venerdì 10 ottobre 2014

sorridere fa bene all'anima?

Cosa fa sorridere la mia anima… Bene… Non so se qualcosa al di fuori della mia anima e’ necessaria per farla sorridere.Sorride da dentro il suo stesso Se’, sai?Quindi non e’ come qualcosa da fuori e’ necessario per come dire…dargli impulso quindi sorride…penso che si possa dire che sorride sempre, sai sorride sempre non c’e’ bisogno di farlo vedere sul viso che sorride sempre, ma sorride sempre il che vuol dire che e’ lo stato naturale di gioia dentro il nostro proprio essere e sento che questo e’ lo stato naturale di tutti gli esseri dentro, se non sono turbati dalla loro mente se non danno attenzione alla mente alla loro vita quotidiana, o al senso di identita’ personale troveranno che sono felici dentro se stessi, stanno – se vuoi usare la parola – sorridendo Penso che e’ una bellissima parola “sorridere dentro te stesso” semplicemente accade cosi’.
E non e’ che lo forzerei perche’ non succede cosi’ che uno abbia sempre questo commento da fare, ma allo stesso tempo incoraggerei le persone a guardare in quella direzione perche’ non e’ che sia qualcosa lontana da noi stessi, infatti questa e’ solo immaginazione infatti e’ cosi’, ma se non fosse appropriato dirlo… sai? non so… tutto dipende da una certa apertura alcune persone si trovano ad un bivio nella loro vita ed e’ un momento significativo per loro cosi’, vorrei anche dire, non prendete le cose in modo troppo personale, se puoi ascoltare un simile consiglio, vedi?
Perche’ ogni volta quando c’e’ un certo senso di “persona” e un forte pensare a te stesso come una persona, allora proprio li’ c’e’ sempre qualche problema che arriva, perche’ non sento che dobbiamo prendere la vita cosi’ personale Penso che questo e’ l’errore che facciamo e a causa di un’idea mal formulata di chi siamo, consideriamo anche la vita quasi come una minaccia diventa cosi’ perche’ le persone, cominciano a sentire che la vita e’ cosi’ ingiusta, puo’ essere che la sentano cosi’, o che e’ cosi’ impegnativa e non sappiamo come possiamo rispondere da un luogo di Verita’ ed essere veramente felici.
E’ quasi che alcune circostanze o situazioni emergono e non sappiamo come essere felici in esse. E dico non e’ necessariamente vero e in ogni caso a proposito della felicita’.  Non intendo quella felicita’ che e’ una felicita’ superficiale, non un far finta di essere felici c’e’ invece una felicita’ che e’ cosi’ ampia, per cui sulla superificie potrebbe sembrare che sei molto pensieroso o qualcosa del genere, ma alla base di questo, ci puo’ essere un bellissimo spazio, che chiamo gioia o pace, uno stato d’amore allo stesso tempo.
A volte sentiamo che non possiamo essere in questi due stati allo stesso tempo: o sei infelice o sei felice.
E non e’ cosi’ lo stato naturale e’ quello di essere gioiosi non necessariamente gioiosi per una ragione particolare, ma e’ semplicemente la gioia dell’Essere che e’ il nostro stato naturale quindi, sento ancora, ritornando al punto che ho indicato: molto spesso penso che le persone mettono troppa energia nel percepire la vita personalmente e inoltre anche in modo problematico, c’e’ qualche problema e “perche’ mi sta succedendo questa cosa” e rimangono troppo incastrati in quel tipo di traffico quindi se potessi e ci fosse apertura potrei ritrovarmi a dire “Guarda, non prendere la vita cosi’ seriamente” sta anche passando… Ogni cosa passa questa sarebbe probabilmente una delle cose che direi. Non identificarti cosi’ fortemente con nessuna cosa, perche’ e’ semplicemente la vita, va semplicemente avanti, sai?
Ancora, potrebbe non essere facile, perche’ comunque tendiamo a prendere la vita in modo personale e diventiamo molto seri e quindi se qualcuno ti dice “Ascolta, rilassati un po’ ” sai…” tirati indietro un attimo e impara ad osservare “un po’ di piu’ quello che sta succedendo”.  “Piuttosto che essere cosi’ veloce ad identificarti” , allora alcune persone sapranno ascoltare questa cosa e sapranno usarla e vedere la bellezza in quel prendersi dello spazio, il che vuol dire diventare un po’ piu’ distaccati e vedere che a volte le cose non vanno realmente cosi’ male come sembra inizialmente quindi se sei in grado di osservare, potresti arrivare a vedere che… alcune reazioni possono avvenire, ma che non ti identifichi con esse cosi’ fortemente e quindi uno spazio piu’ chiaro emerge, cosi’ Sento che c’e’ anche spazio per il dolore se qualcuno e’ in lutto.  Sento che c’e’ totalmente anche lo spazio per il dolore, non vorrei andare e intromettermi e persino dire qualcosa, per cercare di tirare le persone fuori dal dolore. Penso che il dolore e’ un’esperienza e un sentimento molto credibile quindi se qualcuno e’ in lutto, penso che c’e’ spazio… voglio dire, non sento che c’e'… che dobbiamo essere sempre felici in questo senso – che sai, se qualcuno e’ triste non c’e’ spazio per questo – Penso che c’e’ un tremendo spazio per questo, perche’ a volte questa esperienza di tristezza puo’ per qualcuno essere l’opportunita’ per affrontare delle cose dentro se stesso che fino ad adesso non sono state viste, quindi ci deve essere spazio per tutto questo. Quindi vorrei solo – non so se la parola e’ “consolare” qualcuno -
Se sentissi che in qualche modo stanno scivolando via da un luogo, che dovrei intuire nel mio stesso Cuore, che stanno scivolando via e che davvero hanno bisogno, sai, di un certo contatto che puo’ davvero aiutare a riportarli in un luogo piu’ stabile, a un certo equilibrio perche’ non fa bene a nessuno lasciarsi andare in profondo dolore e perdersi in esso e cosi via, questo non va bene. Mi piacerebbe vedere che ci sono alcuni esseri che comprendono pienamente nel Cuore cio’ che viene indicato e ritornano alla vita in questa comprensione e continuano a condividere con altri, essere da quel luogo di visione e da quella bellissima scoperta, perche’ sento che questa e’ una condivisione autentica per l’essere umano, sai?
Essere liberi dall’ipnosi del condizionamento, e’ il piu’ grande sorriso che sentirai nella tua vita perche’ fino a che ci aggrappiamo alle idee di chi siamo che non sono vere, allora non puoi realmente sorridere con il tuo Cuore, voglio dire, potrai farti una risata, potrai fare uno scherzo o qualcosa cosi’, ma non credo che tu stia facendo questa domanda su un sorridere momentaneo, perche’ anche la persona piu’ triste del mondo, deve sorridere di tanto in tanto, ma credo che tu stia chiedendo – e rispondo alla tua domanda – come qualcosa di molto profondo, che davvero possa portare un sorriso che inizia nel Cuore e brilla, proprio come, una gioia indiscutibile, dal tuo Cuore. Dovrei dire che questo e’ qualcuno che ha trovato se stesso, qualcuno che ha realizzato la Verita’ di cio’ che siamo, piuttosto che cio’ che siamo stati condizionati a credere di essere e questo e’ totalmente, totalmente possibile la mia espressione, potresti dire, è solo per questo, perchè vediamo il risultato del non riconoscere questo che ci induce a fare cosi’ tante cose folli in questo mondo, a far male a noi stessi e ad altri esseri quindi qualcuno che realizzi e riconosca di nuovo, la loro vera natura questo e’…ufff!
Sorridi, sorridere in ogni essere e’ davvero contagioso trovare qualcuno che è felice in questo modo, che e’ felice, ma non per uno scherzo..- Capisci? Qualcuno che e’ semplicemente felice! Perche’? “Perche’ sei felice?” Non lo so! Non so neanche dire perche’ sono felice! Questo e’ il miglior tipo di felicita’! Quando non puoi neanche dire il perche’ tu sia felice! Se puoi dire perche’ sei felice, allora la tua felicità finirà presto, ma quando non sai perchè sei felice Non puoi fare a meno di essere felice, provi persino ad essere triste e non ce la fai! Perchè la tua luce è così…accesa! Questa è la felicita’ per me. E quella felicità, è ciò che amo vedere negli esseri umani e non solo negli esseri umani, mi piace vedere un cane felice! Voglio vedere un cane felice! Persino i cani sorridono quando sono felici, lo sai? Vedo persino gli uccelli felici! Li vedo felici, vedo come si comportano, non so per cosa sono felici, ma sono felici in qualche modo, perchè non posso spiegarlo in nessun altro modo se non nel dire: perchè sono la vita! Io sono vita! Non sto neanche vivendo la vita, sono la vita! Siamo la vita! E in questa gioia…- Non voglio dire alla gente “Siate felici”, non voglio darti problemi! Dicendoti “sii felice” voglio solo dirti tu sei Amore sei ok!
