Visualizzazione post con etichetta natale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta natale. Mostra tutti i post

venerdì 23 dicembre 2016

Nati il 25 Dicembre

  

Il confronto tra Mitraismo e Cristianesimo è ritenuto molto interessante da alcuni storici, i quali sostengono che ci siano diverse somiglianze tra queste due religioni. Il culto di Mitra ha origini molto antiche, ma si deve distinguere la forma originaria, quella indo-persiana, dalla versione romana, che ne è una rielaborazione originale. Ambedue (come moltissime altre religioni) hanno le seguenti credenze sul mondo, il destino, paradiso ed inferno (il primo abitato dai beati, il secondo popolato da demoni), e l'immortalità dell'anima. Le loro concezioni sulla battaglia tra Bene e Male sono praticamente identiche, inclusa una grande e finale battaglia alla fine dei tempi. Tutte e due aspettano il giudizio finale e la resurrezione. L'immagine di Mitra veniva sepolta in una tomba all'interno di una caverna e questa veniva ritualisticamente rimossa ogni anno e si diceva che tornasse alla vita di nuovo. Il trionfo di Mitra e l'ascensione al Paradiso erano celebrati durante l'equinozio di primavera, quando le ore di luce cominciano a prevalere su quelle di buio. Ambedue le religioni utilizzano il battesimo come purificazione ed unico modo per entrare a far parte della comunità. I due riti però sono completamente diversi: il battesimo romano di Mitra si esprime nel rituale della tauroctonia, consistente nel disporre il fedele in una cavità sotterranea, chiusa in alto da una grata, sulla quale è condotto e sgozzato un toro; il fedele viene così coperto dal sangue ancora caldo dell'animale.Questo rito però era del tutto assente nel culto indo persiano da cui ebbe origine e fu adottato soltanto successivamente nel culto romano Bisogna però aggiungere che, al di là delle testimonianze iconografiche su questo rito, non si hanno altre informazioni sul significato teologico e sull'effettivo svolgimento del rito mitraico. Il battesimo cristiano avviene per immersione in una vasca d'acqua, senza alcun sacrificio animale e senza sangue come diretta derivazione dalle usanze Essene di cui a Qumran si sono ritrovate ampie tracce. A parziale riconoscimento del comune elemento rituale va detto che, seppur il rito del battesimo cristiano usi come simbolo l'acqua, esso rappresenti in effetti il sangue di Cristo che purifica il fedele, ma solo in una successiva rielaborazione. Infatti, il battesimo cristiano viene inaugurato da San Giovanni Battista, che dichiara che verrà uno dopo di lui che battezzerà con il fuoco. Non si hanno invece notizie circa il battesimo mitraico iraniano.
L'iconografia romana rappresenta Mithra, che nasce già fanciullo da una roccia, la petra genetrix (forse un simbolo della materia cosmica primordiale), e affiancato da due personaggi minori interpretati da Franz Cumont come pastori recanti doni. Nel Vangelo secondo Luca, Gesù è un neonato e i pastori non assistono direttamente alla nascita, ma vi si recano in seguito e senza doni.
La presenza dei pastori alla nascita di Mitra è ormai contestata dagli studiosi. Si tratterebbe infatti semplicemente di rappresentazioni di Cautes e Cautopates, i due assistenti mitologici di Mitra. L'abito, considerato "da pastore" è quello tipico della Frigia. In ogni caso le immagini non consentono di dedurre che i cosiddetti doni siano oro, incenso e mirra, i doni recati a Gesù non dai pastori ma dai Re Magi.
In età ellenistica però la sua nascita veniva celebrata nel solstizio d'inverno chiamato in persiano Shab-e Yalda, come si addice ad un dio della luce.
Secondo una leggenda iranica Mitra sarebbe nato da una donna vergine, come Gesù. Il tema della nascita delle divinità da vergini è presente in moltissime religioni antiche.. In alcune culture il calendario cominciava originariamente nella costellazione della Vergine, pertanto il Sole sarebbe "nato da una Vergine". Altri racconti iranici vogliono che il dio sia nato da Arədvī Sura Anahita, che tradotto dalla lingua iranica significa «Arədvī la Maestosa e Immacolata», una divinità elamitica e mesopotamica delle acque, estranea ai culti solstiziali, che avrebbe generato Mitra per partenogenesi.
Conferma la nascita di Mitra da una vergine, nel mazdeismo Iraniano, il tempio Seleucide a Kangavar nell'Iran occidentale (c. 200 a.C.) dedicato ad "Anahita, l'immacolata vergine madre del signore Mithras"
Secondo altri invece Mitra non nacque da una vergine in una grotta, ma secondo il mito nacque da una roccia, presumibilmente lasciando una grotta dietro di sé. La roccia non può certamente essere definita "una vergine", e inoltre Mitra nacque già adulto [MS.173]. Dunque pertanto non può considerarsi valida l'analogia tra la figura di Maria Vergine e quella della roccia, ma può considerarsi valida se confrontata col rito iraniano. Va sempre ricordato che il Mazdeismo così come le altre religioni che successivamente si ispireranno alla bibbia, nasce in Medio Oriente e qui se ne può interpretare la forma originale. Successivamente, passando dal Medio Oriente ad altre regioni, queste ne modificano il contenuto originale adattandolo alle proprie necessità o consuetudini. Si consideri poi che la nascita di Mitra avrebbe avuto luogo quando gli uomini non erano ancora stati creati.
Per quanto riguarda il cristianesimo nel vangelo di Matteo la nascita verginale di Gesù è messa in relazione con un brano del profeta Isaia (tratto dalla Bibbia detta dei Settanta, una versione in lingua greca composta intorno al II secolo a.C. e in seguito la più diffusa in ambiente cristiano). Isaia rivolto alla «casa di Davide» annuncia di una vergine che concepirà un figlio, il quale sarà chiamato Emanuele, ovvero dio è con noi, per la liberazione dal peccato e dal male in cui era caduto Israele. La nascita verginale di Gesù, raccontata da Matteo, è funzionale a dimostrare che la profezia di Isaia si era avverata.
Un'altra analogia è riscontrata nel fatto che Mitra è uno yazata (divinità minore o angelo) che nasce da una vergine per combattere il male, nella lotta finale col bene, per il dominio del mondo, creato originariamente da Ahura Mazda. Sull'origine divina di Gesù poi e l'ordine che gli spetterebbe nella creazione e i rapporti di questo con il Dio Padre le prime chiese cristiane non erano concordi, prima dell'elaborazione teologica nicena, e alcune delle dottrine considerate oggi eretiche presentano maggiori affinità con il mitraismo. Tuttavia se si segue con precisione il mito di Mitra è doveroso precisare che Mitra non sacrificò se stesso, ma piuttosto compì il gesto eroico di uccidere il "grande toro del Sole". Non esiste niente nella letteratura mitraica che giustifichi l'idea che Mitra si sia sacrificato. E non è neanche possibile paragonare la morte di un toro "per la pace del mondo", con Gesù Cristo che venne nel mondo dando la sua vita per salvare gli uomini dal peccato e non per una generica "pace".
Però Mitra era il rappresentante divino di Ahura-Mazda sulla terra ed era incaricato di proteggere i giusti dalle forze demoniache di Angra Mainyu. Era quindi una divinità di verità e legalità e, nel trasferimento al regno fisico, un dio dell'aria e della luce. Come nemico degli spiriti del male e delle tenebre, proteggeva le anime e, comepsicopompo, le accompagnava in paradiso (concetto ed anche parola di origine persiana) e nell'Avesta si mette in luce come "Giudice delle Anime".
Molte chiese furono costruite sopra a mitrei distrutti, come per esempio San Clemente a Roma e tante località dell'anacoretismo cristiano potrebbero essere stati originariamente luoghi di culto mitraico in Romagna, nel Lazio, Campania, in Puglia e Calabria (Regio Urbicaria).
Il tema della grotta compare in chiese cristiane dedicate all'arcangelo Michele, che dopo la legalizzazione del Cristianesimo divenne il santo patrono dei soldati (vedi la grotta santa presso il Santuario di San Michele Arcangelo nel monte Gargano in Puglia, convertita a santuario in onore di Michele nel 493). Bisogna ricordare che il culto di Mitra era presente soprattutto nella classe militare.
Toro e cripta sono legati anche al culto del martire cristiano San Saturnino, di Tolosa in Francia. La connessione, tuttavia, è molto superficiale dato che in questo caso la vittima era Saturnino e non il toro.
Nella letteratura mitraica non esiste alcun riferimento né alla morte né alla sepoltura di Mitra. Lo studioso Gordon dice apertamente che nel culto di Mitra non esiste "nessuna morte di Mitra" [Gor.IV, 96], dunque non si può neppure parlare di resurrezione.
Il mito non dice affatto che Mitra risorse. Dice piuttosto che non Mitra, ma gli dèi, dopo aver cercato gli umani, salirono al cielo, e Mitra attraversò l'Oceano con il suo carro. L'Oceano cercò di inghiottirlo e fallì, e infine egli raggiunse la dimora degli immortali.

