sabato 26 luglio 2014

la lingua degli angeli

Chi sono gli Esseri che ci insegnano?

« Risponderemo alle domande degli entronauti, coloro che ascoltano il nostro insegnamento.
Parleremo per prima cosa di una questione che per noi è fondamentale, quella che riguarda coloro che voi chiamate gli extraterrestri, o i vostri fratelli dello spazio
In ogni civiltà noi siamo stati chiamati con diversi nomi : “angeli”, spesso, o “Eloìms” ( ma il nome ha poca importanza). Nell’attuale civiltà la parola “angelo” è poco usata, dal momento che voi siete molto meno legati ad una qualsiasi religione. I Musulmani non ci chiamerebbero “angeli”, ma forse “ figli di Allah”. Le parole degli uomini non hanno grande importanza, l’importante è quello che viene ricevuto attraverso di esse.
Sappiamo che coloro che non hanno ancora aperto la propria coscienza all’Universo, a questa coscienza cosmica, che non hanno ancora capito di essere semplicemente dei figli delle stelle, venuti a fare esperienza della vita su questo mondo, possono restare bloccati, forse anche scioccati, quando il nostro canale usa la parola “ fratelli dello spazio” o “ extraterrestri”. Basta che cambino solamente le parole, che dicano “angeli” o “esseri di luce” e l’accettazione si farà facilmente.
E’ da quando gli esseri hanno cominciato ad incarnarsi su questo mondo che ci sono stati degli insegnanti. I figli della Terra non sono arrivati da soli, ma insieme a maestri, insegnanti, guide, protettori, e anche qui potete dare tutti i nomi che volete. L’essenziale è che sappiate che esistiamo, che vi siamo vicini e che spesso siamo noi a farvi avanzare.
Talvolta rischiariamo il vostro cammino perché sia più facile, più agevole. Sappiate che aldilà della Terra vostra madre, aldilà di questa piccola sfera, minuscola rispetto all’Universo, ci sono degli esseri che potete chiamare “extraterrestri”o “angeli” e la cui missione è non solo quella di fare evolvere la coscienza umana, ma anche di inviare molto Amore ed energie speciali sulla Terra e su tutto ciò che vive, per permettere a questa vita di passare, alla fine del ciclo, nella dimensione superiore.
E’ difficile spiegare con frasi molto semplici quello che è tutto un cammino della coscienza, dell’accettazione, un cammino nell’accettazione di quello che siete, in quanto esseri di luce incarnati nella materia, ed anche di quello che noi siamo, in quanto Esseri di Luce che possono indossare veicoli di manifestazione di diverse frequenze vibratorie, per andare su questo o quel mondo ad aiutare o a studiare.
Noi non abbiamo assolutamente niente in comune con quella che voi chiamate la science-fiction / la fantascienza. La vostra fantascienza è completamente abominevole e di nessun aiuto per la comprensione dell’Universo, per la comprensione della pluralità dei mondi abitati e della nostra esistenza. Essa fa di noi delle caricature, mostrandoci sempre come esseri molto cattivi e dominatori. E questa è, molto spesso, la caricatura della coscienza umana ! Gli esseri umani adorano giocare a farsi paura. a creare negatività, energie che poi si rivoltano contro di loro, li destabilizzano, se non molto di più.
Vent’anni fa, quando abbiamo cominciato a contattare il nostro canale, non le abbiamo detto chi eravamo, ma soltanto che lei era una “contattata psichica”. Abbiamo voluto mantenere una certa neutralità sulla nostra identità e provenienza, abbiamo preferito qualificarci semplicemente come Esseri di Luce.Questo è quello che noi siamo come, del resto, siete voi.
Voi uomini fate fatica ad accettare che possa esistere la vita sotto una forma umanoide in altri luoghi che non siano il vostro mondo. Ma, in quest’epoca, è più importante che apriate la vostra coscienza al fatto che esistiamo.
Se restate totalmente prigionieri del vostro modo di concepire l’umanità, probabilmente avrete delle sorprese sgradevoli, nel momento in cui dovrete accettarlo. Questo infatti potrà generare paure incontrollate in quelli che non avranno voluto aprirsi alla coscienza cosmica e galattica.
Credete anche per un solo secondo che il Creatore, la Sorgente, nella sua Potenza Totale, nella Sua Perfezione, abbia creato degli umanoidi con un corpo fisico, come quello che voi vedete, solamente sulla terra ? Abbiamo detto spesso che l’aspetto umanoide è quello prevalente nell’Universo, anche se la sua forma può vibrare a frequenze molto diverse : spesso siamo vicini e non ci vedete perché la vostra frequenza vibratoria non è in armonia, in simbiosi con la nostra; le vostre vibrazioni sono troppo basse per poterci percepire. Basterebbe pochissimo perché riusciste ad armonizzarvi con ciò che siamo, con la nostra frequenza, la nostra energia.
Noi non vogliamo spingervi a credere in noi, a credere che siamo Angeli o extraterrestri, ciascuno di voi sceglierà secondo la sua concezione della vita e dell’Universo.
Possiamo assicurarvi che quello che oggi vi sembra strano, che pensate essere fantascienza, molto presto diventerà realtà per tutti gli esseri viventi di questo mondo. Vorremmo aggiungere, prima di chiudere questo argomento, che noi siamo stati presenti sulla vostra Terra durante molte fasi della vita umana. Abbiamo eseguito già due volte piani di evacuazione, in momenti in cui il vostro mondo ha vissuto immensi rivolgimenti. Essi vengono sempre vissuti dalle umanità quando queste si tagliano fuori della loro Essenza. Ci possono volere 2000, 10.000, 20.000 anni, ma arriva un momento in cui gli uomini sono talmente separati dalla Sorgente, che questa è costretta a creare nel pianeta Terra una reazione

Le leggi divine sono universali

La seconda domanda che spesso viene posta è legata alla prima e riguarda coloro che lasceranno questo mondo : « Perché una certa persona potrà essere evacuata ( o fatta ascendere o portata via)? Perché altre persone che non hanno fatto alcun cammino particolare non potranno, anche loro, essere portate via? Perché coloro che abitano i paesi sottosviluppati di questo mondo non potranno a loro volta essere portati via, se questo sarà necessario?
 Non ci sono eletti per le leggi Divine, ci sono soltanto esseri che vibrano ad una certa frequenza e che per questo solo fatto potranno accedere a piani più elevati. La totalità dell’umanità non potrà farlo, ma non è un’ingiustizia, è solamente che ciascuno andrà sul piano che corrisponde all’evoluzione della sua anima.
Alcuni di voi sentono forse intuitivamente o in profondità su quale piano andranno ma, nella maggioranza dei casi, non ne avete coscienza
E ancora meno avete coscienza di quello che realmente siete. Può essere che degli esseri che vivono in paesi sottosviluppati, in luoghi sfavorevoli, abbiano una spiritualità molto elevata per il fatto che conoscono l’Amore ( e l’Amore è la chiave di ogni cosa, non ce n’è un’altra). Certamente c’è anche la coscienza di essere ricollegati alla Sorgente, di essere degli esseri universali, ma se gli esseri, chiunque essi siano, hanno grande coscienza dell’Amore che devono dare agli altri, del rispetto che devono avere verso tutta la vita, oltre che della Sorgente, la loro frequenza sarà sufficientemente elevata per passare nella dimensione superiore.
Agli occhi della Sorgente non ci sono privilegiati, ci sono solamente esseri che hanno avuto il coraggio di lavorare su di sè, di aprirsi e di amare i loro nemici più dei loro amici. Tutto non è che una questione di apprendimento e di volontà.
Quando avverrà la transizione, non ci sarà una scelta elitaria, ma solo degli esseri che avranno innalzato la loro frequenza vibratoria con il lavoro personale, con la coscienza dell’Amore che possono dare agli altri, insieme alla coscienza di quello che realmente sono : Esseri di Luce, figli del Padre, figli della Sorgente.
In quel momento, ogni essere, ogni cosa si troverà al suo posto. Non dovete preoccuparvi di questo, la sola preoccupazione deve riguardare la vostra evoluzione, la vostra apertura, l’Amore che potete dare a voi stessi ed agli altri, la pace e la gioia che devono essere integrate in voi in permanenza, l’abbandono e la tolleranza, la fiducia e la fede, la saggezza e l’Amore.
 E’ un programma vasto, ma sarebbe già perfetto se ne realizzaste almeno una piccolissima parte. Per poterlo mettere tutto in pratica, dovreste non essere nemmeno più in questa dimensione.
Gli esseri umani talvolta ci sorprendono. Invece di pensare alla loro evoluzione, pensano a quella degli esseri lontanissimi da loro. Da una parte è evidentemente generoso ma, in questi pensieri ed in questa loro generosità …….apparente, dimenticano del tutto sé stessi. Ve lo diciamo perché per noi è importante : non cercate di disperdervi pensando che ci sono sulla Terra popoli che soffrono, che ci sono ingiustizie; cercate semplicemente di dire: “ Con tutto il mio cuore e la mia anima io desidero trasformarmi, essere un essere luminoso e Divino, esprimere la mia luce e la mia Divinità. Questo è il modo migliore che ho di aiutare l’umanità.” Non è avendo una compassione apparente verso tutti i vostri fratelli che soffrono che potrete aiutarli, ma trasformando voi stessi, irradiando continuamente intorno a voi la forza, la pace, l’Amore e la saggezza.
Quello che vi stiamo dicendo non può essere né ascoltato né capito da tutti, sopratutto non da coloro che hanno ancora un livello di coscienza insufficiente e che potrebbero trovare queste parole del tutto ingiuste. Ma noi non siamo ingiusti, esiste semplicemente una moltitudine di livelli di coscienza, una moltitudine di scuole sulla Terra e di studenti di tutte queste scuole. Gli scolari dell’asilo non potranno capire ed integrare l’insegnamento dato a quelli che sono alla fine dei loro studi.
Tutto avviene per stadi, per gradi di comprensione. Voi volete sempre livellare tutto, ma non è possibile. Anche nell’Universo ci sono piani diversi, diversi livelli di coscienza. Le Gerarchie esistono. Non sono come sulla Terra gerarchie di potere, spesso male intenzionate, sono Gerarchie di saggezza e di Amore, pronte ad aiutarvi.”

giovedì 24 luglio 2014

cosa sono i Vimana?

