domenica 11 ottobre 2015

LE DIMENSIONI PARALLELE

Da parecchi anni alcuni studiosi e ricercatori scientifici sostengono teorie che si riallacciano alla possibile esistenza di un Universo iperdimensionale. Anche per quanto riguarda l'Ufologia, esperti di riconosciuta levatura - ad esempio lo psichiatra di Harvard John Mack e l'astrofisico Jacques Vallée - hanno singolarmente affrontato il tema delle dimensioni parallele sulla scorta delle ricerche in un campo tanto controverso quale affascinante, quello delle Abductions. Altri ancora sostengono che, benchè l'origine extradimensionale degli alieni non sia certa, di sicuro essi sono capaci di viaggiare dimensionalmente, vale a dire che alcune razze definite ET provengano da diversi piani della realtà, piuttosto che da galassie lontane. Troppi, infatti, i casi in cui gli ET sembrano manifestarsi nelle case degli addotti come d'incanto, denotando l'apparente capacità di attraversare, a mo' di fantasmiche manifestazioni - porte e finestre chiuse, o persino mura di cemento, per poi dileguarsi tranquillamente in compagnia del soggetto prelevato, alla medesima maniera. Inoltre, gli involucri, o macchine, che noi definiamo UFO, sembrano poter apparire e svanire di colpo, quasi attraversando portali dimensionali, appartenendo dunque a strani mondi, o realtà parallele, con prerogative e leggi fisiche diverse da quelle a noi note. Se pellicole e libri di fantascienza ci hanno abituato a questa terminologia, difficile chiarire si tratti solo di fantasie. Eppure, volendo "fotografare" l'idea di dimensione parallela, ci si accorge che non si tratta di fantasie, ma che tutto si basa su concreti postulati scientifici, che si esplicano nell'ambito della fisica quantistica. Gli studi sui campi elettromagnetici di Maxwell, risalenti alla fine del 1800 (Maxwell per primo definì la luce una radiazione elettromagnetica), furono elaborati da Max Planck agli inizi del 1900. Planck elaborò per primo la teoria dei quanti, ossia particelle elementari la cui presenza spiegava il comportamento anomalo dei campi elettromagnetici, soprattutto in relazione all'emissione discontinua di energia. Per Planck l'emissione di radiazioni non era un fenomeno continuo (il che avrebbe implicato una emissione praticamente infinita di energia), ma avveniva per piccole quantità o quantum di energia. Einstein poi, nel 1905, perfezionò questa teoria, suggerendo la natura corpuscolare dei quanti (quanti di luce o fotoni) e asserì che ogni volta che un fotone viene assorbito o emesso da un atomo, la sua energia varia della corrispondente quantità. Durante studi effettuati in tempi più recenti, si notò il comportamento estremamente irregolare dei quanti. Negli atomi presi in esame si studiò un movimento apparentemente incomprensibile degli elettroni, che invece di eseguire un'orbita corretta attorno al nucleo sembravano svanire da un punto e riapparire in un altro. Tali apparizioni e sparizioni degli elettroni vennero chiamate salti quantici, perché la particella di energia sembrava letteralmente saltare attorno al nucleo dell'atomo, senza una logica precisa.
Mentre i seguaci delle teorie di Bohr conclusero che il comportamento irrazionale del quanto fosse dovuto ad una totale inattendibilità degli strumenti di rilevazione usati o dello stesso osservatore (che forse interferiva nella normale attività di una particella subatomica, secondo il concetto di caduta della funzione d'onda), altri luminari (tra cui Bryce De Witt, dell'università della North Carolina) giunsero a nuove, sconcertanti conclusioni. Secondo loro, infatti, il quanto non saltava da una parte all'altra dell'orbita, bensì svaniva temporaneamente da questo piano della realtà, per poi riapparirvi. Insomma, gli scienziati oggi più all'avanguardia - tra cui Jack Sarfatti e Fred Alan Wolf - hanno concluso che l'unico modo di spiegare il bizzarro comportamento del quanto fosse una nuova teoria scientifica basata sulla funzione d'onda quantica: la teoria dei mondi paralleli. La funzione d'onda non è un'onda di energia, ma di probabilità: è la descrizione della probabile posizione di un oggetto nello spazio. La nostra particella di energia o quanto, saltando da una parte all'altra, occupava ogni posizione possibile in ogni universo possibile, l'onda era dunque la somma di tutte le possibilità. In pratica, secondo la fisica quantistica, se un evento ha mille modi per avvenire, avvengono tutti e mille, sviluppandosi in mille universi diversi. Poi, per il principio di autocoerenza dell'Universo, le infinite possibilità diventano nuovamente una, o perlomeno noi percepiamo un solo Universo stabile, anche se la verità è tutt'altra. Cerchiamo di capire in maniera più semplice il concetto di dimensione parallela, immaginando di avere di fronte a noi una radio: possiamo sintonizzarci su diverse bande di frequenza e ad ogni banda corrisponderà una stazione radio differente, come quando si cambia canale alla TV. Questo sarebbe paragonabile a muoversi nello spazio materiale, da un posto all'altro. Tutti i posti che visiterete saranno su quella stessa frequenza, o piano della realtà. Ora immaginate di muovere la manopola della vostra radio e di sintonizzarla per esempio su AM. Improvvisamente avrete a disposizione decine di nuove stazioni radio. In teoria, i mondi paralleli dovrebbero essere strutturati così, condividendo lo stesso spazio-tempo del nostro mondo, proprio come le onde radio FM e AM viaggiano insieme nell'etere. Quello che cambia è la frequenza.
Nell'Universo ogni cosa è composta da atomi, persino l'aria. Nelle illustrazioni scientifiche vediamo gli atomi legati tra loro da alcune asticelle dritte; si tratta solo di una rappresentazione simbolica, in realtà non c'è nulla di fisico e tangibile che lega assieme gli atomi. Quei legami sono la rappresentazione di forze o valenze, ossia di energie di vario genere che legano assieme gli atomi; un po' come fa la gravità tra i pianeti. Quindi si tratta di energie, che vibrano ad una certa frequenza. Immaginiamo che l'energia che lega assieme gli atomi di tutti gli oggetti che abbiamo intorno abbia una frequenza che vada ad esempio da 0 a 100. Questo sarebbe il nostro mondo. E se ne esistesse un altro, con persone, animali ed oggetti esistenti tra 101 e 200 cicli vibrazionali? O tra 3000 e 4000? Avremmo diverse realtà che condividono lo stesso spazio. L'idea potrebbe essere confermata in primis dalla nostra vista, infatti la struttura ottica umana non acquisisce tutta la gamma dello spettro, ma solo le vibrazioni (anche la luce è una vibrazione!) che vanno dall'infrarosso all'ultravioletto. Sappiamo che c'è dell'altro, ma non siamo attrezzati sensorialmente per percepirlo. Appare subito evidente che anche gli oggetti che a noi paiono solidi ed inattaccabili lo sono solo in apparenza. Poggiamo la nostra mano su un tavolo: gli atomi della nostra mano e quelli che compongono il tavolo sono talmente larghi tra loro che si dovrebbero sfiorare, facendo scivolare la mano attraverso il tavolo. Saremmo tutti una specie di fantasmi, dunque; con il disappunto che chi ha visto il film Ghost può immaginare. Ciò che lo impedisce sono proprio quei legami o valenze, che stanno tra atomo e atomo. Delle energie, dunque, ci danno l'impressione di essere solidi. E naturalmente questa energia, come qualsiasi tipo di energia, ha una sua vibrazione o frequenza. Ma cosa accadrebbe se cambiassimo (tramite una concentrazione particolare o qualche avanzata tecnologia) la frequenza della nostra energia atomica? Abbiamo ipotizzato che nel nostro mondo tutto vibra in uno spettro da 0 a 100, immaginiamo allora di portare l'energia interatomica del nostro corpo a 101 cicli, ossia fuori spettro. Le energie del tavolo e della mano non si troverebbero più sulla stesso piano della realtà, sarebbero fuori scala e l'energia della nostra mano inizierebbe a sfuggire alle leggi del nostro Continuum. A questo punto la mano attraverserebbe il tavolo. Forse è proprio così che alcuni alieni riescono ad attraversare tranquillamente pareti e porte chiuse. Possiamo stabilire, in via del tutto teorica, che tra una dimensione X (la nostra) ed una Y (quella aliena) ci sia una dimensione cuscinetto o limbo. Possiamo ipotizzare dunque l'esistenza di tre zone: la dimensione terrestre o X, il cui ciclo di vibrazioni varia da 0 a 100, il limbo o Z, che va da 101 a 200, e la dimensione aliena o Y, che va da 201 a 300. Questo perché se non ci fosse una dimensione cuscinetto Z tra quelle X e Y, appena usciti fuori scala, ci ritroveremmo immediatamente in un altro mondo, con altre città e paesaggi alieni. Il fatto che molti rapiti provino la sensazione di attraversare le pareti e di sfuggire alle leggi fisiche del nostro Continuum, pur vedendo attorno a sé le proprie mura domestiche e i paesaggi noti, suggerisce la presenza di una dimensione Z o limbo, nella quale si sfugge tanto alle leggi fisiche dell'una che dell'altra dimensione. È concepibile che nella gamma vibratoria Z ci sia un passaggio graduale tra un piano dell'esistenza all'altro, vale a dire che esistendo la dimensione Z tra i 101 e i 200 cicli, qualora oltrepassassimo la zona media (ossia i 150 cicli), inizieremmo ad osservare i contorni del Continuum alieno Y, sempre più tangibile e reale mentre ci avviciniamo ai confini del limbo stesso, verso i 201 cicli vibratori. Diverse persone addotte dagli ET sostengono di vivere una vera e propria seconda vita in fase onirica, in uno strano mondo alieno ricco di siti, occupazioni e talvolta addirittura di affetti specifici che ritornano, notte dopo notte. E se tutto questo non fosse un sogno? Ritorniamo per un attimo a considerare il quanto. Se davvero il quanto salta in un'altra dimensione, lo fa così velocemente (alla velocità della luce), da essere qua e là quasi istantaneamente. Intendiamo dire che il lasso di tempo in cui si assenta e torna è impercettibile per i nostri sensi e noi ce ne rendiamo conto solo perché si materializza in un luogo diverso da quello di partenza, dandoci l'impressione che abbia compiuto un salto. Ora immaginiamo che anche gli atomi che compongono il nostro corpo siano soggetti a salti quantici. È come se noi vedessimo una persona stare vicino ad una finestra, per poi vederla un secondo dopo accanto alla porta. Penseremmo che si sia mossa in maniera velocissima dalla finestra alla porta, cioè che abbia compiuto un salto quantico. Ma se la persona in questione si fosse rimaterializzata esattamente accanto alla finestra, non avremmo notato nulla. A questo punto sorge un dubbio: potremmo noi, secondo le leggi della fisica quantistica, essere contemporaneamente in questo ed in un altro universo? Forse sì. Prendiamo ad esempio una scena del film Superman. È un classico: Superman entra in una porta girevole come Clark Kent e ne fuoriesce in istante dopo come Superman, così velocemente da essere difficilmente visibile. Ora poniamo che all'interno dell'edificio in questione (mettiamo una banca), vi sia Superman che, muovendosi veloce come la luce, entra ed esce continuamente dall'edificio tramite la porta girevole, fermandosi un istante nel centro della banca quando sta dentro e sul marciapiede una volta fuori. Facendo questo alla velocità della luce, noi avremmo l'illusione ottica di vedere due Superman, uno sul marciapiede e uno nella banca. Il nostro occhio non potrebbe percepire il salto quantico, se Superman riapparisse (moltissime volte al secondo) sempre nello stesso punto. In teoria ciò potrebbe succedere ad un essere umano, se sottoposto ad una frequenza vibratoria oscillante tra le due dimensioni. Si ritroverebbe a vivere contemporaneamente in due dimensioni diverse, facendo cose differenti e forse sviluppando con gli anni caratteristiche psicologiche disuguali. Questo però causerebbe alla struttura cellulare umana uno stress quantico dai risultati rovinosi, che teoricamente potrebbe sfociare in combustione spontanea o schizofrenia mentale. E se tale bilocazione dimensionale avvenisse quando il corpo umano è in stato di massimo riposo mentale e fisico; ossia in stato di sonno? Si ridurrebbero i rischi di stress quantico, soprattutto perché il fenomeno sarebbe isolato nell'arco di poche ore e mentalmente il soggetto avrebbe la possibilità di concentrarsi su una vita dimensionale alla volta. Allora gli addotti vivono davvero una doppia vita in un Universo parallelo? Il fisico Fred Alan Wolf, parlando degli universi paralleli e della fisica quantistica, così si espresse: "Benchè questa teoria porti ad una bizzarra concezione del mondo, tuttavia è ancora la più soddisfacente che sia stata mai elaborata". E probabilmente è vero.

