domenica 19 aprile 2015

geoffrey hodson


Geoffrey Hodson (Lincolnshire, 12 marzo 1886  Auckland, 23 gennaio 1983) è stato un teosofo, esoterista e scrittore britannico, naturalizzato neozelandese, sacerdote della Chiesa Cattolica Liberale. Nato in una famiglia di agricoltori e proprietari terrieri, primogenito di cinque figli, fu educato alla Grammar School di Bishop's Stortfordnell'Hertfordshire, ma una crisi della situazione finanziaria familiare lo costrinse a quindici anni a lasciare gli studi per occuparsi degli affari di famiglia. Hodson riferisce di aver avuto le sue prime esperienze chiaroveggenti all'età di cinque o sei anni. Cresciuto nella religione cristianaanglicana, superati i vent'anni iniziò un cammino personale alla ricerca di un significato più profondo dei testi biblici. Ben presto entrò in contatto con la sede dellaSocietà TeosoficadiManchestere con la sua principale esponente di quegli anni,Annie BesantAllo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò nel 1914 come ufficiale nell'esercito britannico, dove prese parte ad un'importante e difficile missione di incursione nelle linee nemiche alla guida di un carro armato, che era a quel tempo ancora un'arma segreta. Per il successo ottenuto il suo nome venne proposto per la premiazione con la Croce Militare, che invece sarà assegnata al suo comandante di compagnia sebbene questi non fosse rimasto coinvolto nell'azione. Del periodo della guerra Hodson dirà in seguito che i suoi poteri chiaroveggenti furono fortemente inibiti per quasi tutta la durata del conflitto. Nel 1919, dopo la smobilitazione, Hodson tornò alle sue regolari meditazioni e attività teosofiche, stupendosi di riuscire a recuperare in breve tempo i suoi poteri. Cominciò intanto a lavorare all'interno dell'organizzazione cristianaYMCAoffrendo assistenza a ragazzi disagiati. Nel marzo dello stesso anno si sposò con Jane Carter, incontrata in precedenza durante il suo addestramento militare aKendalnelWestmorland, stabilendosi con lei aPrestonnelLancashire. Qui, girando per le campagne, si dedicò a divulgare le sue visioni degli esseri e deglispiriti elementalidi quelle terre che affermava di percepire grazie alle sue ritrovate capacità sensitive. Molti dei suoi libri, in particolareFairies at Work and Play, eThe Fairy Kingdom, conterranno i frutti di questa ricerca, durante la quale fu anche coinvolto nella vicenda giornalistica dellefate di CottingleyNel 1924 fu invitato a partecipare ad alcuni esperimenti di chimica occulta, come già avevano fatto Annie Besant e Charles Webster Leadbeater. Del 1927 è uno dei suoi libri di maggior successo sugli insegnamenti angeliciThe Brotherhood of Angels and of Men (La Fratellanza degli angeli e degli uomini), che conteneva anche una prefazione di Annie Besant, allora presidente della Società Teosofica. Compì in seguito una serie di viaggi dagli Stati Uniti all'Indocina, impegnato in ricerche e conferenze sull'archeologiamaya e azteca, su elementi diantropologiageologiapsicologiafisica e astronomia, in particolare sui legami esoterici tra suonicolori e forme. Nel 1937 a Città del Capo inSud Africa soggiornò presso i coniugi Quaglie ed Ethelwynne dando indicazioni alla loro figlia, artista e pittrice, di disegnare le illustrazioni per il suo libro The Kingdom of the Gods (Il regno degli Dei) che avrebbe visto la pubblicazione nel 1952. Si recò quindi inAustraliaper raggiungere sua moglie che dal 1929 si era ammalata disclerosi multipla; alla sua morte nel 1962, Sandra Chase che l'aveva assistita nelle sue paralisi, diverrà la nuova moglie di Hodson. Dal 1953 al 1955 aveva intanto diretto la «Scuola della Saggezza» presso la sede internazionale della Società Teosofica diAdyarnelMadras, inIndia, mentre nel 1954 fu insignito della medagliaSubba Rowper i suoi contributi alla letteratura teosofica. Trasferitosi inNuova Zelanda, nel dicembre del 1956 collaborò con David Lyness in una serie di indagini chiaroveggenti sull'atomo.Continuò ancora a scrivere e rilasciare diversi libri, discorsi radiofonici e numerosi articoli di riviste incentrate sul lato più occulto e spirituale delcristianesimo, andando alla ricerca costante di una compenetrazione tra teosofia e fede cristiana. Tenne la sua ultima lezione il 4 maggio 1982 nella sede teosofica di Auckland, all'età di 96 anni; morì l'anno seguente in Nuova Zelanda. 
                              

giovedì 16 aprile 2015

esercizi di telepatia

Esercizi di rigenerazione e di comunicazione telepatica


« Mettete le vostre mani in ricezione delle energie e visualizzate vostro Padre il Sole, il Cristo Solare. Provate a vedere la sua immensa Luce come se lo vedeste in pieno giorno in un cielo magnifico. Potete guardarlo, non vi abbaglia, non è pericoloso.
Visualizzate un immenso fascio di Luce che parte dal suo centro e che si dirige verso di voi. E’ un’immensa strada che vi porta a lui, alla sua Energia di Amore, e che lo conduce a voi.
Rimanete qualche istante in ricezione delle energie affinché di essere connessi a questa sorgente di Amore meravigliosa, a questa sorgente di energia che vi genera.
Il Cristo Solare dà sempre la vita a tutti i pianeti del vostro sistema solare, a tutti i satelliti, ma a secondo della distanza e dell’illuminazione che ogni pianeta può sopportare o integrare, il suo livello di aiuto è diverso e tuttavia importante lo stesso.
Provate a sentire la sua energia diffondersi in voi. Provate a connettervi sul cammino della Luce che emana da lui e provate a fare il cammino inverso, cioè di andare da lui percorrendo questo cammino di Luce.

