sabato 29 novembre 2014

Il presepe.

Il presepe (o presepio) è una rappresentazione della nascita di Gesù, derivata da tradizioni medievali. Il termine deriva dal latino praesaepe, cioè greppia,mangiatoia, ma anche recinto chiuso dove venivano custoditi ovini e caprini composto da prae = innanzi esaepes = recinto, ovvero luogo che ha davanti un recinto. Un'altra ipotesi fa nascere il termine da praesepire cioè recingere. Nel latino tardo delle prime vulgate evangeliche viene chiamato cripia, che divenne poi krippe in tedesco, crib in inglese, krubba in svedese ecrèche in francese. Una curiosità: il presepe è chiamato così solo in Italia in Ungheria, perché la parola vi arrivò via Napoli nel XIV secolo quando un discendente Angiò divenne re di quelle regioni, Portogallo e Catalogna. Le prime fonti del presepe sono i 180 versetti dei Vangeli di Matteo e Luca, cosiddetti dell'infanzia, che riportano la nascita di Gesù avvenuta al tempo di re Erode, a Betlemme di Giudea, piccola borgata ma sin da allora nobile, perché aveva dato i natali a Re Davide. Il presepe moderno indica una ricostruzione tradizionale della natività di Gesù Cristo durante il periodo natalizio: si riproducono quindi tutti i personaggi e i posti della tradizione, dalla grotta alle stelle, dai Re Magi ai pastori, dal bue e l'asinello agli agnelli, e così via. La rappresentazione può essere sia vivente che iconografica. La tradizione, prevalentemente italiana, risale all'epoca di San Francesco d'Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. Sebbene esistessero anche precedentemente immagini e rappresentazioni della nascita del Cristo, queste non erano altro che "sacre rappresentazioni" delle varie liturgie celebrate nel periodo medievale. La più antica raffigurazione della Vergine con Gesù Bambino, la troviamo nelle Catacombe di Priscilla sulla Via Salaria a Roma, dipinta da un ignoto artista del III secolo all'interno di un arcosolio del II secolo. Ritornando al Presepe di Greccio è opportuno sottolineare che la rappresentazione preparata da San Francesco non si può ancora considerare un presepe inteso in senso moderno. Mancavano infatti i protagonisti principali: la Vergine MariaSan Giuseppe e Gesù Bambino; nella grotta dove era stata allestita la rappresentazione erano solo presenti due animali veri, ai lati di una mangiatoia sulla quale era stata deposta della paglia. Sull'argomento è ritornato papa Ratzinger nel suo libro L'infanzia di Gesù. ove afferma che "nel Vangelo non si parla di animali" e che quindi il bue e l'asino non erano nella stalla. Il primo presepe scolpito a tutto tondo di cui si ha notizia è quello conservato nella Basilica di Santo Stefano (Bologna). Si tratta del più antico presepio conosciuto al mondo composto da statue a tutto tondo. Uno studio approfondito dell'opera pubblicato nel 1981 da Massimo Ferretti, alla fine del primo grande restauro effettuato da Marisa e Otello Caprara, ha identificato che lo scultore delle statue è lo stesso Maestro del Crocefisso 1291 custodito nelle Collezioni d'Arte del Comune di Bologna. L'opera fu prima scolpita da tronchi di tiglio e di olmo, forse nell'ultimo decennio del XIII secolo da uno anonimo scultore bolognese. L'opera rimase senza coloritura fino al 1370, quando fu incaricato il pittore bolognese Simone dei Crocefissi che ne curò la ricca policromia e la doratura con il suo personalissimo stile gotico. Il restauro del 1981 fece riemergere la policromia, che si era oscurata nel corso dei secoli, come è possibile vedere nelle foto precedenti a quel restauro. Ma con il successivo trascorrere degli anni l'umidità della Chiesa, in cui l'opera era esposta per tutto l'anno, aveva iniziato a rovinare di nuovo la policromia. Per tale ragione agli inizi del 2000 le statue sono state prelevate un paio alla volta e sono state nuovamente restaurate, fino al 2004, in cui tutta l'opera è stata esposta nella Pinacoteca nazionale (Bologna), dove è rimasta fino al Natale 2006, quando è stata riportata a Santo Stefano. Infine, il 21 gennaio 2007 è stata inaugurata l'opera al completo dentro a una grande teca a umidità e temperatura controllate elettronicamente, dotata di vetri antisfondamento, che ospita l'intero gruppo in forma definitiva e permanente. Antico come questo è il gruppo scultoreo di Arnolfo di Cambio nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, che per tanto tempo è stato considerato il Presepio più antico fatto con singole statue. Ma un'attenta osservazione dei gruppi scultorei denota che in realtà non si tratta di vere statue a tutto tondo, bensì di altorilievi scolpiti da blocchi di pietra, il cui dorso è visibilmente rimasto piatto, eccettuata la figura del Mago inginocchiato, che risulta essere stata completata successivamente a tutto tondo (cioè scolpendo anche il dorso) da un autore successivo ad Arnolfo di Cambio, così come è accaduto alla figura della Vergine col Bambino, che non è l'originale scolpita da Arnolfo, ma le più recenti indagini hanno evidenziato che essa sarebbe stata modificata in epoca rinascimentale, scolpendo e modificando la figura originale della Vergine di Arnolfo. L'iconografia del presepio ebbe un impulso nel Quattrocento grazie ad alcuni grandi maestri della pittura: il Botticelli nell'Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi) raffigurò personaggi della famiglia Medici; Giotto con la Natività della Cappella degli Scrovegni a Padova. Nel Quattrocento anche Luca e Andrea Della Robbia si cimentarono con le loro terrecotte in scene della Natività: per tutte valga quella del convento della Verna. Un'altra terracotta robbiana, con sfondo affrescato da Benozzo Gozzoli, si trova nel duomo di Volterra e rappresenta i pastori e il corteo dei Magi. Filippino Lippi compose la Natività che si trova al Museo Diocesano di Milano, Piero della Francesca la Natività della National Gallery di Londra, il Correggio la Natività della Pinacoteca di BreraBen presto questo tipo di simbolismo fu ampiamente recepito a tutti i livelli, soprattutto all'interno delle famiglie, per le quali la rappresentazione della nascita di Gesù, con le statuine ed elementi tratti dall'ambiente naturale, diventò un rito irrinunciabile. Nel XV secolo si diffuse l'usanza di collocare nelle chiese grandi statue permanenti, tradizione che si diffuse anche per tutto il XVI secolo. Dal XVII secolo il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case dei nobili sotto forma di "soprammobili" o di vere e proprie cappelle in miniatura anche grazie all'invito del papa durante il Concilio di Trento poiché ammirava la sua capacità di trasmettere la fede in modo semplice e vicino al sentire popolare. Ma il grande sviluppo dei presepi scolpiti si ebbe nel Settecento, quando si formarono le grandi tradizioni presepistiche: quella del presepe napoletano, quella del presepe genovese e quella del presepe bolognese. In questo secolo, da un lato, si diffusero i presepi nelle case. Nel XVIII secolo, addirittura, a Napoli si scatenò una vera e propria competizione fra famiglie su chi possedeva il presepe più bello e sfarzoso: i nobili impegnavano per la loro realizzazione intere camere dei loro appartamenti ricoprendo le statue di capi finissimi di tessuti pregiati e scintillanti gioielli autentici. Nello stesso secolo a Bologna, altra città italiana che vanta un'antica tradizione presepistica, venne istituita la Fiera di Santa Lucia quale mercato annuale delle statuine prodotte dagli artigiani locali, che viene ripetuta ogni anno, ancora oggi, dopo oltre due secoli. Ma, soprattutto, il Settecento è il secolo in cui si diffusero i presepi nelle chiese. Alcuni di essi sono sopravvissuti, nonostante i molti furti subiti, e vengono tuttora esposti nel periodo natalizio. Fra i più famosi scultori di presepi di quest'epoca si segnala il genovese Anton Maria Maragliano. Solo fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento il presepe arriverà anche negli appartamenti dei borghesi e del popolino, ovviamente in maniera meno appariscente, resistendo fino ai giorni nostri. Il presepe è una rappresentazione ricca di simboli. Alcuni di questi provengono direttamente dal racconto evangelico. Sono riconducibili al racconto di Luca la mangiatoia, l'adorazione dei pastori e la presenza di angeli nel cielo. Altri elementi appartengono ad una iconografia propria dell'arte sacra: Maria ha un manto azzurro che simboleggia il cielo, San Giuseppe ha in genere un manto dai toni dimessi a rappresentare l'umiltà. Molti particolari scenografici nei personaggi e nelle ambientazioni del presepe traggono inoltre ispirazione dai Vangeli apocrifi e da altre tradizioni. Tanto per citarne alcuni, il bue e l'asinello, simboli immancabili di ogni presepe, derivano dal cosiddetto protovangelo di Giacomo, oppure da un'antica profezia di Isaia che scrive "Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone". Sebbene Isaia non si riferisse alla nascita del Cristo, l'immagine dei due animali venne utilizzata comunque come simbolo degli ebrei (rappresentati dal bue) e dei pagani (rappresentati dall'asino). Anche la stalla o la grotta in cui Maria e Giuseppe avrebbero dato alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici: sebbene Luca citi i pastori e la mangiatoia, nessuno dei quattro evangelisti parla esplicitamente di una grotta o di una stalla. In ogni caso a Betlemmela Basilica della Natività sorge intorno a quella che è indicata dalla tradizione come la grotta ove nacque Cristo e anche quest'informazione si trova nei Vangeli apocrifi. Tuttavia, l'immagine della grotta è un ricorrente simbolo mistico e religioso per molti popoli soprattutto del settore mediorientale: del resto si credeva che anche Mitra, una divinità persiana venerata anche tra i soldati romani, fosse nato da una pietra. I Magi invece derivano dal Vangelo di Matteo e dal Vangelo armeno dell'infanzia. In particolare, quest'ultimo fornisce informazioni sul numero e il nome di questi sapienti orientali: il vangelo in questione fa i nomi di tre sacerdoti persiani (Melkon, Gaspar Balthasar), anche se non manca chi vede in essi un persiano (recante in dono oro), un arabo meridionale (recante l'incenso) e un etiope (recante la mirra). Così i re magi entrarono nel presepe, sia incarnando le ambientazioni esotiche sia come simbolo delle tre popolazioni del mondo allora conosciuto, ovvero Europa, Asia e Africa. Anche il numero dei Magi fu piuttosto controverso. Fu definitivamente stabilito in tre, come i doni da loro offerti, da un decreto papale di Leone I Magno, mentre prima di allora oscillava fra due e dodici. Tuttavia, alcuni aspetti derivano da tradizioni molto più recenti. Il presepe napoletano, per esempio, aggiunge alla scena molti personaggi popolari, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli, tutti elementi palesemente anacronistici. Questa è comunque una caratteristica di tutta l'arte sacra, che, almeno fino al XX secolo, ha sempre rappresentato gli episodi della vita di Cristo con costumi ed ambientazioni contemporanee all'epoca di realizzazione dell'opera. Anche questi personaggi sono spesso funzionali alla simbologia. Ad esempio il male è rappresentato nell'osteria e nei suoi avventori, mentre il personaggio di Ciccibacco, che porta il vino in un carretto con le botti, impersona il DiavoloNel presepe bolognese, invece, vengono aggiunti alcuni personaggi tipici, la Meraviglia, il Dormiglione e, di recente, la Curiosa. Il presepio Trentino infine è imparentato con le sculture lignee del Tirolo e trova una tipica ambientazione in alcune produzioni caratteristiche e originali, soprattutto nelle valli laterali dell'Adige come testimoniano tra gli altri i presepi di Tesero, in valle di Fiemme. Essendo un prodotto culturale, il presepe si diffonde nelle diverse culture con significative varianti. Anche se l'idea di base, quella cioè di ricreare la fatidica scena della nascita del Cristo, resta invariata, lo stesso non si può dire per i materiali usati e gli stili di costruzione dei diversi presepi. Per quanto concerne la diffusione del presepe nel mondo, possiamo suddividere tutte le varianti presepiali in due grandi macroaree: quella europea e quella comprendente il resto del mondo. Più in specifico appartengono all'area europea, con diverse varianti: il presepe spagnolo, quello provenzale, il presepe nei paesi di lingua tedesca e i presepi nei paesi dell'est europeo. Fanno parte, invece, della macroarea del resto del mondo maggiormente i presepi dei paesi dell'America Latina e quelli di origine orientale ed etnica. Le origini del presepe in Spagna sono da rintracciare all'epoca della dominazione borbonica Napoli. Infatti, gli scambi e i traffici che si attuarono tra Napoli e la Spagna, influenzarono quest'ultima sulla tradizione della costruzione del presepe durante il periodo natalizio. In Spagna, il presepe si diffuse maggiormente nella regione della Catalogna, grazie anche alla passione di Ramon Amadeu (1745-1821) il più famoso scultore dell'epoca che si dilettava nella costruzione dei pastori in creta. È da ricordare che la prima associazione di appassionati del presepe nacque proprio in Spagna intorno al 1860, anche se quest'ultima ebbe vita assai breve. Si diffuse allora la più importante "Asociaçion de Pesebristas", che dal 1921 influenzò anche le successive scuole. Tra i vari appassionati del presepe, si distaccarono alcuni abili artigiani che diedero vita alla "scuola del gesso catalana", che stravolsero l'idea del presepe allora in voga. Essi diedero vita al cosiddetto presepe "storico", ossia quello che più riproduce fedelmente paesaggi, costumi e costruzioni della Palestina ai tempi della nascita di GesùLa tradizione provenzale vuole che la nascita del presepe sia da attribuirsi alla Madre Pica che già nel 1200 costruiva rappresentazioni di scene di vita religiosa in Provenza e in Linguadoca. Alcuni studiosi infatti, ritengono che la tradizione del presepe nacque proprio in Francia e che S. Francesco d'Assisi (a cui, per molti, si fa risalire le origini della tradizione del presepe) non fece altro che replicare questa tradizione con alcune significative varianti. Il presepe provenzale è comunque influenzato dai tratti del barocco italiano e non si sviluppò prima del settecento. Per ricreare i pastori si utilizzavano manichini lignei con mani, teste e piedi in terracotta o cera: segno evidente di una influenza dell'artigianato italiano. A livello storico la Rivoluzione Francese spezzò la tradizione del presepe. Tradizione che riaffiorò prepotentemente ai tempi del concordato tra Pio VII e Napoleone Bonaparte. Il presepe entrò nelle case più umili anche grazie all'azione del figurinaio Jean Louis Lagnel, che produceva pastori di argilla, prodotti in stampi, a basso costo. Oggi queste statuine d'argilla, dette santons si trovano numerose in vendita, in tutti i mesi dell'anno nei negozi di souvenir per turisti. La tradizione del presepe nei paesi di lingua tedesca è molto sentita, anche perché leggenda vuole che nel Duomo di Colonia, in Germania, si trovino le spoglie dei Re Magi, qui trasportate da Milano dall'imperatore Federico Barbarossa nel 1164. In molte città come MonacoAugustaNorimberga si allestiscono nelle piazze dei veri e propri mercati di Gesù Bambino (letteralmente Christkindlmarkt). In questo rustico e caratteristico mercatino si vendono molti pastori e presepi veri e propri, oltre a dolciumi e decorazioni tipicamente natalizie. Ai paesi dell'est europeo sono riconducibili quattro tradizioni diverse, rappresentate da quattro nazioni diverse: Ungheria, Russia, Polonia e Slovacchia. La tradizione ungherese vuole che il presepe, o Betlemme, si costruisca in un cassa a forma di chiesa o stalla e che sia trasportabile a mano. I personaggi che animano il presepe invece sono fatti di legno o carta o tutt'al più di ovatta e davanti a questa rappresentazione arde costantemente una candela votiva. Il presepe russo è costruito su due piani. Sul lato superiore vengono riprodotti i classici episodi della nascita del Cristo in una grotta; sul lato inferiore, invece, vengono riprodotte scene umoristiche di vita quotidiana e popolare. In Polonia, invece, tradizione vuole che il presepe abbia forma di una cattedrale ricoperta di carta stagnola colorata. Si compone di tre parti: una superiore dove angeli annunciano il tanto atteso evento della nascita del bambino Gesù, in quella centrale viene raffigurata la grotta con il bue e l'asinello, e infine la parte inferiore è costituita da rappresentazioni di contadini polacchi insieme ai Re Magi. Per quanto riguarda la Slovenia, infine, in ogni casa contadina si costruisce un presepio che adornerà un lato della casa definito per questo "sacro".  Il presepio nei paesi dell'America Latina può essere definito un presepe folkloristico a cui si dà risalto il sole splendente e l'azzurro dei cieli, in quanto in questi Paesi il Natale ricade in piena estate. In questi luoghi il presepe si diffuse a causa dell'evangelizzazione degli "indigeni" da parte di gesuiti e sacerdoti portoghesi, spagnoli e francesi. In Africa invece, i primi presepi che si costruirono erano fatti di gesso e furono portati dai missionari. Fu difficile riuscire a convincere le popolazioni locali che Dio, avesse sembianze di un neonato bianco. Col passare del tempo il presepe africano si è arricchito di scenografie e materiali maggiormente di origine africana. Nei lontani paesi d'oriente il presepe si affermò soprattutto nelle varie oasi cristiane. Si narra che l'imperatore delle Indie Akbar (1556-1605), nonostante non si convertì al Cristianesimo, provò sempre grande simpatia per questa arte che lasciò diffondere nel suo vasto impero. 