L'Arthasastra di Kautilya (III secolo a.C.) menziona fra gli uomini d'affari e tecnocrati, i Saubhikas o piloti che conducono gli aeroplani in cielo. Saubha era il nome della città aeroportuale del Re Harishchandra e la radice di "Saubika" indica una persona in grado di volare o che sa come pilotare un velivolo. Il saggio Kautilya usa un'altra parola significativa "Akasa Yodhinah" la cui traduzione è: persone addestrate per il combattimento aereo. L'esistenza di carri aerei, di qualsiasi forma, era così nota che trovò posto fra gli editti reali dell'Imperatore Asoka che fu giustiziato durante il suo regno da 256 a.C. Il Vymaanika Shastra, fa riferimento ad altre 97 autorevoli opere di cui almeno 20 di questi libri, spiegavano i meccanismi delle macchine volanti, purtroppo questi testi sembrano andati irrimediabilmente perduti.
    Lo Yuktikalpataru di Bhoja, include un appunto sulle macchine volanti nei versi 48-50. Questo confermato da un commento all'opera datato 1870 D.C., che appartiene all'Università di sanscrito di Calcutta. Siamo quindi in possesso di materiale manoscritto che testimonia l'esistenza di Vimana o aerei nell'India antica i quali seguivano la rotta occidentale, verso il Mare Arabico, l'Africa, Oceano Atlantico, l'America Latina, ecc., e queste erano solo le rotte più brevi. è probabile che delle navi avessero seguito la stessa rotta via mare, ma la maggior parte delle navi da carico, comunque dovevano seguire rotta più lunga attraverso l'Oceano pacifico, Indonesia, Polynesia, America Latina a causa dei venti e delle correnti equatoriali che rendevano più facile la navigazione.  E se gli antichi indiani potevano vantarsi di una forma di viaggio attraverso il cielo, questo fa si che le linee di Nazca in Perù acquisiscano un altro significato. Quindi non solo referenze scritturali di aerei e le loro rotte di navigazione, ma anche i luoghi di atterraggio sarebbero stati segnalati nei contorni aggrovigliati delle figure della Pampa di Nazca. Maria Reiche, una scienziata tedesca, studiò con dedizione e a fondo questi disegni, li preservò dalla distruzione e li pubblicò di fronte al mondo. è probabile che le figure enormi che sono visibili dal cielo avrebbero aiutato gli antichi piloti (Saubhikas) dell'India ad atterrare in Perù. Le linee di Nazca in Perù sembrano dei segnali di atterraggio per aerei o Vimana. Ci sono molti indizi nei testi in lingua sanscrita sul Vimana indiano che porta re e dignitari a Pataldesa. Il Ramayana descrive il volo di Ravana da Varunalaya (Borneo) a Rasatala (Perù).  Il Professor D. K. Kanjilal descrive la storia del Matsya Purana (capitolo 129) e dei Vimana dell'India Antica con le seguenti parole: "Dietro al velo di leggenda esce la verità scientifica che tre basi aeroportuali furono costruite ed usate da strani esseri. Una in un'orbita stazionaria, un altra mobile nel cielo e la terza collocata permanentemente sulla superficie terrestre. Queste erano simili alle moderne stazioni spaziali raggiungibili ad una particolare ora da una latitudine e longitudine prefissata. La freccia di Shiva (di cui parla il testo), si riferisce ad un missile ardente lanciato da un satellite in orbita che va a colpire una nave spaziale facendola cadere nell'oceano indiano. Le vestigia di un'antica civiltà prosperosa, distrutta in battaglie, affiora attraverso queste antiche storie". 
    Questi appunti confermano l'uso di qualche genere di veicolo volante noto come Vimana di invenzioni meccaniche, carri armati, missili, ecc. Questi mezzi che sembravano strani e non-scientifici, in un recente passato sono stati eguagliati dalla tecnologia umana tramite l'innovazione di armi estremamente sofisticate e di satelliti spaziali come il Mariner, Vostok, Soyuz, Aryabhatta, ecc. Questi fatti richiedono più di un semplice e passeggero pensiero. 
    Le macchine volanti furono designate nel Rig Veda col nome di Ratha (veicolo). Ecco come viene generalmente descritto. La sua forma è triangolare ed è pilotato da almeno tre persone (Tribandhura). Possiede tre ruote (che probabilmente rientrano durante il volo). Il carrello possiede tre supporti, uno per ruota. Il materiale di costruzione è composto da una lega di oro, argento e ferro. La carrozzeria e tenuta insieme da speciali ribattini. Usa tre tipi di combustibile, viaggia molto veloce sfrecciando come un uccello nel cielo volando alto verso il Sole e la Luna e al suo atterraggio emette un grande frastuono. I testi vedici, affermano che il suo colore è simile a quello dell'oro e bello da vedersi. I manoscritti dell'imperatore Asoka, sono gli archivi più interessanti per istaurare una ricerca sull'esistenza di aerei e astronavi che gli indiani chiamavano Vimana. L'esistenza di macchine volanti (di qualsiasi forma), era così nota agli antichi indiani, tanto che queste trovarono posto tra gli editti reali dell'Imperatore Asoka, scritti durante il suo regno 256 - 237 a.C. 
Perfino nel Kama Sutra di Vatsyana, troviamo riferimenti ad invenzioni meccaniche originate dalle 64 scienze ausiliarie. L'Arthasastra di Kautilya (III? secolo A.C.), è un opera che tratta principalmente di economia e politica, ma in esso sono contenute anche informazioni di carattere scientifico e spesso fa riferimento agli ingegneri meccanici e piloti noti come Saubhika. Una discussione riguardo all'esistenza e all'uso di macchine volanti nell'India antica, deve essere supportata da una profonda conoscenza della cosmogonia indiana. Uno studio accurato della letteratura vedica, mostrerà che questa non era solo una raccolta di poesie primordiali, ma una letteratura varia appartenente ad una società potente e dinamica dove le persone avevano la conoscenza del vapore, delle nubi, delle stagioni, dei diversi tipi di vento, della forza del vento che soffia a diverse altezze, della distesa del cielo e così via? Nel Rigveda 1.101.4, troviamo riferimenti a tre tipi di nuvole, composte da fumi e vapori, abbiamo l'esempio dell'acqua che attraverso il calore evapora trasformandosi in nubi. Molti concetti meteorologici indiani sono stati ripresi da versi contenuti nel Rigveda. Dileep Kumar Kanjilal conclude la sua ricerca dicendo:


