martedì 27 ottobre 2015

TRANSIZIONE

Stanchezza, sconforto e pigrizia spirituale

 In questo momento per molti uomini la vita è molto difficile; anche per coloro che fanno un cammino spirituale vi è spesso una grande stanchezza che si accompagna un po' allo sconforto, una specie di pigrizia spirituale, quindi un'impressione di regressione.
Come combattere contro questa condizione che ci abbatte un poco?
In primo luogo, vorremmo dirvi che per l'esattezza non esiste una regressione. Vi sono dei momenti in cui il cercatore impegnato sulla strada della Luce si riposa, perché è necessario che possa integrare tutto ciò che gli viene dato, tutte le energie ricevute dal pianeta, ma per gli uomini non è sempre facile.
Che cosa percepiscono attualmente del loro mondo? Non percepiscono molta Luce! Percepiscono molta più sofferenza e violenza che Luce.
Fate tutti parte della legge di risonanza, siete tutti connessi. Quindi, in quanto vi è tantissima sofferenza, essa colpisce ciascuno di voi a livelli più o meno significativi.
Esiste la stanchezza, la fatica, ed anche una certa stanchezza spirituale. Quando le cose non vanno abbastanza veloci e avete l'impressione di scalpitare, quando vi diciamo che una cosa non si realizza in un tempo relativamente breve, il dubbio vi assale e vi dite di non essere in grado di meditare o di avanzare su questa strada come vorreste.
In quel momento avanzate veramente? Vi abbiamo già detto che è spesso nei momenti più difficili che avanzate più rapidamente, perché in quel momento vi ponete domande essenziali, e attraverso tali domande avete delle risposte che vi permettono di avanzare.
Quindi vorremmo dirvi: soprattutto non scoraggiatevi! Siete negli ultimi metri! Il lavoro che compie ognuno di voi è un lavoro di Luce, il lavoro che compie ognuno con le proprie capacità e in funzione di ciò che è.
Abbiate fiducia e anche un po' di pazienza! Dovete dare tempo al tempo, dovete dare tempo alle energie di prendere posto in voi, e se a volte siete stanchi, se siete affaticati, se avete l'impressione di non avanzare, è perché le energie che conoscete e alle quali siete abituati non esistono più o esistono sempre meno. Vi sono altre energie con le quali non vi siete ancora familiarizzati che inondano ciò che siete in quanto esseri umani e non solo.
Proseguite la vostra strada nel miglior modo possibile! La vostra anima vi trascina, vi spinge verso un'altra coscienza, verso una realizzazione di voi stessi, e se opponete resistenza al vostra avanzamento vi è sofferenza, talvolta vi è anche somatizzazione nel vostro corpo.
Molti esseri umani, sul pianeta Terra, hanno aspettato immensi cambiamenti per la fine dell'anno 2012, cambiamenti che, per alcuni, non si sono verificati.
Vi diremo – e voi lo sapete molto bene – che dall'inizio dell'anno 2013 si sono verificate moltissime cose in voi e attorno a voi. Fortunatamente, non sono state cose che hanno ribaltato il mondo! Fortunatamente per voi vi viene dato un tempo di adattamento! Fortunatamente per voi tutto questo non si verifica con notevole velocità, perché perdereste l'equilibrio fisico, l'equilibrio mentale e psicologico!
Nell'infinita saggezza della Sorgente, tutto deve prendere il proprio tempo per realizzarsi. Tuttavia il tempo accelera, e il tempo di ieri non è più quello di oggi; non avete più la stessa nozione del tempo.
Ancora una volta, come per la risposta circa la dodicesima ora, diciamo: non correte troppo, anche a livello della vostra evoluzione! Cercate di essere semplicemente consapevoli che ogni giorno vi avvicina alla vostra stessa evoluzione! Anche se oggi avete l'impressione di non avanzare, di regredire, questa è solamente un'impressione, questa non è la realtà!
La realtà è tutt'altro, occorre che andiate verso questa realtà! Occorre che vi portiate verso la nuova coscienza, verso la nuova nozione di ciò che diventa il vostro mondo e di ciò che voi diventate nel vostro mondo.
Ancora una volta, la legge di risonanza si applica sempre di più e con sempre più potenza a livello di ogni vita su questo mondo, vale a dire che la legge di risonanza non si applica unicamente per gli umani, si applica a livello dei diversi regni.
Perché a livello dei diversi regni? Perché in base a quello che emana da voi, influenzate i diversi regni, ed essi reagiscono alla loro maniera a quello che emanate voi, naturalmente in accordo con la coscienza di vostra Madre Terra. Tutto si incastra, e se non fosse così il mondo non potrebbe esistere.
Su questo mondo e nell'universo, tutto è collegato. È l'equilibrio dell'universo che corrisponde tra l'altro alla teoria delle stringhe.
Abbiate fiducia in noi! Lo diciamo, lo ripeteremo ancora e ancora: abbiate fiducia in voi! Non siate troppo esigenti! Non cercate di salire le scale troppo in fretta perché le ridiscendereste se non vi foste sufficientemente stabilizzati sul gradino sul quale vi trovate!»

Potete riprodurre questo testo e darne copie secondo le seguenti condizioni :
  • che non sia tagliato,
  • che non subisca nessuna modifica di contenuto,
  • che fate riferimento al nostro sito  http://ducielalaterre.org
  • che menzionate il nome di Monique Mathieu.

domenica 25 ottobre 2015

eating emozionale

Siete abituati a mangiare soltanto quando avete appetito e quanto basta per sentirvi sazi? Pensateci bene prima di rispondere, perché se rispondete di sì appartenete a una piccola minoranza, meno del 20% della popolazione adulta dei paesi occidentali. Oltre l’80%, infatti, dichiara di lasciarsi andare, più o meno occasionalmente, ad assumere cibo anche in mancanza di appetito, oppure ad esagerare durante un pasto.In occasioni particolari, una festa, una cena con gli amici, un dolce particolarmente attraente sullo scaffale del pasticciere, è normale lasciarsi prendere da una trasgressione alimentare e mangiare più del dovuto. Ma, quando si passa dall’occasionalità all’abitudine, significa che il rapporto con il cibo ha qualche problema e diventa di interesse clinico. Chi mangia, più o meno abitualmente, senza il bisogno fisiologico dell’appetito oppure esagera nelle quantità o, anche, al contrario, ha difficoltà ad alimentarsi quotidianamente, molto probabilmente soffre di un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA). I DCA sono patologie classificate come malattie mentali, complesse, di origine multifattoriale e di significato patologico importante, che colpiscono soprattutto le giovani donne e le adolescenti.
Si distinguono in:
  • anoressia nervosa
  • bulimia
  • binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata)
Le prime due sono molto conosciute e gravi, ma non sono le più diffuse. La forma più diffusa di binge eating è nota come “fame nervosa” e definita eating emozionale dagli studiosi del comportamento alimentare, perché è la condizione patologica sviluppata da quei soggetti che mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo e usano il cibo per far fronte alle emozioni e ai problemi quotidiani.

Cos’è l’eating emozionale?


Questo comportamento porta ad affrontare ogni problema abusando di cibo e non è univoco quanto a stile. Può essere determinato dall’ansia, dalla tristezza, dalla solitudine, dalla noia, dalla rabbia, dalla gioia. Praticamente, da ogni alterazione dello stato emotivo. La consapevolezza di aver mangiato troppo, quindi di un comportamento scorretto, porta i pazienti ad assumere rimedi compensatori inappropriati, come l’assunzione di lassativi o il vomito autoindotto. Se tutti i DCA sono riconducibili all’abitudine delle mamme di offrire il seno o il biberon ogni volta che il bimbo piange, nell’errata convinzione che pianto sia sempre sinonimo di fame, l’eating emozionale è, soprattutto, un problema innescato dal proprio modo di comunicare. Comunichiamo con 3 diverse modalità, passiva, aggressiva, assertiva. Le prime due sono alla base dell’eating emozionale. Il comunicatore passivo si riconosce perché parla sempre sottovoce, occhi in basso e usa un linguaggio indeciso, pieno di “forse” e di “se”. È timoroso ed incapace di rifiutare le richieste che provengono dai suoi interlocutori. Non riesce a farsi valere e questo, a lungo andare, genera desiderio di rivalsa e rabbia che, però, non riesce ad esprimere e rivolta verso se stesso. Il risultato finale è la compensazione con il cibo. L’aggressivo comunica soltanto sugli argomenti di suo interesse ed è incapace di ascoltare e recepire le istanze degli altri. Parla a voce alta con tono spesso perentorio e termini come “mai” o “sempre” o “impossibile”. È combattivo e può ricorrere alle minacce per imporre il suo punto di vista. Ciononostante non riesce a imporsi e la conseguente frustrazione lo porta a cercare una via d’uscita nel cibo. Il comunicatore assertivo non corre questo rischio, quindi può essere terapeuticamente utile indirizzare i pazienti verso questa modalità comunicativa. L’assertivo comunica in modo comprensibile, senza eccessi e ascoltando i suoi interlocutori. In questo modo, non si sente mai sconfitto e mantiene il controllo di se, senza bisogno di compensazioni. Una particolare tipologia di eating alimentare è quella associata alla dieta. La terapia, in questi casi, prevede di imparare a distinguere gli stimoli della fame biologica da quelli della fame nervosa, tenendo un diario dove registrare quotidianamente, gli stati emotivi e le sensazioni fisiche associate all’ingestione del cibo. In questo modo, si impara a distinguerli e a soddisfare solo quelli realmente dovuti alla fame [2].