In generale chi sostiene l'unicità del Cristianesimo lo confronta con il Mitraismo romano, mentre chi ne sostiene la similitudine lo rapporta al Mitraismo persiano

Per i cristiani di tutto il mondo il 25 dicembre è il giorno in cui è nato Gesù. Ma non tutti sanno che la stessa data riveste la stessa importanza per moltissime altre antiche religioni di tutto il mondo. Il 25 dicembre è la data di nascita di moltissimi dèi, quasi tutti nati da una vergine che hanno avuto una vita terrena di 33 anni con 12 discepoli e poi sono stati traditi ed uccisi e risorti dopo 3 giorni! Può sembrare incredibile ma è proprio così e questo ci fa riflettere sulle vere origini del cristianesimo e il significato simbolico di questi eventi.
Horus, in Egitto 3000 anni prima di Cristo, che nasce il 25 dicembre dalla vergine Isis-meri, la sua nascita è annunciata da una stella proveniente da est, e tre re giunsero a salutare la sua nascita. A 12 anni fu insegnante prodigio A 30’anni viene battezzato da Anup, aveva 12 discepoli che viaggiavano con lui ed eseguiva miracoli come curare i malati, camminare sull’acqua ed era conosciuto come La Luca, Il figlio di Dio, L’agnello di Dio, Buon pastore etc etc, tradito da Typhon fu crocifisso e sepolto per tre gioni, poi resuscitò. In aggiunta, scritte circa 3.500 anni fa, sui muri del Tempio a Luxor ci sono immagini dell’Annunciazione, Immacolata Concezione, Nascita ed Adorazione di Horus, con Thoth che annuncia alla Vergine Iside che lei concepirà Horus; con Kneph, lo “Spirito Santo” che impregna la vergine; e con l’infante e la presenza di tre re, o magi, che portavano doni.
Virishna nel Medio Oriente, 1200 anni prima di Cristo, nacque da madre vergine per immacolata concezione: quando nacque il tiranno di allora fece uccidere tutti i bambini suoi coetanei; Angeli e pastori presenziarono alla sua nascita in una grotta; compi’ miracoli come la trasformazione dell’acqua nel vino e resuscito’ i morti; fu crocifisso alla fine in mezzo a due ladroni e resuscitò dopo tre giorni.
Attis di Frigia 1200 aC, nato dalla vergine Nana il 25 dicembre, crocifisso e morte per 3 giorni e poi resuscitato.
Krishna, in India 900 aC, nato dalla vergine Devaki, con una stella premonitrice dall’est., compiva miracoli con i suoi discepoli e dopo la sua morte fu resuscitato.
Dionysus, in Grecia 500 aC, nato il 25 dicembre da una vergine, fu insegnante itinerante ,c ompiva miracoli come tramutare l’acqua in vino. Era chiamato Re dei Re , Figlio Unigenito di Dio, L’alpha e L’omega. Dopo la sua morte fu resuscitato.
Mithra, in Persia 1200 aC, nato da una vergine il 25 dicembre, aveva 12 discepoli e compiva miracoli, e alla sua morte fu sepolto e resuscito’ dopo 3 giorni. Il giorno sacro dedicato a Mithra era la Domenica.
Ci sono quindi tanti salvatori nati il 25 dicembre, per lo più da una vergine, che hanno effettuato miracoli, sono morti su croci/alberi/oggetti fatti di legno, poi sono risorti, e presentano tra loro delle somiglianze impressionanti. La domanda sorge spontanea: perché queste caratteristiche?
Ecco molti altri sono i profeti nati il 25 dicembre con una storia simile:
Tammuz in Mesopotamia;
Quetzalcoat e Huitzilopochtli in Messico;
Bacab nello Yucatan;
Alcide, Apollo, Ercole, Zeus in Grecia,
Marduk, Adad in Assiria,
Zulis, Osiride e Iside in Egitto,
Adone in Siria;
Odino, Balder e Frey in Scandinavia,
Bali in Afghanistan,
Baar in Fenicia,
Jao in Nepal,
Xamolxis in Tracia,
Zoar tra i Bonzi,
Beddru in Giappone,
Issione e Quirino a Roma,
Prometeo nel Caucaso,
Indra in Tibet,
Thammuz in Siria,
Atis in Frigia,
Deva Tat in Siam,
Thor in Gallia,
Ischy nel’Isola di Formosa,
Fohi e Tien in Cina.
LA SPIEGAZIONE DEI PROFETI CHE HANNO LA STESSA VITA

