Quando la maggior parte delle persone ragiona sul tempo, da duemila anni a questa parte, ossia da quando è stato definito uno spartiacque nella misurazione e nel calcolo del suo scorrere (la presunta nascita di Cristo), lo visualizza come una lunga linea retta. Questo tipo di visualizzazione è legata al punto di vista maschile: il patriarcato, ed è una visione radicata nella nostra cultura in conseguenza della diffusione capillare avuta dal cristianesimo. Quando le culture agresti, non così strettamente legate al maschile, erano diffuse e vissute con più naturalezza e libertà, il tempo era misurato in cicli che, come ancora oggi avviene, si prendevano per mano come anelli di una catena o di una ruota solare che gira. Da qui nasce il termine a molti noto di "ruota dell'anno", che in sostanza descrive il modo di concepire le otto festività solari, le quattro maggiori e le quattro minori, come fette di un cerchio, i raggi di una ruota. Questo simbolismo non è frutto del caso, dopotutto la Terra compie ogni giorno una rotazione su se stessa e una rivoluzione di tipo ellittico intorno al Sole, creando fenomeni astronomici noti come solstizi ed equinozi. Il termine che usiamo per riferirci allo scorrere circolare del tempo - "Ruota dell'Anno" - non ci giunge però da nessuna popolazione protoeuropea, come invece avviene con in nomi delle otto tappe che questa ruota tocca girando. Nonostante infatti si tratti di ricorrenze di tipo astronomico o cultualmente legate all'agricoltura, pare che l'origine del nome sia da far risalire ai moderni anni cinquanta per mano di Ross Nichols, un druido anglosassone amico dello stesso Gerard Gardner. La posizione delle stesse feste, fissate su date ben precise, sarebbe quindi del tutto legata al secolo scorso e, ancora una volta, coincidenti con precise festività cristiane da cui, nella prima versione abbozzata e semplificata, della ruota dell'anno, trovavano il loro nome cristiano. Nel mondo pagano e nella wicca, che ripercorre per lo più le quattro feste celtiche principali più i due solstizi e i due equinozi, la ruota dell'anno è scandita dal sopraggiungere di questi otto particolari momenti, conosciuti come sabba. Il termine "sabba" con il quale ci riferiamo a queste otto feste, pare avere diverse radici etimologiche: una ebraica: Shabbath, una latina Sabbatum e una greca Sa'baton. Questi termini riportano al giorno della settimana: "sabato" che era sacro agli ebrei e al nome del pianeta Saturno: Shabbatai, che governava proprio quel giorno della settimana. Questo rendeva contrario al giorno di riposo cristiano, la domenica, governato invece dal Sole, quindi formalmente sbagliato dal punto di vista cattolico. Poiché durante la persecuzione ebraica da parte dei cristiani che ebbe luogo immediatamente prima e durante il medio evo si cercò in ogni modo di far apparire il culto giudaico come "satanista" (quindi di fatto avversario), nel pensiero corrente subentrò l'idea di associare il termine "Sabba" (che richiamava il sabato ebraico) ad una riunione di gozzoviglie e riti orgiastici. Come leggiamo nell'intervento a cura di Ireneo Bellotta riguardante gli articoli di Alfonso Maria Di Nola tenutosi al III CONVEGNO IN ONORE DI ALFONSO MARIA DI NOLA nell'ottobre del 2006 a Grignano: "La chiesa sostituisce alla iniziale tolleranza la persecuzione e trasforma un movimento indeterminato di guaritrici e di incantatrici popolari in una congregazione di Satana, caricando sopra di essa lodio contro gli eretici e contro gli Ebrei: non a caso lincontro delle streghe viene chiamato Sabba, con probabile riferimento al Sabato ebraico, o sinagoga Satan, la sinagoga del demonio, con esplicito richiamo alla sede cultuale giudaica. Né a caso le streghe sono sottoposte ad una procedura processuale che è propria della persecuzione degli eretici, dei Catari, dei Musulmani, dei Fraticelli: non esiste, nella casistica canonica, un crimine di stregoneria, e gli inquisitori si appellano sempre allo stesso crimine di eresia e al trattamento penale riservato agli eretici". Preso quindi in prestito il termine dagli ebrei per convenienza, durante la persecuzione delle streghe dal medioevo fino al tardo rinascimento, il Sabba serviva a definire l'osservanza di feste religiose pagane di origine agreste con scadenza ciclica. Ovviamente la metodologia con cui queste festività veniva svolta, ad occhi cristiani, persecuzionistici e paranoici veniva vista come bagordi e riti orgiastici e quindi strenuamente combattuta e condannata. Tuttavia c'è in effetti un altro aspetto che è stato preso come costume dalle popolazioni semitiche, ossia il fatto di celebrare i festival a partire dalla loro "vigilia". Osserviamo infatti come pressoché ognuno dei nostri sabba sia festeggiato in realtà dal giorno prima e come anche nella tradizione cristiana si parli della "Vigilia di Ognissanti", della "Vigilia della Notte S. Valpurga", della "Vigilia di Natale", della "Vigilia della Candelora". Questo avveniva sempre per il medesimo concetto dell'oscurità che precede la luce, ossia il partire in un momento pressoché antecedente a quello di costume legato ad una festività. L'usanza, come abbiamo visto di tipo ebraico, ricalca il termine shabat che proviene da ishbot, verbo che sta ad intendere letteralmente "smettere". Dal momento che la creazione del mondo, secondo gli ebrei, fu sospesa nel giorno di sabato (così come per i cristiani invece avvenne la domenica - il settimo giorno il Signore si riposò), stesso identico costume dovevano (e devono ancora adesso) tenere i fedeli, ossia sospendere ogni attività lavorativa per lo shabat. E questa sospensione, secondo la Torah sarebbe il tramonto prima del crepuscolo della vigilia del sabato. Secondo Doreen Valiente ci sono però collegamenti etimologici nelle radici del termine Sabba che ci conducono invece a Dioniso, il signore delle danze, dell'estasi, del vino, delle feste. Egli infatti era noto come Sabadius o Sabazius e a lui erano dedicati misterici rituali orgiastici durante i quali si innalzava l'energia sessuale con l'invocazione "Sabai! O Evoi Sabat!" Da ricerche più approfondite ho scoperto che il dio Sabadius pare sia una divinità solare frigia il cui culto aveva una strettissima relazione con quello di Cibele, la Magna Mater della città anatolica di Pessinunte, la cui religione fu molto celebre nell'antichità e si introdusse a Roma prima di tutti gli altri misteri orientali. Sabadius e Cibele, la grande Madre degli Dei, rappresenterebbero i due principi attivo e passivo, maschile e femminile che ritroviamo in tutti i culti solari, i quali probabilmente ebbero la loro prima manifestazione in Egitto, dove la più antica divinità esprimente questo concetto è Hathor, simbolo dell'ambiente dentro cui si muove ed agisce il Sole. Questo tipo di divinità può associarsi a Mitra e in alcune antiche iscrizioni questi numi sono riuniti con il titolo comune di Deus Sanctus: e così pure sembra potersi riferire a questa divinità frigia il nome di Sebasim che si trova in qualche gruppo mitraico. Qualsiasi sia in effetti la radice etimologica certa del termine i fatti non cambiano: si credeva (e ancora si crede, ahimé) che le streghe, specialmente il sabato, usassero cospargersi il corpo di ungenti magici per volare a cavallo di scope o altri animali fino ad un raduno notturno (come ad esempio il noto Noce di Benevento) dove avrebbero danzato, gozzovigliato e banchettato con il Diavolo in persona e altri demoni e lamie, incubi e succubi. Questi incontri notturni divennero presto il fulcro delle accuse e delle confessioni estorte mediante tortura dai tribunali inquisitori ecclesiastici alle povere vittime incolpate di eresia. Nonostante la fantasia, spesso suggerita dai pruriti dei vescovi inquisitori, di ciò che avveniva durante questi segreti incontri alla luce della luna, antropologicamente troviamo alcuni aspetti decisamente vicini alla realtà in quello che si racconta dei raduni ai sabba dell'antichità. Almeno, grazie a ciò che è arrivato a noi dai processi tenuti per stregoneria e dalla cultura pagana dell'epoca. Ho così scelto quattro punti cardine che ritengo validi di approfondimento. I quattro punti del sabba delle streghe nel mito. L'unguentum sabbatum Il primo di quattro grossi aspetti che si ripercorre nei vari modi di vedere queste feste è il volo al sabba con la