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lunedì 30 dicembre 2024

Invasione aliena? Riflessioni spirituali su paure, simboli e coscienza


La parola “invasione aliena” evoca immagini spettacolari e paure profonde nell’immaginario collettivo. Ma cosa potrebbe significare questa espressione su un piano simbolico o spirituale? Più che un mistero da svelare, potrebbe essere una metafora di ciò che temiamo dentro di noi e dei cambiamenti interiori che la coscienza attraversa quando si apre all’ignoto.


Invasione aliena? Riflessioni spirituali su paure, simboli e coscienza

L’idea di un’invasione aliena ha affascinato l’umanità per decenni. Nei libri, nei film e nei racconti, extraterrestri avanzati scendono sulla Terra per conquiste, salvezze o semplicemente per osservare. Ma oltre alle narrazioni di fantascienza, questa figura simbolica riflette qualcosa dentro di noi: la paura dell’ignoto, l’ansia del cambiamento, il confronto con ciò che è diverso o incomprensibile.

In molte culture, ciò che non si conosce viene spesso proiettato all’esterno sotto forma di “estraneo”. Nel caso dell’invasione aliena, l’estraneo è lo sconosciuto assoluto: un’intelligenza oltre i confini umani. Ma se leggiamo questo simbolo non come un evento esterno da temere, bensì come una metafora della nostra crescita interiore, scopriamo che nessuna invasione accade veramente lì fuori: avviene dentro la nostra coscienza.

Quando un cambiamento profondo entra nella vita — una trasformazione di valore, una perdita, un dubbio che scuote le fondamenta — tutto può sembrare estraneo, come se stesse invadendo il nostro mondo interiore. Questa è la vera invasione: non quella di “alieni” con astronavi, ma quella delle nuove verità, nuove consapevolezze, nuove prospettive che spingono la coscienza a evolvere.

L’ignoto, nella sua forma più profonda, non è fuori: è ciò che non abbiamo ancora esplorato dentro di noi. Quando sentiamo paura, disagio o resistenza verso l’ignoto, stiamo vivendo la stessa dinamica simbolica che le storie di invasione aliena esprimono: lo scontro tra ciò che conosciamo e ciò che dobbiamo ancora comprendere.

Anziché guardare agli “alieni” come nemici, possiamo chiederci:

Quale parte di me è ancora estranea e ignota?
Cosa sto incontrando nella mia coscienza che provo a tenere lontano?

Le vere invasioni che contano non sono quelle di entità esterne, ma quelle delle nostre paure, delle nostre resistenze, delle nostre verità non dette. È lì, dentro, che si gioca la partita più importante.

La spiritualità ci invita a non temere l’ignoto, ma a guardarlo con curiosità e apertura. Lì dove c’è paura, c’è un punto di crescita. E quando impariamo a abbracciare ciò che non capiamo, scopriamo che l’invasione non è un attacco:
è un invito alla trasformazione.

Riflessione sulla vera realtà che ci circonda: coscienza, percezione e presenza

Spesso ci sentiamo immersi in una realtà che sembra data una volta per tutte, fatta di eventi, routine e illusioni. Ma cosa significa davvero “realtà”? In questa riflessione esploriamo come la coscienza, la percezione e la presenza interiore possono trasformare ciò che chiamiamo realtà, non come idea astratta, ma come esperienza viva e presente.



Riflessione sulla vera realtà che ci circonda: coscienza, percezione e presenza

Tendiamo a pensare alla realtà come a qualcosa di stabile, visibile e universale. Ma se guardiamo con occhi consapevoli, scopriamo che la realtà è molto più sottile di quanto sembri. Ciò che percepiamo nasce non solo dai fatti esteriori, ma dal modo in cui la nostra coscienza incontra quei fatti.

La realtà che viviamo non è una “foto fissa”: è un processo dinamico di percezione e significato. Ogni esperienza, ogni pensiero, ogni sensazione crea una trama unica di consapevolezza. Quello che chiamiamo “mondo” è in gran parte una costruzione della nostra mente e del nostro cuore, filtrata da credenze, emozioni, ricordi e paure. Dietro le apparenze, ci sono livelli più profondi di esperienza che richiedono presenza, ascolto e apertura.

La vera realtà che ci circonda non si trova solo negli oggetti o nei fenomeni visibili. È nelle piccole cose che accadono quando smettiamo di reagire automaticamente e cominciamo ad osservare con attenzione:

  • il respiro che entra e esce

  • il silenzio tra un pensiero e l’altro

  • la pace che nasce quando lasciamo andare il giudizio

  • la connessione sottile tra noi e chi ci sta accanto

In molte tradizioni spirituali, la realtà non è una parete da superare, ma un paesaggio da vedere con una luce diversa. La luce che illumina non solo ciò che vediamo, ma soprattutto ciò che sappiamo dentro, senza bisogno di dimostrazioni.

Quando prestiamo attenzione a ciò che è qui e ora, scopriamo che la realtà è più vasta, più profonda e più viva di quanto avremmo mai immaginato. Non è una verità che si conquista con il pensiero razionale, ma una esperienza che si vive con il cuore aperto e la mente attenta.

Puoi guardare un fiore, ma vedere la realtà.
Puoi ascoltare un suono, ma sentire la profondità.
Puoi incontrare una persona, ma riconoscere un’anima.

La vera realtà non è separata da te.
È ciò che emerge quando smetti di cercare fuori
e inizi a sentire dentro.

domenica 9 giugno 2024

Il potere della vibrazione: come energia e coscienza trasformano la realtà

Tutto ciò che esiste vibra: non solo suoni e suoni, ma anche pensieri, emozioni e coscienza. In questo post esploriamo cosa significa davvero il “potere della vibrazione”, come l’energia vibratoria si riflette dentro di noi e nella realtà che ci circonda, e come possiamo utilizzarla consapevolmente nel cammino spirituale.


Il potere della vibrazione: come energia e coscienza trasformano la realtà

Quando parliamo di vibrazioni, non ci riferiamo solo al suono o al movimento fisico: pensieri, emozioni e stati di coscienza sono anch’essi forme di energia in movimento. Anche la materia, come ci dice la fisica moderna, è composta da energia che vibra a diverse frequenze. Questo significa che nulla è statico, tutto è un continuo fluttuare di energia e ritmo.

Nel mondo spirituale, la vibrazione è spesso vista come una qualità dell’essere:

  • vibrazioni alte sono associate a stati di amore, gioia e pace

  • vibrazioni basse sono legate a sensazioni di paura, rabbia e chiusura

Questo non è solo un concetto poetico: molte tradizioni insegnano che ciò che sentiamo dentro si riflette fuori, e che le nostre frequenze interiori influenzano le nostre esperienze e relazioni.

In molte pratiche spirituali si dice che «tutto è energia» e, poiché l’energia vibra con frequenze specifiche, noi stessi siamo vibrazioni consapevoli. Questa idea non è solo metafora ma riflette una visione in cui la coscienza è parte integrante dell’universo energetico.

📍 Vibrazione e realtà
Quando parliamo di «creare la nostra realtà» attraverso pensieri e intenzioni, stiamo dicendo implicitamente che le nostre energie interiori — i nostri modelli di pensiero e le nostre emozioni — influenzano ciò che attiriamo e viviamo. Questo concetto è centrale anche nelle riflessioni contemporanee su come il nostro stato interiore interagisce con il mondo esterno.

📍 Il significato spirituale
In molte tradizioni, la vibrazione è sinonimo di vita e coscienza stessa. Alcuni antichi insegnamenti usano il concetto di “vibrazione” per descrivere come l’universo risponde all’essere, alla presenza e alla qualità del sentire. Anche la scuola filosofica dello Spanda descrive l’universo come pulsazione continua — energia in movimento che pervade tutto ciò che è.

📍 Cosa possiamo trarne per la nostra vita
Scegliere in quali frequenze vivere non significa solo sentirsi bene: significa essere consapevoli di come reagiamo alle esperienze, come interpretiamo gli eventi e come strutturiamo i nostri stati interiori. Scegliere vibrazioni di amore, gratitudine e presenza non elimina le sfide, ma trasforma il modo in cui le viviamo.


12 insegnamenti per la tua evoluzione spirituale: guida pratica alla crescita interiore

L’evoluzione spirituale non è un punto d’arrivo, ma un processo continuo di consapevolezza, presenza e trasformazione. Qui esploriamo 12 insegnamenti fondamentali per chi sente dentro di sé il desiderio di crescere, aprire il cuore e comprendere più a fondo la propria esperienza interiore.



1. Vivi con presenza

La vita accade nel qui e ora. La consapevolezza del momento presente è la porta attraverso cui entriamo in contatto con la nostra verità interiore.

2. Ascolta il tuo respiro

Il respiro è l’ancora verso te stesso. Quando rallenti, la mente si quieta e la coscienza si espande.

3. Sii gentile con te stesso

L’evoluzione non richiede perfezione, ma autocompassione. Scegli di accogliere ogni parte di te con amore.

4. Impara dal silenzio

Nel silenzio profondo non ci sono distrazioni. È lo spazio in cui emergono le risposte che la mente non può dare.

5. Lascia andare ciò che non serve

Ogni attaccamento non nutritivo consuma energia. Scegli la libertà di lasciare andare ciò che ti appesantisce.

6. Coltiva la gratitudine

La gratitudine trasforma ciò che abbiamo in abbondanza. È un modo potente di elevare la vibrazione personale.

7. Osserva senza giudizio

L’osservazione pura di ciò che accade dentro e fuori di te è un atto di presenza. Senza giudizio, la coscienza si apre.

