Visualizzazione post con etichetta crescita interiore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crescita interiore. Mostra tutti i post

domenica 10 agosto 2025

Risveglio spirituale: 7 segnali che indicano che la tua anima sta cambiando

 




Risveglio spirituale: 7 segnali che indicano che la tua anima sta cambiando

Ci sono momenti in cui il mondo intorno a noi sembra scivolare via, e ciò che prima dava sicurezza ora appare lontano, quasi estraneo. È l’inizio di un passaggio interiore profondo: il risveglio spirituale.
Non è un evento improvviso, ma un processo che si dispiega lentamente, come l’alba che rischiara l’orizzonte.
Ecco sette segnali che possono indicare che la tua anima sta vivendo questa trasformazione.


1. Senti un bisogno irresistibile di autenticità

Improvvisamente, le maschere cadono. Non tolleri più rapporti o situazioni in cui devi fingere. Vuoi essere te stesso, in ogni contesto, anche se questo significa andare controcorrente.
Questo bisogno nasce perché l’anima non accetta più compromessi con ciò che non è verità.


2. Le tue priorità cambiano

Quello che un tempo sembrava importante – il successo esteriore, il possesso di beni materiali – ora perde forza. Ti accorgi che la vera ricchezza è pace interiore, tempo di qualità, connessioni autentiche.
Non è disinteresse per il mondo, ma un cambio di prospettiva: cerchi il senso, non solo il risultato.


3. Ti senti più sensibile alle energie

Avverti le emozioni altrui, percepisci ambienti “pesanti” o “luminosi” senza sapere perché. Questa sensibilità può essere un dono, ma richiede attenzione: imparare a proteggere la propria energia diventa essenziale.


4. La solitudine diventa nutrimento

Non cerchi più la compagnia a tutti i costi. La solitudine smette di essere un vuoto da riempire e diventa un tempio silenzioso dove ascoltare la tua voce interiore.
È nel silenzio che il cuore si espande e l’anima parla.


5. Ti poni domande profonde

“Chi sono veramente?” “Qual è il mio scopo?” Queste domande emergono spontanee, e non ti accontenti di risposte superficiali.
Il risveglio spirituale non dà risposte immediate, ma apre un dialogo costante con il mistero.


6. Ti senti attratto da conoscenze antiche

Filosofie, simboli, testi sacri: è come se una parte di te li conoscesse già. Il risveglio spesso riattiva memorie interiori, semi di saggezza piantati in vite passate o ereditati dal collettivo.


7. Il tuo rapporto con la natura cambia

Il canto di un uccello, il vento tra gli alberi, il cielo stellato: tutto ti parla. Ti accorgi che non sei separato dal creato, ma parte di un tessuto vivo e sacro.


Come vivere questo cambiamento

Il risveglio spirituale può essere luminoso, ma anche destabilizzante.
Per attraversarlo:

  • Coltiva la pazienza: è un processo, non una gara.

  • Pratica il silenzio e la meditazione.

  • Circondati di persone che rispettano il tuo percorso.

  • Ascolta il corpo e la sua saggezza.

Ricorda: ogni anima si risveglia a modo suo, nei tempi che le sono propri. Non forzare, non temere. Lascia che il fiume scorra verso la sua foce.

E tu?
Hai riconosciuto qualcuno di questi segnali nella tua vita?
Scrivilo nei commenti: condividere la tua esperienza può essere la luce che guida qualcun altro.

martedì 5 marzo 2024

Amore incondizionato: cos’è, come riconoscerlo e come viverlo nella quotidianità

L’amore incondizionato è un concetto che attraversa religioni, tradizioni spirituali e vie interiori. Ma cos’è esattamente? È qualcosa che si impara a sentire dentro, non solo da dire. In questo articolo esploriamo il significato profondo dell’amore che non chiede nulla in cambio, come sentirlo dentro di sé e come praticarlo nella vita quotidiana.


Amore incondizionato: cos’è, come riconoscerlo e come viverlo nella quotidianità

Molti parlano di amore incondizionato come di un ideale difficile da raggiungere. In realtà, non è un concetto astratto, né una parola poetica: è una frequenza, una vibrazione dell’essere che si manifesta quando l’attenzione si sposta da “cosa ottengo io” verso “come posso essere presenza”.

L’amore incondizionato non è un sentimento fragile, né un’abnegazione passiva. È una coscienza attiva, una scelta di libertà interiore che non si attacca alla paura, né alla gratificazione esterna.

Cos’è davvero l’amore incondizionato

L’amore incondizionato non dipende da:

  • ciò che ricevi

  • ciò che ottieni

  • approvazione o riconoscimento

  • corrispondenza di sentimenti

L’amore incondizionato è presenza prima di tutto.

È la capacità di guardare un altro essere umano — o anche te stesso — con assenza di giudizio, con apertura e con comprensione. Non si basa sulla logica, ma sul sentire profondo.

Come riconoscere l’amore incondizionato

Ci sono segni sottili che indicano questa qualità:

  • Accoglienza senza aspettative
    Non chiedi nulla in cambio, ma offri comprensione e ascolto.

  • Compassione reale, non pietismo
    Non giudichi la sofferenza altrui, ma la incontri con rispetto.

  • Capacità di perdonare e lasciar andare
    Perdonare non significa dimenticare, ma liberare il cuore dal peso del passato.

  • Empatia profonda
    Senti l’altro senza perdere te stesso.

Queste non sono “abilità” rare: sono espressioni della coscienza che si apre.

L’amore incondizionato e la consapevolezza

Chi segue un cammino spirituale sa che l’evoluzione non è uscire da se stessi, ma entrare sempre più profondamente dentro di sé con onestà.

L’amore incondizionato comincia con te.

Quando ti guardi con gentilezza, quando accogli ciò che senti con presenza, quando abbracci le tue imperfezioni…
allora il cuore impara una lingua nuova:
quella dell’accoglienza assoluta.

È per questo che molti maestri spirituali dicono che l’amore incondizionato non è un dono da dare agli altri, ma una casa in cui abitare prima di tutto tu.

Amore incondizionato nella vita quotidiana

Non serve essere santi o perfetti per praticarlo. Puoi cominciare qui e ora:

  • ascolta senza interrompere

  • rispondi con sincerità, non con ansia

  • abbraccia il tuo errore con rispetto

  • lascia andare ciò che non ti serve

Ogni piccolo atto di presenza è un segno di amore vero.

 Una riflessione finale

L’amore incondizionato non è una meta lontana.
Non è qualcosa che si conquista solo dopo anni di meditazione o studi profondi.
Esiste nell’istante in cui scegli di sentire con il cuore, anziché reagire con la paura.

In quell’istante, l’amore non è più qualcosa da cercare:
è ciò che sei davvero.

