Visualizzazione post con etichetta stregoneria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta stregoneria. Mostra tutti i post

sabato 21 marzo 2015

Oggi ricorre Oestara, Sabba minore. Ma cosa sono i Sabba?



Quando la maggior parte delle persone ragiona sul tempo, da duemila anni a questa parte, ossia da quando è stato definito uno spartiacque nella misurazione e nel calcolo del suo scorrere (la presunta nascita di Cristo), lo visualizza come una lunga linea retta.
Questo tipo di visualizzazione è legata al punto di vista maschile: il patriarcato, ed è una visione radicata nella nostra cultura in conseguenza della diffusione capillare avuta dal cristianesimo.
Quando le culture agresti, non così strettamente legate al maschile, erano diffuse e vissute con più naturalezza e libertà, il tempo era misurato in cicli che, come ancora oggi avviene, si prendevano per mano come anelli di una catena o di una ruota solare che gira.
Da qui nasce il termine a molti noto di "ruota dell'anno", che in sostanza descrive il modo di concepire le otto festività solari, le quattro maggiori e le quattro minori, come fette di un cerchio, i raggi di una ruota. Questo simbolismo non è frutto del caso, dopotutto la Terra compie ogni giorno una rotazione su se stessa e una rivoluzione di tipo ellittico intorno al Sole, creando fenomeni astronomici noti come solstizi ed equinozi.
Il termine che usiamo per riferirci allo scorrere circolare del tempo - "Ruota dell'Anno" - non ci giunge però da nessuna popolazione protoeuropea, come invece avviene con in nomi delle otto tappe che questa ruota tocca girando. Nonostante infatti si tratti di ricorrenze di tipo astronomico o cultualmente legate all'agricoltura, pare che l'origine del nome sia da far risalire ai moderni anni cinquanta per mano di Ross Nichols, un druido anglosassone amico dello stesso Gerard Gardner. La posizione delle stesse feste, fissate su date ben precise, sarebbe quindi del tutto legata al secolo scorso e, ancora una volta, coincidenti con precise festività cristiane da cui, nella prima versione abbozzata e semplificata, della ruota dell'anno, trovavano il loro nome cristiano.
Nel mondo pagano e nella wicca, che ripercorre per lo più le quattro feste celtiche principali più i due solstizi e i due equinozi, la ruota dell'anno è scandita dal sopraggiungere di questi otto particolari momenti, conosciuti come “sabba”.
Il termine "sabba" con il quale ci riferiamo a queste otto feste, pare avere diverse radici etimologiche: una ebraica: Shabbath, una latina Sabbatum e una greca Sa'baton. Questi termini riportano al giorno della settimana: "sabato" che era sacro agli ebrei e al nome del pianeta Saturno: Shabbatai, che governava proprio quel giorno della settimana. Questo rendeva contrario al giorno di riposo cristiano, la domenica, governato invece dal Sole, quindi formalmente sbagliato dal punto di vista cattolico.
Poiché durante la persecuzione ebraica da parte dei cristiani che ebbe luogo immediatamente prima e durante il medio evo si cercò in ogni modo di far apparire il culto giudaico come "satanista" (quindi di fatto avversario), nel pensiero corrente subentrò l'idea di associare il termine "Sabba" (che richiamava il sabato ebraico) ad una riunione di gozzoviglie e riti orgiastici. Come leggiamo nell'intervento a cura di Ireneo Bellotta riguardante gli articoli di Alfonso Maria Di Nola tenutosi al III CONVEGNO IN ONORE DI ALFONSO MARIA DI NOLA nell'ottobre del 2006 a Grignano: "La chiesa sostituisce alla iniziale tolleranza la persecuzione e trasforma un movimento indeterminato di guaritrici e di incantatrici popolari in una congregazione di Satana, caricando sopra di essa l’odio contro gli eretici e contro gli Ebrei: non a caso l’incontro delle streghe viene chiamato Sabba, con probabile riferimento al Sabato ebraico, o sinagoga Satan, la sinagoga del demonio, con esplicito richiamo alla sede cultuale giudaica. Né a caso le streghe sono sottoposte ad una procedura processuale che è propria della persecuzione degli eretici, dei Catari, dei Musulmani, dei Fraticelli: non esiste, nella casistica canonica, un crimine di stregoneria, e gli inquisitori si appellano sempre allo stesso crimine di eresia e al trattamento penale riservato agli eretici".
Preso quindi in prestito il termine dagli ebrei per convenienza, durante la persecuzione delle streghe dal medioevo fino al tardo rinascimento, il Sabba serviva a definire l'osservanza di feste religiose pagane di origine agreste con scadenza ciclica. Ovviamente la metodologia con cui queste festività veniva svolta, ad occhi cristiani, persecuzionistici e paranoici veniva vista come bagordi e riti orgiastici e quindi strenuamente combattuta e condannata. Tuttavia c'è in effetti un altro aspetto che è stato preso come costume dalle popolazioni semitiche, ossia il fatto di celebrare i festival a partire dalla loro "vigilia". Osserviamo infatti come pressoché ognuno dei nostri sabba sia festeggiato in realtà dal giorno prima e come anche nella tradizione cristiana si parli della "Vigilia di Ognissanti", della "Vigilia della Notte S. Valpurga", della "Vigilia di Natale", della "Vigilia della Candelora". Questo avveniva sempre per il medesimo concetto dell'oscurità che precede la luce, ossia il partire in un momento pressoché antecedente a quello di costume legato ad una festività. L'usanza, come abbiamo visto di tipo ebraico, ricalca il termine shabat che proviene da ishbot, verbo che sta ad intendere letteralmente "smettere". Dal momento che la creazione del mondo, secondo gli ebrei, fu sospesa nel giorno di sabato (così come per i cristiani invece avvenne la domenica - il settimo giorno il Signore si riposò), stesso identico costume dovevano (e devono ancora adesso) tenere i fedeli, ossia sospendere ogni attività lavorativa per lo shabat. E questa sospensione, secondo la Torah sarebbe il tramonto prima del crepuscolo della vigilia del sabato.
Secondo Doreen Valiente ci sono però collegamenti etimologici nelle radici del termine Sabba che ci conducono invece a Dioniso, il signore delle danze, dell'estasi, del vino, delle feste. Egli infatti era noto come Sabadius o Sabazius e a lui erano dedicati misterici rituali orgiastici durante i quali si innalzava l'energia sessuale con l'invocazione "Sabai! O Evoi Sabat!"
Da ricerche più approfondite ho scoperto che il dio Sabadius pare sia una divinità solare frigia il cui culto aveva una strettissima relazione con quello di Cibele, la Magna Mater della città anatolica di Pessinunte, la cui religione fu molto celebre nell'antichità e si introdusse a Roma prima di tutti gli altri misteri orientali. Sabadius e Cibele, la grande Madre degli Dei, rappresenterebbero i due principi attivo e passivo, maschile e femminile che ritroviamo in tutti i culti solari, i quali probabilmente ebbero la loro prima manifestazione in Egitto, dove la più antica divinità esprimente questo concetto è Hathor, simbolo dell'ambiente dentro cui si muove ed agisce il Sole. Questo tipo di divinità può associarsi a Mitra e in alcune antiche iscrizioni questi numi sono riuniti con il titolo comune di Deus Sanctus: e così pure sembra potersi riferire a questa divinità frigia il nome di Sebasim che si trova in qualche gruppo mitraico.
Qualsiasi sia in effetti la radice etimologica certa del termine i fatti non cambiano: si credeva (e ancora si crede, ahimé) che le streghe, specialmente il sabato, usassero cospargersi il corpo di ungenti magici per volare a cavallo di scope o altri animali fino ad un raduno notturno (come ad esempio il noto Noce di Benevento) dove avrebbero danzato, gozzovigliato e banchettato con il Diavolo in persona e altri demoni e lamie, incubi e succubi. Questi incontri notturni divennero presto il fulcro delle accuse e delle confessioni estorte mediante tortura dai tribunali inquisitori ecclesiastici alle povere vittime incolpate di eresia.
Nonostante la fantasia, spesso suggerita dai pruriti dei vescovi inquisitori, di ciò che avveniva durante questi segreti incontri alla luce della luna, antropologicamente troviamo alcuni aspetti decisamente vicini alla realtà in quello che si racconta dei raduni ai sabba dell'antichità. Almeno, grazie a ciò che è arrivato a noi dai processi tenuti per stregoneria e dalla cultura pagana dell'epoca. Ho così scelto quattro punti cardine che ritengo validi di approfondimento.

I quattro punti del sabba delle streghe nel mito.