Come Capire la Fisica Quantistica

La fisica quantstica (detta anche teoria dei quanti o meccanica quantistica) è un ramo della fisica che descrive il comportamento e l'interazione tra materia ed energia alla scala delle particelle subatomiche, dei fotoni e di alcuni materiali a temperature molto basse. Il regno quantico si definisce dove l' azione (o il momento angolare) della particella è contenuta all'interno di pochi ordini di grandezza di una piccolissima costante fisica detta costante di Planck.

Comprendi il significato fisico della costante di Planck. Nella meccanica quantistica, il quanto di azione è la costante di Planck, spesso indicata con h. Allo stesso modo, per l'interazione delle particelle subatomiche, il quanto del momento angolare è la costante di Planck ridotta (costante di Planck diviso 2π) indicata con ħ e chiamata h tagliato. Nota che il valore della costante di Planck è estremamente piccolo, le sue unità sono quelle del momento angolare e la nozione di azione è il concetto matematico più generale. Come implica il nome meccanica quantistica, certe quantità fisiche, come il momento angolare, possono cambiare solo in quantità discrete, e non in maniera continua (analogica). Ad esempio, il momento angolare di un elettrone legato a un atomo o ad una molecola, è quantizzato e può avere solo valori che sono multipli della costante di Planck ridotta. Questa quantizzazione genera sugli orbitali degli elettroni una serie di numeri quantici primi e interi. Al contrario, il momento angolare di un elettrone vicino non legato, non è quantizzato. La costante di Planck ha anche un ruolo importante nella teoria quantistica della luce, dove un quanto di luce è rappresentato dal fotone e dove materia ed energia interagiscono attraverso la transizione atomica dell'elettrone o “salto quantico” dell'elettrone legato. Le unità della costante di Planck possono anche essere viste come periodi di energia. Per esempio, nel contesto delle particelle fisiche, le particelle virtuali sono definite come particelle con massa che compaiono dal vuoto spontaneamente per una piccola frazione di tempo e svolgono un ruolo in un'interazione di particelle. Il limite al periodo di esistenza di queste particelle virtuali è l'energia (massa) dei tempi di apparizione della particella. La meccanica quantistica comprende una vastissima varietà di soggetti, ogni parte dei suoi calcoli però coinvolge la costante di Planck.

Sii consapevole che le particelle con massa passano attraverso una transizione da classiche a quantiche. Anche se l'elettrone libero mostra qualche proprietà quantica (come lo spin), non appena l'elettrone slegato si avvicina all'atomo e rallenta (magari emettendo fotoni), effettua una transizione da un comportamento classico a uno quantico, non appena la sua energia scende al di sotto dell'energia di ionizzazione. L'elettrone si lega quindi all'atomo e il suo momento angolare, a seconda del nucleo atomico, viene ristretto ai valori quantizzati degli orbitali che può occupare. La transizione è improvvisa. Si potrebbe paragonare questa transizione a quella di un sistema meccanico che cambia mostrando un comportamento da instabile a stabile o da semplice a caotico, o perfino a una navicella che rallenta andando sotto la velocità di fuga ed entrando in orbita attorno a qualche stella o altro corpo celeste. Al contrario i fotoni (che sono privi di massa) non passano attraverso una transizione del genere: attraversano semplicemente lo spazio senza cambiamenti finché non interagiscono con altre particelle e scompaiono. Quando guardi una notte stellata, i fotoni hanno viaggiato senza cambiamenti da qualche stella attraverso anni luce di spazio per poi interagire con un elettrone in una molecola della tua retina, trasferire la loro energia e poi scomparire.

Sappi che ci sono idee da romanzo nella teoria quantistica, tra cui:
La realtà quantica segue regole un poco differenti dal mondo di cui facciamo esperienza ogni giorno.
L'azione (o momento angolare) non è continua, ma avviene in unità piccole e discrete.
Le particelle elementari si comportano sia come particelle sia come onde.
Il movimento di una particella specifica è casuale per natura e può essere previsto solo in termini di probabilità.
È fisicamente impossibile misurare simultaneamente la posizione e il momento angolare di una particella con l'accuratezza permessa dalla costante di Planck. Più precisamente se ne conosce uno, meno precisa sarà la misurazione dell'altra.

