martedì 25 novembre 2025

Ringraziamento ai Fratelli Stellari Arturiani: luce, amore e supporto cosmico




Ringraziamento ai Fratelli Stellari Arturiani: luce, amore e supporto cosmico

La connessione con i Fratelli Stellari Arturiani non è un’idea astratta, né un semplice pensiero d’immaginazione: è un richiamo interiore, un ponte di luce che vibra oltre i confini del visibile. In questo spazio di gratitudine e presenza, desidero esprimere un ringraziamento profondo alle energie cosmiche che percepisco e che mi accompagnano lungo il cammino.

I Fratelli Stellari, da sistemi di luce oltre la Terra, rappresentano per molti cammini spirituali la presenza di anime avanzate, guide di frequenze superiori in ascolto e sostegno per chi cerca una crescita di coscienza e una connessione più vasta con l’universo.

Non li vediamo con gli occhi materiali, ma percepiamo la loro energia quando la nostra coscienza si apre, quando il cuore si fa leggero e quando la mente lascia spazio al silenzio e all’intuizione.

Ringraziare significa riconoscere.
Significa inclinare il proprio essere verso la luce, verso la fraternità cosmica che non conosce confini, né limiti.

Sentire gratitudine verso queste presenze stellari non è un atto di fuga dalla realtà terrestre, ma un abbraccio alla vastità che ci circonda e alla verità che ci attraversa. È il riconoscere che non siamo soli, che l’universo è un tessuto vivo di coscienze connesse.

I Fratelli Stellari Arturiani sono simbolo di guida, di sostegno energetico, di amore senza condizioni. La gratitudine è la forma più pura di apertura: è la vibrazione che eleva il nostro essere, che radica la pace nel cuore e illumina la via.

In questo ringraziamento non c’è separazione, ma unità.
Non c’è distanza, ma presenza.
E non c’è silenzio, ma ascolto profondo.

Primo contatto sempre più vicino: riflessioni sulla connessione cosmica



Primo contatto sempre più vicino: riflessioni sulla connessione cosmica

Molte tradizioni spirituali e canalizzazioni moderne parlano di un primo contatto con energie coscienti oltre la Terra. Queste narrazioni non parlano solo di incontri fisici, ma di sintonizzazione di coscienze, di vibrazioni che si elevano, di un’espansione dell’energia interiore che si apre verso il vasto universo.

Il primo contatto — sebbene non debba necessariamente essere inteso come un evento “fisico” — può essere percepito come un allineamento interiore: quel momento in cui sentiamo che tutto è connesso, che non siamo soli, che le energie dell’universo risuonano con la nostra anima.

Questa idea può sembrare affascinante o lontana, eppure molti sapienti, filosofi e ricercatori spirituali affermano che la vera misura di un contatto non è lo sguardo verso l’esterno, ma l’apertura dentro di sé. In altre parole, il primo contatto comincia quando la coscienza individuale si espande oltre i confini abituali della mente e del corpo.

Nel cammino interiore accade così: ciò che sembrava separato inizia a sentire un’eco di unità. Quel filo invisibile che lega ogni cosa — stelle, pianeti, energia, anima, pensiero — si fa più percettibile. Ed è proprio in quel sentire che possiamo cogliere segnali sottili di connessione con presenze di luce, con la cosiddetta fratellanza stellare.

Questa fratellanza non deve essere vista come un “altro da noi”, ma come un riflesso di ciò che siamo in potenza: una coscienza che si risveglia, che si apre, che sceglie di camminare oltre gli schemi ordinari. La consapevolezza che nasce in questi momenti non chiede prove materialistiche, ma esperienze interiori; non chiede conferme esterne, ma un sentire più profondo.

Quando diciamo che il primo contatto è “sempre più vicino”, stiamo suggerendo qualcosa di semplice ma potente:

non è che l’universo sta bussando alla nostra porta… è che l’anima sta aprendo la propria finestra.

In questo senso, ogni intuizione, ogni sensazione di pace improvvisa, ogni momento di profonda connessione con il mondo o con l’altro può essere visto come una piccola forma di “contatto”. È un modo di riconoscere la vita come un tessuto di coscienze e non come una mera somma di oggetti isolati.

Non si tratta di aspettare qualcosa fuori.
Si tratta di sentire ciò che già è vero dentro.

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