La spiegazione per tutto questo può essere descritta in modo duplice ma è unica.
1) La prima spiegazione è che la nostra umanità attuale è l’erede di un’altra civiltà che è vissuta in un era precedente di cui abbiamo ripreso il culto della religione originaria. Il fatto che siano esistite civiltà evolute e poi qualcosa (una guerra o un cataclisma) ha fatto ritornare l’uomo alla preistoria, è molto accreditata ed in effetti ad esempio in India c’è la città di Mohenjo-Daro in cui gli scienziati hanno trovato le stesse condizioni di radioattività e fusione prodotte da un’esplosione nucleare, il tutto risalente ad almeno 7500 anni fa. Questa teoria trova riscontro anche nei numerosi OOPARTS che vengono scoperti sempre di più, ovvero oggetti che risalgono a migliaia di anni fa ma sono troppo evoluti e sofisticati per appartenere alla preistoria.
2) La seconda spiegazione è molto pragmatica e si basa sull’effettivo movimento degli astri ed è quella che gli studiosi ed archeologi chiamano l’antico culto del sole. Il 25 dicembre segna l’effettiva nascita del sole dopo la morte avvenuta con il solstizio del 21. La “stella d’oriente” che da il messaggio della venuta del Dio, non è altro che Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno. Il 24 dicembre di ogni anno, Sirio – com’era già noto nei tempi antichi – si allinea con le tre stelle più brillanti della cintura di Orione. Queste ultime tre stelle vengono chiamate, oggi come nell’antichità, “I tre Re”. La linea retta descritta idealmente da queste 4 stelle (Sirio più “i tre Re” allineati) indica esattamente il punto dell’orizzonte dove il sole sorgerà il 25 dicembre. Ecco da dove viene l’allegoria della stella che, insieme ai tre re che la “seguono”, indica il punto dove il sole (cioè la divinità del Sole) nascerà. Il sole quindi cresce e raggiunge il suo apice con l’equinozio di primavera e quindi la Pasqua, momento in cui il Sole entra nel segno dell’ariete e del montone, ecco il perché dell’agnello sacrificale presente in tutte le religioni: le ore di luce sconfiggono “per sempre” le tenebre, ed ecco che la rinascita si compie e inizia nuovamente un nuovo “ciclo di vita sulla Terra”. Il 22 dicembre la “morte” del Sole si realizza completamente quando cioè raggiunge il punto più basso nel cielo. La cosa particolare è questa: dal punto di vista visivo, il Sole smette di muoversi verso sud per 3 giorni. Durante questo periodo, il Sole rimane in prossimità della Croce del Sud (la costellazione di Crux), e dopo questo periodo di tre giorni, il Sole ricomincia a muoversi questa volta verso nord facendo presagire giorni più lunghi, più calore e primavera. Il Sole è morto sulla croce, morì per 3 giorni per poi risorgere e nascere di nuovo: da qui l’idea di crocifissione, morte per 3 giorni e resurrezione che è comune a tante divinità del Sole come Gesù. Gli Apostoli sono le 12 costellazioni dello Zodiaco, assieme ai quali Gesù, essendo il Sole, viaggia. La madre vergine del Dio Sole e’ un tema anch’esso popolare in tutte le religioni dell’antichità: secondo il “mito solare”, infatti, il Sole nacque sotto la costellazione della Vergine; dato che gli antichi inspiegabilmente conoscevano a menadito il sistema solare meglio di noi oggi, tutti i profeti solari sono nati da altrettante vergini. L’oro, l’incenso e la mirra, infine, erano i doni che gli antichi facevano al sole poco dopo la sua rinascita, in quanto con la sua nuova “luce” avrebbe promesso grano, raccolti e cibo nuovamente a sufficienza.
Molto probabilmente non sapevi tutto questo, ed è molto affascinante scoprirlo e cercare di dare una spiegazione razionale e logica a tutto. Secondo me una ricerca concreta e fruttuosa su questo può iniziare solo se ti metti nella prospettiva che forse non sappiamo davvero cosa è successo in passato, non sappiamo quanto erano evoluti, quali conoscenze avanzate avessero e quanto profondamente erano in contatto con tutto l’universo.

