. Tu ci hai rivelato d’aver preso su di te  i nostri dolori e per le tue sante piaghe siamo stati guariti. Oggi, Signore, ti presento con fede tutti i miei mali e ti chiedo di guarirmi completamente. Ti chiedo, per la gloria del  Padre del cielo, di guarire anche i mali della mia famiglia e i miei amici. Fa che crescano nella fede, nella speranza e che riacquistino la salute per la gloria  del tuo nome. Perché il tuo regno continui ad estendersi sempre più nei cuori attraverso i segni e i prodigi del tuo amore. Tutto questo, Gesù, te lo chiedo perché sei Gesù.  Tu sei il Buon Pastore e noi siamo le pecorelle del tuo gregge. Sono così sicuro del tuo amore, che prima ancora di conoscere il risultato della mia preghiera, ti dico con fede:  grazie, Gesù, per tutto quello che farai per me e per ciascuno di loro.  Grazie per i malati che stai guarendo ora, grazie per quelli che stai visitando con la tua Misericordia.



AL TERMINE DEL GIORNO




Al termine di questo giorno Al termine di questo giorno invochiamo Te, creatore di tutto: col tuo amore di Padre custodisci il nostro riposo. Anche nel sapore del sonno i nostri cuori ti sentano vicino; e alla luce del nuovo giorno cantino la tua gloria. Ogni onore sia per te, Padre onnipotente, in Gesù Cristo che, con te e per sempre, vive nell’amore dell’unico Spirito Santo. Amen.



 questa orazione se trascritta e portata addosso protegge fortemente.

orazione alla santa camicia

LA COMPAGNIA DI DIO MI ACCOMPAGNA E IL MANTO DI SANTA MARIA 
PIENA DI GRAZIA, E PIENA DI DIO MI LIBERI DA TUTTI GLI SPIRITI MALIGNI , BATTEZZATI E NON BATTEZZATI, CRISTO VINCE, CRISTO REGNA, CRISTO DAL MALE E DAL PERICOLO MI DIFENDE, IL GIUSTO SEGNO INDIVIDUALE FIGLIO DI SANTA MARIA LUI CHE E NATO A BETLEMME QUEL GIORNO NON POSSO ESSERE MORTO, NE IN GIUSTIZIA COINVOLTO, TUTTI QUELLI CHE MI VOGLIONO MALE NON MI VEDONO E LE MANI NON MI LEGANO E I PIEDI NON MI SCHIACCIANO, IL LORO FERRO NON MI FERISCA, NUDO E NON MI LEGANO. DIO A DETTO A LIVON CHE 2 VOLTE NON MI POTRANNO FARE MALE NE A ME NE A TE A NESSUNO CHE PORTA QUESTA ORAZIONE, VERRANNO BENDATI CHI MI VOLEVA FARE MALE E MI DIFENDA ANCHE SE NON LO DICO.
recitare 3 padre nostro alla passione e morte di Gesu'. nota bene-ogni tanto recitare.


PER CHI E IN CERCA DI LAVORO FARE L'ORAZIONE DI SAN GIUSEPPE
ACCOMPAGNATA DA UN CERO DI RINGRAZIAMENTO

PREGHIERA
GLORIOSO SAN GIUSEPPE, CHE PUR ESSENDO IL PADRE PUTATIVO DI GESU' E LO SPOSO DELLA MADRE DI DIO HAI ESERCITATO LA MODESTA PROFESSIONE DI FALEGNAME NELLA UMILE BOTTEGA DI NAZARET, INSEGNACI AD ACCETTARE SERENAMENTE E A AMARE LA NOSTRA CONDIZIONE DI LAVORATORE, NOI TI ONORIAMO COME ESEMPLARE PERFETTO DI TUTTE LE VIRTU', E COME PROTETTORE PREZIOSO DI TUTTI COLORO CHE GUADAGNANO IL PANE CON IL SUDORE DELLA FRONTE, OTTIENI A NOI LA GRAZIA DI IMITARE I TUOI AMMIRABILI ESEMPI DI UMILTA', DI SACRIFICIO E DI FIDUCIOSO ABBANDONO AL VOLERE DI DIO NOSTRO PADRE AMOROSO E PROVIDO, FA CHE ANCHE NOI COME TE POSSIAMO ELEVARE E SANTIFICARE IL NOSTRO LAVORO QUOTIDIANO OFFRENDOLO A  DIO COME ATTO INCESSANTE DI AMORE DI ESPIAZIONE E GLORIFICAZIONE.
3 padre nostro.



PREGHIERA IN UN GRAVE PERICOLO
ogni volta che trovate il simbolo della croce segnarsi in nome del padre del figlio e dello spirito santo-

+ O SIGNORE GESU' CRISTO FIGLIO DEL GRANDE DIO VIVENTE, SIATE VOI CHE NELL'ORA DELLA VOSTRA PASSIONE AVETE DETTO A QUELLI CHE VOLEVANO PRENDERVI--CHI DUNQUE CERCATE VOI? ALLE VOSTRE PAROLE, ESSI CADDERO SUBITO CON LA FACCIA A TERRA. DEGNATEVI, VE NE PREGO SIGNORE  , DI LIBERARMI ALLO STESSO MODO DA TUTTI I MIEI NEMICI E DA TUTTI I LORO CATTIVI PROPOSITI DICENDO LORO- LASCIATE ANDARE SANO E SALVO N......
CHE E LA MIA CREATURA.
+ CHE ESSI NON POSSANO FARMI ALCUN MALE NE' ORA NE' IN AVVENIRE.
+ PER GESU' CHE VIVE E REGNA + CON DIO PADRE+ E L'UNITA' DELLO SPIRITO SANTO. COSI SIA 
BENEDETTO E LODATO SIA SEMPRE NOSTRO SIGNORE GESU'.



PREGHIERA DI SANTA APOLLINA 
contro le nevralgie e mal di denti, per 3 volte differenti soffiare a forma di + sulla guancia e dite--

SANT'APOLLINA
BELLA E DIVINA,
ERA SEDUTA AI PIE' D'UN ALBERO, SULLA BIANCA PIETRA DI MARMO
GESU' NOSTRO SALVATORE,
LA' PASSANDO PER FORTUNA
LE DISSE--APOLLINA
CHE COSA DUNQUE TI AFFLIGGE
SONO QUI, MAESTRO DIVINO,
PER IL DOLORE E NON PER PENA- SONO QUI PEL MIO CAPO, PEL MIO SANGUE 
E PER IL MIO MAL DI DENTI
GESU' LE DISSE--APOLLINA+ SULLA MIA PAROLA-O MALE DEVIA+ SE E' GOCCIA DI SANGUE SECCHERA'+ SE E VERME MORRA'

5 PADRE NOSTRO E 5 AVE ALLE 5 PIAGHE DEL SALVATORE.




PREGHIERA A SAN ANTONIO PER RITROVARE UN OGGETTO

+ GRAN S. ANTONIO DI PADOVA, FARO LUMINOSO VI PREGO D'ILLUMINARE LA MIA MENTE AFFINCHE' IO POSSA TROVARE --NOMINATE L'OGGETTO-- FATE CHE IO SVENTI LE ASTUZIE DI SATANA E CHE IO SORTA VITTORIOSO DAGLI AGGUATI CHE EGLI MI TENDE PER PERDERMI ED AFFLIGGERMI. VE NE SUPPLICO PER LA SCIENZA CHE LO SPIRITO SANTO HA SI' LARGAMENTE INFUSA IN VOI, PER ILLUMINARE L'UNIVERSO. COSI SIA