venerdì 28 novembre 2014

il giorno del ringraziamento

Il Giorno del ringraziamento (Thanksgiving Day in inglese), o più semplicemente "il Ringraziamento", è una festa di origine cristiana osservata negli Stati Uniti d'America (il quarto giovedì di novembre) e in Canada (il secondo lunedì di ottobre) in segno di gratitudine verso Dio per il raccolto e per quanto ricevuto durante l'anno trascorso. Questa storica tradizione, in origine di derivazione religiosa ma ora considerata secolare, risale all'anno 1621. Quando fu effettuato il raccolto nel novembre 1623 William Bradford, Governatore della Colonia fondata dai Padri Pellegrini, a Plymouth, nel Massachusetts, emise l'ordine:
« Tutti voi Pellegrini, con le vostre mogli e i vostri piccoli, radunatevi alla Casa delle Assemblee, sulla collina... per ascoltare lì il pastore e rendere Grazie a Dio Onnipotente per tutte le sue benedizioni. »
I Padri Pellegrini, perseguitati in patria per le loro idee religiose piuttosto integraliste, decisero all'inizio del diciassettesimo secolo di abbandonare l'Inghilterra e andare nel Nuovo Mondo, l'attuale America del Nord. 102 pionieri (52 uomini, 18 donne e 32 bambini) imbarcati a bordo della Mayflower, arrivarono sulle coste americane nel 1621, dopo un duro viaggio attraverso l'Oceano Atlantico; durante il viaggio molti si ammalarono e alcuni morirono. Quando arrivarono, con l'inverno ormai alle porte, si trovarono di fronte a un territorio selvatico e inospitale, fino ad allora abitato solo da nativi americani. I Pellegrini avevano portato dall'Inghilterra dei semi di vari prodotti che si coltivavano in patria e li seminarono nella terra dei nuovi territori. Per la natura del terreno e per il clima, la semina non produsse i frutti necessari al sostentamento della popolazione, per cui quasi la metà di loro non sopravvisse al rigido inverno. Questa situazione rischiava di riproporsi anche l'anno successivo se non fossero intervenuti i nativi americani, che indicarono ai nuovi arrivati quali prodotti coltivare e quali animali allevare, nella fattispecie il granturco e i tacchini. Dopo il duro lavoro degli inizi, i Pellegrini indissero un giorno di ringraziamento a Dio per l'abbondanza ricevuta e per celebrare il successo del primo raccolto. I coloni invitarono alla festa anche gli indigeni, ai quali dovevano molto se la loro comunità aveva potuto superare le iniziali difficoltà di adattamento nei nuovi territori, gettando le basi per un futuro prospero e ricco di ambiziosi traguardi. Nel menù di quel primo Ringraziamento americano ci furono pietanze che divennero tradizione per le feste - in particolare il tacchino e la zucca - insieme ad altre carni bianche, carne di cervo, ostriche, molluschi, pesci, torte di cereali, frutta secca e noccioline. Il 29 giugno 1676 Edward Rawson redasse una proclamazione ufficiale di Thanksgiving per conto del governatore della contea di Charleston, in Massachusetts, che aveva deciso di indire un giorno di ringraziamento per la buona sorte di cui godeva la comunità e per celebrare la vittoria contro gli "indigeni pagani", cioè gli stessi nativi americani che avevano accolto e condiviso il territorio con Bradford e gli altri fondatori della colonia di Plymouth. Nei secoli successivi la tradizione del Thanksgiving si estese a tutto il Paese. Le tredici colonie (i primi stati americani) non celebrarono contemporaneamente il Giorno del ringraziamento fino all'ottobre del 1777, quando ne fu indetto uno per festeggiare la vittoria contro gli inglesi a Saratoga nella guerra per l'indipendenza. Fu George Washington, il primo presidente degli Stati Uniti d'America, a dichiarare la festa per tutti gli stati nel 1789 proclamando una giornata nazionale di ringraziamento. Molti risero dell'idea, a cominciare daThomas Jefferson, che da presidente non vi diede alcun seguito. Ma a metà del XIX secolo ilThanksgiving era diffuso nella maggior parte del territorio americano e osservato da tutti gli strati sociali, dai ricchi ai meno abbienti. Il Congresso delle colonie ribelli alla Corona d'Inghilterra fece una prima Proclamazione nazionale di Thanksgiving nel novembre 1777, in piena Guerra di indipendenza americana. Una seconda Proclamazione fu emessa nel 1791. Nei primi trent'anni di vita della Costituzione, furono sei i discorsi solenni pronunciati dai vari Presidenti degli Stati Uniti in occasione della Festa del ringraziamento. George Washington ne fece due, John Adams due,Thomas Jefferson nessuno e James Madison due. Fra il 1815 e il 1861 non ve ne furono più ma, iniziatasi la Guerra Civile, Abramo Lincoln ne fece una per il Thanksgiving del 1862 e un'altra l'anno dopo. Dopo di lui tutti i Presidenti hanno sempre tenuto un discorso solenne per il Thanksgiving di ogni anno. 

Proclama di Washington del 1789

« Poiché è il dovere di tutte le Nazioni riconoscere la provvidenza di Dio Onnipotente e obbedire alla sua volontà, di essere grati per i suoi benefici e di implorare umilmente la sua protezione e il suo favore – e poiché entrambe le Camere del Parlamento mi hanno chiesto, attraverso la loro Commissione congiunta, ""di raccomandare al Popolo/alla Gente degli Stati Uniti una giornata di pubblico ringraziamento e preghiera da osservare riconoscendo con cuori grati i molti segnati favori di Dio Onnipotente, in modo particolare dando loro l'opportunità di stabilire pacificamente una forma di governo per la loro sicurezza e felicità."
Adesso io raccomando e stabilisco che giovedì 26 novembre prossimo sia dedicato dalla Gente/dal Popolo di questi Stati al servizio di quel grande e glorioso Essere, che è l'Autore benefico di tutto il bene che è stato, che è o che sarà Che noi possiamo allora unirci tutti nel rendere a lui i nostri grazie sinceri e umili – per la sua gentile premura e protezione del Popolo di questo paese prima che diventasse una Nazione – per le molte e segnate mercedi e le interposizioni favorevoli della sua provvidenza, di cui abbiamo fatto esperienza nel corso e nella conclusione dell'ultima guerra – per il grande grado di tranquillità, unione e abbondanza di cui abbiamo da allora goduto – per il modo pacifico e razionale con cui ci è stato permesso di istituire costituzioni di governo per la nostra sicurezza e felicità, e in particolare per quella nazionale recentemente ordinata, per la libertà civile e religiosa con cui siamo benedetti e i mezzi che possediamo per acquisire e diffondere i saperi utili; e in generale per tutti i favori grandi e svariati che Egli si è compiaciuto di conferirci.
E che possiamo allora anche unirci nell'offrire umilmente le nostre preghiere e suppliche al grande Signore e Regnante sulle Nazioni e implorarlo di perdonare le nostre trasgressioni nazionali e no – per metterci tutti in grado, sia in posizioni pubbliche sia private, di eseguire i nostri doveri puntualmente e correttamente e per rendere il nostro governo nazionale una benedizione a tutta la Gente/il Popolo, mantenendolo sempre un governo fatto di leggi sagge, giuste e costituzionali, eseguite e obbedite con discrezione e fedeltà – per proteggere e guidare tutti i Sovrani e le Nazioni (particolarmente quelle che si sono dimostrate gentili con noi) e benedirli con un buon governo, con la pace e la concordia – Per promuovere la sapienza e la pratica della vera religione e virtù, e l'aumento della scienza fra loro e noi – e in generale per concedere a tutta l'umanità un tale grado di prosperità temporale quale egli solo sa essere la migliore.
New York, il terzo giorno di ottobre nell'anno del Signore 1789. »

Proclama di John Adams del 1798

« Dato che la sicurezza e la prosperità delle nazioni dipendono in ultima analisi ed essenzialmente dalla protezione e la benedizione di Dio Onnipotente, e dato che il riconoscimento nazionale di questa verità è non solo un dovere indispensabile che il popolo deve a Lui, ma un dovere la cui influenza naturale è favorevole alla promozione di quella moralità e devozione senza la quale la felicità sociale non può esistere, né le benedizioni di uno Stato libero possono essere godute; […] i giusti giudizi di Dio contro l'iniquità prevalente sono un richiamo forte al pentimento e alla correzione di vita; […]
Raccomando che mercoledì 9 maggio sia osservato in tutti gli Stati Uniti come giornata di solenne umiliazione, digiuno e preghiera, affinché i cittadini di questi Stati, astenendosi quel giorno dalle loro occupazioni normali, offrano le loro devozioni al Padre delle Misericordie […] riconoscere davanti a Dio i molteplici peccati e trasgressioni di cui siamo giustamente accusabili come singoli e come nazione, implorandolo allo stesso tempo, per la Sua infinita grazia, attraverso il Redentore del Mondo, di rimettere tutti i nostri peccati e inculcarci tramite il Suo Santo Spirito a quel sincero pentimento e conversione che possa darci motivo di sperare nel suo inestimabile favore e benedizione celeste […] E infine raccomando che in questo giorno i doveri di umiliazione e preghiera siano accompagnati da fervidi ringraziamenti al Datore di Ogni Dono, non solo per aver finora protetto e preservato il popolo di questi Stati Uniti nel godimento indipendente della loro libertà religiosa e civile ma anche per averli fatti prosperare in un meraviglioso progresso di popolazione e per aver conferito su di loro molti e grandi favori che portano alla felicità e alla prosperità di una nazione.
Il Presidente: John Adams. »

Proclami di James Madison

Vi ritornò James Madison nel 1814, su richiesta delle due Camere del Congresso degli Stati Uniti che in una risoluzione congiunta comunicavano il desiderio, dati i tempi di calamità (la guerra del 1812 con l'Inghilterra) di far osservare al popolo “un giorno di umiliazione pubblica e digiuno e di preghiera a Dio Onnipotente per la sicurezza e il benessere di questi Stati”.
« Avendo le due Camere della Legislatura nazionale con risoluzione congiunta espresso il desiderio che nel tempo presente di calamità pubblica e guerra si possa raccomandare al popolo degli Stati Uniti di osservare un giorno di pubblica umiliazione e digiuno e di preghiera a Dio Onnipotente per la sicurezza e il benessere di questi Stati, la sua Benedizioni sulle loro armi e un pronto ripristino della pace, ho ritenuto appropriato raccomandare con questa proclamazione che Giovedì, 12 gennaio prossimo, sia designato come giorno in cui tutti possano avere l'opportunità di offrire volontariamente e all'unisono nelle rispettive assemblee religiose la loro umile adorazione al Grande Sovrano dell'Universo, di confessare i loro peccati e trasgressioni e di rafforzare i loro voti di pentimento e emendamento. Saranno invitati da questa stessa occasione solenne a chiamare a mente i distinti favori conferiti sul popolo americano nella salute generale goduta, negli abbondanti frutti della stagione, nel progresso delle arti, strumenti del loro conforto, della loro prosperità e della loro sicurezza, e nelle vittorie che hanno così potentemente contribuito alla difesa e alla protezione dei nostro paese, una gratitudine devota per tutto che dovrebbe essere frammisto alle loro supplica al Genitore Benefico della Razza Umana, affinché voglia perdonare tutte le loro offese contro di Lui; sostenerli e ravvivarli nell'esecuzione dei loro doveri; continuare a donare loro i vantaggi preziosi che derivano da istituzioni politiche così benefiche per la loro sicurezza contro i pericoli dall'esterno, alla loro tranquillità domestica e alle loro libertà civili e religiose […]
Dato nella città di Washington, il 16mo giorno di novembre, 1814, e il 38mo anno dell'Indipendenza degli Stati Uniti. »