giovedì 24 dicembre 2015

riflessioni per Natale

Nel corso dell’anno il sole passa per i quattro punti cardinali (equinozio di primavera, solstizio d’estate, equinozio d’autunno e solstizio d’inverno) e durante questi quattro periodi avvengono nella Natura dei forti gettiti e delle grandi circolazioni di energie che influenzano la Terra e tutti gli esseri che la popolano: piante, animali, uomini… Se l’essere umano si mette in uno stato di armonia per ricevere quegli influssi, possono avvenire in lui grandi trasformazioni. Una grande infusione di Luce e Energia Spirituale è versata nell’atmosfera della Terra e nell’Aura delle persone che vivono il proprio “Natale personale”; mentre lo Spirito porta doni spirituali, gli uomini rispondono offrendo e scambiandosi cose che hanno senso al loro livello. La tradizione cristiana ci dice che Gesù è nato alla mezzanotte del 25 dicembre, quando il Sole è appena entrato nella Costellazione del Capricorno.  Simbolicamente il Capricorno è legato alle montagne, alle grotte ed è appunto nell’oscurità di una grotta che il Bambino può nascere.  L’approssimarsi dell’inverno porta con sé il tempo del riposo per la Natura e, per gli esseri umani, quello del raccoglimento e della meditazione che consente loro di penetrare nelle profondità del proprio cuore per  prepararsi alla nascita del Bambino. Ogni anno, il 25 dicembre a mezzanotte, appare all’orizzonte la Costellazione della Vergine ed è questo il motivo per cui è detto che Gesù è nato da una Vergine. All’opposto appaiono i Pesci e, nel Medio Cielo, si può vedere la splendida Costellazione di Orione con, al centro, l’allineamento delle tre stelle che, secondo la tradizione popolare, rappresentano i tre Re Magi. Prima di essere un avvenimento storico, la nascita del Cristo è un avvenimento cosmico: è la prima manifestazione di vita nella Natura, il principio di tutto ciò che esiste.  Questa nascita ha anche un significato mistico: il Cristo deve nascere in ogni anima umana come principio di Luce e di Amore divino e, fino a quando l’uomo non l’avrà fatto proprio, il Bambino Gesù non potrà nascere in lui. La celebrazione del Natale non riguarda solamente i Cristiani, ma tutti gli esseri umani che hanno raggiunto un certo livello di coscienza e di essere a prescindere dalla loro religione o dalla loro razza.  La nascita del Bambino non è un evento accaduto nella storia umana duemila anni fa, ma piuttosto rappresenta l’Immagine, il Simbolo, l’Archetipo Universale della nascita della Coscienza Spirituale nella nostra Anima, cioè nella nostra Coscienza umana.In quanto tale, questo evento è uno dei più grandi momenti non solo di questa vita, ma di tutta la nostra evoluzione. E’ l’incrocio e il punto culminante di una lunga preparazione, inconscia e conscia, per poter accedere ad un livello di coscienza più evoluto, più spirituale.  Dal punto di vista della psicologia del profondo rappresenta il SE’ che prende corpo in un IO fisico, dando origine al processo di individualizzazione,  consapevolezza e  responsabilità.  Tale processo, quando si presenta nella vita di un uomo, può divenire salvezza, oppure perdizione.  Infatti, secondo Jung l’esperienza del SE’ transpersonale richiede una grande umiltà per poterla controbilanciare.  La congiunzione dell’umile e del grande è rappresentata dalle due categorie di visitatori che si recano ad adorare Gesù Bambino: i pastori e i Re Magi.     Finchè rimane all’interno di una Chiesa o di un credo religioso, in un IO di gruppo indifferenziato, l’uomo è al riparo dai pericoli e dalle incognite dell’esperienza diretta; ma, una volta abbandonato lo spazio protetto rappresentato dal mito religioso, inizia il cammino dell’individualità per trasformare la sua vita cosciente ed extracosciente  nel suo più alto destino. Attualmente stiamo vivendo un grande passaggio perché siamo arrivati ad un incrocio essenziale della nostra evoluzione: l’inizio del 3° millennio, la fine dell’Età dei Pesci, la fine di un livello di essere e di civiltà e l’inizio di un livello di coscienza superiore e di una nuova civiltà.  Tutto ciò comporta delle possibilità straordinarie per la nostra crescita e maturazione, ma anche un grosso rischio di regressione e involuzione, o addirittura, la nostra estinzione sul pianeta. Il mistico tedesco  Angelus Silesius (1624-1677) così poeticamente si espresse: “Anche se il Cristo s’incarna mille volte a Betlemme -ma non in te- la tua anima sarà persa”. La parola inglese Christmas significa proprio “formare il Cristo, far nascere il Cristo in sé, diventare Cristo” ed è ciò che accade quando la luce della Scintilla Divina discende e si incarna nella nostra personalità. Simbolicamente il Bambino Gesù, circonfuso di luce bianco-dorata, rappresenta la personificazione e la manifestazione della Scintilla Divina che si incarna progressivamente nel nostro campo di coscienza.  Maria e Giuseppe rappresentano rispettivamente l’essenza e l’espressione del principio femminile e del principio maschile nelle loro molteplici manifestazioni.  Affinchè Dio nasca nell’uomo, cioè si risvegli la sua coscienza spirituale, è necessaria la concordanza di queste due polarità. I tre Re Magi simbolizzano, nella natura umana, le tre facoltà regali della psiche: Volontà, Pensiero e Sentimento che devono operare in armonia per realizzare l’Iniziazione Spirituale.  