PREGHIERA DI S. ANTONIO PER LE NECESSITA' DELLA VITA
per ottenere le cose necessarie alla vita e non cadere nell'indigenza


PATRONO DI QUELLI CHE SI CONFIDANO IN VOI, GRAN S.ANTONIO DI PADOVA, IO VI DOMANDO, NO L'ABBONDANZA E NEPPURE LA POVERTA', TEMENDO CHE L'UNA MI TRASCINI ALLA VANITA' E L'ALTRA  ALL'IMPAZIENZA, ALL'AFFLIZIONE, AL DOLORE- MA IO VI DOMANDO, UNA ONESTA SUFFICENZA DELLE COSE NECESSARIE ALLA VITA MIA E DELLA MIA FAMIGLIA. IO SONO COMPOSTO DI CORPO E ANIMA- IL CORPO A BISOGNO DI NUTRIMENTO, E DI VESTIMENTA - LA GRAZIA E' NECESSARIA ALL'ANIMA PER VIVERE DI SPIRITO E SERVIRE DIO CHE E SPIRITO-ENTRAMBI SONO ESPOSTI A MOLTE INFERMITA', PADRE DEI POVERI, ASSISTETEMI E LIBERATEMI DA TUTTO CIO' CHE PUO' NUOCERMI. 1 PADRE NOSTRO


PREGHIERA X RICEVERE UNA BUONA ISPIRAZIONE SU UNA DECISIONE DA PRENDERE----O UN LAVORO, O UNA COSA DA INIZIARE---SI RECITA PRIMA DI ADDORMENTARSI-

O DIO! TU CHE SEI IL DIO DELLA SAPIENZA E DEL CONSIGLIO TU CHE LEGGI NEL MIO CUORE LA RETTA VOLONTA' DI PIACERE A TE SOLO ED ANCHE DI REGOLARMI RIGUARDO ALLE MIE DECISIONI CONFORME IN TUTTO AI TUOI SANTISSIMI DESIDERI CONCEDIMI PER L'INTERCCESSIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE MADRE MIA E DEI SANTI, LA GRAZIA DI CONOSCERE QUALE LAVORO DEVO INTRAPRENDERE E CONOSCIUTOLO FA' CHE IO POSSA CON L'AIUTO DEI SANTI ACCRESCERE LA TUA GLORIA SEMPRE LA SALUTE DEL CORPO E DELL'ANIMA E MERITARMI QUEL PREMIO CELESTE CHE TU HAI PROMESSO AGLI ESECUTORI DEL TUO DIVIN VOLERE AMEN

 PREGHIERA POTENTISSIMA DA RECITARE AL MATTINO, E LA SERA PRIMA DI DORMIRE.----PROTEGGE DA TUTTI GLI ATTACCHI---.

O PADRE POTENTISSIMO- O MADRE LA PIU' TENERA DELLE MADRI O ESEMPLARE AMMIRABILE DELLA MATERNA TENEREZZA PROTEGGICI CON IL TUO SANTO MANTO-O FIGLIO - FIORE DEI FIGLI- FORMA DI TUTTE LE FORME- ANIMA-SPIRITO- ARMONIA DI TUTTE LE COSE -PROTEGGICI CON LA TUA GRANDE PIETA'- CONSERVACI GUIDACI E LIBERACI DA TUTTI GLI SPIRITI MALIGNI CHE CI ASSEDIANO CONTINUAMENTE SENZA CHE NOI LO SAPPIAMO . AMEN
1 PADRE NOSTRO 1 SALVE REGINA.

sabato 7 marzo 2015

Il libero arbitrio.