citazione:
Vimana nell'India Antica "Col passare del tempo ed a causa di eventi storici e calamità naturali, le macchine volanti andarono perdute insieme ai segreti della loro costruzione".
La discontinuità della conoscenza tecnica di una scienza particolare, in un noto periodo storico, non è un fatto impossibile, ciò è stato dimostrato dall'incapacità di esaminare la natura del ferro del pilastro di Chandraketu che tutti possiamo vedere nell'odierna Delhi. 
    Hiuentzang, un pellegrino cinese del VII secolo d.C. fece precisi riferimenti a 7 palazzi storici, dei quali non rimane più nessuna traccia. 
    Sir P. C. Roy, aveva mostrato che durante il periodo che va dal 1509 alla fine del III secolo a.C., si conoscevano metodi di lavorazione su vasta scala di metalli come oro, argento, rame, ferro, latta, piombo, mercurio e la lavorazione di leghe come ottone, bronzo, e altre che come base avevano oro ed argento mischiati a materiali più vili. Grandi varietà di minerali, gemme e pietre preziose sono state descritte dettagliatamente da Kautilya.
    Anche la conoscenza del processo di fermentazione giunse ad un livello molto avanzato. Con uno stato estremamente sviluppato di civiltà che fiorisce nell'arte, nella letteratura, nella storia, nella medicina, nell'alchimia, nella chimica, nella fisica, nella matematica, nell'astronomia, nell'astrologia, nella geologia, nel commercio, nell'agricoltura e nelle costruzioni navali, è naturale pensare che il genere di macchine volanti, descritte dalla letteratura sanscrita, con tutta probabilità erano conosciute. Dai tempi di Panini ai tempi di Bhoja, abbiamo visto fiorire grandi università come quelle di Taxila, Valabhi, Dhar, Ujjain, Visala, ecc.. Gli annali di storia c'informano che i saccheggi da parte delle tribù straniere cominciarono solo dopo il II secolo d.C. Due secoli dopo cominciarono ad ondate, gli attacchi da parte di orde straniere, quali: arabi, turchi, afgani, ecc..
    Tutte le università conosciute e i centri del sapere come: i Templi, i Viharas ed i Bhandaras che contenevano libri e tesori inestimabili dell'eredità indiana dovettero sostenere il fuoco e la furia dei predatori. In questo oscuro firmamento di devastazione e incertezza, ci furono gli sforzi del re Bhoja che nel 12mo secolo, tentò la compilazione di numerosi testi. Molte scoperte attribuite ad afgani, turchi, arabi ecc., sono state ereditate dalle opere letterarie dell'antica India? Un esempio lo abbiamo in quello che noi chiamiamo i "numeri arabi", che di fatto sono "indiani", ma che sono giunti a noi a attraverso gli arabi. La designazione originale della macchina volante era "Ratha", che cedette il posto al termine "Vimana". Il Samarangana Sutradhara suggerisce che il disegno dell'aereo fu imitato per costruire palazzi e soprattutto templi. Come indicato da Sayana gli aerei venivano costruiti per gli Dei (esseri alieni provenienti dallo spazio esterno). La conclusione ovvia è che Esseri Celesti provenienti da altri mondi visitarono la Terra lasciandoci in eredità la loro tecnologia. Il testo del Rigveda che va dal primo al decimo Manadal, chiama le macchine volanti Ratha. Lo Yajurveda che è considerato posteriore al Riveda, chiama le macchine volanti Vimana. Tali veicoli erano multiformi. A questi, il modello triangolare e quello quadrangolare sopravvissero, a causa della loro praticità d'uso.     I Puspaka erano gli aerei più usati per la loro manovrabilità. Nei testi vedici la forma di questi aerei viene descritta come triangolare. Con un area interna molto vasta e che potevano trasportare fino a 8 persone d'equipaggio. Un tipo di ala triangolare, che spuntava da una superficie conica, lo rendeva stabile e facilmente manovrabile. Nel Mahabharata, le descrizioni delle città aeroportuali sembrano indicare un grado altissimo di tecnologia erano abilissimi nel far decollare gli aerei sopra le nubi e molto probabilmente fino alla zona dell'esosfera. 
 Sopra il sigillo del re Husbika, troviamo l'effige del tempio di Harmika-sira, fatto costruire nel primo secolo avanti Cristo nella città di Buddha-gaya, una costruzione conica su base rettangolare. Il Tempio di Virupaksa a Pattakada, costruito nel 740 D.C. possiede una base rettangolare allungata, che si sviluppa in una forma affusolata e ottagonale. La somiglianza strutturale dei templi con un elicottero moderno da ragione al Samarangana Sutradhara che tali templi furono progettati su modelli di macchine volanti. Anche il gigantesco tempio di Konaraka, di base rettangolare che si innalza formando un ottagono, sembra l'astronave di Surya (il Dio del Sole) descritta dai Purana (libri storici). L'India ha posseduto una civiltà superiore grazie a possibili contatti con visitatori extraterrestri e le macchine volanti chiamate Vimana, descritte dagli antichi testi indiani possono evidenziare i collegamenti con la tecnologia aerospaziale moderna? Questa ipotesi fu affermata da uno scienziato italiano alla Conferenza Spaziale Mondiale. Il Dottor Roberto Pinotti chiese ai delegati di esaminare minuziosamente i testi indù invece di congedare tutte le descrizioni di Vimana come appartenenti alla tradizione e al mito. L'importanza di tali studi ed investigazioni potrebbe portare a risultanti scioccanti per l'uomo di oggi perché l'esistenza di macchine volanti oltre che con la mitologia può essere spiegata con l'esistenza di una civiltà superiore e dimenticata. Concentriamo la nostra attenzione, su quegli Dei, su quegli eroi che combatterono nei cieli a bordo di aeroplani facendo uso di armi terribili. 
   Queste macchine volanti, sono troppo simili ai Jet moderni. La descrizione dei Vimana è troppo tecnica e dettagliata per essere considerata un mito. A conferma della sua tesi c'erano numerosi testi. 32 indizi erano connessi con la tecnologia dei Vimana. Alcune tecnologie potevano essere equiparate con i sistemi usati oggi, tra queste il radar, l'energia solare e la fotografia. Citando il "Vymaanika Shastra", lo scienziato disse: Le macchine volanti dell'antica India furono costruite attraverso uno speciale calore in grado di assorbire i metalli chiamati "Somaka", "Soundalike" e "Mourthwika". In oltre il testo illustra sette generi di specchi e lenti installati a bordo per scopi difensivi ed offensivi. Lo specchio chiamato "Pinjula" era una sorta di scudo per gli occhi, che impediva ai piloti di essere accecati dai raggi dell'arma "Marika", lanciata da un aereo nemico. Quanto descritto non sembra molto diverso da quello che noi oggi chiamiamo tecnologia laser. 
    Secondo l'esperto italiano, i principi di propulsione che secondo i pensieri più comuni, sono dovuti all'energia elettrica e chimica, potrebbero essere stati prodotti dall'energia solare. Per esempio: Il "Tripura Vimana", spiega il "Vymaanika Shastra", possedeva uno scafo lungo e piatto? questo ci fa pensare che tale costruzione fu così ideata per sfruttare meglio i raggi solari. Il Dottor Pinotti aggiunse: ?Considerando la sua forma allungata, poteva assomigliare ad un dirigibile moderno. Ma offrendo maggiore attenzione ai dettagli, l'enorme "Shakuna Vimana", potrebbe essere definito un incrocio tra un aereo ed un razzo, la sua forma ci ricorda lo shuttle spaziale. Certamente il "Shakuna Vimana" è la macchina più complessa e sofisticata fra tutte le descrizioni di Vimana fatte dal Vymaanika Shastra. L'autore di questo trattato, sembra un professore intento a spiegare ai suoi studenti, l'avanzata tecnologia dei Vimana. 
    Il Dottor Pinotti, citò un altra opera il "Samaraanganasutraadhaara", la quale descrive la storia astronautica indiana, in essa 230 versi sono dedicati ai principi di costruzione dei Vimana ed al loro uso sia in guerra che in pace. Aggiunse, che gli antichi ariani conoscevano l'uso del calore come arma: ...Lo strumento di difesa chiamato "Astra", include l'arma "Soposamhara" (la fiamma che erutta da un missile), l'arma "Prasvapna" (che provoca il sonno) e quattro generi di "Agni-Astra" (lingue di fuoco che si muovono producendo tuoni). Il dottor Pinotti, aggiunse: la macchina progettata per navigare attraverso il "Suryamandal" (il sistema solare), si chiamava "Naksatramandala" e a causa della sua descrizione di natura tecnica, non può essere messa da parte come se fosse un mito. 
    I viaggi nello spazio aperto, le incredibili armi di distruzione di massa ed il fatto che i Vimana assomigliano ai moderni oggetti volanti non identificati, suggerirebbero che l'India possedesse un grado superiore di civiltà. Penso che dobbiamo esaminare più attentamente i testi indù e sottoporre i modelli di Vimana descritti ad uno scrutinio scientifico. 