8. Sii responsabile della tua esperienza

La tua energia, i tuoi pensieri, le tue scelte — tutto contribuisce alla tua realtà. Essere responsabili non è colpa, ma poter creativo.

9. Cerca la verità dentro di te

La verità non si trova fuori, ma nel centro più profondo della tua esperienza. Ascoltala nel silenzio.

10. Scegli l’amore invece della paura

L’amore espande, la paura contrae. Quando scegli amore, anche nelle difficoltà, la coscienza si libera.

11. Lascia che ogni esperienza sia maestro

Ogni persona, ogni evento, ogni sfida ha qualcosa da insegnare. Anche il dolore può diventare saggezza.

12. Guarda oltre le apparenze

La realtà è più ampia di ciò che vediamo con gli occhi. La coscienza espansa vede collegamenti, significati, profondità.

Una pratica semplice per ogni giorno

Non serve fare grandi gesti:
puoi cominciare con tre minuti di respiro consapevole al mattino, e un momento di gratitudine alla sera. Questi piccoli atti, ripetuti con costanza, trasformano profondamente la tua esperienza di vita.

Ricorda: evolvere non significa diventare perfetti, ma vivere con più autenticità, presenza e amore.


giovedì 19 ottobre 2023

Risveglio spirituale: i Fratelli di Luce e la loro guida nella coscienza interiore

Nel cammino del risveglio spirituale si parla spesso di “Fratelli di Luce”: presenze sottili, esseri di coscienza e guide interiori che accompagnano l’anima nella sua evoluzione. Ma cosa si intende davvero con questo termine? In questo articolo esploriamo chi sono i Fratelli di Luce, come si percepiscono e quale relazione possono avere con il nostro processo di crescita interiore.


Risveglio spirituale: i Fratelli di Luce e la loro guida nella coscienza interiore

La frase “Fratelli di Luce” è spesso usata in ambiti spirituali e riflessivi per indicare presenze di coscienza elevata che risuonano con la luce, la pace e la consapevolezza. Queste non sono necessariamente figure visibili o entità esterne solide, ma simboli di energia, guida, supporto e direzione interiore nel cammino di risveglio della coscienza.

In molte tradizioni, la luce è simbolo di verità, chiarezza, presenza consapevole e amore. Quando parliamo di “Fratelli di Luce”, stiamo evocando l’idea di esseri o energie che incarnano queste qualità e che, in modi sottili, possono accompagnare chi sente la spinta verso una maggiore coscienza.

Cosa si intende con “Fratelli di Luce”

Non esiste una definizione univoca basata su prove scientifiche, ma in molte esperienze interiori e spirituali si parla di:

  • Presenze energetiche che ispirano consapevolezza

  • Guide interiori che stimolano intuizione e comprensione

  • Energie di pace che aiutano nel processo di trasformazione

  • Qualità di coscienza elevate che risuonano con amore e verità

Queste descrizioni non sono dogmi, ma metafore di percezione interiore che aiutano a dare senso all’esperienza di chi sente dentro di sé una guida o una presenza più grande del proprio ego.

Come si “percepisce” una presenza di luce

Le persone che parlano di Fratelli di Luce o di guide spirituali spesso raccontano esperienze soggettive come:

  • sensazioni di calore o pace interiore improvvisa

  • intuizioni profonde che sembrano non provenire dalla mente logica

  • una sensazione di sostegno invisibile nei momenti difficili

  • una chiarezza interiore che scaccia confusione o paura

Queste esperienze non sono misurabili con strumenti scientifici, ma hanno un significato psicologico e simbolico importante: indicano un cambiamento di livello di coscienza, non l’arrivo di una presenza esterna materiale.

Risveglio spirituale e coscienza di luce

Il risveglio spirituale non è un evento improvviso, ma piuttosto un processo di apertura interiore. La coscienza comincia a vedere oltre le abitudini mentali e le reazioni automatiche, e si allinea a una leggerezza maggiore, a una sapienza del cuore. I “Fratelli di Luce” possono allora essere compresi come simboli di questo stato, piuttosto che come figure separate.

In molte tradizioni filosofiche e spirituali la “luce” rappresenta ciò che illumina la coscienza, cioè:

  • la capacità di vedere se stessi senza giudizio

  • l’abilità di sentire gli altri con empatia

  • l’attitudine a scegliere con presenza invece che reagire con paura

Questo tipo di luce non è fuori: è dentro di noi ed è lì che possiamo riconoscerla con allenamento e presenza.

Una riflessione per l’anima

Potremmo allora interpretare i Fratelli di Luce non come “altre entità” ma come manifestazioni interiori di ciò che siamo diventati mentre evolviamo: qualità di amore, coscienza, chiarezza e compassione che emergono quando smettiamo di identificare noi stessi con l’ego, e cominciamo a identificarci con la coscienza che osserva.

In questo senso:

chi chiamiamo “Fratelli di Luce”
non è qualcosa di separato da noi
ma è ciò che noi stessi stiamo diventando.

Risveglio spirituale: gli animali guida e come riconoscere i loro messaggi


Risveglio spirituale: gli animali guida e come riconoscere i loro messaggi

Nel cammino del risveglio spirituale, molte tradizioni e percorsi interiori parlano di animali guida, animali spirituali, animali alleati o totem. Questi animali non sono soltanto creature della natura, ma simboli profondi che possono apparire nel momento giusto per offrirci intuizioni, messaggi e qualità da sviluppare nella nostra vita.

Un animale guida può manifestarsi in modi diversi:
✔ appare ripetutamente davanti a te in natura
✔ entra nei tuoi sogni o meditazioni
✔ emerge nei momenti di riflessione profonda
✔ ti richiama con sincronicità o sensazioni interiori

La sua presenza non è un caso, ma può essere interpretata come una forma di linguaggio simbolico che parla alla tua coscienza profonda.

Chi sono gli animali guida

Gli animali guida sono visti come messaggeri energetici o simboli archetipici che riflettono qualità interiori, lezioni o doni da portare alla luce nella tua esperienza di vita. Nelle tradizioni sciamaniche e in molte altre culture spirituali, si ritiene che questi animali portino:

  • protezione e sostegno nei momenti difficili

  • intuizione e chiarezza nei passaggi di trasformazione

  • insegnamenti su come affrontare sfide interiori

  • connessione con la natura e l’universo

Non si tratta necessariamente di presenze esterne come “entità” separate, ma di riflessi di qualità della tua coscienza che emergono sotto forma simbolica quando sei pronto a riceverli.

Come gli animali possono apparire

Un animale guida non deve necessariamente manifestarsi come un evento spettacolare. Spesso sembra “casuale”, ma se accade con frequenza o in momenti significativi, può avere un significato più profondo:

  • Una farfalla che appare quando stai attraversando un cambiamento interiore

  • Un’aquila che osservi in cima a una roccia mentre mediti su una scelta importante

  • Un lupo che attraversa il tuo cammino quando stai riscoprendo la tua forza

  • Un gufo che ti osserva di notte quando senti il bisogno di saggezza profonda

Cosa può significare ogni incontro

Ogni animale porta una “lezione” simbolica. Ad esempio:

  • Aquila — visione ampia e prospettiva superiore

  • Farfalla — trasformazione e rinascita

  • Cervo — grazia, intuizione, connessione con il cuore

  • Gufo — saggezza, percezione dell’invisibile

  • Cavallo — libertà, forza e potenza interiore

Questi simboli non sono regole fisse, ma interpretazioni simboliche che servono da guida e riflessione per ciò che stai vivendo dentro.

Come riconoscere i messaggi

Non sempre è facile capire cosa un animale guida “vuole dirti”. Alcuni modi per ascoltare il suo messaggio:

✔ osserva come ti senti quando lo noti
✔ rifletti su cosa sta accadendo nella tua vita in quel periodo
✔ considera quali qualità l’animale rappresenta
✔ medita o scrivi i tuoi pensieri dopo l’incontro

Se sei aperto ad ascoltare, la presenza di questi simboli può aiutarti a comprendere meglio le dinamiche interiori in gioco, offrendo conforto, chiarezza e capacità di scelta.

Una prospettiva interiore

Gli animali guida non sono solo figure esterne: sono specchi di qualità interiori che desiderano emergere in te. Quando un animale appare nella tua esperienza, potresti non ricevere un messaggio letterale, ma piuttosto un invito a esplorare una parte della tua vita con più consapevolezza, amore e presenza.

In questo senso, il risveglio spirituale non avviene “a causa” degli animali guida, ma insieme a loro — come parte di un linguaggio simbolico che invita la tua anima a risvegliarsi e a ricordare la sua profonda connessione con tutta la vita.


lunedì 31 luglio 2023

risveglio spirituale: le fasi dell'anima nel processo della morte

Questo articolo è una riflessione spirituale sul processo della morte. Non sostituisce il supporto medico o psicologico. Se questi temi toccano corde sensibili, è importante non affrontarli da soli.



Risveglio spirituale: le fasi dell’anima nel processo della morte

La morte è uno degli eventi più misteriosi dell’esperienza umana.
Spesso viene vista come una fine, un’interruzione improvvisa, qualcosa da temere o da evitare. Dal punto di vista spirituale, però, la morte può essere osservata come un processo graduale, un passaggio in cui l’anima si separa lentamente dal corpo e dalla realtà materiale.

In questo articolo esploriamo cosa accade all’anima mentre si muore, secondo una visione spirituale e simbolica.