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Adesso che siete connessi alla sua energia, visualizzate il vostro corpo di materia. Innanzitutto visualizzerete la vostra colonna vertebrale e tutte le ossa del vostro scheletro. E’ l’albero, e l’albero deve essere solido. Dirigerete l’energia del Cristo Solare, del vostro Padre il Sole sulla vostra colonna vertebrale.
Immaginate una piccola sfera di Luce che è un’energia condensata. Fatela circolare nella vostra colonna vertebrale, vertebra dopo vertebra.
In seguito fate circolare questa piccola sfera di Luce nelle vostre costole, nella vostra gabbia toracica, in tutte le ossa delle vostre membra.
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Abbiate adesso coscienza che la vostra struttura ossea è in perfetta salute, che il vostro albero di vita può ancora portarvi molto lontano, in perfetta salute, sul cammino che vi resta da percorrere.
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Vestite adesso la vostra struttura ossea con la vostra carne. Inviate molta Luce in tutto quello che veste la vostra struttura ossea. Lavorate sempre con la luce dorata.
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Visualizzate tutto il vostro sistema sanguigno. Le vostre arterie e le vostre vene sono i vostri fiumi, i vostri ruscelli interiori. Proiettate la luce dorata in tutto questo sistema sanguigno affinché sia rigenerato.
Vi può sembrare strano che sia sufficiente solo questo esercizio, o il semplice fatto di pensare ad illuminare la vostra struttura ossea con una luce dorata e a inondare il vostro sistema sanguigno con questa luce sia sufficiente. Il lavoro si compie al secondo nel momento in cui lo pensate, molto semplicemente!
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Proiettate adesso la luce dorata nella vostra testa, e irrigate in modo particolare il vostro cervello con questa energia.
Sentite l’armonia in voi. Siete in accordo con voi stessi, siete in accordo con l’Universo. In questo istante, non vi sono più pesi esteriori, non ci sono più catene, siete in armonia.
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Proiettate adesso la Luce del Cristo Solare, di vostro Padre il Sole, sui vostri corpi energetici come per « purificarli”, pulirli da ogni contagio di pensieri involutivi che avete generato.
Provate a percepire una luminosità attorno a voi, come se delle luci si accendessero attorno al vostro corpo fisico.
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Vi sentite completamente bene. Siete perfettamente allineati sul livello dei vostri centri di forza e sul livello dei vostri corpi sottili. Quando siete cosi, non percepite la stanchezza e non percepirete nessuna energia inferiore.
Quando siete in pace con voi stessi, quando siete perfettamente centrati, la vostra capacità di aiuto è molto importante e l’influsso di Amore che proiettate sugli altri è, anche essa, molto importante.
La vostra guida si posiziona adesso davanti a voi. E’ molto luminoso. Opererà sul vostro centro di forza fra i due occhi. Provate ad aprirvi a questa coscienza, all’aiuto che vi dà.
Soprattutto non siate distratti da tutto ciò che può accadere attorno a voi ! Siate semplicemente centrati su voi stessi.
La vostra guida comunicherà per telepatia con voi, e esprimerete ad alta voce la parola o la frase che ricevete. E’ importante farlo ad alta voce. Soprattutto non usate il mentale! Una parola, due parole, una frase…è importante !
...
« E’ facile fare parlare il vostro cuore, molto più facile di quanto lo supponete. Le vostre uniche barriere sono il mentale e il dubbio. Vi dite a volte: non sono capace di trasmettere, è il mio intelletto, è il mio mentale…Se sareste un poco più liberi, potreste rendervi conto che si tratta veramente di una comunicazione che può venire dal più profondo di voi stessi, dall’Essere Divino che è in voi, una comunicazione che ricevete dai vostri Fratelli di Luce o dalle vostre guide beniamini.
Il contatto telepatico si farà sempre più tra voi, figli della Terra, e noi, i vostri fratelli delle stelle. E’ in questo modo che potrete essere avvisati dei grandi cambiamenti su voi stessi e sul pianeta Terra.
La telepatia è il modo con cui funziona l’Universo. Non ci sono lingue diverse. Nell’Universo, l’essenziale delle comunicazioni si fa per telepatia.
Dovete imparare a comunicare con i vostri fratelli di Luce e a comunicare fra voi. Con la telepatia non potete falsare, siete sempre sulla strada giusta, onesti con voi stessi, onesti con i vostri fratelli.
Soprattutto non vi lamentate, perché questa facoltà che dimora in voi nascerà sempre più, e vi renderete conto fino a quale punto è facile comunicare in questo modo gli uni con gli altri.
Quando comunicherete con la telepatia, vi renderete conto che la fratellanza esiste veramente, che siete tutti uno e che vi amate veramente. 

martedì 14 aprile 2015

l`empatia.

L’empatia è la capacità di comprendere a pieno lo stato d'animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Empatia significa sentire dentro ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale. Si tratta di un forte legame interpersonale e di un potente mezzo di cambiamento. Il concetto può prestarsi al facile riduttivismo mettersi nei panni dell’altro, mentre invece significa andare non solo verso l’altro, ma anche portare questi nel proprio mondo. Essa rappresenta, inoltre la capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d'animo di un'altra persona. L'empatia è dunque un processo: essere con l'altro L’empatia costituisce un modo di comunicare nel quale il ricevente mette in secondo piano il suo modo di percepire la realtà per cercare di far risaltare in sé stesso le esperienze e le percezioni dell'interlocutore. È una forma molto profonda di comprensione dell'altro perché si tratta d'immedesimazione negli altruisentimenti. Ci si sposta da un atteggiamentodi mera osservazione esterna (di come l'altro appare all'immaginazione) al come invece si sente interiormente (in quei panni, con quell'esperienza di vita, con quelle origini, cercando di guardare attraverso i suoi occhi).   Il termine "empatia" è stato equiparato a quello tedesco Einfühlung. Coniato, quest'ultimo, dal filosofo Robert Vischer (1847-1933) e, solo più tardi, tradotto in inglese come empathy. Vischer ne ha anche definito per la prima volta il significato specifico di simpatia estetica. In pratica il sentimento, non altrimenti definibile, che si prova di fronte ad un'opera d'arte. Già suo padre Friedrich Theodor Vischer aveva usato il termine evocativo einfühlen per lo studio dell'architettura applicato secondo i principi dell'IdealismoNelle scienze umane, l'empatia designa un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da un impegno di comprensione dell'altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale. Fondamentali, in questo contesto, sia gli studi pionieristici diDarwin sulle emozioni e sulla comunicazione mimica delle emozioni, sia gli studi recenti sui neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti, che confermano che l'empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è bensì parte del corredo genetico della specie. Si vedano al proposito anche gli studi di Daniel Stern. Nell'uso comune, empatia è l'attitudine a offrire la propria attenzione per un'altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali. La qualità della relazione si basa sull'ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell'altro. Il contrario di 'empatia' è 'dispatia' ovvero l'incapacità o il rifiuto di condividere i sentimenti o le sofferenze altrui; il vocabolo 'dispatia' non è inserito nei comuni vocabolari ma è utilizzato nei testi di alcuni autori.  In medicina l'empatia è considerata un elemento fondamentale della relazione di cura (ad esempio la relazione medico-paziente) e viene talvolta contrapposta alla simpatia: quest'ultima sarebbe un autentico sentimento doloroso, di sofferenza insieme (da syn- "insieme" e pathos "sofferenza o sentimento") al paziente e sarebbe quindi un ostacolo ad un giudizio clinico efficace; al contrario l'empatia permetterebbe al curante di comprendere i sentimenti e le sofferenze del paziente, incorporandoli nella costruzione del rapporto di cura ma senza esserne sopraffatto (questo tipo di distinzione non è condiviso da tutti, vedi alla voce simpatia). Sono state anche messe a punto delle scale per la misurazione dell'empatia nella relazione di cura, come la Jefferson Scale of Physician Empathy. L'empatia nella relazione di cura è stata messa in relazione a migliori risultati terapeutici (outcome), migliore soddisfazione del paziente e a minori contenziosi medico-legali tra medici e pazienti. La nozione di empatia è stata oggetto di numerose riflessioni da parte di intellettuali come Edith Stein, Antoine Chesì, Max Scheler, Sigmund Freud o Carl Rogers. Il merito dell'introduzione del principio di empatia in psicoanalisi è principalmente dovuto a Heinz Kohut Il suo principio è applicabile al metodo di raccolta del materiale inconscio. Anche l'alternativa all'applicazione del principio rientra nelle possibilità di cura, quando è ineludibile la necessità di fare i conti con un altro principio, quello di realtà. Per le sue origini l'empatia ha ragione di essere nell'arte e nelle sue applicazioni. In maniera particolare quando l'arte utilizza le parole per la narrazione. In questo caso non solo è mantenuto il rapporto con la psicologia, ma si ampliano le sue possibilità di intervento. Non tutti possono scolpire o dipingere, ma parlando se non scrivendo qualcosa lo possono raccontare molti. Allora la produzione si sviluppa nel verso artista-psicologo-individuo. Non sono escluse possibilità per i disabili, privilegiando la relazione artista-individuo con la mediazione più cauta dello psicologo. Quest'ultimo non può suggerire all'individuo un percorso di emulazione. Il che non impedisce che l'individuo disabile possa diventare artista a sua volta. A cambiare è la posizione dello psicologo che deve solo rendere possibile la fusione dei vissuti dell'artista con quelli dell'individuo. Di certo lo psicologo dovrebbe mantenere entro limiti accettabili la complessità dell'intervento. Senza che per questo il disabile o l'arte abbiano a soffrirne, anzi si potrebbe dire il contrario. Il libro di Geoffrey MillerThe mating minddifende il punto di vista secondo il quale  
« l'empatia si sarebbe sviluppata perché mettersi nei panni dell'altro per sapere cosa pensa e come reagirebbe costituisce un importante fattore di sopravvivenza in un mondo in cui l'uomo è in continua competizione con gli altri uomini. »

