lunedì 24 luglio 2017

L'educazione dei figli




Passiamo ad un altro argomento. Avevi promesso di parlare di alcuni aspetti generali della vita sulla Terra.

Si. Voglio che questo secondo volume affronti alcuni dei problemi più importanti del vostro Pianeta. E non ce n'è uno più grande dell'educazione dei figli. Ovviamente tutto è relativo, e Io non esprimo giudizi, ma tra ciò che dite e fate in proposito c'è un forte scarto.
Capisco.
Lo so. Ma forse ci sarà un momento, forse anche prima della fine di questo libro, in cui mi accuserai di giudicare.
Non lo farei mai!
Vedremo. Per tornare al punto, ho osservato che moltissimi hanno frainteso il significato, lo scopo e la funzione dell'educazione, nonché del modo migliore in cui impartirla.





È un'affermazione forte. Puoi spiegarti meglio?
Gran parte dell'umanità ha deciso che lo scopo dell'educazione è trasmettere la conoscenza, generalmente quella accumulata da una determinata famiglia, tribù, società o Nazione. Ma in realtà l'educazione non ha molto a che vedere con la conoscenza.
Davvero? Avrei detto il contrario. E con che cosa ha a che fare, allora?
Con la saggezza.
Con la saggezza?
Proprio così.
D'accordo, mi arrendo. Qual è la differenza?
La saggezza è conoscenza applicata.
Perciò non dovremmo dare ai nostri figli la conoscenza, ma la saggezza.
Innanzi tutto, non si deve ignorare la conoscenza a favore della saggezza, sarebbe un errore fatale. Ma non bisogna neppure fare il contrario; ciò ucciderebbe l'educazione, come di fatto sta accadendo sul vostro Pianeta.
Intendi dire che stiamo tralasciando la saggezza per la conoscenza?
Esatto. Per lo più insegnate ai vostri figli che cosa pensare, invece di come.
Puoi spiegarti meglio, per favore?
Certo. Quando date la conoscenza ai bambini, dite loro che cosa pensare, rivelate loro ciò che credete che debbano sapere, quella che ritenete la verità.
Se invece date ai figli la saggezza, non inculcate ciò che devono sapere o ciò che è vero, ma insegnate come arrivare da soli alla loro verità.
Ma senza conoscenza non può esserci saggezza.
È vero, infatti ho detto che non bisogna trascurare la conoscenza in favore della saggezza. Ma bisogna cercare di trasmetterne meno possibile da una generazione all'altra.
Lasciate che i bambini la scoprano da soli. Sappiate che la conoscenza si perde, ma la saggezza non si dimentica mai.
Quindi le nostre scuole dovrebbero insegnare il meno possibile?
Dovrebbero piuttosto spostare l'attenzione dalla conoscenza alla saggezza. Oggi molti genitori considerano pericolose le lezioni di pensiero critico e di logica, e a ragion veduta, dato il loro modo di pensare. Perché se i bambini riescono a sviluppare dei processi mentali autonomi, molto probabilmente abbandoneranno la morale, gli standard e il genere di vita dei loro genitori.
Per proteggere il vostro modo di vivere avete costruito un sistema educativo basato sullo sviluppo dei ricordi, invece che delle capacità. Ai bambini insegnate a ricordare i fatti e gli schemi mentali della società cui appartengono, invece di guidarli alla scoperta delle loro verità personali.
Credi che mentiamo ai nostri figli?
Certamente. Basta prendere in mano un manuale di storia per rendersene conto. La storia è scritta da persone che presentano il mondo da un particolare punto di vista, e ogni tentativo di allargare la visione è rifiutato e definito "revisionista".
Gran parte della storia è scritta per spiegare ai bambini non ciò che è successo, ma il modo in cui voi giustificate l'accaduto. Devo farti un esempio?
Negli Stati Uniti non insegnate ai vostri figli tutto ciò che c'è da sapere sulla decisione di sganciare le Bombe atomiche su due città giapponesi, uccidendo centinaia di migliaia di persone e provocando malattie terribili, ma spiegate i fatti nel modo in cui volete che vedano. Se qualcuno cerca di riequilibrare i giudizi desiderando anche il punto di vista dei giapponesi, strillate, vi arrabbiate e chiedete che le scuole non pensino nemmeno di includere quelle opinioni nella presentazione degli eventi. Così facendo non insegnate storia, ma politica.
La storia dovrebbe essere un racconto esauriente di ciò che è accaduto. La politica, invece, è sempre il punto di vista di qualcuno. La storia rivela, la politica giustifica, la storia scopre, la politica copre e racconta soltanto un aspetto degli eventi.
Non volete che i vostri figli vengano a conoscenza dei fatti, ma che apprendano il vostro punto di vista.
Credo che Tu stia esagerando.
Davvero? La maggior parte di voi non vuole che i bambini sappiano neppure le realtà elementari della vita. Quando le scuole iniziarono a spiegare il funzionamento del corpo umano ci fu una reazione furiosa da parte dei genitori. Adesso non bisogna dire ai bambini come si trasmette l'AIDS. Certo, insegnate loro dal vostro punto di vista come evitare la malattia, ma non esporreste mai i fatti nudi e crudi, lasciandoli decidere da soli.
I bambini non sono pronti a questo, devono essere guidati.
Hai dato un'occhiata al tuo mondo ultimamente?
Sì, perché?
È il risultato di come avete guidato i vostri figli.
No! Se il mondo è marcio non è perché abbiamo cercato di inculcare nei nostri ragazzi i vecchi valori, ma perché abbiamo permesso loro di farsi influenzare dalle idee moderne.
Ne sei convinto?
Certo! Se avessimo tenuto fuori delle scuole il cosiddetto "pensiero critico" e l'educazione sessuale, ora non vedremmo tante ragazze madri diciassettenni in coda per ricevere il sussidio di disoccupazione, in una società senza più valori. Se avessimo insistito per imporre la nostra morale, invece di lasciare che i giovani si creassero la loro, l'America non sarebbe una penosa imitazione della grande Nazione che era.
E non dirmi che ciò che abbiamo fatto a Hiroshima e Nagasaki era "sbagliato". Abbiamo posto fine al/a guerra, no? Abbiamo salvato migliaia di vite, da entrambe le parti. È stata una decisione difficile, ma andava presa. Così è la guerra.
Capisco.
Sì, certo. Ma noi non dobbiamo riscrivere la nostra storia. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno è un ritorno al passato, ai valori dei nostri padri!
Hai finito?
Sì. Come sono andato?
Abbastanza bene. Questo è quello che pensano in tanti, vero?
Puoi scommetterci. E non solo in America. Basta cambiare il nome del Paese e della guerra. Tutti pensano sempre di essere nel giusto. Prendiamo Berlino, per esempio, o la Bosnia. Tutti sono sicurissimi che i vecchi valori funzionassero meglio e che il mondo sta andando a rotoli. Per questo c'è un ritorno al nazionalismo in ogni parte del Pianeta. E io ho cercato di dare voce a quei sentimenti, a quelle preoccupazioni.
Hai fatto un buon lavoro. Mi hai quasi convinto.
E allora? Che cosa hai da dire a quelli che la pensano in questo modo?
Credete davvero che trenta o quarant'anni fa le cose andassero meglio? La memoria è selettiva. Ricordate il bello e non il brutto. Ma provate a pensare criticamente, senza limitarvi a memorizzare ciò che altri vogliono farvi credere.
Per tornare all'esempio di prima, credete davvero che fosse assolutamente necessario bombardare Hiroshima? Molti documenti riportano che il Giappone aveva manifestato agli Stati Uniti la volontà di porre fine alla guerra prima che la bomba atomica fosse sganciata. Che parte ha avuto la vendetta per l'orrore di Pearl Harbor nella decisione di lanciarla ugualmente? E, anche ammettendo che quell'azione fosse necessaria, lo era anche sganciare la seconda bomba?
Certo, potreste avere ragione, e tutto potrebbe essere avvenuto come lo raccontate. Ma non è questo il punto; il punto è che il vostro sistema scolastico non lascia spazio a un pensiero critico su questo argomento, come su molti altri. Voi volete che i giovani arrivino alle vostre conclusioni, e così li condannate a ripetere i vostri errori.
Ma che cosa pensi della convinzione di tanti che la nostra società si stia disgregando? Che ne dici dell'impressionante aumento di genitori adolescenti e di figli senza padre? Perché la società va a rotoli?
In effetti, il vostro mondo sta andando in rovina, su questo sono d'accordo. Ma la ragione va ricercata in quello che avete permesso che le scuole inculcassero nei vostri figli.
Se avessero insegnato che esiste solo l'amore, un amore incondizionato, forse le cose sarebbero andate diversamente.
Ma noi non consentiamo nemmeno alle nostre religioni di farlo.