scopa o a cavallo di animali quali capri, becchi, gatti o cani (o anche mediante metamorfosi) ottenuto grazie all'uso di sostanze pestate ed unite a grasso animale (alcune venivano sospettate appunto di utilizzare grasso di bambini) così da formare un unguento che veniva poi spalmato sul corpo. Quello che all'epoca era considerato leffetto di un atto di pura magia, grazie alla scoperta della farmacologia e agli studi sui componenti naturali, si è appreso essere dovuto a sostanze psicotrope di origine vegetale note come "alcaloidi" contenute in alcune piante e in alcuni funghi, le quali, se assunte per via orale o, meglio se per assorbimento attraverso l'epidermide, inducono svariati tipi di stati allucinatori tra cui anche la sensazione e l'illusione del volo. Queste piante, tra cui la Mandragora (Mandragora officinalis - Mandragora autumnalis), la Belladonna (Atropa belladonna), lo Stramonio (Datura stramonium), il Giusquiamo (Hyoscyamus niger L.), l'Aconito (Aconitum napellus), l'Artemisia (Artemisia vulgaris e Artemisia absinthium), la Cicuta (Cicuta virosa - Conium maculatum) mescolate e pestate in precise dosi, o bruciate (come nel caso dell'Artemisia vulgaris e Artemisia absinthium) creano visioni di incredibile vividezza. Doreen Valiente, nel suo ABC of Witchcraft sostiene, secondo gli scritti di Francis Bacon, filosofo e saggista inglese del diciassettesimo secolo che: Gli unguenti utilizzati dalle streghe è accertato che siano costituiti da una base grasso di bambini riesumati dalle tombe uniti alla spremitura di sedano, Luparia e Cinquefoglie, mescolato con farina di granturco; ma suppongo che la sostanza soporifera sia più vicina ad una composizione di il Giusquiamo (Hyoscyamus niger L.), Cicuta (Cicuta virosa), Mandragora (Mandragora officinalis), Morella (Solanum nigrum), Belladonna (Atropa belladonna), Tabacco (Nicotiana tabacum), Oppio (Papaver somniferum), Zafferano (Crocus sativus) e foglie di Pioppo (Populus nigra). La stessa Doreen riguardo il libro La Magia Sacra di Abramelin il Mago, scritto da Abraham il Giudaico per il figlio Lamech e datato 1458, nel quale troviamo una descrizione degna di nota dellesperienza avuta dallautore con una giovane strega austriaca di Linz, scrive: Abraham aveva viaggiato a lungo alla ricerca della magia finché non ebbe modo di incontrare Abramelin il mago, dei quali insegnamenti parlò nel suo libro, ma prima di conoscere questo adepto, ebbe varie esperienze con molti esponenti delle arti magiche tra i quali questa strega. La donna gli diede un unguento, con il quale si cosparse le piante dei piedi e i palmi delle mani, e la strega fece lo stesso. Così ad Abraham sembrò di riuscire a volare e arrivò così al luogo dove desiderava andare ma che non disse in nessun modo alla donna. Sfortunatamente, non dice di cosa fosse composto questo unguento e non ci descrisse cosa vide, a parte il fatto che fosse "mirabile". Lesperienza che ebbe fu cadere in una sorta di stato di trance fuori dal corpo, dal quale si svegliò dopo alcune ore con un terribile mal di testa e un senso di malinconia. La strega gli raccontò così che cosa ebbe visto durante suo volo, ma la descrizione fu abbastanza differente da ciò che Abraham aveva sperimentato. Nel libro disse di sentirsi frastornato, era come se fosse stato "realmente e corporalmente" nel luogo che aveva visitato nella sua visione. Desiderò poter fare ulteriori esperimenti con le proprietà di questo unguento, così in un'altra occasione chiese alla donna se volesse, durante il suo volo, andare a cercare informazioni su un suo amico, del quale le disse nome e luogo dove poterlo trovare, e poter assistere da vicino a ciò che avveniva. La strega acconsentì e procedette cospargendosi il corpo con l'unguento; nel mentre Abraham la osservò aspettandosi di vederla volare via. La donna cadde però al suolo e rimase a terra per tre ore, come morta. Abraham cominciò a temere che lo fosse davvero, ma la donna rinvenne e gli raccontò che cosa avesse visto. Il racconto della donna però non coincideva con ciò che lui sapeva del suo amico, così concluse che si trattasse semplicemente di un sogno fantastico indotto dall'unguento magico. In seguito alla confessione da parte della strega che questo unguento le era stato donato "dal Diavolo", Abraham, in quanto uomo molto pio non lavorò più con lei. Le ricette per lunguentum sabbatum sarebbero varie, ma per lo più conterrebbero tutte almeno due piante psicotrope tra quelle citate. Una delle persone che ha trattato questo aspetto è Giovanni Battista Porta, lautore napoletano che pubblicò nel 1560 Magia Naturalis. Prima che il testo venisse censurato dai monaci domenicani ebbe modo di uscire con un titolo diverso:De Miraculis Rerun Naturalium e conteneva una sezione apposita di nome lamiarum unguenta. Nel libro Porta ci dà una ricetta di questa composizione: Essi mettono il grasso dei bambini in un vaso di bronzo cuocendo(lo) e addensando da ciò che si deposita per ultimo dopo la bollitura, quindi chiudono e si dedicano ininterrottamente allimpiego: con questa (sostanza) mescolano Eleosino (Eleusinum asclepium), Aconito (Aconitum napellus), foglie di pioppo (Populus alba) e fuliggine. O diversamente così: sium (che si pensa essere la sedanina selvatica, ossia Sium latifolium), Acorum vulgare (che si pensa essere il calamo aromatico o acorus calamus) pentaphyllon (la cinquefoglie), sangue di pipistrello, Solanum somniferum (pianta misteriosa di cui Heiden ha trovato una citazione su un manoscritto rinascimentale spagnolo che la descrive come "Su flor es grande, y bermeja; el fructo, de color de azafran", ossia "Il suo fiore è grande, e scarlatto; il frutto, del colore dello zafferano". L'unica solanacea con queste proprietà e con i frutti gialli è la Mandragora) e olio.. Nellappendice V del libro di Margaret Murray: The Witch-cult in western Europe abbiamo una parte trattata da C.J. Clark che discute dellunguentum sabbatum come citati da Porta e in seguito da Jerome Cardan nel De Subtilitate. Ne cita tre diversi: 1. Du persil, de l'eau de l'Aconite, des feuilles de Peuple, et de la suye. 2. De la Berle, de l'Acorum vulgaire, de la Quintefeuille, du sang de chauuesouris, de la Morelle endormante, et de l'huyle. 3. De graisse d'enfant, de suc d'Ache, d'Aconite, de Quintefeuille, de Morelle, et de suye. Tradotte come segue: 1. Prezzemolo, acqua di aconito, foglie di pioppo, e fuliggine. 2. Sedano acquatico, calamo selvatico, cinquefoglie, sangue di pipistrello, belladonna, e olio. 3. Grasso di bambino, succo di sedano acquatico, aconito, cinquefoglie, belladonna e fuliggine.Il composto andava spalmato addosso dopo aver frizionato in modo cospicuo la pelle arrossandola fino a squamarla. Questo avrebbe permesso ai pori di aprirsi per bene e alle sostanze psicotrope di entrare in circolo e di avere un effetto maggiore. Per quanto riguarda il grasso di bambino o anche solo il sangue di pipistrello e la fuliggine, è possibile che siano solo tratto orrorifici, come ci dice Doreen Valiente. Cè però effettivamente qualcosa che potrebbe tornare, riflettendo con la memoria dellepoca: il grasso animale poteva venir consumato mentre di cadaveri di bambini se ne trovavano anche troppi dato lalto tasso di mortalità infantile. In ogni caso troviamo come la salva delle streghe possa essere a ragione ritenuta responsabile delle esperienze di volo, come ci fa notare anche Carlos Castaneda ne Gli Insegnamenti di Don Juan. Unulteriore prova antropologica sulla responsabilità psicotropa e farmacologica che avrebbe la salva delle Streghe nel contesto del volo al sabba ci giunge dallo studio effettuato da un professore universitario tedesco, Dr. Erich-Will Peuckert dell'università di Gottingern. Utilizzando come base la ricetta di Porta il Dr. Peuckert riuscì a riprodurre un unguentum sabbatumcon questi ingredienti: stramonio (Datura stramonio), giusquiamo (Hyoscyamus niger) e belladonna (Atropa belladonna). Incluse anche sedano (Apium graveolens) e prezzemolo (Petroselinum crispum) e la base usata fu il lardo di maiale. Lobbiettivo dello studioso era ottenere una conferma degli effetti della Salva e per farlo chiese e ottenne la collaborazione di un amico avvocato totalmente ignorante di stregoneria o dei presunti effetti dellunguento che il Dr. Peucker aveva ottenuto. Fu così che la notte prestabilita si ritirarono in una