L'unguentum sabbatum
Il primo di quattro grossi aspetti che si ripercorre nei vari modi di vedere queste feste è il volo al sabba con la scopa o a cavallo di animali quali capri, becchi, gatti o cani (o anche mediante metamorfosi) ottenuto grazie all'uso di sostanze pestate ed unite a grasso animale (alcune venivano sospettate appunto di utilizzare grasso di bambini) così da formare un unguento che veniva poi spalmato sul corpo. Quello che all'epoca era considerato l’effetto di un atto di pura magia, grazie alla scoperta della farmacologia e agli studi sui componenti naturali, si è appreso essere dovuto a sostanze psicotrope di origine vegetale note come "alcaloidi" contenute in alcune piante e in alcuni funghi, le quali, se assunte per via orale o, meglio se per assorbimento attraverso l'epidermide, inducono svariati tipi di stati allucinatori tra cui anche la sensazione e l'illusione del volo.
Queste piante, tra cui la Mandragora (Mandragora officinalis - Mandragora autumnalis), la Belladonna (Atropa belladonna), lo Stramonio (Datura stramonium), il Giusquiamo (Hyoscyamus niger L.), l'Aconito (Aconitum napellus), l'Artemisia (Artemisia vulgaris e Artemisia absinthium), la Cicuta (Cicuta virosa - Conium maculatum) mescolate e pestate in precise dosi, o bruciate (come nel caso dell'Artemisia vulgaris e Artemisia absinthium) creano visioni di incredibile vividezza.
Doreen Valiente, nel suo ABC of Witchcraft sostiene, secondo gli scritti di Francis Bacon, filosofo e saggista inglese del diciassettesimo secolo che: “Gli unguenti utilizzati dalle streghe è accertato che siano costituiti da una base grasso di bambini riesumati dalle tombe uniti alla spremitura di sedano, Luparia e Cinquefoglie, mescolato con farina di granturco; ma suppongo che la sostanza soporifera sia più vicina ad una composizione di il Giusquiamo (Hyoscyamus niger L.), Cicuta (Cicuta virosa), Mandragora (Mandragora officinalis), Morella (Solanum nigrum), Belladonna (Atropa belladonna), Tabacco (Nicotiana tabacum), Oppio (Papaver somniferum), Zafferano (Crocus sativus) e foglie di Pioppo (Populus nigra)”.
La stessa Doreen riguardo il libro La Magia Sacra di Abramelin il Mago, scritto da Abraham il Giudaico per il figlio Lamech e datato 1458, nel quale troviamo una descrizione degna di nota dell’esperienza avuta dall’autore con una giovane strega austriaca di Linz, scrive: “Abraham aveva viaggiato a lungo alla ricerca della magia finché non ebbe modo di incontrare Abramelin il mago, dei quali insegnamenti parlò nel suo libro, ma prima di conoscere questo adepto, ebbe varie esperienze con molti esponenti delle arti magiche tra i quali questa strega.
La donna gli diede un unguento, con il quale si cosparse le piante dei piedi e i palmi delle mani, e la strega fece lo stesso. Così ad Abraham sembrò di riuscire a volare e arrivò così al luogo dove desiderava andare ma che non disse in nessun modo alla donna.
Sfortunatamente, non dice di cosa fosse composto questo unguento e non ci descrisse cosa vide, a parte il fatto che fosse "mirabile". L’esperienza che ebbe fu cadere in una sorta di stato di trance fuori dal corpo, dal quale si svegliò dopo alcune ore con un terribile mal di testa e un senso di malinconia. La strega gli raccontò così che cosa ebbe visto durante suo volo, ma la descrizione fu abbastanza differente da ciò che Abraham aveva sperimentato. Nel libro disse di sentirsi frastornato, era come se fosse stato "realmente e corporalmente" nel luogo che aveva visitato nella sua visione. Desiderò poter fare ulteriori esperimenti con le proprietà di questo unguento, così in un'altra occasione chiese alla donna se volesse, durante il suo volo, andare a cercare informazioni su un suo amico, del quale le disse nome e luogo dove poterlo trovare, e poter assistere da vicino a ciò che avveniva.
La strega acconsentì e procedette cospargendosi il corpo con l'unguento; nel mentre Abraham la osservò aspettandosi di vederla volare via. La donna cadde però al suolo e rimase a terra per tre ore, come morta. Abraham cominciò a temere che lo fosse davvero, ma la donna rinvenne e gli raccontò che cosa avesse visto. Il racconto della donna però non coincideva con ciò che lui sapeva del suo amico, così concluse che si trattasse semplicemente di un sogno fantastico indotto dall'unguento magico. In seguito alla confessione da parte della strega che questo unguento le era stato donato "dal Diavolo", Abraham, in quanto uomo molto pio non lavorò più con lei
”.
Le ricette per l’unguentum sabbatum sarebbero varie, ma per lo più conterrebbero tutte almeno due piante psicotrope tra quelle citate. Una delle persone che ha trattato questo aspetto è Giovanni Battista Porta, l’autore napoletano che pubblicò nel 1560 Magia Naturalis. Prima che il testo venisse censurato dai monaci domenicani ebbe modo di uscire con un titolo diverso:De Miraculis Rerun Naturalium e conteneva una sezione apposita di nome lamiarum unguenta. Nel libro Porta ci dà una ricetta di questa composizione: “Essi mettono il grasso dei bambini in un vaso di bronzo cuocendo(lo) e addensando da ciò che si deposita per ultimo dopo la bollitura, quindi chiudono e si dedicano ininterrottamente all’impiego: con questa (sostanza) mescolano Eleosino (Eleusinum asclepium), Aconito (Aconitum napellus), foglie di pioppo (Populus alba) e fuliggine. O diversamente così: sium (che si pensa essere la sedanina selvatica, ossia Sium latifolium), Acorum vulgare (che si pensa essere il calamo aromatico o acorus calamus) pentaphyllon (la cinquefoglie), sangue di pipistrello, Solanum somniferum (pianta misteriosa di cui Heiden ha trovato una citazione su un manoscritto rinascimentale spagnolo che la descrive come "Su flor es grande, y bermeja; el fructo, de color de azafran", ossia "Il suo fiore è grande, e scarlatto; il frutto, del colore dello zafferano". L'unica solanacea con queste proprietà e con i frutti gialli è la Mandragora) e olio.”.
Nell’appendice V del libro di Margaret Murray: The Witch-cult in western Europe abbiamo una parte trattata da C.J. Clark che discute dell’unguentum sabbatum come citati da Porta e in seguito da Jerome Cardan nel De Subtilitate. Ne cita tre diversi:
1. Du persil, de l'eau de l'Aconite, des feuilles de Peuple, et de la suye.
2. De la Berle, de l'Acorum vulgaire, de la Quintefeuille, du sang de chauuesouris, de la Morelle endormante, et de l'huyle.
3. De graisse d'enfant, de suc d'Ache, d'Aconite, de Quintefeuille, de Morelle, et de suye.

Tradotte come segue:
1. Prezzemolo, acqua di aconito, foglie di pioppo, e fuliggine.
2. Sedano acquatico, calamo selvatico, cinquefoglie, sangue di pipistrello, belladonna, e olio.
3. Grasso di bambino, succo di sedano acquatico, aconito, cinquefoglie, belladonna e fuliggine.
Il composto andava spalmato addosso dopo aver frizionato in modo cospicuo la pelle arrossandola fino a squamarla. Questo avrebbe permesso ai pori di aprirsi per bene e alle sostanze psicotrope di entrare in circolo e di avere un effetto maggiore.
Per quanto riguarda il grasso di bambino o anche solo il sangue di pipistrello e la fuliggine, è possibile che siano solo tratto orrorifici, come ci dice Doreen Valiente. C’è però effettivamente qualcosa che potrebbe tornare, riflettendo con la memoria dell’epoca: il grasso animale poteva venir consumato mentre di cadaveri di bambini se ne trovavano anche troppi dato l’alto tasso di mortalità infantile.
In ogni caso troviamo come la “salva delle streghe” possa essere a ragione ritenuta responsabile delle esperienze di “volo”, come ci fa notare anche Carlos Castaneda ne Gli Insegnamenti di Don Juan.
Un’ulteriore prova antropologica sulla responsabilità psicotropa e farmacologica che avrebbe la “salva delle Streghe” nel contesto del “volo al sabba” ci giunge dallo studio effettuato da un professore universitario tedesco, Dr. Erich-Will Peuckert dell'università di Gottingern. Utilizzando come base la ricetta di Porta il Dr. Peuckert riuscì a riprodurre un unguentum sabbatumcon questi ingredienti: stramonio (Datura stramonio), giusquiamo (Hyoscyamus niger) e belladonna (Atropa belladonna). Incluse anche sedano (Apium graveolens) e prezzemolo (Petroselinum crispum) e la base usata fu il lardo di maiale. L’obbiettivo dello studioso era ottenere una conferma degli effetti della Salva e per farlo chiese e ottenne la collaborazione di un amico avvocato totalmente ignorante di stregoneria o dei presunti effetti dell’unguento che il Dr. Peucker aveva ottenuto. Fu così che la notte prestabilita si ritirarono in una 
macchina fotografica
 privata della dimora del dottore e si frizionarono il corpo con il composto ottenuto come dalle direttive di Porta. Presto caddero in uno stato di incoscienza che ebbe una durata di quasi venti ore, dal quale si svegliarono con sintomi molto simili a quelli dei postumi di una brutta sbornia e vicini anche a quelli descritti da Abraham il Giudeo nel libro La Magia Sacra di Abramelin il Mago. Nonostante si trovassero in stato confusionale, i due, prima di consultarsi e confrontarsi, decisero immediatamente di trascrivere separatamente le proprie esperienze. Quello che ne derivò lasciò tutti a bocca aperta. Non solo durante il loro stato di sospensione dalla realtà entrambi provarono un’esperienza onirica di tipo selvaggio punteggiata da tutte le più misteriose e fantasmagoriche leggende che circondavano il sabba, ma confrontate si resero conto che l’esperienza stessa era pressoché la stessa. Queste misteriose visioni di eccezionale vividezza erano così strane, erotiche e spaventose sotto certi aspetti che il Dr. Peucker fu comprensibilmente reticente nel pubblicarne i dettagli. In sostanza entrambi sognarono di volare fino ad un’alta cima montana dove parteciparono a riti orgiastici e a oscuri banchetti insieme a mostri e demoni.
I due resoconti, una volta confrontati, coincidevano in così tanti particolari che la spiegazione più ovvia che il Dr. Peuckert suggerì fu che l’effetto narcotico della Salva delle Stregheinducesse questo tipo di visioni o che, seguendo le teorie dello studio di Carl Gustav Jung, queste visioni siano un prodotto dell’eccitazione di una particolare memoria raziale che è rimasta a lungo sepolta, dormiente, nella mente inconscia. Una sorta di “inconscio collettivo”.