martedì 22 luglio 2014

La resilienza

Il filosofo Khalil Gibran ha scritto: “Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.” La morte di un caro, la perdita del lavoro, una malattia grave sono esperienze di vita che mettono a dura prova l’equilibrio psicologico della persona:emozioni forti e in senso di profonda inquietudine ed incertezza prendono il sopravvento e la persona potrebbe sentirsi come un “puzzle che va in pezzi”. Difficile leggere l’evento, collocarlo nella giusta prospettiva, attribuire responsabilità e onori: tutto sembra nebuloso, il tempo scorre dettato dallo stato d’animo e le cose acquistano un sapore diverso. Alcuni si adattano presto, altri richiedono un processo più laborioso e faticoso: ma da cosa deriva questa differente capacità di resistere agli “urti” della vita?O meglio, perché ci sono individui più o meno resilienti? La resilienza, termine derivato dalla scienza dei materiali e indicante la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione, in psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà. Non è quindi solo capacità di resistere, ma anche di “ricostruire”la propria dimensione, il proprio percorso di vita, trovando una nuova chiave di lettura di sé, degli altri e del mondo, scoprendo una nuova forza per superare le avversità. Si tratta di un processo dunque individuale, ovvero che si costruisce nella persona in base alla personalità, ai modelli di attaccamento e agli eventi di vita e pertanto si verifica in modo differente in ognuno di noi. Molto spesso, infatti può capitare che, quando una persona che conosciamo si trova ad affrontare un evento particolarmente stressante, pensiamo “Io al suo posto non sarei riuscita a sopportarlo!”; tuttavia, come detto, questo dipende dalle nostre esperienze, dai nostri apprendimenti, dalla nostra personalità e pertanto filtriamo ed elaboriamo gli eventi e loro significati in modo differente, reagendovi e integrandoli nella memoria in modo altrettanto differente. Le persone con un alto livello di resilienza dunque,  riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. L’esposizione alle avversità sembra rafforzarle piuttosto che indebolirle. Esse tendenzialmente sono ottimiste, flessibili e creative; sanno lavorare in gruppo e fanno facilmente tesoro delle proprie e delle altrui esperienze. Ma cosa fa si che un individuo sia più o meno resiliente? A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, primo fra tutti la presenza all’interno come all’esterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali. Questo tipo di relazioni crea un clima di amore e di fiducia, e fornisce incoraggiamento e rassicurazione favorendo, così, l’accrescimento del livello di resilienza. Gli altri fattori coinvolti sono:
• OTTIMISMO: è la disposizione a cogliere il lato buono delle cose, la tendenza ad aspettarsi un futuro ricco di occasioni positive, la propensione a sminuire le difficoltà della vita, cercando sempre di trovare la soluzione ai problemi.
• AUTOSTIMA: una elevata autostima protegge da sentimenti di ansia e depressione e influenza positivamente lo stato di salute fisica. Si riferisce ad una visione positiva di sè
  • HARDINESS: tratto di personalità che comprende tre dimensioni:
- CONTROLLO: convinzione di essere in grado di controllare l’ambiente circostante e l’esito degli eventi, mettendo in atto tutte le risorse per affrontare le difficoltà.
- MPEGNO: definizione e perseguimento di obiettivi.
- SFIDA: visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita.
  • EMOZIONI POSITIVE: capacità di sostituire gemiti e lamenti con emozioni positive.
• SUPPORTO SOCIALE: capacità di costruire relazioni eterogenee e molteplici che possano sostenere l’individuo nei momenti difficili.
Le strade che possono portare le persone ad accrescere il proprio livello di resilienza sono numerose.
Nella ricerca della strategia più idonea per migliorare il proprio livello di resilienza può essere d’aiuto focalizzare l’attenzione sulle esperienze del passato cercando di individuare le risorse che rappresentano i punti di forza personali. Un sistema che facilita l’individuazione delle risorse persona li è quello di cercare di fornire risposte a queste semplici domande:
  • quali eventi sono risultati particolarmente stressanti per me?
  • in che maniera questi eventi mi hanno condizionato?
  • nei momenti difficili ho trovato utile rivolgermi a persone per me significative?
  • nei momenti difficili quanto ho appreso di me stesso e del mio modo d’interagire con gli altri?
  • è risultato utile per me fornire assistenza a qualcuno che stava attraversando momenti difficili come quelli da me sperimentati?
  • sono stato capace di superare le difficoltà ed, eventualmente, in che modo?
  • che cosa mi ha consentito di guardare con maggiore fiducia al mio futuro?
La “resilienza” può quindi essere appresa, sviluppando l’autostima, l’autoefficacia, l’abilità di tollerare le frustrazioni della vita senza lamentarsi, la capacità di risolvere i problemi e di produrre cambiamenti, la speranza, la tenacia, il senso dell’umorismo: La resilienza non è dunque una caratteristica che è presente o assente in un individuo; essa presuppone invece comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque in qualunque circostanza. Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita, avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma è resiliente chi è disposto al cambiamento quando necessario, chi è  disposto a pensare di poter sbagliare, ma anche chi si dà la possibilità di poter correggere la rotta.

cos'è il prana?