La fase del distacco iniziale

Quando il corpo inizia a spegnersi, l’anima non se ne va all’improvviso.
Il primo passaggio è spesso caratterizzato da:

  • riduzione dell’attaccamento al corpo

  • percezione alterata del tempo

  • sensazione di “allontanamento” dalla realtà fisica

Molte testimonianze parlano di una calma profonda che precede il distacco, come se la coscienza iniziasse a ritirarsi verso l’interno.

Il rilascio del corpo fisico

In questa fase l’anima comincia a sciogliere il legame energetico con il corpo.
Non è un evento traumatico per l’anima, ma un processo naturale.

Dal punto di vista spirituale:

  • il dolore fisico perde importanza

  • la coscienza si sposta su un piano più sottile

  • l’identità legata al corpo inizia a dissolversi

È come togliere un vestito che non serve più.

 L’espansione della coscienza

Dopo il distacco, l’anima sperimenta spesso una sensazione di espansione.
Non è più limitata dai sensi fisici e può percepire in modo più ampio:

  • maggiore chiarezza

  • assenza di peso

  • senso di pace o neutralità

In questa fase, l’anima non giudica. Osserva.

 La revisione dell’esperienza vissuta

Molte tradizioni parlano di una fase in cui l’anima rivede la vita appena conclusa.
Non come un tribunale, ma come una comprensione profonda.

Qui emergono:

  • emozioni non elaborate

  • legami significativi

  • scelte fatte e non fatte

Non c’è condanna. C’è consapevolezza.

 Il distacco dalle emozioni terrene

Durante questo passaggio, l’anima lascia gradualmente:

  • rabbia

  • paura

  • senso di colpa

  • attaccamenti materiali

Ciò che resta è l’essenza dell’esperienza, non il peso emotivo.

È una fase di liberazione, non di perdita.

Il ritorno allo stato di coscienza sottile

Una volta completato il processo della morte, l’anima entra in uno stato di coscienza più ampio, libero dalla forma. Qui:

  • non esiste il tempo come lo conosciamo

  • la coscienza è più stabile

  • l’anima comprende il significato del proprio viaggio

Da questo spazio, potrà scegliere se proseguire verso altre esperienze o rimanere in uno stato di integrazione.

Una riflessione finale

La morte, dal punto di vista spirituale, non è una fine, ma un passaggio.
L’anima non viene spezzata, giudicata o punita: viene liberata.

Comprendere cosa accade all’anima mentre si muore non serve a fuggire dalla vita, ma a vivere con meno paura e più presenza.

Perché ciò che nasce non è il corpo.
E ciò che muore… non è l’anima.


mercoledì 12 luglio 2023

Risveglio spirituale: il perdono — significato, coscienza e libertà interiore



Risveglio spirituale: il perdono — significato, coscienza e libertà interiore

Il perdono viene spesso frainteso come lasciare passare, giustificare o dimenticare ciò che è accaduto. Ma nel cammino del risveglio spirituale, il perdono ha un significato molto più profondo: è un atto di liberazione interiore, non un favore verso chi ha ferito.

Il perdono non è un obbligo morale.
Non è nemmeno una semplice decisione mentale.

È una riconciliazione dell’anima con la verità che abita dentro di noi.

Che cos’è veramente il perdono

Dal punto di vista spirituale, il perdono è il processo in cui:

 riconosci ciò che è accaduto
 lasci andare la resistenza emotiva
 smetti di nutrire rancore, rabbia o attaccamento
 torni pienamente al momento presente

Non si tratta di giustificare qualcosa di doloroso:
si tratta di smettere di lasciarlo controllare il tuo mondo interiore.

Perché il perdono è difficile

La ferita non sparisce subito.
La memoria di ciò che ci ha ferito resta spesso molto viva.

E questo accade perché:

  • il cervello registra il dolore con più forza dei piaceri

  • la ferita ha un “significato emotivo” molto profondo

  • l’anima reagisce alla paura di essere nuovamente ferita

In queste condizioni è facile:

identificarsi col dolore
restare aggrappati alla rabbia come se fosse protezione
pensare che il perdono sia una forma di debolezza

Ma nulla di tutto questo è vero.

Il perdono come atto di coscienza

Nel risveglio spirituale, il perdono è un atto radicale di libertà. È l’atto con cui l’anima dice:

“Questo non mi definisce più.”

Significa smettere di alimentare la ferita con la tua attenzione, la tua energia, le tue reazioni quotidiane.

Il perdono non cancella il passato,
ma spezza il suo potere su di te.

Come praticare il perdono

Il perdono non è immediato.
È un processo delicato che può includere:

Osservazione sincera

Guarda la ferita senza giudizio.
Osserva cosa provi.

Respirazione consapevole

Respira nella sensazione di dolore, senza scappare.

 Scrittura intuitiva

Metti su carta tutto ciò che senti — senza censura.

 Separazione tra evento e identità

Impara a dire:
“Questo mi è accaduto, ma non sono io.”

Affermazioni di liberazione

Frasi come:

“Sceglierò la pace al posto della rabbia.”
“Libero la mia energia da ciò che mi ha ferito.”

Questi passi non rendono il perdono facile, ma lo rendono possibile e reale.

Perché il perdono è trasformazione

Il perdono non è un regalo per l’altro.
È un dono a te stesso.

Quando perdoni:

 liberi energia che era bloccata
 riduci la sofferenza interna
 permetti all’anima di respirare più pienamente
 apri spazio alla compassione

E in questo spazio la tua coscienza si amplia.

Una riflessione finale

Il vero perdono non dice:

“Non sono più ferito.”

Dice:

“La mia ferita non controllerà più la mia vita.”

E in quella scelta — libera, consapevole, profonda — l’anima trova pace, leggerezza e spazio per amare di nuovo.


Risveglio spirituale: l’“ora del diavolo” — significato, paure e percezione energetica



isveglio spirituale: l’“ora del diavolo” — significato, paure e percezione energetica

L’espressione “ora del diavolo” viene spesso usata nei racconti popolari e negli immaginari culturali per indicare una fascia oraria della notte — solitamente tra le 3 e le 4 del mattino — in cui si dice che le energie siano più intense, inquietanti o vulnerabili. Nel linguaggio comune questa definizione può evocare paura, mistero o presenze oscure.

Ma cosa significa questa idea dal punto di vista spirituale e della coscienza interiore, soprattutto se la mettiamo in relazione al risveglio spirituale?

Origine del concetto

Il motivo per cui molte tradizioni parlano di un’“ora del diavolo” è semplicemente legato al fatto che la notte profonda è il momento in cui la mente è più vulnerabile, priva delle distrazioni esterne, e quando molte persone sperimentano pensieri inquieti, insicurezze, fantasie e paure.

Questo non significa che esista un’entità specifica o un “diavolo” reale che si manifesta in quel momento. È piuttosto una metafora della mente quando è senza luce e senza presenza.

Paura e coscienza: un legame profondo

Quando siamo svegli in piena notte, la mente tende a ruminare, a ripercorrere pensieri, rimuginare su errori o paure, e può generare immagini mentali disturbanti. Questo accade perché:

  • la mente non ha stimoli esterni

  • l’ego si trova davanti a se stesso

  • le emozioni rimangono senza distrazione

  • la consapevolezza è ridotta

La “paura” che associamo all’“ora del diavolo” non è qualcosa che viene dall’esterno, ma nasce dentro di noi: è l’eco di aspetti interiori non ancora visti con chiarezza.

Durante il risveglio spirituale

Nel percorso del risveglio spirituale, uno degli aspetti più impegnativi è osservare senza giudizio la propria mente, soprattutto nelle ore silenziose della notte. In quei momenti può emergere:

  • ansia

  • pensieri ossessivi

  • sensazioni di vuoto

  • memorie dolorose

Questi non sono “presenze esterne”, ma parti di te che cercano di essere riconosciute, ascoltate e integrate.

Il risveglio spirituale non è tanto evitare ciò che emerge, quanto osservarlo con presenza.

Una lettura più profonda

Se trasformiamo l’idea di “ora del diavolo” da paura proiettata all’esterno a testimonianza dell’interno, allora ciò che accade in quella fascia notturna ci parla di:

 parti della coscienza non integrate
 paure non riconosciute
 pensieri automatizzati
 resistenza alla presenza interiore
 spazio per una maggiore consapevolezza

La notte diventa allora uno specchio:
non di ciò che ci minaccia,
ma di ciò che necessita di essere visto dentro di noi.

Dal buio alla presenza

Una delle meraviglie del risveglio spirituale è che il buio non è un nemico, ma un invito all’ascolto. Quando impari a stare con ciò che emerge, senza giudicare o combattere, scopri che:

la paura è spesso un’ombra della mente
la presenza illumina ciò che sembrava spaventoso
il silenzio è una porta verso la coscienza più profonda

In altre parole:

Non è l’“ora del diavolo” che ci spaventa…
È la nostra mente-fuga dal presente.

Una pratica semplice

Se ti trovi sveglio in piena notte e senti inquietudine, puoi provare:

  1. Respirazione profonda

  2. Consapevolezza del corpo

  3. Osservazione del pensiero senza attaccamento

  4. Chiedere dentro di te: “Che cosa sto realmente sentendo?”

Questa non è magia, è presenza. Ed è la vera trasformazione.

Conclusione

L’“ora del diavolo” non è un momento davvero diavolico.
È un simbolo del punto in cui la mente è lasciata a se stessa — e lì può emergere tutto ciò che non è stato ancora visto, ascoltato o compreso.

Il risveglio spirituale non elimina le paure.
Le illumina con la presenza.