Già. E non permettete ai vostri figli di celebrare se stessi e i loro corpi. O di sapere che sono, innanzi tutto, esseri spirituali che abitano un corpo.
Nelle società con una sessualità aperta sì verificano pochissime nascite indesiderate, e nessuna "illegittima".
Laddove la storia non è piegata al punto di vista del più forte, gli errori del passato sono ammessi apertamente perché si eviti di ripeterli.
Nelle culture in cui si insegnano il pensiero critico e come vivere meglio, e non una sfilza di fatti da imparare a memoria, anche le azioni "giustificabili" dei passato sono esaminate da vicino. Nulla è accettato automaticamente.
Ma com'è possibile? Parlando ancora di Hiroshima, come potremmo insegnare a vivere meglio, invece che esporre semplicemente dei fatti?
Gli insegnanti dovrebbero descrivere esattamente ciò che è accaduto, includendo tutti gli avvenimenti. Dovrebbero ricercare le opinioni degli storici di entrambe le parti, guidando i ragazzi a scoprire che su qualsiasi cosa c'è sempre più di un punto di vista. Non chiederebbero più agli studenti di imparare tutto a memoria, ma direbbero: "Avete sentito tutto ciò che c'era da sapere su questo episodio, o almeno tutto ciò che siamo riusciti a scoprire. Che lezione traete da questa conoscenza? Se vi trovaste ad affrontare gli stessi problemi che furono risolti sganciando una bomba atomica che cosa fareste? Sapreste trovare una soluzione migliore?".
Così è troppo facile. Con il senno di poi chiunque può dire: "lo avrei agito in un altro modo".
Allora perché non lo fate?
In che senso?
Perché non usate il "senno di poi" per imparare dal passato e agire diversamente? Te lo dico Io: perché permettere ai vostri figli di analizzare criticamente il vostro operato significherebbe correre il rischio che non approvino le vostre scelte.
Naturalmente, loro non sono comunque d'accordo con voi, ma non possono esprimere la loro opinione a scuola, perciò la portano nelle strade. Organizzano manifestazioni, appendono striscioni, strappano le cartoline del richiamo alla leva, bruciano le bandiere. E il loro modo di gridare: "Deve esserci un sistema migliore!" Ma voi non li udite, non volete farlo.
Li ammonite: "Non diteci che abbiamo sbagliato. Dovete capire che avevamo ragione".
Ecco come educate i figli.
Molti diranno che sono stati proprio i nostri figli, con le loro idee assurdamente liberali, a ridurre il mondo com'è. Hanno sostituito i valori tradizionali con una moralità basata sul "fai tutto quello che vuoi", che minaccia di distruggere il nostro sistema di vita.
Infatti i giovani stanno facendo a pezzi il vostro modello di vita, come sempre è accaduto. Il vostro compito è incoraggiarli, non scoraggiarli.
Non sono loro a distruggere la foresta amazzonica, ad allargare il buco nell'ozono, a sfruttare i poveri in ogni angolo del Pianeta. Non sono i giovani a imporre tasse salatissime e usare il denaro per finanziare le guerre. Non sono le nuove generazioni a ignorare i problemi dei deboli e degli sfruttati, a lasciar morire di fame migliaia di persone ogni giorno in un mondo che possiede risorse più che sufficienti per nutrire tutti i suoi abitanti. Non sono i giovani ad avere creato un sistema di valori basato sulla legge del più forte e una società che risolve i problemi con la violenza. I vostri ragazzi vi chiedono, vi implorano di porre fine a tutto questo.
Eppure sono proprio loro a essere violenti! Che cosa mi dici delle gang di minorenni? E del rifiuto dei giovani nei confronti della legge e dell'ordine? Ci stanno facendo impazzire!
Le loro grida che vi supplicano di cambiare il mondo rimangono inascoltate. I giovani sanno che la loro è una causa persa e che in ogni caso farete a modo vostro. Visto che non sono stupidi, capiscono che se non possono battervi hanno solo un'altra opportunità: unirsi a voi.
I ragazzi sono violenti e materialisti perché lo siete voi. Agiscono da pazzi perché lo fate voi. Se affrontano il sesso in modo irresponsabile, per manipolare gli altri, è perché vi hanno visti fare altrettanto. L'unica differenza tra i giovani e i vecchi è che i primi agiscono senza nascondersi, mentre i secondi occultano ciò che fanno e pensano che i giovani non se ne accorgano, ma non è così. I ragazzi vedono l'ipocrisia degli adulti e tentano disperatamente di cambiarla. Dopo avere fallito non possono fare altro che imitarvi. Sbagliano, ma nessuno ha insegnato loro a comportarsi diversamente, non hanno mai avuto la possibilità di analizzare criticamente i comportamenti degli adulti, ma soltanto di memorizzarli.
E come dovremmo educarli, allora?
Innanzi tutto, trattateli come spiriti. Sono spiriti in un corpo. E una condizione cui non è facile adattarsi, come testimoniano i neonati che urlano la loro disperazione per il fatto di trovarsi improvvisamente così limitati. Ascoltate il loro grido, comprendetelo, e fateli sentire il più "illimitati" possibile.
Introduceteli nel mondo con dolcezza e affetto, prestate molta attenzione a che cosa offrite alla loro memoria. I bambini ricordano tutto ciò che vedono e sperimentano. Perché li sculacciate appena escono dal ventre materno? Credete davvero che sia l'unico modo per aprire i loro polmoni? Perché li allontanate dalla madre, l'unica forma di vita che conoscono, pochi minuti dopo la nascita? Non potreste aspettare a pesarli, misurarli, visitarli, dando loro il tempo di sentire il calore di chi ha dato loro la vita?
Perché insegnate ai bambini a vergognarsi del corpo e delle sue funzioni evitando di mostrarvi nudi e dicendo loro di non toccarsi mai per darsi piacere? Quale messaggio trasmettete loro sul piacere e sul corpo?
Perché li iscrivete a scuole in cui la competizione è permessa e incoraggiata, in cui si è ricompensati per essere i "migliori", per avere imparato "di più", e dove chi si muove secondo il proprio ritmo è a malapena tollerato? Quali conclusioni credete che traggano da tutto questo?
Perché non insegnate loro il movimento, la musica, la gioia dell'arte, il mistero delle favole e la meraviglia della vita? Perché non fate emergere la vera natura dei bambini, invece di cercare di costringerli a fare ciò che è innaturale?
Perché continuate a imporre loro regole e conclusioni prestabilite?
Insegnate concetti, non materie.
Costruite un nuovo curriculum intorno a tre concetti chiave: Consapevolezza, Onestà, Responsabilità.
Offrite ai vostri figli questi principi fin dalla più tenera età e continuate a farlo finché termineranno gli studi. Elaborate il modello educativo su queste basi.
Ma come potremmo riuscirci?
Dalle elementari all'università, tutte le materie di studio dovrebbero ruotare intorno a questi concetti.
Anche la matematica andrebbe vista in quest'ottica. L'aritmetica e l'algebra non sono astrazioni, ma strumenti fondamentali per la vita. Il loro insegnamento dovrebbe essere strutturato in modo da attirare l'attenzione sui tre Concetti Fondamentali e sui loro corollari.
Quali sono i corollari?
Usa l'immaginazione. Vuoi dirmi qualche principio importante per la tua esistenza?
Beh, direi... l'onestà.
Sì, ma è un Concetto Fondamentale. Continua.
La lealtà. Per me è importante.
Bene. E poi?




Trattare bene gli altri. Ma non so come esprimere questo concetto.
Non preoccuparti, lascia fluire i pensieri.
Andare d'accordo con il prossimo, essere tolleranti, non fare del male, considerare tutti uguali. Questi sono i principi che mi piacerebbe insegnare al miei figli.
Benissimo. Vai avanti.
Ecco... credere in se stessi. E... aspetta... direi "procedere con dignità". Non saprei come definirlo altrimenti, ma intendo il comportamento di una persona, il rispetto per gli altri e per le strade che decidono di percorrere.
Sono tutti principi positivi. E ne esistono molti altri che i vostri figli dovrebbero comprendere a fondo, se vogliono evolversi fino a diventare esseri umani completi. Eppure voi non li insegnate nelle scuole, non spiegate che cosa significa essere onesti, responsabili, consapevoli dei sentimenti altrui e rispettosi delle loro scelte.
Dite che spetta ai genitori istillare questi concetti, ma il padre e la madre possono trasmettere solo ciò che hanno ricevuto. Il risultato è che insegnate ai vostri bambini quello che i vostri genitori hanno fatto imparare a voi, così i peccati dei padri ricadono sui figli.
Arrivi sempre alla stessa conclusione, ma non è tutta colpa nostra se il mondo è com'è.
Non è questione di colpa, ma di scelta. Se non siete responsabili delle scelte dell'umanità, allora chi lo è?