martedì 26 dicembre 2017

Amore e Anima: Il Legame Spirituale che Unisce Due Essenze




L’amore non è soltanto un’emozione: è una forza spirituale che connette le anime oltre il tempo, lo spazio e la materia. Comprendere il legame tra amore e anima significa avvicinarsi alla vera essenza dell’esistenza.
Sull’amore terreno o fisico sappiamo, o crediamo di sapere, quasi tutto. Ci vogliono due corpi biologici viventi, due “anime” che li incarnano, due esseri, quindi, che provano attrazione reciproca, basata principalmente sulla bellezza fisica (armonia di forme anatomiche del corpo e del viso) e spirituale (sentimenti, gusti comuni, ecc.), o almeno ciò che così appare agli interessati secondo una visione e un “sentire” sostanzialmente soggettivi.
Ma quando i corpi biologici non ci saranno più, cosa accadrà mai in questo campo? La nostra esperienza formatasi sia per “visione” diretta (“viaggi” nell’aldilà) sia tramite dialoghi con trapassati (comunicazioni con Entità), ci dà alcuni lumi sull’argomento e molte concordanze, tali da considerare questo argomento degno di essere meglio conosciuto.
L’amore nell’aldilà, come nell’aldiquà, sembra essere essenzialmente comunicazione e identificazione, in una parola: fusione.
Citerò qualche caso interessante della nostra sperimentazione per arrivare, poi, a indicare l’amore come possibile manifestazione di una forza naturale, che regolerebbe l’evoluzione biologica e spirituale.
Da un incontro con una Entità famigliare trapassata:
“Il suo amore penetrava nel mio essere come un calore diffuso, mentre un sentimento di perfetta fiducia mi riempiva lo spirito. Nello stesso istante, osservavo la mia aura penetrare nella sua, trasmettendomi la sensazione di confondermi con lei… In nessuna altra esperienza ha avuto una sensazione così vivida, provato un amore così potente, sentire in me una calma e una serenità così profonda…”.
Se desiderate essere veramente uniti, eternamente, con la persona amata, dovete vibrare in armonia con lei su ogni piano e in ogni genere di attività. Quanto più intima sarà la comunione di pensieri e di desideri, tanto più difficile sarà la separazione.
Dopo la morte, il lato terreno del nostro essere viene abbandonato, ma l’amore si esprime in modo molto più completo e gioioso, diventando una sensazione di rara bellezza: una perfetta armonia fra i due esseri che si amano. Dato che le barriere del corpo fisico sono sparite, l’anima che ama un’altra anima può unirsi a questa in completa unicità. L’unione sessuale quale la conosciamo nel mondo terreno non è che una sbiadita imitazione, una degenerazione di ciò che si prova durante l’esperienza di “trance” (o, se preferite, di sdoppiamento o di separazione dello spirito dal corpo). Nell’unione che avviene nella dimensione spirituale, i corpi eterici si fondono non a livello di solo alcune zone specifiche, ma completamente, atomo per atomo, vibrazione per vibrazione.
Dopo la morte, il lato terreno del nostro essere viene abbandonato, ma l’amore si esprime in modo molto più completo e gioioso, diventando una sensazione di rara bellezza: una perfetta armonia fra i due esseri che si amano. Dato che le barriere del corpo fisico sono sparite, l’anima che ama un’altra anima può unirsi a questa in completa unicità. L’unione sessuale quale la conosciamo nel mondo terreno non è che una sbiadita imitazione, una degenerazione di ciò che si prova durante l’esperienza di “trance” (o, se preferite, di sdoppiamento o di separazione dello spirito dal corpo). Nell’unione che avviene nella dimensione spirituale, i corpi eterici si fondono non a livello di solo alcune zone specifiche, ma completamente, atomo per atomo, vibrazione per vibrazione.
Una signora, presente ad una nostra sperimentazione, dopo aver preso contatto con il marito trapassato, ci confidò: “Ho avuto la netta sensazione che lui fosse accanto a me, unito a me in un amplesso dolcissimo, castissimo, da non potersi descrivere. Un godimento che non toccava minimamente la carne ma unicamente l’anima.” Ne consegue che quando due spiriti di sesso diverso si sentono attratti l’un l’altro e si uniscono armonicamente, non hanno bisogno di organi adeguati per farlo, organi divenuti un anacronismo per loro, alla guisa “dell’appendice” nel corpo umano… Essi sono liberi di “fondersi” uno nell’altra in un unico sentire, allo stesso modo che le particelle di due cristalli producono una saldatura penetrando le une nelle altre. E ciò permane fino a quando le sottilissime vibrazioni dei due spiriti amanti persistono ad essere perfettamente sincronizzate fra di loro (in pratica, per l’eternità). L’estasi celestiale purissima di tali unioni trascende di gran lunga l’estasi fisica dell’amore terreno, così come l’intero corpo umano eccede nelle proporzioni la microscopica frazione destinata alla generazione…
Potrei affermare che il “matrimonio” nei cieli è la fusione di due spiriti in uno solo. Il “sentire” di uno spirito è costituito da due parti: la conoscenza, intesa anche come capacità di intuire le idee e di aprirsi alla Grazia e alla Verità, e la volontà, intesa non solo come spinta a realizzare il fine ultimo dell’unità, ma anche facoltà di prodursi secondo un proprio libero arbitrio. Quando queste due parti agiscono all’unisono, formano una sola vibrazione che è in grado di riconoscere la vibrazione “gemella”, anch’essa espressione della fusione della conoscenza e della volontà di un altro spirito, e vibrare con essa e in essa in perfetta armonia. Essendo parte dell’individualità, il “sesso” continua, anche se trasfigurato. I due sessi si attraggono attraverso un’intensa sensazione d’amore suscitata da una unione armonica di sentimenti di origine antica. Questi elementi armonizzanti sono come la pietra focaia e la selce, e la scintilla del loro contatto spirituale è passione divina: forza creativa di energia positiva. La nostra esperienza di sperimentatori e di ricercatori dell’energia che dà la vita, lo Spirito, suggerisce che l’amore tra individui di sesso opposto continua nella dimensione ultraterrena e che consiste sempre nella comunicazione e nell’identificazione dell’anima gemella.



Ovviamente, fra l’amore terreno e quello spirituale vi sono delle differenze. Mentre nell’amore terreno le parti corporali coinvolte maggiormente sono quelle destinate alla riproduzione (organi genitali e zone erogene), nell’amore ultraterreno, invece, è coinvolto tutto il “corpo esoterico”, somigliante a quello umano e che sopravvive alla morte insieme alla personalità e alla coscienza. Anziché un semplice contatto fisico, quindi, nell’aldilà si ha una compenetrazione tra due corpi, una loro vibrazione all’unisono, cioè una vibrazione che si esprime sulla stessa lunghezza d’onda.
E ancora. Mentre all’amore fisico è affidato il compito della procreazione, permettendo ad un’anima di incarnarsi per iniziare il suo cammino evolutivo - e il “premio” è l’apice di un momento di felicità, di gioia -, nell’amore ultraterreno la riproduzione non c’è più, e la felicità e la gioia hanno un altro scopo: quello di trasmettere tutt’intorno, tramite l’energia che sprigiona, amore e luce, acceleratori, questi, del sentimento del dono di sé, inteso come “altruismo”, e della volontà, intesa come “evoluzione”. È bene che ci si soffermi a meditare sui tanti perché della vita e della morte, ma può avvenire di meditare per anni e non pervenire ad alcun risultato. Ritengo, allora, che bisogna soprattutto iniziare a…ridere, sì, a ridere alla vita e, quindi, a vedere il lato positivo delle cose, perché ridere è… l’anticamera dell’amore: quel viale principale che conduce al divino. L’amore è il principale mezzo di evoluzione spirituale, il cui scopo è l’unione con Dio: Pura Coscienza, Pura Gioia, Amore Assoluto. Bisogna amare e sentire questo amore affinché la gioia entri nel nostro cuore al punto di divenire noi stessi, consapevolmente, solo amore e gioia: un anticipo, già qui e ora, dell’amore ultraterreno che ci attende.
Ma ritorniamo al nostro tema, facendovi partecipi di un mio momento trascorso nella dimensione dello Spirito. …Più mi avvicinavo a quella luce bianca e dorata, più avevo la sensazione di riconoscerne la natura, come se un vecchissimo ricordo, nascosto nei recessi della mia memoria, si fosse svegliato e stesse invadendo a poco a poco tutta la mia coscienza. Era stupendo perché…era un ricordo d’amore! Possibile? Anche quella “strana” luce sembrava fatta esclusivamente d’amore. L’amore puro: ecco ciò che percepivo in quel momento! Amore puro, amore divino. Al confronto, le manifestazioni dell’amore terreno sembrano gocce, ma il cui scopo ultimo è, come per le singole gocce d’acqua vaganti sulla terra, di ricongiungersi all’oceano, loro origine e destinazione in entrambi i casi.
Poiché tutte le manifestazioni dell’amore sono anche manifestazioni della coscienza - incarnate o non - anche queste sono gocce d’acqua dell’oceano divino, sparse per i mondi della materia, che tendono a ritornare alla loro origine, soprattutto quando, ad un certo livello di evoluzione, esse capiscono questo stato di cose.
Lo stretto rapporto tra amore ed evoluzione che si esplica tramite i vari “corpi”, strumenti dell’amore a tutti i livelli, si può tradurre dicendo che l’essere umano diventa, con il suo “corpo sottile” che risponde alle vibrazioni dei pensieri elevati, sempre più cosciente dei suoi “corpi superiori” nella misura in cui riesce a contenere le vibrazioni inferiori. Progressivamente, allora, le emozioni e i desideri del “cor-po astrale” si trasformano in ardenti aspirazioni verso la purezza spirituale, verso un’unione sempre più intima con l’Assoluto.
Liberatosi da ogni pesantezza della materia, lo Spirito prosegue la sua evoluzione verso l’Assoluto nelle superiori sfere di bellezza e di luce, dove esiste solamente l’amore divino che abbraccia l’infinito e tutto ciò che contiene. Pervenuto alla suprema vibrazione, lo Spirito si identifica con la sua sorgente, divenendo, così, esso stesso Amore e dispensatore d’Amore.
In cielo…per continuare, ognuno, la propria storia d’amore.