Ansia e stress possono causare un DCA?

L’ansia e lo stress sono tra i principali responsabili dei binge eating, in particolare di forme piuttosto gravi di anoressia e bulimia nervose. Chi soffre di disturbi d’ansia, molto spesso soffre anche di un DCA associato. In questo caso, la diagnosi e la terapia sono più difficoltose e la remissione più problematica.

Bulimia Nervosa

La bulimia nervosa è caratterizzata da episodi ricorrenti e frequenti di eccesso di cibo, senza che ve ne sia effettiva necessità. Le persone bulimiche, di solito, inizialmente non sono obese e, anche se può sembrare incoerente con il loro comportamento, cercano di perdere peso perché insoddisfatte del loro corpo. Il comportamento, a lungo andare, porta obesità e tutte le complicanze ad essa connesse.

Che cosa è l’anoressia nervosa?


L’anoressia nervosa è un disturbo alimentare complesso e importante, che può colpire tutti ma è prevalente nelle giovani donne. Ha tre caratteristiche fondamentali:
  1. rifiuto di mantenere un peso corporeo sano
  2. incontrollabile paura di aumentare di peso
  3. immagine distorta del proprio corpo
In definitiva, anche se si è pericolosamente sottopeso, il proprio corpo viene visto sempre come troppo grasso o, meglio, troppo ingombrante.
Tipi di anoressia nervosa 
Ci sono due tipi di anoressia. Nel primo tipo la perdita di peso viene ricercata limitando l’assunzione di calorie, quindi si inizia con diete drastiche per arrivare al digiuno spesso associato a un eccessivo, se non compulsivo, esercizio fisico. Il secondo tipo prevede di perdere peso con uso quotidiano ed eccessivo di lassativi e diuretici. Il disagio mentale legato all’anoressia nervosa è, quasi sempre, la depressione. La depressione, in questi casi, non è soltanto quella generata da eventi traumatici o a forte impatto emotivo, che il paziente rifiuta di considerare, distraendo i pensieri con l’ossessione per il cibo quanto, piuttosto, quella generata da un processo lento e continuo che porta l’anoressico a sentirsi del tutto inadeguato e impotente. Il proprio corpo, in questo caso, diventa l’unica cosa su cui si può esercitare una forma di controllo.

Cause psicologiche e fattori di rischio per l’anoressia

Le persone anoressiche sono spesso perfezioniste. Il profilo è quello dei figli perfetti, che fanno sempre quanto richiesto e puntano a eccellere in tutto quello che fanno. In realtà, sono ipercritici verso se stessi e privi del senso della misura. Se non riescono a eccellere, si sentono un fallimento totale.A questo, spesso, contribuiscono le pressioni familiari. Dal punto di vista biologico, la ricerca suggerisce l’esistenza di fattori familiari geneticamente predisponenti all’anoressia. Sembra che anche la chimica del cervello giochi un ruolo significativo. Le persone con anoressia, infatti, tendono ad avere alti livelli di cortisolo, l’ormone correlato allo stress, e una diminuzione dei livelli di serotonina e noradrenalina, che sono associati ai sentimenti di benessere.

Ansia o disturbi alimentari: cosa viene prima?

Uno studio del 2004 ha rilevato che i due terzi delle persone affette da disturbi alimentari soffrono di un disturbo d’ansia e che circa il 42 per cento aveva sviluppato un disturbo d’ansia durante l’infanzia, molto prima dell’inizio dell’insorgere del disturbo alimentare. Anche nuovi e recenti studi confermano che i DCA sono conseguenze del disturbo d’ansia.Tra i disturbi, il disturbo ossessivo-compulsivo è quello più spesso associato a un problema alimentare. Coloro che hanno entrambi i disturbi spesso sviluppano rituali compulsivi legati al cibo, sia nella porzionatura che nelle modalità di ingestione. Nel caso della bulimia, le possibilità di svilupparla sono maggiori per le donne con disturbo post-traumatico da stress (PTSD)

Trattamento per l’anoressia nervosa 

L’ansia e disturbi alimentari possono essere trattati contemporaneamente e con la stessa modalità terapeutica. Lo psichiatra però, non è in grado di garantire un recupero simultaneo per entrambi i disturbi. Spesso, è necessario uno specifico trattamento per ciascuno. L’anoressia nervosa necessita di trattamenti con approccio multidisciplinare, in cui la terapia nutrizionale spesso deve precedere quella psichiatrica. Il trattamento con la più alta percentuale di successo e minor percentuale di recidive è la terapia cognitivo-comportamentale o CBT, che si concentra sull’identificazione, la comprensione e il cambiamento dei modelli di pensiero e di comportamento. I primi miglioramenti sono di solito apprezzabili in 12 a 16 settimane di terapia.Il trattamento per i disturbi alimentari comprende anche una adeguata consulenza nutrizionale. Nei casi più gravi può essere necessaria l’ospedalizzazione 

martedì 20 ottobre 2015

Spiritualità o psicologia?



