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mercoledì 10 giugno 2015

fraternità universale.

Per “fraternità universali” intendiamo qui organizzazioni che – pur definendosi non religiose e prevalentemente filosofiche (un’auto-definizione che, come in altri casi, va rispettata) – trasmettono un insieme di idee che possono in parte rientrare in una definizione in senso lato di religione o spiritualità (definizione, beninteso, non condivisa da queste organizzazioni). Un gruppo di organizzazioni – tra cui la Grande Fraternità Universale e la Società Biogenica Internazionale – si ispira all’idea, tradizionale nell’esoterismo occidentale, di una fraternità mondiale degli iniziati. Altre si ricollegano più esplicitamente alla riscoperta di elementi del mondo classico, e fra queste emerge Nuova Acropoli. Tutte sono – in un modo o nell’altro – influenzate dall’eredità della Società Teosofica, di cui però non condividono l’interesse preminente per l’Oriente, il che giustifica una loro trattazione separata (pur potendosi anche parlare di gruppi “post-teosofici”). In questa sezione non è più inclusa la realtà di VITAnova – Ente Ideale Universale della Vita – fondata da Stefano Vento che, da tempo, ha cessato la pubblicazione del suo periodico trimestrale. Pur essendo una piccola realtà nel mondo delle Fratellanze Universali, VITAnova si caratterizzava per una dottrina a suo modo significativa legata anche alle opere di Edmond Bordeaux Szekely (1905-1979) e alle attività dell’Unione Cristiani Bionaturisti Italiani. La Federazione Nazionale Red GFU Italia è un’associazione di diritto privato senza scopo di lucro, affiliata alla Red Internacional de Organizaciones Culturales no Gubernamentales Gran Fraternidad Universal, con sede a Città del Messico (Messico), della quale accetta i consigli e le direttive. Le origini della Fondazione Red GFU si ritrovano nel movimento fondato da Serge Raynaud de la Ferrière (1916-1962) nella linea che deriva dal suo discepolo José Manuel Estrada (1900-1982). Almeno una trentina di diverse fraternità e ordini iniziatici “procedono” da Raynaud de la Ferrière, con notevoli sviluppi soprattutto in America Latina.
Serge Raynaud de la Ferrière, nato a Parigi, studia in Belgio e visita diversi ambienti esoterici e massonici europei. A Parigi avrebbe incontrato un misterioso esoterista chiamato Sun Wu Kung. Questo personaggio, il cui nome è certamente uno pseudonimo – che corrisponde al “pellegrino” del romanzo cinese del secolo XVI Si Yeou-Ki –, sarebbe nato nel 1875, sarebbe morto nel 1966 e sarebbe stato sepolto a Reykjavik, in Islanda, dove uno dei discepoli di Raynaud de la Ferrière, José Rafael Estrada Valero, ne avrebbe ritrovato i resti e il bastone. Sun Wu Kung avrebbe riconosciuto Raynaud de la Ferrière come un grande iniziato e un avatar, e lo avrebbe nominato – per conto dell’Assemblea dei Saggi Anziani del Tibet, di cui era emissario – Supremo Reggente dell’Ordine di Aquarius. Secondo alcuni discepoli ed ex-discepoli, peraltro, queste vicende dovrebbero essere intese come metafore di un cammino iniziatico e non corrisponderebbero ad avvenimenti storici, ovvero il fondatore – nella cui opera sono evidenti echi teosofici – sarebbe entrato in contatto con gli stessi “Maestri Ascesi” di cui avevano parlato Madame Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) e Alice Bailey (1880-1949). Anche sulle lauree e i titoli accademici che Raynaud de la Ferrière avrebbe ricevuto sono stati sollevati numerosi dubbi. Quello che è certo è che nel 1947 Raynaud de la Ferrière lascia l’Europa e nel 1948 si trasferisce in Venezuela, dove fonda un ashram presso Maracay, e crea a Caracas – il 21 marzo 1948 – la Grande Fraternità Universale (da cui la sigla GFU) con il primo discepolo José Manuel Estrada, un sindacalista autodidatta che proviene da interessi massonici e rosacrociani. Con Estrada, i suoi primi discepoli sono Juan Victor Mejias (1915-2001) e Alfonso Gil Colmenares, ancora vivente; in seguito si aggiunge David Juan Ferriz Olivares (1921-1992), curatore delle edizioni in lingua spagnola dei testi del maestro, originariamente scritti in francese e tradotti in spagnolo, secondo i critici, con alterazioni e aggiunte. Già negli ultimi anni di vita di Raynaud de la Ferrière, e immediatamente dopo la sua morte – avvenuta a Nizza nel 1962 – si determinano diverse divisioni e separazioni. Benché il fondatore, assumendo negli ultimi anni della sua vita la carica di “presidente iniziatico” e ritirandosi dal ruolo operativo, avesse originariamente nominato suo successore Estrada, in seguito – di fronte alle critiche degli altri discepoli anziani – lo invitò a dedicarsi ad attività di formazione interna, mentre Colmenares, Mejías e Ferriz Olivares avrebbero dovuto, uno dopo l’altro, reggere la Fraternità. Insofferente alle decisioni del fondatore, Estrada dopo la sua morte, sopravvenuta nel 1962, si separa definitivamente dalla Fraternità, che rimane sotto la guida degli altri tre discepoli. Nel 1971 Estrada fonda e struttura l’associazione che dal 1998 sarà chiamata Red Gran Fraternidad Universal (Red GFU, in italiano Rete GFU), cui si aggiunge per molti anni “Linea Solare”, per distinguerla da quella che Estrada considera la “linea lunare” degli altri discepoli, termine che essi peraltro non accettano. Il suo insegnamento si caratterizza per l’accentuazione dell’aspetto mistico e profetico rispetto a quello intellettuale. Già prima della morte di Estrada, sopravvenuta nel 1982, la sua branca è però scossa da ulteriori scismi. Il già citato José Rafael Estrada Valero fonda in Cile un’autonoma “Linea Solare del Sud” nel 1977, oggi nota come Istituto di Sviluppo Umano (IDH), cui sono collegati la Fondazione Globale e l’Università Albert Einstein, mentre Luis Murguía Alarid (1932-2006) crea un Colegio Iniciático La Ferrière in Messico e Domingo Dias Porta fonda, sempre in Messico, la Mancomunidad de la América India, nota oggi anche come Azione per l’Unità Mondiale (A.U.M.), da cui si separeranno ulteriormente la Grande Fraternità Universale – Gruppo Culturale Mondiale di Telésforo Linares Sanchez (1930-2007) e la Augusta Grande Fraternità Universale di Pedro Enciso Ruvalcaba, alcuni discepoli del quale hanno a loro volta dato vita a gruppi autonomi. A Estrada succede nella Rete GFU José Marcelli Noli (1925-2010), sostituito alla sua morte da una direzione collegiale. Collegati, ma non senza articolazioni, alla Rete GFU sono il Supremo Ordine di Aquarius (SOA), e l’Associazione Internazionale di Yoga e Yoghismo, presente anche in Italia in collegamento con la Rete GFU. Dopo la morte di José Marcelli Noli i fratelli Carlos e José Michán Amiga si sono separati dalla Rete GFU e hanno dato vita a una nuova Gran Fraternidad Universal – Línea Solar, in contatto in Italia con gruppi milanesi e con il Centro Yoga Orizzonti di Pescarolo (Cremona), dove José Michán Amiga ha tenuto corsi e conferito iniziazioni. Le diverse branche della Grande Fraternità Universale presentano tutte la medesima struttura: una rete di attività culturali, con un interesse per la scienza e per lo yoga, che rimanda a un ordine iniziatico, spesso denominato Ordine di Aquarius, dove sono conferiti gradi iniziatici che culminano in una “Messa cosmica”. Mentre le attività esterne presentano spesso connotazioni puramente culturali, nelle attività iniziatiche interne ai dirigenti – a partire dallo stesso Raynaud de la Ferrière – ci si riferisce con titoli quali guru e avatar, in qualche caso assegnando loro un ruolo decisivo per l’evoluzione spirituale del mondo. L’entrata nell’Ordine di Aquarius è peraltro dichiarata libera per persone di qualunque religione, purché disponibili ad accettare i suoi ideali e a seguire poche regole fondamentali fra cui l’astensione dal fumo, dagli alcolici, da qualunque droga o sostanza eccitante, e un’alimentazione ovo-latto-vegetariana. Raynaud de la Ferrière insiste sul fatto che l’Ordine di Aquarius “non è una nuova religione, è il ritorno della Religione Unica nella sua essenza quali che siano state le sue forme filosofiche, culturali o iniziatiche, delle quali si sono serviti i suoi apostoli per farla intravedere agli uomini secondo la loro età, il loro grado di avanzamento cosmico, le loro esperienze, il loro grado di comprensione e di evoluzione”. Il sole sta per entrare nella costellazione dell’Acquario, il che produrrà grandi mutamenti: un’idea comune al New Age, da cui però i gruppi della linea Raynaud de la Ferrière prendono le distanze, ritenendolo sincretistico e superficiale. Per preparare l’Età dell’Acquario, i “missionari dell’Aquarius” devono, secondo Raynaud de la Ferrière, perseguire tre scopi fondamentali: “l) riunire tutte le sette per farle uscire dal dogma e da un certo fanatismo religioso; 2) fondare colonie spirituali dove si applicherà un programma di ricerche e di lavori per istruire gli uomini nella Conoscenza, in modo che tutti, in virtù del conoscersi, procedano come fratelli gli uni con gli altri; 3) fondare centri di studio in tutti i quartieri di ogni città o paese, per studiare il nuovo modo di vivere, di pensare e di sentire, come pure la nostra reazione all’ambiente e la nostra emancipazione dal medesimo, in breve, studiare le leggi che governano l’Universo per studiare Dio”. L’organizzazione del lignaggio Raynaud de la Ferrière che ha la maggiore presenza in Italia è la Rete GFU – della linea Estrada – Marcelli Noli –, presente in molti Paesi del mondo con centri culturali, istituti di yoga, club sportivi e altre istituzioni. Oggi è una rete di associazioni nazionali autonome oltre ad alcune associazioni affiliate di carattere tematico, tra cui Co-Planet – che organizza grandi incontri internazionali di carattere culturale ed ecologico –, Karis, con una funzione simile alle associazioni scoutistiche, Tao-Te-Chia – una rete internazionale consacrata alle arti marziali –, la Fondazione Culturale Solar (già Solar Editori) e altre. La Rete GFU arriva in Italia nel 1977 ed è oggi presente in Veneto con l’ashram di Paré di Tarzo, inaugurato da Marcelli Noli nel 1996, e il Centro Culturale Estrada di Treviso, a Bergamo con il Centro Culturale Quinto Sol, a Cremona con il Centro Culturale Il Tibetano, a La Spezia con il Centro Culturale Surya, a Viareggio (Lucca) e Pietrasanta (Lucca) con il Centro Antares, a Reggio Calabria con il Centro Helios. Patrocina e partecipa a incontri sulla spiritualità, la meditazione e la preghiera in dialogo con ambienti cattolici e con altre religioni B.: Sulla storia cfr. Adrián Marcelli, El Maestre. Serge Raynaud de la Ferrière, Solar Editores, Città del Messico 1993. Con intenti critici e talora polemici ha raccolto una vasta documentazione Pamela Siegel, Serge Raynaud de la Ferrière. Aspectos biográficos, presso l’Autrice, Campinas (San Paolo, Brasile) 2014. Di Serge Raynaud de la Ferrière, in trad. it., si vedano: I grandi messaggi, Edizioni GFU Linea Solare, Venezia 1987; e – su un tema specifico – Il libro nero della framassoneria, Tarantola, Lugano s.d. Dopo la separazione di José Manuel Estrada, la branca originaria della Grande Fraternità Universale resta guidata dagli altri tre discepoli designati dal fondatore: Alfonso Gil Colmenares, Juan Victor Mejías e David Juan Ferriz Olivares. Quest’ultimo intende tuttavia imprimere alla Grande Fraternità Universale, almeno nelle sue attività esterne e rivolte al grande pubblico, un tono più culturale e sociale e meno esoterico, un progetto con cui non sono d’accordo gli altri due discepoli anziani, i quali contestano pure l’annuncio di Ferriz Olivares che nel 1988 proclama di avere raggiunto il sesto grado iniziatico della Fraternità. Nel 1990 Colmenares e Mejías destituiscono da tutte le sue cariche Ferriz Olivares, il quale si trasferisce in Perù dove fonda la Magna Fraternitas Universalis. Rimane pure sotto il controllo di Ferriz Olivares un’istituzione originariamente concepita da Raynaud de la Ferrière nel 1947 è rifondata nel 1988, la Federazione Internazionale delle Società Scientifiche (FISS). Alla morte di Ferriz Olivares nel 1992, José Miguel Esborronda Andrade gli succede alla guida della Magna Fraternitas Universalis e María Nilda Cerf Arbulú dellaFederazione Internazionale delle Società Scientifiche e della collegata Scuola Libera di Studio Scientifico per Bambini (ELIC), presenti anche in Italia a Trieste. Un altro discepolo, Florencio Vásquez, fonda l’Asociación Mundial del Saber (International Mathesis Society) nel 1993, da cui si separano a loro volta Felipe Guevara Morán e Esteban Amaro che creano la Fundación Dr. Serge Raynaud de la Ferrière in Perù. Amaro rompe in seguito con Guevara e fonda in Messico una diversa Fundación Serge Raynaud de la Ferrière, nome peraltro che può creare qualche confusione in quanto utilizzato da parecchie organizzazioni diversse. Altri scismi della linea Ferriz Olivares portano a La Nueva Humanidad en Marcha (NHUMA), Sublime y Augusta Gran Fraternidad Universal, diretta da Máximo Reátegui e al Bureau Cultural Mundial di Julio Martínez. In tutte queste linee va anche segnalato l’interesse e il collegamento con logge massoniche, regolari e “di frangia”. Negli ultimi anni si assiste anche a tentativi di collaborazione “ecumenica” tra le numerose e diverse branche che “procedono” da Raynaud de la Ferrière che non si riducono a quelle, pur numerose, elencate in questa sede. Un gruppo Yahoo, la Lista del Maestre, è seguito da migliaia di persone e, se non mancano gli scambi polemici su quali siano i “veri” successori di Raynaud de la Ferrière, si nota pure in molti partecipanti un desiderio di dialogo e di collaborazione.