giovedì 30 novembre 2017

Sensualità e Risveglio Spirituale: Quando il Corpo Diventa Porta dell’Anima




La sensualità non è solo piacere fisico, ma un potente strumento di risveglio spirituale. Attraverso il corpo, l’energia e la presenza, possiamo riconnetterci alla nostra essenza più profonda e all’anima.
Il sesso è una forza potente della natura.
Come tutte le potenti forze naturali, non ha senso domandarsi se sia positiva o negativa: una domanda del genere è terribilmente antropocentrica. Non ha senso domandarsi se le maree siano benefiche o no; anche se l’uomo, legittimamente, ha sempre cercato di volgere a proprio vantaggio le forze della natura, o almeno di porsi al riparo da esse.
Che poi egli sia andato molto al di là di un tale atteggiamento, ed abbia preteso di assoggettare e dominare la natura da padrone assoluto, questo è un altro discorso; e, ovviamente, egli ne sta ora pagando amaramente il fio.
D’altra parte, è evidente che l’uomo non potrà mai superare del tutto una visione del mondo di tipo antropocentrico; sarebbe domandargli troppo: come potrebbe non sentire e non pensare più da essere umano, se di fatto è tale?
E l’uomo, lo sappiamo, non è SOLTANTO natura; egli è ANCHE natura. Dal momento in cui riflette e si stupisce della propria situazione nel mondo, va oltre la natura e diviene qualche cosa d’altro: una creatura essenzialmente spirituale, conscia di avere dei diritti e dei doveri, verso se stessa oltre che verso gli altri.
Pertanto è lecito chiedersi se, nell’uomo - e non, per esempio, negli animali - la forza sessuale svolga una funzione prevalentemente positiva o negativa, sempre dal punto di vista che a noi qui interessa: vale a dire quello del suo risveglio interiore, della sua evoluzione e del suo perfezionamento spirituali.
Esistono, al riguardo (e semplificando alquanto il discorso) due fondamentali scuole di pensiero: quella ottimista e quella pessimista.
La scuola ottimista, presente in molte culture tradizionali e sciamaniche, nelle civiltà antiche (Grecia compresa), nel Brahmanesimo, nel Taoismo e nella versione tantrica del Buddhismo - ci limitiamo a citare le principali - ritiene che le energie sessuali, non che un impedimento o un ostacolo, siano, o quanto meno siano suscettibili di divenire, un prezioso strumento per facilitare l’illuminazione, per portare l’anima nell’orbita dell’Assoluto e del’Incondizionato, insomma per farla uscire dai suoi ristretti confini ordinari e per liberarla dai grossolani condizionamenti dovuti all’ignoranza e alle passioni disordinate.
La scuola pessimista, più recente, culmina con la pronunciata sessuofobia dell’Ebraismo, di certe frange rigoriste del Cristianesimo primitivo, del Manicheismo in tutte le sue versioni (Catarismo compreso) e in alcune componenti dell’Islamismo. Si direbbe, insomma, una prerogativa delle tre religioni del Libro e del loro ambito culturale, dato che anche Manicheismo e Catarismo possono essere considerati come eresie del Cristianesimo antico e medievale. Invece le sue radici risalgono al mondo greco, e precisamente a quel filone di pensiero che va da Pitagora, all’ultimo Platone, al neoplatonismo (ricordiamo che Plotino appariva ai suoi contemporanei come uno che «si vergognasse di avere un corpo»). Tale scuola vede nel sesso un pericolo o, nel migliore dei casi, una distrazione dal cammino sul sentiero spirituale.
Non bisogna confondere, peraltro, l’atteggiamento di una data cultura nei confronti del sesso in generale, e nei confronti del sesso in rapporto alla realizzazione spirituale.
Ad esempio, le culture del’India antica avevano un atteggiamento molto disinvolto verso la sessualità; ma il saggio in cerca della propria verità interiore si votava ad una vita d; castità, non perché disprezzasse il sesso in quanto tale, ma perché considerava le passioni ad esso collegate come un fattore di ritardo sulla via dell’unione mistica con il divino.
In ogni caso, la nostra presente riflessione non verte sulla sessualità in generale in rapporto al risveglio interiore, ma sulla sensualità e sull’erotismo, che sono elementi complementari, e tuttavia distinti, rispetto ad essa.
La sensualità si può definire come un modo di essere e consiste nella forte sensibilità rispetto agli stimoli sensoriali, specificamente nella sfera sessuale; ma, in senso lato, anche in tutti gli ambiti che coinvolgono le sensazioni del piacere fisico.
Sensuali non si diventa, si nasce; tutt’al più, si scopre in ritardo la propria natura sensuale, dopo averla repressa per una serie di fattori sociali e culturali, oppure a causa di situazioni specifiche di carattere contingente.
L’erotismo, invece, è uno stato dell’essere consistente nell’arte di rappresentare e di saper cogliere gli stimoli della sfera sessuale ad un livello mediato e raffinato, in modo da potenziarli, ma lasciando e rispettando sempre una zona di mistero, in cui la fantasia svolge un ruolo più importante del dato sensoriale in se stesso.
Un modo di essere non si apprende, ma si può apprendere o conquistare uno stato dell’essere: per cui è possibile imparare l’erotismo, o, quanto meno, sviluppare la capacità sia di suscitarlo, che di riceverlo.
Naturalmente esso non ha niente a che fare con la volgare pornografia, che si risolve in una squallida esibizione di corpi nudi ridotti a semplici cose senz’anima.
La pornografia annulla la personalità e degrada, per ciò stesso, quanti vi indulgono, declassandoli da persone a oggetti sostanzialmente anonimi e intercambiabili; mentre sia la sensualità che l’erotismo valorizzano la persona in ciò che essa ha di più personale ed esaltano le sue qualità individuali, caratteristiche ed uniche.
Nella sfera della sensualità e dell’erotismo, ad esempio, un profumo particolare può servire a potenziare il fascino di un essere umano; e, allo stesso tempo, anche il suo odore personale può svolgere una funzione seduttiva, beninteso se esistono le condizioni adatte. Infatti, per fare un semplice esempio, l’odore corporeo e il sudore di uno sconosciuto risultano repulsivi, mentre non lo sono affatto quelli della persona desiderata.
Questo ci riconduce ad un altro aspetto fondamentale della sensualità e dell’erotismo: che non si possono pensare se non nel contesto di un rapporto fortemente personalizzato, fra due individui che si sentono attratti l’uno dall’altro in maniera, appunto, personale: cioè, in quanto siano loro e solamente loro, e non in quanto siano due soggetti qualsiasi, desiderosi di raggiungere un appagamento sessuale, quale che sia.
Per quanto possa sembrare eccitante un rapporto con uno sconosciuto, in quest’ultimo caso non saremmo nell’ambito della sensualità, né dell’erotismo, ma di un istinto sessuale primario e immediato: più o meno brutale, più o meno pornografico, stile «Nove settimane e mezzo» di Adrian Lyne.