macchina fotografica
privata della dimora del dottore e si frizionarono il corpo con il composto ottenuto come dalle direttive di Porta. Presto caddero in uno stato di incoscienza che ebbe una durata di quasi venti ore, dal quale si svegliarono con sintomi molto simili a quelli dei postumi di una brutta sbornia e vicini anche a quelli descritti da Abraham il Giudeo nel libro La Magia Sacra di Abramelin il Mago. Nonostante si trovassero in stato confusionale, i due, prima di consultarsi e confrontarsi, decisero immediatamente di trascrivere separatamente le proprie esperienze. Quello che ne derivò lasciò tutti a bocca aperta. Non solo durante il loro stato di sospensione dalla realtà entrambi provarono unesperienza onirica di tipo selvaggio punteggiata da tutte le più misteriose e fantasmagoriche leggende che circondavano il sabba, ma confrontate si resero conto che lesperienza stessa era pressoché la stessa. Queste misteriose visioni di eccezionale vividezza erano così strane, erotiche e spaventose sotto certi aspetti che il Dr. Peucker fu comprensibilmente reticente nel pubblicarne i dettagli. In sostanza entrambi sognarono di volare fino ad unalta cima montana dove parteciparono a riti orgiastici e a oscuri banchetti insieme a mostri e demoni.I due resoconti, una volta confrontati, coincidevano in così tanti particolari che la spiegazione più ovvia che il Dr. Peuckert suggerì fu che leffetto narcotico della Salva delle Stregheinducesse questo tipo di visioni o che, seguendo le teorie dello studio di Carl Gustav Jung, queste visioni siano un prodotto delleccitazione di una particolare memoria raziale che è rimasta a lungo sepolta, dormiente, nella mente inconscia. Una sorta di inconscio collettivo. Il Dio Cornuto Il secondo punto cardine che ricorre sempre nelle confessioni estorte è la presenza del Diavolo in molteplici forme (a volte animale, a volte in forma ibrida). Ne parla Oscar Wilde nel suo Il Pescatore e la sua anima, ne parla Goethe nel Faust, Boito nel Mefistofele e se ne trovano tracce in incisioni, miniature e opere d'arte di autori di ogni tipo, come Goya, per citarne uno. Il Demonio imporrebbe alle partecipanti al sabba di baciargli il deretano o il fallo di immense dimensioni come segno di appartenenza, sottomissione e di onore prima di permettere loro di gozzovigliare con gli altri astanti. Anche questo troverebbe una spiegazione di origine antropologica. Rivedendo la peculiarità del ritrovo al Sabba nella visione pre-cristiana come quello che è in realtà: ossia un rituale di tipo fertilitario e agreste relativo al raccolto, ecco che la figura che porta i palchi di corna e la pelle di animale e che possiede un fallo di grosse dimensioni è la chiara rappresentazione del Dio Selvaggio o del Dio Arboreo della tradizione pagana, come può essere Pan o Chernunnos. Baciare il fallo che porta la fertilità è riconoscere il potere di quel simbolo. Anche il coito stesso che avveniva con le partecipanti ha una spiegazione di tipo antropologico. Chi subiva la penetrazione e la descriveva in seguito durante i processi ammetteva che si trattasse di un fallo di dimensioni abnormi ma decisamente molto freddo e di una durezza quasi anormale. Questo si spiegherebbe mediante l'utilizzo (che troviamo anche nei rituali Dionisiaci) di un fallo di legno legato in vita, con il quale il rappresentante (e perché no una donna), travestito o travestita con una pelle di animale e con le corna di capro o cervo, aveva rapporti sessuali con le astanti al sabba. Considerando il buio della foresta in cui queste cose avvenivano e lo stato di estasi dovuto alle sostanze assunte o anche solo l'eccitazione dell'evento stesso, la spiegazione è pressoché accertata. A chi poteva eventualmente assistere, nascosto dietro un cespuglio, nell'oscurità illuminata da fuochi e condita di superstizione ecco che cosa appariva: un demone cornuto che coitava con le streghe. Se non che, a volte si diceva che alcune di queste partecipanti fossero preda dall'estasi del rituale (e anche dall'occlusione mentale imposta dal regime cristiano di sottomissione che vigeva a quell'epoca nei riguardi del sesso) e che fossero viste mimare rapporti sessuali come se qualcuno le stesse penetrando realmente. Da qui la credenza che i demoni, invisibili, avessero rapporti sessuali con le astanti al rito. L'apostasia Un terzo punto fondamentale e tradizionale del sabba è l'apostasia che il Diavolo chiederebbe alle streghe giunte all'incontro e spesso caratterizzato dallo sputare su una croce rinnegando il Dio cristiano. Anche qui troviamo una componente reale e una spiegazione attendibile. Le streghe (o comunque i pagani) effettivamente si ritrovavano a festeggiare i sabba come rituali del raccolto, ma si trattava di celebrazioni bandite e proibite dalle leggi indette nel Canon Episcopi; rituali che la Chiesa cercava in ogni modo di distruggere e annullare con particolare odio e ferocia. Per poter avere accesso e partecipare a questi ritrovi bisognava (dopo essere stati presentati da qualcuno di fidato) dimostrare di essere chi si diceva di essere e non possibili spie. Da questo deriva infatti anche il "nome da strega", ossia un termine segreto con il quale si veniva riconosciuti solo tra appartenenti alla stessa congrega. Era pressoché impossibile che, per il regime di segretezza che si era costretti a tenere all'epoca, si conoscesse il volto e il nome delle persone che partecipavano ai rituali. Ecco anche il motivo delle vesti scure e dei cappucci o le maschere. Solo l'Alto Sacerdote, il Dio Cornuto, conosceva i nomi degli astanti. Ecco anche spiegato perché non lo si vedesse mai in volto: doveva preservare la propria riservatezza e le informazioni che aveva in mano. Il modo migliore, quindi, per dimostrare di non essere cristiani travestiti o spie ecclesiastiche stava nello sputare su una croce e rinnegare il Cristo. Solo un pagano avrebbe commesso un'eresia tale senza temere di incorrere nella dannazione eterna. È ovvio che la partecipazione a rituali di quel genere passava diversi gradi di segretezza e questo era solo l'ultimo di essi, ossia quando si era condotti sul luogo a partecipare. Le sacre danze L'ultimo aspetto è quello delle danze e delle gozzoviglie. Spesso si sosteneva infatti che le streghe danzassero col Diavolo a cavallo di scope, girando in cerchio, saltando e gridando. È anche da qui che nasce il simbolismo della strega legata alla scopa, e anche qui troviamo un punto di connubio reale: la scopa è in effetti uno degli strumenti sacri della stregoneria in quanto simbolo androgino legato sia al maschile: il bastone, che al femminile: la saggina. L'uso di cavalcarla saltando e ballando è legato a due aspetti: il primo è quello simbolico della fertilità e la purificazione. Si ritiene infatti che la scopa, per il suo uso, allontani la negatività spazzandola via. È anche per questo motivo che è abitudine appoggiarla dietro la porta di casa perché, in quanto simbolo sacro di purificazione e protezione, qualsiasi spirito maligno che desideri entrare la farebbe cadere e sarebbe costretto a contare tutti i rami di betulla o saggina prima di poter accedere alla dimora. Il simbolismo della fertilità si trova invece nel bastone, simbolo fallico, che veniva infilato nella saggina, unendo due parti (maschile e femminile) le quali, nel loro simbolismo, creano l'unione del Dio e della Dea. Il secondo motivo per la scopa è quello pratico della danza. L'unguento per la visione e il volo ottenuto con le piante psicotrope veniva infatti anche spalmato sul manico, il quale poi veniva sfregato sui genitali e le mucose vaginali permettendo così agli alcaloidi di entrare in circolo più rapidamente. Ma cosa succedeva realmente al sabba? Si onorava la vita, si propiziava la fertilità delle persone e dei campi mediante offerte, si pronosticava e si sperava di ottenere un raccolto abbondante e si onorava lo scorrere del tempo, quindi il giro della ruota, e lo si faceva attraverso simboli arborei e sciamanici. I rituali di questi culti agresti non erano molto diversi da quelli che pratichiamo oggi durante i sabba wiccan e non sono lontani dalle tradizioni che ancora adesso vengono onorate in molte parti del mondo, soprattutto nel nostro paese, inglobate nella cultura paesana o assorbite dal cristianesimo. Un'opera questa che ci riporta