Proclami di Abramo Lincoln

La tradizione interrotta fu ripresa nel 1862 e nel 1863 dal presidente Abraham Lincoln, il quale collocò la festa nel calendario al quarto giovedì di novembre, data che da quel momento è rimasta sempre uguale. Nessuno dei presidenti in carica dai tempi di Lincoln ha più omesso di emettere il proclama annuale di ringraziamento. Dietro la decisione del presidente di riprendere la tradizione dei proclami ufficiali interrotta dopo Madison ci fu la scrittrice Sarah Josepha Hale, una delle donne più importanti, benché poco riconosciuta, della storia americana, la quale influenzò il presidente a proclamare ufficialmente un giorno di ringraziamento, convinta che osservarlo avrebbe unito il Paese e lo avrebbe riappacificato, durante il periodo difficile della Guerra di Secessione. Nel 1941, infine, il Congresso degli Stati Uniti la proclamò festa legale.
La Proclamazione di ringraziamento del 1863 diceva:
« L'anno che si avvia alla fine è stato ricolmo della benedizione di campi fruttuosi e di cieli salubri. A queste munificenze, di cui godiamo così costantemente da essere portati a dimenticare la loro fonte, se ne sono aggiunte altre di natura così straordinaria da non poter che penetrare e addolcire anche i cuori abitualmente insensibili alla Provvidenza sempre vigile di Dio Onnipotente. In mezzo a una Guerra civile di ineguagliata portata e severità, che talvolta è sembrato invitare e provocare l'aggressione degli Stati stranieri, è stata preservata la pace con tutte le nazioni, è stato mantenuto l'ordine, sono state rispettate e obbedite le leggi ed è prevalsa l'armonia ovunque tranne che nel teatro del conflitto militare; mentre quel teatro si è grandemente ristretto con l'avanzare degli eserciti e delle marine dell'Unione. La necessaria deviazione della ricchezza e delle forze dai campi dell'industria pacifica alla difesa nazionale non hanno arrestato l'aratro, le navette o le navi; l'ascia ha allargato i confini dei nostri insediamenti e le miniere, di ferro come di carbone e dei metalli preziosi, hanno prodotto ancora più abbondantemente di prima. La popolazione è aumentata costantemente, nonostante le spoliazioni sul campo, l'assedio e il campo di battaglia; e al Paese, che gioisce nella consapevolezza di un aumento di forza e vigore, è permesso aspettarsi che continuino gli anni di grande aumento della libertà. 

Nessuna mente umana ha congegnato né alcuna mano mortale ha elaborato queste grandi cose. Esse sono i doni generosi dell'Altissimo Dio, il quale, mentre ci tratta con ira per i nostri peccati, si è nondimeno ricordato della sua misericordia. Mi è sembrato giusto e appropriato che essi fossero riconosciuti con solennità, riverenza e gratitudine, con un sol cuore e una sola voce, dall'intero Popolo americano. Invito pertanto i miei concittadini in ogni parte degli Stati Uniti, e anche coloro che si trovano in mare e che soggiornano in terre straniere, di designare e osservare l'ultimo giovedì di novembre prossimo, come giornata di ringraziamento e Lode al nostro Padre benefico che abita i Cieli. […] » 
Alcuni giorni prima del Giorno del ringraziamento alla Casa Bianca si svolge la tradizionale cerimonia della grazia presidenziale a due tacchini, nota come National Thanksgiving Turkey Presentation. Risale al 1963 e ne fu artefice John Fitzgerald Kennedy che scelse di non cucinare il tradizionale tacchino donato al Presidente dalla National Turkey Federation fin dal 1947. Si è a lungo ritenuto che fosse stato il presidente Harry Truman a dar vita alla tradizione ma gli storici della Truman Library non sono riusciti a trovare alcuna prova che lo dimostrasse. Dal 1989 uno dei tacchini graziati apre la parata sulla Main Street di Disneyland, poi entrambi vengono trasferiti nel ranch di Frontierland, nel parco stesso. Nonostante alla parata partecipi solo uno, ne vengono graziati due nell'eventualità che uno dei due non riesca ad arrivare vivo alla parata. A partire dal 2005 il trasferimento da Washington a Los Angeles avviene con un volo di prima classe della United Airlines. A partire dal 2003 i cittadini americani sono invitati a scegliere il nome dei tacchini votando sul sito della Casa Bianca: dopo il primo sondaggio furono battezzati Stars e Stripes (Stelle e Strisce, nome che indica la bandiera statunitense), negli anni successivi Biscuit e Gravy(2004), Marshmallow e Yam (2005), Flyer e Fryer (2006), May e Flower (2007), Pumpkin ePecan (2008), Courage (2009), Apple e Cider (2010), Cobbler e Gobbler (2012).  La festa è molto sentita dagli statunitensi, i quali la celebrano preparando pranzi elaborati, il cui piatto principale è il classico tacchino, che viene offerto anche ai vicini di casa e alle persone meno fortunate. Solo negli Stati Uniti, più di 40 milioni di tacchini sono consumati durante il weekend festivo ogni anno. I tipi di condimento del tacchino sono:
  • Nelle cittadine del sud vige l'abitudine di condire la carne con la focaccia di granturco, secondo la tradizione del "ciò che si ha, si usa".
  • Nel nord degli Stati Uniti il tacchino viene condito con il wild rice, una tipica specie americana.
Tipica del pranzo del Thanksgiving è anche la salsa di ossicocco (mirtillo palustre ocranberry), fatta con bacche fresche o congelate. Un altro piatto tradizionale di questa festività sono per molti le patate dolci, unite a zucchero, spezie e burro, lo yam, o anche la torta di zucca. Strettamente collegato al Thanksgiving day è nella tradizione americana il Black Friday, ossia il venerdì successivo, che dà inizio negli USA alla stagione dello shopping natalizio. Nel giorno del ringraziamento, in tutte le città americane si svolgono parate con carri allegorici e festeggiamenti di ogni tipo e con dei giganteschi pupazzi gonfiati che fanno il giro della città. Il Presidente degli Stati Uniti è solito celebrare il giorno di festa mangiando con i soldati. Il giorno del ringraziamento viene festeggiato anche nello stato libero associato di Porto Rico. 

mercoledì 26 novembre 2014

La stella dei Re Magi

Una delle tradizioni più suggestive legate alla festività del Natale è sicuramente il presepe, cioè la ricostruzione della nascita del Bambino Gesù avvenuta, secondo la tradizione cristiana, durante la notte fra il 24 e il 25 dicembre dell’anno 1 d.C. (poco più di duemila anni fa) a Betlemme, in Palestina.
Nei presepi tradizionali la capanna (o la grotta) della Natività è illuminata dalla luce di una cometa; sempre secondo la tradizione questa cometa avrebbe guidato i tre Magi nel loro viaggio fino a Betlemme. Oggi però noi sappiamo che ‘la Stella dei Magi’ non potè essere una cometa poichè di essa non vi è traccia in alcun documento antico. Allora che cosa videro esattamente in cielo i Magi durante quelle suggestive notti di duemila anni fa? Quale evento celeste spinse i tre sapienti babilonesi a intraprendere il viaggio dal vicino Oriente fino a Gerusalemme e li guidò da Gerusalemme fino a Betlemme dove il neonato salvatore del mondo veniva riscaldato dal fiato di un bue e di un asinello?
La risposta a queste domande ha un valore che non è solo accademico; infatti la conoscenza dell’evento astronomico che tanto colpì Gaspare, Melchiorre e Baldassarre e che li indusse a intraprendere il viaggio in Palestina potrebbe aiutarci a stabilire la vera data in cui nacque Gesù Cristo.