Comprendi la Dualità Onda Particella. Assumi che tutta la materia esibisce sia proprietà di onda sia di particella. Concetto chiave della meccanica quantistica, questa dualità si riferisce all'incapacità di concetti classici come “onda” e “particella” di descrivere pienamente il comportamento degli oggetti a livello quantico. Per una conoscenza completa della dualità della materia, bisognerebbe possedere i concetti dell'effetto Compton, di quello fotoelettrico, della lunghezza d'onda di De Broglie e della formula di Planck per la radiazione dei corpi neri. Tutti questi effetti e teorie provano la natura duale della materia. Ci sono diversi esperimenti sulla luce effettuati da scienziati che provano come la luce abbia una natura duale, di particella così come di onda... Nel 1901, Max Planck pubblicò un'analisi che riuscì a riprodurre lo spettro osservato della luce emessa da un oggetto brillante. Per riuscirci, Planck dovette fare una congettura matematica ad hoc per l'azione quantizzata degli oggetti oscillanti (atomi del corpo nero) che emettevano la radiazione. Fu poi Einstein a proporre che fosse la stessa radiazione elettromagnetica a essere quantizzata in fotoni.

Comprendi il principio di Indeterminazione. Il principio di Indeterminazione di Heisenberg stabilisce che alcune coppie di proprietà fisiche, come la posizione e la quantità di moto, non possono essere conosciute simultaneamente con un'elevata precisione arbitraria. Nella fisica quantistica, una particella è descritta da un pacchetto di onde che dà luogo a questo fenomeno. Prendi in considerazione la misurazione della posizione di una particella, potrebbe essere ovunque. Il pacchetto di onde della particella ha un'estensione non pari a zero, che significa che la sua posizione è incerta – potrebbe essere più o meno ovunque all'interno del pacchetto di onde. Per ottenere una lettura accurata della posizione, questo pacchetto di onde deve essere 'compresso' il più possibile, ossia deve essere costituito da numeri crescenti del seno delle onde unite insieme. La quantità di moto della particella è proporzionale al numero d'onda di una di queste onde, ma potrebbe essere una qualsiasi di esse. Perciò facendo una misurazione più precisa della posizione – aggiungendo insieme più onde – inevitabilmente la misurazione della quantità di moto diventa meno precisa (e viceversa).


Comprendi la funzione d'onda.. Una funzione d'onda in meccanica quantistica è uno strumento matematico che descrive lo stato quantico di una particella o di un sistema di particelle. È comunemente applicata come una proprietà delle particelle, relativa alla loro dualità onda-particella, indicata con ψ (posizione, tempo) dove |ψ|2 è uguale alla probabilità di trovare il soggetto a un dato tempo e posizione. Per esempio, in un atomo con un solo elettrone, come l'idrogeno o l'elio ionizzato, la funzione d'onda dell'elettrone fornisce una completa descrizione del comportamento dell'elettrone. Può essere scomposta in una serie di orbitali atomici che formano una base per le possibili funzioni d'onda. Per atomi con più di un elettrone (o qualsiasi sistema con particelle multiple), lo spazio sottostante costituisce le possibili configurazioni di tutti gli elettroni e la funzione d'onda descrive le probabilità di queste configurazioni. Per risolvere problemi nei compiti che implichino la funzione d'onda, la familiarità con i numeri complessi è un prerequisito fondamentale. Altri prerequisiti sono i calcoli di algebra lineare, la formula di Eulero dall'analisi complessa e la notazione bra-ket.


Comprendi l'equazione di Schrödinger. Si tratta di un'equazione che descrive come lo stato quantico di un sistema fisico cambi nel tempo. È fondamentale per la meccanica quantistica quanto lo sono le leggi di Newton per la meccanica classica. Le soluzioni all'equazione di Schrödinger descrivono non solo sistemi subatomici, atomici e molecolari ma anche sistemi macroscopici, forse perfino l'intero universo. La forma più generale è l'equazione di Schrödinger dipendente dal tempo che descrive l'evoluzione nel tempo di un sistema. Per sistemi in stato stazionario, l'equazione di Schrödinger indipendente dal tempo è sufficiente. Soluzioni approssimative all'equazione di Schrödinger indipendente dal tempo sono comunemente utilizzate per calcolare i livelli energetici e altre proprietà di atomi e molecole.

Comprendi il principio di sovrapposizione. La sovrapposizione dei quanti si riferisce alla proprietà meccanico quantica delle soluzioni all'equazione di Schrödinger. Siccome l'equazione di Schrödinger è lineare, anche ogni combinazione lineare di soluzioni a una particolare equazione costituirà una sua soluzione. Questa proprietà matematica delle equazioni lineari è nota come principio di sovrapposizione. Nella meccanica quantistica queste soluzioni sono spesso fatte ortogonali, come i livelli di energia di un elettrone. In questo modo, l'energia di sovrapposizione degli stati è annullata e il valore atteso di un operatore (qualsiasi stato di sovrapposizione) è il valore atteso dell'operatore nei singoli stati, moltiplicato per la frazione dello stato di sovrapposizione che si trova “in” quello stato.


giovedì 8 ottobre 2015

Parla un Igigi – Monito dei Creatori al Genere Umano – Un articolo del colonnello Philip Corso