al primo tentativo di cristianizzazione del mondo pagano: l'accettazione; sostituire le divinità e i templi con un nuovo culto cercando di inglobare simboli e nomi e facendo apparire la cosa come un cambiamento non troppo radicale, di più facile assimilazione. Di queste tracce se ne possono contare a centinaia, più o meno piccole ed eclatanti, nel culto e nel simbolismo cristiano, sia esoterico che exoterico. Come abbiamo visto brevemente il sabba è una festività di tipo solare relativa al regno agreste e legata al ciclo di morte-rinascita della natura e al conseguente rapporto che l'uomo ha creato con i frutti della terra: la semina, la coltivazione e il raccolto portato al nutrimento. Tutto il bagaglio demoniaco, distruttivo e anticristiano è stato agganciato in seguito, quando la cristianizzazione dei popoli pagani subì un giro di vite con la bolla papale di Papa Innocenzio e l'infame pubblicazione del Malleus Maleficarum ad opera dei due inquisitori domenicani Heinrich Kramer e Jakob Spengler. La realtà che rimane ora (per noi che abbiamo il grande dono di poterci informare liberamente), è solo l'osservanza e l'onore di un passaggio attraverso le diverse fasi di una ruota che gira portando vita, morte e rinascita in ogni angolo della Terra. Vediamo come il Sabba sia quindi qualcosa di infinito, mai statico, come le fasi lunari. La luna piena è un istante, non una notte. Il sabba è un istante, non tre giorni. La Terra non si ferma nelle posizioni che assume nei confronti della sua stella ma continua la sua rivoluzione intorno al Sole che ci porta vita e calore in estate e morte e freddo in inverno. Ecco il motivo della ruota solare. La ruota, il cerchio, sono simboli che non hanno fine né inizio, ma sono parte di un insieme infinito di punti. La stessa croce celtica, presa in prestito ad utilizzo improprio dal fascismo o quella uncinata, presa in prestito per motivi simili dal nazismo, sono simboli solari. Come dicevamo all'inizio del capitolo, l'uomo ha cambiato, nel corso del passare delle diverse culture, il modo in cui ha calcolato e interpretato lo scorrere del tempo. Nel libro TANTRA - L'altro sguardo sulla vita e sul sesso di Andrè Van Lysebeth, un testo quasi classico dello yoga tantrico spiegato in occidente (e nel cui titolo tradotto troviamo la prima amputazione, dato che il titolo originale era TANTRA - Le culte de la Fèminitè. L'autre regard sur la vie et le sexe) l'autore parte con una visione della storia riletta in seguito alla scoperta delle rovine di Mohenjo-Daro nella valle dell'Indo, sito archeologico poco rinomato in quanto pone dubbi sulla visione delle popolazioni nomadi ariane come conquistatori di popoli inetti e portatori di cultura nel mondo, permettendo, dati archeologici alla mano, di presupporre come culture più evolute e più pacifiche di agricoltori stanziali e matriarcali (non solo in India ma anche in tutta l'Europa - vedesi i Fir bolg dai capelli neri e occhi scuri divenuti servi dei vari biondo - rossicci di pelle chiara in Irlanda) furono conquistate e sottomesse da nomadi guerrieri patriarcali noti come indoeuropei o ariani (in Europa considerati padri dalla nostra cultura patriarcale). Egli associa le antiche civiltà agricole con il matriarcato e quelle nomadi conquistatrici con il patriarcato e con le gerarchie politiche e la nascita della schiavitù e delle classi. In questo contesto si inserisce il tempo lineare, frutto della nostra civiltà occidentale, datato dall'autore con le osservazioni di Cartesio nel 1619 che hanno portato a misurare il tempo con gli orologi, ma prima ancora con i calendari, una pseudo conquista moderna ed occidentale: "(...) percepito come una linea retta, infinita o quasi, sulla quale ci si colloca, o, piuttosto, tutto si muove, (...)dunque tutto progredisce e migliora. Questa nozione di progresso, in quanto valore assoluto, è tanto perniciosa ed astratta quanto il tempo lineare. E rappresenta un fattore supplementare di stress. (...)La vita evolve, certo, ma è in progresso perpetuo? (...) L'uomo moderno non è necessariamente (...) superiore all'uomo arcaico. (...) Il suo [dell'uomo arcaico] concetto di tempo era ciclico, dunque senza "inizio", ma anche senza fine (...) la natura è un perpetuo ricominciare, i cui cicli regolano la sua vita. (...) Quanto al tempo sacro (...) (riportando a sua volta una citazione da Mircea Eliade "Il Mito dell'eterno ritorno") (...) "Tutti i sacrifici sono effettuati nello stesso istante mitico posto all'origine; per il paradosso del rito, il tempo profano e la durata risultano sospesi (...) Quando un atto o un oggetto acquista una certa realtà attraverso la ripetizione di determinati gesti paradigmatici - realtà che non ottiene altrimenti che attraverso questi - si verifica un'abolizione implicita del tempo profano, della durata, della storia". Secondo Van Lysebeth il tempo lineare è fonte di stress; la nostra civiltà non ha migliorato molto la specie, anzi la resa più aggressiva e spietata con i suoi simili e con donne e sessualità. Il tempo circolare permetteva efficienza ed una vita integrata nell'ambiente, il tempo reale cui appoggiarsi è quello sacro che concepisce il qui ed ora, sempre nell'attimo della creazione in atto. Ecco dove trova spazio e collocazione la ruota dell'anno, il potere del cerchio che gira, che ruota, sfuggente sempre, prendendosi per mano. E come la ruota anche il ciclo della vita, composto dalla nascita, la crescita, l'innamoramento, la fecondazione, la procreazione, la saggezza, il riposo della morte e la rinascita. Accettare un tarlo che spezza questo ciclo, insinuarlo, significa rinnegare la propria natura che prima o poi, comunque, riprenderà il sopravvento. Le cose sono sempre legate, strettamente, come le donne si legavano i capelli in trecce per impedire agli spiriti maligni di insinuarsi. Il Cristianesimo ha fatto del suo meglio per migliorare il mondo secondo il suo punto di vista, ma chi lo ha trasformato nel tempo con i suoi fini egocentrici e patriarcali, mettendo il potere davanti alla spiritualità, ha oltremodo dimenticato che servono due cardini per far sì che una porta possa aprirsi e chiudersi. L'equilibrio è ciò che sostiene il mondo e l'osservazione di ciò che ci circonda, dal singolo filo d'erba, al volo degli uccelli, alle maree, alle fasi lunari, al moto degli astri; tutto ci fa capire che ogni cosa che arriva ad uno squilibrio alla fine ritorna in qualche modo in equilibrio attraverso un cambiamento, a volte dolce e graduale, a volte repentino e violento. E come le stelle erranti che Hipathia ignorava essere pianeti e i cerchi dentro i cerchi che la filosofa ignorava essere ellissi, ecco che ogni cosa torna per un preciso scopo, una precisa condizione universale in cui tutto ha il suo esatto posto, ruolo. Nel ruotare di ellissi su ellissi ogni cosa prima o poi si trova allineata, sovrapposta, ora vicina ora lontana. È il ciclo della vita. Il futuro mette radici nel presente nutrendosi dei cadaveri del passato. Il ruotare dell'anno è l'accettazione di ciò che è lo scorrere continuo, imperituro, perpetuo di ogni singola cosa che esiste, da i corpi celesti alla vita su questo pianeta, il suo continuo cambiamento attraverso la trasformazione di ciò che esiste e il mescolare dentro il grande calderone di Cerridwen, dove la magia avviene, come un ventre gravido di brodo primordiale. Come ci insegna Starhawk, il moto dell'universo è una "Danza a Spirale". È in questo modo infatti che tutto si manifesta: dalle lunghissime doppie eliche del dna al moto degli elettroni, alle onde radio, alla luce solare, alle galassie... l'energia scorre in maniera spiraliforme. E come tale, nel discendere e nel risalire ha picchi come onde, maree. Anche l'energia che scorre nella ruota dell'anno, compiendo comunque moti circolari, è in realtà una doppia spirale, che sale e scende e che raggiunge i picchi in quattro momenti dell'anno: i sabba maggiori e picchi in discesa in altri quattro momenti: i sabba minori. Ogni raggio di questa ruota è quindi un passaggio vero e proprio, una tappa dello scorrere ascendente e discendente di queste energie che ha i suoi apici e le sue massime discese nella diversa posizione solare. E come ben dovremmo immaginare, questa cosa non ha né fine né inizio, ma è un moto continuo, perpetuo che scorre attraverso le cose, facendo risvegliare