Il tentativo di conciliare il libero arbitrio dell'uomo con l'onniscienza e onnipotenza divine è stato uno dei maggiori problemi con cui è misurata lateologia cristiana.Per risolverlo, Agostino d'Ipponadistinse lalibertàpropriamente detta, ossia la capacità di dare realizzazione ai nostri propositi, dal libero arbitrio, inteso invece come la facoltà di scegliere, in linea teorica, tra opzioni contrapposte, ossia tra il benee ilmale.Mentre cioè il libero arbitrio entrerebbe in gioco solo nel momento della scelta, rivolgendosi ad esempio al bene, la libertà sarebbe incapace di realizzarla. In polemica controPelagio, Agostino poteva così sostenere che la volontà umana è stata irrimediabilmente corrotta dalpeccato originale, che ha inficiato per sempre la nostra capacità di realizzare le nostre scelte, e quindi la nostra stessa libertà. A causa della corruzione, dunque, nessun uomo sarebbe degno della salvezza, ma Dio può scegliere gratuitamente chi salvare, elargendo la Suagraziacon cui gli infonde la volontà effettiva di perseguire la scelta del bene, volontà che altrimenti sarebbe facile preda delle tentazioni malvagie. Agostino si rifaceva in proposito alle parole diPaolo di Tarso: «C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; io infatti non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma ilpeccatoche abita in me».NelDe diversis quaestionibus ad SimplicianumAgostino approfondì la propria concezione filosofica, sostenendo che la grazia di Dio è necessaria non solo nel momento realizzativo, ma anche per illuminare l'uomo su cosa è il bene. Egli riportava così il problema di chi Dio scelga di salvare, e perché, all'originale teologia dellagiustificazionediPaolo di Tarso.Del problema si occupò successivamente lascolasticacristiana. SecondoTommaso d'Aquino, il libero arbitrio non è in contraddizione con lapredestinazionealla salvezza, poiché la libertà umana e l'azione divina della Grazia tendono ad unico fine, ed hanno una medesima causa, cioè Dio. La volontà libera si distingue da quella non libera perché a differenza di quest'ultima si sottomette ai criteri dellaragione, «essendo proprio della medesima potenza il volere e lo scegliere».Tommaso, comeBonaventura da Bagnoregio, sostenne inoltre che l'uomo hasinderesi, ovvero la naturale disposizione e tendenza al bene e alla conoscenza di tale bene. Per Bonaventura tuttavia la volontà ha il primato sull'intelletto. All'interno della scuola francescana di cui Bonaventura era stato il capostipite,Duns Scotosi spinse più in là, slegando il libero arbitrio da motivazioni razionali, ammettendo la possibilità che esso possa determinarsi sia in una direzione che in quella opposta. Il francescanoGuglielmo di Ockham, infine, esponente della correntenominalista, radicalizzò la teologia di Scoto affermando che l'essere umano è del tutto libero, e solo questa libertà può fondare la moralità dell'uomo, la cui salvezza però non è frutto della predestinazione, né delle sue opere. È soltanto la volontà di Dio che determina, in modo del tutto inconoscibile, il destino del singolo essere umano. Egli cioè concepì il libero arbitrio come l'«indifferenza dell'arbitrio» (arbitrium indifferentiae), ossia come puro arbitrio, indipendente da ogni motivazione passionale o razionale.Con l'avvento dellaRiforma,Martin Luterofece propria la teoria dellapredestinazionenegando alla radice l'esistenza del libero arbitrio: non è la buona volontà che consente all'uomo di salvarsi, ma solo la fede, infusa dalla grazia divina. È solo Dio, quelloabsconditusdella tradizione occamista, a spingerlo in direzione della dannazione o della salvezza.                                     
« La volontà umana è posta tra i due [Dio e Satana come un giumento, il quale, se sul dorso abbia Dio, vuole andare e va dove vuole Dio, [...] se invece sul suo dorso si sia assiso Satana, allora vuole andare e va dove vuole Satana, e non è sua facoltà di correre e cercare l'uno o l'altro cavalcatore, ma i due cavalcatori contendono fra loro per averlo e possederlo. ». 
Alla dottrina del servo arbitrio invano Erasmo da Rotterdam replicò che il libero arbitrio è stato sì viziato ma non distrutto completamente dal peccato originale, e che senza un minimo di libertà da parte dell'uomo la giustizia e la misericordia divina diventano prive di significato. Se infatti l'essere umano non avesse la facoltà di accettare o rifiutare liberamente la grazia divina che gli viene offerta, perché nelle Scritture sono presenti ammonimenti e biasimi, minacce di castighi ed elogi dell'obbedienza? Se inoltre, come predicava Lutero, l'uomo non ha bisogno di chiese e organi intermediari tra sé e Dio, ma è l'unico sacerdote di se stesso, come si concilia questa supposta autonomia con la sua assoluta impossibilità di scelta in ambito morale? Particolarmente incisivo è l'esempio che Erasmo presenta per supportare la sua soluzione, di un padre e il suo figliolo che vuole cogliere un frutto. Il padre alza nelle sue braccia il figlio che ancora non sa camminare, che cade e che fa degli sforzi disordinati; gli mostra un frutto posato davanti a lui; il bambino vuole correre a prenderlo, ma la sua debolezza è tale che cadrebbe se il padre non lo sostenesse e guidasse. È quindi solo grazie alla conduzione del padre (la Grazia di Dio) che il bambino arriva al frutto che sempre suo padre gli offre; ma il bambino non sarebbe riuscito ad alzarsi se il padre non l’avesse sostenuto, non avrebbe visto il frutto se il padre non glielo avesse mostrato, non sarebbe potuto avanzare senza la guida del padre, non avrebbe potuto prendere il frutto se il padre non glielo avesse concesso. Cosa potrà arrogarsi il bambino come sua autonoma azione? Malgrado nulla avrebbe potuto compiere con le sue forze senza la Grazia, ha pertanto fatto qualcosa.Ad una concezione estremamente volontaristica del libero arbitrio aderì tuttavia Giovanni Calvino, che radicalizzò il concetto di predestinazione fino a interpretarlo in un senso rigorosamente determinista. È la Provvidenza a guidare gli uomini, indipendentemente dai loro meriti, sulla base della prescienza e onnipotenza divina. L'uomo tuttavia può ricevere alcuni "segni" del proprio destino ultraterreno in base al successo o meno ottenuto nella propria vita politica ed economica.Il pensiero moderno ha assunto una visione razionalista con Cartesio che definiva la libertà non come un puro e semplice «libero arbitrio d'indifferenza»  ma come impegnativa scelta concreta di cercare la verità tramite il dubbioMentre però Cartesio si arenò nella duplice accezione di res cogitans e res extensa, attribuendo assoluta libertà alla prima e passività meccanica alla seconda, Spinoza cercò di conciliarli riprendendo il tema stoico di un Dio immanente alla Natura, dove tutto avviene secondo necessità. La libera volontà dell'uomo dunque non è altro che la capacità di accettare la legge universale ineluttabile che domina l'universo. La libertà non sta nell'arbitrio, ma nell'assenza di costrizioni che consente ad esempio a una pianta di svilupparsi secondo le sue leggi: «Tale è questa libertà umana, che tutti si vantano di possedere, che in effetti consiste soltanto in questo: che gli uomini sono coscienti delle loro passioni e appetiti e invece non conoscono le cause che li determinano». Leibniz cercò di darne una connotazione positiva dopo quanto espresso su questo tema da Spinoza, osservando che «quando si discute intorno alla libertà del volere o del libero arbitrio, non si domanda se l'uomo possa far ciò che vuole, bensì se nella sua volontà vi sia sufficiente indipendenza». Pur accettando l'idea della libertà come semplice autonomia dell'uomo, accettazione di una legge che egli stesso riconosce come tale, Leibniz voleva nel contempo mantenere la concezione cristiana della libertà individuale e della conseguente responsabilità. Per questo scopo egli concepiva la libertà fondata metafisicamente sulla "monade": nel