Il Colonnello Philip J. Corso ci ha lasciato nel 1998, con questo messaggio che un Igigi-EBE (Entità Biologica Extraterrestre) gli trasmise telepaticamente.
La prima volta che sentii il termine Igigi fu in occasione della seconda visita in Italia di  Corso, poco prima della sua morte, avvenuta il 16 Luglio 1998. A Roma, durante una nostra conversazione, Corso mi consegnò diversi documenti e due manoscritti, che avrebbe avuto desiderio di vedere pubblicati in Italia. Fra i documenti scritti di suo pugno ce n’erano alcuni sulla tipica carta giallina dei block notes americani. Uno era intitolato “Igigi Speaks”. In questo documento si rintracciano chiaramente i fondamenti di quanto Corso intendeva con “Nuova Scienza”, un argomento che tratterò prossimamente riportando qui interviste integrali al Colonnello Corso. Ciò che colpisce maggiormente del contenuto è il linguaggio, apparentemente confabulatorio di Corso. Nel messaggio dell’Igigi sembrano confluire dichiarazioni connotabili storicamente, connesse alla personale visione di Corso in merito al nucleare e alle risorse naturali del nostro pianeta. È lecito quindi ipotizzare che Corso abbia operato un transfert affidando all’essere alieno alcuni tratti del proprio pensiero. D’altro canto, concetti assai simili vengono significati da molta messaggistica derivata da comunicazioni di razze aliene positive in contatto con loro “ambasciatori” terrestri. Ad esempio, dai Siriani.Si trattava di un testo contenente un messaggio affidato telepaticamente al Colonnello Corso e da lui immediatamente trascritto in seguito a un suo personale Incontro Ravvicinato con un essere di tipo EBE. L’essere agiva per conto di creature superiori, da Corso identificate con i termini di “Creatori” o “Igigi”.
Mentre ritengo possibile che Corso abbia tratto da Sitchin alcuni elementi della sua “cosmogonia”, sono portato ad escludere che all’atto della stesura di questo scritto Corso soffrisse di perdite di focalizzazione della memoria, o di manie di grandezza tali da portarlo a esprimersi come un profeta sgrammaticato e privo di senso logico. Chiunque lo abbia incontrato può testimoniarne la lucidità mentale sino alla fine dei suoi giorni. Il Lettore è comunque perfettamente in grado di giudicare da sé.
Va detto comunque dell’attualità di quanto Corso afferma e riporta in relazione ai Creatori/Igigi, anche in considerazione delle informazioni che giungono sempre più consistentemente da parte di eccellenti ricercatori italiani, come Mauro Biglino e da specialisti internazionali di Storia Alternativa, genesi dell’uomo e civiltà pre e post diluviane, mesopotamiche soprattutto.
Infine, degli Igigi parlano oggi diversi experiencers che si dicono in contatto con questi esseri superiori.
Ma le rivelazioni di Corso risalgono ormai ad oltre una dozzina di anni fa e questo rende il monito degli Igigi ancora più interessante.
Maurizio Baiata, 25 Gennaio 2012
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La EBE nel disegno di Amy O’Brien su indicazioni di Philip Corso.
Parla un IGIGI
Messaggio trasmesso da una EBE per conto dei suoi maestri
 di Philip J. Corso †
Che voi siate stati creati da Dio onnipotente, o che siate stati creati da noi, non ha importanza. Ciò che importa è quello che siete diventati. Vi è stato fatto un gran dono, una mente che crea ordine. Con questo intendo la capacità di distinguere tra un’esperienza e una mera immagine mentale. La conoscenza scaturisce dalle esperienze ottenute dal confronto tra le invenzioni dell’intelletto e  fatti osservati e fa uso solo di concetti collegati alle esperienze delle quali non si nutre alcun dubbio. Vi è stato dato accesso a solide basi scientifiche che vi hanno fatto avanzare rapidamente di duecento anni nel futuro. Adesso è arrivato il momento di proiettarsi nei fenomeni tempo-dimensionali e gli effetti che gli sconvolgimenti nel tempo possono avere sugli eventi futuri. La formula vi è stata data, comunque al momento noi ci poniamo l’interrogativo se voi possiate andare avanti o meno, a fronte della stoltezza e della mancanza di realismo dei vostri pensieri e delle vostre azioni. C’è un perdurante dubbio se voi siate o no in grado dfarla vostra per creare un nuovo mondo.
                                       “Voi mortali potete essere così stupidi”
I mezzi per progredire sono dentro di voi, eppure fate confusione con la realtà. Sembra quasi che nella vostra mente la realtà non esista. Alla luce di questi fatti, cosa dovremo fare con voi? Ricominciare daccapo con una nuova razza, eliminare gli indesiderabili tra di voi, o fondere le nostre culture e civiltà? Noi abbiamo preso la nostra decisione, qual è la vostra? Vi abbiamo dato uno dei più grandi avanzamenti mai dati alla razza umana, e voi cosa ne avete fatto?
L’energia atomica potrebbe essere un grande aiuto per la razza umana al di là di quello che voi avete fatto. Avete creato un’arma di distruzione di massa. Questo ha permesso a coloro che controllano l’economia mondiale, che trascendono i confini nazionali, di far leva sulla paura delle masse. Noi abbiamo scelto gli Stati Uniti d’America come nazione che si avvicinava maggiormente alla società da noi auspicata. Ma cosa avete fatto con i doni che  vi abbiamo concesso? Siete sulla via giusta per diventare una potenza di seconda classe. Avete trasformato il grande dono dell’atomica (l’Universo si basa su una struttura atomica) in una fogna di avida economia. Questo fattore, insieme alla follia, alla stupidità e alla mancanza di conoscenza, sta contribuendo al vostro degrado. Poiché voi basate tutto su fattori economici e non sull’esigenza di sopravvivenza e progresso e non potete isolarvi dal resto del mondo, molte altre nazioni stanno progredendo nell’uso pacifico dell’atomica. Accusate noi di sterminio mentre i colpevoli siete voi, visto che vi abbiamo dato i mezzi per fermare lo sterminio della razza umana. Io parlerò di questi lati oscuri che conducono al disastro in ordine di importanza.
1: L’acqua
Einstein disse che lo sviluppo storico aveva portato all’accentramento di tutti i poteri economici, politici e militari nelle mani degli Stati nazionali.
A tutt’oggi l’acqua si presenta come uno dei punti più critici per la pace tra le nazioni. L’acqua ha rimpiazzato il petrolio come il punto caldo per i conflitti tra le nazioni. Il mondo, il vostro mondo, deve prepararsi allo shock dell’acqua. La mancanza di acqua potabile ha condannato milioni di persone alla malattia, morte e degrado. Per sopravvivere, le nazioni povere devono insorgere contro quelle ricche. Miliardi di abitanti del mondo saranno a corto di acqua potabile e periranno, rivoltandosi prima della distruzione. Quarant’anni fa (1960) l’esercito americano mise a punto  un impianto atomico portatile in grado di produrre 28.800 galloni di acqua fresca al giorno e 10.000.000 di galloni in sei anni ottenuti dall’acqua salata. Richiedeva pochissima manutenzione ed era sicuro, ma fu scartato dagli artisti dell’allarmismo nucleare e dagli economisti antinucleari che si dicevano ambientalisti. Città come New York, Parigi, Londra, Tokio, Los Angeles, Roma e altre metropoli, all’attuale ritmo di mancanza di acqua e numero di abitanti, periranno nel prossimo millennio. Lo spreco, l’incompetenza, e i fattori di costo annienteranno  città grandi e piccole. Nell’ultimo quarto di secolo il fabbisogno di acqua è giunto ai minimi livelli.
2: Misure igieniche e rifiuti.
Durante i primi anni Sessanta l’esercito americano sviluppò un sistema atomico che avrebbe usato il cobalto per purificare le acque di scarico e i rifiuti umani. L’esercito americano aveva capito il potenziale di malattia e morte di un esercito stanziato in poco spazio (per esempio, 100.000 soldati nel raggio di una o due miglia). Il potenziale danno derivato dalla mancanza di strutture sanitarie sarebbe più mortale che affrontare un esercito nemico. Il sistema fu scartato a causa del termine “nucleare”. Miliardi di persone in tutto il mondo non hanno misure igieniche e sono condannati. Le malattie si diffonderebbero facilmente in tutto il mondo, come la morte nera (la peste, N.d.R.), metropoli potrebbero essere annientate, istantaneamente. I sistemi odierni per l’acqua e le fognature saranno distrutti in breve e il mondo civilizzato scomparirà. La spazzatura e i rifiuti potrebbero essere decomposti con mezzi nucleari, ma la stupidità impera.
3: Cibo
Il mondo odierno soffre la mancanza di cibo e la fame. Questa situazione potrebbe mutare in breve tempo, ma la stupidità e l’ignoranza impediscono la soluzione. A metà degli anni Quaranta l’esercito americano cominciò a studiare gli effetti delle irradiazioni alimentari. Gli sforzi furono premiati da grande successo. La refrigerazione non era più necessaria, furono eliminate malattie come la trichina dal maiale e la salmonella dal pollo. I polli possono crescere virtualmente in 90 giorni e i polli irradiati potrebbero essere esportati in grandi quantità. Miliardi di vite potrebbero essere salvate, ma ancora una volta la stupidità si fa nuovamente sentire e, a causa dell’infondata paura del nucleare, gli Americani non permetterebbero mai che nei loro supermarket si possa trovare cibo irradiato. Questa situazione sarebbe applicabile a molti altri cibi, vegetali, erbe, ma sebbene il processo sia affidabile e non nocivo, il boicottaggio continua, a causa della mancanza di conoscenza.
                            Sterminio alieno per inedia
4: Energia.
Opinione comune è che nessuno in America vuole sviluppare una nuova linea di generatori di energia nucleare; la motivazione è che non ne è stata stabilita la praticabilità commerciale. Mentre il mondo va avanti, noi ristagniamo. Dicono che l’idea di sviluppare una nuova linea di generatori di energia nucleare chiamata Advanced Light Water Reactor sia uno spreco di denaro. Questo è tipico dell’anti-pensiero. È dal 1973 che negli Stati Uniti non vengono costruiti nuovi impianti nucleari e non ne saranno costruiti altri nella prossima decade a causa del pensiero negativo dei politici. Nuove tecnologie computerizzate rendono possibili dispositivi di sicurezza più semplici, ma non negli Stati Uniti. Sono stati intrapresi nuovi progetti geotermici e di energia eolica, ma questa è una cattiva idea, un diversivo. Nei primi anni Sessanta l’esercito americano disponeva di un impianto nucleare portatile sicuro a basso mantenimento, in grado di produrre vapore per guidare i generatori a produrre centinaia di Kw e sciogliere il ghiaccio per produrre acqua. Una piccola città nell’Artico fu dotata di acqua, calore ed elettricità: fu scartato. Era in via di sviluppo un piccolo impianto nucleare che poteva prendere l’idrogeno dall’acqua e l’azoto dall’aria e produrre ammoniaca come propellente per i veicoli. Fu interrotto. I ricercatori usarono un reattore nucleare per scaldare il gas per farlo espandere e pressurizzarlo. Poteva essere passato attraverso un ugello e creare una reazione opposta per condurre un veicolo. Progettarono di spingere un velivolo spaziale con un raggio ionico. Abbiamo pianificato di proiettarvi nel futuro dandovi un sistema per accelerare particelle molecolari cariche in campi magnetici quindi irraggiarle attraverso un ugello per guidare un motore. Comunque, invece di proiettarvi 500 anni in avanti e viaggiare nello Spazio, voi, attraverso la stupidità, l’avarizia e la mancanza di conoscenza, siete arretrati di 50 anni.
5: Medicina nucleare.
In questo campo avete fatto grandi progressi, a dispetto degli ostacoli prodotti dalla ottusità umana e nei molti casi in cui gli uomini di scienza hanno dovuto elidere la parola “nucleare” per andare avanti, specialmente nella MRI (Magnetic Resonance Imaging) e nell’impiego di apparecchi per il rilevamento di immagini. Persino gli zar dell’economia dell’avidità hanno guardato ad altre soluzioni, visto che in molti casi si trattava di sopravvivenza e della loro salute, non dei dollari. Eccovi 100 anni nel futuro e andrete avanti a un ritmo rapido, ammesso che altri fattori non vi schiaccino e distruggano il vostro modo di vivere.
E adesso vi lascio con questo: 
I.       Visto che possedete armi di distruzione totale, dovremo lasciarvi autodistruggere?         
                                              oppure
II.       Dovremo distruggervi noi come abbiamo già fatto una volta?
                                              oppure
 III.       Dovremo fare come fece il vostro Gesù Cristo, portare i creditori e quelli che usano il potere del denaro fuori dal tempio e lasciarvi progredire?
                                               oppure
IV.       Creare una razza ibrida e la società che noi abbiamo previsto?
La scelta sta a voi.