 L'autore spiega inoltre che la selezione naturalenon ha potuto che rinforzarla, poiché influiva sulla sopravvivenza e che alla fine si è sviluppato un sentimento umano che attribuiva una personalitàpraticamente a tuttociò che la circondava. Si vede in questo un'origine probabile dell'animismoe più tardi delpanteismo. L'empatia è anche il cuore del processo di comunicazione non violenta secondo Marshall Rosenberg, allievo di Carl Rogers. Grande interesse è stato posto nella ricerca di corrispondenze biologiche per l'empatia Sono stati valutati allo scopo i cosiddetti "neuroni-specchio", attraverso diagnostica per immagini del tipo RMN. Queste cellule si attivano sia quando un'azione viene effettuata da un individuo sia quando questo stesso individuo osserva la stessa azione effettuata da un altro individuo; questo fenomeno è stato in particolare osservato in alcuni primati Analogamente negli uomini si attiva la medesima area cerebrale nel corso di un'emozione e osservando altre persone nel medesimo stato emozionale. Vi sono altre segnalazioni analoghe anche in psicopatologiaMolti si aspettano dalla biologia una spiegazione definitiva di questa materia. Creature differenti sembrano possedere lo stesso numero di geni. Il genere umano è tuttavia peculiare nel mondo vivente. Sappiamo che la funzione del RNA non consiste solo nella produzione di proteine sotto la guida del DNA. L'RNA ha proprietà di regolazione e programmazione su crescita e funzione cellulare. Il complicato meccanismo d'azione non è del tutto noto e potrebbe spiegare la differente complessità degli esseri viventi. Al riguardo l'impressione è che la biologia sia ancora priva di conoscenze complete. L'empatia in questione coinvolge troppo ampiamente sviluppo e funzione psichica perché questo orientamento di ricerca trovi una conferma in esclusiva. Alternativamente si può fare conto su conoscenze disponibili in altre discipline. Con empatia positiva si intende la capacità del soggetto di partecipare pienamente alla gioia altrui; si tratta di un con-gioire e di un saper perciò cogliere la gioia altrui, avendo coscienza della felicità da lui provata. In questo senso l’empatia in termini positivi può essere collegata, in generale a simpatia. La gioia colta attraverso la simpatia è però diversa, rispetto al contenuto, dalla gioia colta tramite l’empatia. Nel primo caso, infatti sarà una gioia non-originaria e quindi meno intensa e durevole rispetto a colui che si presenta più prossimo a questa gioia; mentre nel secondo caso, la gioia colta tramite l’empatia sarà di tipo originario, in quanto il contenuto di ciò che viene provato empatizzando con l’altro avrà lo stesso contenuto, anche se solo un altro modo di datitàCon empatia negativa si concepisce l’esperienza di colui che non riesce a empatizzare rispetto alla gioia altrui, trasferendo nel proprio vissuto originario le sue emozioni. Ciò accade in quanto qualcosa in lui si oppone; un’esperienza presente o passata o la stessa personalità della persona fungono, infatti,da barriera alla sua capacità di cogliere la gioia altrui. L’esempio potrebbe essere quello della perdita di una persona cara, che impedisce all’individuo di far emergere una simpatia verso la gioia dell’altro e quindi di condividerla. In questo caso, infatti, il triste evento e i sentimenti di altrettanto tipo che ne derivano fanno sorgere un conflitto, in quanto l’io si sente diviso tra due parti: vivere della gioia altrui o rimanere nella tristezza che quanto accaduto determina  Secondo un approccio prettamente affettivo, l’empatia sarebbe un evento di partecipazione/condivisione del vissuto emotivo dell’altro, seppure in modo vicario. Psicoterapeuti, e psicoanalisti già dall’inizio del secolo scorso, avevano dato maggiore rilievo al ruolo che l’empatia gioca nelle relazioni interpersonali. In particolare, per chi per primo si è avventurato nello studio dell’empatia, inserendola nell’ambito della psicologia sociale, essa è imitazione spontanea di gesti e posture osservate negli altri, e quindi condivisione dei loro vissuti; d’altro canto per alcuni psicoanalisti, empatizzare significa provare quello che prova l’altro, dando motivo al soggetto di capire ciò che prova egli stesso. Secondo invece la natura di tipo cognitivo l’empatia è considerata la capacità di comprendere il punto di vista dell’altro. Per i cognitivisti, a partire dagli anni ’60, empatizzare con qualcuno significa comprendere i suoi pensieri, le sue intenzioni, riconoscere le sue emozioni in modo accurato e riuscire a vedere la situazione che sta vivendo dalla sua prospettiva pur non negando che vi sia anche una piccola partecipazione dell’emotività che entra in gioco, ma considerandola come un epifenomeno cognitivo. Dagli anni ’80, empatizzare significa provare un’esperienza di condivisione emotiva e di comprensione dell’esperienza dell’altro, dando quindi spazio ad una componente affettiva ed una cognitiva, in modo tale che esse possano coesistere nel processo empatico. Questa nuova idea di vedere il fenomeno, fa riferimento ai modelli multifattoriali (o multidimensionali) dell’empatia. Malgrado alcuni distinguano due tipi diversi di empatia (cognitiva e emozionale), come A. Mehrabian (1997), vi sono altri studiosi, come N.D. Feshbach, la quale considera l’empatia come un costrutto multicomponenziale. In essa vi è un incontro affettivo (affect match), in cui però si prova certezza nel fatto che ciò che si prova è ciò che prova anche l’altro (condivisione vicaria). Vi è quindi un’integrazione delle due componenti affettiva e cognitiva. Secondo Nancy Mc Williams l’empatia è uno strumento non solo utile, ma necessario allo psicoanalista di professione per percepire ciò che il paziente prova dal punto di vista emotivo. Capita spesso infatti, che vi siano molti terapeuti che si lamentino di essere poco empatici nei confronti dei propri pazienti, ma in realtà questa loro insicurezza, paura e spesso ostilità verso la clientela, è provocata da affetti poco positivi, che scaturiscono proprio dal loro elevato livello di empatia, il quale permette di entrare talmente nello stato del paziente, da sentirne i sentimenti, a tal punto da confondere i propri con quelli degli altri. Gli affetti dei pazienti quindi, molte volte causano una sofferenza talmente grande allo stesso terapeuta, che a lui risulta difficile indurre negli stessi risposte di uguale intensità. Tutto ciò in realtà è molto positivo, perché in questo modo l’infelicità del paziente diventa percepita in maniera sincera e genuina. Non è quindi frutto di una meccanismo dettato dalla mera compassione professionale, ma tenendo conto dell’unicità della persona si entra autenticamente a far parte del suo vissuto emotivo L'empatia interculturale rappresenta la capacità di percepire il mondo come esso viene percepito da una cultura diversa dalla propria. Ad esempio, quale sia la diversa concezione della morte nella cultura Italiana rispetto a quella Indiana (utile per capire come essa generi diversi rituali e comportamenti che altrimenti non troverebbero spiegazione), quale sia l'approccio verso il tempo (scadenze, precisione temporale, prospettiva temporale) in una cultura Nord- Europea o Latina (e quindi come regolarsi nei casi di comunicazione interculturale, mantenendo efficacia anche all'interno di una cultura diversa), come negoziare con persone e organizzazione di culture diverse, e essere capaci di integrare ogni possibile differenza nella propria strategia comunicativa. La letteratura in materia distingue quattro livelli di empatia (Trevisani, 2005) che qualificano le dimensioni utili per applicare una componente empatica sul piano interculturale: Empatia comportamentale: capire i comportamenti di una cultura diversa e le loro cause, capire il perché del comportamento e le catene di comportamenti correlati. Empatia emozionale: riuscire a percepire le emozioni vissute dagli altri, anche in culture diverse dalle proprie, capire che emozioni prova il soggetto (quale emozione è in circolo), di quale intensità, quali mix emozionali vive l’interlocutore, come le emozioni si associano a persone, oggetti, fatti, situazioni interne o esterne che l’altro vive. Empatia relazionale: capire la mappa delle relazioni del soggetto e le sue valenze affettive nella cultura di appartenenza, capire con chi il soggetto si rapporta volontariamente o per obbligo, con chi deve rapportarsi per decidere, lavorare o vivere, quale è la sua mappa degli “altri significativi”, dei referenti, degli interlocutori, degli “altri rilevanti” e influenzatori che incidono sulle sue decisioni, con chi va d’accordo e chi no, chi incide sulla sua vita professionale (e in alcuni casi personale). Empatia cognitiva (o dei prototipi cognitivi): capire i prototipi cognitivi attivi in un dato momento del tempo in una certa cultura, le credenze di cui si compone, i valori, le ideologie, le strutture mentali che il soggetto culturalmente diverso possiede e a cui si ancora" L’empatia è un fattore fondamentale nelle relazioni di coppia. Nelle relazioni amorose l’uomo non dà cose materiali, ma se stesso in sostanza; dunque le persone che amano si sentono vive. C’è un desiderio di fondersi con l’altro essere, comprendendolo pienamente, che è proprio una dimensione dell’empatia stessa; pertanto l’empatia facilita il coinvolgimento della crescita all’interno della coppia. L’empatia può produrre effetti positivi e negativi nella coppia. Nel primo caso può essere utilizzata per risolvere incomprensioni e litigi futili; nel secondo caso invece può danneggiarla evidenziando le differenze che minacciano la continuità della relazione. Infatti l’empatia prolunga l’amore quando non vi è una disparità tra i partner nella comprensione reciproca e nella capacità di sentirsi vicendevolmente. Poiché non esiste una definizione condivisa di empatia, risulta particolarmente difficile definire quali sono i metodi e gli strumenti maggiormente idonei a misurarla. Alcuni studiosi, infatti, privilegiano l’approccio cognitivo e altri quello affettivo. È quindi possibile distinguere diverse tecniche di misurazione dell’empatia facendo riferimento agli aspetti che esse considerano: cognitivi,affettivi o multidimensionaliAlcuni disturbi e malattie mentali presentano come sintomi anche carenza di empatia. Mentre in questi tale caratteristica è solo conseguente o parallela ad altre caratteristiche disturbanti, esiste un disturbo tipicamente caratterizzato solo da deficit di empatia, la sindrome di Asperger; in questa, tale deficit non deve essere interpretato come negativo, ma neutro, in quanto se nei pazienti mancano i risvolti "positivi" dell'empatia, mancano anche quelli "negativi"