Per quanto possa sembrare qualcosa di “esoterico” e misterioso, la fruizione del Prana, fa già parte del nostro vissuto quotidiano. Il problema relativo alla sua chiara percezione, sussiste solamente perché, in genere, siamo poco attenti alla nostra interiorità: questo è il motivo per cui il flusso di quell’energia rimane ad un livello  leggermente inferiore, alla soglia della nostra ordinaria coscienza di veglia. Il Prana in realtà è dappertutto, è il Corpo Vivente dell’Universo. Il Prana è energia e tutto nell’Universo è energia, compresa la materia. L’uomo lo assimila col cibo e con la respirazione a livello somatico, con le emozioni (costituite da energie sottili) a livello di vita affettiva, con i pensieri a livello di attività mentale e intellettuale, con le forze ispiratrici a livello spirituale. In sostanza, noi assumiamo Prana, o meglio le diverse ‘qualità’ del Prana, secondo i differenti livelli della nostra struttura ontologica. A livello fisiologico, ossia quello più prossimo alla nostra esperienza ordinaria, la percezione è naturalmente più facile e diffusa, ed è per questo che le nostre successive osservazioni si riferiranno per lo più a quest’ambito. In realtà l’energia, per sua stessa natura, tende ad esteriorizzarsi, inducendo gioia e piacere in colui che l’asseconda. Se canalizziamo l’energia della nostra anima e la rendiamo ‘espressiva’, la esteriorizziamo, il nostro tono umorale s’innalza; possiamo persino provare la ‘pura gioia di vivere’, cioè una felice condizione dello spirito che può essere anche ‘oggettivamente’ immotivata.Condizione questa poco frequente e forse per molti persino poco comprensibile, visto che se si è felici, in genere, lo si è per qualcosa. Non appartiene alla nostra esperienza ordinaria, una gioia connessa al puro esistere. E’ questa, tuttavia, una condizione ideale, divina, in cui l’Esistenza, la Coscienza e la Beatitudine coincidono. L’energia si avverte più nettamente quando si pratica il digiuno: ciò sembra accadere per una sorta di meccanismo di compensazione, per il quale assumendo meno cibo, l’organismo cerca di acquisire energia per “via sottile”, assumendo più Prana.L’energia si percepisce, anche in quelle circostanze negative in cui siamo vittime di un collasso, stiamo per svenire: in tali momenti il corpo cerca di aumentare la quantità d’energia repentinamente, attraverso una modifica del ritmo respiratorio. Inoltre, la percepiamo come brivido, quando proviamo una intensa emozione: paura, piacere estetico, sentimento amoroso ecc. Esso spesso scorre lungo la schiena (il che ha un preciso significato esoterico) e si diffonde attraverso le braccia e le mani (di cui è proverbiale la conseguenza del ‘far rizzare i peli. L’energia cresce e si accumula nel corpo con il riposo, la solitudine, la limitazione dell’attività fisica, il contatto con la natura, ed è la condizione che hanno cercato gli eremiti di tutti i tempi per indurre l’estasi. Tuttavia, essi spesso hanno incrementato quell’energia senza essere sostenuti e guidati da una chiara razionalità, da un costante autocontrollo e da alte motivazioni di ordine etico e morale. Per questo, individui di questo tipo, hanno spesso manifestato forme di fanatismo ascetico e di allucinazione. Il Prana, è l’effluvio che tradizionalmente i chiaroveggenti di tutte le culture dicono di veder uscire dai corpi degli esseri viventi, sotto forma alone luminoso (l’aura del corpo astrale). E’ anche il cosiddetto‘magnetismo animale’, il fluido con cui il celebre medico austriaco ‘Mesmer’ (1734-1815) sosteneva di poter guarire molte malattie. L’energia – anche qui la tradizione è concorde – tende ad uscire dalle estremità. E infatti fin dalla più remota antichità è stata utilizzata per guarire (pranoterapia). Il gesto dell’imporre le mani sulla parte malata o dolorante (l’atto taumaturgico più consueto presso tutti i popoli), è così istintivo che ciascuno di noi lo esegue automaticamente, senza nemmeno percepirne l’intima ragione. Spesso poi esprimiamo il nostro affetto con una carezza: anche in questo caso non solo per ‘mostrare’ il sentimento, ma anche per veicolarlo, per trasmetterne l’energia. Il Prana esce poi anche dagli occhi, che per questo sono indicati come ‘lo specchio dell’anima’, e rivelatori della nostra energia-coscienza. Sappiamo che la medicina orientale è stata, da sempre fondata sul presupposto che le malattie somatiche siano ‘conseguenze’ (più propriamente si dovrebbe dire ‘il precipitato’) di squilibri energetici presenti nei corpi sottili. In quest’ottica ‘olistica’ si spiega, ad esempio, l’agopuntura cinese, secondo cui l’energia (‘Qi’) ha due polarità (‘yin e yang’), che se ben equilibrate, determinano la salute fisica. A tal fine però è necessario che il ‘Qi’ circoli correttamente nell’organismo attraverso delle ‘linee di forza’ che vengono definite ‘meridiani’. Il ‘Qi’ scorre essenzialmente attraverso 14 meridiani principali, a cui la medicina classica faceva corrispondere 365 punti di agopuntura, sparsi sulla superficie del corpo; la stimolazione di tali punti attraverso la penetrazione di alcuni aghi, si ritiene che favorisca il fisiologico accumularsi e scorrere del fluido vitale. Anche i massaggi sono stati usati in Oriente, sin dalla più remota antichità per la regolazione del flusso d’energia: si pensi allo ‘shiatsu’ (che letteralmente significa: pressione delle dita), una delle arti terapeutiche tradizionali giapponesi, il cui dichiarato scopo è quello di riequilibrare il flusso energetico individuale (in giapponese ‘ki’ ), donando così benessere e vitalità. Anche per lo shiatsu infatti la malattia nasce da uno squilibrio interno delle energie sottili, che possono essere in difetto o anche in eccesso. Altro concetto tradizionale è che il sangue sia il veicolo del Prana. E in effetti c’è una qualche connessione tra energia vitale, emozioni e sangue: la si può sperimentare, ad esempio, quando arrossiamo per vergogna, timidezza, senso di colpa, oppure quando il sangue ci ‘sale alla testa’ per la rabbia, o il battito cardiaco accelera per un forte moto affettivo. Uno stress psichico prolungato può invece far alzare la pressione arteriosa, mentre a volte il flusso sanguigno sembra quasi arrestarsi, quando impallidiamo per la paura. Anche nel nostro linguaggio comune, esistono espressioni colorite che evidenziano queste connessioni tra energia vitale, sangue ed emozioni: come mantenere ‘il sangue freddo’, o quando si dice che ‘non corre buon sangue’, o che ci si ‘gela il sangue nelle vene’… Questi sono solo alcuni esempi significativi. Il Prana è rappresentato invece nell’iconografia religiosa occidentale, sotto forma di ‘aureola’ (piccola aura-aria) che contorna il capo dell’illuminato, del saggio o del santo. Il termine stava ad indicare una corona d’oro, un cerchio splendente posto intorno al capo. A volte quell’energia spirituale viene rappresentata nell’iconografia cristiana da una più grande aura, correlata a figure di maggiore dignità, delle quali avvolge completamente il corpo: è la mandorla mistica di Gesù o della Madonna. L’energia, inoltre, compenetra e vivifica la Natura intera: gli artisti hanno sempre trovato nella ‘percezione sottile’ di essa, considerata come ‘realtà vivente’, una fonte costante d’ispirazione; ed è lo stesso tipo di percezione sottile che orientava gli antichi a vedere ovunque la presenza di dei, le cui forme variavano col variare dei riferimenti simbolici delle varie culture (si pensi alla diffusione universale dell’animismo, alle dottrine platonica e neoplatonica, alle tradizioni ermetiche, alchemiche ecc.). Percepire l’energia significa comprendere/sentire quando essa è in eccesso (per cui sarebbe utile scaricarla) e quando invece è in difetto (per cui andrebbe accumulata). Uno degli effetti di alcuni esercizi sulla consapevolezza del respiro, è quello di sviluppare una diversa percezione di sé stessi: ci si sente sempre più come pura energia, come un centro di energia. Tale realizzazione consente, ad esempio, di avvertire precocemente un incipiente stato di nervosismo nel corpo, avvertito come un eccesso di energia accumulata, energia che tenderà a scaricarsi naturalmente, a volte anche con il solo movimento continuo e involontario delle gambe o delle mani. Lo stato di nervosismo si traduce com’è noto, in una condizione d’irritabilità che può facilmente sfociare in esplosioni ‘energetiche’ di rabbia, rancore, risentimento, aggressività ecc. Al contrario, una condizione di esaurimento nervoso (legata quasi sempre ad un affaticamento troppo protratto) indica la necessità di reintegrare l’energia, attraverso, una condizione di riposo prolungato o una migliore nutrizione. Lo stesso stress (termine che in inglese indica propriamente ‘sforzo’, ‘spinta’) non è altro che una reazione nervosa ad una serie d’impulsi, i quali determinano uno stato di tensione che si può cronicizzare sino a diventare patologico, o quantomeno predisponente a diverse patologie. Ciò accade proprio perché esso va ad alterare l’equilibrio della bioenergia, fondato sulla fisiologica alternanza di uno stato di tensione, con uno opposto di distensione. Chi volesse invece imparare a meditare, deve sapere che è difficile iniziare una seduta di meditazione con un sovraccarico di energia nel corpo, giacché il suo eccesso causa una condizione di fastidioso nervosismo, che rende difficilmente sopportabile la condizione di immobilità, che di per sé tende proprio ad accumulare energia. L’ideale sarebbe sublimare tale energia in eccesso sul piano organico, orientandola verso i chakra superiori, per trasformarla in forza spirituale capace di determinare stati di illuminazione (è questa in effetti la vera funzione della meditazione). Ma questa è un’arte difficile che si apprende solo progressivamente. Agli inizi della pratica, sarà pertanto necessario seguire la via più facile, che consiste nello scaricare prima della seduta meditativa, l’energia in eccesso, attraverso un’attività fisica appropriata. Per chi volesse provare a vedere il Prana, suggeriamo questo semplice esperimento: Esso va eseguito all’aria aperta, preferibilmente in un giorno con molto sole. Sedetevi comodamente e rilassatevi, tenendo gli occhi chiusi per 5-10 minuti. Prestate attenzione a non addormentarvi. Dopo circa 10 minuti, aprite gli occhi lentamente e fissate con lo sguardo un qualsiasi punto del cielo. Dopo altri 10-20 secondi, potrete cominciare a vedere tanti punti luminosi che si muovono in modo, apparentemente, caotico. Più guarderete e più il numero di punti crescerà. Questa è l’energia chiamata ”Prana”.

Fonte: http://ragazzaindaco.blogspot.it

domenica 20 luglio 2014

che cos'è l'energia orgonica?