L’ERA CRISTIANA
Fin da piccoli ci hanno insegnato che gli anni della nostra epoca si contano a partire dalla nascita di Cristo. Le date anteriori a tale avvenimento vengono indicate con la sigla a.C. (avanti Cristo) mentre invece quelle posteriori vengono indicate con la sigla d.C. (dopo Cristo) che in genere viene omessa; così, ad esempio, i primi giochi olimpici si tennero nell’anno 776 a.C. e l’impero romano d’occidente crollò nell’anno 476 d.C. Questo metodo di datazione (Era Cristiana) venne inizialmente proposto nel VI secolo e furono necessari svariati secoli per la sua diffusione. Gli antichi greci furono tra i primi popoli a stabilire un’era cronologica. Gli eventi venivano datati a partire dalla prima edizione dei giochi olimpici che, come già accennato, si tennero nella città di Olimpia nell’anno corrispondente al nostro 776 a.C. L’intervallo di quattro anni che separava due successive edizioni dei giochi fu chiamato ‘olimpiade’ e ogni evento veniva riferito all’olimpiade in cui era avvenuto. Ad esempio la battaglia di Maratona (490 a.C.) fu combattuta nel 3o anno della 71aolimpiade e Alessandro Magno morì nel 2o anno della 113olimpiade (323 a.C.). Una delle ere più importanti usate dai romani è l’Era Giuliana; in quest’era gli anni vengono contati a partire dal 45 a.C., anno in cui Giulio Cesare varò la sua riforma del calendario (Calendario Giuliano). L’era usata nell’ultimo periodo dell’impero romano (e per un certo numero di secoli dopo la sua caduta) contava gli anni a partire dalla data della fondazione di Roma (Era Romana); in certi casi quest’era è nota come ‘Era di Varrone’ poichè fu lo storico romano Marco Terenzio Varrone a stabilire che Roma era stata fondata nell’anno corrispondente al nostro 753 a.C. Dopo la caduta dell’impero molti studiosi e scrittori cristiani cominciarono a contare gli anni a partire dalla nascita del patriarca Abramo che aveva avuto luogo, secondo Eusebio di Cesarea (uno dei primi storici della Chiesa), 1263 anni prima della fondazione di Roma (2016 a.C.).
Ebrei e Cristiani sentirono però la necessità di datare anche avvenimenti accaduti prima dell’inizio della loro era; di conseguenza vennero fatti diversi tentativi per cercare di stabilire l’anno della creazione di modo da potere fissare una ‘era mondana’, cioe’ un’era del mondo. In questo modo gli anni si sarebbero potuti contare a partire dal primo assoluto senza preoccuparsi di ciò che era accaduto prima. La più nota fra queste ere mondana è l’Era Mondana Ebraica usata dal X secolo fino ad oggi per contare gli anni del calendario ebraico. Gli studiosi ebrei della Bibbia calcolarono che la creazione aveva avuto luogo nel 3760 a.C. pertanto nel settembre dell’anno 2000 d.C. ha avuto inizio l’anno ebraico 5761. Altri studiosi cristiani arrivarono invece a risultati completamente differenti; abbiamo così l’Era Mondana Cristiana che fissa la data della creazione nel 4004 a.C., l’Era Mondana di Antiochia che la fissa nel 5490 a.C., l’Era Mondana di Alessandria che la fissa nel 5500 a.C. e l’Era Mondana di Costantinopoli che fissa la data della creazione nel 5508 a.C. L’Era Mondana di Costantinopoli (Era Bizantina) fu usata per diversi secoli nell’impero romano d’Oriente e in Russia fino al tempo di Pietro il Grande (XVIII secolo). Tutte queste ere (e altre che non abbiamo menzionato) furono soppiantate dall’Era Cristiana che conta gli anni a partire dall’evento che tutti i cristiani considerano fondamentale per la storia del mondo: la nascita di Cristo.
Intorno al 535 d.C. uno studioso cristiano, Dionigi il Piccolo, dopo lunghi e laboriosi studi arrivò alla conclusione che Cristo era nato nel 754o anno dalla fondazione di Roma e fondò un movimento per far sì che gli eventi venissero datati a partire da quell’anno. Nonostante l’importanza della scoperta il movimento dovette lottare duramente per imporsi; la prima ad adottare l’Era Cristiana fu la Chiesa di Roma mentre invece il primo capo laico fu probabilmente Carlo Magno il quale, verso la file dell’VIII secolo, la impose a tutto il suo impero. Oggi l’Era Cristiana, denominata anche era volgare o comune, è usata per scopi civili in tutto il mondo. Dionigi il Piccolo, però, commise un errore; ciò è dovuto al fatto che i Vangeli parlano della Natività in termini piuttosto vaghi e non forniscono alcuna data precisa. In altre parole noi non sappiamo in quale giorno, mese ed anno è nato Gesù Cristo.
Infatti la data del 24/25 dicembre venne artificiosamente imposta dalla Chiesa nel IV secolo probabilmente per sopperire al fatto che la religione cristiana, a differenza di altre religioni pagane, non aveva alcuna festività in corrispondenza del solstizio di inverno. Per quanto riguarda l’anno (e qui arriviamo all’errore di Dionigi il Piccolo) il Vangelo di Matteo afferma che Erode il Grande, governatore della Palestina, era ancora vivo al tempo della nascita di Gesù e noi oggi sappiamo con certezza che Erode morì nel 4 a.C.
Infatti lo storico Flavio Giuseppe (I secolo) riporta, nella sua opera ‘Antichità Giudaiche’, che Erode morì poco dopo una eclissi di luna visibile da Gerico poco prima della Pasqua. L’eclisse in questione è l’eclisse parziale di luna avvenuta il 13 marzo del 4 a.C. che cadde un mese prima della Pasqua ebraica. La successiva eclissi di luna visibile da Gerico si verificò nel 1 a.C.; questa però non si accorda con altri fatti storici e quindi non può essere l’eclissi che ci interessa. Un altro indizio fornitoci dai Vangeli è il famoso censimento voluto da Augusto che sta all’origine del viaggio intrapreso da Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme. Questo censimento dovrebbe essere avvenuto fra l’8 e il 6 a.C.
Riassumendo, la data della nascita di Cristo si deve situare fra l’8 e la primavera del 4 a.C. con una preferenza per le date più antiche (6 / 7 a.C.) visto che Erode fu il mandante della famosa ‘strage degli innocenti’, cioè dell’assassinio di tutti i bambini maschi dall’età di due anni in giù.

LA STELLA DEI MAGI
A questo punto entra in scena l’Astronomia la quale potrebbe fornirci un preziosissimo aiuto.
Il Vangelo di Matteo e alcuni Vangeli Apocrifi sostengono che i tre Magi intrapresero il loro viaggio verso Gerusalemme a causa dell’apparizione di una non meglio precisata ‘stella’; questa stella riapparve a Gerusalemme (dove i Magi avevano avuto un incontro con Erode), guidò i tre sapienti fino a Betlemme e si fermò sul posto dove si trovava il Bambino Gesù. Se noi riuscissimo a capire a quale evento astronomico si riferiscono i Vangeli (e soprattutto se riuscissimo a datarlo) potremmo avere un’idea molto più chiara della data di nascita di Cristo. Di conseguenza la domanda cruciale che dobbiamo porci è la seguente: che cosa fu la ‘Stella dei Magi’?
A prima vista questa domanda ha una risposta ovvia e scontata; infatti in tutti i presepi tradizionali è possibile ammirare una bellissima cometa che splende luminosissima sulla capanna (o sulla grotta) della Natività. Il primo ad interpretare la stella dei Magi come un oggetto astronomico fu Origene, un teologo alessandrino grande studioso dei Vangeli, vissuto nel III secolo; Origene era convinto che la stella dei Magi fosse una brillante cometa. Però la tradizione di apporre una cometa nei presepi ebbe inizio con Giotto. Il grande pittore era rimasto affascinato dal passaggio della cometa di Halley del 1301 e da un’altra brillantissima cometa apparsa subito dopo e immortalò l’evento nella sua ‘Natività’, uno degli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova (1304).
A questo punto potremmo chiederci se non sia proprio uno dei passaggi della cometa di Halley l’evento astronomico che annunciò la nascita di Gesù Cristo. Un’eventualità del genere sarebbe molto suggestiva ma la risposta è purtroppo negativa. La cometa di Halley apparve nei cieli terrestri nel 12 a.C.; ciò è ben documentato da antiche cronache cinesi e romane. Ma c’è di più: sempre secondo le antiche cronache cinesi negli anni che vanno dall’8 al 4 a.C. non apparve nessuna brillante cometa. Del resto la stella dei Magi non poteva essere una brillante cometa nè tantomeno una nova o una supernova; in altre parole non poteva essere un oggetto molto appariscente. Infatti dai Vangeli traspare il fatto che Erode non era a conoscenza della presenza della stella dei Magi tant’è che di essa chiede informazioni ai Magi stessi. È molto strano che una brillante cometa, nova o supernova possa essere sfuggita all’osservazione di Erode e dei suoi sacerdoti. Sempre secondo le antiche cronache cinesi negli anni 5 e 4 a.C. si verificarono due insoliti eventi astronomici; la descrizione è piuttosto ambigua ma sembra che nel 5 a.C. sia apparsa nella costellazione del Capricorno una debole cometa senza coda mentre nel 4 a.C. sembra sia apparsa nella costellazione dell’Aquila una nova. Anche questi due eventi, però, devono essere scartati; vediamo perché. Le comete, nove e supernove sono oggetti eccezionali e veramente suggestivi ed affascinanti (basti ricordare la cometa Hale Bopp apparsa durante la primavera del 1997) ma non certo unici nel loro genere, soprattutto agli occhi degli antichi astrologi e sacerdoti che erano profondi conoscitori dei fenomeni celesti. Non si capisce, allora, per quale motivo, a fronte di un evento più o meno spettacolare ma non unico, i Magi abbiano intrapreso il loro viaggio e soprattutto per quale motivo si fossero diretti in Palestina e non verso una qualsiasi altra destinazione. Riassumendo: la stella dei Magi dovette essere un evento astronomico poco appariscente (fu ignorato dai più) ma carico di significato dal punto di vista astrologico. Andiamo allora ad illustrare un’ipotesi molto interessante e suggestiva, proposta per la prima volta dal grande astronomo tedesco Johannes Kepler (nome italianizzato Keplero), che potrebbe spiegare molte cose. Secondo questa ipotesi la stella dei Magi fu un modo molto elegante per descrivere un rarissimo evento astronomico: la tripla congiunzione di Giove e Saturno avvenuta nell’anno 7 a.C. nella costellazione dei Pesci.