Sai… Dico che non voglio ricordare al mondo che soffre e che è infelice voglio ricordare al mondo che è bello e libero, perchè le persone se lo dimenticano che la vita… non siamo qui solo per fare sforzi, sai? O per far festa, non sono qui per far festa Non sono interessato a far festa, sono andato ad abbastanza feste, non e’ far festa. Non voglio neanche dire che sono qui per celebrare la vita, sono semplicemente qui ed è abbastanza il mio “qui” è abbastanza! Ma sono felice dentro il mio Cuore e ogni cosa dentro di me, ogni cellula del mio corpo, danza nel vedere questa gioia in altri esseri, vedi? Quindi non so dove andare. Non so dove andare con questa gioia. Non so in quale luogo io possa essere senza questa gioia. E’ qualcosa dentro, non so che cosa mi obbliga, o obbliga questo corpo a provare in qualche modo a ricordare – perche’ non posso creare, vedi – posso solo ricordarti che questa gioia è dentro di te e qualche volta dobbiamo lavorarci un po’, qualche volta devi ricordare a qualcuno “ascolta lascia andare questa cosa!”
A volte ti devo persino dare una spinta! Vedi? Dico: “Che cosa stai facendo? Sei pazzo?” “Lascia stare questa cosa!” “Lo sai che ti stai solo incasinando!” Solo per far splendere di nuovo la tua luce e così, non vedo nessun’ altra cosa, perchè puoi trovare piacere, ma la felicità sembra rara, eppure dico che il nostro Essere è felice per natura, lo so! Non sto neanche…non è una mia credenza. Non credo a queste cose lo so, io sono questo! E se lo sono, non sono più speciale di nessun altro essere umano e quindi devi esserlo anche tu e questa non è una supposizione, questa è un’affermazione che tu sei questo! Ma so che non è abbastanza semplice dire queste cose, sai… la tua vita deve essere l’evidenza che ciò che dici è vero. Non vado in giro a cercare di essere felice, non devo cercare di essere felice è che ho fallito miseramente ad essere infelice. Non riesco ad essere infelice, capisci? Questa è l’unica cosa che posso dire ho fallito o non ho fallito perchè non ci ho neanche provato, perche’ dovrei cercare di essere infelice? Ma e’ semplicemente così, sai? Ed è così. E’ così!
Quindi per riassumere, vorrei solo dire di “essere” e di scoprire il proprio Se’, sai? Perche’ se non lo fai, allora qualsiasi cosa accade, come la troviamo in questo mondo, è momentanea, ma quando sei nuovamente… Direi che quando la tua mente e il tuo cuore si connettono, allora si accendono le luci, penso che questa sia la luce di cui stai parlando e se tu vedi… a volte la vediamo nei volti dei bambini, ma è solo una scintilla, persino loro non possono tenerla, avviene realmente solo con il tornare a casa. Direi così e non voglio avere la sensazione che è troppo da mettere di fronte ad un essere umano, perchè allora sarebbe un insulto agli esseri umani ci vuole un po’ di lavoro? Sì all’inizio ci vuole un po’ di lavoro, non perchè questa cosa è un lavoro, la cosa in sè non è un lavoro, ma è così perchè abbiamo prestato troppa attenzione alle cose sbagliate, vedi allora ci vuole un po’ di lavoro, giusto perchè tu volga la tua attenzione un po’ all’origine, ma non appena incominciamo a scoprire di nuovo la nostra gioia originaria, non abbiamo bisogno di alcun incoraggiamento quello è già un incoraggiamento, lo sai che hai una carta vincente e vuoi semplicemente stare lì la vita ti tira, ti abbraccia e ti tira dentro, ma se non sai di questo prima, come io non ne ero consapevole prima e quindi la mia vita era solo gioie momentanee, piaceri momentanei, tristezze momentanee e così via ma quello che ho ricevuto, quello che chiamo “un bacio da dentro me stesso” che mi ha completamente devastato nel modo più bello, capisci?
Voglio dire…Io… non ho più potuto continuare con la mia vita nel modo in cui era prima , ha semplicemente cominciato a cambiare ed è il miglior cambiamento e cambia ancora… sulla superficie sta cambiando ancora, ma qualcosa dentro non sta cambiando, c’è questa dualità, nella vita qualcosa cambia e qualcosa non cambia se ho trovato quello che non cambia e quindi ciò che cambia, posso godermelo adesso prima ero più spaventato da ciò che cambia, adesso non ho più paura di ciò che cambia, perchè ho trovato ciò che non cambia, vedi? Questo non è un sorriso che avviene semplicemente sulle tue labbra o con la bocca è fatto con tutto il tuo essere e la gioia, è quel sorriso e il satsang è uno dei pochi momenti veramente autentici per me, lo so, in un certo senso sei seduto di fronte a tutte queste persone che cosa c’è di così autentico in questo… beh..sì…sembra un po’ formale, se potessimo farlo in un altro modo, sarebbe in un altro modo, ma il fatto è che questo è ciò che facciamo, esploriamo l’argomento di chi siamo, basato sul saldo riconoscimento che vale la pena fare questa scoperta, e quindi c’è una gioia in questo, quando osserviamo, perchè per la maggior parte sembra che lo abbiamo dimenticato, a volte emergono delle paura e le persone dicono “Oh mio DIo!”
Perchè abbiamo investito così tanto per diventare qualcosa che non siamo e quindi quando è tempo di tornare a ciò che siamo, abbiamo paura di lasciare andare quel qualcosa che non siamo ma questa è la vita, un po’ di dolore deve esserci, ma solo quel tanto che è necessario per farti tornare alla tua verità, senza dolore quindi questa è la mia prospettiva, voglio dire qualcosa… che qualsiasi cosa accasa, va tutto bene, qualsiasi cosa accada, l’ultima parola è “E’ tutto ok” dentro al Cuore, qualcosa si prende cura di te, qualsiasi cosa accada so che, anche se si tratta di perdere le persone che ti sono vicine – io ho perso mio figlio, mia sorella, mio fratello e così via – e amici con cui cresci arrivi ad un’età in cui vedi che ci sono sempre più persone intorno a te che se ne stanno andando, persone con cui hai condiviso in modo intimo e senti dolore per questo e inoltre a volte ci sono cose che succedono dentro al corpo vai dal dottore e sai, in ogni momento ti potrebbero dire “Hai il cancro alla prostata” o qualcosa così e tu sei come… qualcosa dentro è pronto a questo e allora… allora cominci a vedere che tutto è momentaneo tutto questo, ci metti così tanta energia, ma non puoi trattenerlo, perche’ persino il corpo di cui hai bisogno per goderti tutto questo, non puoi tenerlo e c’è un tempo quando arrivi a un certo livello di visione dentro te stesso, che tutto passa e cresci molto in fretta, sai… cresci molto in fretta, fino al punto in cui, come ho detto in satsang che “Non ho un futuro e quindi sono tremendamente felice”
Non sono per niente preoccupato come se la mia felicità fosse la settimana prossima o qualcosa deve accadere, sono solo qui adesso e c’è una pienezza e una ricchezza in questo perchè conosco la realtà che il domani potrebbe non venire in termini di… basiamo la nostra vita su tante proiezioni e la gente dice “Oh sai l’anno prossimo faro’ questo” e per me è un “Wow, davvero?” Non so cosa sia questa cosa so solo che l’anno prossimo non esiste per me, l’anno scorso non esiste per me, anche ieri, devo provare ad afferrare la mia memoria su cosa e’ stato ieri, non ha alcuna vita reale in se stesso, ho trovato qualcosa che non ha “ieri” e non ha “domani” in se stesso, non ha neanche un “oggi” e questa è stata la più bella scoperta ma non posso parlarne adesso, posso, ma non ne vale la pena. C’è un momento quando ci sono persone che semplicemente capiscono, non so, hanno un modo di comprendere queste cose e dicono “Hey, sono con te su questa cosa” “Sono con te” Ma sarà così: qualsiasi cosa accade, qualsiasi cosa accada, specialmente se tu riesci a prestare attenzione che tutto viene e va, tutto viene e va, tutto viene e va persino questo corpo è venuto e se ne andrà ma qualcosa osserverà anche l’andarsene di questo corpo

