mercoledì 26 novembre 2014

La stella dei Re Magi

Una delle tradizioni più suggestive legate alla festività del Natale è sicuramente il presepe, cioè la ricostruzione della nascita del Bambino Gesù avvenuta, secondo la tradizione cristiana, durante la notte fra il 24 e il 25 dicembre dell’anno 1 d.C. (poco più di duemila anni fa) a Betlemme, in Palestina.
Nei presepi tradizionali la capanna (o la grotta) della Natività è illuminata dalla luce di una cometa; sempre secondo la tradizione questa cometa avrebbe guidato i tre Magi nel loro viaggio fino a Betlemme. Oggi però noi sappiamo che ‘la Stella dei Magi’ non potè essere una cometa poichè di essa non vi è traccia in alcun documento antico. Allora che cosa videro esattamente in cielo i Magi durante quelle suggestive notti di duemila anni fa? Quale evento celeste spinse i tre sapienti babilonesi a intraprendere il viaggio dal vicino Oriente fino a Gerusalemme e li guidò da Gerusalemme fino a Betlemme dove il neonato salvatore del mondo veniva riscaldato dal fiato di un bue e di un asinello?
La risposta a queste domande ha un valore che non è solo accademico; infatti la conoscenza dell’evento astronomico che tanto colpì Gaspare, Melchiorre e Baldassarre e che li indusse a intraprendere il viaggio in Palestina potrebbe aiutarci a stabilire la vera data in cui nacque Gesù Cristo.

L’ERA CRISTIANA
Fin da piccoli ci hanno insegnato che gli anni della nostra epoca si contano a partire dalla nascita di Cristo. Le date anteriori a tale avvenimento vengono indicate con la sigla a.C. (avanti Cristo) mentre invece quelle posteriori vengono indicate con la sigla d.C. (dopo Cristo) che in genere viene omessa; così, ad esempio, i primi giochi olimpici si tennero nell’anno 776 a.C. e l’impero romano d’occidente crollò nell’anno 476 d.C. Questo metodo di datazione (Era Cristiana) venne inizialmente proposto nel VI secolo e furono necessari svariati secoli per la sua diffusione. Gli antichi greci furono tra i primi popoli a stabilire un’era cronologica. Gli eventi venivano datati a partire dalla prima edizione dei giochi olimpici che, come già accennato, si tennero nella città di Olimpia nell’anno corrispondente al nostro 776 a.C. L’intervallo di quattro anni che separava due successive edizioni dei giochi fu chiamato ‘olimpiade’ e ogni evento veniva riferito all’olimpiade in cui era avvenuto. Ad esempio la battaglia di Maratona (490 a.C.) fu combattuta nel 3o anno della 71aolimpiade e Alessandro Magno morì nel 2o anno della 113olimpiade (323 a.C.). Una delle ere più importanti usate dai romani è l’Era Giuliana; in quest’era gli anni vengono contati a partire dal 45 a.C., anno in cui Giulio Cesare varò la sua riforma del calendario (Calendario Giuliano). L’era usata nell’ultimo periodo dell’impero romano (e per un certo numero di secoli dopo la sua caduta) contava gli anni a partire dalla data della fondazione di Roma (Era Romana); in certi casi quest’era è nota come ‘Era di Varrone’ poichè fu lo storico romano Marco Terenzio Varrone a stabilire che Roma era stata fondata nell’anno corrispondente al nostro 753 a.C. Dopo la caduta dell’impero molti studiosi e scrittori cristiani cominciarono a contare gli anni a partire dalla nascita del patriarca Abramo che aveva avuto luogo, secondo Eusebio di Cesarea (uno dei primi storici della Chiesa), 1263 anni prima della fondazione di Roma (2016 a.C.).
Ebrei e Cristiani sentirono però la necessità di datare anche avvenimenti accaduti prima dell’inizio della loro era; di conseguenza vennero fatti diversi tentativi per cercare di stabilire l’anno della creazione di modo da potere fissare una ‘era mondana’, cioe’ un’era del mondo. In questo modo gli anni si sarebbero potuti contare a partire dal primo assoluto senza preoccuparsi di ciò che era accaduto prima. La più nota fra queste ere mondana è l’Era Mondana Ebraica usata dal X secolo fino ad oggi per contare gli anni del calendario ebraico. Gli studiosi ebrei della Bibbia calcolarono che la creazione aveva avuto luogo nel 3760 a.C. pertanto nel settembre dell’anno 2000 d.C. ha avuto inizio l’anno ebraico 5761. Altri studiosi cristiani arrivarono invece a risultati completamente differenti; abbiamo così l’Era Mondana Cristiana che fissa la data della creazione nel 4004 a.C., l’Era Mondana di Antiochia che la fissa nel 5490 a.C., l’Era Mondana di Alessandria che la fissa nel 5500 a.C. e l’Era Mondana di Costantinopoli che fissa la data della creazione nel 5508 a.C. L’Era Mondana di Costantinopoli (Era Bizantina) fu usata per diversi secoli nell’impero romano d’Oriente e in Russia fino al tempo di Pietro il Grande (XVIII secolo). Tutte queste ere (e altre che non abbiamo menzionato) furono soppiantate dall’Era Cristiana che conta gli anni a partire dall’evento che tutti i cristiani considerano fondamentale per la storia del mondo: la nascita di Cristo.
Intorno al 535 d.C. uno studioso cristiano, Dionigi il Piccolo, dopo lunghi e laboriosi studi arrivò alla conclusione che Cristo era nato nel 754o anno dalla fondazione di Roma e fondò un movimento per far sì che gli eventi venissero datati a partire da quell’anno. Nonostante l’importanza della scoperta il movimento dovette lottare duramente per imporsi; la prima ad adottare l’Era Cristiana fu la Chiesa di Roma mentre invece il primo capo laico fu probabilmente Carlo Magno il quale, verso la file dell’VIII secolo, la impose a tutto il suo impero. Oggi l’Era Cristiana, denominata anche era volgare o comune, è usata per scopi civili in tutto il mondo. Dionigi il Piccolo, però, commise un errore; ciò è dovuto al fatto che i Vangeli parlano della Natività in termini piuttosto vaghi e non forniscono alcuna data precisa. In altre parole noi non sappiamo in quale giorno, mese ed anno è nato Gesù Cristo.
Infatti la data del 24/25 dicembre venne artificiosamente imposta dalla Chiesa nel IV secolo probabilmente per sopperire al fatto che la religione cristiana, a differenza di altre religioni pagane, non aveva alcuna festività in corrispondenza del solstizio di inverno. Per quanto riguarda l’anno (e qui arriviamo all’errore di Dionigi il Piccolo) il Vangelo di Matteo afferma che Erode il Grande, governatore della Palestina, era ancora vivo al tempo della nascita di Gesù e noi oggi sappiamo con certezza che Erode morì nel 4 a.C.
Infatti lo storico Flavio Giuseppe (I secolo) riporta, nella sua opera ‘Antichità Giudaiche’, che Erode morì poco dopo una eclissi di luna visibile da Gerico poco prima della Pasqua. L’eclisse in questione è l’eclisse parziale di luna avvenuta il 13 marzo del 4 a.C. che cadde un mese prima della Pasqua ebraica. La successiva eclissi di luna visibile da Gerico si verificò nel 1 a.C.; questa però non si accorda con altri fatti storici e quindi non può essere l’eclissi che ci interessa. Un altro indizio fornitoci dai Vangeli è il famoso censimento voluto da Augusto che sta all’origine del viaggio intrapreso da Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme. Questo censimento dovrebbe essere avvenuto fra l’8 e il 6 a.C.
Riassumendo, la data della nascita di Cristo si deve situare fra l’8 e la primavera del 4 a.C. con una preferenza per le date più antiche (6 / 7 a.C.) visto che Erode fu il mandante della famosa ‘strage degli innocenti’, cioè dell’assassinio di tutti i bambini maschi dall’età di due anni in giù.