Il Dio Cornuto
Il secondo punto cardine che ricorre sempre nelle confessioni estorte è la presenza del Diavolo in molteplici forme (a volte animale, a volte in forma ibrida). Ne parla Oscar Wilde nel suo Il Pescatore e la sua anima, ne parla Goethe nel Faust, Boito nel Mefistofele e se ne trovano tracce in incisioni, miniature e opere d'arte di autori di ogni tipo, come Goya, per citarne uno.
Il Demonio imporrebbe alle partecipanti al sabba di baciargli il deretano o il fallo di immense dimensioni come segno di appartenenza, sottomissione e di onore prima di permettere loro di gozzovigliare con gli altri astanti. Anche questo troverebbe una spiegazione di origine antropologica. Rivedendo la peculiarità del ritrovo al Sabba nella visione pre-cristiana come quello che è in realtà: ossia un rituale di tipo fertilitario e agreste relativo al raccolto, ecco che la figura che porta i palchi di corna e la pelle di animale e che possiede un fallo di grosse dimensioni è la chiara rappresentazione del Dio Selvaggio o del Dio Arboreo della tradizione pagana, come può essere Pan o Chernunnos. Baciare il fallo che porta la fertilità è riconoscere il potere di quel simbolo. Anche il coito stesso che avveniva con le partecipanti ha una spiegazione di tipo antropologico. Chi subiva la penetrazione e la descriveva in seguito durante i processi ammetteva che si trattasse di un fallo di dimensioni abnormi ma decisamente molto freddo e di una durezza quasi anormale. Questo si spiegherebbe mediante l'utilizzo (che troviamo anche nei rituali Dionisiaci) di un fallo di legno legato in vita, con il quale il rappresentante (e perché no una donna), travestito o travestita con una pelle di animale e con le corna di capro o cervo, aveva rapporti sessuali con le astanti al sabba. Considerando il buio della foresta in cui queste cose avvenivano e lo stato di estasi dovuto alle sostanze assunte o anche solo l'eccitazione dell'evento stesso, la spiegazione è pressoché accertata. A chi poteva eventualmente assistere, nascosto dietro un cespuglio, nell'oscurità illuminata da fuochi e condita di superstizione ecco che cosa appariva: un demone cornuto che coitava con le streghe. Se non che, a volte si diceva che alcune di queste partecipanti fossero preda dall'estasi del rituale (e anche dall'occlusione mentale imposta dal regime cristiano di sottomissione che vigeva a quell'epoca nei riguardi del sesso) e che fossero viste mimare rapporti sessuali come se qualcuno le stesse penetrando realmente. Da qui la credenza che i demoni, invisibili, avessero rapporti sessuali con le astanti al rito.

L'apostasia
Un terzo punto fondamentale e tradizionale del sabba è l'apostasia che il Diavolo chiederebbe alle streghe giunte all'incontro e spesso caratterizzato dallo sputare su una croce rinnegando il Dio cristiano. Anche qui troviamo una componente reale e una spiegazione attendibile. Le streghe (o comunque i pagani) effettivamente si ritrovavano a festeggiare i sabba come rituali del raccolto, ma si trattava di celebrazioni bandite e proibite dalle leggi indette nel Canon Episcopi; rituali che la Chiesa cercava in ogni modo di distruggere e annullare con particolare odio e ferocia. Per poter avere accesso e partecipare a questi ritrovi bisognava (dopo essere stati presentati da qualcuno di fidato) dimostrare di essere chi si diceva di essere e non possibili spie. Da questo deriva infatti anche il "nome da strega", ossia un termine segreto con il quale si veniva riconosciuti solo tra appartenenti alla stessa congrega. Era pressoché impossibile che, per il regime di segretezza che si era costretti a tenere all'epoca, si conoscesse il volto e il nome delle persone che partecipavano ai rituali. Ecco anche il motivo delle vesti scure e dei cappucci o le maschere. Solo l'Alto Sacerdote, il Dio Cornuto, conosceva i nomi degli astanti. Ecco anche spiegato perché non lo si vedesse mai in volto: doveva preservare la propria riservatezza e le informazioni che aveva in mano. Il modo migliore, quindi, per dimostrare di non essere cristiani travestiti o spie ecclesiastiche stava nello sputare su una croce e rinnegare il Cristo. Solo un pagano avrebbe commesso un'eresia tale senza temere di incorrere nella dannazione eterna.
È ovvio che la partecipazione a rituali di quel genere passava diversi gradi di segretezza e questo era solo l'ultimo di essi, ossia quando si era condotti sul luogo a partecipare.

Le sacre danze
L'ultimo aspetto è quello delle danze e delle gozzoviglie. Spesso si sosteneva infatti che le streghe danzassero col Diavolo a cavallo di scope, girando in cerchio, saltando e gridando. È anche da qui che nasce il simbolismo della strega legata alla scopa, e anche qui troviamo un punto di connubio reale: la scopa è in effetti uno degli strumenti sacri della stregoneria in quanto simbolo androgino legato sia al maschile: il bastone, che al femminile: la saggina. L'uso di cavalcarla saltando e ballando è legato a due aspetti: il primo è quello simbolico della fertilità e la purificazione. Si ritiene infatti che la scopa, per il suo uso, allontani la negatività spazzandola via. È anche per questo motivo che è abitudine appoggiarla dietro la porta di casa perché, in quanto simbolo sacro di purificazione e protezione, qualsiasi spirito maligno che desideri entrare la farebbe cadere e sarebbe costretto a contare tutti i rami di betulla o saggina prima di poter accedere alla dimora. Il simbolismo della fertilità si trova invece nel bastone, simbolo fallico, che veniva infilato nella saggina, unendo due parti (maschile e femminile) le quali, nel loro simbolismo, creano l'unione del Dio e della Dea.
Il secondo motivo per la scopa è quello pratico della danza. L'unguento per la visione e il volo ottenuto con le piante psicotrope veniva infatti anche spalmato sul manico, il quale poi veniva sfregato sui genitali e le mucose vaginali permettendo così agli alcaloidi di entrare in circolo più rapidamente.