Quando siamo nello stato critico di angoscia, tristezza, rabbia, le domande di spiritualità e di psicologia si pongono? Tutto può essere una fuga per non essere in contatto con il reale: la psicologia, la spiritualità, la riflessione tra la due nozioni. Quando siamo toccati dalla grazia, attraversati dalla contemplazione, diciamo “spirituale"? E quando ci stiamo analizzando, riguardando, analizzando, pensiamo “psicologia”?
Non è che l’alzare pareti che provoca le lotte tra gli uomini. Quello esalterà la spiritualità, perché quell’approccio gli ha permesso di superare la sofferenza; questo giurerà che non è che attraverso la psicologia, perché grazie a essa ha potuto ritrovare la sua integrità. Forse ce n’è una più giusta dell’altra, più adeguata, più completa? Devono assolutamente trovare un terreno d’intesa? E se per un momento levassimo queste parole dal vocabolario. Se non ci fossero più parole particolari che potessero fare questa distinzione, resterebbero i nostri stati, la nostra capacità di guardarci, la nostra capacità di illuderci. Resterebbero constatazioni o giudizi: “siamo identificati alla nostra costruzione mentale al punto da non potere guardare in faccia che siamo soli a giudicare noi stessi?”
Perché  gli individui che praticano la spiritualità sono spesso definiti settari? Perché parlano con parole e concetti che hanno appreso, che li mantengono al di sopra della loro condizione umana e che permettono loro di sfuggire alle emozioni disequilibrate. E il cattolicesimo, il protestantesimo, l’ortodossia sono settarie come i testimoni di Jehova o l’ateismo o perfino il buddismo,  essendo il settarismo non qualcosa che riguarda piccoli gruppi, ma ciascuno di noi per il solo fatto che aderiamo a credenze e opinioni; credenze e opinioni che ci separano dalla realtà. Perché la psicologia ha ai nostri giorni un posto così importante nella nostra società? Perché si riferisce all’umano, in maniera più scientifica della spiritualità, non sviluppa nessuna credenza  o almeno si sforza di restare a contatto con il reale. Perché in un certo senso si vuole terra terra e risponde alla incredibile malattia del nostro mondo occidentale che sono il riconoscimento sociale e sicuramente il materialismo.
Per chi ha appreso la lettura col metodo globale e per l’altro che l’ha appresa col metodo sillabico, se c’è stato da parte di ciascuno una reale connivenza con il metodo e un legame di fiducia con l’insegnante, non è solo la tecnica che ha permesso l’apprendimento, ma anche l’ascolto, lo sguardo, l’analisi che ha sviluppato durante quella istruzione. L’individuo che esplora la spiritualità, prima o poi si accorgerà che la sua introspezione è storta, sbilenca, accusando una mancanza, ed è lo stesso per chi esplora la psicologia, se l’esplorazione è sincera.
Lo spirituale s’accorgerà che non si conosce, malgrado il fatto di aver imparato a essere osservatore e gli sembri di metterlo in pratica.
Si, scoprirà che non ha mai scrutato le sue “viscere”, rendendosi conto che si è coperto la faccia, ripetendo e aderendo alle parole pronunciate da coloro che venera: “non siete né la vostra psicologia, né il vostro corpo, ma solo l’essere nel profondo di voi stessi, quell’amore incondizionato, che è instancabile”.
 Scoprirà la sua confusione su questo, vedendo che quelle parole  sono state un pretesto  per mantenersi alla superficie di se stesso, avendo sviluppato inavvertitamente la sindrome dello struzzo riguardo ai suoi stati interiori e ai suoi giudizi. Scoprirà che  si è cammuffato dietro il meraviglioso archetipo del numinoso, dietro quell’amore, si, così meravigliosamente incondizionato che, pensava, non aveva bisogno di riflessione né di alcuna introspezione, abbandonando la sua ombra oscura nell’ombra e nel silenzio, tanto si era murato nei suoi giudizi del tipo giudizio ultimo.
Lo psicologo si renderà conto che la conoscenza che ha di lui è una conoscenza di protezione, di orgoglio, di “io so”.
Si renderà conto che non soffre più come una volta, non perché è guarito dei suoi stati nevrotici, ma perché li ha posti all’interno di se stesso, avendoli aggiustati nel suo corpo fino a che questo non si addormenti e diventi in qualche modo insensibile, essendosi posto al di sopra di questi differenti stati con la pretesa di conoscersi. Si renderà conto di non essersi mai autorizzato a lasciarsi toccare dalle proprie emozioni, che non si è quasi mai presentato a se stesso vulnerabile, e che al fine di corrispondere all’immagine sociale dello “psicologo”, si è sempre presentato agli altri senza difetti, credendo di disporre dell’autorità di quelli che detengono la conoscenza di sé, in apparenza facendo del suo meglio per essere allo stesso livello dei suoi concittadini, in realtà distinguendosi per il suo sapere e mettendosi su un piedistallo.
L’uno e l’altro scopriranno l’orgoglio quasi inerente ad ogni individuo che entra nella conoscenza di sé, un orgoglio che impedisce di ascoltare realmente l’altro e se stesso e la possibilità di un’altra strada se non la propria e che non è certo attraverso il percorso che limita l’individuo nella sua introspezione, ma l’individuo che inconsciamente e secondo le sue inclinazioni sceglierà uno o l’altro percorso per restare alla superficie di se stesso. Perché, si, è l’uomo che crea il percorso, è lui che secondo la sua apertura lo modulerà e lo limiterà, è lui che ha la responsabilità di stabilizzarlo.
A mio parere un seminarista e uno studente di psicologia sono ignoranti sia l’uno che l’altro finchè le loro conoscenze restano mentali, apprese.
Le conoscenze devono  essere verificate nel reale: dal vissuto, senza però formulare conclusioni.
Un seminarista resterà infantile finchè non comprenderà che il desiderio che lo spinge a vivere attraverso la religione (ogni spiritualità oltre che religiosa) è provocata dalla sua paura di affrontare l’umano e i suoi condizionamenti. E che invece di  volgersi verso questa paura, non ha potuto fare altro che rivolgersi a credenze dove il meraviglioso serve come religione o spiritualità. Si rifugerà inconsciamente nell’infantilismo, dicendosi di avere studiato seriamente i testi della religione cui aderisce.
 La più o meno grande rigidità degli uomini “religiosi” denota a qual punto si sono blindati, corazzati e armati, affermando con quell’indurimento la loro paura con preghiere, doveri e ordini ai quali hanno dato la loro anima e di fronte ai quali hanno piegato il capo.
Qui non c’è nessuna umiltà ma solo paura e pretesa.
Paura di vedere la propria imperfezione, pretesa di credere che il proprio sapere è il sapere. L’amore dei “religiosi” non è che esigenza e sommazione, il loro discernimento essendosi annegato nella loro confusione, non è nemmeno più questione d’ipocrisia, ma di smarrimento interiore.
Ma è come il desiderio dello “psicologo” di avere un potere con il sapere da cui potrà pretendere. Questo sapere sarà di tutt’altra specie da quello del seminarista, per il quale è una protezione contro la sua incapacità di sentire e riconoscere la sua paura dell’inconoscibile. Che l’uomo sia messo a confronto con la spiritualità o la psicologia, in realtà si confronta con se stesso, sulla domanda “chi sono?” e certamente mai con qualsiasi altra cosa. Saremo “spirituali” per sfuggire al condizionamento, saremo “psicologi” per sfuggire al non-mentale. L’uomo comincia un percorso e vi si ferma. Corriamo dietro a delle chimere (spiritualità, psicologia) per non essere confrontati con il proprio mondo interiore. Partiamo con una bandiera in mano, alta abbastanza perché non si veda di noi che quel pezzo di stoffa che ci rende tutti uguali finchè ci separa gli uni dagli altri e da noi stessi.
Se non si avessero più nozioni, non ci sarebbe che il nostro stato interiore. La spiritualità, se resta mentale, se non si inscrive nel corpo, nella carne, in una osservazione vergine da punti di vista, ci escluderà da noi stessi, ma bisogna ben vedere che non è lei a fare questo, ma noi che vi ci confondiamo. La psicologia, se non si lega che al sapere appreso, se lo “psicologo” marca sempre la distanza con il suo interlocutore nello stesso modo in cui ha quella distanza con i suoi stati interiori, svilupperà una frattura con se stesso, si separerà da se stesso.
Allora psicologia e spiritualità si rivolgono allo stesso uomo che siamo dal momento che viviamo nel presente, dal momento in cui non ci chiudiamo più e non viviamo in opposti interiori del tipo “psicologia o spiritualità?”. Penso a Prajnanpad e al discernimento e perspicacia di cui fa prova prendendo coscienza ed esponendo la mancanza inerente alla spiritualità indiana. Non solo ha sperimentato i limiti della sua tradizione (esperienza che ha attaccato il suo corpo fisico in modo irreversibile), ma in più si è reso conto della poca attenzione e del poco interesse che questa dava al corpo, alle emozioni, a quello attraverso cui tutti passiamo: l'identificazione. La Bhavagad Gita, per quanto luminosa possa essere, non si inscrive nella carne, nel condizionato. Prajnapad ha posto nelle ricerche  di Freud gli elementi indispensabili che permettono di colmare le lacune della sua tradizione.
Ha compreso, visto chiaramente che la spiritualità senza la conoscenza di sé è un’illusione.
Come si può morire a se stessi finchè si rimane identificati col mentale? Molti di noi pretendono di conoscersi mentre confondiamo la conoscenza intellettuale e l’ osservazione viva, il parlare della realtà e essere con la realtà.
Pensiamo che  uomini e donne risvegliati lo siano stati per grazia, per fortuna, per un regalo caduto dal cielo; pensiamo che dobbiamo purificarci corporalmente, energeticamente, mentalmente, emozionalmente, psicologicamente per avere quella possibilità… tutto questo denota il nostro infantilismo.
Osserviamo le nostre credenze, le nostre opinioni su questo, vediamo quanto non vogliamo rinunciare ai nostri riferimenti, guardiamoci con gli occhi aperti: guardiamo questo mentale col quale siamo identificati, i nostri innominabili giudizi e la nostra capacità di accusare l’altro, credendo che il giudizio venga dall’altro, guardiamo chiaramente la nostra capacità di proiettare sull’altro il nostro disprezzo, guardiamo quanto ci colpevolizziamo e come quella colpevolizzazione sia prodotta solo dai giudizi che ci infliggiamo, guardiamo quanto ci prendiamo in giro e ci crediamo deboli, stupidi, non interessanti o onnipotenti.
La luce non rischiarerà la nostra interiorità, è la nostra oscurità che ci illumina, è con la nostra oscurità che ci vediamo meglio, più distintamente.
La luce non fa che abbagliarci e noi siamo abbagliati. Non abbandoniamo il nostro corpo e le nostre emozioni all'oblio, non farebbero che cristallizzarsi di più, e diventeremmo insensibili e ottusi. Allora nelle nostre tenebre guardiamo le nostre identificazioni e il meccanismo di identificazione con benevolenza, con l’ascolto e la sincerità come sola luce