UNA CONGIUNZIONE PLANETARIA ?
I pianeti attualmente conosciuti che formano il sistema solare sono nove mentre quelli chiaramente visibili ad occhio nudo e noti fin dall’antichità sono cinque: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno; in prima approssimazione possiamo supporre che le orbite che i pianeti percorrono nel loro continuo peregrinare attorno al Sole si trovino sullo stesso piano. Può capitare, allora, che, in virtù delle differenti velocità di rivoluzione attorno al Sole, due o più pianeti si vengano a trovare nella stessa zona di cielo; quando ciò accade si dice che i pianeti sono in congiunzione.
Nell’ottobre del 1604 Keplero aveva assistito all’apparizione di una brillante supernova nella costellazione di Ofiuco; Keplero rimase impressionato dall’evento e accarezzò l’idea che la nascita di Cristo potesse essere stata annunciata da un fenomeno del genere.
Tuttavia, qualche mese prima, Keplero era rimasto colpito da un altro fenomeno: la congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. A causa della lentezza dei loro movimenti, la congiunzione fra Giove e Saturno è abbastanza rara; avviene infatti una volta ogni venti anni circa. Keplero andò oltre e calcolò che una congiunzione fra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci si verifica una volta ogni 805 anni; di conseguenza la precedente congiunzione si era verificata nel 799 d.C. e quella precedente ancora nel 7 a.C. Ma l’aspetto più interessante di questa faccenda è che Keplero aveva scovato il significato astrologico che i popoli del Medio Oriente attribuivano a Giove, Saturno e alla costellazione dei Pesci. In particolare Giove era considerato simbolo di regalità e potere, Saturno simbolo di giustizia e alla costellazione dei Pesci, segno d’acqua, veniva associato Mosè e, come logica conseguenza, il popolo ebraico. Il significato astrologico della congiunzione poteva, quindi, essere il seguente: un grande re che avrebbe portato giustizia nel mondo stava per nascere nella terra di Mosè, cioè in Israele. Ecco allora che, probabilmente, siamo sulla pista giusta: la congiunzione fra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, un evento astronomico rarissimo ma talmente privo di spettacolarità che fu praticamente ignorato dalla stragrande maggioranza delle persone. Non sfuggì, però, all’attenzione dei tre sapienti babilonesi i quali, consci del messaggio forte e chiaro che la congiunzione astrale stava trasmettendo, si misero in viaggio verso la Palestina per rendere omaggio a colui che consideravano il futuro re di Israele.
Quest’ipotesi è avvalorata dal fatto che su alcune tavolette babilonesi risalenti al I secolo a.C., riportanti le effemeridi dei pianeti, è fortemente evidenziata la congiunzione fra Giove e Saturno del 7 a.C., segno inequivocabile che l’evento era stato previsto e che ad esso era attribuita una grande importanza.
Grazie alla meccanica celeste e all’avvento dei computer noi oggi siamo in grado di riprodurre molto facilmente l’aspetto del cielo in Palestina durante l’anno 7 a.C.; queste simulazioni ci confermano che effettivamente Giove e Saturno furono in congiunzione e che nel corso dell’anno si sfiorarono per ben tre volte (29 maggio, 3 ottobre, 4 dicembre) arrivando alla distanza minima di un grado. Un grado è pari al doppio del diametro della Luna piena; di conseguenza la congiunzione non fu particolarmente stretta e quindi non c’è nulla di strano se passò praticamente inosservata.
Una possibile ricostruzione dei fatti potrebbe essere la seguente. I Magi, secondo la tradizione, provenivano da Sippar, antica città babilonese situata fra il Tigri e l’Eufrate a circa 900 chilometri ad est di Gerusalemme; a fine maggio osservano il primo attesissimo avvicinamento dei due pianeti e, recepito il messaggio astrale, partono a dorso di cammello per Gerusalemme. Vi arrivano in corrispondenza del secondo avvicinamento, sono ricevuti da Erode, gli fanno notare il ‘segno’ e apprendono che le antiche profezie davano Betlemme, nove chilometri in direzione sud, come luogo di nascita di Gesù. I Magi si dirigono così a Betlemme durante il secondo avvicinamento; secondo le moderne ricostruzioni in prima serata i due pianeti si trovavano in direzione sud-est; la presenza della Luna ne risaltava ancora di più la fermissima luce poiché indeboliva quella delle stelle; viaggiando verso sud i pianeti si trovano proprio davanti e i Magi hanno come l’impressione di essere preceduti e guidati dalla congiunzione planetaria. Quando i tre arrivano a Betlemme si può supporre che i pianeti siano al meridiano; quando una stella o un pianeta transita al meridiano raggiunge la massima altezza sull’orizzonte (si dice che ‘culmina’) e sembra fermarsi. I Magi vedono così la congiunzione fermarsi sulla casa, entrano e incontrano il Bambino.
Secondo questa interessante e suggestiva ipotesi la nascita di Gesù Cristo sarebbe avvenuta nell’anno 7 a.C. nel mese di settembre.

E SE NON FOSSE MAI ESISTITA ?
La teoria della congiunzione planetaria è quella più accreditata ma non è ovviamente l’unica. Altre ipotesi sono quelle che parlano (nonostante le difficoltà accennate in precedenza) di una cometa, di una nova o supernova, di una o più meteore, del pianeta Venere per rimanere in campo astronomico; altre teorie non propriamente di carattere scientifico parlano di eventi soprannaturali (angeli o demoni) oppure della presenza di dischi volanti o astronavi aliene.
Purtroppo c’è un’ulteriore ipotesi di cui ci si dimentica spesso quando si cerca di risolvere il mistero legato alla vera natura della ‘Stella dei Magi’; questa teoria, molto triste, ha altrettante probabilità di essere quella giusta. Secondo questa corrente di pensiero la ‘Stella dei Magi’ non è mai esistita e sarebbe solamente un’invenzione letteraria dell’evangelista Matteo per esaltare ancora di più un evento di per sé già straordinario. Questo potrebbe spiegare perché della ‘Stella dei Magi’ non vi è traccia negli altri vangeli ufficiali di Marco, Luca e Giovanni. Dopotutto la Bibbia non è un trattato scientifico nel quale ogni affermazione può e deve essere verificata e confrontata con la realtà; la Bibbia è una raccolta di antiche cronache sumere, babilonesi ed ebraiche che riflette il modo di pensare e di scrivere di uomini vissuti migliaia di anni fa. Di conseguenza leggere ed interpretare le righe bibliche con lo spirito e la testa di noi uomini del terzo millennio non è propriamente corretto.

Spiritualismo

Si definisce genericamente spiritualismo ogni dottrina che, contrapponendosi al materialismo, e talora anche al razionalismo, afferma l'esistenza nell'uomo di un principio spirituale, diretta testimonianza della coscienza, dal quale è possibile desumere valori e interessi immateriali riscontrabili nei rapporti religiosi, morali, affettivi ecc.
  • Secondo Rufus M. Jones (1853-1948), lo Spiritualismo può esser definito come la dottrina secondo la quale realtà ultima dell'universo è lo Spirito, un'Intelligenza superiore, simile allo spirito umano, che è fondamento e spiegazione razionale dell'intero universo. In un senso simile il termine è stato utilizzato per indicare la concezione idealistica, secondo cui nulla esiste ad eccezione di uno Spirito assoluto e degli spiriti finiti, per cui il mondo sensibile è soltanto un regno di idee.
  • Nella terminologia religiosa il termine Spiritualismo viene utilizzato per sottolineare l'influenza diretta dello Spirito Santo in ambito religioso, specialmente per indicare l'insegnamento del Vangelo secondo Giovanni.
  • Talvolta il termine viene utilizzato impropriamente, in luogo del termine Spiritismo, una credenza che afferma che esistono entità spirituali e che gli esseri umani, dotate di facoltà medianiche, possano comunicare con loro. Allan Kardec e Arthur Conan Doyle confermarono che lo Spiritismo è spiritualista (ma non viceversa). Come conseguenza, molti studi sullo spiritualismo furono largamente accettati nello spiritismo, in particolare gli studi dei fisici William CrookesOliver Joseph Lodge e altri. Il termine spiritualismo deriva dalla parola latina spiritus e non ha un corrispondente diretto nella lingua greca antica che utilizza la parola pnéuma (πνεύμα), inteso come "soffio", "aria", "respiro" e quindi, secondo lo stoicismo, come "spirito vivifico", che dà vita alla realtà impregnandola di sé. Nella storia della filosofia lo spiritualismo viene rapportato a uno specifico indirizzo filosofico che nacque e si sviluppò nel XIX secolo in Francia e in Italia, diretto polemicamente contro il positivismo, lo scientismo e il materialismo: a queste dottrine esso contrapponeva una rinascita della metafisica intesa nel senso cristiano. Il termine si trova usato per la prima volta da Victor Cousin, uno dei principali autori dell'introduzione in Francia dello Spiritualismo. Cousin in età giovanile subì l'influsso di Locke e Condillac; in seguito abbracciò la corrente filosofica dell'idealismo sotto l'influenza di Maine de Biran e Schelling elaborando la sua dottrina in opposizione al sensismo e come una sintesi delle idee di Immanuel Kant, Cartesioe degli idealisti scozzesi. Scriveva nel suo libro Sul vero, il bello e il bene del 1853, riprendendo la dottrina platonica coniugata col messaggio evangelico del cristianesimo:
    « La nostra vera dottrina, la nostra vera bandiera è lo spiritualismo, questa filosofia solida quanto generosa, che comincia con Socrate e Platone, che l'Evangelo ha diffuso nel mondo, che Descartes ha messo nelle forme severe del genio moderno, che è stata nelXVII secolo una delle glorie e delle forze della patria, che è perita con la grandezza nazionale nel secolo XVIII, e che al principio di questo secolo Royer Collard è venuto a riabilitare nell'insegnamento pubblico, mentre Chateaubriand e Madame de Staël la trasportavano nella letteratura e nell'arte ... Questa filosofia insegna la spiritualità dell'anima, la libertà e la responsabilità delle azioni umane, le obbligazioni morali, la virtù disinteressata, la dignità della giustizia, la bellezza della carità; e al di là dei limiti di questo mondo essa mostra un Dio, autore e tipo dell'umanità, il quale, dopo averla creata, evidentemente per uno scopo eccellente, non l'abbandonerà nello sviluppo misterioso del suo destino . »
    In Francia lo spiritualismo quindi assunse le caratteristiche di una riaffermazione della superiorità del pensiero e di una visione della realtà nella sua essenza spirituale secondo il pensiero tradizionale risalente a Cartesio, Pascal, Malebranche, e Maine de Biran. La diffusione di questa corrente filosofica si ebbe con le teorie di Félix Ravaisson, Charles Renouvier, Jules Lachelier, Henri Bergson, Emile Boutroux e Maurice Blondel. In Italia esponenti dello spiritualismo ottocentesco vengono considerati Antonio Rosmini e Vincenzo Gioberti che riprendono i temi agostiniani della interiorità della coscienza e della trascendenza di Dio. Nel XX secolo si trovano due correnti dello spiritualismo: la prima ancora in Francia nel 1934 con la pubblicazione della collana "Filosofia dello Spirito" a cura di Louis Lavelle e di René Le Senne che si rifanno ai temi classici della interiorità spirituale considerati alla luce delle nuove problematiche dell'esistenzialismo cristiano. La seconda corrente si sviluppa negli stessi anni in Italia con l'intento di differenziarsi dalla neoscolastica e di contrapporsi al neohegelismo immanentista recuperando e sviluppando nello stesso tempo temi dell'attualismo gentiliano. I maggiori esponenti dello spiritualismo novecentesco italiano possono essere considerati Armando Carlini che per primo ne trattò, Luigi Stefanini, Felice Battaglia, Michele Federico Sciacca, Renato Lazzarini tutti accomunati dalla religiosità cristiana cattolica fondata sulla trascendenza divina. Questi ritengono il filosofare come metodo intimistico scaturente dallo spirito soggettivo piuttosto che, com'era nella tradizione tomistica ripresa dalla neoscolastica, dall'analisi razionale basata sull'essere oggettivo reale. Jung si considerava un "sensitivo". Ancora studente, partecipava alle sedute spiritiche di una "medium" (sua cugina Helly Preiswerk) e riferiva di aver assistito a fenomeni "paranormali" (il tavolino che balla, gli spiriti che "battono colpi", la "scrittura automatica" ecc.) Da queste esperienze trasse la sua tesi di laurea (1900), che poi pubblicò nel 1902 Mentre Freud definiva l'occultismo come una "nera marea di fango", Jung ne fu affascinato sempre più, fino a giungere, ormai anziano, a concepire idee come la "spiegazione" dei "dischi volanti" (UFO)Jung riferiva di aver sperimentato personalmente una lunga serie di fenomeni "misterici" o "para-normali": rompeva oggetti a distanza, aveva sogni profetici, parlava con i fantasmi, ecc. La credenza negli spiriti, secondo la sua opinione, fa parte degli "archetipi dell'inconscio collettivo"Nel 1944 ebbe un infarto e fece una breve visita all'aldilà, dopo la quale fu in grado di riferire che "quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente (...) La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo" Nel 1952 Jung elaborò anche una teoria "scientifica" per spiegare alcuni fenomeni paranormali: la "Legge della sincronicità, secondo la quale alcuni fenomeni avvengono contemporaneamente senza avere tra loro relazioni di causa-effetto. Questo perchè, fra l'altro, appartengono ad uno stesso "meccanismo del destino"Intorno al 1920, Jung diventò anche "veggente", interessandosi attivamente allo I Ching (antica arte divinatoria cinese). In virtù di questa sua nuova specialità, indusse un suo cliente a rinunciare a sposarsi e, nel 1948, divinò che la sua prefazione alla traduzione inglese del Libro dei Mutamenti era ben fattaL'interesse "scientifico" di Jung per i fenomeni paranormali è confermato anche dalla sua corrispondenza con Joseph Rihne, considerato "il padre della parapsicologia moderna" ma forse più noto come truffatore da quando si scoprì che le sue "dimostrazioni" della telepatia e della psicocinesi erano fondate sulla falsificazione degli esperimentiIn una lettera a Rhine, Jung si compiace che anche questo "scienziato" abbia messo in relazione i fenomeni parapsicologici con una "soppressione" delle categorie spazio-tempo, confermando così la validità della Legge della Sincronicità. Fin qui, le informazioni sono tratte dall'articolo "Esperienze parapsicologiche nella vita di C. G. Jung"  Tra le sue scienze occulte non mancò l'astrologia. E infatti l'influsso degli astri contribuisce alla formazione dei suoi "Tipi psicologici"