Ma cosa succedeva realmente al sabba?
Si onorava la vita, si propiziava la fertilità delle persone e dei campi mediante offerte, si pronosticava e si sperava di ottenere un raccolto abbondante e si onorava lo scorrere del tempo, quindi il giro della ruota, e lo si faceva attraverso simboli arborei e sciamanici. I rituali di questi culti agresti non erano molto diversi da quelli che pratichiamo oggi durante i sabba wiccan e non sono lontani dalle tradizioni che ancora adesso vengono onorate in molte parti del mondo, soprattutto nel nostro paese, inglobate nella cultura paesana o assorbite dal cristianesimo. Un'opera questa che ci riporta al primo tentativo di cristianizzazione del mondo pagano: l'accettazione; sostituire le divinità e i templi con un nuovo culto cercando di inglobare simboli e nomi e facendo apparire la cosa come un cambiamento non troppo radicale, di più facile assimilazione. Di queste tracce se ne possono contare a centinaia, più o meno piccole ed eclatanti, nel culto e nel simbolismo cristiano, sia esoterico che exoterico.
Come abbiamo visto brevemente il sabba è una festività di tipo solare relativa al regno agreste e legata al ciclo di morte-rinascita della natura e al conseguente rapporto che l'uomo ha creato con i frutti della terra: la semina, la coltivazione e il raccolto portato al nutrimento. Tutto il bagaglio demoniaco, distruttivo e anticristiano è stato agganciato in seguito, quando la cristianizzazione dei popoli pagani subì un giro di vite con la bolla papale di Papa Innocenzio e l'infame pubblicazione del Malleus Maleficarum ad opera dei due inquisitori domenicani Heinrich Kramer e Jakob Spengler. La realtà che rimane ora (per noi che abbiamo il grande dono di poterci informare liberamente), è solo l'osservanza e l'onore di un passaggio attraverso le diverse fasi di una ruota che gira portando vita, morte e rinascita in ogni angolo della Terra. Vediamo come il Sabba sia quindi qualcosa di infinito, mai statico, come le fasi lunari. La luna piena è un istante, non una notte. Il sabba è un istante, non tre giorni. La Terra non si ferma nelle posizioni che assume nei confronti della sua stella ma continua la sua rivoluzione intorno al Sole che ci porta vita e calore in estate e morte e freddo in inverno.
Ecco il motivo della ruota solare. La ruota, il cerchio, sono simboli che non hanno fine né inizio, ma sono parte di un insieme infinito di punti. La stessa croce celtica, presa in prestito ad utilizzo improprio dal fascismo o quella uncinata, presa in prestito per motivi simili dal nazismo, sono simboli solari.
Come dicevamo all'inizio del capitolo, l'uomo ha cambiato, nel corso del passare delle diverse culture, il modo in cui ha calcolato e interpretato lo scorrere del tempo. Nel libro TANTRA - L'altro sguardo sulla vita e sul sesso di Andrè Van Lysebeth, un testo quasi classico dello yoga tantrico spiegato in occidente (e nel cui titolo tradotto troviamo la prima amputazione, dato che il titolo originale era TANTRA - Le culte de la Fèminitè. L'autre regard sur la vie et le sexe) l'autore parte con una visione della storia riletta in seguito alla scoperta delle rovine di Mohenjo-Daro nella valle dell'Indo, sito archeologico poco rinomato in quanto pone dubbi sulla visione delle popolazioni nomadi ariane come conquistatori di popoli inetti e portatori di cultura nel mondo, permettendo, dati archeologici alla mano, di presupporre come culture più evolute e più pacifiche di agricoltori stanziali e matriarcali (non solo in India ma anche in tutta l'Europa - vedesi i Fir bolg dai capelli neri e occhi scuri divenuti servi dei vari biondo - rossicci di pelle chiara in Irlanda) furono conquistate e sottomesse da nomadi guerrieri patriarcali noti come indoeuropei o ariani (in Europa considerati padri dalla nostra cultura patriarcale). Egli associa le antiche civiltà agricole con il matriarcato e quelle nomadi conquistatrici con il patriarcato e con le gerarchie politiche e la nascita della schiavitù e delle classi. In questo contesto si inserisce il tempo lineare, frutto della nostra civiltà occidentale, datato dall'autore con le osservazioni di Cartesio nel 1619 che hanno portato a misurare il tempo con gli orologi, ma prima ancora con i calendari, una pseudo conquista moderna ed occidentale: "(...) percepito come una linea retta, infinita o quasi, sulla quale ci si colloca, o, piuttosto, tutto si muove, (...)dunque tutto progredisce e migliora. Questa nozione di progresso, in quanto valore assoluto, è tanto perniciosa ed astratta quanto il tempo lineare. E rappresenta un fattore supplementare di stress. (...)La vita evolve, certo, ma è in progresso perpetuo? (...) L'uomo moderno non è necessariamente (...) superiore all'uomo arcaico. (...) Il suo [dell'uomo arcaico] concetto di tempo era ciclico, dunque senza "inizio", ma anche senza fine (...) la natura è un perpetuo ricominciare, i cui cicli regolano la sua vita. (...) Quanto al tempo sacro (...) (riportando a sua volta una citazione da Mircea Eliade "Il Mito dell'eterno ritorno") (...) "Tutti i sacrifici sono effettuati nello stesso istante mitico posto all'origine; per il paradosso del rito, il tempo profano e la durata risultano sospesi (...) Quando un atto o un oggetto acquista una certa realtà attraverso la ripetizione di determinati gesti paradigmatici - realtà che non ottiene altrimenti che attraverso questi - si verifica un'abolizione implicita del tempo profano, della durata, della storia". Secondo Van Lysebeth il tempo lineare è fonte di stress; la nostra civiltà non ha migliorato molto la specie, anzi la resa più aggressiva e spietata con i suoi simili e con donne e sessualità. Il tempo circolare permetteva efficienza ed una vita integrata nell'ambiente, il tempo reale cui appoggiarsi è quello sacro che concepisce il qui ed ora, sempre nell'attimo della creazione in atto.
Ecco dove trova spazio e collocazione la ruota dell'anno, il potere del cerchio che gira, che ruota, sfuggente sempre, prendendosi per mano. E come la ruota anche il ciclo della vita, composto dalla nascita, la crescita, l'innamoramento, la fecondazione, la procreazione, la saggezza, il riposo della morte e la rinascita. Accettare un tarlo che spezza questo ciclo, insinuarlo, significa rinnegare la propria natura che prima o poi, comunque, riprenderà il sopravvento. Le cose sono sempre legate, strettamente, come le donne si legavano i capelli in trecce per impedire agli spiriti maligni di insinuarsi. Il Cristianesimo ha fatto del suo meglio per migliorare il mondo secondo il suo punto di vista, ma chi lo ha trasformato nel tempo con i suoi fini egocentrici e patriarcali, mettendo il potere davanti alla spiritualità, ha oltremodo dimenticato che servono due cardini per far sì che una porta possa aprirsi e chiudersi. L'equilibrio è ciò che sostiene il mondo e l'osservazione di ciò che ci circonda, dal singolo filo d'erba, al volo degli uccelli, alle maree, alle fasi lunari, al moto degli astri; tutto ci fa capire che ogni cosa che arriva ad uno squilibrio alla fine ritorna in qualche modo in equilibrio attraverso un cambiamento, a volte dolce e graduale, a volte repentino e violento. E come le stelle erranti che Hipathia ignorava essere pianeti e i cerchi dentro i cerchi che la filosofa ignorava essere ellissi, ecco che ogni cosa torna per un preciso scopo, una precisa condizione universale in cui tutto ha il suo esatto posto, ruolo. Nel ruotare di ellissi su ellissi ogni cosa prima o poi si trova allineata, sovrapposta, ora vicina ora lontana. È il ciclo della vita. Il futuro mette radici nel presente nutrendosi dei cadaveri del passato.
Il ruotare dell'anno è l'accettazione di ciò che è lo scorrere continuo, imperituro, perpetuo di ogni singola cosa che esiste, da i corpi celesti alla vita su questo pianeta, il suo continuo cambiamento attraverso la trasformazione di ciò che esiste e il mescolare dentro il grande calderone di Cerridwen, dove la magia avviene, come un ventre gravido di brodo primordiale.
Come ci insegna Starhawk, il moto dell'universo è una "Danza a Spirale". È in questo modo infatti che tutto si manifesta: dalle lunghissime doppie eliche del dna al moto degli elettroni, alle onde radio, alla luce solare, alle galassie... l'energia scorre in maniera spiraliforme. E come tale, nel discendere e nel risalire ha picchi come onde, maree. Anche l'energia che scorre nella ruota dell'anno, compiendo comunque moti circolari, è in realtà una doppia spirale, che sale e scende e che raggiunge i picchi in quattro momenti dell'anno: i sabba maggiori e picchi in discesa in altri quattro momenti: i sabba minori. Ogni raggio di questa ruota è quindi un passaggio vero e proprio, una tappa dello scorrere ascendente e discendente di queste energie che ha i suoi apici e le sue massime discese nella diversa posizione solare. E come ben dovremmo immaginare, questa cosa non ha né fine né inizio, ma è un moto continuo, perpetuo che scorre attraverso le cose, facendo risvegliare la natura (oestara), mandandola al pieno rigoglio della vita (bel), permettendo ai frutti di maturare (litha), di cadere a terra gettando semi (lammas), di marcire fecondando la terra (mabon), di morire (samhain), rimanere sepolti nella neve in attesa (yule) e di fare i primi passi per uscire (imbolc) e ricominciare così un nuovo ciclo.

SABBA MAGGIORI E SABBA MINORI

I Sabba Maggiori

Lo scorrere della ruota dell'anno, determinata dai sabba nel paganesimo europeo, prende spunto dalla tradizione celtica e dal computo del tempo dettato dal loro calendario, la cui unica risorsa, attualmente è determinata dal Calendario di Coligny.
Cos'è il Calendario di Coligny?
Si tratta di una tavola bronzea risalente al II secolo d.C che riproduce in maniera dettagliata un antico e complesso sistema calendariale di tipo lunisolare in uso presso le popolazioni celtiche. Questo documento, ovviamente incompleto, è composto da 73 frammenti che mostrano sedici colonne per un totale di 2021 righe e un ciclo di cinque anni ed è, per il momento, la più importante testimonianza scritta di quel popolo. Grazie alla preziosissima fonte archeologica che risulta essere il calendario di Coligny (noto in questo modo per il luogo dove è stato rinvenuto nel 1897, nei pressi di Lione in Francia) è stato possibile ricostruire parte del patrimonio celtico sul computo del tempo.
Da quello che abbiamo potuto cogliere quindi, questo antico popolo tradizionalmente divideva l'anno in due metà. È utile osservare che queste due metà erano in effetti due anni separati: uno luminoso ed uno oscuro, in un ciclo continuo. Ogni mese a sua volta, era diviso in due sezioni diverse: entrambe caratterizzate da un punto comune: la parte luminosa e quella oscura, rispettivamente note come geimhredh per riferirsi all'inverno e samradh per riferirsi all'estate.
Ritenendo che ogni cosa nascesse dall'oscurità (il giorno iniziava al tramonto), i celti cominciavano la misurazione del loro calendario nella parte oscura (come del resto facciamo anche a noi, dal momento che il giorno comincia a mezzanotte e la lunazione comincia in luna nuova) e lo facevano con l'unica festività chiaramente indicata nel Calendario di Coligny: Trinuxtion Samoni che segnava l'inizio dell'anno per il quale i celti, che seguivano un ciclo prettamente lunare e legato all'agricoltura, effettuavano l'ultimo raccolto prima della preparazione del terreno per l'ingiungere dell'inverno. Questa data era la vigilia di Samhain, il 31 ottobre. Quella che ancora adesso è nota come Capodanno Celtico.
A testimoniare invece l'inizio della metà luminosa dell'anno c'era Beltain che si svolgeva tra il 30 aprile e il 2 di maggio, periodo in cui l'estate aveva inizio. Questo era il momento in cui la terra veniva fecondata e benedetta per permettere al raccolto di crescere abbondante e rigoglioso.
C'erano altre due festività che caratterizzavano lo scorrere dell'anno celtico: Oimlec e Lughnasadh. Tutte e quattro questi momenti di cardine dell'anno celtico erano dedicati a quattro divinità. Beltain era dedicato a Belenus, il dio della Luce; Lunghnasad era dedicato a Lugh, il dio del grano; Samhain era dedicato a Cailleach, Arianhod o a Chernunnos, il consolatore, mentre Oimlec (o Imbolc) era dedicato a Brigid (figlia di Dagda), la signora della luce.
Vedremo nel dettaglio ogni singolo evento, quindi rimando a dopo le spiegazioni sul significato delle stesse.