mercoledì 7 ottobre 2015

VISIONI DA UN CERVELLO MORENTE




Estratto da 'Niew Scientist" 5 maggio 1988 da un articolo di Susan Blackmore
Le NDE possono dirci di più a proposito  della  coscienza e del cervello che sull’esperienza oltre la tomba.

D
 opo 15 anni di ricerca, una cosa è chiara: quando la gente arriva vici­no alla morte e poi si ristabilisce, tende descrivere un insieme di esperienze strutturate.
1975 Raymond Moody ha pubblicato per  la prima volta la sua raccolta di NDE "Le vite oltre la vita" (op. cit.). Il suo resoconto include esperienze di flut­tuazioni lungo un tunnel scuro, esperienze di abbondino del corpo e la capacità di osservare processi in atto con di­staccata lontananza, incontri con `esseri di luce’ che li aiutavano a riesaminare la vita trascorsa, la sensazione di essere _passati in un altro mondo, il cui limite estremo segnava il ritorno dalla gioia, dall’amore e dalla pace alla sofferenza, alla paura o alla malattia.
Moodv non ha fatto nient'altro che raccogliere i casi, e pochi credevano che la sua descrizione piuttosto idealizzata avrebbe retto a una ricerca approfondi­ta. In realtà resse benissimo. Kenneth Ring, dell'Università del Connecticut, -a intervistato 102 persone che si erano Tavate vicine alla morte a causa di ma­lattie, incidenti e tentati suicidi. Di questi almeno la metà hanno riferito espe­rienze che erano conformi alla descrizio­ne di Moody (Life after Death, New York, Coward, McCann and Geoghegan 1980). Ring sistematizza in cinque stadi l’esperienza vicina alla morte: pace se­parazione del corpo, ingresso nell'oscu­rità (o nel tunnel), vedere la luce ed en­trare nella luce. Non solo questi cinque stadi tendevano a presentarsi in ordine, il primo stadio era il più comune, i160% delle persone intervistate ha riferito lo stadio della pace e il meno comune è sta­to riportato al 10%. Tutto ciò sembrava implicare una sorta di esperienza già prestabilita che era in procinto di evol­versi negli stadi più lontani e più pro­fondi mano a mano che una persona si avvicinano di più alla morte. Più recen­temente Bruce Greyson, uno psichiatra dell'Università del Michigan, ha conte­stato l'ipotesi di invarianza sull'Ameri­can Journal of Psychiatry (Vo1.142, pag. 967, 1985). Bruce Greyson ha constata­to che le esperienze vicine alla morte non sono totalmente `invarianti'.
Tali esperienze tenderebbero a prende­re forme diverse in culture diverse. Il tunnel è così convincente che la gente pensa sia una sorta di passaggio `reale' verso la prossima vita. L'esperienza fuo­ri dal corpo è così realistica che le per­sone sono convinte che il loro spirito ha lasciato il corpo e possa vedere e muo­versi senza di esso. Le emozioni positi­ve sono così forti che molti non voglio­no tornare indietro. Per coloro che rag­giungono gli stadi finali, sembra essere presa una decisione conscia di tornare indietro alla vita e alle responsabilità, piuttosto che rimanere nella beatitudi­ne e nella pace. Per molte persone, la vita successivamente è molto diversa, dicono di essere meno materialisti, mol­to più riconoscenti verso la vita e più at­tenti al benessere altrui.
Come possiamo spiegare i tunnel, le esperienze fuori dal corpo e le trasfor­mazioni nella vita successiva?
 Nella cul­tura esoterica, il corpo astrale è il vei­colo della coscienza, che si separa   permanentemente dal corpo fisico dopo la morte, ma può anche separarsi temporaneamente, durante la vita.
Pertanto l'esperienza fuori dal corpo è realmente una `proiezione astrale'. Il tunnel è una transizione fra il mondo astrale e quello esoterico; l'oscurità ac­cade quando la coscienza è trasferita da uno all'altro.
I problemi che nascono da tale spiega­zione sono numerosi. C'è la questione di sapere di cosa è composto l'astrale e co­me l'astrale e il fisico interagiscono (in effetti si tratta del riflesso di tutti i pro­blemi corpo/mente).
C'è sempre stata la speranza che nuovi strumenti potessero finalmente rivelare il corpo astrale. Ma l'accresciuta sensi­bilità degli strumenti ha dimostrato sol­tanto una riduzione in misura di qualsia­si preteso risultato. Ho sostenuto che queste teorie non hanno progredito (Be­yond The Body, Londra, Heinemann 1982). Nonostante ciò, esse hanno una grossa attrattiva: se dobbiamo fornire teorie migliori, dobbiamo non solo criti­care le teorie esoteriche nella sostanza, ma produrre alternative che si inseri­scano nel contesto della scienza e forni­scano ipotesi verificabili e che abbiano un senso che le persone che hanno fat­to esperienze vicino alla morte. È un compito molto complesso, ma non im­possibile.
L'astronomo Carl Sagan ha precisato, con molto incoraggiamento popolare, che possiamo fondare la universalità delle esperienze vicino alla morte solo facendo riferimento alla sola esperienza che noi tutti abbiamo in comune: la na­scita. Così il tunnel è realmente il cana­le della nascita e l'esperienza del tunnel e l'esperienza fuori dal corpo sono un re­play della nascita. Le capacità cognitive di un nuovo nato non sono però tali da poter ricordare l'esperienza in un modo che possa avere senso per un adulto, 20 50 anni più tardi.
Un aspetto positivo di tale teoria è che è verificabile. Se i tunnel e le esperien­ze fuori dal corpo sono un replay della nascita, le persone che hanno avuto il parto cesareo non dovrebbero averle. Ho distribuito un questionario a 254 persone di cui 36 erano nate con il ta­glio cesareo. Entrambi i gruppi riporta­no la stessa proporzione di esperienze fuori dal corpo e di tunnel. Potrebbe es­sere che queste esperienze si basino sul­l'idea della nascita in genere, ma questo indebolisce drasticamente la teoria.
La teria più debole di tutte è l'asserzio­ne superificiale che queste esperienze sono `mere allucinazioni', sebbene que­sta è stata spesso la `risposta scientifi­ca', che conduce però ad un'altra doman­da: perché proprio queste allucinazioni? Perché la luce alla fine? Perché le espe­rienze fuori dal corpo sul soffitto e non sull'alluce? Perché sembrano così reali? Un approccio effettivo deve essere in grado di rispondere a queste domande. Il tunnel sembra avere un'origine piut­tosto interessante nella struttura del si­stema visivo. Non accade solo nelle esperienze vicino alla morte, ma nell'e­pilessia o in certi casi di forte mal di te­sta, quando ci si addormenta, quando si medita, o solo ci si rilassa facendo pres­sione su entrambi gli occhi, o con certe droghe quali LSD, psilocibina o mesca­lina. Negli anno '30, Heinrich HIuver, presso l'Università di Chicago, notò questo fenomeno come una delle forme costanti, nelle allucinazioni indotte da droghe... altre forme riportate erano la rete, la spirale e la ragnatela. Perché queste condizioni diverse producono le stesse allucinazioni?
La corteccia visiva del cervello, che elabora sia la -visione che l'immaginazione visiva, è abitualmente in uno stato stabile  mantenuta in questo stato essenzialmente da alcuni neuroni che ne inibiscono altri. Molte delle condizioni che producono le allucinazioni riducono o interferiscono con l'inibizione. L'LSD, per esempio, sopprime l'azione delle cel­lule raphe, che regolano l'attività della corteccia visiva. Qualsiasi interferenza con l’inibizione può determinare uno statodi grande eccitazione. Jack Cowan,un neurobiologo dell'Università di Chicago, ha precisato sei anni fa, usando un analogia con la meccanica dei fluidi, che l’eccitabilità corticale in aumento avrebbe destabilizzato lo stato uniforme e indotto onde di attività che si propa­gavano attraverso la corteccia visiva. Che tipo di percezione avrebbero prodotto queste onde? Lo spazio visivo è innanzitutto rappresentato nella retina e in diverse aree della corteccia visiva. Il centro del campo visivo utilizza molti più neuroni che la periferia, e l'immagine completa è strutturata dalla mappa della retina verso il cervello, per mezzo una complessa funzione matematica. Cowan mostra che a causa di questa struttura a mappa, le onde di attività nella cortec­cia apparirebbero come se ci fossero de­gli anelli concentrici, dei tunnel o delle spirali nel mondo esterno. Il movimento ­delle onde produrrebbe un'espansione di riduzione. Sembra così che il tunnel sia la naturale conseguenza del modo in cui la cor­teccia visiva rappresenta il mondo visi­vo. E la luce alla fine? Poiché il numero di neuroni preposti ad ogni unità di area = più elevata al centro del campo visivo, n si aspetterebbe un effetto più intenso ai centro, se tutti i neuroni fossero toc­~ati dall'allentamento dell'inibizione. Presumibilmente, più il sistema è distri­buito, più grande è la luce, sebbene nes­suno abbia mai provato sperimental­mente quest'idea.