martedì 25 novembre 2014

Sirio, stella della vergine




Nel corso dei secoli Sirio è stata oggetto di grande venerazione ed ha fatto parte dei miti di tutto il mondo. Persino in epoca moderna, negli anni ‘70, è divenuta protagonista di una teoria molto controversa, legata agli extraterrestri ed alla tribù Dogon del Mali, pubblicata dallo studioso Robert Temple.
Tra gli appassionati dibattiti che questa stella suscita, sussistono varie ipotesi sull’origine del suo nome attuale, la cui radice sembra risalire alla parola greca Sirio, che significa “fiammeggiante” o “scintillante”, aggettivo apparentemente dovuto al fatto che si alzava in cielo nel momento di maggiore calore estivo (conosciuta come “Stella del Cane” era associata, infatti, alla “canicola” N.d.R.). Alcuni etimologi, tuttavia, suggeriscono una connessione della stella con l’antico dio Osiride. Ma, di tutti i nomi e gli epiteti che ha ricevuto, quello che meglio riflette la fama del suo ruolo nella storia è: “Stella di Iside”.

Nascita di una dea
Fin dagli inizi gli antichi Egizi prestarono particolare attenzione a Sirio, che identificavano con l’anima della dea Iside. Ci fu un tempo in cui Sirio non era visibile nel cielo d’Egitto. Questa circostanza è causata da un fenomeno noto come “precessione degli equinozi”, il movimento retrogrado dei punti equinoziali in virtù del quale, di anno in anno, si anticipa leggermente l’inizio delle stagioni. La precessione è, pertanto, un’oscillazione molto lenta che provoca un effetto peculiare, quasi che il paesaggio stellare oscillasse avanti e indietro come un pendolo. Dodicimila anni prima di Cristo, osservando il cielo dall’altopiano di Giza, Sirio si trovava sotto la linea dell’orizzonte. Fece la sua prima apparizione nei cieli di questo luogo intorno al 10.500 a.C.
In seguito, subì un’inclinazione di 58 gradi e 43’, il che significa che era visibile solo da sud, a circa 1,5 gradi sopra la linea dell’orizzonte. Per gli uomini di quel tempo presenziare alla “nascita” di una stella così brillante dovette essere una visione impressionante, legata a significati e messaggi provenienti dagli dei.
L’ascensione di Sirio, inoltre, avvenne mentre la costellazione della Vergine sorgeva ad est, circostanza che potrebbe spiegare perché la stella divenne il simbolo della dea vergine. Non sappiamo esattamente quando Sirio venne identificata con la dea Iside, però l’idea risale all’origine della cultura egizia e fu dalla “matrice” Iside-Sirio che sorse il bambino divino, Horus, il cui concepimento e la cui nascita avvennero in modo magico.
La matrice divina
Iside ed Osiride erano due dei quattro figli nati dalla matrice della dea del cielo, Nut, e del padre Ra, dio del Sole. Gli altri due bambini erano Seth e Nephti. Osiride prese Iside in sposa e divennero i primi reggenti dell’Egitto. All’età di 28 anni, Osiride fu assassinato da suo fratello Seth e il suo corpo venne tagliato in 24 pezzi. Iside recuperò tutti i pezzi eccetto il fallo. Ne fabbricò quindi uno artificiale per Osiride, poi si sdraiò sopra di lui prendendo la forma di un falco e restò gravida del suo seme. In seguito, corse a nascondersi negli acquitrini del Nilo, dando alla luce Horus. Tanto nei Testi delle Piramidi quanto in altri testi religiosi si riflette il fatto che questo mito trova la sua controparte nelle stelle, dove Iside è identificata con Sirio e Osiride con la costellazione di Osiride.
Ricostruendo l’aspetto che i cieli avevano all’epoca della Prima Era Dinastica (verso il 3300 a.C.) ovvero, appena prima della costruzione della Grande Piramide (2750-2100 a.C.), scopriamo che la stella Sirio effettuava nei cieli un ciclo tale da spiegare perché fosse associata ad una nascita magica. A causa del fatto che la Terra ruota intorno al Sole, durante l’anno le stelle fisse sembrano spostarsi in relazione a questo movimento. Le osservazioni annuali di Sirio, ad esempio, dimostrano che c’è un momento in cui la stella si alza ad ovest, immediatamente dopo il tramonto del sole.
Poi, la stella scompare nuovamente per un periodo di 70 giorni. Quando tornerà ad apparire, sorgerà ad est, nel momento che precede l’alba. Questa ri-apparizione è nota come “ascensione eliaca” della stella. In questo modo, nell’anno 3300 a.C., l’ascensione eliaca di Sirio avvenne esattamente il giorno del solstizio d’estate. La precessione ha fatto sì che, da allora, questa data si sia spostata di 45 giorni e adesso l’ascensione eliaca di Sirio avviene il 5 agosto.
Tempo di rinascita
La sorprendente congiunzione dell’ascensione eliaca di Sirio e del solstizio estivo dell’anno 3300 a.C. costituì un potente presagio. Però, allo stesso tempo, in Egitto ebbe luogo un altro avvenimento che, in modo abbastanza letterale, provocò la rinascita di tutto il paese: la piena annuale del Nilo.
Dopo la costruzione della diga di Assuan, avvenuta negli anni ‘60, le inondazioni del Nilo risultano completamente sotto controllo ma, nell’antichità, il Nilo iniziava ad ingrossarsi all’inizio di giugno ed inondava tutta la valle verso la fine di luglio. Sappiamo che gli antichi Egizi credevano che la causa dell’inondazione fosse l’ascensione eliaca di Sirio, che divenne così il segno che marcava l’inizio del Nuovo Anno. Esistono alcuni antichi testi che si riferiscono alla congiunzione del Nuovo Anno, al solstizio estivo, all’inizio della piena ed all’apparizione di Sirio, dai quali si evince che questo avvenimento era della massima importanza. Il più antico di tali testi è inciso su di una piccola tavoletta datata alla I Dinastia (3100 a.C.), dove si legge: “Sirio è colei che apre l’annuale inondazione”.
Nel suo libro “Echoes of the Ancient Skies” (Echi degli antichi cieli) l’archeoastronomo Ed Krupp scrive: “Dopo essere scomparsa dal cielo notturno (per 70 giorni) Sirio riappare finalmente con l’alba, prima che nasca il Sole. La prima volta che ciò accade, ogni anno, si denomina l’ascensione eliaca della stella e, in quel giorno, Sirio rimane visibile solo per un breve periodo di tempo. Nell’antico Egitto questa riapparizione annuale avveniva intorno al solstizio estivo e coincideva con la piena del Nilo. Iside, come Sirio, era la “Signora dell’inizio dell’anno”, poiché per gli Egizi l’anno nuovo era segnalato da quest’evento. Sirio fa rivivere il Nilo, così come Iside fa rivivere Osiride. Il periodo di tempo in cui Iside si nascose da Seth corrisponde al lasso di tempo in cui Sirio scompare dal cielo notturno. Lei diede luce a suo figlio Horus, così come Sirio dà luce al Nuovo Anno e, nei testi sacri, Horus ed il Nuovo Anno sono equivalenti. Lei è il veicolo per il rinnovamento della vita e dell’ordine. Brillando per un momento, in un mattino d’estate, stimola il Nilo ed inizia l’anno”.
Signora della Piramide
È risaputo che, ad est della Grande Piramide, in passato esisteva un edificio chiamato “Tempio di Iside”. Nel cosiddetto “Inventario Stella”, datato alla XXVI Dinastia, Iside è definita la “Signora della Piramide”. Si è perfino suggerito che la “Quinta Divisione del Duat” (l’oltretomba) descritta nel Libro dei Morti, nella quale è raffigurata una doppia sfinge gigantesca che custodisce un’enorme piramide, potrebbe essere una rappresentazione stilizzata della necropoli di Giza. Se così fosse, potremmo stabilire una relazione secondo cui, sulla sommità della piramide della Quinta Divisione, al posto del vertice noto come piramidion, vi sarebbe il “volto di Iside”. Forse, però, risulterà ancora più convincente il nome di Sirio scritto in caratteri geroglifici: una stella a cinque punte, un semicerchio ed uno stretto triangolo. Secondo E.C. Krupp, “un’ultima peculiarità dell’interpretazione che gli Egizi davano a Sirio sembra vincolarla, tramite il culto di Osiride, alle Piramidi. Il nome Sirio, scritto in caratteri geroglifici, include il simbolo di una stella ed altri due simboli che possono essere collegati con il Benben. Il triangolo, lungo e stretto, ricorda più una piramide o, forse, un obelisco. Così come il Benben simboleggia l’emergere dell’esistenza dalla non-esistenza, la nascita del mondo, Sirio commemorava la creazione posandosi sopra il Benben, fosse esso obelisco, piattaforma d’osservazione o piramide…”