LA STELLA DEI MAGI
A questo punto entra in scena l’Astronomia la quale potrebbe fornirci un preziosissimo aiuto.
Il Vangelo di Matteo e alcuni Vangeli Apocrifi sostengono che i tre Magi intrapresero il loro viaggio verso Gerusalemme a causa dell’apparizione di una non meglio precisata ‘stella’; questa stella riapparve a Gerusalemme (dove i Magi avevano avuto un incontro con Erode), guidò i tre sapienti fino a Betlemme e si fermò sul posto dove si trovava il Bambino Gesù. Se noi riuscissimo a capire a quale evento astronomico si riferiscono i Vangeli (e soprattutto se riuscissimo a datarlo) potremmo avere un’idea molto più chiara della data di nascita di Cristo. Di conseguenza la domanda cruciale che dobbiamo porci è la seguente: che cosa fu la ‘Stella dei Magi’?
A prima vista questa domanda ha una risposta ovvia e scontata; infatti in tutti i presepi tradizionali è possibile ammirare una bellissima cometa che splende luminosissima sulla capanna (o sulla grotta) della Natività. Il primo ad interpretare la stella dei Magi come un oggetto astronomico fu Origene, un teologo alessandrino grande studioso dei Vangeli, vissuto nel III secolo; Origene era convinto che la stella dei Magi fosse una brillante cometa. Però la tradizione di apporre una cometa nei presepi ebbe inizio con Giotto. Il grande pittore era rimasto affascinato dal passaggio della cometa di Halley del 1301 e da un’altra brillantissima cometa apparsa subito dopo e immortalò l’evento nella sua ‘Natività’, uno degli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova (1304).
A questo punto potremmo chiederci se non sia proprio uno dei passaggi della cometa di Halley l’evento astronomico che annunciò la nascita di Gesù Cristo. Un’eventualità del genere sarebbe molto suggestiva ma la risposta è purtroppo negativa. La cometa di Halley apparve nei cieli terrestri nel 12 a.C.; ciò è ben documentato da antiche cronache cinesi e romane. Ma c’è di più: sempre secondo le antiche cronache cinesi negli anni che vanno dall’8 al 4 a.C. non apparve nessuna brillante cometa. Del resto la stella dei Magi non poteva essere una brillante cometa nè tantomeno una nova o una supernova; in altre parole non poteva essere un oggetto molto appariscente. Infatti dai Vangeli traspare il fatto che Erode non era a conoscenza della presenza della stella dei Magi tant’è che di essa chiede informazioni ai Magi stessi. È molto strano che una brillante cometa, nova o supernova possa essere sfuggita all’osservazione di Erode e dei suoi sacerdoti. Sempre secondo le antiche cronache cinesi negli anni 5 e 4 a.C. si verificarono due insoliti eventi astronomici; la descrizione è piuttosto ambigua ma sembra che nel 5 a.C. sia apparsa nella costellazione del Capricorno una debole cometa senza coda mentre nel 4 a.C. sembra sia apparsa nella costellazione dell’Aquila una nova. Anche questi due eventi, però, devono essere scartati; vediamo perché. Le comete, nove e supernove sono oggetti eccezionali e veramente suggestivi ed affascinanti (basti ricordare la cometa Hale Bopp apparsa durante la primavera del 1997) ma non certo unici nel loro genere, soprattutto agli occhi degli antichi astrologi e sacerdoti che erano profondi conoscitori dei fenomeni celesti. Non si capisce, allora, per quale motivo, a fronte di un evento più o meno spettacolare ma non unico, i Magi abbiano intrapreso il loro viaggio e soprattutto per quale motivo si fossero diretti in Palestina e non verso una qualsiasi altra destinazione. Riassumendo: la stella dei Magi dovette essere un evento astronomico poco appariscente (fu ignorato dai più) ma carico di significato dal punto di vista astrologico. Andiamo allora ad illustrare un’ipotesi molto interessante e suggestiva, proposta per la prima volta dal grande astronomo tedesco Johannes Kepler (nome italianizzato Keplero), che potrebbe spiegare molte cose. Secondo questa ipotesi la stella dei Magi fu un modo molto elegante per descrivere un rarissimo evento astronomico: la tripla congiunzione di Giove e Saturno avvenuta nell’anno 7 a.C. nella costellazione dei Pesci.

UNA CONGIUNZIONE PLANETARIA ?
I pianeti attualmente conosciuti che formano il sistema solare sono nove mentre quelli chiaramente visibili ad occhio nudo e noti fin dall’antichità sono cinque: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno; in prima approssimazione possiamo supporre che le orbite che i pianeti percorrono nel loro continuo peregrinare attorno al Sole si trovino sullo stesso piano. Può capitare, allora, che, in virtù delle differenti velocità di rivoluzione attorno al Sole, due o più pianeti si vengano a trovare nella stessa zona di cielo; quando ciò accade si dice che i pianeti sono in congiunzione.
Nell’ottobre del 1604 Keplero aveva assistito all’apparizione di una brillante supernova nella costellazione di Ofiuco; Keplero rimase impressionato dall’evento e accarezzò l’idea che la nascita di Cristo potesse essere stata annunciata da un fenomeno del genere.
Tuttavia, qualche mese prima, Keplero era rimasto colpito da un altro fenomeno: la congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. A causa della lentezza dei loro movimenti, la congiunzione fra Giove e Saturno è abbastanza rara; avviene infatti una volta ogni venti anni circa. Keplero andò oltre e calcolò che una congiunzione fra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci si verifica una volta ogni 805 anni; di conseguenza la precedente congiunzione si era verificata nel 799 d.C. e quella precedente ancora nel 7 a.C. Ma l’aspetto più interessante di questa faccenda è che Keplero aveva scovato il significato astrologico che i popoli del Medio Oriente attribuivano a Giove, Saturno e alla costellazione dei Pesci. In particolare Giove era considerato simbolo di regalità e potere, Saturno simbolo di giustizia e alla costellazione dei Pesci, segno d’acqua, veniva associato Mosè e, come logica conseguenza, il popolo ebraico. Il significato astrologico della congiunzione poteva, quindi, essere il seguente: un grande re che avrebbe portato giustizia nel mondo stava per nascere nella terra di Mosè, cioè in Israele. Ecco allora che, probabilmente, siamo sulla pista giusta: la congiunzione fra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, un evento astronomico rarissimo ma talmente privo di spettacolarità che fu praticamente ignorato dalla stragrande maggioranza delle persone. Non sfuggì, però, all’attenzione dei tre sapienti babilonesi i quali, consci del messaggio forte e chiaro che la congiunzione astrale stava trasmettendo, si misero in viaggio verso la Palestina per rendere omaggio a colui che consideravano il futuro re di Israele.
Quest’ipotesi è avvalorata dal fatto che su alcune tavolette babilonesi risalenti al I secolo a.C., riportanti le effemeridi dei pianeti, è fortemente evidenziata la congiunzione fra Giove e Saturno del 7 a.C., segno inequivocabile che l’evento era stato previsto e che ad esso era attribuita una grande importanza.
Grazie alla meccanica celeste e all’avvento dei computer noi oggi siamo in grado di riprodurre molto facilmente l’aspetto del cielo in Palestina durante l’anno 7 a.C.; queste simulazioni ci confermano che effettivamente Giove e Saturno furono in congiunzione e che nel corso dell’anno si sfiorarono per ben tre volte (29 maggio, 3 ottobre, 4 dicembre) arrivando alla distanza minima di un grado. Un grado è pari al doppio del diametro della Luna piena; di conseguenza la congiunzione non fu particolarmente stretta e quindi non c’è nulla di strano se passò praticamente inosservata.
Una possibile ricostruzione dei fatti potrebbe essere la seguente. I Magi, secondo la tradizione, provenivano da Sippar, antica città babilonese situata fra il Tigri e l’Eufrate a circa 900 chilometri ad est di Gerusalemme; a fine maggio osservano il primo attesissimo avvicinamento dei due pianeti e, recepito il messaggio astrale, partono a dorso di cammello per Gerusalemme. Vi arrivano in corrispondenza del secondo avvicinamento, sono ricevuti da Erode, gli fanno notare il ‘segno’ e apprendono che le antiche profezie davano Betlemme, nove chilometri in direzione sud, come luogo di nascita di Gesù. I Magi si dirigono così a Betlemme durante il secondo avvicinamento; secondo le moderne ricostruzioni in prima serata i due pianeti si trovavano in direzione sud-est; la presenza della Luna ne risaltava ancora di più la fermissima luce poiché indeboliva quella delle stelle; viaggiando verso sud i pianeti si trovano proprio davanti e i Magi hanno come l’impressione di essere preceduti e guidati dalla congiunzione planetaria. Quando i tre arrivano a Betlemme si può supporre che i pianeti siano al meridiano; quando una stella o un pianeta transita al meridiano raggiunge la massima altezza sull’orizzonte (si dice che ‘culmina’) e sembra fermarsi. I Magi vedono così la congiunzione fermarsi sulla casa, entrano e incontrano il Bambino.
Secondo questa interessante e suggestiva ipotesi la nascita di Gesù Cristo sarebbe avvenuta nell’anno 7 a.C. nel mese di settembre.

E SE NON FOSSE MAI ESISTITA ?
La teoria della congiunzione planetaria è quella più accreditata ma non è ovviamente l’unica. Altre ipotesi sono quelle che parlano (nonostante le difficoltà accennate in precedenza) di una cometa, di una nova o supernova, di una o più meteore, del pianeta Venere per rimanere in campo astronomico; altre teorie non propriamente di carattere scientifico parlano di eventi soprannaturali (angeli o demoni) oppure della presenza di dischi volanti o astronavi aliene.
Purtroppo c’è un’ulteriore ipotesi di cui ci si dimentica spesso quando si cerca di risolvere il mistero legato alla vera natura della ‘Stella dei Magi’; questa teoria, molto triste, ha altrettante probabilità di essere quella giusta. Secondo questa corrente di pensiero la ‘Stella dei Magi’ non è mai esistita e sarebbe solamente un’invenzione letteraria dell’evangelista Matteo per esaltare ancora di più un evento di per sé già straordinario. Questo potrebbe spiegare perché della ‘Stella dei Magi’ non vi è traccia negli altri vangeli ufficiali di Marco, Luca e Giovanni. Dopotutto la Bibbia non è un trattato scientifico nel quale ogni affermazione può e deve essere verificata e confrontata con la realtà; la Bibbia è una raccolta di antiche cronache sumere, babilonesi ed ebraiche che riflette il modo di pensare e di scrivere di uomini vissuti migliaia di anni fa. Di conseguenza leggere ed interpretare le righe bibliche con lo spirito e la testa di noi uomini del terzo millennio non è propriamente corretto.