mercoledì 8 ottobre 2014

riflessioni sulla spiritualità

Negli ultimi quaranta anni, l’occidente è stato travolto da un’ondata di informazioni spirituali che ha inondato i quotidiani, la televisione e i periodici a maggiore tiratura. Classi di meditazioni sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga viene insegnato in molte delle più grandi aziende mondiali e la vita spirituale di celebrità come Richard Gere, John Travolta e Tom Cruise è data in pasto a un pubblico di fan spiritualmente affamati o di voraci cercatori di pettegolezzi. La spiritualità non solo ha acquistato molta popolarità, ma è diventata un grande affare. La New Age è un’industria multimiliardaria, e alcuni degli insegnanti spirituali e dei guru più famosi si sono arricchiti considerevolmente grazie al commercio della Verità. Tuttavia, restano le domande essenziali: che cos’è la spiritualità? Lo spirito umano si sta davvero evolvendo? Nella cultura spirituale dell’occidente sta succedendo qualcosa di realmente nuovo o la nostra attrazione per i seminari New Age, lo yoga e la meditazione non sono altro che masturbazioni spirituali? Come possiamo utilizzare il caos e le opportunità che abbiamo di fronte per dare un aiuto significativo all’umanità? Stando ai media, la spiritualità può essere di tutto: una lezione di yoga in palestra, una lettura astrologica improvvisata o la camminata sul fuoco durante un seminario di fine settimana. I seguaci della New Age ci sollecitano ad accettare tranquillamente un cammino personale e su misura verso il benessere, chiamandolo “verità” e incoronando come “spirituale” tutto ciò che contiene il colore viola, include la parola “meditazione” o ha il ginseng nell’elenco degli ingredienti. Giardini di pietra Zen sono in vendita negli aeroporti o a Discovery Channel, mentre è possibile comprare per un quarto di dollaro i mala, le collane della preghiera un tempo considerate sacre, nei grandi magazzini. Se non fossero pieni di vuoto, gli antichi Maestri Zen si starebbero certamente rivoltando dentro le loro urne cinerarie! La realtà è che, in aggiunta a tutto ciò che essa già rappresenta, la spiritualità è diventata un capriccio. È un vocabolo familiare, un bene comprato e venduto a caro prezzo, un’identità, un club cui appartenere, una fuga immaginaria. Le autorità spirituali fungono da mamma e papà, sono delle icone, dei saggi favolosi, degli amanti proiettati, dei confessori e delle guide che renderanno la nostra vita migliore e più piacevole. Il Dalai Lama viene definito “carino” e “pacifico” –come fosse una stella del cinema – mentre attori come Richard Gere e Steven Segal sono talvolta riveriti come dei modelli esemplari di figure spirituali o addirittura dei tulku. Mettere l’etichetta di “spirituale” a ogni fenomeno o individuo che sia anche solo leggermente straordinario migliora le entrate e aumenta l’autostima, il potere e lo status di persona legata al guru più alla moda o alla tecnica più seguita. Ma ciò crea confusione inutile al ricercatore neofita e sincero, che spesso all’inizio non riesce a distinguere tra un autentico tulku tibetano o un cristallo terapeuta. Inoltre, buffonate del genere spesso allontanano i profani già scettici e critici, che vedono uomini e donne intelligenti (oltre che dotati di grandi ego) arricchirsi cooptando fantasie di salvezza ultraterrena da parte di individui più deboli; in tal modo, concludono che tutto il mondo della spiritualità manca di intelligenza e spirito critico. Laddove la spiritualità autentica trascende di gran lunga categorie così superficiali, in una cultura moderna priva delle basi per distinguere le sottili differenze tra le varie esperienze e guide spirituali, è spesso difficile comprendere il valore effettivo della “merce” spirituale in vendita. 



Svalutare il linguaggio della spiritualità 

Non è necessario essere un linguista per rendersi conto di quanto il vocabolario delle tradizioni sacre sia stato screditato. Una volta che termini come “illuminazione” o “risveglio” sono entrati a far parte del linguaggio comune occidentale, hanno perso inevitabilmente la sacralità del loro significato essenziale. La cultura spirituale popolare non solo finge di comprendere il linguaggio dell’“illuminazione”, della “liberazione” o del “risveglio”, ma presume che i suoi membri concordino sul significato di parole un tempo riservate alle più preziose e sottili realizzazioni del genere umano. Sono parole che i praticanti delle principali tradizioni non osavano sussurrare (e tanto meno presumevano di capire) senza decenni di pratica e studio intensi. In una cultura in cui la parola “illuminazione” esce dalle nostre labbra tanto facilmente quanto “caffelatte”, è ovvio che il termine abbia perso significato. Alla fine, ciò che la parola “illuminazione” indica non perde né acquista valore; quello che va perduto è il senso di preziosità e fragilità connesse a quelle che restano le possibilità più sacre della coscienza umana. Se solo potessimo dire, onestamente e senza vergogna: “Pratico la spiritualità come un hobby” o “Desidero una pratica spirituale che mi doni una certa pace mentale, ma senza discipline né impegni” o “Vorrei che la spiritualità sia la mia amante, ma che il comfort e la sicurezza siano mia moglie” o “Voglio essere considerato un uomo o una donna spirituale, perché ciò mi renderà più attraente”; se potessimo semplicemente ammettere: “Sono un seguace della New Age”, “Sono un buddista alla moda”, “Sono un finto hindu”, “Sono un aspirante guru” o “Sono un mistico in erba”; se usassimo definizioni più semplici e dirette, come: “Sono un serio aspirante spirituale”, “Sono un ricercatore dall’interesse moderato” o “Sono un turista spirituale part-time, casuale”… Ma la nostra tendenza egoica, inconscia e automatica, è elevare le nostre attività ordinarie a qualcosa di spiritualmente significativo. Tuttavia, se ci accontentiamo di falsi, contribuiamo a svalutare il prezzo dei diamanti spirituali; ci basta fare sfoggio di gioielli da bigiotteria. Non è che desideriamo consciamente investire in un bene fraudolento; piuttosto, questa identificazione egoica è quello che si ottiene quando si cerca di vivere una vita spiritualmente significativa all’interno di una cultura occidentale capitalista e psicologicamente ferita. Se non riusciamo a distinguere chiaramente ciò che vogliamo e per cui siamo disposti a pagare – cosa nella quale la cultura spirituale occidentale nel suo insieme finora ha decisamente fallito –, il risultato è un mix confuso di termini antichi e ruoli contemporanei, la svalutazione della funzione del maestro (o del guru) spirituale autentico e il discredito generale della spiritualità contemporanea. Fare queste nette distinzioni, anche se poco lusinghiere per l’ego, ci permette di riconoscere senza vergogna dove siamo in questo momento. E non c’è bisogno di ricordare come, secondo Ram Dass, “l’essere qui e ora” sia l’unica possibilità per una trasformazione autentica. 

La ricerca di esperienze mistiche 

Anche di fronte al fatto, evidente e incontrovertibile, che per la grande maggioranza delle persone la psichedelia e i seminari di un week-end operano ben poche trasformazioni durature (se mai ne operano qualcuna), tutti noi desideriamo ancora qualcosa di forte. Vogliamo l’esperienza, e crediamo ancora che essa voglia dire qualcosa. Forse ora cerchiamo l’Ayahuasca invece dell’LSD, lo pseudo-tantra invece dell’amore libero, le erbe cinesi invece del valium, ma nell’insieme pensiamo ancora che se riusciamo a raggiungere il giusto stato di alterazione, in qualche modo riusciremo a conservarlo, oppure ad avere quella rivelazione finale che ci permetterà di trasformare permanentemente tutte le nostre abitudini negative in quelle di un bodhisattva. Tuttavia, anche se critico la ricerca di forti esperienze spirituali, riconosco che esistono molte persone che traggono enorme beneficio da esperienze mistiche, che queste ultime provengano dal sesso, dalla droga, dalla meditazione, dallo yoga o dalla musica.Le esperienze mistiche hanno il loro posto nello sviluppo spirituale, soprattutto in una cultura scettica di tutto ciò che si trova al di fuori del nostro condizionamento cognitivo. Ma, nella maggior parte dei casi, i nostri trionfi spirituali ricadono nella categoria: “Una volta ho avuto un’esperienza”. Quando le esperienze mistiche diventano la nostra ossessione e cambiamo seminari, insegnanti e tradizioni spirituali alla ricerca della prossima esperienza forte, abbiamo compiuto una lunga deviazione dai bisogni della nostra cultura. Viviamo in una cultura ossessionata dalla chiarezza, ma che svaluta le sottigliezze; infatuata dell’eccesso, ma che disprezza la semplicità; che onora l’egoismo e non apprezza l’altruismo. La nostra cultura ha un grande bisogno di individui che, contrariamente a ogni aspettativa, vogliano ardentemente rianimare il suolo dell’occidente con l’energia della Verità; individui che desiderino vivere semplicemente, facendo i necessari sacrifici e andando contro la tendenza comune del materialismo spirituale. È mia convinzione (o un mio desiderio) che stiamo lentamente arrivando alla comprensione del fatto che non esistono scorciatoie alla maturità spirituale. Lo sviluppo spirituale autentico accade dopo anni di disciplina esteriore e interiore, di implacabile onestà con se stessi e di auto-osservazione. Accade permettendosi di sperimentare le gioie e i dolori della vita, in modo tale che alla fine comincerà a emergere una compassione genuina verso gli altri. 