sabato 17 ottobre 2015

Incontri karmici: anime gemelle e anime compagne

Reincarnazione

L’argomento “reincarnazione” è considerato a tutt’oggi un argomento tabù presso molti popoli, soprattutto presso le culture occidentali monoteiste. Ricordo quando all’età di diciassette anni chiesi a mia madre (che già da anni si occupava di esoterismo): “Cosa significa quando senti che un determinato momento lo hai già vissuto?” e lei mi disse che la risposta alla mia domanda era la reincarnazione. Mi spaventai così tanto che scappai in camera mia.
Perché la reincarnazione fa paura? Forse perché non la si conosce ancora abbastanza o perché per noi è un concetto troppo inusuale. Oggi non solo accetto appieno la teoria della metempsicosi (altro termine per definire la reincarnazione), ma ho capito che accettare questa teoria è la chiave per la comprensione di noi stessi e del trascendente. Accettando la reincarnazione tutto quadra.
Se abbiamo vissuto altre vite chi siamo veramente? Non siamo un corpo con dentro anima e spirito, piuttosto siamo uno spirito e un’anima avvolti da un corpo con una mente (l’ego). In realtà noi non siamo nostri! Siamo nostri solo per questa vita! Noi non siamo Leonella, Danilo, Alberto ecc. Danilo è Danilo solo per questa vita. Il nostro spirito invece è eterno e dopo la morte la nostra anima prenderà un nuovo corpo fino al momento in cui avremo raggiunto uno stadio di illuminazione tale che non avremo più bisogno del corpo fisico. A questo punto sorge spontaneo chiedersi: qual è il senso di tutto ciò? Noi siamo pura luce ma lo abbiamo dimenticato. Abbiamo voluto sperimentare il mondo fisico e vi siamo rimasti intrappolati. Il senso del nostro viaggiare sulla Terra di corpo in corpo è di tornare alla Luce: il nostro compito è ricordare quando eravamo Luce. Per ricordare la nostra vera essenza è necessario fare molte esperienze, cioè molte vite. Ogni vita è un’esperienza, nel senso che ogni vita ha un senso, uno scopo. Non esiste un solo individuo sulla Terra che sta sprecando la sua vita: tutto è al suo posto anche se a occhio nudo ci sembra di vivere nel caos. Ognuno di noi, (soprattutto le persone più evolute) ha vissuto chissà quante vite.
Anche se qui in Occidente la parola “reincarnazione” deve essere ancora sussurrata, questo argomento non è bandito del tutto perché comunque non si può testimoniare che questa teoria non sia vera. Di contro esistono tre elementi a favore della metempsicosi:



1) i bambini prodigio

2) l’ipnosi regressiva

3) i déjà vu (sui quali però ci sono ancora delle remore in quanto alcuni studiosi ritengono che si tratti di ricordi di sogni o di film visti)
La nostra mente ci fa dimenticare le vite passate per proteggerci, altrimenti diventeremmo pazzi. Tuttavia ci sono molte cose che ognuno di noi si porta dietro dalle esistenze passate. Ad esempio la nostra vita attuale è il risultato di tutte le nostre vite passate. I cosiddetti talenti innati sono capacità sviluppate in altre vite. Molti di noi si sottopongono a sedute di ipnosi regressive per pura curiosità. L’ipnosi regressiva può essere però anche shockante e secondo me è bene sottoporvisi solo per problemi davvero importanti, anche perché tutto ciò che dovevamo sapere sul nostro passato lo abbiamo già nel presente.



La legge del Karma

La reincarnazione si basa sulla legge del karma. Per karma si intende comunemente il bagaglio di vite passate che ognuno di noi si porta dietro, essa però è più precisamente una legge. John Mumford definisce il karma “la legge dell’evoluzione psico-spirituale che prevede una reazione uguale e contraria per ogni azione”. Ciò significa che se ad esempio in una vita io uccido qualcuno, con larga probabilità sarò ucciso nella successiva. Oppure se morirò strangolata da un serpente in Cina mi sentirò soffocare ogni volta che entrerò in un ristorante cinese o avrò la fobia dei serpenti. Se ti auguro del male mi succederà sicuramente qualcosa di poco piacevole. Se sarò stata violentata in molte vite forse deciderò di diventare omosessuale o mi attirerò una persona del mio stesso sesso per un determinato periodo di tempo in questa vita. La legge del karma non va però intesa come punizione, perché ognuno di noi può liberarsi dal karma (spiegherò successivamente alcune semplici tecniche)! Il discorso è molto complesso e riguarda anche il concetto di memorie e l’effetto specchio, concetti esposti in modo esaustivo nelle conferenze di Joel Ducatillon, inventore dell’acqua diamante e della PMT. Secondo la legge del karma tutti i pensieri, le azioni e le emozioni hanno una conseguenza inevitabile…. anche i pensieri perché essi circolano ed arrivano. Sempre. Si potrebbe riassumere la legge del karma con la frase “ognuno raccoglie ciò che semina”, ecco per quale ragione Einstein diceva “Dio non gioca a dadi con il mondo”.



Programmare la vita successiva

Partendo da queste considerazioni possiamo capire che nulla accade per caso perché tutto obbedisce alla perentoria legge del karma. La vita quindi è un’esperienza. Non esiste né caso, né bene, né male, né fortuna, né sfortuna. Esiste solo l’esperienza.
Ogni nostra incarnazione rappresenta un’opportunità per crescere spiritualmente. Come funziona tutto ciò? La vita terrena è una parte del piano divino, tutto dipende dal piano divino ma questo piano lo abbiamo deciso noi! Siamo noi responsabili di noi stessi e questo è fondamentale, va compreso ed accettato. Arriverà un momento in cui ricorderemo chi siamo e tutto ci apparirà chiaro. Le sensazioni e le emozioni che noi sperimentiamo sulla Terra vengono registrate come la nostra storia negli archivi di Akashic. Al termine della nostra vita si fa il punto della situazione: abbiamo svolto la nostra missione? Quanto amore abbiamo dato? Ci siamo allontanati dalla spiritualità? Cosa c’è da risolvere? In base alle risposte a queste domande decideremo la vita successiva. L’incarnazione dopo una vita non è immediata, prima si vaga per un po’.
E’ bene a questo punto precisare una cosa: quando si muore l’energia della persona resta per un po’, può anche rimanere per sempre (per questo se si invoca un nostro amico o parente deceduto esso sicuramente ci ascolta) ma la sua anima si reincarna. Anche l’energia degli animali resta nella casa in cui hanno abitato. Prima dell’incarnazione l’angelo Kindel (responsabile della nostra evoluzione spirituale) discute con noi su come vorremmo la vita successiva: quali esperienze abbiamo bisogno di fare? A che punto siamo arrivati? In base ai nostri bisogni Kindel prepara il dischetto dell’incarnazione in cui vengono registrati i dati più importanti della nostra incarnazione. Attenzione!!! Il destino può essere modificato!!! Noi decidiamo la nostra vita, ma abbiamo sempre e comunque il libero arbitrio. Nel dischetto dell’evoluzione vengono registrate le persone più importanti che conosceremo, gli eventi più importanti, le crisi spirituali, i problemi di salute (che dipendono sempre da problemi spirituali), la durata della vita e il debito karmico da saldare. Il dischetto è composto da materia mentale e viene inserito accanto al cuore.
Il “destino” (cioè la vita che ci siamo scelti) è composto da due tipi di periodi, che corrispondono a due tipi di “chiavi”: chiavi preformate e chiavi aperte non preformate. Le chiavi preformate attirano a noi eventi prestabiliti, cioè necessari per saldare il debito e capire la lezione attuale. Questi eventi possono anche essere spiacevoli ma è bene ricordare che la sofferenza arriva quando non c’è stato altro modo per capire quella determinata lezione, allora la si capisce con il dolore perché il dolore trasmuta e purifica.
Le persone che ci attiriamo nei periodi di chiavi preformate sono persone con cui noi eravamo già in contatto nelle vite precedenti e con le quali abbiamo questioni in sospeso. Nella vita attuale noi riviviamo con esse le stesse identiche situazioni della vita antecedente ma abbiamo la possibilità di risolvere il conflitto relazionale, abbiamo la possibilità di capire cosa si cela dietro quel rapporto. La stessa cosa vale per i problemi di salute: saranno molti simili a quelli della vita precedente ma avremo la possibilità di guarire. Le chiavi aperte non preformate si attivano quando siamo in un periodo di apertura cioè in cui non siamo influenzati dal nostro karma. Esse attirano a noi esperienze entusiasmanti e ci conferiscono la possibilità di comprendere ed accrescere la nostra spiritualità.



