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mercoledì 7 ottobre 2015

VISIONI DA UN CERVELLO MORENTE




Estratto da 'Niew Scientist" 5 maggio 1988 da un articolo di Susan Blackmore
Le NDE possono dirci di più a proposito  della  coscienza e del cervello che sull’esperienza oltre la tomba.

D
 opo 15 anni di ricerca, una cosa è chiara: quando la gente arriva vici­no alla morte e poi si ristabilisce, tende descrivere un insieme di esperienze strutturate.
1975 Raymond Moody ha pubblicato per  la prima volta la sua raccolta di NDE "Le vite oltre la vita" (op. cit.). Il suo resoconto include esperienze di flut­tuazioni lungo un tunnel scuro, esperienze di abbondino del corpo e la capacità di osservare processi in atto con di­staccata lontananza, incontri con `esseri di luce’ che li aiutavano a riesaminare la vita trascorsa, la sensazione di essere _passati in un altro mondo, il cui limite estremo segnava il ritorno dalla gioia, dall’amore e dalla pace alla sofferenza, alla paura o alla malattia.
Moodv non ha fatto nient'altro che raccogliere i casi, e pochi credevano che la sua descrizione piuttosto idealizzata avrebbe retto a una ricerca approfondi­ta. In realtà resse benissimo. Kenneth Ring, dell'Università del Connecticut, -a intervistato 102 persone che si erano Tavate vicine alla morte a causa di ma­lattie, incidenti e tentati suicidi. Di questi almeno la metà hanno riferito espe­rienze che erano conformi alla descrizio­ne di Moody (Life after Death, New York, Coward, McCann and Geoghegan 1980). Ring sistematizza in cinque stadi l’esperienza vicina alla morte: pace se­parazione del corpo, ingresso nell'oscu­rità (o nel tunnel), vedere la luce ed en­trare nella luce. Non solo questi cinque stadi tendevano a presentarsi in ordine, il primo stadio era il più comune, i160% delle persone intervistate ha riferito lo stadio della pace e il meno comune è sta­to riportato al 10%. Tutto ciò sembrava implicare una sorta di esperienza già prestabilita che era in procinto di evol­versi negli stadi più lontani e più pro­fondi mano a mano che una persona si avvicinano di più alla morte. Più recen­temente Bruce Greyson, uno psichiatra dell'Università del Michigan, ha conte­stato l'ipotesi di invarianza sull'Ameri­can Journal of Psychiatry (Vo1.142, pag. 967, 1985). Bruce Greyson ha constata­to che le esperienze vicine alla morte non sono totalmente `invarianti'.
Tali esperienze tenderebbero a prende­re forme diverse in culture diverse. Il tunnel è così convincente che la gente pensa sia una sorta di passaggio `reale' verso la prossima vita. L'esperienza fuo­ri dal corpo è così realistica che le per­sone sono convinte che il loro spirito ha lasciato il corpo e possa vedere e muo­versi senza di esso. Le emozioni positi­ve sono così forti che molti non voglio­no tornare indietro. Per coloro che rag­giungono gli stadi finali, sembra essere presa una decisione conscia di tornare indietro alla vita e alle responsabilità, piuttosto che rimanere nella beatitudi­ne e nella pace. Per molte persone, la vita successivamente è molto diversa, dicono di essere meno materialisti, mol­to più riconoscenti verso la vita e più at­tenti al benessere altrui.
Come possiamo spiegare i tunnel, le esperienze fuori dal corpo e le trasfor­mazioni nella vita successiva?
 Nella cul­tura esoterica, il corpo astrale è il vei­colo della coscienza, che si separa   permanentemente dal corpo fisico dopo la morte, ma può anche separarsi temporaneamente, durante la vita.
Pertanto l'esperienza fuori dal corpo è realmente una `proiezione astrale'. Il tunnel è una transizione fra il mondo astrale e quello esoterico; l'oscurità ac­cade quando la coscienza è trasferita da uno all'altro.
I problemi che nascono da tale spiega­zione sono numerosi. C'è la questione di sapere di cosa è composto l'astrale e co­me l'astrale e il fisico interagiscono (in effetti si tratta del riflesso di tutti i pro­blemi corpo/mente).
C'è sempre stata la speranza che nuovi strumenti potessero finalmente rivelare il corpo astrale. Ma l'accresciuta sensi­bilità degli strumenti ha dimostrato sol­tanto una riduzione in misura di qualsia­si preteso risultato. Ho sostenuto che queste teorie non hanno progredito (Be­yond The Body, Londra, Heinemann 1982). Nonostante ciò, esse hanno una grossa attrattiva: se dobbiamo fornire teorie migliori, dobbiamo non solo criti­care le teorie esoteriche nella sostanza, ma produrre alternative che si inseri­scano nel contesto della scienza e forni­scano ipotesi verificabili e che abbiano un senso che le persone che hanno fat­to esperienze vicino alla morte. È un compito molto complesso, ma non im­possibile.
L'astronomo Carl Sagan ha precisato, con molto incoraggiamento popolare, che possiamo fondare la universalità delle esperienze vicino alla morte solo facendo riferimento alla sola esperienza che noi tutti abbiamo in comune: la na­scita. Così il tunnel è realmente il cana­le della nascita e l'esperienza del tunnel e l'esperienza fuori dal corpo sono un re­play della nascita. Le capacità cognitive di un nuovo nato non sono però tali da poter ricordare l'esperienza in un modo che possa avere senso per un adulto, 20 50 anni più tardi.
Un aspetto positivo di tale teoria è che è verificabile. Se i tunnel e le esperien­ze fuori dal corpo sono un replay della nascita, le persone che hanno avuto il parto cesareo non dovrebbero averle. Ho distribuito un questionario a 254 persone di cui 36 erano nate con il ta­glio cesareo. Entrambi i gruppi riporta­no la stessa proporzione di esperienze fuori dal corpo e di tunnel. Potrebbe es­sere che queste esperienze si basino sul­l'idea della nascita in genere, ma questo indebolisce drasticamente la teoria.
La teria più debole di tutte è l'asserzio­ne superificiale che queste esperienze sono `mere allucinazioni', sebbene que­sta è stata spesso la `risposta scientifi­ca', che conduce però ad un'altra doman­da: perché proprio queste allucinazioni? Perché la luce alla fine? Perché le espe­rienze fuori dal corpo sul soffitto e non sull'alluce? Perché sembrano così reali? Un approccio effettivo deve essere in grado di rispondere a queste domande. Il tunnel sembra avere un'origine piut­tosto interessante nella struttura del si­stema visivo. Non accade solo nelle esperienze vicino alla morte, ma nell'e­pilessia o in certi casi di forte mal di te­sta, quando ci si addormenta, quando si medita, o solo ci si rilassa facendo pres­sione su entrambi gli occhi, o con certe droghe quali LSD, psilocibina o mesca­lina. Negli anno '30, Heinrich HIuver, presso l'Università di Chicago, notò questo fenomeno come una delle forme costanti, nelle allucinazioni indotte da droghe... altre forme riportate erano la rete, la spirale e la ragnatela. Perché queste condizioni diverse producono le stesse allucinazioni?
La corteccia visiva del cervello, che elabora sia la -visione che l'immaginazione visiva, è abitualmente in uno stato stabile  mantenuta in questo stato essenzialmente da alcuni neuroni che ne inibiscono altri. Molte delle condizioni che producono le allucinazioni riducono o interferiscono con l'inibizione. L'LSD, per esempio, sopprime l'azione delle cel­lule raphe, che regolano l'attività della corteccia visiva. Qualsiasi interferenza con l’inibizione può determinare uno statodi grande eccitazione. Jack Cowan,un neurobiologo dell'Università di Chicago, ha precisato sei anni fa, usando un analogia con la meccanica dei fluidi, che l’eccitabilità corticale in aumento avrebbe destabilizzato lo stato uniforme e indotto onde di attività che si propa­gavano attraverso la corteccia visiva. Che tipo di percezione avrebbero prodotto queste onde? Lo spazio visivo è innanzitutto rappresentato nella retina e in diverse aree della corteccia visiva. Il centro del campo visivo utilizza molti più neuroni che la periferia, e l'immagine completa è strutturata dalla mappa della retina verso il cervello, per mezzo una complessa funzione matematica. Cowan mostra che a causa di questa struttura a mappa, le onde di attività nella cortec­cia apparirebbero come se ci fossero de­gli anelli concentrici, dei tunnel o delle spirali nel mondo esterno. Il movimento ­delle onde produrrebbe un'espansione di riduzione. Sembra così che il tunnel sia la naturale conseguenza del modo in cui la cor­teccia visiva rappresenta il mondo visi­vo. E la luce alla fine? Poiché il numero di neuroni preposti ad ogni unità di area = più elevata al centro del campo visivo, n si aspetterebbe un effetto più intenso ai centro, se tutti i neuroni fossero toc­~ati dall'allentamento dell'inibizione. Presumibilmente, più il sistema è distri­buito, più grande è la luce, sebbene nes­suno abbia mai provato sperimental­mente quest'idea.
Rimangono molte domande: come e per­ché nelle esperienze vicino alla morte sembra che ci si muova sempre in avan­ti attraverso il tunnel, e non necessaria­mente in altre esperienze. La domanda più presente, comunque, è perché, se è un'allucinazione, sembra così reale.
La risposta a questa domanda sta nel chiedersi che cosa rende le cose reali. La distinzione `là fuori' e `nella mia men­te' non è facile per quanto concerne il sistema nervoso. Appena inizia 1'elabo­raizone visiva o uditiva, l'informazione proveniente dalla memoria si mescola con 1'input sensoriale. Non appena l'in­formazione passa attraverso i differen­ti stadi di elabrazione, linee, confini; spa­zi ed oggetti vengono rappresentati in diversi modi. È del tutto improbabile che una semplice etichetta possa essere applicata con la definizione `questo pro­viente dall'esterno' e `questa è un'alluci­nazione'. Proporrei invece che la deci­sione venga fatta ad un livello molto più elevato: il sistema prende semplicemen­te il modello più stabile del mondo che si presenta in un dato momento e lo chiamo `realtà'.
Nella vita normale c'è un solo `modello di realtà' che è decisamente più stabi­le, coerente e complesso: è quello strut­turato per mezzo degli input sensoria­li. È il modello `io, qui e ora' Sto sug­gerendo che questo modello sembra più reale solo perché è il migliore che il si­stema ha a disposizione in un dato mo­mento.
Ma cosa succede a un sistema morente? Cosa succede a un cervello in cui opera una disinibizione estensiva, disturbato da fragori, in condizioni di pericolo, di incapacità a produrre un modello fun-zionante di realtà? Potrebbe darsi che le onde di attività nella corteccia visiva siano il modello più stabile che il siste­ma ha a disposizione, ecco che natural­mente esso sembra reale, d'altra parte è reale tanto quanto ogni altro modello che sia stato, in dato momento, reale, perché è il miglior modello del momen­to. Dato che l'elaborazione delle imma­gini avviene anche a livello della cortec­cia visiva, ha senso che altre immagini, e persino altri mondi complessivi siano incorporati nel tunnel di prospettiva. Nessun sistema sensibile lascerebbe perdere, giunto a questo punto. Cosa do­vrebbe fare? L'obbiettivo ovvio sarebbe quello di ritornare al modello prodotto dagli input sensoriali - rappresentazio­ne stabile del mondo fuori - al più pre­sto possibile. Un modo per farlo è di ba­sarsi sulla memoria: domandarsi "Chi sono?" "Dove sono?" "Cosa sto facen­do?" Le risposte saranno presenti nella memoria se rimane sufficiente capacità di elaborare. Sappiamo, però, cose inte­ressanti sui modelli della memoria. Spesso sono visioni a volo d'uccello. Sup­poniamo che il sistema di una donna mo­rente costruisca un modello di quello che lei sa sta succedendo: il suo corpo sul ta­volo operatorio, i chirurghi attorno, le luci sopra e tutto l'apparato. Questa po­trebbe essere una visione a volo d'uccel­lo dal soffitto. Potrebbe essere un buon modello. Abbiamo solo da pensare qua­le è il potere della radio nell'evocare det­tagliate immagini visive per renderci conto quanto questa ipotesi potrebbe es­sere valida. Questo modello potrebbe persino incorporare alcuni input, come i rumori fatti dalle persone che parlano attorno, o il rumore dei ferri sul carrel­lo, per non menzionare le scosse dei ten­tativi di rianimazione. In tal modo il mo­dello mentale che si produce, non solo sarebbe convincente ma conterebbe persino alcuni dati corretti circa gli eventi che stanno accadendo in quel mo­mento - e questo a volto di uccello. Se questo modello è il migliore che il siste­ma ha in quel momento esso apparirà come perfettamente reale. Ancora una volta è `reale' nello stesso senso in cui qualsiasi altra cosa è reale. Questo è, secondo me, quello che accade nell'espe­rienza fuori dal corpo.
A partire da questo approccio sono pos­sibili molte ipotesi verificabili. Per esem­pio, le persone che hanno sperimentato esperienze fuori dal corpo potrebbero esser quelle stesse che più facilmente sono in grado di immaginare scene a vo­lo di uccello, o che possono cambiare più facilmente punti di vista nella loro im­maginazione. Ho avuto conferma di quanto sopra in molti esperimenti (Jour­nal of Mental
Imaginary, vol. ll, pag. 53, 1987): queste persone potrebbero esse­re le stesse che sanno richiamare cose con una visione a volo di uccello. Sia io che Harvey Irwin dell'Università del New South Wales, in Australia, abbia­mo scoperto che le persone che hanno avuto esperienze fuori dal corpo tendo­no ad assimilarsi alle persone che ri­cordano i sogni a volo di uccello, sebbe­ne non abbiano le stesse capacità per gli eventi avvenuti nello stato di veglia. La ragione di ciò non è chiara, ma questo approccio sembra produrre maggiori progressi che quello basato sulla nozio­ne secondo cui `qualcosa' lascia il corpo. Esiste però una piccola prova che rap­presenta una grande sfida al punto di vista che ho esposto. Michael Sabom, un cardiologo di Atlanta, Georgia, ha riven­dicato che alcuni pazienti hanno visto, durante le esperienze vicino alla morte, cose che non avrebbero potuto inventa­re attraverso l'udito o per mezzo di   quanto essi stessi sapevano sulle tecni­.che  rianimazione (Recollections of Corgi, 1982). Questo ricercatore non ha soltanto raccolto alcuni racconti come, per esempio, il caso di una scarpa vista in un angolo inaccessibile della finestra, ha chiesto anche ai soggetti di immaginare di andare attra­verso la procedura di rianimazione e di­ che cosa vedessero.
Ci sono alcuni problemi sul lavoro di Sabom. ­Dovrebbe essere svolto un control­lo più accurato sui soggetti che effetti­vamente sono passati attraverso 1'intero processo ed hanno sperimentato le azioni e le conversazioni dello staff. Il  comportamento degli aghi dovrebbe essere registrato con precisione in modo da confrontarlo con i resoconti dei pazienti sull'esperienza vicino alla morte. Questo è l’oggetto della futura ricerca.
Solo allora saremo in grado di sapere se i dati di Sabom costituiscono una reale sfida al punto di vista che ho esposto qui e se gli stessi dati contengano una spe­ranza per coloro che guardano per 'qual­cosa di più' dopo la morte.
È, in ogni caso, un'esperienza straordi­naria essere buttati fuori dai limiti nor­mali del mondo sensoriale e dover af­frontare i limiti dei propri modelli men­tali. È devastante scoprire che altri mondi, tunnel o uscite dal corpo possa­no sembrare reali. Se sosteniamo l'ipo­tesi che la coscienza dipende dai model­li mentali strutturati in un dato momen­to, la coscienza della gente che ha fatto tali esperienze deve ovviamente uscirne trasformata. Anche quando si ritorna al normale e il mondo `reale' riprende il so­pravvento, non si può dimenticare che a un certo momento altri mondi sono sem­brati `reali', che il corpo era inutile e che non esisteva più nemmeno il sé. È uno scontro diretto con la natura costruita del sé e del mondo: non possono sem­brare più così solidi e importanti come prima.
Le esperienze vicino alla morte, dopo tutto, sono trascendenti e trasformanti, ma non così misteriose. Possono dirci molto sulla coscienza e sul cervello che non su quanto accade oltre la tomba
Le molteplici componenti possono esse­re osservate come cambiamenti nei mo­delli mentali, derivanti dalla disinibizio­ne della corteccia e della caduta del nor­male modello mentale di realtà che nasce dagli input sensoriali, non posso­no essere tralasciate come mere alluci­nazioni: sono allucinazioni importanti e di trasformazione che dovremmo com­prendere meglio.
Per contatti: Sue Blackmore, Brain and Perception Laboratory, University of Bristol, Bristol B 58 LTD, England.