Hai ragione, ma non possiamo assumerci la responsabilità di tutto!
Ti dico questo: finché non lo farete non potrete cambiare nulla. Non dovete ripetere che loro hanno fatto questo e quello, che loro non capiscono. Qualcuno ha detto: "Abbiamo incontrato il nemico, ed eravamo noi!".
Abbiamo fatto gli stessi errori per centinaia di anni.
Per millenni, figlio Mio. Gli istinti fondamentali dell'umanità non sono molto più evoluti di quelli dell'uomo delle caverne. Eppure, ogni tentativo di cambiare la situazione è accolto con disprezzo, paura e rabbia. E ora arrivo Io a suggerire di insegnare nuovi valori nelle scuole. Stiamo camminando sul filo del rasoio.
Il problema è che non tutti sono d'accordo con questi concetti e con il loro significato, per questo non è possibile insegnarli nelle scuole. Se ci provassimo i genitori impazzirebbero, direbbero che stiamo inculcando dei "valori" e che la scuola non deve impicciarsi di ciò che non concerne strettamente l'istruzione.
Invece Io ti dico che, se davvero volete costruire un mondo migliore, la scuola è la sede più adeguata per insegnare quei concetti, proprio perché è distaccata dai pregiudizi dei genitori. Hai visto che cosa ha provocato la trasmissione di padre in figlio dei vecchi valori: il vostro Pianeta è un disastro.
Non avete appreso nemmeno i concetti elementari sui quali si basa una società civile.
Non sapete risolvere i conflitti senza la violenza.
Non siete capaci di vivere senza paura.
Non riuscite ad agire in modo disinteressato.
Non siete in grado di amare in modo incondizionato.
Tutto questo dopo migliaia e migliaia di anni!
Esiste una via d'uscita da questa situazione?
Sì! È la scuola, l'educazione dei bambini! La vostra unica speranza risiede nelle generazioni future, ma dovete smettere di condizionare i giovani perché agiscano come voi. Quelle soluzioni non erano adeguate, non vi hanno condotti dove volevate andare. Se non state molto attenti finirete proprio dove siete diretti, perciò fermatevi, fate dietro front. Ampliate la visione che avete dell'umanità e insegna tela nelle scuole!
Perché non provate a introdurre nei programmi di studio materie quali:
. Comprensione del potere
. Soluzione pacifica dei conflitti
. Fondamenti dei rapporti d'Amore
. Personalità e costruzione di sé
. Corpo, mente e spirito: come funzionano
. Creatività
. Celebrare se stessi, apprezzare gli altri
. Gioia dell'espressione sessuale
. Lealtà
. Tolleranza
. Differenze e affinità
. Economia etica
. Coscienza creativa e potere mentale
. Consapevolezza e presa di coscienza
. Onestà e responsabilità
. Visibilità e trasparenza
. Scienza e spiritualità
Non sto parlando di poche lezioni a quadrimestre, ma di una revisione totale del piano di studi, con corsi separati su ognuno di questi argomenti.
Nelle società più evolute della vostra galassia e del vostro Universo (ne parleremo nel prossimo volume) i concetti necessari per vivere sono offerti fin dalla nascita. Quelli che voi chiamate "fatti" sono considerati molto meno importanti e vengono insegnati a un'età più avanzata.
Voi avete creato un mondo in cui un bimbo sa leggere prima di andare a scuola, ma non ha imparato a non molestare il fratellino, o è bravissimo con le moltiplicazioni ma non ha appreso che non c'è nulla di vergognoso nel suo corpo.
Le vostre scuole esistono soprattutto per dare risposte, ma sarebbe molto meglio se la loro funzione principale fosse porre domande: che cosa vuol dire essere onesti, responsabili, leali? Che cosa significa 2+2=4? Quali sono le implicazioni? Le società altamente evolute incoraggiano i bambini a crearsi da soli le risposte.


Non sto dicendo che la scuola non debba insegnare niente di quello che avete imparato, scoperto o deciso; al contrario. Affermo soltanto che gli studenti dovrebbero avere l'opportunità di osservare criticamente i risultati ditale sapere. Ma le vostre scuole, invece di offrire dati da analizzare, li presentano come l'unica verità.
Gli eventi del passato non dovrebbero diventare il fondamento delle verità presenti, ma solo il punto di partenza per porsi altri interrogativi.
La domanda più importante dovrebbe essere: "Rispetto ai dati che ti abbiamo fornito, sei d'accordo oppure no? Che cosa ne pensi?".
Ovviamente i bambini cercheranno una risposta sulla base dei valori dei genitori, e la scuola dovrebbe incoraggiarli a esaminare questi valori, a imparare a usarli e anche a metterli in dubbio.
I genitori che non lo accettano non amano i figli, ma amano se stessi attraverso i figli.
Come mi piacerebbe che esistessero scuole così!
Alcune si avvicinano molto a questo modello.
Davvero?
Sì. Leggi le opere di Rudolph Steiner e studia i metodi della Waldorf School, da lui creata.
Conosco Steiner. E tu hai fatto queste osservazioni perché lo sai.
Certo che lo so. Tutto ciò che è accaduto finora nella tua vita è servito per condurti a questo momento. Io non ho cominciato a parlare con te all'inizio di questo libro; comunico con te da molti anni, attraverso tutte le tue esperienze.
Vuoi dire che le scuole steineriane sono le migliori?
No, ma è un modello che funziona, tenendo conto di ciò che l'umanità dice di voler essere e fare. E solo un esempio tra molti di come si possa educare focalizzandosi sulla "saggezza" invece che sulla "conoscenza".
È un modello che approvo, molto diverso dagli altri.
Per esempio, nelle Waldorf School, i bambini hanno lo stesso insegnante alle elementari e alle medie. In questo modo il maestro o la maestra arrivano a conoscere ogni allievo come se fosse un figlio, e il bambino può sperimentare un grado di fiducia e di amore capace di aprire porte insospettate.
Alla fine del programma il maestro ricomincia con un altro gruppo di bambini. Un insegnante steineriano a volte lavora con non più di quattro o cinque gruppi in tutta la sua carriera. Ma il legame che ha instaurato con gli studenti va ben oltre le possibilità offerte dalle scuole tradizionali.
Questo modello educativo riconosce che il rapporto umano e l'amore che uniscono allievi e docenti è più importante delle nozioni imparate a memoria.
Ma secondo te esistono altri validi modelli educativi?
Sì, in questo campo state facendo progressi, anche se molto lentamente. I più vedono ancora come una minaccia le scuole che non insegnano i fatti, ma almeno cominciate a considerare la possibilità di percorrere altre strade.
E questo è solo uno degli aspetti dell'esistenza umana che trarrebbero grandi benefici da alcuni mutamenti.
Certo. Immagino che anche l'arena politica necessiti di cambiamenti.
Senza dubbio.


da Conversazioni con Dio
di Walsch Neale (Sperling e K.)

comprendere il potere.

Quando, tanti anni fa, intervenni nella discussione sul pensiero debole, Enrico Filippini scrisse su la Repubblica che dovevo essere un frequentatore dei palazzi Fiat e dei circoli Agnelli. Era una misera circostanza di fatto e l’affermazione di Filippini era falsa, ma falsa soltanto di fatto. A Torino, iscritto d’ufficio nel neoilluminismo, anche se non vi avevo mai contribuito attivamente, autore di un libro che non piaceva a Bobbio, sempre osteggiato dagli spiritualisti locali, che cosa potevo essere se non un intellettuale funzionale (come si diceva allora) alla Fiat, oggettivamente (un’altra parola sempre di moda) al suo servizio? Se le cose di fatto non stavano così era colpa mia, ché non capivo che cosa mi accadeva né sapevo trarre partito da ciò che facevo.