Essi porgono i loro doni archetipici alla Scintilla Divina: l’l’Oro che rappresenta la coscienza e la conoscenza; la Mirra che rappresenta le energie creative e la volontà; l’Incenso che rappresenta l’amore e il sentimento. Maria non aveva trovato alloggio in nessun albergo e in nessuna locanda, sicchè  Gesù Bambino era venuto al mondo in una stalla, con il bue e l’asinello che alitavano per riscaldarlo. Anche qui il racconto svela il suo simbolismo: il Corpo Astrale e la Coscienza degli esseri umani sono generalmente così pieni di desideri e di preoccupazioni mondane da non avere posto per le Energie Spirituali e la Luce divina. La grotta o la stalla della nascita rappresenta il corpo fisico e gli animali che sono presenti sono pure degli archetipi universali.  Il toro simboleggia l’energia sessuale,      l’asino l’immaginazione e la testardaggine dell’IO; passioni della natura umana inferiore che, anziché essere represse e combattute, devono essere trasmutate e messe al servizio della realizzazione del proprio Cristo interiore, ovvero dell’avvento del “Regno di Dio” in noi. Nei tempi antichi in Oriente la nascita di un essere umano straordinario coincideva con il sorgere di una stella che splendeva più di tutte le altre; sul piano mistico ogni essere umano è una stella, cioè una Scintilla Divina che attende di essere accesa. La cometa, in realtà il pentagramma a cinque punte, che ha guidato al Presepe di Betlemme i tre Re Magi,   è il simbolo dell’Anima Perfezionata che discende dai Mondi Spirituali e la sua manifestazione indica l’incarnazione di una Grande Anima che deve adempiere ad  una missione speciale che, per il Cristo, sono state la grande opera della evoluzione della coscienza umana e la rigenerazione spirituale. Rudolf Steiner, in una conferenza a Basilea nel 1918, espresse profondissimi pensieri: “… per immergerci oggi nel significato del Natale ricordiamo le parole attribuite a Cristo Gesù “se non diverrete come bambini non potrete entrare nel Regno dei Cieli (Matteo 18,3)”. Quando nasce sulla Terra ogni bambino proviene direttamente dal mondo spirituale; dallo Spirito l’uomo viene a nascere dentro il corpo fisico al fine di fare esperienze che, senza, non potrebbe fare.  Mentre cresce fisicamente nel corpo, la sua vera essenza, il suo SE’ Spirituale sparisce a poco a poco dal corpo fisico, diventando sempre più indistinto e, ciò che si sviluppa nel mondo materiale tra la nascita e la morte non è che l’immagine riflessa di eventi spirituali, la morta immagine speculare di un’esistenza più elevata.  Nel corso della sua vita incarnata sulla Terra l’uomo va perdendosi gradualmente entro il proprio corpo per poi ritrovare se stesso nello spirito dopo la morte.  L’uomo entra dunque in questo mondo come un essere spirituale per conquistarsi facoltà che solo così si possono acquisire, facendosi “carne”. Il pensiero del Natale deve ricondurre gli esseri umani alla loro origine spirituale uguale di fronte a Dio, al mondo, agli altri uomini; è la vita fisica a produrre la disuguaglianza, ovvero a renderli diversi per effetto di qualcosa che appare congenito, che sta nel sangue, vale a dire le loro differenti doti, capacità e talenti che possono servire per il bene dell’Umanità solo se  si sforzeranno di compenetrarli con l’impulso del Cristo. Le doti che ci differenziano gli uni dagli altri vanno poste nella luce del Cristo; sull’altare del Bambino Gesù dobbiamo offrire i doni che scaturiscono dalle nostre differenti capacità. Il pensiero del Natale intimamente cristiano deve non solo essere un reale nutrimento dell’anima, bensì vita spirituale che fluisce dal mondo spirituale.  Tre cose si scopriranno, se ci si congiunge profondamente con questo pensiero.  Soprattutto si scoprirà che tende a cancellare , in questo nostro tempo dell’anima cosciente, l’egoismo.  In un altro modo ancora si potrà fare l’esperienza nei confronti della vita che oggi comporta, in tanti modi, le piccole e grandi falsità: ogni qualvolta si verifichi una situazione di scarsa sincerità o in noi stessi, o intorno a noi, si avverte l’impulso a rifiutare l’ingresso della menzogna nella nostra vita e ad attenersi sempre alla verità.  Anche prescindendo da ogni altro modo di intenderlo, il pensiero della nuova rivelazione cristiana può essere sentito come guida verso il senso della Verità. IL terzo aspetto dell’impulso del Cristo, vivente in questo pensiero che tocca il corpo e l’anima, è un elemento risanatore che combatte le malattie; una forza insita in quel pensiero apportatrice di freschezza, di giovanilità, ostile alla malattia.  Proprio questo l’Umanità va cercando, partendo dallo Spirito: vincere l’egoismo e la falsità nella vita; l’egoismo mediante l’amore, la falsità mediante la verità, i fattori di malattia mediante i pensieri sani che ci mettono direttamente all’unisono con le armonie dell’Universo perché da queste provengono. Il Cristo ha anche detto: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli (Matteo 28,20).  Questa non è una frase vuota, è una Verità in quanto non si è rivelato solo attraverso i Vangeli, bensì è presso di noi e si rivela di continuo. (Egli è apparso diverse volte sulla Terra, anche su altri pianeti in tutto l’universo e apparirà ancora in avvenire in tutti i piani dimensionali). Le nuove rivelazioni accresceranno la nostra forza anche se, con apparente contraddizione, dovessero raggiungerci in mezzo ai dolori e alle traversie della vita. In verità il Cristo deve vivere in noi che non siamo esseri umani assoluti, ma pensiamo ed agiamo secondo le leggi di un tempo evolutivo e storico determinato. Dobbiamo accogliere il Cristo nel suo linguaggio nuovo, così da essere in grado di comprendere ciò che Egli ci addita: la sua nascita nell’anima nostra.