TRA LA VITA E LA MORTE 

Di boschi, prati e fiori visti - nell' al­dilà' ne parla spesso anche chi rie­merge dal coma. "Mentre ero in stato di inconscienza", racconta Massimo Picca­gli, di Verona "ho visto un solo albero in mezzo a un prato pieno di fiori bianchi, forse margherite, poi mi è venuta incon­tro mia nonna, che mi ha preparato la cioccolata, come quando ero piccolo". Questa costante dei prati verdi, fioriti, o dei lunghi pieni di luce visti durante il coma viene confermata da molti studio­si che si occupano di questo fenomeno. "Almeno il cinquanta per cento di colo­ro che tornano dall'aldilà hanno visioni di questo genere", afferma la psicologa veronese Gemma Zampini, che da mol­ti anni sta raccogliendo materiale su questo argomento con altri studiosi, in Italia e in Sudamerica (soprattutto in Venezuela e in Brasile): "Io stessa da piccola ho avuto un'esperienza simile; a tre anni ho battuto la testa contro uno spigolo e dopo aver ripreso conoscenza ho incominciato ad avere fenomeni psi­chici: per esempio descrivevo persone per me reali, ma che solo io vedevo, la cui immagine corrispondeva a parenti defunti."
"In età adulta ho avuto un grave inci­dente e sono entrata in coma: mi sono vista precipitare in un grande vortice blu, in fondo al quale vedevo una luce abbagliante, incandescente, e al di là un prato verde. Poi mi sono sentita risuc­chiare e sono rientrata bruscamente nel corpo, con una sensazione molto sgra­devole. In un'altra occasione sono cadu­ta in un simile stato d'incoscienza: in ospedale mentre i medici cercavano di rianimarmi, sentivo perfettamente ciò che accadeva intorno a me e i loro di­scorsi. Proprio per questo negli ospeda­li non si dovrebbe mai parlare sconside­ratamente accanto ai pazienti, pensan­do che non sentano". Una conferma di questo ci viene anche da un ragazzo di Padova, Federico Ballan, che nell' 85, a tredici anni, è rimasto in coma dopo un incidente di macchina per trentacinque giorni: in seguito ha raccontato che in questo periodo di "incoscienza" sentiva perfettamente i discorsi intorno a lui, a cui tentava di rispondere, ma nessuno lo sentiva, tanto che si metteva a piange­re per la disperazione.
"Spesso cerco di aiutare con le mie fa­coltà chi si trova in coma, con risultati a volte incredibili", prosegue Gemma Zampini, che spesso entra in incognito anche tra le corsie ospedaliere, per cer­care di aiutare chi soffre. "Così è acca­duto con Maddalena, una ragazza che non avevo mai visto alla quale ho cerca­to di dare energia, concentrandomi sul­la sua foto mentre ascoltavo l'adagio di Albinoni. Quando, dopo alcuni giorni è uscita dal coma, ha chiesto insistente­mente di ascoltare musica classica, per­ché voleva ritrovare quella musica che aveva percepito in un'altra dimensione: proprio l'adagio di Albinoni. Quando ci siamo incontrate per la prima volta due anni dopo, mi ha immediatamente rico­nosciuta e abbracciata, confermandomi di aver visto me e la mia casa mentre era in coma. Questa dinamica delle per­sone che vedono me e la mia casa, an­che se non mi hanno mai incontrata, si è ripetuta più volte".
Ed ecco l'esperienza, quasi identica, di una diciannovenne di Caserta, Simona Gibino: "Il 26 ottobre ' 88, in seguito a



Un incidente d’auto, sono entrata in coma ci ha  raccontato. "Mia zia ha telefonato a Gemma che io non conoscevo e non avevo mai visto, pregandola di in­tervenire a distanza, sulla mia fotogra­fia per provare a tirarmi fuori da questo stato. Mentre ero in coma, ero con­sapevole di ciò che mi accadeva e continuavo a vedere due occhi molto particolari, intensi, che mi fissavano e che in seguito ho scoperto essere quelli di Gemma, sentivo le sue incitazioni a ritornare alla vita e anche una musica che cercava di trasmettermi. Solo che a questa situazione se ne è sovrapposta un'al­tra più bella: sono passata attraverso galleria buia, oltre la quale intrave­devo una luce immensa, e al di là ho trovato un fiume  d'argento, in cui avrei vo­luto tuffarmi. Intanto sentivo una voce stupenda che continuava a parlarmi, senza sosta, infondendomi una grande pace che mi faceva rinascere: ricordo solo poche parole. Mi diceva che sulla terra c’era troppo odio, che non sapevamo più vivere in pace, in amore e che io dovevo ritornare per insegnare che esiste un amore diverso da quello che l'uomo insegue. Mentre mi parlava vedevo una schiera di anime sofferenti, che guarda­vano con ansia verso il basso, verso la Ter ­ra senza vedermi e poi un gruppo di bambini stupendi, che mi tendevano le mani. Poi di colpo mi sono ritrovata in ospe­dale sopra il mio corpo che mi sembra­: inutile, ho visto i medici che si affaticavano tentando di riportarmi in vita.improvvisamente sono passata in un ca­re immenso e ho sentito il mio corpo che sudava e i medici che parlavano. "Se suda allora è viva", hanno detto. Poi ho perso conoscenza. Ma quando sono rie­mersa, non mi riconoscevo più, ho dovu­to far fatica ad accettare la realtà che mi circondava".
Ed ecco la testimonianza di Giuseppina N., di Milano: "Nel ' 61, in seguito a un incidente, ho avuto un arresto cardio­circolatorio: improvvisamente ho visto il mio corpo dall'alto, dall'altezza del sof­fitto. In questo stato ho provato un grande benessere e una sensazione di leggerezza. Osservavo tutto con grande distacco, senza avere la coscienza della mia identità, finché ho visto entrare nel­la stanza mio marito e mia madre e al­lora mi sono ricordata chi ero. In quel momento ho sentito i medici che mi in­citavano a respirare: con grande fatica ho fatto un respiro e sono rientrata su­bito. Io non so giudicare questa espe­rienza, che ho sempre attribuito all'ane­stesia: però l'ho avuta".