senso che ogni individualità, pur essendo un'"isola" completamente separata dalle altre, compirebbe "liberamente" atti che si incastrano come pezzi di un mosaico negli atti corrispondenti delle altre monadi, in un tutto che è l'"armonia prestabilita" da Dio. Il libero arbitrio non è indifferenza per Leibniz, ma «determinazione secondo quanto la ragione considera il meglio»..Sul piano etico il libero arbitrio verrebbe a scontrarsi con il determinismo, ossia l'idea che tutte le cose che accadono nel presente e nel futuro siano una conseguenza necessaria causata dagli eventi precedenti. Il compatibilismo (anche detto determinismo morbido) ammette tuttavia che l'esistenza del libero arbitro sia compatibile con il fatto che l'universo sia deterministico, mentre all'opposto l'incompatibilismo nega questa possibilità. Il determinismo forte è una versione dell'incompatibilismo che accetta che tutto sia determinato anche le azioni e la volontà umane. Illibertarismo (in inglese, Libertarianism) si accorda con il Determinismo forte solo nel rifiutare il compatibilismo; ma i libertari accettano l'esistenza di un certo libero arbitrio insieme con l'idea che esistano alcune cose indeterminate. L'argomento standard contro l'esistenza del libero arbitrio si baserebbe su due opzioni: o il determinismo è vero, o l'indeterminismo è vero. Queste due posizioni esaurirebbero le possibilità logiche da contemplare. Se il determinismo fosse vero noi non saremmo liberi. Se l'indeterminismo fosse vero, le nostre azioni sarebbero casuali e la nostra volontà mancherebbe di controllo per essere comunque moralmente responsabili.Fino a poco più di un secolo fa la comunità scientifica, in cui predominava il positivismo, credeva fermamente in un universo deterministico, ciò sostanzialmente significava che date le condizioni iniziali di un processo fisico, cioè note un certo numero di informazioni sufficienti, si era in grado di conoscerne l'esito e lo sviluppo con accuratezza assoluta, ovvero con certezza. Con l'avvento delle prime conoscenze in campo atomico e in seguito quantistico, in particolare con il principio di indeterminazione di Heisenberg, la scienza è stata eletta ad argomento principe in favore della possibilità reale dell'indeterminismo come regolatore dell'universo. Alla concezione deterministica, propria della meccanica classica si è così affiancata una concezione stocastica, basata sulla meccanica quantistica in grado di predire eventi solo in termini di probabilità, che non è più frutto di una incompleta conoscenza del sistema fisico ma una caratteristica intrinseca del mondo quantistico. Poiché l'essere umano è un complesso sistema fisico composto da molecole che fanno uso di reazioni chimiche, fisiche, proprio come ogni altro sistema fisico nell'universo, dunque ritenuto soggetto alle stesse leggi della fisica che conosciamo, sorge il problema di stabilire se tali reazioni materiali siano l'effetto o piuttosto la causa della sua volontà. In particolare, il cervello umano sfrutta una serie di reazioni chimiche e chimico-fisiche che generano i campi elettrici e magnetici tramite i quali avviene la comunicazione dei neuroni, quindi la decisione volontaria di un individuo potrebbe determinare queste reazioni, regolate a loro volta da leggi fisiche ben precise, oppure esserne determinato. Secondo una concezione monistica, il comportamento di una persona sarebbe regolato dalla casualità quantistica, se così fosse significherebbe che la libertà individuale in quanto tale verrebbe a crollare poiché frutto di leggi fisiche non controllabili se non in termini di probabilità e dunque completamente dettate dal caso. Anche nel caso in cui le stesse leggi fisiche fossero interpretate con la fisica classica e quindi risultassero deterministiche, si vedrebbe di nuovo venir meno la libertà della "scelta", in quanto conseguenza di una complessa serie di processi fisici, e anche qui il libero arbitrio verrebbe a cadere. All'interno di questa concezione rimarrebbero solamente due possibilità:
  • l'interpretazione deterministica della natura, secondo la quale sono solo le leggi fisiche a dettare i comportamenti umani
  • l'interpretazione indeterministica, per cui ogni evento è dettato dal caso e le scelte individuali sono la naturale conseguenza di questi processi casuali
Una persona sarebbe quello che è in base alle proprie azioni, un uomo viene giudicato colpevole o innocente secondo le proprie scelte, dunque il problema del libero arbitrio continua a presentarsi e a porre delle domande: "Possiamo prevedere i comportamenti umani?", "Le scelte sono solo il frutto di leggi fisiche deterministiche o di leggi quantistiche e in definitiva regolate dal caso?" In entrambi i casi non rimarrebbe molto spazio per il libero arbitrio. Contro questo modo riduzionistico di considerare l'essere umano ha preso posizione il filosofo della scienza Karl Raimund Popper, che attaccando il cosiddetto determinismo genetico, il neodarwinismo, e la sociobiologia, ha affermato l'autonomia della mente e la sua azione causale nei confronti del cervello e delle sue componenti genetiche. Popper si considera dualista ma non alla maniera di Cartesio, sostenendo che tra i fenomeni mentali e quelli fisici permane una forte dose di incertezza che garantisce l'esistenza del libero arbitrioepifenomenismo è ancora un'altra sfida per ogni concetto d´un libero arbitrio umano. Il biologo e pensatore inglese Thomas Henry Huxley ha proposto prima nell'Ottocento che tutti i pensieri coscienti, siano un fenomeno secondario, senza alcun potere causale, che accompagnano i processi fondamentali nel sistema nervoso dell'uomo. Recentemente, l´epifenomenismo dei fenomeni mentali è stato avvalorato da argomenti che si riferiscono ad osservazioni dalla vita comune degli uomini. Alcuni esempi:
  • Un pensiero che non viene in mente come una trovata spontanea, non si può pensare. Infatti, esso sembra di non esistere, perché ne non si abbia più una traccia di coscienza in mente. Anche nostra lingua riferisce a questo fatto: è il pensiero, che viene in mente, che diventa cosciente, non è "evocato" da un'entità cosciente o cartesiana
  • Nessuno vuole dimenticare qualcosa. Dimenticare un'informazione è sempre una vicenda che l´uomo subisce senza il potere di evitarlo. Non è possibile di ricordarsi di un'informazione dimenticata attivamente, perché nessuno sa dov´è nascosta (come sarebbe il caso quando una cosa fosse stata nascosta attivamente).
  • Non è possibile di controllare il flusso di coscienza (oppure il flusso dei pensieri descritto per esempio nel romanzo Ulisse di James Joyce). Nella sequenza dei pensieri non si può osservare che un pensiero cosciente 'chiama' il suo successore. Ogni pensiero viene in mente all´improvviso, senza preparazione attiva. Una tale preparazione richiederebbe che il pensiero finale venga selezionato durante una considerazione razionale da un grande numero di pensieri possibili, di cui -viceversa- la maggioranza vengono rifiutati. Tale considerazione non è più possibile sul livello dei pensieri stessi, dietro di loro non può essere un altro livello di coscienza.
Quindi, il flusso di coscienza, stando a queste argomentazioni, è un prodotto senza il potere di cambiare gli eventi: ciò che provoca le nostre azioni non è la coscienza, che è un epifenomeno, ma qualcos'altro. Ci sono buoni argomenti che questo agente debba essere il cervello Siccome ogni trovata dev´essere "accettata" dalla persona cosciente com'è generata dall´agente, senza alcun potere di influire i processi della loro generazione, è in verità irrilevante se questi processi del cervello siano determinati completamente o se siano liberi in qualsiasi modo. La persona non ha la capacità di servirsi liberamente del "generatore" della sua coscienza. Conseguentemente ogni volontà individuale potrebbe anche un contenuto fenomenico generato dal cervello, il quale invece agisce inconsciamente.