Come liberarsi dal Karma

E’ possibile liberarsi dal karma o almeno farsi influenzare di meno da esso. Spesso per liberarsi dal karma è necessario distaccarsi da determinati luoghi, dalla nostra professione e da certe persone. Ciò può cagionare un dolore emotivo, ma se non ci troviamo più a nostro agio significa che quei luoghi e quelle persone non sono più in sintonia con noi. Non ne abbiamo più bisogno poiché ci stiamo evolvendo.
Una tecnica per liberarsi dal karma è quella della non identificazione. Quando si prova un’emozione bella o brutta, gioia, rabbia o malinconia, dobbiamo pensare che è il nostro ego a provarla, non il nostro spirito perché il nostro spirito è già perfetto.
Un altro modo per liberarsi dal karma è quello di provare compassione verso le persone per le quali nutriamo sentimenti negativi. Se io provo un forte risentimento nei confronti di un individuo che mi ha trattato male, invece di provare collera devo sforzarmi di compatire questa persona perché il suo livello di coscienza è quello ed essa ha fatto ciò che poteva per farmi notare una parte di me che non notavo.



L’Effetto Specchio

Vorrei spendere alcune righe per chiarire il concetto di effetto specchio che è di pregnante importanza per la nostra evoluzione. Tutto ciò che ci attiriamo è una parte di noi. In questo contesto dobbiamo precipuamente soffermarci su ciò che ci cagiona dolore, paura, rabbia, astio e sentimenti o reazioni negative perché significa che quella cosa che ha scaturito la nostra reazione è una parte di noi che noi reprimiamo e che prima o poi verrà fuori perché ce l’abbiamo dentro. Quante volte, facendo innervosire una persona, le diciamo: “Se ti innervosisci, vuol dire che ciò che ti ho detto è vero”? E’ proprio così. Ognuno di noi ha molteplici caratteristiche: bontà, generosità, malizia ecc. nella sua parte conscia. Nella parte inconscia abbiamo anche gli opposti di quelle caratteristiche e il problema si pone nel caso di caratteristiche estreme.
Ad esempio una persona molto generosa sarà anche molto avara e quest’avarizia prima o poi verrà fuori, perché inconsciamente o no, quella persona l’avarizia ce l’ha. Così le persone troppo buone hanno anche una parte di aggressività. La persona generosa/avara ha però modo di guardare in faccia la sua avarizia e di accettarla. In che modo? La vita la porterà a conoscere sempre persone avare finché essa si chiederà “Ma perché io, tanto generosa, incontro sempre persone avare? Non lo merito!!” Quella persona incontra individui avari perché lei ha memorie di avarizia e quegli individui sono lì per dirle: “Noi siamo una parte di te. Accettaci, accoglici ed amaci”. Nel contempo, grazie a queste persone, la signora generosa salda il suo debito, perché evidentemente lei era stata avara in passato con chi è stato oggi avaro con lei.
Questo lavoro di accettazione di amore è molto importante, perché non solo libera dal karma, ma permette di vivere con serenità e consapevolezza. Bene e male sono due facce della stessa medaglia. Gli opposti sono entrambi presenti e se equilibrati non arrecano alcun danno. Non può esistere male senza bene e viceversa. Più si cerca di combattere il male più lo si attira. Più la donna cercherà di combattere l’avarizia più l’attirerà perché lei l’avarizia deve accettarla, non scacciarla. Sull’effetto specchio c’è un argomento molto interessante che riguarda i sette specchi esseni delle relazioni: si parla di sette tipi di attrazioni o di condizioni che ci rispecchiano. Il più interessante è il terzo specchio secondo il quale quando incontriamo una persona e proviamo un forte desiderio di passare del tempo con lei è perché quella persona ha delle energie che ci mancano o che non abbiamo più e desideriamo avere ancora.
Per accelerare il processo di accettazione e di amore delle nostre parti inconsce Joel Ducatillon ha inventato l’acqua diamante (che è un’acqua della quinta dimensione) e la PMT. Esse hanno lo stesso fine, ma la PMT è ancora più veloce dell’acqua diamante. La PMT è una tecnologia che permette di trasmutare le memorie karmiche negative, cioè quelle che non servono più o che ci cagionano dei blocchi o dei problemi. Durante la seduta di PMT l’anima della persona decide quali sono le memorie “non più utili” e le rilascia. La PMT apporta numerosi benefici: evolve la coscienza, ci aiuta a prepararci per il prossimo salto vibrazionale, previsto per il 2012, fa cambiare in meglio non solo noi stessi, ma anche le persone che ci circondano.



Il contributo dell'astrologia

Forse non tutti sono a conoscenza del fatto che astrologia e reincarnazione sono strettamente connesse. Tramite il giorno, l’ora e il luogo di nascita e tramite un bravo astrologo esperto di astrologia karmica è possibile risalire alle nostre vite passate scoprendo blocchi, problemi, debiti karmici nonché la nostra missione in questa vita.
A tal proposito è illuminante sapere che secondo gran parte degli astrologi l’ascendente indica il segno zodiacale sotto cui eravamo nati nella vita passata e che non avevamo compreso. Questo è molto utile per capire qual è la nostra missione. Se io nasco sotto il segno dello Scorpione con ascendente Acquario, molto probabilmente la mia missione sarà legata alla libertà e per adempiere ad essa avrò bisogno di forza e fede in me stessa. Ciò significa che anche nella vita passata ho cercato di conquistare la libertà, ma evidentemente non ci sono riuscita e devo riuscirci adesso. Anche il fatto che una persona studi scienze politiche ed abbia come ascendente la Bilancia non è da trascurare…! A questo punto mi viene da pensare che coloro che hanno segno solare ed ascendente nello stesso segno sono persone con gravi problemi in quanto se già noi normalmente riviviamo le stesse situazioni della vita passata con la possibilità di capire e cambiare nella vita attuale, coloro che hanno segno e ascendente nello stesso segno sono con larga probabilità individui che continuano a non cambiare e a non voler capire. Sono persone per le quali il cambiamento è urgente.



Anime compagne e anime gemelle

L’argomento sicuramente più affascinante della reincarnazione riguarda le anime compagne e gemelle. Solitamente i rapporti conflittuali che abbiamo con qualcuno sono dovuti ad un karma negativo che deve bilanciarsi e divenire positivo, mentre se in passato ho avuto una relazione piacevole con qualcuno questa relazione adesso sarà ancora più bella. Solitamente ci si rincontra per equilibrare il karma, ma ci si può rincontrare anche solo per puro piacere. Ognuno di noi ha dei compagni spirituali con cui si instaurano dei rapporti diversi da quelli che si instaurano con tutte le altre persone che si incontrano nella vita. I nostri compagni spirituali sono di tre tipi:



1) anime compagne

2) anime gemelle

3) anime di fiamma gemella
Le anime compagne sono quelle che ci aiutano, che ci guidano, che ci illuminano. Sono persone alle quali noi nella vita passata abbiamo fatto un favore e loro ci aiutano in questa vita. Un’anima compagna può essere uno sconosciuto che ci aiuta quando ci si è fermata la macchina, un amico che ci dice qualcosa di illuminante e di chiarificante, una persona che ci sostiene e ci incoraggia o che incontriamo al momento giusto come una sorta di angelo. Le anime compagne sono persone con cui ci troviamo bene e di solito la relazione con esse dura poco. Se dura nel tempo allora possono diventare anime gemelle nella vita successiva.
Le anime gemelle sono i nostri amici speciali di questa vita. Si tratta di anime compagne con cui si instaura un rapporto di amicizia molto più profondo. Appena le incontriamo avvertiamo subito un senso di familiarità e ci troviamo immediatamente a nostro agio, perché il rapporto ricomincia esattamente da dove era terminato, è come rincontrare un vecchio amico dopo molti anni. Si può trattare di amici o di familiari e il rapporto, che sarà comunque molto rispettoso, può durare anche per tutta la vita.
L’anima di fiamma gemella è una sola ed è l’altra metà del nostro spirito. E’ il nostro unico compagno spirituale e quasi sempre è del sesso opposto. Con lui abbiamo vissuto molte e molte vite. Quest’anima la si riconosce subito perché appena la si incontra c’è un’attrazione immediata in quanto le anime si ricordano le une delle altre. Nasce subito un rapporto speciale fra di loro ed il sentimento è reciproco. L’anima di fiamma gemella è un’anima compagna e gemella in una persona sola, speciale. In alcuni casi può essere anche un nostro fratello gemello. Un aspetto interessante dell’anima di fiamma gemella è la somiglianza fisica: ci si può assomigliare nei lineamenti, soprattutto negli occhi. Inoltre le aure sono congiunte da un arco di energia.
E’ bene però fare alcune considerazioni importanti a proposito dell’anima di fiamma gemella: è possibile che ci sia un karma negativo anche con essa, ma c’è comunque un forte amore che trascende ogni negatività. Inoltre non è detto che la si incontri in ogni vita, poiché dipende da quanto è stato concordato antecedentemente. Solitamente l’anima di fiamma gemella (con la quale siamo sempre in collegamento telepatico) si incontra quando entrambe sono giunte allo stesso stadio evolutivo