  

IL DESTINO DEI MAGHI: INTRODUZIONE ALL'ARTE DEL PASSARE A MIGLIOR VITA 

Quando, verso la metà degli anni '70, scelsi un simbolo grafico da asso­ciare alla mia attività professionale il ca­so e il mio inconscio mi indirizzarono a decidere per un geroglifico egizio ripre­so dall'anello mortuario di un faraone. Esso rappresenta simbolicamente il passaggio dalla vita nota alla vita igno­ta, immaginata migliore, dell'aldilà. L"omino del labirinto', come familiar­mente lo chiamammo, mi è sempre ap­parso come la sintesi più efficace del pensiero reichiano e come la metafora più lampante di ogni processo di evolu­zione personale.
Dovettero passare alcuni anni prima che gli eventi del mio processo di sviluppo personale e professionale mi portassero ad un pieno contatto con la tematica del­la morte e del morire.
Accadde verso la fine del primo anno del training intensivo in terapia bioenerge­tica diretto dal Prof. Jules Grossman, per conto della San Francisco State University e dell'Istituto di Bioenerge­tica W. Reich, di cui a quei tempi diri­gevo la sede di Milano. Eravamo nel 1979. Jules introdusse la tematica con poche semplici istruzioni che eravamo tenuti ad assumer per vere e riferite a noi stessi:
"Siete andati dal vostro medico per co­noscere i risultati del vostro chek-up an­nuale. Vi sentivate bene e di ottimo uomo­
re, ma una sfumatura inquietante nel suo comportamento vi ha reso subito an­siosi. Vi ha invitati a sedere e rivolgen­dosi a voi con un'espressione di profon­do rammarico vi ha comunicato che vi sono rimasti tre mesi di vita. Voi avete fatto un balzo dalla sedia e avete insisti­to che di certo si trattava di un errore. Ma il medico, senza cambiare la propria espressione, vi ha confermato che le analisi erano state ripetute una seconda volta e che escludeva, con dispiacere, ogni possibilità d'errore. Siete rimasti senza parole e ringraziandolo per la franchezza ve ne siete andati".
Noi, io ed alcuni amici e colleghi, ci ad­dentrammo in modo totale nell'espe­rienza della prossimità della nostra morte. E vi rimanemmo, ciascuno a mo­do suo, per tre mesi.
Jules Grosman aveva collaborato negli Stati Uniti con la dottoressa Elisabeth Kúbler-Ross, il cui lavoro con malati ter­minali l'aveva portata a stretto contat­to con la realtà delle loro reazioni emo­tive, da lei divise in cinque fasi:
rifiuto e isolamento: "No, io no, non può essere vero". In questo stadio il ma­lato si chiude in se stesso e rifiuta di ac­cettare la propria condizione.
collera: quando ogni negazione dell'e­videnza diviene impossibile sorge spon­tanea una seconda domanda: "Perché proprio io?". Pronunciata spesso come un'imprecazione.
venire a patti: in questa fase il mala­to cerca di venire a patti con la realtà o se è religioso con la divinità, cercando un alleviamento o una dilazione: "Se Dio ha deciso di togliermi da questo mondo e non si lascia smuovere dalla mia col­lera forse sarà meglio disposto se glie­lo chiedo con delicatezza".
depressione: associata ad un grave vis­suto di perdita e spesso ad una sensazione realistica di colpa e di vergogna. Può essere divisa in depressione reatti­va correlata al blocco della collera e depressione preparatoria che prelude 1'ac­cettazione. "Proprio a me!"
accettazionequesta fase non deve es­sere confusa con un momento di sereni­tà, rappresenta piuttosto una resa all'i­nevitabile ed è contraddistinta da un relativo vuoto di emozioni. "Non mi resta che attendere la fine".
Ci tr,ovammo ad attraversare queste cinque fasi, ciascuno con i propri vissu­ti. Nel corso delle settimane Jules ci istruì prima a considerare cosa avrem­mo sempre voluto fare nella nostra vita e no,n avevamo mai fatto. Ci indusse a indagare il perché non l'avessimo mai e cosa sarebbe cambiato nelle no­stre vite facendolo.
Poi ci invitò a scrivere alcune lettere al­le persone che stavamo per lasciare. Ci comunicò quindi che era giunto il mo­mento di fare testamento. Un testamento­_spirituale che comprendesse però gli aspetti pratici della divisione dei nostri beni.
Infine ci istruì a definire le disposizioni per il nostro funerale: gli invitati, il luo­go, 1'ora, il tipo di cerimonia. Nel corso di una visualizzazione orgonismica, in stato di rilassamento profondo, vivem­mo il  nostro stesso funerale: fu uno dei pianti chiave nel mio processo di evolu­mone personale, in seguito sarei morto ancora molte volte.
Ciò che avviene nel corso di una psico­-_erapia organismica è la morte del falso lo, sostituito da un nuovo senso del sé più integrato, più vero e maturo. Anche nel processo di "dissoluzione creativa" del falso Io, come di fronte alla esperien­za della morte, il soggetto non ha alcu­na consapevolezza e nessuna certezza del dopo. La falsa immagine di sé, che ha sposato totalmente e che mostra al mondo, è l'unica realtà che conosce, è colui o colei che chiama Io. Per questo motivo Jules, per fare di noi dei buoni terapeuti ci somministrò la dura lezione della nostra `morte personale'.
Cercherò ora di descrivere, anche se sommariamente, le corrispondenti fasi emotive che, con la rinascita del sé au­tentico diventano sei, dal punto di vista della psicoterapia corporea:
rifiuto e isolamento: quando una per­sona decide di intraprendere una psico­terapia è mossa generalmente dal rifiu­to per un sintomo, che non vuole o non riesce a vedere come parte integrante della sua personalità attuale: vorrebbe liberarsene mantenendo intatta la sua au­to immagine e la visione del mondo in­torno a sé. Per questo motivo egli ha isolato il sintomo e lo presenta al tera­peuta chiedendo il suo aiuto per elimi­narlo.
collera: una volta stabilizzata la rela­zione tra paziente e terapeuta ha inizio l'analisi del carattere, condotta alla luce delle relazioni formative, all'interno del­la famiglia di origine. Emergono allora gli stereotipi comportamentali e menta­li (cognitivi) del paziente. Egli diviene consapevole delle ferite ricevute nella sua infanzia e delle carenze affettive e comportamentali dei suoi genitori. Il pa­ziente comincia a farsi carico del proprio sintomo. Ciò che suscita la sua collera è ora il comportamento passato, e spesso ancora attivo dei suoi genitori. "Perché proprio io!" "Perché ho avuto proprio questi genitori!"
- venire a patti: in questa fase il pazien­te si mostra disposto ad ammettere al­cuni problemi personali ed a rinunciare ad alcune idee preconcette e atteggia­menti stereotipati. Egli è disposto a ri­nunciare alla parte pur di salvare il tutto. Tale atteggiamento è inconsciamen­te insincero. Infatti ciò che abbiamo chiamato `parte' partecipa al tutto in modo essenziale e rinunciarvi significa in realtà rinunciare al tutto `così come si presenta'. È una fase di passaggio in cui il conscio e l'inconscio si informano reciprocamente in modo serrato nel di­sperato tentativo di trovare una soluzio­ne di compromesso, una via d'uscita il più possibile indolore.
depressione: Mano a mano che la per­sona entra nel proprio corpo avviene la depressione, intesa non secondo la psi­chiatria classica ma con la quale ha, in ogni caso, alcuni punti in comune: a) un generico talvolta profondo scoraggia­mento di fronte al compito impegnativo di rivisitare la propria vita in tutti i suoi aspetti e b) una diffusa consapevolezza di essere responsabile del mantinemen­to del sintomo, vissuta come colpa. Allo stato di depressione psichica, però, si ac­compagna una effettiva rivisitazione del corpo psichico e biologico che ha preci­samente la caratteristica di un movi­mento verso il basso (de-pressione) che finisce quando la persona torna ad es­sere con `i piedi per terra', cioè con un buon contatto con la realtà, consapevo­le di se stessa e quindi più obbiettiva verso il mondo esterno.
accettazione: eccoci alla remissione dei peccati, al perdono, alla purificazione. È il compito che nella chiesa cattolica vie­ne svolto dal sacerdote attraverso 1'e­strema unzione che, se possibile, segue l'ultima confessione. Il morente `rivede la propria vita' in modo spassionato, si pente e perdona. Ciò che avviene in que­sta fase è lo scioglimento di tutte le ten­sioni residue che ancoravano il paziente al passato impedendogli un contatto fer­mo e positivo con la realtà attuale: il per­donare equivale ad assolvere, a scioglie­re le tensioni psicocorporee, i nodi che ci legano alla visione passata e "patolo­gica" della realtà.
passaggio a miglior vita: alcune reli­gioni indicano l'aldilà come il luogo in cui gli sforzi saranno premiati, in cui ogni desiderio sarà esaudito, a patto, be­ninteso, di aver condotto la propria vita in modo irreprensibile.
Promettere il paradiso alla fine di un'a­nalisi o di una psicoterapia corporea è un'ovvia esagerazione. È realistico inve­ce aspettarsi un miglior contatto con se stessi e con il mondo. Una migliore sin­tonia col flusso della vita, cogliendo op­portunità di crescita laddove in passato vedevamo solo problemi, partecipando alla vita quotidiana come ad una ricer­ca personale (piuttosto che come ad una lotta sotto i vessilli di un falso Io, nella speranza di assicurarci una precaria so­pravivenza in suo nome).
Il modello presentato necessita ovvia­mente maggiori approfondimenti, con riferimenti clinici più precisi che per mo­tivi di spazio e di opportunità riservo ad una prossima pubblicazione.

venerdì 26 dicembre 2014

esperienze extra corporee

“ESPERIENZE FUORI DAL CORPO"