la natura (oestara), mandandola al pieno rigoglio della vita (bel), permettendo ai frutti di maturare (litha), di cadere a terra gettando semi (lammas), di marcire fecondando la terra (mabon), di morire (samhain), rimanere sepolti nella neve in attesa (yule) e di fare i primi passi per uscire (imbolc) e ricominciare così un nuovo ciclo. SABBA MAGGIORI E SABBA MINORI I Sabba Maggiori Lo scorrere della ruota dell'anno, determinata dai sabba nel paganesimo europeo, prende spunto dalla tradizione celtica e dal computo del tempo dettato dal loro calendario, la cui unica risorsa, attualmente è determinata dal Calendario di Coligny. Cos'è il Calendario di Coligny? Si tratta di una tavola bronzea risalente al II secolo d.C che riproduce in maniera dettagliata un antico e complesso sistema calendariale di tipo lunisolare in uso presso le popolazioni celtiche. Questo documento, ovviamente incompleto, è composto da 73 frammenti che mostrano sedici colonne per un totale di 2021 righe e un ciclo di cinque anni ed è, per il momento, la più importante testimonianza scritta di quel popolo. Grazie alla preziosissima fonte archeologica che risulta essere il calendario di Coligny (noto in questo modo per il luogo dove è stato rinvenuto nel 1897, nei pressi di Lione in Francia) è stato possibile ricostruire parte del patrimonio celtico sul computo del tempo. Da quello che abbiamo potuto cogliere quindi, questo antico popolo tradizionalmente divideva l'anno in due metà. È utile osservare che queste due metà erano in effetti due anni separati: uno luminoso ed uno oscuro, in un ciclo continuo. Ogni mese a sua volta, era diviso in due sezioni diverse: entrambe caratterizzate da un punto comune: la parte luminosa e quella oscura, rispettivamente note come geimhredh per riferirsi all'inverno e samradh per riferirsi all'estate. Ritenendo che ogni cosa nascesse dall'oscurità (il giorno iniziava al tramonto), i celti cominciavano la misurazione del loro calendario nella parte oscura (come del resto facciamo anche a noi, dal momento che il giorno comincia a mezzanotte e la lunazione comincia in luna nuova) e lo facevano con l'unica festività chiaramente indicata nel Calendario di Coligny: Trinuxtion Samoni che segnava l'inizio dell'anno per il quale i celti, che seguivano un ciclo prettamente lunare e legato all'agricoltura, effettuavano l'ultimo raccolto prima della preparazione del terreno per l'ingiungere dell'inverno. Questa data era la vigilia di Samhain, il 31 ottobre. Quella che ancora adesso è nota come Capodanno Celtico. A testimoniare invece l'inizio della metà luminosa dell'anno c'era Beltain che si svolgeva tra il 30 aprile e il 2 di maggio, periodo in cui l'estate aveva inizio. Questo era il momento in cui la terra veniva fecondata e benedetta per permettere al raccolto di crescere abbondante e rigoglioso. C'erano altre due festività che caratterizzavano lo scorrere dell'anno celtico: Oimlec e Lughnasadh. Tutte e quattro questi momenti di cardine dell'anno celtico erano dedicati a quattro divinità. Beltain era dedicato a Belenus, il dio della Luce; Lunghnasad era dedicato a Lugh, il dio del grano; Samhain era dedicato a Cailleach, Arianhod o a Chernunnos, il consolatore, mentre Oimlec (o Imbolc) era dedicato a Brigid (figlia di Dagda), la signora della luce. Vedremo nel dettaglio ogni singolo evento, quindi rimando a dopo le spiegazioni sul significato delle stesse. I Sabba Minori: Solstizi ed Equinozi In relazione ai quattro sabba principali la ruota dell'anno conta altre quattro ricorrenze di tipo astronomico: i due solstizi (inverno e estate) e i due equinozi (autunno e primavera). Ho sentito molti parlare di queste coincidenze astronomiche e scoprire che in realtà non hanno ben chiaro che cosa siano. Perciò facciamo due passi brevi nel campo celeste per capire cosa ci succede intorno. Come tutti sappiamo la Terra descrive un'ellisse nella sua orbita intorno al Sole. Il moto apparente che la nostra stella compie in relazione alla volta celeste è nota come eclittica. Questo nome deriva appunto da "eclissi" in quanto è proprio su questa orbita immaginaria che vengono calcolate e avvengono queste occasioni. Immaginaria perché il Sole in effetti è fermo in relazione alla Terra, ma avendo come punto di riferimento il luogo dove viviamo, il calcolo viene effettuato nei punti dove il Sole tramonta e sorge. L'eclittica, per essere esatti è la relazione che c'è tra il piano dell'orbita terrestre e la sfera celeste. Quando il Sole, sempre nel suo moto apparente nel cielo, raggiunge il punto di inclinazione massimo si verifica il solstizio d'estate, ossia il sole tramonta più tardi e sorge prima. Quando invece raggiunge il punto di inclinazione minimo si verifica il solstizio d'inverno, ossia il Sole tramonta prima e sorge più tardi. Abbiamo quindi una notte più lunga del giorno durante l'inverno e una notte più corta e un giorno più lungo d'estate nelle effettive ore di luce. Questo moto astronomico è stato ovviamente osservato e celebrato in quanto fenomeno costante che veniva calcolato anche in base al luogo diverso dove il sole sorge ogni giorno. Il termine stesso solstitium deriva da sole stat, ossia "Sole fermo". L'astro smette di muoversi in una direzione e comincia a cambiare moto. Quando, sempre nel suo moto apparente nella volta celeste, il Sole si presenta all'intersezione esatta che esiste tra l'equatore terrestre e l'eclittica, abbiamo un perfetto equilibrio tra le ore diurne e quelle notturne. Questo fenomeno è noto come equinozio. Il termine stesso (dal latino equi noctis ossia notte uguale) ci fa capire come sulle ventiquattro ore in cui la Terra ruota su se stessa abbiamo un perfetto equilibrio tra luce e oscurità. Il Sole, perpendicolare all'equatore fa sì che la metà del nostro pianeta che rimane illuminata e la metà che invece rimane al buio passi esattamente per due poli. Le date dei due solstizi e dei due equinozi possono variare di alcuni giorni ogni anno in base a quando l'apparente moto del Sole si sposta nelle diverse case dello zodiaco. In quella del Cancro per il solstizio d'estate, in quella della Bilancia per l'equinozio d'autunno, in quella del Capricorno per il solstizio di inverno e infine in quella dell'Ariete per l'equinozio di primavera. Calcolati i due solstizi e i due equinozi era possibile posizionare sul calendario lunisolare celtico le rispettive ricorrenze a metà tra ognuno dei quattro fenomeni astronomici. Queste quattro festività hanno quattro rispettivi nomi. L'equinozio di primavera era noto come Alban Eilir (luce della terra), mentre quello di autunno era noto come Alban Elued (luce dell'acqua). Mentre i due solstizi erano noti come Alban Arthan (luce dell'inverno) e Alban Heruin (luce della riva). Tutte e quattro le feste hanno anche nomi relativi a divinità, soprattutto legate al neo-paganesimo. L'equinozio di primavera è noto anche come come Oestara, in onore alla divinità germanica dei fiori e della primavera, mentre quello autunnale è noto comeMabon, in onore al dio gallese figlio di Modron, la Madre della Terra. I due solstizi sono noti rispettivamente come Litha, quello estivo, in onore alla dea sassone del grano e del raccolto e quello invernale come Yule, la cui radice etimologica rimane dubbia. Alcuni sostengono che detivi dal norreno Hjòl che significa "ruota", ma nelle lingue scandinave si usa la parola "Jul" per riferirsi sia al Natale che ad altre feste dicembrine. Ora vedremo le singole ricorrenze una per una. Le informazioni seguenti sono frutto di ricerche incrociate e confronti con diverse tradizioni. Invito, come sempre, chiunque a segnalarmi eventuali correzioni e rettifiche degne di nota, purché sempre avvalorate da una bibliografia accertata e non per sentito dire. |
| Samhain - 31 Ottobre - 1 Novembre Yule - 20 - 24 Dicembre Imbolc - 31 Gennaio - 2 Febbraio Oestara - 20 - 24 Marzo Beltaine - 30 Aprile - 2 Maggio Litha - 20 - 24 Giugno Lughnasadh - 31 Luglio - 2 Agosto Mabon - 20 - 24 Settembre |
Mi chiamo Simone e ho creato questo spazio per chiunque senta che è arrivato il momento di riprendere in mano il timone della propria vita. Attraverso l'alchimia spirituale, lo shadow work e le leggi universali, esploreremo insieme come trasformare la nostra realtà interiore per comandare quella esteriore. Benvenuti nel mio laboratorio per l'anima.