Il Benben al quale si riferisce Krupp era una pietra sacra che, per un certo periodo, fu custodita nel “Tempio della Fenice” a Eliopoli, e che servì come modello per il vertice delle monumentali piramidi e degli obelischi. Il Benben della Grande Piramide scomparve, però è probabile che fosse scolpito nel granito nero e ricoperto d’oro, forse per simboleggiare la stella. Tuttavia, la connessione più convincente, tra quelle esistenti fra la stella Sirio e la Grande Piramide, risiede nella struttura interiore di quest’ultima. Da ciascuna delle camere interne della Grande Piramide, quelle del Re e della Regina, si dipartono due lunghi e stretti passaggi, uno verso nord e l’altro verso sud. Dal 1964 sappiamo che questi passaggi erano allineati astrologicamente con le stelle quando la piramide fu completata, nell’anno 2500 a.C.
Ne 1987 scoprii che il passaggio sud della camera della Regina era rivolto verso Sirio. Queste relazioni fra la Grande Piramide e Sirio non ci sorprendono, poiché la Piramide era, quasi sicuramente, la custode della rinascita astrale del culto faraonico contenuto nel mito di Iside ed Osiride.
La dea in viaggio
Durante l’antica civiltà egizia, la celebrazione della nascita del bambino divino Horus si commemorava all’inizio del nuovo anno, quando la stella Sirio (Iside) compiva la sua ascensione eliaca, all’alba. Circa trecento anni prima della nascita di Gesù l’Egitto era caduto sotto il dominio dei Tolomei, dinastia greca che governò l’Egitto dal 305 a.C. fino al 30 a.C. e la cui ultima regina fu la famosa Cleopatra VII. Durante questo periodo la capitale dell’Egitto fu trasferita ad Alessandria, dove s’instaurò il culto pseudo-egizio di Serapide, un dio nato dalla sintesi del dio egizio Asarhapi (Osiride-Api), il cui nome significa “Osiride del Nilo”. Iside venne così trasformata nella consorte di Serapide e il suo culto fiorì in Alessandria ed in tutto il bacino mediterraneo, essendo adottato da molte delle legioni romane e percorrendo con loro il cammino verso l’Europa occidentale. Accanto al culto di Iside si diffuse la celebrazione della nascita di Horus (Harpocrate per i Greci o Apollo e il Sole Invitto per i Romani).
Stranamente, quando Giulio Cesare introdusse il calendario giuliano, fu l’astronomo alessandrino Sosigenis che si occupò di convertire l’antico calendario lunare nel nuovo calendario solare, prendendo l’idea dagli Egizi, i quali possedevano un calendario solare già dal 3300 a.C.
Questo calendario faceva coincidere l’Anno Nuovo con l’ascensione eliaca di Sirio che, all’epoca di Sosigenis, iniziava a luglio. Immagino sia questo il motivo per cui proprio questo mese fu nominato in onore di Giulio Cesare, la cui consorte, la regina egizia Cleopatra, fu un’alta sacerdotessa del culto di Iside.
Un culto con molti dei
Dopo la morte di Cleopatra, l’Egitto si trasformò in una provincia romana nella quale convivevano una vasta comunità greca e romana (ad Alessandria) e, soprattutto, un grande numero di Ebrei fuggiti dalla Giudea.
Col sorgere della nuova cristianità in Egitto, l’antico culto misterico dei faraoni, che si era mescolato con i culti greci e romani, si unirà alle ideologie giudeo-cristiane. I principi di questi antichi culti misterici rientravano nella convinzione che l’immortalità potesse essere raggiunta attraverso gli insegnamenti iniziatici di un “figlio di Dio morto e resuscitato” e nella rappresentazione simbolica della sua morte e resurrezione. Il dio fenicio Adone, il frigio Attis, l’egiziano Osiride e l’alessandrino Serapide divennero così quasi contendenti all’interno di una dottrina simile.
Come se non bastasse, i Romani avevano importato in Egitto il culto misterico di Mitra, la cui nascita veniva celebrata al tramonto del 25 dicembre. Non sorprende, pertanto, che la prima comunità cristiana celebrasse la nascita di Gesù, il suo “figlio di Dio morto e resuscitato”, proprio il 25 dicembre e con l’idea che fu una “stella sorta ad oriente” a segnalare l’evento sovrannaturale della sua nascita.
Il Vangelo egizioSolo uno dei Vangeli, quello di S. Matteo, parla della nascita di Gesù collegandola all’apparizione d’una stella e all’arrivo di Re Magi provenienti dall’oriente, ed è anche l’unico che narra della “fuga in Egitto” intrapresa dalla Sacra Famiglia. Perché gli altri Vangeli serbano il silenzio su questo evento? Possiamo dedurne che non si trattò di un avvenimento “storico”, bensì mitico? Per molto tempo gli studiosi hanno pensato che il Vangelo di S. Matteo fu probabilmente redatto fra il 40 e l’80 d.C., nella città di Alessandria. Ebbene, in Alessandria la celebrazione del nuovo giorno e del Nuovo Anno non si svolgeva all’alba, bensì al momento del tramonto per adattarsi, in questo modo, ad entrambe le tradizioni: quella ebreo-cristiana e quella romana, nella quale c’era l’usanza di celebrare tali avvenimenti al tramonto del Sole.
Tenendo a mente questo particolare, abbiamo esaminato il cielo così come appariva, visto da est, il giorno 25 di dicembre dell’anno 50 d.C., all’ora del tramonto: doveva essere identico a quello visibile in Egitto nell’anno 3300 a.C., all’alba, quando la “nascita” di Horus dalla matrice di Iside veniva celebrata dall’ascensione eliaca di Sirio:
• Intorno alle 4:28 (ora GMT) il Sole inizia a porsi 28° a nord-est.
• Circa 35 minuti più tardi, intorno alle 5:03, il sole si è posto completamente ad ovest. Allo stesso tempo, da est appare la cintura di Orione all’orizzonte.
• 51 minuti più tardi, alle 5:54, il Sole si è nascosto circa 10° sotto l’orizzonte e già si scorgono le stelle ad occhio nudo.
• Guardando verso est, la stella Sirio ascende nel cielo (la cintura di Orione si trova a circa 25° sopra l’orizzonte orientale, dando l’illusione che abbia annunciato l’ascensione di Sirio).
L’immagine celeste, pertanto, ci dimostra che il 25 dicembre, dopo il tramonto, erano visibili le tre stelle della cintura di Orione che salivano ad est, come per annunciare l’arrivo della stella della nascita, Sirio, che avveniva un’ora dopo. Sarebbe poco probabile che S. Matteo non si fosse accorto di un segno celeste così potente (che, com’era ben noto, in Egitto segnalava la “nascita del bambino divino”).
Il simbolo perduto
Sembra evidente che l’introduzione di un nuovo bambino divino (Gesù) in Egitto e nel mondo greco-romano risultò benefica e ben accetta, giacché incorporava la poderosa mitologia di Iside e Sirio.
Pertanto, dobbiamo dedurre che, all’epoca, Iside e il bambino Horus furono trasformati nella Vergine Maria e nel bambino Gesù e che la stella Sirio fu convertita nella “Stella d’Oriente”. Perfino i “tre re” avrebbero il loro simbolismo stellare, essendo identificati con le tre stelle della cintura di Orione. In quest’ottica, nel suo libro “I nomi delle stelle: tradizione e significato”, l’astronomo R.H. Allen segnala che nel folklore europeo la cintura di Orione viene spesso chiamata “dei Magi” o “dei Tre Re”. L’esperto di Mitologia Cristiana Alvin Boyd Khun scrisse:
“Esiste la leggenda dei Tre Re d’Oriente che vennero a Natale per adorare il Dio appena nato…dai giorni dell’antichità, i Tre Re furono le tre stelle visibili della cintura di Orione”. Senza dubbio, le coincidenze sono troppe.


[ scritto da Robert G. Bauval ]

Numeri Doppi vs Numeri a Specchio

  Numeri Doppi vs Numeri a Specchio: Sincronicità o Messaggi di Frequenza? Ti è mai capitato di guardare il telefono o l'orologio e le...