Rimangono molte domande: come e per­ché nelle esperienze vicino alla morte sembra che ci si muova sempre in avan­ti attraverso il tunnel, e non necessaria­mente in altre esperienze. La domanda più presente, comunque, è perché, se è un'allucinazione, sembra così reale.
La risposta a questa domanda sta nel chiedersi che cosa rende le cose reali. La distinzione `là fuori' e `nella mia men­te' non è facile per quanto concerne il sistema nervoso. Appena inizia 1'elabo­raizone visiva o uditiva, l'informazione proveniente dalla memoria si mescola con 1'input sensoriale. Non appena l'in­formazione passa attraverso i differen­ti stadi di elabrazione, linee, confini; spa­zi ed oggetti vengono rappresentati in diversi modi. È del tutto improbabile che una semplice etichetta possa essere applicata con la definizione `questo pro­viente dall'esterno' e `questa è un'alluci­nazione'. Proporrei invece che la deci­sione venga fatta ad un livello molto più elevato: il sistema prende semplicemen­te il modello più stabile del mondo che si presenta in un dato momento e lo chiamo `realtà'.
Nella vita normale c'è un solo `modello di realtà' che è decisamente più stabi­le, coerente e complesso: è quello strut­turato per mezzo degli input sensoria­li. È il modello `io, qui e ora' Sto sug­gerendo che questo modello sembra più reale solo perché è il migliore che il si­stema ha a disposizione in un dato mo­mento.
Ma cosa succede a un sistema morente? Cosa succede a un cervello in cui opera una disinibizione estensiva, disturbato da fragori, in condizioni di pericolo, di incapacità a produrre un modello fun-zionante di realtà? Potrebbe darsi che le onde di attività nella corteccia visiva siano il modello più stabile che il siste­ma ha a disposizione, ecco che natural­mente esso sembra reale, d'altra parte è reale tanto quanto ogni altro modello che sia stato, in dato momento, reale, perché è il miglior modello del momen­to. Dato che l'elaborazione delle imma­gini avviene anche a livello della cortec­cia visiva, ha senso che altre immagini, e persino altri mondi complessivi siano incorporati nel tunnel di prospettiva. Nessun sistema sensibile lascerebbe perdere, giunto a questo punto. Cosa do­vrebbe fare? L'obbiettivo ovvio sarebbe quello di ritornare al modello prodotto dagli input sensoriali - rappresentazio­ne stabile del mondo fuori - al più pre­sto possibile. Un modo per farlo è di ba­sarsi sulla memoria: domandarsi "Chi sono?" "Dove sono?" "Cosa sto facen­do?" Le risposte saranno presenti nella memoria se rimane sufficiente capacità di elaborare. Sappiamo, però, cose inte­ressanti sui modelli della memoria. Spesso sono visioni a volo d'uccello. Sup­poniamo che il sistema di una donna mo­rente costruisca un modello di quello che lei sa sta succedendo: il suo corpo sul ta­volo operatorio, i chirurghi attorno, le luci sopra e tutto l'apparato. Questa po­trebbe essere una visione a volo d'uccel­lo dal soffitto. Potrebbe essere un buon modello. Abbiamo solo da pensare qua­le è il potere della radio nell'evocare det­tagliate immagini visive per renderci conto quanto questa ipotesi potrebbe es­sere valida. Questo modello potrebbe persino incorporare alcuni input, come i rumori fatti dalle persone che parlano attorno, o il rumore dei ferri sul carrel­lo, per non menzionare le scosse dei ten­tativi di rianimazione. In tal modo il mo­dello mentale che si produce, non solo sarebbe convincente ma conterebbe persino alcuni dati corretti circa gli eventi che stanno accadendo in quel mo­mento - e questo a volto di uccello. Se questo modello è il migliore che il siste­ma ha in quel momento esso apparirà come perfettamente reale. Ancora una volta è `reale' nello stesso senso in cui qualsiasi altra cosa è reale. Questo è, secondo me, quello che accade nell'espe­rienza fuori dal corpo.
A partire da questo approccio sono pos­sibili molte ipotesi verificabili. Per esem­pio, le persone che hanno sperimentato esperienze fuori dal corpo potrebbero esser quelle stesse che più facilmente sono in grado di immaginare scene a vo­lo di uccello, o che possono cambiare più facilmente punti di vista nella loro im­maginazione. Ho avuto conferma di quanto sopra in molti esperimenti (Jour­nal of Mental
Imaginary, vol. ll, pag. 53, 1987): queste persone potrebbero esse­re le stesse che sanno richiamare cose con una visione a volo di uccello. Sia io che Harvey Irwin dell'Università del New South Wales, in Australia, abbia­mo scoperto che le persone che hanno avuto esperienze fuori dal corpo tendo­no ad assimilarsi alle persone che ri­cordano i sogni a volo di uccello, sebbe­ne non abbiano le stesse capacità per gli eventi avvenuti nello stato di veglia. La ragione di ciò non è chiara, ma questo approccio sembra produrre maggiori progressi che quello basato sulla nozio­ne secondo cui `qualcosa' lascia il corpo. Esiste però una piccola prova che rap­presenta una grande sfida al punto di vista che ho esposto. Michael Sabom, un cardiologo di Atlanta, Georgia, ha riven­dicato che alcuni pazienti hanno visto, durante le esperienze vicino alla morte, cose che non avrebbero potuto inventa­re attraverso l'udito o per mezzo di   quanto essi stessi sapevano sulle tecni­.che  rianimazione (Recollections of Corgi, 1982). Questo ricercatore non ha soltanto raccolto alcuni racconti come, per esempio, il caso di una scarpa vista in un angolo inaccessibile della finestra, ha chiesto anche ai soggetti di immaginare di andare attra­verso la procedura di rianimazione e di­ che cosa vedessero.
Ci sono alcuni problemi sul lavoro di Sabom. ­Dovrebbe essere svolto un control­lo più accurato sui soggetti che effetti­vamente sono passati attraverso 1'intero processo ed hanno sperimentato le azioni e le conversazioni dello staff. Il  comportamento degli aghi dovrebbe essere registrato con precisione in modo da confrontarlo con i resoconti dei pazienti sull'esperienza vicino alla morte. Questo è l’oggetto della futura ricerca.
Solo allora saremo in grado di sapere se i dati di Sabom costituiscono una reale sfida al punto di vista che ho esposto qui e se gli stessi dati contengano una spe­ranza per coloro che guardano per 'qual­cosa di più' dopo la morte.
È, in ogni caso, un'esperienza straordi­naria essere buttati fuori dai limiti nor­mali del mondo sensoriale e dover af­frontare i limiti dei propri modelli men­tali. È devastante scoprire che altri mondi, tunnel o uscite dal corpo possa­no sembrare reali. Se sosteniamo l'ipo­tesi che la coscienza dipende dai model­li mentali strutturati in un dato momen­to, la coscienza della gente che ha fatto tali esperienze deve ovviamente uscirne trasformata. Anche quando si ritorna al normale e il mondo `reale' riprende il so­pravvento, non si può dimenticare che a un certo momento altri mondi sono sem­brati `reali', che il corpo era inutile e che non esisteva più nemmeno il sé. È uno scontro diretto con la natura costruita del sé e del mondo: non possono sem­brare più così solidi e importanti come prima.
Le esperienze vicino alla morte, dopo tutto, sono trascendenti e trasformanti, ma non così misteriose. Possono dirci molto sulla coscienza e sul cervello che non su quanto accade oltre la tomba
Le molteplici componenti possono esse­re osservate come cambiamenti nei mo­delli mentali, derivanti dalla disinibizio­ne della corteccia e della caduta del nor­male modello mentale di realtà che nasce dagli input sensoriali, non posso­no essere tralasciate come mere alluci­nazioni: sono allucinazioni importanti e di trasformazione che dovremmo com­prendere meglio.
Per contatti: Sue Blackmore, Brain and Perception Laboratory, University of Bristol, Bristol B 58 LTD, England.