E quando la presenza brilla, il “buio” perde il suo potere di spaventare.

martedì 26 dicembre 2017

Amore e Anima: Il Legame Spirituale che Unisce Due Essenze




L’amore non è soltanto un’emozione: è una forza spirituale che connette le anime oltre il tempo, lo spazio e la materia. Comprendere il legame tra amore e anima significa avvicinarsi alla vera essenza dell’esistenza.
Sull’amore terreno o fisico sappiamo, o crediamo di sapere, quasi tutto. Ci vogliono due corpi biologici viventi, due “anime” che li incarnano, due esseri, quindi, che provano attrazione reciproca, basata principalmente sulla bellezza fisica (armonia di forme anatomiche del corpo e del viso) e spirituale (sentimenti, gusti comuni, ecc.), o almeno ciò che così appare agli interessati secondo una visione e un “sentire” sostanzialmente soggettivi.
Ma quando i corpi biologici non ci saranno più, cosa accadrà mai in questo campo? La nostra esperienza formatasi sia per “visione” diretta (“viaggi” nell’aldilà) sia tramite dialoghi con trapassati (comunicazioni con Entità), ci dà alcuni lumi sull’argomento e molte concordanze, tali da considerare questo argomento degno di essere meglio conosciuto.
L’amore nell’aldilà, come nell’aldiquà, sembra essere essenzialmente comunicazione e identificazione, in una parola: fusione.
Citerò qualche caso interessante della nostra sperimentazione per arrivare, poi, a indicare l’amore come possibile manifestazione di una forza naturale, che regolerebbe l’evoluzione biologica e spirituale.
Da un incontro con una Entità famigliare trapassata:
“Il suo amore penetrava nel mio essere come un calore diffuso, mentre un sentimento di perfetta fiducia mi riempiva lo spirito. Nello stesso istante, osservavo la mia aura penetrare nella sua, trasmettendomi la sensazione di confondermi con lei… In nessuna altra esperienza ha avuto una sensazione così vivida, provato un amore così potente, sentire in me una calma e una serenità così profonda…”.
Se desiderate essere veramente uniti, eternamente, con la persona amata, dovete vibrare in armonia con lei su ogni piano e in ogni genere di attività. Quanto più intima sarà la comunione di pensieri e di desideri, tanto più difficile sarà la separazione.
Dopo la morte, il lato terreno del nostro essere viene abbandonato, ma l’amore si esprime in modo molto più completo e gioioso, diventando una sensazione di rara bellezza: una perfetta armonia fra i due esseri che si amano. Dato che le barriere del corpo fisico sono sparite, l’anima che ama un’altra anima può unirsi a questa in completa unicità. L’unione sessuale quale la conosciamo nel mondo terreno non è che una sbiadita imitazione, una degenerazione di ciò che si prova durante l’esperienza di “trance” (o, se preferite, di sdoppiamento o di separazione dello spirito dal corpo). Nell’unione che avviene nella dimensione spirituale, i corpi eterici si fondono non a livello di solo alcune zone specifiche, ma completamente, atomo per atomo, vibrazione per vibrazione.
Dopo la morte, il lato terreno del nostro essere viene abbandonato, ma l’amore si esprime in modo molto più completo e gioioso, diventando una sensazione di rara bellezza: una perfetta armonia fra i due esseri che si amano. Dato che le barriere del corpo fisico sono sparite, l’anima che ama un’altra anima può unirsi a questa in completa unicità. L’unione sessuale quale la conosciamo nel mondo terreno non è che una sbiadita imitazione, una degenerazione di ciò che si prova durante l’esperienza di “trance” (o, se preferite, di sdoppiamento o di separazione dello spirito dal corpo). Nell’unione che avviene nella dimensione spirituale, i corpi eterici si fondono non a livello di solo alcune zone specifiche, ma completamente, atomo per atomo, vibrazione per vibrazione.
Una signora, presente ad una nostra sperimentazione, dopo aver preso contatto con il marito trapassato, ci confidò: “Ho avuto la netta sensazione che lui fosse accanto a me, unito a me in un amplesso dolcissimo, castissimo, da non potersi descrivere. Un godimento che non toccava minimamente la carne ma unicamente l’anima.” Ne consegue che quando due spiriti di sesso diverso si sentono attratti l’un l’altro e si uniscono armonicamente, non hanno bisogno di organi adeguati per farlo, organi divenuti un anacronismo per loro, alla guisa “dell’appendice” nel corpo umano… Essi sono liberi di “fondersi” uno nell’altra in un unico sentire, allo stesso modo che le particelle di due cristalli producono una saldatura penetrando le une nelle altre. E ciò permane fino a quando le sottilissime vibrazioni dei due spiriti amanti persistono ad essere perfettamente sincronizzate fra di loro (in pratica, per l’eternità). L’estasi celestiale purissima di tali unioni trascende di gran lunga l’estasi fisica dell’amore terreno, così come l’intero corpo umano eccede nelle proporzioni la microscopica frazione destinata alla generazione…
Potrei affermare che il “matrimonio” nei cieli è la fusione di due spiriti in uno solo. Il “sentire” di uno spirito è costituito da due parti: la conoscenza, intesa anche come capacità di intuire le idee e di aprirsi alla Grazia e alla Verità, e la volontà, intesa non solo come spinta a realizzare il fine ultimo dell’unità, ma anche facoltà di prodursi secondo un proprio libero arbitrio. Quando queste due parti agiscono all’unisono, formano una sola vibrazione che è in grado di riconoscere la vibrazione “gemella”, anch’essa espressione della fusione della conoscenza e della volontà di un altro spirito, e vibrare con essa e in essa in perfetta armonia. Essendo parte dell’individualità, il “sesso” continua, anche se trasfigurato. I due sessi si attraggono attraverso un’intensa sensazione d’amore suscitata da una unione armonica di sentimenti di origine antica. Questi elementi armonizzanti sono come la pietra focaia e la selce, e la scintilla del loro contatto spirituale è passione divina: forza creativa di energia positiva. La nostra esperienza di sperimentatori e di ricercatori dell’energia che dà la vita, lo Spirito, suggerisce che l’amore tra individui di sesso opposto continua nella dimensione ultraterrena e che consiste sempre nella comunicazione e nell’identificazione dell’anima gemella.



Ovviamente, fra l’amore terreno e quello spirituale vi sono delle differenze. Mentre nell’amore terreno le parti corporali coinvolte maggiormente sono quelle destinate alla riproduzione (organi genitali e zone erogene), nell’amore ultraterreno, invece, è coinvolto tutto il “corpo esoterico”, somigliante a quello umano e che sopravvive alla morte insieme alla personalità e alla coscienza. Anziché un semplice contatto fisico, quindi, nell’aldilà si ha una compenetrazione tra due corpi, una loro vibrazione all’unisono, cioè una vibrazione che si esprime sulla stessa lunghezza d’onda.
E ancora. Mentre all’amore fisico è affidato il compito della procreazione, permettendo ad un’anima di incarnarsi per iniziare il suo cammino evolutivo - e il “premio” è l’apice di un momento di felicità, di gioia -, nell’amore ultraterreno la riproduzione non c’è più, e la felicità e la gioia hanno un altro scopo: quello di trasmettere tutt’intorno, tramite l’energia che sprigiona, amore e luce, acceleratori, questi, del sentimento del dono di sé, inteso come “altruismo”, e della volontà, intesa come “evoluzione”. È bene che ci si soffermi a meditare sui tanti perché della vita e della morte, ma può avvenire di meditare per anni e non pervenire ad alcun risultato. Ritengo, allora, che bisogna soprattutto iniziare a…ridere, sì, a ridere alla vita e, quindi, a vedere il lato positivo delle cose, perché ridere è… l’anticamera dell’amore: quel viale principale che conduce al divino. L’amore è il principale mezzo di evoluzione spirituale, il cui scopo è l’unione con Dio: Pura Coscienza, Pura Gioia, Amore Assoluto. Bisogna amare e sentire questo amore affinché la gioia entri nel nostro cuore al punto di divenire noi stessi, consapevolmente, solo amore e gioia: un anticipo, già qui e ora, dell’amore ultraterreno che ci attende.
Ma ritorniamo al nostro tema, facendovi partecipi di un mio momento trascorso nella dimensione dello Spirito. …Più mi avvicinavo a quella luce bianca e dorata, più avevo la sensazione di riconoscerne la natura, come se un vecchissimo ricordo, nascosto nei recessi della mia memoria, si fosse svegliato e stesse invadendo a poco a poco tutta la mia coscienza. Era stupendo perché…era un ricordo d’amore! Possibile? Anche quella “strana” luce sembrava fatta esclusivamente d’amore. L’amore puro: ecco ciò che percepivo in quel momento! Amore puro, amore divino. Al confronto, le manifestazioni dell’amore terreno sembrano gocce, ma il cui scopo ultimo è, come per le singole gocce d’acqua vaganti sulla terra, di ricongiungersi all’oceano, loro origine e destinazione in entrambi i casi.
Poiché tutte le manifestazioni dell’amore sono anche manifestazioni della coscienza - incarnate o non - anche queste sono gocce d’acqua dell’oceano divino, sparse per i mondi della materia, che tendono a ritornare alla loro origine, soprattutto quando, ad un certo livello di evoluzione, esse capiscono questo stato di cose.
Lo stretto rapporto tra amore ed evoluzione che si esplica tramite i vari “corpi”, strumenti dell’amore a tutti i livelli, si può tradurre dicendo che l’essere umano diventa, con il suo “corpo sottile” che risponde alle vibrazioni dei pensieri elevati, sempre più cosciente dei suoi “corpi superiori” nella misura in cui riesce a contenere le vibrazioni inferiori. Progressivamente, allora, le emozioni e i desideri del “cor-po astrale” si trasformano in ardenti aspirazioni verso la purezza spirituale, verso un’unione sempre più intima con l’Assoluto.
Liberatosi da ogni pesantezza della materia, lo Spirito prosegue la sua evoluzione verso l’Assoluto nelle superiori sfere di bellezza e di luce, dove esiste solamente l’amore divino che abbraccia l’infinito e tutto ciò che contiene. Pervenuto alla suprema vibrazione, lo Spirito si identifica con la sua sorgente, divenendo, così, esso stesso Amore e dispensatore d’Amore.
In cielo…per continuare, ognuno, la propria storia d’amore.

giovedì 30 novembre 2017

Sviluppo spirituale e disturbi: quando il risveglio interiore confonde la mente




Lo sviluppo spirituale dell'uomo è un'avventura lunga e ardua, un viaggio attraverso strani paesi, pieni di meraviglie, ma anche di difficoltà e di pericoli. Esso implica una radicale purificazione e trasmutazione, il risveglio di una serie di facoltà prima inattive, l'elevazione della coscienza a livelli prima non toccati, il suo espandersi lungo una nuova dimensione interna.
 