Il mito della New Age 

Grazie a Dio – o alla Dea, o a Gaia, o al nome più politicamente corretto utilizzato oggi – stiamo mettendo da parte il mito della New Age, secondo cui siamo una esclusiva progenie di esseri umani selezionati per vivere in questa epoca unica, ricevendo attenzioni e benedizioni speciali. È tempo di superare il narcisismo occidentale secondo cui siamo in qualche modo più speciali di tutti gli altri esseri umani esistiti sul pianeta negli ultimi sei miliardi di anni. Quando a un seminario sento per l’ennesima volta un gruppo proclamare con innocente meraviglia che ci troviamo in una configurazione “unica e speciale”, devo soffocare l’istinto di vomitare. Sono sempre esistiti profeti e profezie, e chiunque abbia sofferto in questa vita (o in un’altra) desidera fortemente sentirsi speciale e quindi specialmente amato. Postulato numero uno di Psicologia Sociale: si prenda un insieme di esseri umani maltrattati dalle famiglie, dai governi e dalle scuole, troppo distaccati dal corpo e dal cuore per poter donare loro amore autentico, e il risultato sarà un gruppo di uomini che proclamerà di essere speciale, eccezionale ed eterno. Ecco l’Età dell’Acquario.Se proprio dovessimo distinguere il nostro tempo dalle epoche precedenti, forse faremmo meglio sottolineare il fatto che non siamo mai stati così vicini all’auto-distruzione. Ironicamente, è proprio perché le cose sono messe tanto male che è possibile l’affiorare di un bisogno collettivo di auto-coscienza. Molti di noi si sono resi conto che siamo motivati più dall’auto-conservazione che dall’altruismo, più dalla paura che dall’amore. Man mano che la minaccia dell’estinzione umana si fa più consistente e le forze dell’avidità, dell’egoismo e dell’ambizione sono più diffuse, emerge un desiderio collettivo di comprendere la follia della situazione presente. Nel contesto della spiritualità occidentale, la spinta complessiva verso la trasformazione appare comprensibilmente più potente nei paesi dove la sofferenza è maggiore. Anche se il desiderio di liberazione nasce dalla volontà di superare il dolore, un’autentica pratica spirituale può trasformare e includere anche delle motivazioni nevrotiche. Se c’è qualcosa di vero nella New Age, penso che abbia a che fare con il bisogno (sempre più pressante) di una soluzione al nostro dolore che sia migliore di una relazione virtuale o delle diete dimagranti; inoltre, godiamo (almeno in alcune occasioni) di un certo margine di libertà, per cui possiamo praticare la nostra ricerca senza venire etichettati come perfide streghe o hippy idealisti. 

La sindrome del “tagliare la legna, portare l’acqua dal pozzo” 

Sempre più persone, nel mondo occidentale, ritengono che la vita spirituale debba consistere di cose ordinarie. Vivere in una caverna, per un occidentale, è poco pratico; né possiamo risolvere i problemi dell’infanzia o i disturbi sessuali seduti in una grotta nell’emisfero orientale, cercando di trascendere la vita. Come hanno suggerito Jack Kornfeld e altre guide spirituali del nostro tempo, è inutile essere rapiti dall’estasi se non siamo capaci di lavare decentemente il bucato. Ma, per molti di noi, quest’ultimo è il compito più difficile. Comunque, conformemente alla tendenza della psicologia occidentale verso una mentalità da fast food, abbiamo cominciato a utilizzare adattamenti moderni di insegnamenti antichi, come “tagliare la legna, portare l’acqua dal pozzo” (un insegnamento che ci spinge a scoprire la pratica spirituale nella vita di ogni giorno) come alibi per indulgere negli eccessi che preferiamo, senza impegnarci in una vita di seria disciplina spirituale. Pertanto, ogni volta che facciamo il bucato ci convinciamo che stiamo “praticando”; ogni volta che facciamo l’amore che stiamo facendo del tantra; ogni volta che portiamo il bambino a scuola o alla lezione di yoga, che siamo dei genitori consapevoli. Anche se i maggiori insegnanti del nostro tempo incoraggiano i loro studenti a esercitare la pratica spirituale nel contesto della vita quotidiana – come in effetti dovrebbe essere – questo non vuol dire che ogni cosa, in quest’ultima, sia particolarmente spirituale. Leggere qualcosa sulla consapevolezza, in ufficio, non ci assicura un buon karma solo perché ci siamo fatti vivi al posto di lavoro. La disciplina spirituale riguarda lo stato d’animo, l’attenzione e la presenza che portiamo in ogni attività, ma spesso siamo capaci di mantenere questa concentrazione solo grazie a una disciplina interiore di molti anni. Quando insistiamo a definire tutto ciò che facciamo come “spirituale”, solo perché un insegnante famoso ci ha detto che Dio è nelle piccole cose, siamo ricaduti nella trappola familiare dell’auto-inganno e della letargia spirituale. Percorrere la via di mezzo vuol dire prendere la nostra vita per quello che è e considerare i suoi eventi come le circostanze della nostra pratica spirituale. La via di mezzo non è la via facile; per gli occidentali attratti dagli estremi, potrebbe essere la più difficile in assoluto. La via di mezzo non è né la castità né la sessualizzazione di tutti e tutto; non si tratta né di una dieta fissa di hamburger e Coca-Cola né di un austero regime macrobiotico; non è né lo stacanovismo delle varie “dotcom” né la fuga dal sistema “perché non ne facciamo parte”. Piuttosto, è il camminare sul filo del rasoio costituito dal mantenere la consapevolezza e l’integrità in una cultura che ci invita a fuggire in una realtà fantastica paradisiaca o infernale. 

La questione dell’insegnante spirituale 
L’argomento dell’insegnante spirituale, o guru, è ricco di insidie e di tesori allo stesso tempo; qui lo affronterò solo da un punto di vista generale. Per approfondire l’argomento, si veda il mio articolo Questioning Authority, in “Parabola”, autunno 2000 e il mio libro Do You Need a Guru? (“Hai bisogno di un guru?”). Molte persone, in occidente, continuano ad avere una comprensione immatura sia del ruolo dell’insegnante spirituale, o guru, sia di se stesse come studenti o discepoli. Poiché siamo cresciuti in una cultura dove la maggior parte, se non la totalità, dei nostri modelli (i genitori, gli insegnanti, i governanti) sono dominati dall’ignoranza e dall’egoismo, non meraviglia la scarsa fiducia che nutriamo verso le nostre autorità spirituali (né meraviglia il fatto che spesso queste ultime si dimostrano indegne di fiducia, nonostante le migliori intenzioni). Negli ultimi quaranta anni, abbiamo oscillato tra la prostrazione cieca ai piedi di guru orientali e di maestri Zen, e l’ostinata, totale autonomia da tutti i sistemi tradizionali e le autorità spirituali come fonti di guida. A un estremo, abbiamo uomini e donne asiatici vestiti di tuniche, turbanti e sari, ignari di psicologia occidentale al punto di sfruttare in modo imperdonabile (finanziariamente, sessualmente, psicologicamente e psichicamente), consapevolmente o meno, la nostra debolezza culturale. Molti di noi, nel nostro disperato bisogno di amore, accettazione ed emancipazione (e in mancanza di elementi per distinguere un insegnante autentico da uno fraudolento), hanno spesso scelto falsi maestri cui si sono relazionati attraverso una serie di proiezioni psicologiche che hanno eliminato le peggiori qualità di questi ultimi. Poi li incolpiamo per essere ciò che li abbiamo aiutati a diventare. All’altro estremo, siamo così illusi sul nostro potere, tanto ostinati nel voler restare indipendenti in ogni campo e così scettici e timorosi di venire sfruttati un’altra volta da una figura materna o paterna proiettata, da avere completamente eliminato il valore dell’autorità spirituale dalla nostra vita. Pubblichiamo libri sul cammino diretto verso Dio, senza intermediari, o sulla superiorità del guru, del sé e del bambino interiori, in tal modo rassicurandoci sul fatto che possiamo trovare la via verso il cuore dell’universo senza alcun aiuto umano esterno. Le probabilità del nostro successo sono praticamente uguali a quelle di una segretaria di Wall Street che voglia scalare l’Everest in minigonna e tacchi a spillo, senza una guida. È possibile che ci riesca, ma è molto più verosimile che venga uccisa da una frana e che nessuno senta mai più parlare di lei, o che ritorni a valle dopo il primo chilometro, lamentandosi perché tutte le guide erano troppo patriarcali, oltre che emotivamente e fisicamente violente (a ogni modo, lei si sentiva più adatta allo sci di fondo). Molti di noi hanno bisogno di un insegnante, però non sappiamo come sceglierlo o come relazionarci a lui/lei in modo maturo, una volta trovatolo/la. Una risposta a questo problema è stata la stesura di un rigido codice etico-morale per gli insegnanti spirituali. Se il ruolo di maestro dell’anima contemplasse un insegnamento ordinario e lineare, non sarebbe una cattiva idea. Ma se pretendiamo che gli individui che dovranno istruirci sui misteri dell’universo debbano agire secondo una morale convenzionale, è come se li stessimo ammanettando, limitandone l’ampiezza dell’insegnamento, oltre che del nostro apprendimento. Un approccio più maturo al problema è, secondo me, trovare la nostra via per diventare studenti e discepoli adulti; ovvero, sviluppare l’auto-coscienza e l’equilibrio psicologico essenziali per rivolgerci agli insegnanti con le giuste motivazioni. Dobbiamo avere aspettative realistiche e comprendere come la nostra inadeguatezza di studenti abbia una parte significativa nel creare le difficoltà che incontriamo nella relazione insegnante-studente. In tal modo, possiamo apprezzare l’aiuto degli insegnanti nel donare profondità alla nostra anima e chiarezza alla nostra visione, senza idealizzarli né sentirci vittime ogni volta che essi non soddisfano i nostri bisogni spirituali. 