domenica 31 maggio 2015

la voce interiore: IO SONO!

Già da millenni, profeti, veggenti, scrittori spirituali, libri come la Bibbia e diversi racconti tramandati, hanno previsto i prossimi mutamenti. Alcune persone credono a queste profezie, poche altre sanno ciò che accadrà: lo sanno attraverso il sapere istintivo che hanno in sé stessi, e perché, in modo cosciente o incosciente, sono in collegamento con l'Alta Energia e gli Esseri della Luce.
Ora vogliamo accennare all'Alta Energia, che è in ognuno di noi, ed alla quale ci indirizziamo con le parole dello Spirito Universale, scritture da Arthur Garside nel libro “Ich bin das Licht” (trad. “Io sono la Luce”): “'Dio' è tutto ciò che esiste, senza eccezione. Il MIO 'Dio' è la divina verità, il divino amore e l'armonia dell'universo. Il MIO 'Dio' è potente, sapiente e onnipresente. Il MIO 'Dio' è l'infinito e l'eternità. 'Dio' è Luce, spirito e coscienza. 'Dio è sostanza del pensiero. EGLI ha in Terra diversi nomi, ma ciò che chiamo 'Dio' è il “IO SONO”, la prima causa, l'Alpha e l'Omega. IO SONO, IO ero, IO sarò sempre. La limitata ragione umana non può esprimere una definizione corrispondente e soddisfacente del concetto 'Dio' e anche le parole sono insufficienti per definire in modo comprensibile lo Spirito Universale. Il MIO 'Dio' è Luce infinita, senza forma, confini e spazio, Il MIO 'Dio' è trinità di forza, intelligenza, amore o armonia, risp. Padre, Madre, Figlio – e perciò vi fu comandato di onorare il 'padre' e la 'madre'. 'Dio' è onnipresente EGLI è attiva energia per l'esistenza di ognuno. IO SONO l'unico e il solo 'Dio' onnipotente da cui tutto dipende. IO SONO TUTTO. IO SONO la LUCE. Questa MIA 'Luce' è verità divina, bene universale, 'Madre divina', il 'santo fiato'. 'Luce' è speranza, intelligenza e sapienza. Esiste perché IO SONO qui. Questa 'Luce si mostra nell'aura che circonda, nella sua forma, esseri umani, animali, piante e Terra.
La MIA 'Luce' dà senso a ogni movimento, dà un indirizzo alla vita e senza di 'LEI' nulla può esistere. La MIA 'Luce' è comprensione e visione per ogni anima che mi cerca. La 'Luce' è forza vitale che rappresenta il Padre, e pure amore divino che è il Dio-figlio. È pure 'Luce' la trinità di 'Dio', chiamata 'Spirito Santo'. La MIA 'Luce' è una volontà universale.
Non sempre una convinzione o un'opinione può corrispondere ai reali eventi, non è vero? Ma IO SONO la verità, non una credenza. -Colui che inizia un'asserzione con le parole: 'io penso...' o 'io credo...', ammette già che non sa esattamente qualcosa. Quando non si è sicuri delle proprie conoscenze non si può pretendere di essere maestri, come molti fanno in Mio nome senza comprendere Me e la verità di Dio. Colui che sa udirà la Mia voce nel silenzio del suo cuore. IO SONO sostanza del pensiero – Luce dell'universo. “ (fine citazione) E che Dio Padre sia Luce lo leggiamo anche nella Bibbia, Giovanni 1: 1 - 5, 9 – 10. e 14. È sicuro che fino al giorno d'oggi, molte profezie si sono avverate almeno nelle indicazioni essenziali; sia che si tratti di previsioni su guerre, carestie, inondazioni, crisi economiche o altro.
Dovremmo quindi prestare maggiore attenzione, sia alle antiche che alle nuove profezie e non credere unicamente e incondizionatamente ad informazioni strettamente scientifiche. Noi dobbiamo imparare a considerarle entrambe, profezie e scienze. E quando ascolteremo le nostre voci interiori, saremo in grado di percepire gli avvenimenti futuri. 
Sul tema “Voce interiore” Lo Spirito Universale disse attraverso lo scrittore Arthur Garside: “Ognuno può udire la Mia “voce” telepaticamente nel suo intimo, premesso che la cerchi nel silenzio e con sincero desiderio. La Mia 'voce' è leggera, silenziosa e non si impone, ma ha autorità perché questa 'voce' SONO IO. Tutti gli uomini hanno già udito la Mia 'voce', ma la grande maggioranza non l'ha riconosciuta. La Mia 'voce' parla attraverso la coscienza, conscia e inconscia, e indica con evidenza i casi urgenti da risolvere; parla pure tramite visioni ed immaginazioni. La Mia 'voce' non risuona come un cembalo, ma è ovunque nella natura: nel fruscio del vento, nel mormorio delle acque, nella gioia dei bambini che giocano allegri e nel belare del gregge.
La Mia 'voce' non tace mai perché IO SONO la coscienza universale. Cercatemi nel Mio regno, nell'intimo della vostra anima e restate nel silenzio affinché IO possa darvi disposizioni, consigli e indicazioni che voi seguirete coscientemente per essere da ME giudicati. IO SONO passato, presente e futuro e nella condizione di guidarvi con sicurezza. A coloro che sono pronti a servire IO assicuro appoggio e benedizioni; a loro non mancherà mai il Mio sostegno affinché tutto vada per il meglio, anche contro ogni apparenza, attualmente, la MIA 'voce' è forte per poter essere udita dagli uomini, ma i loro pregiudizi, l'incredulità, la paura e l'ignoranza impediscono loro di accettare la MIA presenza come aiuto. IO SONO percepibile quale 'sottile e silente voce' interiore, quale 'Spirito che è in noi', di cui parlò GESÙ di Nazareth, che pure dialogava con LUI. La voce di Dio è percepibile come un flusso di pensieri e di parole continue che ci trasmettono i SUOI desideri e le disposizioni EGLI dice: 'IO SONO la divina verità e perciò non posso e non voglio ingannare nessuno.'” (fine citazione)
Chi ode una voce interiore non è da ritenere in ogni caso ammalato, come sempre ci indicano molti psichiatri. Al contrario, sono i farmaci da loro prescritti a renderli dipendenti e quindi malati, e non la loro voce interiore. Coloro che percepiscono voci interiori, devono imparare, oltre al sistema di autoprotezione, a sapere discernere da dove e da quale livello provengono e poi decidere ciò che devono accettare risp. Respingere.
Noi possiamo solo aiutare queste persone dicendole che, oltre al nostro livello fisico, esistono altri livelli in cui vivono esseri inferiori o superiori. Questi, secondo la loro coscienza, possono insegnarci o prenderci in giro. Solo spiegando queste situazioni si può togliere agli uomini la paura (psicosi) della voce interiore. Ciò potrà solo avverarsi quando la psichiatria riconoscerà ed accetterà l'esistenza di questi diversi livelli.
Molte persone trovano ciò ridicolo e asseriscono di non udire alcuna voce interiore. Ciò accade perché essi sono continuamente presi da questioni estranee di scarsa importanza. Queste persone dovrebbero perciò considerare l'insieme dell'attuale situazione mondiale, il che allargherebbe in altro modo la loro coscienza. Noi tutti dovremo, in un modo o nell'altro, apprendere, comprendere ed accettare molto di ciò che accadrà per non cedere alle prime difficoltà.