In medicina sono descritti alcuni disturbi della coscienza ("disturbi della coscienza dell'Io" chiamati "depersonalizzazione") che potrebbero essere alla base dell'OBE. Tali disturbi possono derivare da affaticamento o alterazioni organicheLa sensazione di trovarsi fuori dal corpo è stata riferita durante:
  • Sonno ipnagogico o ipnopompico (le fasi che precedono immediatamente l'addormentamento o il risveglio)
  • Crisi epilettiche
  • Intossicazione da droghe
  • Fasi di psicosi acuta
Secondo l'interpretazione di alcuni, questo potrebbe indicare che ciò che si osserva durante le OBE, appare non essere altro che il frutto della propria mente e la conseguenza di una temporanea iperattività anomala di alcune regioni del cervelloLe esperienze extracorporee (OBE) si manifestano frequentemente nei fenomeni più complessi denominati esperienze ai confini della morte (NDE), attualmente oggetto di studio anche in ambito medico, come nei casi di Pim van Lommel e Sam ParniaUn'ipotesi formulata in ambienti mistici è che alcuni sogni lucidi sarebbero presunti viaggi fuori dal corpo, mentre all'inverso talune esperienze che potrebbero sembrare viaggi astrali sarebbero invece soltanto dei sogni o rientrerebbero in quell'altra categoria di fenomeni denominata "onironautica". Uno studio condotto da Bigna Lenggenhager, della Scuola Politecnica Federale di Losannae da Henrik Ehrsson dell'University College di Londra, primo in assoluto del suo genere, sono descritte in due articoli pubblicati su ScienceNell'esperimento i partecipanti hanno indossato speciali occhiali utilizzati in visioni tridimensionali attraverso i quali hanno visto, proiettata a una distanza di due metri, la propria immagine mentre la stessa era simultaneamente ripresa da una telecamera posta dietro di loro. Durante le proiezioni, la loro schiena veniva toccata diverse volte con un bastoncino, così che essi hanno potuto osservare ciò che accadeva "in diretta" sull'immagine virtuale. Quando poi ai partecipanti è stato chiesto in quale punto si trovassero della stanza, quasi tutti hanno indicato la posizione virtuale. Gran parte dei volontari, quindi, ha avvertito una dissociazione dal proprio corpo. Secondo gli autori, questo studio fornisce una possibile spiegazione scientifica dell'origine del fenomeno delle esperienze fuori dal corpo, alla base del quale "potrebbe esserci una disconnessione fra i circuiti del cervello che elaborano le informazioni sensoriali". Questo esperimento, ha commentato Peter Brugger, dell'University Hospital di Zurigo, dimostra che la coordinazione dei sensi e la prospettiva visuale e visione sono importanti per la sensazione di trovarsi all'interno del proprio corpo. I ricercatori hanno quindi dedotto che la percezione che una persona ha di se stessa può essere manipolata usando una serie di stimoli multisensoriali in quanto l'unità spaziale e la coscienza del corpo dipendono dai meccanismi del cervello. Tali studi non permettono però di concludere in modo definitivo circa la natura oggettiva o allucinatoria del fenomeno dell'esperienza extracorporea, o di altri fenomeni simili, come quelli di premorteData l’ampiezza del fenomeno, alcuni ricercatori hanno deciso di studiare il fenomeno più a fondo. Sono almeno tre le ricerche attualmente in corso ad occuparsi delle Esperienze fuori dal corpo. Una di queste è in corso presso la Nottingham Trent University, Regno Unito. La ricerca mira soprattutto ad ottenere una migliore comprensione delle varie forme di esperienze extracorporee e il significato che queste assumono per le diverse persone che le hanno vissute. “Gli attributi che caratterizzano l’esperienza fuori dal corpo sono abbastanza ricche e variegate, ma sono in genere ignorati dalla ricerca moderna in favore di un insieme snello di caratteristiche condivise”, spiega in un comunicato dell’università il dottor David Wilde, docente di scienze sociali. Le indagini del dottor Wilde sono più dettagliate di quelle eseguite in molti studi precedenti, includendo un processo mirato ad eliminare “altre esperienze allucinatorie simili che potrebbero essere scambiate per un’esperienza fuori dal corpo”. Un altro studio è in corso presso l’Università di Ottawa, Canada, nel quali i ricercatori hanno eseguito la risonanza magnetica di una donna durante quella che viene descritta nello studio come un’esperienza extra-corporeaLa donna, una ventiquattrenne studente di psicologia, ha spiegato che era in grado di lasciare il suo corpo e di interagire con il mondo esterno in forma extra-corporea fin dall’infanzia, riuscendo ad entrare nello stato a suo piacimento. I ricercatori Andra M. Smith e Claude Messier hanno misurato la sua attività celebrale durante l’esperienza. Le immagini hanno rivelato l’attivazione di parti del lato sinistro del cervello che si sovrappongono alla giunzione parietale temporale, una parte del cervello collegata alla consapevolezza di sé. I ricercatori hanno visto anche l’attivazione di parti del cervello che si accendono quando qualcuno immagina di muoversi, sensazione conosciuta come “immagini cinestetiche”. “L’esperienza extra-corporea nel presente studio sembra aver attivato il lato sinistro del cervello e di diverse aree associate alle immagini cinestetiche ed è associata ad una forte disattivazione della corteccia visiva”, scrivono Smith e Messier nello studio. “Questo suggerisce che la sua esperienza è stata vissuta come reale, con una forte componente cinestetica. La donna è sana e senza anomalie cerebrali, fornendo così una finestre sul cervello durante un’esperienza extra-corporea non patologica”. Come sottolineano i due ricercatori, ulteriori studi sono necessari per aumentare i dati statistici relativi a queste esperienze, essendosi lo studio concentratosi su un singolo caso. “Questa capacità potrebbe essere presente già nella prima infanzia, ma potrebbe perdersi senza la pratica regolare”, scrivono in chiusura. Uno degli studi più famosi sulle esperienze extra-corporee è stato eseguito nel 1968 dal dottor Charles Tart, professore emerito di psicologia presso l’Università di California-Davis. L’esperimento ha riguardato l’osservazione di una paziente, che nello studio viene indicata come Miss Z, durante una esperienza fuori dal corpo. Mentre la donna dormiva, il dottore ha posto un numero di cinque cifre su una mensola al di sopra del letto sul quale giaceva la donna. Il numero era stato selezionato casualmente e portato nella stanza in una busta opaca. Al suo risveglio, la donna ha riferito di aver lasciato il suo corpo mentre giaceva sul letto e, galleggiando nella stanza, di aver individuato il numero sulla mensola, fornendo ai ricercatori la cifra esatta. Il dottor Tart e i suoi collaboratori hanno cercato di individuare il modo in cui la donna possa aver indovinato il numero, tralasciando le ipotesi parapsicologiche. Eppure, la spiegazione più plausibile sembrava proprio quella meno plausibile. Miss Z era stata scelta per l’esperimento perchè aveva raccontato che le capitava di svegliarsi più volte ogni notte e di trovarsi a galleggiare vicino al soffitto, guardando il suo corpo. 

Percezione Extrasensoriale (esp)



Viene chiamata percezione extrasensoriale o ESP (acronimo dell'espressione inglese Extra-sensory perception) ogni ipotetica percezione che non possa essere attribuita ai cinque sensi. Un sinonimo diffuso a livello popolare è anche sesto senso. L'uso di questo termine sottintende la ipotetica esistenza di canali di informazione estranei e sconosciuti alla scienza e, infatti, gran parte degli studi al riguardo si muovono al di fuori del metodo scientifico, riguardando la parapsicologiaLe percezioni extrasensoriali vengono chiamate in modi diversi a seconda della loro natura:
  • capacità di prevedere il futuro (precognizione)
  • capacità di percepire visivamente cose non visibili naturalmente (chiaroveggenza)
  • capacità di comunicare con il pensiero (telepatia)
Il campo di studio delle percezioni extrasensoriali (e di altre presunte manifestazioni paranormali come la psicocinesi) è chiamato parapsicologia. La persona che si ritiene possieda tali facoltà è detta esper o sensitivo (anche paragnosta, soprattutto se collegato alla retrocognizione; medium se invece afferma di comunicare con entità spirituali, quali ad esempio i defunti). Il termine anglosassone esper, in particolare, pare essere stato coniato dallo scrittore di fantascienza Alfred Bester nel suo racconto Oddy and Id del 1950. Il dibattito sull'esistenza o meno delle percezioni extrasensoriali è molto acceso. Da un lato i sostenitori dell'esistenza di questi fenomeni portano a sostegno delle loro tesi alcune ricerche, dall'altro vengono sollevati dubbi significativi sulla validità metodologica di questi studi. Più in particolare se da un lato i parapsicologi affermano che taluni esperimenti come gli esperimenti ganzfeld mostrerebbero prove dell'esistenza delle percezioni extrasensoriali, dall'altro la comunità scientifica contesta questi esperimenti gravemente carenti di rigoroso metodo scientifico oltre che di solida base teorica. Le persone dotate di questo senso sono molte, ma poche riescono a svilupparlo correttamente.Alcune, dopo anni d'esperienza riescono a percepire anche la più piccola variazione pranica, possono inoltre coinvolgere l'intero loro corpo fisico, ampliando così il suo potere. Questa caratteristica fa sì che il corpo del sensitivo diventi un accumulatore d'energia quando decide di togliere, un dissipatore quando decide di dare, infine di filtro, facendo passare l'energia pranica di un corpo squilibrato da fattori fisici o da volontà esterne attraverso il suo corpo. Con questa tecnica il pranico riesce ad assorbire l'energia delle persone provocando sul proprio corpo gli stessi disturbi, individuando con più facilità i punti più colpiti. I disturbi, sia d'origine traumatica, sia psichica formano un nodo d'energia nel corpo pranico che ostacolano il medico quando si accinge a curare con la medicina tradizionale il corpo fisico. Un soggetto in armonia con la propria energia pranica riesce sempre a guarire più in fretta di coloro che non lo sono, agevolando l'intervento medico. L'energia pranica quando non scorre bene nel corpo, si deposita su organi deboli, accumulandosi sempre più, fino al punto che l'organo colpito non risponde più a determinati stimoli. In altri casi l'energia scorre nell'organo malato molto velocemente, portando via ogni residuo d'energia, lasciando l'organo senza una difesa pranica. In questi organi l'intervento del medico, con la medicina tradizionale è nullo. Alcuni medici adottano l'agopuntura per ripristinare l'energia di un organo, altri premono con le mani alcuni punti del corpo cercando di liberarne l'energia in eccesso. Il sensitivo pranico impone le mani posizionandole su alcune parti del corpo cercando di ripristinare il flusso d'energia, questi punti sono chiamati Ciakra. Ufficialmente la medicina non accetta questi cultori di tecniche alternative che si spingono nel loro campo, dobbiamo però riconoscere che l'imposizione delle mani su di un corpo malato produce un riequilibrio dell'energia, procurando al soggetto un beneficio immediato. Con questo non voglio affermare che una persona in piena armonia con il proprio prana non si ammali, questo non è possibile, ma sicuramente con un'energia in ottimo stato sarà difeso maggiormente dal suo sistema immunitario. Il ripristino del prana porta sempre un beneficio, sia sul piano fisico sia su quello psichico.Molte persone non accettano le cure di un sensitivo perché non credono che l'aura esista, tanto meno credono che possa ammalarsi. Oggi la scienza riconosce che l'essere umano è circondato da un'aura invisibile, ma non accetta che quest'energia possa interagire con il corpo materiale e che a sua volta possa ammalarsi come un qualunque altro organo. Le malattie prodotte dall'energia pranica non hanno un'origine materiale, per questo la scienza medica si allontana negando ogni cosa che non possa essere curata con farmaci. Queste malattie dell'energia, sono spesso legate alla nostra spiritualità, a come viviamo e come interagiamo con i nostri simili. L'energia pranica non può essere offesa come il corpo fisico da fattori materiali come un bastone, una lama, un incidente stradale. Il pensiero è l'arma che può offendere e colpire anche gravemente il prana facendolo ammalare. Il prana può essere colpito da una malattia fisica che agendo direttamente sui ciacra coinvolge il prana nella parte controllata dal ciacra coinvolto. La cattiveria, l'egoismo, l'odio, il troppo amore, la lussuria, l'avarizia, la mancanza di fede, portano ad uno squilibrio del prana di tutto il corpo. La cura di queste malattie praniche, se non vogliamo andare da un buon pranico, sono curabili praticando tecniche che riescono a spostare o modificare l'energia da un ciacra ad un altro, ripristinando così il flusso di energia fra i vari ciakra. Lo yoga è la tecnica migliore per ripristinare tal energia.Molti riescono a mantenere il proprio corpo sano e forte facendo ginnastica, altri corrono a piedi e tutti sono consapevoli che quello che fanno produce un benessere fisico.Perché non praticare una disciplina che produca un benessere pranico? Le persone che non credono di avere un'energia pranica, attribuiscono al corpo materiale tutti i suoi malesseri, cosi ricorrono alla medicina tradizionale sperando in una guarigione che non può mai avvenire, perché il problema non si trova nel corpo ma fuori, nella sua energia pranica. Il pensiero nasce in una parte del cervello chiamata Mesencefalo, in questa zona sono elaborati i dati che arrivano attraverso la corteccia dai cinque sensi e dai bisogni della carne. Il mesencefalo elabora tutte le emozioni provenienti dall’esterno, rendendo così il corpo umano il mezzo indispensabile per un’evoluzione Spirituale. Ci sono due tipi di pensiero, quello superiore, legato alla spiritualità e quello inferiore, legato alla carne. Il pensiero superiore proviene dallo Spirito inglobato nella materia in fase evolutiva, mentre quello inferiore è legato alla carne e ai suoi istinti. Come possiamo comprendere quando il pensiero è l'Io Spirituale, o il risultato di un insieme di condizionamenti e stimoli materiali? Sappiamo solamente che il pensiero è il risultato finale fra l’Io interiore e la materia. Il percepire, gli stimoli dello Spirito, oltre che del corpo, fanno del mesencefalo l’organo che trasforma in pensieri gli stati fisici ed emotivi, condizionamenti e paure inconsce tramandateci assieme al nostro codice genetico. Il Pensiero superiore fatica ad imporsi, e spesso rischia di essere travolto da stimoli prodotti della carne, ma pur essendone consapevole lascia spazio al pensiero inferiore di imporsi, facendo sì, che nella vita lo spirito possa acquisire l’esperienza necessaria da portare con se dopo il suo distacco dal corpo. Soffermiamoci un attimo e proviamo a pensare al mesencefalo come ad un muscolo che esercitato frequentemente produrrebbe pensieri più articolati, portando sul piano fisico e Spirituale un notevole vantaggio rispetto a coloro che non lo esercitano. In sintesi, il Mesencefalo è la parte del cervello che elabora i dati che riceve dalla corteccia celebrale inviati a sua volta dagli organi dei sensi come la vista, l’udito, il gusto, il tatto, l’olfatto, compresi quelli interni come l’istinto di conservazione (legato alla carne), e la fede (una vita senza corpo, tramandataci da padre in figlio). Viene facile chiedersi come fare per produrre un pensiero che eserciti sul materiale un’azione positiva, e com'è possibile produrre un pensiero che porti lo Spirito ad a godere delle gioie prodotte da un corpo materiale. Questi pensieri non devono condizionarti altrimenti perderesti la tua razionalità, accetta solo l’idea che tutto é possibile e realizzabile, perché il tutto è dentro di te. 
Ricorderete tutti le capacità extrasensoriali del bambino di Shining, capolavoro di Kubrik tratto dall’omonimo romanzo horror di Stephen King. Nel film il dono del protagonista veniva chiamato “luccicanza“. Il corrispettivo reale è un fenomeno di presentimento che fa parte della telepatia. La parola telepatia è la versione abbreviata di telepatia mentale.
L’etimologia del nome di origine greca rimanda ad una sensazione di distanza: tèle (lontano) epàtheia (sentimento). Il termine è stato coniato da Frederick William Henry Myers (1843-1901), uno dei fondatori della moderna psicologia in un articolo del 1882 Proceedings of the Society for Psychical Research. La definizione esatta indicherebbe con telepatia la comunicazione che avviene tra due menti attraverso la percezione extrasensoriale (ESP), vale a dire attraverso un processo indipendente dalla vista, dall’udito, o da altre percezione sensoriali. Il termine ESP è stato reso popolare ed è ormai di uso comune, grazie al lavoro di J.B.Rhine, che ha iniziato ad indagare il fenomeno alla Duke University nel 1927. Si riferisce ai fenomeni di telepatia, chiaroveggenza, premonizione e preveggenza. L’esistenza di ESP e di altri poteri paranormali come la telecinesi, sono controverse, anche se la sistematica ricerca sperimentale su questi temi è in corso da oltre un secolo nella parapsicologia. La maggior parte dei casi di telepatia extrasensoriale sono state respinte e reputate non credibili scientificamenteMolti sono gli episodi di telepatia che vedono protagonisti i cani. Famoso il caso del canedell’inglese Pam SmartJaytee, che è stato protagonista di diversi programmi televisivi in Australia, negli Stati Uniti e in Inghilterra. Secondo i genitori di Pam, che si sarebbero resi conto per primi delle facoltà telepatiche del cane,Jaytee si metteva alla finestra, proprio nel momento in cui Pam, a chilometri di distanza, decideva di tornare a casa. Quello che ha reso scettici i più è come era possibile determinare il preciso istante in cui Pam decideva di rientrare. Gran parte degli episodi di ESP sono basati su eventi apparentemente insoliti che sembrano inspiegabili. Malgrado parapsicologi come Charles Tart e Raymond Moody, Susan J. Blackmore abbiano cercato di dare un’impronta scientifica al fenomeno, siamo ancora lontani da qualsiasi spiegazione che non contenga lacune, da poter additare come frodi, incompetenze e statistiche forzate. Molti studiosi sostengono che l’impossibilità di spiegare scientificamente un fenomeno non implica che la sua spiegazione vada ricercata necessariamente nel paranormale. Si, ma allora dove? Forse si tratta di episodi ai quali è impossibile trovare una spiegazione, semplicemente perchè non esiste. Maghi, veggenti, premonitori e sensitivi sarebbero dunque tutti degli imbroglioni o c’è qualcosa di vero? Ho come la percezione che per avere una vera risposta dovremo ancora aspettare molto!