Il destino della letteratura spirituale 

Se posso insistere nella mia sfuriata ancora un poco, vorrei aggiungere che il mondo della letteratura spirituale, secondo me, sta sprofondando nell’inferno. In ogni sua forma: riviste, libri ecc. Non perché non esista una letteratura spirituale di primo ordine: quest’ultima viene scritta tutti i giorni, ed è caratterizzata da grande fervore e integrità. Ancora una volta, accade che la migliore letteratura non regga la competizione con le alternative false e più appariscenti. La buona letteratura spesso non arriva nelle librerie di larga diffusione; quando ciò avviene, raramente è messa in bella vista. E così non vende. Gli autori di questo tipo di letteratura non sono quasi mai interessati all’auto-promozione, né gli editori possono permettersi di pubblicizzare libri che parlano di una realtà difficile da accettare. I libri che ci fanno sentire meglio sono, semplicemente, più benvenuti. Una volta, scrissi una lettera alla direttrice di uno dei più brillanti giornali New Age dell’occidente, suggerendo che la rivista aveva sfacciatamente compromesso l’integrità dei suoi fini capitolando all’ignoranza spirituale del mercato moderno; nel far ciò, mi addentrai nei particolari più truculenti. La direttrice mi telefonò personalmente per dirmi che la mia lettera era la più significativa che avessero ricevuto da molti anni in qua, ma… Il “ma” era che la direzione (ovvero, le persone il cui stipendio dipendeva dalla vendibilità del loro prodotto) non l’avrebbe pubblicata. La direttrice si scusò, da parte della sua coscienza. Questo accadde un’altra volta con un’altra rivista spirituale, il cui direttore mi disse che la mia lettera era troppo provocatoria, poi con un’altra rivista ancora ecc. Sembra che, da qualche parte, sia stata dichiarata una moratoria a tutte le pubblicazioni che non rafforzino l’ego o non siano sdolcinate. Non possiamo tralasciare il fatto che i libri spirituali più venduti sono scritti da fondamentalisti cristiani o da venditori professionisti come James Redfield, Jack Canfield e Deepak Chopra, ovvero da persone che hanno un desiderio genuino di fornire un prodotto valido, ma che sono anche – per loro stessa ammissione – uomini d’affari ambiziosi e di successo. Gli scrittori più potenti, o quelli con maggiore desiderio di gloria e ricchezze, vincono. Così funziona il gioco. Dopo aver frequentato per anni la New Age Book Fair e la BookExpo America – una tra le maggiori fiere del libro al mondo – e aver chiesto agli editori cosa cercassero nei libri spirituali, le mie speranze sono molto più esigue. Una volta ogni tanto, libri come When Things Fall Apart di Pema Chodron si insinuano nelle fessure e diventano best seller. Ma, in generale, la tendenza è verso libri brevi che abbiano poche parole su ogni pagina, con ghiottonerie di saggezza che promettano una felicità senza fine. “La gente non vuole più scendere in profondità”, mi ha detto un direttore di una delle più importanti case editrici del Paese. “E soprattutto”, aggiungono editori e direttori, “per favore, non menzionare la parola ‘guru’: spaventa la gente”. Il mio prossimo libro non avrà successo. 

Siamo arrivati da qualche parte? 

Penso che finalmente siamo arrivati al punto in cui possiamo comprendere che gran parte di ciò che abbiamo fatto non ha funzionato. Molti di coloro che hanno cominciato negli anni ’60, mettendosi con tutto il cuore alla ricerca dell’illuminazione, della rinuncia e della beatitudine infinita, oggi hanno attraversato almeno un decennio di terapia, sono diventati più umili dopo essersi sposati e aver fatto dei figli (spesso, anche dopo aver divorziato) e forse sono un po’ più saggi. I fanatici dei seminari, dopo aver imparato a trascendere la mente e a distaccarsi dalle nevrosi a ogni fine settimana, adesso (dopo venti anni) si rendono conto che un weekend da 300 euro, anche se forse dona un assaggio dell’illuminazione, non è duraturo. Questo disincanto è una buona cosa. La via del disincanto è una delle più potenti e istruttive che possiamo percorrere. È la via della compassione attraverso l’umiltà. Ram Dass ha detto che, quando comprendiamo davvero che la sofferenza è una grazia divina, ci sembra di essere ingannati. Il grande mistico persiano Hafiz ha scritto che la sofferenza e la disperazione fermentano l’anima come pochi ingredienti umani o divini riescono a fare. Solo quando finalmente ammettiamo il nostro fallimento – cioè la nostra disperazione, secondo il linguaggio dei buddisti – diventa possibile qualcosa di autentico e reale. Quando ci permettiamo di diventare profondamente disillusi dai nostro progressi spirituali (o dalla loro assenza), senza tuttavia rinunciare alla nostra passione per Dio, la Verità o la Vita, forse stiamo arrivando da qualche parte. Le sacre scritture sanscrite ci offrono l’insegnamento del neti neti: “Né questo né quello”. Peliamo strato a strato ciò che è irreale, continuando a scendere sempre più in profondità. Se cominciamo a essere sufficientemente severi con noi stessi per cominciare a vedere ciò che abbiamo sempre rifiutato di considerare; per riconoscere un’altra menzogna che abbiamo creato nella nostra vita; per restare testimoni della natura ingannevole dell’ego e sostenere la nostra bontà essenziale: allora, avremo la forza di morire con dignità a ciò che è irreale, lasciando che il reale si manifesti. Questa è una possibilità straordinaria per l’evoluzione umana. 

E ora? 

Anche se posso sembrare cinica riguardo il mondo della spiritualità contemporanea, la possibilità che la nostra cultura possa evolvere, dal punto di vista spirituale, dall’infanzia e dall’adolescenza verso la maturità, è qualcosa che mi appassiona totalmente. Se, come praticanti e ricercatori spirituali, creiamo una caricatura sufficientemente potente di noi stessi nella Disneyland spirituale di nostra invenzione, a un certo punto scoppieremo a ridere e cominceremo a porci in una prospettiva più giusta e rispettosa tanto dei nostri difetti quanto della nostra bellezza. L’universo ci offre una miniera d’oro di risorse interiori ed esteriori: è sufficiente imparare a estrarle. Siamo fortunati a vivere nel mondo occidentale in un’epoca in cui possiamo affermare ciò che ci piace, che sappiamo e che vogliamo scoprire senza venire bruciati sul rogo; in cui basta un volo in aereo per raggiungere alcuni dei più grandi insegnanti (se non addirittura un click su Internet); in cui abbiamo accesso a testi sacri un tempo custoditi dentro templi e piramidi, a disposizione solo di coloro che avevano rinunciato a ogni bene terreno in cambio di un pezzettino dei loro insegnamenti. Tutto è, letteralmente, a portata di mano; l’unico problema è trovare il coraggio, la forza e l’intelligenza per utilizzare una situazione tanto preziosa quanto precaria. Nessuno può mettersi una mano sulla coscienza e assicurarci che tutto andrà bene; chiunque lo faccia, sta mentendo. Il destino della spiritualità occidentale contemporanea dipende totalmente dalla nostra integrità e responsabilità, in ogni momento e nei semi che piantiamo attraverso l’integrità e l’intelligenza (o attraverso la loro mancanza) della nostra partecipazione al processo. A prescindere dalla direzione presa da ciascuno di noi, tra le tantissime possibili nel mondo spirituale, è vero che stiamo facendo del nostro meglio e che abbiamo davanti a noi una lunga strada. È davvero una strada senza fine, soprattutto se consideriamo che indietro nella polvere dela cultura spirituale in occidente è appena agli inizi. Così, mentre i mountain-biker della New Age procedono sbandando attraverso i fasti e le luci delle mode spirituali, molti di noi restano lla loro scia, chiedendosi dove porta tutto ciò, se mai porta da qualche parte. 