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sabato 21 marzo 2015
Oggi ricorre Oestara, Sabba minore. Ma cosa sono i Sabba?
domenica 30 novembre 2014
La festa di Natale
Il natale è una festa di precetto da santificare. Buona cosa è fare il presepio per natale. Tra le feste che la chiesa romana ordina di osservare vi è anche la festa di natale infatti essa, nel suo catechismo, è tra le cosiddette feste di precetto della Chiesa di cui essi devono ricordarsi per santificarla secondo il loro comandamento. Essa viene celebrata con tre messe di cui una a mezzanotte perché secondo la tradizione Gesù fu partorito da Maria in quell’ora. Alla festa del natale sono collegate molte consuetudini: una di queste è quella di fare il presepio. Esso consiste in una rappresentazione figurale fatta con statuette dell’evento della nascita di Gesù Cristo. Il catechismo cattolico riferisce l’origine del presepio in questi termini: ‘San Francesco d’Assisi aveva gran devozione al mistero del Natale del Salvatore. Si alzava spesso a mezzanotte per adorare Gesù nell’ora in cui fece la prima comparsa nel mondo. Più tardi, nel 1220, chiese ed ottenne dal papa, Onorio III, il permesso di fare il presepio durante la Messa della mezzanotte di Natale, e ciò in mezzo ad un bosco che era accanto al monastero di Greccio. Formò una specie di caverna con delle pietre, del muschio e rami d’alberi; vi pose una mangiatoia, v’introdusse anche un bue ed un giumento, e vi eresse l’altare per la celebrazione della Messa. Una gran folla di popolo accorse alla funzione illuminando la foresta con fiaccole. Più tardi si fece il presepio con le figurine, e dapprima nel napoletano verso il secolo XV, e poi in Sicilia ed in altre regioni d’Italia e dell’estero’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 143-144).
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Vediamo innanzi tutto come è nata questa festa. Originariamente la Chiesa non celebrava la nascita di Gesù. Col passare del tempo, tuttavia, i Cristiani d’Egitto cominciarono a considerare il 6 Gennaio come data della natività. L’usanza di celebrare la nascita di Gesù in quel giorno si andò diffondendo in tutto l’Oriente e risulta come data per acquisita all’inizio del IV secolo. Più o meno nella stessa epoca, la Chiesa d’Occidente, che non aveva mai riconosciuto il 6 Gennaio come il giorno della natività, assunse come data celebrativa il 25 Dicembre.
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Essa fu successivamente adottata anche dalla chiesa d’Oriente. Le ragioni che spinsero molti vescovi a spostare la festa di natale dal 6 Gennaio al 25 Dicembre furono le seguenti: in quel giorno secondo una consuetudine pagana del tempo veniva celebrato ‘il dio sole’, o meglio la nascita del sole al quale si accendevano dei fuochi in segno di festa, e siccome molti che si erano convertiti al Cristianesimo prendevano pure loro parte a questa festa perché identificavano il sole con Gesù Cristo perché in Malachia egli é chiamato "il sole della giustizia" (Mal. 4:2), quando essi si resero conto che gli stessi Cristiani avevano una certa inclinazione per questa festa, tennero consiglio e deliberarono che la natività di Cristo fosse solennizzata in quel giorno e la festa dell’epifania il 6 Gennaio.
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Certamente la nascita di Gesù Cristo rappresenta uno dei più grandi avvenimenti della storia dell’umanità, questo é fuori di dubbio; però bisogna dire che di essa nella Scrittura non è menzionata né il giorno e né l’ora. Ma il fatto é che non solo non c’é scritto né il giorno e né l’ora in cui nacque, ma sia Matteo che Marco che Luca e Giovanni non danno sufficienti indizi per stabilire esattamente neppure il mese in cui egli nacque. Noi sappiamo che Gesù Cristo nacque sotto l’impero di Cesare Augusto perché Luca dice che fu Cesare Augusto a emanare il decreto secondo il quale si doveva fare il censimento di tutto l’impero (Giuseppe si trovava a Betleem con Maria quando ella partorì perché vi era andato a farsi registrare) (cfr. Luca 2:1-5); sappiamo anche che quando nacque Gesù regnava sulla Giudea Erode detto il grande (cfr. Matt. 2:1); sappiamo anche che nella stessa contrada dove nacque Gesù nella notte in cui egli venne al mondo vi erano dei pastori che stavano nei campi e facevano la guardia al loro gregge e che ad essi apparve un angelo del Signore per annunciare loro che in quel giorno era nato nella città di Davide un Salvatore, che era Cristo il Signore (cfr. Luca 2:8-14). Ma per ciò che concerne la data della sua nascita la Scrittura tace. Ora, ci deve pure essere una ragione per cui Dio non abbia, per mezzo del suo Spirito, sospinto nessuno a scrivere la data della nascita di Gesù Cristo; noi non vogliamo dire il motivo perché non lo conosciamo però vogliamo fare alcune considerazioni su di essa.
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Essa di certo era conosciuta sia da Giuseppe che da Maria, che dai fratelli e dalle sorelle di Gesù; essa era di certo pure registrata all’anagrafe del tempo. Giacomo era il fratello del Signore ed era in grande considerazione nella Chiesa primitiva, e pur sapendo la data di nascita del Signore che secondo la carne era suo fratello maggiore non ritenne opportuno solennizzare il giorno della nascita di Gesù.
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Nella Scrittura vi sono scritte tante date che si riferiscono sia a feste giudaiche che ad avvenimenti particolari avvenuti nella storia del popolo d’Israele; ne ricordiamo alcune:
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Ÿ la Pasqua secondo la legge doveva essere celebrata il quattordicesimo giorno del mese di Abib perché fu in quel giorno che il Signore trasse dall’Egitto il popolo d’Israele dopo una schiavitù secolare (cfr. Es. 12:1-14);
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Ÿ la festa della Pentecoste o delle primizie doveva essere celebrata sette settimane dopo la festa degli azzimi quindi il terzo giorno del terzo mese che corrispondeva al giorno in cui Dio scese in mezzo al fuoco sul monte Sinai e pronunziò il decalogo (cfr. Deut. 16:9-12; Es. 19:16).
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Ÿ la festa delle Capanne doveva essere celebrata il quindicesimo giorno del settimo mese per ricordare che gli Israeliti avevano dimorato in tende durante il loro pellegrinaggio nel deserto (cfr. Deut. 16:13-15; Lev. 23:34);
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Ÿ la festa delle Espiazioni doveva essere celebrata il decimo giorno del settimo mese; in quel giorno il sacerdote compiva l’espiazione dei suoi peccati e di quelli di tutto il popolo (cfr. Lev. 16:1-34);
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Ÿ il settimo giorno del quinto mese del diciannovesimo anno di Nebucadnetsar, re di Babilonia, fu il giorno in cui Nebuzaradan, capitano della guardia del corpo, al servizio del re di Babilonia, giunse a Gerusalemme ed arse la casa dell’Eterno e la casa del re, e diede alle fiamme tutte le case di Gerusalemme (cfr. 2 Re 25:8,9);
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Ÿ il terzo giorno del mese di Adar del sesto anno del regno di Dario fu il giorno in cui la ricostruzione del tempio a Gerusalemme fu portata a termine (Esd. 6:15);
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Ÿ il quinto giorno del quarto mese del quinto anno della cattività del re Joiakin la Parola dell’Eterno fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figliuolo di Buzi, nel paese dei Caldei presso al fiume Kebar (cfr. Ez. 1:1-3); nel libro del profeta Ezechiele vi sono scritte molte altre date che si riferiscono ai giorni in cui Dio rivelò la sua parola al profeta.