Non dobbiamo meravigliarci perciò che un cambiamento così grande si svolga attraverso vari stadi critici, non di rado accompagnati da disturbi neuropsichici e anche fisici (psicosomatici).
 
Questi disturbi, mentre possono apparire all'osservazione clinica ordinaria uguali a quelli prodotti da altre cause, in realtà hanno significato e valore del tutto diverso e devono venir curati in modo ben differente.
 
Attualmente poi i disturbi prodotti da cause spirituali vanno divenendo sempre più frequenti, poiché il numero di persone che, consciamente o inconsciamente, sono assillate da esigenze spirituali va divenendo sempre maggiore.
 
Inoltre, a causa della maggiore complessità dell'uomo moderno e particolarmente degli ostacoli creati dalla sua mente critica, lo sviluppo spirituale è divenuto un processo interiore più difficile e complicato.
 
Per questa ragione è opportuno dare uno sguardo generale ai disturbi nervosi e psichici che insorgono nei vari stadi dello sviluppo spirituale, e offrire qualche indicazione riguardo ai modi più adatti ed efficaci per curarli.
 
Nel processo di realizzazione spirituale si possono osservare 5 stadi critici:
 
I. Le crisi che precedono il risveglio spirituale;
 
II. Le crisi prodotte dal risveglio spirituale;
 
III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale;
 
IV. Le fasi del processo di trasmutazione;
 
V. La "notte oscura dell'anima".


I. Crisi che precedono lo sviluppo spirituale 

Per ben comprendere il significato delle singolari esperienze interiori che sogliono precedere il risveglio dell'anima, occorre ricordare alcune caratteristiche psicologiche dell'uomo ordinario. 

Questi, più che vivere, si può dire che si lasci vivere.
 
Egli prende la vita come viene; non si pone il problema del suo significato, del suo valore, dei suoi fini. Se è volgare, si occupa solo di appagare i propri desideri personali: di procurarsi i vari godimenti dei sensi, di diventare ricco, di soddisfare la propria ambizione. Se è d'animo più elevato, subordina le proprie soddisfazioni personali all'adempimento dei doveri familiari e civili che gli sono stati inculcati, senza preoccuparsi di sapere su quali basi si fondino quei doveri, quale sia la loro vera gerarchia, ecc. Egli può anche dichiararsi 'religioso' e credere in Dio, ma la sua religione è esteriore e convenzionale, ed egli si sente 'a posto' quando ha obbedito alle prescrizioni formali della sua chiesa e partecipato ai vari riti.
 
Insomma l'uomo comune crede implicitamente alla realtà assoluta della vita ordinaria ed è attaccato tenacemente ai beni terreni, ai quali attribuisce un valore positivo; egli considera così, in pratica, la vita ordinaria fine a se stessa, e anche se crede a un paradiso futuro, tale sua credenza è del tutto teorica e accademica, come appare dal fatto, spesso confessato con comica ingenuità, che desidera di andarci... il più tardi possibile.
 
Ma può avvenire ‑ e in realtà avviene in alcuni casi ‑ che quest' "uomo ordinario" venga sorpreso e turbato da un improvviso mutamento nella sua vita interiore.
 
Talvolta in seguito a una serie di delusioni; non di rado dopo una forte scossa morale, come la perdita di una persona cara; ma talvolta senza alcuna causa apparente, in mezzo al pieno benessere e favore della fortuna (come avvenne a Tolstoj) insorge una vaga inquietudine, un senso di insoddisfazione, di mancanza; ma non la mancanza di qualcosa di concreto, bensì di alcunché di vago, di sfuggente, che egli non sa definire.
 
A poco a poco si aggiunge un senso di irrealtà, di vanità della vita ordinaria: tutti gli interessi personali, che prima tanto occupavano e
preoccupavano, si 'scoloriscono', per così dire, perdendo la loro importanza e il loro valore. Nuovi problemi si affacciano; la persona comincia a chiedersi il senso della vita, il perché di tante cose che prima accettava naturalmente: il perché della sofferenza propria e altrui; la giustificazione di tante disparità di fortuna; l'origine dell'esistenza umana; il suo fine.
 
Qui cominciano le incomprensioni e gli errori: molti, non comprendendo il significato di questi nuovi stati d'animo, li considerano ubbie, fantasie anormali; soffrendone (poiché sono molto penosi), li combattono in ogni modo; temendo di 'perdere la testa', si sforzano di riattaccarsi alla realtà ordinaria che minaccia di sfuggir loro; anzi talvolta, per reazione, vi si gettano con maggior foga, perdutamente, cercando nuove occupazioni, nuovi stimoli, nuove sensazioni. Con questi ed altri mezzi essi riescono talora a soffocare l'inquietudine, ma non possono quasi mai distruggerla completamente: essa continua a covare nel profondo dei loro essere, a minare le basi della loro esistenza ordinaria e può, anche dopo anni, prorompere di nuovo più intensa. Lo stato di agitazione diventa sempre più penoso, il vuoto interiore più intollerabile; la persona si sente annientata: tutto ciò che formava la sua vita le sembra un sogno, sparisce come una larva, mentre la nuova luce non è ancora sorta; anzi generalmente la persona ne ignora perfino l'esistenza o non crede alla possibilità di ottenerla.
 
Spesso a questo tormento generale si aggiunge una crisi morale più definita; la coscienza etica si risveglia e si acuisce, la persona è assalita da un grave senso di colpa, di rimorso per il male commesso, si giudica severamente ed è colta da un profondo scoraggiamento.
 
A questo punto sogliono presentarsi quasi sempre idee e impulsi di suicidio. Alla persona sembra che l'annientamento fisico sia la sola logica conseguenza del crollo e dei dissolvimento interiore.
 
Dobbiamo far notare che questo è solo uno schema generico di tali esperienze e del loro svolgimento. In realtà vi sono numerose differenze individuali: alcuni non giungono allo stadio più acuto; altri vi arrivano quasi a un tratto, senza il graduale passaggio accennato; in alcuni prevalgono la ricerca e i dubbi filosofici; in altri la crisi morale è in prima linea.
 
Queste manifestazioni della crisi spirituale sono simili ad alcuni dei sintomi delle malattie dette nevrastenia e psicastenia. Uno dei caratteri di questa è appunto la 'perdita della funzione del reale', come la chiama Pierre Janet, e un altro è la 'spersonalizzazione'. La somiglianza è accresciuta dal fatto che il travaglio della crisi produce spesso anche dei sintomi fisici, quali esaurimento, tensione nervosa, depressione, insonnia, e svariati disturbi digestivi, circolatori, ecc.
 
 
II. Crisi prodotte dal risveglio spirituale. 

L'aprirsi della comunicazione fra la personalità e l'anima, i fiotti di luce, di gioia e di energia che l'accompagnano, producono spesso una mirabile liberazione. 1 conflitti interni, le sofferenze e i disturbi nervosi e fisici spariscono, spesso con una rapidità sorprendente, confermando così che quei disturbi non erano dovuti a cause materiali, ma erano la diretta conseguenza del travaglio psico‑spirituale. In questi casi il risveglio spirituale costituisce una vera e propria cura.
 
Ma il risveglio non si svolge sempre in modo così semplice ed armonico, bensì può essere a sua volta causa di complicazioni, disturbi e squilibri. Questo avviene in coloro la cui mente non è ben salda, o nei quali le emozioni sono esuberanti e non dominate, oppure il sistema nervoso troppo sensibile e delicato, o ancora quando l'afflusso di energia spirituale è travolgente per la sua subitaneità e violenza.
 
Quando la mente è troppo debole e impreparata a sopportare la luce spirituale, oppure quando vi è tendenza alla presunzione e all'egocentrismo, l'evento interiore può venire male interpretato. Avviene, per così dire, una 'confusione di piani': la distinzione fra assoluto e relativo, fra spirito e personalità non è riconosciuta, e allora la forza spirituale può produrre un'esaltazione, una 'gonfiatura' dell'io personale.
 