sabato 28 febbraio 2015

La religione e la politica.

 

1. La missione della Chiesa nel mondo
La salvezza che ci ha guadagnato Cristo, e quindi la missione della Chiesa, riguarda l’uomo nella sua integrità: sia come singolo che come persona inserita nella società. Per questa ragione, quando la Chiesa propone la sua dottrina sociale, non solo non si scosta dalla sua missione, ma la compie fedelmente. Del resto, l’evangelizzazione non sarebbe autentica, se non tenesse conto del rapporto tra il Vangelo e l’azione, sia a livello individuale che sociale. La Chiesa vive nel mondo ed è logico, e necessario, che si rapporti con esso in modo adeguato, rispettando la struttura e la finalità delle diverse organizzazioni umane.
Pertanto la Chiesa ha la missione, che è anche un diritto, di occuparsi dei problemi sociali; e quando lo fa «non può essere accusata di oltrepassare il suo campo specifico di competenza e, tanto meno, il mandato ricevuto dal Signore».
Missione della Chiesa in questo ambito non è soltanto di proporre norme etiche, ma anche di mostrare la dimensione evangelica della vita sociale, secondo la verità tutta intera sull’uomo, di insegnare i comportamenti coerenti con tale verità e di incoraggiare a viverli.
Tra vita cristiana e promozione umana c’è una stretta relazione: un nesso antropologico, un vincolo teologico e un dovere di carità. Una tale armonia non crea confusione: il fine della condotta cristiana è l’identificazione con Cristo che porta la vera liberazione, la liberazione dal peccato, che esige l’impegno per le altre liberazioni. Questa distinzione garantisce l’autonomia delle realtà terrene.
Gli insegnamenti del Magistero in questo campo non si estendono, pertanto, agli aspetti pratici, né propongono soluzioni per  l’organizzazione della società, questo non fanno parte della sua missione. Questi insegnamenti mirano soltanto alla formazione delle coscienze; non ostacolano l’autonomia delle realtà terrene.
Così, dunque, non compete alla Gerarchia di assumere una funzione diretta nell’organizzazione della società; suo compito, invece, è quello di insegnare e interpretare in modo autentico i principi morali in questo campo. Pertanto la Chiesa ammette ogni sistema sociale in cui si rispetta la dignità umana. I fedeli, da parte loro, debbono accogliere gli insegnamenti del Magistero in materia sociale con l’adesione della intelligenza, della volontà e delle opere (cfr. Lc 10, 16; Catechismo , 2032 e 2037).
2. Le relazioni fra la Chiesa e lo Stato
La religione e la politica sono due ambiti diversi ma non separati, perché l’uomo religioso e il cittadino sono la stessa persona con impegni sia religiosi che sociali, economici e politici. È  necessario, tuttavia, che «imparino i fedeli a distinguere accuratamente fra i diritti e i doveri, che loro incombono in quanto sono aggregati alla Chiesa, e quelli che loro competono in quanto membri della società umana. Cerchino di metterli in armonia fra loro, ricordandosi che in ogni cosa temporale devono essere guidati dalla coscienza cristiana, poiché nessuna attività umana, neanche in materia temporale, può essere sottratta al dominio di Dio. Nell’epoca nostra è sommamente necessario che questa distinzione e nello stesso tempo questa armonia risplendano nel modo più chiaro possibile nella maniera di agire dei fedeli»[5] . Si può dire che in queste parole si riassume il modo in cui i cattolici devono vivere l’insegnamento del Signore: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» ( Mt 22, 21).
Le relazioni fra la Chiesa e lo Stato comportano, pertanto distinzione senza separazione, unione senza confusione (cfr. Mt 22, 15-21 e parall.). Le relazioni saranno corrette e fruttuose se obbediscono a tre principi fondamentali: accettare l’esistenza di un ambito etico che precede e informa la sfera politica; distinguere la missione della religione e quella della politica; favorire la collaborazione fra i due ambiti.
a) I valori morali debbono informare la vita politica
La posizione dello “Stato etico”, che pretende di dettare il comportamento morale dei cittadini, è una teoria ampiamente rifiutata, perché può portare al totalitarismo o almeno implica una tendenza marcatamente autoritaria. Allo Stato non compete dire ciò che è bene e ciò che è male. Suo compito è invece quello di ricercare e promuovere il bene comune. Per fare questo, a volte, avrà bisogno di stabilire alcune regole circa il comportamento dei cittadini.
Il rifiuto di uno “Stato etico”, tuttavia, non deve portare all’errore opposto cioè la “neutralità” morale dello Stato stesso, perché in realtà essa non esiste né potrà mai esistere. Infatti, i valori morali indicano i criteri che favoriscono lo sviluppo integrale della persona; questo sviluppo, nella sua dimensione sociale, fa parte del bene comune terreno; e il principale responsabile del bene comune è lo Stato. Fra le altre cose, lo Stato favorisce il comportamento morale delle persone, almeno nella vita sociale.
b) La Chiesa e lo Stato si differenziano per la natura e per i fini
La Chiesa ha ricevuto da Cristo il mandato apostolico: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19). Con la sua dottrina e con la sua attività apostolica, la Chiesa contribuisce al retto ordinamento delle cose temporali, perché servano all’uomo per raggiungere il suo fine ultimo e non allontanarsene.
I mezzi che la Chiesa utilizza per compiere la sua missione sono, anzitutto, spirituali: la predicazione del Vangelo, l’amministrazione dei sacramenti e la preghiera ma ha anche bisogno di utilizzare mezzi materiali, secondo la natura dei suoi membri che sono persone umane (cfr. At 4, 32-37; 1 Tm 5, 18); questi mezzi devono essere sempre conformi al Vangelo. Inoltre, per compiere la sua missione nel mondo, la Chiesa ha bisogno di essere indipendente, senza condizionamenti di carattere politico o economico (cfr. Catechismo , 2246; Compendio della Dottrina sociale della Chiesa , 426).
Lo Stato è una istituzione che deriva dalla natura sociale dell’uomo. Il suo fine è il bene comune temporale della società civile; è un bene non solo materiale ma anche spirituale, perché i membri della società sono persone con corpo e anima. Il progresso sociale richiede, oltre che mezzi materiali, molti altri beni di carattere spirituale: la pace, l’ordine, la giustizia, la libertà, la sicurezza, ecc. Questi beni sono raggiungibili solo mediante l’esercizio delle virtù sociali, che lo Stato deve promuovere e tutelare (per esempio, la moralità pubblica).
La distinzione fra l’ambito religioso e quello politico implica che lo Stato non goda di “sacralità” né abbia il compito di guidare le coscienze. Il fondamento morale della politica si trova al di fuori di essa. D’altra parte la Chiesa non possiede potere di indicare nulla in campo politico in quanto la appartenenza ad essa, dal punto di vista civile, è volontaria, il suo potere è di carattere spirituale e non propone nessuna soluzione di tipo politico. Lo Stato e la Chiesa svolgono funzioni distinte. Questo comporta libertà religiosa e sociale.
Da qui derivano due importanti diritti: il diritto alla libertà religiosa che consiste nella non interferenza da parte dello Stato in materia religiosa, e il diritto alla libertà di attuazione dei cattolici riguardo alla gerarchia in materia temporale, anche se con l’obbligo di seguire gli insegnamenti del Magistero (cfr. CIC, 227). Inoltre la Chiesa, «predicando la verità evangelica e illuminando tutti i settori dell’attività umana con la sua dottrina e con la testimonianza resa dai cristiani, rispetta e promuove anche la libertà politica e la responsabilità dei cittadini».
c) La collaborazione fra la Chiesa e lo Stato
La distinzione tra la Chiesa e lo Stato non comporta – come si è detto – la loro totale separazione, né che la Chiesa debba ridurre la propria azione all’ambito privato e spirituale. Sicuramente la Chiesa «non può e non deve mettersi al posto dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia». In questo senso, la Chiesa ha il diritto e il dovere di «insegnare la sua dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la sua missione tra gli uomini e dare il suo giudizio morale, anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime».
Così, per esempio, la Chiesa può e deve indicare quando una legge è ingiusta in quanto contraria alla legge naturale (ad esempio leggi sull’aborto o il divorzio), o che determinate consuetudini o situazioni sono immorali, anche se permesse dalle leggi civili, o che i cattolici non devono dare il loro appoggio a persone o partiti che si propongano obiettivi contrari alla legge di Dio, e pertanto alla dignità della persona umana e al bene comune.