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Queste sono alcune delle date scritte nella Parola di Dio; parrà strano, eppure fra le tante date registrate non c’é quella della nascita del Salvatore, ma questo non ci preoccupa e neppure ci turba perché sappiamo che "l’Eterno ha fatto ogni cosa per uno scopo" (Prov. 16:4), quindi siamo sicuri che anche questa volontaria omissione di questa data non é a caso. Ma come noi ben sappiamo, quello su cui tace la Parola di Dio è sempre fonte di speculazione per molti; e così, ecco che per le ragioni prima esposte gli uomini hanno pensato di prendere un giorno, nel quale poi veniva festeggiato il sole, per farlo diventare il giorno della nascita di Cristo. Riteniamo che non sia stato giusto da parte degli antichi prendere a proprio piacimento un giorno qualsiasi del calendario e affermare che in esso era nato Gesù, perché così essi hanno fatto credere la menzogna a moltitudini di persone. Ancora oggi molti sono convinti che Gesù sia nato il 25 Dicembre il che non può essere dimostrato in nessuna maniera! Badate che con questo non intendiamo dire che sia sbagliato ricordarsi della nascita di Gesù e di tutto quello che la Scrittura dice a riguardo; affatto, ma riteniamo che il ricordo di quel giorno non deve portare nessuno di noi ad inventarsi la data della natività di Gesù.
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La chiesa romana ordina di santificare il giorno di natale non facendo in essa nessuna opera servile e partecipando alle sue messe; noi invece come credenti non ci sentiamo obbligati per nulla a santificare quel giorno perché non é un giorno che é stato santificato da Dio ma un giorno fatto diventare santo da una tradizione che bisogna dire nel corso del tempo ha santificato e benedetto tante e tante pratiche pagane che sono contrarie all’insegnamento del Signore.
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Fare il presepio a molti potrà sembrare un segno di grande devozione verso il Salvatore, potrà sembrare bello quanto si vuole, ma sta di fatto che si oppone alla Scrittura perché implica la trasgressione del comando di Dio di non farsi immagini e sculture alcune. Per questa ragione questa usanza va rigettata. Diletti, ricordatevi pure della nascita di Gesù Cristo, ma fatelo spesso e non una volta all’anno, e fatelo nella semplicità del cuore vostro meditando su tutti quei passi della Scrittura che ne parlano. Se infatti lo Spirito Santo ha sospinto sia Matteo che Luca a scrivere diverse cose sulla nascita di Gesù è anche perché Dio ha voluto in questa maniera che noi suoi figliuoli mantenessimo vivo il ricordo di quegli eventi che hanno caratterizzato la sua nascita. Ma più che della sua nascita, diletti, ricordatevi della sua morte e della sua resurrezione avvenuta per la nostra giustificazione. E parlate di questi due eventi sia tra di voi che a coloro che non conoscono Dio, tra cui ci sono i Cattolici romani, affinché credendo in essi con tutto il loro cuore siano affrancati dal peccato.
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mercoledì 22 ottobre 2014
halloween
Halloween è una festività anglosassone che trae le sue origini da ricorrenze celtiche (All-Hallows-Eve) che ha assunto negli Stati Uniti le forme accentuatamente macabre e spesso violente con cui oggi la conosciamo e che si celebra la notte del 31 ottobre. L'usanza si è poi diffusa anche in altri paesi del mondo e le sue caratteristiche sono molto varie: si passa dalle sfilate in costume ai giochi dei bambini, che girano di casa in casa recitando la formula ricattatoria del dolcetto o scherzetto. Tipica della festa è la simbologia legata al mondo della morte e dell’occulto, così come l'emblema della zucca intagliata, derivato dal personaggio dijack-o'-lantern. La storia di Halloween risale a tempi remoti, ovvero al periodo in cui la Francia, l’Inghilterra, l’Irlanda, la Scozia e l'Italia centro-settentrionale facevano parte della cultura celtica, successivamente l’Europa cadde sotto il potere di Roma. Lo storico Nicholas Rogers, ricercando le origini di Halloween, nota che mentre "alcuni studiosi hanno rintracciato le sue origini nella festa romana dedicata a Pomona - dea dei frutti e dei semi - o nella festa dei morti chiamata Parentalia, Halloween viene più tipicamente collegata alla festa celtica di Samhain (pronunciato [ˈsɑːwɪn] o [ˈsaʊɪn] in inglese), originariamente scritto Samuin (pronunciato [ˈsaṽɨnʲ] in gaelico)". Il nome della festività, mantenuto storicamente daiGaeli e dai Celti nell'arcipelago britannico, deriva dall'antico irlandese e significa approssimativamente "fine dell'estate". La tesi della derivazione di Halloween da Samhain fu sostenuta da due celebri studiosi di fine Ottocento, Rhŷs e Frazer: secondo il calendario celtico in uso 2000 anni fa tra i popoli dell’Inghilterra, dell’Irlanda e della Francia settentrionale, l’anno nuovo iniziava il 1º novembre. Nell’840, la festa di Ognissanti fu ufficialmente istituita il 1º novembre mentre era papa Gregorio IV: probabilmente questa scelta era intesa a creare una continuità col passato, sovrapponendo la nuova festività cristiana a quella più antica; a conferma di ciò, Frazer osservava che, in precedenza, Ognissanti veniva già festeggiato in Inghilterra, il 1º novembre. Questa tesi ha avuto amplissima diffusione. Tuttavia lo storico Hutton l'ha messa in discussione, osservando come Ognissanti venisse celebrato da vari secoli (prima di essere festa di precetto), in date discordanti nei vari paesi: la più diffusa era il 13 maggio, in Irlanda (paese di cultura celtica) era il 20 aprile, mentre il 1º novembre era una data diffusa in Inghilterra e Germania. Secondo l'Oxford Dictionary of English folklore: "Certamente Samhain era un tempo per raduni festivi e nei testi medievali irlandesi e quelli più tardi del folclore irlandese, gallese e scozzese gli incontri soprannaturali avvengono in questo giorno, anche se non c'è evidenza che fosse connesso con la morte in epoca precristiana, o che si tenessero cerimonie religiose pagane." L'associazione centrale col tema della morte sembra affermarsi in un periodo successivo, e appare evidente nella più recente evoluzione anglosassone della festa con le sue maschere macabre. Dopo che il protestantesimo ebbe interrotto la tradizione di Ognissanti, in ambito anglosassone si continuò a celebrare Halloween come festa laica; in particolare negli USA, a partire dalla metà dell'Ottocento, tale festa si diffuse (specialmente a causa dell'immigrazione irlandese) fino a diventare, nel secolo scorso, una delle principali festività statunitensi. Negli ultimi anni la festività di Halloween assunto carattere consumistico, con un oscuramento progressivo dei significati originari. Festeggiamenti che durano interi weekend sono ormai tipici in tutti gli stati di influenza anglofona. Così quindi in Stati Uniti, Irlanda, Australia e Regno Unito, Halloween viene festeggiato come una "festa del costume", dove party in maschera e festeggiamenti tematici superano il tipico valore tradizionale del "dolcetto o scherzetto", per dar vita ad una nuova tradizione di divertimento, tipica di una gioventù cresciuta. La parola Halloween rappresenta una variante scozzese del nome completo All-Hallows-Eve, cioè la notte prima di Ognissanti (in inglese arcaico All Hallows Day, moderno All Saints). Sebbene il sintagma All Hallows si ritrovi in inglese antico (ealra hālgena mæssedæg, giorno di messa di tutti i santi), All-Hallows-Eve non è attestato fino al 1556. Lo sviluppo di oggetti e simboli associati ad Halloween si è andato formando col passare del tempo. Ad esempio l'uso di intagliare zucche con espressioni spaventose o grottesche risale alla tradizione di intagliare rape per farne lanterne con cui ricordare le anime bloccate nel Purgatorio. La rapa è stata usata tradizionalmente ad Halloween in Irlanda e Scozia, ma gli immigrati in Nord America usavano la zucca originaria del posto, che era disponibile in quantità molto elevate ed era molto più grande – facilitando il lavoro di intaglio. La tradizione americana di intagliare zucche risale al 1837 ed era originariamente associata con il tempo del raccolto in generale, venendo associata specificatamente ad Halloween verso la seconda metà del Novecento. Il simbolismo di Halloween deriva da varie fonti, inclusi costumi nazionali, opere letterarie gotiche e horror (come i romanzi Frankenstein, Dracula e Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde) e film classici dell'orrore (come Frankenstein e La mummia). Tra le primissime opere su Halloween si ritrovano quelle del poeta scozzese John Mayne che nel 1780 annotò sia gli scherzi di Halloween in "What fearfu' pranks ensue!", sia quanto di soprannaturale era