Spiritualismo

Si definisce genericamente spiritualismo ogni dottrina che, contrapponendosi al materialismo, e talora anche al razionalismo, afferma l'esistenza nell'uomo di un principio spirituale, diretta testimonianza della coscienza, dal quale è possibile desumere valori e interessi immateriali riscontrabili nei rapporti religiosi, morali, affettivi ecc.
  • Secondo Rufus M. Jones (1853-1948), lo Spiritualismo può esser definito come la dottrina secondo la quale realtà ultima dell'universo è lo Spirito, un'Intelligenza superiore, simile allo spirito umano, che è fondamento e spiegazione razionale dell'intero universo. In un senso simile il termine è stato utilizzato per indicare la concezione idealistica, secondo cui nulla esiste ad eccezione di uno Spirito assoluto e degli spiriti finiti, per cui il mondo sensibile è soltanto un regno di idee.
  • Nella terminologia religiosa il termine Spiritualismo viene utilizzato per sottolineare l'influenza diretta dello Spirito Santo in ambito religioso, specialmente per indicare l'insegnamento del Vangelo secondo Giovanni.
  • Talvolta il termine viene utilizzato impropriamente, in luogo del termine Spiritismo, una credenza che afferma che esistono entità spirituali e che gli esseri umani, dotate di facoltà medianiche, possano comunicare con loro. Allan Kardec e Arthur Conan Doyle confermarono che lo Spiritismo è spiritualista (ma non viceversa). Come conseguenza, molti studi sullo spiritualismo furono largamente accettati nello spiritismo, in particolare gli studi dei fisici William CrookesOliver Joseph Lodge e altri. Il termine spiritualismo deriva dalla parola latina spiritus e non ha un corrispondente diretto nella lingua greca antica che utilizza la parola pnéuma (πνεύμα), inteso come "soffio", "aria", "respiro" e quindi, secondo lo stoicismo, come "spirito vivifico", che dà vita alla realtà impregnandola di sé. Nella storia della filosofia lo spiritualismo viene rapportato a uno specifico indirizzo filosofico che nacque e si sviluppò nel XIX secolo in Francia e in Italia, diretto polemicamente contro il positivismo, lo scientismo e il materialismo: a queste dottrine esso contrapponeva una rinascita della metafisica intesa nel senso cristiano. Il termine si trova usato per la prima volta da Victor Cousin, uno dei principali autori dell'introduzione in Francia dello Spiritualismo. Cousin in età giovanile subì l'influsso di Locke e Condillac; in seguito abbracciò la corrente filosofica dell'idealismo sotto l'influenza di Maine de Biran e Schelling elaborando la sua dottrina in opposizione al sensismo e come una sintesi delle idee di Immanuel Kant, Cartesioe degli idealisti scozzesi. Scriveva nel suo libro Sul vero, il bello e il bene del 1853, riprendendo la dottrina platonica coniugata col messaggio evangelico del cristianesimo:
    « La nostra vera dottrina, la nostra vera bandiera è lo spiritualismo, questa filosofia solida quanto generosa, che comincia con Socrate e Platone, che l'Evangelo ha diffuso nel mondo, che Descartes ha messo nelle forme severe del genio moderno, che è stata nelXVII secolo una delle glorie e delle forze della patria, che è perita con la grandezza nazionale nel secolo XVIII, e che al principio di questo secolo Royer Collard è venuto a riabilitare nell'insegnamento pubblico, mentre Chateaubriand e Madame de Staël la trasportavano nella letteratura e nell'arte ... Questa filosofia insegna la spiritualità dell'anima, la libertà e la responsabilità delle azioni umane, le obbligazioni morali, la virtù disinteressata, la dignità della giustizia, la bellezza della carità; e al di là dei limiti di questo mondo essa mostra un Dio, autore e tipo dell'umanità, il quale, dopo averla creata, evidentemente per uno scopo eccellente, non l'abbandonerà nello sviluppo misterioso del suo destino . »
    In Francia lo spiritualismo quindi assunse le caratteristiche di una riaffermazione della superiorità del pensiero e di una visione della realtà nella sua essenza spirituale secondo il pensiero tradizionale risalente a Cartesio, Pascal, Malebranche, e Maine de Biran. La diffusione di questa corrente filosofica si ebbe con le teorie di Félix Ravaisson, Charles Renouvier, Jules Lachelier, Henri Bergson, Emile Boutroux e Maurice Blondel. In Italia esponenti dello spiritualismo ottocentesco vengono considerati Antonio Rosmini e Vincenzo Gioberti che riprendono i temi agostiniani della interiorità della coscienza e della trascendenza di Dio. Nel XX secolo si trovano due correnti dello spiritualismo: la prima ancora in Francia nel 1934 con la pubblicazione della collana "Filosofia dello Spirito" a cura di Louis Lavelle e di René Le Senne che si rifanno ai temi classici della interiorità spirituale considerati alla luce delle nuove problematiche dell'esistenzialismo cristiano. La seconda corrente si sviluppa negli stessi anni in Italia con l'intento di differenziarsi dalla neoscolastica e di contrapporsi al neohegelismo immanentista recuperando e sviluppando nello stesso tempo temi dell'attualismo gentiliano. I maggiori esponenti dello spiritualismo novecentesco italiano possono essere considerati Armando Carlini che per primo ne trattò, Luigi Stefanini, Felice Battaglia, Michele Federico Sciacca, Renato Lazzarini tutti accomunati dalla religiosità cristiana cattolica fondata sulla trascendenza divina. Questi ritengono il filosofare come metodo intimistico scaturente dallo spirito soggettivo piuttosto che, com'era nella tradizione tomistica ripresa dalla neoscolastica, dall'analisi razionale basata sull'essere oggettivo reale. Jung si considerava un "sensitivo". Ancora studente, partecipava alle sedute spiritiche di una "medium" (sua cugina Helly Preiswerk) e riferiva di aver assistito a fenomeni "paranormali" (il tavolino che balla, gli spiriti che "battono colpi", la "scrittura automatica" ecc.) Da queste esperienze trasse la sua tesi di laurea (1900), che poi pubblicò nel 1902 Mentre Freud definiva l'occultismo come una "nera marea di fango", Jung ne fu affascinato sempre più, fino a giungere, ormai anziano, a concepire idee come la "spiegazione" dei "dischi volanti" (UFO)Jung riferiva di aver sperimentato personalmente una lunga serie di fenomeni "misterici" o "para-normali": rompeva oggetti a distanza, aveva sogni profetici, parlava con i fantasmi, ecc. La credenza negli spiriti, secondo la sua opinione, fa parte degli "archetipi dell'inconscio collettivo"Nel 1944 ebbe un infarto e fece una breve visita all'aldilà, dopo la quale fu in grado di riferire che "quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente (...) La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo" Nel 1952 Jung elaborò anche una teoria "scientifica" per spiegare alcuni fenomeni paranormali: la "Legge della sincronicità, secondo la quale alcuni fenomeni avvengono contemporaneamente senza avere tra loro relazioni di causa-effetto. Questo perchè, fra l'altro, appartengono ad uno stesso "meccanismo del destino"Intorno al 1920, Jung diventò anche "veggente", interessandosi attivamente allo I Ching (antica arte divinatoria cinese). In virtù di questa sua nuova specialità, indusse un suo cliente a rinunciare a sposarsi e, nel 1948, divinò che la sua prefazione alla traduzione inglese del Libro dei Mutamenti era ben fattaL'interesse "scientifico" di Jung per i fenomeni paranormali è confermato anche dalla sua corrispondenza con Joseph Rihne, considerato "il padre della parapsicologia moderna" ma forse più noto come truffatore da quando si scoprì che le sue "dimostrazioni" della telepatia e della psicocinesi erano fondate sulla falsificazione degli esperimentiIn una lettera a Rhine, Jung si compiace che anche questo "scienziato" abbia messo in relazione i fenomeni parapsicologici con una "soppressione" delle categorie spazio-tempo, confermando così la validità della Legge della Sincronicità. Fin qui, le informazioni sono tratte dall'articolo "Esperienze parapsicologiche nella vita di C. G. Jung"  Tra le sue scienze occulte non mancò l'astrologia. E infatti l'influsso degli astri contribuisce alla formazione dei suoi "Tipi psicologici"


martedì 25 novembre 2014

Sirio, stella della vergine




Nel corso dei secoli Sirio è stata oggetto di grande venerazione ed ha fatto parte dei miti di tutto il mondo. Persino in epoca moderna, negli anni ‘70, è divenuta protagonista di una teoria molto controversa, legata agli extraterrestri ed alla tribù Dogon del Mali, pubblicata dallo studioso Robert Temple.
Tra gli appassionati dibattiti che questa stella suscita, sussistono varie ipotesi sull’origine del suo nome attuale, la cui radice sembra risalire alla parola greca Sirio, che significa “fiammeggiante” o “scintillante”, aggettivo apparentemente dovuto al fatto che si alzava in cielo nel momento di maggiore calore estivo (conosciuta come “Stella del Cane” era associata, infatti, alla “canicola” N.d.R.). Alcuni etimologi, tuttavia, suggeriscono una connessione della stella con l’antico dio Osiride. Ma, di tutti i nomi e gli epiteti che ha ricevuto, quello che meglio riflette la fama del suo ruolo nella storia è: “Stella di Iside”.