Sia la Chiesa che la politica – che si esprime attraverso le varie istituzioni o i partiti –, anche se a titolo diverso, sono al servizio dell’uomo e «svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti, in maniera tanto più efficace quanto meglio coltivano una sana collaborazione tra di loro». Se la comunità politica (ossia, la società presa nel suo insieme: governanti e governati di un determinato Stato) ignora la Chiesa, si pone in contraddizione con se stessa, poiché ostacola l’esercizio di diritti e di doveri di una parte dei cittadini, in concreto dei fedeli cattolici.
I metodi pratici di regolare queste relazioni possono variare a seconda delle circostanze: per esempio, non saranno gli stessi nei paesi di tradizione cattolica e in altri nei quali la presenza dei cattolici è minoritaria.
Un aspetto essenziale che si deve curare sempre è la salvaguardia del diritto di libertà religiosa. Vegliare sul rispetto di questo diritto vuol dire vegliare sul rispetto dell’intero ordine sociale. Il diritto alla libertà sociale e civile in materia religiosa è la fonte e la sintesi di tutti i diritti dell’uomo.
In molti paesi la Costituzione (o il sistema di leggi fondamentali che regolano il sistema di governo di uno Stato) garantisce la libertà religiosa dei cittadini e dei gruppi; attraverso questo canale, anche la Chiesa trova la libertà sufficiente per adempiere la sua missione e uno spazio per svolgere le sue iniziative apostoliche.
Inoltre, quando è possibile, la Chiesa fa in modo da stabilire accordi con lo Stato, in genere chiamati Concordati, nei quali si stabiliscono alcune soluzioni concrete per le materie di interesse comune: libertà di azione della Chiesa e delle sue istituzioni, convenzioni in materia economica, giorni festivi, ecc.
3. Regole sulle questioni miste
In alcune materie (chiamate questioni miste), sia lo Stato che la Chiesa debbono intervenire in base alle loro rispettive competenze e finalità: sono l’educazione, il matrimonio, le comunicazioni sociali, l’assistenza ai bisognosi. Per queste materie è particolarmente necessaria la collaborazione, in modo che ognuno possa adempiere la propria missione senza impedimento da parte dell’altro.
a) Compete alla Chiesa regolare il matrimonio dei suoi fedeli, anche nei casi in cui è cattolico uno solo dei contraenti. Questo perché il matrimonio è un sacramento e compete alla Chiesa stabilire le norme per amministrarlo. Compete, invece, allo Stato regolarne gli effetti civili: regime dei beni fra gli sposi, ecc. (cfr. CIC, 1059). Lo Stato ha il dovere di riconoscere ai cattolici il diritto di contrarre matrimonio canonico.
b) L’educazione dei figli – anche in materia religiosa – compete ai genitori per diritto naturale; sono loro che devono stabilire il tipo di insegnamento che desiderano per i loro figli e i mezzi dei quali si serviranno per questo fine (scuola, catechesi, ecc.). Laddove non sia sufficiente l’iniziativa dei genitori o dei gruppi sociali, lo Stato devesussidiariamente istituire proprie scuole, sempre rispettando il diritto dei genitori circa l’orientamento dell’educazione dei figli.
In questo diritto è incluso quello di promuovere e gestire scuole in proprio. Tenendo conto della funzione sociale di queste scuole, lo Stato le deve riconoscere e sovvenzionare. I genitori hanno anche il diritto che i figli ricevano nelle scuole – statali o no – un insegnamento che concordi con le loro convinzioni religiose.
Compete allo Stato dettare le norme necessarie all’insegnamento (livelli, titoli, garanzie per l’accesso, requisiti per il riconoscimento, ecc.). Lo Stato non può invece pretendere di esercitare, sia pure indirettamente, il monopolio sull’insegnamento (cfr. CIC, 797).
Compete alla Chiesa stabilire e vigilare su tutto ciò che si riferisce all’insegnamento della religione cattolica: programmi, contenuti, testi, idoneità degli insegnanti. È  parte della potestà di magistero che compete alla Gerarchia, e quindi un diritto della Chiesa difendere e garantire la propria identità e l’integrità della dottrina. Pertanto, nessuno può ergersi a maestro di dottrina cattolica (nelle scuole di qualsiasi livello) se non con l’approvazione dell’autorità ecclesiastica (cfr. CIC, 804-805).
La Chiesa ha anche il diritto di stabilire propri centri di insegnamento (ufficialmente cattolici), e che questi siano riconosciuti e ricevano le sovvenzioni pubbliche alle stesse condizioni degli altri centri non statali, senza per questo dover rinunciare alla identità cattolica o alla loro dipendenza dall’autorità ecclesiastica (cfr. CIC, 800).
c) La Chiesa ha anche il diritto di promuovere iniziative sociali (ospedali, mezzi di comunicazione, orfanotrofi, centri di accoglienza) coerenti con la sua missione, che lo Stato riconoscerà alle stesse condizioni (esenzioni fiscali, titoli di studio degli insegnanti, sovvenzioni, collaborazione di volontari, possibilità di ricevere donativi, ecc.) delle altre iniziative di questo tipo promosse da entità non pubbliche.
4. Laicità e laicismo
Un tema di grande attualità è la distinzione tra laicità e laicismo. Per laicità s’intende che lo Stato è autonomo rispetto alle leggi ecclesiastiche. Il laicismo, invece, propugna l’autonomia della politica dall’ordine morale e dallo stesso disegno divino, e tende a relegare la religione alla sfera assolutamente privata. In questo modo si calpesta il diritto alla libertà religiosa e si pregiudica l’ordine sociale (Cfr. Si deve inoltre sottolineare che è illusorio e ingiusto chiedere ai fedeli di comportarsi in politica “come se Dio non esistesse”. Illusorio, perché tutte le persone si comportano in base alle loro convinzioni (culturali, filosofiche, politiche, ecc.), collegate o no a una fede religiosa; sono convinzioni che influiscono sul comportamento sociale dei cittadini. Ingiusto, perché i non cattolici vivono secondo le proprie dottrine indipendentemente dalla loro origine. Comportarsi in politica in accordo con la propria fede, se rispetta la dignità delle persone, non significa pretendere che la politica si assoggetti alla religione: significa che la politica è al servizio della persona e, pertanto, deve rispettare le esigenze morali, e questo vuol dire che deve rispettare e favorire la dignità di ogni essere umano. Allo stesso modo, vivere l’impegno politico avendo motivazioni superiori rispetta perfettamente la natura dell’uomo, ne stimola l’impegno e produce risultati migliori.
5. Il pluralismo in ambito sociale dei cattolici
Tutto ciò che abbiamo detto concorda con il legittimo pluralismo dei cattolici nell’ambito sociale. Infatti gli stessi obiettivi si possono conseguire per vie diverse; pertanto è ragionevole un pluralismo di opinioni e di comportamenti per raggiungere un obiettivo sociale. È  naturale che i sostenitori di questa o quella posizione cerchino legittimamente di proporla. Tuttavia nessuna opzione ha la garanzia di essere l’unica adeguata – fra l’altro perché la politica lavora in gran parte su posizioni opinabili: è l’arte di fare il possibile – . Ancor meno, nessuna posizione può pretendere di essere l’unica che risponda alla dottrina della Chiesa Per questa ragione, tutti i fedeli, specialmente i laici, hanno il diritto che nella Chiesa venga riconosciuta la loro legittima autonomia nel gestire le questioni temporali secondo le proprie convinzioni e le proprie preferenze, sempre che siano in accordo con la dottrina cattolica. Hanno poi il dovere di non coinvolgere la Chiesa nelle loro decisioni personali e nelle loro azioni sociali, e devono evitare di presentare tali soluzioni come soluzioni cattoliche. Il pluralismo non è un male minore, ma un elemento positivo – come la libertà – della vita civile e religiosa. È  preferibile accettare le diversità negli aspetti temporali, che ottenere una presunta efficacia uniformando le opzioni a scapito della libertà personale. Il pluralismo, tuttavia, non va confuso col relativismo etico. Non solo, ma un autentico pluralismo richiede un insieme di valori a supporto dei rapporti sociali.  Il pluralismo è moralmente ammissibile finché si tratti di decisioni ordinate al bene delle persone e della società; non lo è, invece, se la decisione è contraria alla legge naturale, all’ordine pubblico e ai diritti fondamentali delle persone (cfr.Catechismo, 1901). Evitati questi casi estremi, è bene sostenere il pluralismo nelle materie temporali perché è un bene per la vita personale, sociale ed ecclesiale.