L'Orgonomia è la scienza che studia l'energia cosmica primordiale, pre-atomica, presente ovunque nell'universo: l'energia da cui deriva tutto ciò che vive. Il suo scopritore è stato il dott. Wilhelm Reich e il termine da lui coniato deriva dai termini orgasmo e organismo. Infatti, sono stati i suoi studi sulla funzione dell'orgasmo a portarlo alla scoperta dell'energia orgonica. Col termine energia intendo denominare quell’energia primordiale alla quale ognuno può dare il nome che vuole sulla base del proprio credo, possiamo chiamarla forza cosmica o Dio o in qualsiasi altro modo, intendiamo, comunque, quell’energia da cui tutto è scaturito.   Noi di solito parliamo delle forme che l’energia assume e l’eneergia assume le varie forme condensandosi, andando cioè dal più sottile al più denso, dal più rarefatto al più consistente. Quella che chiamiamo condensazione di energia, poi va a generare quello che denominiamo realtà fisica, il regno minerale, vegetale e animale compresa, quindi, la nostra struttura fisica. Abbiamo visto come i nostri corpi, andando dal corpo fisico fino al settimo corpo sottile, siano sempre più rarefatti, sempre più, appunto, sottili. Quello che è il frutto della condensazione dell’energia, possiamo chiamarlo RIVELAZIONE, cioè, l’energia, per farsi conoscere, si è messa dei veli, condensandosi, per rendersi visibile. La luce stessa è già una condensazione dell’energia primordiale. La luce non si può manifestare se non nella materia densa, ha bisogno di riflettersi su qualcosa per rendersi visibile. Quando vediamo qualcosa uscire dalle nostre mani diciamo che è l’energia, certo, ma è una forma che l’energia assume. L’energia assume, appunto, tante forme, dalle più sottili alle più dense e queste sono quelle che riusciamo a percepire. Riusciamo a percepire energie tanto più sottili quanto più affiniamo la nostra sensibilità, ma non solo la sensibilità dei nostri sensi. Il percorso della rivelazione dell’energia è dal sottile al denso, il vapore acqueo per condensazione, attraverso il raffreddamento, diventa prima acqua e poi ghiaccio, una materia sempre più consistente. Il percorso inverso dal denso al sottile ci porta a quella che è la fonte dell’energia, all’energia primordiale.
L'energia orgonica invece  è l'energia vitale cosmica, la forza creativa fondamentale. Essa si differenzia da tutte le altre energie conosciute, che derivano dalla materia e che sono pertanto definite energie secondarie: elettrica, magnetica, nucleare, ecc. La scienza classica conosce solo queste ultime forme di energia e considera l'atomo come il costituente base della natura, mentre l'Orgonomia lo considera già come il prodotto di una specifica funzione dell'energia primordiale e cioè della Superimposizione, dove due o più correnti di energia si uniscono (come esempio si consideri la figura di una galassia a spirale a due o più bracci) e da cui si genera materia. Questa lettura inserisce l'unione sessuale di due organismi, l'atto che genera la vita, nel più ampio contesto di funzioni cosmiche.
Una seconda funzione basilare dell'energia orgonica è la Pulsazione. Osservabile facilmente nell'organismo vivente (pulsazione cardiaca, respirazione, ecc.), è presente anche a tutti i livelli della natura: cosmico e atmosferico. La Terra stessa pulsa.
Specifica dell'organismo vivente è invece la terza funzione dell'energia orgonica: laConvulsione Orgastica. L'energia accumulata in eccesso dall'organismo, attraverso l'assunzione di alimenti, di liquidi, attraverso la respirazione e l'assorbimento diretto dell'energia cosmica e non completamente utilizzata per il suo normale funzionamento, si concentra nei genitali. Quando la tensione accumulata supera una certa soglia, i genitali si caricano energeticamente, e questo viene percepito come eccitazione sessuale (in termini orgonomici, l'organismo ha raggiunto il punto di luminazione).
Fin dalle prime ricerche Reich sostenne sempre che la maggior parte delle nevrosimostrassero una particolare struttura stratificata e sviluppò in seguito l'idea che questi "strati" potessero avere una vera e propria connotazione fisica e ostacolassero il naturale fluire dell'orgone (energia) nell'organismo, alterando così il meccanismo naturale di carica/tensione e scarica/distensione. Le stratificazioni non necessariamente ostacolerebbero le funzioni genitali, ma porterebbero progressivamente all'impotenza sessuale, con la conseguente incapacità di liberare completamente l'energia in eccesso e di raggiungere una distensione completa, pur mantenendo la capacità di ottenere l'orgasmo fisico.
Secondo Reich la funzione erettile sarebbe la controparte meccanica dell'accumulo di energia orgonica, da cui la distinzione tra "orgasmo genitale" (l'eiaculazione) e "orgasmo sessuale" (la scarica di energia in eccesso). L'erezione sarebbe dovuta alla tensione meccanica prodotta dal naturale accumulo di orgone nell'organismo, per poi passare alla fase di massima tensione che si ha durante l'amplesso: la pratica dell'amplesso porterebbe l'organismo alla massima carica possibile fino al raggiungimento dell'acme sessuale, infine con l'orgasmo avverrebbe la scarica seguita dalla distensione.
La funzione dell'orgasmo, la prima e più importante scoperta di Reich, è quella appunto di scaricare completamente l'energia in eccesso e ciò avviene attraverso la convulsione orgastica. Solo attraverso questo atto si realizza la pulsazione unitaria dell'organismo e la naturale regolazione di tutte le funzioni bio-psico-emozionali.
La repressione della scarica orgastica produrrebbe l'accumulo (ovvero la mancata scarica) di una certa quantità di orgone. La parziale quantità di orgone così sfogata ricomparirebbe quindi distorta e sotto forma di pulsione secondaria ovvero una pulsione di carattere patologico. Questa a sua volta genererebbe un meccanismo causa-effetto stratificato, in cui ogni pulsione secondaria genererebbe a sua volta un'altra stratificazione per reprimerla, la quale avrebbe generato a sua volta una pulsione secondaria differente, e ogni pulsione secondaria ne avrebbe generato a sua volta di ulteriori. Una stratificazione sarebbe quindi divenuta la causa di ulteriori stratificazioni, l'insieme delle quali venne denominato "corazza caratteriale" o più semplicemente "corazza".
La "corazza caratteriale" (orgone stagnante non scaricato)   andrebbe abbinata alla"corazza muscolare" (tensioni muscolari fisiche): Reich sosteneva di poter comprendere dove si trovassero le tensioni muscolari dalla postura assunta dal paziente nelle sue azioni più semplici, e di potere così individuare almeno in parte la catena di pulsioni secondarie che costituivano la corazza per poi tentare di lavorarci sopra.
      I terapeuti non si distinguono per le tecniche che usano ma per l’atteggiamento spirituale, per la capacità o meno di attuare il percorso inverso, di averlo capito, di averlo vissuto in sé e di poter aiutare il paziente a percorrerlo. Sappiamo di manifestazioni di maestri o santi che riescono a trasformare in vari modi il loro corpo fino a trasfigurarsi o ad ascendere al cielo o a spostarsi da un luogo all’altro in un istante o a farsi vedere in più luoghi contemporaneamente, addirittura a risorgere, hanno capito il meccanismo della rarefazione e condensazione e sanno usarlo nel loro elemento, nella loro materia fisica, rendendola più rarefatta o più sottile o più densa a seconda di quello che vogliono manifestare. In quest’ottica si inserisce il percorso spirituale del terapeuta e la guarigione avviene non più soltanto a livello del corpo, che è quell’elemento che ci rende manifesto il disagio, ma non è lì il disagio, va cercato da altre parti. Questo è il tipo di intervento che porta a risolvere la causa della malattia. L’invito che mi sento di rivolgervi e rivolgermi spesso è: “mettete ordine nella vostra vita, fate il vostro percorso spirituale”. Qui non si propone un percorso spirituale particolare, ognuno può avere i proprio, anche perché, comunque, i percorsi spirituali si possono differenziare nelle modalità, ma, se sono dei veri percorsi spirituali, non si differenziano nella sostanza e da questo punto di vista vanno bene tutti. Il vero terapeuta non si accontenta di risolvere un sintomo, di fare bella figura, ma vuole andare oltre e capire, cioè, il messaggio della malattia, capire il significato di quello che sta accadendo al suo paziente e aiutarlo a capire. Per fare questo dobbiamo aver vissuto tutto ciò dentro di noi e avere capito i meccanismi che ci hanno portato ad ammalarci e come si fa a fare un percorso inverso, realizzare questa grande trasformazione, questa azione che possiamo fare sulla materia densa per renderla sottile. Quello che si manifesta sui nostri corpi sottili raramente riusciamo a percepirlo, però, è qualcosa che esiste, allora il terapeuta, allenato a far questo, riesce a vedere e sentire nell’aura del proprio paziente che qualcosa comincia ad addensarsi, il paziente non lo percepisce, ma questo qualcosa è lì ed è un pericolo incombente, a questo punto può succedere che il paziente cambi qualcosa nei propri atteggiamenti e questa sostanza che si sta addensando naturalmente si rende nuovamente fluida, oppure l’intervento del terapeuta, insieme al paziente, può rimuovere questo addensamento di energia che non è altro che una reazione di difesa a qualcosa che ci sta creando disagio.

venerdì 18 luglio 2014

Cos'è l'amore?