fonte

www.specchiomagico.net

mercoledì 14 ottobre 2015

incontri predestinati




A ciascuno di voi č riservata una persona speciale.
A volte, ve ne sono due o tre o anche quattro.
Per ricongiungersi a voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali.
Vengono dall'altrove, dal cielo. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sé.
Tra voi c'è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli
Brian Weiss(Molte vite, un solo amore)
La maggior parte delle scuole di pensiero esoterico sostengono che le anime si reincarnano a gruppi: nelle diverse vite noi incontriamo i nostri vecchi amici e nemici, quegli stessi con cui all'inizio dei tempi abbiamo deciso di condividere il nostro soggiorno sulla terra. Questi compagni di viaggio ci aiutano nell'evoluzione ed è attraverso di loro che abbiamo la possibilità di apprendere le lezioni piů importanti.
La differenza tra anime gemelle e anime compagne è in realtà difficilissima da definire: alcune scuole di pensiero sostengono che queste ultime -al contrario delle anime gemelle- si ritrovino per svolgere determinati compiti terreni necessari all'evoluzione e che, a questo fine, si aiutino a vicenda. Le anime gemelle, invece, condividerebbero un ideale molto piů metafisico e spirituale. E' interessante notare, però, che altre attendibili correnti spirituali sono molto piů vaghe a questo proposito. Moltissime fonti sostengono che l'anima non ha alcuna polarità femminile o maschile precostituita, poiché il mondo ultraterreno da cui proviene ha come suo principio l'Unità indissolubile: la polarità femminile e maschile è frutto del piano terreno (il piano della dualità) e l'anima sceglie di immergersi in questo principio dualistico solo per fare esperienza sulla Terra.
In realtà, l'anima conterrebbe in sé entrambi i principi, e scopo terreno di ciascun essere umano sarebbe quello di realizzare ciò che gli alchimisti chiamavano "matrimonio alchemico": ovvero la perfetta fusione interiore del principio maschile e femminile. Non esisterebbe, allora, una perfetta anima gemella per ciascuno di noi, ma molteplici e amatissime anime compagne con cui procedere lungo il difficile cammino terreno e con le quali condividere gioie e dolori dell'essere umani.




AMORI CONTRASTATI
E' luogo comune credere che l'incontro tra anime sia sempre caratterizzato da armonia immediata e da sensazioni celestiali. Nei film (e forse nei nostri sogni) le anime gemelle si incontrano in un'atmosfera magica e inattesa: gli sguardi si incrociano e ciascuno si perde nella profondità dell'altro mentre una musica angelica accompagna l'esperienza di un incontro ineffabile. Nella realtà sembrerebbe non essere così. O, almeno, non sempre. E le ragioni sono diverse.
Per prima cosa, lo stato di confusione in cui viviamo ci impedisce di percepire sensazione che hanno luogo a un livello sottilissimo: chi entra a contatto con un'anima (già) amata sente sempre nei suoi confronti un senso profondissimo e quasi commovente d'amore, ma raramente ne è cosciente.
Troppo preso da immagini e pensieri mentali un po' piů terra terra ( per usare un'espressione popolare ma in questo caso molto efficace), il nostro io non riesce a sintonizzarsi su vibrazioni d'amore così pure: è come se chiedessimo al nostro orecchio di percepire una delicatissima musica nel mezzo di un frastuono da discoteca . Come potrebbe? E così, la sensazione c'è, ma viene perduta. Inoltre c'è un motivo piů profondo: l'incontro tra anime presuppone sempre l'apprendimento di una grande lezione d'amore. E questo raramente avviene senza dolore, poiché il nostro vecchio io fa resistenza e non vuole imparare.
L'anima gemella (o compagna che sia) ha il primario compito di riportare noi a noi stessi attraverso prove e confronti che da tempo cerchiamo di evitare. Se si perde la strada, arrivare alla meta diventa piů lungo e difficile: la nostra anima gemella è là per indicarci il cammino, ma soprattutto per mostrarci dove abbiamo preso un sentiero sbagliato. Poiché l'anima sa (e sa sempre!), quando due anime amate si incontrano, entrambi hanno consapevolezza che il loro avvicinarsi porterà alla luce ferite nascoste e spesso dolorosissime che hanno bisogno di essere curate. Quindi, al contrario di quel che si pensa, la reazione dell'io potrebbe essere non solo quella di voler fuggire di fronte a una cosě grande prova, ma di fare resistenza anche per un lungo periodo dell'esistenza condivisa insieme.
Moltissimi e profondi amori tra anime sono contrastati e difficili: entrambi stanno re-imparando ad amare e questo, come spesso accade, implica la messa in discussione totale della propria vita e del proprio essere, anche a costo di sconvolgere totalmente l'apparente tranquillitŕ finora vissuta. Quando però le due anime entrano in risonanza, l'amore e il rapporto che si sviluppa tra di loro è al di là delle parole: chi lo ha vissuto, sostiene di aver provato un senso di fusione e di amore così assoluti da non essere paragonabile a nulla di terreno e che solo a descriverlo perde di senso e magia.

RELAZIONI KARMICHE
C'è infine un'ultima tipologia di relazioni tra anime: quella che avviene tra anime che hanno un karma da bilanciare. Secondo la legge del karma, come già accennato, ogni azione negativa compiuta nei confronti di altri esseri umani ha bisogno di venire in qualche modo saldata in una vita successiva. Così, le anime che hanno un conto in sospeso, finiscono prima o poi per ritrovarsi insieme. In questo caso non si sono necessariamente accompagnate e amate anche in molte altre vite precedenti (a volte ne basta una sola): si ritrovano e basta e tra di loro può nascere una storia d'amore che ha come fine il saldo di un antico debito. Questo tipo di relazione è molto comune e si riconosce perché, una volta conclusasi la storia, del sentimento originario non resta un granché.
Si tratta spesso si storie che apportano un certo grado di sofferenza, poiché il dolore inflitto da un'anima in un tempo lontano viene da questa subito nella vita attuale. Non si tratta di una punizione, come potrebbe sembrare, ma di una dura scuola di apprendimento: soltanto provando quello stesso dolore, l'anima prende coscienza di ciò che significhi soffrire e, quindi, di quanto crudele sia arrecare sofferenza. E questa, come ogni altra lezione, può essere appresa o rifiutata: le relazioni karmiche (come tutte le relazioni importanti) non ci insegnano qualcosa, ma ci danno semplicemente l'opportunità di apprendere. Sappiamo bene che la sofferenza può renderci piů duri o piů compassionevoli: come e se apprenderemo la lezione starà a noi. Se l'anima si rifiuta di imparare, verrà rimandata ad altro esame: ancora una volta, l'affrontarlo sarà inevitabile; il suo esito, invece, sarà nelle nostre mani.




UN INCONTRO SCRITTO NEL DESTINO
Non c'è dubbio: l'incontro con un'anima amata è sempre predestinato. E' scritto nel destino così come nelle stelle e non avviene mai per pura casualità. Ciò che è raro non è tanto l'incontro (come si potrebbe credere) quanto il riconoscimento reciproco e la capacità di vivere questa esperienza serenamente. Che cosa ci impedisce di riconoscerci? Noi stessi. Le nostre paure. E soprattutto ciò che di noi rifiutiamo. Ecco perché il viaggio alla ricerca dell'altro č soprattutto un viaggio alla ricerca di noi stessi, al recupero di quelle parti di noi meno amate che ci rendono difficile vivere pienamente una qualsiasi esperienza d'amore.
Come dicono i coniugi Hendrix nel loro bellissimo libro Conscious loving (Amore consapevole) l'amore ha una forza potentissima. Se non sappiamo come usare questa forza, cadiamo facilmente vittima delle sue potentissime distorsioni dolorose. E' la resistenza all'amore che causa problemi, non l'amore in sé. L'amore ha una luce fortissima e quando ci investe illumina anche le nostre parti oscure. Porta in superficie aspetti di noi che stiamo disperatamente cercando di tenere nascosti. Quando questi emergono nell'incontro e nel rapporto, spesso facciamo muro ed accusiamo l'altro e l'amore di essere causa dei nostri mali.
Non c'è bisogno di credere al concetto di anime gemelle o compagne per lavorare su noi stessi: tutte le psicoterapie di contatto (terapie che aiutano l'individuo a relazionarsi con gli altri) portano avanti gli identici concetti di accettazione amorevole di sé. Come sostiene la psicoterapia della Gestalt:  Il paradosso del cambiamento è che per poter cambiare bisogna prima accettarsi per come si è.
Se noi per primi rifiutiamo noi stessi, come possiamo pensare che gli altri ci accetteranno? In realtà, quei modi di essere (apparentemente) sbagliati stanno tentando di portare un equilibrio nella nostra vita; forse stanno là per difenderci, o per renderci meno vulnerabili, o per farci funzionare bene nella società e, per quanto incredibile possa sembrare, stanno cercando di aiutarci.
Nel tentativo di colmare un nostro bisogno, vengono perň attuate dinamiche che non sono quelle giuste e che spesso ci arrecano dolore o frustrazione impedendoci di dare e ricevere amore. Accettare quei modi di essere vuol dire, allora, porsi in ascolto di noi stessi ed entrare in contatto con il bisogno che ne è alla base. Ascoltandoci possiamo capire quale bisogno stiamo cercando di colmare e ci predisponiamo a trovare un modo nuovo per soddisfarlo. E' importante allora ricordare che ogni atto d'ascolto č prima di tutto un atto d'amore. Soltanto imparando ad ascoltare noi stessi e a conoscerci possiamo veramente ascoltare l'altro e riconoscerlo. Ogni atto d'amore rivolto a noi stessi è un atto d'amore che facciamo all'altro. Č qui che iniziamo ad incontrarlo prima ancora di averlo incontrato davvero.