Nascita di una dea
Fin dagli inizi gli antichi Egizi prestarono particolare attenzione a Sirio, che identificavano con l’anima della dea Iside. Ci fu un tempo in cui Sirio non era visibile nel cielo d’Egitto. Questa circostanza è causata da un fenomeno noto come “precessione degli equinozi”, il movimento retrogrado dei punti equinoziali in virtù del quale, di anno in anno, si anticipa leggermente l’inizio delle stagioni. La precessione è, pertanto, un’oscillazione molto lenta che provoca un effetto peculiare, quasi che il paesaggio stellare oscillasse avanti e indietro come un pendolo. Dodicimila anni prima di Cristo, osservando il cielo dall’altopiano di Giza, Sirio si trovava sotto la linea dell’orizzonte. Fece la sua prima apparizione nei cieli di questo luogo intorno al 10.500 a.C.
In seguito, subì un’inclinazione di 58 gradi e 43’, il che significa che era visibile solo da sud, a circa 1,5 gradi sopra la linea dell’orizzonte. Per gli uomini di quel tempo presenziare alla “nascita” di una stella così brillante dovette essere una visione impressionante, legata a significati e messaggi provenienti dagli dei.
L’ascensione di Sirio, inoltre, avvenne mentre la costellazione della Vergine sorgeva ad est, circostanza che potrebbe spiegare perché la stella divenne il simbolo della dea vergine. Non sappiamo esattamente quando Sirio venne identificata con la dea Iside, però l’idea risale all’origine della cultura egizia e fu dalla “matrice” Iside-Sirio che sorse il bambino divino, Horus, il cui concepimento e la cui nascita avvennero in modo magico.
La matrice divina
Iside ed Osiride erano due dei quattro figli nati dalla matrice della dea del cielo, Nut, e del padre Ra, dio del Sole. Gli altri due bambini erano Seth e Nephti. Osiride prese Iside in sposa e divennero i primi reggenti dell’Egitto. All’età di 28 anni, Osiride fu assassinato da suo fratello Seth e il suo corpo venne tagliato in 24 pezzi. Iside recuperò tutti i pezzi eccetto il fallo. Ne fabbricò quindi uno artificiale per Osiride, poi si sdraiò sopra di lui prendendo la forma di un falco e restò gravida del suo seme. In seguito, corse a nascondersi negli acquitrini del Nilo, dando alla luce Horus. Tanto nei Testi delle Piramidi quanto in altri testi religiosi si riflette il fatto che questo mito trova la sua controparte nelle stelle, dove Iside è identificata con Sirio e Osiride con la costellazione di Osiride.
Ricostruendo l’aspetto che i cieli avevano all’epoca della Prima Era Dinastica (verso il 3300 a.C.) ovvero, appena prima della costruzione della Grande Piramide (2750-2100 a.C.), scopriamo che la stella Sirio effettuava nei cieli un ciclo tale da spiegare perché fosse associata ad una nascita magica. A causa del fatto che la Terra ruota intorno al Sole, durante l’anno le stelle fisse sembrano spostarsi in relazione a questo movimento. Le osservazioni annuali di Sirio, ad esempio, dimostrano che c’è un momento in cui la stella si alza ad ovest, immediatamente dopo il tramonto del sole.
Poi, la stella scompare nuovamente per un periodo di 70 giorni. Quando tornerà ad apparire, sorgerà ad est, nel momento che precede l’alba. Questa ri-apparizione è nota come “ascensione eliaca” della stella. In questo modo, nell’anno 3300 a.C., l’ascensione eliaca di Sirio avvenne esattamente il giorno del solstizio d’estate. La precessione ha fatto sì che, da allora, questa data si sia spostata di 45 giorni e adesso l’ascensione eliaca di Sirio avviene il 5 agosto.
Tempo di rinascita
La sorprendente congiunzione dell’ascensione eliaca di Sirio e del solstizio estivo dell’anno 3300 a.C. costituì un potente presagio. Però, allo stesso tempo, in Egitto ebbe luogo un altro avvenimento che, in modo abbastanza letterale, provocò la rinascita di tutto il paese: la piena annuale del Nilo.
Dopo la costruzione della diga di Assuan, avvenuta negli anni ‘60, le inondazioni del Nilo risultano completamente sotto controllo ma, nell’antichità, il Nilo iniziava ad ingrossarsi all’inizio di giugno ed inondava tutta la valle verso la fine di luglio. Sappiamo che gli antichi Egizi credevano che la causa dell’inondazione fosse l’ascensione eliaca di Sirio, che divenne così il segno che marcava l’inizio del Nuovo Anno. Esistono alcuni antichi testi che si riferiscono alla congiunzione del Nuovo Anno, al solstizio estivo, all’inizio della piena ed all’apparizione di Sirio, dai quali si evince che questo avvenimento era della massima importanza. Il più antico di tali testi è inciso su di una piccola tavoletta datata alla I Dinastia (3100 a.C.), dove si legge: “Sirio è colei che apre l’annuale inondazione”.
Nel suo libro “Echoes of the Ancient Skies” (Echi degli antichi cieli) l’archeoastronomo Ed Krupp scrive: “Dopo essere scomparsa dal cielo notturno (per 70 giorni) Sirio riappare finalmente con l’alba, prima che nasca il Sole. La prima volta che ciò accade, ogni anno, si denomina l’ascensione eliaca della stella e, in quel giorno, Sirio rimane visibile solo per un breve periodo di tempo. Nell’antico Egitto questa riapparizione annuale avveniva intorno al solstizio estivo e coincideva con la piena del Nilo. Iside, come Sirio, era la “Signora dell’inizio dell’anno”, poiché per gli Egizi l’anno nuovo era segnalato da quest’evento. Sirio fa rivivere il Nilo, così come Iside fa rivivere Osiride. Il periodo di tempo in cui Iside si nascose da Seth corrisponde al lasso di tempo in cui Sirio scompare dal cielo notturno. Lei diede luce a suo figlio Horus, così come Sirio dà luce al Nuovo Anno e, nei testi sacri, Horus ed il Nuovo Anno sono equivalenti. Lei è il veicolo per il rinnovamento della vita e dell’ordine. Brillando per un momento, in un mattino d’estate, stimola il Nilo ed inizia l’anno”.
Signora della Piramide
È risaputo che, ad est della Grande Piramide, in passato esisteva un edificio chiamato “Tempio di Iside”. Nel cosiddetto “Inventario Stella”, datato alla XXVI Dinastia, Iside è definita la “Signora della Piramide”. Si è perfino suggerito che la “Quinta Divisione del Duat” (l’oltretomba) descritta nel Libro dei Morti, nella quale è raffigurata una doppia sfinge gigantesca che custodisce un’enorme piramide, potrebbe essere una rappresentazione stilizzata della necropoli di Giza. Se così fosse, potremmo stabilire una relazione secondo cui, sulla sommità della piramide della Quinta Divisione, al posto del vertice noto come piramidion, vi sarebbe il “volto di Iside”. Forse, però, risulterà ancora più convincente il nome di Sirio scritto in caratteri geroglifici: una stella a cinque punte, un semicerchio ed uno stretto triangolo. Secondo E.C. Krupp, “un’ultima peculiarità dell’interpretazione che gli Egizi davano a Sirio sembra vincolarla, tramite il culto di Osiride, alle Piramidi. Il nome Sirio, scritto in caratteri geroglifici, include il simbolo di una stella ed altri due simboli che possono essere collegati con il Benben. Il triangolo, lungo e stretto, ricorda più una piramide o, forse, un obelisco. Così come il Benben simboleggia l’emergere dell’esistenza dalla non-esistenza, la nascita del mondo, Sirio commemorava la creazione posandosi sopra il Benben, fosse esso obelisco, piattaforma d’osservazione o piramide…”
Il Benben al quale si riferisce Krupp era una pietra sacra che, per un certo periodo, fu custodita nel “Tempio della Fenice” a Eliopoli, e che servì come modello per il vertice delle monumentali piramidi e degli obelischi. Il Benben della Grande Piramide scomparve, però è probabile che fosse scolpito nel granito nero e ricoperto d’oro, forse per simboleggiare la stella. Tuttavia, la connessione più convincente, tra quelle esistenti fra la stella Sirio e la Grande Piramide, risiede nella struttura interiore di quest’ultima. Da ciascuna delle camere interne della Grande Piramide, quelle del Re e della Regina, si dipartono due lunghi e stretti passaggi, uno verso nord e l’altro verso sud. Dal 1964 sappiamo che questi passaggi erano allineati astrologicamente con le stelle quando la piramide fu completata, nell’anno 2500 a.C.
Ne 1987 scoprii che il passaggio sud della camera della Regina era rivolto verso Sirio. Queste relazioni fra la Grande Piramide e Sirio non ci sorprendono, poiché la Piramide era, quasi sicuramente, la custode della rinascita astrale del culto faraonico contenuto nel mito di Iside ed Osiride.
La dea in viaggio
Durante l’antica civiltà egizia, la celebrazione della nascita del bambino divino Horus si commemorava all’inizio del nuovo anno, quando la stella Sirio (Iside) compiva la sua ascensione eliaca, all’alba. Circa trecento anni prima della nascita di Gesù l’Egitto era caduto sotto il dominio dei Tolomei, dinastia greca che governò l’Egitto dal 305 a.C. fino al 30 a.C. e la cui ultima regina fu la famosa Cleopatra VII. Durante questo periodo la capitale dell’Egitto fu trasferita ad Alessandria, dove s’instaurò il culto pseudo-egizio di Serapide, un dio nato dalla sintesi del dio egizio Asarhapi (Osiride-Api), il cui nome significa “Osiride del Nilo”. Iside venne così trasformata nella consorte di Serapide e il suo culto fiorì in Alessandria ed in tutto il bacino mediterraneo, essendo adottato da molte delle legioni romane e percorrendo con loro il cammino verso l’Europa occidentale. Accanto al culto di Iside si diffuse la celebrazione della nascita di Horus (Harpocrate per i Greci o Apollo e il Sole Invitto per i Romani).
Stranamente, quando Giulio Cesare introdusse il calendario giuliano, fu l’astronomo alessandrino Sosigenis che si occupò di convertire l’antico calendario lunare nel nuovo calendario solare, prendendo l’idea dagli Egizi, i quali possedevano un calendario solare già dal 3300 a.C.
Questo calendario faceva coincidere l’Anno Nuovo con l’ascensione eliaca di Sirio che, all’epoca di Sosigenis, iniziava a luglio. Immagino sia questo il motivo per cui proprio questo mese fu nominato in onore di Giulio Cesare, la cui consorte, la regina egizia Cleopatra, fu un’alta sacerdotessa del culto di Iside.
Un culto con molti dei
Dopo la morte di Cleopatra, l’Egitto si trasformò in una provincia romana nella quale convivevano una vasta comunità greca e romana (ad Alessandria) e, soprattutto, un grande numero di Ebrei fuggiti dalla Giudea.
Col sorgere della nuova cristianità in Egitto, l’antico culto misterico dei faraoni, che si era mescolato con i culti greci e romani, si unirà alle ideologie giudeo-cristiane. I principi di questi antichi culti misterici rientravano nella convinzione che l’immortalità potesse essere raggiunta attraverso gli insegnamenti iniziatici di un “figlio di Dio morto e resuscitato” e nella rappresentazione simbolica della sua morte e resurrezione. Il dio fenicio Adone, il frigio Attis, l’egiziano Osiride e l’alessandrino Serapide divennero così quasi contendenti all’interno di una dottrina simile.
Come se non bastasse, i Romani avevano importato in Egitto il culto misterico di Mitra, la cui nascita veniva celebrata al tramonto del 25 dicembre. Non sorprende, pertanto, che la prima comunità cristiana celebrasse la nascita di Gesù, il suo “figlio di Dio morto e resuscitato”, proprio il 25 dicembre e con l’idea che fu una “stella sorta ad oriente” a segnalare l’evento sovrannaturale della sua nascita.
Il Vangelo egizioSolo uno dei Vangeli, quello di S. Matteo, parla della nascita di Gesù collegandola all’apparizione d’una stella e all’arrivo di Re Magi provenienti dall’oriente, ed è anche l’unico che narra della “fuga in Egitto” intrapresa dalla Sacra Famiglia. Perché gli altri Vangeli serbano il silenzio su questo evento? Possiamo dedurne che non si trattò di un avvenimento “storico”, bensì mitico? Per molto tempo gli studiosi hanno pensato che il Vangelo di S. Matteo fu probabilmente redatto fra il 40 e l’80 d.C., nella città di Alessandria. Ebbene, in Alessandria la celebrazione del nuovo giorno e del Nuovo Anno non si svolgeva all’alba, bensì al momento del tramonto per adattarsi, in questo modo, ad entrambe le tradizioni: quella ebreo-cristiana e quella romana, nella quale c’era l’usanza di celebrare tali avvenimenti al tramonto del Sole.
Tenendo a mente questo particolare, abbiamo esaminato il cielo così come appariva, visto da est, il giorno 25 di dicembre dell’anno 50 d.C., all’ora del tramonto: doveva essere identico a quello visibile in Egitto nell’anno 3300 a.C., all’alba, quando la “nascita” di Horus dalla matrice di Iside veniva celebrata dall’ascensione eliaca di Sirio:
• Intorno alle 4:28 (ora GMT) il Sole inizia a porsi 28° a nord-est.
• Circa 35 minuti più tardi, intorno alle 5:03, il sole si è posto completamente ad ovest. Allo stesso tempo, da est appare la cintura di Orione all’orizzonte.
• 51 minuti più tardi, alle 5:54, il Sole si è nascosto circa 10° sotto l’orizzonte e già si scorgono le stelle ad occhio nudo.
• Guardando verso est, la stella Sirio ascende nel cielo (la cintura di Orione si trova a circa 25° sopra l’orizzonte orientale, dando l’illusione che abbia annunciato l’ascensione di Sirio).
L’immagine celeste, pertanto, ci dimostra che il 25 dicembre, dopo il tramonto, erano visibili le tre stelle della cintura di Orione che salivano ad est, come per annunciare l’arrivo della stella della nascita, Sirio, che avveniva un’ora dopo. Sarebbe poco probabile che S. Matteo non si fosse accorto di un segno celeste così potente (che, com’era ben noto, in Egitto segnalava la “nascita del bambino divino”).
Il simbolo perduto
Sembra evidente che l’introduzione di un nuovo bambino divino (Gesù) in Egitto e nel mondo greco-romano risultò benefica e ben accetta, giacché incorporava la poderosa mitologia di Iside e Sirio.
Pertanto, dobbiamo dedurre che, all’epoca, Iside e il bambino Horus furono trasformati nella Vergine Maria e nel bambino Gesù e che la stella Sirio fu convertita nella “Stella d’Oriente”. Perfino i “tre re” avrebbero il loro simbolismo stellare, essendo identificati con le tre stelle della cintura di Orione. In quest’ottica, nel suo libro “I nomi delle stelle: tradizione e significato”, l’astronomo R.H. Allen segnala che nel folklore europeo la cintura di Orione viene spesso chiamata “dei Magi” o “dei Tre Re”. L’esperto di Mitologia Cristiana Alvin Boyd Khun scrisse:
“Esiste la leggenda dei Tre Re d’Oriente che vennero a Natale per adorare il Dio appena nato…dai giorni dell’antichità, i Tre Re furono le tre stelle visibili della cintura di Orione”. Senza dubbio, le coincidenze sono troppe.