lunedì 25 maggio 2015

i numeri e le sacre scritture

 Le Sacre Scritture, oltre ai Vangeli, gli Atti degli Apostoli e le Lettere, che compongono il canone del Nuovo Testamento in 27 libri, ne comprendono altri 46 del Vecchio Testamento, e possiamo chiamare Bibbia tutto l’assieme, nome col quale si volle designare il Libro dei Libri  per eccellenza, visto che si definisce come deposito della Parola divina Rivelata.
Nella Bibbia vi sono molteplici aspetti da scoprire e per la sua interpretazione bisogna cogliere l’aspetto letterario, simbolico, allegorico, storico, teologico. Non approfondirò tutti gli aspetti che naturalmente altri fanno meglio di me e ai quali rimando, ma mi è sembrato prioritario dare un significato ai Numeri che siincontrano, perché essi rappresentano una delle chiavi di lettura della Bibbia. Resterebbero altrimenti incomprensibili certe età simboliche, in cui avvengono fenomeni naturali altrimenti inspiegabili se non con l’intervento divino, oppure potremmo cadere nella trappola di pensare che l’età media fosse di 300 o 900 anni, sia perché non si moriva in quanto dono preternaturale di Dio, che non era ancora offeso dal peccato di Adamo, sia perché il computo degli anni era basato su un calendario (sic) diverso dal nostro.
Uno 1: è il numero che sta ad indicare Dio. Nelle tavole della legge il comandamento che formula “Io sono il Signore Dio tuo” è il  1, il primo in assoluto, quello che impone l’assolutezza di Dio al popolo eletto, al quale viene così comandato di non essere idolatro con il 2° comandamento “non avrai altro Dio fuori di me”.Nel Nuovo Testamento, Gesù, parlando ai suoi dice “che lui e il Padre sono Uno, così come una sola cosa saranno i suoi discepoli con lui e quindi col Padre. (Gio 17, 2).
Due 2: è il numero del dualismo, della contrapposizione, della coppia degli opposti. Il secondo giorno Dio separò le acque della terra dalle acque del firmamento; due fratelli si oppongono fra loro, unoCaino, diventa omicida; due sono i testimoni necessari  per mettere a morte una persona, la vita contro la morte; due è il simbolo del binomio degli opposti che sempre usiamo parlando della nostra religione, il peccato e la grazia, il sacro e il profano, il puro e l’impuro.
Tre 3: è il simbolo della perfezione, della completezza, che condivide con il 7 e il 10. Tre sono le persone della Trinità, espressione perfetta della relazione amorosa e ordinata che si esplica dal Padre al Figlio per mezzo dello Spirito. Ma Dio è uno, e solo con tale relazione si esercita la sua Trinità, e poiché la forma più alta di relazione è l’amore, ecco come possiamo definire esattamente Dio, come amore sussistente. In Genesi Abramo riceve la visita di tre viandanti, sono i messaggeri di Dio che vengono ad annunciare definitivamente la nascita di Isacco. Si è voluto vedere a posteriori questa triplice presenza presso la tenda di Abramo, come una manifestazione della Trinità di Dio, ma mi sembra una oggettiva forzatura vista la refrattarietà, almeno teorica, di Israele al politeismo, così come poteva intendersi all’epoca della stesura dei libri sacri. La Resurrezione che avviene il terzo giorno, non contiene indicazioni per il triduo pasquale, anche perché non sono effettivamente tre giorni dalla morte alla resurrezione, ma il numero tre indica la vita completa e nuova, di cui Gesù si riveste, la sua pienezza di vita trasformata ed eterna per qualità oltre che per durata.
Quattro 4: è il numero che indica l’universo, il mondo, poiché quattro sono gli angoli della terra, quattro i venti principali, quattro i punti cardinali. Nel vangelo (Gio 19, 28) dopo che Gesù è messo in croce, i soldati si dividono le vesti in quattro parti, che è il simbolo del messaggio di Gesù che viene propagato al mondo pagano, poiché le vesti rappresentano la personalità del proprietario e le sue idee, e giocano a dadi per tirare a sorte la tunica, che era cucita dall’alto, e non si poteva tagliare. La tunica è la vita che viene da Dio, cucita dall’alto, e quella non può essere in nessun modo scalfita.
Cinque 5: è il numero che assieme ai suoi similari con gli zeri, 50, 500, 5000, sottende l’azione dello Spirito divino. È entrato nella simbologia dell’eucaristia, perché cinque furono i pani con i due pesci che Gesù condivise alla folla affamata, cinquemila il numero delle persone presenti all’evento, sedute e sistemate a gruppi di 50. Cinque sono infine i lati dei tabernacoli che custodiscono le ostie consacrate. Cinquanta sono i giorni dopo l’ascensione in cui lo Spirito Paraclito scende sugli Apostoli e su Maria (Pentecoste).
Sei 6: il numero della creazione dell’uomo in Genesi “il sesto giorno Dio creò l’uomo”. Rappresenta l’incompletezza, l’imperfezione, poiché incompleto e imperfetto è l’essere creato rispetto al suo creatore. In quanto essere finito e creato, l’uomo è soggetto alle leggi del tempo, alla necessità della natura, e alla sua forza che si esplicano condizionandolo e legandolo alle tre catene della riproduzione, del cibo e della socialità. Ma poiché in lui trova espressione e forza di emergere anche la natura spirituale, non in forza di una sua provenienza divina, ma per l’evolversi dell’energia in surplus di cui siamo costituiti, questa si manifesta nello spirito e nella libertà che ci contraddistingue dagli altri esseri animati e non. Lo spirito, dunque, con la libertà fa dell’uomo la punta più elevata dell’evoluzione della vita nell’universo conosciuto. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù muore il 6° giorno, perché con la sua morte si completa la creazione dell’uomo vecchio e viene ricreato l’uomo Nuovo, che nell’amore di Cristo trova la sua massima espressione e somiglianza con Dio. La nuova creazione continua così attraverso la vita di Gesù, l’uomo nuovo adesso ha la strada tracciata per raggiungere la sua pienezza di vita, accogliendo l’amore di Dio e trasmettendolo ai suoi simili.  Nel giuoco dei simbolismi col numero Sei, ripetuto tre volte, viene indicata anche la Bestia, simbolo della massima imperfezione al suo stadio di completezza, 666 serve ad indicare Satana, ed è un numero che credenze e superstizioni hanno reso molto familiare.
Sette 7: è il numero divino perché riferito al riposo di Dio dopo la creazione “il 7° giorno si riposò”. Il giorno del Sabato era il 7° giorno nel calendario ebraico,  ed era il giorno che la legge rendeva sacro e inviolabile, dove non era consentita nessuna attività, pena l’inosservanza di tutta la Legge. Il numero 7 si trova con grande frequenza nelle Sacre Scritture, 600 volte, e ogni volta indica un’azione che si compie per volontà divina: Gerico cade dopo che si sono suonate 7 trombe per 7 giorni , e si è girato 7 volte attorno alle sue mura. Completa col  3 e il  1 la triade dei numeri divini: assolutezza, perfezione, completezza, tre affermazioni per la natura divina.
Otto 8: l’ottavo giorno, il primo dopo il settimo, e non è una banalità, perché così spesso viene chiamato, è il giorno della Resurrezione, perché è il giorno successivo al sabato che il sepolcro si scopre vuoto, e possiamo dire che lo era sempre stato. Otto diventa simbolo della nuova vita, la vita trasformata, eterna a cui Cristo ci destina, avendoci mostrato Lui uomo come noi che la morte non ha l’ultima parola, è il giorno della nuova Creazione, dove Cristo è il primogenito. Quindi non più Adamo, ma Cristo è l’uomo nuovo ricreato dall’amore. Ecco perché i battisteri hanno la forma ottagonale, perché col battesimo l’uomo rinasce a nuova vita e si prepara ad entrare a fare parte della comunità di Cristo che lo accoglie nella chiesa.
La Resurrezione cancella quello che prima era importante nel calendario ebraico, cioè il giorno del ricordo dell’alleanza con Yahwe che veniva sancito dal cruento atto della Circoncisione. Ogni nato maschio venivaportato al tempio e lì veniva circonciso in ricordo dell’Antico Patto. Adesso è la Resurrezione di Cristo che ci fa prima di tutto credenti e facenti parte del suo Regno accogliendone il messaggio. Ma l’esperienza della Resurrezione non è un evento da considerare concluso e avvenuto solo una volta  in quel tempo, ma è una esperienza che ognuno di noi deve fare e può fare incontrando Gesù sul monte di Galilea (Mt 28, 3). Proprio dove Gesù proclamò le Otto Beatitudini, Matteo dice che gli apostoli si diressero su indicazione del Risorto per incontrarlo, ed è lì che la comunità dei credenti è chiamata spiritualmente a fare il suo incontro con Gesù, mettendo in pratica le Beatitudini che altro non sono che la nuova Legge dell’amore: “amatevi come io vi ho amato”.
Nove 9: il numero che indica mancanza, incompletezza, e ad esso è associato il desiderio, che la Legge mosaica condanna: non desiderare la roba degli altri, ove il mancato possesso è vissuto come peccato. Abramo aveva ricevuto la promessa di Dio di essere patriarca di un popolo, e a 99 era senza figli. Il massimodella incompletezza, l’assenza di un figlio rende l’uomo manchevole di quella che era considerata una benedizione divina. Come può un uomo, che non è padre, diventare patriarca di un popolo? Dio mantiene la promessa e Abramo ottiene da Sara il figlio Isacco. Adesso non sono più 99 gli anni di Abramo ma 100, espressione della benedizione e della grazia di Dio. Nel vangelo, l’ora nona è l’ora della morte di Gesù, il momento in cui Egli avverte il senso dell’abbandono e della mancanza di benedizione da parte del Padre, ma è anche l’ora in cui rimette lo Spirito e sta ad indicare quindi che tutto finisce. Il 9 è il numero che chiude un ciclo, il termine di una fase in cui tutto si completa.
Dodici 12: rappresenta il totale delle tribù che costituivano il numero del popolo di Israele, così come originariamente sono discesi dai 12 figli di Giacobbe, che ebbe cambiato il nome proprio in Israele, i quali figli ebbero il possesso di ognuna delle 12 tribù fondanti del popolo ebraico. Dodici è anche il numero degli apostoli, i collaboratori più intimi di Gesù nella sua missione terrena. Dodici  è il numero delle ceste di scorte di cibo che sopravanzò dopo che si sfamarono 5000 persone, in rappresentanza delle 12 tribù di Israele. (Mc6, 43).
Quaranta 40: è il numero che indica una generazione, ma anche una vita. Sono 40 gli anni passati a girovagare nel deserto in Esodo. Sono 40 i giorni nel deserto trascorsi da Gesù dopo il battesimo, a ricordo di questo importante episodio nella storia del popolo ebraico. Sono 40 i giorni in cui Cristo Risorto si mostra ai suoi a simboleggiare come per tutta la vita presente e futura egli sarà in mezzo a noi, presente in Spirito. 
Settanta 70: è il numero che indica le nazioni pagane, in opposizione alle 12 tribù di Israele. Indica anche il numero dei discepoli che in parallelo ai primi 12 furono inviati da Gesù stesso a predicare nel mondo pagano, fuori dalla Terra Promessa (Lc 10,1).
Cento 100: è il numero della benedizione di Dio, che indica la ricompensa che ognuno riceverà in più rispetto a quello che ha donato. La spiga che porta 100 chicchi di grano è grazia di Dio: Abramo che diventa padre di Isacco a 100 anni è il segno della massima benedizione di Yahwe. Qualunque numero moltiplicato cento sta a significare una particolare condizione di favore divino.
Mille 1000:  è il numero del tempo divino, quello in cui Dio realizza i suoi progetti. Sta ad indicare perciò un periodo storico lungo fuori dalla contabilità umana.
Centoquarantaquattromila 144000: in Apocalisse è il numero dei salvati, che sembrano pochi e secondo le sette catastrofiste, che prendono alla lettera le scritture, effettivamente lo è. Ma se si considera che la cifra è ottenuta moltiplicando 12 (numero delle tribù di Israele) per 12 (il numero degli apostoli che portano a compimento il disegno di Dio in tutto il mondo) per 1000 ( che è il tempo in cui Dio realizza il suo progetto di salvezza) ecco che tale cifra a prima vista irrisoria, racchiude invece il progetto della salvezza di tutta l’umanità. 