L’uso consapevole dei poteri extra sensoriali può liberare l’uomo dalle paure e dalle malattie grazie alla comprensione delle proprie straordinarie potenzialità. I poteri extrasensoriali ci permettono il raggiungimento delle mete più importanti: gioia e pace interiore, prosperità, salute, soddisfazione e serenità affettiva. I poteri ESP non sono solo per pochi eletti, anzi, tutti possiamo accedervi grazie ad esercizi semplici e chiari che, con un po’ di pratica, ci permettono di acquisire familiarità con essi fino a padroneggiarli. ??Nel mondo del paranormale esistono decine di fenomeni, che molti studiosi classificano come ESP, Extra-Sensorial Perceptions ossia "percezioni extrasensoriali" . Tuttavia, da quando la parapsicologia ha fatto il suo ingresso negli istituti universitari di ricerca, gli esperti hanno preferito trascurare molti eventi-limite spesso legati, per cultura e tradizioni, all'occultismo o alla religione.Vincenzo Nestler, uno di questi moderni ricercatori, ha ammesso nell'ambito delle percezioni extrasensoriali solo quattro tipi di manifestazioni, tre mentali e una fisica. Si tratta della telepatia, della chiaroveggenza, della precognizione e della psicocinesi. La prima è la trasmissione a distanza del pensiero; la seconda è la visione a distanza di fatti che si stanno verificando nello stesso momento, senza che il soggetto possa assistervi materialmente; la terza è la conoscenza del futuro; la quarta infine, l'unico fenomeno che interviene nel mondo fisico, è la capacità di spostare oggetti con la forza del pensiero. Sebbene gran parte dei parapsicologi scientifici riconosca come fenomeni ESP solo quelli elencati, vi sono molte altre manifestazioni che la scienza ancora non sa spiegare e che la parapsicologa californiana Dorothy Spence Lauer, in un suo saggio, ha incluso nel paranormale in quanto manifestazione della sincronizzazione con la “Mente Universale”: ??La Telepatia è attualmente considerala la parte più consistente e più studiata della Parapsicologia. La parapsicologia, cioè la disciplina che si interessa di fenomeni apparentemente ribelli alle note leggi dello spazio, del tempo e della causalità, pur non essendo totalmente accettata dalla Scienza ufficiale, si trova implicitamente ad un alto livello fra le attività culturali, specialmente nei Paesi più ricchi e più evoluti, che spendono annualmente somme ragguardevoli per sovvenzionare e stimolare la ricerca. Essa infatti, oggi più che mai, rappresenta «un approfondito studio della realtà (contingente) che può portare quasi razionalmente sempre più vicino alla conoscenza delle realtà spirituali» {Egidi). Non è escluso inoltre che la stessa ricerca, sotto altri aspetti, possa far balenare idee di un nuovo e più potente strumento di dominio sulla natura e sul mondo: «È chiaro che qualsiasi segreto atomico impallidirebbe di fronte a quello custodito da chi sapesse, con preordinata consapevolezza e senza margini apprezzabili di errore, mettere un individuo in condizioni tali da poter vedere a distanza, leggere pensieri altrui, sentire ciò che si prepara nelle matrici dell'avvenire. ..» (Servadio). La parapsicologia è uno studio serio che richiede un sano equilibrio psico-fisico, una cultura specifica e la serena mentalità dello studioso che sappia accettare e vagliare l'apporto indispensabile delle altre discipline. Perciò ì veri parapsicologi sono assai pochi in tutto il mondo; alcuni dì essi si dedicano professionalmente alla ricerca e allo studio del paranormale, e fanno capo ad una qualificata Società internazionale, fondata in America nel 1957, la «Parapsychological Association». Il 30 dicembre 1969 la maggiore organizzazione scientifica mondiale, l'Associazione Americana per il Progresso delle Scienze (A.A.A.S.), ha riconosciuto come scienza la Parapsicologia accogliendo la Parapsychological Association fra le (circa) trecento Società scientifiche già ammesse, {v. « Metapsichica » n. III-IV / 1970 e « Quaderni di Parapsicologia » ». 2 / 1970). Questo riconoscimento mette la parapsicologia su un piano dì parità con altre discipline scientifiche, sia per il diritto di asilo fra le Facoltà Universitarie che ancora non l'hanno potuta accogliere ufficialmente, sia per eventuali contributi finanziari che adesso potranno essere apertamente assegnati anche alla ricerca parapsicologica. Ma per tornare al nostro argomento specifico, osserviamo ancora che un particolare approfondimento degli studi telepatici potrebbe darci la « chiave » di vari fenomeni sociali attualissimi che sono « insospettabilmente legati » alla telepatia: la diffusione — più o meno facilitata — di certe correnti di pensiero, il comportamento — più o meno irrazionale — di alcuni aggregati umani, il successo — più o meno — facile di certe idee, le « atmosfere psichi-che » che permeano e condizionano ì singoli e le colletti-vita dando luogo talora a vere e proprie « epidemìe psichi-che », ecc. Indipendentemente dalle « conoscenze » che potevano averne antichi « Sacerdoti » e « Filosofi » (conoscenze, forse, oggi non del tutto perdute, ma tramandate attraverso simbologie ormai generalmente incomprese), noi non possiamo ignorare che illustri Studiosi moderni si sono occupati anche di questi aspetti dello « psichismo collettivo » e della relativa fenomenologia dinamica, avvertendo che « noi siamo continuamente immersi in un oceano psichico, la cui azione, che subiamo inconsapevolmente, è altresì funzione dei nostri stessi contenuti psichici inconsci ». Il crescente interesse generale per i fenomeni para-normali è attualmente sensibile nel nostro Paese; indipendentemente dalle poche pubblicazioni specializzate, la stampa periodica (ogni tanto anche quella quotidiana), la Radio e la TV riportano articoli e « servizi » (più o meno ortodossi) che solleticano, senza appagarla, la curiosità del gran pubblico, il quale perciò qualche volta si trova anche disorientato dai pareri diversi. La ristampa di testi classici (Myers) e la traduzione nuova di autentiche opere scientifiche di parapsicologia (Ramakrishna- Rao, Vasiliev, Ryzl) offrono un materiale di studio serio e qualificato. ??Telepatia e Psicoanalisi. L'indipendenza dalle «condizioni spazio-temporali» , che sembra caratterizzare la telepatia (come tutti gli altri fenomeni psi), ha indotto gli studiosi a pensare che la telepatia sia un fenomeno non fisico, né fisiologico; cioè appartenga ad un piano di realtà in cui non siano valide tutte le leggi del nostro mondo materiale. Inoltre il «modus agendi» della telepatia viene ormai identificato a quello dei «processi psichici inconsci». Tali processi, che una volta erano visti attraverso il velo del mistero e della paura, oggi sono oggetto di studio della Psicologia del profondo. Ecco perché abbiamo pensato di dedicare qualche pagina all'argomento psicoanalisi e telepatia. La parola «psicoanalisi» fu coniata da Sigmund Freud verso il 1896. Essa è spesso usata ormai in senso lato per indicare la «psicologia del profondo», mentre — a rigore — indicherebbe soltanto la «psicologia freudiana», cioè quella parte della psicologia del profondo che segue ed applica le dottrine di Freud. Effettivamente si tratta di una disciplina dovuta essenzialmente alla genialità di Freud, anche se poi altri l'hanno sviluppata diversamente. Perciò quando si parla di psicoanalisi, ci si riferisce generalmente alla «psicoterapia freudiana». Ma occorre precisare che il termine « psicoanalisi » può indicare, oltre a quel metodo di psicoterapia, un metodo di ricerca psicologica ed anche un insieme di ipotesi tuttora in via di evoluzione al fine di giungere ad una teoria completa della personalità umana. (Questo era forse l'ultimo sogno dello stesso Freud, ed è sempre la mira dei suoi migliori seguaci). Oltre alla « scuola freudiana » (psicoanalisi ortodossa che rappresenta sempre il filone originario), abbiamo poi: la scuola derivata da C.G. Jung, « psicologia analitica »; la scuola derivata da Alfred Adler, « psicologia individuale »; varie altre scuole di derivazione più recente, sparse qua e là, in Europa e in America.Freud, nella sua « Interpretazione dei sogni », affermava che il contenuto latente del sogno subisce quasi sempre deformazioni, distorsioni, frammentazioni; per cui un sogno eventualmente telepatico può non essere riconoscibile come tale, finché non sì abbia l'opportunità di interrogare e analizzare il sognatore stesso. William Mackenzìe fu veramente lungimirante quando scrisse: « ...La valutazione psicoanalitica dei fatti me-ta-psichici aprirà orizzonti forse assolutamente insospettati. ,. » (« Metapsìchìca moderna», Roma 1923). Freud si era già interessato di telepatia fin dal 1900, ma furono gli esperimenti telepatici del prof. Gilbert Mur-ray che contribuirono a rafforzare le sue opinioni in proposito. Carl Gustav Jung, già collega e socio di Freud, ben noto anche per l'interesse dimostrato verso la fenomenologia paranormale, in una delle sue ultime opere, « Erìnnerungen, Traume, Gedanken » {Riflessioni, sogni, pensieri), uscita postuma a Zurigo nel 1963, riferisce un caso in cui egli stesso fu involontario percepiente telepatico. Il caso poi, per la sua struttura particolare e impressionante, ha suscitato l'interesse di altri studiosi come lo Stevenson e il nostro Comìn. Jung, avendo curato un paziente affetto da una forma depressiva, avrebbe dovuto rivederlo dopo un certo tempo; passarono invece due anni senza che l'uomo si facesse vivo. « Una sera » — riferisce Jung — « ...pur essendo andato a letto (come al solito), rimasi sveglio parecchio tempo (prima di prender sonno)... Verso le due di notte, mi svegliai terrorizzato e convinto che qualcuno fosse entrato nella mia stanza; mi sembrava che la porta fosse stata rapidamente aperta. Accesi subito la luce, ma non vidi nessuno. Pensai che qualcuno avesse aperto la porta per errore, e guardai anche nell'anticamera: tutto era assolutamente tranquillo.. . Allora ripensai alla cosa, e mi parve di essere stato svegliato da un dolore cupo, come se qualcuno mi avesse colpito alla fronte, e poi mi avesse spinto qualcosa contro la parte posteriore del cranio. Il giorno seguente ebbi un telegramma che mi avvertiva che quel paziente si era suicidato con un colpo di pistola. Seppi più tardi che il proiettile, penetrato per la fronte, gli si era conficcato nella parte posteriore del cranio ». Sì può supporre che in tale evenienza, un tentativo di comunicazione telepatica in extremis (del paziente verso il terapeuta) abbia trovato la « via di minor resistenza attraverso