associato con quella notte in "Bogies" (fantasmi), influenzando la poesia Halloween dello scrittore Robert Burns. Prevalgono anche elementi della stagione autunnale, come le zucche, le bucce del grano e gli spaventapasseri. Le case spesso sono decorate con questi simboli nel periodo di Halloween. Il simbolismo di Halloween include anche temi come la morte, il male, l'occulto o i mostri mitologici. Nero, viola e arancione sono i colori tradizionali di questa festa. Fare dolcetto o scherzetto è un'usanza di Halloween. I bambini vanno travestiti di casa in casa chiedendo dolciumi e caramelle o qualche spicciolo con la domanda "Dolcetto o scherzetto?". La parola "scherzetto" è la traduzione dall'inglese "trick", una sorta di minaccia di fare danni ai padroni di casa o alla loro proprietà se non viene dato alcun dolcetto ("treat"). "Trick or treat" (dolcetto o scherzetto) in realtà significa anche "sacrificio o maledizione". Esiste una filastrocca inglese insegnata ai bambini delle Elementari su questa usanza. La pratica del travestirsi risale al Medioevo e si rifà alla pratica tardo medievale dell'elemosina, quando la gente povera andava porta a porta a Ognissanti (il 1º novembre) e riceveva cibo in cambio di preghiere per i loro morti il giorno della Commemorazione dei defunti (il 2 novembre). Questa usanza nacque in Irlanda e Gran Bretagna, sebbene pratiche simili per le anime dei morti sono state ritrovate anche in Sud Italia. Shakespeare menziona la pratica nella sua commedia I due gentiluomini di Verona (1593), quando Speed accusa il suo maestro di "lagnarsi come un mendicante a Hallowmas [Halloween]." Gli atteggiamenti cristiani verso Halloween sono diversi. Nella Chiesa Anglicana alcune diocesi hanno scelto di enfatizzare le tradizioni cristiane del giorno di Ognissanti, mentre alcuni altri protestanti celebrano la festività come Giorno della Riforma, un giorno per ricordare la Riforma Protestante. Padre Gabriele Amorth, un esorcista nominato a Roma dal Vaticano, ha detto che "Festeggiare la festa di Halloween è rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona.". L'Arcidiocesi di Boston ha organizzato una "Festa Santa" in questo giorno cercando di portare la festa alle sue radici cristiane. Molti artisti, organizzatori e partecipanti hanno detto che Saint Fest è una celebrazione della notte prima di Ognissanti o "All Hallows Eve". La chiesa protestante è contraria ad Halloween, e la considera una festa di carattere neo pagano, la cui origine risale ai popoli celtici. Gli evangelici dicono "in questo giorno si spera che il misterioso, diabolico e occulto conviva con gli umani. Al giorno d’oggi, nel mondo intero, Halloween è la festa più importante dell’anno per i seguaci di Satana. In più il 31 ottobre è l’inizio del nuovo anno secondo il calendario delle streghe." Il World Book Enciclopedia afferma che essa rappresenta l’inizio di tutto ciò che è "cold, dark and dead": freddo, nero e morto. Alcuni cristiani, in modo particolare dei popoli celti, da cui ha origine la leggenda di Halloween, non ascrivono a esso un significato negativo, vedendolo come una festa puramente secolare dedicata al celebrare "fantasmi immaginari" e a ricevere dolci. Per questi cristiani, Halloween non costituisce una minaccia per la vita spirituale dei bambini: gli insegnamenti sulla morte e la mortalità e le credenze degli antenati celti possono essere una lezione di vita valida e una parte dell'eredità dei loro parroci. Nella Chiesa Cattolica degli Stati Uniti c'è chi ritiene che Halloween abbia delle connessioni col Cristianesimo e le celebrazioni di Halloween sono frequenti nelle scuole parrocchiali cattoliche nel Nord America e in Irlanda, ma una sempre maggiore parte della Chiesa Cattolica non approva la festa e sconsiglia di parteciparvi, in quanto avvicina al mondo dell'occulto e al satanismo e distoglie l'attenzione, sminuendola, dalla Festa di tutti i Santi che si celebra il giorno successivo. Per molte chiese cristiane le origini di Halloween sono strettamente connesse alla magia, alla stregoneria e al satanismo, per cui esso porta all'influsso dell'occulto nella vita delle persone. L'enfasi di Halloween è sulla paura, sulla morte, sugli spiriti, la stregoneria, la violenza, i demoni e il male. I bambini ne sono negativamente influenzati. Una risposta da parte di alcuni fondamentalisti e chiese evangeliche conservatrici è stato l'uso di opuscoli, o brevi fumetti per usare la popolarità di Halloween come un'opportunità per evangelizzare. In generale tuttavia il cristianesimo non approva che si festeggi Halloween, in quanto ritiene che il paganesimo, l'occulto, e le altre pratiche e fenomeni culturali connessi siano incompatibili con la fede cristiana. Nel celebrare la commemorazione dei defunti, una tradizione vuole che i primi Cristiani, vagabondassero per i villaggi chiedendo un dolce chiamato “pane d’anima”, più dolci ricevevano e maggiori erano le preghiere rivolte ai defunti del donatore. A Serra San Bruno, in Calabria, è ancora viva la secolare tradizione del "Coccalu di muortu". I ragazzini, dopo aver intagliato e modellato la zucca riuscendo a riprodurre un vero e proprio teschio (in dialetto serrese, appunto, "Coccalu di muortu"), gironzolano per le vie del paese tenendo in mano questa loro tetra creazione e, o bussando agli usci delle case oppure rivolgendosi direttamente alle persone che si incontrano per strada, esordiscono con la frase: "Mi lu pagati lu coccalu?" (tradotto letteralmente "Me lo pagate il teschio?"). Se volessimo dare un senso più logico e sequenzialmente più corretto, l'antica frase potrebbe essere intesa come "Guardi che opera d'arte che ho creato! Le piace? Mi piacerebbe che lei mi gratificasse ancor di più facendomi un'offerta in denaro!". In Friuli era allo stesso modo diffusa la tradizione di intagliare zucche con fattezze di teschio, e la credenza che nella notte dei morti questi potessero uscire dalle tombe, muoversi in processione, irretire i bambini, ed infine che gli animali nelle stalle potessero parlare. Sempre in Friuli era diffusa una tradizione pressoché identica a quella del "dolcetto o scherzetto", anche se applicata nelle festività natalizie o carnevalesche, feste che tuttavia hanno pure origine come riti di passaggio d'anno, similmente ad halloween. In queste occasioni infatti i bambini, eventualmente travestiti da figure spaventose e mostruose, potevano bussare di porta in porta recitando filastrocche il cui significato era quello di chiedere dolci, noci o piccoli regali, in cambio di un augurio rivolto all'interlocutore di accedere al paradiso. In Sardegna è conosciuta come Is Animeddas, Su Candeleri, Su mortu mortu, Sas Animas, Su Peti Cocone, Su Prugadoriu o Is Panixeddas a seconda delle zone ed è una tradizione antichissima e prevede anch'essa di andare per le case a chiedere di fare del bene per le anime dei morti, i bambini che bussano alle porte si presentano come "sos chi toccana" ("quelli che bussano" in lingua logudorese). In Sicilia, nella notte tra l'1 e il 2 novembre, i cari defunti fanno visita ai parenti ancora in vita, portando doni ai bambini. In Puglia, in specifico a Orsara di Puglia, un piccolo paese montano della provincia di Foggia, la notte tra l'1 e il 2 di novembre si celebra l'antichissima notte del "fucacost" (fuoco fianco a fianco): davanti a ogni casa vengono accesi dei falò (in origine di rami secchi di ginestra) che dovrebbero servire a illuminare la strada di casa ai nostri cari defunti (in genere alle anime del purgatorio) che in quella notte tornano a trovarci. Sulla brace di questi falò, poi, viene cucinata della carne che tutti insieme si mangia in strada e si offre ai passanti. Nella giornata dell'1, nella piazza principale, si svolge, inoltre, la tradizionale gara delle zucche decorate (definite le "cocce priatorje" - le teste del purgatorio, nel senso delle anime del purgatorio). Caratteristiche molto simili ad Halloween si riscontrano nell'antica festa di Sant'Andrea celebrata a Martis e in altri comuni dell'Anglona e del Goceano, in Sardegna: la notte del 30 novembre gli adulti vanno per le vie del paese percuotendo fra loro graticole, coltelli e scuri allo scopo di intimorire i ragazzi e i bambini che nel frattempo vagano per le strade con delle zucche vuote intagliate a forma di teschio e illuminate all'interno da una candela. I giovani, quando vanno a bussare nelle case, annunciano la loro presenza battendo coperchi e mestoli e recitando una enigmatica e minacciosa filastrocca in lingua sarda Sant'Andria muzza li mani!!... (Sant'Andrea mozza le mani) ricevendo in cambio, per questa loro esibizione, dolci, mandarini, fichi secchi, bibite e denaro
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