TRA LA VITA E LA MORTE 

Di boschi, prati e fiori visti - nell' al­dilà' ne parla spesso anche chi rie­merge dal coma. "Mentre ero in stato di inconscienza", racconta Massimo Picca­gli, di Verona "ho visto un solo albero in mezzo a un prato pieno di fiori bianchi, forse margherite, poi mi è venuta incon­tro mia nonna, che mi ha preparato la cioccolata, come quando ero piccolo". Questa costante dei prati verdi, fioriti, o dei lunghi pieni di luce visti durante il coma viene confermata da molti studio­si che si occupano di questo fenomeno. "Almeno il cinquanta per cento di colo­ro che tornano dall'aldilà hanno visioni di questo genere", afferma la psicologa veronese Gemma Zampini, che da mol­ti anni sta raccogliendo materiale su questo argomento con altri studiosi, in Italia e in Sudamerica (soprattutto in Venezuela e in Brasile): "Io stessa da piccola ho avuto un'esperienza simile; a tre anni ho battuto la testa contro uno spigolo e dopo aver ripreso conoscenza ho incominciato ad avere fenomeni psi­chici: per esempio descrivevo persone per me reali, ma che solo io vedevo, la cui immagine corrispondeva a parenti defunti."
"In età adulta ho avuto un grave inci­dente e sono entrata in coma: mi sono vista precipitare in un grande vortice blu, in fondo al quale vedevo una luce abbagliante, incandescente, e al di là un prato verde. Poi mi sono sentita risuc­chiare e sono rientrata bruscamente nel corpo, con una sensazione molto sgra­devole. In un'altra occasione sono cadu­ta in un simile stato d'incoscienza: in ospedale mentre i medici cercavano di rianimarmi, sentivo perfettamente ciò che accadeva intorno a me e i loro di­scorsi. Proprio per questo negli ospeda­li non si dovrebbe mai parlare sconside­ratamente accanto ai pazienti, pensan­do che non sentano". Una conferma di questo ci viene anche da un ragazzo di Padova, Federico Ballan, che nell' 85, a tredici anni, è rimasto in coma dopo un incidente di macchina per trentacinque giorni: in seguito ha raccontato che in questo periodo di "incoscienza" sentiva perfettamente i discorsi intorno a lui, a cui tentava di rispondere, ma nessuno lo sentiva, tanto che si metteva a piange­re per la disperazione.
"Spesso cerco di aiutare con le mie fa­coltà chi si trova in coma, con risultati a volte incredibili", prosegue Gemma Zampini, che spesso entra in incognito anche tra le corsie ospedaliere, per cer­care di aiutare chi soffre. "Così è acca­duto con Maddalena, una ragazza che non avevo mai visto alla quale ho cerca­to di dare energia, concentrandomi sul­la sua foto mentre ascoltavo l'adagio di Albinoni. Quando, dopo alcuni giorni è uscita dal coma, ha chiesto insistente­mente di ascoltare musica classica, per­ché voleva ritrovare quella musica che aveva percepito in un'altra dimensione: proprio l'adagio di Albinoni. Quando ci siamo incontrate per la prima volta due anni dopo, mi ha immediatamente rico­nosciuta e abbracciata, confermandomi di aver visto me e la mia casa mentre era in coma. Questa dinamica delle per­sone che vedono me e la mia casa, an­che se non mi hanno mai incontrata, si è ripetuta più volte".
Ed ecco l'esperienza, quasi identica, di una diciannovenne di Caserta, Simona Gibino: "Il 26 ottobre ' 88, in seguito a



Un incidente d’auto, sono entrata in coma ci ha  raccontato. "Mia zia ha telefonato a Gemma che io non conoscevo e non avevo mai visto, pregandola di in­tervenire a distanza, sulla mia fotogra­fia per provare a tirarmi fuori da questo stato. Mentre ero in coma, ero con­sapevole di ciò che mi accadeva e continuavo a vedere due occhi molto particolari, intensi, che mi fissavano e che in seguito ho scoperto essere quelli di Gemma, sentivo le sue incitazioni a ritornare alla vita e anche una musica che cercava di trasmettermi. Solo che a questa situazione se ne è sovrapposta un'al­tra più bella: sono passata attraverso galleria buia, oltre la quale intrave­devo una luce immensa, e al di là ho trovato un fiume  d'argento, in cui avrei vo­luto tuffarmi. Intanto sentivo una voce stupenda che continuava a parlarmi, senza sosta, infondendomi una grande pace che mi faceva rinascere: ricordo solo poche parole. Mi diceva che sulla terra c’era troppo odio, che non sapevamo più vivere in pace, in amore e che io dovevo ritornare per insegnare che esiste un amore diverso da quello che l'uomo insegue. Mentre mi parlava vedevo una schiera di anime sofferenti, che guarda­vano con ansia verso il basso, verso la Ter ­ra senza vedermi e poi un gruppo di bambini stupendi, che mi tendevano le mani. Poi di colpo mi sono ritrovata in ospe­dale sopra il mio corpo che mi sembra­: inutile, ho visto i medici che si affaticavano tentando di riportarmi in vita.improvvisamente sono passata in un ca­re immenso e ho sentito il mio corpo che sudava e i medici che parlavano. "Se suda allora è viva", hanno detto. Poi ho perso conoscenza. Ma quando sono rie­mersa, non mi riconoscevo più, ho dovu­to far fatica ad accettare la realtà che mi circondava".
Ed ecco la testimonianza di Giuseppina N., di Milano: "Nel ' 61, in seguito a un incidente, ho avuto un arresto cardio­circolatorio: improvvisamente ho visto il mio corpo dall'alto, dall'altezza del sof­fitto. In questo stato ho provato un grande benessere e una sensazione di leggerezza. Osservavo tutto con grande distacco, senza avere la coscienza della mia identità, finché ho visto entrare nel­la stanza mio marito e mia madre e al­lora mi sono ricordata chi ero. In quel momento ho sentito i medici che mi in­citavano a respirare: con grande fatica ho fatto un respiro e sono rientrata su­bito. Io non so giudicare questa espe­rienza, che ho sempre attribuito all'ane­stesia: però l'ho avuta".




  