I Sabba Minori: Solstizi ed Equinozi

In relazione ai quattro sabba principali la ruota dell'anno conta altre quattro ricorrenze di tipo astronomico: i due solstizi (inverno e estate) e i due equinozi (autunno e primavera). Ho sentito molti parlare di queste coincidenze astronomiche e scoprire che in realtà non hanno ben chiaro che cosa siano. Perciò facciamo due passi brevi nel campo celeste per capire cosa ci succede intorno.
Come tutti sappiamo la Terra descrive un'ellisse nella sua orbita intorno al Sole. Il moto apparente che la nostra stella compie in relazione alla volta celeste è nota come eclittica. Questo nome deriva appunto da "eclissi" in quanto è proprio su questa orbita immaginaria che vengono calcolate e avvengono queste occasioni. Immaginaria perché il Sole in effetti è fermo in relazione alla Terra, ma avendo come punto di riferimento il luogo dove viviamo, il calcolo viene effettuato nei punti dove il Sole tramonta e sorge. L'eclittica, per essere esatti è la relazione che c'è tra il piano dell'orbita terrestre e la sfera celeste. Quando il Sole, sempre nel suo moto apparente nel cielo, raggiunge il punto di inclinazione massimo si verifica il solstizio d'estate, ossia il sole tramonta più tardi e sorge prima. Quando invece raggiunge il punto di inclinazione minimo si verifica il solstizio d'inverno, ossia il Sole tramonta prima e sorge più tardi. Abbiamo quindi una notte più lunga del giorno durante l'inverno e una notte più corta e un giorno più lungo d'estate nelle effettive ore di luce. Questo moto astronomico è stato ovviamente osservato e celebrato in quanto fenomeno costante che veniva calcolato anche in base al luogo diverso dove il sole sorge ogni giorno. Il termine stesso solstitium deriva da solstat, ossia "Sole fermo". L'astro smette di muoversi in una direzione e comincia a cambiare moto.
Quando, sempre nel suo moto apparente nella volta celeste, il Sole si presenta all'intersezione esatta che esiste tra l'equatore terrestre e l'eclittica, abbiamo un perfetto equilibrio tra le ore diurne e quelle notturne. Questo fenomeno è noto come equinozio. Il termine stesso (dal latino equi noctis ossia notte uguale) ci fa capire come sulle ventiquattro ore in cui la Terra ruota su se stessa abbiamo un perfetto equilibrio tra luce e oscurità. Il Sole, perpendicolare all'equatore fa sì che la metà del nostro pianeta che rimane illuminata e la metà che invece rimane al buio passi esattamente per due poli.
Le date dei due solstizi e dei due equinozi possono variare di alcuni giorni ogni anno in base a quando l'apparente moto del Sole si sposta nelle diverse case dello zodiaco. In quella del Cancro per il solstizio d'estate, in quella della Bilancia per l'equinozio d'autunno, in quella del Capricorno per il solstizio di inverno e infine in quella dell'Ariete per l'equinozio di primavera. Calcolati i due solstizi e i due equinozi era possibile posizionare sul calendario lunisolare celtico le rispettive ricorrenze a metà tra ognuno dei quattro fenomeni astronomici.
Queste quattro festività hanno quattro rispettivi nomi. L'equinozio di primavera era noto come Alban Eilir (luce della terra), mentre quello di autunno era noto come Alban Elued (luce dell'acqua). Mentre i due solstizi erano noti come Alban Arthan (luce dell'inverno) e Alban Heruin (luce della riva). Tutte e quattro le feste hanno anche nomi relativi a divinità, soprattutto legate al neo-paganesimo. L'equinozio di primavera è noto anche come come Oestara, in onore alla divinità germanica dei fiori e della primavera, mentre quello autunnale è noto comeMabon, in onore al dio gallese figlio di Modron, la Madre della Terra. I due solstizi sono noti rispettivamente come Litha, quello estivo, in onore alla dea sassone del grano e del raccolto e quello invernale come Yule, la cui radice etimologica rimane dubbia. Alcuni sostengono che detivi dal norreno Hjòl che significa "ruota", ma nelle lingue scandinave si usa la parola "Jul" per riferirsi sia al Natale che ad altre feste dicembrine.
Ora vedremo le singole ricorrenze una per una. Le informazioni seguenti sono frutto di ricerche incrociate e confronti con diverse tradizioni. Invito, come sempre, chiunque a segnalarmi eventuali correzioni e rettifiche degne di nota, purché sempre avvalorate da una bibliografia accertata e non per sentito dire.
Samhain - 31 Ottobre - 1 Novembre
Yule - 20 - 24 Dicembre
Imbolc - 31 Gennaio - 2 Febbraio
Oestara - 20 - 24 Marzo
Beltaine - 30 Aprile - 2 Maggio
Litha - 20 - 24 Giugno
Lughnasadh - 31 Luglio - 2 Agosto
Mabon - 20 - 24 Settembre 

venerdì 14 novembre 2014

amuleti e talismani

Gli amuleti vanno inclusi tra i mezzi popolari di cura.
Dagli anelli degli antichi indiani e dagli occhi d'oro degli Egiziani fino alle cosiddette “pietre del fulmine”, che non sono altro che cuspidi di frecce del periodo neolitico affiorate durante i lavori dei campi e ritenute parti materiali del fulmine.
Più popolari e a portata di mano sono i cornetti di corallo o il “gobbetto” che fa le corna mentre stringe un ferro di cavallo.
Gli amuleti hanno una funzione protettiva, mentre i talismani posseggono una forza attiva contro il male.
In una medaglia talismanica scoperta in Asia minore, è effigiato Salomone a cavallo che con una lancia uccide una “diavolessa”: l'immagine è straordinariamente simile a quella di S. Giorgio che uccide il drago. Il “nodo di Saio-mone”, che i nostri marinai, per scongiurare la tempesta, disegnavano sull'albero della barca, rappresentato da due triangoli capovolti chiusi da un cerchio, si trova già in un antico amuleto ebraico.