l'impressione dolorifica ». Questa interpretazione, però, non esclude altre ipotesi eventualmente diverse da quella telepatica (anche perché non sappiamo quale lasso di tempo sia realmente intercorso tra i due fatti). Jung ha certamente il merito di aver « sottolineato, con maggior energia che non Freud, gli aspetti transindividuali dello psichismo inconscio » (Servadio), ponendo l'ipotesi dell’inconscio collettivo nel quale avverrebbe una specie di « comunione pan-psichica » delle singole individualità a livelli profondi della personalità e dell'essere. Sotto tale ipotesi, il fenomeno telepatico sorgerebbe quando due psichismi individuali vengono « a contatto » tramite il « canale fornito dallo psichismo collettivo ». È molto importante la scoperta fatta (circa 40 anni or sono) quasi contemporaneamente dallo psicologo ungherese Istvan Hollòs e dallo psicoanalista italiano Senzadio, i quali, indipendentemente l'uno dall'altro, segnalarono la presenza di fenomeni telepatici occorrenti durante le sedute psicoanalitiche. Scrive il Servadio a proposito di quella scoperta: « Cominciavo a notare che in certe sedute analitiche accadeva ad alcuni pazienti di rivelare, in modo apparentemente paranormale (telepatico) , contenuti che avevano attinenza sia con i loro problemi inconsci, sia con situazioni particolari della mia stessa vita psichica. Non sapevo, allora, che un mio eminente collega, il dottor Hollòs, di Budapest, stava lavorando nella stessa direzione. ...Il lavoro di Hollòs apparve nel 1933 nella rivista Imago (I. Hollòs: « Fenomeni telepatici nella psicopatologia quotidiana »}, mentre io stavo preparando una relazione su Psicoanalìsi e telepatia che tenni al Congresso internazionale di psicoanalisi di Lucerna nel 1934, e che pubblicai poi anch'io, l'anno dopo, nella rivista Imago (E. Servadio: « Psicoanalisi e telepatia »), rendendo a Hollòs il riconoscimento che di fatto gli spettava » (SIM: «Nuovi problemi di Merapsichica » II, Roma, 1952). La conclusione dei lavori dei due famosi psicologi è che: « ...nel rapporto analitico vengono talvolta realizzate le condizioni di optimum per la percezione extrasensoriale (telepatica) , da parte del soggetto in analisi, di processi psichici... che si svolgono nell'analista. Queste ed altre osservazioni sul complesso problema della telepatia e della sua funzione nei rapporti analitici, sono state (poi) riprese e sviluppate da altri psicoanalisti, fra cui: Eisenbud, Fodor, Ehrenwald, ecc. » (Emilio Servadio: « La percezione extrasensoriale », SIM: « Nuovi problemi di Metapsichica » I, Roma 1950). L'intervento della telepatia nella situazione analitica si manifesta, il pili delle volte, sotto forma di sogno (sogno paragnostico o telepatico): « un sogno che indica come il paziente abbia talvolta una conoscenza cosi precisa della vita personale dell'analista, che sarebbe inconcepibile senza la mediazione dell'esperienza extrasensoriale » (E.S.P. Tauber).Il Dr. Salvatore Guarino, a cui si deve altresì una ipotesi « fisiologica e biochimica » della telepatia, è propenso ad ammettere che la telepatia (o almeno, « una forma di telepatia » abbia luogo attraverso processi (« radiazioni nervose ») legati alle molecole cerebrali. (Vedasi: Salvatore Guarino: « La scoperta delle radiazioni nervose », Istituto Editoriale del Mezzogiorno, Napoli 1973). Si è accertato che un segnale telepatico, raggiungendo l'organismo del percepiente (cioè del soggetto verso il quale si rivolge il segnale telepatico), possa provocare in esso un qualche fatto psico-fisiologico non sempre chiaramente sensibile per la coscienza dell'interessato, ma registrabile con apparecchi elettrofisiologici. In tal caso sarebbero eliminati gli errori e le distorsioni che dipendono dall'attività cosciente del soggetto e che quasi tutti gli sperimentatori hanno riscontrato nelle comunicazioni telepatiche; perciò i risultati sono aderenti alla facoltà di ESP (poteri extra sensoriali). ??La Chiaroveggenza chiamata anche telestesia o metagnomia, è una presunta forma di percezione extrasensoriale in cui la persona acquisirebbe conoscenze di eventi lontani o di luoghi o oggetti non visibili normalmente attraverso mezzi principalmente visuali. Andrebbe distinta dalla divinazione poiché in quest'ultima le conoscenze provengono da una fonte soprannaturale come una divinità, mentre nella chiaroveggenza provengono direttamente dalle capacità del sensitivo; tuttavia questa distinzione non è sempre rispettata nella letteratura, che parla di chiaroveggenza anche per medium i quali riceverebbero le loro informazioni da un ente spirituale. In Occidente, uno dei primi chiaroveggenti ad acquisire grande notorietà fu, nel XVIII secolo, il mistico svedese Emmanuel Swedenborg, che suscitò perfino l'attenzione di Kant, nell'opera I sogni di un visionario spiegati coi sogni della metafisica (1766). La chiaroveggenza era anche uno dei fenomeni attribuiti ai pazienti di Franz Mesmer. Durante l'epoca d'oro dello spiritismo, a cavallo tra XIX e XX secolo, numerosi medium affermavano di poter praticare la chiaroveggenza, che è stata studiata scientificamente dalla Society for Psychical Research a partire dal 1882.Essa è una facoltà latente, che sarà posseduta da ogni essere umano durante il corso della sua evoluzione spirituale. Acquisendo tale vista spirituale, è possibile indagare per sé stessi argomenti quali lo stato dello Spirito umano prima della nascita, dopo la morte, e la vita nei mondi invisibili. Anche se ognuno di noi possiede questa facoltà innata, è richiesto uno sforzo costante per svilupparla in modo positivo, e ciò sembra essere una grande difficoltà. Se fosse possibile comprarla, molta gente pagherebbe un prezzo molto alto per averla. Solo pochi, comunque sembrano desiderosi di vivere la vita necessaria per destarla. Tale risveglio avviene solo con lo sforzo paziente e costante. Esso non può essere acquistato: non esistono strade facili che portino al suo raggiungimento. Ci sono due tipi di chiaroveggenza: Quella positiva o volontaria, con la quale l'individuo è capace di indagare e vedere nei mondi nascosti con la piena padronanza di sé stesso e di ciò che sta facendo. Questo tipo di chiaroveggenza viene sviluppata attraverso una vita pura ed utile, e l'individuo deve essere coscientemente allenato al suo uso, in modo che essa possa essere completamente utilizzata per il servizio all'umanità. La chiaroveggenza negativa o involontaria si riscontra invece quando la vista dei mondi interiori si presenta ad un individuo indipendentemente dalla sua volontà; egli vede ciò che gli è dato di vedere e non può in nessun caso controllarne il fenomeno. Questo tipo di chiaroveggenza è pericolosa perché lascia l'individuo indifeso di fronte alla possibilità di possesso da parte di entità disincarnate, con la possibilità che la sua vita, in questo mondo e nel prossimo, sia per lui letteralmente non sotto il suo controllo. Nel cervello umano ci sono due piccoli organi chiamati corpo ipofisario e ghiandola pineale. La scienza medica conosce poco al riguardo e chiama la ghiandola pineale "il terzo occhio atrofizzato" , sebbene né quest'ultima né il corpo ipofisario si stiano atrofizzando. Ciò dà molto da pensare agli scienziati, poiché la Natura non lascia nulla di superfluo. In tutto il corpo noi troviamo degli organi che si stanno atrofizzando o sviluppando. Il corpo ipofisario e la ghiandola pineale appartengono però ad un'altra classe di organi che, attualmente, non stanno né evolvendosi né degradandosi, ma sono addormentati. In passato, quando l'uomo era in contatto con i Mondi Superiori, questi organi erano il mezzo che egli usava per contattarli, e lo saranno ancora in un prossimo futuro. Essi erano in connessione con il sistema nervoso simpatico o involontario. Nei tempi primitivi (durante il Periodo della Luna, l'ultima parte dell'Epoca dei Lemuroidi e la prima epoca di Atlantide) l'uomo vedeva i mondi interiori; le visioni si presentavano abbastanza indipendentemente dalla sua volontà. Ì centri sensori del suo corpo del desiderio giravano vorticosamente in senso antiorario (seguendo negativamente il moto della Terra, che gira sui suoi assi in quella direzione) così come i centri sensori dei "medium" di oggi. Nella maggior parte della gente questi centri sensori sono inattivi, ma un giusto sviluppo li porterà a muoversi in senso orario. E questa la difficoltà nello sviluppo della chiaroveggenza positiva. Lo sviluppo della chiaroveggenza negativa, quella dei medium, è molto più semplice, perché essa è puramente una rinascita della funzione di riflesso, simile a quella di uno specchio, posseduta dall'uomo in passato, con la quale i Mondi Interni erano involontariamente riflessi in lui. Tale funzione fu in seguito serbata con l'accoppiamento tra consanguinei. Con i medium di oggi questo potere è divenuto intermittente, il che rende chiaro il fatto che essi possono talvolta vedere ed altre volte non vedere. Nel chiaroveggente volontario, appositamente preparato, le correnti nel corpo del desiderio si muovono in senso orario, brillando di notevole splendore, superando di molto la brillante luminosità del corpo del desiderio ordinario. I centri sensori nel corpo del desiderio, attorno al quale queste correnti turbinano, forniscono al chiaroveggente volontario i mezzi di percezione delle cose nel Mondo del Desiderio che egli vede e indaga a volontà. La persona, i cui centri si muovono in senso antiorario è come uno specchio che riflette solamente ciò che passa di fronte ad esso. Un tale individuo è incapace di raggiungere dei risultati concreti. Questa è una delle fondamentali differenze tra un medium ed un chiaroveggente propriamente preparato. Per i più è impossibile distinguerli, esiste però una prova infallibile che può essere applicata da qualsiasi persona: nessun veggente genuinamente sviluppatosi eserciterà mai per denaro o per un qualsiasi equivalente compenso, e tantomeno lo farà per soddisfare la sua curiosità, ma solo per il bene dell'umanità. ??Chiarudienza Significa “udire chiaramente“. Ma udire in particolare situazioni: e cioè voci che paiano sorgere più da uno spazio interno al veggente che da uno estremo. Spessissimo le “ voci “ annunciano il destino, eroi e altri personaggi fuori della norma; più modestamente tutti o quasi possiamo avere avuto l’impressione che, nel corso di una notte insonne , qualcuno abbia bisbigliato nel buio il nostro nome. Il veggente torinese Giorgio Puntiglio , riferiva di riuscire a registrare voci di defunti per mezzo di un