giovedì 9 aprile 2015

gli angeli nelle sacre scritture


GLI ANGELI NELLA SACRA SCRITTURA E NELLA VITA DELLA CHIESA

Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?". (Eb 1,14) "Benedite il Signore voi tutti suoi angeli, potenti esecutori dei suoi comandi, pronti al suono della sua parola. Benedite il Signore voi angeli suoi ministri, che fate il suo volere". (Salmo 102, 20-21)

GLI ANGELI NELLA SACRA SCRITTURA



La presenza e l'opera degli angeli compaiono in molti testi dell'Antico Testamento. I cherubini con le loro spade folgoranti custodiscono la via all'albero della vita, nel paradiso terrestre (cfr Gn 3,24). L’angelo del Signore ordina ad Agar di ritornare dalla sua signora e la salva dalla morte nel deserto (cfr Gn 16,7-12). Gli angeli liberano Lot, sua moglie e le sue due figlie dalla morte, a Sodoma (cfr Gn 19,15-22). Un angelo viene mandato davanti al servo di Abramo per guidarlo e per fargli trovare una moglie per Isacco (cfr Gn 24,7). Giacobbe vede in sogno una scala che si erge fino in cielo, con angeli di Dio che vi salgono e scendono (cfr Gn 28,12). E più avanti questi angeli vanno incontro a Giacobbe (cfr Gn 32,2). "L'angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi giovinetti!", (Gn 48,16) esclama Giacobbe benedicendo i suoi figli prima di morire. Un angelo appare a Mosè in una fiamma di fuoco (cfr Es 3,2). Uangelo di Dio precede l'accampamento di Israele e lo protegge (cfr Es 14,19). "Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato" (Es 23,20). "Ora va', conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco, il mio angelo ti precederà" (Es 3Z34); "Manderò davanti a te un angelo e scaccerò il Cananeo..." (Es 33,2). L’asina di Balaam vede sulla strada un angelo con la spada sguainata in mano (cfr Nm 22,23). Quando il Signore apre gli occhi a Balaam anch'egli scorge l'angelo (cfr Nm 22,31). Un angelo incoraggia Gedeone e gli ordina di combattere i nemici del suo popolo. Gli promette di restare al suo fianco (cfr Gdc 6,16-22). Un angelo appare alla moglie di Manoach e le annuncia la nascita di Sansone, nonostante la donna sia sterile (cfr Gdc 13,3). Quando Davide pecca e sceglie come castigo la peste: "L'angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per distruggerla..." (2 Sam 24,16) ma poi la ritira per ordine del Signore. Davide vede l'angelo che colpisce il popolo d'Israele e implora da Dio il perdono (cfr 2 Sam 24,17). L’angelo del Signore comunica a Elia la volontà di Jahvé (cfr 2 Re 1,3). Uangelo del Signore colpì centottantacinquemila uomini nell'accampamento degli Assiri. Quando i superstiti si svegliarono al mattino, li trovarono tutti morti (cfr 2 Re 19,35). Nei Salmi si citano spesso gli angeli (efr Salmi 8;90; 148). Dio manda il suo angelo a chiudere la bocca dei leoni per non far morire Daniele (cfr Dn 6,23). Gli angeli compaiono di frequente nella profezia di Zaccaria e il libro di Tobia ha come personaggio di primo piano l'angelo Raffaele; questi svolge un ruolo di protettore ammirevole e dimostra come Dio manifesti il suo amore per l'uomo attraverso il ministero degli angeli.