Alcuni anni or sono ho avuto occasione di osservare al manicomio di Ancona un caso tipico di questo genere. Uno dei ricoverati, un simpatico vecchietto, affermava tranquillamente ma ostinatamente... di essere Dio. Intorno a questa sua convinzione egli aveva fabbricato una serie delle più fantastiche idee deliranti; di schiere celesti ai suoi comandi, di grandi cose da lui compiute, ecc. Ma, a parte questo, egli era la persona più buona, gentile e premurosa che si possa immaginare, sempre pronta a render servizi ai medici e ai malati. La sua mente era così chiara e attenta e i suoi atti così accurati, che era stato fatto assistente del farmacista, il quale gli affidava le chiavi della farmacia e la preparazione di medicine. Questo non diede mai luogo ad alcun inconveniente, all'infuori della sparizione di un po' di zucchero che egli sottraeva per far con esso cosa gradita ad alcuni dei ricoverati.
 
Dal punto di vista medico ordinario il nostro malato verrebbe considerato come un semplice caso di delirio di grandezza, una forma paranoide; ma in realtà queste non sono che etichette puramente descrittive o di classificazione clinica, e la psichiatria ordinaria nulla sa dirci di certo sulla vera natura e sulle cause di questi disturbi. Mi sembra quindi sia lecito ricercare se non vi possa essere un'interpretazione psicologica più profonda delle idee di quel malato. E' noto come la percezione interiore della realtà dello Spirito e della sua intima compenetrazione con l'anima umana dà a colui che la prova un senso di grandezza e di allargamento interiore, la convinzione di partecipare in qualche modo alla natura divina.
 
Nelle tradizioni religiose e nelle dottrine spirituali d'ogni tempo se ne possono trovare numerose attestazioni e conferme, espresse non di rado in forma assai audace.
 
Nella Bibbia troviamo la frase esplicita e recisa: «Non sapete che siete Dei? " E sant'Agostino dice: "Quando l'anima ama qualcosa, diventa a essa simile; se ama le cose terrene, diventa terrena; ma se ama Dio (si potrebbe chiedere) diventa essa Dio?"
 
L'espressione più estrema della identità di natura fra lo spirito umano nella sua pura e reale essenza e lo Spirito Supremo è contenuta nell'insegnamento centrale della filosofia Vedanta: Tat twam asi (Tu sei Quello) e Aham evam param Brahman (In verità io sono il Supremo Brahman).
 
Comunque si voglia concepire questo rapporto fra lo spirito individuale e quello universale, sia che lo si consideri come un'identità 0 come una somiglianza, una partecipazione, una unione, bisogna riconoscere in modo ben chiaro, e tener sempre presente in teoria e in pratica, la grande differenza che esiste fra lo spirito individuale nella sua natura essenziale ‑ quello che è stato chiamato il 'fondo' o il «centro' o Tapice' dell'anima, l'Io superiore, il Sé reale ‑ e la piccola personalità ordinaria, il piccolo io di cui siamo abitualmente consapevoli
 
Il non riconoscere tale distinzione porta a conseguenze assurde e Pericolose. Questo ci dà la chiave per comprendere lo squilibrio mentale del malato di cui ho fatto cenno, e altre forme meno estreme di autoesaltazione e di autogonfiatura. L'errore funesto di tutti coloro che cadono in preda a tali illusioni è quello di attribuire al proprio io personale non rigenerato le qualità e i poteri dello Spirito. In termini filosofici si tratta di una confusione fra realtà relativa e Realtà assoluta, fra il piano personale e quello metafisico. Da questa interpretazione di certe idee di grandezza si possono trarre anche utili norme curative. Essa ci mostra come il cercare di dimostrare al malato che egli ha torto, che le sue idee sono dei tutto assurde o il deriderle, non serve a nulla; anzi non fa che inasprirlo. Invece è opportuno riconoscere con lui l'elemento di vero che c'è nelle sue affermazioni e poi cercar pazientemente di fargli comprendere la distinzione suaccennata.
 
In altri casi l'improvvisa illuminazione interna prodotta dal risveglio dell'anima determina invece un'esaltazione emotiva, che si esprime in modo clamoroso e disordinato: con grida, pianto, canti e agitazioni motorie varie.
 
Coloro poi che sono di tipo attivo, dinamico, combattivo, possono venir spinti dall'eccitazione del risveglio ad assumere la parte del profeta o del riformatore, formando movimenti e sette caratterizzati da un eccessivo fanatismo e proselitismo.
 
In certe anime nobili, ma troppo rigide ed eccessive, la rivelazione dell'elemento trascendente e divino del proprio spirito suscita un'esigenza di adeguazione completa e immediata a quella perfezione. Ma in realtà tale adeguazione non può essere semmai che il termine di una lunga e graduale opera di trasformazione e di rigenerazione della personalità; quindi quell'esigenza non può che esser vana e provocare reazioni di depressione e di disperazione autodistruttive.
 
In alcune persone, a ciò predisposte, il 'risveglio' si accompagna con manifestazioni psichiche paranormali di vario genere. Esse hanno visioni, generalmente di esseri elevati o angelici, oppure odono delle voci, o si sentono spinte a scrivere automaticamente. Il valore dei messaggi così ricevuti è assai diverso da caso a caso; perciò occorre che essi vengano sempre esaminati e vagliati obiettivamente, senza prevenzioni, ma anche senza lasciarsi imporre dal modo con cui sono pervenuti, né dalla presunta autorità di chi asserisca esserne l'autore. E' opportuno diffidare soprattutto dei messaggi che contengono ordini precisi e richiedono obbedienza cieca, e di quelli che tendono a esaltare la personalità del ricevente. I veri istruttori spirituali non usano mai tali metodi.
 
Prescindendo poi dall'autenticità e dal valore intrinseco di quei messaggi, sta il fatto che essi sono pericolosi perché possono facilmente turbare, anche in modo grave, l'equilibrio emotivo e mentale.
 
 
III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale. 

Queste reazioni si producono generalmente dopo un certo tempo.
 
Come abbiamo accennato, un risveglio spirituale armonico suscita un senso di gioia, e una illuminazione della mente che fa percepire il significato e lo scopo della vita, scaccia molti dubbi, offre la soluzione di molti problemi e dà un senso di sicurezza interiore. A questo si accompagna un vivido senso dell'unità, della bellezza, della santità della vita, e dall'anima risvegliata s'effonde un'onda di amore verso le altre anime e tutte le creature.
 
Invero non vi è nulla di più lieto e confortante dei contatto con uno di questi 'risvegliati' che si trovi in un tal 'stato di grazia'. La sua personalità di prima, coi suoi angoli acuti e coi suoi elementi sgradevoli, sembra sparita e una nuova persona, simpatica e piena di simpatia, sorride a noi e al mondo intero, tutta desiderosa di dar piacere, di rendersi utile, di condividere con gli altri le sue nuove ricchezze spirituali di cui non sa contenere in sé la sovrabbondanza.
 
Questo stato gioioso dura più o meno a lungo, ma è destinato a cessare. La personalità ordinaria, coi suoi elementi inferiori, era stata solo temporaneamente sopraffatta e addormentata, non uccisa o trasformata. Inoltre l'afflusso di luce e di amore spirituale è ritmico e ciclico come tutto quanto avviene nell'universo; esso quindi prima o poi diminuisce o cessa: il flusso è seguito dal riflusso.
 
Questa esperienza interna è penosissima, e in alcuni casi produce reazioni violente e seri disturbi. Le tendenze inferiori si risvegliano e si riaffermano con forza rinnovata; tutti gli scogli, i detriti, i rifiuti, che erano stati ricoperti dall'alta marea, ricompaiono di nuovo.
 
La persona, la cui coscienza morale si è fatta, in seguito al risveglio, più raffinata ed esigente, la cui sete di perfezione è divenuta più intensa, si giudica con maggior severità, si condanna con maggior rigore e può credere, erroneamente, di esser caduta più in basso di prima. A ciò può essere indotta anche dal fatto che talvolta certe tendenze e impulsi inferiori, che erano rimasti latenti nell'inconscio, vengono risvegliati e stimolati a una violenta opposizione dalle nuove alte aspirazioni spirituali, che sono per essi una sfida e una minaccia.
 
Talvolta la reazione va così oltre, che la persona giunge fino a negare il valore e la realtà della propria recente esperienza interiore. Dubbi e critiche sorgono nella sua mente ed essa è tentata di considerare tutto ciò che è avvenuto come un'illusione, una fantasia, una 'montatura sentimentale'. Essa diviene amara e sarcastica; deride se stessa e gli altri e vorrebbe rinnegare i propri ideali e le proprie aspirazioni spirituali. Eppure, per quanto si sforzi di farlo, essa non può ritornare nello stato di prima: ha avuto la visione e il fascino della sua bellezza resta in lei, non può esser dimenticato. Essa non può più adattarsi a viver soltanto la piccola vita comune; una divina nostalgia la assilla e non le dà requie. Talvolta la reazione assume caratteri nettamente morbosi: insorgono accessi di disperazione e tentazioni di suicidio.
 
La cura di tali reazioni eccessive consiste soprattutto nell'impartire una chiara comprensione della loro natura e nell'indicare qual è il solo modo nel quale si possono superare. Si deve far capire a chi ne soffre che lo 'stato di grazia' non poteva durare per sempre, che la reazione era naturale e inevitabile. È come se egli avesse fatto un volo superbo fin presso alle vette illuminate dal sole, ammirando il vasto paesaggio che si stende fino all'orizzonte; ma ogni volo prima o poi deve finire: si viene riportati alla pianura, e si deve poi ascendere lentamente, passo a passo, il ripido pendio che conduce alla stabile conquista delle cime. Il riconoscimento che questa discesa o 'caduta' è un evento naturale, al quale tutti siamo sottoposti, conforta e solleva il pellegrino e lo incoraggia ad accingersi animosamente all'ascesa.
 