Questi amuleti e talismani ci richiamano al malocchio, o iettatura, che anticamente veniva chiamato “fascino”.
Sembra che la determinazione psicologica di questa manifestazione sia quella di trovarsi di fronte a persone che hanno qualche tratto diverso da quelli che generalmente caratterizzano la collettività, ad esempio: i poteri benefici di un gobbo e quelli malefici di una gobba o di altri individui con qualche difetto fisico, e il proverbio: “Cristo disse: guardati dai segnati miei”.
Il malocchio e la iettatura indicano che l’azione malefica è voluta da quelle persone a cui viene attribuito tale potere; ma ci può essere anche un malocchio involontario, quindi: persone che portano disgrazia senza che esse stesse ne abbiano coscienza.
Nella Napoli aristocratica del Settecento, la iettatura costituì un tema di moda, trattato da scienziati illuministi che, per giustificare la loro credenza nel malocchio, lo spiegavano come una forza posseduta da certi individui, dei quali indicavano anche i tratti fisici distintivi.Per amuleto si intende un qualunque oggetto utilizzato per superstizione, credendolo un "difensore" da mali o pericoli o per propiziarsi la fortuna. L'etimologia della parola è incerta. Potrebbe derivare dal latino a-molior(allontanare, tener lungi), o dal greco amulon, un "specie di focaccia" che si soleva offrire sugli altari o sulle tombe per rendersi propizi gli dei e gli spiriti dei trapassati. Sinonimo di "amuleto" è anche la parola talismano, che deriva dal persianotelsaman (o tilsaman), "figura magica" o "oroscopo", che gli arabi presero dal greco telesmena, "completo", nome dato alle statue delle divinità pagane consacrate con operazioni di teurgia nel Basso Impero, che furono considerate come malefiche (nel XVI secolo si indicarono "talismani" i sacerdoti idolatri e i musulmani). Gli amuleti includono: gemme o semplici pietre, statue, monete, illustrazioni, pendenti, anelli, piante, animali, ecc.; anche frasi pronunciate in alcune occasioni: per esempio vade retro Satana (dal latino, "va indietro, Satana", "indietreggia, Satana"), per cacciare il diavolo o la cattiva sorte. I primi amuleti utilizzati dagli uomini primitivi - per lo più cacciatori - venivano ricavati da ossa, denti o corna di animali, e davano al possessore un senso di sicurezza e fiducia nel proprio destino. Gli amuleti variano considerevolmente a seconda del loro periodo storico e posto d'origine. Tuttavia, nei vari tipi di società, gli oggetti religiosi vengono comunemente utilizzati come amuleti, siano questi la figura di un dio o semplicemente alcuni simboli che rappresentano le divinità (quali la croce per i cristiani o "l'occhio di Horus" per gli antichi Egizi). In Thailandia si può vedere la gente comune con più di un Buddha che pende dal collo; in Bolivia e in alcune zone dell'Argentina il dio Ekeko fornisce una "protezione standard", offrendogli almeno una banconota per ottenere fortuna e benessere. Ogni segno zodiacale ha una gemma corrispondente che funge da amuleto, ma queste pietre variano secondo le differenti tradizioni. Un'antica tradizione cinese insegna a catturare un grillo vivo e tenerlo in una scatola di vimini per attirare la buona sorte (questa tradizione si estende anche alleFilippine). Sempre in Cina si possono spargere le monete sul pavimento per "attirare" il denaro; il riso, inoltre, ha una reputazione come elemento portante di buona fortuna. Controversie possono nascere per quanto riguarda le tartarughe e il cactus: alcuni li considerano favorevoli, mentre altri ritengono che siano ostacoli all'interno della casa Per quanto riguarda la tradizione ebraica, l'uso di amuleti è molto interessante: in molti musei esistono esempi di amuleti dell'era di Salomone. Un amuleto poco conosciuto, ma molto utilizzato nella tradizione ebraica, è il kimiyah o "testo dell'angelo". Si tratta dei nomi degli angeli, o alcune frasi della Torah, scritte su pergamene quadrate da scrivani rabbinici. La pergamena è custodita in un contenitore d'argento ed è portata direttamente sul corpo. È impressionante notare quanto siano simili le tradizioni riguardo agli amuleti, tra ebrei e buddisti. In Africa e nei Caraibi, credenze religiose come Vudù, Umbanda, Quimbanda e Santería utilizzano spesso disegni come amuleti; queste religioni, inoltre, tengono conto del colore della fiamma delle candele, perché ogni colore caratterizza un effetto differente dell'attrazione o della repulsione. Un'altra forma popolare di amuleto che ha le sue origini nel vudù haitiano e nell'hoodoo louisianese è il sacchettino talismanico (gris-gris o mojo). Profumi ed essenze (come incenso, mirra, ecc.) sono utilizzati allo scopo di attrarre o respingere. Le leggende popolari hanno spesso attribuito "poteri magici" a insoliti oggetti, come la placenta o il piede del coniglio; il possesso di questi oggetti rafforzava le abilità magiche dei loro proprietari. In Europa centrale la gente credeva che l'aglio o un crocifisso tenesse lontani i vampiri. Gli antichi egizi avevano molti amuleti che utilizzavano per occasioni e necessità differenti; spesso rappresentavano figura di un dio o l'Ankh, una croce ansata che rappresentava il simbolo della vita eterna, e l'Udjat, l'occhio di Horus simbolo di rigenerazione. Anche la figura dello scarabeo, rappresentante il dio Khepri, è diventata un comune amuleto, e anche nel mondo occidentale ha trovato molti "sostenitori". Molto diffusi erano anche lo shen e il Nodo di IsidePer gli antichi scandinavi, anglosassoni e tedeschi (ma anche per alcuni credenti neopagani) il simbolo runico Eoh protegge dalla malvagità e dalla stregoneria; in alcuni paesi il rune non-alfabetico, che rappresenta il martello di Thor, offre protezione contro i ladri. Dagli antichi Celti deriva la credenza che il trovare un trifoglio con quattro foglie, sia segno di buona fortuna. Anche i coralli e il ferro di cavallo sono considerati dei portafortuna. In India, il suono di piccole campane mosse dal vento o appese sopra porte o finestre, fanno fuggire gli spiriti maligni. In Giappone i templi shintoisti preparano piccoli sacchetti di stoffa colorata chiamati omamori, dedicati alla protezione di molti aspetti della vita (amore, denaro, studio, eccetera). Il buddismo ha un'antica tradizione di talismani. Nel secondo secolo dopo Cristo, i Greci hanno cominciato ad intagliare le immagini reali del Buddha che venivano vendute ai nativi dell'India. Nel primo periodo del buddismo, poco dopo la morte del Buddha nel 485, erano di uso comune amuleti con simboli buddisti (ad esempio le orme del Buddha). Un altro aspetto degli amuleti si collega con la demonologia e l'idolatria del demonio: l'uso del crocifisso capovolto o del pentacolo invertito sono necessari per mettersi in comunicazione con i demoni. I cristiani copti usavano tatuaggi come amuleti protettivi; i Tuareg li usano ancora, così come gli aborigeni canadesi, che portano il totem del loro clan tatuato sul corpo. La maggior parte dei laici buddisti tailandesi sono tatuati con immagini sacre buddiste, e anche i monaci utilizzano questa pratica di protezione spirituale. L'unica regola, come per i talismani ed gli amuleti ebrei, è che tali simboli possono essere applicati soltanto alla parte superiore del corpo, fra la parte inferiore del collo ed il girovita.Sin dal Medioevo, nella cultura occidentale, il pentagramma, o "stella a cinque punte" (il numero 5 rappresenta l'uomo, il microcosmo) è stato considerato come talismano per attirare soldi o amore, per proteggere contro l'invidia, la sfortuna o altre disgrazie. Anche il pentacolo (dal greco Panta, che significa tutto, universale eKleos che significa azione gloriosa) è conosciuto come un "potente" amuleto, utilizzato nelle invocazioni e negli scongiuri contro gli spiriti. Altri simboli, come i "quadrati magici" o i segni cabalistici, sono stati utilizzati sia come segni positivi che negativi.


giovedì 1 maggio 2014

La Santa Inquisizione.

Ognuno di essi era presieduto da due giudici investiti di pari potere, ma che agivano disgiuntamente.
Si trattava di solito di domenicani o francescani designati dai superiori dei loro rispettivi ordini.
Per svolgere le loro funzioni, questi inquisitori-giudici avevano a disposizione numerosi testi pontifici, manuali e trattati, come ad esempio la "Pratica Inquisitionis" dell'inquisitore Bernardo Gui (1324) e il "Malleus Maleficarum" ("Il Maglio delle Streghe"), opera dei  domenicani Heinrich Kramer e Johann Sprenger (1486). Tale sistema processuale, nel quale le funzioni istruttorie e decisionali erano affidate ad un giudice monocratico, perdurerà per tutto il Medioevo, e mai, contrariamente a quanto spesso si ritiene, verranno svolte da un tribunale, inteso come organo collegiale.
L'Inquisitor, era un giudice straordinario che giudicava in materia di "depravazione eretica" per espresso incarico conferitogli dal Pontefice.
Alla fine del 1233, nella parte meridionale della Francia (Avignone, Toulouse, Carcassone...), dove esistevano forti contingenti di Valdesi e di Catari, vennero istituiti i primi tribunali.
Tra i più famosi inquisitori che li impersonarono, emergono per ferocia ed efferatezza Guglielmo di Valenza, Pietro di Marseillan, Ferrier, soprannominato "Martello degli eretici", il domenicano Guglielmo Arnaud, il francescano Raimond Escriban, Bernardo di Caux, Giovanni di Saint Pierre, Roberto il Bougre e Bernardo Gui, del quale ci resta il già citato "Manuale dell'inquisitore".L'inquisizione conosce il suo apogeo nel XIII secolo.
La procedura inquisitoriale iniziava al momento dell'arrivo degli Inquisitori in una località. Venivano emanati due editti, uno di "fede", che invitava tutti i fedeli a denunciare gli eretici, ed uno di "grazia", che concedeva un arco di tempo (un mese) affinché essi si presentassero spontaneamente. Scaduto questo termine, si accettavano denunce da parte di chiunque, compresi i criminali comuni.
Di solito veniva considerata sufficiente l'accusa formulata da due informatori. La citazione dei sospetti si faceva attraverso il parroco del loro luogo di residenza. Il rifiuto a comparire comportava la scomunica temporanea che diveniva definitiva dopo un anno.
A questo punto l'inquisitore sottoponeva l'imputato, previo giuramento di dire la verità, ad interrogatorio.
Per indurlo a confessare, gli inquisitori usavano diversi mezzi: ripetuti interrogatori, il carcere "duro", la privazione del mangiare e del bere, il ricorso alla delazione di terzi e, naturalmente, alla tortura, che chiamata in modo eufemistico "domanda", venne ufficialmente riconosciuta e applicata, per disposizione di Innocenzo IV, a partire dal 1252.
A chi confessava ed era disposto a fare atto di abiura sottomettendosi, invece del perdono, così ampiamente predicato dalla Chiesa, venivano inflitte pene quali multe, flagellazioni, imprigionamenti e obbligo di indossare un "segno di infamia" che condannasse all'ostracismo sociale. Chi invece difendeva la propria libertà di credo, rifiutando di ammettere una colpa inesistente, veniva condannato alla pena capitale, naturalmente accompagnata dalla confisca totale dei beni.
Terminato il processo, nel corso di un'assemblea solenne pubblica e ufficiale, chiamata «Sermo generalis» o, in Spagna «Auto da Fé», previa consultazione di una giuria composta da religiosi secolari e regolari e da giureconsulti laici, veniva emessa la sentenza.