È evidente, da quanto abbiamo detto, che la sensualità e l’erotismo coinvolgono la dimensione spirituale delle persone e vanno ben oltre quella puramente fisica. Anche perché essi sono pensabili, e di fatto ciò avviene frequentemente, anche senza che vi sia un appagamento sessuale nella sfera fisica; può esservi, invece, in quella interiore.
Giunti a questo punto, bisogna riconoscere che esiste una parentela, e sia pure lontana, fra la sensualità e l’erotismo da un lato, il misticismo e l’estasi dall’altro; o meglio, certe manifestazioni del misticismo e certe forme di estasi. Non esistono due estasi identiche, neppure per il medesimo soggetto; l’estasi è ogni volta un’esperienza unica e irripetibile, e ciò vale anche per la sua sorella minore, l’estasi sessuale.
È per questo motivo che alcune scuole tantriche vedono nel piacere sessuale una via verso la liberazione interiore, beninteso a certe, precise condizioni: prima fra tutte, la ritenzione del seme maschile, pratica che illustra già di per sé quanto difficile sia una tale via per i non iniziati e come ci si trovi su un terreno decisamente “alto” e non già al livello di una sessualità banalmente concepita come manifestazione puramente fisiologica.
In effetti, se guardiamo a quello che vi è di specifico nell’estasi sessuale, non tardiamo a renderci conto che si tratta di un elemento che essa ha in comune, in grado maggiore o minore, con altre forme di sospensione della coscienza ordinaria e con l’esperienza dell’ineffabile: alle sensazioni di un alpinista che si misura con una difficile parete di roccia, o con quelle di un paracadutista che si lancia nel vuoto; o, ancora, con quelle di un audace navigatore che si spinge su mari sconosciuti, affrontando e vincendo tempeste e bonacce.
Il paragone migliore, però, andrebbe cercato nella sfera dell’arte e della scienza. Quando un musicista compone una musica sublime o quando un matematico riesce a dimostrare un difficile teorema, si realizzano delle condizioni simili a quelle dell’estasi sessuale; benché in quest’ultima la dimensione spirituale scaturisca da una condizione che è anche fisica, mentre, in quelle, tale dimensione è del tutto assente. Inoltre, l’estasi sessuale è brevissima, ma talmente intensa da essere stata paragonata, e a ragione, ad una “piccola morte”; mentre l’estasi dell’artista o dello scienziato è più prolungata e meno bruciante.
Il grido di piacere dell’uomo, e specialmente della donna, che raggiungono l’orgasmo somiglia molto ad un grido di agonia: segno che tale esperienza tocca le corde più profonde dell’essere ed opera un brusco, radicale rovesciamento della dimensione ordinaria di esistenza, nella quale si mantiene sempre un certo grado di autocontrollo (cioè, non ci si lascia mai andare del tutto e quindi non si è mai veramente se stessi, fino in fondo).
Il grido dell’artista («Fermati, sei bello!») e quello dello scienziato («Eureka!»), al confronto, non raggiungono mai tali profondità abissali: sono un grido di nostalgia, oppure di vittoria, che scaturiscono dalla facoltà creativa del soggetto, non dalla totalità del suo essere né, tanto meno, dalle zone sommerse, che sfuggono alla coscienza ordinaria.
Sia chiaro che ci stiamo esprimendo in maniera rozza e approssimata: perché, in realtà, una netta e radicale separazione tra le sensazioni afferenti alla dimensione fisica e alla dimensione spirituale non si dà quasi mai; e ciò anche per coloro i quali (come noi) ritengono che la dimensione fisica non giaccia su un piano analogo e speculare a quella spirituale, ma sia piuttosto il frutto di una illusione esistenziale, di una condizione di “ignoranza” da parte del soggetto.
Ed eccoci arrivati al cuore del discorso.
Che cosa cerca la persona che si pone il problema del proprio risveglio spirituale, ovvero di compiere il salto ad un livello più elevato di consapevolezza?
Se essa cerca una evasione, più o meno estemporanea, dallo stato esistenziale ordinario, una evasione suggerita dalla noia o da una generica insoddisfazione: ebbene, in tal caso quello troverà, e non altro, come il paracadutista che si lancia dall’aereo o, al limite, come il cocainomane che ricorre alla sua dose abituale di droga, per sfuggire alla mediocrità della vita d’ogni giorno.
Se, invece, la persona cerca di realizzare in se stessa un autentico salto evolutivo, allo scopo di acquisire una nuova facoltà di vedere il mondo, con le sue forze e non con l’aiuto di stimolanti artificiali o, comunque, di situazioni estrinseche procurate a bella posta, allora finirà per riuscirci e per varcare la soglia di un mondo nuovo, luminoso e palpitante di energie positive.
Vale, insomma, la vecchia ed elementare regola, secondo cui si finisce per trovare quello che si va cercando, anche se non sempre si è coscienti di ciò e se non sempre, anzi quasi mai, le vie del risveglio spirituale seguono esattamente quelle programmate in anticipo.
Per chi intraprende il cammino del risveglio, l’unica cosa certa è la realtà del camminare; in essa è il segreto della meta: perché la meta non è un luogo diverso da quello di partenza (anzi, in genere è esattamente lo stesso), ma l’atto di ridestare la vista interiore e di sperimentare cose che prima sfuggivano alla coscienza, rinnovando tutto il proprio essere profondo.
È come nascere ad una seconda vita e stupirsi, con gioia, di ogni cosa.
Una profonda, autentica esperienza sessuale può essere una tappa significativa di tale itinerario.
Per l’anima che sta incominciando a ridestarsi, l’essenziale non è quello che essa fa, ma il modo in cui vive gli stati del proprio essere. Come insegnano i maestri Zen, si può avere il “satori” anche mentre si sta spazzando il pavimento della cucina…

Sviluppo spirituale e disturbi: quando il risveglio interiore confonde la mente




Lo sviluppo spirituale dell'uomo è un'avventura lunga e ardua, un viaggio attraverso strani paesi, pieni di meraviglie, ma anche di difficoltà e di pericoli. Esso implica una radicale purificazione e trasmutazione, il risveglio di una serie di facoltà prima inattive, l'elevazione della coscienza a livelli prima non toccati, il suo espandersi lungo una nuova dimensione interna.
 
Non dobbiamo meravigliarci perciò che un cambiamento così grande si svolga attraverso vari stadi critici, non di rado accompagnati da disturbi neuropsichici e anche fisici (psicosomatici).
 
Questi disturbi, mentre possono apparire all'osservazione clinica ordinaria uguali a quelli prodotti da altre cause, in realtà hanno significato e valore del tutto diverso e devono venir curati in modo ben differente.
 
Attualmente poi i disturbi prodotti da cause spirituali vanno divenendo sempre più frequenti, poiché il numero di persone che, consciamente o inconsciamente, sono assillate da esigenze spirituali va divenendo sempre maggiore.
 
Inoltre, a causa della maggiore complessità dell'uomo moderno e particolarmente degli ostacoli creati dalla sua mente critica, lo sviluppo spirituale è divenuto un processo interiore più difficile e complicato.
 
Per questa ragione è opportuno dare uno sguardo generale ai disturbi nervosi e psichici che insorgono nei vari stadi dello sviluppo spirituale, e offrire qualche indicazione riguardo ai modi più adatti ed efficaci per curarli.
 
Nel processo di realizzazione spirituale si possono osservare 5 stadi critici:
 
I. Le crisi che precedono il risveglio spirituale;
 
II. Le crisi prodotte dal risveglio spirituale;
 
III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale;
 
IV. Le fasi del processo di trasmutazione;
 
V. La "notte oscura dell'anima".


I. Crisi che precedono lo sviluppo spirituale 

Per ben comprendere il significato delle singolari esperienze interiori che sogliono precedere il risveglio dell'anima, occorre ricordare alcune caratteristiche psicologiche dell'uomo ordinario. 

Questi, più che vivere, si può dire che si lasci vivere.
 
Egli prende la vita come viene; non si pone il problema del suo significato, del suo valore, dei suoi fini. Se è volgare, si occupa solo di appagare i propri desideri personali: di procurarsi i vari godimenti dei sensi, di diventare ricco, di soddisfare la propria ambizione. Se è d'animo più elevato, subordina le proprie soddisfazioni personali all'adempimento dei doveri familiari e civili che gli sono stati inculcati, senza preoccuparsi di sapere su quali basi si fondino quei doveri, quale sia la loro vera gerarchia, ecc. Egli può anche dichiararsi 'religioso' e credere in Dio, ma la sua religione è esteriore e convenzionale, ed egli si sente 'a posto' quando ha obbedito alle prescrizioni formali della sua chiesa e partecipato ai vari riti.
 
Insomma l'uomo comune crede implicitamente alla realtà assoluta della vita ordinaria ed è attaccato tenacemente ai beni terreni, ai quali attribuisce un valore positivo; egli considera così, in pratica, la vita ordinaria fine a se stessa, e anche se crede a un paradiso futuro, tale sua credenza è del tutto teorica e accademica, come appare dal fatto, spesso confessato con comica ingenuità, che desidera di andarci... il più tardi possibile.
 
Ma può avvenire ‑ e in realtà avviene in alcuni casi ‑ che quest' "uomo ordinario" venga sorpreso e turbato da un improvviso mutamento nella sua vita interiore.
 
Talvolta in seguito a una serie di delusioni; non di rado dopo una forte scossa morale, come la perdita di una persona cara; ma talvolta senza alcuna causa apparente, in mezzo al pieno benessere e favore della fortuna (come avvenne a Tolstoj) insorge una vaga inquietudine, un senso di insoddisfazione, di mancanza; ma non la mancanza di qualcosa di concreto, bensì di alcunché di vago, di sfuggente, che egli non sa definire.
 