GLI ANGELI NEL VANGELO

Troviamo spesso gli angeli nella vita e negli insegnamenti del Signore Gesù. L’angelo Gabriele appare a Zaccaria e gli annuncia la nascita del Battista (cfr Lc 1,11 e ss.). Ancora Gabriele annuncia a Maria, da parte di Dio, 1 incarnazione del Verbo in lei, per opera dello Spirito Santo (cfr Lc 1,26). Un angelo appare in sogno a Giuseppe e gli spiega ciò che è accaduto a Maria, gli dice di non temere di riceverla in casa, poiché il frutto del suo grembo è opera dello Spirito Santo (cfr Mt 1,20). Nella notte di Natale un angelo porta ai pastori il lieto annuncio della nascita del Salvatore (cfr Lc 2,9). L'angelo del Signore appare in sogno a Giuseppe e gli ordina di ritornare in Israele col bambino e sua madre (cfr Mt 2, 19). Finite le tentazioni di Gesù nel deserto... "il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano" (Mt 4, 11). Durante il suo ministero Gesù parla degli angeli. Mentre spiega la parabola del grano e della zizzania, dice: "Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. il campo è il mondo. il seme buono sono ifigli del regno; la zizzania sono ifigli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo, il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi intenda!" (Mt 13,37-43). "Poiché il Figlio dell 'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni" (Mt 16,27). Quando si riferisce alla dignità dei bambini dice: "Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli" (Mt 18, 10). Parlando della risurrezione dei morti, afferma: 'Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo" (Mt 2Z30). Nessuno conosce il giorno del ritorno del Signore, "neanche gli angeli del cielo" (Mt 24,36). Quando giudicherà tutti i popoli, verrà "con tutti i suoi angeli" (Mt 25,31 o cfrLc 9,26; e 12, 8-9). Presentandoci davanti al Signore e ai suoi angeli, dunque, saremo glorificati oppure rifiutati. Gli angeli partecipano alla gioia di Gesù per la conversione dei peccatori (cfr Le 15,10). Nella parabola del ricco epulone troviamo un compito degli angeli molto importante, quello di portarci dal Signore nell'ora della nostra morte. "Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo" (Le 16,22). Nel momento più difficile dell'agonia di Gesù nell'orto degli Ulivi venne "un angelo dal cielo a confortarlo" (Le 22, 43). Il mattino della risurrezione appaiono di nuovo gli angeli, come già era accaduto nella notte di Natale (cfr Mt 28,2-7). I discepoli di Emmaus sentirono parlare di questa presenza angelica il giorno della risurrezione (cfr Le 24,22-23). A Betlemme gli angeli avevano recato la notizia che Gesù era nato, a Gerusalemme che era risuscitato. Gli angeli furono dunque incaricati di annunziare i due grandissimi avvenimenti: la nascita e la risurrezione del Salvatore. Maria Maddalena ha la fortuna di vedere "due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù". E può anche ascoltare la loro voce (cfr Gv 20,12-13). Dopo l'ascensione, due angeli, sotto forma di uomini in bianche vesti, si presentano ai discepoli per dire loro "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo" (At 1, 11).

GLI ANGELI NEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI

Negli Atti viene narrata l'azione protettrice degli angeli nei confronti degli apostoli e proprio a beneficio di tutti questi avviene il primo intervento (cfr At 5,12-21). Santo Stefano cita l'apparizione dell'angelo a Mosè (cfr At 7,30). "Tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto [il volto di santo Stefano] come quello di un angelo" (At 6,15). Un angelo del Signore parlò a Filippo dicendo: 'Alzati, e và verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza" (At 8,26). Filippo ubbidì e incontrò ed evangelizzò l'Etiope, funzionario di Candace, regina di Etiopia. Un angelo appare al centurione Cornelio, gli dà la bella notizia che le sue preghiere e le sue elemosine sono arrivate a Dio, e gli ordina di mandare i suoi servi a cercare Pietro per farlo venire lì, in quella casa (cfr At 10,3). Gli inviati raccontano a Pietro: Cornelio "è stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascoltare ciò che hai da dirgli' (At 10,22). Durante la persecuzione di Erode Agrippa, Pietro viene messo in prigione, ma, un angelo del Signore gli apparve e lo fece uscire dal carcere: "Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei" (cfr At 12,6-16). Poco tempo dopo, Erode, colpito "improvvisamente" da "un angelo del Signore", "roso dai vermi, spirò" (At 12,23). In viaggio verso Roma, Paolo e i suoi compagni in pericolo di morte a causa di una fortissima burrasca, ricevono l'aiuto salvifico di un'angelo (cfr At 27,21-24).

GLI ANGELI NELLE LETTERE DI SAN PAOLO E DI ALTRI APOSTOLI

Numerosissimi sono i passi in cui si parla di angeli nelle lettere di san Paolo e negli scritti degli altri apostoli. Nella Prima lettera ai Corinzi San Paolo dice che siamo venuti per essere "spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini" (1 Cor 4,9); che giudicheremo gli angeli (cfr 1 Cor 6,3); e che la donna deve portare "un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli" (1 Cor 11,10). Nella seconda Lettera ai Corinzi li avverte che "anche Satana si maschera da angelo di luce" (2 Cor 11,14). Nella Lettera ai Galati considera la superiorità degli angeli (cfr Gai 1,8) e afferma che la legge 'fu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore" (Gal 3,19). Nella Lettera ai Colossesi, l'Apostolo enumera le diverse gerarchie angeliche e sottolinea la loro dipendenza da Cristo, nel quale tutte le creature sussistono (cfr Col 1,16 e 2,10). Nella Seconda lettera ai Tessalonicesi ripete la dottrina del Signore sulla sua seconda venuta in compagnia degli angeli (cfr 2 Ts 1,6-7). Nella Prima lettera a Timoteo dice che "è grande il mistero della pietà: Egli si manifestò nella carne, fu giustificato nello Spirito, apparve agli angeli, fu annunziato ai pagani, fu creduto nel mondo, fu assunto nella gloria" (1 Tm 3,16). E poi ammonisce il suo discepolo con queste parole: "Ti scongiuro davanti a Dio, a Cristo Gesù e agli angeli eletti, di osservare queste norme con imparzialità e di non far mai nulla per favoritismo" (1 Tm 5,21). San Pietro aveva sperimentato personalmente l'azione protettrice degli angeli. Così ne parla nella sua Prima lettera: "E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, erano ministri di quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato il vangelo nello Spirito Santo mandato dal cielo: cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo" (1 Pt 1,12 e cfr 3,21-22). Nella Seconda lettera parla degli angeli decaduti e non perdonati, così come si legge anche nella lettera di San Giuda. Ma è nella lettera agli Ebrei che troviamo riferimenti abbondanti all'esistenza e all'azione angelica. Il primo argomento di questa lettera è la supremazia di Gesù su tutti gli esseri creati (cfr Eb 1,4). La grazia specialissima che lega gli angeli a Cristo è il dono dello Spirito Santo loro concesso. È, infatti, lo Spirito stesso di Dio, il legame che unisce angeli e uomini con il Padre e con il Figlio. Il collegamento degli angeli con Cristo, il loro ordinamento a lui come creatore e Signore, si manifesta a noi uomini, soprattutto nei servigi con cui essi accompagnano in terra l'opera salvifica del Figlio di Dio. Attraverso il loro servizio gli angeli fanno sperimentare al Figlio di Dio fattosi uomo che egli non è solo, ma che il Padre è con lui (cfr Gv 16,32). Per gli apostoli e i discepoli, invece, la parola degli angeli li conferma nella fede che il regno di Dio si è avvicinato in Gesù Cristo. L'autore della lettera agli Ebrei ci invita a perseverare nella fede e porta come esempio il comportamento degli angeli (cfr Eb 2,2-3). Ci parla anche dell'incalcolabile numero degli angeli: "Voi vi siete invece accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli..." (Eb 12, 22). E, infine, dice una cosa che dovremmo tenere sempre presente quando incontriamo un fratello bisognoso: "Non dimenticate l'ospitalità: alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo" (Eb 13,2).