Ecco questi sono i significati principali dei numeri che con maggiore frequenza si incontrano nelle Sacre Scritture. Possiamo così cominciare a districarci tra cifre a prima vista illogiche che invece hanno ricchi significati simbolici e teologici, perché nella Bibbia anche le virgole hanno grande significato. A maggior ragione i Numeri, che, dice la scienza ebraica, sono di diretta derivazione divina e quindi hanno anche un misterioso significato sacro.

giovedì 23 aprile 2015

religioni nel mondo, quanti seguaci.


" Per me, la parola Dio non è niente di più che un’espressione e un prodotto dell’umana debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può farmi cambiare idea su questo"A. Einstein
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Nel mondo (che conta 7.000.000.000 di abitanti) esistono...
30.547 religioni, dottrine, scuole filosofiche, credenze, sette, culti tribali
LE RELIGIONI SI DISTINGUONO IN
Rivelate: con Profeti, Dogmi, Leggi (l'Ebraismo, il Cristianesimo, l'Islamismo)
Le naturali: dette universaliste (con precetti etico-religiosi di senso comune)
Scuole: filosofiche-morali-politiche (elaborazioni razionali)
SONO COSI' DISTRIBUITE
Cristiana: 2.400.000.000 di fedeli
(divisa in 5 correnti (Cattolica 1.300.000.000 ; Protestante 550.000.000;
Ortodossa 225.000.000; Anglicana 73.000.000;
Orientali (Nestoriane e Neofista ecc.) 72.000.000).
Esistono inoltre altre 56 Chiese e 175 Istituzioni crist. varie)
Maomettana (Islam): 1.500.000.000 di fedeli
(divisa in 3 correnti principali (Sunniti, Sciiti, Kharigiti)
oltre a 65 movimenti e 145 sette varie)
Ebrea: 15.000.000 di fedeli
(divisa in 3 grandi correnti e 12 tribù religiose)
Induista: 1.000.000.000 di seguaci
(divisa in 2 grandi correnti (Visnuismo con 580 mil., Sivaismo con 220 mil.,
e altre 1256 sette varie con 200 mil.)
Buddhista: 576.000.000 di seguaci
(divisa in grandi 3 dottrine Filosofiche, con all'interno 1680 sette varie)
Taoista: 400.000.000 di seguaci
(divisa in 3 grandi correnti e sette varie)
Confuciana: 237.000.000 di seguaci
(8 correnti, 840 Scuole di pensiero politico-religioso)
(Nelle 4 sopra spesso i seguaci di una sono anche seguaci di un'altra)
Scintoista: 100.000.000 di seguaci (soprattutto in Giappone)
(sterminati i culti degli spiriti (kami): spesso anche personali)
Culti tribali e animistici: 405.000.000 di seguaci
(con 26.397 cerimoniali indigeni diversi)
Atei: con nessuna credenza: 1.070.000.000

(*) Sul numero dei Cristiani (e Cattolici) le cifre sono molto controverse.
Esempio in Italia: su 60 milioni di abitanti i cattolici-battesimati sono l'80%.
( il 96,7% secondo il dato diffuso dalle gerarchie ecclesiastiche)
O gli uni o gli altri sono cattolici più per tradizione che non credenti dichiarati.
Solo il 37% (22,2 mil.) sono praticanti. E solo il 25% si reca a messa.
Ma anche qui i conti non tornano.
Solo il 42% nell'8 per mille irpef, ha «votato» a favore della Chiesa cattolica.
E' questo un "peccato veniale". Ma come la mettiamo con il "mortale"?
"Scegliere deliberatamente, cioè sapendolo e volendolo, una cosa gravemente contraria alla Legge divina e al fine ultimo dell'uomo è commettere un peccato mortale".
Infatti:
Il 65 % degli italiani ha votato per il divorzio, il 68% per l'aborto.
Il 27 % dei matrimoni attuali è celebrato civilmente (a Milano il 41%).
Il 77,2% dei giovani italiani tra i 15 e i 24 anni (anche se battezzati)
ritiene ammissibile avere rapporti sessuali prematrimoniali.

E se i battesimati sono l'80% degli italiani (48 mil.)
di questi, più della metà, il 54% (27,8 mil.) è scettico sui miracoli,
il 55% non crede all'esistenza di Satana, il 44 % non crede all'inferno.
Il 61 % considera i testi religiosi piuttosto ingenui e arcaici e...
gradirebbe una religione basate su poche credenze fondamentali.

Si calcola inoltre che il 10% degli italiani (ca. 6 mil.) crede in altre religioni.

Mentre gli atei italiani contano ca. 4 milioni di adepti.
(fonte Eurispes - cnf. Il Corriere d.S. del 18-1-06)

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"Fu la paura la prima a creare gli dei del mondo", questa affermazione perentoria attribuita a Petronio, da altri a Stazio, può valere come sintesi emblematica di tutte le teorie sull'origine pratico-emotiva della religione. I bisogni insoddisfatti, la precarietà dell'esistenza e il mistero angoscioso del dolore e della morte troverebbero nella religione una risposta compensatrice.
"La religione deriva dalla religiosità degli uomini, laddove la religiosità è credere che tutto abbia avuto origine da un mondo divino che sostiene la vita di tutti e che dà ad essa un significato".

In un mondo nel quale fioriscono le ideologie libertarie, la denuncia della repressione e una lotta contro i tabù, non si deve dimenticare che il tabù è alla sua origine un'istituzione tipicamente religiosa.
La funzione alienante della religione, che estranea l'uomo da se stesso e devia la massa dai suoi compiti storici (vedi l'imposta apatia dei "secoli bui"), è messa in luce da Feuerbach e da Marx, il quale ultimo riconosceva pure alla religione il valore di riflesso della miseria reale, e la funzione di protesta, al livello dell'ideologia, contro tale miseria.