Nel caso delle condanne a morte, il Clero pronunciava la sentenza ma, sulla falsariga di Ponzio Pilato, ne delegava l'esecuzione alle autorità civili, onde evitare di sporcarsi le mani di sangue, esimendosi, però, dal considerare che 
« assassino non è soltanto il boia, ma altresì colui che ne arma la mano ».
Nel 1256, il pontefice Alessandro IV accordò infine agli inquisitori il diritto di scomunicarsi a vicenda.... è il parossismo della loro potenza.
Dalla fine del XIII secolo, l'inquisizione, vuoi per aver raggiunto i suoi scopi con la distruzione dell'eresia, vuoi per essere divenuta troppo potente e spietata, si incamminò verso un rapido declino.
Nel 1312, il papa Clemente V, per arginare lo strapotere degli inquisitori e del loro enorme prestigio divenuto troppo pericoloso per la stessa Chiesa, dispose che da tale momento i vescovi avrebbero dovuto collaborare con loro nel compimento di tutti gli atti processuali più importanti e nei casi di ricorso alla tortura. Ciò segnò la fine del loro potere. Per quanto riguarda all’Inquisizione spagnola, "tra il 1540 e il 1700, su un totale di 44.674 casi, il numero degli accusati effettivamente mandati sul rogo corrisponde all’1,8%, al quale va aggiunto l’1,7% di condannati a morte in contumacia... Dei primi mille imputati che comparvero dinanzi all’Inquisizione di Aquileia-Concordia (Veneto) dal 1551 al 1647, non più di 5 furono condannati al rogo. Su 13.255 processi celebrati dall’Inquisizione portoghese tra il 1540 e il 1629, le condanne a morte rappresentano il 5,7%" (Borromeo). In base a tali dati sarebbe una leggenda nera attribuire molti milioni di vittime all'Inquisizione. A questo proposito, partendo dalla giusta considerazione di Lutero che "È contro la volontà dello Spirito che gli eretici siano bruciati" (tesi condannata da Leone X nel 1520), si osserva che «se in passato taluni hanno esagerato il numero delle vittime dell’Inquisizione, e seppure si ammetta che essa fu "meno crudele" dei poteri laici, una cosa è certa: il Tribunale, in nome di Dio e per volontà papale, ha processato, torturato e mandato al rogo migliaia di "eretici". Dov’era, allora, la "difesa della vita"? E dove il carisma – rivendicato dai successori di Pietro, e da nessun altro al mondo – di essere "infallibili", quando parlano ex cathedra, anche in materia di costumi? Ma far appiccare il rogo (fosse puro uno solo), e benedire questa eretica ortoprassi contro l’uomo, non significa bruciare le fondamenta dell’etica e nel contempo, in realtà, anche il rivendicato carisma?» (David Gabrielli in "Santa Inquisizione alla sbarra")
«... Dobbiamo pensare alla natura del credere, che è atto sostanzialmente libero. La proposta di Cristo fatta alla coscienza diventa con l’Inquisizione intimazione ecclesiastica. E non si può sostenere che il concetto di libertà di coscienza non fosse ancora formulato, nel Cinquecento, come lo sarebbe stato nei secoli successivi. Non ne esisteva forse la formulazione intellettuale, ma la libertà di coscienza ha animato da sempre il cristianesimo. Altrimenti, non sarebbero comprensibili i martiri dei primi secoli, che morivano in forza di una fede vissuta nell’intimo della coscienza in opposizione alla legge dello Stato». (Prof. De Maio, docente di Storia del Rinascimento e di Storia moderna presso l'Università di Napoli). Ciò detto, i dati che vengono di seguito proposti, pur non avendo la pretesa dell'esaustività e della precisione, appaiono per la loro "moderatezza" degni di attenzione. In particolare per la Spagna si ricordano i 38 roghi del 1501 a Toledo, i 13 di Valladolid, le 30 streghe del 1507 a Calahorra... Si potrebbe continuare, ma ciò richiederebbe troppo spazio. Valga,  per questo paese, il seguente prospetto sintetico.

Esecuzioni e penitenze imposte dall'Inquisizione in Spagna, dal 1481 al 1820
Data 

Bruciati vivi 

Bruciati in effigie
Sottoposti a penitenza 
Dal 1481 al 1517 (*)16376 9901 178382 
Dal 1517 al 15516254 4722 50736 
Dal 1556 al 15973990 1845 18450 
Dal 1597 al 16211840 692 10716 
Dal 1621 al 16652852 1428 14080 
Dal 1665 al 17001632 540 6512 
Dal 1700 al 17461600 760 9120 
Dal 1746 al 175910 170 
Dal 1759 al 178856 
Dal 1788 al 180842 
(*) L'inquisizione è particolarmente terribile sotto Torquemada; alla sua morte, 8800 persone erano state bruciate sul rogo, 6500 in effigie, 90.000 condannate a penitenze diverse e un milione cacciate dal paese.
I dati che precedono non comprendono le esecuzioni operate dall'Inquisizione in Francia, in Germania e in Italia nella lotta contro i catari (letteralmente sterminati), i valdesi, i protestanti e le persone accusate di stregoneria.
Si ricordano per la Francia gli eretici di Carcassonne del 1209 con 400 condanne, i 183 roghi del 1239 a Montpellier, i 200 catari bruciati nel 1244 a Montségur, i 200 catari bruciati in quello stesso anno a Mont Aime. In Inghilterra furono uccise circa 20.000 streghe, totale delle streghe uccise, da parte cattolica e protestante, è stato valutato fra le 200.000 e le 500.000. Per la Germania si ricordano a Norimberga i 15 bruciati nel 1378-79, gli 80 del 1397 a Garten, le 6 donne al rogo del 1399. A Roma il sacro tribunale condanna a morte 97 rei tra il 1542 e il 1761 (Il Mattino di Padova, le Persecuzioni, 20.7.1999)
2000 sono i processati in Sicilia tra il 1537 e il 1618, di cui 29 condannati a morte.[ibidem12.000 sono i  processati dall'Inquisizione a Venezia, Aquileia e Napoli in 250 anni. [ibidemNelle altre nazioni il sanguinoso catalogo non è molto differente. Alcuni dati (per dire poco, raccapriccianti) potranno ricavarsi dal prospetto proposto da Pierino Marazzani. Lasciamo allo studioso il compito di svolgere una obiettiva e seria indagine storica, al fine di verificarne il fondamento e l'attendibilità.
Per dovere di obiettività è opportuno sottolineare che la crudeltà non risiedeva tutta sul versante cattolico. Anche i protestanti, qualcuno ha detto, non hanno le carte in regola per scagliare la prima pietra.
Mons. Piercarlo Landucci in un articolo intitolato Il vero Giordano Bruno (Palestra del clero, 1° aprile 1974, 435ss) ricorda che il Sirleto fu bruciato sul rogo a Ginevra per aver scritto il trattato Restitutio Christianismi, Jacques Gruet ebbe la stessa sorte per aver offeso Calvino, e Raoul Monnet per aver pubblicato disegni ingiuriosi contro la Bibbia. Calvino poi esortava il governo inglese a «sterminare con la spada i nemici del protestantesimo».
Tutta la cristianità cadde vittima di una orribile distorsione del senso della giustizia e della carità.
L’istanza della revisione si verificò, per motivi polemici e anticlericali, nella cultura laica e poi in quella cattolica.
Il rigetto dei metodi inquisitoriali e della tortura si affermò presso i filosofi e i teoreti della tolleranza e della umanizzazione dei metodi della giustizia nei secoli XVII e XVIII.
Le loro opere (Locke, Filangieri, Beccaria, Montesquieu, ben 6 Enciclopedie, ecc.) furono messe all’Indice.
La Chiesa assediata, scomunicava e veniva laicamente scomunicata" (Rosario Esposito, in "Inquisizione non più una palla al piede").


    I Sistemi di tortura della Chiesa.

"Io voglio scrivere su tutti i muri ovunque siano muri [...] Io chiamo il cristianesimo unica grande maledizione, unica grande intima perversione, unico grande istinto di vendetta [...] Io lo chiamo unico imperituro marchio d'abbominio dell'umanità...".
FONTE: F.W. Nietzsche, L'Anticristo, TEN, 2a ediz., 1992, pag. 92-93.



Ecco alcuni strumenti e sistemi di tortura che la Chiesa ha utilizzato per commettere i suoi efferati "crimini contro l'umanità" durante la Santa Inquisizione. Crimini rimasti impuniti!

Il Topo
Tortura applicata a streghe ed eretici. Un topo vivo veniva inserito nella vagina o nell'ano con la testa rivolta verso gli organi interni della vittima e spesso, l'apertura veniva cucita. La bestiola, cercando affannosamente una via d'uscita, graffiava e rodeva le carni e gli organi dei suppliziati. Chissà come i disgraziati riuscissero a sopportare il terrore provocato alla sola vista del topo che da li a poco sarebbe entrato nel suo corpo.

Dissanguamento
Era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificazione tramite fuoco del suo sangue. Le streghe condannate erano "segnate sopra il soffio" (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte.