Ricordo spesso questa piccola cosa, quando mi capita di scrivere o di parlare della filosofia italiana di quegli anni, non perché essa sia importante, ma perché è un piccolo indizio di un’atmosfera e di una mentalità: si respirava l’ossessione del potere. Il potere era ovunque e, se non lo si vedeva, era solo perché la sua presenza era diventata così diffusa che non lo si distingueva più dal corso ordinario delle cose: non un ingrediente della realtà, ma una sostanza magmatica e plastica, capace di mescolarsi con qualsiasi cosa. Ci si aspettava che filtrasse sotto le porte e il sospetto sistematico era considerato l’atteggiamento più accorto. C’erano anche degli antidoti specifici: per esempio le noiose e interminabili elucubrazioni di Husserl, che certamente avrebbero ucciso qualsiasi funzionario del potere, se si fosse riusciti a fargliele leggere, o le sommarie filippiche di Foucault e le strampalate e innocue decostruzioni di Derrida.

L’ossessione del potere non era una cosa nuova nella cultura italiana, almeno nella cultura filosofica. Il Risorgimento? Quell’idea di “fare gli italiani” dopo che era stata fatta l’Italia? Frutto della febbre nazionalistica che aveva preso ad ardere nei paesi diventati nazioni nel corso dell’Ottocento? La filosofia militante non era di casa anche in Germania, un paese con una vicenda nazionale simile alla nostra? E in entrambi i paesi la patria e i partiti totalizzanti arruolavano intellettuali e condannavano quelli sordi alle lusinghe. Da noi i “grandi intellettuali”, come Croce, Gramsci o Gobetti, sono sempre stati molto militanti, con più impegno che ricchezza o finezza dei mezzi concettuali impiegati. Flores d’Arcais cita tra i “buoni”, precursori della riscoperta del realismo, Abbagnano, Geymonat, Bobbio, con il loro neoilluminismo, e Della Volpe, con la sua eresia marxista. Il neoilluminismo finì presto con la filosofia popolare di Abbagnano, le mescolanze avventate di logica, dialettica e razionalismo di Geymonat e l’abbandono della teoria generale del diritto da parte di Bobbio, tornato presto alla predicazione politica; quanto alle avventure del marxismo più o meno eretico, le ricordiamo tutti.

A smascherare il potere arrivò anche in Italia la rivincita degli sconfitti. Heidegger era stato servo abietto del potere più macabro ed era uscito male dalla sconfitta del suo paese, ma riapparve e diventò la bandiera dell’antipotere, in Italia subito issata anche dagli allievi degli spiritualisti, che avevano messo insieme fascismo gentiliano e filosofia cattolica. Le riforme e la rivoluzione pacifica e democratica, strade lungo le quali si erano messe in cammino schiere di intellettuali più o meno organici, erano prospettive finite. Il grande progresso scientifico e tecnico, che aveva cambiato la vita nella prima metà del Novecento era illusorio, un mostruoso progetto di dominazione, con dominatori anonimi, che non poteva essere contrastato in modo selettivo, ma andava rifiutato in blocco o usato in modo ludico.

A giocare con il potere si perde sempre. Se vuoi indirizzarlo, correggerlo, prenderlo sul serio e farne una cosa accettabile ne diventi servo; se lo neghi del tutto, ti contagia, ti infetta, facendoti partecipe. Questo è accaduto ai negatori radicali del potere: sono andati al potere, sono diventati deputati nazionali o europei, sindaci, sono comparsi ovunque, ospiti incombenti di chiacchiere televisive, un po’ giullari degli invidiati signori del potere, divertiti dalle loro sfide verbali. La crisi delle ideologie novecentesche ha aiutato: a corto di compiacenti filosofie della storia, quando le finte teorie scientifiche dei politici sono state sostituite dalle “narrazioni”, i sospettosi del potere hanno pagato il loro debito con chi li aveva contagiati di potere. Di narrazioni ne hanno fornite a iosa, apparentemente originali, in realtà tutte uguali e tutte noiosissime. Soprattutto hanno assicurato che tutto è narrazione e dunque tutto si può manipolare, raccontare in tanti modi e in definitiva come si vuole.

Qualche mese fa ho potuto assistere a Reggio Emilia, durante il festival della laicità, a un interessante dibattito tra Vattimo e Flores d’Arcais. Quest'ultimo sosteneva che le scienze ci hanno fatto sapere molte cose e giustamente invitava a guardare al loro contenuto, un’indicazione che va approfondita, in contrasto con la tendenza dei filosofi a guardare alla struttura del sapere scientifico, ai suoi fondamenti, ai suoi metodi, in sostanza da fuori. I filosofi hanno sempre preso le cose da questo lato, un po’ perché sapevano poco o nulla dei contenuti delle scienze, un po’ perché potevano così trasformare le nozioni scientifiche in qualcosa di soggettivo e spirituale, facendo delle cose le ombre delle idee; ma spesso perfino queste erano ritenute troppo forti e venivano sostituite con le parole: le cose ombre delle parole. Polemizzando con il pensiero debole ho sempre evitato di far leva sulle posizioni estremistiche dei suoi esponenti, sfruttando i ridicoli incidenti nei quali sono caduti alcuni di loro. Ma le risposte di Vattimo a Flores d’Arcais sono state imbarazzanti. La ripetibilità degli esperimenti? Propaganda, argomento da commesso viaggiatore, che non smette di tirarla in lungo sui pregi dei suoi prodotti. Il gentilissimo e leale Flores d’Arcais tentava di dire che sì, la soggettività va bene: chi oserebbe mancare di rispetto a Kant e mettere in piazza i suoi trucchi? Ma c’è differenza tra la soggettività di una teoria scientifica e quella di una narrazione alla Foucault o una decostruzione alla Derrida. Niente da fare: Vattimo ha tenuto duro, non è ricorso a Gadamer, ma ha invocato il soccorso di Apel. Poi, a tavola, un Vattimo sempre spumeggiante e spiritoso si è innervosito un po’ quando gli si è ricordato che altro è risolvere un problema di Hilbert altro inventare una teoria filosofica portatile alla Umberto Eco, che i teoremi non li si approva per far piacere al Pentagono né per alzata di mano.

Nell’intervento sul dibattito tra Vattimo e Ferraris, Flores d’Arcais assume un atteggiamento prudente e un po’ sospettoso nei confronti della marcia di Ferraris alla conquista della realtà. Con durezza Flores d’Arcais dice che, al di là di tutte le heideggerate, il rifiuto della realtà e della verità da parte dei debolisti era soprattutto il rifiuto della validità della conoscenza scientifica. Il realismo di Ferraris è riconoscimento di ciò che il suo maestro proprio non sopporta? Leggo le cose di Ferraris, anche se non posso dire di conoscerle a fondo. Ciò che fa sorgere qualche dubbio anche in me è l’idea di raggiungere la realtà per via filosofica. Chi mai chiederebbe a un filosofo se una cosa è reale o se un’affermazione è vera? I filosofi attribuiscono o negano la realtà di blocchi interi: le idee, i numeri, l’anima, la materia ecc. oppure parlano della realtà del reale o della verità delle affermazioni vere. Quando provano a entrare nei particolari hanno incidenti indimenticabili: dopo che Eudosso e Callippo avevano provato a contare le sfere nelle quali si muovono i corpi del sistema solare, Aristotele volle correggerli, introducendo un numero spropositato di sfere, e non fece bella figura. Di solito i filosofi si tengono sulle generali e si limitano a discutere se esista una realtà indipendentemente dalle idee che se ne ha o se ci sia una verità indipendentemente dai mezzi con i quali la si accerta. Sono cose che intrattengono i filosofi, un po’ meno gli altri, anche se diventano pericolose quando servono a offrire pretesti per cancellare sezioni intere di faccende scomode.