ANIME RIUNITE PER UN COMPITO D’AMORE
Cosa succede quando due anime si riuniscono e realizzano il proprio amore? La risposta è quasi sempre la stessa: finiscono molto spesso per condividere un compito d'amore proiettato al di là della propria individualità e che si espande su tutti gli esseri umani.
In altre parole, l'esperienza dell'amore totale che avviene tra due anime non è mai frutto del caso: prima di riconoscere l'altro, l'anima ha percorso un lungo cammino in cui si è riconosciuta, imparando ad amare se stessa; ha confrontato le proprie paure, le proprie debolezze e ha imparato ad accogliersi e a nutrirsi come una madre farebbe con il proprio bambino. In questo contatto di amore profondo con se stessa, l'anima ha aperto le porte a un tipo di amore condivisibile solo con chi ha raggiunto un'identica consapevolezza e un identico senso d'amore per sé e per gli altri. Se due anime sono in grado di fare esperienza l'una dell'altra è perché hanno lavorato individualmente e con la stessa intensità verso la conoscenza e la sperimentazione dell'amore: quando il loro amore si fonde, dà vita a un amore piů grande che si manifesta intorno coinvolgendo il mondo circostante.
Si dice che le anime riunite vibrino con la stessa intensità e, se il tutto viene vissuto con consapevolezza da entrambe, questo le porta a dedicare la loro vita al servizio della società e dell'umanità.
Maggiore è l'amore condiviso, maggiore sarà il compito sociale che esse si porranno. Ai livelli di piů alta consapevolezza, poiché entrambe conoscono e sperimentano un amore infinito, vengono spesso scelti ruoli sociali che permettano loro di infondere negli altri non solo il proprio amore, ma anche e soprattutto la certezza che quell'amore che tutti cercano disperatamente esiste e può essere raggiunto da ogni essere umano.








martedì 13 ottobre 2015

che fine fa l'anima dopo la morte?

Secondo le testimonianze raccolte da Newton e dai suoi collaboratori, le anime che lasciano il corpo fisico vengono immediatamente accolte da una guida spirituale o da persone conosciute in vita e che hanno già lasciato il piano terreno. Sebbene, il viaggio cominci quasi subito, non tutte le anime fanno immediato ritorno nell’Aldilà. Ci sono anime che sono state così seriamente danneggiate dall’esperienza terrena da non riuscire a tornare al mondo animico dopo l’uscita dal corpo fisico e che finiscono per ritrovarsi in un “luogo” di transizione.
A questo gruppo (meno numeroso rispetto a quello di chi fa immediato ritorno “a casa”), appartengono due tipi di anime: coloro che non accettano la dissoluzione del loro corpo fisico e lottano per non tornare al mondo dello spirito per motivi di angustia personale, e quelle anime che hanno compiuto o sono state complici di crimini molto gravi.
Mentre il primo gruppo di anime ha bisogno di “adattarsi” alla nuova condizione e, con il tempo accetta l’idea di proseguire il viaggio; alle anime che hanno perpetrato crimini atroci viene concesso l’accesso al mondo animico in un luogo separato e isolato. La decisione che si conclude con l’isolamento viene presa con le proprie guide spirituali nei momenti successivi alla morte fisica: l’isolamento ha il solo scopo di aiutare l’anima a prendere consapevolezza del proprio operato, e il peso della propria coscienza e dei propri rimorsi sembrano essere l’unica “condanna”.
Dal momento che il male può prendere diverse forme sul piano terreno, le istruzioni spirituali e il tipo di isolamento utilizzato per ciascun anima sono diversi. Anche il periodo di isolamento e di indottrinamento da parte delle guide non è predeterminabile. Il dott. Newton, per esempio, ha raccolto testimonianze che riguardano i cosiddetti “spiriti malevoli”: molti di loro tornerebbero sulla Terra subito dopo un periodo di isolamento, al fine di espiare il proprio operato malevolo attraverso un’incarnazione migliore.
Comunque tutte le anime, a prescindere dall’esperienza avuta sulla Terra, approdano a una sorta di “porto centrale” nel mondo dello spirito, che Newton chiama “l’area di sosta”: in questo luogo simbolico simile a un “centro direzionale” (si tratta ovviamente di una metafora: i luoghi animici sono quasi indescrivibili con parole umane…), le anime vengono raccolte e poi orientate verso il proprio gruppo di appartenenza. La caratteristica più straordinaria di questo luogo è la sensazione che ci sia una grande forza mentale che dirige tutto in base a un’armonia misteriosa. I soggetti intervistati sotto ipnosi si riferiscono a questo luogo come a “un luogo di puro pensiero”.


I gruppi di anime e il Consiglio degli Anziani

A questo punto, l’anima fa ritorno al gruppo di appartenenza (a meno che non si tratti di anime molto giovani o di anime che vengono isolate per altre ragioni). Le anime che compongono il gruppo sono “anime compagne” di vecchia data, strettamente unite per l’eternità, che posseggono lo stesso livello di consapevolezza. Questi gruppi affiatati sono spesso composti da anime affini che mirano a obiettivi comuni a cui lavorano continuamente, anche aiutandosi a vicenda. Di solito, alcuni membri di uno stesso gruppo scelgono di incarnarsi contemporaneamente rivestendo il ruolo di parenti o di amici intimi proprio per lavorare insieme a un obiettivo comune.
Dopo essere ritornati nel gruppo animico di appartenenza (che include in media da 8 a 15 membri), le anime sono chiamate a comparire davanti al “Consiglio degli Anziani”. Sebbene non si tratti di un Consiglio d’accusa, il suo scopo è quello di aiutare l’anima ad esaminare il proprio operato terreno prima di ritornare alle attività del gruppo di appartenenza. Il Consiglio è composto da “anime profondamente amorevoli e altamente evolute” che danno l’impressione di essere molto antiche.


I diversi livelli delle anime

Secondo Newton, il collocamento all’interno di un gruppo specifico è determinato dal livello di evoluzione. Nelle sue ricerche, Newton ha riconosciuto tre livelli: le anime principianti, quelle intermedie e quelle evolute. Con umiltà ammette di non essere potuto andare oltre, perché – ovviamente – le sue testimonianze provengono da anime ancora soggette al ciclo di incarnazioni terrene e gli è stato quindi impossibile “esplorare” l’esistenza di anime ormai evolutesi al di là dell’esistenza terrena. Con una certa ironia, afferma soprattutto che un’anima altamente evoluta non ha bisogno di cercare un terapeuta esperto di regressione per risolvere i conflitti relativi al suo piano di vita!

Le anime principianti

Ci sono due tipi di anime principianti: le anime che si reincarnano sulla Terra da poco tempo e le anime che si stanno reincarnando da un tempo relativamente lungo, ma che rimangono ancora immature. Newton crede che quasi i tre quarti di tutte le anime attualmente incarnate sulla Terra siano ancora nelle fasi iniziali di sviluppo. Le anime concludono il loro ciclo di incarnazione sulla Terra quando raggiungono la piena maturità.
Sempre secondo le scoperte di Newton, l’anima principiante può vivere una serie di vite in uno stato di confusione e di inefficienza a causa dell’influenza di un “curriculum terreno” molto diverso dalla coerenza e dall’armonia propria del mondo dello spirito. Anime meno sviluppate non esercitano la propria volontà spirituale e tendono a rassegnarsi al volere della società, finendo per essere incastrate in strutture socio-economiche di subordinazione. L’anima inesperta tende ad essere trattenuta dal realizzare il proprio compito spirituale dalla mancanza di un pensiero indipendente. Queste anime hanno anche una certa propensione all’egoismo e all’egocentrismo e non riescono ad accettare facilmente gli altri per quello che sono. Non c’è anima che nel passato non sia stata principiante.