A poco a poco si aggiunge un senso di irrealtà, di vanità della vita ordinaria: tutti gli interessi personali, che prima tanto occupavano e
preoccupavano, si 'scoloriscono', per così dire, perdendo la loro importanza e il loro valore. Nuovi problemi si affacciano; la persona comincia a chiedersi il senso della vita, il perché di tante cose che prima accettava naturalmente: il perché della sofferenza propria e altrui; la giustificazione di tante disparità di fortuna; l'origine dell'esistenza umana; il suo fine.
 
Qui cominciano le incomprensioni e gli errori: molti, non comprendendo il significato di questi nuovi stati d'animo, li considerano ubbie, fantasie anormali; soffrendone (poiché sono molto penosi), li combattono in ogni modo; temendo di 'perdere la testa', si sforzano di riattaccarsi alla realtà ordinaria che minaccia di sfuggir loro; anzi talvolta, per reazione, vi si gettano con maggior foga, perdutamente, cercando nuove occupazioni, nuovi stimoli, nuove sensazioni. Con questi ed altri mezzi essi riescono talora a soffocare l'inquietudine, ma non possono quasi mai distruggerla completamente: essa continua a covare nel profondo dei loro essere, a minare le basi della loro esistenza ordinaria e può, anche dopo anni, prorompere di nuovo più intensa. Lo stato di agitazione diventa sempre più penoso, il vuoto interiore più intollerabile; la persona si sente annientata: tutto ciò che formava la sua vita le sembra un sogno, sparisce come una larva, mentre la nuova luce non è ancora sorta; anzi generalmente la persona ne ignora perfino l'esistenza o non crede alla possibilità di ottenerla.
 
Spesso a questo tormento generale si aggiunge una crisi morale più definita; la coscienza etica si risveglia e si acuisce, la persona è assalita da un grave senso di colpa, di rimorso per il male commesso, si giudica severamente ed è colta da un profondo scoraggiamento.
 
A questo punto sogliono presentarsi quasi sempre idee e impulsi di suicidio. Alla persona sembra che l'annientamento fisico sia la sola logica conseguenza del crollo e dei dissolvimento interiore.
 
Dobbiamo far notare che questo è solo uno schema generico di tali esperienze e del loro svolgimento. In realtà vi sono numerose differenze individuali: alcuni non giungono allo stadio più acuto; altri vi arrivano quasi a un tratto, senza il graduale passaggio accennato; in alcuni prevalgono la ricerca e i dubbi filosofici; in altri la crisi morale è in prima linea.
 
Queste manifestazioni della crisi spirituale sono simili ad alcuni dei sintomi delle malattie dette nevrastenia e psicastenia. Uno dei caratteri di questa è appunto la 'perdita della funzione del reale', come la chiama Pierre Janet, e un altro è la 'spersonalizzazione'. La somiglianza è accresciuta dal fatto che il travaglio della crisi produce spesso anche dei sintomi fisici, quali esaurimento, tensione nervosa, depressione, insonnia, e svariati disturbi digestivi, circolatori, ecc.
 
 
II. Crisi prodotte dal risveglio spirituale. 

L'aprirsi della comunicazione fra la personalità e l'anima, i fiotti di luce, di gioia e di energia che l'accompagnano, producono spesso una mirabile liberazione. 1 conflitti interni, le sofferenze e i disturbi nervosi e fisici spariscono, spesso con una rapidità sorprendente, confermando così che quei disturbi non erano dovuti a cause materiali, ma erano la diretta conseguenza del travaglio psico‑spirituale. In questi casi il risveglio spirituale costituisce una vera e propria cura.
 
Ma il risveglio non si svolge sempre in modo così semplice ed armonico, bensì può essere a sua volta causa di complicazioni, disturbi e squilibri. Questo avviene in coloro la cui mente non è ben salda, o nei quali le emozioni sono esuberanti e non dominate, oppure il sistema nervoso troppo sensibile e delicato, o ancora quando l'afflusso di energia spirituale è travolgente per la sua subitaneità e violenza.
 
Quando la mente è troppo debole e impreparata a sopportare la luce spirituale, oppure quando vi è tendenza alla presunzione e all'egocentrismo, l'evento interiore può venire male interpretato. Avviene, per così dire, una 'confusione di piani': la distinzione fra assoluto e relativo, fra spirito e personalità non è riconosciuta, e allora la forza spirituale può produrre un'esaltazione, una 'gonfiatura' dell'io personale.
 
Alcuni anni or sono ho avuto occasione di osservare al manicomio di Ancona un caso tipico di questo genere. Uno dei ricoverati, un simpatico vecchietto, affermava tranquillamente ma ostinatamente... di essere Dio. Intorno a questa sua convinzione egli aveva fabbricato una serie delle più fantastiche idee deliranti; di schiere celesti ai suoi comandi, di grandi cose da lui compiute, ecc. Ma, a parte questo, egli era la persona più buona, gentile e premurosa che si possa immaginare, sempre pronta a render servizi ai medici e ai malati. La sua mente era così chiara e attenta e i suoi atti così accurati, che era stato fatto assistente del farmacista, il quale gli affidava le chiavi della farmacia e la preparazione di medicine. Questo non diede mai luogo ad alcun inconveniente, all'infuori della sparizione di un po' di zucchero che egli sottraeva per far con esso cosa gradita ad alcuni dei ricoverati.
 
Dal punto di vista medico ordinario il nostro malato verrebbe considerato come un semplice caso di delirio di grandezza, una forma paranoide; ma in realtà queste non sono che etichette puramente descrittive o di classificazione clinica, e la psichiatria ordinaria nulla sa dirci di certo sulla vera natura e sulle cause di questi disturbi. Mi sembra quindi sia lecito ricercare se non vi possa essere un'interpretazione psicologica più profonda delle idee di quel malato. E' noto come la percezione interiore della realtà dello Spirito e della sua intima compenetrazione con l'anima umana dà a colui che la prova un senso di grandezza e di allargamento interiore, la convinzione di partecipare in qualche modo alla natura divina.
 
Nelle tradizioni religiose e nelle dottrine spirituali d'ogni tempo se ne possono trovare numerose attestazioni e conferme, espresse non di rado in forma assai audace.
 
Nella Bibbia troviamo la frase esplicita e recisa: «Non sapete che siete Dei? " E sant'Agostino dice: "Quando l'anima ama qualcosa, diventa a essa simile; se ama le cose terrene, diventa terrena; ma se ama Dio (si potrebbe chiedere) diventa essa Dio?"
 
L'espressione più estrema della identità di natura fra lo spirito umano nella sua pura e reale essenza e lo Spirito Supremo è contenuta nell'insegnamento centrale della filosofia Vedanta: Tat twam asi (Tu sei Quello) e Aham evam param Brahman (In verità io sono il Supremo Brahman).
 
Comunque si voglia concepire questo rapporto fra lo spirito individuale e quello universale, sia che lo si consideri come un'identità 0 come una somiglianza, una partecipazione, una unione, bisogna riconoscere in modo ben chiaro, e tener sempre presente in teoria e in pratica, la grande differenza che esiste fra lo spirito individuale nella sua natura essenziale ‑ quello che è stato chiamato il 'fondo' o il «centro' o Tapice' dell'anima, l'Io superiore, il Sé reale ‑ e la piccola personalità ordinaria, il piccolo io di cui siamo abitualmente consapevoli
 
Il non riconoscere tale distinzione porta a conseguenze assurde e Pericolose. Questo ci dà la chiave per comprendere lo squilibrio mentale del malato di cui ho fatto cenno, e altre forme meno estreme di autoesaltazione e di autogonfiatura. L'errore funesto di tutti coloro che cadono in preda a tali illusioni è quello di attribuire al proprio io personale non rigenerato le qualità e i poteri dello Spirito. In termini filosofici si tratta di una confusione fra realtà relativa e Realtà assoluta, fra il piano personale e quello metafisico. Da questa interpretazione di certe idee di grandezza si possono trarre anche utili norme curative. Essa ci mostra come il cercare di dimostrare al malato che egli ha torto, che le sue idee sono dei tutto assurde o il deriderle, non serve a nulla; anzi non fa che inasprirlo. Invece è opportuno riconoscere con lui l'elemento di vero che c'è nelle sue affermazioni e poi cercar pazientemente di fargli comprendere la distinzione suaccennata.
 
In altri casi l'improvvisa illuminazione interna prodotta dal risveglio dell'anima determina invece un'esaltazione emotiva, che si esprime in modo clamoroso e disordinato: con grida, pianto, canti e agitazioni motorie varie.
 