L’amore ha molti aspetti. Esso si rivela in sollecitudine, tenerezza, fedeltà, altruismo e servizio attivo a Dio, che è realizzato col servizio alla gente, chiamato karma-yoga (il lavoro non per se stessi ma per Dio). La “base” per mantenere in sé lo stato dell’amore è permanenza continua con la concentrazione nell’anahata e la trasformazione, tramite questo, di sé (come consapevolezza) in una costante emozione dell’amore che si emana su tutta la gente, su tutto ciò che vive. Una delle sue rivelazioni principali è la tenerezza, anche sessuale. E non possiamo non notare che la vita sessuale corretta favorisce in modo diretto lo sviluppo dell’amore nella gente. Dio è Amore. Aspirando ad unirsi con Lui, anche noi dobbiamo diventare Amore, dobbiamo diventare le consapevolezze che permangono sempre nello stato dell’Amore costante simile a Dio. Allora diventiamo i discepoli di Dio, che Egli accetta in Sé dopo aver loro insegnato le ulteriori saggezze. Questa è la condizione principale per progredire sulla Via Retta verso di Lui. Coloro che sono contro l’amore, sono i nemici di Dio. Avendo sviluppato il cuore spirituale prima dentro al proprio corpo, l’adepto della Via Diretta impara ad allargarlo al di fuori del proprio corpo di qualche metro, all’inizio, poi riempiendo con esso tutta la Terra, poi ancora di più. Proprio questa sarebbe la variante ottimale per disidentificarsi con il corpo, accrescere la consapevolezza individuale in modo corretto, diventare capaci di esistere ed agire fuori del corpo, mentre ancora esso è in vita. Una persona che si è sviluppata a tale grado, che perde l’attaccamento al proprio corpo, non ha più paura della morte del corpo, perché ormai sa che il fatto di avere un corpo non ha più tanta importanza, e la morte del corpo è soltanto la liberazione dalle faccende terrestri inutili. Tale persona risulta vicinissima al momento in cui il Creatore aprirà Sé per essa e le farà entrare nella Sua Dimora Tutto è pieno di amore o è vuoto d’amore, comunque sia non si può non parlare d’amore. La scienza tenta di spiegarlo, la letteratura e la poesia ne cantano i dolori ed i sorrisi, i giornali ne sono pieni e non esiste cantante che prima o poi, non gli dedichi una strofa, anche di sfuggita. L’amore è la parola più usata e abusata che abbiamo, regola gran parte del termostato del nostro benessere, ferisce e cura con la stessa dolcezza o ferocia. Cos’è l’amore? La ricerca costante di un incontro che arricchisca di vita l’esperienza, il tentativo di riempire il vuoto che si prova non per paura di stare soli, ma per piacere di essere in due. Amore è il nome che spesso si da, anche frettolosamente, ad un batticuore, all’infatuazione che colpisce la sfera del desiderio, della passione ma anche il nome che porta il sentimento maturo, quello che si trasforma nel tempo, quando perde l’iniziale attrazione per rendere più profonda l’intimità e l’impegno reciproco. L’amore è un incontro, un mito che resta vivido nel ricordi anche dopo decenni, come un eterna opera d’arte che non perde il suo fascino anche quando l’artista abbia smesso di crederlo. La comunità, la famiglia, i riti e le leggi arrivano tutte dal bisogno dell’altro. Prima per istinto e necessità di portare avanti la specie umana e di proteggersi l’un l’altro da un nemico esterno (la natura, gli animali, le altre tribù) poi, affinandosi, per l’altra parte del sentimento, quella che cambia da cultura a cultura, che si nutre di storie, favole, poesie, proverbi e usanze e ha molti diversi linguaggi, fatti di parole come di gesti. Anche il bacio cambia di paese in paese. Ognuno ama a suo modo anche se, nel proprio modo sono scritte molte delle gioie e delle ferite delle generazioni precedenti. Ogni storia di coppia nasce nel mondo e quindi dal mondo è condizionata. Per questo ogni incontro porta con sé speciali necessità e debolezze. A volte si riesce a portare allevio alla sofferenza ma altre no, sono queste ferite, troppo profonde e dolorose, impossibili da curare soli a portare la crisi in molte coppie. Coppie che finiscono con l’arrendersi, quando non a farsi del male, per non aver trovato come affrontare problemi scavati nella storia personale o in un accadimento traumatico arrivato a sorpresa e che non si è saputo gestire, trasformare in ostacolo da superare insieme e invece diventato muro contro cui ci si scontra e nasconde. L’amore è attesa e speranza, troppo spesso in misura maggiore che impegno e costanza. Per questo le storie dove si rende l’altro soluzione a mancanze proprie non riescono a camminare troppo a lungo ben dritte e finiscono con il cadere sotto il peso di aspettative che non è lecito chiedere a nessuno ( “Mi salverai da me!”), neppure al proprio compagno di vita. Se la simbiosi della coppia, lo stare insieme in maniera quasi fuori dal mondo, tipica del primo momento di scoperta e creazione della coppia, è necessaria per potersi conoscere e armonizzare, questa è una fase che sarà poi necessario superare per entrare nel mondo in due e affrontare il percorso comune che si sceglierà di fare. Una troppo duratura simbiosi non è mai un segno di salute della coppia, potrebbe altresì nascondere delle difficoltà. L’amore maturo è quello che, superata la delusione di non avere speciali super poteri e di non riuscire in tutto quello che si credeva si sarebbe riusciti, sorride delle proprie imperfezioni e continua a nutrire attenzione per i due membri della coppia senza per questo portarli a rinunciare alla propria identità e interezza. Spesso nascosto nelle abitudini, a volte l’amore va rispolverato e ricordato, non chiede mai di sacrificare o privarsi di quanto fa star bene, se non piccoli compromessi che si modificano con il tempo. L’amore sano non è mai rigido e freddo, accoglie e piuttosto urla e strilla se non si sente capito, può aiutare a crescere chi gli permetterà di mettere, al posto dei semplici due nomi, lo spazio di una coppia, con tutto il bagaglio speciale che questo sempre porta con sé. L’amore è costruire con l’altro conoscendosi con lentezza, rispettandosi con attenzione, diventando responsabili dei progetti comuni, condividendo emozioni e accettando anche di aver bisogno di aiuto quando di aiuto si ha bisogno. L’amore non è un sentimento arrogante anche quando può sembrarlo, specie in certi inizi, è invece pronto a farsi umile se ha paura di perdersi. L’amore gioca con le distanze ( né troppo vicino, né troppo lontano) e accompagna a lungo, a volte resta al nostro fianco anche dopo essere finito. Le storie d’amore che sono state vissute con maturità e cura educano all’altro anche per le esperienze diversissime che seguiranno, non pretendono di durare per sempre, ma il giusto per non farsi male. Amarsi in maniera sana è una esperienza ricca e riempie il romanzo di tutta una vita.

giovedì 17 luglio 2014

Falsi profeti e maestri

 Il termine "Maestro" implica una conoscenza a 360° dello scibile umano... tutti i libri sono prodotti ricavati dalla mente umana, con tutti i suoi meccanismi e filtri concettuali. Pochissimi sono i veri Maestri, e la maggior parte di coloro che imperversano in quest'epoca, manifestano insegnamenti spirituali giusti o discutibili ma solo superficialmente, in quanto ancora inficiati da una presenza egoica. La presenza di molti finti Maestri in questa epoca è data dal fatto che con il loro crescente numero aumentano conseguentemente i finti discepoli e coloro che li seguono. Chi cerca un Maestro deve prima rendersi conto che cosa vuole realmente ottenere dalla sua stessa ricerca. 
Parlo delle mie conoscenze relative e umanamente fallibili attraverso la mia altrettanto soggettiva e relativa esperienza personale: io che andavo fino all'altro ieri a cercare Maestri e Divinità viventi in lungo e in largo, io che fino all'altro ieri cercavo banali conferme esteriori, sono stato profondamente, ripetutamente ed amaramente deluso. Ci sono tanti impostori in giro, che si fanno chiamare Maestri e vengono adorati come Dei. In quest'epoca di passaggio (Età dell'Acquario) regna ancora la confusione, e nei versetti di Giovanni dell'Apocalisse stesso è profetizzato l'arrivo di finti profeti che imperveseranno sulla Terra prima che vi giunga il Messia. I finti Profeti son in realtà i Demoni dell'ignoranza umana, e il vero Messia è il proprio Sè Divino che riesce a riconoscerli in tempo, a isolarli dalla confusa mente e a sfuggire dalla loro trappola, allontanandoli dalla propria tentazione e schiavitù. 
I Maestri - ma sono molto pochi - non sono certo quelli che appaiono con miracolismi, che creano organizzazioni multimilionarie, o che si fanno proteggere da decine di avvocati, o che accettano cospicue donazioni o pubblicano decine di libri e sfruttano il fervore "new age" di migliaia di persone affamate di felicità a comoda portata di mano! Dio non può venire istantaneamente a patti con gli affari umani, usandone gli stessi strumenti; inizialmente però comunica con essi attraverso mezzi che utilizzano provvisoriamente l'ignoranza delle conoscenze relative. Ecco perchè, in questa epoca, pochi Avatar si sono fatti avanti utilizzando mezzi di comunicazione sociale e culture di aggregazione seguendo logiche di formazione del capitalismo moderno e formule di sincretismo religioso. E lo hanno fatto attraverso la fondazione di ashrams, conventi e scuole professionali di Yoga, dove comunque esistono notevoli imperfezioni di insegnamento, fisiologiche in quanto inficiate dalla loro traduzione pratica ad opera di esseri umani non ancora illuminati (prevalentemente discepoli e adepti di quei stessi maestri fondatori) 
Dio si manifesta pienamente e interamente solo nel cuore di ogni essere umano, senza riferimenti esterni definitivi, che creano invece fanatismi, attaccamenti, schiavitù e idolatrie. 
E' necessario all'inizio trovare un vero Maestro, ma solo per seguire determinate tecniche di meditazione, respirazione, contemplazione, etica, saggezza, etc. Ogni vero Guru è soltanto una guida passeggera che ti insegna a trovare il vero maestro nel proprio Sè. 
Le religioni non sono altro che dei "filtri" umani, fallibili, relativi e strutturalmente limitativi, in quanto inerenti a conoscenze provvisorie legate ai cinque sensi corporei e all'intelletto umano. Le religioni sono solo "il corpo" esteriore e il prodotto distorto di un oggetto infinito (il "corpo" di Dio), il quale per essere esplicato deve necessariamente immolarsi e frazionarsi in mille parti diversificate, per poi strutturarsi e prendere forma concreta attraverso un sistema di leggi universali (nel senso biblico del termine), dogmi e regole spirituali condivise. Le religioni sono socialmente utili, ma solo in determinate epoche storiche dell'umanità. In altre epoche sono invece la causa e l'origine di molti mali, dovuti all'ignoranza della loro stessa visione ristretta. Dal momento in cui i pochissimi veri e supremi yogi (orientali e occidentali) riescono a travalicare questi stati relativi di ignoranza, il termine stesso "religione" cessa di esistere, perchè l'anima individuale trasmigra in una coscienza più allargata, dove avviene la fusione soggetto-oggetto, osservatore-osservato, amante-amato. 
Questa visione può essere intellettualmente compresa anche da chi non ha conseguito tale stato di coscienza, tuttavia questo non basta. Un vero Maestro è colui che oltre ad afferrare intellettualmente tale realtà, la vive istantaneamente, simultaneamente e continuativamente. Solo allora può essere chiamato Maestro ... e poi esistono una varietà infinita di livelli di percezione e perfino tra i Maestri realizzati ci sono notevoli differenze di grado di coscienza. 
Bisogna ricordare che l'uomo tende a rafforzare le proprie convinzioni spirituali nell'aggregazione e nel riconoscimento sociale attraverso l'appartenenza ad un gruppo e ad una fede. Non esisterà mai vera illuminazione e libertà universale fin quando l'essere umano come individuo sarà sempre coinvolto in queste attività di controllo e auto-controllo, poichè infatti esse implicano necessariamente la misurazione delle cose attraverso il proprio ego rapportato a dei valori relativi, siano essi etico-sociali che culturali e religiosi. Fino alla fase finale del percorso spirituale, l'ego non si può e non si deve sopprimere, ma solo osservare, senza che la sua attività cognitiva e di controllo lo rafforzi - da una parte o dall'altra - traendone dei valori altrettanto relativi. Poichè l'ignoranza della coscienza superficiale egoica dell'uomo è rintracciabile solo nella misura del riconoscimento culturale e storico-genetico di tutte le cose che gli stanno intorno, non è utile appoggiare il proprio ego alla convinzione o all'idea che per ottenere tale stato di coscienza sia per forza necessaria la devozione assoluta ad un Maestro llluminato. La devozione è utile e spesso necessaria, ma solo ad uno stato di apprendimento iniziale, poi il cammino nella coscienza dev'essere interamente svolto dal Sè individuale, senza che nessun valore esteriore relativo possa introdurvisi per controllarlo o influenzarlo. 
Il pensiero umano si deve prima "svuotare" da tutto ciò che ha imparato, ossia il Nulla Relativo, e soltanto dopo essersi svuotato, potrà poi essere nuovamente e correttamente riempito dagli infiniti valori simultanei dell'Unica Coscienza che forma l'universo e che si è frazionata in un numero infinito di anime ... Il processo di inversione cosciente è lo stesso che intercorre nella relazione di inversione energetica tra espansione e compulsione, tra Big Bang e Big Crunch ... 
Il raggiungimento di uno stato di benessere superiore o di una virtù del corpo astrale non deve assolutamente essere scambiato per Illuminazione, altrimenti si cade nuovamente nella Dualità ... è un processo durissimo, lungo e difficile, fin troppo difficile per il 99% degli esseri umani (in quest'epoca), ecco perchè è importante "non scalare troppo in fretta la scala" e accettare gradatamente gli stati dell'ego, convertendoli in stati di benessere, e in strumenti di equilibrio psichico quali l'amore stabile di coppia, la fedeltà ad una causa giusta, l'affetto fraterno e la sincera amicizia, la famiglia, la giustizia senza esclusione di razze e ceti sociali, la lealtà, onesta, rispetto ambientale, amore per gli animali, etc. 
In parole definitive: "Prima creiamo il benessere e l'armonia sulla Terra, e poi cerchiamo Dio non attraverso un particolare Guru, sua Espressione, ma attraverso la nostra stessa anima, senza che altrui anime possano creare culti e sistemi di controllo mediante regole e dogmi all'interno di un selezionato apparato di relazioni sociali". 
E' la strada più lunga e più tortuosa verso il benessere interiore, ma è anche la più socialmente sicura, in un'epoca in cui regna l'ignoranza e il dominio dell'uomo su l'uomo stesso. Se non si crea la sincerità tra gli uomini e la sicurezza di valori sociali universalmente condivisi, l'esperienza relazionale tra un vero discepolo e un vero Maestro assume una direzione di estraniazione-dipendenza. alienazione nei rapporti col mondo esterno, malgrado tale esperienza possa effettivamente condurre ad uno stato individuale superiore di coscienza... 
Cercare Dio dentro se stessi, applicando quell'amore che si ha per un Dio anche a tutto ciò che ci circonda e ci appare dalla nostra coscienza isolato, e non seguire unicamente e fanaticamente la devozione totale ad un Maestro e ad un'immagine sacra, che è anch'essa fonte di illusorio attaccamento.