La filosofia occidentale, cioè la filosofia, era all'origine un sistema di credenze sul mondo, e la sua versione platonica e aristotelica fu il tentativo di conservare questa impostazione quando le conoscenze sul mondo stavano cambiando. Quando il geocentrismo crollò per i filosofi fu una vera tragedia, che dovettero fronteggiare ricuperando dottrine stoiche ed epicuree, nate dal rifiuto delle immagini cosmologiche, fondamentali per Platone e Aristotele. In questa prospettiva si prese a dire che ciò che si veniva a sapere sulle cose e sul mondo era il prodotto di un sistema di segni e che qui stava la chiave per accedere alla realtà: c’erano i segni, ma c’era qualcosa oltre i segni? E che cosa di ciò che pareva stare oltre i segni era reale? Le combinazioni di segni potevano essere vere o false, ma c’era qualcosa che costituisse la verità delle combinazioni? Di alcune combinazioni di segni era più facile capire subito se si riferissero a qualcosa o se fossero vere o false, di altre meno, e in certi casi il sistema di segni usato poteva creare difficoltà proprie e generare inganni, ma erano casi estremi, che di solito gli utilizzatori dei segni sapevano risolvere per conto loro. Invece i filosofi pretendono di intervenire loro per dire se c’è qualcosa oltre i segni o non c’è nulla, anche quando i sistemi di segni e le teorie possono stabilire il proprio grado di attendibilità o di isomorfismo tra i segni e i loro oggetti. Anche quando riconoscono l’attendibilità delle conoscenze positive i filosofi si arrogano il compito di spiegare perché esse siano attendibili e di chiarirle, andando oltre la chiarezza intrinseca alle conoscenze valide.

I filosofi cercano anche di mettere insieme i sistemi di conoscenza organizzati e indipendenti dalle credenze, tra le quali si aggira la filosofia, e le conoscenze più dirette e circostanziali, quelle con le quali si trova la via di casa (per dirla con Platone), distinte dalle conoscenze degli astri e dei numeri. Per i sospettosi radicali nulla si è salvato e l’impostura scientifica ha corrotto anche l’esperienza ordinaria, nella quale l’uomo ha dimenticato l’essere. Per i realisti bisogna tenere insieme i due sistemi ed eventualmente fare della conoscenza scientifica una continuazione dell’esperienza ordinaria. Non è facile, perché le conoscenze scientifiche possono anche nascere dai dati dell’esperienza ordinaria, come insegnava l’empirismo classico, ma poi quelle conoscenze tendono a distruggere le certezze correnti. E tra queste ci sono le credenze che pesano, quelle con le quali le persone costruiscono i propri progetti, le proprie illusioni, le giustificazioni delle proprie delusioni, le condanne degli altri e le assoluzioni di se stessi.

Hume era un abile analista, che sapeva dar fondo alle risorse della scolastica per offrire, con l’aiuto della psicologia filosofica aristotelica, un’idea semplificata dell’esperienza da cui nascono le spiegazioni scientifiche. Così lasciava da parte giudizi e credenze e sanciva la separazione dell’essere dal dover essere. Ma Hume sapeva che l’indipendenza del dover essere dall’essere aveva un prezzo anche per il dover essere; ed è questo che il richiamo ottimistico alla sua formula respinge. Ritorna allora la contrapposizione tra fatti e valori e a questi ultimi si dà la piena sovranità che al sapere scientifico si riconosce sui fatti. Il regno dei valori sarà anche anarchico e conflittuale, ma sembra dominato da contrapposizioni dettate da scelte sovrane. Ai teorici del primato dell’interpretazione sui fatti si rimprovera di giustificare le posizioni di Berlusconi o di Bush, dando credito alla pretesa di fabbricare la realtà con le parole. L’idea di fabbricare la realtà con i valori, un’idea cresciuta nella Germania di Marburgo, Heidelberg e Friburgo, patria dei grandi impostori del Novecento, non è molto diversa. Le cose che dice Flores d’Arcais sulla scienza economica fanno pensare agli slogan che proclamavano tutto possibile. Sull’economia scientifica pesa una facile propaganda, ma la battuta sugli economisti e la borsa fa il verso a quelle sugli statistici che, avendo incontrato un vedente e un cieco, concludono che metà della popolazione è cieca. Una cosa almeno l’economia scientifica può fare: insegnare che non sempre l’entendance suivra.

venerdì 21 luglio 2017

il martinismo




Il Martinismo è un movimento iniziatico che conserva in sè gli insegnamenti più importanti della Tradizione Ermetico-Cabalistica; si ispira ai tre esoteristi Jacques Martinez de Pasqually, Louis-Claude de Saint-Martin e Jean-Baptiste Willermoz, vissuti tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento.
Martinez de Pasqually (1727-1774), affiliato agli alti gradi della Massoneria settecentesca, crea l'Ordine dei Cavalieri degli Eletti Cohen intorno al 1754, con l'intento di praticare una teurgia atta a ricondurre l'Uomo alla condizione primeva, anteriore alla Caduta.
Pasqually si dichiara erede della Gnosi, della Cabala ebraica e di altre conoscenze trasmessegli dai suoi maestri spagnoli.  Conosce l'Egitto, l'Arabia, la Cina;  incontra Swedenborg a Londra e si racconta che sia stato iniziato dai misteriosi membri dei Rosa+Croce e che appartenesse al leggendario Ordine del sacerdozio di Melchisedec.
Nel suo sistema, definito “Martinezismo”, è introdotto l’insegnamento particolare della “reintegrazione degli esseri” che comprende nozioni di natura cabbalistica e operazioni teurgiche via via sempre più segrete e complesse.  La reintegrazione del singolo uomo e di tutta l'umanità, dopo la caduta di Adamo, avviene per mezzo di una faticosa e graduale ascesi, che prevede l'uso di  strumenti come il digiuno, il silenzio, la preghiera, la meditazione e rituali giornalieri e periodici,  che permettono di conquistare un "sacerdozio Cohen", nel corso del quale si riesce a dominare gli spiriti del male ed a mettersi in contatto e comunione con le Potenze Celesti, grazie alle quali si perviene alla Gnosi e alla beatitudine dell'Eden.  
Riferendosi a Pasqually,  R.L. Forestier scrive in "La Massoneria templare e occultista", vol. II: << Conosceva, per tradizione e per illuminazioni intime, le leggi fisiche di cui la scienza profana si sforza invano di penetrare il mistero; partecipando all'intelligenza e alle energie divine, poteva interpretare segni incomprensibili per i comuni mortali, prevedere l'avvenire, sapere ciò che accadeva in luoghi lontani, guarire i malati con mezzi più efficaci di quelli conosciuti dai comuni mortali.  Infine, in qualità di tramite e agente della Divinità, aveva il potere di fare una "Elezione spirituale", cioè di conferire ai discepoli di sua scelta, con una "benedizione spirituale", la facoltà di entrare in rapporto con il mondo degli Spiriti>>.
Dal Martinezismo si distingue il sistema di Willermoz (1730-1824), un grande borghese di Lione.   Questo allievo di Martinez de Pasqually tenta di ricondurne le sue vedute iniziatiche in un ambito più strettamente massonico e nello stesso tempo cristianeggiante.     Da vita così all'Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa, conosciuto in Massoneria come "Rito Scozzese Rettificato"; il suo insegnamento comporta, da un lato,  lo studio delle materie occulte trascendentali e, dall'altro, l'obbligo di aiutare i poveri ed i malati.  Egli si occupa, inoltre,  di riunificare i troppi ordini esoterici che pullulano in Francia e in Europa. A questo scopo organizza un congresso di trentatrè delegati europei nel 1782.
Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803), detto il "Filosofo Sconosciuto", dal canto suo, viene iniziato nel 1768 in una loggia degli Eletti Cohen e diventa rapidamente il segretario-discepolo di Martinez de Pasqually.    
Egli, riconosciuto in quanto uno dei principali pionieri della numerologia,  inizialmente, oltre ad essere fedele al pensiero del proprio maestro, è attratto dalle opere del pensatore svedese Emanuele Swedenborg e da quelle di Jacob Boehme,
Dopo la scomparsa del maestro, inizia però a discostarsi dalle pratiche ritualistiche elaborate e si indirizza verso un misticismo cristiano "del cuore", ossia comprende di non essere adatto alla via esteriore mentale e sceglie di percorrere quella interiore cardiaca, che gli avrebbe in seguito dato l'opportunità di percepire la manifestazione divina all'interno di se stesso.
Un famoso barone che lo frequentò, ebbe a dire di lui: "non aveva affatto l'aspetto di un filosofo, sembrava invece un giovane santo, la sua devozione, la profonda riservatezza e la castità della sua vita sembravano eccessive per un uomo della sua età".
Si deve, comunque, al dottore Gérard Encausse (1865-1916), uno dei maggiori esoteristi della generazione successiva di un secolo a quella dei tre maestri summenzionati, l'organizzazione di idee liberamente ricavate da Martinez de Pasqually, Saint-Martin e Willermoz nella forma di un Ordine Martinista, fondato a Parigi nel 1891 con la collaborazione di Augustin Chaboseau (1869-1946) ed altri ricercatori spirituali dell'epoca.
Sia Gérard Encausse (nome iniziatico Papus), sia Chaboseau, rivendicano una catena iniziatica che li legherebbe direttamente a Saint-Martin, e quindi al suo maestro Martinez de Pasqually, attraverso una serie di “iniziazioni libere”.