Coloro poi che sono di tipo attivo, dinamico, combattivo, possono venir spinti dall'eccitazione del risveglio ad assumere la parte del profeta o del riformatore, formando movimenti e sette caratterizzati da un eccessivo fanatismo e proselitismo.
 
In certe anime nobili, ma troppo rigide ed eccessive, la rivelazione dell'elemento trascendente e divino del proprio spirito suscita un'esigenza di adeguazione completa e immediata a quella perfezione. Ma in realtà tale adeguazione non può essere semmai che il termine di una lunga e graduale opera di trasformazione e di rigenerazione della personalità; quindi quell'esigenza non può che esser vana e provocare reazioni di depressione e di disperazione autodistruttive.
 
In alcune persone, a ciò predisposte, il 'risveglio' si accompagna con manifestazioni psichiche paranormali di vario genere. Esse hanno visioni, generalmente di esseri elevati o angelici, oppure odono delle voci, o si sentono spinte a scrivere automaticamente. Il valore dei messaggi così ricevuti è assai diverso da caso a caso; perciò occorre che essi vengano sempre esaminati e vagliati obiettivamente, senza prevenzioni, ma anche senza lasciarsi imporre dal modo con cui sono pervenuti, né dalla presunta autorità di chi asserisca esserne l'autore. E' opportuno diffidare soprattutto dei messaggi che contengono ordini precisi e richiedono obbedienza cieca, e di quelli che tendono a esaltare la personalità del ricevente. I veri istruttori spirituali non usano mai tali metodi.
 
Prescindendo poi dall'autenticità e dal valore intrinseco di quei messaggi, sta il fatto che essi sono pericolosi perché possono facilmente turbare, anche in modo grave, l'equilibrio emotivo e mentale.
 
 
III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale. 

Queste reazioni si producono generalmente dopo un certo tempo.
 
Come abbiamo accennato, un risveglio spirituale armonico suscita un senso di gioia, e una illuminazione della mente che fa percepire il significato e lo scopo della vita, scaccia molti dubbi, offre la soluzione di molti problemi e dà un senso di sicurezza interiore. A questo si accompagna un vivido senso dell'unità, della bellezza, della santità della vita, e dall'anima risvegliata s'effonde un'onda di amore verso le altre anime e tutte le creature.
 
Invero non vi è nulla di più lieto e confortante dei contatto con uno di questi 'risvegliati' che si trovi in un tal 'stato di grazia'. La sua personalità di prima, coi suoi angoli acuti e coi suoi elementi sgradevoli, sembra sparita e una nuova persona, simpatica e piena di simpatia, sorride a noi e al mondo intero, tutta desiderosa di dar piacere, di rendersi utile, di condividere con gli altri le sue nuove ricchezze spirituali di cui non sa contenere in sé la sovrabbondanza.
 
Questo stato gioioso dura più o meno a lungo, ma è destinato a cessare. La personalità ordinaria, coi suoi elementi inferiori, era stata solo temporaneamente sopraffatta e addormentata, non uccisa o trasformata. Inoltre l'afflusso di luce e di amore spirituale è ritmico e ciclico come tutto quanto avviene nell'universo; esso quindi prima o poi diminuisce o cessa: il flusso è seguito dal riflusso.
 
Questa esperienza interna è penosissima, e in alcuni casi produce reazioni violente e seri disturbi. Le tendenze inferiori si risvegliano e si riaffermano con forza rinnovata; tutti gli scogli, i detriti, i rifiuti, che erano stati ricoperti dall'alta marea, ricompaiono di nuovo.
 
La persona, la cui coscienza morale si è fatta, in seguito al risveglio, più raffinata ed esigente, la cui sete di perfezione è divenuta più intensa, si giudica con maggior severità, si condanna con maggior rigore e può credere, erroneamente, di esser caduta più in basso di prima. A ciò può essere indotta anche dal fatto che talvolta certe tendenze e impulsi inferiori, che erano rimasti latenti nell'inconscio, vengono risvegliati e stimolati a una violenta opposizione dalle nuove alte aspirazioni spirituali, che sono per essi una sfida e una minaccia.
 
Talvolta la reazione va così oltre, che la persona giunge fino a negare il valore e la realtà della propria recente esperienza interiore. Dubbi e critiche sorgono nella sua mente ed essa è tentata di considerare tutto ciò che è avvenuto come un'illusione, una fantasia, una 'montatura sentimentale'. Essa diviene amara e sarcastica; deride se stessa e gli altri e vorrebbe rinnegare i propri ideali e le proprie aspirazioni spirituali. Eppure, per quanto si sforzi di farlo, essa non può ritornare nello stato di prima: ha avuto la visione e il fascino della sua bellezza resta in lei, non può esser dimenticato. Essa non può più adattarsi a viver soltanto la piccola vita comune; una divina nostalgia la assilla e non le dà requie. Talvolta la reazione assume caratteri nettamente morbosi: insorgono accessi di disperazione e tentazioni di suicidio.
 
La cura di tali reazioni eccessive consiste soprattutto nell'impartire una chiara comprensione della loro natura e nell'indicare qual è il solo modo nel quale si possono superare. Si deve far capire a chi ne soffre che lo 'stato di grazia' non poteva durare per sempre, che la reazione era naturale e inevitabile. È come se egli avesse fatto un volo superbo fin presso alle vette illuminate dal sole, ammirando il vasto paesaggio che si stende fino all'orizzonte; ma ogni volo prima o poi deve finire: si viene riportati alla pianura, e si deve poi ascendere lentamente, passo a passo, il ripido pendio che conduce alla stabile conquista delle cime. Il riconoscimento che questa discesa o 'caduta' è un evento naturale, al quale tutti siamo sottoposti, conforta e solleva il pellegrino e lo incoraggia ad accingersi animosamente all'ascesa.
 
 
IV. Le fasi del processo di trasmutazione. 

L'ascesa di cui abbiamo fatto cenno consiste in realtà nella trasmutazione e rigenerazione della personalità. Un procedimento lungo e complesso, che è composto di fasi di purificazione attiva per rimuovere gli ostacoli all'afflusso e all'azione delle forze spirituali; fasi di sviluppo delle facoltà interiori che erano rimaste latenti o troppo deboli; fasi nelle quali la personalità deve restare ferma e docile, lasciandosi 'lavorare' dallo Spirito e sopportando con coraggio e pazienza le inevitabili sofferenze. L un periodo pieno di cambiamenti, di alternative fra luce e tenebra, fra gioia e dolore.
 
Le energie e l'attenzione di chi vi si trova sono spesso tanto assorbite dal travaglio che gli riesce difficile far fronte alle varie esigenze della sua vita personale.

Perciò chi l'osservi superficialmente e lo giudichi dal punto di vista della normalità e dell'efficienza pratica, trova che è peggiorato e vale meno di prima. Perciò al suo travaglio interiore si aggiungono spesso giudizi incomprensivi e ingiusti da parte di persone di famiglia, di amici e anche di medici, e non gli vengono risparmiate osservazioni pungenti sui 'bei risultati' delle aspirazioni e degli ideali spirituali, che lo rendono debole e inefficiente nella vita pratica. Questi giudizi riescono spesso assai penosi a chi ne è oggetto, che può talvolta venirne turbato e cadere in preda ai dubbi e allo scoraggiamento.
 
Pure questa è una delle prove che devono essere superate. Essa insegna a vincere la sensibilità personale, ad acquistare indipendenza di giudizio e fermezza di condotta. Perciò tale prova dovrebbe venir accolta senza ribellione, anzi con serenità. D'altra parte se coloro che circondano la persona sottoposta alla prova comprendono il suo stato, possono esserle di grande aiuto ed evitarle molti contrasti e sofferenze non necessarie.
 
In realtà si tratta di un periodo di transizione: un uscire da un vecchio stadio senza aver raggiunto il nuovo. t una condizione simile a quella del verme che sta subendo il processo di trasformazione che lo farà diventare un'alata farfalla: esso deve passare per lo stato di crisalide, che è una condizione di disintegrazione e impotenza.
 
Ma all'uomo in generale non viene elargito il privilegio che ha il verme di svolgere quella trasmutazione protetto e raccolto in un bozzolo.
 
Egli deve, soprattutto oggi, restare al suo posto nella vita e continuare ad assolvere quanto meglio può i propri doveri famigliari, professionali e sociali, come se non stesse avvenendo nulla in lui. L'arduo problema che deve risolvere è simile a quello degli ingegneri inglesi, che dovettero trasformare e ampliare una grande stazione ferroviaria di Londra, senza interrompere il traffico neppur per un'ora.