GLI ANGELI NELL'APOCALISSE

Nessun testo è più ricco di questo, nel descrivere il numero incalcolabile degli angeli e la loro funzione glorificatrice di Cristo, il Salvatore di tutti. "Dopo ciò, vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti" (Ap 7,1). 'Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen' "(Ap 7,11-12). Gli angeli suonano la tromba e scatenano piaghe e castighi per i malvagi. Il capitolo 12 ci descrive la grande battaglia che ha luogo in cielo tra Michele e i suoi angeli da una parte, e Satana e il suo esercito dall'altra (cfr Ap 12,7-12). Chi adora la bestia sarà torturato "con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell'Agnello" (Ap 14,10). Nella visione del Paradiso l'autore contempla "le dodici porte" della città e su di esse "i dodici angeli" (Ap 21,12). Nell'epilogo Giovanni sente: "Queste parole sono certe e veraci. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve" (Ap 2, 26). "Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose. Udite e vedute che le ebbi, mi prostrai in adorazione ai piedi dell'angelo che me le aveva mostrate" (Ap 2,28). "Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese" (Ap 22,16).

GLI ANGELI NELLA VITA DELLA CHIESA DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

Il Simbolo degli Apostoli professa che Dio è "il Creatore del cielo e della terra" e il Simbolo niceno-costantinopolitano esplicita: "...di tutte le cose visibili e invisibili". (n. 325) Nella Sacra Scrittura, l'espressione "cielo e terra" significa: tutto ciò che esiste, l'intera creazione. Indica pure, all'interno della creazione, il legame che ad un tempo unisce e distingue cielo e terra: "La terra" è il mondo degli uomini. "Il cielo", o "i cieli", può indicare il firmamento, ma anche il "luogo" proprio di Dio: il nostro "Padre che è nei cieli" (Mt 5,16) e, di conseguenza, anche il "cielo" che è la gloria escatologica. Infine, la parola "cielo" indica il "luogo" delle creature spirituali, gli angeli, che circondano Dio. (n. 326) La professione di fede del Concilio Lateranense IV afferma: Dio, "fin dal principio del tempo, creò dal nulla l'uno e l'altro ordine di creature, quello spirituale e quello materiale, cioè gli angeli e il mondo terrestre; e poi l'uomo, quasi partecipe dell'uno e dell'altro, composto di anima e di corpo". (n.327)

sabato 4 aprile 2015

Santa Faustyna Kowalska

Santa Faustina Kowalska , l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso lei il Signore manda al mondo il grandemessaggio della misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.
Santa Faustina nacque il 25 agosto 1905, terza di dieci figli, da Marianna e Stanislao Kowalski, contadini del villaggio di Glogowiec (attualmente diocesi di Wloclawek). Al battesimo nella chiesa parrocchiale di lwinice Warckie le fu dato il nome di Elena. Fin dall'infanzia si distinse per l'amore, per la preghiera, per la laboriosità, per l'obbedienza e per una grande sensibilità verso la povertà umana. All'età di nove anni ricevette la Prima Comunione; fu per lei un'esperienza profonda perché‚ ebbe subito la consapevolezza della presenza dell'Ospite Divino nella sua anima. Frequentò la scuola per appena tre anni scarsi. Ancora adolescente abbandonò la casa dei genitori e andò a servizio presso alcune famiglie benestanti di Aleksandrow, lodl e Ostrowek, per mantenersi e per aiutare i genitori.
Fin dal settimo anno di vita avvertì nella sua anima la vocazione religiosa, ma non avendo il consenso dei genitori per entrare nel convento, cercava di sopprimerla. Sollecitata poi da una visione di Cristo sofferente, partì per Varsavia dove il 10 agosto del 1925 entrò nel convento delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Col nome di Suor Maria Faustina trascorse in convento tredici anni in diverse case della Congregazione, soprattutto a Cracovia, Vilnius e Plock, lavorando come cuoca, giardiniera e portinaia.
All'esterno nessun segno faceva sospettare la sua vita mistica straordinariamente ricca. Svolgeva con diligenza tutti i lavori, osservava fedelmente le regole religiose, era riservata, silenziosa e nello stesso tempo piena di amore benevolo e disinteressato. La sua vita apparentemente ordinaria, monotona e grigia nascondeva in sè una profonda e straordinaria unione con Dio.
Alla base della sua spiritualità si trova il mistero della misericordia Divina che essa meditava nella parola di Dio e contemplava nella quotidianità della sua vita. La conoscenza e la contemplazione del mistero della misericordia di Dio sviluppavano in lei un atteggiamento di fiducia filiale in Dio e di misericordia verso il prossimo. Scriveva:
O mio Gesù, ognuno dei Tuoi santi rispecchia in s‚ una delle Tue virtu; io desidero rispecchiare il Tuo Cuore compassionevole e pieno di misericordia, voglio glorificarlo. La Tua misericordia, o Gesù, sia impressa sul mio cuore e sulla mia anima come un sigillo e ciò sara il mio segno distintivo in questa e nell'altra vita (Diario, p. 418).
Suor Faustina fu una figlia fedele della Chiesa, che essa amava come Madre e come Corpo Mistico di Gesù Cristo. Consapevole del suo ruolo nella Chiesa, collaborava con la misericordia Divina nell'opera della salvezza delle anime smarrite. Rispondendo al desiderio e all'esempio di Gesù offrì la sua vita in sacrificio. La sua vita spirituale si caratterizzava inoltre nell'amore per l'Eucarestia e nella profonda devozione alla Madre di Dio della Misericordia.
Gli anni della sua vita religiosa abbondarono di grazie straordinarie: le rivelazioni, le visioni, le stigmate nascoste, la partecipazione alla passione del Signore, il dono dell'ubiquità, il dono di leggere nelle anime, il dono della profezia e il raro dono del fidanzamento e dello sposalizio mistico. Il contatto vivo con Dio, con la Madonna, con gli angeli, con i santi, con le anime del purgatorio, con tutto il mondo soprannaturale fu per lei non meno reale e concreto di quello che sperimentava con i sensi. Malgrado il dono di tante grazie straordinarie era consapevole che non sono esse a costituire l'essenza della santità. Scriveva nel "Diario":
Né le grazie, né le rivelazioni, né le estasi, né alcun altro dono ad essa elargito la rendono perfetta, ma l'unione intima della mia anima con Dio. I doni sono soltanto un ornamento dell'anima, ma non ne costituiscono la sostanza né la perfezione. La mia santità e perfezione consiste in una stretta unione della mia volontà con la volontà di Dio (Diario p. 380).
Il Signore aveva scelto Suor Faustina come segretaria e apostola della Sua misericordia per trasmettere, mediante lei, un grande messaggio al mondo.
Nell'Antico Testamento mandai al Mio popolo i profeti con i fulmini. Oggi mando te a tutta l'umanità con la Mia misericordia. Non voglio punire l'umanità sofferente, ma desidero guarirla e stringerla al Mio Cuore misericordioso (D., p. 522).
La missione di Suor Faustina consiste in tre compiti:
- Avvicinare e proclamare al mondo la verità rivelata nella Sacra Scrittura sull'amore misericordioso di Dio per ogni uomo.
- Implorare la misericordia Divina per tutto il mondo, soprattutto per i peccatori, tra l'altro attraverso la prassi delle nuove forme di culto della Divina Misericordia indicate da Gesù: l'immagine di Cristo con la scritta: Gesù confido in Te, la festa della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua, la coroncina alla Divina Misericordia e la preghiera nell'ora della Misericordia (ore 15). A queste forme del culto e anche alla diffusione della devozione alla Divina Misericordia il Signore allegava grandi promesse a condizione dell'affidamento a Dio e dell'amore attivo per il prossimo.
- Ispirare un movimento apostolico della Divina Misericordia con il compito di proclamare e implorare la misericordia Divina per il mondo e di aspirare alla perfezione cristiana sulla via indicata da Suor Faustina. Si tratta della via che prescrive un atteggiamento di fiducia filiale in Dio, che si esprime nell'adempimento della Sua volontà e nell'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.
Oggi questo movimento riunisce nella Chiesa milioni di persone di tutto il mondo: congregazioni religiose, istituti secolari, sacerdoti, confraternite, associazioni, diverse comunità degli apostoli della Divina Misericordia e persone singole che intraprendono i compiti che il Signore ha trasmesso a Suor Faustina.
La missione di Suor Faustina è stata descritta nel "Diario" che essa redigeva seguendo il desiderio di Gesù e i suggerimenti dei padri confessori, annotando fedelmente tutte le parole di Gesù e rivelando il contatto della sua anima con Lui. Il Signore diceva a Faustina:
Segretaria del Mio mistero più profondo, ...il tuo compito più profondo è di scrivere tutto ciò che ti faccio conoscere sulla Mia misericordia, per il bene delle anime che leggendo questi scritti proveranno un conforto interiore e saranno incoraggiate ad avvicinarsi a Me (D., p. 557).
Quest'opera infatti avvicina in modo straordinario il mistero della misericordia Divina. Il "Diario" affascina non soltanto la gente comune ma anche i ricercatori che vi scoprono una fonte supplementare per le loro ricerche teologiche. Il "Diario" è stato tradotto in varie lingue, tra cui inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, ceco, slovacco e arabo.
Suor Faustina, distrutta dalla malattia e da varie sofferenze che sopportava volentieri come sacrificio per i peccatori, nella pienezza della maturità spirituale e misticamente unita a Dio, morì a Cracovia il 5 ottobre 1938 all'età di appena 33 anni. La fama della santità della sua vita crebbe insieme alla diffusione del culto della Divina Misericordia e secondo le grazie ottenute tramite la sua intercessione. Negli anni 1965-67 si svolse a Cracovia il processo informativo relativo alla sua vita e alle sue virtù e nel 1968 iniziò a Roma il processo di beatificazione che si concluse nel dicembre del 1992. Il 18 aprile del 1993, sulla piazza di San Pietro a Roma, il Santo Padre Giovanni Paolo II l'ha beatificata e il 30 aprile 2000, Anno del Gande Giubileo del 2000, l'ha canonizzata.
Le reliquie di Suor Faustina attualmente sono sparse nel mondo in varie chiese. La tomba con i pochi resti corporali sono conservati nella cappella della casa a Cracovia dove si recava a pregare. Le reliquie sono anche esposte nel Santuario della Divina Misericordia, Chiesa Santo Spirito in Sassia.