(da “Come ritrovare il Cristo?” ed. Antroposofica)

domenica 4 gennaio 2015

perché festeggiare l'Epifania

L'Epifania è una festa cristiana celebrata il 6 gennaio (cioè dodici giorni dopo il Natale), che ricorda la visita dei re Magi a Gesù bambino. Nei Paesi in cui non è festività civile, l'Epifania viene spostata alla domenica tra il 2 e l'8 gennaio, mentre nella Chiesa cattolica è una delle massime solennità celebrate, assieme alla Pasqua, il Natale, la Pentecoste e l'Ascensione, ed è quindi istituita come festa di precettoAlcuni documenti di Tito Flavio Clemente d’Alessandria, un teologo del 150 d.C. circa, attestano che le prime comunità cristiane d’Alessandria d’Egitto formate dallo gnostico Basilide (i “Basilidiani”) pochi anni prima, amavano celebrare la Natività di Gesù Cristo, e con essa anche l’Epifania come la "manifestazione del Signore al mondo", il 15º giorno del mese di Tybidell’antico calendario alessandrino, che corrisponderebbe al nostro 6 gennaio. A partire dal III secolo circa, le comunità cristiane del Vicino Oriente associarono il termine Epifania ai tre segni rivelatori di Gesù Cristo, e cioè: l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù adulto nel fiume Giordano, ed il primo miracolo di Gesù avvenuto a Cana. Tuttavia, i primi cristiani di Gerusalemme non festeggiavano il Natale il giorno 25 dicembre: un documento chiamato Itinerarium, opera della pellegrina Egeria, narrerebbe la suggestiva presenza di vescovi cristiani in visita a Betlemme la sola notte del 6 gennaio, più otto giorni di celebrazioni liturgiche successive a questa stessa data, e una festa della Resurrezione di Cristo in primavera.
Documenti di Giovanni di Nikiu attestarono che Papa Giulio Idi Roma promosse (350 d.C. circa) la data della Natività di Cristo al 25 dicembre, basandosi sui censimenti storici della Palestina, portati a Roma dallo storico Tito Flavio Giuseppe nel 90 d.C. Tuttavia, oltre al fatto che tale data fu istituita per assorbire il rito pagano del Sol Invictus, la separazione tra la ricorrenza della adorazione dei Magi nella Natività e la ricorrenza del Battesimo di Gesù fu probabilmente fatta per non accavallare le date dei pellegrinaggi che partivano per il fiume Giordano e contemporaneamente presso Betlemme. Comunque, le considerazioni di Giovanni di Nikiu influenzarono Cirillo di Alessandria d’Egitto, per cui anche le prime comunità Copte cominciarono a celebrare la Natività il giorno 25 dicembre. Il Vangelo secondo Matteo è l'unica fonte cristiana canonica a descrivere l'episodio. Secondo il racconto evangelico, i Magi, al loro arrivo a Gerusalemme, per prima cosa, fecero visita a Erode, il re della Giudea romana, domandando dove fosse 'il re che era nato', in quanto avevano 'visto sorgere la sua stella'. Erode, mostrando di non conoscere la profezia dell'Antico Testamento (Michea 5,1), ne rimase turbato e chiese agli scribi quale fosse il luogo ove il Messia doveva nascere. Saputo che si trattava di Betlemme, li inviò in quel luogo esortandoli a trovare il bambino e riferire i dettagli del luogo dove trovarlo, 'affinché anche lui potesse adorarlo' (2,1-8). Guidati dalla stella, essi arrivarono a Betlemme e giunsero presso il luogo dove era nato Gesù, prostrandosi in adorazione e offrendogli in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non ritornare da Erode, fecero ritorno alla loro patria per un'altra strada (2,9-11). Scoperto l'inganno, Erode s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni, dando luogo alla Strage degli innocenti (2,16-18), ma Giuseppe, avvertito anticipatamente in sogno, fuggì in Egitto (2,13-14) con la famiglia. Il passo di Matteo non fornisce il numero esatto dei Magi ma la tradizione più diffusa, basandosi sul fatto che vengono citati tre doni, parla di tre uomini. In realtà, il testo greco non ne indica né il numero né tantomeno i nomi; parla solo di "Magi dall'Oriente" (μαγοι απο ανατολων, magoi apo anatolōn). Il testo non specifica neanche l'intervallo di tempo trascorso tra la nascita di Gesù e l'arrivo a Betlemme dei Magi. Dal vangelo secondo Luca sappiamo che Giuseppe, Maria e Gesù rimasero a Betlemme almeno 40 giorni, cioè sino alla Presentazione al Tempio. Secondo alcuni autori che hanno proposto l'armonizzazione degli eventi raccontati dai Vangeli, la visita dei Magi e l'immediatamente successiva fuga in Egitto dovrebbero aver avuto luogo dopo questo evento (al termine del quale la famiglia di Gesù sarebbe rientrata a Betlemme), in contrasto con la tradizione liturgica, che lascia solo dodici giorni fra Natale ed Epifania. È stato anche ipotizzato che la visita dei Magi sia avvenuta a Nazaret: essi si sarebbero recati a Betlemme, ma non vi avrebbero trovato Gesù, già ripartito con i suoi; usciti dalla città, sarebbero stati guidati dalla stella fino a Nazaret. L’esegesi storico-critica, a partire dal XIX secolo, ha proposto dei criteri per distinguere i fatti storici probabilmente accaduti da altri racconti creati dalle primitive comunità cristiane o dagli evangelisti stessi. In questa prospettiva, un gran numero di biblisti contemporanei sottolinea che, nel caso di Mt 2, non ci si trova di fronte ad una cronaca, ma ad una composizione didascalica, midrashica: una "costruzione" letteraria che è stata pensata per fornire un insegnamento. Chi avrebbe scritto e redatto la "novella teologica" dei Magi a Betlemme aveva alle spalle "storie" simili nelle letterature religiose del tempo, e soprattutto aveva alle spalle una evidenza inconfutabile: Gesù, considerato l'inviato di Dio, fu respinto dal potere sia politico sia religioso. E se i maestri del Giudaismo, in larga misura, avevano rifiutato Gesù, lo avevano accolto persone che, per lo più, erano marginali, senza "titoli" particolari. Con un procedimento letterario chiamato retroproiezione, dunque, l’evangelista avrebbe collocato all'inizio della vita di Gesù ciò che sarebbe poi successo durante tutti gli anni della sua esistenza: in Erode e nell’ambiente di Gerusalemme il racconto vede l'opposizione del potere politico e religioso, mentre i Magi che "vennero da lontano" sarebbero i rappresentanti di tutte quelle persone che "vengono da lontano", che a quel tempo erano guardate con sospetto. Il testo evangelico, infatti, mostra chiaramente che i Magi sono dei "gentili" (non ebrei): gli studiosi Raymond Brown e Ortensio da Spinetoli, tra gli altri, fanno notare come nel racconto i Magi si rivolgano agli Ebrei in veste di stranieri e non sembrino conoscere le Sacre Scritture ebraicheGli studiosi più legati alla tradizione ritengono che l'avvenimento sia storicamente accaduto, tuttavia fanno notare che non si tratta di un aspetto centrale della fede cristiana, pertanto, anche se fosse un fatto leggendario con un significato teologico, per il credente non cambierebbe nulla. In alcune versioni meno recenti delle Scritture, ad esempio la Bibbia di re Giacomo, i Magi sono indicati come Uomini Saggi, un termine arcaico per indicare i maghi o magi, con il carattere di filosofi, scienziati e personaggi importanti. Nella Bibbia di re Giacomo, lo stesso termine greco magos che nel Vangelo secondo Matteo viene tradotto con "saggio", è reso con "stregone" negli Atti degli Apostoli (episodio di "Elimas il mago", Atti 13). Lo stesso termine greco identifica anche Simon Mago in Atti 8. Oggi il significato più profondo è ormai dimenticato e, quindi, tutte le traduzioni moderne usano il termine di derivazione greca, magiIn Erodoto la parola magoi era associata a personaggi dell'aristocrazia della Media ed, in particolare, ai sacerdoti astronomi della religione zoroastriana, che erano anche ritenuti capaci di uccidere i demoni e ridurli in schiavitù. Poiché il passo di Matteo implica che fossero dediti all'osservazione delle stelle, la maggioranza dei commentatori ne conclude che il significato inteso fosse quello di "sacerdoti di Zoroastro", e che l'aggiunta "dall'Oriente" ne indicasse naturalmente l'origine persiana. Addirittura, la traduzione dei Vangeli di Wycliffe parla direttamente di "astrologi", non di "saggi". Nel XIV secolo la distinzione tra astronomia astrologia non era ancora riconosciuta, e le due discipline cadevano entrambe sotto la seconda denominazione. Anche se il sostantivo maschile magi (μαγοι) è stato usato un paio di volte in riferimento a una donna (nell'Antologia Palatina e in Luciano), l'appartenenza alla classe dei magi era riservata ai maschi adulti. Gli antichi magi erano persiani, e poiché i territori ad oriente della Palestina biblica coincidevano con l'impero persiano, ci sono pochi dubbi sull'origine etnica e sulla religione di appartenenza dei personaggi descritti nel vangelo di Matteo. Si noti come il termine magi sia una traduzione artificiosa atta ad evitare il termine piuttosto sgradevole di maghi che indicava i ciarlatani e gli imbroglioni. Se è vero che il brano evangelico non riporta il numero esatto dei Magi, la tradizione popolare cristiana li ha spesso identificati come i tre saggi o i tre re e ha assegnato loro i nomi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare. 