 
IV. Le fasi del processo di trasmutazione. 

L'ascesa di cui abbiamo fatto cenno consiste in realtà nella trasmutazione e rigenerazione della personalità. Un procedimento lungo e complesso, che è composto di fasi di purificazione attiva per rimuovere gli ostacoli all'afflusso e all'azione delle forze spirituali; fasi di sviluppo delle facoltà interiori che erano rimaste latenti o troppo deboli; fasi nelle quali la personalità deve restare ferma e docile, lasciandosi 'lavorare' dallo Spirito e sopportando con coraggio e pazienza le inevitabili sofferenze. L un periodo pieno di cambiamenti, di alternative fra luce e tenebra, fra gioia e dolore.
 
Le energie e l'attenzione di chi vi si trova sono spesso tanto assorbite dal travaglio che gli riesce difficile far fronte alle varie esigenze della sua vita personale.

Perciò chi l'osservi superficialmente e lo giudichi dal punto di vista della normalità e dell'efficienza pratica, trova che è peggiorato e vale meno di prima. Perciò al suo travaglio interiore si aggiungono spesso giudizi incomprensivi e ingiusti da parte di persone di famiglia, di amici e anche di medici, e non gli vengono risparmiate osservazioni pungenti sui 'bei risultati' delle aspirazioni e degli ideali spirituali, che lo rendono debole e inefficiente nella vita pratica. Questi giudizi riescono spesso assai penosi a chi ne è oggetto, che può talvolta venirne turbato e cadere in preda ai dubbi e allo scoraggiamento.
 
Pure questa è una delle prove che devono essere superate. Essa insegna a vincere la sensibilità personale, ad acquistare indipendenza di giudizio e fermezza di condotta. Perciò tale prova dovrebbe venir accolta senza ribellione, anzi con serenità. D'altra parte se coloro che circondano la persona sottoposta alla prova comprendono il suo stato, possono esserle di grande aiuto ed evitarle molti contrasti e sofferenze non necessarie.
 
In realtà si tratta di un periodo di transizione: un uscire da un vecchio stadio senza aver raggiunto il nuovo. t una condizione simile a quella del verme che sta subendo il processo di trasformazione che lo farà diventare un'alata farfalla: esso deve passare per lo stato di crisalide, che è una condizione di disintegrazione e impotenza.
 
Ma all'uomo in generale non viene elargito il privilegio che ha il verme di svolgere quella trasmutazione protetto e raccolto in un bozzolo.
 
Egli deve, soprattutto oggi, restare al suo posto nella vita e continuare ad assolvere quanto meglio può i propri doveri famigliari, professionali e sociali, come se non stesse avvenendo nulla in lui. L'arduo problema che deve risolvere è simile a quello degli ingegneri inglesi, che dovettero trasformare e ampliare una grande stazione ferroviaria di Londra, senza interrompere il traffico neppur per un'ora.

Non dobbiamo certo meravigliarci se un'opera così complessa e faticosa è talvolta causa di disturbi nervosi e psichici, ad esempio esaurimento nervoso, insonnia, depressione, irritabilità, irrequietezza. E questi disturbi, dato il forte influsso della psiche sul corpo, possono a foro volta facilmente produrre svariati sintomi fisici.

Nel curare tali casi occorre comprenderne la vera causa, e aiutare il malato con una sapiente e opportuna azione psicoterapica, poiché le cure fisiche e medicamentose possono aiutare ad attenuare i sintomi e i disturbi fisici, ma evidentemente non possono agire sulle cause psico-spirituali del male.
 
Talvolta i disturbi sono prodotti o aggravati dagli eccessivi sforzi personali che fa l'aspirante alla vita spirituale per forzare il proprio sviluppo interno, sforzi che producono una repressione anziché la trasformazione degli elementi inferiori, e una estrema intensificazione della lotta, con una corrispondente eccessiva tensione nervosa e psichica. Questi aspiranti troppo impetuosi devono rendersi conto che la parte essenziale dei lavoro di rigenerazione è fatta dallo spirito e dalle sue energie, e che quando essi hanno cercato di attirare quelle energie col loro fervore, le loro meditazioni, il loro retto atteggiamento interno, quando hanno cercato di eliminare tutto quello che può ostacolare l'azione dello spirito, devono attendere con pazienza e con fede che quell'azione si svolga spontaneamente nella loro anima.
 
Una difficoltà diversa in un certo senso opposta, deve essere superata nei periodi nei quali l'afflusso di forza spirituale è ampio e abbondante. Quella forza preziosa può venir facilmente sperperata in effervescenza emotiva e in attività febbrili ed eccessive. In altri casi invece essa è tenuta troppo a freno, non viene sufficientemente tradotta in vita e utilizzata, di modo che si accumula sempre più e con la sua forte tensione può produrre disturbi e logorii interiori, come una corrente elettrica troppo forte può fondere le valvole e anche produrre dei corti circuiti.
 
Occorre quindi apprendere a regolare opportunamente e saggiamente il flusso delle energie spirituali, evitandone la dispersione, ma usandole attivamente in nobili e feconde opere interne ed esterne.

 
V. La 'notte oscura dell'anima'. 

Quando il processo di trasformazione psico-spirituale raggiunge il suo stadio finale e decisivo, esso produce talvolta un'intensa sofferenza e un'oscurità interiore che è stata chiamata dai mistici cristiani 'notte oscura dell'anima' 1 suoi caratteri la fanno rassomigliare molto alla malattia chiamata 'psicosi depressiva' o melanconia. Tali caratteri sono: uno stato emotivo d'intensa depressione, che può giungere fino alla disperazione; un senso acuto della propria indegnità; una forte tendenza all'autocritica e all'autocondanna, che in alcuni casi giunge fino alla convinzione di esser perduti o dannati; un senso penoso di impotenza mentale; l'indebolimento della volontà e dell'auto-dominio; un disgusto e una grande difficoltà ad agire.

Alcuni di questi sintomi possono presentarsi in forma meno intensa anche negli stadi precedenti, ma allora non si tratta della vera 'notte oscura dell'anìma'.

Questa strana e terribile esperienza non è, malgrado le apparenze, uno stato patologico; essa ha cause spirituali e un grande valore spirituale (Vedi san Giovanni della Croce, La notte oscura dell'anima e E. Underhill. .Mysticism - New York, 1961).
 
A questa, che è stata anche chiamata la 'crocefissione mistica' o morte mistica', segue la gloriosa resurrezione spirituale che pone fine a ogni sofferenza e a ogni disturbo, dei quali è sovrabbondante compenso, e che costituisce la pienezza della salute spirituale.

Il tema da noi scelto ci ha obbligati a occuparci quasi esclusivamente dei lati più penosi e anormali dello sviluppo interiore, ma non vorremmo certo dar l'impressione che coloro che seguono la via dell'ascesa spirituale siano colpiti da disturbi nervosi più facilmente degli uomini ordinari. L opportuno perciò mettere bene in chiaro i punti seguenti:
 
1) In molti casi lo sviluppo spirituale si svolge in un modo più graduale e armonico di quello che è stato descritto, di guisa che le difficoltà vengono superate e i diversi stadi passati senza reazioni nervose e fisiche.
 
2) 1 disturbi nervosi e mentali degli uomini e delle donne 'ordinari' sono spesso più gravi, più difficili a sopportare e a curare di quelli prodotti da cause spirituali. 1 disturbi degli uomini ordinari sono spesso prodotti da conflitti violenti fra le passioni, o fra gli impulsi inconsci e la personalità cosciente; o dalla ribellione contro condizioni o contro persone che sono in contrasto coi loro desideri e le loro esigenze egoistiche. Noti di rado è più difficile curarli, perché gli aspetti superiori sono troppo deboli. e vi è poco a cui fare appello per indurli a fare i sacrifici necessari e a sottomettersi alla disciplina occorrente per produrre gli assestamenti l'armonia che possono render loro la salute.
 
3) Le sofferenze e i disturbi di coloro che percorrono la via spirituale, per quanto possano talora essere gravi, sono in realtà solo reazioni temporanee e per così dire le scorie di un processo organico di crescita e di rigenerazione interna. Perciò essi spariscono spesso spontaneamente quando la crisi che li aveva prodotti si risolve, o cedono più facilmente a una cura adatta.
 
4) Le sofferenze prodotte dalle basse maree e dai riflussi dell'onda spirituale sono ampiamente compensate dalle fasi di afflusso e di elevazione, e dalla fede nel grande scopo e nell'alta mèta dell'avventura interiore.

Questa visione di gloria costituisce un , ispirazione potente, un conforto infallibile, una sorgente inesauribile di forza e di coraggio. Noi dovremmo quindi rievocare tale visione nel modo più vivido e il più spesso possibile, e uno dei più grandi benefici che possiamo arrecare a chi è tormentato da crisi e conflitti spirituali è di fare altrettanto.

Cerchiamo di immaginare vividamente la gloria e la beatitudine dell'anima vittoriosa e liberata che partecipa coscientemente alla saggezza, alla potenza, all'amore della Vita Divina. Immaginiamo con visione ancor più larga la gloria del Regno di Dio realizzato sulla terra, la visione di una umanità redenta, dell'intera creazione rigenerata e manifestante con gioia le perfezioni di Dio.

Sono visioni di tal genere che hanno reso capaci i grandi mistici e santi di sopportare sorridendo i loro tormenti interiori e il loro martirio fisico, che hanno fatto dire a san Francesco: "Tanto è il bene che m'aspetto che ogni pena mi è diletto!".

Ma ora dobbiamo scendere da queste altezze e ritornare un istante nella valle ove le anime sono in travaglio.