Il Rogo
Una delle forme più antiche di punizione delle streghe era la morte per mezzo di roghi, un destino riservato anche agli eretici. Il rogo spesso era una grande manifestazione pubblica. L'esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo dall'emissione della sentenza. In Scozia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega prima veniva strangolata e poi il suo corpo (In stato di semi-incoscienza) era scaricato in un barile di catrame prima di venire legato a un palo e messo a fuoco. Se la strega, nonostante tutto, riusciva a liberarsi e a tirarsi fuori dalle fiamme, la gente la respingeva dentro.

Le Turcas
Questo mezzo era usato per lacerare e strappare le unghie. Dopo lo strappo, degli aghi venivano solitamente inseriti nelle estremità delle falangi.


La Fanciulla di Ferro o Vergine di Norimberga 
L'idea di meccanizzare la tortura è nata in Germania; è li che ha avuto origine "la Vergine di Norimberga". Fu così battezzata perchè, vista dall'esterno, le sue sembianze erano quelle di una ragazza bavarese, e inoltre perchè il suo prototipo venne costruito ed impiantato nei sotterranei del tribunale segreto di quella città. Era una specie di contenitore di metallo con porte pieghevoli; il condannato veniva rinchiuso all'interno, dove affilatissimi aculei trafiggevano il corpo dello sventurato in tutta la sua lunghezza. La disposizione di questi ultimi era così ben congegnata che, pur penetrando in varie parti del corpo, non trafiggevano organi vitali, quindi la vittima era destinata ad una lunga ed atroce agonia.

Pulizia Dell'Anima
Era spesso creduto, nei paesi cattolici, che l'anima di una strega o di un eretico fosse corrotta, sporca e covo di quanto di contrario ci fosse al mondo. Per pulirla prima del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone, perfino sapone. La famosa frase "sciacquare la bocca con il sapone"' che si usa oggi, risale proprio a questa tortura.

Il Triangolo
Altro terribile strumento di tortura analogo alla "pera" e all'"impalamento". L'accusato veniva spogliato e issato su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. La presunta strega veniva fatta sedere in modo che la punta entrasse nel retto o nella vagina. Alla fine alla poveretta venivano fissati dei pesi alle mani e ai piedi...

Immersione Dello Sgabello
Questa era una punizione che più spesso era usata nei confronti delle donne. Volgarmente sgradevole, e spesso fatale, la donna veniva legata a un sedile che impediva ogni movimento delle braccia. Questo sedile veniva poi immerso in uno stagno o in un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono questa tortura morirono per lo shock provocato dall'acqua gelida.


Impalamento 
Questo strumento, riservato per lo più ai sospetti di stregoneria o agli eretici, era realizzato in tre diverse versioni. La prima consisteva in un blocco di legno a forma di piramide, mentre la seconda, meno letale, aveva l'aspetto di un cavalletto a costa tagliente.
In ambedue i casi, l'indiziata veniva posta a cavalcioni di tale strumento sino a far penetrare la punta, nel primo caso, o lo spigolo nel secondo, direttamente nelle carni, squassando in modo spesso permanente, gli organi genitali. Quasi sempre poi venivano aggiunti dei pesi alle caviglie e sistemati scrupolosamente dei braceri o delle fiaccole accese sotto ai piedi. La terza versione è una delle più rivoltanti e vergognose torture concepite dalla mente umana. Veniva attuata per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della presunta strega, forzato a passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla testa o dalla gola. Il palo era poi invertito e piantato nel terreno, così, queste miserabili vittime, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto pubblicamente.


La Strappata
Una delle più comuni e anche una delle tecniche più facili. L'accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola. L'esecutore faceva il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni.

Lo Squassamento
Era una forma di tortura usata insieme alla 'strappata'. L'accusato qui veniva sempre issato sulla carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili. Le conseguenze erano gravissime.

La Culla Della Strega
Questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva fatta continuamente oscillare. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolìo causava profondo disorientamento e aiutava a indurre a confessare. Vari soggetti hanno anche sofferto durante questa tortura di profonde allucinazioni. Ciò sicuramente ha contribuito a colorire le loro confessioni.


Mastectomia 
Alcune torture erano elaborate non solo per infliggere dolore fisico ma anche per sconvolgere la mente delle vittime. La mastectomia era una di queste: la carne delle donne era lacerata per mezzo di tenaglie, a volte arroventate. Uno dei più famosi casi che si conosca in cui fu usata questa tortura era quello di Anna Pappenheimer. Dopo essere già stata torturata con lo strappado, fu spogliata, i suoi seni furono strappati e, davanti ai suoi occhi, furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti... Questa vergogna era più di una tortura fisica; l'esecuzione faceva una parodia sul ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un'estrema umiliazione.

Annodamento
Questa era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Quando l'inquisitore non riusciva ad ottenere una testimonianza si serviva di questa tortura; robusti uomini ruotavano l'attrezzo in modo veloce provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto.

La Garrotta
Non è altro che un palo con un anello in ferro collegato. Alla vittima, seduta o in piedi, veniva fissato questo collare che veniva stretto poi per mezzo di viti o di una fune. Spesso si rompevano le ossa della colonna vertebrale.

Il Forno
Questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate (Ma non sempre).


Il Supplizio Del Trono
Questo attrezzo consisteva in una specie di seggiola gogna, sarcasticamente definita "trono". L'imputata veniva posta in posizione capovolta, con i piedi bloccati nei ceppi di legno. Era questa una delle torture preferite da quei giudici che intendevano attenersi alla legge. Difatti la legislazione che regolamentava l'uso della tortura, prevedeva che si potesse effettuare una sola seduta, durante l'interrogatorio della sospetta. Malgrado ciò, la maggioranza degli inquisitori ovviava a questa normativa, definendo le successive applicazioni di tortura, come semplici continuazioni della prima. L'uso di questo strumento invece, permetteva di dichiarare una sola effettiva seduta, sorvolando sul fatto che questa fosse magari durata dieci giorni. Il "trono", non lasciando segni permanenti sul corpo della vittima, si prestava particolarmente ad un uso prolungato. E' da notare che, talvolta, unicamente a questo supplizio, venivano effettuate, sulla presunta strega, anche le torture dell'acqua o dei ferri roventi.


La Pressa
Anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come misura giudiziaria durante il quattordicesimo secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772.

La Cremagliera
Era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (E in modo preciso sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni.

La Pera
La Pera era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale. La pera era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da un minimo, a un massimo dei suoi segmenti. L'interno della cavità in questione era orrendamente mutilato e spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti servivano meglio per strappare e lacerare la gola o gli intestini. Quando applicato alla vagina i chiodi dilaniavano la cervice della povera donna. Questa era una pena riservata a quelle donne che intrattenevano rapporti sessuali col Maligno o i suoi familiari.


Sedia Delle Streghe 
La sedia inquisitoria, comunemente detta sedia delle streghe, era un rimedio molto apprezzato per l'ostinato silenzio di talune indiziate di stregoneria. Tale attrezzo, pur universalmente diffuso, fu particolarmente sfruttato dagli inquisitori austriaci. La sedia era di varie dimensioni, diverse forge e fantasiose varianti; tutte comunque chiodate, fornite di manette o blocchi per immobilizzare la vittima ed, in svariati casi, aveva il pianale di seduta in ferro, così da poterlo arroventare. Vengono riportate notizie di processi dai quale risulta come l'uso di questo strumento potesse venir prolungato, sino a trasformarsi in vera e propria pena capitale.

La Ruota
In Francia e Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle presunte streghe ed eretici venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L'agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni.

Tormentum Insominae
Consisteva nel privare le streghe del sonno. La vittima, legata, era costretta a immersioni nei fossati anche durante tutta la notte per evitare che si addormentasse.

Ordalia Del Fuoco
Prima di iniziare l'ordalìa del fuoco tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito durava tre giorni e gli accusati dovevano sopportare benedizioni, esorcismi, preghiere, digiuni e dovevano prendere i sacramenti. Dopodiché si veniva sottoposti all'ordalìa: gli accusati dovevano trasportare un pezzo di ferro rovente per una certa distanza. Il peso di questo peso era variabile: si andava da un minimo di circa mezzo chilo per reati minori, fino a un chilo e mezzo. Un altro tipo di ordalìa del fuoco consisteva nel camminare bendati e nudi sopra i carboni ardenti. Le ferite venivano coperte e dopo tre giorni una giuria controllava se l'accusato era colpevole o innocente. Se le ferite non erano rimarginate l'accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente. Si poteva aver salva la vita, però, corrompendo i clerici che dovevano officiare la prova: si poteva fare in modo che ferro e carboni avessero una temperatura sufficientemente tollerabile.

Ordalia Dell'Acqua
In questo tipo di ordalìa l'acqua simboleggia il diluvio dell'Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati anche l'acqua 'pulirà' la strega. Dopo tre giorni di penitenze l'accusata doveva immergere le mani in acqua bollente, alla profondità dei polsi. Spesso erano costrette a immergerle fino ai gomiti. Si aspettava poi tre giorni per valutare le colpe dell'accusata (Come per l'ordalìa del fuoco). Veniva messa in pratica anche un'ordalìa dell'acqua fredda. Alla strega venivano legate le mani con i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla. Dopodiché veniva immersa in acqua; se galleggiava era sicuramente una strega in quanto l'acqua 'rifiutava' una creatura demoniaca, se andava a fondo era innocente ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo.

 



Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

   Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)...