registratore voci dei defunti per mezzo di un registratore, compresa quella di un suo creditore. ??Precognizione. Tra i fenomeni di percezione extrasensoriale, la precognizione è senz'altro il più affascinante perché, oltre a porre il problema di come possa essere conosciuta qualche cosa che non si presenta ai nostri sensi, pone l'altro, ancora più grave, di come possa essere conosciuto ciò che in quel preciso momento non esiste ancora e che quindi sembra costituire, rispetto all'atto conoscitivo, una causa che segue l'effetto invece di precederlo.Esempi di attendibile Precognizione sono quelli in cui il soggetto “vede” mentalmente, ha una visione, oppure sogna con un certo anticipo un terremoto in un preciso luogo dove da decenni o secoli non accade, oppure un incidente aereo e marittimo con tutti i minimi dettagli di luogo e modalità. Celebri nel tempo sono rimaste le premonizioni relative, novanta anni fa, al naufragio del Titanic, mentre tra le più recenti spiccano alcune segnalazioni di fenomeni precognitivi riguardo agli eventi delle Torri Gemelle di New York.Essendo in tale prospettiva il futuro totalmente predeterminato, la precognizione sembra escludere il libero arbitrio, la libera volontà; proprio per questo diversi studiosi hanno tentato fortemente di negarla, cercando comunque spiegazioni in altri fenomeni paranormali. Le teorie più comuni, anche se non del tutto soddisfacenti rispetto al fenomeno trattato, parlano di soggetti che agirebbero con suggestioni telepatiche e psicocinetiche, oppure in possesso di una percezione chiaroveggente di tutte le energie causali in gioco, quindi in grado di risalire a certe visioni totali e parziali di eventi futuri. Tra i momenti storici importanti legati al problema, gli antichi oracoli greci e romani, le celebri profezie di Nostradamus, ancora dibattute dagli esperti del settore, alcune premonizioni che sembrano scaturire chiaramente in opere letterarie (Jules Verne, autore ottocentesco di romanzi d’avventura a carattere fantascientifico, ad esempio, sembra profetizzare l’allunaggio e altro). Un altro importante argomento collegato rimane quello delle numerose pratiche per fini divinatori, da sempre evidenti in tutti i contesti socio-culturali, denominate “mantiche”, avvalentesi di particolari tecniche e dell’osservazione di determinati eventi oppure oggetti. ??La Retrocognizione è la capacità che permetterebbe di rivedere eventi passati (vicini o lontani), intesi come immagini di un tempo remoto non appartenenti al patrimonio di memoria individuale bensì a quello collettivo. Secondo alcune teorie riguardo a questo argomento, le capacità retrocognitive deriverebbero dalla capacità di alcuni soggetti di attingere, per l'appunto, a un serbatoio di memoria universale, collegandosi attraverso canali di trasmissione sconosciuti. Per i fautori della teoria della memoria universale, il soggetto retrocognitivo (comunemente indicato come paragnosta), riuscirebbe ad avere accesso all'inconscio collettivo, una sorta di serbatoio cosmico contenente appunto la memoria universale, o spontaneamente oppure mediante un "oggetto psicometrico" usato come induttore. Nella letteratura pseudoscientifica, sono descritti anche casi in cui è l'intero ambiente a fungere da oggetto induttore. Presente a livello inconscio, la retrocognizione è attivabile anche mediante tecniche di regressione ipnotica. In ogni caso di retrocognizione, la fonte di informazione di eventi passati andrebbe controllata. Se ciò accade, ossia se vi è possibilità di controllo e verifica, può essere che la "fonte" esista ancora, nel tempo e nello spazio: in tal caso, potrebbe essere verosimile che il sensitivo l'abbia captata o da un’altra mente o da un ambiente o da un oggetto. ??Psicocinesi. Secondo una classificazione universalmente accettata, i fenomeni paranormali si suddividono in psi-cognitivi e psi-cinetici (psicocinetici o PK). Questi ultimi si dividono a loro volta in due gruppi principali: la macro-PK e la micro-PK (psicocinesi macroscopica e psicocinesi microscopica) . Nel suo insieme, la psicocinesi è la supposta capacità della mente di agire in qualche modo sulla materia o su processi di vario genere (ad esempio sollevare o spostare un oggetto, influenzare a distanza un processo fisico, chimico o biologico, etc.). Essa è probabilmente vecchia quanto il mondo o meglio, quanto l'uomo. Infatti è noto che l'uomo primitivo ha sempre cercato di modificare il corso degli eventi ricorrendo a persone particolari che erano in grado di manipolare le forze occulte mediante riti o formule magiche. Parliamo dei maghi, degli stregoni, degli sciamani, dei medium. Ancora oggi la figura del mago non è affatto scomparsa e sembra incarnare ancora il desiderio dell'umanità di potere trascendere i propri limiti esistenziali. Nella nostra civiltà lo stregone primitivo ha assunto nuove sembianze ed una di queste è il medium delle sedute spiritiche. ??Macro-PK Come tutti sanno i medium sono solitamente suddivisi in medium ad effetti fisici e in medium ad effetti psichici, anche se spesso uno stesso medium può dar luogo ad entrambi i tipi di effetti. I fenomeni fisici dei medium rientrano nella macro-PK, di cui si è accennato all'inizio. In quel che dirò parlerò di sedute medianiche e di sedute spiritiche senza fare eccessiva distinzione tra le due, anche se delle differenze sostanziali esistono. Quel che ci interessa è che in entrambi i tipi di sedute possono manifestarsi più o meno gli stessi fenomeni fisici. Essendo tutta la problematica della medianità e dello spiritismo ancora sub-iudice, ne parlerò senza garantire però che tutti i fenomeni fisici di una seduta siano effettivamente reali e scontati. ??In una classica seduta spiritica il medium, per potere esercitare i propri compiti, deve entrare in un particolare ed ancora poco definito stato di coscienza detto trance e del quale più o meno tutti avete sentito parlare. Quali sono i fenomeni di tipo fisico che un medium può produrre nel corso di una seduta? Il repertorio è molto vasto e per forza di cose mi dovrò limitare ai principali. Il primo fenomeno che mi viene in mente è la levitazione che consiste nel sollevamento in aria, senza l'intervento diretto di nessuno dei presenti, sia del tavolino della seduta, sia di altri oggetti e, infine, si sente dire o si legge dello stesso medium. Altri portentosi fenomeni riportati nel corso di queste sedute sono gli apporti e gli asporti, ossia la comparsa di oggetti di varia natura nella stanza della seduta provenienti da altri luoghi o, viceversa, la scomparsa di oggetti presenti nella stanza che vengono poi ritrovati altrove. Se ad esempio vengono ritrovati in una stanza adiacente, occorre pensare che abbiano attraversato la parete di separazione smaterializzandosi e rimaterializzandosi . ??Micro-PK: Helmuth Schmidt. Negli anni '60 uno scienziato americano, Helmuth Schmidt, fece questo ragionamento: se gli esperimenti di Rhine con i dadi avevano dato molte dimostrazioni dell'esistenza di un'azione della mente sulla materia, allora questo fenomeno doveva funzionare ancor meglio sostituendo i dadi con qualcosa di meno materiale come le particelle atomiche, di peso e di dimensioni infinitamente più piccole rispetto ai dadi, o deboli flussi di energia elettrica. Schmidt costruì dapprima un'apparecchiatura collegata ad un contatore Geiger che misurava il decadimento radioattivo di una sostanza radioattiva. Il soggetto che si sottoponeva all'esperimento doveva cercare di variare il processo di emissione delle particelle radioattive, in più o in meno, il quale processo è quanto di più casuale ed imprevedibile si possa immaginare anche se statisticamente ha un comportamento perfettamente costante. Poi costruì dei generatori elettronici di numeri casuali sui quali i sensitivi dovevano applicare le loro facoltà psicocinetiche. In altre parole, delle sequenze di numeri assolutamente casuali prodotte dall'apparecchiatur a elettronica dovevano essere influenzate in modo predeterminato. Ad esempio, se le sequenze di numeri erano costituite da una serie lunghissima di 0 e 1 mescolati casualmente tra loro, ma con tanti 0 quanti erano gli 1, sotto l'influenza dei soggetti ci si aspettava che dovessero essere più numerosi, ad esempio, gli 1 degli 0. Il tutto era visualizzato da nove lampadine disposte in cerchio che si accendevano in senso orario se prevalevano gli 1, in senso antiorario se prevalevano invece gli 0. Questa macchina fu chiamata flipper elettronico. Naturalmente, in mancanza di un'azione psicocinetica, le lampadine si accendevano oscillando attorno ad un punto di equilibrio dato che gli 1 e gli 0 erano numericamente uguali. È chiaro che, tanto più si riescono ad accendere le lampadine distanti dal punto di equilibrio, tanto maggiore è l'energia psicocinetica utilizzata. Ed i risultati degli esperimenti fatti con queste apparecchiature furono quasi costantemente positivi e furono confermati anche da altri noti ricercatori. ??Psicocinesi di gruppo. Si intende con psicocinesi di gruppo la situazione per cui certi fenomeni fisici avvengono in assenza di un medium riconosciuto, per cui è lecito supporre che tra i presenti si formi una sorta di fusione o sommatoria delle singole capacità paranormali. Con questa premessa torniamo un attimo alle sedute medianiche e consideriamo una ingegnosa e fruttuosa iniziativa da parte di un gruppo di ricerca canadese. Questa iniziativa meriterebbe di essere ripetuta da altri ricercatori. Questo gruppo, nel 1972, ebbe l'idea di creare dal nulla un fantasma che si manifestasse nelle sedute con il tavolino. A tal fine fu inventato di sana pianta una storia che riguardava un aristocratico inglese del 18° secolo di nome Philip. Furono fissate la storia e le vicende più importanti della sua vita, entrambe inventate da uno del gruppo. La storia di Philip fu studiata e riproposta più volte perché ognuno del gruppo la conoscesse alla perfezione e ne avesse una certa familiarità. Qualcuno si recò in Inghilterra a visitare i luoghi "abitati" da Philip. Alla fine quasi tutti credevano, in un certo modo, nell'esistenza effettiva di Philip. Ed ogni volta che parlavano di Philip uscivano nuovi particolari della sua vita. ??Dopo questa fase preparatoria passarono alla sperimentazione vera e propria. Furono organizzate delle sedute nelle quali si invitava lo spirito di Philip ad intervenire. Ma non successe quasi nulla. Uno dei partecipanti venne a sapere che alcuni studiosi inglesi (Batcheldor, Brookes-Smith e Hunt) avevano adottato