FRUTTI DELLA PREGHIERA(Il DIARIO di santa Faustina)
“Con la preghiera l’anima si prepara ad affrontare qualsiasi battaglia. In qualunque condizione si trovi un’anima, deve pregare. Deve pregare l’anima pura e bella, poiché diversamente perderebbe la sua bellezza. Deve pregare l’anima che tende alla purezza, altrimenti non vi giungerà. Deve pregare l’anima che si è appena convertita, diversamente cadrebbe di nuovo. Deve pregare l’anima peccatrice, immersa nei peccati, per poter risorgere. E non c’è anima che non abbia il dovere di pregare, poiché ogni grazia arriva tramite la preghiera” (Diario, 146).
“L’anima deve essere fedele alla preghiera, nonostante le tribolazioni, l’aridità e le tentazioni, poiché dalla preghiera in prevalenza dipende talvolta la realizzazione dei grandi progetti di Dio, e se noi non perseveriamo nella preghiera, mettiamo degli impedimenti a ciò che Iddio voleva compiere per mezzo nostro oppure in noi. Ogni anima ricordi queste parole: e trovandosi in una situazione difficile, pregava più
a lungo...” (Diario, 872).

“La pazienza, la preghiera ed il silenzio rafforzano l’anima. Ci sono momenti nei quali l’anima deve tacere, non è conveniente che parli con le creature. Sono i momenti d’insoddisfazione di se stessa (...) In quei momenti vivo esclusivamente di fede...”
(Diario, 944).

“Il silenzio è una spada nella lotta spirituale (...) L’anima  silenziosa è idonea alla più profonda unione con Dio; essa vive quasi di continuo sotto il soffio dello Spirito Santo.
In un’anima silenziosa Iddio opera senza impedimenti...” (Diario, 477).

“Dobbiamo pregare spesso lo Spirito Santo per ottenere la grazia della prudenza.
La prudenza si compone di: riflessione, ragionevole considerazione e fermo proposito. L’ultima decisione appartiene sempre a noi...” (Diario, 1106).




“Il Signore stesso che mi spinge
a scrivere le preghiere e gli inni sulla Sua Misericordia...” (Diario, 1593).

“Desidero che tu conosca più a fondo l’amore di cui arde il Mio Cuore verso le anime
e lo comprenderai quando mediterai la Mia Passione. Invoca la Mia Misericordia per
i peccatori; desidero la loro salvezza. Quando reciterai questa preghiera con cuore pentito e con fede per qualche peccatore, gli concederò la grazia della conversione.
La breve preghiera è la seguente: O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di Misericordia per noi, confido in Te” (Diario, 187).

Suor Faustina Kowalska

PREGHIERE DI SANTA FAUSTINA
“Amore eterno, fiamma pura, ardi incessantemente nel mio cuore e divinizza tutto
il mio essere in forza della Tua eterna predilezione, per la quale mi hai dato l’esistenza, chiamandomi a partecipare alla Tua eterna felicità...” (Diario, 1523).

“O Dio misericordioso, che non ci disprezzi, ma ci colmi continuamente delle Tue grazie, ci rendi degni del Tuo regno e, nella Tua bontà, riempi con gli uomini i posti che furono abbandonati dagli angeli ingrati. O Dio di grande Misericordia, che hai distolto
il Tuo sguardo santo dagli angeli ribelli e l’hai rivolto all’uomo pentito, sia onore
e gloria alla Tua insondabile Misericordia..” (Diario, 1339).

“O Gesù, disteso sulla croce, Ti supplico, concedimi la grazia di adempiere fedelmente la santissima volontà del Padre Tuo, sempre, ovunque ed in tutto. E quando la volontà
di Dio mi sembrerà pesante e difficile da compiere, Te ne supplico, Gesù, scenda allora su di me, dalle Tue Piaghe, la forza ed il vigore e le mie labbra ripetano: Signore, sia fatta la Tua volontà...Gesù pietosissimo, concedimi la grazia di dimenticare me stessa, in modo che viva totalmente per le anime, collaborando con Te all’opera della salvezza, secondo la santissima volontà del Padre Tuo...” (Diario, 1265).