IL DESTINO DEI MAGHI: INTRODUZIONE ALL'ARTE DEL PASSARE A MIGLIOR VITA 

Quando, verso la metà degli anni '70, scelsi un simbolo grafico da asso­ciare alla mia attività professionale il ca­so e il mio inconscio mi indirizzarono a decidere per un geroglifico egizio ripre­so dall'anello mortuario di un faraone. Esso rappresenta simbolicamente il passaggio dalla vita nota alla vita igno­ta, immaginata migliore, dell'aldilà. L"omino del labirinto', come familiar­mente lo chiamammo, mi è sempre ap­parso come la sintesi più efficace del pensiero reichiano e come la metafora più lampante di ogni processo di evolu­zione personale.
Dovettero passare alcuni anni prima che gli eventi del mio processo di sviluppo personale e professionale mi portassero ad un pieno contatto con la tematica del­la morte e del morire.
Accadde verso la fine del primo anno del training intensivo in terapia bioenerge­tica diretto dal Prof. Jules Grossman, per conto della San Francisco State University e dell'Istituto di Bioenerge­tica W. Reich, di cui a quei tempi diri­gevo la sede di Milano. Eravamo nel 1979. Jules introdusse la tematica con poche semplici istruzioni che eravamo tenuti ad assumer per vere e riferite a noi stessi:
"Siete andati dal vostro medico per co­noscere i risultati del vostro chek-up an­nuale. Vi sentivate bene e di ottimo uomo­
re, ma una sfumatura inquietante nel suo comportamento vi ha reso subito an­siosi. Vi ha invitati a sedere e rivolgen­dosi a voi con un'espressione di profon­do rammarico vi ha comunicato che vi sono rimasti tre mesi di vita. Voi avete fatto un balzo dalla sedia e avete insisti­to che di certo si trattava di un errore. Ma il medico, senza cambiare la propria espressione, vi ha confermato che le analisi erano state ripetute una seconda volta e che escludeva, con dispiacere, ogni possibilità d'errore. Siete rimasti senza parole e ringraziandolo per la franchezza ve ne siete andati".
Noi, io ed alcuni amici e colleghi, ci ad­dentrammo in modo totale nell'espe­rienza della prossimità della nostra morte. E vi rimanemmo, ciascuno a mo­do suo, per tre mesi.
Jules Grosman aveva collaborato negli Stati Uniti con la dottoressa Elisabeth Kúbler-Ross, il cui lavoro con malati ter­minali l'aveva portata a stretto contat­to con la realtà delle loro reazioni emo­tive, da lei divise in cinque fasi:
rifiuto e isolamento: "No, io no, non può essere vero". In questo stadio il ma­lato si chiude in se stesso e rifiuta di ac­cettare la propria condizione.
collera: quando ogni negazione dell'e­videnza diviene impossibile sorge spon­tanea una seconda domanda: "Perché proprio io?". Pronunciata spesso come un'imprecazione.
venire a patti: in questa fase il mala­to cerca di venire a patti con la realtà o se è religioso con la divinità, cercando un alleviamento o una dilazione: "Se Dio ha deciso di togliermi da questo mondo e non si lascia smuovere dalla mia col­lera forse sarà meglio disposto se glie­lo chiedo con delicatezza".
depressione: associata ad un grave vis­suto di perdita e spesso ad una sensazione realistica di colpa e di vergogna. Può essere divisa in depressione reatti­va correlata al blocco della collera e depressione preparatoria che prelude 1'ac­cettazione. "Proprio a me!"
accettazionequesta fase non deve es­sere confusa con un momento di sereni­tà, rappresenta piuttosto una resa all'i­nevitabile ed è contraddistinta da un relativo vuoto di emozioni. "Non mi resta che attendere la fine".
Ci tr,ovammo ad attraversare queste cinque fasi, ciascuno con i propri vissu­ti. Nel corso delle settimane Jules ci istruì prima a considerare cosa avrem­mo sempre voluto fare nella nostra vita e no,n avevamo mai fatto. Ci indusse a indagare il perché non l'avessimo mai e cosa sarebbe cambiato nelle no­stre vite facendolo.
Poi ci invitò a scrivere alcune lettere al­le persone che stavamo per lasciare. Ci comunicò quindi che era giunto il mo­mento di fare testamento. Un testamento­_spirituale che comprendesse però gli aspetti pratici della divisione dei nostri beni.
Infine ci istruì a definire le disposizioni per il nostro funerale: gli invitati, il luo­go, 1'ora, il tipo di cerimonia. Nel corso di una visualizzazione orgonismica, in stato di rilassamento profondo, vivem­mo il  nostro stesso funerale: fu uno dei pianti chiave nel mio processo di evolu­mone personale, in seguito sarei morto ancora molte volte.
Ciò che avviene nel corso di una psico­-_erapia organismica è la morte del falso lo, sostituito da un nuovo senso del sé più integrato, più vero e maturo. Anche nel processo di "dissoluzione creativa" del falso Io, come di fronte alla esperien­za della morte, il soggetto non ha alcu­na consapevolezza e nessuna certezza del dopo. La falsa immagine di sé, che ha sposato totalmente e che mostra al mondo, è l'unica realtà che conosce, è colui o colei che chiama Io. Per questo motivo Jules, per fare di noi dei buoni terapeuti ci somministrò la dura lezione della nostra `morte personale'.
Cercherò ora di descrivere, anche se sommariamente, le corrispondenti fasi emotive che, con la rinascita del sé au­tentico diventano sei, dal punto di vista della psicoterapia corporea:
rifiuto e isolamento: quando una per­sona decide di intraprendere una psico­terapia è mossa generalmente dal rifiu­to per un sintomo, che non vuole o non riesce a vedere come parte integrante della sua personalità attuale: vorrebbe liberarsene mantenendo intatta la sua au­to immagine e la visione del mondo in­torno a sé. Per questo motivo egli ha isolato il sintomo e lo presenta al tera­peuta chiedendo il suo aiuto per elimi­narlo.
collera: una volta stabilizzata la rela­zione tra paziente e terapeuta ha inizio l'analisi del carattere, condotta alla luce delle relazioni formative, all'interno del­la famiglia di origine. Emergono allora gli stereotipi comportamentali e menta­li (cognitivi) del paziente. Egli diviene consapevole delle ferite ricevute nella sua infanzia e delle carenze affettive e comportamentali dei suoi genitori. Il pa­ziente comincia a farsi carico del proprio sintomo. Ciò che suscita la sua collera è ora il comportamento passato, e spesso ancora attivo dei suoi genitori. "Perché proprio io!" "Perché ho avuto proprio questi genitori!"
- venire a patti: in questa fase il pazien­te si mostra disposto ad ammettere al­cuni problemi personali ed a rinunciare ad alcune idee preconcette e atteggia­menti stereotipati. Egli è disposto a ri­nunciare alla parte pur di salvare il tutto. Tale atteggiamento è inconsciamen­te insincero. Infatti ciò che abbiamo chiamato `parte' partecipa al tutto in modo essenziale e rinunciarvi significa in realtà rinunciare al tutto `così come si presenta'. È una fase di passaggio in cui il conscio e l'inconscio si informano reciprocamente in modo serrato nel di­sperato tentativo di trovare una soluzio­ne di compromesso, una via d'uscita il più possibile indolore.
depressione: Mano a mano che la per­sona entra nel proprio corpo avviene la depressione, intesa non secondo la psi­chiatria classica ma con la quale ha, in ogni caso, alcuni punti in comune: a) un generico talvolta profondo scoraggia­mento di fronte al compito impegnativo di rivisitare la propria vita in tutti i suoi aspetti e b) una diffusa consapevolezza di essere responsabile del mantinemen­to del sintomo, vissuta come colpa. Allo stato di depressione psichica, però, si ac­compagna una effettiva rivisitazione del corpo psichico e biologico che ha preci­samente la caratteristica di un movi­mento verso il basso (de-pressione) che finisce quando la persona torna ad es­sere con `i piedi per terra', cioè con un buon contatto con la realtà, consapevo­le di se stessa e quindi più obbiettiva verso il mondo esterno.
accettazione: eccoci alla remissione dei peccati, al perdono, alla purificazione. È il compito che nella chiesa cattolica vie­ne svolto dal sacerdote attraverso 1'e­strema unzione che, se possibile, segue l'ultima confessione. Il morente `rivede la propria vita' in modo spassionato, si pente e perdona. Ciò che avviene in que­sta fase è lo scioglimento di tutte le ten­sioni residue che ancoravano il paziente al passato impedendogli un contatto fer­mo e positivo con la realtà attuale: il per­donare equivale ad assolvere, a scioglie­re le tensioni psicocorporee, i nodi che ci legano alla visione passata e "patolo­gica" della realtà.
passaggio a miglior vita: alcune reli­gioni indicano l'aldilà come il luogo in cui gli sforzi saranno premiati, in cui ogni desiderio sarà esaudito, a patto, be­ninteso, di aver condotto la propria vita in modo irreprensibile.
Promettere il paradiso alla fine di un'a­nalisi o di una psicoterapia corporea è un'ovvia esagerazione. È realistico inve­ce aspettarsi un miglior contatto con se stessi e con il mondo. Una migliore sin­tonia col flusso della vita, cogliendo op­portunità di crescita laddove in passato vedevamo solo problemi, partecipando alla vita quotidiana come ad una ricer­ca personale (piuttosto che come ad una lotta sotto i vessilli di un falso Io, nella speranza di assicurarci una precaria so­pravivenza in suo nome).
Il modello presentato necessita ovvia­mente maggiori approfondimenti, con riferimenti clinici più precisi che per mo­tivi di spazio e di opportunità riservo ad una prossima pubblicazione.

Come Purificare l'Energia della Tua Casa e della Tua Mente (How to Cleanse the Energy of Your Home and Mind)

  Come Purificare l'Energia della Tua Casa e della Tua Mente (How to Cleanse the Energy of Your Home and Mind) [Italiano] Così come ci ...