La religione è una propriazione di poteri superiori all'uomo, ritenuti capaci di dirigere e controllare il corso della natura e della vita umana.
In ogni culto racchiude in sè azioni di carattere magico e tutte le invocazioni (o preghiere) costituiscono intenzionalmente una forma di pressione sulla realtà esterna. (in eventi come una peste, un terremoto, una carestia, una guerra, oggi... si prega, i sacerdoti invocano le divinità per sconfiggere il male, chiedono indulgenza; ieri .... gli stregoni facevano altrettanto con innumerevoli pratiche magiche, adorazioni, rituali).
Illustrando le varie forme di queste pratiche magiche che hanno inizio già nell’età antica, troviamo in primis ...

La "religione naturale" (mediante la propria ragione) che viene definita così perchè l’uomo riconosce l’esistenza di un Qualcosa a lui superiore e pensando di incontrarlo nelle forze della natura sottomette la sua vita all’adorazione e alla venerazione di queste forze.

La "religione soprannaturale" invece identifica la divinità con un essere superiore alla natura, che viene considerato, creatore, padre e giudice delle azioni degli uomini, e che abita in una dimensione ultraterrena.
La "religione rivelata". Ci troviamo dinanzi ad una religione rivelata (si considerano religioni rivelate: l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam) quando Dio cerca l’uomo e si manifesta, toglie cioè il “velo” (=rivelazione) del mistero che lo separa dagli uomini, fornisce (tramite i suoi prediletti: cohanim, sacerdoti, iman - mediatori dei rapporti con la divinità) delle risposte alle domande fondamentali della vita, e rivela a ciascuna persona la sua origine e il suo destino e le indica la strada del bene e della felicità.
La "rivelata" è l'adesione alla parola di un Dio che si pretende che si sia rivelato nella storia parlando attraverso una persona che afferma di parlare a nome suo (profeta)
La "rivelata" è monoteista, cioè che crede in un solo Dio, come nell’ebraismo, nel cristianesimo, nell’islam.
In queste tre, si accetta di fidarsi di certi uomini che lungo il corso dei secoli si sono presentati come "portavoce di un Dio". - Nell'ebraismo (Mosè e i profeti); nel cristianesimo (Gesù di Nazaret); nell'islamismo (Maometto)

La "religione politeista". Si dice politeista quando si crede nella presenza di più divinità. (es. ieri i dei della Grecia antica; e ancora oggi l’induismo in India e lo shintoismo in Giappone.


Tutte le religioni hanno avuto inizio con un capo sciamano, uno stregone, o un profeta; se seguito da qualche discepolo e insieme hanno formato una setta, la setta che ha avuto successo nel raccogliere un gran numero di seguaci è diventata una religione (i cui "sacerdoti" poi creano a posteriore dei dogmi).

In certe religioni primitive, il momento essenziale è il culto indi il rito, mentre le credenze dogmatiche (ma anche i miti) sono costruiti a posteriore e hanno una importanza quasi secondaria.

Lo studio comparato delle varie mitologie ha messo in luce la tipicità di alcune forme della religione, che rispecchiano modi analoghi di organizzazione della società: così i culti olimpici e solari caratterizzano le società di guerrieri e di cacciatori, mentre i culti di tipo terrestre, con riti agresti e il mito della passione, morte e rinascita del dio, sono tipici di civiltà contadine e di gruppi sociali subalterni a coloro che praticano il DOGMATISMO, l' AUTORITARISMO, e hanno la PRESUNZIONE DELLA VERITA' ASSOLUTA. La qual cosa non ha assolutamente niente a che fare col significato che l'autore attribuisce alla parola fede. 
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"Se separiamo la religione di ciascun popolo dal resto dei rapporti culturali di quella civiltà, ci allontaniamo dalla realtà e inseriamo la religione in un contesto puramente ideale rispetto al quale il compito della storia è assai ridotto. Scivoliamo lentamente ma inesorabilmente nel campo della metafisica: se la religione è qualcosa di connaturato all'uomo, qualcosa che precede la storia, potremo al massimo descriverne le manifestazioni storiche ma non comprenderla per intero come fatto storico. Le stesse esperienze religiose vissute dagli uomini nelle varie culture potrebbero al massimo venire descritte ma non mai spiegate completamente in termini storici poiché per definizione la religione rimanderebbe al metastorico".(Marco Mencocci)
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Quante e quali siano le religioni hanno in comune alcune caratteristiche.
L’Evento fondatore: ciascuna religione viene fatta risalire a un fondatore, ad un insieme di persone sagge e/o a uno o più fatti straordinari, l’insieme dei quali forma la storia sacra di una religione e di un popolo.
I simboli: ogni religione ha dei segni che sintetizzano un aspetto della propria dottrina o storia sacra (es. la stella di Davide per gli ebrei, la croce per i cristiani, la mezzaluna per i musulmani,…).
I Testi Sacri: i messaggi e i fatti fondamentali delle religioni si trovano in testi che vengono considerati sacri dalle persone e comunità che li accolgono come verità divine su cui fondare la propria esistenza.
I contenuti: tutte le religioni presentano delle verità riguardanti le origini dell’universo e della vita, il senso dell’esistenza, la via per raggiungere la piena felicità, il riscatto dalla sofferenza e dalla morte.
L’organizzazione religiosa: perchè il culto possa essere svolto sono necessarie delle persone che lo amministrino e che siano intermediarie tra la comunità dei credenti e la divinità.
Le espressioni di culto: pur con modalità diverse ogni religione onora Dio o le divinità attraverso un insieme di preghiere, riti, celebrazioni e feste. Gli elementi necessari al culto sono innanzitutto:
Un luogo sacro dove celebrare gli atti di culto;
Il tempo sacro, cioè i periodi, i giorni dedicati a celebrazioni specifiche.
Il rito insieme di azioni e parole con le quali si rende onore alla divinità, per esempio il rito della sepoltura, il rito di ringraziamento…
Le norme di comportamento: ogni religione afferma che l’incontro con Dio deve poi tradursi in comportamenti conformi alla Sua volontà.
(Lory)

Concetto di religione
· l'uomo si pone delle domande: chi sono, da dove vengo ...
· rel: risposta dell'uomo al problema del senso della vita
· si aprono allora due strade

· RELIGIONI NATURALI: mediante la propria ragione
· RELIGIONI RIVELATE: accettare di fidarsi di certi uomini che lungo il corso dei secoli si sono presentati come "portavoce di un Dio".

Praticamente tutti i popoli hanno racconti su esseri non umani (sovrumani o extraumani) dotati di poteri superiori o comunque diversi da quelli degli uomini. Può trattarsi di esseri sovrumani, come gli dei, capaci di agire nell'attualità, nel presente, e in grado di condizionare la vita degli uomini e il corso della natura, oppure di esseri la cui azione ha avuto luogo in un passato remoto e lontanissimo e che con le loro azioni hanno dato origine al mondo cosi come è oggi.
I racconti su tutte quelle azioni che sono avvenute in un passato lontano e che hanno contribuito a formare il mondo di oggi, vengono definiti, con una parola di origine greca, "miti". Un mito è dunque un racconto che narra vicende avvenute "tanto tempo fa", in un passato che definiamo "tempo mitico". Quello che distingue il tempo mitico dal tempo attuale non è la distanza cronologica ma il fatto che il tempo mitico è qualitativamente diverso rispetto a quello in cui si vive.
Un mito è un racconto che ha per oggetto personaggi meravigliosi e fantastici che compiono azioni straordinarie oggi irripetibili. Il mondo in cui questi personaggi vivono è completamente diverso dal mondo attuale: si tratta di un mondo in fieri, senza regole e senza nulla di stabilito, nel quale tutto è possibile proprio perché non esiste ancora nessuna norma. E' un mondo che a confronto con quello di oggi appare disordinato, informe, precosmico. E' da questo mondo caotico, dal mondo del mito, che grazie proprio alle azioni meravigliose e irripetibili dei personaggi mitici, si origina il mondo ordinato di oggi, la normalità quotidiana che costituisce la stabile cornice della nostra esistenza. Il mondo quale oggi appare ai nostri occhi è infatti il risultato ormai immutabile delle azioni compiute nel tempo mitico. Queste azioni hanno portato alla trasformazione del caos che era in principio instaurando nuove condizioni, quelle attuali nelle quali vive la società che racconta il mito.
Dopo il mito così evanescente ed aereo, ecco nella religione comparire il "sant'uomo", un uomo sì asceta, ma visibile, concreto, reale, che dopo la sua dipartita terrena è venerato (non adorato!) religiosamente, o considerato degno di venerazione da un grande numero di persone; e questo avviene nelle tre religioni rivelate. (es. i fondatori di ordini religiosi o i grandi riformatori).
Il santo nella religione cristiana viene proposto come modello a tutti i fedeli, ed è considerato un intercessore per i vivi, ossia un canale privilegiato di amore da parte di Dio.

Però spesso molti miti pre-cristiani (cioè pagani) sono stati fusi con le figure di alcuni santi. Ma anche oggetti di devozione da parte dei pagani sono stati trasformati in devozione cristiana.

Non solo, ma traspose la cristiana tutta quella ritualità pagana anche nelle funzioni della nuova religione, e andava in questa sempre di piu' identificandosi, nelle apparenze però, per precise motivazioni politiche; come quelle di Costantino. Fu infatti lui il promotore del sovvertimento nella vecchia religione e anche nella nuova che aveva messo 
già alcune radici a Roma.