“...O Signore, desidero trasformarmi tutta nella Tua Misericordia ed essere il riflesso vivo di Te. Che il più grande attributo di Dio, cioè la Sua incommensurabile Misericordia, giunga al mio prossimo attraverso il mio cuore e la mia anima.
Aiutami, o Signore, a far sì che i miei occhi siano misericordiosi, in modo che io non nutra mai sospetti e non giudichi sulla base di apparenze esteriori, ma sappia scorgere ciò che c’è di bello nell’anima del mio prossimo e gli sia di aiuto.
Aiutami, o Signore, a far sì che il mio udito sia misericordioso, che mi chini sulle necessità del mio prossimo, che le mie orecchie non siano indifferenti ai dolori
ed ai gemiti del mio prossimo.
Aiutami o Signore, a far sì che la mia lingua sia misericordiosa e non parli mai sfavorevolmente del prossimo, ma abbia per ognuno una parola di conforto
e di perdono.
Aiutami, o Signore, a far sì che le mie mani siano misericordiose e piene di buone azioni, in modo che io sappia fare unicamente del bene al prossimo e prenda su di me
i lavori più pesanti e più penosi.
Aiutami, o Signore, a far sì che i miei piedi siano misericordiosi, in modo che io accorra sempre in aiuto del prossimo, vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza (...)
Aiutami, o Signore, a far sì che il mio cuore sia misericordioso, in modo che partecipi
a tutte le sofferenze del prossimo (...) Alberghi in me la Tua Misericordia, o mio Signore...” (Diario, 163).
“O Re di Misericordia, guida la mia anima” (Diario, 3).
“...Ogni battito del mio cuore sia un inno di ringraziamento per Te, o Dio. Ogni goccia del mio sangue circoli per Te, o Signore. La mia anima sia tutta un cantico
di ringraziamento alla Tua Misericordia. Ti amo, o Dio, per Te stesso”
(Diario, 1794).

“O Gesù, desidero vivere nel momento presente, vivere come se questo giorno fosse l’ultimo della mia vita: utilizzare scrupolosamente ogni attimo per la maggior gloria
di Dio, sfruttare per me ogni circostanza, in modo che la mia anima ne ricavi un profitto. Guardare ad ogni cosa da questo punto di vista, e cioé che nulla avviene senza il volere di Dio. O Dio d’insondabile Misericordia, abbraccia il mondo intero e riversati su di noi per mezzo del Cuore pietoso di Gesù” (Diario, 1183).
“O Dio di grande Misericordia, bontà infinita, ecco che oggi tutta l’umanità grida dall’abisso della sua miseria alla Tua Misericordia, alla Tua compassione, o Dio, e grida con la voce potente della propria miseria. O Dio benigno, non respingere la preghiera degli esuli di questa terra. O Signore, bontà inconcepibile, che conosci perfettamente
la nostra miseria e sai che non siamo in grado di innalzarci fino a Te con le nostre forze,
Ti supplichiamo, previenici con la Tua grazia e moltiplica incessantemente su di noi
la Tua Misericordia, in modo che possiamo adempiere fedelmente la Tua santa volontà durante tutta la vita e nell’ora della morte. L’onnipotenza della Tua Misericordia
ci difenda dagli assalti dei nemici della nostra salvezza, in modo che possiamo attendere con fiducia, come figli Tuoi, la Tua ultima venuta...” (Diario, 1570).




LITANIE ALLA DIVINA MISERICORDIA
L’AMORE DI DIO IL FIORE, LA MISERICORDIA IL FRUTTO.
“L’anima dubbiosa legga queste considerazioni sulla Misericordia e diventi fiduciosa.Misericordia di Dio, che scaturisci dal seno del Padre, confido in Te.
Misericordia di Dio, massimo attributo della divinità, confido in Te.
Misericordia di Dio, mistero inconcepibile, confido in Te.
Misericordia di Dio, sorgente che scaturisce dal mistero della Santissima Trinità,
confido in Te.
Misericordia di Dio, che nessuna mente umana né angelica può comprendere,
confido in Te.
Misericordia di Dio, da cui scaturisce ogni vita e felicità, confido in Te.
Misericordia di Dio, al di sopra dei cieli, confido in Te.
Misericordia di Dio, sorgente di miracoli e di eventi eccezionali, confido in Te.
Misericordia di Dio, che abbracci tutto l’universo, confido in Te.
Misericordia di Dio, venuta nel mondo nella persona del Verbo Incarnato, confido in Te.
Misericordia di Dio, che sei sgorgata dalla ferita aperta nel Cuore di Gesù, confido in Te.
Misericordia di Dio, rinchiusa nel Cuore di Gesù per noi e specialmente per i peccatori, confido in Te.
Misericordia di Dio, imperscrutabile nell’istituzione della Santa Eucaristia,
confido in Te.
Misericordia di Dio, nell’istituzione della santa Chiesa, confido in Te.
Misericordia di Dio, nel sacramento del santo battesimo, confido in Te.
Misericordia di Dio, nella nostra giustificazione per mezzo di Gesù Cristo, confido in Te.
Misericordia di Dio, che ci accompagni per tutta la vita, confido in Te.
Misericordia di Dio, che ci abbracci specialmente nell’ora della morte, confido in Te.
Misericordia di Dio, che ci doni la vita immortale, confido in Te.
Misericordia di Dio, che ci segui in ogni momento della vita, confido in Te.
Misericordia di Dio, che ci difendi dal fuoco dell‘inferno, confido in Te.
Misericordia di Dio, che converti i peccatori induriti, confido in Te.
Misericordia di Dio, meraviglia per gli angeli, incomprensibile ai santi, confido in Te.
Misericordia di Dio, insondabile in tutti i misteri di Dio, confido in Te.
Misericordia di Dio, che ci sollevi da ogni miseria, confido in Te.
Misericordia di Dio, sorgente della nostra felicità e della nostra gioia, confido in Te.
Misericordia di Dio, che ci hai chiamati dal nulla all’esistenza, confido in Te.
Misericordia di Dio, che abbracci tutte le opere delle Sue mani, confido in Te.
Misericordia di Dio, che coroni tutto ciò che esiste ed esisterà, confido in Te.
Misericordia di Dio, in cui tutti siamo immersi, confido in Te.
Misericordia di Dio, dolce sollievo dei cuori affranti, confido in Te.
Misericordia di Dio, unica speranza delle anime disperate, confido in Te.
Misericordia di Dio, riposo dei cuori e serenità in mezzo alla paura, confido in Te.
Misericordia di Dio, delizia ed estasi delle anime sante, confido in Te.
Misericordia di Dio, che infondi speranza contro ogni speranza, confido in Te.

O Dio Eterno, la cui Misericordia è infinita ed il tesoro della compassione è inesauribile, guarda benigno a noi e moltiplica su di noi la Tua Misericordia, in modo che nei momenti difficili non disperiamo né ci perdiamo d’animo, ma con grande fiducia
ci sottomettiamo alla Tua santa volontà, che è amore e la stessa Misericordia”
(Diario, 949).

L'Arte della Presenza: Ritornare al Qui e Ora (The Art of Presence: Returning to the Here and Now)

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