Le anime intermedie

Non appena le nostre anime avanzano al livello intermedio di sviluppo, l’attività di gruppo viene notevolmente ridotta. Questo non significa che si ritorni a quel tipo di isolamento che caratterizza le anime “nuove”. Piuttosto, le anime che evolvono al livello intermedio hanno meno interazione con il gruppo primario di appartenenza, perché hanno acquisito la maturità e l’esperienza per operare in modo più indipendente. Per queste anime, la pausa tra un’incarnazione e l’altra è più lunga.
Queste anime sono finalmente pronte a prendersi responsabilità più importanti. Il rapporto che li lega alle loro guide spirituali disincarnate si trasforma da quello tipico tra maestro e allievo a quello tra compagni di lavoro. Come le guide spirituali sono arrivate nel passato ad avere il loro gruppo di studenti così, per queste anime intermedie, arriva il momento per sviluppare competenze didattiche che alla fine le qualificheranno per fare da guida a qualcun altro.
Questa è una tappa significativa per lo sviluppo di un’anima, perché pian piano le vengono date maggiori responsabilità in riferimento all’istruzione di anime più giovani. Nessuno però raggiunge il grado di “guida” da un giorno all’altro. Come per molti altri aspetti della vita dell’anima, tutti noi siamo accuratamente testati. I livelli intermedi sono periodi di prova per potenziali insegnanti. I nostri mentori ci assegnano un’anima di cui prenderci cura e poi valutano le nostre prestazioni da “leader” sia durante che dopo l’incarnazione fisica.
Solo se questo addestramento preliminare ha successo veniamo autorizzati a diventare delle “guide junior”. Il non essere adatti all’insegnamento non impedisce però a un’anima di raggiungere il livello avanzato. Ogni guida, esattamente come chiunque altro, possiede capacità e limiti specifici. Nel momento in cui raggiungiamo il livello avanzato, le nostre attitudini animiche specifiche sono ben note nel mondo dello spirito. E’ per questo che ci vengono dati doveri animici da realizzare sulla Terra commisurati alle nostre capacità. Secondo Newton, esistono infiniti modi di apprendimento capaci di portare ciascuno di noi ad acquisire la pienezza spirituale.


Le anime avanzate

Newton propende a credere che le persone sulla Terra che possiedono anime antiche ed altamente evolute siano scarse. Di solito, queste anime sono vere e proprie guide incarnate. Mentre gestiscono con relativa facilità le questioni esistenziali con cui lotta ancora la maggior parte di noi, queste anime avanzate sono più interessate ad apportare piccole rifiniture a compiti specifici di grande valore spirituale.
Quando appaiono come figure pubbliche sono facilmente riconoscibili (si pensi a Madre Teresa); tuttavia, è più usuale che un’anima avanzata assolva il proprio compito in maniera tranquilla e discreta. Senza mostrare alcuna auto-indulgenza, la loro realizzazione consiste nel migliorare la vita di altre persone. Di solito, si concentrano meno sulle questioni istituzionali e più sul miglioramento dei valori umani a livello individuale.
La caratteristica peculiare di un’anima avanzata è la pazienza che dimostra nei confronti della società, insieme ad una straordinaria abilità nell’affrontare ciò che le accade nella vita. Caratteristiche dominanti di queste anime avanzate sono un eccezionale intuito e una straordinaria capacità introspettiva. Questo non vuol dire che la vita non abbia insidie karmiche per loro, perché altrimenti non sarebbero qui. Possono essere trovate in tutte le sfere della società, ma per lo più ricoprono ruoli professionali di aiuto o sono in qualche modo impegnate a combattere le ingiustizie sociali. L’anima avanzata irradia compostezza, gentilezza e comprensione verso gli altri. Non essendo motivata da un interesse personale, può non prendere in giusta considerazione i propri bisogni fisici e vivere in condizioni a volte molto modeste.

Il ritorno sulla Terra

Prima o poi arriva il momento in cui l’anima deve nuovamente lasciare il santuario del mondo spirituale per imbarcarsi in un altro viaggio sulla Terra. Non si tratta di una decisione facile. Le anime devono prepararsi a lasciare un mondo di saggezza totale dove vivono in uno stato di beatitudine e di libertà per occuparsi delle esigenze fisiche e mentali di un corpo fisico. Una volta tornati nel mondo spirituale, le anime hanno dubbi quando si tratta di lasciare anche solo temporaneamente un mondo di auto-consapevolezza, unione reciproca e compassione per ritornare su un pianeta dominato dall’incertezza e dalla paura a causa di esseri (umani) aggressivi e competitivi. Pur avendo una famiglia e amici terreni, molte anime incarnate si sentono sole e anonime quando si ritrovano all’interno di una popolazione terrena così vasta.
Il recupero energetico dopo un’incarnazione e il ristabilimento dell’equilibrio personale nel piano animico può richiedere più tempo per alcune anime rispetto ad altre, ma alla fine tutte le anime trovano lo stimolo a continuare il ciclo di incarnazioni (che deve essere necessariamente completato una volta iniziato). Se è vero che il nostro ambiente spirituale è difficile da lasciare, è anche vero che come anime disincarnate tendiamo a ricordare i piaceri fisici della vita sulla Terra con nostalgia e affetto.
Quando le ferite di una vita passata vengono guarite e siamo di nuovo completamente in armonia con noi stessi, sentiamo la spinta ad esprimere la nostra identità anche attraverso un corpo fisico. Gli incontri con le nostre guide animiche e con i membri del nostro gruppo di appartenenza ci hanno fornito quell’aiuto spirituale che ora ci permette di essere pronti per la nostra prossima vita. Il nostro karma relativo alle azioni passate verso l’umanità, i nostri errori e successi sono stati valutati secondo un’ottica futura che vuole aiutarci a volgere al meglio i nostri sforzi terreni. L’anima deve ora assimilare tutte queste informazioni e agire intenzionalmente sulla base di tre questioni principali:
(1) Sono pronto per una nuova vita fisica?
(2) A quali lezioni specifiche devo sottopormi per far avanzare il mio livello di apprendimento e per evolvermi?
(3) Dove devo andare e chi devo essere nella mia prossima vita per avere le migliori opportunità di crescita e di realizzazione dei miei obiettivi?
Una volta che l’anima ha deciso di tornare ad incarnarsi, la fase successiva consiste nell’avere indicazioni sul quando e dove. Le anime, infatti, considerano quando e dove vogliono andare sulla Terra prima di decidere chi saranno nella loro nuova vita. Newton spiega che molti soggetti hanno difficoltà a descrivere il luogo in cui viene selezionata la vita successiva e che quasi tutti tendono ad usare delle metafore. Molti si riferiscono a questo luogo come a un cinema che permette alle anime di vedere se stesse nel futuro, con ruoli diversi in contesti diversi.
In questo luogo di selezione, le nostre anime visionano in anteprima molteplici scelte. Quando lasciamo questa zona, la maggior parte delle anime ha già una propensione verso una scelta piuttosto che un’altra. Tuttavia, i nostri consiglieri spirituali ci danno la possibilità di riflettere a lungo su tutto quello che abbiamo visto del nostro futuro prima di prendere la decisione definitiva.
Dopo che le anime hanno completato le consultazioni con le loro guide e con i membri del proprio gruppo a proposito delle diverse implicazioni fisiche e psicologiche legate a una particolare scelta, la decisione di incarnarsi viene presa. Sarebbe logico supporre che la partenza per la Terra sia immediata: in realtà questo non avviene prima che si sia verificata un’altra importante fase di preparazione. Il luogo in cui le anime si recano per accedere a questa fase finale viene chiamata da Newton “classe di riesame”. Uno delle ultime richieste prima di imbarcarsi per la Terra è, infatti, quella di presentarsi al Consiglio degli Anziani per la seconda volta. Il mondo spirituale è un luogo governato dall’ordine e gli Anziani vogliono rafforzare la consapevolezza di un’anima in riferimento ai compiti spirituali dell’incarnazione che si sta per intraprendere. Dopo questo incontro, alcune anime ritornano al gruppo di appartenenza per salutare i compagni, mentre altri preferiscono partire immediatamente per l’incarnazione terrena. Questa è l’ultima possibilità che viene data alle anime di godere della totale consapevolezza della propria vera essenza prima di adattarsi a un nuovo corpo e a una nuova “avventura” terrena.

Come Purificare l'Energia della Tua Casa e della Tua Mente (How to Cleanse the Energy of Your Home and Mind)

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