lunedì 23 febbraio 2015

paradosso teologico

Prima di pubblicare questo post vorrei chiarire la mia posizione. Da sempre mi sono considerato ricercatore della verita` perche`ritengo che l`uomo piu` ha la possibilita` di informarsi maggiore sara` la comprensione degli argomenti che lo riguardano da vicino. Per questo ci tengo a chiarire che il mio non e` un attacco alla Chiesa (come qualcuno mi ha detto) ma bensi tento di chiarire la posizione della Chiesa Cattolica proprio nel tentativo di risvegliarmi e risvegliarvi dalla prigionia dei vecchi dogmi che oramai non dovrebbero avere alcun valore. Non e` un discorso che riguarda solo la religione prendiamo per esempio la storia, alla luce di cio` che i ricercatori hanno scoperto sarebbe completamente da riscrivere ma nessuno ha il coraggio di farlo per non sconvolgere talune convinzioni che andrebbero completamente debellate dalla mente collettiva che si autolimita non progredendo. Le menti intelligenti devono avere una visione delle cose molto ampia accettando il cambiamento che non deve mettere paura ma rassicurare. L`ignoranza e` nemica della liberta`.Detto questo pubblico un post assai interessante prendendo spunto dalle contraddizioni che col paradosso, in questo caso teologico, ci dovrebbe indurre a riflessione.