da innernet.it

venerdì 3 ottobre 2014

numero del destino

"Qual'è il mio numero personale del destino ? Come faccio a trovare il mio numero del destino ? Quale il calcolo esatto per trovarlo e cosa è ?". Se non sapete come fare per conoscere il vostro numero del destino e leggere le caratteristiche, vi basta seguire questa guida sulla numerologia per calcolare il numero del destino facilmente, gratis ed online di una persona. Com'è chi possiede il numero del destino 1, 2 o 11 ? Quali caratteristiche ha in numerologia il numero del destino 5, 7 o 22 ?. Vediamo subito di capire come trovare innanzitutto il numero base e poi passeremo alla lettura del suo significato. Ricordo che il numero del destino (detto anche numero del sentiero di vita o della missione di vita) è un numero che ci lega al Karma e cioè alle vite passate. Secondo la numerologia il numero del destino che rappresentiamo in questa vita è quindi una conseguenza delle azioni fatte in vite passate. Quindi il concetto si rifà alla reincarnazione dell'anima dopo la morte.
Il calcolo è davvero molto semplice. Non dovete fare altro che sommare le cifre che compongono la vostra data di nascita e ridurre il tutto ad una tra le seguenti cifre : 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 22, 33. Per comprendere il tutto facciamo un esempio :
Siete nati il 14/04/1976 ? Allora sommate tutte le cifre in questo modo : 1+4+0+4+1+9+7+6ottenendo il risultato di 32. Siccome il numero 32 non è compreso tra quelli elencati su allora dobbiamo continuare a sommare e quindi 3+2 = 5. Questo è il numero del destino per chi è nato il 14/04/1976. A questo punto potete leggere l'interpretazione esatta relativa al numero leggendo qui sotto :
Numero del destino 1 - significato : è il numero che identifica una persona indipendente, capace di crearsi una propria strada e che mal sopporta gli ordini e le costrizioni. Deve assolutamente evitare di fare lavori in collaborazione con altri perchè possiede l'appiglio del leader, può essere quindi un capo ma non un dipendente. Dotato di molta creatività e di fiducia in se stesso deve però essere capace di dominare il suo istinto di comando.
Numero del destino 2 - significato : il vostro sentiero di vita vi porta a collaborare con gli altri e a donarvi al prossimo. Siete persone molto sensibili e cercate l'armonia nei rapporti sia lavorativi che affettivi. Un vostro difetto sta proprio nel donarvi eccessivamente agli altri rischiando di annullarvi e di diventare schiavi. Sappiate donare il giusto.
Numero del destino 3 - significato : generalmente questo numero rappresenta una persona molto vivace, simpatica, allegra, molto intelligente e che ha una gran voglia di comunicare. Ideali quindi i lavori dove può esprimersi con la scrittura o la parola e dove può mettere in campo la sua creatività. Tende ad essere forse a volte menzognero e superficiale. Inizia un percorso e non lo termina quasi mai. Rapporti d'amore più intellettuali che fisici.
Numero del destino 4 - significato : il vostro compito è quello di crearvi una vita stabile e lotterete per questo. Vi muoverete in funzione di una ricerca della stabilità affettiva ed economica con perseveranza e calma. Dovete però farvi avanti nella vita con onestà, utilizzando mezzi non truffaldini.
Numero del destino 5 - significato : curiosi, dinami e molto indipendenti dovete essere in grado di coltivare la modestia. Potrete avere molti cambiamenti nel corso della vita anche dovuti alla vostra necessità di essere liberi.
Numero del destino 6 - significato : il vostro compito nella vita è quello di riflettere meglio in situazioni che vedono in bilico relazioni affettive e di lavoro. Amate ricercare la sicurezza in famiglia e siete degli ottimi intenditori di arte. Avete infatti il gusto della bellezza ed il senso della gentilezza. Siete persone molto buone.
Numero del destino 7 - significato : il vostro io è portato alla conoscenza ed acquista doti di saggezza sin da subito, sin da quando si è ancora giovani. Siete persone molto logiche ed intelligenti e vi muovete con tatto nella vita ma mi raccomando a non essere troppo serie.
Numero del destino 8 - significato : siete assetati di potere e la vostra vita sarà improntata all'ambizione, al desiderio di raggiungere vette grandiose. Sarete molto combattivi e difficilmente vi tireranno giù ma cercate di badare più allo spirito in alcune situazioni di vita che al materiale.
Numero del destino 9 - significato : qui siamo di fronte ad una persona con un innato senso di giustizia e che tenderà a prendere le redini di cause collettive importanti. Godrà di una vita molto appassionante e piena di eventi e cercherà di aiutare il prossimo.
Numero del destino 11 - significato : la persona dotata di questo numero è molto intelligente. Ha una intelligenza ed un potere tale da essere un tipo trascendentale e guarda sempre al futuro. Può però peccare nel disperdere le sue energie in troppi progetti. Il suo intuito è davvero eccezionale.
Numero del destino 22 - significato : è possibile che diventiate, nel corso di questa esistenza, delle persone molto importanti e che possono assumere ruoli di capi di governo o comunque ruoli fondamentali per dirigere una comunità. Potete realizzare missioni davvero molto grandi anche se dovete limitare le vostre esigenze.
Numero del destino 33 - significato : persona dotata di poteri extrasensoriali, molto magnetica ed affascinante. Sa ammaliare le persone che si rivolgono da essa senza che essa stessa faccia nulla. Una persona che può nascondere segreti o svolgere lavori in tutta segretezza. Grandi capacità medianiche al limite dello sciamanesimo. Attenzione a non prendervi gioco di chi cerca il vostro aiuto.

lunedì 29 settembre 2014

La Bibbia e l'astronomia.

Negli ultimi decenni si è assistito in tutto il mondo al proliferare del numero di dibattiti relativi all’interrogativo se esista vita intelligente extraterrestre. Gli approcci a questa tematica sono i più disparati. Spesso frutto di astruse teorie sugli UFO. Il mondo scientifico ha sempre affrontato con i piedi di piombo la questione.
Eguale discorso per le principali religioni che da millenni insegnano ai loro fedeli che nel Creato quello tra l’uomo e la Divinità è un rapporto esclusivo. Qualcosa negli ultimi anni pare tuttavia essersi mosso verso una direzione nuova che potrebbe avere anche risvolti “rivoluzionari”. In Italia, ad esempio, a “rompere il ghiaccio” in merito a questo argomento ci aveva pensato lo scomparso monsignor Corrado Balducci, teologo romano il quale aveva, seppur timidamente, aperto alla possibilità che l’umanità non sia la sola forma di vita intelligente nell’Universo.
Lo aveva fatto da uomo di funes Chiesa, vale a dire dando alla sua tesi un fondamento teologico tratto dalle Scritture. Mons. Balducci ricordava infatti come nei Salmi sia scritto “Del Signore è la Terra, l’universo e i suoi abitanti” (v. 24:1). Secondo il prelato questa frase starebbe a significare che possano esistere altre forme di vita intermedie tra l’uomo e le intelligenze angeliche.
Non solo monsignor Balducci non fu mai smentito, ma nel 2008 il Padre gesuita José Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana, in una intervista all’ “Osservatore Romano” intitolata L’extraterrestre è mio fratello ribadì anch’egli la possibilità che esistano forme di vita nel Creato oltre all’uomo. “A mio giudizio – affermava Funes – questa possibilità esiste. Gli astronomi ritengono che l’universo sia formato da cento miliardi di galassie, ciascuna delle quali è composta da cento miliardi di stelle. Molte di queste, o quasi tutte, potrebbero avere dei pianeti. Come si può escludere che la vita si sia sviluppata anche altrove?”. Alla domanda se questo non costituirebbe un problema 