Ed ecco quindi trasferire in questa nuova religione - pur rimanendo lui sempre legato al culto del Sole - mutuare dalle religioni precedenti, le vesti, i riti, la pomposità, gli attrezzi, gli oggetti.
Il baldacchino proveniva dalla Orientale Persiana Baghdad, così chiamato perchè il drappo ornato di fregi e frange pendenti sostenuto da quattro e più aste per le processioni proveniva appunto da questa citta' persiana che i romani chiamavano appunto Baldac).
Il copricapo Mitra veniva dai sacerdoti orientali di MITRA, Dio persiano dell'impero mesopotamico fin dal 1400 a.C. di cui a Roma vi erano non pochi seguaci. Lo fu Commodo nel 180-192, mentre Giuliano l'Apostata fu l'ultimo imperatore che si fece araldo di questa religione, la quale ebbe tali sviluppi da divenire una pericolosa rivale del cristianesimo. E' storicamente accettato che molta fu l'influenza di questa religione nel cristianesimo (oltre che in precedenza in quella ebrea)
Mitra conosce infatti il battesimo, il pasto sacro consistente in pane e vino che doveva ricordare l'ultimo pasto del maestro, che dopo averlo consumato salì al cielo portato dal carro del sole. Il culto veniva celebrato nei cosiddetti mitrei, locali dove l'altare stava davanti all'abside e vi si esponeva il disco solare. In Egitto verso lo stessa data, 1400 a.C., avveniva la stessa cosa, non sappiamo dunque se dalla Mesopotamia il culto del Sole ando' verso l'Egitto o l'incontrario.
I fedeli del Dio persiano Mitra combattevano moralmente contro il male, soprattutto contro la menzogna e le impuritù dei sensi. All'anima dopo la sua separazione dal corpo, Mitra avrebbe reso possibile l'ascesa al cielo dove veniva garantita l'eterna beatitudine nella resurrezione, fino alla fine dei tempi.
E per il crescente identificarsi di Mitra col dio solare, il suo carattere luminoso si affermò a tal segno che Mitra si festeggiava come il sol invictus il 25 dicembre. Una data quindi di molto tempo prima che venisse celebrata a Roma nei primi secoli dell'inizio del millennio, e dove proprio in questi anni per merito di Costantino si trasformò nel Natale dei cristiani.
Abbiamo detto che le stesse funzioni cristiane, con l' ostia e il vino, era una trasposizione in forma simbolica del rito mitriaco del pane e del vino. Roma non voleva più mangiare la carne delle vittime sacrificali, non voleva più berne il sangue, e neppure voleva più vederlo il sangue.
La concezione della con-sacrazione ( = dal-sacrificio) era un rituale presente in tutti i riti arcaici delle antiche religione politeistiche, monoteistiche e anche dei riti pagani piu' lontani nel tempo, ed era concepita questa libagione come portatrice di speciali forze che andavano ad agire sui presenti sacrificanti, e per questo chiamata "communio" (partecipazione una cosa con altri).
Lo stesso ostensorio dove la religione cristiana espone l'ostia, non ha preso il nome da quest'ultima, ma l'incontrario, è l'ostia che ha preso il nome dall'ostensorio . Ostia - significa infatti mostrare la vittima del sacrificio, ed era la primordiale barbara scena e costumanza di sacrificare alle divinità i nemici presi in guerra e mostrarli al popolo, e che il Senato di Roma aboli' nel 657 a.C.
Infatti - (ma avvenne molto piu' tardi) il sacerdote cristiano nel rito della messa, lui esponemostra, sull'altare il sacrificio di Gesù, detto il sacramento dell'eucaristia che significa ringraziamento. Quel sacramento dove si rinnova misticamente l'offerta del sacrificio fatto da Gesu' sulla croce.
Ma lo stesso ostensorio che vediamo è infatti un disco contornato di raggi solari di antica memoria egiziana che prese vita assieme alla nuova concezione di un dio monoteistico. Che raccontiamo qui sotto brevemente.
Una violenta crisi religiosa nel 1377 a.C. del faraone Amenophis promosse lo scisma religioso tra i seguaci di AMON e la fede nel dio Sole ATON, istaurando un sistema monoteistico. Il nuovo simbolo della nuova fede,  era naturalmente il disco solare.
Fu una grande novità: perchè la religione divenne unica e monoteistica; inoltre il faraone non si considerò più - come i precedenti -  lui stesso un dio, ma solo un intermediario fra dio e l'umanità. (Due intuizioni che furono mutuate più tardi sia dalla religione mosaica, e dopo quasi 2000 anni anche da quella cristiana.
Quest'ultima conservò e utilizzò poi lo stesso simbolo del disco solare trasformato in teca contenente l'ostia, l'ostensorio della liturgia cristiana, che contrariamente a quello che si  pensa non prese il nome dall'ostia, ma l'incontrario fu chiamata ostia, perchè 1377 anni prima di Cristo ostiarecorrispondeva all'etimo igizio mostrare. fare vedere;  mostrare il disco solare ai fedeli; la cristiana conservò anche l'abbassamento del capo, perchè nei primi riti di Aton all'aperto,  non era una proibizione guardare il sole, ma era un accorgimento,   perchè fissando il sole si rischia di perdere la vista. Nei successivi riti trasferiti all'interno dei templi i sacerdoti di Aton ricorsero  a un disco d'oro con i raggi attorno, appuntol'ostensorio ("far vedere") elevato in alto sull'altare ("elevazione") ma pur essendo all'interno l'abitudine di chinare il capo rimase,  e fu poi successivamente insieme all'oggetto, traslato anche nel rito cristiano.
Un papa  Leone  Magno (nel 460 d.C.) sconsolato, dopo che erano passati quasi centotrenta anni dal bando del culto solare bandito da Costantino (pur essendo lui - fino alla morte- un cultore del Sole), scriveva: "..E' così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani prima di entrare nella basilica di San Pietro apostolo,  dedicata all'unico Dio, vivo e vero, dopo aver salito la scalinata che porta all'atrio superiore, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell'astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto in parte per ignoranza e in parte per mentalità pagana. Infatti anche se intendono venerare il Creatore della luce leggiadra, e non la luce stessa che è una creatura, devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei; qualora trovasse tra noi una simile usanza, potrebbe praticare, come incensurabile, questo elemento delle vecchie credenze perchè lo vedrebbe comune ai cristiani e agli infedeli."(San Leone Magno, 7° sermone tenuto nel Natale 460 - XXVII -4).
Risolse più tardi il problema un monaco, nel secolo XV,  un dottore della Chiesa, Bernardino da Siena (1380-1440). Al centro invece del disco in oro luccicante, mise una teca dentro quello che prese in nome dal contenitore: l'ostia, il simbolo dell'eucaristia (A. Cattabiani, Calendario, Le feste e i riti dell'anno, ed Rusconi 1988).
Così Bernardino (noto per le sue concrete prediche alle folle in volgare) conciliò e accontentò sia l'adorazione solare dei pagani che l'adorazione dei cristiani. E rimase pure l'atto di umiltà di chinare il capo nell'atto dell'elevazione sull'altare. Al termine delle sue trascinanti prediche soleva mostrare (e far baciare dai fedeli) l'ostensorio contornato da un cerchio di raggi fiammeggianti, con al centro la teca con l'ostia e incise in oro le lettere JHS. (ib. p.73).
L'ostia consacrata risale invece alla fine del XV sec. -  dopo le tante dispute teologiche medievali (come la transustanziazione cattolica prima e la consustanziazione luterana poi). Mentre la sostanza dell'ostia fu stabilita all'epoca del Concilio di Trento, quando fu riproposta la dottrina della presenza reale e della messa come sacrificio e la stessa consacrazione dell'ostia. 
L'accostamento al Sole Mithra non era del resto casuale. Giovanni nel Nuovo Testamento affermava "...in Lui era la vita e la vita era la Luce, la luce che splende nelle tenebre, la Luce vera che illumina ogni uomo" (Giovanni 1,4-5 e 9).

Tertulliano che scrisse su quasi tutti i problemi che agitavano la Chiesa del tempo, e che coniò molti concetti  che dovevano poi essere alla base della dottrina della Trinità e della cristologia, scriveva  "...ritengono che il Dio cristiano sia il Sole perchè è un fatto notorio che noi preghiamo orientati verso il Sole che sorge e che nel Giorno del Sole ci diamo alla gioia, a dir il vero per una ragione del tutto diversa dall'adorazione del Sole" (TertullianoAd Nationes I, 13).
A cosa si riferiva Tertulliano con "a dire il vero"? Riandava all'Antico: il Messia veniva preannunciato dai profeti come Luce e Sole. Isaia scriveva"Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande Luce, e su coloro che abitavano la terra tenebrosa una Luce rifulse" (Isaia 9,1).
Altrettanto scriveva Malachia "Sorgerà con raggi benefici il Sole di giustizia" (Malachia. 3,20).
Ma non dimentichiamo che il culto di Mithra dei Mitanni era più antico dell'Antico Testamento di quasi 500 anni, e che gli ebrei erano di origine "di là"  (= ebre  = eber) dall'Eufrate, mentre i vicini confinanti  Mitanni abitavano fra l'Eufrate e l'Habarù.