[ scritto da Robert G. Bauval ]

domenica 23 novembre 2014

costellazione di orione

La costellazione di Orione è una delle più semplici da riconoscere e da osservare e contiene un gran numero di stelle luminose, al punto che è perfettamente visibile senza difficoltà anche dal centro di una grande città. La sua forma ricorda molto quella di una clessidra e la sua caratteristica più rilevante, oltre al grande rettangolo verticale di stelle luminose, è l'allineamento di tre stelle di quasi pari luminosità poste al centro della figura, un segno che prende il nome di Cintura di Orione e che è ben impresso nell'immaginario collettivo di tutti i popoli della Terra. La parte nordorientale di Orione confina col Toro e mostra un arco di stelle di terza e quarta magnitudine, che secondo la tradizione rappresenta lo scudo del gigante; questo gruppo costituisce infatti un asterismo noto come Scudo di Orione. La costellazione di Orione è molto ricca di stelle brillanti e oggetti interessanti. Le stelle principali di Orione sono molto simili come età e caratteristiche fisiche, cosa che suggerisce che abbiano avuto un'origine comune (Betelgeuse è un'eccezione a questa regola). In effetti, l'intera costellazione di Orione è la più vicina zona di formazione stellare, ed è stata a volte considerata per intero un'associazione OB, ossia un gruppo di stelle giovani e blu, estremamente luminose e caldissime. Orione è molto utile per trovare altre stelle. Estendendo la linea della Cintura verso sudovest, si può trovare Sirio (α Canis Majoris); verso nordest, Aldebaran (α Tauri). Una linea verso est che attraversa le due spalle indica la direzione di Procione (α Canis Minoris). Una linea da Rigel verso Betelgeuse punta a Castore e Polluce, α e β Geminorum. Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale va da novembre a maggio; trovandosi esattamente a cavallo dell'equatore celeste, la sua visibilità è ottimale per tutti i popoli della Terra. Molte antiche civiltà riconobbero la costellazione di Orione nel suo complesso, anche se con immagini diverse. Gli antichi Sumeri vedevano queste stelle come una pecora. Il nome Betelgeuse significa letteralmente «l'ascella»; nel caso dei Sumeri era l'ascella della pecora. Nell'antica Cina, Orione era uno dei 28 Xiu (宿) zodiacali. Conosciuta come Shen (參), che significa «tre», era probabilmente chiamata così a causa delle tre stelle nella Cintura di Orione. Gli Egizi consideravano queste stelle come un tributo al dio dei morti e dell'Oltretomba,Osiride, e secondo un'ipotesi le piramidi di Giza sono state costruite seguendo l'allineamento delle tre stelle della Cintura di Orione. «La cintura e la spada» di Orione sono spesso menzionate nella letteratura antica e moderna, e sono state anche stampate sulle insegne della 27esima divisione della United States Army, l'esercito statunitense. Orione è la più splendente delle costellazioni, caratteristica che ben si addice a un personaggio che secondo la leggenda fu il più imponente e il più bello degli uomini. La costellazione è messa in risalto dalle stelle brillanti Betelgeuse e Rigel, e ha tre stelle distintamente allineate che formano la cintura di Orione. «Nessun'altra costellazione rappresenta più chiaramente la figura di un uomo», dice Germanico Cesare. Manilio la chiama «dorato Orione» e «la più potente delle costellazioni», ed esagera la sua brillantezza dicendo che, quando Orione si leva, «la notte simula la luminosità del giorno e ripiega le sue ali scure». Manilio descrive Orione «che allunga le braccia su una vasta estensione di cielo e che si solleva verso le stelle con un passo altrettanto imponente». In effetti, Orione non è una costellazione molto grande, occupa solo il ventiseiesimo posto in quanto a dimensioni (è più piccola, per esempio, di Perseo secondo i confini moderni tra le costellazioni), ma la brillantezza delle sue stelle dà l'impressione che sia molto più grande. Orione è anche una delle costellazioni più antiche, essendo nota ai primi scrittori greci, quali Omero ed Esiodo. Persino nell'era spaziale Orione rimane uno dei pochi raggruppamenti stellari che i non astronomi riescono a riconoscere. In cielo Orione è raffigurato che affronta la carica del Toro sbuffante della costellazione confinante, nonostante il mito di Orione non faccia nessun riferimento a un tale combattimento. in ogni caso, la costellazione nacque con i Sumeri, che videro in essa il loro grande eroe Gilgamesh che combatteva contro il Toro del Cielo. Il nome sumero di Orione era URU AN-NA, che significa luce del cielo. Il Toro era GUD AN-NA, toro del cielo. Gilgamesh era l'equivalente sumero di Eracle, il che ci porta a un altro rompicapo. Essendo il più grande eroe della mitologia greca, Eracle merita una costellazione della brillantezza di questa, ma in realtà gli è assegnata una zona di cielo molto più scura. È possibile, allora, che Orione in realtà altro non sia che Eracle sotto mentite spoglie? Potrebbe essere, se si pensa che una delle fatiche di Eracle fu quella di catturare il toro di Creta e che in cielo è raffigurato un combattimento tra Orione e il Toro. Tolomeo lo descrisse con un bastone e una pelle di leone, entrambi noti attributi di Eracle, e così è rappresentato nelle vecchie carte astrali. Ma, nonostante queste circostanze, nessun mitologo accenna a una possibile connessione fra questa costellazione ed Eracle. Secondo il mito, Orione era figlio di Poseidone, il dio del mare, ed Euriale, figlia del Re Minosse di Creta. Poseidone diede a Orione il potere di camminare sull'acqua. Omero nell'Odissea descrive Orione come un gigantesco cacciatore, armato di un bastone indistruttibile di duro bronzo. In cielo i cani del cacciatore (le costellazioni del Cane Maggiore e del Cane Minore) lo seguono dappresso, all'inseguimento della Lepre. Sull'isola di Chio, Orione corteggiò Merope, figlia del Re Enopione, apparentemente senza successo, dato che una notte, reso spavaldo dal vino, cercò di violentarla. Per punirlo, Enopione lo fece accecare e lo bandì dall'isola. Orione si diresse a nord verso l'isola di Lemno dove Efesto aveva la sua fucina.Sole caddero su quegli occhi spenti, Orione miracolosamente ebbe resa la vista. In un mito celeste Orione è legato all'ammasso stellare delle Pleiadi del Toro. Le Pleiadi erano sette sorelle, figlie d di Atlante e Pleione. La storia che si racconta solitamente dice che Orione s'innamorò delle Pleiadi e le perseguitò con intenti amorosi. Ma secondo Igino, chi lui veramente voleva in realtà era la loro madre Pleione. Zeus agguantò tutto il gruppo e lo sistemò fra le stelle, dove Orione continua a incalzarlo ogni notte. Ci sono numerose e conflittuali storie sulla morte di Orione. Mitografi astronomi come Arato di Soli, Eratostene e Igino concordarono che vi fu implicato uno scorpione. Una versione, quella raccontata sia da Eratostene che da Igino, sostiene che Orione si vantasse di essere il più abile dei cacciatori. Egli disse ad Artemide, la dea della caccia, e alla madre di lei, Latona, che poteva uccidere qualsiasi bestia sulla Terra. La Terra fremette d'indignazione e da una spaccatura del terreno fece uscire uno scorpione che punse a morte il gigante presuntuoso. Arato, invece, dice che Orione tentò di rapire la vergine Artemide e che fu lei a causare la spaccatura della Terra dalla quale uscì lo scorpione. Ovidio ha ancora un'altra versione: dice che Orione fu ucciso nel tentativo di salvare Latona dallo scorpione. Anche la dislocazione è diversa. Eratostene e Igino dicono che la morte avvenne a Creta, ma Arato la fa accadere a Chio. In entrambe le versioni il risultato fu che Orione e lo scorpione (la costellazione dello Scorpione) furono sistemati su lati opposti del cielo, in modo che mentre lo Scorpione sorge a est, Orione fugge sotto l'orizzonte a ovest. «L'infelice Orione teme ancora di essere ferito dal pungiglione velenoso dello scorpione», notò Germanico Cesare. Una storia molto diversa, anche questa raccontata da Igino, è quella che Artemide amava Orione e stava seriamente prendendo in considerazione la possibilità di rinunciare al voto di castità per sposarlo. Essendo i più grandi cacciatori maschio e femmina, avrebbero formato una coppia formidabile. Ma ad Apollo, il fratello gemello di Artemide, l'accoppiamento non piacque. Un giorno, mentre Orione nuotava, Apollo finse di voler mettere alla prova l'abilità di Artemide al tiro con l'arco e la sfidò a colpire un piccolo oggetto nero che ballonzolava fra le onde. Artemide lo trafisse al primo colpo e rimase inorridita nello scoprire che aveva ucciso Orione. Affranta, lo pose fra le costellazioni. C'è una storia strana e persistente a proposito della nascita di Orione, che spiega la versione più antica del suo nome, Urione (ancora più vicina all'originale sumero URU AN-NA). Secondo questa storia a Tebe viveva un vecchio agricoltore di nome Irieo. Un giorno egli offrì ospitalità a tre stranieri di passaggio che, guarda caso, erano gli dei Zeus, Poseidone ed Ermes. Dopo che ebbero mangiato, i visitatori gli chiesero se ci fosse qualcosa che desiderasse. Il vecchio confessò che gli sarebbe piaciuto avere un figlio e i tre dèi gli promisero di appagare il suo desiderio. Si misero tutti e tre in piedi davanti alla pelle del bue che avevano appena consumato e vi urinarono sopra, poi dissero a Irieo di seppellirla. Da quella, a tempo debito, nacque un bambino che Irieo chiamò Urione dato il modo in cui era stato concepito. Orione è una delle poche costellazioni in cui la stella Alfa non è la più brillante. La stella più brillante di Orione è infatti Beta di Orione, chiamata Rigel dall'arabo rijl che significa «piede», dato che Tolomeo la descrisse come quella che segnava il punto del piede sinistro di Orione. Rigel è una stella supergigante brillante blu-bianca. Alfa di Orione si chiama Betelgeuse, uno dei nomi di stelle più famoso ma frainteso. Viene dall'arabo yad al-jauza, spesso erroneamente tradotto come «ascella di quello centrale». In effetti significa «mano di al-jauza». Chi (o cosa) era al-jauza? È il nome che gli Arabi diedero alla figura della costellazione che essi vedevano in questa zona, probabilmente una figura femminile che includeva le stelle sia di Orione che dei Gemelli. La parola al-jauzaapparentemente viene dall'arabo jwz che significa «mezzo», quindi la migliore traduzione che i commentatori moderni possono offrire è che al-jauza significhi qualcosa di simile a «quella femmina in mezzo». Il riferimento al «mezzo» può avere a che fare con il fatto che la costellazione si trovi a cavallo dell'equatore celeste. Da come la descrisse Tolomeo nel suo Almagesto, Betelgeuse rappresenta la spalla destra di Orione. I Greci non diedero un nome né a Rigel né a Betelgeuse, cosa che sorprende data la brillantezza delle due stelle. Betelgeuse è una stella rossa supergigante, il