Considerando la questione dal punto di vista più strettamente medico e psicologico, occorre rendersi ben conto che ‑ come abbiamo accennato ‑ mentre i disturbi che accompagnano le varie crisi dello sviluppo spirituale appaiono a un primo esame molto simili, e talvolta identici, a quelli dei malati ordinari in realtà le loro cause e il loro significato sono molto differenti, anzi in un certo senso opposti; quindi la cura deve essere corrispondentemente diversa. I sintomi neuro‑psichici dei malati ordinari hanno generalmente un carattere regressivo.

Quei malati non sono stati capaci di compiere i necessari assestamenti interni ed esterni che fari parte del normale sviluppo della personalità. Per esempio, essi non sono riusciti a liberarsi dall'attaccamento emotivo ai genitori e restano quindi in uno stato di dipendenza infantile da essi o da chi, anche simbolicamente, li sostituisce.

Talvolta invece la loro incapacità o cattiva volontà a far fronte alle esigenze e alle difficoltà della normale vita familiare e sociale fari sì che essi, anche senza rendersene conto, cerchino rifugio in una malattia che li sottragga a quegli obblighi. In altri casi si tratta di un trauma emotivo: per esempio una delusione o una perdita che essi non sanno accettare e a cui reagiscono con una malattia.

In tutti questi casi si tratta di un conflitto fra la personalità cosciente e gli elementi inferiori che spesso operano nell'inconscio. con la parziale vittoria di questi ultimi.

Invece i mali prodotti dal travaglio dello sviluppo spirituale hanno un carattere nettamente progressivo. Essi dipendono dallo sforzo. di crescere, da una spinta verso l'alto; essi sono il risultato di conflitti e squilibri temporanei fra la personalità cosciente e le energie spirituali che irrompono dall'alto.

Da tutto ciò risulta evidente che la cura per i due tipi di malattie deve essere molto diversa.

Per il primo gruppo il compito terapeutico consiste nell'aiutare il inalato a raggiungere il livello dell'uomo 'normale', eliminando le repressioni e le inibizioni, le paure e gli attaccamenti, aiutandolo a passare dal suo eccessivo egocentrismo, dalle sue false valutazioni, dalle sue concezioni deformate della realtà a una visione oggettiva e razionale della vita, all'accettazione dei suoi doveri e obblighi e a un giusto apprezzamento dei diritti degli altri. Gli elementi non ben sviluppati, non coordinati e contrastanti, devono venir armonizzati e integrati in una psico-sintesi personale.

Per i malati del secondo gruppo il compito curativo è invece quello di produrre un assestamento armonico, favorendo l'assimilazione e l'integrazione delle nuove energie spirituali con gli elementi normali preesistenti, cioè di compiere una psico-sintesi trans‑personale intorno a un più alto centro interno.

E' chiaro quindi che la cura adatta per i malati del primo gruppo è insufficiente, anzi può essere anche dannosa, per un malato del secondo. Le sue difficoltà aumentano, anziché diminuire, se egli è nelle mani di un medico che non comprenda il suo travaglio, che ignori o neghi le possibilità dello sviluppo spirituale. Tale medico può svalutare o deridere le aspirazioni spirituali del malato, considerandole come vane fantasie o interpretandole in modo materialistico. Così il malato può venir da lui indotto a ritener di far bene cercando di indurire il guscio della propria personalità e rifiutandosi di dare ascolto agli insistenti appelli della sua anima. Ma questo può solo aggravare il suo stato, render più aspra la lotta, ritardare la soluzione.
 
Invece un medico che percorra egli pure la via spirituale, o che almeno abbia una chiara comprensione e un giusto apprezzamento della realtà e delle conquiste spirituali, può essere di grande aiuto a un malato di quel genere.
 
Se, come spesso è il caso, questi è ancora allo stadio dell'insoddisfazione, dell'irrequietezza e delle inconsce aspirazioni; se egli ha perduto ogni interesse per la vita ordinaria ma non ha ancora avuto un lume della Realtà Superiore; se egli cerca sollievo in direzioni sbagliate ed erra per vicoli ciechi, allora la rivelazione della vera causa del suo male e un aiuto efficace a trovare la vera soluzione possono facilitare e accelerare molto il risveglio dell'anima, che costituisce di per se stesso la parte principale della cura.
 
Quando una persona si trova al secondo stadio, quello nel quale si bea nella luce dello spirito e fa gioiosi voli verso le altezze supercoscienti, si può farle molto bene spiegandole la vera natura e funzione di quelle sue esperienze, preavvisandola che esse sono necessariamente temporanee e descrivendole le ulteriori vicissitudini del pellegrinaggio. Così quella persona è preparata quando sopraggiunge la reazione, e le viene in tal modo risparmiata quella parte non piccola di sofferenza, prodotta dalla sorpresa della 'caduta' e dai dubbi e dagli scoraggiamenti che ne conseguono.
 
Quando un tal preavviso non è stato dato e la cura viene iniziata durante la reazione depressiva, il malato può essere molto sollevato e aiutato dall'assicurazione, avvalorata da esempi, che si tratta di uno stato temporaneo dal quale uscirà sicuramente.
 
Nel quarto stadio, quello degli 'incidenti dell'ascesa', che è il più lungo e multiforme, l'opera di chi aiuta e corrispondentemente più complessa. I suoi aspetti principali sono:
 
1) Chiarire a colui che soffre il significato di quanto sta avvenendo in lui e indicargli il giusto atteggiamento da prendere;
 
2) Insegnargli come si può dominare le tendenze inferiori senza però reprimerle nell'inconscio;
 
3) Insegnargli, ed aiutarlo, a trasmutare e sublimare le proprie energie psichiche;
 
4) Aiutarlo a sostenere e far buon uso delle energie spirituali che affluiscono nella sua coscienza;
 
5) Guidarlo, e cooperare con lui, nel lavoro di ricostruzione della sua personalità, di psico-sintesi.
 
Nello stadio della 'notte oscura dell'anima' è assai difficile prestare aiuto, perché chi vi si trova è avvolto in una nube così densa, è tanto immerso nella sua sofferenza che la luce dello spirito non giunge alla sua coscienza. L'unico modo di dare forza e sostegno è il ripetere instancabilmente l'assicurazione che si tratta di una esperienza transitoria e non di uno stato permanente, come tende a credere chi vi si trova ‑ ed è ciò che più gli dà disperazione. t bene inoltre assicurargli con energia che il suo tormento, per quanto terribile, ha un si grande valore spirituale e gli sarà apportatore di tanto bene che dopo arriverà a benedirlo; così egli viene aiutato a sopportarlo e ad accettarlo con calma, rassegnazione e con forte pazienza.
 
Riteniamo opportuno accennare che queste cure psicologiche e spirituali non escludono l'uso sussidiario di mezzi fisici, che possono alleviare i sintomi e concorrere al buon esito della cura. Tali sussidi saranno soprattutto quelli che coadiuvano all'opera sanatrice della natura, come un'alimentazione igienica, esercizi di rilasciamento, contatto con gli elementi naturali, un ritmo adatto delle varie attività fisiche e psichiche.
 
In alcuni casi la cura è resa più complicata dal fatto che vi è nel malato un misto di sintomi progressivi e di sintomi regressivi. Si tratta di casi di sviluppo interiore irregolare e disarmonico. Queste persone possono raggiungere alti livelli spirituali con una parte della loro personalità, ma essere d'altro lato schiave di attaccamenti infantili o sotto il dominio di 'complessi' inconsci. Si potrebbe anzi dire che, con un'analisi accurata, nella maggioranza di coloro che percorrono la via spirituale si trovano ‑ come, si noti, in quasi tutti i così detti 'normali' ‑ dei resti più o meno grandi di limitazioni di quel genere.
 
Resta però il fatto che, nella grande maggioranza dei casi, vi è una netta prevalenza o dei sintomi regressivi o di quelli progressivi.
 
Ma la possibilità che sintomi di entrambi i gruppi si trovino frammisti nello stesso malato deve esser sempre tenuta presente, e occorre che ogni disturbo venga accuratamente studiato e interpretato, per accertarne la vera causa e trovarne quindi la cura adatta.
 
Da tutto quanto abbiamo detto risulta chiaro che per curare in modo efficace e soddisfacente i disturbi nervosi e psichici che accompagnano lo sviluppo spirituale, occorre una duplice serie di conoscenze e di pratica: quella dei medico esperto di malattie nervose e di psicoterapia, e quella dei serio studioso o del pellegrino sulle vie dello Spirito.

Questa duplice competenza si trova attualmente di rado associata; ma dato il rapido crescere dei numero delle persone bisognose di simili cure, tutti coloro che siano in grado di farlo dovrebbero accingersi risolutamente a prepararsi per quell'opera di bene.
 
Tali cure poi sarebbero rese più facili se si potesse anche formare e assistenti opportunamente preparati, sì da saper cooperare intelligentemente.
 
Infine sarebbe molto utile che il pubblico in generale fosse informato dei fatti principali riguardanti le connessioni fra disturbi neuropsichici e crisi interiori, in modo che i familiari possano facilitare il compito dei malato e quello del medico, invece di complicarlo e ostacolarlo con l'ignoranza, i pregiudizi, e anche l'opposizione attiva, come purtroppo avviene assai spesso.
 
Quando questa triplice opera di preparazione sarà stata fatta presso i medici, le infermiere e il pubblico, una grande somma di sofferenze non necessarie verrà eliminata e molti pellegrini potranno raggiungere con meno lungo e meno aspro travaglio l'alta mèta che perseguono: l'unione con la Divina Realtà.


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Roberto Assagioli
Casa editrici Astrolabio


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