per la fede il gesuita rispondeva senza esitazione: “Io ritengo di no“ e spiegava: “questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come <<fratello>> e <<sorella>>, perché non potremmo parlare anche di un “fratello extraterrestre”? Farebbe parte comunque della creazione”. Funes riprendeva la tesi teologica già proposta da Balducci e richiamante la parabola evangelica della “pecorella smarrita”. “Il pastore– spiegava il direttore della Specola – lascia le novantanove nell’ovile per andare a cercare quella che si è persa. Pensiamo che in questo universo possano esserci cento pecore, corrispondenti a diverse forme di creature. Noi che apparteniamo al genere umano potremmo essere proprio la pecora smarrita, i peccatori che hanno bisogno del pastore. Dio si è fatto uomo in Gesù per salvarci. Così, se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell’amicizia piena con il loro Creatore”. Non è forse un caso che la Specola vaticana sia particolarmente attiva nella ricerca di esopianeti nel complesso del Vatican Observatory Research Group in Arizona negli Stati Uniti. Nel 2012 è inoltre uscito, pubblicato dalla casa editrice di area cattolica Queriniana, un testo del teologo tedesco Armin Kreiner  dal titolo Gesù, gli UFO e gli alieni nel quale lo studioso si interroga sul rapporto tra fede e possibilità di vita extraterrestre. Sposato su un’ottica più “laicista” è invece lo studioso e saggista piemontese Mauro Biglino, che offre un’interpretazione più diretta e meno timida rispetto ad altri, partendo dall’analisi del testo (antico) masoretico (contenuto nel Codex Lenigradensis) da cui è derivata la versione cosiddetta “stuttgartense” della Bibbia oggi in uso nel cristianesimo occidentale. Biglino, che ha 
studiato lingua ebraica nella comunità israelitica di Torino e in passato è stato traduttore per le edizioni San Paolo, fornisce un’interpretazione letterale del testo biblico, mettendo a nudo errori e contraddizioni che svelerebbero una diversa natura dei fatti narrati circa l’origine del genere umano e sul rapporto con Elohim, termine che nella Bibbia viene inteso e tradotto come “il Signore creatore”. Per Biglino, ovvero secondo la sua traduzione e lettura letterale, “Elohim” (forma plurale, con la quale in ebraico si indica convenzionalmente la “divinità”) indicherebbe un insieme di esseri celesti, ma non divini, i quali avrebbero creato l’uomo. Inutile dire come questa lettura abbia suscitato forti polemiche procurandogli perfino minacce alla sua incolumità personale. Ciò nonostante le conferenze che lui tiene periodicamente per presentare i suoi libri, tradotti anche in altri Paesi, sono sempre affollate da un pubblico interessato e partecipe. A noi, che siamo andati ad assistere ad una di esse per conoscerlo e intervistarlo, ha infatti spiegato come il suo ultimo volume Nella Bibbia non c’è creazione, uscito nel novembre scorso, fin’ora abbia venduto più di ventimila copie. Alcune delle critiche che gli vengono rivolte derivano anche dal fatto che egli abbia dichiarato in passato di essere stato membro della comunità massonica della Gran Loggia d’Italia (la massoneria scozzese). Per questo motivo alcuni detrattori sostengono che egli abbia ricevuto dalla massoneria l’input a pubblicare i suoi libri “eretici” che contraddicono la versione dogmatica
della Bibbia. “Niente più sbagliato” chi ha risposto, spiegandoci anzi che “sono alcuni massoni che a volte mi chiamano per tenere delle conferenze interne a porte chiuse perché sono essi stessi che vogliono apprendere i fatti che vado scrivendo e affermando circa la Bibbia”. Ci ha anche spiegato come, pur “smontando” tesi considerate radicate da secoli sui passi biblici, egli non neghi che le religioni “istituzionalizzate” abbiano comunque avuto il merito di creare un corpus di principi etici e morali necessari allo sviluppo della società umana nei millenni. Un altro punto su quale insiste è che la sua (ipo)tesi sulla reale natura degli Elohim, ovvero entità mortali e passionali come (e forse più) della loro creatura, l’uomo, non neghi (in maniera pregiudizievole) il principio creazionistico e quindi teistico. Se infatti gli Elohim hanno creato l’uomo, chi ha creato gli Elohim?

sabato 27 settembre 2014

fiamme gemelle



In questo momento d’accresciuta Radianza Solare e Cosmica, molti stanno trovando la propria strada verso la Luce e l’Amore dentro il cuore e l’anima. Stanno arrivando a “casa”. È qui che troveranno quella profonda fonte d’Amore Incondizionato che è chiamata “Fiamma Gemella”.
Molte persone mi scrivono e mi chiedono quando incontreranno la loro Fiamma Gemella, o se la loro Fiamma Gemella è in incarnazione. In questa canalizzazione dell’Arcangelo Michele per un cliente privato, egli spiega che la Fiamma Gemella è un’energia che si trova principalmente dentro di voi e può poi essere sperimentata nel mondo esteriore o manifesto. Non è una persona come tale, ma un’energia che può essere condivisa e sperimentata da due anime compatibili energeticamente.
La canalizzazione era iniziata con una disamina del ruolo del legame del gruppo animico e delle unioni delle famiglie animiche, poi è passata al tema delle Fiamme Gemelle.
“Innanzi tutto ci chiedi della tua famiglia animica e della tua relazione con loro. Bene, possiamo veramente dire che l’esperienza dell’apertura del sé alla verità che siete “UNO” è davvero una rivelazione e che molti Operatori di Luce stanno sperimentando questa specifica unità in gruppi proprio adesso. È una delle gioiose ricompense per riuscire ad accedere pienamente alla coscienza del Sé Superiore mentre vi trovate ancora in una forma umana. Perché allora capirete che il Sé Superiore o Anima è un condotto per lo Spirito o per l’Intelligenza Creativa Divina e che è davvero la stessa Intelligenza o “mente” che dimora in tutte le cose.
Ma, ancor più grande di questo è il vero miracolo che sta lentamente nascendo nella vostra coscienza come esseri umani: potete essere una parte di questo Essere Uno, questa Mente Divina e potete  essere anche Individui – allo stesso tempo. Sì, alla fine riuscirete a sostenere questi due livelli di coscienza insieme e così sarete “voi” ma sarete anche l’“Uno”, e non ci sarà conflitto fra loro. Esisteranno come un continuum di luce e coscienza.
Vedete, carissimi, molte persone immaginano di dover entrare nella coscienza dell’Uno e rimanere lì in modo permanente. Poi, rimangono delusi quando non riescono a realizzarlo o a sostenere quella coscienza. Noi diciamo, però, che lo scopo è riuscire a sostenere entrambi gli stati di coscienza. Non c’è niente di sbagliato nella vostra coscienza individuale, poiché questo è stato l’intero scopo della vostra evoluzione qui, sulla Terra: l’“Uno”, o coscienza dello Spirito, dovrebbe riuscire a sostenere i “Molti” livelli di coscienza, o essere individuale umano, e i “Molti” dovrebbero riuscire a sostenere anche l’“Uno”. Per far questo, entrambi i livelli di coscienza devono funzionare in modo ugualmente forte.
Vedete, nella vostra cultura spirituale attuale, vi siete abituati a ritenere che l’“ego” individuale o essere inferiore abbia poco valore e a vedere lo spirito come tutto. Ma, fino a che non riuscirete a considerare entrambi ugualmente importanti, lotterete per entrare veramente nell’esperienza dell’Uno, perché non avrete il potere di sostenere l’esperienza sul livello materiale. È solo quando il sé inferiore è forte, potente ed equilibrato che il sé superiore si può unire e diventare uno con il sé inferiore. È, in molti modi, il modello della relazione della Fiamma Gemella. E, di fatto, possiamo dire che fino a che non avrete ottenuto la capacità di essere “uno” con voi stessi, non sarete mai in grado di essere “uno” con un altro/a in una relazione di Fiamme Gemelle.
Questa è davvero la ragione per cui così tanti sono coinvolti in relazioni con le loro famiglie animiche, così che possano cominciare a capire l’energia e il potere che sono necessari per entrare in una relazione di Fiamme Gemelle con un vero potere e amore.
Questa consapevolezza diventerà davvero più comune, nel momento in cui le persone cominceranno a capire il flusso delle energie, ed infine, quando il processo d’Ascensione sarà completato, tutti gli umani avranno una comprensione di questo processo.
Ora, quando parli di questa presenza del Maschile interiore, diciamo che questo rappresenta la saggezza e la guida del tuo Maschile Divino interiore o energia della Fiamma Gemella. Questa relazione interiore sta preparando il terreno per la manifestazione di una relazione esterna che sarà in grado di contenere la tua energia della Fiamma Gemella. Più interagisci con la presenza maschile interiore, più capirai il profondo amore e supporto dell’energia del Maschile Divino e come questo può essere espresso in una relazione.
Perciò, diciamo, sì questa è la tua Fiamma Gemella, ma questo non annulla la possibilità che l’energia della tua Fiamma Gemella possa manifestarsi in una relazione fisica, con un partner materiale che conterrà ed esprimerà questa energia. Se capisci veramente la “lezione” della “fusione interiore” con la Mente Divina od Intelligenza, allora capirai che quell’energia può esistere dentro di te e che può essere espressa anche attraverso il canale di un altro essere umano.
Com’è possibile questo? Bene, quella persona è sia un canale per la Mente Divina od energia, che un individuo, come abbiamo detto prima. Perciò, ti puoi relazionare all’individuo come un individuo, ma anche come ad un canale per la Mente Divina od Intelligenza.
Ora, non è del tutto vero che non ci sia alcun genere sessuale nel mondo dello Spirito. Vedi, la base di tutti i flussi d’energia è Maschile e Femminile, che sono energie complementari. La maggior parte della antiche storie sulla creazione, inclusa quella degli Antichi Egizi, racconta di un “Principio” in cui l’energia della Sorgente si è divisa in Maschile e Femminile, e poi, da quel principio, tutte le altre forme sono nate e sono state create. Il pantheon degli antichi Egizi includeva Esseri Divini, o Dei e Dee, che erano sempre in coppia – per ogni divinità maschile, c’era una controparte femminile.
Perciò, nel mondo dello Spirito od energia, c’è sempre una “carica” maschile e femminile, o ciò che potreste chiamare “elettrico” e “magnetico”. Il maschile è elettrico, o attivo, e il femminile è magnetico o attrattivo.
Ora, queste sono le energie che sono al lavoro nella relazione delle Fiamme Gemelle. Quella che contiene l’energia Femminile Divina magnetizzerà o attrarrà quella che contiene l’energia Maschile Divina, e si uniranno per creare l’energia dell’“Uno” della Sorgente.
Ma, proprio come abbiamo spiegato prima nelle nostre parole riguardo all’Unione fra il Sé Superiore e il sé Fisico, entrambi i partner devono essere forti, equilibrati e potenti dentro di loro. Ogni partner deve aver raggiunto un equilibrio interiore personale dell’energia maschile e femminile per creare un forte fondamento, affinché possa essere rilasciato nell’“Uno” e i partner devono permettere a loro stessi di diventare un canale per la singola “carica” dell’energia Femminile o Maschile Divina in un’unione che può essere sia spirituale che fisica.
E, in un’Unione simile, c’è una volta ancora quel paradosso miracoloso – entrambi i partner esistono come individui distinti, eppure esistono anche come “Uno”. Essi sono consapevoli di loro stessi come individui, ma anche come “uno”, come un’“unità” o “diade” che è un essere che è più grande e più potente di quello che sono come individui.
Questo “sposalizio sacro” è, a sua volta, un riflesso della sacra unione del Maschile e del Femminile Divino nella Sorgente. Uno degli scopi della vostra evoluzione spirituale ed ascensione proprio ora è permettervi di entrare in queste unioni che rispecchiano lo “Sposalizio Divino”, e vi permettono di rimanere anche un individuo con la vostra vita e scopo.
Speriamo, perciò, che comprendiate che non dovete, in questa fase, sostenere l’energia della beatitudine per sempre. È una vibrazione troppo elevata per voi ora. State gradualmente imparando a “sintonizzarvi” con quella frequenza, così da poterla sostenere come una delle molte frequenze che siete ora capaci di sostenere come essere multidimensionale. Siate pazienti con voi stessi e non abbiate alcuna aspettativa di quanto e quanto lontano… sappiate che tutto accade secondo una Sincronicità Divina e che tutto va bene. Non state “fallendo” e non avete nulla da chiarire. Vi state lentamente abituando ad un altro modo d’essere e per il vostro corpo e sistema energetico ci vorrà un po’ di tempo per integrare veramente tutte queste nuove informazioni, evolversi ed adattarsi ad un nuovo modo di esprimere la verità di chi siete.
Perché… mentre siete davvero individui, esprimete anche, ognuno di voi, le passioni e l'amore della Mente Divina. Siete la Mente Divina in azione e come tali potete sperimentare la Gioia, la Creatività e l’Amore della Mente Divina. Entrare in un’Unione Sacra con una Fiamma Gemella è il modo più bello e gioioso di sperimentare questo Amore e Gioia. È davvero un dono meraviglioso per i figli della Terra in questo momento!
Possiate essere benedetti con Amore Incondizionato e Grazia. Sempre!”