cui diametro supera di parecchie centinaia di volte quello del Sole, così grande che si espande e si contrae, cambiando leggermente di brillantezza in questo procedimento. La spalla sinistra di Orione è segnata da Gamma di Orione, nota come Bellatrix, un nome latino che significa «la guerriera». La stella che segna il ginocchio destro del cacciatore, Kappa di Orione, si chiama Saiph. Questo nome viene dall'arabo «spada» e chiaramente è attribuito erroneamente. Le tre stelle che formano la cintura - Zeta, Epsilon e Delta di Orione - si chiamano Alnitak, Alnilam e Mintaka. Sia Alnitak che Mintaka vengono dalla parola araba che significa «cintura» o «guaina». Alnilam viene sempre dall'arabo e significa il «filo di perle», un altro riferimento alla cintura di Orione. La teoria della correlazione di Orione fu accennata la prima volta da Robert Bauval nel 1983. Una notte, mentre stava lavorando in Arabia Saudita, portò la propria famiglia e quella di un amico sulle dune del deserto Arabico, per una campagna esplorativa. Il suo amico indicò Orione, dicendo che Mintaka, la più piccola ed occidentale stella della cintura di Orione, era leggermente fuori asse rispetto alle altre. Bauval fece quindi il collegamento tra le tre stelle di Orione e le tre piramidi di Giza. Pubblicò questa idea nel 1989 in Discussions in Egyptology, volume 13. Il concetto fu poi esposto da Bauval in collaborazione con Adrian Gilbert (The Orion Mystery, 1994) e Graham Hancock (Custode della genesi, 1996), e in altre pubblicazioni separate. L'idea base della teoria è che la posizione relativa delle tre principali piramidi di Giza siano per scelta legate alla posizione delle tre stelle che formano la cintura di Orione, come apparivano nel 10 000 a.C. Il concetto originario riguardava l'allineamento delle piramidi di Giza con Orione ("…le tre piramidi erano una mappa terrestre delle tre stelle della cintura di Orione", "the three pyramids were a terrestrial map of the three stars of Orion's belt"— Hancock's Impronte degli dei, 1995, p. 375) fu in seguito affiancato da speculazioni riguardo l'età della Sfinge di Giza (Hancock e Bauval, Custode della genesi, pubblicato nel 1996, e nel 1997 negli Stati Uniti d'America col titolo di The Message of the Sphinx). Secondo queste opere, la sfinge fu costruita attorno al 10 500 a.C (Paleolitico superiore), e la sua forma a leone è un riferimento alla costellazione del Leone. Inoltre, orientamento e disposizione di sfinge, piramidi e fiumeNilo fu indicata come accurata rappresentazione di Leone, Orione (per la precisione della sua cintura) e Via Lattea. Il riferimento alle dato di 12 500 anni fa è significativo per Hancock, dato che sarebbe l'era che tenta di assegnare ad una civiltà precedente, poi scomparsa, ma che secondo lui esistette, e la cui tecnologia avanzata influenzò e modellò lo sviluppo delle civiltà conosciute dell'antichità. Egittologia e archeologia affermano che le prove dimostrano che le piramidi di Giza furono costruite durante la IV dinastia egizia (III millennio a.C.), mentre la datazione esatta della sfinge non è ancora precisa. Hancock non mette in dubbio le prove di datazione delle piramidi, ma sostiene invece che furono progettate grazie alla conoscenza di come le stelle apparivano circa otto millenni prima (dato che la teoria della correlazione di Orione sostiene che siano allineate in quel modo), il che richiede l'esistenza di una conoscenza superiore a quella disponibile a chi costruì le piramidi. Le affermazioni di Hancock, Bauval e di altri (come Adrian Gilbert e Anthony West) riguardanti l'importanza di queste correlazioni sono state poi rielaborate da vari scienziati, i quali hanno poi pubblicato critiche dettagliate e confutazioni di queste idee. Tra queste critiche molte arrivano da due astronomi, Ed Krupp dell'osservatorio Griffith a Los Angeles e Anthony Fairall, professore di astronomia dell'università di Città del Capo, in Sudafrica. Grazie a strumentazione da planetario, Krupp e Fairall studiarono in modo indipendente tra loro l'angolo tra l'allineamento della cintura di Orione ed il nord nell'epoca citata da Hancock, Bauval e da altri (diverso dall'angolo osservabile oggi o nel III millennio a.C., a causa della precessione degli equinozi), scoprendo che l'angolo era diverso dalla "corrispondenza perfetta" sostenuta da Bauval e Hancock nella teoria della correlazione di Orione (47-50 gradi nelle misurazioni del planetario, contro i 38 gradi delle piramidi).Krupp fece anche notare che la linea leggermente piegata formata dalle tre piramidi fu deviata verso nord, mentre quella della cintura di Orione fu deviata a sud, e quindi una delle due sarebbe stata capovolta. Infatti, questo è quello che fu fatto nel libro originale di Bauval e Gilbert (The Orion Mystery), che paragona le immagini di piramidi e Orione senza specificare che la posizione delle piramidi era stata invertita. Krupp e Fairall trovarono altri problemi nella teoria, tra cui il fatto che se la sfinge debba rappresentare il Leone, allora dovrebbe trovarsi sulla riva opposta del Nilo (la Via Lattea) rispetto alle piramidi (Orione), che l'equinozio di primavera del 10 500 a.C. si trovava nella Vergine e non nel Leone, e che in ogni caso le costellazioni dello zodiaco nacquero in Mesopotamia ed erano completamente sconosciute in Egitto prima della tarda epoca greco-romana. Ed Krupp raccontò l'errore della mappa invertita in un documentario della BBC intitolato Atlantis Reborn (1999). Secondo Bauval e Hancock, alcuni astronomi (tra cui Archie Roy, Percy Seymour, Mary Bruck, Giulio Magli) respinsero le argomentazioni di Krupp. La correlazione, sostennero, deve considerare le piramidi viste da nord. Archie Roy, professore emerito di astronomia allaGlasgow University, e Percy Seymour, astronomo ed astrofisico della Plymouth University, hanno pubblicato numerose smentite della tesi di Krupp, tra cui l'accusa del fatto che Bauval e Gilbert invertirono volutamente la mappa delle piramidi. In una sentenza della Broadcasting Standards Commission (Regno Unito), la giuria diede ragione a Robert Bauval, e quindi l'accusa di Krupp fu "slealmente" presentata nel documentario della BBC Atlantis Reborn, senza che a Bauval fosse stato permesso di ribattere. Le risposte di Bauval e Hancock alle accuse di Krupp furono incluse nella versione modificata del documentario (Atlantis Reborn Again) andato in onda il 14 dicembre 2000. Secondo Andrew Collins infine, che notò come l'allineamento con le tre stelle della costellazione di Orione non fosse per nulla perfetto, le tre piramidi di Giza corrisponderebbero invece a un altro gruppo di stelle nella costellazione del Cigno: le cosiddette ali del Cigno (le stelle ε, γ e δ Cygni), che corrispondono alla perfezione con le tre piramidi. Nel 2009 un museo archeologico italiano acquista all'asta un piccolo scarabeo egizio ritenuto da alcuni archeologi del periodo Hyksos. Lo scarabeo inizialmente fu tenuto nell'archivio del museo con il codice di inventario A162, fino a che Evan De Vilde, fondatore dell'archeorealismo e studioso di antiche civiltà, non si accorse che sul suo retro vi erano incisi tre disegni a disco con punti concentrici i quali erano l'allineamento geografico delle tre piramidi della Piana di Giza e che rappresentavano esattamente la costellazione di Orione. Secondo De Vilde Evan lo scarabeo di Orione rappresenta il punto di congiunzione tra un autentico reperto egizio e la famosa teoria della correlazione tra piramidi della piana di Giza e la costellazione di Orione, nonché il primo vero reperto egizio che testimoni una vera correlazione tra questi due concetti: l'allineamento delle stelle nella cinta di Orione e l'allineamento topografico delle piramidi. Questa ipotesi però non è ancora confermata dalla comunità scientifica ed è ancora al vaglio di alcune commissioni di egittologi che lo stesso Daphne Museum ha incaricato di esaminare. a grande sfinge è una statua con testa di uomo e corpo di leone. Scolpita direttamente nel calcare, è lunga 57 metri, larga 6 metri, ed altra 20 metri, il che la rende la più grande statua monoblocco del mondo. La grande sfinge è una delle statue più grandi ed antiche del mondo, anche sono tuttora in discussione cose come il riconoscimento di chi fece da modello, quando fu costruita e da chi. Queste domande, col tempo, si sono guadagnate il nome di "indovinello della sfinge", anche se non va confuso con l'originale leggenda greca. Gli egittologi accettano comunemente il fatto che la sfinge rappresenti Chefren spesso indicato anche come il costruttore. Questo daterebbe il termine della costruzione tra il 2520 ed il 2494 a.C. Dato che le prove che porterebbero a Chefren sono ambigue e circostanziali, l'idea di chi e quando costruì la sfinge è ancora oggetto di dibattito. Un'argomentazione sostenuta da Bauval e Hancock per supportare la teoria è che la costruzione della sfinge sarebbe iniziata nel 10500 a.C., che la forma di leone sarebbe un riferimento all'omonima costellazione, e che piramidi, sfinge e Nilo rappresenterebbero Orione, Leone e Via Lattea. La data del 10500 a.C. fu scelta perché essi sostenevano che fosse l'unico periodo della precessione degli equinozi in cui l'era astrologica era quella del Leone, e la costellazione nasceva perfettamente ad est della sfinge durante l'equinozio di primavera. Ipotizzarono anche che in quest'epoca gli angoli tra le tre stelle della cintura di Orione e l'orizzonte fosse una "perfetta coincidenza" con gli angoli tra le tre grandi piramidi di Giza. Questi concetti, assieme ad altre teorie, furono usati per sostenere l'esistenza di un'antica civiltà sconosciuta, tecnologicamente avanzata e oggi scomparsa, che fece da progenitore a tutte le civiltà. La teoria di una sfinge più antica ricevette sostegno da alcuni geologi. Il più famoso, Robert Schoch, sostenne che gli effetti dell'erosione dell'acqua sulla sfinge dimostrano che parti del monumento furono scolpite almeno nel 7000–5000 a.C. L'analisi di Schoch è stata ampiamente condivisa da un altro geologo, David Coxill, il quale sostiene che la sfinge fu duramente colpita dalla pioggia, e che quindi deve risalire al periodo predinastico. Mentre un terzo geologo, Colin Reader, ipotizzò una datazione antecedente di molti secoli a quanto comunemente accettato. Queste opinioni, comunque, sono state quasi universalmente rigettate dai principali egittologi che, assieme a numerosi geologi come James Harrell, Lal Gauri, John J. Sinai e Jayanta K. Bandyopadhyaym, sostengono la datazione classica della sfinge. Le loro analisi attribuiscono l'apparente decadimento accelerato della sfinge al moderno inquinamento industriale, alle differenze qualitative tra gli strati di calcare del monumento, all'erosione della sabbia spinta dal vento, e/o agli sbalzi climatici che portano a fratture nella roccia.