Qualunque cosa verrà intrapresa per spingere via la Verità, lei riporterà comunque la vittoria, benché l’errore richieda innumerevoli sacrifici. Ma chi ha una seria volontà di giungere alla Verità, riconosce certamente anche l’errore come tale, ed allora non vi è nemmeno nessun pericolo per lui. Ma che la maggior parte degli uomini cada nell’errore si spiega con il fatto che l’errore promette agli uomini sempre certi vantaggi, siano questi spirituali o terreni. Gli uomini sono sempre interessati a procurarsi dei vantaggi, non amano la Verità per via della Verità, ma per loro deve esserci sempre collegato un vantaggio, soltanto allora sono anche disposti ad accettarla. La pura Verità mette tutto chiaro e limpido davanti agli occhi, e può perciò portare per l’uomo degli svantaggi in quanto gli mostra quanto deve ancora superare, se per lui il mondo ed il suo benessere terreno significa ancora troppo. E per questo trova anche poca accettazione, perciò l’uomo è disposto ad accettare di più l’errore, soprattutto quando questo gli promette inoltre dei vantaggi oppure gli viene incontro ai suoi desideri. E così gli uomini non vogliono nemmeno sapere o sentire di una rovina della Terra, di uno svanire di ogni vita e di tutte le Creazioni sulla Terra. Ma quello che viene offerto loro sotto il mantello della Verità, ciò che dà loro ancora un barlume di speranza che si possa fermare la fine, lo accettano e lo rappresentano come Verità. Ma rifiutano la pura Verità, che li obbliga a dei doveri di prepararsi ad una sicura fine. Si troveranno sempre dei profeti che annunciano la fine su Incarico di Dio, ma anche quelli che parlano su incarico del Suo avversario e cercano di indebolire come falsi profeti quegli Annunci, che fanno delle promesse agli uomini, e fanno loro notare la sicura fine, ma cercano di rappresentarla come evitabile. Questi falsi profeti troveranno sempre più consenso, perché gli uomini non vogliono credere che venga una fine, e perciò accettano piuttosto quegli insegnamenti, che promettono dei vantaggi, che non li svegliano dai loro sogni spaventandoli. Chi vive nella totale ignoranza, avrà anche difficoltà di giudicare che cos’è l’errore e che cosa è la Verità. Ma chi è già iniziato nel sapere spirituale, deve prendere questo soltanto come pietra d’esame per la Verità e, per l’errore e chiedersi quale scopo ha un insegnamento e che cosa persegue, se vuole trasmettere agli uomini una conoscenza superiore, se vuole raggiungere la nobilitazione del suo essere, se lo vuole aiutare a staccarsi dalla materia, allora è anche di Origine divina e può essere rappresentata come Verità. Se invece è riconoscibile l’intenzione di creare un benessere terreno migliore e più bello, cosa che avviene anche sovente sotto il mantello della devozione, allora tali insegnamenti possono essere rifiutati senza preoccupazione come erronei, perché allora vengono messi nel mondo dall’avversario di Dio. Nel tempo della fine si faranno avanti molti falsi profeti su incarico dell’avversario di Dio, perché né l’avversario né il suo seguito vogliono credere alla fine. E così anche quegli uomini che contano su una fine, devono essere raggirati da lui, perciò egli vorrà gettarli nella confusione, mentre mette a confronto gli Annunci di profeti veri ad espressione di profeti falsi. E perciò nel tempo della fine l’oscurità diventerà sempre più fitta, e chi ha già una Luce, la deve proteggere, affinché non gli venga spenta, e lo può anche, se il suo amore per la Verità è forte, quando per lui esiste soltanto Dio e la Sua Parola. Ma se non si accontenta dello splendore mite della Luce d’Amore divina, i suoi occhi cercano delle luci d’abbaglio, ed allora non si cura più della piccola Luce, che gli splende nell’oscura notte. Allora questa gli può venire facilmente spenta dall’avversario di Dio, allora a lui è riuscito il suo trucco, è apparso da angelo di luce ed ha trovato le sue vittime. In questi uomini ha poi vinto il desiderio del mondo, perché ciò che l’avversario sottopone a loro, gli uomini preferiscono sentire questo, perché mette in dubbio una fine della Terra, il repentino svanire, la fine dell’epoca vecchia e l’inizio di una nuova, e fa credere agli uomini, che loro stessi possono decidere il loro futuro. Loro bramano questo vantaggio, e già in questo si riconosce l’agire di Satana, che con ciò fa credere agli uomini, di poter fermare ed evitare l’esecuzione del Piano di Salvezza di Dio. Anche questo agire fa parte di segni visibili della fine, e l’avversario di Dio intraprenderà ancora molti attacchi contro la Verità, ed egli sarà attivo in particolare là dove non trova rifiuto mediante un assoluto desiderio per la Verità. Perché dove la menzogna non viene riconosciuta, là egli ha gioco facile. Ma non potrà ingannare coloro che sono attivi per Dio e per il Suo Incarico, perché questi sono illuminati dal Suo Spirito e perciò sapranno sempre distinguere la Verità dall’errore.

Numeri Doppi vs Numeri a Specchio

  Numeri Doppi vs Numeri a Specchio: Sincronicità o Messaggi di Frequenza? Ti è mai capitato di guardare il telefono o l'orologio e le...