una metodica particolare che aveva permesso loro di produrre notevolissimi effetti psicocinetici durante le sedute con il tavolino. Le levitazioni erano all'ordine del giorno. La loro tecnica era di affrontare le sedute senza eccessiva concentrazione e serietà, anzi in rilassamento, magari cantando, raccontandosi barzellette, con sollecitazioni affettuose al tavolo di obbedire ai comandi. Seguendo queste istruzioni non tardò molto che Philip si manifestasse. Il tavolino si mosse, si spostò trascinandosi per la stanza, rispose alle domande conformemente alla personalità di Philip e persino levitò. Si udirono anche numerosi raps. Quando chiedevano sue notizie, Philip raccontava, né più né meno ciò che loro si aspettavano, quello cioè che avevano inventato in precedenza. Philip sembrò sviluppare un po' per volta una sua personalità: dimostrava gusti, preferenze e insofferenze sia per certe cose che per certi membri del gruppo. Una volta uno gli chiese scherzando di mettersi a riposare, magari a gambe in su. Subito il tavolo diede un sobbalzo e si rivoltò con le gambe all'aria, e così rimase. La creazione di uno spirito fittizio, cioè senza alcuna corrispondenza con un personaggio veramente esistito, ha una duplice importanza. Da un lato facilita l'emergenza dei fenomeni psicocinetici in quanto, mancando un medium ufficiale, vengono a cadere certi blocchi psicologici che emergono quando questi fenomeni stanno per essere prodotti. In altre parole, anche se Philip era inventato, le sedute si svolgevano con lo sforzo di ognuno di crederlo come veramente esistente. In questo modo nessuno dei partecipanti sentiva il peso della responsabilità di aver provocato questi fenomeni perché la responsabilità veniva attribuita tutta a Philip. Un altro punto di interesse di queste sedute con Philip è quello che riguarda l'origine di certi fenomeni che caratterizzano le sedute spiritiche. Essendo Philip un personaggio mai esistito, è lecito supporre che i fenomeni straordinari che eventualmente si manifestano in una seduta siano dovuti ai partecipanti anziché a spiriti di un altro mondo. Su quest'ultimo punto molti non saranno certamente d'accordo, ma è una possibilità che forse potrà essere confermata con altre prove più mirate e più approfondite. ??PK su sistemi biologici. Sono stati fatti esperimenti con esito positivo con il sensitivo Matthiew Manning per cercare di modificare l'emolisi dei globuli rossi sottoposti a shock osmotico. Altri esperimenti, spesso coronati da successo, sono stati effettuati su enzimi, su lieviti, funghi e batteri, su semi di piante e su cellule in coltura. Un'altra domanda che si sono posti gli sperimentatori è se è possibile agire su un intero organismo vivente (uomo, animale o pianta) ed anche se è possibile agire selettivamente su cellule malate all'interno di un organismo. Ad esempio, si è cercato di accelerare il processo di guarigione su lesioni cutanee provocate nei gatti o su tumori in vari animali. Un campo d'indagine affine è lo studio dei guaritori. Per quel che si è potuto verificare, sembra non esista nessuna energia particolare o fluido che possa spiegare l'azione terapeutica dei guaritori. Le uniche alternative sono quelle che spiegano i fatti con la PK o con interpretazioni del tutto normali (suggestione, effetto placebo, guarigioni spontanee, errori diagnostici precedenti, la psico-neuro- immuno-endocrino logia, etc.). ??La Visualizzazione Creativa permette di creare e ottenere cose che sembrano impossibili solo e semplicemente visualizzando ciò che si desidera. Ovviamente anche qui ci vuole tanta fiducia e tanto esercizio su un protocollo ben prestabilito grazie al quale la visualizzazione diventa realtà. La precisione dell’obiettivo e la scelta di ciò che si vuole sono fondamentali senza confondere i veri desideri con quelle che sono solo vaghe aspirazioni o sogni a occhi aperti. ??Esperienze Extracorporee OBE o Proiezione Astrale. In circostanze del tutto simili a quelle viste per le paralisi notturne, chi sperimenta un OBE si sente letteralmente separarsi dal proprio corpo fisico ed è libero di volteggiare per la sua stanza da letto e, spesso, riesce a vedere il suo corpo dormiente dall'alto di essa. Tutto questo avviene sempre in uno stato di mente lucida dando origine a sensazioni uniche di libertà e coinvolgimento portando molte persone a pensare che non possa che trattarsi di un’esperienza reale. Da questi presupposti potete ben immaginare la miriade di congetture sul significato e la causa di queste esperienze: l'anima si separa dal corpo ed è libera di fluttuare nello spazio non più schiava della corporalità. Altre persone dichiarano di poter fisicamente volare e, durante questi OBE, volteggiano per la casa e il giardino tranquillamente; la maggior parte delle testimonianze, tutte molto interessanti, ci parla appunto di esperienze di volo, estasi o stati mistici.La proiezione astrale OBE è una pratica onirica assoggettata alla volontà. Apro questa pagina con alcune affermazioni di un conosciutissimo Lama tibetano: «Nelle ore in cui siamo desti sulla terra, il nostro io è limitato al corpo fisico e, a meno che non si sia particolarmente addestrati, non è possibile separare le due entità. Quando dormiamo, è soltanto l'organismo ad avere bisogno di riposo; il nostro "doppio" si libera e di solito si reca spontaneamente nella "dimensione dello spirito"» affermando ancora «La morte non esiste. Come ci si spoglia dei propri abiti al termine della giornata, così l'anima si spoglia del corpo quando quest'ultimo dorme. Come gli abiti vengono gettati via quando sono troppo logori, così l'anima rinuncia al corpo quando quest'ultimo è consumato e lacero, La morte è nascita. Morire è nascere su un altro piano dell'esistenza. Lo spirito dell'uomo è eterno. Il corpo è solo la veste temporanea che avvolge lo spirito e che viene prescelta a seconda del compito cui si è destinati sulla terra».A quanto sembra l'io ed il corpo fisico mantengono il contatto fra loro per mezzo di un canale energetico chiamato, a causa delle sue sfumature auriche di colore visibili, "corda d'argento". Questo "canale di vita" sarebbe capace di estensione illimitata e, similmente al cordone ombelicale del neonato, terrebbe in vita il corpo fisico. A detta di molti al momento della morte questo 'collegamento' si interromperebbe e, mentre il corpo fisico muore, la cosiddetta "anima" proseguirebbe nella dimensione che gli è propria: quella spirituale.Spessiss imo durante il sonno senza che ne siamo consapevoli il nostro io si libererebbe vagando in una dimensione che si differenzia da quella normalmente percepita dai sensi fisici soltanto a causa di una diversa frequenza delle vibrazioni. Questa caratteristica a mio avviso è assai verosimile poiché il nostro corpo fisico potrebbe essere tranquillamente paragonato a un sintonizzatore radio. La differenza sostanziale fra i due sintonizzatori sarebbe nell'antenna che nel nostro caso è rappresentata dai limitatissimi sensi che utilizziamo per "sintonizzarci" con la materia circostante, sensi che circoscrivono il nostro veicolo fisico arginandolo in una ristretta gamma di percezioni. Il nostro apparato fisico, in effetti, è un sintonizzatore perfettamente tarato su precise e determinate frequenze (tatto, udito, vista, gusto, ecc.) che ci rendono idonei per specifiche funzioni e ci pongono in grado di percepire — di sintonizzarci appunto — nella gamma compresa nel limite dei sensi (suoni, luce, colori, sapori, solidità, vibrazione, temperatura, ecc).Tuttavia l'universo non termina lì dove i sensi giungono, ciò che "captiamo" è solo l'infinitesima parte di un "tutto" smisuratamente più definito.Il nostro "corpo astrale", a differenza di quello fisico grossolano, è molto più sottile ed è in grado di agire su una gamma di frequenze diversa e più ampia. Questa importante e fondamentale caratteristica instilla nel nostro "veicolo alleggerito" peculiarità che lo rendono meno goffo e lo metteno perciò in grado di percepire altri "piani dimensionali" , di estremo interesse per chi abbia una certa predisposizione all'investigazione. Va precisato che anche il corpo astrale agisce tramite dei sensi, tuttavia questi sensi si differenziano notevolmente da quelli fisici e questo è il primo motivo per cui i piani dimensionali entro cui vaga il nostro "doppio astrale" non possono essere percepiti dai corrispettivi sensi fisici, troppo "rustici" per assolvere questo compito.In quasi tutti i paesi dell'estremo oriente la proiezione astrale volontaria (OBE.) è conosciuta da numerosi secoli, da qualche decennio si può comunque osservare un discreto interesse anche nella cultura occidentale. Chiunque sia disposto a dar prova d'una certa pazienza può consentirsi questa utilissima e piacevole arte. Il *vero* viaggio astrale cosciente è quello completamente dominato dalla nostra volontà; nella maggior parte dei casi viene eseguito addormentando il corpo e restando in pieno stato di veglia. La buona riuscita di tale affascinante pratica, richiede, soprattutto nei primi stadi, la massima serenità possibile e un luogo in cui stare in solitudine." L'esperienza di proiettare la propria coscienza oltre i limiti fisici del corpo per avventurarsi in un viaggio ultraterreno ci permette non solo di espandere la coscienza stessa, ma anche di verificare l'esistenza dell'anima, di riscoprire le incarnazioni vissute in precedenza conferendo nuove dimensioni più spirituali alla quotidianità, migliorando la percezione di sé e degli altri, giungendo così all'essenza di noi stessi e dell'intero universo. Il viaggio extracorporeo è un processo che nell'intimo tutti noi vorremmo sperimentare, e forse lo abbiamo anche fatto inconsciamente. Quello che ci serve è una guida che ci prenda per mano e ci conduca passo dopo passo all'unione totale e completa con la coscienza stessa dell'universo… verso inesplorati piani dimensionali. Le differenze fra i piani dimensionali sono numerose fra queste c'è senz'altro il tempo che nella "dimensione astrale" non sembra misurabile — a ben pensarci sogni apparentemente lunghi e complessi si svolgono nell'arco di pochi secondi — e per questo le ultime scoperte in campo fisico e astronomico (relatività, dilatazione temporale, antimateria, annichilazione fisica, gradiente del tempo legato al divario termodinamico accumulato dall'Universo, Teoria di Einstein-Rose) offrono finalmente validissime spiegazioni.

Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

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