amazzoni leggenda o realtà?




Il nome in greco significa "coloro che non hanno seno", nel regno d’Abomey, sono esiste realmente
Nei tempi antichi le amazzoni erano un popolo mitologico di donne-guerriere, secondo la leggenda usavano amputarsi il seno destro, in modo che fosse di impedimento nell’uso dell’arco e del giavellotto.
Si accoppiavano soltanto in certi periodi e con uomini stranieri, con il solo scopo di avere figli: i maschi diventavano schiavi e fin da bambini educati a servire le donne. Le femmine venivano istruite all’arte della guerra, in genere combattevano a cavallo. Le ritroviamo frequentemente nella mitologia e nell’Iliade sono menzionate due volte. La partecipazione della loro regina Pentesilea all’assedio di Troia, al fianco di Priamo e la sua morte provocata da Achille appartengono ad una versione di epoca posteriore. 
La leggenda più famosa, narra della nona fatica di Ercole , incaricato di prendere il cinto della regina Ippolita. Teseo, compagno di Ercole, fu vittima della loro collere, un esercito di Amazzoni invase l’Attica, assediando Atena. Alla fine dello scontro Teseo vinse, facendo prigioniera Ippolita che in seguito divenne sua prima sposa. Tralasciando la mitologia e passando alla storia, troviamo un corpo militare delle Amazzoni veramente esistito. Il re Houégbadja aveva gia organizzato un distaccamento di “cacciatrici di elefanti” facente funzione anche di guardia del corpo. Il figlio del re Agadia, ne fece delle vere e proprie guerriere. E. Chaudoin, in "Tre mesi in cattività nel Dahomey", nel 1891 le descrisse nel modo seguente: ”Vecchie o giovani, brutte o belle, sono meravigliose da contemplare. Solidamente muscolose come i guerrieri neri, la loro attitudine è disciplinata e corretta allo stesso tempo, allineate come alla corda”. Alcune donne si arruolavano volontariamente, altre, insofferenti della vita matrimoniale e di cui mariti si lamentavano col re, erano arruolate d'ufficio. Il servizio militare le disciplinava e quella forza di carattere che mostravano nella vita matrimoniale e poteva così esprimersi nell'azione militare. Sul campo di battaglia, le Amazzoni proteggevano il re e prendevano parte attivamente ai combattimenti, sacrificando la loro stessa vita, non potevano sposarsi e avere figli, finchè rimanevano nell’esercito. Forgiate per la guerra per principio a questa dovevano consacrare lo loro vita. "Noi siano degli uomini, non delle donne. Chi ritorna dalla guerra senza aver conquistato deve morire. Qualora ci ritirassimo in battaglia, la nostra vita sarebbe alla mercé del re. Quale che sia la città da attaccare, noi dobbiamo conquistarla o sotterrarci nelle sue rovine. Guézo è il re dei re. Finché sarà in vita noi non temeremo nulla". "Guézo ci ha donato nuova vita. Noi siamo le sue donne, le sue figlie, i suoi guerrieri. La guerra è il nostro passatempo, essa ci veste, essa ci nutre" Spesso ubriache di gin, abituate alle sofferenze e pronte ad uccidere senza preoccuparsi della propria vita, combattevano valorosamente e precedevano sempre le truppe incitandole al combattimento. Nel 1894, all'inizio della guerra fra le truppe del generale Dodds e quelle del regno di Abomey, l'armata contava circa 4000 amazzoni, suddivise in tre brigate. "Esse sono armate di daga a doppio taglio e di carabine Winchester. Queste amazzoni operano prodigi di valore; vengono a farsi uccidere a trenta metri dai nostri schieramenti..." (Capitano Jouvelet, 1894). Il corpo delle amazzoni fu dissolto dopo la sconfitta del regno d'Abomey, dal successore di Gbêhanzin, Agoli Agbo.

Lista di Amazzoni.