Esistono comunque tradizioni alternative che portano i magi in visita a Gesù in numero minore (due) o maggiore (fino a dodici)Fin dai primi secoli del Cristianesimo ai Magi sono stati associati gli atteggiamenti positivi della ricerca della luce spirituale e del rifiuto delle tenebre: addirittura si riteneva che con la loro opera avessero contribuito a cacciare i demoni verso gli Inferi. E, poiché erano sacerdoti, sebbene zoroastriani, seguendo la stella e raggiungendo il neonato re di Israele, lo avrebbero anche riconosciuto come dio, anzi, come l'unico Dio venerato anche dalla rivelazione zoroastriana. Quindi i Magi sarebbero arrivati presso la mangiatoia di Betlemme con piena coscienza dell'importanza religiosa e cosmica della nascita del Cristo. In effetti, per il Vangelo di Matteo i Magi sarebbero stati le prime autorità religiose ad adorare il Cristo e quindi, dei tre doni che essi portavano con sé, da questo punto di vista, il più importante era l'ultimo, la mirra. Si tratta di una pianta medicinale da cui si estrae una resina gommosa, che veniva mescolata con oli per realizzare unguenti a scopo medicinale, cosmetico e anche religioso: la parola Cristo significa proprio unto, consacrato con un simbolico unguento, un crisma, per essere re, guaritore e Messia di origine divina. Per tutte queste ragioni, il racconto dei Magi gode di un particolare rispetto presso le popolazioni cristiane. Nel calendario liturgico dei cattolici e di altre Chiese cristiane, la visita dei Magi a Gesù bambino viene commemorata nella festa dell'Epifania, il 6 gennaio. La Chiesa ortodossa e altre Chiese di rito orientale (che nell'Epifania ricordano il Battesimo di Cristo nel Giordano) commemorano la venuta dei Magi nel giorno stesso del NataleIl tema è ricorrente nelle rappresentazioni artistiche e letterarie di ispirazione cristiana sotto il nome di Adorazione dei MagiA partire dalle poche informazioni neotestamentarie, la tradizione cristiana ha arricchito la storia dei magi di molti dettagli. Una delle evoluzioni più rilevanti è il passaggio dalla condizione di astrologi a quella di re. L'opinione più accreditata è che si tratti di un richiamo alle profezie dell'Antico Testamento che parlano dell'adorazione del Messia da parte di alcuni re (Isaia 60:3, Salmi 72:10 e 68:29). I primi esegeti avrebbero, dunque, reinterpretato il passo di Matteo alla luce di queste profezie elevando i Magi al rango di re. Il biblista Mark Allan Powell rifiuta però questa interpretazione, sostenendo che l'idea di un'autorità regale dei Magi è di molto successiva, addirittura posteriore a Costantino, e strumentale alla giustificazione del ruolo dei monarchi cristiani. Già dal 500, comunque, tutti i commentatori adottarono la versione più diffusa che parlava di tre re, che non venne messa in discussione fino alla Riforma protestante. Un'ulteriore evoluzione vuole che i Magi provenissero da paesi lontani posti nei tre continenti allora noti (Europa, Asia e Africa), a significare che la missione redentrice di Gesù era rivolta a tutte le nazioni del mondo. Per questo motivo i tre re sono raffigurati in genere come un bianco, un arabo e un nero. In un inno religioso del poeta iberico Prudenzio, della fine del IV secolo, si ritrova già l'interpretazione medievale dei doni come emblemi profetici dell'identità di Gesù, ripresa anche in canti popolari molto più tardi (ad es. "We Three Kings" di John Henry Hopkins, Jr., 1857). L'incenso, che veniva usato nel tempio, indica il sacerdozio di Gesù; l'oro ne indica la regalità; la mirra, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, indica l'espiazione dei peccati attraverso la morte. Nei primi secoli dell’èra cristiana furono scritti altri antichi testi significativi sui Magi: l’Opus imperfectum in Matthaeum (opera latina anteriore al secolo VII),La Vita di Adamo ed Eva, il Libro della rivelazione di Adamo al figlio Seth trovato nella biblioteca gnostica copta di Nag Hammadi nel 1945, Il Protocollo Etiopico di San Giacomo, Il Vangelo degli ebrei e Nazareth e La Caverna dei Tesori, quest‘ultimo un importante testo siriaco del VI secolo. Il Libro della Caverna dei Tesori per la prima volta rappresenta i Magi come Caldei e li definisce "re e figli di re". Attorno ai Magi nasce poi anche il culto del Fuoco sacro di cui testimoniano un manoscritto uigurico di origine siriaca-nestoriana scoperto a Turfan, l'Evangelo arabo dell'Infanzia (capp. VII-VIII) che è un vangelo apocrifo, l'etiopico Liber Nativitatis Mariae Virginis ("Libro della Natività di Maria Vergine"), Il Milione di Marco Polo (capp. XXII-XXIII). Anche se non è citato nel Corano, il racconto dei Magi era ben conosciuto in Arabia. L'enciclopedista arabo al-Tabari, nel IX secolo, riferisce dei doni portati dai Magi attribuendo loro il simbolismo che ci è usuale e citando come fonte lo scrittore del VII secolo Wahb ibn Munabbih. Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270: "In Persia è la città ch'è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch'andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co' capegli: l'uno ebbe nome Beltasar, l'altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente." (Il Milione, cap. 30). Quella di Marco Polo non è tuttavia l'unica testimonianza sul luogo di sepoltura dei Magi. Nel transetto della basilica romanica di Sant’Eustorgio a Milano si trova la “cappella dei Magi”, in cui è conservato un colossale sarcofago di pietra (vuoto), risalente al tardo Impero Romano: la tomba dei Magi. Secondo le tradizioni milanesi, la basilica sarebbe stata fatta costruire dal vescovo Eustorgio intorno all’anno 344: la volontà del vescovo era quella di esservi sepolto, dopo la sua morte, vicino ai corpi dei Magi stessi. Per questo motivo, con l’approvazione dell’imperatore Costante avrebbe fatto giungere i loro resti dalla basilica di Santa Sofia Costantinopoli (dove erano stati portati alcuni decenni prima da sant'Elena, che li aveva ritrovati durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa). Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa di Sant'Eustorgio (come pure gran parte delle mura e degli edifici pubblici di Milano) e si impossessò delle reliquie dei Magi. Nel 1164 l'arcicancelliere imperiale Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia ne sottrasse i corpi e li trasferì, attraverso Lombardia, Piemonte, Borgogna e Renania, fino al duomo della città tedesca, dove ancora oggi sono conservate in un prezioso reliquiario. Ai milanesi rimase solo la medaglia fatta, sembra, con parte dell'oro donato dai Magi al Signore, che da allora venne esposta il giorno dell'Epifania in Sant'Eustorgio accanto al sarcofago vuoto. Negli anni successivi Milano cercò ripetutamente di riavere le reliquie, invano. Né Ludovico il Moro nel 1494, né Papa Alessandro VI, né Filippo II di Spagna, né Papa Pio IV, né Gregorio XIII, né Federico Borromeo riuscirono a far tornare le spoglie in Italia. Solo nel ventesimo secolo Milano riuscì ad ottenere una parte di quello che le era stato tolto: il 3 gennaio del 1904, infatti, il cardinal Ferrari, Arcivescovo di Milano, fece solennemente ricollocare alcuni frammenti ossei delle spoglie dei Magi (due fibule, una tibia e una vertebra), offerti dall'Arcivescovo di Colonia Fischer, in Sant'Eustorgio. Furono posti in un'urna di bronzo accanto all'antico sacello vuoto con la scritta “Sepulcrum Trium Magorum” (tomba dei tre Magi). Ancora oggi molti luoghi in Italia, Francia, Svizzera e Germania si fregiano dell'onore di avere ospitato le reliquie durante il tragitto delle spoglie dei Magi da Milano a Colonia e in molte chiese si trovano ancora frammenti lasciati in dono. La testimonianza di questo passaggio si trova anche nelle insegne di alberghi e osterie tuttora esistenti, come «Ai tre Re», «Le tre corone» e «Alla stella».Nella cattedrale della città tedesca di Colonia è dunque conservata l'arca che conterrebbe, secondo la tradizione, le reliquie dei Magi, dopo che Federico Barbarossa ordinò al suo consigliere Reinald von Dassei, che era anche arcivescovo di Colonia, di portarle in Germania dopo la conquista di Milano nel 1164 al fine di rafforzare il prestigio della corona imperiale. Da allora le reliquie riposano a Colonia in un'arca preziosa d'argento dorato, fatta confezionare dal successore di Reinald, Filippo di Heinsberg, nella chiesa di San Pietro, trasformata successivamente nella cattedrale gotica di Colonia. Tuttavia a Milano il culto dei Magi rimase vivo. Il cronista Galvano Fiamma racconta nel 1336 che si celebrava ancora un corteo dei Magi a cavallo attraverso la città. Una versione ben nota del dettagliato racconto è quella contenuta nella Historia Trium Regum (Storia dei tre re) del chierico del XIV secolo Giovanni di Hildesheim. Per spiegare la presenza a Colonia delle reliquie mummificate dei saggi orientali, inizia il racconto dal viaggio a Gerusalemme compiuto da Sant'Elena, madre di Costantino I, durante il quale ella recuperò la Vera Croce ed altre reliquie:
« La regina Elena [...] cominciò a pensare grandemente ai corpi di quei tre re, e si schierò e con un largo seguito si recò nella terra dell'Indo [...] quand'ebbe trovato i corpi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, la regina Elena li mise in uno scrigno che ornò di grandi ricchezze, e li portò a Costantinopoli [...] e li pose in una chiesa chiamata Santa Sofia. »

Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

   Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)...