venerdì 26 settembre 2014

Vampirismo energetico

Ti è mai capitato di provare un forte senso di ansia e di nervosismo dopo aver parlato con una persona in particolare? O di sentirti di colpo scarico/a e prosciugato/a energeticamenteAllora vuol dire che hai incontrato un “vampiro energetico”, ossia una persona che non riuscendo a vivere della propria energia e della propria luce ha bisogno di attingere e di “rubare” da quelle altrui.
“Lascia andare le persone che condividono solo lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa’ sì che non sia la tua mente.” (Dalai Lama)
Il vampiro lo trovi ovunque (al lavoro, in casa, al bar ecc.) e può essere di due tipi.
Il primo tipo è quello che si nutre  della tua energia consapevolmente cercando in tutti i modi di abbassare la tua autostima: non perde occasione di farti sentire sbagliato/a, indegno/a di essere amato/a, infierisce sui tuoi punti deboli e ti ostacola sia con le parole che con le azioni nei tuoi sogni e nei tuoi progetti…  beh, da questa tipologia è davvero bene che tu stia lontano/a senza pensarci troppo! C’è poi un secondo tipo di vampiro energetico che spesso è inconsapevole dell’effetto devastante  provocato dal suo comportamento. Generalmente non è una persona cattiva o malevola e può trattarsi di chiunque: un collega di lavoro che ti riversa continuamente addosso le sue lamentele e i suoi problemi, un parente troppo invadente che cerca di farti sentire in colpa se non rispondi alle sue continue richieste, un amico che ti tiene ore al telefono per parlarti delle sue continue difficoltà… e chi più ne ha più ne metta! In ogni caso, si tratta di individui che manipolano gli altri per sopperire  alle proprie insicurezze e fragilità e che in questo modo indeboliscono e rendono vulnerabile l’altra persona in quanto prendono senza dare nulla in cambio. Sono continuamente depressi o arrabbiati o si sentono  puntualmente vittima di qualcuno o di qualcosa. Inoltre le loro conversazioni ruotano sempre intorno a loro stessi: spesso si tratta di infiniti monologhi pieni di lamentele in cui ti parlano continuamente dei loro problemi mostrandosi totalmente incuranti di come stai tu! Ogni relazione sana è basata su uno scambio energetico e se questo non avviene puoi sentirti appunto spossato e scarico, prosciugato del tuo ottimismo e della tua serenità/vitalità– in più questo abbassa le tue vibrazioni energetiche e di conseguenza inizi ad attirare ulteriori situazioni e persone che non sono di alcun beneficio per te e la tua vita.
Se provi uno o più dei sintomi seguenti vuol dire che hai appena avuto a che fare con un vampiro energetico:
  • Il tuo umore crolla di colpo
  • Ti viene un improvviso mal di testa
  • Sei agitato e a disagio
  • Ti senti triste e affaticato
  • Provi un senso di ansia e di malessere
  • Ti senti in qualche modo deriso o preso di mira
  • Senti l’impulso di allontanarti dalla persona in questione
  • Il tuo corpo è in tensione e la respirazione diventa “corta” e veloce
  • Senti il bisogno di eccedere con i carboidrati o comunque di consolarti con il cibo
La regola base è quella di non cercare di guarire i vampiri energetici ma piuttosto di neutralizzarli.
Non cadere vittima dell’idea di essere l’unica loro fonte di benessere: apprezza e riconosci queste persone quando sono al loro meglio, quando dimostrano indipendenza, forza e capacità, anche se queste qualità compaiono solo raramente. Premia i comportamenti sanima non rinforzare mai le risposte che prosciugano la tua energia.
Ecco 5 semplici passi per proteggerti  dai loro “attacchi” e per neutralizzarli:
1) Se possibile allontanali dalla tua vita. Se si tratta di persone che non puoi evitare riduci la loro frequentazione e quando sei in loro presenza cerca di allontanarti fisicamente, di evitare il contatto visivo prolungato, di voltarti di spalle… meno ti fai coinvolgere meglio è! 
2) Impara a dire NO a chi vuole abusare della tua energia: non farti coinvolgere nel loro gioco e stabilisci gentilmente ma con fermezza dei limiti chiari che non devono essere oltrepassati (ad es. scusami ma adesso ho da fare, sono indietro con il lavoro, ho molto da studiare, ho un appuntamento ecc.). Per quanto imbarazzante e scomodo possa sembrarti, questo tuo atteggiamento li spingerà o a migliorare il loro comportamento nei tuoi confronti o ad allontanarsi.
3) Proteggi la tua sensibilità: non confidare i tuoi sentimenti più intimi a chi non sa rispettarli ed evita di parlare dei tuoi sogni e delle tue aspirazioni a chi non è in grado di comprenderli e potrebbe anzi scoraggiarti e buttarti giù in un tuo momento di debolezza.
4) Quando sei in loro presenza non abboccare al loro amo se vieni provocato in qualche modo: rimani calmo, respira profondamente e cerca di mantenere il controllo. Evita di farti coinvolgere in liti o discussioni che potrebbero spingerti a dire impulsivamente cose di cui potresti pentirti e che in seguito potrebbero essere usate a tuo svantaggio.
5) Circondati di persone positive e affidabili, connesse a se stesse e alla propria essenza, che ti siano di supporto e la cui vicinanza ti trasmetta fiducia e tranquillità.
E infine ricordati: il mezzo più potente per difenderti  e proteggerti da qualsiasi tipo di attacco o manipolazione esterna è amare te stesso/a.  Più metti in dubbio il tuo valore, le tue capacità e le tue risorse, più dai modo al vampiro energetico di indebolirti e di “cibarsi” della tua energia.
Non permetterglielo… rimani connesso al tuo vero Sé e nulla potrà toccarti!

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