Non dobbiamo certo meravigliarci se un'opera così complessa e faticosa è talvolta causa di disturbi nervosi e psichici, ad esempio esaurimento nervoso, insonnia, depressione, irritabilità, irrequietezza. E questi disturbi, dato il forte influsso della psiche sul corpo, possono a foro volta facilmente produrre svariati sintomi fisici.

Nel curare tali casi occorre comprenderne la vera causa, e aiutare il malato con una sapiente e opportuna azione psicoterapica, poiché le cure fisiche e medicamentose possono aiutare ad attenuare i sintomi e i disturbi fisici, ma evidentemente non possono agire sulle cause psico-spirituali del male.
 
Talvolta i disturbi sono prodotti o aggravati dagli eccessivi sforzi personali che fa l'aspirante alla vita spirituale per forzare il proprio sviluppo interno, sforzi che producono una repressione anziché la trasformazione degli elementi inferiori, e una estrema intensificazione della lotta, con una corrispondente eccessiva tensione nervosa e psichica. Questi aspiranti troppo impetuosi devono rendersi conto che la parte essenziale dei lavoro di rigenerazione è fatta dallo spirito e dalle sue energie, e che quando essi hanno cercato di attirare quelle energie col loro fervore, le loro meditazioni, il loro retto atteggiamento interno, quando hanno cercato di eliminare tutto quello che può ostacolare l'azione dello spirito, devono attendere con pazienza e con fede che quell'azione si svolga spontaneamente nella loro anima.
 
Una difficoltà diversa in un certo senso opposta, deve essere superata nei periodi nei quali l'afflusso di forza spirituale è ampio e abbondante. Quella forza preziosa può venir facilmente sperperata in effervescenza emotiva e in attività febbrili ed eccessive. In altri casi invece essa è tenuta troppo a freno, non viene sufficientemente tradotta in vita e utilizzata, di modo che si accumula sempre più e con la sua forte tensione può produrre disturbi e logorii interiori, come una corrente elettrica troppo forte può fondere le valvole e anche produrre dei corti circuiti.
 
Occorre quindi apprendere a regolare opportunamente e saggiamente il flusso delle energie spirituali, evitandone la dispersione, ma usandole attivamente in nobili e feconde opere interne ed esterne.

 
V. La 'notte oscura dell'anima'. 

Quando il processo di trasformazione psico-spirituale raggiunge il suo stadio finale e decisivo, esso produce talvolta un'intensa sofferenza e un'oscurità interiore che è stata chiamata dai mistici cristiani 'notte oscura dell'anima' 1 suoi caratteri la fanno rassomigliare molto alla malattia chiamata 'psicosi depressiva' o melanconia. Tali caratteri sono: uno stato emotivo d'intensa depressione, che può giungere fino alla disperazione; un senso acuto della propria indegnità; una forte tendenza all'autocritica e all'autocondanna, che in alcuni casi giunge fino alla convinzione di esser perduti o dannati; un senso penoso di impotenza mentale; l'indebolimento della volontà e dell'auto-dominio; un disgusto e una grande difficoltà ad agire.

Alcuni di questi sintomi possono presentarsi in forma meno intensa anche negli stadi precedenti, ma allora non si tratta della vera 'notte oscura dell'anìma'.

Questa strana e terribile esperienza non è, malgrado le apparenze, uno stato patologico; essa ha cause spirituali e un grande valore spirituale (Vedi san Giovanni della Croce, La notte oscura dell'anima e E. Underhill. .Mysticism - New York, 1961).
 
A questa, che è stata anche chiamata la 'crocefissione mistica' o morte mistica', segue la gloriosa resurrezione spirituale che pone fine a ogni sofferenza e a ogni disturbo, dei quali è sovrabbondante compenso, e che costituisce la pienezza della salute spirituale.

Il tema da noi scelto ci ha obbligati a occuparci quasi esclusivamente dei lati più penosi e anormali dello sviluppo interiore, ma non vorremmo certo dar l'impressione che coloro che seguono la via dell'ascesa spirituale siano colpiti da disturbi nervosi più facilmente degli uomini ordinari. L opportuno perciò mettere bene in chiaro i punti seguenti:
 
1) In molti casi lo sviluppo spirituale si svolge in un modo più graduale e armonico di quello che è stato descritto, di guisa che le difficoltà vengono superate e i diversi stadi passati senza reazioni nervose e fisiche.
 
2) 1 disturbi nervosi e mentali degli uomini e delle donne 'ordinari' sono spesso più gravi, più difficili a sopportare e a curare di quelli prodotti da cause spirituali. 1 disturbi degli uomini ordinari sono spesso prodotti da conflitti violenti fra le passioni, o fra gli impulsi inconsci e la personalità cosciente; o dalla ribellione contro condizioni o contro persone che sono in contrasto coi loro desideri e le loro esigenze egoistiche. Noti di rado è più difficile curarli, perché gli aspetti superiori sono troppo deboli. e vi è poco a cui fare appello per indurli a fare i sacrifici necessari e a sottomettersi alla disciplina occorrente per produrre gli assestamenti l'armonia che possono render loro la salute.
 
3) Le sofferenze e i disturbi di coloro che percorrono la via spirituale, per quanto possano talora essere gravi, sono in realtà solo reazioni temporanee e per così dire le scorie di un processo organico di crescita e di rigenerazione interna. Perciò essi spariscono spesso spontaneamente quando la crisi che li aveva prodotti si risolve, o cedono più facilmente a una cura adatta.
 
4) Le sofferenze prodotte dalle basse maree e dai riflussi dell'onda spirituale sono ampiamente compensate dalle fasi di afflusso e di elevazione, e dalla fede nel grande scopo e nell'alta mèta dell'avventura interiore.

Questa visione di gloria costituisce un , ispirazione potente, un conforto infallibile, una sorgente inesauribile di forza e di coraggio. Noi dovremmo quindi rievocare tale visione nel modo più vivido e il più spesso possibile, e uno dei più grandi benefici che possiamo arrecare a chi è tormentato da crisi e conflitti spirituali è di fare altrettanto.

Cerchiamo di immaginare vividamente la gloria e la beatitudine dell'anima vittoriosa e liberata che partecipa coscientemente alla saggezza, alla potenza, all'amore della Vita Divina. Immaginiamo con visione ancor più larga la gloria del Regno di Dio realizzato sulla terra, la visione di una umanità redenta, dell'intera creazione rigenerata e manifestante con gioia le perfezioni di Dio.

Sono visioni di tal genere che hanno reso capaci i grandi mistici e santi di sopportare sorridendo i loro tormenti interiori e il loro martirio fisico, che hanno fatto dire a san Francesco: "Tanto è il bene che m'aspetto che ogni pena mi è diletto!".

Ma ora dobbiamo scendere da queste altezze e ritornare un istante nella valle ove le anime sono in travaglio.

Considerando la questione dal punto di vista più strettamente medico e psicologico, occorre rendersi ben conto che ‑ come abbiamo accennato ‑ mentre i disturbi che accompagnano le varie crisi dello sviluppo spirituale appaiono a un primo esame molto simili, e talvolta identici, a quelli dei malati ordinari in realtà le loro cause e il loro significato sono molto differenti, anzi in un certo senso opposti; quindi la cura deve essere corrispondentemente diversa. I sintomi neuro‑psichici dei malati ordinari hanno generalmente un carattere regressivo.

Quei malati non sono stati capaci di compiere i necessari assestamenti interni ed esterni che fari parte del normale sviluppo della personalità. Per esempio, essi non sono riusciti a liberarsi dall'attaccamento emotivo ai genitori e restano quindi in uno stato di dipendenza infantile da essi o da chi, anche simbolicamente, li sostituisce.

Talvolta invece la loro incapacità o cattiva volontà a far fronte alle esigenze e alle difficoltà della normale vita familiare e sociale fari sì che essi, anche senza rendersene conto, cerchino rifugio in una malattia che li sottragga a quegli obblighi. In altri casi si tratta di un trauma emotivo: per esempio una delusione o una perdita che essi non sanno accettare e a cui reagiscono con una malattia.

In tutti questi casi si tratta di un conflitto fra la personalità cosciente e gli elementi inferiori che spesso operano nell'inconscio. con la parziale vittoria di questi ultimi.