Insomma nel IV e V secolo, molti cristiani erano attirati da queste feste spettacolari del Sole e la Chiesa romana, preoccupata dalla straordinaria diffusione dei culti solari e soprattutto dal mithraismo, che con la sua morale e spiritualità, poteva frenare se non arrestare la diffusione del vangelo, pensò di celebrare nello stesso giorno del Natale del Sole (Sole Invictus) il Natale del Cristo, come vero Sole. Sostituire - grazie a Costantino - cioè la "grande festa" del Sole con la sua nascita.
Anche la concezione della con-sacrazione ( = dal-sacrificio) era un rituale presente in tutti i riti arcaici delle antiche religione politeistiche, monoteistiche e anche dei riti pagani più lontani nel tempo, ed era concepita  -l'offerta sacrificale e la distribuzione ai presenti- come portatrice di speciali forze che andavano ad agire sui presenti sacrificanti, e per questo chiamata "communio" (cioè dividere una cosa con altri - e la cena, il pasto o la semplice assunzione  di un frammento dell'oggetto del sacrificio, era il rito per ricevere le speciali forze).
Si criminalizzo' poi - con l'editto di Teodosio - 380) l'arte (le sculture erano idoli pagani), la cultura (tutta la filosofia antica e la letteratura al macero o relegata nei monasteri), la musica (la si abolì del tutto anche nelle feste contadine), lo sport (si aboliranno presto le quasi millenarie Olimpiadi) e più tardi con Giustiniano, nel 535 si chiuse l'Accademia; e perfino l'amore per la natura (fiori, piante, animali, tutto bandito dalla vita quotidiana). Non ci dovevano essere antagonisti.
Costantino e Teodosio non si fermarono solo ad abolire gli antagonisti, a mutuare le ritualita', a modificare le feste, ma trasferitono ai poteri ecclesiastici, anche l'organizzazione amministrativa periferica che gia' si chiamava DIOCESI, un vocabolo che non ha nulla da spartire con Dio, perchè significava Dis = separato, e oikeo = dimore, cioe' un borgo separato dal centro della citta'; si istituirono i VICARIATI, ma anche questa era la sede periferica che fin dall'antica Roma sostituiva quella dell'imperatore; nacquero i PRESBITERI anch'essi luoghi dove ancora in Grecia e poi a Roma si riunivano i vecchi sacerdoti, e dalla sua radice di presbiteri, previter, venne (poi italianizzato) il prete.
Costantino in quegli anni emana tante disposizioni e delega tante funzioni come se dovesse abbandonare e fuggire da Roma. Mette a disposizione a MILZIADE gli edifici della basilica del Laterano, dove si celebravano i "plauzi lateranenzi" o feste dei cavalieri dell' imperatore Massenzio, che subito- il diventato di nome "Papa" - rinomina San Giovanni... in Laterano.
Costantino gli permette inoltre di costituire una residenza come una extra succursale: la "pontificia". Ricordiamo che la carica di pontefice era di quei sommi sacerdoti pagani che sul ponte Sublicio -ritenuto sacro - solevano fare i sacrifici e altre cerimonie.
Come "pontefice" venne poi PAPA SILVESTRO (che con Costantino si intenderà per ben 21 anni). E' posseduto da un tarlo: quello dei possessi temporali particolarmente utili al controllo di tutto l'impero occidentale, visto che Costantino ha intenzione di abbandonare Roma e trasferirsi altrove.
Questo segna l'inizio del potere temporale.
Ma non era una cosa nuova. Anche la casta sacerdotale veniva dall'oriente.

mercoledì 28 gennaio 2015

il ritorno degli antichi dei.