ORDINE MARTINISTA
L'Ordine Martinista fu fondato nel 1891 dall’istrionesca figura di Papus (Gerard Encausse), che sosteneva d’aver ricevuto, dal precedente anello di una ininterrotta catena, gli intimi insegnamenti di Louis Claude de Sant-Martin (1743-1803). Questi sarebbero stati comunicati ad una ristretta cerchia di discepoli, e tramandati in cenacoli che lo stesso Papus avrebbe rinvigorito mediante la codificazione di un Ordine capace di meglio diffondere (oltre che meglio vivere, attraverso una disciplina scolastica e ritualistica) gli insegnamenti del Maestro...
... Simbolismo e ritualità dell’Ordine evidenziano tracce di notevole suggestività che, sottratti alle deliranti pretese di chi è convinto che segni statici od azioni meccaniche possano condurre alla visione celeste, possono costituire supporti sensoriali capaci di produrre efficaci risonanze interiori in chi li pratica con retta intenzione, cioè in quanti sondano spesso il proprio essere onde assicurarsi che esso respiri per il regno della verità e non per il proprio, ovvero secondo il prezioso dettato del Tableau di Saint-Martin.   L’Ordine Martinista si articola in tre gradi fondamentali: Associato od Apprendista Cohen, Iniziato o Compagno Cohen e Superiore Incognito o Maestro Cohen; esiste un quarto grado di Superiore Incognito Iniziatore (S.I.I.) riservato ai S.I. di sesso maschile, incaricati di trasmettere la tradizione...
... L’Ordine Martinista è suddiviso in Gruppi o Logge, come le Logge massoniche sono intitolate a persone, figure mitiche o concetti, alla cui guida sta un Filosofo Incognito, vicario ideale di Saint-Martin, che amava definirsi proprio con questo nome, così evidenziando una volontaria negligenza verso la propria identità separata ed il desiderio di attribuire ogni luce sprigionante eventualmente dai suoi pensieri unicamente alla maggior Gloria di Dio.
Il lavoro martinista si svolge su tre diversi piani:
1) quello della purificazione dell’individuo che, quale manifestazione dell’Adamo decaduto, è facile preda degli spiriti prevaricatori; pertanto egli deve vigilare a che i propri pensieri, le proprie parole e le proprie azioni fluiscano dalla sorgente pura dell’essere (a tale scopo alcuni Ordini Martinisti utilizzano un eserciziario scandito sulle fasi lunari;
2) quello della purificazione dell’aura terrestre infestata dagli spiriti prevaricatori, un atto compiuto mediante l’invio rituale di pensieri-seme, l’invocazione di gerarchie angeliche e la cacciata simbolica degli spiriti decaduti da uno spazio sacro preventivamente allestito;
3) quello del contatto con la "chose", ovvero con una manifestazione sensibile del Riparatore, che confermerebbe e sigillerebbe la validità, la pregnanza spirituale delle operazioni compiute...
... In effetti la linea indicata è tipica dei raggruppamenti che si richiamano ad una sintesi di martinismo e martinezismo, ovvero recuperando più o meno fedelmente elementi dell’operatività Cohen, ma è pur vero che la specificità del Martinismo papusiano sta nella pretesa di stabilire contatti con le virtù latenti nell’universo, più che nella scarna pratica meditativa.
Tra i simboli essenziali dell’Ordine Martinista si trovano la maschera (simbolo di spersonalizzazione, l’atteggiamento mentale del Filosofo Incognito che diventa lo sconosciuto tra gli uomini), il mantello (protezione simbolica da quanto è estraneo alla natura di figlio della luce dell’adepto), il trilume (simbolo del ternario come manifestazione divina), i tre colori (il bianco-Dio, il nero-Natura ed il rosso-Uomo), il Sigillo dell’Ordine detto Pentacolo (contenente il cerchio, il doppio triangolo e la croce, ovvero Dio, la Natura e l’Uomo), l’arco (il Triangolo Divino filtrato dalla circonferenza della manifestazione universale), la Croce (modello simbolico per l’Uomo in espansione nelle quattro direzioni, teso a realizzare la quadratura del cerchio, eleggendosi a segno dell’Unità divina) ed il nome divino (Dio si dà al creato per Amore: Egli è pienezza dell’essere "yod" e trasparente matrice "he" che diventa unità articolata "vau" che congiunge le prime due. È Sophia, perfetta saggezza divina opposta a stoltezza umana e Fuoco divampante, l’amore divino simboleggiato dal sacro nome di Gesù, caro al Martinismo). L’Ordine Martinista incita i propri adepti allo studio di tutte le tradizioni e delle scienze dell’uomo, valide comunque solo quale conferma ed integrazione dell’esperienza ontologica della Croce (la Croce è ben anteriore al male, non è sofferenza, è radice eterna dell’eterna Luce). Infine l’Ordine Martinista ricerca nella Bibbia, nelle varie Scritture religiose, nei reperti mitologici e nella stessa Natura i collegamenti simbolici e le tracce della Verità Prima, ovvero l’origine ed il destino dell’essere umano. Il rapporto tra Ordine Martinista e Massoneria è di autonomia totale, anche se la maggior parte degli aderenti maschi al Martinismo è sempre stata reclutata in ambienti massonici. Una delle figure massoniche più colte e sensibili, Carlo Gentile (m. 1984), denominato Antelius, è stato uno dei veri (non soltanto virtuali) Superiori Incogniti del Martinismo. In Italia operano oggi due Ordini Martinisti, di diverso orientamento: uno più mistico-gnostico, l’altro più magico-cabalistico.... (M. Moramarco)