Un paradosso teologico è un tipo di paradosso relativo a una data teologia, che individua o tenta di individuare una incongruità circa le asserzioni da essa formulate. I paradossi possono vertere sia sugli attributi divini, sia sulle verità dogmatiche di quella determinata religione, ma possono a loro volta appartenere anche ad altre categorie di paradossi, come quelli filosoficiL'applicazione più frequente di questi paradossi è atta a evidenziare le possibili incongruità logiche dell'impianto dogmatico, per porre dubbi sulla divinità oggetto di fede o mettere in crisi le convinzioni religiose; premessa maggiore affinché tali paradossi trovino fondamento è che tale impianto teologico, ovviamente, si rifaccia alle leggi della logica
  • Enunciato: essendo Dio onnipotente, può fare ogni cosa.
  • Paradosso: può Dio creare qualcosa su cui non avere potere?
Sia che si risponda sì alla domanda, sia che si risponda no, si dimostrerebbe che Dio non è onnipotente, o perché non è in grado di creare un simile oggetto, o perché non è in grado di intervenire su di esso. Questo paradosso vuole mostrare la contraddittorietà della qualità "onnipotenza" attribuita a Dio. Essendo Dio dotato di propria volontà e potendo tutto, può anche decidere di autolimitarsi (come fa, per esempio, permettendo il libero arbitrio). Quindi Dio potrebbe creare qualcosa e poi porre dei limiti alla propria onniscienza e onnipotenza, come appunto accade con il libero arbitrio umano: pur essendo onnipotente Dio limita sé stesso per attribuire responsabilità e libertà ai singoli. 
  • Enunciato: in quanto onnisciente Dio conosce ogni cosa.
  • Paradosso: può Dio sapere qualcosa di cui stabilisce che non si possa sapere nulla?
Supponiamo, infatti, che esista un insieme non vuoto "V" di tutte le possibili verità. Per ogni sottoinsieme S di V, e per un fissato elemento v di V, una delle due seguenti affermazioni deve essere vera:
  • L'elemento v appartiene a S .   
  • L'elemento v non appartiene a S.
Dunque, per ogni sottoinsieme S di V abbiamo definito una verità (la quale afferma appunto che v appartiene - oppure non appartiene - a S). Evidentemente, la famiglia di tutte queste verità è in corrispondenza biunivoca con l'insieme delle parti diV, e pertanto ne ha la stessa cardinalità. Inoltre, in quanto appunto costituita di verità, questa famiglia dovrebbe essere contenuta in V (poiché tale insieme per definizione contiene tutte le verità). Tuttavia, un noto risultato della teoria degli insiemi asserisce che l'insieme delle parti di un qualunque insieme V ha sempre cardinalità strettamente maggiore a quella di V. Ne segue in particolare che pure la famiglia di verità appena costruita avrà cardinalità maggiore di V, e dunque non potrà essere contenuta in esso. Perciò "V" non può essere l'insieme di tutte le verità. In modo analogo al precedente paradosso, il paradosso dell'onniscienza mostra la non-consistenza di un'attribuzione fondamentale di Dio. In termini matematici, l'ente di tutte le verità non è propriamente un insieme, nel senso che per esso non sono validi gliassiomi di Zermelo - Fraenkel. Questo paradosso, dunque, non fornirebbe una contraddizione, bensì la dimostrazione del fatto che l'oggetto formato da tutte le verità non è un insieme ma una classe propria. Essendo onnisciente Dio conosce quali sono le influenze sul futuro di certe decisioni, ma è l'uomo (a cui il futuro stesso è affidato) che le crea, decidendo quello che accadrà; Dio già conosce quali saranno i prodotti delle scelte sbagliate o meno della persona, ma non interviene,rispettando il libero arbitrio umano, perché solo nella libertà si ha la pienezza della scelta. 
  • Enunciato: in quanto onnipotente Dio può fare ogni cosa e in quanto onnisciente Dio conosce ogni cosa.
  • Paradosso: può Dio fare qualcosa di diverso di quello che già sa che farà?
In quanto onnisciente, Dio conosce il futuro, quindi sa quale azione compirà, per esempio, tra mille anni. Raggiunto quel momento, Dio non può decidere di non fare quella azione o di compierne un'altra differente, quindi non è onnipotente. Questo paradosso vuole confutare la possibilità di un intervento arbitrario sull'universo, tramite l'onnipotenza, di un dio che sia dotato anche dell'onniscienza. Dio vive al di fuori dello spazio e del tempo, egli stesso li ha creati e ne ha il dominio. Le azioni di Dio sono fuori dal tempo, la venuta di Cristo prima come l'apocalisse poi, sono avvenute e avverranno solo quando Dio deciderà, non hanno una data prefissata. Dio è onnisciente dunque conosce quali sono le conseguenze sul futuro delle libere decisioni dell'uomo che è il solo artefice del proprio futuro; Dio quindi già conosce quali saranno i prodotti delle scelte sbagliate o meno della persona e decide in base a quanto l'uomo ha liberamente scelto. Un esempio: Adamo ed Eva di fronte all'albero della conoscenza potevano decidere se obbedire o non obbedire a Dio mangiando o non mangiando il frutto proibito. In base alla loro libera scelta l'Onnipotente prenderà la sua decisione e nel caso in questione sarà la cacciata dei progenitori dall'Eden.
  • Enunciato: Essendo Dio "infinitamente buono" o puro bene, non potrà mai causare o essere il male; essendo Dio "onnipresente" è presente in ogni cosa, in ogni momento, e in ogni luogo; essendo Dio "onnipotente" può vincere contro ogni forza antagonista.
  • Paradosso: Assumendo l'esistenza del male in senso cristiano, o Dio non è onnipresente (altrimenti il diavolo sarebbe una sua parte), o Dio non è onnipotente (in quanto il diavolo esiste senza che sia sconfitto), o Dio non è infinitamente buono (poiché il diavolo sarebbe una creazione di Dio).
L'argomento del paradosso costituisce l'oggetto della disciplina teologica tradizionale chiamata teodiceaIl paradosso - o questione dell'esistenza del Male - si può enunciare anche come la contraddizione stretta tra due soli principi: quello di onnipotenza e di bontà di Dio, senza attribuire alcuna rilevanza alla questione della "presenza". In tal caso la contraddizione ha solo due termini. Il diavolo (o il male) e Dio vengono così presi in considerazione solo in quanto "princìpi causali" indipendentemente da altre loro eventuali caratteristiche. In quest'ultimo caso le considerazioni o confutazioni centrate sulla questione della "onnipresenza" non sono valide. Una proposta di confutazione comune di questo paradosso riguarda la definizione del "male". È la questione che occupa più di frequente il dibattito teologico. L'obiezione più frequente è che il male è legato al "libero arbitrio" e non sarebbe possibile senza questo. Il libero arbitrio sarebbe la proprietà per cui la volontà di certe creature dipende solo da sé stessa, e non da Dio. È facile riconoscere in questa idea una riformulazione del paradosso stesso piuttosto che una vera risposta. In senso logico causale, infatti: 1) Ha un significato affermare che una cosa, benché creata da Dio, in nessun modo dipende da Dio? 2) Il fatto di creare un essere dotato di capacità intrinseca di fare il male, e che quindi potrebbe dannarsi, non potrebbe essere di per sé essere già considerata una azione malvagia (in quanto deliberatamente pericolosa e gratuita)? 3) L'essere a conoscenza in anticipo di ogni azione che verrà compiuta nel presente e nel futuro dall'uomo, incluse le azioni malvagie e le conseguenze, non dovrebbe spingere un essere infinitamente buono come Dio a collocare direttamente tale essere in Paradiso o all'Inferno, piuttosto che fargli attraversare un'esistenza già nota? In generale: il libero arbitrio è il concetto che viene più spesso portato a confutazione del paradosso, ma questo stesso concetto è opinabile e a sua volta paradossale. L'idea che il "libero arbitrio" esista, o che la sua eventuale esistenza sia "buona", costituiscono assiomi indimostrabili, e non sono pertanto accettati da tutti. Infine, si osserva che la definizione di "male" dovrebbe essere consistente con la pratica (per esempio, tutti cercano di curare le malattie o di difendersi dalle catastrofi naturali, non considerano "male" solo le azioni prodotte da esseri umani) perciò è comunque difficile trovare una definizione di "male" che racchiude solo cose generate dal libero arbitrio, tralasciando per esempio il caso o la natura, che si assume creata da Dio stesso, e mantenere allo stesso tempo una coerenza logica di discorso. 
  • Relative all'onnipresenza di Dio. L'onnipresenza di Dio non limita la sua dimensione all'universo: un dio potrebbe esistere in un numero maggiore di dimensioni spaziali rispetto all'universo e quindi essere onnipresente senza che il Diavolo ne sia una sua parte. Inoltre non è detto che Dio sia onnipresente; ad esempio nel cristianesimo Dio è inteso come omni-agente, ma non onnipresente: ciò che Dio ha creato, ad esempio, non è considerato una sua "parte".
  • Relative all'esistenza o definizione di male. Un altro problema del paradosso è la definizione di male: supponendo come definizione di male morale il risultato delle azioni delle creature (comprendendo sia l'uomo che il Diavolo) dirette contro Dio, allora Dio non è responsabile del male morale, bensì lo sono le sue creature. Se il male morale non è "creato da Dio", ma manifestato da esseri dotati di libero arbitrio, il paradosso non è più tale.
  • Il male è permesso da Dio in quanto avendo dotato l'uomo di libero arbitrio nella possibilità di scelta al bene deve per forza esserci ,in modo reale,il suo opposto,infatti non esiste scelta cosciente e piena senza l'alternativa concreta. Il Divino ha scelto di affidare il compito di "gestire" il male, al diavolo,angelo decaduto per la sua decisione di rivoltarsi a Dio. Bene e male derivano quindi dalle scelte umane. Dio è onnipotente ma per rispettare l'autonomia decisionale non interviene, avendo appunto lasciato la piena libertà di scelta: è l'uomo che dunque decide dove indirizzare il futuro, che gli è stato consegnato.  Dio poi ha dato tutte le istruzioni all'uomo per poter scegliere in modo giusto e corretto , ma la scelta deve essere appunto libera e Dio, essendo onnisciente, conosce già in quale direzione portano le conseguenze delle diverse scelte umane.[5]Infine non si può pensare al male come semplice conoscenza senza l'esistenza reale del male stesso (sarebbe come giocare alla roulette senza la possibilità poter puntare liberamente e alternativamente o sul rosso o sul nero ) :se non ci fosse una concreta possibilità di scelta non ci sarebbe nemmeno l'esercizio pieno e completo della propria libertà, ci sarebbe solo una parvenza di libertà ,una capacità di scelta parziale e limitata.
  • In merito al problema dell'onnipresenza, si può obiettare che il Diavolo non può comunque esistere in una dimensione in cui Dio è assente, essendo Dio presente in tutte le dimensioni. Inoltre il Catechismo di Pio Xafferma cheDio è in cielo, in terra e in ogni luogo.   
    • Per quanto detto nei paragrafi sopra, i sostenitori del paradosso non considerano il concetto di "libero arbitrio" come risposta al problema del male, dal momento che l'onnipotenza è troppo "forte" come principio logico-causale, mentre la condizione di "libertà" di un'altra creatura è vista come contraddittoria.
    • Dio, essendo onnipotente in senso assoluto, avrebbe potuto lasciare la possibilità di conoscenza e scelta del bene anche in assoluta assenza del male: che umanamente si possa conoscere e definire un fenomeno solo conoscendo il suo opposto è stata una scelta di Dio. Chi contesta questa argomentazione sostiene che in realtà questa sarebbe appunto solo una semplice "conoscenza" del bene e non una "libera scelta", mentre per scegliere in modo libero e cosciente ci deve essere l'aternativa, l'opposto e non la semplice conoscenza di solo una delle due alternative quindi per lasciare il libero arbitrio all'uomo, per cui essi concludono che Dio non aveva altra scelta che permettere il male.
    • Enunciato: San Paolo nella Lettera ai Romani scriveva "Il giusto sarà salvato per la sua fede". Questa frase, secondo la Chiesa, specifica che l'uomo può salvarsi e raggiungere la salvezza grazie alle buone opere compiute in vita, il Giudizio Universale sarà il momento in cui Dio assegnerà grazia o dannazione a seconda delle gesta.
    • Paradosso: Se la salvezza del soggetto dipende dalla possibilità di scegliere autonomamente se essere dannato o no (scegliendo di compiere opere di bene), Dio non avrebbe alcuna possibilità di esercitare la sua potenza sugli uomini e gli uomini stessi sarebbero padroni esclusivi del proprio destino grazie al libero arbitrio. Tutto ciò ridurrebbe Dio a mero esecutore di una Legge superiore, ma nessuna forza o legge dovrebbe esser superiore a Dio, a meno che egli sia non onnipotente. Un dio che esista in due dimensioni temporali può essere a conoscenza di ciò che ciascuno farà e portarsi ovunque nella nostra linea temporale per raggiungere i propri scopi. Il completo libero arbitrio e la completa predestinazione è possibile in due dimensioni temporali, benché questo concetto possa essere di difficile comprensione. In realtà tale paradosso, secondo i suoi detrattori, nascerebbe principalmente da un'erronea interpretazione del passo citato. Lo stesso San Paolo scrive nella Lettera ai Romani (3, 23-24) Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Gesù Cristo. Questo passo potrebbe far pensare che tutti gli uomini saranno salvati, come ipotizzato da Hans Urs von Balthasar e Karl Rahner. La concezione di salvezza della Chiesa, a partire dalle lettere di San Paolo, non dipende dalle opere, infatti in virtù delle opere della legge nessun uomo sarà giustificato davanti a lui (Rm 3, 20), ma viene concessa gratuitamente, e sta al libero arbitrio dell'uomo accettarla o respingerla. Martin Lutero risolse questo paradosso affermando la predestinazione assoluta e l'inesistenza del libero arbitrio. Comunque non è assolutamente detto che Dio, avendo lasciato il libero arbitrio, diventi il freddo esecutore di una legge "superiore a lui stesso", dal momento che quella legge è stata decisa da lui medesimo. In effetti la formulazione stessa del paradosso non sembra in questo senso molto chiara. Piuttosto l'esistenza del libero arbitrio può mettere in luce la mancata onnipotenza di Dio, che così decide volontariamente di non influire sulle azioni umane.

Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

   Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)...