La teoria degli antichi astronauti, detta anche teoria del paleocontatto o paleoastronautica, è l'insieme delle teorie che ipotizzano un contatto tra civiltà extraterrestri e antiche civiltà umane, quali Sumeri, Egizi, civiltà dell'India antica e civiltà precolombiane. Tali teorie, diffusesi a partire dalla metà del XX secolo, non sono accettate dalla comunità scientifica e pertanto sono generalmente inquadrate nel più vasto e controverso campo pseudoscientifico della cosiddetta archeologia misteriosa o pseudoarcheologia. Sono anche diffuse inufologia, rientrando in particolare nel campo di indagine definito "archeologia spaziale", "archeologia ufologica" oclipeologiaLa nascita della paleoastronautica si fa risalire al 1960 con la pubblicazione di un articolo del matematico russo Matest Agrest. In seguito, le teorie sul presunto contatto tra civiltà extraterrestri e alcune antiche civiltà umane sono divenute popolari negli anni sessanta e soprattutto negli anni settanta con la pubblicazione dei libri di Erich von Däniken e Peter Kolosimo, autore di numerosi best seller, tra cui Non è terrestre (1968) e Astronavi sulla preistoria (1972). Il substrato di tali teorie era già stato elaborato alcuni anni addietro, subito dopo gli anni cinquanta, con la nascita dell'ufologia in seguito alle prime testimonianze documentate di avvistamenti di UFO. All'ufologia si unirono le tesi già elaborate da Charles Fort sull'apparente incoerenza cronologica di alcuni manufatti e il rinnovato interesse popolare degli anni sessanta nei confronti delle antiche civiltà e delle loro mitologie. In ambito ufologico nacque la clipeologia o paleoufologia, rivolta allo studio delle presunte manifestazioni di UFO nelle epoche passate. Inizialmente la paleoastronautica si sviluppò come una branca della clipeologia rivolta al periodo preistorico e protostorico, concentrando la sua attenzione su reperti archeologici di tali epoche. I sostenitori delle teorie sugli antichi astronauti, però, non si limitano a sostenere, come fanno i clipeologi, che visite di alieni siano avvenute anche nei secoli passati, ma affermano che vi sia stata un'influenza aliena nello sviluppo della civiltà e della specie umana, arrivando a mettere in discussione, almeno in parte, la teoria evolutiva di Charles Darwin, talvolta sostituendola con tesi creazioniste, secondo le quali la specie umana sarebbe stata geneticamente creata da entità superiori o per il tramite di angeli extraterrestri. Se per la paleoantropologia l'uomo è il risultato di un processo evolutivo endogeno durato tre milioni di anni, che ha portato le proto scimmie africane ad assumere via via la statura eretta e a sviluppare la propria intelligenza, andando a formare società via via più avanzate, i sostenitori delle teorie degli antichi astronauti ipotizzano che specie aliene sbarcate sulla Terra, attraverso numerosi e remoti contatti con popolazioni locali, abbiano indotto o anche solo favorito e guidato il percorso evolutivo della specie umana. Questi contatti, in taluni casi costituiti da soggiorni prolungati di extraterrestri sulla Terra, avrebbero influenzato lo sviluppo di alcune civiltà: tracce a testimonianza di questi eventi sarebbero riconoscibili, secondo i fautori di queste teorie, studiando con una certa forma mentis alcuni reperti preistorici. Tra i principali divulgatori delle teorie degli antichi astronauti vi sono lo scrittore e giornalista italiano Peter Kolosimo e l'archeologo e scrittore svizzero Erich von Däniken, preceduti di alcuni anni dal francese Robert Charroux e dal britannico W. Raymond Drake. Kolosimo e von Däniken dalla seconda metà degli anni sessanta hanno prodotto una serie di libri di grande presa popolare diffusi in molti paesi del mondo. Tali teorie sono state sostenute anche da alcuni religiosi, come il pastore presbiteriano e ufologo statunitense Barry Downing e il sacerdote cattolico spagnolo Salvador Freixedo. Altri popolari scrittori che, in seguito, hanno ripreso questa teoria sono Zecharia Sitchin e Robert K. G. Temple. Tra gli altri che si erano interessati, prima della seconda guerra mondiale, a tali teorie vi fu anche il sensitivo Edgar Cayce. Diversi altri autori hanno teorizzato il riferimento nei testi sacri o comunque mitologici a visite di alieni: tra questi Mario Pincherle, Mauro Biglino, padre Enrique López Guerrero, Claude Vorilhon, Lloyd Pye, Corrado Malanga e Biagio Russo. L'avvento di Internet ha favorito la diffusione di tali teorie, attraverso la nascita di innumerevoli siti web, per lo più amatoriali, che trattano di miti e presunti misteri, mescolandoli assieme ad argomenti di archeologia divulgativa, secondo uno schema poi ripreso da altri mass media, ignorando, rigettando o mettendo in discussione le tesi riconosciute nel mondo scientifico e accademicoEsistono diverse ipotesi sul cosiddetto paleocontatto, che sarebbe avvenuto tra la specie umana e specie aliene:
  • la specie umana sarebbe il risultato di una creazione programmata, ovvero di esperimenti genetici condotti da extraterrestri sugli ominidi, che fino a quel punto si sarebbero evoluti spontaneamente sulla Terra in concordanza con la Teoria di Darwin e dunque, in questo secondo caso, senza nessuna apparente contraddizione con essa. Il fine di questi presunti alieni sarebbe stato accelerare l'evoluzione spontanea della specie umana: adattamento evolutivo e neo creazionismo dunque sarebbero veri entrambi. Il principale argomento a sostegno di questa teoria è il tempo relativamente breve impiegato dall'Homo sapiens (300.000 anni) per giungere a un livello evolutivo mai raggiunto da altri organismi, pur presenti sulla Terra da centinaia di milioni di anni.
  • la specie umana avrebbe avuto contatti con extraterrestri sin dalle ere più antiche. Questi alieni sarebbero le divinità delle civiltà antiche (egizi, maya,aztechi, popoli della Mesopotamia, romani), raffigurati nelle loro opere d'arte. Altri indizi della presenza di extraterrestri in epoche passate sarebbero celati in testi religiosi, come la Bibbia e il Rāmāyaṇa, o in opere letterarie di carattere epico. Gli extraterrestri si sarebbero manifestati anche in epoche successive: dipinti medievali e rinascimentali, specie a carattere religioso, mostrerebbero in cielo delle navicelle spaziali, a volte addirittura con angeli alla guida.
  • il ritrovamento di OOPArt, ossia "oggetti fuori posto", in quanto "fuori dal tempo", soprattutto sotto il profilo tecnologico, rispetto alle temporizzazioni dell'archeologia canonica. 
Secondo i suoi sostenitori, elementi a favore della teoria degli antichi astronauti si rinvengono nell'architettura e nell'arte antica. Esisterebbero numerosi siti archeologici che testimonierebbero il contatto tra la specie umana e visitatori extraterrestri, alcuni dei quali costruiti con tale perizia da suggerire l'uso di tecnologie aliene. Gli ufologi e, in particolare i clipeologi, citano, tra gli altri, Giza, Baalbek,Yonaguni, le Linee di Nazca, i monoliti di Stonehenge, oltre a incisioni rupestri e statuette rinvenute nelle Americhe, nelle isole del Pacifico, in Australia, in aree europee come la Scozia e in zone alpine, quali il Musinè o la Valcamonica. Le popolazioni umane primitive avrebbero visto le forme di vita aliene come "angeli", "spiriti", "dei" o "semidei". Inoltre i teorici degli antichi astronauti interpretano vari brani dell'antica letteratura sumera e alcuni testi sacri prodotti da antiche civiltà del pianeta come possibili resoconti di un contatto a livello planetario. In particolare sono spesso citati l'Epopea di Gilgamesh, il Rāmāyaṇa(dove si parla di carri volanti chiamati Vimana) e alcuni libri della Bibbia, come il Libro di Ezechiele (in cui è descritta la visione di un "carro di fuoco").
 L'idea principale su cui si muove il recupero dell'astrologia dal medioevo all'età rinascimentale è che gli dei antichi sono in realtà stelle; la loro raffigurazione quindi contiene implicitamente i corrispondenti significati cosmologici. L'idea che i pianeti siano esseri viventi era già diffusa nel primo medioevo e si connetteva a svariati processi di identificazione tra pianeti e dei, iniziata sin nei tempi antichi. Per il mondo greco però questa sovrapposizione non fu affatto immediata. Aristofane nella commedia La Pace (vv.406-413) distingue i greci dai barbari, anche perché questi ultimi venerano superstiziosamente il Sole e la Luna e credono negli effetti nefandi delle eclissi. In seguito si era avviata questa compenetrazione tra il divino e l'astrale a partire dall'influsso della tradizione caldea sul mondo greco. Il pensiero greco aveva postulato l'idea del pianeta come essere vivente e divino con la scuola di Zenone stoico, dove l'astrologia veniva di fatto impiegata anche per finalità divinatorie. In effetti si può leggere in questa concezione anche un fertile innesto della religione egizia, che già secoli prima rappresentava lo zodiaco attraverso le sue divinità, come ci illustra lo zodiaco di Denderah. Ciò può essere dovuto alla diffusione in Grecia di testi egizi che prendevano il nome dai loro stessi autori: ilNechepso e il Petosiris, il primo un faraone e il secondo un sacerdote egiziano. Anche Eratostene parla di questa combinazione divinità e zodiaco, mentre in poesia si comincia con Arato ad associare le stelle agli antichi miti.
Ma non mancano detrattori; celebre ad esempio è la questione sollevata da Carneade nella sua polemica contro l'astrologia, perché rimaneva indimostrabile il fatto che due gemelli avessero destini differenti pur nascendo nello stesso giorno e ora, mentre persone nate in periodi diversi potessero morire nello stesso momento e modo, come per una battaglia o catastrofe. Lo stesso Panezio, amico di Scipione Emiliano e di Polibio, pur appartenendo alla scuola stoica, respinse alla fine l'astrologia, negando di fatto agli astri ogni rapporto con il divino, mentre Varrone indicava nelle divinità soltanto simboli dei corpi celesti.
Nonostante ciò questo processo di identificazione tra dei ed astri diviene sempre più saldo; Manilio nel suo poema Astronomica, scritto tra il 9 e il 15 d.C., celebrava gli astri come divinità, contribuendo a fondere sempre più la mitologia con l'astrologia e la rappresentazioni degli dei con quella dello zodiaco. Già in età repubblicana cominciano ad essere usate le espressioni abbreviate Saturnus oJuppiter al posto di Sidus Saturni e Sidus Jovis, mentre in età augustea viene introdotta la settimana planetaria, fino ad una corrispondenza tra calendario e zodiaco, che riguarda non solo i giorni ma anche i mesi e le ore.
Macrobio allude a queste corrispondenze ad esempio tra marzo e Marte, in latino per entrambi mars, che corrisponderebbe all'Ariete, segno zodiacale del mese di marzo. Così anche aprilis verrebbe dal greco aphros, cioè spuma: è difatti aprile corrisponde a Venere in associazione con il Toro. Maggio ancora, cioè maius, deriva da Maia, madre di Mercurio e questi è infatti il pianeta del mese di maggio, corrispondente al segno dei Gemelli, mentre giugno si riferisce al segno del Cancro, domicilio della Luna, perché associato a Giunone Lucina o lunare. Ancora gennaio deriverebbe da uno degli dei più antichi e importanti dell'antichità romana: il Giano bifronte.
Le arti figurative non si sottraggono a questo rimando tra miti e stelle, come si nota nel celebre globo farnese nel Museo Nazionale di Napoli, copia romana di un originale greco forse ispirato al poema sulle costellazioni di Arato: sono rappresentate le costellazioni celesti attraverso l'iconografia degli antichi miti sulla superficie di una sfera sostenuta da un Atlante, con uno alto stile di esecuzione .Anche le ore hanno una divinità diversa a secondo del giorno della settimana, partendo dalla regola che il pianeta, che governa il giorno, amministra anche la prima ora dopo l'alba, mentre le successive sono distribuite tra i vari pianeti, che si susseguono sempre nel medesimo ordine: cioè Sole, Venere, Mercurio, Luna, Saturno, Giove, Marte.
È il caso della figurazione dell'Idra, costellazione che ne porta sopra altre due; il corvo e la coppa qui con un chiaro riferimento alla storia mitica di Apollo, che manda il corvo ad attingere acqua alla fontana sacra, mentre la disobbedienza costa all'animale come punizione una specie di supplizio di Tantalo, di stare cioè sul dorso dell'Idra insieme alla coppa, senza potersi mai dissetare.
Importante sulla scia della identità iconografica tra mito e costellazione è anche il disco di bronzo di un orologio con raffigurazioni zodiacali, ora nel Salisburgo Stadtmuseum, databile intorno al sec. II-III d. C.. Tale classicismo descrittivo rifiorirà solo in età rinascimentale a partire dalla carta zodiacale di Albrect Durer o nella carta di Pietro Apiano del 1536 e ancora con l'Atlante del disegno Giorgio Martini (1439-1502), una delle prime riprese figurali del mito, che non regge un globo, ma bensì un disco piatto.
Ancora l'idea di Manilio di accoppiare i mesi alle divinità finisce con l'avere nella stessa età romana le sue esecuzioni figurative come l'altare di Gabi e i menologi rustici.
La rappresentazione nell'arte figurativa dello zodiaco acquista sempre più un carattere simbolico, in genere riferendosi al potere universale del monarca, unita a esigenze decorative ed estetiche. Un esempio ci può essere offerto dalla volta del triclinio imperiale di Nerone, che probabilmente raffigurava uno zodiaco su una grande tavola di avorio e riproduceva il moto celeste attraverso un meccanismo idraulico. Con l'avvento del cristianesimo l'astrologia subisce una iniziale decadenza, ma continua a rimanere radicata nella cultura sia laica che religiosa. Ancora l'evocazione simbolica del potere implicita nell'immagine dello zodiaco resiste negli ambienti del potere. L'identificazione di Dio stesso con il sole, basata sulle teorie eliosofiche e la penetrazione del mazdeismo nella cultura tardoantica spingono ancora imperatori come Aureliano e Costantino a non rinunciare ai culti astrali. Costantino chiede la creazione dell'oroscopo della città di Bisanzio, che venne ritrovato nel rinascimento da Pomponio Gaurico nella biblioteca vaticana e pubblicata dal fratello Luca nel Neapolitani prognosticon. Sempre Costantino, in perfetto accordo con le teorie orientali di una origine celeste del potere non mancò di farsi raffigurare su una colonna a Bisanzio con le vesti del sole .
La filosofia tardo antica cerca inoltre di rafforzare la posizione dell'astrologia e della magia in genere. Nell'ambito neoplatonico è possibile una distinzione tra teurgia e goetia, la prima rivolta a spiriti stellari buoni la seconda ad entità malvagie, categorie di popolazioni magiche già individuate da Apuleio. Anche in questa visione riscopriamo la resistenza di un rapporto stretto tra spiriti ed astri. In questo modo l'astrologia proprio perché riferita al mondo celeste è in se stessa benigna: per Plotino in particolare le stelle con i loro transiti sono segni inviati della divinità stessa per meglio predisporci verso il futuro.
Invece l'atteggiamento dei padri della chiesa verso i pianeti - dei è nel migliore dei casi polemico e diffidente. Per un Tertulliano, che aveva dato una particolare spiegazione sugli spiriti planetari, definendo l'astrologia la dottrina degli angeli caduti, la divinazione con gli astri non ha più necessità di essere dopo la discesa del Cristo sulla terra. La possibilità preditoria dell'astrologia appare così superflua nell'ambito del modificato rapporto con il destino dell'uomo, eticamente rigenerato dal Cristo. San Agostino considera malvagi tutti gli dei astrologici in una polemica, che vuole essere di fatto anche un colpo di grazia al morente paganesimo. La critica di Agostino è però di base compromessa dal suo stesso avvicinamento, avvenuto in età giovanile, a questa scienza divinatoria. Infatti il rifiuto dei perfidi dei astrali nel De Civitate Dei mostra almeno rispetto per uno di essi, che era poi la divinità prescelta dai platonici: Saturno, di cui descrive la etimologia metà greca e metà latina, cioè da Satur abbondante e nous mente.
Nel corso del medioevo non mancheranno tentativi di eliminare la stessa settimana planetaria e addirittura di conciliare le costellazioni con nomi biblici, come fa Irenico in piena età carolingia, mentre nel Li cumpoz di Filippo di Taon si prova a sostituire ai dodici segni i dodici patriarchi. Questa operazione garantiva ancora e in un ambito religiosamente rivoluzionato l'antica assimilabilità degli astri a delle manifestazioni del divino in terra.
Le stelle, prima associate strettamente agli dei e ai miti pagani, ossia agli eroi divinizzati e alle gesta mitiche dell'antichità, ora trovano il loro corrispettivo terrestre nei nuovi eroi della tradizione ebraico cristiana, santi e patriarchi.
Ma i presupposti dell'astrologia e la credenza negli spiriti astrali non cessano per questo. Già nell'ottavo secolo l'imperatore bizantino Teofilo istituirà una cattedra di astrologia per ringraziare il filosofo Leone, per aver salvato la città di Salonicco da una epidemia attraverso l'uso degli influssi astrali. Questa era di certo una circostanza fortuita, una scelta fatta sull'onda emotiva di una grande sventura evitata e nella storia antica non mancavano esempi di comunità salvate dalle conoscenze oscure di un filosofo, come il caso di Empedocle, che blocca il diffondersi della malaria a Siracusa e che viene divinizzato dalla comunità. Ma la cattedra assegnata a Leone è comunque un primo segno di un dibattuto recupero. In effetti il pensiero medievale tenta un riscatto dello zodiaco soprattutto attraverso l'idea di stelle come esseri spirituali e capaci di intervenire sul mondo terrestre. In questo modo si assiste alla sopravvivenza dei miti e degli d-*+





Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

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