L'ORDINE MARTINISTA IN ITALIA

Durante la fine degli anni cinquanta, in Italia, sono due le principali organizzazioni martiniste che operano:
-           l'Ordine Martinista detto "di Venezia" di derivazione saint-martinista e papusiana, che segue la linea di Gastone Ventura (1906-1981), nome iniziatico "Aldebaran";
-           l'Ordine Martinista degli Eletti Cohen di derivazione martinezista ed in stretto rapporto con Robert Ambelain (1907-1997), che segue invece la linea di Francesco Brunelli (1927-1982), dal nome iniziatico "Nebo".
Nel 1962 questi due Ordini si uniscono e danno vita ad un unico organismo: alla Gran Maestranza perviene Gastone Ventura e Francesco Brunelli ne diviene il vicario.
Questo nuovo ordine è formalmente unico ed in esso sono attivi i quattro gradi (Associato, Iniziato, Superiore Incognito e Superiore Incognito Iniziatore)  propriamente martinisti, che si ritrovano in linea diretta con quelli di Philippe Encausse (1906-1984) dell’Ordine Martinista francese.
Dopo un certo periodo, però, tra Brunelli e Ventura, i due maggiori esponenti del Martinismo di quegli anni, si verificano delle incomprensioni e nel 1971 si arriva alla rottura.
In conseguenza di questi accadimenti, Gastone Ventura resta a sedere sul trono della Grande Montagna di Venezia come Sovrano Gran Maestro dell’Ordine Martinista, indirizzando il lavoro iniziatico principalmente sulla speculazione filosofico-metafisica e meno sull’aspetto operativo-ritualistico.
Francesco Brunelli, dall’altro lato, mette in atto la prerogativa di ogni Superiore Incognito Iniziatore di poter fondare, insieme ad altri fratelli di pari grado (almeno due), un nuovo Ordine, disconoscendo, in piena libertà di coscienza, una Gran Maestranza nella quale non ci si riconosce più e costituendo così una nuova linea  di successione.
Egli, quindi, insieme ad altri sette Liberi Iniziatori che non si riconoscono nella linea di Ventura, crea  un nuovo Ordine chiamato dapprima “Ordine Martinista di Lingua Italica” e poi, dal 13 settembre 1974,  "Ordine Martinista Antico e Tradizionale".
L'intento del Brunelli e degli altri è quello di rifarsi alla tradizione originale di Martinez de Pasqually (1727-1774), ispiratore del martinismo teurgico-ritualistico, senza per questo allontanarsi troppo dalla visione, per così dire devozionale o cardiaca, di Saint Martin.
Dopo la morte di Gastone Ventura (1981) ulteriori vicissitudini colpiscono l'Ordine Martinista, che subisce una scissione, legata alla leadership dell'ordine contesa fra Sebastiano Caracciolo ("Vergilius") e Gaspare Cannizzo ("Arjuna").   
Nel corso degli anni Ventura, effettivamente, aveva affidato la sua successione prima a Caracciolo (con testamento datato 22 marzo 1969) ed in seguito a Cannizzo (con testamento datato 3 novembre 1977).
Il 26 settembre 1981, a Bologna si riunisce il Supremo Collegio dell’Ordine Martinista in cui partecipano nove iniziatori, i quali devono eleggere un nuovo Gran Maestro, probabilmente tra Cannizzo e Caracciolo.   Dopo la presentazione dei rispettivi testamenti a proprio favore di Caracciolo e di Cannizzo, il primo annuncia a tutti i presenti di essere in possesso  di un nuovo testamento, il terzo ed ultimo, che porta il Supremo Collegio alla decisione di eleggere alla Gran Maestranza dell’Ordine Sebastiano Caracciolo.  
In seguito a ciò, però, Gaspare Cannizzo, non riconoscendo legittima questa successione, fa mettere a verbale le proprie dichiarazioni contrarie e abbandona l'Ordine Martinista.
Sebastiano Caracciolo,  comunque, il 26 settembre del 1981 diviene il nuovo Gran Maestro dell'Ordine Martinista .
Cannizzo, sicuro della propria legittimità, invece, pone in Sicilia, dal mese di ottobre 1981, le fondamenta di una nuova organizzazione, chiamata anch'essa Ordine Martinista con sede a Palermo.
Nel frattempo nell’Ordine Martinista Antico e Tradizionale, fondato da Francesco Brunelli, è eletto come primo Gran Maestro Luigi Furlotti, "Aloysius" (1909-1972), che regge l'Ordine fino alla sua morte, il 29 aprile 1972.
Nel settembre 1972 gli succede, con l'unanimità dei consensi, Francesco Brunelli, che lavora alla ristrutturazione dell'Ordine,  fino al 1982, anno della sua scomparsa.
Brunelli, insieme al suo instancabile Gran Segretario Mario Bottazzi, "Ioram", definisce il  corpus dei Quaderni con la docetica e la pratica rituale per ogni grado.
Redige una piccola rivista per gli addetti ai lavori dal titolo “La tradizione esoterica” e fa dare alle stampe traduzioni di rare opere francesi sul Martinismo. 
Scomparso Brunelli, è eletto Renato Comin, "Libertus", che regge l'Ordine fino alle sue dimissioni, nel 1984, avvenute per ragioni di salute.   Il Collegio dei Superiori Incogniti Iniziatori si riunisce allora il 2 dicembre 1984 a Roma, per procedere all'elezione del sostituto.
Dalla votazione risulta eletto Fabrizio Mariani, "Giovanni",  che è stato associato al Martinismo da Luigi Furlotti (Aloysius) e che dall'aprile 1985 assume il nome iniziatico di "Giovanni Aniel".
Con la nuova Maestranza comincia il periodo del "dopo Brunelli": si cerca di definire una nuova identità dell’Ordine più strettamente fedele alla tradizione martinista, fissandone i punti in una Magna Charta ed eliminando alcune pratiche, non proprio martiniste,  introdotte a suo tempo da Brunelli.
Si stabilisce definitivamente la Gran Maestranza "a vita" e, in questa fase di revisione e perfezionamento, il Gran Maestro Fabrizio Mariani afferma il concetto della piena eguaglianza docetica ed iniziatica della donna, fatto questo che rappresenta una novità soltanto per quanto riguarda la storia del Martinismo italiano, ove la donna fino ad allora poteva accedere solo al grado di Superiore Incognito.
Fabrizio Mariani avanza questa sua idea prendendo spunto da un testamento spirituale del suo predecessore Brunelli (testamento non indirizzato esplicitamente all'Ordine Martinista, ma ad un gruppo interiore dello stesso Brunelli, costituito da fratelli Kremmerziani e Martinisti)  che recita: "Ai membri del mio gruppo interiore ......(seguono i nomi)........ Dovete proseguire nel lavoro di ricerca e nella pratica dell'arte cosicché possiate crearvi il corpo mercuriale imperituro ove polarizzare la vostra essenzialità nei tempi e negli spazi. Inoltre dovete considerare l'accento particolare che io ho posto alla collocazione della donna sul sentiero iniziatico e che necessariamente dovrà trovare quella sua sistemazione che nella mia opera di sintesi stavo elaborando, ma che non ho potuto portare a compimento. Su questi due cardini fondamentali svilupperete i vostri lavori e  P...... sarà il vostro punto di riferimento iniziale.  Leggete questo biglietto poi fatevene copia, se volete, consegnatelo a C.T..   C..... provvederà per un vostro nuovo istruttore. Un abbraccio totale. Francesco".
Dagli Statuti dell’Ordine Martinista (in Francia) per quanto riguarda le donne, si può rilevare: “Altro carattere del Martinismo è di accettare gli uomini e le donne. La donna è complementare all’uomo”; “L’Ordine Martinista è aperto agli uomini come alle donne di buona volontà, secondo le direttive di L. C. de Saint-Martin e quelle, successive, di Papus che hanno proclamato l’assoluta uguaglianza della donna e dell’uomo”.
Saint-Martin del resto non aveva forse scritto: “l’anima, femminile non deriva dalla stessa fonte di quella che si riveste d’un corpo maschile? Non deve compiere la stessa opera? Combattere lo stesso spirito? Sperare gli stessi frutti?”.
Ricordiamo anche che Chaboseau aveva ricevuto la trasmissione martinista da sua zia, Amelie de Bois-Mortmart.
Su questo punto (le donne iniziatrici) Mariani non ottiene la maggioranza assoluta del Collegio dei Superiori Incogniti Iniziatori e nell'aprile del 1992, durante il Convegno di Segni (Roma), presenta le sue dimissioni; tuttavia subito dopo viene sollecitato a restare alla guida dell'Ordine da quegli iniziatori che appoggiano la sua proposta.
A questo punto l'Ordine Martinista Antico e Tradizionale subisce una dolorosa lacerazione:
- alcuni Superiori Incogniti Iniziatori, insieme al Gran Maestro Fabrizio Mariani, che nel frattempo ha ritirato le sue dimissioni, ratificano all’unanimità la proposta di estendere alle donne, con un provvedimento rivoluzionario, ma non certo inedito nella storia del Martinismo internazionale, la facoltà di trasmettere l’iniziazione.
- altri Iniziatori, invece, non in linea con Fabrizio Mariani, ratificano le sue dimissioni ed  indicono nuove elezioni, che si tengono a Roma sempre nello stesso anno (1992) e dalle quali viene eletto come Gran Maestro dell’Ordine Mauro Bargellini , “Amorifer”.

Il primo gruppo di Superiori Incogniti Iniziatori, accettato che l'Ordine non discrimina le donne per quanto riguarda la facoltà di concedere l'iniziazione martinista, per  evidenziare maggiormente il nuovo corso,  decide di cambiare il nome attuale dell'Ordine con quello di “Ordine Martinista Universale” (O.M.U.).
Questi Iniziatori elaborano e votano all'unanimità il nuovo statuto dell'Ordine e stabiliscono, tra l’altro, il provvedimento che i nuovi Iniziatori non possano essere creati se non dal Gran Maestro in persona (l'unico Iniziatore in grado di trasmettere la facoltà di trasmettere, in lui risiedendo, come da Magna Charta, il deposito e il potere iniziatico dell'Ordine su delega del Collegio dei Superiori Incogniti Iniziatori).
Attualmente Gran Maestro dell'O.M.U. è Nicola Ingrosso.