  • Aella, la prima delle Amazzoni che affrontò l'eroe Eracle, quando egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.
  • Agave, una delle Amazzoni, nominata da Igino.
  • Alcibia, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Diomede.
  • Alcippe, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.
  • Antandra, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Achille.
  • Antibrote, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Achille.
  • Antioche, una delle Amazzoni, nominata da Igino.
  • Antiope, regina delle Amazzoni, fu amata dall'eroe Teseo, il quale la rapì e la condusse con sé ad Atene. Ebbe da lui un figlio, Ippolito. Venne uccisa da Molpadia, un'Amazzone, o da Teseo stesso.
  • Asteria, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.
  • Bremusa, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Idomeneo.
  • Celeno, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Era una vergine cacciatrice, compagna di Artemide. Venne uccisa dall'eroe.
  • Clonia, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Podarce, figlio di Ificlo.
  • Climene, una delle Amazzoni, nominata da Igino.
  • Cleta, nutrice di Pentesilea, fu una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina a Troia. Dopo la sua morte, abbandonò il resto delle sue compagne e partì alla volta dell'Italia Meridionale. Qui fondò una città e diede origine ad un forte regno. Venne uccisa durante una battaglia.
  • Deianira, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.
  • Derimacheia, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea aTroia. Venne uccisa da Diomede.
  • Derinoe, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Aiace d'Oileo.
  • Diossippe, una delle Amazzoni, nominata da Igino.
  • Liliana, l'ultima della stirpe amazzone.
  • Pentesilea, regina delle amazzoni nella guerra di Troia, in cui condusse le sue guerriere al fianco dei troiani; combatté con grande valore ma trovò la morte ad opera di Achille(secondo una versione del mito, grazie all'intervento divino di Teti).
  • Talestri, una delle regine amazzoni, che incontrò Alessandro Magno. Sulla base delle fonti classiche, le Amazzoni vivono nella Scizia, presso la palude Meotide o in un'area imprecisata delle montagne del Caucaso da cui sarebbero migrate, successivamente, sulla costa centro-settentrionale dell'Anatolia (o viceversa da questa in Scizia). Eschilo, nella sua tragedia Prometeo incatenato, sposa l'origine caucasica e accenna alla migrazione quando fa profetizzare, da Prometeo, la sorte di Io. Alla fanciulla - che è stata trasformata in giovenca e che sta disperatamente fuggendo dal castigo di Era - viene rivelato il fatto che la aspetta un lungo viaggio, alla fine del quale raggiungerà il Bosforo, dove sarà liberata, non prima, però, di aver visitato vari luoghi dell'Asia occidentale tra cui i monti del Caucaso e la palude Meotide dove vivono le Amazzoni. Le donne guerriere, secondo il titano, migreranno successivamente nell'Anatolia fondando la città di Temiscira presso il fiume Termodonte nella regione del PontoErodoto le colloca, invece, in Scizia presso il fiume Tanai cercando di coniugare, così come già accennava Esiodo, i vari racconti mitologici degli scontri fra gli eroi greci e le Amazzoni di Temiscira con i resoconti etnografici dell'epoca sui Sarmati, una popolazione nomade di etnia iranica, le cui donne combattevano con gli uomini a cavallo, vestivano come loro e non si sposavano prima di aver ucciso un nemico in battaglia. Erodoto, contrariamente a Eschilo, fornisce un elaborato racconto della migrazione delle Amazzoni, sconfitte dai Greci, dall'originale sede di Temiscira fino alla palude Meotide ove si sarebbero unite ad un gruppo di giovani maschi Sciti migrando, successivamente, assieme a costoro in una zona imprecisata lungo il corso del fiume Tanai. In quel luogo, i loro figli avrebbero dato origine ad un unico popolo: i Sauromati (Sarmati). La fusione fra le due popolazioni, avrebbe originato, tra i Sarmati, una ginecocrazia ovvero una società matriarcale secondo alcuni autori classici fra cui Plinio il VecchioStrabone, qualche secolo dopo, nella sua Geografia, colloca ancora il popolo delle Amazzoni in quell'oriente favoloso per l'uomo greco che comprende Scizia, Persia e India, parimenti abitato da popoli reali e fantastici, specificando, però, che le sue fonti sono in disaccordo indicando due regioni distinte. Secondo Teofane di Mitilene che avrebbe compiuto, come riferisce Strabone, una spedizione in quei luoghi, le Amazzoni vivrebbero ai confini settentrionali dell'Albania caucasica in quanto separate dal fiume Mermadalis dalle terre degli Sciti e di altre popolazioni nomadi del Caucaso. Secondo altre due fonti di Strabone, gli storici Ipsicrate e Metrodoro di Scepsi, le Amazzoni abiterebbero una valle fra i Monti Cerauni, nell'Armenia, e confinerebbero con i Gargareni, un popolo costituito esclusivamente da individui maschi con cui le Amazzoni si accoppierebbero per assicurarsi la sopravvivenza. Le donne guerriere venivano tradizionalmente governate da due regine, una della pace (politica interna) e una della guerra (politica "estera"). Tra le regine più conosciute si ricordano Mirina, Ippolita e Pentesilea. In Geografia XI.5.4-5, Strabone descrive il costume delle Amazzoni di compiere, ogni primavera, una visita nel territorio del popolo vicino dei Gargareni, i quali si offrono ritualmente per accoppiarsi con le donne guerriere affinché possano generare dei figli. L'incontro avviene in segreto, nell'oscurità, perché nessuno dei due amanti possa conoscere l'identità dell'altro. Secondo Plutarco la stagione degli accoppiamenti dura due mesi, ogni anno. Poi le Amazzoni fanno ritorno nei loro territori. La sorte della prole muta a seconda del sesso del nascituro. I maschi, secondo Strabone, vengono rimandati nel luogo d'origine e ogni gargareno adulto adotta un bambino senza sapere se sia o meno suo figlio; le femmine, invece, rimangono con le madri e vengono allevate ed educate secondo i loro costumi e istruite, in particolare, alle tecniche di caccia e di guerra. Le armi principali delle Amazzoni sono l'arco, l'ascia bipenne ed uno scudo particolare, piccolo ed a forma di mezzaluna, chiamato pelta. Prima di ogni battaglia suonano il sistro, uno strumento che producendo un suono limpido e cristallino, non può avere lo scopo di intimorire il nemico, ma solo quello di ingraziarsi gli dèi. Il combattimento a cavallo è la loro specialità (ancora oggi "amazzone" è sinonimo di "cavallerizza"). Selezionano i loro animali e mantengono con loro un rapporto di affiatamento totale che le rende delle perfette centaure; cavalcano stalloni, nel periodo in cui i Greci si accontentano di pony. Sono famosi i loro giochi Targarèi, dei quali narra Eumolpo: cinquanta imbarcazioni, chiamate titalnès, si affrontano sul Termodonte: scagliate una verso l'altra a velocità folle, vincono quelle i cui campioni - detti targaira, amazzoni in piedi sulle barche che impugnano delle aste - riescono a sostenere l'impatto senza cadere in acqua. Si procede così a eliminazione finché non c'è un'unica vincitrice, che viene proclamata la prediletta di Afrodite (anche questo è insolito: normalmente le Amazzoni veneravano la Dea Madre, che può essere identificata con Cerere, ed Artemide). Loro insolita caratteristica è quella di schiacciare un solo seno per avere maggiore mira con l'arco. Le Amazzoni erano considerate nemiche dei Greci, in quanto, in una società maschilista come quella greca l'esistenza di donne guerriere non era neanche concepibile, e quindi esse rappresentavano la barbarie che si contrapponeva all'ordine della civiltà ellenica. Le Amazzoni sono citate frequentemente nella letteratura classica greca. Oltre alle descrizioni etnografiche di autori come Erodoto, Strabone, Diodoro Siculo che cercano di coniugare mito e storiografia, ma senza operare una netta distinzione l'uno dall'altra, vi sono naturalmente quelle più nettamente poetiche e mitologiche.


  • Uno dei riferimenti epici più antichi è sicuramente quello nell'Iliade in cui sono menzionate due volte. In Iliade III.188-190, Priamo ricorda di aver combattuto le Amazzoni come alleato di Otreo e Migdone, due sovrani della Frigia (Turchia nord-occidentale). Le Amazzoni, ricorda Priamo, erano «ὰντιάνεραι» (eguali ai maschi, forti come i maschi), ma non erano numerose come gli Achei. Priamo cita anche il luogo della battaglia che appare concorde con i riferimenti mitografici alle Amazzoni del Ponto: le rive del fiume Sangario (Σαγγάριος in greco, Sangarius in latino) che è il nome antico del fiume Sakarya nella regione storica della Frigia. In Iliade VI.186, la lotta contro le Amazzoni è una delle imprese compiute da Bellerofonte che fa da perfetto contraltare, essendo le Amazzoni le più forti fra le donne, ad un'altra impresa dell'eroe, menzionata nel verso precedente: lo scontro con i Solimi contro i quali Bellerofonte avrebbe combattuto la più dura battaglia con uomini Nell'Etiopide, un poema epico di Arctino di Mileto risalente al VII secolo a.C. e molto noto nell'età classica, ma di cui ci è pervenuto solo un breve frammento originale e un riassunto del V secolo a.C., veniva narrata la partecipazione delle Amazzoni, guidate dalla loro regina Pentesilea, alla guerra di Troia come alleate, questa volta, di Priamo. Il fulcro del poema era lo scontro fra Achille e Pentesilea che si concludeva con la morte di quest'ultima per mano dell'eroe greco e la restituzione del suo corpo ai Troiani da parte di un Achille commosso e pieno di ammirazione verso l'amazzone tanto da venir accusato di tradimento da un suo compagno d'arme. I sentimenti di Achille nell'Etiopide, così prossimi all'amore verso la fiera nemica, e la tragicità intrinseca della vicenda, erano ideali per essere trasformati, durante il Romanticismo, in un intenso dramma psicologico d'amore e morte. E così, proprio, lo svilupperà il drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist nella sua tragedia Penthesilea (1808) in cui, una regina delle Amazzoni resa folle dal contrasto insanabile fra l'amore e l'orgoglio sbrana, assieme ai suoi cani, il corpo di Achille. 

Liberarsi dal Peso del Passato e dall'Ansia del Futuro: Il Potere di Adesso (Freeing Yourself from Past and Future: The Power of Now)

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