Invece i mali prodotti dal travaglio dello sviluppo spirituale hanno un carattere nettamente progressivo. Essi dipendono dallo sforzo. di crescere, da una spinta verso l'alto; essi sono il risultato di conflitti e squilibri temporanei fra la personalità cosciente e le energie spirituali che irrompono dall'alto.

Da tutto ciò risulta evidente che la cura per i due tipi di malattie deve essere molto diversa.

Per il primo gruppo il compito terapeutico consiste nell'aiutare il inalato a raggiungere il livello dell'uomo 'normale', eliminando le repressioni e le inibizioni, le paure e gli attaccamenti, aiutandolo a passare dal suo eccessivo egocentrismo, dalle sue false valutazioni, dalle sue concezioni deformate della realtà a una visione oggettiva e razionale della vita, all'accettazione dei suoi doveri e obblighi e a un giusto apprezzamento dei diritti degli altri. Gli elementi non ben sviluppati, non coordinati e contrastanti, devono venir armonizzati e integrati in una psico-sintesi personale.

Per i malati del secondo gruppo il compito curativo è invece quello di produrre un assestamento armonico, favorendo l'assimilazione e l'integrazione delle nuove energie spirituali con gli elementi normali preesistenti, cioè di compiere una psico-sintesi trans‑personale intorno a un più alto centro interno.

E' chiaro quindi che la cura adatta per i malati del primo gruppo è insufficiente, anzi può essere anche dannosa, per un malato del secondo. Le sue difficoltà aumentano, anziché diminuire, se egli è nelle mani di un medico che non comprenda il suo travaglio, che ignori o neghi le possibilità dello sviluppo spirituale. Tale medico può svalutare o deridere le aspirazioni spirituali del malato, considerandole come vane fantasie o interpretandole in modo materialistico. Così il malato può venir da lui indotto a ritener di far bene cercando di indurire il guscio della propria personalità e rifiutandosi di dare ascolto agli insistenti appelli della sua anima. Ma questo può solo aggravare il suo stato, render più aspra la lotta, ritardare la soluzione.
 
Invece un medico che percorra egli pure la via spirituale, o che almeno abbia una chiara comprensione e un giusto apprezzamento della realtà e delle conquiste spirituali, può essere di grande aiuto a un malato di quel genere.
 
Se, come spesso è il caso, questi è ancora allo stadio dell'insoddisfazione, dell'irrequietezza e delle inconsce aspirazioni; se egli ha perduto ogni interesse per la vita ordinaria ma non ha ancora avuto un lume della Realtà Superiore; se egli cerca sollievo in direzioni sbagliate ed erra per vicoli ciechi, allora la rivelazione della vera causa del suo male e un aiuto efficace a trovare la vera soluzione possono facilitare e accelerare molto il risveglio dell'anima, che costituisce di per se stesso la parte principale della cura.
 
Quando una persona si trova al secondo stadio, quello nel quale si bea nella luce dello spirito e fa gioiosi voli verso le altezze supercoscienti, si può farle molto bene spiegandole la vera natura e funzione di quelle sue esperienze, preavvisandola che esse sono necessariamente temporanee e descrivendole le ulteriori vicissitudini del pellegrinaggio. Così quella persona è preparata quando sopraggiunge la reazione, e le viene in tal modo risparmiata quella parte non piccola di sofferenza, prodotta dalla sorpresa della 'caduta' e dai dubbi e dagli scoraggiamenti che ne conseguono.
 
Quando un tal preavviso non è stato dato e la cura viene iniziata durante la reazione depressiva, il malato può essere molto sollevato e aiutato dall'assicurazione, avvalorata da esempi, che si tratta di uno stato temporaneo dal quale uscirà sicuramente.
 
Nel quarto stadio, quello degli 'incidenti dell'ascesa', che è il più lungo e multiforme, l'opera di chi aiuta e corrispondentemente più complessa. I suoi aspetti principali sono:
 
1) Chiarire a colui che soffre il significato di quanto sta avvenendo in lui e indicargli il giusto atteggiamento da prendere;
 
2) Insegnargli come si può dominare le tendenze inferiori senza però reprimerle nell'inconscio;
 
3) Insegnargli, ed aiutarlo, a trasmutare e sublimare le proprie energie psichiche;
 
4) Aiutarlo a sostenere e far buon uso delle energie spirituali che affluiscono nella sua coscienza;
 
5) Guidarlo, e cooperare con lui, nel lavoro di ricostruzione della sua personalità, di psico-sintesi.
 
Nello stadio della 'notte oscura dell'anima' è assai difficile prestare aiuto, perché chi vi si trova è avvolto in una nube così densa, è tanto immerso nella sua sofferenza che la luce dello spirito non giunge alla sua coscienza. L'unico modo di dare forza e sostegno è il ripetere instancabilmente l'assicurazione che si tratta di una esperienza transitoria e non di uno stato permanente, come tende a credere chi vi si trova ‑ ed è ciò che più gli dà disperazione. t bene inoltre assicurargli con energia che il suo tormento, per quanto terribile, ha un si grande valore spirituale e gli sarà apportatore di tanto bene che dopo arriverà a benedirlo; così egli viene aiutato a sopportarlo e ad accettarlo con calma, rassegnazione e con forte pazienza.
 
Riteniamo opportuno accennare che queste cure psicologiche e spirituali non escludono l'uso sussidiario di mezzi fisici, che possono alleviare i sintomi e concorrere al buon esito della cura. Tali sussidi saranno soprattutto quelli che coadiuvano all'opera sanatrice della natura, come un'alimentazione igienica, esercizi di rilasciamento, contatto con gli elementi naturali, un ritmo adatto delle varie attività fisiche e psichiche.
 
In alcuni casi la cura è resa più complicata dal fatto che vi è nel malato un misto di sintomi progressivi e di sintomi regressivi. Si tratta di casi di sviluppo interiore irregolare e disarmonico. Queste persone possono raggiungere alti livelli spirituali con una parte della loro personalità, ma essere d'altro lato schiave di attaccamenti infantili o sotto il dominio di 'complessi' inconsci. Si potrebbe anzi dire che, con un'analisi accurata, nella maggioranza di coloro che percorrono la via spirituale si trovano ‑ come, si noti, in quasi tutti i così detti 'normali' ‑ dei resti più o meno grandi di limitazioni di quel genere.
 
Resta però il fatto che, nella grande maggioranza dei casi, vi è una netta prevalenza o dei sintomi regressivi o di quelli progressivi.
 
Ma la possibilità che sintomi di entrambi i gruppi si trovino frammisti nello stesso malato deve esser sempre tenuta presente, e occorre che ogni disturbo venga accuratamente studiato e interpretato, per accertarne la vera causa e trovarne quindi la cura adatta.
 
Da tutto quanto abbiamo detto risulta chiaro che per curare in modo efficace e soddisfacente i disturbi nervosi e psichici che accompagnano lo sviluppo spirituale, occorre una duplice serie di conoscenze e di pratica: quella dei medico esperto di malattie nervose e di psicoterapia, e quella dei serio studioso o del pellegrino sulle vie dello Spirito.

Questa duplice competenza si trova attualmente di rado associata; ma dato il rapido crescere dei numero delle persone bisognose di simili cure, tutti coloro che siano in grado di farlo dovrebbero accingersi risolutamente a prepararsi per quell'opera di bene.
 
Tali cure poi sarebbero rese più facili se si potesse anche formare e assistenti opportunamente preparati, sì da saper cooperare intelligentemente.
 
Infine sarebbe molto utile che il pubblico in generale fosse informato dei fatti principali riguardanti le connessioni fra disturbi neuropsichici e crisi interiori, in modo che i familiari possano facilitare il compito dei malato e quello del medico, invece di complicarlo e ostacolarlo con l'ignoranza, i pregiudizi, e anche l'opposizione attiva, come purtroppo avviene assai spesso.
 
Quando questa triplice opera di preparazione sarà stata fatta presso i medici, le infermiere e il pubblico, una grande somma di sofferenze non necessarie verrà eliminata e molti pellegrini potranno raggiungere con meno lungo e meno aspro travaglio l'alta mèta che perseguono: l'unione con la Divina Realtà.


§§§§
 
Roberto Assagioli
Casa editrici Astrolabio


Numeri Doppi vs Numeri a Specchio

  Numeri Doppi vs Numeri a Specchio: Sincronicità o Messaggi di Frequenza? Ti è mai capitato di guardare il telefono o l'orologio e le...