L’altro gruppo di Superiori Incogniti Iniziatori, con ha capo Mauro Bargellini (Amorifer), continua invece a chiamarsi  Ordine Martinista Antico e Tradizionale”.
La Gran Maestranza cerca di dare un impulso nuovo al processo di analisi dell'Ordine.  Procede a rivedere e correggere tutti i Quaderni dei gradi ed a selezionare con maggior rigore l'ingresso dei nuovi associati. La docetica fa riferimento naturalmente agli insegnamenti e alle finalità già fissate dai maestri: Martinez de Pasqually, Jean-Baptiste Willermoz e Saint-Martin.  La pratica ha notevole importanza e segue l'impostazione martinezista, nei ritmi gionalieri, lunari e solari a seconda dei gradi.  Con i nuovi quaderni, inoltre, si è dato ampio spazio anche alla via cardiaca.
Oltre quelli già citati, esistono altre Istituzioni che fanno parte  del mondo martinista italiano e sono:
- l'Ordine Martinista Ermetico, creato nel 1995 da Zagreus, dopo aver militato sia nell'Ordine Martinista di Palermo, che nell'Ordine Martinista Antico e Tradizionale; in esso aderiscono membri provenienti da altri Ordini Martinisti, nonchè da altre esperienze, che si riconoscono nelle seguenti linee distintive: povertà, segretezza, operatività, rifiuto del proselitismo.
- l'Ordine Martinista Tradizionale (O.M.T.), che ha aperto la prima Eptade nel 1994 a Verona; viene riconosciuto e patrocinato dall'A.M.O.R.C., il movimento rosacrociano fondato da Harvey Spencer Lewis.
- l'Antico Ordine Martinista (A.O.M.), che è una filiazione indipendente rifacentesi a una particolare "gnosi martinista" che effonde le sue radici nella tradizione magico-teurgica egizea-atlantidea e nella sapienza esoterica proveniente da varie fonti, come la Qabbalah cristiana. 




L'O.M.U.
ORDINE MARTINISTA UNIVERSALE

L'Ordine Martinista Universale (O.M.U.)  è, secondo quanto afferma lo statuto vigente, "una libera associazione iniziatica di uomini e donne desiderosi del proprio perfezionamento interiore da perseguire attraverso lo studio dei rapporti intercorrenti fra Dio, l'Uomo e la natura; essi si impegnano ad usare a fin di bene il frutto delle conoscenze così acquisite trasmettendo le stesse, secondo le regole dell'Ordine, a chi, dimostrandosene idoneo, le desideri per lo stesso fine". 
L'O.M.U. non è una società segreta.
Nell'O.M.U. si entra attraverso una cerimonia di iniziazione. Senza aver ricevuto l'iniziazione non si può prendere parte ai lavori martinisti. L'Ordine non pone limiti alla ricerca e allo studio, né opera distinzioni di razza, di religione, di ideali sociali, di censo, di cultura.E' strutturato in due sezioni: la exoterica e la esoterica.
Alla sezione exoterica appartiene il grado di Associato incognito (primo grado).
Alla sezione esoterica appartengono i due gradi successivi (Iniziato Incognito, secondo grado e Superiore Incognito, terzo grado).
Alcuni Superiori Incogniti, dotati di valenza iniziatica osiridea, indipendentemente dal sesso nel quale si sono incarnati, acquisiscono, attraverso un apposito rito di consacrazione, il potere di trasmettere l'iniziazione martinista e prendono il nome di Superiori Incogniti Iniziatori.

Ad ognuno dei gradi si accede attraverso una cerimonia di iniziazione.
Con il grado di Associato, il martinista (che cinge un cordone nero di fibra vegetale) riceve un rituale giornaliero che lo pone in catena con i fratelli. Trovandosi nella sezione exoterica dell'Ordine, egli ha la possibilità di valutare in pieno se l'Ordine risponde alle sue esigenze di crescita spirituale. L'Associato partecipa, se vuole, a tutti i lavori rituali comuni relativi al suo grado.
La cadenza con la quale si svolgono i lavori di gruppo può essere settimanale, o quindicinale, o mensile, o varia, secondo quanto decide il capo del gruppo che, di norma, è un Superiore Incognito Iniziatore, ma che può essere anche un Superiore Incognito.
Attraverso i libri del suo grado, che l'Ordine gli fornisce, l'Associato ha la possibilità di approfondire i suoi studi e di orientarsi per capire quale sia, fra le tante praticabili, la strada che gli è più congeniale.
Con il grado di Iniziato, il martinista (che cinge un cordone rosso di fibra vegetale) entra appieno nella sezione esoterica dell'Ordine e partecipa, se vuole, sia ai lavori rituali comuni relativi al suo grado, sia a quelli relativi al grado di Associato. Oltre alla rituaria giornaliera, egli intraprenderà anche una rituaria lunare, connessa con le fasi del novilunio e del plenilunio. Anche in questo caso l'Ordine mette a disposizione i suoi libri.
Con il grado di Superiore Incognito (che è un grado sacerdotale), il martinista (che cinge un cordone bianco) raggiunge il massimo delle sue possibilità operative. Oltre alla rituaria giornaliera e a quella lunare, egli intraprende una rituaria solare, connessa con i due solstizi e con i due equinozi. Attraverso i libro relativi al grado, il Superiore Incognito deve approfondire lo studio e la pratica della Cabala. Il Superiore Incognito partecipa, se vuole, sia ai lavori rituali comuni relativi al suo grado, sia a quelli relativi ai due gradi inferiori. Il Superiore Incognito Iniziatore sta al Superiore Incognito come il vescovo sta al prete: entrambi hanno la potestà sacerdotale, ma soltanto il primo può iniziare altri martinisti fino al terzo grado dell'Ordine. Anche i Superiori Incogniti Iniziatori cingono un cordone bianco.
A capo dell'O.M.U. è un Gran Maestro, scelto tra i Superiori Incogniti Iniziatori e da essi eletto a vita.
È il martinista che, sollecito del proprio sviluppo, chiede il passaggio da un grado all'altro. A nessuno è dato di forzare la volontà del singolo.
Al suo ingresso nell'Ordine, fin dal grado di Associato, il martinista assume un nome iniziatico, a sua scelta. Il nome può corrispondere a un personaggio mitologico, a una figura biblica o di altra tradizione religiosa, a una virtù da realizzare, oppure essere lo stesso nome ricevuto alla nascita. Il martinista che non voglia scegliere riceverà il nome iniziatico dall'Iniziatore.
L'Iniziatore è capo a vita del suo gruppo, ma può abdicare.
Preminente, nell'O.M.U., non è il rapporto del singolo con il gruppo, ma il rapporto privilegiato che lega il singolo all'Iniziatore.
Condizioni essenziali per entrare nell'Ordine sono il compimento del 21° anno di età, irreprensibile condotta morale e determinazione a perseguire con ogni sforzo la ricerca della verità.
Secondo lo statuto vigente "la negligenza e la cattiva interpretazione dei canoni che regolano l'Ordine, una volta accertate, comportano, come unica soluzione, l'uscita dalla catena fraterna". Tra i canoni morali non scritti c'è quello di non rivelare a persone estranee all'Ordine la qualifica martinista dei fratelli. Il martinista, in questo ambito, può parlare soltanto di sé ed è libero di farlo, quantunque con la necessaria prudenza per non esporsi al rischio di facili incomprensioni.
L'O.M.U. stampa un bollettino che viene inviato a tutti i membri e che contiene articoli sulla docetica e notizie sulle attività dell'Ordine. Tutti i martinisti, quale che sia il loro grado, possono offrire il loro contributo di idee. Responsabile della scelta dei lavori da pubblicare è il Gran Maestro.
La quota da versare come contributo annuale per rimborso spese è di 30 euro l'anno. Altre spese non sono contemplate, tranne quelle di gestione comune di locali in fitto dove eventualmente i gruppi martinisti decidano di svolgere i loro lavori periodici.
Nessun martinista, quale che sia il suo grado, può essere costretto a compiere rituarie martiniste contro la sua volontà, né sono richieste abiure da fedi religiose o credo politici. Il martinista deve sentirsi un uomo completamente libero nelle sue scelte, quantunque sottoposto alle regole della gerarchia.
Storicamente il Martinismo nasce nella metà del XVIII secolo. Lo fonda, come ordine massonico, Martinez de Pasqually e gli dà una connotazione specificamente magica e operativa. Louis Claude de Saint Martin, detto "il Filosofo incognito", discepolo di Martinez, gli dà, a sua volta, una connotazione religiosa e fideistica.  Queste due anime convivono nell'Ordine Martinista Universale e consentono agli affiliati le più ampie possibilità di scelta per lo sviluppo individuale.
L'O.M.U. attualmente non ha alcun rapporto con le varie obbedienze massoniche, in Italia e all'estero, ma, in nome dei suoi princìpi pluralistici, accetta i massoni tra le sue file.  Questo Ordine è diffuso in varie regioni italiane e conta una piccola presenza nel Mezzogiorno francese.

L'Arte della Presenza: Ritornare al Qui e Ora (The Art of Presence: Returning to the Here and Now)

  L'Arte della Presenza: Ritornare al Qui e Ora (The Art of Presence: Returning to the Here and Now) [Italiano] Quante volte, nel corso...